Live 24! Padova, in primis si pensa ai rinnovi: colloqui tra De Poli ed i procuratori dei Biancoscudati

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Ore 21.20 – Inizia presso “Le Staffe” all’ippodromo Le Padovanelle la serata “Ritorno all’Appiani”, dedicata allo storico stadio di via Carducci e alla figura di Silvio Appiani.

Ore 20.40 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Si muove solo il Fontanafredda, in questa fase iniziale del mercato estivo. Sono già iniziati i colloqui, in casa rossonera: il primo “intercettato” è stato Lauro Florean. Si parte da lui, com’era ovvio, per pianificare il futuro. E il suo, di futuro, dove sarà? Si è parlato a lungo di un “taglio” in vista, ed effettivamente l’ex attaccante del Pordenone può partire. È ambito in Veneto (Portomansuè), ma la società ha voluto concedere al giocatore ancora una settimana. Sul piatto c’è anche l’offerta rossonera: Lauro ci penserà ancora qualche giorno. Resta a Fontanafredda il difensore Marco Frison, che in un primo momento sembrava sul punto di lasciare. In questo caso le due parti hanno trovato l’accordo, a meno che dall’alto (LegaPro) arrivi un’offerta alla quale non si possa dire di no. Partirà Salvador, che ha richieste da Conegliano, Opitergina e Vazzolese. C’è poi chi piomba dall’alto, e di offerte se ne intende. È il caso dell’Altovicentino, che oltre a tentare la spesa a Sacile (a proposito: allo stadio è comparso uno striscione che “inneggia” alla proprietà Presotto-Nadal), sta provando a prendersi dal Fontanafredda l’esterno Alcantara. Il giocatore piace anche al Belluno. Si allontana dai rossoneri Davide Diaw, con la Virtus Corno che ha sparato troppo alto per le possibilità del Fontanafredda. È a un passo l’ok dell’attaccante Riccardo Zambon, che ai rossoneri potrebbe dire sì nei prossimi giorni, come Daniel Paciulli (Chions). Colloquio anche con Ortolan. Vicario va verso il Piacenza. Aumentano le possibilità di conferma per il difensore Faloppa a Tamai.

Ore 20.10 – (Messaggero Veneto) Grandi movimenti in casa Fontanafredda. Il club rossonero è vicinissimo alla conferma di Malerba (’82), mentre Frison (’95) rimarrà a meno che non ci siano offerte dalla Lega Pro. In entrata, pare cosa fatta la firma di Paciulli (’87): niente da fare, in teoria, per l’Union Pro, che aveva messo a sua volta gli occhi sul bomber ex Chions. Questione di ore anche per il “sì” di Zambon (’88), mentre ha già le valigie in mano Salvador (’94): la punta ha espresso il desiderio di andarsene, e per lui le offerte non mancano, in primis quelle di Vazzolese e Conegliano (Promozione veneta). Da segnalare, infine, anche l’interesse della Pro Piacenza (serie C) per l’estremo Vicario (’96). Rimanendo in D, il Tamai è ad un passo dal confermare ufficialmente Colombera (’90), Brustolon (’86), Peresson (’82), Faloppa (’80) e Petris (’86).

Ore 19.40 – (Gazzettino, edizione di Belluno) Ci siamo quasi. A Real abbandonato, Nicola Calcagnotto si avvicina al Belluno. «Ho avuto la conferma oggi che il presidente lascia – assicura l’ex centrale gialloblù che desidera tornare alla corte di Roberto Vecchiato – una decisione che non mi sarei mai aspettato, ma che posso comprendere». Dunque il Belluno si avvicina? «Sì, mi sento più vicino, ma non c’è ancora niente di sicuro e così sarà fino al 30 giugno. Se da oggi a fine mese il presidente dovesse ripensarci o qualcuno dovesse comprare la società tutto tornerebbe come prima. Io sono e resterei del Real Vicenza e dunque niente Belluno». In caso contrario? «Mi libererei automaticamente, diventerei proprietario del mio cartellino e dunque padrone di andare dove voglio. Ovvero al Belluno. Diciamo che tra me e i gialloblù ci sono meno ostacoli, ma non possiamo ancora dire che torno». MERCATO BOLLENTE – Il Belluno dunque è a un passo dal terzo tassello dopo Acampora per l’attacco e Brino tra i pali. E proprio Brino a quanto pare è stato nel mezzo di un intreccio di mercato tra la serie D e l’Eccellenza. Il nuovo portiere gialloblù infatti piaceva anche a Roberto Raschi per il suo nuovo San Giorgio Sedico. Nel giro di qualche ora però l’ex mister del Belluno si è visto soffiare ben tre pedine: Brino stesso, Antoniol e Mastellotto. «Tutto vero – conferma il nuovo tecnico dei sedicensi – eravamo a un passo dalla firma sia con Antoniol, sia con Mastellotto. All’ultima però si è inserita un’altra società con blasone e strumenti diversi, e ce li ha “soffiati”». Il Treviso? «Esatto. Qualcuno mi ha sussurrato che si stessero spaventando per la squadra che stavamo costruendo… Pazienza, d’altronde la scelta dei ragazzi è comprensibile. Di sicuro dispiace perché erano proprio perfetti per noi, per la mia idea di squadra e di gruppo. Sia come uomini, sia come giocatori; insomma, ero davvero felice di averli in gruppo. Il calcio è così, accetto senza problemi. Sono sicuro che troveremo altre pedine altrettanto di valore tra i giocatori che stiamo osservando e vagliando. Le ambizioni non cambiano, gli obiettivi neppure».

Ore 19.10 – (Corriere delle Alpi) Nicola Calcagnotto il primo luglio sarà libero. Ieri pomeriggio il difensore ex Belluno è stato chiamato dal patron Real Vicenza che gli ha spiegato che la squadra sarà messa in vendita. Di conseguenza, sarà libero di scegliere la propria destinazione. Il Belluno è la sua prima opzione, ma il ragazzo sarà svincolato e quindi potrà decidere autonomamente cosa fare. «Fino al 30 giugno sarò del Real Vicenza», spiega Calcagnotto, «poi sarò libero di decidere il mio futuro. Il cartellino diventerà di mia proprietà, dalla serie D ho più di un’offerta, ma il Belluno rimane la mia prima scelta. Il presidente ha spiegato che molla tutto e bisognerà vedere se chi comprerà la società deciderà o meno di riscattarmi». Stefano Acampora è sempre in pole, Marco Beccaro invece non arriverà al Polisportivo. Il direttore sportivo Augusto Fardin aveva ammesso di aver contattato quattro punte per questa finestra di mercato, e la strada più reale in questo momento sembra essere quella di Stefano Acampora. Lo stesso Marco Beccaro conferma l’interesse dei gialloblù, che però risale ormai a più di un mese fa. Probabilmente il contatto era stata quella cena alla Fenice tra mister Vecchiato, Simone Bertagno e appunto il bomber di Sacile. «Con il Belluno ci eravamo sentiti ancora prima che finisse il campionato», spiega la punta quest’anno alla Sacilese, «poi però non ho più sentito nessuno. In questo momento ho anche altre offerte da altre squadre, ma per adesso non ho ancora preso decisioni». Sentite le parole di Marco Beccaro è normale pensare che l’obiettivo gialloblù sia Antonio Acampora che ha messo il Belluno al primo posto tra le sue possibili destinazioni. L’affare potrebbe sbloccarsi a giorni, l’attaccante è all’estero. ma il suo procuratore sta lavorando per lui. Brutte notizie per Salvadori. Michael Salvadori non è stato confermato dal Padova. La notizia arriva dal procuratore del ragazzo Stefano Barattin che rilascia le proprie dichiarazioni a Padovagoal.it. «La società ci ha confermato quello che avevamo già intuito», spiega Barattin. «Salvadori non verrà inserito nella rosa del Padova della prossima stagione. Michael era molto dispiaciuto e amareggiato, era convinto di aver fatto il massimo per meritarsi la riconferma, ma dobbiamo rispettare la decisione della società». La possibile destinazioni del ragazzo ex Ripa Fenadora è il Cosenza, con cui è stato aperto un canale preferenziale visto il buon rapporto con Giorgio Roselli che lo aveva già avuto in stage a Gubbio. Un’altra possibile destinazione potrebbe essere il Venezia.

