Live 24! Padova, prima domenica senza calcio dopo la cavalcata trionfale di questa stagione

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Ore 20.40 – (Gazzettino, edizione di Treviso) Prima mossa del Calcio Montebelluna, che ha annunciato il non prolungamento del rapporto di collaborazione con il direttore sportivo Rinaldo Mazzonetto. Una decisione amichevole e consensuale tra quest’ultimo e la società, che in un comunicato diramato attraverso il sito internet ha ringraziato Mazzonetto per tutti gli anni di fattiva collaborazione, facendogli gli auguri per le prossime attività calcistiche. «Ringrazio il presidente Brombal per queste tre stagioni, avevo l’obiettivo di rispettare il budget e l’abbiamo coniugato con la salvezza della squadra ed il lancio di parecchi giovani – osserva Mazzonetto – ultimamente c’è stata qualche incomprensione, però il calcio è questo».

Ore 20.20 – (Tribuna di Treviso) Si separano le strade di Rinaldo Mazzonetto e del Montebelluna. Con cordialità e in modo consensuale. Una decisione dettata dalla stanchezza professionale del direttore sportivo, che ai colori biancocelesti ha legato 25 anni di carriera: giocatore fin dalle giovanili, poi allenatore e dirigente. L’ultima parentesi era iniziata quattro anni fa: Mazzonetto s’insediò con la presidenza Rossetto e l’anno successivo si trovò ad affrontare uno dei momenti più delicati della storia recente del club, traghettandolo verso i lidi più tranquilli della gestione Brombal. Come precisato nel comunicato, Montebelluna e Mazzonetto «hanno deciso in maniera amichevole e consensuale di non prolungare il rapporto di collaborazione che dura da molti anni. Nel ringraziare Rinaldo per tutti questi anni di fattiva collaborazione, la società porge un grosso in bocca al lupo per le sue prossime attività calcistiche». Solo logoramento o anche rapporti non idilliaci con qualcuno all’interno della società? Quel che è certo è che con il presidente Marzio Brombal il legame è sempre stato ottimo. Parallelamente, dovrebbe essere sciolto a breve il nodo allenatore e, stando a qualche spiffero, potrebbe prendere quota la conferma di Daniele Pasa. Spetterà al numero uno Brombal e al direttore generale Fabrizio Toniutto, che assorbirà anche il ruolo di Mazzonetto, definire la rosa che affronterà il prossimo torneo di serie D. L’organico sarà il giusto mix fra giovani e vecchi con il tradizionale, forte legame con il vivaio. Obiettivo partire dalla conferma dal blocco dei cosiddetti elementi esperti, mentre bisognerà decidere il destino dei prestiti Samba (Reggina) e Frimpong (Vicenza). Per il secondo, il prolungamento sembra vicino; nel primo caso, c’è in ballo la situazione societaria dei calabresi.

Ore 19.30 – (Gazzettino, edizione di Belluno) Il futuro è Totò. Il Belluno ha deciso: la maglia che fino all’altro ieri era di Andrea Radrezza oggi è di Antonio Acampora. La maglia in realtà il centravanti non l’ha ancora ricevuta perché si trova in Argentina per le vacanze e in Italia, per prendersi la divisa e firmare il contratto con il Belluno, tornerà soltanto il 21 luglio. Preciso e puntuale per il ritrovo dei gialloblu che si rivedranno ventiquattro ore dopo, il 22 luglio. Dopo i sondaggi con Brotto, Beccaro e Furlan mister Vecchiato e il ds Augusto Fardin – per il quale ognuno aveva il 25% di possibilità di arrivare – hanno deciso per stringere con Acampora e il sì, via telefono, è arrivato. Classe 1989, 180 centimetri per 73 chili, Antonio arriva a Belluno dopo una stagione trionfale a Monfalcone, conclusa con la promozione in serie D con un distacco di 15 punti sulla seconda e qualcosa come 81 gol segnati. Di questi 11 li ha firmati proprio lui. I numeri del Cobra insomma sono lontani, ma quest’anno pur avendo al suo fianco un certo Denis Godeas, che di gol ne ha realizzati 27, Antonio ha comunque messo a segno il suo bottino meritandosi i rinnovati complimenti di un decano della serie D quale Giuliano Zoratti che lo conosce da quando era un ragazzino. «Ci sono ottime possibilità che arrivi a Belluno», aveva detto Antonio qualche giorno fa, e a quanto pare quelle possibilità si sono concretizzate. Salutato Radrezza Fardin ha immediatamente messo a segno il colpo e chiuso il buco: in attesa di sapere cosa ne sarà di Posocco (Spal o non Spal?) e confermato – pare – Ruben D’Incà, l’attacco del Belluno ripartirà da Simone Corbanese e Antonio Acampora. DIFESA. Per quanto riguarda i vecchi dunque ora l’unico tassello da risolvere è quello nel cuore della difesa. Merli Sala al 90% se ne andrà e le speranze per il suo rimpiazzo sono legate al desiderio di riportare a casa Calcagnotto se non verrà confermato dal Real Vicenza. Risolto anche questo nodo bisognerà poi trovare un portiere, visto che tra Solagna e Schincariol verrà confermato soltanto uno, e aggiornare la questione fuoriquota. Dopodiché, dal 22 luglio, buon lavoro.

Ore 19.10 – (Corriere delle Alpi) Gabriele Brino torna in gialloblù. Il Belluno ha trovato il portiere classe 1997 che sostituirà Damiano Schincariol. L’estremo difensore due anni fa giocava negli allievi del Belluno, dopo ha provato la via del professionismo firmando per il Bassano. La società gialloblù lo ha contattato ed è pronta a farlo tornare, in prestito, in Piazzale della Resistenza. La soluzione sembra ottima, perché il giocatore è bellunese e vive a Castion. Il padre Antonio è stato anche nella dirigenza una decina di anni fa. Per Schincariol, la soluzione probabile è l’approdo ad una squadra di Eccellenza trevigiana. Mentre resterà l’altro giovane Davide Solagna, che si giocherà il posto proprio con Brino. Sul fronte giovani fuoriquota Giovanni Pescosta, classe 1996, dovrebbe rimanere, mentre è in dubbio ancora la presenza di Paolo Pellicanò, che ha avuto un contatto con il Padova. In Lega Pro c’è l’obbligo di avere cinque giovani in rosa, ma senza l’obbligo di farli giocare. Per Pellicanò non sarebbe facile trovare un posto nella lanciatissima squadra biancoscudata nell’anno del ritorno nel calcio professionistico. Grazie capitano. Titola così il tributo che gli ultras del Belluno hanno rivolto, sul proprio sito, ad Andrea Radrezza, l’indomani della sua cessione al San Giorgio Sedico. Evidentemente i tifosi più caldi gialloblù ritenevano doveroso salutare come si deve un giocatore che dal 2007, con una sola stagione di “espatrio” allo Jesolo, ha indossato la maglia della squadra del capoluogo. «Volevamo ringraziarti-cita il pezzo dei tifosi-per tutto quello che hai fatto per i nostri colori. Hai vissuto tante cose assieme a noi; il rischio fallimento, le salvezze conquistate con sudore ai play-out o all’ultimo respiro, la crescita costante negli anni fino a questi doppi play-off. Non è stato semplice con i seri infortuni che hai avuto ma quel pomeriggio contro l’Alto ti sei regalato e ci hai regalato un gol che valeva ben oltre la semplice marcatura». Il post prosegue poi con un significativo: «Ti sei sempre comportato da leader e ci sembrerà strano non vederti segnare con questa maglia. Ma sarai sempre un grande e non possiamo che augurarti il meglio perché tu, più di tutti, sai tutto della nostra storia più recente. Ti aspettiamo allo stadio». Poco dopo è arrivata la risposta di Radrezza. «Inizio col ringraziarvi per questi fantastici anni passati insieme. Ho indossato con onore la fascia da capitano che ho ereditato da un grande uomo come Brustolon e che ora lascerò ad un grande amico, giocatore ma soprattutto il più bomber in assoluto Corbanese. Mi mancherà tutto di questo ambiente perché mi sono sempre sentito a casa, questi colori ti danno una carica infinita! Grazie per tutto il sostegno che mi avete dato e per il bene che mi avete sempre dimostrato e spero che abbiate un bellissimo ricordo di questa avventura». Poi il saluto finale. «Vivo qui e quindi ci vedremo ancora e verrò sicuramente allo stadio per tifare Belluno quando avrò l’occasione per farlo. Un grande abbraccio a tutti voi. Con grande affetto, Radre».

