Live 24! Padova, allenamento alla Guizza per i Biancoscudati mentre impazza il mercato

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Ore 22.20 – (Tribuna di Treviso) Domani alle 13.30 l’Acd Treviso finalmente svelerà il suo nuovo volto: lo farà in pompa magna, alla prestigiosa Sala Affreschi di Palazzo Rinaldi. Non a caso proprio lì: il comune di Treviso di qui in avanti avrà un ruolo importante nella vita della società biancoceleste, dopo aver respinto l’offerta di Lino Diquigiovanni e del suo Real Treviso e privilegiato la realtà già esistente. Della gestione precedente non faranno parte i dimissionari Marcello Totera, ex presidente, e Alessandro Quercia, vicepresidente. Quindi il presidente lo farà Paolo Pini, 45 anni, già vice di Totera, imprenditore del settore sanitario ed ex giocatore di basket. Il consiglio, con Bruno Gemin a dare continuità, sarà potenziato con l’ingresso di nuovi soci, tutti trevigiani, una decina in totale fra cui Moreno Sartorato, l’ex patron del Rovere, nominato coordinatore dell’area tecnica, e Nicola Della Pietà, primo nipote di Nani Pinarello. Nella veste di direttore sportivo, dopo la mancata conferma di Piero Dimiceli, è stato chiamato Carlo Casagrande. Molte novità anche a livello di squadra con l’arrivo sulla panchina biancoceleste di Massimo Susic, una delle bandiere del club, giocatore dal 1997 al 2000 e poi allenatore delle giovanili, protagonista del clamoroso pasticcio della sostituzione chiamata e poi ritirata quest’anno in Treviso-Passarella. La composizione della rosa che dovrà centrare l’obiettivo della promozione in D sarà decisa più avanti ma sarà un Treviso ringiovanito (un occhio particolare per gli juniores di Rorato campioni provinciali) e competitivo, che dovrà fare un buon calcio per iniziare a risalire la china e, soprattutto, attirare le famiglie in un Tenni da ripopolare. E qui si inserisce il comune di Treviso. La scelta di dare pieno appoggio all’Acd, al punto da pensare di cedergli lo stadio gratuitamente per due anni, e di respingere il progetto vicentino si spiega con l’auspicio che anche nel calcio si segua la strada presa da Treviso Basket: una realtà locale partita dal basso che, puntando su imprenditori locali, sia in grado di tornare a livelli più consoni alla storia ed alla tradizione, in questo caso almeno in Lega Pro. Nei giorni scorsi il sindaco Giovanni Manildo, l’assessore Ofelio Michielan e Paolo Pini hanno incontrato i rappresentanti di quattro società sportive, e cioè Condor, Santa Bona, Indomita e Academy, “per dare vita a un progetto comune, in cui i protagonisti saranno proprio le realtà calcistiche del capoluogo”. L’idea è quella di unire le forze e di dare inizio ad una sinergia che alla base abbia la creazione di un valido settore giovanile, l’indispensabile serbatoio di ragazzi trevigiani capaci di dare all’ambiziosa società quell’impronta locale che altre realtà non potevano garantire. Silvano Focarelli

Ore 22.00 – (Il Piccolo) Era il 30 maggio 2010: in quel Frosinone-Triestina finito 2-2, nelle file alabardate c’era Giorgio Gorgone. Cinque anni dopo, il romano ex alabardato ha portato a termine un’impresa clamorosa proprio sulla panchina dei ciociari come vice di Stellone, portando il Frosinone in due anni dalla Lega Pro alla A. Gorgone, la vita è strana: cinque anni dopo, Frosinone ha tutto un altro sapore: cosa si prova? «Io quella partita di Frosinone del 2010 la ricordo bene perché mi ha segnato: ho avuto quell’infortunio per il quale poi ho smesso di giocare. Sì, sono stato schierato 20 minuti nello spareggio di ritorno col Padova, ma ero già rotto e sono dovuto riuscire subito. Effettivamente a volte la vita sorprende, ma sono solo coincidenze, niente di più. Dispiace che da quell’epoca la Triestina abbia avuto un tracollo incredibile, resta la squadra alla quale sono più legato. E con un grande rimpianto». Quale? «Non dimentico che l’anno seguente Fantinel ebbe l’idea di propormi di allenare la squadra, ma poi le idee bisogna metterla in pratica, non solo averle. Ma i collaboratori che aveva attorno dissero che era un azzardo, e finì con la seconda retrocessione. Penso che qualcosa si poteva fare, avevo meno esperienza di adesso ma tanto entusiasmo, e diedi piena disponibilità. Mancava il patentino e c’erano altri problemi, ma volendo si poteva fare tutto». Dopo l’anno positivo sulla panchina della Berretti alabardata, il decollo con il Frosinone: come si fa a salire dalla Lega Pro in serie A in due anni? «La base è una buona qualità di giocatori, che non è casuale ma costruita dalla bravura di chi la fa. E poi il lavoro, l’organizzazione, l’armonia interna. E poi i risultati aiutano, è una catena che porta un entusiasmo pazzesco. Contano anche gli episodi e le annate particolari dei giocatori, ma la differenza la fanno la capacità, il lavoro e l’organizzazione». Da vice di Stellone, quanti meriti rivendica in questa cavalcata vincente? «Chi sa come funziona uno staff tecnico, sa anche l’importanza del mio ruolo. Sono cresciuto molto nel lavoro a livello gestionale: quando si dice che un vice non ha esperienza, si sbaglia, significa che non si sa nulla. Perché c’è tutto: il contatto con i giocatori, il lavoro, l’organizzazione. Manca solo la visibilità. Poi il rapporto con Stellone è di totale armonia». C’è la voglia di provare l’avventura da titolare in panchina o proseguirà come vice di Stellone a Frosinone? «Dopo la Lega Pro e la serie B, ora potrei conoscere la serie A: diciamo che a meno di proposte davvero importanti, questo sarebbe il momento meno opportuno per provarci. Vivere la A da vicino è stimolante e porterà ulteriore esperienze importanti nel mio bagaglio». E la Triestina ha continuato a seguirla? «Sempre. Il giorno dello spareggio di Dro, ho chiamato un tifoso sul posto quando la partita non era ancora finita. Contento per come sia andata, peccato per la realtà attuale, perché so la passione che si potrebbe rigenerare a Trieste facendo il calcio in un certo modo. E comunque la Triestina rimane sempre un mio pallino».

Ore 21.40 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Il nome, chi bazzica la curva del Pordenone, lo sente ancora. La società lo aveva scaricato, ritenendolo non adatto alla LegaPro. Ma Matteo Nichele era rimasto nel cuore. Ce ne aveva messo tanto, del suo, nella conquista dello scudetto dei dilettanti. Ora per lui potrebbero riaprirsi le porte del De Marchi: a Padova è andato incontro allo stesso destino del 2014. Viaggia verso il “taglio”, il grintoso centrocampista veneto, e le voci provenienti da Padova lo vorrebbero proprio di ritorno a Pordenone. Tutto questo, ovviamente, è valido solo nel caso in cui l’operazione-ripescaggio non vada a buon fine. Nichele-Pordenone si può, ma solo in D, per ripartire da lui nel rifondare una squadra vincente.

Ore 21.20 – (Messaggero Veneto) La certezza: Gianni Careri, il portiere-eroe nel match con l’Albinoleffe, ha cominciato il suo percorso di riabilitazione. Ha sostenuto le prime sedute di fisioterapia, necessarie per far guarire il legamento crociato posteriore rotto nella gara coi bergamaschi. L’estremo è attualmente l’unico certo del posto in neroverde: sia in Lega Pro, sia in serie D. La voce che circola è che, in caso di Interregionale, a raggiungerlo ci possa essere una vecchia conoscenza del Pordenone, Matteo Nichele. Proprio così: il mediano, che ha appena chiuso il campionato col Padova, sarebbe uno degli indicati a vestire il neroverde qualora si dovesse ripartire dai dilettanti. La sua situazione è in divenire. Il tecnico dei biancoscudati, ex ex “ramarro”, Carmine Parlato, premerebbe per confermarlo. Tuttavia, a non essere convinta, pare sia la società, che vorrebbe puntare su altri in mezzo al campo. Quindi, se dovesse essere serie D, l’ipotesi Pordenone è viva. Nichele è uno degli ex più rimpianti degli ultimi anni: è amato dalla tifoseria, a volergli bene c’è pure il presidente, Mauro Lovisa. Non solo. Pure lo stesso giocatore ha lasciato il cuore al De Marchi. La scorsa estate avrebbe continuato molto volentieri la sua avventura in neroverde: avrebbe disputato anche al minimo contrattuale la stagione in Lega Pro, la sua terza consecutiva al Pordenone. Invece le strade si sono separate, con lui che prima è approdato al Piacenza, poi al Padova. Careri va adesso verso la sua terza annata con i “ramarri”. Lovisa lo vuole riconfermare per estinguere un debito di riconoscenza: il portiere ha giocato gli ultimi 20′ della sfida con l’Albinoleffe da infortunato. I cambi erano finiti e lui si è immolato per la causa.

