Padova, il racconto del primo allenamento dei Biancoscudati: con mister Bisoli non si scherza…

Il discorso iniziale. Il duro lavoro. I continui consigli. E gli urlacci di circostanza: tutto questo è Pierpaolo Bisoli.

Masen di Giovo, domenica pomeriggio. Fa caldo, molto caldo. Non c’è l’umidità di Padova, ma il sole picchia. Tanto che l’allenamento è fissato per le 17, per cercare di guadagnare almeno un paio di gradi. La squadra, però, alle 16.30 è già in campo. Anzi, seduta nei pressi di una delle due panchine. In religioso silenzio. Perché parla mister Bisoli: è il primo discorso del neo “comandante” ai propri uomini, quello in cui si spiegano le “linee guida” della stagione. Ed il tecnico Biancoscudato lo fa a modo suo, con piglio deciso: gesticola molto ed ogni tanto alza la voce per rimarcare concetti a lui cari come l’impegno e la puntualità, da vero “uomo di polso”. Durata del colloquio: mezz’ora esatta. E poi tutti al lavoro.

Intenso lavoro: si parte subito con corsa di riscaldamento ed esercizi, e Bisoli non stacca un secondo gli occhi di dosso da ognuno dei trenta calciatori portati in ritiro. E quando vede qualcosa che non va non esita a richiamarli: storpia anche un paio di cognomi (com’è logico che sia nel primo giorno di “scuola”), ma nessuno lo corregge per evitare di risultare presuntuoso. In più non lascia nulla al caso, tanto che durante lo stretching iniziale consiglia di svolgere un veloce step sul posto tra un esercizio e l’altro salvo poi aggiungere “scusa se mi sono permesso” rivolto al preparatore atletico, nel pieno rispetto dei ruoli. Ma se pensate che sia solo un “sergente di ferro” vi sbagliate di grosso: durante la seduta c’è spazio anche per un paio di battute e frecciatine.

Il bello, però, arriva quando inizia la partitella a campo ridotto. Interrotta almeno sei volte. Perché appena mister Bisoli vede qualcosa che non va non ci pensa su due volte: fischia per interrompere il gioco, urla il nome del calciatore di turno che ha sbagliato movimento o giocata e gli spiega come correggere l’errore. A modo suo: il tono di voce è alquanto alto, e ci scappano anche un paio di parolacce per “rinforzare” ulteriormente il proprio discorso. E state certi che è il modo migliore per farsi capire…

L’allenamento termina alle 19.00, dopo due ore. E si conclude con trenta flessioni extra per chi ha perso la partitella, ma anche con un «Bravi ragazzi, avete lavorato bene!» rivolto alla squadra dal tecnico.

Ce l’avevano detto, i colleghi che hanno avuto modo in passato di “lavorarci” insieme: «Vedrete che con Bisoli non vi annoierete mai!». Niente di più vero…

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