Segnali in codice

Segnali in codice. Di quelli da decodificare con prontezza e rapidità. Il Padova ai playoff è una possibilità ancora remota, per quelli che sono i numeri e le tracce disseminate lungo il percorso. A scorrerli, i numeri, verrebbe da rispondere che no, gli spareggi promozione non sono e non saranno cosa biancoscudata. Il perché è presto spiegato: il Padova ha battuto solo la Feralpisalò fra le squadre che gli stanno davanti. Un po’ poco, se si vuole ambire a un posto fra le elette. Eppure ci sono segnali inequivocabili che è giusto non trascurare. Il trend stagionale, ad esempio, è in netta crescita e a gennaio la squadra è stata rinforzata in tutti i reparti. Per questo le premesse sono diverse rispetto a quelle estive, quando le proiezioni ipotizzavano un tranquillo campionato di medio-alto cabotaggio. Adesso che i ricambi ci sono, azzeccare un paio di scontri diretti potrebbe significare decollare definitivamente. Il calendario calza a pennello e offre la possibilità di un salto di qualità: prima il Pavia all’Euganeo e poi il Pordenone. Se si dovessero mettere assieme quattro punti, allora sì che qualche pensiero impuro potrebbe starci, senza dimenticare che il quarto posto potrebbe anche non bastare per accedere agli spareggi promozione.

Passiamo a Pillon. Inattaccabile, a vedere lo score complessivo: quarto posto dietro a Cittadella, Alessandria e Bassano, con un lavoro a 360 gradi. Certo, se si vogliono i playoff bisogna osare e Pillon lo ha fatto dopo qualche tentennamento con scelte coraggiose a Mantova: fuori Dionisi e Petrilli, conferma di Fabiano nel ruolo di centrale, spostamento di Diniz a destra e lancio di Finocchio. Il risultato è stato quasi sorprendente, perché la squadra è cresciuta in qualità in modo impressionante e ha offerto una prestazione eccellente sotto tutti i punti di vista. Eccola, la forza della panchina. Quella che permette al Cittadella di guidare la classifica con nove punti di vantaggio sulla seconda, quella che autorizza il Bassano a immaginare lo slalom gigante verso il secondo posto o l’Alessandria a rimanere in scia nonostante gli scivoloni inattesi. La rosa attuale, a scrutarla ai raggi x, ha pochi difetti, che magari potranno essere migliorati l’anno prossimo: soprattutto sull’asse di destra serve maggiore qualità, anche se Pillon fatica a rinunciare a Ilari, perché gli garantisce rigore tattico e copertura. Finocchio, mi ero sbilanciato sin dal suo arrivo, ha numeri importanti e può essere qualcosa in più di un semplice rincalzo. Al momento ha soffiato il posto a Petrilli, ma le gerarchie non sono inscalfibili e il segnale in codice che dà Pillon è che nessuno è intoccabile. Nemmeno i cosiddetti big. 

Sullo sfondo ci sono i programmi per la prossima stagione. Se non arriveranno i playoff, nei piani del club ci sarà il tentativo di ritorno in Serie B. A mio modo di vedere, prima di parlare di conferma di De Poli o di Pillon, sarà bene chiarire molte cose ai piani alti del club. Perché, come ho avuto modo di sottolineare più volte, i successi di una squadra partono dalla solidità gestionale della società e dall’identità di vedute fra chi deve decidere. Non è una banalità, molti aspetti non sono ancora stati definiti prima di tutto perché non è il momento per affrontare certi discorsi e poi perché va trovata una coesione complessiva che deve essere un passaggio obbligato sulla strada del consolidamento di una società nuova. E che sta crescendo passo dopo passo. I segnali devono essere chiari e non in codice: la società definisca ruoli e ambiti chiari e circostanziati, scelga il direttore sportivo (in questo caso si dovrà decidere se confermare o meno De Poli) e lasci a lui, o a chi per esso, autonomia nella scelta dell’allenatore. Altrimenti si riapriranno vecchie ferite, come in epoca Cestaro quando per anni abbiamo assistito al più completo spregio delle regole note per gestire adeguatamente una società di calcio. O magari si ripresenteranno situazioni come quella di quest’anno, quando la conferma di Carmine Parlato avvenne a furor di popolo e non per reale convinzione di tutte le parti in causa. Creando così una spaccatura sul mercato fra giocatori graditi all’allenatore e sgraditi al diesse e viceversa. Uno scenario caotico e autolesionistico che sarà bene eliminare dalle prospettive future. Per il bene di tutti.

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About Dimitri Canello

Direttore responsabile del sito web Padovagoal. Nato a Padova l'11 ottobre 1975, si è laureato nel marzo del 2002 in Lingue Orientali con la specializzazione in cinese. Giornalista professionista dal settembre 2007, vanta nel suo curriculum numerose esperienze televisive (Telemontecarlo, Stream Tv, Gioco Calcio, Sky, La 7, Skysport24, Dahlia Tv, Telenuovo, Reteazzurra, Reteveneta, Telecittà), sulla carta stampata (collaborazioni con Corriere dello Sport, Tuttosport, Corriere della Sera, Repubblica, Il Giornale, World Soccer Digest, Bbc Sport online, Il Mattino di Napoli, Corriere del Veneto) e sui media radiofonici (RTL 102.500, Radio Italia Uno)

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