Ore 21.00 – (Messaggero Veneto) Relativamente ai criteri non si sa ancora nulla. Il Pordenone aspetta, con una consapevolezza: al momento è uno dei pochi club retrocessi ad avere davvero intenzione di presentare la domanda di ripescaggio. Delle nove società scese in serie D, infatti, soltanto quattro sembrano davvero intenzionate a chiedere la riammissione alla Lega Pro. Oltre ai “ramarri”, ci sono Forlì, Gubbio e Messina. Stanno decidendo sul da farsi invece Albinoleffe, Pro Patria e San Marino, mentre sembrano propense a ripartire dalla serie D Savoia e Aversa Normanna. In bilico. Si parta da queste ultime. Il Savoia, matricola la scorsa stagione come i neroverdi, sta vivendo un periodo di grossa difficoltà finanziaria: giocatori e staff non percepiscono stipendi da dieci mesi. E’ praticamente impossibile, dunque, che si riesca ad avere la forza economica per presentare la domanda. L’Aversa Normanna, anch’essa propensa per il “no”, attraversa una situazione particolare. Gli ultimi due campionati “pro” li ha disputati da ripescata: il club fece domanda sia per la stagione 2013-2014 sia per quella appena trascorsa. Potrà, la Lega Pro, anche in caso di richiesta, concedere il terzo “sì” consecutivo? Molto difficile, anche se può succedere di tutto. Indecise sul da farsi, oltre al San Marino, le due lombarde scese in serie D dal girone di Pordenone: l’Albinoleffe, come dichiarato dal presidente Andreoletti, aspetta di conoscere i criteri; la Pro Patria, implicata peraltro nell’operazione “Dirty soccer”, sta alla finestra. A suo favore depone il blasone sportivo e la “bontà” degli impianti sportivi. Certezze. Forlì, Gubbio, Messina e Pordenone busseranno alla porta della Lega Pro: “richiamateci”, affermano in coro. Gli emiliani hanno, a grandi linee, gli stessi punti di forza dei neroverdi (un bilancio sano, un buon vivaio). Gli umbri, invece, hanno dalla loro un’importante storia tra i professionisti: è dal 1998 che militano in serie C. Il Messina ha il blasone e un grande bacino d’utenza. La “battaglia” è già cominciata e, a queste, possono anche aggiungersi le sette società ancora in corsa nei play-off di serie D. E’ molto probabile che alcune di queste presentino domanda, come fatto dalla Virtus Vecomp e dal Real Vicenza nel 2013.

Ore 20.30 – (Giornale di Vicenza) Una stagione di alti e bassi. La conquista della partecipazione alla Tim Cup 2015-2016, oltre alla dimostrazione che questo Real Vicenza può dire la sua in Lega Pro. Eppure il Menti per tutto l´anno durante le partite dei biancorossi è sempre rimasto vuoto. Anche quando il Real cavalcava il sogno di potersela giocare per una promozione che avrebbe avuto dello strepitoso. E allora dalla fine del campionato a tenere banco è il futuro. Diquigiovanni ha fatto ben capire che dal Menti se ne vorrebbe andare. E allora è salito in sella per un giro del Veneto in cerca di uno stadio che fosse all´altezza della Lega Pro e potesse regalare al suo team un seguito degno della categoria. La prima tappa è stata Valdagno: l´idea di giocare in casa, nella sua valle, aveva fatto gola all´imprenditore vicentino. Ad infrangere i sogni targati Real erano state le cattive condizioni dello stadio dei Fiori, non adatto alla Lega Pro. A quel punto, l´idea Treviso. Ma anche qui nulla da fare. Le cose sembravano essersi messe bene e il traguardo sembrava ad un passo. Ma nel rush finale è scattato il sindaco della città della Marca, Giovanni Manildo, che ha messo i bastoni fra le ruote a Diquigiovanni e gli ha chiuso in faccia le porte di Treviso. Ecco che allora il tour del patron biancorosso avrebbe potuto anche uscire dai confini veneti. Proprio lui ha fatto sapere che dopo il no di Manildo era stato contattato dal Mantova, ma a quel punto il rifiuto è stato suo che ha detto: «Non mi interessa, troppo distante». La tappa in collaborazione con Dalle Rive, nonostante sia la più discussa, sembrerebbe essere la meno papabile. In primis perché sembra che tra i due non scorra buon sangue. In questi giorni, poi, sono giunte voci anche di un possibile avvicinamento a Venezia, ma il tutto viene sonoramente smentito dalla figlia e collaboratrice Barbara: «Sono tutte bugie, non c´è stato nessun tipo di contatto tra mio papà e la società veneziana». Niente da fare neanche questa volta dunque, il tour di Diquigiovanni non pare aver preso neanche la direzione Laguna. Anche perché, si diceva che anche se queste voci trovassero un fondo di verità, la risposta dell´imprenditore vicentino sarebbe stata un´altra volta negativa, sia per la distanza che per la difficile situazione economica che sta affrontando il club veneziano. Torna quindi l´ipotesi Menti? Il suo tour, così, tornerebbe al punto di partenza. Oppure c´è il rischio che Diquigiovanni si stanchi e lasci tutto, come aveva già pensato di fare durante la stagione. Staremo a vedere.

Ore 20.00 – (Giornale di Vicenza) Vabbè, tasto sul reset, i playoff son fatti così, ma i numeri vorranno pur dir qualcosa o no? Ecco allora Bassano e Como, cifre allo specchio. Sette punti in più per Bassano rispetto al Como nella stagione regolare, 74 per i virtussini, 67 per i lariani, quarti classificati con l´ultimo tagliando buono per i playoff. Due a zero negli scontri diretti per i giallorossi che hanno segnato 57 reti contro le 48 dei comaschi, subendone 37 (differenza +20), mentre i lombardi ne hanno incassati 33 (differenza +15). Ventuno le vittorie complessive degli uomini di Asta (20 per l´undici di Sabatini), 11 pareggi per il Soccer Team contro i 7 pari e patta dei rivali e solo 6 ko per i boys Diesel in confronto alle 11 sconfitte degli azzurri del lago. E nei playoff, 2 gol fatti e 2 subiti in 3 gare per Bassano, per due volte vincente ai rigori, mentre il Como ha raccolto 4 reti a referto prendendone 3 e imponendosi una volta dal dischetto. La curiosità è che delle 20 affermazioni degli avversari, appena 8 sono giunte nel vecchio catino del Sinigaglia e ben 12 in esterna, a conferma di una propensione ai raid di fuorivia che contraddistingue Ganz e i suoi amici. E se a domicilio ci scappa qualche pareggio (6 nella fattispecie), lontano dalla sua gente il Como non è compagine da mezze misure: o vince oppure perde. Un solo pareggio infatti nei viaggi del gruppo comasco a ribadire l´assetto da pirateria, attesa e ripartenza fulminante poggiando su una batteria di velocisti e fantasisti di piede e pensiero rapido. Tanto che i gol sono quasi equamente distribuiti (25 tra le mura amiche, 23 in trasferta), un trend rimarcato peraltro in questa serie di spareggi. Pure Bassano può squadernare cifre analoghe (più prolifico fuori dal Mercante, 29 reti contro le 28 interne) e numero di successi simili (11 al velodromo e 10 in versione export) a sottolineare un atteggiamento tattico che gli astisti non mutano a seconda del fattore campo. Alla voce marcatori, Bassano sfoggia il Condor Pietribiasi a 15 reti (playoff incluso, ma salterà gara uno), con Nolè a 10 e Iocolano a quota 9.Il Como accende le polveri dei suoi bomber conclamati: il figliolone d´arte Ganz a quota 14 (di cui 3 sinora in questa torrida post season dove sta recitando da mattatore e pericolo pubblico numero uno), quindi Le Noci a 12 e lo sfondatore Defendi a 7, l´ultimo dei quali risolutivo a Matera ha scongiurato l´eliminazione. Il modulo preferito di Sabatini è il 3-5-2 con la retrovia che fa perno sul mestiere dei veterani Giosa (in dubbio per domenica) e sull´ex romanista Cassetti. Quindi una mediana foltissima con regista designato il quasi bassanese Fietta, un altro senatore, 31 anni, nativo di Asolo ma residente a San Zenone e in avanti tre carichi da undici come appunto l´immarcabile Ganz, il folletto Le Noci e il panzer Defendi. Detto che il Como ha centrato pure la finalissima di Coppa Italia di Lega Pro perdendola col Cosenza e che il tecnico Carlo Sabatini è subentrato in corso d´opera a Colella che in autunno aveva issato i lariani al comando solitario prima si sgonfiarsi e rianimarsi all´ultimo tuffo col nuovo trainer irrompendo agli spareggi, veniamo ai numeri da stadio.Al Sinigaglia sono attese per il match indicativamente oltre 7 mila presenze, gran bella cornice in un paesaggio da cartolina.

