Live 24! Padova-Cuneo, il giorno dopo: si chiude con una vittoria una stagione a dir poco splendida

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Ore 21.30 – (Gazzettino, edizione di Treviso) Ancora nessuna novità di rilievo a Montebelluna. L’assenza del presidente biancoceleste Marzio Brombal, impegnato in una trasferta di lavoro negli Stati Uniti, ha di fatto cristallizzato la situazione. Come noto il grosso punto interrogativo riguarda la posizione dell’allenatore, con la mancata conferma di Daniele Pasa. Al tecnico delle due ultime positive stagioni non è stata al momento comunicata nessuna scelta, anche se i silenzi della società di via Biagi sono alquanto eloquenti in tal senso. I motivi della rinuncia a Pasa non sono noti, anche se pare di capire che non ci siano fattori economici, ma di altro genere. In sostanza tra l’allenatore di San Gaetano ed alcuni dirigenti non ci sarebbe più lo stesso «feeling» di una volta. Nell’eventualità di un cambio di guida tecnica la rosa dei papabili sostituti è al momento limitata a tre nomi. In ribasso le quotazioni di Loris Bodo, la corsa alla panchina appare una faccenda a due tra Francesco Feltrin, lo scorso anno all’Union Pro ed ex allenatore del settore giovanile biancoceleste, e Massimiliano Parteli, in uscita dall’Union Ripa e a sua volta già attaccante del Monte negli anni ’90. In questa situazione di stallo non è naturalmente possibile azzardare nomi di giocatori che potrebbero essere inseriti in rosa, anche se non va dimenticato l’eccellente rapporto instaurato in questi due anni tra lo stesso Pasa e l’intero organico a sua disposizione. Chi invece ha le idee chiare è la tifoseria, già in agitazione per il possibile cambio di allenatore.
«Non sappiamo che problemi ci possano essere tra la società e Daniele, quando abbiamo chiesto se si intendesse proseguire il rapporto entrambe le parti avevano risposto di sì – dice Renzo Facin, presidente del club I Fedelissimi – il direttivo ha deciso che se si cambierà allenatore chiederemo un incontro con il presidente. Abbiamo sempre sostenuto la squadra, se si volesse ridimensionare tutto ci faremo sentire». Anche Armando Santin, anima del club Cuore Biancoceleste 2002, si augura che Pasa venga confermato: «Noi siamo nettamente contrari al cambio di allenatore. In occasione dell’ultima partita di campionato abbiamo perfino premiato Pasa, quindi la nostra posizione è chiara».

Ore 21.10 – (Gazzettino, edizione di Belluno) Sul main sponsor Ital-Lenti insomma dubbi non ce ne sono. «No, quello è certo. Grazie al prezioso impegno della famiglia Polzotto saremo ancora l’Ital-Lenti Belluno». Di Gianpiero Perissinotto? «No (ride, ndr). Presto metteremo in calendario il consiglio d’amministrazione che avrà all’ordine del giorno proprio la nomina del presidente e lo stanziamento del budget. E magari Livio Gallio vuol restare…». Una novità certa, stando al budget, sarà il premio per il secondo posto nella classifica Giovani D valore. «Il budget in linea di massima sarà come quello della passata stagione. Una delle prime cose da stabilire sarà proprio questa, ovvero se quel premio potrà alleggerire l’impegno economico dei soci o se mantenendo l’impegno alterato potrà essere considerato un “tesoretto”». Come verrà costruita la nuova rosa? «La speranza è confermare più giocatori possibili, l’obiettivo è allungarla un pelo perché quest’anno, nel mese di difficoltà, ci siamo resi conto che un uomo o due in più avrebbero fatto comodo. Magari affidando quei posti a giovani». Bilancio stagionale? «Ben oltre la più rosea delle aspettative. Finirla prendendo quattro gol non fa mai piacere (il riferimento è al 4-1 di mercoledì a Sacile, costato l’eliminazione dai playoff, ndr), ma nulla da dire a mister e giocatori, sono stati eccezionali. Quest’anno ho apprezzato moltissimo l’affiatamento tra vecchi e giovani». Vecchiato ha meritato una conferma addirittura in inverno. Paura che ve lo soffiassero? «No, volevamo dare un segnale importante a tutta la squadra in un momento difficile mostrando fiducia nel lavoro che stava svolgendo. Vecchiato si è confermato un grande mister e una grande persona. Se ora, a contratto firmato, dovesse arrivargli un’offerta irrinunciabile dalla Lega Pro di certo non lo blinderemmo. Anzi». Idem per Corbanese e Merli Sala? «Il Cobra è una bandiera, resta. Merli Sala direi che siamo al 50 e 50 e io spero ancora di convincerlo. A parte lui comunque lo zoccolo duro resta al 100 per cento». Come migliorarsi, ora? «Proviamo a restare al vertice godendoci questo gruppo. La Lega Pro è un’utopia, costa 2 milioni e mezzo e Belluno oggi non ha queste risorse. Domani chissà, ma io preferisco una D da campioni che una C da poveretti. Chiedete al Padova se si è divertito di più quest’anno in D o l’anno scorso in B». Raschi torna in panchina. «Se lo merita. Ora lo aspetto in D per un nuovo derby. Con il San Giorgio sarebbe tra fratelli, non tra cugini». E al Belluno invece torna Bonan. «Sarà un fiore all’occhiello, e poi porta bene. Con lui siamo andati in C…».

Ore 20.50 – (Gazzettino, edizione di Treviso) Tanto rumore per nulla si potrebbe dire dopo la conferenza stampa di venerdì a Mestre che ha visto coinvolti i presidenti dell’Union Pro (Marco Gaiba), della Mestrina (Ignazio Guerra) e del Mestre (Stefano Serena). Ci si aspettava qualche annuncio importante ed invece in pratica sono state illustrare le ipotesi già uscite la scorsa settimana sui quotidiani. La prima prevede che la squadra di Mestre giochi la Serie D allo stadio Baracca con l’Union Pro in Eccellenza con i migliori giovani, la seconda prevede che la Mestrina emigri a Mogliano per fare la D (dividendo quindi lo stadio con l’Union Pro) mentre la terza ipotesi, più difficile, è quella che rimanga tutto invariato con l’Union Pro in Serie D e la Mestrina in Eccellenza. COMUNE – L’assessore allo sport del Comune di Mogliano Oscar Mancini preferirebbe sicuramente che la situazione rimanesse così com’è e a tal riguardo non ha risparmiato una frecciata per lo scarso coinvolgimento: «Non sono mai stato interpellato da Serena e Gaiba per spiegare le loro intenzioni relativamente al progetto. Lo stadio di Mogliano non è disponibile a qualsiasi condizione visto che è di proprietà pubblica e che lo scorso anno l’amministrazione locale ha investito dei soldi per adeguarlo alla Serie D». Nei giorni scorsi lo stesso assessore aveva lanciato un appello agli imprenditori moglianesi per dare sostegno alla squadra locale. UNION PRO – Il presidente Marco Gaiba ribadisce che fare l’ex Interregionale da solo presenta grossi problemi economici: «In questi anni è successo tutto molto rapidamente e assieme al mio ex socio Maurizio Michielan siamo riusciti a costruire una bella favola e anche a consolidare una scuola calcio qualificata che ha raggiunto i vertici a livello regionale. Sono grato ai nostri tifosi per il sostegno che ci hanno dato sin qui, ma per mantenere le condizioni adatte a svolgere serenamente il nostro lavoro dobbiamo cercare di ridurre i costi. Se dovessimo giocare in Eccellenza il prossimo anno non lo vedrei come un problema, l’importante sarà mandare in campo una squadra giovane per giocare in una categoria alla base delle nostre possibilità economiche. Abbiamo sempre cercato di fare il passo proporzionato alla lunghezza della gamba e con l’appoggio di Stefano Serena sarà possibile mantenere la rotta intrapresa tre anni fa oltre a espandere il bacino d’utenza a cui ci rivolgiamo».

Ore 20.30 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Dodici mesi dopo nulla è cambiato. Come un anno fa a campionato finito il Venezia si ritrova costretto alla totale immobilità dal suo presidente. Yury Korablin, non presente venerdì scorso all’assemblea dei soci con tanto di certificato medico inviato a giustificare l’assenza, non si fa sentire da mesi dai suoi dirigenti. L’unico segno tangibile sono stati gli euro inviati per saldare stipendi e contributi di gennaio-febbraio entro il 16 aprile. Per il resto, esattamente come nell’estate 2014, il Venezia ha bisogno di denaro fresco per ripianare i debiti spettanti a giocatori, dipendenti e all’Erario (un milione più altri 500 mila euro attesi da fornitori vari), così da mettersi nella condizione di potersi iscrivere alla Lega Pro 2015/16. Considerato che il campionato del team di Michele Serena si è concluso due settimane, è evidente come il tempo stia cominciando a stringere sul piano economico e burocratico, fermo restando che ci sarebbero pure le questioni tecniche da chiarire essendo in scadenza di contratto il ds De Franceschi, l’allenatore e tutti i calciatori esclusi Legati e Raimondi. Entro il 1. giugno va pagata l’iva, entro il 16 stipendi e contributi di marzo-aprile, con riferimento ai quali entro il 30 giugno – assieme alla domanda d’iscrizione con fideiussione da 400 mila euro – andranno presentate le dichiarazioni attestanti gli avvenuti pagamenti «sottoscritte dal legale rappresentante della società (ma Korablin è inibito e la consigliera Chesnokova non ha ancora ricevuto il potere di firma, ndr) e dal presidente del collegio sindacale». Inoltre il Venezia, come tutti i club, dovrà presentare pure «il budget finanziario, su base trimestrale, riguardante il periodo 1. luglio 2015-30 giugno 2016 contenenete la «previsione economico-finanziaria» e la «previsione del capitale circolante netto». «Anche l’arrivo di una prima tranche di soldi in cassa sarebbe importante per ripartire – l’attesa del dg Dante Scibilia nei giorni scorsi – e dimostrerebbe concretamente che Korablin vuole e può rimettere finanziariamente in piedi il Venezia».

Ore 20.10 – (La Nuova Venezia) Stesso copione, ma il finale potrebbe essere diverso. La programmazione non è mai stata il pezzo forte della gestione russa dell’Unione Venezia con allenatori scelti a metà luglio (Sassarini e Zanin), dirigenti in uscita (Cinquini e poi Gazzoli) e squadre rivoluzionate ogni anno a luglio, compresa l’ultima rosa allestita da De Franceschi in tre settimane. Gestione che per un po’ ha portato a saldare il dovuto al limite delle scadenze, poi, con i ritardi, alle penalizzazioni. Venezia in cerca di un futuro anche se basterebbe poco per garantire la continuità manageriale e tecnica sull’asse Scibilia-De Franceschi-Serena. Rispetto alle passate stagioni, al di là delle prospettive tecniche nebulose come sempre, c’è una situazione finanziaria da sistemare in tempi brevi, un “buco” da ripianare (almeno un milione e mezzo) e, in caso positivo, un budget da stanziare per il prossimo campionato di Lega Pro. Tutto ruota attorno a un solo nome: Yuri Korablin. Perché difficilmente, a inizio giugno, ci sarebbero i tempi per trovare un eventuale acquirente, anche se il patron moscovita non ha mai manifestato l’intenzione di mollare. È la settimana in cui i membri del collegio dei revisori dei conti dovranno formulare una decisione sulla situazione finanziaria della società, anche alla luce della mancata presenza di Korablin all’assemblea dei soci che doveva tenersi venerdì. Korablin, ed è bene ricordarlo, che è inibito fino al 19 agosto per il mancato pagamento di contributi Irpef e versamenti Inps di settembre, ottobre, novembre e dicembre. Tutto ruota attorno a Korablin, a quando riuscirà a venire in Italia, a quello che dirà a Scibilia e a De Franceschi di persona, ma intanto la rosa di quest’anno rischia di dissolversi visto che solo Legati e Raimondi hanno un contratto biennale. Tutti gli altri, a cominciare dal portiere Fortunato ormai promesso all’Arezzo, sono in scadenza (Bellazzini, Capogrosso, Carcuro, Cernuto, D’Arsiè, Espinal, Greco, Peccarisi, Scialpi e Sales) oppure erano in prestito (Esposito e Zaccagni dal Verona, Varano e Magnaghi dall’Atalanta, Giuliatto dal Parma, Hottor dal Milan, Guerra dal Benevento e Giorico dal Cagliari). E nella prossima stagione, oltre a non poter avere una rosa più ampia di 24 elementi, bisognerà tesserare tra i cinque e gli otto under 21 per avere i contributi e il Venezia ha dimostrato di avere una buona base con il “salto” in prima squadra di Dell’Andrea, Scanferlato, Callegaro, Chin, Marton e inizialmente Siega. Intanto si preannuncia un girone A dalla “grandi firme” in Lega Pro con la retrocessione di Cittadella, Brescia e Varese e la risalita dei Biancoscudati Padova, che si aggiungono alle ambizioni di Alessandria e Pavia.