Ore 18.40 – (Gazzetta di Mantova) Si prospetta un pomeriggio di fuoco in Viale Te, dove si sono dati appuntamento tutti i soci del Mantova (presidente Di Matteo in primis) e Sandro Musso della Sdl Centrostudi Spa. Stavolta, però, le scintille non arriveranno sul fronte societario, perché l’iter per arrivare alla cessione è ormai deciso: gli accordi ci sono e, se fra una settimana come promesso Lodi avrà terminato gli accordi con tutti i creditori della scorsa stagione, il passaggio di proprietà del club sarà formalizzato. Oggi, invece, ci sarà da discutere di rescissioni contrattuali con l’allenatore Ivan Juric, con il direttore sportivo Alfio Pelliccioni e forse con i procuratori di alcuni calciatori. Ma non sarà una discussione facile, perché il Mantova ha deciso di puntare i piedi e battere cassa. A spiegarlo è Bruno Bompieri in modo molto chiaro, alla sua maniera: «Quando vogliamo mandar via qualcuno che ha il contratto, dobbiamo pagare; quando invece qualcuno che è sotto contratto chiede di andar via dobbiamo subire e stare zitti – attacca il vicepresidente biancorosso -. Non si può andare avanti così: Juric volevamo tenerlo e se lui vuole andare in serie B lo capisco, ma è troppo facile scaricare la colpa sugli altri dopo magari essersi messi d’accordo con il Crotone sei mesi prima. Se altre società vogliono nostri tesserati (e il discorso riguarda anche Siniscalchi e Trainotti) mettano mano al portafoglio. Ho parlato con Musso e tutti vogliamo fare una squadra competitiva, non certo per farci ridere dietro, questo sia chiaro. Per cui, se noi dovremo andare incontro a Pelliccioni e a Uliano per risolvere i loro contratti, ci aspettiamo che accada lo stesso quando è il Mantova a trovarsi dall’altra parte». Insomma, i colloqui odierni non saranno una formalità. Mentre tutti restano ottimisti sul fronte dell’accordo societario: «Ho parlato con Di Matteo e mi sembra una persona decisamente a modo – dice Sandro Musso della Sdl -, forse andremo a pranzo insieme e poi ci vedremo con tutti i soci. Spero ci sia anche Bosi, in modo da concordare i tempi per formalizzare il nostro ingresso in società. La settimana prossima dovrebbe essere quella della fumata bianca». Allo stesso modo la pensa Giambattista Tirelli: «Ormai ci siamo, gli accordi sono stati definiti in tutti i dettagli e quindi al 99,99% cederemo la maggioranza del Mantova alla Sdl. Percentuali? Quelle non le possiamo ancora ufficializzare». Ma non dovrebbero essere lontane dal 55-60% per la Sdl e 40-45% per i soci mantovani.

Ore 18.10 – (Provincia Pavese) Una cosa è certa: il prossimo allenatore del Pavia sarà un allenatore esperto. Uno che ha già vinto. L’intenzione dunque non è quella di ripetere la scommessa (peraltro sostanzialmente vinta) di un tecnico debuttante come Riccardo Maspero. La panchina azzurra andrà a qualcuno con alle spalle un solido curriculum. Il profilo ideale sarebbe stato quello di Giorgio Roselli: tecnico esperto, che ha vinto e a Pavia c’è già stato: lasciando tanti estimatori e il ricordo indelebile della miracolosa salvezza di tre stagioni fa che è stata poi la base per il Pavia di oggi. Oltretutto il dg azzurro Londrosi con Roselli ci ha già lavorato (a Varese) e dunque era logico che il primo in lista fosse proprio lui. Il club azzurro però si è mosso tardi, dopo aver inseguito un sì da Giovanni Vavassori che pare ormai sfumato: nel frattempo tre settimane fa Roselli ha firmato un biennale con il Cosenza, dove è subentrato quest’anno a campionato iniziato portando la squadra dal penultimo posto al decimo, e vincendo la Coppa Italia di Lega Pro. E se la pista Tesser è al momento solo virtuale (l’ex tecnico del Novara ha detto di non essere stato contattato dal Pavia, pur affermando che prenderebbe in considerazione una eventuale offerta), c’è quella più concreta di Fulvio Pea, in qualche modo facilitata dalla presenza, nello staff del tecnico, di due ex azzurri come Marco Veronese, suo vice, e Arturo Gerosa, preparatore atletico. A Pea – già alla guida di Sassuolo, Padova e Juve Stabia in B – era stata affidata in estate una rosa importante come quella del Monza. Nonostante i gravissimi problemi societari (che hanno poi portato alla dichiarazione di fallimento) i brianzoli hanno mantenuto fede ai pronostici finché sono rimasti i calciatori di primo piano ingaggiati per puntare al vertice: il Monza era a -3 dalla testa della classifica quando a dicembre è cominciata la fuga dei giocatori, stufi di non percepire stipendi, dopo la messa in mora del club. Pea si è trovato tra dicembre e gennaio a gestire una squadra stravolta e di valore nettamente inferiore, con il perdurare della crisi societaria. Nonostante questo e la penalizzazione (-6) è riuscito a portare il Monza alla salvezza dopo i play out. Una conferma delle sue capacità che ha attirato l’attenzione di tanti club. L’interesse più forte pare essere quello dell’Alessandria, ma anche il Pavia ci starebbe pensando. Un’altra pista potrebbe portare a sud, quel Gaetano Auteri allenatore del Matera che ha sconfitto proprio il Pavia ai play off. Un tecnico che predica un calcio offensivo e che ha alla spalle già diversi successi in categoria, ma che non ha mai allenato al nord.

