Scelte rapide, tutto nella giusta direzione. Adesso parola al mercato

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Ultima modifica: 10 giugno, 2012
editoriale padova goal

Innanzitutto vorrei dare il mio personale benvenuto a Fulvio Pea, il tecnico scelto dal presidente Marcello Cestaro, dal neo direttore generale Luca Baraldi e dal neo ds Fabrizio Salvatori per guidare il Padova nella prossima stagione. Una scelta coraggiosa e figlia del nuovo decisionismo che pervade attualmente il nuovo corso dirigenziale padovano. Tutto fatto in modo rapido, chiaro e soppesando tutte le giuste alternative. Un bel modo di cominciare per il duo Baraldi-Salvatori, non c’è che dire. Adesso aspettiamo che il mercato e poi il campo confermino se la strada è quella giusta. I segnali di una possibile fumata bianca c’erano stati già in mattinata. La vittoria della Sampdoria a Varese e la conseguente promozione rendevano complicatissimo l’arrivo di Gianluca Atzori. Aggiungiamoci poi che il tecnico romano, pur lasciando una buona impressione allo stato maggiore biancoscudato, aveva dato l’idea di non avere lo stesso entusiasmo mostrato invece da Pea e il quadro cominciava ad assumere tinte ben definite. Mandorlini ieri mattina ha telefonato a Cestaro annunciandogli di voler restare a Verona e la sua presenza accanto a Sogliano in conferenza stampa era un segnale preciso, Maran si accaserà a Catania, Di Francesco (pur contattato due volte da Salvatori) era considerato un’alternativa, nulla più.

Ecco, dunque, Pea, una scelta figlia della disponibilità del tecnico milanese ad accettare un contratto annuale, senza eccessive pretese economiche e tecniche. Certo, Pea vuole una squadra a sua immagine e somiglianza e ha già chiesto qualche giocatore come Carl Valeri, ma ha percepito il segnale di ridimensionamento arrivato dai due incontri (smentiti ripetutamente e con determinazione feroce da tutte le parti, il segno che c’era la volontà di chiudere) avvenuti a Bologna (venerdì) e a Dueville (oggi). Lo ha recepito perché è convinto che, anche dimezzando il budget mostruoso di 21 milioni stanziato nella passata stagione, si resti comunque a livelli elevati e sufficienti per poter competere per l’accesso ai playoff. Forte di straordinari risultati ottenuti con le giovanili di Sampdoria ed Inter e dell’ottimo campionato condotto a Sassuolo, Pea sbarca a Padova con la nome di allenatore pragmatico, diretto e capace di modificare il proprio modulo a seconda delle caratteristiche della rosa a disposizione. Predilige il 4-3-3, ma a Sassuolo ha sempre giocato spesso con la difesa a tre e con un centrocampo molto folto, talvolta persino senza punte di ruolo. E’ stato accusato da Zdenek Zeman di difensivismo, ma le sue squadre sanno sempre dove arrivare. Non aspettiamoci, almeno non come marchio di fabbrica, un calcio spettacolare, ma piuttosto un calcio intelligente, fatto di studio attento dell’avversario e di capacità innata di leggere le partite in corsa. Cosa che, nella stagione appena terminata, è stata una caratteristica clamorosamente mancata all’appello. I possibili punti di debolezza, a mio modo di vedere, sono rappresentati dal fatto che Pea è giovane e non ha mai giocato a calcio e che è alla prima esperienza in una piazza importante. Il neoallenatore dovrà dimostrare di saper reggere le pressioni che Padova porta con sé e di saper governare, come ha fatto a Sassuolo e come crediamo possa fare anche a Padova con il sostegno di una società finalmente forte alle sue spalle, uno spogliatoio che lo scorso anno è andato progressivamente in frantumi.

Ai tifosi si chiede di capire sin dall’inizio la scelta che viene compiuta. Una scelta che punta al risultato, prima che allo spettacolo. Di questo si tenga conto quando ci si avvicinerà alla nuova stagione e di questo si tenga conto di fronte a qualche partita in cui magari non tutto funzionerà a dovere. Si parte con tante speranze, ma anche con la consapevolezza che non è più tempo di grandi nomi. Come dimostrato dal Pescara, si possono vincere i campionati anche  senza giocatori apparentemente di grido, magari scandagliando pazientemente il mercato alla ricerca del colpo giusto. Arriveranno giocatori funzionali al progetto, giovani di belle speranze probabilmente dalla Primavera dell’Inter (per Romanò e Longo, giusto per fare qualche esempio, verrà fatto subito un tentativo), qualche chioccia eccellente, uomini capaci di stare all’interno di un gruppo. Insomma, nasce un nuovo Padova. Se poi sarà una squadra capace di fare breccia nei cuori dei padovani, solo il campo potrà dirlo. Intanto accogliamo con l’ottimismo che merita questo nuovo corso, così diverso da quelli che abbiamo visto negli anni precedenti e così carico di speranze dopo la cocente delusione appena smaltita per il mancato, incredibile raggiungimento dei playoff.

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