Ore 19.50 – (Giornale di Vicenza) La testa a Vicenza, le gambe a Treviso. Nuova puntata della telenovela Real Vicenza-Treviso. Arrivano altre indiscrezioni da persone dell´ambiente. Di cosa stiamo parlando? Pare che il matrimonio Diquigiovanni-Corvezzo sia alle porte, a far ancora bisticciare i coniugi sarebbe il nome da dare alla nuova realtà. Ma questo era nell´aria. Spunta invece un nuovo interessante dettaglio: l´accordo tra i due imprenditori sarebbe che la nuova squadra giocherà a Treviso, ma la sede rimarrebbe a Vicenza. In poche parole al Tenni ci si andrebbe solo per le partite interne dell´attuale Real Vicenza. Ci sarebbe poi un progetto per le giovanili: un´Accademy. Sempre queste voci rivelano che nel trevigiano non ci sarebbe l´ostilità dimostrata dal comunicato della Curva Sud Fabio Di Maio nei confronti del progetto di Diquigiovanni. Si tratterebbe di una parte dei tifosi, mentre l´altra parte, più consistente, avrebbe accolto con entusiasmo l´imprenditore vicentino. IL GRANDE EX. C´è poi chi la vicenda del possibile trasferimento del Real Vicenza a Treviso la vive in maniera particolare. Chi ha vinto sia con la maglia biancorossa che con quella del Treviso: Alessandro Ferronato. «Io ho vissuto le due piazze. Treviso ha una storia ovviamente calcisticamente più importante e ha un seguito di tifosi legati a questa storia, è normale che loro preferiscano conquistare le categorie sul campo e con la squadra che loro tifano – dice l´ex – per quanto riguarda il Real Vicenza c´è da dire che il presidente è una persona seria, che non fa chiacchiere. Una persona che porterebbe a Treviso un titolo incredibile che ha conquistato sul campo, a dispetto di tutti, rilevando tre squadre di dilettanti del Vicentino. È logico che cerchi qualcosa di più. Dal punto di vista del seguito intendo: il Real Vicenza a Vicenza fa fatica a recuperare tifosi, ma è lo stesso a Treviso: i tifosi sono legati alla vecchia società». Riguardo al possibile trasferimento, Ferronato è un po´ in difficoltà: «Diciamo che per me qualsiasi soluzione ci fosse sarebbe un bene, perché sono legato ad entrambe le squadre in maniera particolare: ho ricordi di vittorie». «Capisco tutte e due le esigenze: un Diquigiovanni che vuole più seguito, ma anche i tifosi del Treviso che sono legati alla vecchia società. È importante in caso che i tifosi capiscano il passaggio, anche se magari non lo condividono. Altrimenti è dura anche per Diquigiovanni: va a finire che quello che succede a Vicenza potrebbe accadere anche a Treviso. Non può fare questo salto nel buio». IL DUBBIO. Una questione che lascia un po´ perplesso Alessandro Ferronato è che le trattative siano tra l´imprenditore vicentino e Renzo Corvezzo: «La questione che Diquigiovanni voglia rilevare la proprietà di Corvezzo non è di poco conto. L´ho avuto un anno come presidente, poi c´è stata una rottura tra lui e i tifosi, io non l´ho vissuto in prima persona perché è accaduto nella stagione in cui io sono venuto al Real Vicenza. Diciamo che i sostenitori biancoazzurri non lo vedono di buon occhio per una serie di problemi che sono nati da quell´anno in poi. Quindi rilevare la proprietà di un ex presidente che è malvisto anche dalla piazza, è doppiamente dura. Si rischia di portare un titolo, un capitale di giocatori e di denaro, che poi non venga capito e sfruttato. La Lega Pro nella prossima stagione sarà fantastica in Veneto: ci sono il Padova, il Cittadella, forse il Bassano (speriamo di no, gli auguriamo di andare in serie B), insomma, ci sono tanti derby». Per Ferronato il rischio è che al Tenni si ripresenti la stessa situazione che, quest´anno, la squadra di Diquigiovanni si è trovata ad affrontare al Menti. E anche l´ex biancorosso parla di questo: «Essere al Menti con 150 persone penso sia deprimente per una squadra di Lega Pro, per la società, per i giocatori e per chi ama il calcio. Giocare in uno stadio del genere, uno stadio storico dove è bello fare calcio, non è gratificante per nessuno senza pubblico».

Ore 19.20 – (Gazzettino, edizione di Treviso) Si festeggia in casa del Giorgione, la salvezza è arrivata seppur in ritardo visto che era attesa ancora quindici giorni fa con la sfida interna contro l’Union Ripa, ma proprio perché è stata così «sudata» è ancora più piacevole festeggiare. «È una gioia immensa – attacca il centrocampista Manuel De Stefani – abbiamo giocato una grande partita, abbiamo sempre attaccato e abbiamo cercato la vittoria anche se poteva bastarci il pareggio. Non era facile perché c’era la tensione del risultato ma siamo stati bravi ad attaccare senza esporci al loro contropiede». È stato espulso nel finale: cosa è successo? «Sì, ho commesso un fallo inutile a centrocampo, più che altro un fallo di frustrazione per gli ultimi istanti di partita che non arrivava mai alla fine mi dispiace perché potevo mettere in difficoltà i miei compagni, comunque la partita l’avevamo in mano ed infatti l’abbiamo vinta senza soffrire. Non abbiamo commesso gli errori che ci avevano castigato contro l’Union Ripa». Un altro che non sta nella pelle per la salvezza ottenuta è il portiere Matteo Bevilacqua, anche ieri decisivo nell’unica parata su tiro di Knezevic, una parata che ha salvato il risultato su un tiro che poteva cambiare il corso della partita e quindi della stagione. «La bravura dei portieri sta anche in questo – spiega – essere pronti quando serve, sia durante la partita sia durante il campionato quando magari ti ritrovi a giocare dopo qualche domenica e devi sempre essere pronto, è davvero una grande gioia per questo risultato, solo noi ci credavamo». Ad inizio campionato pochi avrebbero scommesso su questo gruppo. «Sì, ci davano per spacciati, ma poi partita dopo partita abbiamo dimostrato il nostro valore, tra alti e bassi, ma alla fine il traguardo è stato conquistato». Il futuro? «Questo è un grande gruppo, giovane e con tanti valori, speriamo che possa essere riconfermato».

Ore 19.10 – (Gazzettino, edizione di Treviso) Antonio Paganin ha vinto la sua «scommessa», una salvezza in cui pochi ci credevano ad inizio stagione. Sofferta e meritata, e ottenuta in uno spareggio in cui la tensione nervosa poteva fare brutti scherzi. La differenza in campo comunque è stata notevole visto che il Kras Repen si è fatto pericoloso solo in un paio di occasioni. Allora Paganin, soddisfatto? «Siamo stati davvero bravi a non commettere gli errori che sono stati fatti quindici giorni fa contro l’Union Ripa. Una volta abbiamo sbagliato ma la seconda non si poteva sbagliare. Ed infatti abbiamo conquistato questa salvezza che è davvero importante per la squadra e per la società che ora può contare su un gruppo con 14 giocatori che mai avevano visto la serie D e che ora sono pronti per il futuro. Ed è un bel traguardo per una società che dietro ha un grande settore giovanile che in questa stagione ha praticamente vinto tutto…siamo davvero felici!». Ora è pronto ad incassare? «Se con questo si intende che voglio fare il prezioso per una riconferma non è così. Con la società abbiamo avuto un bel colloquio già martedi scorso, ci siamo aperti spiegandoci i rispettivi obiettivi e i rispettivi problemi. Ora ci prendiamo dieci giorni di ferie come è giusto che sia in questi casi, tra due settimane ne riparleremo con tranquillità». La società, tramite il presidente Orfeo Antonello, si è detta pronta a riconfermarla sulla panchina anche per il prossimo anno. «Sono felice di questo, e ripeto, non voglio fare il prezioso, ma non posso nascondere anche il fatto di avere avuto dei contatti con altre realtà che hanno notato quanto di buono è stato fatto in questo anno a Castelfranco. Ripeto: non voglio dire che vado via o rimango. Lasciatemi questi dieci giorni di riflessione e poi vi comunicheremo la decisione, ora è giusto festeggiare questo traguardo».

Ore 19.00 – (Tribuna di Treviso) Il Giorgione vince meritatamente lo spareggio play-out all’Ostani, conquistando la salvezza con due settimane di ritardo dalla conclusione della stagione regolare. Retrocede il modesto Kras Repen. Al termine di una partita dominata, i rossostellati ribadiscono i valori espressi dalla classifica finale della D, confermando la loro permanenza nella categoria: un successo per tutto il calcio regionale, visto che i castellani liberano un altro posto “veneto” nel prossimo campionato di Eccellenza. Una stagione, dunque, che si conclude bene, nonostante le incognite della vigilia. Per il presidente Antonello e per mister Paganin è senz’altro una scommessa vinta e gli splendidi risultati del settore giovanile confermano che la strada intrapresa dal Giorgione è quella giusta. Difficile, però, a questo punto, la conferma del connubio: la stagione rossostellata ha incuriosito molti addetti ai lavori e all’allenatore vicentino non stanno mancando le offerte dai club professionistici. Le parti si sono date dieci giorni di tempo, dopo i festeggiamenti di rito, per ritrovarsi e decidere il rispettivo futuro. Il rammarico di non essere riusciti a chiudere prima la pratica-salvezza si concretizza già nei primi 45’ dello spareggio: si gioca praticamente ad una porta sola, con Bevilacqua spettatore non pagante e il Giorgione che costruisce occasioni su occasioni, senza però centrare i pali. Un Episcopo indiavolato mette lo zampino in tutte le azioni offensive locali, ma manca la scintilla per incendiare la gara. La difesa triestina sventa le incursione di Fontana (5’), Podvorica (7’) e Mattioli (15’), con gli stessi Podvorica e Mattioli a divorarsi al 28’ una doppia palla-gol soli davanti al portiere ospite. Al 38’ ci prova pure Vigo sul quarto corner dalla destra di Episcopo, ma tocca fuori. La ripresa inizia subito con un infortunio: brutta entrata di Maio e lo stesso Vigo è costretto a rientrare negli spogliatoi. Ma un minuto dopo il suo ingresso in campo, è proprio Donè ad essere affossato in area da Babichau: rigore. Dal dischetto va Episcopo che realizza l’1-0 con uno “scavetto” centrale. Il Kras Repen è alle corde e 2’ dopo Bozic stende Nenzi: altro rigore. Stavolta dagli 11 metri va Mattioli che sceglie l’angolino alla destra del portiere, spiazzandolo per il 2-0. L’entusiasmo sale alle stelle in tribuna e in campo e al 13’ Podvorica si fa respingere con i pugni da Dagnolo il diagonale del possibile 3- 0. Assorbito lo choc, i giuliani reagiscono al 21’ con il loro primo tiro in porta: sulla botta al volo di Ranic da fuori area Bevilacqua smanaccia in angolo. E sugli sviluppi del corner, l’arbitro punisce con il terzo rigore del pomeriggio il contrasto tra Donè e Corvaglia. Dal dischetto segna anche Spetic. Il Kras Repen prova a insistere, ma al 27’ è Dagnolo a compiere un miracolo sul colpo di testa di Donè a girare la punizione di Mattioli. Ultimo quarto d’ora di marca ospite, ma neanche l’espulsione di De Stefani scuote i triestini. E, dopo una parata di Bevilacqua su Gruijc, il pubblico castellano può scandire l’urlo liberatorio “Gior-gio-ne, Gior-gio-ne”.