Ore 18.40 – (Messaggero Veneto) Così, però, no. Che centrare la salvezza fosse un’impresa al limite dell’impossibile si sapeva. Ma prendere una simile imbarcata, peraltro dopo essere stati in vantaggio per 2-0 nei primi 20 minuti e sognato l’incredibile colpaccio, no. Fa malissimo la surreale batosta rimediata dal Pordenone al Brianteo nel ritorno del play-out salvezza di Lega Pro. Brucia da pazzi, perché al danno della retrocessione in serie D – a questo punto scongiurabile solo sperando nel ripescaggio – si aggiunge la doppia beffa della rimonta subita e del tiro al bersaglio di Bernasconi e compagni, che dopo il gran gol di Maccan per il 3-2 neroverde al 23’ del secondo tempo, hanno letteralmente preso a pallate una squadra divenuta via via inguardabile, molle come un panetto di burro lasciato sotto il sole, capace di incassare quattro reti nel giro di 10 minuti. Epilogo pazzesco, incredibile figuraccia. E dire che il pomeriggio era cominciato in modo altrettanto “folle”, ma nel senso opposto: riscaldamento non in campo ma dentro e fuori lo spogliatoio per i ramarri, alla ricerca della massima concentrazione, schieramento inedito di Rossitto, un 3-4-3 con Paladin in attacco e Buratto e Maracchi esterni di centrocampo, fuori Placido e Bertolucci. Quindi, l’assalto. Due grandi occasioni per Maccan al 2’ e al 4’, il Monza che non ci capisce nulla e, al 9’, il vantaggio firmato proprio da Paladin su cross di Franchini. E ancora Pordenone avanti: De Lucia dice di no a Maccan al 10’, al 18’ tocco sotto misura di Franchini, tra l’altro agganciato fallosamente dal portiere, che esce di un niente. Poi l’autogol di De Bode per il 2-0 al 20’, su lancio verticale di Migliorini e il difensore che, tutto solo, anticipa e spiazza il proprio numero 1. Ci sono tutte le condizioni ideali, sembra un sogno. Che alla mezz’ora già s’infrange: punizione bomba dell’ex Uliano deviata da Maniaero, corner, ponte sul primo palo di D’Ambrosio e Torri da due passi, dimenticato da Fissore, siglia l’1-2. Tre minuti dopo Ferrani non tiene Torri, che imbecca Pessina, Rosania lo lascia passare e il giovane numero 10 si beve Maniero prima di insaccare a porta vuota. E’ finita, oggettivamente, ma con dignità. Almeno sino alla prima parte della ripresa, perché il Pordenone ci prova ancora: all’11’ reclama un nettissimo rigore per fallo di D’Ambrosio su Paladin e le proteste costano l’espulsione a Rossitto. E al 23’ segna ancora con Maccan, che dal limite spedisce un fantastico esterno-collo mancino nel sette. Poi, il buio più totale. In campo tutte le punte neroverdi, quindi anche Bjelanovic, Gatto e Ravasi, ma la fase difensiva smette di esistere. Il Monza del saggio Pea ne approfitta, pareggia immediatamente sfruttando una marmellata di Ferrani e Maniero grazie a Bernasconi, vanno avanti su rigore al 28’ (goffo fallo di Fissore sullo scatenato Bernasconi, trasforma Pessina) e completano l’opera con altri due gol delnumero 17 biancorosso, indisturbato tra le belle statuine pordenonesi, che perdono anche la faccia. Game, set e match: Monza salvo, Pordenone giù.

Ore 18.10 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Tre settimane sono già state sprecate in seno a un Venezia che continua ad attendere (per ora invano) il presidente Yury Korablin. Dall’1-1 di Alessandria del 10 maggio la programmazione in vista della Lega Pro 2015/16 non è nemmeno stata abbozzata, visto che il dg Dante Scibilia, il ds Ivone De Franceschi e l’allenatore Michele Serena devono ancora ricevere il minimo segnale dal patron moscovita. Una situazione tanto inadeguata per un club professionistico, quanto usuale per il presidente Korablin che anche un anno fa di questi tempi era desaparecido, salvo poi non trovare l’intesa con l’allora dg Andrea Gazzoli ribaltando all’inizio di luglio tutti i quadri dirigenziali. Per non parlare della squadra che, in sostanza, è già una scatola vuota essendo sotto contratto i soli Legati e Raimondi con tutti gli altri giocatori che tra un mese saranno a spasso o di rientro alle società di appartenenza. Un groviglio di punti interrogativi che Korablin, ufficialmente trattenuto a Mosca da problemi di salute, dovrà in qualche modo sbrogliare innanzitutto spiegando se in tempi brevi se è nella condizione o meno di garantire un futuro al Venezia entro la scadenza dell’iscrizione fissata per il 30 giugno. Intanto, mentre gli arancioneroverdi sono già in vacanza, Bassano e Como inseguono la finale-playoff per la serie B contro Reggiana e Matera.

Ore 17.55 – Playoff serie D, fischio finale: AltoVicentino-Delta Porto Tolle 1-2.

Ore 17.45 – Playoff serie D, accorcia le distanze l’AltoVicentino. AltoVicentino-Delta Porto Tolle 1-2.

Ore 17.40 – Playoff Serie D, raddoppio del Delta Porto Tolle. AltoVicentino-Delta Porto Tolle 0-2.

Ore 17.10 – Playoff serie D, Delta Porto Tolle in vantaggio. AltoVicentino-Delta Porto Tolle 0-1.

Ore 16.50 – Playoff serie D, fine primo tempo: AltoVicentino-Delta Porto Tolle 0-0.

