Giorgione-Padova, Cunico: “Conquistare i tre punti sarebbe una gran cosa! E l’AltoVicentino…”

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Fonte: Gazzettino, Pierpaolo Spettoli

«È innegabile che questo pareggio rompa una piccola magia che si era creata, ma prima o poi doveva succedere. Adesso vediamo di rifare otto vittorie di fila, se possibile anche di più». Capitan Marco Cunico suona la carica per riprendere subito il cammino dopo il primo mezzo passo falso e l’aggancio in vetta da parte dell’Altovicentino. «Era scontato che non potessimo vincere trentaquattro partite, anche se andiamo sempre in campo per fare bottino pieno. La chiave di lettura della gara con la Triestina è semplice: altre volte abbiamo vinto con un pizzico di buona sorte, questa volta ci ha tolto qualcosa. Se avessimo pareggiato 0-0 avrebbe fatto meno male. Essere andati in vantaggio negli ultimi minuti, avere la sensazione di farcela e buttare via il successo, è stato un peccato». Diceva che altre volte avete avuto un pizzico di buona sorte. «Credo poco alla fortuna perché le cose bisogna volerle. Però ad Arzignano abbiamo vinto 1-0 facendo poco e gli avversari hanno avuto occasioni per pareggiare, con il Mezzocorona abbiamo vinto all’ultimo respiro, e con il Mori abbiamo centrato i tre punti nel finale con una mia punizione che è stata deviata».

Domenica dopo il vantaggio c’è stato un calo mentale? «Dal campo la sensazione era che non sapevamo se riuscivamo a segnare, ma eravamo sicuri di non prendere gol. Dopo l’1-0 alla ripresa del gioco ci siamo detti di pressarli subito alti per tenerli lontano dalla porta, ma non c’è stato il tempo di farlo perché è arrivata la punizione che ha portato al rigore». Sullo 0-0 è stato ammonito per avere segnato con la mano. «La palla era alta per andare di testa e istintivamente ho messo la mano. Ho visto subito che l’arbitro veniva ad ammonirmi, ma se non se ne accorgeva e convalidava il gol, me lo prendevo». L’anno scorso giocava nell’Altovicentino (Marano) che oggi è il vostro antagonista principale. «Vincere il campionato qui è molto più difficile. L’Altovicentino non ha una storia e un seguito di tifosi come il Padova, le avversarie sanno di perdere ma si giocano la gara. Il Padova è invece una realtà fuori categoria, le avversarie la vivono come una partita rara e si chiudono. Pareggiare con noi è un grande risultato». Tra voi e i vicentini chi ha qualcosa in più? «I campionati si vincono a marzo-aprile, bisogna vedere come ci arrivi».

«Se non ci fosse una delle due squadre, l’altra arriverebbe a quel periodo con 10-12 punti di vantaggio su Belluno o Sacilese. Siamo invece in due e arriveremo vicini, la vera differenza si farà allora. Ma adesso è fondamentale raccogliere più punti possibile dato che nel ritorno sarà un campionato diverso». Analogie tra Parlato ed Enrico Cunico, tecnico dei vicentini? «Non si assomigliano in niente. Parlato ha vinto campionati, ha già allenato in serie C e sta facendo la sua carriera. Al di là dell’aspetto tecnico, un allenatore è bravo quando sa gestire il gruppo e leggere la partita, e lui sa farlo. Con Cunico non ho niente di personale, ma non mi sono trovato bene. Vedevamo il calcio in maniera diversa». All’inizio la squadra segnava molto, ultimamente la media è scesa. «Prepariamo sempre la gara per segnare nei primi venti minuti, se la sblocchi subito la sensazione è che puoi farne tre-quattro. All’inizio ci riusciva, ora meno. E più passano i minuti senza fare gol, più gli avversari si difendono raddoppiando le energie perché sentono vicino l’obiettivo». Domenica il Giorgione. «È una trasferta fastidiosa come Tamai. Se conquistiamo i tre punti, avremo fatto una grande cosa».

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