Ore 18.40 – (Trentino) «Speravo che la mia avventura nel calcio potesse finire con un risultato prestigioso, purtroppo si è conclusa con una retrocessione amara. Entro fine mese sbrigherò le ultime questioni burocratiche e poi saluterò. La mia passione termina qui, con il calcio ho chiuso». Loris Angeli, al fischio dell’arbitro che ha messo fine alla sfida con la Triestina, si è lasciato travolgere dalle forti emozioni di una sconfitta che non si aspettava. Il presidente ha sempre avuto la convinzione di poter raggiungere la tanto agognata salvezza. Al triplice fischio ha svuotato tutta l’amarezza confermando le voci che si rincorrevano ormai da qualche settimana: «Non avrei mai pensato che sarei giunto a questa decisione ma mi hanno lasciato da solo. Ho avuto tante promesse da parte di istituzioni e aziende ma purtroppo sono rimaste belle parole nel vuoto. Mi riferiscono a chi avrebbe dovuto aiutarmi e invece si è tirato indietro. Sono molto rammaricato. La decisione era già presa da un mese e non era certo condizionata al risultato di questo playout. Certo, avrei preferito lasciare con la salvezza ottenuta ma purtroppo è andata come è andata. Chi vuole il Dro ora lo può venire a prendere, non so a chi possa interessare ma non è un mio problema. Ci penseranno il sindaco e l’assessore allo sport». A nulla è valso lo striscione che dirigenti e giocatori (che hanno chiesto di incontrare il presidente domani sera) hanno voluto dedicare a Loris Angeli: “Presidente resta per noi… Per tutti noi”. Il patron non torna indietro: «Li ringrazio ma quando si prende una decisione del genere, dopo tanta sofferenza, non si torna indietro. Lascio un Dro in salute, senza debiti, che può fare qualunque categoria, anche presentare domanda di ripescaggio in serie D, visto che ha tutte le carte in regola. Le possibilità ci sono, mi auguro si decida di farlo. Ma la decisione non spetterà a me. L’allenatore e i giocatori saranno liberi di scegliere cosa fare. Li porterò a cena, sarà il mio modo di salutarli». E sulla partita: «Non l’abbiamo persa noi, la forza della Triestina non è quella del Dro, complimenti a loro». A seguire il match salvezza, ieri, c’era anche il sindaco di Dro Vittorio Fravezzi, che ha cercato di consolare Angeli, soprattutto quando il presidente non ha più trattenuto le lacrime. «Le difficoltà palesate dal presidente Angeli – ha spiegato il sindaco – sono le stesse che vivono un po’ tutte le società calcistiche locali. A questo punto mi interrogo se non sia arrivato il momento di aprire un confronto che metta da parte i campanilismi e che ci consenta di ragionare sull’opportunità e la possibilità di unire gli sforzi nel tentativo di dare vita ad una grande realtà calcistica frutto delle varie sinergie, al di là dei singoli settori giovanili che giustamente devono rimanere legati ai rispettivi territori per l’importante funzionale sociale che rivestono».

Ore 18.30 – (Trentino) «Abbiamo fatto e dato più di quello che eravamo in grado di fare, purtroppo non abbiamo lo stesso peso della squadra avversaria. Le nostre ammonizioni e le espulsioni, secondo me, sono state troppo leggere e il gol di Bertoldi a tempo scaduto era assolutamente regolare. Ed era un gol che valeva la salvezza». Stefano Manfioletti, che di partite ne ha disputate a centinaia e a livelli anche molto alti, un match del genere difficilmente se lo scorderà. L’allenatore del Dro, infatti, fa fatica a contenere il rammarico per una retrocessione che ritiene ingiusta. «Al di là delle decisioni arbitrali – commenta – siamo stati capaci di metterci cuore e determinazione e la nostra prestazione è stata davvero grande. Sul futuro non mi esprimo adesso, perché a caldo non è giusto prendere certe decisioni. Bisogna farlo a bocce ferme e con gli animi più tranquilli. Abbiamo dato tanto, il mio staff ed io con tutti i giocatori, a questa società e credo che lo si possa serenamente riconoscere. Ora aspettiamo le valutazioni del presidente e della dirigenza e poi prenderemo le nostre decisioni».

Ore 18.20 – (Il Piccolo) Cosa può sognare un giocatore più di un gol in rovesciata all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare? Un gol le cui ricadute – positive s’intende – saranno ora al vaglio degli attori protagonisti di questa Triestina che con il pallone di Rocco che va ad infilarsi nell’angolino e il sigillo di Proia, dopo più di 130 minuti di gioco, resta in serie D. Rocco, cosa c’è di più bello di un gol decisivo? «Indescrivibile. Non pensavo fosse possibile provare un’emozione così, ma a Trieste invece sì, è possibile. Sono veramente contento della scelta che ho fatto quando ho accettato di venire a giocare per questa squadra». Le parole escono a stento all’attaccante alabardato, ma è sufficiente lo sguardo per carpire l’emozione sincera di un giocatore affezionato alla sua piazza. «Quando sono arrivato lo scorso dicembre credevo nella salvezza, il sogno si è realizzato e ne sono contento fiero». Sembrava tutto compromesso ad un certo punto ma poi a pensare agli episodi, dal gol annullato al Dro al palo di Proch, le espulsioni eccetera, erano segnali che forse per una volta alla Triestina la fortuna è venuta in aiuto. È stato così? «Si era messa malissimo nei supplementari. Abbiamo avuto la fortuna e la forza mentale di crederci. Su un gran pallone di Proia è venuta fuori la mia conclusione e il miracolo. E va bene così». Sul futuro? «Trieste è casa mia, mi trovo benissimo». Alle parole di Rocco, subentra un altro Daniele, ed è Proia. Giocatore che lungo l’arco del campionato ha registrato il rendimento più costante, oltre che a divenire punto di riferimento per tutti gli allenatori di questa bizzarra stagione alabardata. «Ringrazio tutti i miei compagni di squadra, sono fantastici. Ci abbiamo creduto fino alla fine e l’unica cosa che conta era la salvezza di questa Triestina, che non merita affatto queste categorie. Noi abbiamo dato una soddisfazione ai tifosi, ma meritano molto di più. Ci tengo a dedicare questa salvezza alla mia famiglia che mi è sempre stata vicina».

Ore 18.10 – (Il Piccolo) Il presidente Pontrelli e il tecnico Ferazzoli si presentano annaffiati dai giocatori rimasti nudi in mezzo al campo. «Preferisco non parlare e godermi questo momento dopo tanta sofferenza – dice il presidente -. Diciamo che è una stagione partita male ma finita bene. La permanenza in serie D era un obiettivo prioritario ed è stato raggiunto». D’accordo però anche in questa circostanza la Triestina ha fatto di tutto per gettare allde ortiche un risultato alla portata. «A un certo punto, dopo la loro espulsione – continua – ho visto nei ragazzi un certo appagamento e abbiamo rischiato grosso. Se gli avversari avessero segnato sarebbe finita. Ma nei supplementari Ferazzoli ha avuto la capacità di resettare le teste dei giocatori. E poi dobbiamo ringraziare ancora una volta San Rocco». L’apporto dei supporter è stato eccezionale anche se hanno continuato ad insultarla. «Mi spiace ma ormai ci sono abituato – dice Pontrelli – ma sono molto contento per loro. Devo ringraziarli perché il loro apporto è stato determinante. Si meritano un applauso di cuore anche se mi insultano». Da domani la società non avrà più il marchio. «Noi abbiamo un contratto e loro l’hanno disdettato – conclude -. Vedremo quel che si può fare con i nostri legali ma non è questo il momento per affrontare l’argomento. Godiamoci tutti questa piccola gioia. Io vendere? Non ci penso proprio anzi, adesso che c’è la D, possiamo lavorare con serenità e presto presenterò il progetto». Sì, ma presto quando? «Penso entro una settimana». Non resta che attendere

Ore 18.00 – (Il Piccolo) Spesso nel calcio la storia di un allenatore, come quella di una piazza, passa per luoghi che poi per anni ritorneranno negli scritti degli almanacchi o nei ricordi di tifosi. A Dro Ferazzoli ha vinto il suo campionato, conquistando la salvezza. Con molta saggezza il tecnico romano mitiga l’emozione e condivide i pensieri che in un caldo pomeriggio trentino ridanno fiducia a un’intera città. Qualcuno forse avrà pensato a Lucca, e probabilmente avrà portato fortuna un suo collega, Ezio Rossi, in tribuna a sostenere gli alabardati. La sostanza poco cambia, la Triestina resta in D e lo fa con l’allenatore che il maggior numero di punti ha portato in dote a questa squadra. Ferazzoli, quali sensazioni prova? L’emozione non si può descrivere. Potrebbe sembrare solo una salvezza in serie D ma non è così, per noi è una gioia grandissima. Ho dovuto interrompere questo percorso ad aprile ma tornando a Trieste sapevo quello che mi potevano dare i ragazzi. Una soddisfazione immensa per i giocatori, per i tifosi, la società, l’aver mantenuto la categoria con l’auspicio che si possa ripartire con programmi più ambiziosi. In una gara così, al supplementare, conta poco un modulo o uno schema. Ma la fortuna aiuta chi ha cuore.. Alla fine abbiamo meritato questo risultato. Era difficile per tutti capire quello che stava succedendo in campo, tra espulsioni e gioco passivo. Ad un certo punto del supplementare eravamo bloccati dagli eventi, e abbiamo seriamente rischiato. Ma va benissimo così, se mi avessero detto che ci saremmo salvati all’ultimo minuto del supplementare ci avrei messo la firma. Credo che difficilmente dimenticherò questa soddisfazione, con 300 tifosi nostri è stato qualcosa di spettacolare. Quando è stato richiamato, quali pensieri la accompagnavano? Sapevo in cuor mio due cose fondamentali. Che la squadra mi voleva bene e la piazza anche, questo è stato determinante per farmi tornare. Ferazzoli a Trieste resterebbe in qualsiasi situazione, amo questa città. Servirà un po’ di tempo per smaltire la gioia poi si andranno a comporre le caselle per il futuro. C’è stato invece un momento in cui ha temuto di non farcela? Ho temuto seriamente quando subimmo le due sconfitte nel recupero contro Clodiense e Union Pro. Eravamo appannati. Quando il presidente mi ha richiamato, sapeva del legame che c’era con la squadra e con la gente. Non ci ho pensato neppure un attimo.

Ore 17.50 – (Il Piccolo) Le lacrime e l’impazzimento dei tifosi e anche dei dirigenti chiudono un anno di sofferenza al termine di 133 minuti di calvario. Ma San Rocco ha fatto il miracolo tra i monti del trentino. La Triestina è risorta anche perché i suoi tifosi l’hanno trascinata fino all’ultimo. Resta nel purgatorio della D ed evita, a un nulla dal baratro, la discesa agli inferi dell’Eccellenza. Due supplementari, tre gol, di cui due quando tutto sembrava perduto, trecento supporter scatenati, tre espulsi sono gli ingredienti di un match che farà la storia. Certo il livello è quel che è ma le emozioni hanno fatto tremare i polsi a chi ha avuto l’ardire di arrivare sulla sponda Nord del Garda. È finita bene ma poteva finire male, anzi malissimo. Perché gli alabardati hanno vinto per 3-1 ma il pareggio, che avrebbe premiato i volonterosi padroni di casa, è rimasto tale fino al 120’. Senza Piscopo espulso e con un gruppo onestamente con la testa persa, Rocco Daniele da Monfalcone ha estratto dal cilindro una rovesciata che comunque resterà impressa nel cuore e negli occhi per sempre. Eppure la Triestina di nuovo in versione Ferazzoli non ha saputo controllare un match che si era messo decisamente bene. Rigore sempre di Rocco al 5’ dopo un primo tempo giocato con piglio ma con scarso costrutto. Salvezza raggiunta anche perché il Dro ha deciso di suicidarsi con l’espulsione di Ruaben. Ma da quel momento la Triestina è tornata a fare la Triestina piccina piccina di questa stagione. Lanci lunghi e imprecisi, scarsa concentrazione in difesa. Il risultato. Nella seconda metà della ripresa il Dro ha beneficiato di un rigore trasformato da Bertoldi, ha colpito un palo ed è andato vicino al gol in altre due occasioni (e un gol annullato)r. Il finale pirotecnico ha cacciato la paura. Scherzi del calcio. Stavolta è andata bene all’Unione che a proposito di spareggi (in tempi recenti) fino a ieri le aveva sempre buscate. Il ritorno di Ferazzoli riconsegna all’Unione un po’ di serenità e soprattutto l’amato 4-3-1-2. Giannetti gioca sinistra e Ventura a destra in difesa, a centrocampo giostrano Spadari, Bedin e Proia. Manzo assiste le punte. Gli alabardati giocano in casa grazie alla generosità commovente dei trecento arrivati da Trieste. E infatti tiene in mano il pallino anche perché non ha alternativa alla vittoria. Gli avversari si limitano ai lanci lunghi per Cicuttini mentre l’Unione ha un buon ritmo nonostante la giornata di magra di Bedin e Manzo. Proprio Bedin sciupa male un assist di Rocco mentre Bordignon pizzica il rasoterra di Milicevic. Il primo tempo non offre altri spunti anche se la retroguardia di Ferazzoli fatica troppo a destra sulle sgroppate di Allegretti. La ripresa comincia bene. Bordignon fa un miracolo su punizione di Manzo e subito dopo su un cross di Proia da destra c’è la mano malandrina di Ruaben a convicere Mansi a fischiare il penalty. Rocco batte imparabilmente Bordignon (5’). Quando lo stesso Ruaben stende Rocco e va negli spogliatoi sembra fatta. Ma chi conosce l’Unione sa che non ci si può fidare. E infatti i ragazzi arretrano il baricentro e i centrali Piscopo e Fiore cominciano a faticare. Entra Arvia per Milicevic. Arriva prima un palo clamoroso del bravo Proch e poi il penalty per un presunto intervento di Piscopo sull’esperto Cicuttini. Bertoldi batte di Piero sulla destra (35’). Ma non è finita. A 2’ dal termine prima Di Piero e poi Fiore sulla linea cacciano fuori dalla porta la palla dell’Eccellenza. Si va all’overtime con le squadre sfinite nella testa e nelle gambe. Una pregevole rovesciata di Aquilani viene bilanciata dall’espulsione di Piscopo per doppia ammonizione. La resa del capitano appare ai più come il segnale della resa. In campo non si gioca più. Se ne va anche Bazzanella per un fallo su Proia e Sposito fa perdere tempo perché va in escandescenze. Il match si trascina verso un finale che appare drammatico. A due minuti dal termine Proia cross da destra e Rocco trova una rovesciata da campione. La tribuna esplode (viene giù anche la rete). Si prosegue e c’è il tris grazie ancora a Rocco che ruba palla per regalarla a Proia che firma il tripudio. L’Unione resta in serie D. Da oggi comincia un’altra storia. Ma quella di ieri resterà scolpita nella pietra.