Ore 16.30 – (Giornale di Vicenza) «Se devo essere sincero in questo momento sono a casa, a Varese, con addosso una maglietta n.33 di Larry Bird». Non avesse fatto il calciatore magari ce lo saremmo ritrovati su un parquet di qualche palazzetto a sparare micidiali bordate da 3 verso il canestro avversario. Invece dobbiamo accontentarci della versione centrocampista, anche se il verbo, riferito a Daniele Dalla Bona, più che ingeneroso è ironico. Già, avercene di gente con i suoi piedi e la sua intelligenza calcistica, tant´è che quando si è svincolato dal Modena Diquigiovanni non ci ha pensato due volte a proporgli un biennale per il suo Real. Il primo anno se ne è andato tra luci ed ombre, il secondo è legato alla conferenza stampa di metà settimana del patron biancorosso. «Sì, al rompete le righe il presidente ci ha detto che si prendeva un paio di settimane per decidere. Ora è arrivato il momento, a quanto pare. Che succederà? Non si può mai dire, anche se l´uomo, per come l´ho conosciuto io, ha una grande passione. Non credo che molli completamente, lui è ambizioso e ha una storia che parla da sola. Staremo a vedere». Cellulare sempre acceso, Dalla Bona ha invece staccato la spina su tutto il resto, campionato in primis: «Gioco a basket con gli amici, sono tifoso di Varese e dei S.Antonio Spurs, mi prendo cura della famiglia, vedo gli amici. Insomma mi godo tutte quelle cose che la professione mi toglie durante l´anno. Riguardo alla stagione appena conclusa, la reputo buona. È chiaro che quando parti benissimo crei aspettative. Anche al nostro interno, pensavamo di poterci infilare tra le primissime, poi il girone di ritorno. Va detto, però, che al primo anno di Lega Pro si può essere contenti del settimo posto». Inutile chiedergli del futuro, lui taglia corto: «Di voci se ne sentono, ma non mi interessano. Io gioco per il Real Vicenza e aspetto le decisioni della società, tutto il resto come dite voi in Veneto sono ciacoe».

Ore 16.00 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) «Servirà tanta pazienza, testa nel gestire gli attacchi alla porta del Pescara e un Menti che sappia diventare una bolgia». Parole e considerazioni di Paolo Mazzeni, ex stopper e capitano del Vicenza guidato dall’indimenticato Bruno Giorgi che nel 1986 conquistò la promozione in serie A, poi revocata a tavolino. La sconfitta subita nel finale a Pescara ha solo complicato un po’ le cose nella doppia sfida contro gli abruzzesi di mister Oddo, ma il Vicenza con un vittoria, ottenuta con qualsiasi risultato, può accedere alla finale dei playoff. L’impresa quindi è difficile ma non certo impossibile, anche in considerazione di quanto si è visto all’Adriatico di Pescara. «Il Vicenza ha creato molto nel corso della partita — sottolinea l’esterno Lorenzo Laverone — nel primo tempo abbiamo avuto tre, quattro occasioni nelle quali potevamo fare gol. Non ci siamo riusciti, ma speravamo di portare a casa il pareggio perché ormai mancava veramente poco alla fine. E’ un peccato perché abbiamo perso immeritatamente, ma la gara di venerdì può essere considerata solo il primo tempo; adesso testa subito a martedì, si giocherà la ripresa e noi dobbiamo vincere in tutti i modi». Il rammarico per la sconfitta però c’è, anche perché, soprattutto nei minuti finali con la traversa colpita da Ragusa, il Vicenza è stato sfortunato. «Ormai è andata così, non serve piangersi addosso ma ripartire subito — sottolinea Laverone — bisogna guardare avanti facendo affidamento al nostro gioco e alla nostra forza di gruppo, che ci ha portato fino a qua. Dobbiamo rispondere sul campo perché nello sport le parole stanno a zero, non portano punti e non contano nulla. Casomai speriamo di avere un po’ di buona sorte, perché ultimamente se c’è una situazione mezza e mezza non va a noi. Ma la squadra c’è e ha saputo dimostralo tante volte in questo campionato; lo dobbiamo fare anche martedì sera, altra via non c’è. Tutti crediamo di potercela fare, battere il Pescara non è una impresa impossibile; sarà difficile perché sempre di semifinale di playoff si tratta e ci si gioca la massima serie, ma dobbiamo riuscire a trasformare la rabbia del dopo Pescara in grinta e convinzione da mettere in campo martedì sera al Menti». Sulla stessa linea è anche Pasquale Marino che, nonostante la sconfitta, è stato soddisfatto della prestazione dei suoi ragazzi. «La squadra ha fatto un’ottima prestazione, non meritava di perdere — precisa il tecnico biancorosso — nel primo tempo abbiamo giocato bene, anche se abbiamo avuto il torto di sbagliare tanto davanti alla porta del Pescara. Nella ripresa abbiamo sofferto nella parte finale, ma siamo stati anche molto sfortunati sulla traversa colpita da Ragusa, a testimonianza che avremmo meritato il pareggio. A Vicenza sarà una gara diversa, recupero qualche giocatore importante, e sono molto fiducioso». Martedì al Menti sarà una gara da vincere a tutti i costi, non certo una «prima volta» per un tecnico come Marino che nella sua carriera ha maturato anche esperienze in Europa quando allenava l’Udinese. Ma una partita da «mors tua, vita mea», Marino la giocò anche dieci anni fa sulla panchina dell’Arezzo. Era l’11 giugno 2005 e la formazione toscana nell’ultima gara casalinga del campionato aveva un solo risultato per restare in serie B; vincere contro la diretta concorrente alla salvezza, proprio il Vicenza guidato da Maurizio Viscidi. L’Arezzo vinse 3-0 mandando i biancorossi ai playout e quando gli si ricorda che anche dieci anni fa, alla vigilia del match, disse che il Vicenza avrebbe trovato un osso duro nella sua strada, al tecnico di Marsala scappa un mezzo sorriso. «Sono passati tanti anni — ricorda Marino — ma anche allora ero fiducioso, come lo sono adesso, di poter centrare l’obiettivo. Noi ci crediamo, l’ho visto negli occhi dei miei giocatori subito dopo la fine della partita, stavolta conto di poter disporre anche di qualche giocatore in più che mi consenta di poter fare delle scelte e magari dei cambi durante il match».

Ore 15.40 – (Giornale di Vicenza) Dalla spiaggia alla… piscina. Normale si potrebbe dire per un club che ufficialmente si chiama Pescara Delfino 1936 dopo il fallimento del 2008 e la rinascita con un nuovo assetto proprietario e societario all´inizio del 2009. Fuor di battuta, i giocatori della squadra biancazzurra, quelli che hanno disputato la gara con il Vicenza, ieri si sono limitati ad una seduta di scarico appunto in piscina. Alla vigilia della partita con i biancorossi il tecnico Oddo aveva invece fatto svolgere una parte dell´allenamento in spiaggia, per la gioia dei tifosi che avevano così potuto restare ancora più vicini ai loro beniamini.Al centro tecnico abruzzese di Montesilvano hanno invece lavorato sodo per due ore sotto il sole tutti gli altri giocatori, quelli cioè non impiegati o utilizzati per pochi minuti contro il Vicenza.Per la partita in programma al Menti il tecnico Massimo Oddo non ha particolari problemi: l´unico che ha lavorato a parte è stato l´attaccante Melchiorri per una contusione al polpaccio che però non desta preoccupazioni.Il tecnico subentrato a Baroni all´ultima giornata di campionato (per lui finora tre vittorie in altrettante gare) potrebbe cambiare qualcosa a metà campo e nella linea dei trequartisti.