Ore 17.40 – (Gazzetta di Reggio) C’è ancora amarezza nell’animo del tecnico granata Alberto Colombo per l’eliminazione della Reggana a Bassano e ci sono due motivi in più a rimarcare il suo dispiacere: «Faccio fatica – spiega il trainer – a vivere questa situazione, abitando tra Como e Lecco: qui locandine e giornali chiamano a raccolta i tifosi del Como per la finale di domenica e sapere che potevamo esserci noi fa male. Fatico a dormire la notte ma sono orgoglioso di aver riacceso il tifo attorno alla squadra, però l’attimo andava colto». Quindi ci sono rimpianti? «Sì perché aver dovuto cambiare la squadra all’ultimo minuto, ricordando ad esempio che proprio Andreoni ad Ascoli aveva fatto l’assist vittoria, ha variato i piani. Poi magari con lui in campo soffrivamo di più Iocolano perché col senno di poi è difficile fare previsioni. Ho comunque riconoscenza per chi è sceso in campo mentre sapevo che i rigori sono sempre stati il nostro tallone d’Achille: puoi allenarti finché vuoi in settimana ma con la pressione di quel momento tutto cambia». Si aspettava questa risposta dei tifosi? «E’ un’altra testimonianza di come il tifoso reggiano sia diverso da tutti gli altri in Italia: solitamente quando la tua squadra perde porti rancore per non aver centrato l’obiettivo invece ho visto una grande manifestazione d’affetto, erano loro a consolare noi». Cosa le hanno detto sul campo? «Ricordo tanti Grazie lo stesso, siete fantastici, ci ricorderemo sempre di quello che avete fatto quest’anno». Avvertivate come in città l’aria di serie B aleggiasse ultimamente? «Sì e ne andavamo fieri perché il merito è stato nostro, allo stesso tempo non ho mai caricato lo spogliatoio per evitare troppa tensione ma in tutti notavo la voglia di arrivare in finale per rivedere lo stadio stracolmo ed i grandi festeggiamenti del dopo gara». Sarà per l’anno prossimo? «Lo spero, sarebbe bello ripetere la stessa cosa a livello sportivo cambiando però il finale. E stavolta partendo da un gradino più alto, con più affetto e partecipazione del pubblico già dai primi giorni, magari con una diversa campagna abbonamenti». Come definisce con una parola il campionato appena concluso? «Sorprendente». Ricorda da dove è partito? «Ricordo la presentazione a Castelnovo Monti con 20-30 tifosi al massimo. Sapevo, dopo essermi informato prima del mio arrivo, della disaffezione verso la società, insomma nessuno pensava ad una cavalcata anzi, alla prima sconfitta, tutti temevano di ripetere le stagioni del recente passato». E’ vero che ha saputo all’ultimo di allenare la Reggiana? «Il direttore Ferrara non è un uomo loquace e senza certezze non si esprime mai mentre io cercavo continuamente un contatto con lui per sapere qualcosa sul futuro. Ero in vacanza e lo chiamai ma la risposta fu negativa perché la Pro Patria non si riusciva a vendere e tutto era fermo. Dopo pochi minuti mi chiamò Serafini e mi mise al corrente che un gruppo sostanzioso di giocatori aveva appena firmato per la Reggiana. Caddi dalle nuvole e mi venne il presentimento che avessero scelto un’altra persona. Invece qualche giorno dopo mi incontrai col direttore in un parcheggio e mi fece questa proposta: una grande opportunità da sfruttare, anche senza un grande ritorno economico ma io volevo dimostrare di essere all’altezza della situazione». In una squadra che aveva silurato 5 allenatori in 2 anni. Scommessa vinta? «Per quest’anno sì ma basterebbe poco per essere messo in discussione se i risultati d’ora in poi non dovessero essere buoni. Se il progetto deve continuare spero di essere pronto perché stavolta gli obiettivi inevitabilmente saranno più alti. L’anno scorso l’importante era salvarsi e tutto il resto è venuto in più, il prossimo anno sarà diverso ma Pisa ed Ascoli insegnano che non è mai facile». Un esordio stagionale da brividi con due sconfitte… «La sconfitta col Pavia in coppa ci stava perché loro istavano allestendo un grande organico ma avevo avuto buone risposte della squadra sotto il profilo fisico e gestionale. Una sconfitta poi arrivata – tanto per cambiare anche se allora non si sapeva che sarebbe stato il nostro cruccio – per un rigore sbagliato. A Forlì non mi era piaciuta la prestazione, soprattutto nel primo tempo: ersquadra da registrare ma con la Pro Patria la prima di campionato era sempre stata una sconfitta». La rimonta in casa con l’Ancona è servita mentalmente? «Una piccola iniezione di fiducia per tutti, mentre nella gara successiva a Grosseto, con la rosa rimaneggiata, abbiamo dimostrato grande calcio a partire da quando si era ancora in parità numerica E sbagliando due rigori ». Intanto i senatori coi ragazzini arriva l’imbattibilità di 600′ di Feola. «Ho perso giocatori di riferimento ma trovato delle sorprese: Spanò era stato grande anche l’anno scorso mentre Sabotic ha dimostrato di valere tanto. Difesa più giovane e meno battuta ci dicevano e questo dava tanta fiducia, si vinceva con episodi favorevoli ma ancora senza un gran calcio che è arrivato più avanti». Sono arrivate anche tante sconfitte contro le “deboli”. «Abbiamo perso 7 gare su 9 fuori casa quindi il rendimento in trasferta è stato inferiore ma ancora oggi fatico a spiegarlo. Penso all’aspetto mentale ma non dimentico che molti di noi, me compreso, abbiamo disputato la prima stagione da protagonisti veri in una piazza importantissima. E stare davanti crea pressioni, infatti quando si doveva vincere per forza la mancanza di esperienza si è vista». Nel ritorno nonostante i tanti infortuni sono arrivati i play off: c’è stata una partita della svolta? «Forse con la Spal, sebbene fosse ancora una gara d’andata, perché è cresciuta la consapevolezza nei nostri mezzi e soprattutto si sono fatte scelte importanti nel mercato». Le piace essere indicato come uno degli artefici di questa rinascita? «A chi non piacerebbe? A me, persona poco emotiva e semplice ma a cui piace lavorare, tutta questa gratitudine ed affetto rimarrà per sempre». C’è qualcosa che invece l’ha delusa? «Deluso no ma si può sempre migliorare. Qualcuno poteva dare un contributo diverso ma in un’annata così fatico a trovare del negativo». Dopo un anno come giudica la città di Reggio Emilia? «L’ho vissuta poco perché mi sono concentrato sul lavoro: al mattino l’analisi video delle nostre gare e degli avversari, alla sera si facevano i programmi per il giorno seguente quindi non ho avuto la possibilità di viverla. Abito in un paesino di 2.500 abitanti e per quel poco che l’ho frequentata ho sentito lo stesso calore di casa mia». E’ pronto per una nuova stagione al timone granata? «Attualmente non ho notizie ma sono un tipo fedele negli affetti e difficilmente tradirei la piazza. Però i matrimoni si fanno in due quindi aspetto una chiamata dalla società, ben sapendo che adesso la priorità è sistemare le gerarchie in alto. Oppure, chi lo sa? Magari danno per scontata la mia permanenza». Si sentirebbe pronto per una categoria superiore? «No, vorrei fare un passo alla volta. Vorrei confermare gli obiettivi iniziali della società, se il prossimo anno saranno quelli di primeggiare, per capire le mie predisposizioni ai gradini più alti». Da dove ripartire, considerando le maggiori ambizioni? «Dalla base di quest’anno cercando di migliorare dove possibile sia a livello di rosa che di staff; integrando quello che c’è già con persone che ci diano una mano per fare il salto di categoria». Teme che molti giocatori possano andarsene richiamati dalle sirene della B? «Vale lo stesso discorso fatto per me perché consolidarsi in una piazza come Reggio non può far altro che aumentare l’autostima del giocatore per una categoria superiore. Capisco che a volte i treni passano una sola volta nella vita ma credo che fare un passo alla volta, tutti assieme, sarebbe il massimo ma molto probabilmente qualcuno andrà via». Integrare nuovi innesti in meccanismi perfetti sarà un problema? «L’importante è mantenere un’ossatura e far capire ai nuovi arrivati come si lavora a Reggio Emilia, cosa pretende e cosa ti dà la tifoseria». Quanto sarebbe importante, anche a livello psicologico, l’arrivo di Vavassori? «Tantissimo, è una persona vulcanica e scherzosa ma che sa colpire sempre nel segno: ti dice tutto quel che pensa senza offendere ma facendoti pensare. E’ una persona positiva a cui piace vincere, non solo partecipare, al punto che spesso mi rimprovera di essere stato poco spregiudicato». Cosa dice ai tifosi prima delle vacanze? «Sarebbe bello chiudere con un ulteriore bagno di folla perché ci sentiamo parte di loro: se siamo piaciuti alla gente di Reggio è perché abbiamo dato tutto».

Ore 17.10 – (Messaggero Veneto) Confermare il tecnico e puntare sul gruppo che ha vinto la serie D: quante volte, dalle parte del De Marchi, si è sentita questa frase? Parecchie. Carmine Parlato, il trainer della promozione in Lega Pro dei “ramarri”, sta operando in questo modo a Padova. Per la prossima stagione di serie C, infatti, il condottiero dei biancoscudati sta lavorando per confermare gran parte del gruppo vincente. Sulla lista dei rinnovi ci sono la coppia di centrali difensivi, Thomassen (classe ’79) e l’ex neroverde Niccolini (’82); per il ruolo di terzino c’è un altro ex Pordenone, Dionisi (’85); in mezzo il trainer vuole puntare su Mazzocco (’94) e Cunico (’79), in particolare, davanti ha intenzione di blindare Emil Zubin (’78). Proprio così: nonostante vada per le 38 primavere, per Parlato l’ex capitano dei “ramarri” può risultare ancora fondamentale, in campo e in spogliatoio. A questi si aggiungeranno, com’è normale sia, giocatori di grande livello. Ma Parlato sa anche che è fondamentale avere un gruppo affiatato. E spesso lui ci azzecca…

Ore 16.50 – (Messaggero Veneto) Ancora non si conosce la categoria in cui giocherà il Pordenone nel prossimo campionato. Non per questo, però, la società può stare ferma. Si fanno i primi sondaggi relativi al nuovo allenatore, che dovrà essere in grado (e accettare il fatto) di guidare il team sia in Lega Pro, sia in serie D, magari con una squadra giovane. Così, al momento, il club neroverde starebbe pensando a Daniele Pasa, illustre ex, oggi trainer del Montebelluna. Il trevigiano corrisponde al profilo che, attualmente, la società sta cercando. Insomma, c’è una possibilità per cui il tecnico e i “ramarri” tornino a incrociare le loro strade. Curriculum. All’esordio da allenatore nel 2005 in serie D sulla panchina del Belluno, dov’è rimasto sino al 2007,Pasa conosce bene l’ambiente dell’Interregionale ma anche quello professionistico, avendolo frequentato da giocatore e da vice-allenatore in serie B. Tornato in quarta serie, vi lavora ininterrottamente da marzo 2013, quando prese in corsa il Giorgione, salvandolo. A giugno firmò col Montebelluna, con cui ha disputato due ottime stagioni, in particolare l’ultima: con una squadra di giovani si è salvato con largo anticipo. Ecco perché è un nome che la società ha in mente. Le sue conoscenze di categoria sono trasversali – necessarie visto il momento che attraversa il Pordenone –, sa come si allena un team dall’età media bassa. Quest’ultimo punto è importante, perché se i neroverdi ripartono dalla Lega Pro, lo faranno non con una squadra di “marpioni”. Aggancio. Qualcuno dirà: Lovisa, in caso di ripescaggio, ha detto che costruirà una squadra capace di chiudere nelle parte sinistra della classifica. Lo si può fare anche con bravi giovani, magari collaudati e coadiuvati da qualche “anziano” di spessore, scelto da quello che sarà il nuovo direttore sportivo, Giorgio Zamuner. Questo è un aggancio importante. Il futuro uomo-mercato e Pasa si conoscono da anni e vivono un rapporto professionale. Zamuner è il procuratore del figlio del tecnico, Simone, promessa dell’Inter, ora a Prato: a gennaio era in predicato di vestire il neroverde, salvo poi rimanere in Toscana. E’ un classe ’94, sa ricoprire i ruoli di centrocampista e di difensore. Lui, come giocatore, soddisfa i requisiti richiesti dal club se si dovesse disputare la Lega Pro. Chiusura. Sommate tutti gli ingredienti e si avrà il piatto del giorno: il Pordenone che fa un pensiero a Daniele Pasa. Al momento, va detto, non si esclude alcuna altra pista, anche se questa può essere più che praticabile. E’ ormai alle battute finali, invece, la parentesi con Fabio Rossitto. Il tecnico dell’ultima parte di stagione non guiderà i “ramarri” nel 2015-2016. Non gli sono bastati i 30 punti ottenuti. E non gli sarebbe bastata neppure la conquista della salvezza.