Ore 17.30 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) «Se devo trovare un aggettivo per la prestazione offerta oggi dalla mia squadra non ho dubbi: fenomenale. Nonostante abbiamo giocato per un’ora e mezza con un uomo in meno, in campo la differenza non s’è notata». Carlo Marchetto nel dopo partita dispensa solo elogi ai suoi. C’è il rammarico per non sapere come sarebbe andata ad armi parià «L’espulsione di Mboup – sottolinea l’allenatore ospite – ha indubbiamente condizionato la partita, anche perché ci ha tolto un giocatore importante. Dalla panchina non ho visto nei dettagli l’azione, il rumore però non era quello di una palla che andava a sbattere contro una mano. Peccato sia andata così». La gara era iniziata nel migliore dei modià «Eravamo riusciti ad andare sul doppio vantaggio, peccato aver incassato subito la rete dell’1-2 . Poi siamo rimasti in 10, ma abbiamo continuato a fare il nostro gioco. E nonostante l’inferiorità numerica eravamo riusciti nuovamente a passare in vantaggio, rimettendo in discussione il passaggio del turno. Nel finale era logico che accusassimo stanchezza per il gran dispendio di energie, e così è stato. Ma oggi tutti sono stati encomiabili». Sul fronte opposto mister Diego Zanin concede l’onore delle armi alla Sacilese: «Una squadra molto tecnica, e in partite come queste conta. Va dato grande merito a Marchetto per il lavoro che ha saputo svolgere. Se sono arrivati terzi un motivo c’è».

Ore 17.20 – (Giornale di Vicenza) Va bene Gambino, l´uomo delle doppiette, va bene il Mago Peluso, il trottolino Roveretto e l´orgia di zeta di Cozzolino e Marrazzo, ma il gol più importante della stagione lo mette a segno l´unico giocatore su cui forse nessuno avrebbe scommesso. Rivincita con i fiocchi per il giovane Andy Kicaj, che avrà tirato in porta forse due volte, compresa questa, in tutto il campionato, giocando anche contro lo scetticismo. Suo il gol che gonfia il canotto dell´Altovicentino, dopo il siluro lanciato con successo da Stefano Favret, e che consente ai giocatori di casa di restare aggrappati alla speranza. Capelli cortissimi e sorriso da diciottenne, il giocatore albanese sorride: «L´avevo promesso e finalmente ´sto gol è arrivato. Se ne prometto un altro? Sì, ma sarà difficile». Intanto si coccola questo e una prestazione maiuscola, nonostante il fastidio all´adduttore che l´ha tormentato per tutta la settimana e pure nel primo tempo: «Bura mi ha dato una palla fantastica, lui è uno che te la mette sul piede anche da fuori lo stadio. Ho tagliato, lui mi ha visto e di piatto l´ho messo a pallonetto sull´uscita del portiere». Moderatamente soddisfatto il presidente Rino Dalle Rive, che si toglie il cappello davanti al tecnico Carlo Marchetto e ai suoi ragazzi, mentre Diego Zanin scioglie la tensione: «Da due mesi aspettiamo questa partita e conoscevamo l´insidia di una partita secca. Faccio i miei complimenti ai ragazzi, erano un po´ impauriti dopo il primo gol ma poi sono riusciti alla grande. Non dimentichiamo che contro avevamo una signora squadra. Era la nostra bestia nera no?». Battuta anche la scaramanzia, Zanin ammette: «Dobbiamo recuperare le energie in vista di domenica e pure qualche giocatore. Avevo Pignat, Cozzolino e lo stesso Kicaj non al meglio».

Ore 17.10 – (Giornale di Vicenza) Storia e gloria. Finalmente la rima che l´Altovicentino cercava, ma che fatica a farla! Perché per 115 minuti la Sacilese sembra un piccolo Barça vestito a strisce biancorosse, perché per tre volte i padroni di casa debbono rincorrere un avversario tanto sbarazzino quanto irridente e perché la formazione friulana, bestia nera quest´anno per la compagine di patron Rino Dalle Rive, già nella passata stagione aveva spento sul nascere i sogni altovicentini vincendo la prima di play off. Allora i bianconeri si chiamavano Marano e giocavano al Pietro Berto ma poco importa. Corsi ma per fortuna non ricorsi. Capitan Pozza e compagni, infatti, stavolta ce la fanno ovviamente nella maniera più rocambolesca possibile. Pronti, via, e quelli della Sacilese già si abbracciano: Di Girolamo si immola su un tiro da dentro l´area di Sottovia, la palla gli va sul braccio e per l´arbitro Ramy Ibrahim Kamal Jouness è rigore con ammonizione. Batte Beccia che spiazza Di Filippo. Parentesi quadra: il direttore di gara ne sanzionerà cinque in 10´. Parentesi tonda: Sottovia e Beccaro fanno di tutto per rovinare la festa alla loro ex squadra. L´Alto barcolla e se al 13´ Favaro è reattivo sul colpo di testa da due passi di Di Girolamo, al 16´ l´estremo difensore di casa è quasi suicida nell´uscita su Beccaro, che la tocca però troppo debolmente. La Sacilese chiude tutti i varchi ed al 21´ raddoppia con un eurogol di Favret dai 25 metri. Fantastico! Sembra la fine, ma ecco il protagonista che non ti aspetti. Passa, infatti, un minuto e Kicaj si fionda da sinistra sullo splendido taglio di Burato: pallonetto al volo e Favaro battuto. È il defibrillatore che rimette in moto il cuore dei locali che al 27´ potrebbero pareggiare: tiro di Pozza, sulla linea Mboup respinge ma di mano per il guardalinee. È rigore (con espulsione) tra le proteste feroci degli ospiti. Gambino prima riporta la quiete, calciando addosso al portiere, poi la pace in famiglia – dopo una gran parata di Di Filippo su Beccia – realizzando in acrobazia il pari su pennellata d´esterno di Pozza. Nella ripresa Alto all´attacco ma al 10´ Beccaro si procura un altro rigore. Freddo Baggio a trasformarlo. Beccia e Gambo, da una parte e dall´altra, sfiorano l´incrocio dei pali ma al 30´ l´attaccante siciliano fa 3-3 con un diagonale sporco e preciso dal limite.La Sacilese continua a giocare, l´Altovicentino ad attaccare. Nei supplementari traversa di Peluso (6´, tiro dal limite), anticipo dell´ottimo Craviari ai danni di Gambino (8´, gran percussione di Gritti), puntalon di Peluso in corsa fuori di un nulla (12´). Al 120´ (recuperi compresi) Cozzolino, dal limite, mette in cassaforte il risultato con un tiro all´incrocio. Sono i titoli di coda, ma Spagnoli (grandissima prestazione la sua) e compagni meritano l´applauso di tutto lo stadio.

Ore 16.50 – (Giornale di Vicenza) Una grande prestazione di tutti i giallorossi. Una condizione fisica ancora eccellente. Una buona reazione davanti ai diecimila di Reggio, un pubblico che potrebbe far invidia anche ad alcune piazze di B, e forse anche di A. Cuore e polmoni da vendere, anche ieri Federico Furlan è stato tra i migliori dei suoi. Con le sue cavalcate sulla destra ha fatto ammonire due dei suoi avversari, peccato che poi sotto porta gli sia mancata un po´ di precisione. «È stata una grande partita – commenta il giocatore -, ancora una volta abbiamo dimostrato di saper giocare un buon calcio anche contro squadre più blasonate». Neanche il grande pubblico di Reggio Emilia, che un po´ ha fatto da dodicesimo giocatore in campo, è riuscito a intimidirlo. Per la partenza un po´ stentata del suo Bassano, infatti, più che al forte impatto del Mapei Stadium, parla del modulo Furlan: «Il primo tempo con il 4-3-1-2 magari non sapevamo bene come muoverci, ma poi ci siamo abituati e abbiamo fatto una buona partita». Riguardo agli episodi, chiaramente riferendosi al gol annullato a Nolè e, ancora di più, al rigore non concesso, non vuole recriminare e spendere più di tante parole. «Gli episodi ci sono sempre – commenta -, ma non dobbiamo perdere energie nervose, la settimana prossima c´è un´altra partita». E sulla Reggiana: «Abbiamo visto una squadra che gioca bene a calcio, che ci somiglia molto. Anche al ritorno sarà tutto aperto dopo questo risultato. Loro comunque oltre al palo di Giannone su punizione non hanno avuto altre grosse occasioni. Noi invece ne abbiamo avute tante. Da martedì si pensa già a domenica». Ottima anche la prova dei centrocampisti, Davì e Proietti. «Il primo tempo è stato più equilibrato – commenta Davì -, merito della Reggiana, sapevamo che era una grande squadra, specie in casa. Secondo tempo invece abbiamo creato di più, magari potevamo essere più cinici sotto porta. Anche stavolta abbiamo fatto vedere qual è il nostro valore e che stiamo bene fisicamente». Nessun gol al termine del match, ma sugli spalti c´era uno che di gol ne ha fatti tanti, anche con la maglia della nostra Nazionale: Giuseppe Nanu Galderisi. Ad impressionare di più l´ex bomber, il Bassano. «È stata una gran partita. Il Bassano l´ho visto veramente molto bene, davanti hanno fatto vedere grandi cose. Si vede che è una squadra vera. Tonino Asta fa bene ad essere molto arrabbiato: queste sono partite che bisogna assolutamente chiudere. Forse qualcosa da recriminare può esserci sul rigore, ma non so: c´è un contatto, ma a me, ad esempio, non li davano quei rigori lì. Sui gol annullati, invece, il secondo era evidente, sul primo c´è qualche dubbio, ma pare che un arto fosse oltre»

Ore 16.40 – (Giornale di Vicenza) Il rientro in tutta fretta a Bassano col padre Renzo e il vicepresidente Roberto Masiero in elicottero e l´impossibilità stavolta di potersi fermare coi cronisti. Tuttavia all´intervallo il presidente Stefano Rosso ai microfoni della Rai aveva dettato il suo pensiero. «Grande spettacolo di pubblico – ha sottolineato – per quanto ci riguarda i nostri progetti non cambiano. È un percorso tracciato con grande attenzione a investimenti oculati e logici. Certo, in futuro non ci dispiacerebbe prima o poi disputare un derby col Vicenza anche in campionato e non solo nella Coppa Italia Tim. Asta? Il tecnico resta al centro del nostro progetto» – ha ribadito Stefano che poi ha voluto rimarcare la passione dei tifosi virtussini. «Magari non sono un´enormità ma quanto a passione sono eccezionali. Da anni ci seguono dappertutto con grande affetto, anche quest´anno si sono sobbarcati trasferte lunghe, da quella all´Olimpico di Roma con la Lazio in Coppa ad altre ancora». A Reggio Emilia erano presenti anche il vicesindaco Roberto Campagnolo e gli assessori Oscar Mazzocchin, Angelo Vernillo e Giovanni Cunico. Portavoce della municipalità è il referente allo sport Mazzocchin. «È stata una sofferenza, peccato solo non aver segnato perchè lo meritavamo. Ce la giochiamo al Mercante, sarà durissima. Mi auguro che la città si stringa attorno alla squadra, c´è davvero bisogno di tutti».