Ore 15.20 – (Giornale di Vicenza) Il Pescara aveva una panchina lunga, con giocatori che in ogni altra squadra di B sarebbero probabilmente titolari, il Vicenza no. E la differenza nella gara di andata l´ha fatta anche la diversa disponibilità da parte dei due tecnici, senza nulla togliere ai biancorossi, tutti ammirevoli nell´impegno quando sono stati chiamati a dare il loro contributo ma con esperienza e tasso di qualità ovviamente diversi rispetto a squadre, come il Pescara appunto, costruite per la corsa alla promozione. Il Vicenza invece, ed è bene ricordarlo, è stato allestito in dieci giorni dopo il ripescaggio d´agosto e poi integrato nella rosa a gennaio per centrare l´obiettivo-salvezza. Ovvio che lunghezza e spessore degli organici siano diversi.Ma il gruppo di Marino ha ribaltato i pronostici durante tutto il campionato, andando al di là di ogni aspettativa, guadagnandosi sul campo quel terzo posto che è stato un´impresa, subito alle spalle delle due direttamente promosse in A, Carpi e Frosinone, mostrandosi fra l´altro alla loro altezza quando le ha affrontate.Ora è stato un peccato non poter giocare a Pescara con la miglior formazione possibile e tuttavia, come ha ben sottolineato Marino, chi è andato in campo ha disputato un´ottima gara, arrivando ad un soffio dal pari, ingabbiando un Pescara macchina da gol (69 in campionato, miglior attacco di tutto il torneo), vittorioso solo su rigore e per di più discusso.Che Vicenza sarà quello che affronterà il Pescara martedì sera? Marino potrà recuperare due giocatori molto importanti, i punti di riferimento del centrocampo e del reparto offensivo, vale a dire il regista Di Gennaro e il centravanti Cocco, entrambi squalificati per la gara dell´Adriatico. Il bomber in particolare ha svolto ieri quasi tutto il lavoro del gruppo e ha smaltito quasi del tutto l´affaticamento muscolare che aveva fatto scattare l´allarme alla fine della scorsa settimana.Non ci sono invece notizie incoraggianti per Manfredini, che ha svolto anche ieri lavoro differenziato: le possibilità che possa farcela sembrano assai ridotte e forte resta il dubbio sulla disponibilità di Brighenti. Il ginocchio è stabile, nella valutazione medica, ma dopo l´infortunio a Pescara sulla presenza del centrale nel ritorno di martedì c´è un grosso punto interrogativo. Più no che sì anche per Spinazzola, pure lui costretto ancora a proseguire nella preparazione differenziata.Oggi a Isola è previsto un allenamento pomeridiano.

Ore 15.00 – (Giornale di Vicenza) Pasquale Marino l´aveva detto pochi minuti dopo la fine della partita di Pescara, ancora con il bruciore di stomaco per quel finale in cui la sorte ha girato le spalle al Vicenza: azione sul filo del fuorigioco e discusso rigore per l´1-0 degli abruzzesi all´87´ e traversa piena di Ragusa al 90´. Il tecnico aveva subito rilanciato la sfida: «Nulla è perduto, ci rivedremo al Menti e sarà una bolgia».Detto, fatto. Ieri i tifosi si sono messi in coda alle biglietterie, come testimoniano le foto che pubblichiamo nella pagina e in serata il dato comunicato dalla società era di quasi 10 mila biglietti già venduti, meglio dire bruciati in poche ore. Esaurite curva Sud e curva Azzurra, restavano un migliaio di tagliandi nei Distinti e una limitata disponibilità in tribuna.Una risposta immediata, appassionata, convinta. Poche ore dopo la sconfitta nell´andata della semifinale playoff è come se il popolo biancorosso avesse voluto dire che quell´1-0 che sa un po´ di beffa non conta, che la gente del Lane è straconvinta che martedì sera i ragazzi di Marino potranno aggiungere un´altra perla alla loro già straordinaria stagione e guadagnare con una vittoria il passaporto per la finale.Il sogno serie A è ben vivo nel cuore dei tifosi, che renderanno una polveriera il vecchio stadio di via Schio, così come ha chiesto Marino, così come è sempre stato per le partite decisive, che si trattasse di conquistare la coppa Italia o di salvarsi dalla serie C.Le prove generali il pubblico le ha già fatte: sopra i 10 mila spettatori nelle partite contro Carpi, Avellino, Frosinone, quando ancora c´era la speranza del secondo posto, cioè della promozione diretta, ma anche dopo, quando si trattava di tenere la terza posizione, la migliore possibile in vista dei playoff.Adesso siamo al bivio finale: martedì sera dentro o fuori. Se vince il Vicenza va a giocarsi la serie A, probabilmente con il Bologna, se non vince chiuderà una stagione comunque straordinaria, va ribadito. Ma nessuno è sfiorato dal dubbio, a giudicare dalla corsa al biglietto scattata ieri: i tifosi vogliono credere che il Vicenza scavalcherà anche questo ostacolo, pronti a dare un apporto decisivo ai biancorossi. Sì, il Menti darà spettacolo martedì sera nella sfida col Pescara e si è già visto in questa stagione come sappia trascinare la squadra.

Ore 14.30 – (Gazzettino) Nel corso della prossima settimana si delineeranno i quadri del nuovo Cittadella. La prima scelta sarà quella del direttore generale, con le quotazioni di Stefano Marchetti in vertiginosa ascesa: la conferma dell’attuale dirigente appare sempre più probabile. Poi l’allenatore, che sarà scelto dal diggi eletto. Dovesse restare Marchetti, con ogni probabilità si guarderà in casa, con Giacomin in pole position. Con un nuovo direttore generale, invece, ogni scenario diventa possibile. Scelto anche il tecnico, si costruirà la squadra. Ma chi resterà dell’attuale organico? Analizziamo la rosa, reparto per reparto. I due portieri Andrea Pierobon e Alex Valentini potrebbero essere confermati anche in Lega Pro, magari ripristinando le gerarchie di inizio stagione, con Valentini titolare e Pierobon riserva. Difficile, infatti, che il primo accetti la panchina come successo nel girone di ritorno dell’ultimo campionato. Valentini è in prestito dallo Spezia, l’accordo non dovrebbe essere complicato. Da capire poi se Pierobon, alla soglia dei 46 anni, abbia ancora intenzione di rimettersi in gioco, di giocare un’altra stagione. C’è anche il terzo portiere, Matteo Vaccarecci, messo sotto contratto per sei mesi: resterà in rosa se dovesse lasciare uno dei due titolari. Capitolo difesa: i giocatori che hanno sicuro mercato sono tre, Scaglia (in comproprietà con il Torino, da risolvere), Pellizzer e Barreca (in prestito dal Torino). Non resteranno a Cittadella. Da capire la posizione di Camigliano, in prestito dall’Udinese, che con Signorini potrebbe formare una coppia di centrali di tutto rispetto. Resteranno Cappelletti, De Leidi, Donazzan e Pecorini. Il centrocampo granata perderà quasi sicuramente Rigoni e Kupisz (in prestito dal Chievo), mentre sono in dubbio le posizioni di Bazzoffia, arrivato a gennaio dall’Olhanense (Portogallo) e Busellato, sotto contratto con il Cittadella ma in odore di partenza. Paolucci, Benedetti e Lora saranno i «pilastri» sui quali ripartire a centrocampo, con Minesso e Schenetti esterni di lusso in Lega Pro. E concludiamo con il reparto avanzato: hanno il contratto Gerardi, Coralli e Sgrigna, averli in attacco in Lega Pro significherebbe disporre di un potenziale offensivo di prim’ordine. Stanco, in prestito dal Modena, dovrebbe invece tornare alla casa madre.