Ore 16.20 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Un anno fa di questi tempi, come tutti i giovani della sua età, era impegnato semplicemente ad organizzarsi l’estate. Dodici mesi dopo, Marco Dell’Andrea ha ben altri pensieri, soprattutto sportivi, visto che i suoi primi sei mesi da calciatore professionista gli hanno spalancato nuovi orizzonti. «Sicuramente la scorsa estate ero più rilassato, su questo non ci piove – conferma sorridendo il 18enne difensore arancioneroverde – Negli ultimi mesi sono successe davvero tante cose che di certo non mi aspettavo, normale che oggi abbia in testa tanti pensieri, sogni e aspettative». La stretta quotidianità del classe ’97 noalese è però un po’ meno “romantica”. «Già, oggi inizio gli esami di terza superiore all’istituto Salesiano San Marco; sarà un bell’impegno tra scritto, laboratorio e orali, ma ci tengo a far bene. È chiaro però che il pensiero del Venezia non mi abbandona mai, tutti aspettano novità dal presidente Korablin, ma tra un mese e mezzo dovrebbe iniziare la preparazione in vista del prossimo campionato e io vorrei tanto esserci». In ballo ci sarà pure la firma del suo primo contratto “vero”, uscendo dall’«addestramento tecnico» previsto per i ragazzi del vivaio. «Un anno fa parlare di contratto, calciomercato e Lega Pro era impensabile e lontanissimo per me. Oggi invece ci devo pensare e con la testa giusta, ascoltando suggerimenti e consigli. Imparare a gestire le responsabilità è un mio obiettivo per crescere come persona e come calciatore».
Su questo piano per Dell’Andrea sono ancora freschi i picchi di stagione. «Anche nel successo di Bassano avevo fatto bene, ma la mia miglior partita credo sia stata proprio l’ultima, l’1-1 di Alessandria, per i tempi giusti nei movimenti e per qualche cross puntuale in fase di spinta. Al contrario il momento più difficile l’ho vissuto con la Pro Patria, gara che non contava per noi, però aver causato il rigore che ha aiutato gli avversari alla vittoria mi aveva buttato molto giù emotivamente. La prossima annata sarà decisiva, devo crescere e, piuttosto che scendere in serie D, spero di poterlo fare giocandomi le mie carte a Venezia».

Ore 15.50 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Si stimano fra le 300 e le 500 unità i tifosi del Bassano pronti a invadere Como domenica pomeriggio. Al Sinigaglia andrà in scena alle 16 la finale di andata dei playoff promozione, che mettono in palio un posto in serie B. E Antonino Asta dovrà rinunciare anche a Tommy Maistrello dopo Stefano Pietribiasi. Una tegola in qualche modo attesa, dovuta purtroppo all’infortunio al ginocchio subito da Maistrello nella semifinale di ritorno contro la Reggiana. Asta pensa a Spadafora in attacco e, nel frattempo, a Novara si vocifera di un interesse per Iocolano, una conferma indiretta del possibile addio dell’allenatore giallorosso al termine della stagione.

Ore 15.30 – (Giornale di Vicenza) Sì certo, il vantaggio del fattore campo, come no. La realtà è che quello sposta pochino e lo si è visto proprio in questi playoff: Bassano ha staccato il pass per il turno successivo vincendo in casa ma solo ai rigori. È accaduto con la Juve Stabia prima e con la Reggiana poi. In C non funziona come negli spareggi di B che tutelano chi si è piazzato meglio in classifica e che può saltare la staccionata anche con due pareggi e giocare per due risultati su tre. Qua sono sempre finali, almeno una va vinta a prescindere. Allora pesa molto di più la condizione fisica e soprattutto quella mentale. Di sicuro in questo doppio appuntamento pomeridiano fissato in entrambi i casi alle 16 inciderà enormemente la temperatura. Sinora, salvo il preliminare con la Juve Stabia, disputato alle 15, Bassano è sceso in pista alle 18 con una situazione atmosferica più accettabile. Ma adesso che l´afa è scoppiata, la tenuta atletica traccerà il solco. In questo senso Bassano ha dimostrato di stare benone, non solo, a differenza di Juve Stabia e Reggiana non ha mai accusato i crampi nonostante supplementari e rigori, ma non ha allentato la morsa neppure quando con gli emiliani sono rimasti in dieci e per una porzione di match in nove. Tuttavia dinanzi a defezioni certe (Furlan e Pietribiasi) e ad altre pedine in forte dubbio come Maistrello, Asta sta studiando da apprendista stregone, novello piccolo chimico per ovviare allo stock di indisponibili dalla cintola in su. Così in questi giorni sta sperimentando più moduli e opzioni, da quella già citata del 4-3-3 con Nolè falso nueve, Iocolano e Cattaneo sugli esterni e alle spalle una mediana blindata a tre (contemporaneamente Davì, Proietti e Cenetti). Oppure, qualora la torre Maistrello non ce la facesse, ecco il giovanotto Spadafora a recitare da Pietribiasi, la freschezza, lo slancio e la voglia dell´addizione di gennaio, una punta leggera che si fionda negli spazi per il quale Arturo Di Napoli, suo allenatore a Savona, stravedeva. Magari Spada potrebbe lasciare il segno subito nel classico 4-2-3-1, oppure in corso d´opera uscendo dalla panchina. Ma don Tonino sta verificando qualunque schieramento, l´ipotesi del doppio trequartista, o addirittura l´avanzamento di Proietti eventualmente rifinitore dietro la prima linea se sottoporta saranno esaurite le rotazioni offensive. Ma prima o dopo scatterà l´ora di Spadafora. Al Como gira meglio, tutti abili e arruolabili.

Ore 15.00 – (Giornale di Vicenza) Ore decisive in casa Real Vicenza. Oggi pomeriggio si saprà quale sarà il futuro dei biancorossi. Fiato sospeso un po´ per tutti. Dopo le tante dicerie, Lino Diquigiovanni farà certezza una volta per tutte. Se ne son dette di tutti i colori, pare che tra le tante squadre in difficoltà in Lega Pro, più di qualcuna abbia fatto la corte all´imprenditore vicentino. Ma lui aveva intrapreso la strada di Treviso, unica soluzione che sembrava aver davvero convinto il presidente del Real Vicenza. E le cose sembravano andare anche per il verso giusto, fino a quando però la giunta comunale della città della Marca ha rifiutato il progetto di Diquigiovanni. Da quel momento è calato il silenzio. Che alcuni club fossero interessati alle sue risorse lo abbiamo già detto, ma sembra che nessuno sia riuscito a far breccia nel cuore dell´imprenditore vicentino. Il motivo? Forse la distanza. Come Mantova, per esempio. E quindi pare che il futuro dei biancorossi sia nero. O meglio, che un futuro non ci sia. Stando alle ultime indiscrezioni il presidente Diquigiovanni nella conferenza stampa di oggi potrebbe annunciare che lascia tutto. D´altronde questo gli era già passato per la testa durante la stagione, lo ha detto lui stesso. Ma le vicende di un trasferimento avevano probabilmente fatto gola all´imprenditore. E non ci sarebbe neanche molto da stupirsi se la sua decisione finale fosse quella di chiudere tutto. Il suo intento di lasciare il Menti era palese fin da subito. E il non aver trovato un altro stadio che potesse accogliere e far crescere il suo Real sembra essere stato un duro colpo. Il ko definitivo è arrivato da Treviso. Cosa succederà dunque al Real? Tutte cose che forse dirà Diquigiovanni oggi. Ragionevolmente si potrebbe pensare che l´imprenditore vicentino voglia vendere il titolo. Ma ci sarà qualcuno che ha risorse e voglia di comprarlo? Che il pensiero vada a Dalle Rive, patron dell´Altovicentino uscito domenica dai playoff di serie D, non è poi così assurdo. Quel che succederà però è ancora tutto avvolto da una fitta nebbia. Ma la storia, breve, anzi brevissima e pure gloriosa del Real Vicenza sembra essere giunta al termine. Una storia di appena cinque anni che a Diquigiovanni ha dato tante soddisfazioni. Proprio quando il presidente biancorosso è riuscito ad arrivare tra i professionisti, partendo dall´Eccellenza, non ha trovato il riscontro che sperava.

