Padova-Triestina, Bergamin: “Abbiamo un budget importante ma non abbiamo fatto il passo più lungo della gamba. E domenica sarà una grande festa…”

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Fonte: il Piccolo, Ciro Esposito

Quasi cent’anni di vita che si intrecciano. Poi il dissolvimento decretato in un’aula di Tribunale. È il destino di Padova e Triestina. All’Unione lo stop è toccato nell’estate di due anni fa, ai veneti quattro mesi or sono. Vite e morti parallele ma rinascite diverse. E non solo per quello che è evidente sul campo e si manifesterà nel derby di domenica all’Euganeo. «Quando abbiamo preso in mano la situazione non eravamo certi nemmeno di giocare la serie D – dice il presidente Giuseppe Bergamin, imprenditore padovano con un passato sui campi di Prima categoria – ma con Bonetto (l’ad e socio) ci siamo detti: se facciamo rivivere il Padova abbiamo la responsabilità di portare avanti una società che rappresenta una città con una storia, che ha vissuto il mito di Rocco e nella quale hanno giocato tanti altri grandi campioni. Quindi dobbiamo essere competitivi senza creare false illusioni. L’obiettivo è quello di tornare tra i pro in tre anni e soprattutto di ricreare entusiasmo». Bergamin è reduce da un’amichevole dei Biancoscudati (ce ne saranno altre) con la squadra del quartiere padovano di Arcella. Un’abitudine antica che il new deal intende riabbracciare. Idee chiare, professionalità e rapporto con il territorio. Queste le linee guida del progetto. Ma ci vogliono anche i soldi. «Mi creda, abbiamo un budget importante ma non abbiamo fatto il passo più lungo della gamba. Siamo partiti avendo le idee chiare. Pensavamo a duemila abbonati e ne abbiamo 3.500 ai quali si aggiungono almeno altri duemila tifosi a partita. Le realtà economiche della città hanno capito il nostro progetto e lungo il percorso abbiamo incontrato degli sponsor che ci sostengono».

Sembra che Padova sia in un altro emisfero rispetto a Trieste. Pontrelli e soci non sono del territorio e magari hanno altre idee ma non sono certo responsabili della mancata resurrezione dell’Unione. Difficoltà e opportunità di una ripartenza da zero (seppur dall’Eccellenza) non sono state capitalizzate dalle gestioni presiedute prima da Zotti-Puglia e poi da Puglia-Cergol. Tutti triestini (come i loro soci) ma incapaci di legare le vicende societarie al territorio. Emblematico il mancato sviluppo del settore giovanile con la frizione e lo scontro con le altre realtà cittadine (che ci hanno anche messo del loro). «In pochi mesi siamo riusciti a mettere assieme 3-4 squadre competitive e un gruppo di 450 ragazzini compresi i “primi calci”. Quando il Padova è fallito i procuratori hanno portato via tutti i giovani dei campionati nazionali ormai svincolati. Ci siamo rimboccati le maniche e adesso abbiamo già un buon settore giovanile. E guardi che qui intorno ci sono tante società che militano in campionati superiori. Quindi la concorrenza non manca». Domenica il pullman dell’Unione arriverà all’Euganeo percorrendo viale Nereo Rocco. Lo aspetta una squadra che le sta sopra in classifica di 22 punti. Ma non è questo il punto. A bruciare è tutto quello che a Trieste non si è fatto negli ultimi due anni e passa. «Ma io ho visto le immagini della Triestina e mi sembra una squadra che vuole giocare a calcio – conclude Bergamin -. Credo che domenica sarà una grande festa». È molto cortese il presidente del Padova, pardòn dei Biancoscudati. Alla prossima disgrazia societaria della Triestina, che nessuno si augura, magari nasceranno i Rossoalabardati. Chissà che sotto quelle insegne la Trieste calcistica non possa voltare pagina.

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