Ore 14.00 – (Gazzetta di Reggio) Reggio si appresta a vivere un’altra domenica di passione, con il cuore in gola. Milletrecento ambasciatori della reggianità saranno presenti al Rino Mercante di Bassano, mentre l’altra Reggio seguirà la partita di maxischermo che sarà collocato in piazza Martiri del 7 luglio. Una piazza diversa rispetto a San Prospero per consentire a un maggior numero di tifosi di seguire il match anche perché in caso di vittoria sarà festa grande. Non sarà ancora serie B ma poco ci manca.Un sottile e ipotetico cordone ombelicale unisce i supporters del Gruppo Vandelli che coloreranno di granata il Mercante di Bassano e i migliaia di tifosi che si ritroveranno in piazza per soffrire e gioire davanti al maxischermo. Il ricordo del palpitante successo nello spareggio con l’Ascoli ha cancellato l’amarezza della finale con la Paganese e oggi saranno in tanti che vorranno rivivere le emozioni provate ai supplementari contro i marchigiani. Sono in molti a ipotizzare lo stesso finale per questa gara di ritorno che vale l’accesso alla finalissima. Anzi c’è chi adombra l’incubo dei rigori il che renderebbe ancora più emozionante questa sfida. Un match che i milletrecento reggiani del Gruppo Vandelli potranno vivere in diretta ma a differenza di Ascoli troveranno un ambiente, quello veneto, cordiale e sportivo. Si preannuncia una bella domenica di sport. I tifosi del Gruppo Vandelli allestiranno il torpedone di pullman (quattro) e di auto che alle 10.30 partirà dal piazzale dell’ex Polveriera. Sarà, com’è stato per Ascoli, una festa lunga oltre duecento chilometri. Sì, perché pane e salame non macheranno di certo, così come tanta birra e del buon lambrusco.

Ore 13.40 – (Gazzetta di Reggio) Non sarà facile, anzi ma l’impressione è che questa sfida tra Bassano e Reggiana, in programma oggi al Rino Mercante alle ore 18, sia la vera finalissima che vale la serie B. Una convinzione avvalorata dal parere di molti addetti ai lavori, forse perché chi riesce a passare giocherà, contro Matera o Como poco importa, la partita di ritorno sarà tra le mura amiche. E per la Reggiana significa giocare in un Città del Tricolore da tutto esaurito. Dai diecimila l’asticella si alzerà per portare ventimila cuori granata allo stadio. E’ vero che i tifosi non vanno in campo e la partita la giocano i giocatori, però, anche oggi per i granata sarà certamente stimolante scendere in campo al Rino Mercante cavalcando l’entusiasmo dei milletrecento tifosi. Per la Reggiana, in pratica, sarà come giocare al Città del Tricolore. Restano, questo è logico, le difficoltà tecnico-tattiche dato che il Bassano ha dimostrato a Reggio tutto il suo potenziale offensivo e una straordinaria compattezza. Una squadra che ha impressionato per la capacità di stare in campo e per le sue ripartenze, puntando soprattutto sugli esterni Furlan e Iocolano, senza trascurare il cannoniere Pietribiasi e il valore aggiunto Nolè. Un Bassano che diventa micidiale quando ha la possibilità di sfruttare gli spazi e proprio in questa logica l’allenatore granata Alberto Colombo ha studiato le contromisure. La Reggiana cercherà di impedire ai centrocampisti di innescare gli esterni offensivi del Bassano e farà “massa” a centrocampo intercettando tutte le linee di passaggio. L’intento è quello di togliere i rifornimenti per le punte e sfruttare le accelerazioni di Giannone e Bruccini o le conclusioni dalla distanza di Angiulli. Il diabolico progetto tattico di Alberto Colombo sarà quello di mantenere inchiodata la partita sul risultato di parità per poi giocarsi tutto negli ultimi minuti o anche ai supplementari. Non è da scartare nemmeno l’idea dei calci di rigore proprio perché questa partita, nonostante ciò che pensa il tecnico Asta, si giocherà sul filo dell’assoluto equilibrio. Tra Bassano e Reggiana non c’è grande differenza di valori tecnici e capacità di fare la partita e se non sarà un episodio a far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra, si dovrà puntare alla vittoria per stanchezza. E’ giusto dire che Reggiana e Bassano hanno il 50% di possibilità di agguantare la finale, così come il timore è di assistere a una partita più tattica che spettacolare. Di sicuro chi passerà in vantaggio avrà tantissime chance di portare in porto la vittoria.

Ore 13.10 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Il gran giorno è arrivato, finalmente. Oggi al Mercante il Bassano è atteso da un’altra partita da dentro o fuori dopo il turno preliminare contro la Juve Stabia. Lo 0-0 dell’andata a Reggio Emilia, che pure non è un risultato da disprezzare in ottica qualificazione, mette i giallorossi in una posizione di estremo rischio sulla strada della finale playoff per la promozione in serie B. Basterà una vittoria contro la Reggiana di Alberto Colombo con qualsiasi punteggio, questo è vero, ma allo stesso tempo se si dovesse subire un gol, le cose si complicherebbero maledettamente, perché un pari con reti qualificherebbe la Reggiana per l’ultimo atto per gli spareggi con vista sulla cadetteria. Lo 0-0 porterebbe invece la partita all’overtime e agli eventuali rigori. Antonino Asta ha vissuto una settimana molto particolare: le voci sull’interesse di almeno quattro club cadetti per l’allenatore di Alcamo sono rimbalzate ovunque, così come l’indiscrezione che parla di un affondo determinante del Novara e di un biennale già pronto per lui. Voci tutte da verificare e in questo momento gli unici pensieri di Asta portano al campo e una domenica da vivere con l’entusiasmo di chi vuol essere ancora protagonista. «Siamo determinati ad andare fino in fondo — evidenzia Asta — e vogliamo a tutti i costi arrivare in finale. Dispiace per la partita di andata, perché avremmo meritato di vincere e al contrario, purtroppo, siamo tornati a casa con uno 0-0 un po’ pericoloso per i motivi che tutti possono intuire. Loro, poi, fuori casa hanno ottenuto vittorie molto importanti, penso per esempio a quella di Ascoli ai playoff. Arrivano sin qui due squadre, per quanto se ne possa pensare su chi la spunterà, che hanno saputo giocare a calcio e offrire un buon calcio. Oggi ci servirà anche l’aiuto dei nostri tifosi». Le ultime sulle formazioni. Al posto di Proietti (squalificato) giocherà Cenetti, per il resto dovrebbe essere confermata in blocco la squadra dell’andata. Poche, ma significative novità anche nella Reggiana. Non ci saranno De Giosa (infortunato, al suo posto Sabotic) e Siega (nel tridente offensivo è stato provato a lungo Ricci, con l’alternativa prima rappresentata da Petkovic), per il resto si punta ancora sulla qualità di Giannone e di Ruopolo e ci sono dubbi pure sulla presenza di Andreoni e Spanò, entrambi acciaccati e a rischio forfait. «Non saprei dire chi è favorito — dice Alberto Colombo — è chiaro che lo 0-0 è un risultato che lascia le porte aperte a qualsiasi soluzione, ma questi playoff regalano un particolare vantaggio a chi gioca in casa. Saremo però seguiti da tanti tifosi e questo ci conforta, perché abbiamo parecchi problemi: De Giosa e Siega non ci saranno, proveremo a recuperare Andreoni e Spanò, anche se nessuno dei due è in buone condizioni. Nel caso potrei schierare De Biasi o anche Parola come centrale difensivo, valuterò all’ultimo momento». Intanto da Reggio Emilia sono in arrivo più di mille tifosi. Un esodo mai visto da queste parti, ma che il Mercante è pronto a ospitare per la partita più importante dell’anno.