Ore 16.30 – (Giornale di Vicenza) Mani sul volto e scuote la testa. Questo il ritratto di Tonino Asta a fine partita. Agitato, forse arrabbiato, perché questo pareggio sta stretto al suo Bassano. Qualche recriminazione, soprattutto per quel rigore non concesso a Pietribiasi nel primo tempo, che gli è costato anche l´ammonizione. «Il rammarico soprattutto per quanto riguarda la prestazione fatta e non aver vinto la partita. Lasciamo stare le decisioni arbitrali: il primo gol c´era o non c´era. Il rigore c´era e ce l´ha confermato anche il nostro attaccante. Domenica alla fine della partita contro la Juve Stabia ho detto che il loro gol era regolare, quindi magari non dovevamo passare noi. Ci sono tanti addetti ai lavori, ti giochi una stagione, e mi dispiace. Il gol non lo so, voglio rivederlo, ma il rigore era solare. Voglio parlare della prestazione dei miei. Mi dà fastidio: una prestazione del genere e non vinci, poi magari a Bassano perdiamo 1-0 e vieni fuori da una partita come quella di oggi in cui, mettiamo il palo di Giannone, finiva 1-4/5? Non c´era nulla da dire. Quindi sono orgoglioso più che mai, abbiamo fatto un secondo tempo da formazione di alto livello». Però alla fine è stato 0-0. Perché? «Abbiamo sbagliato – ammette Asta -, è logico che nella situazione in cui crei molto e non fai gol, sono errori tuoi. Ma io parlo della prestazione: abbiamo sofferto i primi 20´perché l´impeto dei tifosi spingeva la Reggiana, lo sapevamo, e noi eravamo in difficoltà. Piano piano abbiamo preso fiducia e siamo riusciti ad acquisire quella tranquillità tale che ci ha permesso di essere più liberi mentalmente e abbiamo iniziato a fare la partita dalla metà del primo tempo con tutto il secondo. C´è il gran rammarico di non essere stati bravi a finalizzare tutto quello che abbiamo creato». Nella seconda frazione un Bassano bello da vedere, un gusto. Forte nelle ripartenze, ma non solo: anche dove gli spazi non c´erano i giallorossi sono stati bravi e hanno tenuto per una buona mezz´ora la Reggiana nella propria metà campo. «Bisogna guardare anche come si mettono gli avversari – commenta il tecnico -. Noi all´inizio volevamo attendere un pochino per poi ripartire. Nel secondo tempo abbiamo preso più fiducia, alzato il baricentro e le seconde palle le prendevamo con molta più facilità, soprattutto con Davì e Proietti, e da lì ripartivamo molto bene. Peccato non portare via un risultato pieno e, sinceramente, non mi sarei accontentato neanche di un 1-0». Asta a fine partita è andato anche a colloquio con l´arbitro per chiarire l´episodio del rigore: «Sono andato lì perché ci hanno riferito che il rigore era netto, ma non mi voglio attaccare agli errori arbitrali. Sono dispiaciuto di non aver vinto questa partita». La Reggiana, deludente? «No – risponde Asta -, credo che si debba dare merito al Bassano. Voglio invece citare questo pubblico, questo stadio, questa gente. Dieci in pagella, meritano categorie superiori, complimenti a tutti». Partiti con il 4-3-1-2, dopo 25´ si è tornati subito al classico 4-2-3-1, e il cambio tra Nolè e Cattaneo? «Cattaneo è bravo nell´uno contro uno. Volevo sfruttare la loro difficoltà che hanno avuto ad un certo punto sugli esterni, con Furlan da una parte e Cattaneo dall´altra. È stato un cambio non tattico, ma di uomini. Volevamo vincere a tutti i costi.

Ore 16.20 – (Giornale di Vicenza) C´erano diecimila motivi per avere paura. Prima. Ci sono diecimila motivi per essere soddisfatti (e insoddisfatti). Adesso. Ci saranno diecimila motivi per essere fiduciosi sino a domenica, quando al Mercante si giocherà la gara di ritorno di questa avvincente semifinale playoff con la Reggiana. Che ieri, pur sorretta da diecimila calorosissimi tifosi, ha finito anche con una certa strizza.ZERO. Diecimila è un numero con tanti zeri. Un… viatico per lo 0-0 del Mapei Stadium-Città del Tricolore. Risultato positivo, che tiene aperta ogni possibilità in vista del ritorno. Ma anche risultato negativo, che lascia spazio a qualche rimpianto. Il riferimento, al di là delle occasioni non concretizzate, è a un possibile rigore non concesso dopo un contatto in area tra Siega e Pietribiasi (16´ pt) e a un gol annullato a Nolè per un fuorigioco millimetrico (12´ pt). Sintesi: bene la prestazione, un po´ meno il risultato. Ma bisogna sapersi accontentare. Perché…DAVIDE E GOLIA… Perché mai come in questa calda domenica si è percepito cosa vuol dire giocare in trasferta. Impressionante il colpo d´occhio dello stadio. La curva dei tifosi di casa è un muro. Comprensibile, del resto. Questi c´hanno una fame nera e ora c´è la B a due passi. Ti credo che siano tosti. D´altronde si chiamano Teste Quadre… Sono anche supportati da alcuni ultras del Vicenza: il gemellaggio è storico. Il Bassano, dal canto suo, è sorretto da 200 intrepidi. Chiazze giallorosse in un oceano granata, ma vuoi mettere poter dire Io c´ero…VEDI UN PO´. Il Bassano non si fa intimidire, anche se si spaventa un po´ dopo il palo interno di Luca Giannone. Occhio, si sapeva che questo era una rogna. L´anno scorso aveva fatto piangere il Menti: inglorioso 1-1 con la Pro Patria, poi trasferitasi in blocco o quasi alla Reggiana. Altri tempi, specie per il Bassano, che a dispetto di tutto è tosto. Asta squaderna un 4-3-1-2 con Furlan sulla linea di centrocampisti e Nolè alle spalle di Pietribiasi e Iocolano. È un po´ come entrare nel tempio con i jeans. Magari ti guardano male, ma dimostri personalità.FIDUCIA. Il Bassano alterna tratti di buon gioco ad altri in cui un po´ patisce. Ma va bene così, anche perché il finale è in crescendo. A una ventina di minuti dalla fine esce Nolè e Asta disegna un 4-4-2 con Furlan a destra e Cattaneo a sinistra. Un po´ di fantasia in meno, un po´ di equilibrio in più. La zampata nel finale non arriva. Ma il feeling è in crescita. E tra qualche giorno sarà di nuovo domenica.

Ore 16.00 – (Giornale di Vicenza) Pasquale Marino ha stracciato tutti quelli che lo hanno preceduto alla guida del Vicenza dal torneo 2004-05, cioè da quando l´organico della serie B è stato stabilizzato a 22 squadre.L´allenatore che aveva conquistato più punti era stato Maran nel suo secondo campionato biancorosso, chiuso però a 54 punti, cioè ben 14 di meno di quanti ne ha messi insieme la squadra guidata da Marino, dall´undicesima giornata in poi.D´altra parte se si esclude appunto quella stagione di Maran, in tutti gli altri campionati il Vicenza ha giocato per la salvezza, spesso acciuffata all´ultima giornata.Nelle 42 giornate meno di tutti aveva raccolto la squadra affidata prima a Breda e quindi a Dal Canto: i 42 punti di bottino finale la condannarono infatti alla retrocessione in Lega Pro al termine della stagione 2012-13 senza nemmeno la chance d´appello ai playout.Appena tre punti in più raccolse Gregucci nella seconda delle sue tre annate sulla panchina del Vicenza (ereditata il primo anno da Camolese dopo poche partite): eppure i 45 punti bastarono a centrare la salvezza diretta, senza nemmeno dover affrontare i playout perché la quart´ultima, l´Avellino, arrivò a 9 punti di distanza, ben più dei 5 previsti per la retrocessione diretta senza playout.Non c´era certo bisogno di ricorrere ai numeri delle stagioni precedenti per sottolineare l´eccezionalità della stagione che ora riserverà ai biancorossi l´emozione dei playoff per la prima volta da quando sono definitivamente scesi dalla serie A, cioè dalla stagione 2000-01.In questi lunghi anni di serie cadetta purtroppo il Vicenza ha avuto dimestichezza con i playout, la corsa alla serie A è una bellissima scoperta di quest´anno.

Ore 15.50 – (Giornale di Vicenza) Perugia o Pescara? È la domanda del giorno perché sulla strada verso il sogno della promozione ci sarà anzitutto una di queste due squadre: a decidere quale sarà la partita secca del turno preliminare in programma domani nello stadio degli umbri.E i biancorossi che attendono avrebbero più chance con l´una o l´altra delle possibili rivali? I playoff sono un campionato a parte, tutto si azzera quando si ricomincia: lo dicono tutti e bisogna fidarsi, visto che per il Vicenza sarà la prima volta. E tuttavia non si azzera certo il modo in cui le 6 candidate a quell´unico posto in serie A sono arrivate ai playoff.Intanto va detto che il Vicenza è la squadra che ha fatto più punti di tutte: 68, come il Bologna che ha chiuso quarto perché in svantaggio negli scontri diretti con i biancorosi, ma soprattutto 2 punti più del Perugia e 7 più del Pescara, cioè delle due squadre che si contenderanno il diritto a sfidare il Vicenza.Quella di Marino è anche la formazione più vincente: 18 sono stati i successi ottenuti in campionato, ultimo dei quali quello soffertissimo e decisivo contro il Frosinone.Per restare alle rivali da cui uscirà l´avversaria della semifinale, 16 sono state le vittorie di Perugia e Pescara. E anche allargando il confronto a tutte le qualificate ai playoff, 18 successi li ha ottenuti soltanto lo Spezia.Visto che la sfidante sarà la squadra di Camplone oppure quella che è stata appena affidata a Oddo dopo l´esonero di Baroni, diciamo che la prima, il Perugia, sarebbe più difficile da affrontare perché è quella che ha perso meno partite: soltanto 8 ed appena una in casa, con il Frosinone. Ma il Pescara sarebbe più temibile perché è la squadra che segna di più: ben 69 reti, in assoluto il miglior attacco del campionato, qualcosa come 25 reti realizzate più del Vicenza. Ma lo stesso Pescara ora affidato a Oddo è anche la squadra che subisce di più: 55 reti incassate, 18 più dei biancorossi.Alla fine davvero importante sarà che il Vicenza sia quello che ha scalato la classifica fino alla pole per i playoff.

Ore 15.30 – (Gazzettino) Continuano le critiche e i mugugni dei tifosi in seguito alla retrocessione del Cittadella. Ma c’è anche – ed è la maggioranza – chi difende l’operato della società, di Foscarini e di Marchetti, puntando l’attenzione sul “miracolo” calcistico durato sette anni. Tra questi il sindaco Pan, che ha sottolineato con una nota ufficiale il lavoro e i successi portati avanti. E ieri è arrivata anche la presa di posizione del Centro di coordinamento dei club granata, che «esprime il sincero dispiacere per la retrocessione che ha sconfortato tanti appassionati lasciando la prestigiosa serie B». Nel comunicato si rivive l’intera, sofferta annata del Cittadella, caratterizzata da «numerosi e lunghi infortuni di calciatori importanti, episodi e concomitanze negative che fanno parte tuttavia della amara legge dello sport». Il Cccg manifesta «il massimo sostegno in questo momento», come sempre avvenuto nei confronti della società, dei suoi collaboratori, dell’allenatore, e richiama a «critiche e osservazioni corrette e costruttive, con il pensiero che va alla meravigliosa decennale epopea di Foscarini».