Ore 19.30 – (Gazzettino) Quattro gare del Catania sono sotto la lente di ingrandimento del rapporto 2015 di Federbet presentato ieri al Parlamento di Bruxelles. Le partite sono Trapani-Catania del 16 novembre 2014 (2-2), Catania-Ternana del 24 aprile 2015 (2-0), Catania-Trapani dell’11 aprile 2015 (4-1) e Catania-Cittadella del 16 maggio 2015 (2-3). Su questi match sono stati segnalati flussi anomali di scommesse e per questo Federbet nei prossimi giorni presenterà regolare denuncia. Federbet è la federazione che rappresenta molti operatori internazionali di scommesse e si propone come partner per i club e le leghe calcio contro il match-fixing, nel ruolo di prevenzione contro i rischi derivanti dalle scommesse sportive. Federbet è in grado di capire se in determinate partite, monitorando tutti i mercati delle scommesse, sono presenti flussi anomali di denaro. Il rapporto Federbet divide i match in nazioni e ne elenca circa 50 che comprendono sei gare valide per i preliminari di Europa League fino a partite della Seconda divisione svedese. Quindi serie B e Lega Pro in Italia e altri campionati europei tra i quali la seconda divisione Belgio, serie A di Grecia e Portogallo. La partita del “Massimino” tra Cittadella e Catania fu un continuo susseguirsi di emozioni, con la squadra di Foscarini in vantaggio al 39′ con Gerardi e raggiunta due minuti dopo da Schiavi. Granata nuovamente avanti a inizio ripresa con Kupisz e ancora ripresi nel finale dal rigore di Calaiò. Infine il gol-partita di Stanco nel recupero. Nei giorni successivi al match un ricevitore di Acireale avrebbe segnalato un flusso di puntate sospette, soprattutto su due esiti: il pareggio alla fine del primo tempo e la vittoria finale del Cittadella. Eventi questi che effettivamente si registrarono nel corso dell’incontro. Claudio Foscarini ci scherzò su dicendo che «Se qualcuno è così bravo da prevedere in anticipo la nostra vittoria, poteva dirmelo, così evitavo un mezzo infarto». Il pareggio nel finale di Calaiò, infatti, condannava il Cittadella alla retrocessione con un turno di anticipo, il 3-2 di Stanco invece rimise in corsa i granata per un’altra settimana.

Ore 19.10 – (Mattino di Padova) «Per quattro giorni non sono uscito di casa per la delusione. Ho evitato di passare in centro perché avevo paura che la gente mi fermasse per chiedermi spiegazioni. Non avrei saputo cosa rispondere. La retrocessione è una macchia che rimarrà indelebile nella carriera di tutti noi». Massimiliano Busellato ancora fatica a parlare di quello che è accaduto al “suo” Cittadella. Si vocifera di un interessamento dell’Avellino nei suoi confronti, quanto c’è di vero? «Francamente è prematuro occuparsi di mercato, non essendo ancora chiaro cosa succederà qui, e comunque non ho ricevuto offerte. In ogni caso, ho sempre pensato al Cittadella come a casa mia e non mi va di lasciarlo in un momento difficile come questo». Se Foscarini fosse rimasto, avrebbe risposto in modo diverso? «Rispondo dicendo che una cosa è il rapporto con l’allenatore e un’altra quello con la società, a partire dal presidente. Se il riferimento è alla mancata convocazione prima della trasferta di Catania, non è capitato nulla di grave. Me ne sono rimasto in silenzio, anche se Foscarini ha parlato di “episodi che non gli sono piaciuti”: non so a cosa si riferisse, da un punto di vista comportamentale non è successo niente di significativo». Ma ha chiesto spiegazioni al mister, a suo tempo? «Sì, tuttavia lui ha parlato più di una scelta tecnica che comportamentale. Sapete che il nostro rapporto è stato “frastagliato” (testuale, ndr) e che non sempre siamo andati d’accordo, ed è logico che ogni calciatore voglia giocare di più. Comunque, ha poco senso tornarci su ora. Ciò che posso assicurare è che non mi sono impegnato al 100%, ma al 150% per questa maglia. E poi, lo sapete, noi veneti, e penso al sottoscritto, a Pierobon e Minesso, abbiamo sofferto più degli altri questo momento. Ancora adesso continuo a ripetermi che potevo dare ancora di più». Foscarini ha anche affermato che aveva avvertito le avvisaglie di una stagione storta. È stato così pure per lei? «Per niente. Anzi, posso dirvi che quando sono entrato in campo al 60’ della partita con il Perugia, e stavamo perdendo 0-1 e i risultati degli altri incontri ci davano contro, ero comunque convinto che avremmo vinto e ci saremmo salvati». Ha più sentito Marchetti dopo l’ultima giornata di campionato? «No. E non ha senso che lo faccia ora, prima che lui decida se restare o meno». Se dovesse scommettere, punterebbe sulla sua permanenza? «Difficile dirlo, ma forse sì. Le offerte non gli mancano, però credo che anche in lui sia forte il desiderio di riscattarsi e che non voglia chiudere questa stagione della sua vita con una retrocessione. È così pure per me. Poi non si può mai dire, magari domani mi arriva una proposta dal Milan che non si può rifiutare. Ma io penso al Cittadella, che è casa mia».

Ore 18.50 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) A ben vedere sono le immagini di una serata da ricordare, comunque sia andata, a far capire l’altalena di emozioni. Come quando Federico Moretti, al termine dei primi 45 minuti, a Skyspot dichiarava subito dopo aver segnato il gol dell’1-1: «Non moriamo mai, non molleremo fino alla fine e vogliamo prenderci questa finale». Poi nella ripresa cambia tutto, Moretti viene sostituito e alla fine stringe la mano a Pasquale Marino. La delusione c’è tutta, nelle parole dei protagonisti, ma soprattutto a guardare in faccia chi ha creduto fino in fondo un sogno. Alla fine è Bjarnason a strappare la palma di migliore in campo. «Siamo un grande gruppo — sottolinea l’islandese — che ha saputo vincere una partita dura. Abbiamo avuto settimane dure prima di questa partita ma ci abbiamo creduto e per questo i complimenti alla squadra per come ha saputo rialzarsi e conquistare questa finale». Pasquale Marino non ha nulla da rimproverare ai suoi: «Devo fare i complimenti alla squadra e al pubblico per come si è comportato nei nostri confronti. Dispiace aver visto i giocatori piangere, hanno dato tutto. Abbiamo fatto una grande stagione e un gran campionato. Cocco merita la serie A a 30 anni, ha fatto 20 gol e una grandissima stagione». Poi il suo futuro. Lo vuole il Catania, in forte pressing: «Non lo so, bisogna parlare di tante cose, adesso non è il momento». Raggiante Massimo Oddo: «Una grande impresa e una finale meritata. Ringrazio i ragazzi, ci siamo messi a tre per difendere quel 2-2. Sono orgoglioso dei miei ragazzi». In sala stampa si vedono pure due ex come Pasquale Luiso e Giacomo Dicara: «Non me ne voglia il Vicenza – spiega Luiso — ma il Pescara ha meritato. Hanno giocato meglio e hanno meritato la finale». E Dicara è d’accordo: «Ha meritato il Pescara, è in finale la squadra più forte. Il Vicenza ha lottato, ma il verdetto è giusto».