Ore 12.50 – (Giornale di Vicenza) Una tensione come quella con la Juve Stabia, mai più, ci eravamo detti tutti quanti 15 giorni fa. Infatti questa è pure peggio. Duello in due gare, ma lo 0-0 dell´andata conta quanto il due di coppe con briscola bastoni, praticamente è una partita secca: chi vince passa. Bassano-Reggiana alle 18 nel catino esaurito del Mercante (3 mila persone attese, mille da Reggio, biglietti finiti da 2 giorni e botteghini chiusi, inutile presentarsi oggi) è una semifinale che vale una finale. «Da un lato, proprio per questo c´è un filo di rimpianto per il mancato successo solo sfiorato di sette giorni fa argomenta Asta dall´altro quel risultato ci impedisce di fare calcoli perchè noi quando pretendiamo di gestire un punteggio ci incasiniamo. Posso capire loro che avendola sfangata al primo round adesso tireranno a vincere più che mai. Ma noi ci siamo. I primi giorni seguenti al termine del campionato avevo visto i ragazzi a terra, delusi per una promozione diretta sfuggita nel modo che tutti sappiamo. In quei casi o ti abbatti e ti rassegni. Oppure reagisci di brutto. E i miei hanno scelto la seconda strada e ora provano a giocarsela sino alla fine. Ho visto che alla Reggiana sono molto convinti e consapevoli di potercela fare ma pure noi siamo carichi. Immagino che i granata ci aspetteranno per ripartire negli spazi, sanno fare malissimo. Sarà necessario offendere nel rispetto degli equilibri». Out lo squalificato Proietti e il lungodegente Rossi tra i pali, Bassano ieri non cantava a squarciagola in spogliatoio come la Reggiana alla stessa ora, tuttavia Asta garantiva sulla concentrazione dei suoi. «Chiedo la medesima attenzione di Reggio con la differenza che l´atteggiamento vivo e propositivo che ho apprezzato nella ripresa al Mapei Stadium dovremo inscenarlo sin dal primo minuto. A pelle e a sensazione non credo che la tireremo ai supplementari o ai rigori avverte dal dischetto ci siamo esercitati ugualmente. Giannone è l´osservato speciale. «Non gli costruiremo una gabbia ma bisognerà difendere coralmente per arginare le se giocate». L´ultimo pensiero è per il popolo giallorosso: «Ci starà vicino».

Ore 12.20 – (Gazzettino, edizione di Rovigo) Oggi alle 16 a Valdagno il Delta Porto Tolle Rovigo scende in campo contro l’Altovicentino per il primo turno dei play-off nazionali e per la «decima». Una vittoria sul terreno dell’ex Giuseppe Cozzolino significherebbe la decima vittoria consecutiva, ma anche l’ammissione tra le prime sei squadre della serie D di calcio, con un eventuale ripescaggio in Lega Pro (tra scandali e fallimenti dei club di terza serie) una prospettiva non difficile. Luca Tiozzo avrà tutti gli effettivi tranne lo squalificato Baldrocco, uno tra Pandiani e Gherardi al suo posto, e un gruppo più solido che mai. «Una delle due punte partirà titolare, l’altra subentrerà e sono sicuro che daranno il 110%. Il gruppo che ho mi sorprende ogni giorno tra attenzione, mentalità vincente e voglia, arrivare così a fine settimana e tanta roba. L’Altovicentino è fortemente motivato ed ha grandi qualità». Non si sbilancia Tiozzo sui vicentini: la squadra del presidente Dalle Rive ha giocatori di qualità eccezionale, forte dalla cintola in su, ma debole e lenta in difesa, gioco basato più sulle individualità. Seconda nel proprio girone sta avendo un calo, 70 punti totali, 39 nell’andata e 31 nel ritorno; nel turno precedente ha battuto la Sacilese 4-3 ridotta in dieci. Il Delta ha nello stesso modo elementi di eccellenza, ma dispone di una coesione maggiore e una difesa più solida. Pablo Garbini (ex Altovicentino) avrà il compito di marcare Cozzolino: «Dovrebbe giostrare nella mia zona, non lo conosco bene con lui mi sono allenato dieci giorni, ma se ha fatto tanti gol sarà temibile. Non so se riuscirà ad esultare se segna, ma se faccio gol io non esulterò per rispetto ai miei ex compagni ed alla società che mi ha voluto bene. Dentro di me però la gioia sarà incontenibile». Come state? «Ho sensazioni positive possiamo passare il turno, siamo carichi e in giornata è difficile fermarci». Un saluto al Delta lo ha portato anche il giocatore della Rugby Rovigo Jeff Montauriol, squalificato per la finale scudetto come oggi Baldrocco per i play-off, in vista al Gabrielli: «In bocca al lupo al Delta, alcuni di noi potrebbero venire a Valdagno». TIFOSI. Da Rovigo il bus partirà alle 13.30. Da Porto Tolle un centinaio.

Ore 12.00 – (Giornale di Vicenza) Un pullman, forse due. E numerose auto. Non sarà magari un esodo ma da Rovigo e dal Delta del Po arriveranno in tanti allo stadio Dei Fiori per sostenere la loro squadra in questa terza gara di playoff. E continuare a sognare. Avversario da prendere con le tenaglie da maniscalco la formazione di Luca Tiozzo, e lo sa bene Giuseppe Cozzolino, che fino a gennaio ha militato proprio nelle file bianco-blu. Con un ruolino di marcia alla CR7, 16 gol in 17 partite: «Di loro conservo un grande ricordo. Come società e come compagni, in qualche caso anche amici. Sarà una partita difficilissima, il ritorno di Tiozzo ha riportato la serenità giusta». Mancherà capitan Gherardi – tra i vicentini out Pignat e Andj Kicaj – ma il “Cozzo” avverte: «Hanno Pandiani, giovane di prospettiva con grande personalità, un Lauria che è sicuramente di categoria superiore, e comunque una squadra molto tecnica. Per vincere non dovremo solo correre, ma correre bene». A rete nelle ultime due sfide, l´attaccante campano non sembra sazio: «Scherzi, il gol già mi manca ora che è sabato», ma è pronto anche alla contestazione dei suoi ex tifosi. «Alla mia partenza c´è stata un po´ di polemica, ma non me la sono sentita di rifiutare la chiamata del presidente Dalle Rive. Avevo voglia di misurarmi con un progetto ambizioso ed anche se penso che per me sia tardi, farò di tutto per riprendere i miei sogni qui, all´Altovicentino».