Ore 15.20 – (Gazzettino) Foscarini a tutto tondo. A due giorni dalla gara che ha sancito la retrocessione del Cittadella, l’ormai ex tecnico granata rivive l’ultima, travagliata stagione sportiva, ripercorrendo anche i suoi dieci anni sotto le mura e proiettandosi al futuro. L’allenatore porta dentro di sè la delusione per la sconfitta con il Perugia, specchio di un campionato altalenante. «Ho provato a staccare la spina, ma non ci riesco. Ritorno sempre con la mente alla partita di venerdì scorso, e sto male». Quando ha intuito che questa volta sarebbe stata più dura e difficile delle altre stagioni? «Ho sempre avuto la sensazione che fosse un anno particolare, ma la sconfitta di Latina direi che è stata l’inizio del nostro tracollo. A dieci turni dal termine eravamo in piena corsa, a due punti dalla salvezza diretta, con tante squadre dietro di noi. Invece quello scivolone, innescato da un nostro errore (l’autogol di Signorini, ndr), ha cambiato il corso della storia». Cosa ha pesato di più sul cammino della squadra? «La mancanza della continuità, tra una partita e l’altra e anche negli stessi novanta minuti. Il Cittadella del primo tempo era diverso da quello della ripresa, e viceversa. Poi abbiamo avuto un calendario difficile nel finale di campionato, dove ci siamo confrontati con avversari in forma e di alta classifica». Eppure la rosa dei giocatori, allestita con largo anticipo rispetto agli ultimi anni, pareva all’altezza della categoria. «È vero, anche a gennaio sono stati apportati dei validi correttivi, che avevano ridato slancio al Cittadella. Ci sono mancati i riferimenti importanti, certi giocatori sui quali avevamo riposto grande fiducia». Si sente tradito dai ragazzi? «Direi piuttosto che qualche giocatore nei momenti difficili non è riuscito a trascinare il resto dello spogliatoio, restando coinvolto nella situazione che si è venuta a creare. E, conoscendoli, avevano le capacità tecniche e morali per prendere in mano il Cittadella. Le colpe, però, vanno divise tra tutti, allenatore compreso: in questi anni siamo sempre riusciti a dare la scorsa nei momenti difficili, are la scossa, non è successo questa volta». Al termine della partita con il Perugia ha spiazzato tutti annunciando la fine della sua avventura al Cittadella. Una decisione certamente maturata prima di venerdì. «L’ho presa tra gennaio e febbraio, quando le cose andavano bene, quand’ero convinto di lasciare con un’altra salvezza, ma non ne avevo parlato con nessuno». I suoi ricordi più belli? «Abbraccio e ricordo tutto, momenti belli e no, questi ultimi mi hanno fatto crescere come allenatore e persona. L’apice è stato raggiunto nella gara di Cremona che ci ha regalato la promozione in B, indimenticabili poi i play off con il Brescia». E i peggiori? «Se potessi cancellare qualcosa, sarebbero le ultime dieci partite di questa stagione». Adesso Foscarini a cosa pensa? «Alla società, al presidente Gabrielli e ai suoi collaboratori. A tutte quelle persone con valori importanti, con le quali ho lavorato e abbiamo ottenuto risultati sportivi che resteranno nella storia di questi colori. Chi opera può sbagliare, ma ogni volta abbiamo messo al primo posto l’interesse del Cittadella. Sempre». Se dovesse indicare il nome del suo successore? «Difficile dirlo. La società ha una sua linea, solitamente pesca dalle giovanili, è successo con Maran e con me. Direi quindi Giacomin o Gorini: non avranno esperienza in panchina, ma sicuramente il dna da Cittadella. E sono stati miei collaboratori tecnici per tanti anni». E il suo futuro? «Se domani avessi una proposta non so se l’accetterei. Mi piacerebbe infatti prendermi un po’ di tempo per andare in giro e documentarmi sul mondo del pallone di oggi. Magari tra qualche mese poi il calcio giocato tornerebbe a mancarmi…».

Ore 15.00 – (Mattino di Padova) Soltanto nelle prossime ore si saprà qualcosa di più sul destino del Cittadella. Di sicuro c’è che si ripartirà dalla Lega Pro senza Claudio Foscarini, restano da chiarire le posizioni del direttore generale Stefano Marchetti, che si incontrerà in settimana con il presidente Andrea Gabrielli per decidere se prolungare o no il suo rapporto con la società granata, e dei giocatori. Intanto, in merito alla frattura che riguarda i tifosi, già allo stadio, venerdì sera, divisi tra chi ha applaudito la squadra all’uscita dal campo e chi l’ha contestata, giunge un comunicato ufficiale del Centro Coordinamento Club Granata. La linea è quella del massimo il sostegno espresso al presidente Gabrielli e a chi, in questi sette anni, ha lavorato per mantenere il Citta in serie B. «I motivi della retrocessione possono essere tanti», si legge nel testo, «È stata una annata avversa caratterizzata da numerosi e lunghi infortuni di giocatori importanti e da un ciclo negativo di episodi (molti legni, parate strepitose, gol sfiorati, ripetute assenze e ricadute di influenze, frequenti squalifiche, partite scappate sul filo di lana…), con la buona sorte desolatamente sempre contraria. Occorre manifestare solamente il massimo sostegno in questo momento, il più impegnativo dello straordinario settennato vissuto in Serie B». Sulle critiche mosse a Foscarini e Marchetti, la posizione è chiara: «Il pensiero deve correre con affetto alla meravigliosa decennale epopea del mister. Al direttore generale, un plauso al suo noto attaccamento alla causa granata».

Ore 14.40 – (Mattino di Padova) In casa dell’Abano le bocce sono già ferme da una settimana. Mister Massimiliano De Mozzi, riconfermato dal presidente nella settimana che portava al primo turno dei playoff (poi perso con l’Este), ha già salutato i suoi giocatori ma sta lavorando in sintonia con il direttore sportivo Andrea Maniero per costruire una squadra competitiva. Proprio il dirigente aponense, che sta seguendo playoff e playout di Serie D per annusare qualche affare (soprattutto a centrocampo e in attacco), ha già in mente l’Abano che verrà: «L’Abano, e l’ha detto più volte anche il nostro presidente, ha una missione ben precisa, che è valorizzare i ragazzi del vivaio», spiega Maniero. «I fuoriquota arriveranno quasi tutti dalla nostra Juniores, tanto è vero che alcuni di loro hanno già esordito in Prima squadra. Abbiamo disputato un campionato strepitoso, arrivando dietro a squadre costruite per vincere a mani basse». La possibilità che, nella prossima stagione, non ci siano più squadre ammazza-girone com’è stato per Padova nel girone C e Rimini nel D, fa ben sperare che l’Abano, da rivelazione, possa diventare protagonista: «Di sicuro Gildo Rizzato metterà a disposizione le risorse adeguate per allestire una bella rosa», conferma il ds.

Ore 14.30 – (Mattino di Padova) La stagione dell’Este, finita sul campo con il ko di Piacenza nel secondo turno dei playoff, si concluderà ufficialmente domani sera con la classica cena finale. Ci sarà presto un incontro tra il patron Renzo Lucchiari e il mister Gianluca Zattarin. I primi dubbi sorgono proprio sulla permanenza dell’allenatore. Lucchiari sta prendendo tempo, in vista del famoso summit con gli sponsor dal quale dovrebbero uscire cifre, budget e programmi per la stagione 2015/2016. Il presidente giallorosso, a dire il vero, ha pure aperto a una cessione dell’intero pacchetto societario («a eventuali investitori che abbiano a cuore l’Este quanto me o più di me», ha confidato) ma, visti i tempi di “magra”, è difficile che qualche imprenditore del posto si presenti in via Monte Cero con cuore e portafogli ben disposti. Zattarin, è bene ricordare, nelle ultime quattro stagioni ha allestito la rosa senza l’ausilio di un direttore sportivo. L’ex stopper del Padova è stato recentemente a Pisa, città che tanto ha amato nella sua carriera da calciatore: il club toscano, in Lega Pro, è in piena ricostruzione e non esclude una sua candidatura dopo cinque anni di Serie D. Giocatori: oltre a Beghetto (vicino alla Spal) potrebbero lasciare Rondon, Turea, Rubbo e Tulhao, allettati dai prof.

Ore 14.10 – Le pagelle del Padova (Gazzettino, Andrea Miola): Petkovic 6; Bortot 6, Sentinelli 6, Niccolini 6.5, Salvadori 6; Fenati 6 (Mazzocco sv), Nichele 6.5; Ilari 6, Cunico 7 (Segato sv), Petrilli 6.5 (Amirante 6.5); Zubin 7.

Ore 14.00 – (Gazzettino) Il primo ad accendersi tra i giocatori di casa è stato il rientrante Petrilli, le cui accelerazioni palla al piede sulla fascia sinistra hanno creato qualche imbarazzo nella retroguardia ospite. Pregevolissimo poi l’assist di Salvadori per Zubin (19’) il cui esterno in corsa solo per una questione di centimetri non ha inquadrato lo specchio della porta. Da manuale l’azione che al 27’ ha premiato i frutti del lavoro ai fianchi dei biancoscudati. La verticalizzazione di Ilari ha liberato Cunico che quasi senza guardare si è inventato un assist delizioso per Zubin: l’attaccante ha ringraziato e con un tocco di precisione ha mandato la sfera alle spalle del portiere. A un passo dal raddoppio Ilari, la cui giocata al volo dopo una sventagliata al bacio di Petrilli si è stampata sul palo esterno. Il 2-0 è arrivato al 35’ della ripresa. A firmarlo è stato Amirante, subentrato a Petrilli. Anche in questo caso la combinazione è stata di assoluto pregio. Segato (entrato al posto di Cunico) ha messo in azione Zubin, giocata a liberare il compagno d’attacco e sinistro vincente. Prima e dopo il gol altri due episodi degni di nota: una traversa quasi a colpo sicuro di Zubin e un gol annullato a Segato su segnalazione dell’assistente perchè nell’avvio dell’azione da parte del portiere del Cuneo il pallone non aveva varcato la linea che delimita l’area, così come prevede il regolamento. Gli applausi finali al Padova sono stati meritatissimi. Arrivederci alla prossima stagione.

Ore 13.50 – (Gazzettino) Tutto come nelle previsioni: con un gol per tempo il Padova ha battuto il Cuneo, ma l’annunciato pareggio tra Maceratese e Siena ha tolto di mezzo i biancoscudati dalla corsa per lo scudetto. Colpa di un regolamento un po’ assurdo, che in caso di parità premia la squadra meglio classificata nella Coppa Disciplina. Il Castiglione ha quindi preceduto la truppa di Parlato nella classifica del girone, mentre la Maceratese ha ottenuto il pass per le semifinali come migliore seconda dei tre raggruppamenti. I rimpianti del Padova sono ovviamente legati alla partita pareggiata l’altra domenica in casa dei mantovani. Pagate a caro prezzo le ingenue espulsioni di Ferretti e Dionisi dopo che nel primo tempo la squadra aveva letteralmente dominato alla sfida. Una piccola delusione, che comunque non toglie nulla alla straordinaria stagione dei biancoscudati tra record di punti, gol a raffica e tifosi entusiasti. A tutti i protagonisti di questa fantastica cavalcata va detto perciò un grazie di cuore. Che Parlato ci tenesse maledettamente a vincere anche l’ultima partita della stagione lo si è intuito nel momento in cui l’allenatore ha varcato il tunnel dell’Euganeo: la giornata calda non gli ha impedito infatti di indossare il suo piumino portafortuna. Il Padova ha però faticato a carburare, dando modo al Cuneo di rendersi minaccioso in un paio di occasioni, entrambe risolte con efficacia da Niccolini.

Ore 13.40 – (Gazzettino) L’amministratore delegato Roberto Bonetto guarda avanti, con il pensiero a una Lega Pro che si preannuncia tutt’altro che agevole dopo le retrocessioni di Cittadella, Varese e Brescia. «Vuol dire che ci abitueremo prima alla serie B – esordisce – perché questa sarà una sorta di B2. Spiace per il Cittadella (società in cui ha operato in passato, ndr) che è stato un po’ sfortunato; ora dovrà vedersela con noi, ma il derby che vogliamo, il nostro vero obiettivo, è quello con il Vicenza». Poi aggiunge: «Visto che la stagione è finita, in settimana vedremo di trovarci con diesse e allenatore per poi cominciare a muovere le prime pedine. Puntiamo a fare l’anno prossimo un campionato degno del nome che portiamo, con un programma che punti al torneo cadetto nell’arco di due o tre anni». Non manca qualche recriminazione sul mancato accesso alle semifinali della poule scudetto. «Il risultato del campo dice che i primi del girone siamo noi e dunque era giusto passassimo il turno. La regola che dà la precedenza ai coefficienti della Coppa Disciplina sarebbe da rivedere».

