La cicala e le formiche

Vedendo, settimana dopo settimana, il lavoro di Giuseppe Bergamin e di Roberto Bonetto regalare i meritati frutti (e chissà come andrà a finire…), mi viene in mente la favola di Esopo (o il riadattamento di La Fontaine) “La cicala e la formica”. Mettiamoci pure il plurale nel secondo caso, considerato che di formiche in questo caso ce ne sono due, Bonetto e Bergamin appunto, che da tre anni lavorano con il sudore che scende dalla fronte e mettono via, una dopo l’altra, le provviste per l’inverno. Di cicala a Padova ce n’è stata una per più di una decina d’anni e abbiamo tutti visto com’è andata a finire quando è arrivato l’inverno vero, quello duro e quando non era stato fatto nulla per parare il colpo. Leggendo qua e là, infatti, nelle ultime settimane ho trovato più di qualche messaggio che quasi “rimpiangeva” per così dire il Cavaliere senza nome, quello che diceva di aver ceduto la società “pulita” senza un euro di debito, che ha promesso per mesi conferenze stampa di chiarimento (le stiamo ancora aspettando) e che ha portato al fallimento sportivo il Calcio Padova dopo 104 anni, tentando goffamente di scaricare la patata bollente addosso a uno sgangherato avventuriero. Il quale aveva il compito di tenere in piedi (?) la baracca gravata di debiti milionari dirigendo su di sé tutte le invettive dei poveri tifosi presi in giro. B&B, insomma, avrebbero la colpa di non avere l’albero del denaro dentro casa e di dover  fare i conti ogni giorno per non andare fuori strada. Forse sarà il caso di rinfrescare un po’ la memoria a qualcuno. Il crac del 2014 è stato il primo (e speriamo unico) crac della storia di viale Rocco e, giusto per essere chiari, non m’interessa nulla che “tecnicamente” di fallimento non si sia trattato. Perché quello sopportato dal Biancoscudo a tutti gli effetti lo è stato (escludendo l’aspetto prettamente giuridico), visto che la squadra nell’estate del 2014 non si iscrisse alla Lega Pro e fu costretta a ripartire dalla D cambiando nome.

Le macerie erano tutte lì e, se qualcuno preferisce vivere anni di “gloria” sperperando tutto il possibile per poi trovarsi l’ufficiale giudiziario (il cui nome e cognome in questa storia è facilmente individuabile) davanti a casa  e rimanere senza niente in mano sperando che qualcuno si affacci all’orizzonte dandoti una pacca sulla spalla e ricostruendo la casa dalle fondamenta, si faccia un serio esame di coscienza. Questo per dire che Bonetto e Bergamin non possono essere responsabili di quello che è avvenuto prima, di anni bui che non finivano mai e di una storia che, dal 1994 in poi, è lentamente appassita fra mille frustrazioni. Sul campo e fuori. I risultati passati maturati, osservandoli a mente fredda, sono soltanto fumo negli occhi, perché poi, a ben guardare, come sono stati ottenuti? Si torni alla stagione 2008-2009 e magari si frughi un po’ qua e un po’ là e magari si scoprirà come il Padova venne promosso in Serie B. E un anno dopo, sempre frugando un po’ qua e un po’ là, si potrà scoprire come si ottenne una “miracolosa” salvezza allo spareggio con la Triestina. E ancora dopo, come si sfiorò la Serie A, anche qui senza un progetto (pregasi ripassare gli eventi per capirlo) e a quale prezzo (22 milioni spesi in una sola gestione, roba da far impallidire metà Serie A). Qualche tempo dopo lo si è capito duramente con mano. Insomma, se il Padova è finito in frantumi quasi tre anni fa le colpe principali non sono né dell’ufficiale giudiziario né dell’avventuriero (la cui dignità è finita comunque ben presto, se non da subito, sotto il tappeto), ma di chi (vistosi crollare il terreno da sotto i piedi) ha gettato via tutte le risorse possibili e immaginabili, fino a farsi chiudere tutti i rubinetti. Questo per essere chiari fino in fondo. In tutto questo pongo una domanda: il tifoso medio padovano preferisce spendere e spandere, vivere un paio d’anni ruggenti e poi andare in mille pezzi oppure tentare una strada ragionata, competere a livelli più che dignitosi, accettare qualche sacrificio e provare la scalata senza sfasciare tutto? La risposta, sempre leggendo qua e là, non mi sembra così scontata, eppure la vera occasione che ha la città è proprio la gestione Bergamin-Bonetto. Non certo altre passate e (secondo qualcuno che ha già fatto danni a queste latitudini) magari “futuribili”.

Per chi scrive Bonetto e Bergamin andrebbero ringraziati entrambi (sottolineo, entrambi) ogni giorno, con la riconoscenza che si deve al buon padre che amministra coscienziosamente i beni di famiglia: l’uno serve all’altro e la speranza è che rimangano al timone entrambi il più a lungo possibile. Tenendo ben a mente i fatti: hanno raccolto il Padova dalle ceneri, lo hanno portato in Lega Pro al primo tentativo, al secondo anno sono arrivati quinti in classifica dopo aver cambiato allenatore (giustamente) con la squadra a un punto dai playout, al terzo anno per ora sono secondi in classifica e dopo aver cambiato in estate direttore sportivo (giustamente) e allenatore (e anche qui i risultati dimostrano giustamente, nonostante Pillon avesse fatto in tutto e per tutto il suo dovere). Vi pare poco? A me sinceramente no. Si guardi a chi adesso c’è dietro la scrivania (Giorgio Zamuner) per capire che stavolta sì, che un progetto c’è, per quanto sottoposto a mille prove e mille scossoni. Come andrà a finire e cosa accadrà in futuro nessuno lo può sapere. Non ho la sfera di cristallo, ma per quello che ho visto in tre anni di gestione a me pare evidentissimo quanto sia cambiato (in meglio) questo club rispetto al passato. Passato prossimo e pure passato remoto (post 1994). Per il trapassato remoto ormai bisognerebbe considerarlo, appunto, tale.

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About Dimitri Canello

Direttore responsabile del sito web Padovagoal. Nato a Padova l'11 ottobre 1975, si è laureato nel marzo del 2002 in Lingue Orientali con la specializzazione in cinese. Giornalista professionista dal settembre 2007, vanta nel suo curriculum numerose esperienze televisive (Telemontecarlo, Stream Tv, Gioco Calcio, Sky, La 7, Skysport24, Dahlia Tv, Telenuovo, Reteazzurra, Reteveneta, Telecittà), sulla carta stampata (collaborazioni con Corriere dello Sport, Tuttosport, Corriere della Sera, Repubblica, Il Giornale, World Soccer Digest, Bbc Sport online, Il Mattino di Napoli, Corriere del Veneto) e sui media radiofonici (RTL 102.500, Radio Italia Uno)

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