Ore 11.30 – (Gazzettino) Proprio ieri, tra l’altro, Sentinelli era impegnato nel trasloco. «Sto liberando casa, ma l’avrei fatto ugualmente anche se fossi rimasto l’anno prossimo dato che venerdì ci sarà il “rompete le righe”. Andrò prima qualche giorno a Roma, e poi in Sardegna a casa di mia moglie». Stizzita la replica del direttore sportivo De Poli. «Fino a oggi non ho mai parlato con alcun giocatore. A questo punto ciascuno si prende la responsabilità di quello che dice». Tornando a Sentinelli, non mancano per lui le ipotesi per il dopo Padova, dato che è stato tra i giocatori con il rendimento più elevato. Il difensore potrebbe fare ritorno alla Lupa Roma, dove ha militato una stagione fa, e tra i pretendenti potrebbero esserci anche l’Altovicentino e il Cuneo.

Ore 11.20 – (Gazzettino) Quindi prosegue. «Sono sinceramente dispiaciuto, ripeto. Dopo aver avuto attestati di stima dal direttore sportivo e dall’allenatore, e anche alla luce del cambio delle regole in Lega Pro, pensavo di avere qualche possibilità in più di rimanere al Padova, ma a oggi non è così e ne sono rammaricato. Anche perché avevo instaurato un ottimo rapporto con tutto l’ambiente, con la tifoseria, con il presidente Giuseppe Bergamin e con l’amministratore delegato Roberto Bonetto e anche con l’allenatore c’è stato sempre un rapporto all’insegna della correttezza e del rispetto. Essere riconfermato ai biancoscudati sarebbe stato per me come un premio alla carriera dopo avere vinto campionati ovunque, mi dispiace soprattutto per tutto quello che lascio a Padova».

Ore 11.10 – (Gazzettino) «Personalmente non ho ancora avuto modo d’incontrare la società, ma il mio procuratore Ranieri ha parlato con De Poli e mi ha comunicato che il Padova non è intenzionato a confermarmi. Ne prendo atto, anche se mi dispiace molto». È Davide Sentinelli a rendere noto che la sua esperienza al Padova è giunta all’epilogo. Il difensore, pilastro della retroguardia biancoscudata nella quale è stato titolare al fianco di Niccolini, è stato uno dei grandi protagonisti dell’esaltante stagione della squadra culminata con la promozione in Lega Pro, indossando in qualche occasione anche i galloni di capitano al braccio. «Mi sarebbe piaciuto che fosse andata diversamente, ma si sa che nel calcio sono cose che possono capitare. A Padova è stato tutto fantastico, io comunque voglio ancora continuare a giocare e a divertirmi. Se non resto qui, vorrà dire che ricomincerò da un’altra parte come mi capita ultimamente ogni anno».

Ore 11.00 – (Gazzettino) Quanti giocatori servono per rinforzare la squadra? «È difficile dire un numero, stiamo valutando tutte le situazioni dal punto di vista dell’età e delle caratteristiche tecniche da mettere insieme. Abbiamo già dei buoni giocatori in rosa, anche se naturalmente non possiamo tenere tutti, però è giusto valutare ciascuno di loro. Fermo restando che il gruppo è fondamentale in qualsiasi categoria, in Lega Pro c’è comunque bisogno di qualcosa di diverso sul piano atletico e dell’esperienza». Che Padova sogna di vedere l’anno prossimo? «Vorrei vedere una squadra che mette in mostra un buon calcio e che dà anche spettacolo. Quest’anno abbiamo assistito ad alcune partite spettacolari e ad altre meno. Il calcio non è solo forza fisica, è anche estetica del gesto tecnico». C’è un giocatore in particolare che le piacerebbe portare al Padova? «Ce ne sono di calciatori tra ex biancoscudati o che non sono ex e che conosciamo, ma non è detto che questa sia la soluzione migliore. Il mio augurio è che possa arrivare qualche ragazzo non particolarmente conosciuto e che in campo possa fare la differenza».

Ore 10.50 – (Gazzettino) «Non ci servono prime donne, ma solo gente motivata che si adegui alla nostra realtà». Il presidente Giuseppe Bergamin traccia così l’identikit dei giocatori che Fabrizio De Poli deve reperire sul mercato. Campagna acquisti che la società sta seguendo molto da vicino dopo aver messo a disposizione del direttore sportivo il budget per operare. «Come società abbiamo fatto la nostra parte e siamo in stretto contatto con il direttore e con l’allenatore che si stanno muovendo. Ciascuno di noi ha le proprie idee, ma li lasciamo lavorare. A me comunque piacerebbe avere una squadra giovane dato che dobbiamo gettare le basi per il futuro». E a proposito di giovani, il primo acquisto è stato il portiere Alessandro Favaro dalla Sacilese. «L’ho conosciuto, è un bravo ragazzo. Ha preso la maturità scientifica e ha alle spalle una buona famiglia, la madre è professoressa. Gli ho dato il consiglio di proseguire gli studi iscrivendosi magari all’università di Padova».

Ore 10.40 – (Gazzettino) Si inizia la ripresa con un tentativo di pressing dei locali che non procura però occasioni e la gara si addormenta. Al 33′ Babolin crossa dalla destra, semirovesciata di Giuliato alta. Al 36′ secco destro di Marcandella dal limite bravo il numero uno ospite a distendersi e a deviare. Al 44′ punizione laterale degli ospiti per la testa di Gambelli che ad un passo dalla porta manca la deviazione. Al 47′ il raddoppio: Fanelli su punizione dal limite coglie in pieno la traversa sulla ribattuta spunta la testa di Giuliato che non sbaglia. Ottima la direzione arbitrale di Zanotti, da segnalare le prestazioni di Bortot e Fanelli per la Biancoscudati Padova e di Zhytarhuc e Palazzi per l’Alma Juve Fano. Sabato prossimo il ritorno nelle Marche.

Ore 10.30 – (Gazzettino) Alla Biancoscudati Padova il primo round dei quarti di finale del campionato juniores nazionale contro l’Alma Juve Fano, una squadra ostica che ha tenuto bene il campo e solo nel recupero ha incassato la seconda rete. Al 5′ Minozzi dalla destra rimette in mezzo un buon pallone Pittarello di testa sfiora il palo. Al 12′ ci prova Fanelli dalla distanza bravo Marcantognini a respingere. La prima volta che l’Alma Juve Fano mette il naso fuori dalla porta mette i brividi: Zhytarhuc batte a colpo sicuro, ma Vanzato ci mette una pezza aiutato poi da Materazzo. Al 27′ il vantaggio: Pittarello serve Marcandella che guadagna il fondo e crossa per Bortot che da due passi insacca. Al 36′ azione in verticale che libera Busetto davanti al portiere bravo a deviare la conclusione del terzino.