Ore 14.30 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Il grande sogno di conquistare la serie A è svanito con il 2-2 contro il Pescara. La gente biancorossa ha offerto uno spettacolo degno della massima serie, ha incitato la squadra del cuore fino al 94’, accettando il risultato del campo e piangendo lacrime amare insieme con i propri beniamini per l’obiettivo sfumato. A caldo, la domanda del giorno dopo è molto semplice: che cosa accadrà adesso? «Prima di tutto esprimiamo l’amarezza per non essere riusciti a regalare questo sogno al nostro grande pubblico — spiega il presidente Tiziano Cunico — i ragazzi sono stati attaccatissimi a questi colori per tutta la stagione, anche chi sapeva di essere di passaggio ha mostrato alla fine una delusione enorme per l’epilogo che non è stato quello che tutti ci auguravamo, e per questo dire loro grazie è davvero il minimo. Rimane una grande delusione, soprattutto ammirando uno stadio così, come da tanti anni non si vedeva a Vicenza. Purtroppo sarà il Pescara a giocarsi la finale contro il Bologna, anche se all’andata hanno vinto grazie a un rigore arrivato da un presunto fuorigioco e al Menti sono andati in vantaggio grazie a un nostro autogol. Questa però è la legge dello sport, anche se noi tutti ci credevamo e adesso è dura ingoiare il boccone amaro». Cunico prova poi a spiegare come potrà essere il Vicenza del prossimo futuro. «È veramente troppo presto per parlare di queste cose – spiega – posso dire che Marino ha un altro anno di contratto e con lui parleremo nei prossimi giorni. Spero possa essere un punto di partenza, Vicenza meriterebbe di ripartire da lui. Pr quanto riguarda il discorso societario, la questione va affrontata con calma, bisognerà parlare con gli imprenditori che hanno costituito la Vi.Fin. e hanno aiutato la società nel finale della stagione, sperando che confermino l’interesse nonostante non si sia andati in serie A. L’amarezza e la delusione più grande sta nel fatto che l’aver mancato la promozione ci ha impedito di usufruire di oltre venti milioni di euro che avrebbero risolti tanti problemi, probabilmente tutti. Però adesso non resta che affrontare la realtà e mettersi al lavoro per preparare la nuova stagione». Cunico non lo dice, ma il Vicenza del futuro sarà quasi sicuramente orfano del tecnico Marino che in molti danno vicinissimo al Catania. Per il nuovo Vicenza sarebbe senza dubbio una grave perdita, soprattutto se si considera che giocatori come Di Gennaro, Ragusa, Sampirisi, Manfredini, Moretti, lasceranno Vicenza e la squadra sarà da ricostruire, anche perché Cocco, capocannoniere della serie B, avrà parecchi pretendenti. «La cosa da cui ripartire è la base di quello che si è costruito – spiega il dg Andrea Gazzoli – in questo campionato si è visto come Vicenza sia una piazza che ha un potenziale importante con un pubblico che vale la massima serie. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico adesso è veramente troppo presto, servirà almeno un settimana per esaminare varie situazioni. Quello che posso anticipare è che sarà quasi impossibile per noi tenere in organico giocatori come Di Gennaro, Sampirisi, Manfredini e Ragusa, mentre su Moretti il Vicenza ha un diritto di riscatto che verrà valutato nei prossimi giorni». Il timore della tifoseria è vedere un mercato impostato sulle cessioni, ma Gazzoli lo esclude. «Se su Cocco ci saranno offerte importanti si valuterà la possibilità di cederlo, ma il tutto potrà avvenire solo se il ricavato ci consentirà di arrivare a un degno sostituto. L’idea è mantenere l’ossatura base con poche modifiche».

Ore 14.10 – (Giornale di Vicenza) Più che un allenatore, se n´è andato un padre. E i suoi ragazzi, tutti, lo ricordano con affetto e commozione.L´intuizione-Rossi. Il giocatore-icona di quella squadra indimenticabile è Paolo Rossi. E fu proprio G.B. ad avere l´intuizione di spostarlo dall´ala destra al centro dell´attacco: «Fabbri mi ha scoperto dal punto di vista tecnico ricorda Pablito – cambiandomi ruolo e vedendo in me qualcosa di diverso, doti che altri non avevano visto. Fu lui che mi trasformò da ala in centravanti, e i fatti gli diedero ragione». La scommessa vincente di un tecnico che non aveva paura di sperimentare: «Al Vicenza fu un precursore sottolinea Rossi -. Erano gli anni in cui si parlava di calcio totale, e lui ci faceva giocare in quel modo, un calcio tecnico in cui voleva che tutti partecipassero all´azione. È stato fra quelli che ha cambiato l´immagine del calcio all´italiana sparagnino».Ma la cosa che rimane più forte, in Rossi come in tutti gli altri giocatori di quel Vicenza, è l´affetto per una persona dalla sensibilità speciale: «Il nostro era un rapporto quasi come tra padre e figlio spiega l´ex attaccante -. A Vicenza mi aiutò in tutto e per tutto. A volte mi invitava a mangiare a casa sua, e ci siamo frequentati anche quando ho smesso di giocare».Il gioco-divertimento. Renato Faloppa era il capitano del Real Vicenza. Se gli si chiede il primo ricordo di G.B. Fabbri, non ha dubbi: «Una persona squisita e disponibile, che considerava ancora il calcio come un gioco e faceva di tutto per farci divertire: non è un caso se ci presentavamo all´allenamento anche con un´ora di anticipo, perché non vedevamo l´ora di giocare insieme ai nostri amici diretti dal nostro papà, proprio come dei ragazzini».Tra i tanti aneddoti, Faloppa ne propone due particolarmente significativi per descrivere lo spirito allegro e bonario di Fabbri: «Sapeva sdrammatizzare anche quando altri si prendevano troppo sul serio spiega -. Una volta, tornato da Coverciano, ci ha raccontato che tutti gli altri tecnici gli chiedevano quando pensava di fare i richiami per la preparazione: lui aveva risposto che i richiami li usava solo a caccia E quando una sera io e Galli sgattaiolammo dal ritiro di Ponte nelle Alpi verso Feltre, per cenare con un amico a casa di Ernesto che abitava lì vicino, la sua punizione fu emblematica: ci obbligò a pagare un giro da bere ai compagni, perché i più vecchi devono sempre dare il buon esempio e non divertirsi da soli».Anche l´ex centrocampista Giancarlo Salvi sottolinea il valore dell´uomo, prima ancora che del tecnico: «Fabbri era un grande allenatore proprio perché era una grande persona dice -. Lui e Bernardini, da questo punto di vista, sono stati i miei riferimenti. Coltivavano il talento dei giovani, ma ci facevano maturare come uomini».Il calcio non ha età. Per Beppe Lelj, G.B. Fabbri è stato l´allenatore per antonomasia: «Il destino mi ha concesso il grande privilegio di averlo come tecnico all´inizio della mia carriera a Giulianova, nel mezzo a Vicenza, e alla fine a Reggio Emilia – racconta l´ex difensore abruzzese -. Ho imparato tantissimo da lui, ci ha dato tutto se stesso ogni giorno, con semplicità e generosità». Il calcio ha rappresentato la passione di una vita intera, e non l´ha abbandonato mai: «Per lui restavamo sempre i suoi ragazzi, e ci invitava spessissimo a cena a casa sua – ricorda Lelj -. Ogni volta gli piaceva da matti ripercorrere gli episodi della sua carriera da tecnico, ci considerava parte della sua famiglia, ed era sempre il primo quando c´era una commemorazione, o una mostra celebrativa: è venuto volentieri a Vicenza l´anno scorso, ma anche a Giulianova, sempre con l´entusiasmo di un ragazzino. Pensate che anche alla sua amatissima nipotina invece che le fiabe raccontava vecchi aneddoti calcistici». Ecco perché a tutti i suoi ragazzi G.B. Fabbri mancherà immensamente, come ben sintetizzato dall´ex libero biancorosso Giorgio Carrera nel suo ricordo pubblico, diffuso attraverso Facebook: «Raggiungi la tua Irene, G.B. Solo per questo ti perdoniamo di averci lasciato! Ti abbraccio, caro Maestro».