Ore 18.30 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) I sogni muoiono all’alba, quello biancorosso si infrange nella notte del Menti. Il sogno della serie A il Vicenza l’aveva cullato per tanto tempo, ad un certo punto della stagione sembrava proprio lì, a portata di mano. Ora la dura realtà riporta tutti al brusco risveglio. Non c’è l’ha fatta la squadra biancorossa a battere il Pescara, squadra costruita in estate per centrare la promozione. Finisce 2-2, ma non basta perché il Vicenza per andare a giocarsi la finale contro il Bologna doveva vincere, con qualsiasi risultato ma pur sempre vincere. Rispetto alla gara di andata Marino ritrova Di Gennaro e Cocco; mancano però Vigorito (squalificato dopo il rosso rimediato a Pescara) e Brighenti che non ha recuperato dal malanno al ginocchio. Nemmeno convocati Manfredini e Spinazzola, ancora alle prese con i loro rispettivi acciacchi. Spazio dunque alla coppia Gentili-Camisa al centro della difesa; la sorpresa in avanti, dove non c’è Laverone ma Giacomelli: Vicenza a trazione anteriore, tanto per far capire da subito come si deve giocare questa partita. Nel Pescara, Oddo pesca a piene mani forze fresche dall’ampio e ricco organico a disposizione; squadra rivoluzionata, con sei cambi rispetto alla gara di venerdì: Fornasier e Pucino in difesa, Selasi e Memushai a centrocampo, Pasquato e Sansovini in avanti. Spettacolo sugli spalti, tifoserie amiche da svariati decenni, incitamenti incrociati da una parte e dall’altra e Menti tappezzato di biancorosso: l’entusiasmo si sente fin sulla pelle. L’inizio della partita è da incubo; Gentili perde malamente palla su attacco di Zampano che si invola in area, crossa sul secondo palo dove Sampirisi nel tentativo di rinviare sbaglia tutto e infila la palla alle spalle di Bremec. Brutti scherzi della tensione, il Vicenza non c’è, sbanda pericolosamente e rischia di crollare sotto i colpi di un Pescara che gioca con il vento in poppa e con la mente sgombra. I minuti passano indenni, i biancorossi si riorganizzano e cominciano a macinare gioco; al 24’ ci prova Moretti dalla distanza, un minuto più tardi è il turno di Ragusa con un trio violento da posizione defilata che Fiorillo controlla con qualche difficoltà. Sul finire di tempo il pari del Vicenza; Moretti con l’aiuto di Cinelli recupera palla sulla trequarti, salta un paio di avversari entra in area e batte Fiorillo. La rete sveglia i biancorossi che cominciano la ripresa con altro piglio e ben altra convinzione. Al 3’ ci riprova Moretti dalla distanza, Fiorillo si salva in angolo. Al 14’ pericolo del Pescara con Politano che prova a saltare Bremec ma l’estremo difensore biancorosso è attento e si salva. Si gioca senza più tatticismi, da una parte e dall’altra. Al 20’ il Pescara raddoppia, cross dalla destra di Politano sul secondo palo per Bjarnason che salta più alto di Sampirisi e insacca alle spalle di un incolpevole Bremec. Mister Marino prova con i cambi di Laverone e di Vita a dare nuova linfa ad una squadra che pare avere smarrito fiducia. Al 36’ il pari di Cocco; grande azione di Di Gennaro che serve in area Cocco, il bomber si allunga e tocca il pallone di quel poco che basta per farlo finire in rete. Entra anche Petagna per uno spento Ragusa. Melchiorri esalta Bremec su errore di Gentili poi il finale è da infarto con il Vicenza che rischia tantissimo alla ricerca del gol della vittoria che però non arriva. Al triplice fischio applausi a scena aperta a questo gruppo che dopo anni di sofferenze ha saputo regalare emozioni ad un’intera città. Peccato per il finale ma questo è la triste legge dello sport: c’è chi vince e c’è chi perde. La speranza è che da qui si possa ripartire per riportare i colori biancorossi a vivere altri, intensi momenti di gloria.

Ore 18.10 – (Giornale di Vicenza) L´eccezionale stagione biancorossa era iniziata con un gol di Andrea Cocco a Trapani. Si è chiusa con un altro gol del bomber biancorosso, il ventesimo personale per il bomber, che a dieci minuti dalla fine ha ridato vita ai dodicimila cuori trepidanti del Menti.Cocco, una partita intera a rincorrere, ma voi non avete mai mollato: il suo gol del 2-2 aveva riacceso ancora le speranze«Mancavano ancora dieci minuti, abbiamo provato a compiere un altro miracolo come ci era riuscito già tante altre volte quest´anno, ma purtroppo non ci siamo riusciti. Negli spogliatoi eravamo davvero tristissimi, perché ci speravamo tanto: sarebbe stato il giusto premio per un campionato meraviglioso e per tutta la gente che ci ha sostenuti in questa serata indimenticabile».Peccato aver iniziato la partita con un autogol che inevitabilmente ha reso tutto ancora più difficile.«Gli episodi nel calcio pesano, ma nel momento in cui siamo riusciti a pareggiare prima dell´intervallo secondo me eravamo nelle condizioni di poter comunque vincere la partita. Purtroppo non siamo riusciti a trovare il gol del vantaggio».Terzo posto in campionato e venti gol per lei: una stagione comunque da incorniciare, è d´accordo? «Naturalmente sono molto soddisfatto per quanto siamo riusciti a fare come squadra e per il mio rendimento. Adesso però è più forte la tristezza, la sensazione di avere perso un´occasione forse unica, perché raramente si possono vivere campionati come questo».I tifosi biancorossi naturalmente vorrebbero che il Vicenza del prossimo anno ripartisse dalla sua conferma.«Adesso è troppo presto per parlarne. Di sicuro ci confronteremo con la società e ne parleremo, e io qui ho trovato un ambiente meraviglioso».

Ore 17.50 – (Giornale di Vicenza) «Ripartiamo da qui». É determinato più che mai il capitano del Vicenza, Alessandro Camisa, mentre l´afferma. Il suo compito, infatti, non è solo commentare un pareggio-beffa che ha impedito ai biancorossi di giocarsi la finale playoff. Camisa, tutto finito…«Sì, ma per il futuro dobbiamo ripartire da qui, esattamente da come abbiamo finito». Quanto è grande la delusione?«Ce n´è tanta dopo una partita così, è normale. Abbiamo dato tutto, fatto il massimo per arrivare alla finale. Credo non ci si possa rimproverare nulla».Specialmente se si va a guardare da dove è arrivato il Vicenza. «Infatti. Un anno fa ci giocavamo i playoff per la B, quest´anno eravamo in corsa per la serie A e penso si possa dire che è stata fatta parecchia strada. Ora non piangiamoci addosso, abbiamo disputato un campionato straordinario e dobbiamo essere tutti fieri di questo. Noi come squadra, la città, i tifosi. Quest´anno ci siamo sentiti tutti una grande famiglia ed è stato bellissimo».A proposito dei tifosi, anche loro ci hanno creduto fino alla fine. «Non so quanti fossero, tantissimi. Li vorrei ringraziare uno ad uno. Dodicimila grazie per tutto quello che hanno fatto, per l´accoglienza prima della partita, per il sostegno durante tutta la stagione. Sono stati semplicemente fantastici. L´ho già detto, ma torno a ripetere che il pubblico di Vicenza non ha eguali in giro. È incredibile il calore che ci hanno sempre riservato». Quanto vi ha condizionati la partenza ad handicap con l´autogol di Sampirisi?«Quando vai sotto subito è sempre dura recuperare ma anche dopo il loro vantaggio abbiamo dimostrato il nostro valore come squadra perchè abbiamo continuato a giocare. Il Pescara, comunque, merita soltanto i complimenti per come ha giocato».

Ore 17.30 – (Giornale di Vicenza) Davide Di Gennaro è stato l´ultimo ad abbandonare il prato verde del Menti al fischio finale. Visibile la commozione del regista biancorosso, che si è guardato intorno portando più volte la maglia ad asciugare le lacrime.Di Gennaro, la vostra commozione a fine partita è la dimostrazione più evidente di quanto speravate in questa vittoria.«La volevamo tanto, per noi e per tutta la città. È stata proprio la nostra voglia di vincere che ci ha portati a crederci e provarci fino alla fine, nonostante l´autogol iniziale e il nuovo svantaggio. Il pubblico stasera è stato straordinario, davvero da serie A, ci ha spinti a dare tutto dall´inizio alla fine. Purtroppo non è bastato».Il Pescara nel doppio confronto ha fatto valere la sua rosa più ampia, è d´accordo?«Peccato non aver potuto giocare entrambe queste partite decisive con tutti i giocatori a disposizione. Sono comunque orgoglioso di quanto ha saputo fare questo gruppo in una stagione meravigliosa: tutti hanno dato il massimo, compresi massaggiatori e magazzinieri, e a tutti va il mio ringraziamento sincero».È stata la sua ultima partita con la maglia biancorossa?«Adesso non riesco quasi a parlarne. Certo, in caso di promozione in serie A avrei fatto il possibile per poter vivere un´altra stagione qui, dove tutti subito mi hanno apprezzato e fatto sentire importante. Vorrei tanto che ci fosse un´altra partita da giocare insieme a questi compagni, con questi tifosi, e pensare che adesso sia tutto finito mi dà molta tristezza».