Ore 10.20 – (Gazzettino) Domani il presidente Bergamin e l’amministratore delegato Roberto Bonetto saliranno a Pieve di Cadore per dare un’occhiata alle strutture che ospiteranno i biancoscudati durante il periodo del ritiro precampionato a luglio. Sarà anche l’occasione per valutare la situazione al fine di organizzare al meglio l’accoglienza del popolo biancoscudato, dato che è probabile che molti tifosi si sposteranno nella località dolomitica soprattutto quando la squadra affronterà le prime amichevoli.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) «Per questo, oltre all’esperienza di Giorgio Molon, ci affideremo al nuovo socio Massimo Poliero, che ci tiene molto e sarà una presenza costante nella crescita dei nostri giovani. Passeremo dalle attuali 8 squadre a 10 formazioni e stiamo allestendo i nuovi quadri tecnici». A tal proposito, proprio il tecnico della Juniores Gualtiero Grandini potrebbe salutare Padova: la società si starebbe muovendo per trovare il sostituto alla guida della Beretti. La casa del settore giovanile sarà l’Appiani: «A settembre il restyiling sarà ultimato», chiosa Bergamin, «Sarà un gioiellino che attrarrà gli appassionati» In campo il Padova baby ha dimostrato di essere largamente superiore al Fano, grazie anche alla presenza di tre prestiti della prima squadra come Pittarello, Busetto e Bortot. Proprio quest’ultimo ha sbloccato il risultato al 28′ con un tap-in su cross di Marcandella. I Biancoscudati hanno sfiorato più volte il raddoppio, rischiando però la beffa nella ripresa prima del 2-0 siglato al 3’ di recupero da Giuliato che ha ribadito in rete una punizione di Fanelli respinta dalla traversa.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) La dirigenza biancoscudata si sta muovendo in due direzioni parallele. Da una parte l’allestimento della squadra per la Lega Pro, dall’altra la costruzione di un settore giovanile d’eccellenza. La stagione del vivaio non è ancora finita e ieri ha conosciuto un’altra tappa vincente, con il successo degli Juniores nei quarti di finale scudetto: 2-0 al Fano nella partita d’andata e ottime chance di passare alla final four nel ritorno previsto sabato prossimo. E ad applaudire i piccoli biancoscudati c’era, tra i 500 tifosi, anche tutto lo stato maggiore, dall’amministratore delegato Roberto Bonetto con il figlio Edoardo, a Giuseppe Bergamin. «Buon risultato, vogliamo passare il turno», le parole del presidente. «Mi sono divertito e ho visto delle individualità interessanti anche nei nostri giovani». Bergamin conferma l’intenzione di voler puntare molto sul vivaio: «La nostra intenzione è quella di mettere in piedi un settore giovanile forte e competitivo».

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) «Abbiamo compreso che non rientra nei piani e ne siamo dispiaciuti. La società ha la facoltà e la libertà di fare le scelte che ritiene opportune, ma è mancata la chiarezza e questo dispiace dopo l’annata fatta da Sentinelli». Per quanto riguarda l’attacco giochi ancora aperti. Difficile il rinnovo di Ferretti, la società vorrebbe puntare ancora su Amirante, ma prima intende capire le condizioni del ginocchio del centravanti ligure, operato tre volte negli ultimi anni, e che quest’anno l’ha fatto penare a fine stagione. Infine il Padova aspetta la risposta della Lega a inizio della settimana prossima sulla richiesta avanzata di poter cambiare nome (da Biancoscudati a Calcio Padova) già venerdì, giorno in cui è stato fissato l’appuntamento dal notaio Doria per ridefinire l’assetto societario.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Riprenderanno mercoledì i colloqui tra la dirigenza biancoscudata e i giocatori per parlare di rinnovi (o addii) in vista della prossima stagione. Qualcosa sta già trapelando e tra i giocatori quasi sicuri di aver strappato la conferma ci sono Petrlli, Aperi, Ilari e Petkovic. Molti altri discuteranno ancora con la società, mentre per qualcuno si dovrebbero chiudere le porte di viale Rocco. Vicino all’addio pare essere Davide Sentinelli, che paga soprattutto i 36 anni. A confermare il possibile divorzio ci ha pensato il suo procuratore, non senza un pizzico di amarezza, che ieri ha parlato al sito padovagoal.it: «Sinceramente Davide avrebbe meritato un miglior trattamento», ha spiegato l’agente Alessandro Ranieri.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) Sono tutte trattative ancora in fase di definizione e ci vorranno alcuni giorni per capire le eventualità di una buona riuscita delle stesse. Il tempo, ovviamente, c’è tutto, così come c’è per la definizione dell’attacco della prossima stagione. Con il bomber Emil Zubin, pupillo del tecnico Carmine Parlato, si discuterà di un contratto al minimo salariale più bonus legati a presenze, numero di gol e rendimento complessivo. Al contrario quasi nulle le chance di conferma per l’attaccante Gustavo Ferretti che potrebbe tornare all’AltoVicentino, mentre per Amirante è previsto un incontro la settimana prossima per capire le chance di conferma. Su di lui c’è il Cuneo. Per l’attacco un altro dei papabili è Pietro Iemmello, scuola Fiorentina, nell’ultima stagione al Foggia e di proprietà dello Spezia. Meno probabile l’arrivo di Neto Pereira, che darà priorità al Varese e che comunque ha 37 anni. Si sta valutando invece Michele Troiano, centrocampista della Virtus Entella, così come c’è interesse per Luca Giannone della Reggiana.

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) Ora per Sentinelli si aprono diverse soluzioni. O l’AltoVicentino dove è in arrivo il duo Consolaro-Zironelli, o come detto il Cuneo o la Lupa Roma. Ma le strade col Padova si separeranno, a differenza di Davide Dionisi che farà parte dell’organico per la prossima stagione. Nel corso degli ultimi giorni, ovviamente, sono tantissimi i nomi che sono stati proposti al direttore sportivo Fabrizio De Poli. Sul taccuino è sempre ai primissimi posti il nome di Pietro Arcidiacono, con cui si sta cercando di raggiungere un’intesa economica al momento più che possibile. De Poli, che a Martina vanta un passato recente ricco di soddisfazioni, ha messo gli occhi pure sul difensore Fabiano, classe 1982 e su Carlo De Risio, centrocampista classe 1991 e di proprietà del Benevento dopo l’anno trascorso in prestito in Puglia.

Ore 08.40 – (Corriere del Veneto) Si chiude il rapporto fra il Padova e Davide Sentinelli, vicecapitano biancoscudato nell’ultima stagione e protagonista di un ottimo campionato. Salvo colpi di scena ad ora improbabili ma non da escludere del tutto, il difensore non farà parte del Padova nel campionato di Lega Pro. Nei giorni scorsi ha ricevuto una richiesta del Cuneo e della Lupa Roma, mentre il rapporto con i Biancoscudati pare non essersi chiuso nel migliore dei modi. «Sinceramente Davide avrebbe meritato un miglior trattamento — spiega il suo agente Alessandro Ranieri — abbiamo compreso che non rientra nei piani e ne siamo dispiaciuti. La società ha ovviamente la facoltà e la libertà di fare le scelte che ritiene opportuno, ma è mancata la chiarezza e questo onestamente dispiace dopo l’annata fatta da Sentinelli. Ne prendiamo atto e andiamo avanti».

Ore 08.38 – Poule scudetto, la finale: Siena-Akragas 5-3 dopo i calci di rigore. I bianconeri si laureano campioni d’Italia..

Ore 08.36 – Playout, serie D girone C: Dro-Triestina 1-3 dts, Giorgione-Kras Repen 2-1. Salvezza per Triestina e Giorgione, retrocedono Dro e Kras Repen.

Ore 08.34 – Playoff, serie D girone C: AltoVicentino-Sacilese 4-3.

Ore 08.32 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.30 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Box Uomo, Icone Vintage, Black Bell Tattoo, Maglietteveloci.it, Studio Pignatelli Netstore, InterBrau Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 30 maggio: riposo per i Biancoscudati, mentre gli Juniores Nazionali battono 2-0 il Fano nell’andata dei quarti di finale della poule scudetto.

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