Ore 13.50 – (Giornale di Vicenza) «Non avrei mai creduto che una squadra di provincia potesse giocare al calcio come ha giocato il Lanerossi Vicenza». Lo disse Gianni Brera congratulandosi con Gibì Fabbri. E chissà, ora, che belle chiacchierate sul pallone si faranno i due in Cielo. Già, perchè attorno all´una della notte tra martedì e ieri, in una casa di cura di Ferrara, si è spento Giovan Battista Fabbri, 89 anni, indimenticato e indimenticabile allenatore del Real Vicenza di Pablito Rossi tra il 1976 e il 1979. Malato da tempo, Fabbri lascia i figli Elena, Giorgio e Giulio. La moglie, Irene, era morta l´anno scorso. I funerali del tecnico saranno celebrati sabato mattina alle 9.30 nella chiesa di Chiesuol del Fosso, una frazione di Ferrara.Magia. Bello e forte. Questi sono gli aggettivi che inevitabilmente si associano al Vicenza di quegli anni straordinari. Veder giocare quella squadra era una gioia per gli occhi. Sostenitore convinto del calcio totale, Fabbri diventava inevitabilmente un creatore di spettacolo. «Il primo attaccante deve essere il portiere», amava ripetere. E i risultati gli davano ragione: vittoria del campionato di B e promozione nel ´76-´77 e straordinario secondo posto in A nell´anno successivo. Poi, purtroppo, arrivò un´inattesa retrocessione. Ma quella è un´altra storia. Pablito. Il nome di Fabbri è indissolubilmente legato a quello di Paolo Rossi. Sì, perchè all´inizio della stagione ´76-´77 il tecnico si era ritrovato con un Vicenza sulla carta neanche tanto forte e con un attaccante gracilino e con le ginocchia malmesse. Ecco, di grandi intuizioni Fabbri ne ha avute tante, ma quella di trasformare quell´attaccante da ala destra in centravanti fu in assoluto la migliore. Quella punta era Paolo Rossi, poi Pablito, poi Pallone d´oro, poi stella assoluta del calcio mondiale. Trascinato dai gol del bomber e da un gioco spumeggiante, il Vicenza vinse il campionato.La serie A. Non è facile trovare aggettivi che qualifichino la stagione successiva, destinata a rimanere scolpita per sempre nei cuori dei tifosi biancorossi. Il Vicenza (anzi, il Lanerossi Vicenza) dopo un avvio titubante iniziò una marcia trionfale che lo portò a contendere lo scudetto alla Juve. Giocando – tra l´altro – un calcio delizioso, paradisiaco, che strappò applausi sui campi di tutta Italia. Gioie intense, ma di breve durata. Già, perchè il terzo anno dell´esperienza di Fabbri (nel frattempo premiato con il Seminatore d´oro) sulla panchina biancorossa si concluse con un´inattesa e amara retrocessione. Ma ormai ci si stava avvicinando a un´altra era…La diversità. Emiliano di San Pietro in Casale, Fabbri amava le cose semplici. Il lambrusco, ad esempio. E nei rapporti umani era franco e diretto. Sceglieva la via più breve. Non amava, per dirne una, i ritiri. I giocatori del Real Vicenza erano liberi sino alle 11 della domenica mattina, poi si trovavano per pranzare assieme. E da giocatore era un gladiatore. Brusalerba, lo chiamavano. Per dare un´idea di quanto corresse.Grazie. Così Fabbri, presidente onorario della Nobile Provinciale, è ricordato in via Schio: «Vicenza Calcio piange la scomparsa di G.B. Fabbri, artefice della promozione in A, del secondo posto nel 1977-78 alle spalle della Juventus e che consacrò al calcio italiano un giocatore come Paolo Rossi. Alla sua persona e a quella squadra da lui plasmata, riconosciuta da tutti come Real Vicenza, sono legate le pagine più intense del nostro cammino calcistico».

Ore 13.30 – (Giornale di Vicenza) Massimo Oddo, allenatore del Pescara, sia alla fine della prima che della seconda partita, ha sottolineato la superiorità della sua formazione. Ma la sua lettura dei 180´ che hanno mandato in finale-promozione il Pescara e non il Vicenza non è aderente alla fotografia delle due sfide.La squadra di Pasquale Marino avrebbe ugualmente meritato la chance di giocarsi la serie A nella finale con il Bologna. Il fatto è che in queste partite senza appello in modo particolare sono gli episodi ad orientare il risultato in un senso o nell´altra più che la superiorità espressa dall´una o dall´altra squadra.In definitiva il Vicenza è uscito di scena dopo aver perso 1-0 a Pescara e pareggiato 2-2 al Menti, e non è così riuscito ad approfittare del vantaggio derivante dal terzo posto in campionato.Ma se si ricorda il modo in cui sono maturati i due risultati ci si accorge che la lettura di Oddo non è aderente alla realtà. Il Pescara ha vinto la prima partita grazie ad un rigore a tre minuti dalla fine che probabilmente non c´era e alla traversa colpita da Ragusa al 90´. E nel ritorno il Pescara ha beneficiato di un clamoroso autogol di Sampirisi dopo pochi minuti e di un arbitraggio discutibile (compreso un possibile penalty non fischiato su Giacomelli).In definitiva gli episodi non sono certo stati favorevoli ai biancorossi, costretti fra l´altro ad affrontare la semifinale con assenze importanti tra squalifiche e infortuni.

Ore 13.10 – (Giornale di Vicenza) Il giorno dopo spesso fa ancora più male. Vicenza s´è risvegliata con il gusto dolceamaro di una serata fantastica come non ne viveva da tanti anni, chiusa però dal rimpianto di ciò che poteva essere e non è stato. Lo stadio Menti vestito di biancorosso e il sostegno al Lane sono stati straordinari, da serie A. Il risultato invece ha negato alla squadra e ai tifosi la chance di sognarla ancora questa promozione.Alla fine il sentimento comune, al di là dell´amarezza per non poter giocare la finale è il senso di gratitudine per una squadra che ha riportato il Vicenza a lottare per la serie A dopo tante stagioni chiuse con affannose salvezze o, peggio, retrocessioni.Ma adesso occorre voltare pagina e pensare al futuro. E subito echeggiano le dichiarazioni del presidente Tiziano Cunico ma anche di alcuni giocatori: da qui, cioè da questa stagione, bisogna ripartire. E come sempre quando una stagione finisce sul campo, la palla passa alla società.La domanda a cui sarà necessario dare una risposta è molto semplice: quanto di buono (ed è tanto) è stato costruito quest´anno sarà il punto di partenza del Vicenza che verrà?Il punto sta proprio qui: il risultato agonistico della stagione può essere più o meno positivo, quello che non si dovrebbe mai perdere è il senso del progetto. E quindi dopo una stagione come quella che si è chiusa al Menti l´importante è non disperdere il patrimonio costituito dal ritorno della squadra a livelli di rendimento degni della sua storia e dall´entusiasmo rinato tra i tifosi.Vedremo nelle prossime settimane quale potrà essere l´orizzonte del Vicenza nella prossima stagione, sotto diversi profili. Quello societario ad esempio. Con la promozione in A sarebbero entrati in cassa tanti milioni di euro, che invece non ci saranno. E poi ci sarà da vedere se e come svilupperanno la loro iniziativa i vicentini di ViFin che hanno contribuito in modo concreto perché l´esercizio finanziario del Vicenza si chiudesse senza patemi.Sotto l´aspetto tecnico bisognerà vedere se resterà o meno Pasquale Marino, perché anche per il suo futuro un Vicenza in serie A o in serie B non è, evidentemente, la stessa cosa. Di Gennaro ad esempio, uno dei prestiti importanti di questa squadra, proprio ieri ha postato su Facebook i saluti, ma è prevedibile che non sia il solo. Il che non vuol dire necessariamente che il Vicenza del prossimo anno debba essere indebolito nello spessore tecnico del nuovo organico.Ovviamente molto se non tutto dipenderà dal progetto che la società adotterà. In sostanza si tratta di capire se il club di via Schio può e vuole riprovarci dopo essere arrivata ad un passo dalla finale per la serie A, se può e vuole ambire a nutrire un altro sogno, oppure ripartire da zero, aggrappati solo all´obiettivo di sopravvivere come per lunghi anni.