Ore 17.00 – Per quanto concerne, invece, il capitolo legato al nuovo nome lo stato maggiore biancoscudato venerdì pomeriggio dovrebbe provvedere non solo al cambio di ragione sociale (passaggio da società dilettantistica a professionistica e dunque da Ssdrl a Spa) ma anche a quello di denominazione, tornando così Calcio Padova.

Ore 16.30 – Flash di Carmine Parlato sul mercato: “Chi rimarrà nella prossima stagione? A breve faremo le nostre valutazioni, e giuste o sbagliate che siano le faremo col buon senso. Confermeremo un importante zoccolo duro di questa squadra, e chi arriverà dovrà avere gli stessi valori e la stessa fame di chi c’era quest’anno”.

Ore 16.00 – A partire da domani e per i prossimi due giorni Fabrizio De Poli incontrerà i procuratori dei giocatori in rosa in quest’ultima stagione. Già venerdì, dunque, si potrebbe avere un primo parziale riscontro su chi verrà confermato e su chi invece sarà costretto a cambiare aria.

Ore 15.40 – Qui Guizza: termina l’allenamento.

Ore 15.10 – Qui Guizza: assente Petkovic, che in questi minuti è sotto i ferri per l’operazione all’alluce. Tempi di recupero stimati in un mese e mezzo-due mesi.

Ore 14.40 – Qui Guizza: terminato il colloquio tra il ds biancoscudato ed i giocatori. Inizia l’allenamento.

Ore 14.35 – Qui Guizza: colloquio tra Fabrizio De Poli ed i Biancoscudati a bordo campo.

Ore 14.20 – (Giornale di Vicenza) Il calcio è fatto di emozioni intense. Ieri Federico Moretti le ha provate sulla propria pelle: al 45´ l´esaltazione del gol che aveva riacceso le speranze; a fine gara le lacrime.Moretti, lei e i suoi compagni faticate a trovare le parole: la delusione è troppo forte.«Ci abbiamo creduto sempre, nonostante lo svantaggio immediato, ero convinto che alla fine l´avremmo portata a casa, lo desideravamo con tutte le nostre forze e lo meritavamo».L´autogol a freddo ha reso ancora più difficile la rimonta.«Può capitare di sbagliare. Siamo stati bravi a non perdere la convinzione, spinti da un pubblico meraviglioso. Con il gol del 2-2 di Cocco dentro di noi sentivamo che potevamo farcela».Il suo gol, il settimo in questa stagione, è stato molto bello.«Abbiamo recuperato palla, io l´ho portata avanti, poi ho visto lo spiraglio per inserirmi. Il boato del Menti è stato straordinario».Cosa rimane adesso?«L´orgoglio di avere riacceso l´entusiasmo che da troppo tempo mancava in una piazza così importante. Abbiamo vissuto una stagione esaltante. Ci vorrà tempo per smaltire la delusione, ma conserveremo un ricordo splendido di questo campionato, vissuto in un gruppo eccezionale».

Ore 14.00 – (Giornale di Vicenza) Il presidente Tiziano Cunico arriva in sala stampa con gli occhi lucidi. «Sono stato negli spogliatoi – dice il massimo dirigente biancorosso – ho trovato i ragazzi distrutti, quasi tutti piangevano. Tutto questo mi ha toccato profondamente e li capisco perché siamo arrivati quasi a toccare un sogno, il sogno, e fa male doverci rinunciare». Presidente, anche questa sera la squadra ha dato tutto. «Sì, infatti, credo sia doveroso rivolgere un grande grazie a tutti questi ragazzi perché ci hanno fatto vivere un´annata strepitosa così come trovo giusto sottolineare che l´artefice della svolta di quanto è avvenuto è il tecnico Pasquale Marino che ha saputo prendere da subito in mano la situazione con grande bravura». Un Menti come non si vedeva da anni, pareva di essere tornati a quelli d´oro della serie A. «L´amarezza diventa ancora più grande proprio quando ripenso al nostro pubblico e ai nostri tifosi. Dispiace non esser riusciti a regalare loro il grande sogno che avremmo voluto. Però resta il fatto che siamo orgogliosi di avere sostenitori così». Presidente, il fatto di restare in serie B apre nuovi scenari? «Adesso non è il momento di parlare di queste cose, ci ragioneremo con calma, ma di sicuro quanto è stato costruito in questo anno dev´essere il punto di partenza e non di arrivo».

Ore 13.40 – (Giornale di Vicenza) Non si smentisce nemmeno stavolta il tecnico Pasquale Marino che si presenta in sala stampa con l´atteggiamento di chi sa di aver fatto tutto il possibile per cercare di agguantare il sogno. «Chiaramente, quando siamo andati sotto per il nostro autogol, ho pensato adesso dobbiamo farne due. Mi spiace solo che la reazione sia stata tardiva, ma ci sta. Subire a freddo un colpo così non è facile ed allo stesso tempo, invece, è stato un segnale importante e positivo per i nostri avversari. Questo autogol ha solo un nome, sfortuna». Avete comunque riagguantato per due volte il risultato «Ci siamo riusciti perché ancora una volta i ragazzi hanno dimostrato di aver grande cuore e grande carattere». Nel secondo tempo, in avvio, avete dato l´impressione anche di poterla chiudere. «In effetti abbiamo avuto una reazione veemente, abbiamo creato pressing sempre sul loro portatore di palla però è chiaro che quando abbiamo subito il gol del 2-1 è stato un altro momento difficile. E nonostante questo, avendo ragazzi eccezionali, siamo riusciti ad acciuffare nuovamente il pari». Di sicuro non vi si può rimproverare nulla «Abbiamo dato tutto, non dimentichiamoci che di fronte avevamo una squadra fortissima, anzi, a mio avviso, la meraviglia è che il Pescara con questo organico non sia riuscito ad andare direttamente in serie A e questo rende ancora più importante la prestazione dei miei giocatori, anche perché di sicuro non siamo stati fortunati a dover affrontare la gara d´andata senza giocatori molto importanti».A questo punto Marino prende direttamente la parola e dice: «Devo ringraziare i ragazzi. Negli spogliatoi avevano tutti le lacrime agli occhi, ci tenevano tantissimo. Ho detto loro che devono stare tranquilli perché in questi mesi hanno dimostrato prima ancora di essere bravi professionisti di essere grandi uomini. Non fosse stato così non saremmo riusciti in questa rincorsa eccezionale, partita dal terzultimo posto ed arrivata fino alla semifinale dei playoff. Questi sono traguardi che si raggiungono solo se ci sono valori importanti, divisi tra tutti, tra chi giocava e chi non giocava, perché vi assicuro che tutti i componenti della rosa si sono sempre allenati al massimo».Da sottolineare la cornice di pubblico strepitosa. «Non avevo dubbi. Ci siamo emozionati all´ingresso in campo e se analizzo il percorso da quando sono arrivato c´è da esser orgogliosi. Abbiamo ridato passione e la voglia di tornare allo stadio a questa piazza che le merita». È appena finita, ma il suo nome già viene accostato ad altre squadre e pare che lei possa andar via. «Devo dire grazie al Vicenza che mi ha chiamato; certo non posso negare che c´è già qualche attenzione nei miei confronti, ma non ho ancora parlato con nessuno. Fossimo andati in serie A sarei rimasto di sicuro, anzi vi svelo una cosa. Quando sono arrivato ed ho firmato il contratto ho fatto mettere da subito, ed eravamo terz´ultimi, il premio playoff ed il premio promozione. Credo che i dirigenti mi abbiano preso per pazzo, ma sapevo che il lavoro paga ed avevo fiducia nei ragazzi che allenavo. Non solo, ho avuto anche la fortuna di lavorare con il direttore Cristallini, ci siamo sempre mossi di comune accordo e sapevo che era sempre disponibile se avessi avuto delle esigenze. Sì, credo davvero che siamo riusciti a stupire tutti con questa cavalcata entusiasmante».