Ore 13.30 – (Gazzettino) Dall’abbigliamento che portava – tra cui il piumino indossato tutto l’anno – e dal suo atteggiamento in panchina, si è subito capito che Carmine Parlato teneva al passaggio del turno. «Ero incerto prima della gara se indossarlo o no – replica il tecnico – e ho pensato che in fondo questo giubbino fa parte di un viaggio di cui voglio conservare tanti ricordi». La vittoria è arrivata, ma non sufficiente per passare il turno. «Contava finire in modo positivo questo fantastico campionato. La partita poteva offrire poche motivazioni, ma i ragazzi hanno fatto quello che ho chiesto loro. Sono dunque contento per questa vittoria e quello che è successo negli altri campi non m’interessa». E ora? «Adesso si spegneranno un po’ le luci, ma nessuno a Padova dimenticherà tutti i ragazzi, dal primo all’ultimo, addetti ai lavori, magazzinieri, staff tecnico e dirigenziale e società che mi ha messo a disposizione una macchina importante che ho cercato di guidare nel giusto». E queste due ultime gare sono state un assaggio di Lega Pro: «Un’idea me la sono fatta, ma le partite di riferimento sono poche per capire cosa c’è da aggiungere. Fino all’ultimo momento prima del rompete le righe, che ancora non so quando sarà, mi godrò ogni minuto con i ragazzi».

Ore 13.20 – (Gazzettino) Stessi concetti dalla bocca di capitan Marco Cunico, arrivato in sala stampa insieme alla figlioletta Mia. «Ci eravamo ripromessi tutti di riparlarne dopo la poule scudetto e quindi nelle prossime due settimane verrà affrontato il discorso con grande tranquillità. Quanto a me, se c’è la volontà reciproca di andare avanti, non è certo un problema». Poi torna sulla gara: «Volevamo vincere, tutto il resto lo sapevamo. Quando ho saputo il regolamento della poule scudetto che mette al primo posto il Premio Disciplina, la manifestazione mi è un po’ scaduta. Ci siamo comunque dimostrati nettamente superiori a Cuneo e Castiglione». Savio Amirante, arrivato a quota 11 con il Padova e a 17 reti in totale, stila il proprio personale bilancio: «Non potevo chiudere meglio, è andata benissimo ed è stata una grande stagione». I suoi auspici sono per una conferma all’ombra del Santo, e non solo: «Spero che ormai l’infortunio che in passato mi ha tenuto a lungo fermo sia alle spalle e di potermi ripetere l’anno prossimo, magari a Padova e magari per giocare la stagione dopo in serie B. La dedica di turno è per papà Gennaro, mamma Anna e le mie tre sorelle».

Ore 13.10 – (Gazzettino) «Conoscendo il calcio in Italia, ci aspettavamo il pari tra Maceratese e Siena, anche se ci eravamo tenuti un due per cento di possibilità di passaggio del turno. Dispiace non proseguire il nostro cammino dopo avere conquistato quattro punti ed essere primi nel nostro girone». Così Emil Zubin commenta l’esito della poule scudetto, con il Padova imbattuto, ma fuori dai giochi: «Per un regolamento assurdo, ma comunque quello che contava era finire bene davanti alla nostra gente. Abbiamo vinto, ho segnato e questo fa sempre piacere, anche se spiace sia finita così». Noi abbiamo fatto il nostro dovere – aggiunge – e ora ci godiamo le vacanze». Resta poi il rammarico a livello personale per una stagione che si chiude proprio nel momento in cui l’attaccante di Capodistria era al top della condizione: «In effetti stavo bene e in queste settimane mi sono sempre allenato e ho giocato con continuità, elementi che ti danno forza». Tra Pordenone (2) e Padova, Zubin è arrivato a quota 11 reti: «A parte gli infortuni, a livello numerico mi sono ripreso e quasi ci siamo». Cauto il giocatore sul suo futuro, ma sul suo nome girano già molte voci: «Succede sempre, anche prima di venire qui. Adesso aspettiamo qualche giorno e poi ne riparleremo serenamente con la società».

Ore 13.00 – (Gazzettino) Sul campo la stagione dei biancoscudati si è appena conclusa, ma i momenti di festa e di celebrazione per un’annata da record culminata con la promozione in Lega Pro non conoscono fine: anche per questo inizio settimana, infatti, sono previsti due importanti e prestigiosi appuntamenti istituzionali. Oggi il Padova si trasferirà in massa a Venezia (squadra, staff tecnico, dirigenti e soci) invitato dal presidente del Consiglio Regionale Clodovaldo Ruffato, a sua volta padovano. L’evento, di cui non si ricordano precedenti in casa biancoscudata, è programmato alle 11 a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio Regionale, a San Marco 2322. Domani sera alle 19.45 alla Piroga di Selvazzano il Padova, con una delegazione formata dal presidente Giuseppe Bergamin, dall’amministratore delegato Roberto Bonetto e dal tecnico Carmine Parlato, insieme ad alcuni giocatori, sarà ospite d’onore dell’incontro organizzato dal Panathlon, organismo che mette al primo posto nella sua attività, la promozione dei valori dello sport e del fair-play. «È doveroso tributare un applauso e un riconoscimento a questa importante realtà – sottolinea il presidente del Panathlon Padova Renato Del Torchio – per il bellissimo risultato raggiunto. Al centro della serata ci sarà quella che non esito a chiamare la “nostra” squadra, perché fonda le proprie radici in una gloriosa storia ultracentenaria che ci coinvolge tutti».

Ore 12.40 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “La stagione-record non si cancella. Questo gruppo è solo da applaudire”) Dunque, la posizione nella Coppa Disciplina esclude la Biancoscudati Padova dalla finale a quattro della poule scudetto di serie D, quella che Parlato aveva vinto l’anno scorso alla guida del Pordenone. Un pizzico di amarezza a chiusura della stagione dei record, che consacra un gruppo eccezionale, di tecnici e giocatori, ed esalta, se ancora ce ne fosse bisogno, una società capace di tradurre in risultati concreti, non in sterili promesse, il suo “credo”, fatto di programmazione e umiltà, di concretezza e semplicità. Ci sarebbe ampio motivo per discutere sui criteri di un regolamento quantomeno strano, visto e considerato che in nessun altro campionato, quando si arriva ad assegnare un titolo tricolore, è la correttezza dei propri giocatori e tifosi nell’arco di 9 o 10 mesi a determinare chi va avanti e chi si ferma, ma non lamentiamoci troppo se ci è stata preclusa la chance dello scudetto. Era ben altro il traguardo da centrare, ed è stato tagliato in modo superbo, schiacciando una concorrenza scioltasi strada facendo e che è stata lasciata a distanza… siderale. Da oggi, trasferta in Regione a Venezia a parte, si può pensare ad altro, soprattutto al piano per affrontare la Lega Pro, un piano che consenta al Biancoscudo di recitare un ruolo importante, anche se sarebbe sbagliato, a nostro parere, “caricare” subito di responsabilità pesanti il nuovo gruppo che verrà messo a disposizione di Parlato, non fosse altro perché va concesso a chi sale dai dilettanti di calarsi nella categoria con piena consapevolezza delle proprie qualità e dei propri limiti, senza forzature. Ed è altrettanto importante che, nel momento in cui – ai primi di giugno – si passerà dallo “status” di Ssd (Società sportiva dilettantistica) a quello di Spa (Società per azioni), per gestire meglio l’impatto con il professionismo, Bergamin e Bonetto, artefici della rinascita del pallone alle nostre latitudini, sappiano di poter contare sull’apporto di soci di peso, come si annunciano i vari Poliero, Tosetto e Salot, con i quali condivideranno l’avventura, cedendo loro il 40% delle quote di cui dispongono adesso. La “padovanità” di questo Padova è un tratto fondamentale per cementare ulteriormente l’ottimo rapporto creatosi con l’ambiente e una tifoseria che anche ieri, allo stadio, pur ridotta (comprensibilmente) nelle presenze per una partita che aveva poco appeal, ha dimostrato di essere già pronta a fare la sua parte sino in fondo. Certo, una tiratina d’orecchi alla fine ci sta, per i petardi esplosi a Valdagno, che sono costati la disputa della gara con il Montebelluna a porte chiuse (anche se poi il provvedimento ha riguardato unicamente la Tribuna Fattori), e che hanno pesato non poco su quella 118ª posizione occupata nella graduatoria della Coppa Disciplina, ma anche per i cartellini rossi rimediati in campo, segno di un gruppo forte, sì, ma anche un po’ nervoso. In ogni caso, al di là, ripetiamo, dell’anomalìa di un regolamento che non ha uguali in giro, Cunico & C. vanno applauditi ed esaltati per una promozione che non era affatto scontata. Hanno restituito a Padova molto di ciò che le era stato tolto da avventurieri senza scrupoli. Ora lasciamoli riposare, le vacanze se le sono più che meritate.

Ore 12.30 – Le pagelle del Padova (Mattino di Padova, Stefano Edel): Petkovic 6; Bortot 6.5, Sentinelli 6, Niccolini 7, Salvadori 6; Fenati 6 (Mazzocco 6.5), Nichele 6.5; Ilari 6.5, Cunico 7 (Segato 6.5), Petrilli 6 (Amirante 7); Zubin 7.5.

Ore 12.20 – (Mattino di Padova) I Biancoscudati tengono il pallone, il Cuneo fatica a pungere, con l’occasione più grossa capitata al 19′ a Zubin, il quale, servito da un lancio di Nichele, prova a superare il portiere con un tocco sotto, ma calcia sull’esterno della rete. Tre minuti dopo è Niccolini, invece, a salvare la propria porta spazzando a pochi passi dalla linea un colpo di testa di Carretto che intendeva servire França al centro. I ritmi non sono molto veloci e così basta un’accelerazione per spezzare l’equilibrio. È il 27’quando Ilari serve in profondità Cunico: il capitano, sulla destra, invece di puntare la porta serve di prima al centro Zubin, che infila da pochi passi, con la difesa del Cuneo che si era fermata chiedendo (inutilmente) il fuorigioco. Al 35′ ancora un contropiede veloce del Padova fa correre Petrilli sulla sinistra: il cross dell’esterno pesca sul palo opposto Ilari, la cui deviazione sotto misura incoccia sul palo. Il Cuneo si fa vedere solo al 42′, quando França sfiora l’incrocio con un colpo di testa su cross di Ferrero, in un’azione molto simile a quella che, due minuti più tardi, porta Zubin alla conclusione che si spegne sul fondo. È comunque festa. Nella ripresa, dopo 7’, Parlato cambia assetto, sostituendo Petrilli con Amirante e passando al “4-3-1-2”. Proprio il nuovo entrato si fa vedere al 12′ con un bolide che termina a lato a conclusione di un’azione personale. I ritmi, se possibile, si abbassano ancora di più, con i Biancoscudati che non faticano molto a contenere le azioni sterili degli ospiti. Entrano anche Mazzocco e Segato, ma ad andare vicinissimo al raddoppio è Zubin, con un gran destro al volo su cross di Ilari, che si stampa sulla traversa alla mezz’ora. A segnare il secondo gol ci pensa Amirante, al 36′, freddando il portiere su assist di Zubin dopo un veloce contropiede impostato da Segato. Nel finale c’è tempo solo per un gol annullato allo stesso Segato per fuorigioco al 40′ e per l’ultima festa, comunque gioiosa, sotto la Fattori, in una stagione che ha visto il Padova mantenere imbattuto l’Euganeo, con 14 vittorie e appena 4 pareggi tra le mura amiche.

