Caos Parma, arrestato il presidente Manenti: ecco come cercava di riciclare il denaro

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Fonte: Repubblica.it/ParmaToday.it

Il patron del Parma calcio Giampietro Manenti è stato arrestato per reimpiego di capitali illeciti nell’ambito di un’operazione, denominata ‘”GFB-Oculus”, condotta dal Nucleo di polizia tributaria di Roma su delega della Procura della Repubblica della capitale e del pm Giorgio Orano. La Finanza si è recata anche negli uffici del Parma Fc e perquisizioni sono in corso nella sede della Ragioneria generale dello Stato.

Sono 22 in tutto le persone arrestate, per reati di peculato, associazione a delinquere, frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, riciclaggio e autoriciclaggio aggravato dal metodo mafioso, e oltre 60 le perquisizioni su tutto il territorio nazionale che potrebbero portare a ulteriori sviluppi.

Nel corso delle indagini – durate circa tre mesi con il coinvolgimento investigativo della Direzione investigativa antimafia – è stata applicato per la prima volta il nuovo reato di autoriciclaggio introdotto nel dicembre 2014. Si tratta – ha detto a Roma il procuratore aggiunto Michele Pristipino Giarritta – di “condotte di reato estremanente gravi che erano in atto e che si sarebbero perfezionate se non fossero stati eseguiti i provvedimenti”. “C’è anche l’aggravante mafiosa” ha precisato.

In pratica sono stati bloccati – fra il 10 e il 13 febbraio – trasferimenti di capitali dall’estero – uno di 10 milioni l’altro di 30 milioni di euro – destinati all’Italia attraverso un istituto bancario svizzero. Va ricordato che Manenti aveva dichiarato di voler portare capitali da paesi europei.

4,5 milioni per Manenti – Il gruppo criminale sgominato Dalla Guardia di Finanza avrebbe tentato di mettere a disposizione di Manenti 4,5 milioni di euro attraverso “provviste finanziarie su carte di credito clonate attraverso l’uso delle somme in operazioni commerciali come sponsorizzazioni, gadget e abbonamenti allo stadio”.  L’operazione di riciclaggio non è andato a buon fine per problemi tecnici e a quel punto sono intervenuti i finanzieri. “Attraverso le intercettazioni è emerso un accordo in base al quale questo gruppo avrebbe, tramite l’utilizzazione delle provviste arrivate da carte di credito clonate, messo a disposizione di Manenti 4 milioni e mezzo di euro”. L’idea era di incassare la somma facendole confluire come sponsorizzazioni e merchandising legati alla squadra di calcio, è stato fatto addirittura un tentativo per scaricare i soldi mediante il pos della biglietteria dello stadio Tardini.

Il presidente del Parma Giampietro Manenti è stato arrestato stamattina dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Roma riguardante il reimpiego di capitali illeciti. Oltre a Manenti altre 22 persone sarebbero finite in manette, i reati contestati sono peculato e autoriciclaggio con l’aggravante del metodo mafioso.

‘MANENTI ? ERA SOLO IL TERMINALE’ – “Manenti? Era solo il terminale -rivelano gli inquirenti- in contatto con uno dei componenti del gruppo, con quello che operava a Milano. Manenti avrebbe dovuto essere il beneficiario, era a contatto con uno dei componenti di questo gruppo che operava a Milano. Sarebbe stato il beneficiario ove avesse portato a compimento, ma era stato lui a contattare il personaggio milanese. Avrebbero fatto 50% e 50%. I soldi non sono stati trasferiti perché le carte di credito clonate hanno avuto problemi tecnici, c’è stato il tentativo non riuscito. Concorso in tentato reimpiego per Manenti. L’accusa nei suoi confronti e concorso in reimpiego di capitali illeciti. L’indagine ha riportato un’associazione terminale formata da due gruppi: un gruppo di hacker che era in grado di accedere sulle piattaforme bancarie degli istituti di credito e trasferire il denaro, che veniva gestito dall’altro gruppo, i riciclatori, che reinserivano questi fondi con lo scopo conclusivo di renderlo disponibile ai consociati le somme che i primi soggetti acquisivano. Abbiamo suddiviso l’attività in tre fasi: la prima era l’acquisizione della moneta elettronica da parte degli hacker che accedevano nei server degli istituti di credito, e compivano operazioni di trasferimento fondi, sia con meccanismi di trasferimento sia attraverso carte di credito clonate, carte bianche con una semplice banda magnetica, ma con all’interno i codici clonati delle carte di credito vere. La seconda fase consentiva di scaricare le carte di credito, facendo delle donazioni anonime ad una serie di fondazioni che potevano avvenire in diversi modi. O attraverso il POS, o utilizzando il sito internet della fondazione con donazioni online, oppure, in un caso in particolare, una fondazione aveva creato un portale informatico che era chiamato Oculus, che era una pagina accedibile attraverso username e password forniti dai riciclatori ai soggetti che intendevano fare presunte donazioni, e attraverso questo portale era consentito il trasferimento del denaro sui conti correnti. La terza e ultima fase era quello del rientro del denaro, che rendeva disponibile i fondi trattenendo alla fondazione delle percentuali tra il 30/40%, mentre il 10% era la percentuale trattenuta dai riciclatori. Il risultato concreto è una velina, uno swift, che riproduce un bonifico internazionale, con un trasferimento di 30 milioni di euro. La cosa che sorprende è che questo trasferimento ha richiesto 120 secondi. In questi due minuti hanno aggredito il server e portato a compimento questa operazione bancaria”.

PRESTIPINO: ‘ERA NECESSARIO INTERROMPERE LE GRAVI CONDOTTE’- Il colonnello della Guardia di Finanza Di Gesù ha preso la parola presso la sede della Polizia Tributaria di Roma alla conferenza stampa delle ore 11: “L’indagine ha avuto diverse complessità nella sua esecuzione e si caratterizza per due aspetti: la velocità delle attività investigative durate tre mesi, e la tempestività di carattere giuridico, tecnico e operativo. Vorrei fare dei ringraziamenti ai miei uomini, sono state eseguite 22 istanze cautelari, più di 200 militari impiegati, perquisizioni in varie città di Italia”.

La parola poi è passata al Procuratore aggiunto Michele Prestipino: “Come è stato anticipato da due provvedimenti del GIP del tribunale di Roma, seguito di due contesti investigativi diversi che hanno trovato un momento di connessione nel corso delle attività di indagini, siamo arrivati fino a qui. E la seconda indagine è una appendice alla prima. Le persone corrispondono di reati diversi, riciclaggio, concorso in peculato, associazione a delinquere ed altri capi di imputazione, tutti con l’aggravante del metodo mafioso. Ringraziamo anche gli uomini della Gdf, professionali e tempestivi. E’ stata una indagine breve perché nel corso della attività, la seconda ha proposto una accelerazione nella formalizzazione dei provvedimenti giudiziari perché ci siamo posti la necessità di interrompere condotte di reato gravi che si sarebbero portati a perfezionamento se non avessimo provveduto.  Il gruppo di soggetti ha operato con frode informatica riciclaggio e reimpiego di capitali illeciti”.




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