Ore 13.20 – (Giornale di Vicenza) Addio sogno-promozione. Il Vicenza non ce l´ha fatta, non è riuscito a centrare il successo che serviva per andare in finale e giocarsi la serie A con il Bologna, ma è uscito tra gli applausi e le lacrime del pubblico in piedi che ha tributato ai biancorossi l´omaggio meritatissimo per una stagione che resta comunque straordinaria e da cui bisognerà ripartire in futuro. Applausi e lacrime, perché uscire così fa male e nel doppio confronto il Vicenza non è certo apparso inferiore al Pescara che va in finale.La squadra di Marino ha dato il meglio pur non essendo certo al meglio. È arrivata a questo appuntamento piena di assenze e di acciacchi, ma ha mostrato un coraggio enorme e ci ha creduto fino in fondo. Il gran popolo del Menti, 12 mila cuori nella tormenta delle emozioni, splendido nelle coreografie iniziali, caldissimo d´affetto sempre, ha detto grazie perché quando si è degni della maglia del Lane, come sono stati fino all´ultimo i biancorossi di questa stagione, è giusto applaudire.Col magone, certo. Perché il calcio sa essere anche beffardamente crudele. Pensate, proprio Sampirisi, il creativo che in una dichiarazione s´era inventato quel voliamo con i piedi per terra diventato poi lo slogan della rincorsa-promozione, ha infilato dopo pochi minuti un incredibile autogol che ha cominciato a spegnere il grande sogno. Gli episodi, quegli episodi che nella serie di 6 vittorie consecutive erano stati spesso favorevoli, nelle ultime partite hanno invece girato le spalle. Quell´autogol per esempio, un´autentica mazzata per una squadra che Marino aveva immaginato subito con il tridente pesante (Ragusa-Cocco-Giacomelli) per spaccare la partita. Piani saltati in aria.Ma il Vicenza non si è piegato al destino che si andava disegnando. Due volte ha rimontato con caparbietà, con indomito coraggio, senza lucidità magari, epperò con la voglia di non arrendersi. Prima Moretti agli sgoccioli del primo tempo, poi Cocco poco oltre la mezz´ora del secondo, dopo che Bjarnason aveva riportato avanti il Pescara, hanno tenuto in partita il Vicenza e vivo il sogno, la squadra ha gettando sul campo ogni residua energia.Non è bastato, la corsa finisce qui. Ma sia pure con un po´ di groppo in gola, occorre dire che è stata una gran corsa, magnifica. Il Vicenza è fuori, viva il Vicenza.

Ore 12.50 – (Gazzettino) «Avevo già visto il posto, la società ha voluto appurare con mano le strutture e la località, e il riscontro è stato positivo. Fermo restando la bellezza del paese, a noi interessa andare lì a lavorare. D’altra parte durante un ritiro conta solo allenarsi, mangiare e dormire bene». Vacanze in programma prima di rituffarsi nel lavoro sul campo? «Non ne farò. Andrò a trovare mia mamma a Napoli, per il resto rimango a Padova dato che mia moglie lavora. Staccherò ugualmente la spina dato che è giusto rilassarsi un po’, ma non troppo. Non vedo l’ora di ripartire». Oggi la squadra si ritrova per un allenamento alla Guizza e venerdì dopo l’amichevole all’Appiani con una selezione di giocatori amatori Ucp scatterà il rompete le righe. «Dobbiamo essere tutti molto contenti per come è andata l’annata e dobbiamo ricordarla sempre con orgoglio. Non me ne vogliano le altre società dove ho allenato, ma questa è stata la stagione migliore della mia carriera».

Ore 12.40 – (Gazzettino) L’anno prossimo sarà un campionato completamente diverso per contenuti rispetto a quello appena concluso. «Il salto di categoria dalla serie D alla Lega Pro si nota, e bisogna capirne le caratteristiche per costruire la squadra. Giocare a quattro, a cinque o con un altro modulo è relativo, le priorità sono altre. Da quello che ho potuto vedere, e confrontandomi anche con De Poli, cambiano molto intensità, fisicità e ritmo gara. Senza dimenticare che in Lega Pro c’è una percentuale di errori molto più bassa rispetto al campionato nazionale dilettanti, quindi dovremo fare un buon lavoro alla base». Lavoro che riguarda naturalmente le operazioni sul mercato, con il direttore sportivo che ha già iniziato a muoversi potendo contare sul budget messo a disposizione dal club. «È giusto che su questo versante lavori De Poli, so in che mani sono e mi fido. Tra di noi c’è comunque un filo diretto continuo, e lui sa perfettamente come la penso». Proprio insieme al diesse e allo stato maggiore del club, Parlato ha visionato lunedì la sede del ritiro a Pieve di Cadore. «È stata una trasferta piacevole».

Ore 12.30 – (Gazzettino) «Cercherò di calarmi nella Lega Pro con la massima determinazione. Ho sette anni in più di esperienza alle spalle e vedrò di farmi rispettare anche con colleghi che sono più bravi mettendo a loro il bastone tra le ruote». Per Carmine Parlato sarà un ritorno nei professionisti, dove ha già avuto modo di allenare per tre stagioni consecutive, ai tempi della serie C2. Il debutto risale al campionato 2005-2006 chiuso al sesto posto con il Rovigo, che l’anno prima aveva condotto appunto alla promozione dalla serie D. Nella stagione successiva ha condotto il Valenzana alla salvezza (conquistata agli spareggi) per fare ritorno al Rovigo a stagione in corso (novembre) nell’annata 2007-2008, terminata con la retrocessione. Ora il tecnico biancoscudato si appresta ad affrontare il suo quarto campionato, questa volta di Lega Pro unica. «Speravo di avere questa possibilità quanto prima e ringrazio la società di avermela data. Vediamo di che pasta sono fatto, lo dico senza presunzione. Anche perché c’è da imparare a qualsiasi età e io devo farlo molto. Ma sono convinto che con l’aiuto della società e insieme ai ragazzi, ci faremo rispettare».

Ore 12.20 – (Gazzettino) Proseguono i contatti della dirigenza per mettere a fuoco gli scenari futuri della squadra in vista della prossima stagione. Nei giorni scorsi il direttore sportivo De Poli ha incontrato alcuni giocatori attualmente in rosa e sembra che tra i nomi nell’ottica di una riconferma ci sia quello di Dan Thomassen, uno dei leader del gruppo che pur non giocando sempre titolare è un punto di riferimento per i compagni. Il difensore danese allungherà quasi certamente la sua esperienza al Padova, che proprio quest’anno lo ha visto superare le cento presenze con la maglia biancoscudata. Dopo il “rompete le righe” fissato per venerdì, la società dovrebbe comunicare ufficialmente i giocatori che faranno parte della rosa anche in Lega Pro e quelli che invece saluteranno la comitiva. Al riguardo le indiscrezioni non mancano. Tra queste quella che riguarda Nichele che potrebbe fare ritorno al Pordenone, appena retrocesso dalla Lega Pro. Oltre a Sentinelli, che ha già svelato di non rientrare più nei piani del club, potrebbero fare le valigie anche Ferretti e Segato: in attesa di una comunicazione ufficiale, l’attaccante e il centrocampista hanno comunque già pronte alcune alternative tra squadre di serie D.

Ore 12.10 – (Gazzettino) Padova primo sul campo, ma da primato anche sul fronte della solidarietà e, nel caso di specie, nell’opera di sensibilizzazione sulla donazione del sangue. Per questo motivo il club Aicb Avis Biancoscudata, nei giorni scorsi ha donato a giocatori, staff tecnico, dirigenti e soci la tessera d’iscrizione come promotori attivi del progetto “Obiettivo 9000”, ringraziandoli con una lunga lettera aperta che, dopo avere posto l’attenzione sugli aspetti più strettamente calcistici, affronta l’argomento al club più caro. «È la squadra che tutti noi sognavamo – si legge – e che ci ha permesso di vivere e toccare con mano una realtà che ci riempie nuovamente il cuore di gioia. Ma il Padova è ancora di più e, aderendo con entusiasmo e disponibilità al progetto “Obiettivo 9000” ha permesso alla città di Padova di contare su un numero maggiore di donatori Avis e per questo lo ringraziamo di cuore. Il campionato di “Obiettivo 9000” non è di certo finito, ma grazie all’attività di sensibilizzazione promulgata nel corso del campionato, possiamo dire di aver compiuto un piccolo grande passo verso questo traguardo importante».

Ore 11.35 – Qui Euganeo, Mattia Arisi (direttore generale Calcio Padova Calcio a 5): “L’idea è nata cinque mesi fa, quando ho parlato per la prima volta con Giorgio Molon di questo progetto. Ringrazio dunque lui, Fabrizio De Poli e chi sin dal principio ci ha creduto! Il presidente sarà Luigi Frizzon, il responsabile del settore giovanile Roberto De Vivo ed il responsabile della scuola calcio Alessandro Padovan”.

Ore 11.32 – Qui Euganeo, Alain Luciani: “È un piacere ed un onore essere presente a questa conferenza stampa, e faccio davvero i complimenti a queste due realtà, perché spesso il calcio a 5 riavvicina i ragazzi allo sport in un periodo di grande crisi economica e di valori. Gli auspici sono ottimi, i Biancoscudati dimostrano ancora una volta di essere campioni non solo sul campo!”.