Ore 12.40 – (Gazzettino) Ormai ci siamo. Oggi o domani – comunque entro la settimana – il Cittadella scioglierà il primo nodo della nuova stagione sportiva, quello del direttore generale. In agenda c’è l’incontro tra il presidente Andrea Gabrielli e Stefano Marchetti, ma non è ancora certa la data, tutto infatti dipenderà dalle condizioni fisiche di quest’ultimo, alle prese con l’influenza fuori stagione. «Sono a letto con la febbre», le poche parole rilasciate ieri dal diggì, che spiega: «Se domani (oggi per chi legge, ndr) starò meglio, rientrerò a Cittadella ed è probabile che mi trovi a discutere con Andrea Gabrielli anche della mia posizione». Per il numero uno granata la prima scelta era e resta Stefano Marchetti che, pur avendo diversi estimatori, alla fine dovrebbe dire ancora “sì” al Cittadella. La scelta del direttore generale è fondamentale e necessaria per procedere poi a tutte le altre nomine, a partire dal nuovo allenatore. Il nome più accreditato è quello di Giulio Giacomin, l’attuale tecnico della Primavera, che resta in stand-by in attesa degli eventi. Intanto cominciano a circolare i primi nomi di calciatori accostati al Cittadella: si parla di Romulo Togni, centrocampista di proprietà dell’Avellino attualmente in forza alla Spal. Nell’operazione potrebbe rientrare anche Busellato, che difficilmente resterà ancora in maglia granata. Il centrocampista tra l’altro è stimato dalla società irpina che potrebbe pescare ancora a Cittadella dopo aver preso Schiavon due stagioni fa. Per la difesa, invece, è stato messo nel mirino Gyamfi Bright, talentino classe 1996, in uscita dalla Primavera dell’Inter. LUTTO. Lunedì è mancato Arduino Castellan, detto il “Mago”, grande appassionato di sport e amico di Claudio Foscarini, entrambi di Riese Pio X. Proprio al Bar dal Mago, fondato dallo stesso Castellan, è sorto nel 2011 il club dedicato all’ormai ex allenatore del Cittadella. Il funerale si è svolto ieri pomeriggio alla chiesa di Poggiana, con tanti sportivi presenti tra i quali Foscarini, arrivato da Bergamo dove risiede con la famiglia.

Ore 12.20 – (Mattino di Padova) L’aria di casa per tirarsi su. Da qualche giorno Andrea Paolucci è tornato nella sua Pescara. La città in cui è nato, 28 anni fa, è in cui ha mosso i primi passi da calciatore. Quella stessa Pescara che ora si culla il sogno della serie A, con gli uomini di Massimo Oddo in finale playoff contro il Bologna. Cittadella, invece, che l’ha adottato dal 2012, vive il momento più difficile della sua storia recente, sballottata tra la retrocessione in Lega Pro e un domani da definire. «Io? Sono legato a questa società da altri due anni di contratto, ma non ho ancora pensato al futuro e non so dire se resterò nella prossima stagione», spiega il centrocampista granata. «Queste sono le settimane in cui bisogna metabolizzare quanto è successo e provare a smaltire la delusione. Non so cosa accadrà nel mio futuro». Molto dipenderà dalla decisione che prenderà il direttore generale Marchetti, attesa nelle prossime ore dopo un nuovo incontro con il presidente Gabrielli. «Sinceramente non so cosa farà. In questi giorni ho rivisto solo i compagni e sentito Foscarini al telefono, per un saluto. Quel che posso dire è che Marchetti ha dato tanto al Cittadella e credo che tutto l’ambiente sarebbe ben contento di ritrovarlo nella prossima stagione». Con il Perugia, nell’ultima giornata di campionato, Paolucci era in tribuna, fermato da un piccolo stiramento al collaterale mediale destro, da cui sta recuperando. «Niente di grave, in realtà. Ma la sofferenza è stata doppia perché in quelle ore avrei voluto essere in campo assieme ai compagni. Invece lo stress e il nervosismo si sono accumulati senza avere uno sfogo in partita. Ancora oggi non riesco a spiegarmi questa retrocessione, perché la rosa era attrezzata da tutti i punti di vista: anche se siamo stati falcidiati dagli infortuni, comunque chi è andato in campo aveva qualità importanti. Squadre inferiori alla nostra ci sono arrivate davanti, ma anche in passato ho visto società che avevano mezzi economici superiori a quelli del Cittadella incappare in stagioni come questa. Succede». Paolucci si è infortunato proprio nel corso del match con il Catania, una delle quattro partite dei siciliani su cui Federbet, la federazione europea di contrasto al match-fixing, ha sollevato sospetti. «È una partita in cui abbiamo dato tutto e che abbiamo rischiato di pareggiare. Credo che la nostra gioia al fischio finale testimoni da sola quanto ci siamo sudati quel 3-2 al “Massimino”. Non posso dire nulla su quanto è accaduto in casa Catania, ma di sicuro noi del Cittadella siamo estranei a qualsiasi combine».

Ore 11.50 – (Gazzettino) A centrocampo il Padova punterà su capitan Cunico e Mazzocco: riguardo a quest’ultimo il cartellino è di proprietà del Parma e tutto dipenderà dagli sviluppi legati alle vicende societarie dei ducali. In odore di trasferimento Segato e Nichele, Fenati rientrerà alla Sampdoria e anche Mattin dovrebbe salutare il gruppo. Per gli esterni, dovrebbero fioccare le conferme, ossia quelle di Petrilli, Ilari e Aperi. Qualcuno arriverà in questo ruolo, e nei giorni scorsi la società ha incontrato Zecchin facendo profilare un suo clamoroso ritorno, tifosi permettendo. In attacco ridotte al lumicino le speranze di conferma per Ferretti (ha già proposte in serie D). Amirante sembra avere qualche opportunità in più, anche se ultimamente il ginocchio fa le bizze. Mentre a Zubin (38 anni il 18 agosto) la società potrebbe proporre un’offerta minima con gettoni di presenza, resta da vedere se il giocatore accetterebbe. Per Pittarello sono poche le possibilità di restare in Lega Pro.

Ore 11.40 – (Gazzettino) «Adesso mi prendo una pausa di una settimana e poi penso all’anno prossimo, spero di giocare in Lega Pro. Ho due-tre squadre che mi seguono. Poi se in futuro il Padova si pentirà e mi richiamerà, sarò pronto a tornare». Salvadori non è il primo biancoscudato a fare le valigie, dato che qualche giorno fa anche Sentinelli era uscito allo scoperto svelando che la società non l’avrebbe confermato. De Poli sta continuando a passare in rassegna a uno a uno i giocatori in rosa e i loro procuratori per fare capire le intenzioni della società. Tra gli indiziati a restare c’è Petkovic, che ieri tra l’altro è stato operato a Mantova all’alluce del piede: il portiere ha postato una foto su Facebook con il pollice alto, dicendo che tutto è andato bene e che conta di tornare al più presto. Tra i difensori sicuro di conferma Thomassen, qualche possibilità per Niccolini. Sembra avere buone carte anche Dionisi che con la sua duttilità può tornare utile in più zone del campo. Tra i giovani, difficile Degrassi (riserva di Salvadori), Bortot dovrebbe rientrare al Bassano, potrebbe restare Busetto.

Ore 11.30 – (Gazzettino) «Sono molto deluso. Il problema è che ho convinto tutti a Padova, a parte De Poli». È amareggiato Michael Salvadori, che da poco ha saputo di non fare parte più dei piani dei biancoscudati. Dopo essere arrivato in dicembre dall’Union Ripa La Fenadora, la sua esperienza all’ombra del Santo è dunque giunta al capolinea. A dargli la notizia è stato ieri il direttore sportivo in un incontro nella sede di viale Nereo Rocco al quale era presente l’agente del terzino, Stefano Barattin. «Io sono arrivato quasi alla fine – racconta Salvadori – Il diesse mi ha detto di essere dispiaciuto, che sono uno dei ragazzi che è cresciuto di più, ma che il rapporto finisce qui. A quel punto ho preferito andare via, ero a terra». Se l’aspettava? «Un po’ sentendo le voci degli ultimi giorni, e mi ero preparato al peggio. Ma è normale che mi dispiaccia. Mi ero abituato alla città, a tutto e con i tifosi mi sono trovato benissimo. Io penso di aver fatto bene al Padova, anche i compagni di squadra mi dicevano che quasi sicuramente sarei rimasto, ma non è stato così».