Ore 12.10 – (Mattino di Padova) La stagione del Padova finisce qui. L’ultima giornata dei triangolari-scudetto è terminata come un po’ tutti si aspettavano: Biancoscudati che vincono 2-0 contro il Cuneo e Siena e Maceratese che, pareggiando 0-0, passano il turno a braccetto. Il Padova è eliminato perché, pur arrivando a pari punti con il Castiglione nel girone Nord, con lo scontro diretto in parità, paga la peggiore classifica nella Coppa Disciplina (118º posto contro 45º). Stesso discorso per quanto riguarda la migliore seconda, che è il Siena, il quale ha concluso a 4 punti (gli stessi del Padova) ma, grazie al 113º posto sempre nella Coppa Disciplina, si qualifica per la final four. Una vera e propria beffa per la squadra di Parlato, che conclude senza sconfitte anche la corsa per il tricolore, in un 2015 che l’ha vista perdere soltanto due gare, a gennaio, contro Altovicentino e Union Pro. Ritmi bassi. Il tecnico cambia parecchio rispetto all’ultima sfida di Castiglione delle Stiviere, complici anche le squalifiche di Dionisi e Ferretti. Si rivede Bortot, torna Petrilli e la mediana è nuova di zecca con Fenati e Nichele. Cambia, rispetto alle abitudini stagionali, anche l’atmosfera dello stadio. Sarà perché è uscito il sole dopo una settimana di maltempo, sarà perché non valgono gli abbonamenti stagionali, sarà anche perché i risultati sfavorevoli del mercoledì hanno complicato non poco le possibilità biancoscudate di passare il turno, fatto sta che un Euganeo così vuoto quest’anno non si era mai visto. Il clima sembra quello di un’amichevole estiva, ed è un peccato soprattutto perché almeno la premiazione per la vittoria del girone C, con Cunico che alza la coppa prima del fischio d’inizio, accompagnato dalle due figlie minori di Marco Bergamin, avrebbe meritato una cornice diversa. Probabilmente anche le due squadre in campo risentono del clima vacanziero e nel primo quarto d’ora non succede quasi nulla.

Ore 11.50 – Qui Venezia: giro in centro per i Biancoscudati, fermati da numerosi turisti incuriositi.

Ore 11.20 – Qui Venezia: foto di rito per i Biancoscudati.

Ore 11.00 – Qui Venezia: consegnati ai Biancoscudati una targa ed un bassorilievo, mentre Giuseppe Bergamin regala a Clodovaldo Ruffao una maglia personalizzata e una sciarpa,

Ore 10.50 – Qui Venezia, Fabrizio De Poli: “Ho giocato qualche torneo notturno con Clodovaldo Ruffato, era un buon giocatore! Siamo qui a festeggiare, ma spero che Padova possa togliersi altre soddisfazioni anche in futuro. Il calcio va avanti, ma vi porterò sempre nel mio cuore! Ora, però, godiamoci questi ultimi giorni…”.

Ore 10.45 – Qui Venezia, Carmine Parlato: “Questa stagione rimarrà indelebile nel mio cuore. Ad una parte della mia anima dispiace che sia finita, ma vorrei che in ogni via di Padova risuonasse la storia di questi grandi ragazzi, perché quest’anno è stata compiuta una vera impresa!”.

Ore 10.40 – Qui Venezia, Giuseppe Bergamin: “È molto bello e positivo che le istituzioni guardino alle realtà sportive del Veneto. Come società nuova ed inesperta ci siamo impegnati ed abbiamo cercato coi nostri mezzi e le nostre capacità di portare una ventata d’aria fresca portando soprattutto a Padova la “Padovanità”. Il pubblico ha apprezzato quanto abbiamo fatto, riconoscendo i nostri valori. Sono poi contentissimo di aver riportato le famiglie allo stadio! Questo incontro è di buon auspicio anche per il futuro, perché serve l’aiuto ed il sostegno delle istituzioni. E ne approfitto per ringraziare nuovamente Parlato e De Poli per quanto fatto”.

Ore 10.35 – Qui Venezia, prende la parola il presidente Clodovaldo Ruffato: “È un vero piacere per me incontrare ed omaggiare i Biancoscudati dopo la cavalcata trionfale di quest’anno. Conosco da decine di anni il presidente Bergamin ed il ds De Poli, abbiamo anche giocato a calcio insieme. Dobbiamo complimentarci con questa società, perché ha lavorato con serietà e grande umiltà riuscendo a riportare l’entusiasmo nei tifosi e soprattutto riuscendo a riportare il Padova tra i professionisti. Spero di riuscire a rivedere il Padova in serie A, è un mio sogno! Ringrazio tutti, dal presidente ai magazzinieri, perché è facendo squadra e gruppo che arrivano i successi. Mi piace poi ricordare Silvio Appiani, uno dei primi capocannonieri della storia del Padova, che è morto il 20 ottobre 1915 sul Carso e nel centenario dall’inizio della Grande Guerra mi sembra doveroso omaggiarlo”.

Ore 10.30 – Qui Venezia: I Biancoscudati sono arrivati a Palazzo Ferro-Fini, sede del Consiglio Regionale del Veneto, dove sono accolti dal presidente Clodovaldo Ruffato.

Ore 10.20 – (Mattino di Padova) Cosa le mancherà di più? «Tante cose, dalla preparazione della partita alla domenica alla tensione. Il dispiacere maggiore, però, è rendermi conto che qualche ragazzo sicuramente non potrà continuare il nostro percorso l’anno prossimo: è una cosa che non riesco a mandare giù, il cuore ci soffre ma siamo professionisti, e bisogna farlo. Se siamo arrivati qui, il merito è di ognuno di loro, ma anche di tutte le persone che hanno lavorato dietro le quinte. E sono convinto che, quando si spegneranno le luci, nessuno dimenticherà questi ragazzi e l’annata fantastica di cui si sono resi interpreti». Quando arriverà la fine, Parlato riuscirà ad andare in vacanza o avrà già la testa alla prossima stagione? «Non lo so: da un lato è giusto staccare per un periodo la spina, dall’altro saranno settimane di grande lavoro. Già in questi dieci giorni andremo a valutare il futuro. A cominciare da chi rimarrà, per arrivare a chi potrebbe inserirsi: chi arriverà, comunque, dovrà avere i princìpi dei giocatori di quest’anno, la passione e la fede, il rispetto per la maglia e la consapevolezza di cosa vuol dire giocare a Padova. I ragazzi di questo gruppo non hanno mai avuto la puzza sotto al naso, hanno pensato solo a portare il Padova nella categoria superiore, in Lega Pro. E l’anno prossimo voglio che il Padova sia così».

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) «Quello che fa più rabbia è uscire per effetto di un regolamento assurdo: il Padova sarebbe primo nel girone per differenza-reti, invece si ritrova eliminato per un criterio che non condivido, e che chiedo a chi organizza la manifestazione di rivedere. È andata così, peccato». E dire che lei si era rimesso pure il giubbotto scaramantico. Ci credeva davvero? «Me lo sono rimesso, sì, e alla fine l’ho regalato ai tifosi della Tribuna Fattori. Ero tentennante, quell’indumento è stato parte del mio viaggio, avrei conservato tanti ricordi, ma mi è sembrato opportuno donarlo ai tifosi». Adesso la stagione è davvero finita. «Vero, e non me ne rendo ancora conto. Con la squadra staremo insieme ancora una settimana, massimo una decina di giorni, prima del “rompete le righe”. Cercheremo di goderceli finchè possiamo, è giusto stare ancora un po’ uniti, ma arriverà per forza il momento in cui finirà tutto».

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Dicesi “biscotto” un dolce di piccole dimensioni, composto di farina, zucchero, uova e grassi, cotto a lungo in forno per renderlo friabile e croccante. Dicesi, però, anche di un accordo tacito tra i due contendenti di una gara per ottenere un risultato finale che soddisfi entrambi, in genere a discapito di altri partecipanti. Che ci sia stato o meno (da Macerata giurano di no, visti i due pali colpiti ieri dai toscani nel confronto diretto con i marchigiani), a Carmine Parlato sarà stato comunque indigesto: Maceratese e Siena, senza farsi male, hanno cacciato il detentore in carica dello scudetto dilettanti fuori dalla competizione. Lui, che con il suo Pordenone l’anno scorso si era cucito il tricolore sul petto, avrebbe voluto con tutto il cuore ripetere l’impresa, stavolta alla guida dei Biancoscudati. Quantomeno per spostare sempre più in là la chiusura di una stagione magica che nessuno, della squadra ma pure dei tifosi, avrebbe mai voluto veder terminare. «Non intendo parlare del risultato di Macerata, non mi interessa», taglia subito corto il mister nel dopo-partita.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Da una parte, quindi, i passaggi formali. Dall’altra l’inizio della costruzione della nuova squadra. Si ripartirà dal capitano Marco Cunico? «Penso che nelle prossime due settimane qualcosa si saprà», rivela il numero 10. «Se ci sarà anche la volontà della società, mi piacerebbe continuare con questa maglia. Mi spiace non essere riusciti a proseguire la corsa nella poule scudetto. Ci tenevamo molto, anche se, quando ho saputo il regolamento, la competizione un po’ mi è scaduta. Da che mondo è mondo, si guardano altri criteri. Ci teniamo comunque i risultati ottenuti e il fatto di aver dimostrato di essere più forti anche di Cuneo e Castiglione». Annuisce Emil Zubin: «Siamo fuori per una regola assurda, ma abbiamo concluso a testa alta. Ci aspettavamo, conoscendo il calcio in Italia, il pareggio tra Maceratese e Siena». L’ultimo gol della stagione è di Savio Amirante: «Speravamo di avanzare, ma c’erano poche chance», sospira il centravanti. «Il Padova in ogni caso ha dimostrato di essere più forte. Adesso che è finita la stagione, voglio recuperare al cento per cento dal problema al tendine del ginocchio, in vista della prossima annata. Spero di restare a Padova».

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Il Padova pensa già al futuro, nonostante anche nella dirigenza rimanga un pizzico di amarezza per come si è conclusa l’avventura biancoscudata nella poule scudetto. «Sul campo abbiamo dimostrato di essere più forti», spiega l’amministratore delegato Roberto Bonetto. «Se si usassero i metri giusti, come la differenza-reti, saremmo noi i primi del nostro girone. Ne ho parlato anche con il segretario della Lega, questo regolamento è senza dubbio da rivedere». Bonetto è già concentrato sulle prossime mosse societarie: «L’ingresso dei tre nuovi azionisti ci permette di allargare la base societaria ed essere più sereni sia sotto l’aspetto finanziario che a livello di risorse umane. Venerdì 5 giugno ci ritroveremo nello studio del notaio Doria per cambiare la ragione sociale, da dilettantistica a professionistica. Abbiamo fatto un’ingiunzione alla Lega per chiedere se fosse già possibile variare la denominazione da Biancoscudati Padova a Calcio Padova. In caso di risposta positiva lo faremo proprio il 5, altrimenti aspetteremo i primi di luglio. Intanto, oltre a modificare la ragione sociale, approveremo il nuovo atto costitutivo consono ai requisiti della Lega Pro».

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Lo 0-0 tra Maceratese e Siena, nel triangolare Centro per la poule scudetto, qualifica entrambe per la final four ed estromette il Padova dalla corsa al tricolore della serie D. Alla fine è andata come tutti sospettavano: la Biancoscudati, pur vincendo con il Cuneo e raggiungendo il Castiglione a quota 4 punti, rimane fuori dai giochi per effetto della posizione nella graduatoria della Coppa Disciplina. A giocarsi il titolo italiano proprio a Macerata (giovedì 28 le semifinali, sabato 30 la finalissima), saranno quindi i padroni di casa, i toscani della Robur Siena, i lombardi del Castiglione e l’Akragas, che ieri sera nell’ultimo match del triangolare Sud ha ottenuto lo 0-0 a Andria. IL PADOVA IN REGIONE. Oggi, intanto, trasferta veneziana per i biancoscudati, che – mancherà solo l’a.d. Roberto Bonetto, via per impegni di lavoro – saranno ricevuti alle ore 11, a Palazzo Ferro Fini, dal presidente del Consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, per un riconoscimento ufficiale dopo la promozione in Lega Pro. Saranno presenti i giocatori, i tecnici e i dirigenti, guidati dal presidente Giuseppe Bergamin.

Ore 08.40 – Playout, serie D girone C: Dro-Triestina 1-3 dts, Giorgione-Kras Repen 2-1. Salvezza per Triestina e Giorgione, retrocedono Dro e Kras Repen.

Ore 08.38 – Playoff, serie D girone C: AltoVicentino-Sacilese 4-3.

Ore 08.36 – Poule scudetto, passano il turno Castiglione, Maceratese, Siena ed Akragas.

Ore 08.34 – Poule scudetto, i risultati della terza giornata: Padova-Cuneo 2-0, Maceratese-Siena 0-0, Fidelis Andria-Akragas 0-0.

Ore 08.32 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.30 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Box Uomo, Icone Vintage, Black Bell Tattoo, Maglietteveloci.it, Studio Pignatelli Netstore, InterBrau Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 24 maggio: il Padova batte 2-0 il Cuneo ma non passa il turno a causa del concomitante pareggio tra Maceratese e Siena.

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