Ore 11.30 – Qui Euganeo, Antonio Dario (vice presidente nazionale Divisione Calcio a 5): “Il futsal può essere considerata la scuola elementare della crescita calcistica di un ragazzo, perché si imparano le basi e dà un grande bagaglio culturale. Spagna e Brasile insegnano che i loro giocatori molto spesso nascono dal calcio a 5… Mi complimento col Vertigo e col Calcio Padova, non è una fusione bensì un connubio tra due società che possono vicendevolmente dare tanto”.

Ore 11.25 – Qui Euganeo, Antonio Peron (responsabile regionale Calcio a 5 per la Figc): “Quello tra calcio a 5 e calcio a 11 è davvero un connubio importante pur essendo due entità diverse che corrono però su binari paralleli. Questo connubio ci permette di far crescere ancora meglio i giovani talenti. È bellissimo questo progetto di ‘padovanità’ che si vuole portare all’interno di questa nuova società. Un simile progetto a livello nazionale è portato avanti solo dalla Lazio al momento. Anche Marco De Poli, figlio di Fabrizio, ha vinto un titolo nel 2008 col calcio a 5”.

Ore 11.20 – Qui Euganeo, Giorgio Molon: “Stiamo mettendo in piedi una realtà che si poggia su grandi esperti del calcio a 5, quindi si può tranquillamente parlare di un progetto con solide basi ed un futuro garantito. Acquisendo da un pozzo più ampio possiamo crescere tecnicamente ed umanamente dei padovani di valore”.

Ore 11.15 – Qui Euganeo, Fabrizio De Poli: “Il merito della nascita di questa nuova società è di Giorgio Molon e dei responsabili del Vertigo. È un progetto interessante per svariati motivi, è importante ricercare un connubio con le altre società del territorio per creare una sinergia ed essere sempre presenti in una realtà importante quale Padova. Nell’ambito della formazione tecnica di base sono convinto che il calcio a 5 sia meglio di quello a 11, e sta a noi avere l’umiltà di capire che si può solo che imparare dai tecnici del calcio a 5. Coinvolgere anche il calcio femminile? Ci stiamo pensando”.

Ore 11.10 – Qui Euganeo: inizia la conferenza stampa.

Ore 11.00 – Qui Euganeo: a breve l’inizio della presentazione del Calcio Padova C5.

Ore 10.30 – (Mattino di Padova) Per Salvatore Amirante, invece, la riflessione che s’impone è squisitamente legata alle condizioni fisiche del bomber: se sta bene, è confermatissimo, se i guai al ginocchio che lo hanno costretto ai box nelle ultime settimane di campionato dovessero persistere, bisognerebbe sedersi attorno ad un tavolo e parlarne. Per gli stessi motivi è tutto da decifrare anche il futuro di Sebastiano Aperi, alle prese con la riabilitazione dopo la ricostruzione del crociato del ginocchio destro. Cosa manca. I profili dei futuri innesti sono ormai delineati. In attacco servono una o due punte di categoria (Neto Pereira e Arcidiacono sono i sogni), manca un terzino sinistro maturo (una sorta di “Dionisi mancino”), che possa, eventualmente, far coppia con Salvadori, semprechè il bellunese rimanga, si cerca almeno un difensore centrale (ed è per questo che gli occhi sono caduti su Diniz del Lecce, ma di proprietà del Milan) e poi bisogna ricostruire il centrocampo. Segato e Nichele difficilmente rimarranno, mentre il futuro di Mazzocco dipenderà dai risvolti della vicenda-Parma. È in mezzo al campo, comunque, che si lavorerà maggiormente perché, per costruire un Padova competitivo, serviranno gambe fresche e piedi buoni.

Ore 10.20 – (Mattino di Padova) In testa c’è Marco Cunico, capitano e trascinatore, esperienza e qualità al servizio del collettivo, e con lui Dan Thomassen, capitano morale dentro e fuori dal campo, che nella stagione appena conclusa ha dimostrato di poter stare ampiamente, e con merito, in una squadra che punta in alto. Saranno loro due i pilastri del Padova che verrà. Ma non solo: in difesa salgono le quotazioni di Daniel Niccolini, mentre è quasi scontata la permanenza di Matteo Dionisi, autentico tuttofare di qualità e quantità nel modulo di Parlato. Ma è soprattutto in attacco che si dovrebbero registrare le principali conferme. Marco Ilari e Nicola Petrilli sono due prime scelte per la Lega Pro, tecnicamente non si discutono e, anzi, la società biancoscudata dovrà far presto a “blindarli”, visto che nei giorni scorsi si vociferava addirittura di un’offerta allettante (circa 60 mila euro netti annui, non certo noccioline) a Petrilli in arrivo da una “big” della categoria. Con loro potrebbe essere ufficializzata anche la conferma, un po’ a sorpresa, di Emil Zubin, che all’alba dei 38 anni (li compirà a settembre) si ritufferà nel professionismo: dopo diversi giorni di riflessioni, Parlato sembra essersi convinto che per la squadra e lo spogliatoio può tornare ancora molto utile.

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) Due attaccanti, due difensori centrali, un terzino sinistro, e almeno un centrocampista con esperienza della categoria. La lista della spesa del Padova, a pochi giorni dal “rompete le righe” fissato per venerdì pomeriggio, comincia ormai a delinearsi: quando l’attuale stagione sarà definitivamente alle spalle – e anche la società cambierà nome, visto che proprio tra due giorni è fissato l’incontro dal notaio Doria per formalizzare il passaggio da Srl a Spa – allora si comincerà a pensare sul serio, nero su bianco, alla prossima annata. Dei “senatori” della squadra che ha vinto la Serie D probabilmente rimarranno in sette, massimo otto. Poi ci saranno qualche giovane (Petkovic in testa, con il quale l’accordo per il rinnovo è già stato raggiunto) e l’inserimento di nuove pedine, a cominciare dal portiere Favaro, ormai ex Sacilese. I profili dei pezzi mancanti, ormai, sono già nella testa di diesse e allenatore. Chi rimane. Saranno probabilmente sette, si diceva, i “senior” che, dopo aver portato i colori biancoscudati di nuovo nel professionismo, si giocheranno le loro carte in Lega Pro.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Sempre allo stesso De Lorenzi, il mister napoletano aveva confidato: «Io penso molto semplicemente che, quando ti sei impegnato per raggiungere un obiettivo e lo centri, devi ringraziare chi ti ha aiutato, cioè la Madonna, che ti ha sostenuto nell’impegno e nelle fatiche di ogni giorno. Il senso di questo pellegrinaggio è stato proprio il ringraziamento a Maria». E aveva aggiunto: «Lì ho avuto la possibilità di pregare, di stare anche da solo con me stesso pensando a mio padre, che ci ha lasciato nel 2006. A Medjugorje si va non solo per se stessi, perché preghi anche per le persone che sono rimaste a casa. Porti alla Madonna le intenzioni, le suppliche, le preghiere di tutti loro. E incontri un bel clima di pace e di serenità». Parlato va a messa e frequenta la Basilica di Sant’Antonio. «Durante la settimana», rivela, «cerco sempre di ritagliarmi almeno una mezz’ora di silenzio in chiesa, per stare davanti a Dio. Lo consiglio a tutti». Un altro aspetto significativo del suo rapporto con la fede è testimoniato dalla presenza di un sacerdote vicino alla squadra. «In ogni città dove sono stato ad allenare ne ho sempre cercato uno, che fosse di riferimento per me stesso, innanzitutto, e poi per i giocatori. Credo che la parola di un sacerdote per i ragazzi di una squadra di calcio non possa che fare del bene. I calciatori non vanno incontro solo a successi, possono anche trovarsi di fronte a molte difficoltà nella propria vita, come avviene per qualsiasi persona».

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Otto ore per arrivare, più o meno altrettante per rientrare. Un anno fa, sbancata Este all’ultima gara e lasciato al Marano un pugno di mosche in mano, Parlato partì il lunedì dopo la partita in pullmino con lo stesso Marin, il preparatore dei portieri Michelangelo Mason e l’allenatore in seconda Franco Dall’Anese. Al giornalista freelance Angelo De Lorenzi ha raccontato l’esperienza straordinaria vissuta a contatto con quel luogo sacro, che milioni di pellegrini raggiungono da ogni parte del mondo. «Alle 6 del mattino eravamo ai piedi della collina delle apparizioni. Non abbiamo perso tempo: ci siamo tolti le scarpe e siamo saliti a piedi nudi sul Podbrdo (brullo e sassoso, è la zona più bassa del monte Crnica, sopra la frazione di Bijakovici, dove abitavano i sei veggenti al tempo delle prime apparizioni nel 1981, ndr). Abbiamo raggiunto la cima e ci siamo riuniti a pregare davanti alla statua della Madonna. Il nostro è stato un piccolo gesto rispetto al sacrificio di altre persone che si recano a Medjugorje a chiedere un aiuto o una grazia». Il bisogno di dire “grazie” da parte di un uomo di sport, credente convinto, lo ha spinto ad affrontare un’altra volta il lungo viaggio.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Carmine Parlato va dalla Madonna. E ad accompagnarlo, perché la promessa se l’erano fatta a vicenda, ci sarà anche Alan Marin, il preparatore atletico del Padova. Proprio come dodici mesi, quando trionfò con il Pordenone all’ultima giornata della Serie D, conquistando la promozione in Lega Pro (la seconda dopo quella ottenuta alla guida del Rovigo), il tecnico napoletano, che domenica prossima compirà 45 anni, ha deciso di rinnovare il suo atto di fede nei confronti della Regina della Pace di Medjugorje. «Sono stato io, stavolta, a dire che, se avessimo centrato l’obiettivo, saremmo tornati là, per ringraziare Maria», spiega. «Tre anni fa vi ero andato con mia moglie Alessia e avevo incontrato per caso Marin. Eravamo nello stesso posto, pur essendo partiti separatamente. A Pordenone, quando iniziammo la stagione 2013/14, il “prof” mi disse: “Carmine, se vinciamo il campionato, andiamo a Medjugorje!”. Gli risposi di sì. E così abbiamo fatto. Ce lo siamo ridetti anche in occasione dell’esperienza padovana, e rispetteremo il voto fatto». Parlato non aggiunge dettagli sulla spedizione, ma l’appuntamento è fissato per l’inizio della prossima settimana, dopo che venerdì si chiuderà ufficialmente la stagione all’Appiani. Basandoci sul precedente del maggio 2014, si tratta di un viaggio di 1.500 chilometri, fra andata e ritorno, da compiere guidando anche di notte.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) A distanza di 10 giorni dalla partita della poule scudetto con il Cuneo, i biancoscudati tornano in campo alle 14.30 di oggi agli impianti della Guizza per l’ultima seduta di lavoro della stagione. Venerdì pomeriggio, poi, all’Appiani affronteranno in amichevole una selezione di amatori Ucp e quindi ci sarà il “rompete le righe”.

Ore 09.10 – (Corriere del Veneto) Nichele (30%) dovrebbe trasferirsi in un altro club della zona, considerata la sua voglia di rimanere molto vicino a casa, Mattin (20%) potrebbe essere messo sotto contratto e girato in prestito, ma anche non confermato. Fenati (30%) tornerà alla Sampdoria e difficilmente verrà strappato un nuovo prestito al club blucerchiato. Attaccanti: Il trio di esterni Ilari-Aperi-Petrilli ha altissime chance di conferma (90%), al netto di infortuni (Aperi sta viaggiando veloce verso il recupero) e di sorprese al momento improbabili mentre ha già la valigia in mano Ferretti (10%). Amirante (65%) ha convinto e si sta verificando accuratamente la sua condizione fisica per eliminare gli ultimi residui dubbi; Zubin (35%) è un pupillo di Parlato e potrebbe strappare un contratto a gettone o al minimo con bonus legati ai gol segnati e alle presenze. Via Salam Dené (5%), da valutare Pittarello (30%), che potrebbe essere messo sotto contratto e girato in prestito altrove.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) Difensori: Scarse le possibilità di conferma di Bortot (20%), non per volontà del Padova ma per quella del Bassano che lo vuole riportare in rosa dopo il prestito dell’attuale stagione da gennaio in poi. Chance concrete per Dionisi (70%) e Niccolini (60%), quasi nulle per Sentinelli (5%). Tutta da valutare la situazione di Salvadori (40%), la cui posizione è ancora in corso di valutazione, considerato che Parlato vorrebbe un esterno basso più bloccato rispetto all’ex Fenadora. Busetto (70%) dovrebbe strappare la conferma e magari essere girato in prestito altrove, mentre è difficile (ma non impossibile) la permanenza di Thomassen (40%), che pure viene considerato un uomo spogliatoio. Niente da fare per Degrassi (0%), che verrà rispedito al mittente dopo l’attuale stagione cominciata bene ma proseguita senza squilli. Centrocampisti: Alte le chance di conferma di Marco Cunico (80%), capitano che viene considerato molto anche per la capacità di sdoppiarsi a seconda delle esigenze. Scarse le possibilità di un altro gettone per Segato (30%), mentre per Mazzocco (60%) tutto dipenderà da come finirà il Parma. In caso di fallimento e di svincolo con ripartenza dalla serie D, l’accordo con il giocatore è già stato raggiunto, ma si potrebbe arrivare a un’intesa col Parma in ogni caso.

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) Fra domani e venerdì inizieranno i primi colloqui del ds Fabrizio De Poli con tutti i componenti della rosa biancoscudata. Ed è già possibile tracciare le probabilità di conferma in ogni reparto e la situazione dettagliata riguardante il futuro del gruppo che ha tentato con grande successo la scalata alla Lega Pro. Una volta definito il numero delle conferme (si parla di un massimo di dieci giocatori che saranno lo zoccolo duro della rosa), si passerà a verificare tutte le altre opzioni di mercato. Portieri: Certa la conferma di Petkovic (100%), mentre quasi nulle sono le chance di Cicioni (10%). Al momento non è prevista la presenza di un terzo portiere esperto, dopo la rinuncia a Mazzoni e l’intesa di massima raggiunta con Favaro come vice di Petkovic o come terzo portiere se arriverà un estremo difensore «rodato». Lanzotti (0%) tornerà al Modena, da cui era stato prelevato in prestito nel mercato invernale.

Ore 08.40 – (Corriere del Veneto) Nel frattempo siamo ormai agli sgoccioli per quanto riguarda la procedura di concordato che la vecchia società guidata da Diego Penocchio sta conducendo per arrivare alla chiusura dell’attività e al pagamento di tutti i debiti con una transazione economica ad ampio raggio. La scadenza fissata con i creditori era stata quella del 31 maggio, ma ci sono stati ulteriori ritardi che stanno spazientendo non poco le parti in causa. Tuttavia basterà poco per capire l’evoluzione della situazione. Se non si riuscirà a produrre tutte le garanzie richieste per la transazione economica e il concordato con i creditori, partiranno nuove richieste di fallimento. Al momento la prospettiva, pur improbabile, non va del tutto esclusa. Non resta che aspettare l’evolversi degli eventi.

Ore 08.30 – (Corriere del Veneto) La presentazione oggi alle 11, nella sala stampa dello stadio Euganeo. E sarà una chicca non da poco, considerato che in Italia solo la Lazio ha avuto una squadra di calcio e una di calcio 5 contemporaneamente riconducibili alla stessa proprietà. A Padova succederà lo stesso, grazie alla collaborazione con il Vertigo calcio a 5 e alla voglia del club di viale Nereo Rocco di allargare i propri orizzonti. Il progetto prevede l’incorporazione dell’attività del Vertigo Arl con i Biancoscudati, con l’iscrizione di una squadra che si chiamerà Calcio Padova al campionato di serie C. Un progetto che punta alla creazione di un doppio binario di sviluppo e di crescita per i giovani, che potranno contemporaneamente cimentarsi nel calcio e nel calcio a 5, dove imparare a muoversi in spazi più stretti e con maggiore velocità. Si tratta di una delle iniziative multidirezionali pensate dalla società, che punta sempre più a un radicamento nel tessuto cittadino e alla collaborazione con altre realtà.

Ore 08.28 – Poule scudetto, la finale: Siena-Akragas 5-3 dopo i calci di rigore. I bianconeri si laureano campioni d’Italia..

Ore 08.26 – Playout, serie D girone C: Dro-Triestina 1-3 dts, Giorgione-Kras Repen 2-1. Salvezza per Triestina e Giorgione, retrocedono Dro e Kras Repen.

Ore 08.24 – Playoff, serie D: AltoVicentino-Delta Porto Tolle 1-2, eliminata la squadra di Rino Dalle Rive.

Ore 08.22 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.20 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Box Uomo, Icone Vintage, Black Bell Tattoo, Maglietteveloci.it, Studio Pignatelli Netstore, InterBrau Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 2 giugno: riposo per i Biancoscudati, lavoro di pianificazione per la società.

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