Ore 11.20 – (Gazzettino) «Il merito della nascita di questa nuova società è di Molon e dei responsabili del Vertigo – ha sottolineato De Poli – È importante ricercare un connubio con le altre società del territorio per creare sinergie. Sono convinto che il calcio a 5 sia una realtà molto utile per chi entra nel mondo del calcio professionistico». Così il responsabile del settore giovanile biancoscudato Molon: «Stiamo mettendo in piedi una realtà che si poggia su grandi esperti del calcio a 5, quindi si può tranquillamente parlare di un progetto con solide basi e un futuro garantito».
«L’idea è nata cinque mesi fa – ha aggiunto Mattia Arisi del Padova calcio a 5 – quando ho parlato per la prima volta con Molon di questo progetto. Ringrazio lui, De Poli e chi sin dal principio ci ha creduto». Presenti anche Antonio Peron, responsabile regionale del calcio a 5 per la Figc, e Antonio Dario, vice presidente nazionale della divisione calcio a 5: «Mi congratulo con il Vertigo e il Padova. È un connubio tra due società che possono vicendevolmente dare tanto».

Ore 11.10 – (Gazzettino) Nasce l’Ssd Padova calcio a 5. Il sodalizio è stato presentato ieri allo stadio Euganeo e scaturisce dalla collaborazione tra la società biancoscudata e il Vertigo, club quest’ultimo che da un decennio si occupa dello sviluppo del futsal a livello giovanile e che ha una squadra in serie C1. La nuova realtà vuole rispondere al crescente interesse, soprattutto giovanile, che si sta manifestando verso il futsal. L’idea è realizzare una compenetrazione tra calcio e calcio a 5 che comporta atleti con una doppia formazione tecnica, formazione di tecnici qualificati grazie all’apprendimento di due metodologie di lavoro e sinergia tra dirigenti delle due società. In particolare, il progetto prevede la costituzione di scuole calcio in città e provincia, e un settore giovanile che comprenderà le categorie giovanissimi, allievi e juniores, oltre alla prima squadra. In futuro ci sarebbe anche la volontà di creare una sezione femminile. Presidente del Padova calcio a 5 sarà Luigi Frizzon, responsabile del settore giovanile Roberto De Vivo, responsabile della scuola calcio Alessandro Padovan.

Ore 11.00 – (Gazzettino) Come noto l’ammontare dovuto al Credito Sportivo viaggia attorno ai due milioni e dunque la chiusura di tale capitolo andrebbe a incidere positivamente sul concordato stragiudiziale nel suo complesso perché permetterebbe di superare la soglia minima del 60 per cento degli importi dovuti, requisito richiesto per la sua validità. Gli altri creditori (tra questi, giocatori, personale, fornitori, Comune, Agenzia delle Entrate, Inps) hanno infatti già dato il via libera, per quanto di competenza al piano di ristrutturazione, ma attendono il semaforo verde per l’ultimo tassello che riguarda il Credito Sportivo. Perché poi l’accordo diventi esecutivo, servono il parere favorevole di un professionista e l’omologazione del Tribunale. Per l’attuale Padova sarebbe un passo importante per potersi riappropriare del vecchio logo che otterrebbe in comodato dal Comune che a sua volta ne diventerebbe proprietario, ricevendolo dalla vecchia proprietà come parziale contropartita dei 300 mila euro che avanza.

Ore 10.50 – (Gazzettino) Poca voglia di parlare tra le parti interessate, ma il piano di rientro dal debito proposto dal vecchio Padova al Credito Sportivo viaggia ormai verso l’approvazione e potrebbe già avere ricevuto il via libera da parte dell’istituto che finanzia lo sport. Ieri era programmato infatti l’appuntamento dal notaio per la formalizzazione dell’accordo virtualmente raggiunto tra i legali bresciani dell’ex presidente Diego Penocchio e il Credito Sportivo. Da ambienti romani si fa capire che il discorso è come minimo in dirittura d’arrivo e si parla di trattative forti e in fase di conclusione da definire con passaggi formali, ma non si va oltre e nulla viene aggiunto sulle tempistiche o sulla possibilità che anche gli aspetti più strettamente di forma abbiano già trovato compimento. Comunque quella sembra la prospettiva.

Ore 10.30 – (Mattino di Padova) C’è chi sa di avere buone chance di rinnovo (Petrilli, Cunico, Thomassen, Ilari, Niccolini, Dionisi, oltre al portiere serbo), chi è in bilico (Segato, Nichele, Busetto, ma anche Amirante e Aperi), e chi invece ha la sensazione, anche se ancora nulla è stato deciso, che le possibilità di restare in Lega Pro siano poche. Nessun rimpianto. «In giro si dice che sia così per ciò che mi riguarda», ammette Gustavo Ferretti. «Se dovesse essere confermato, la vita andrà avanti. Un paio di settimane fa ero un po’ confuso, su di me si è sempre continuato a scrivere tanto, ma adesso sono tranquillo perché, comunque vadano le cose, so di aver dato tutto quello che avevo». Nei gironi scorsi ha scritto “Game over” sul suo profilo facebook, volendo intendere che il campionato era ormai davvero alla fine. Risultato: marea di messaggi dei tifosi biancoscudati che l’hanno inteso come un addio certo, e nuovo magone: «Ho capito quanto la gente tenga a me, è stata l’ultima manifestazione di una città che mi ha voluto bene e che io amo e non dimenticherò mai. Ringrazio Dio e ogni persona che ho incontrato per quest’annata magica: mi sono divertito, e me la sono goduta. Adesso ho già avuto qualche proposta da altre squadre, questo è il mio lavoro, ma se potessi rimanere, sarei la persona più felice. Anche se dovessi stare in panchina, come quest’anno è già avvenuto diverse volte».

Ore 10.20 – (Mattino di Padova) Quante cose sono cambiate in 12 mesi! E quante cose promettono di cambiare ancora: tra meno di 50 giorni sarà tempo di tornare a correre, in vista di una Lega Pro che rappresenta per il Padova il meritato ritorno tra i professionisti. Si svuotano armadietti e magazzini, si portano via palloni, borse, accappatoi e indumenti. È davvero giunto il momento di calare il sipario e staccare la spina. «Si chiude un’annata strepitosa», ammette mister Carmine Parlato. «Quando ripasserò davanti a questi campi, la cosa mi farà un certo effetto, lo ammetto. Sarà strano ripensare a quante ne abbiamo passate, ma dobbiamo farcene una ragione. Adesso cominceremo a pensare al futuro, a chi rimarrà e a chi purtroppo non ci sarà. Decideremo con il buonsenso e con grande rispetto, ma sappiamo di non poter accontentare tutti». I saluti. Michael Salvadori, che difficilmente rivedremo l’anno prossimo, stamattina partirà per le vacanze a Malta: per lui saluti e abbracci sono già stati consumati. Per Lazar Petkovic, invece, sono giorni di lontananza: ieri a Mantova è stato operato all’alluce del piede, e tornerà in campo tra un mese e mezzo circa. Per tutti gli altri, il congedo è rinviato a domani. Ma c’è già chi, in cuor suo, teme che ieri sia stata l’ultima volta su quei campi di gioco. «Da oggi si comincia a parlare di rinnovi e di addii», spiega il diesse Fabrizio De Poli. «A tutti i giocatori è stato detto che possono presentarsi, loro o i procuratori, per parlare del futuro».

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) Signori, si chiude. Per alcuni è stato l’ultimo giorno di lavoro, per altri quello dei saluti, per molti quello dei ricordi legati ad una stagione indimenticabile. La Biancoscudati Padova ieri si è congedata dalla Guizza, il luogo che per tutta la stagione ha segnato il ritmo quotidiano: gli allenamenti, le corse, le parole dell’allenatore. Che fosse pioggia, vento o sole cocente, l’annata è stata vissuta soprattutto lì, tra quegli alberi e quei campi. La squadra domani sosterrà l’ultima amichevole all’Appiani, alle 15, contro una selezione di amatori Ucp, ma la seduta conclusiva di allenamento al centro “Geremia” ha quasi definitivamente calato il sipario sul 2014/15 del Biancoscudo. L’ultima immagine. Con una temperatura intorno ai 30 gradi, il gruppo ha salutato quello che è stato il suo quartier generale. Non più di trequarti d’ora, trascorsi per la maggior parte con un divertente calcio-tennis. Fa quasi sorridere ripensare a ciò che avvenne un anno fa, nel medesimo periodo: allora – era una giornata ugualmente torrida – il Padova era appena retrocesso e a Bresseo c’erano solo gli “epurati” Musacci, Ceccarelli, Perna, con il preparatore atletico. Medesima attività: calcio-tennis, perché nel centro sportivo non si vide altra anima viva.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Ancora 24 ore e poi il Calcio Padova tornerà ufficialmente in vita. Sarà una giornata storica, domani, per il Biancoscudo: di fronte al notaio Doria, in corso del Popolo, la società di viale Rocco non modificherà infatti solo la propria ragione sociale, passando da Srl a Spa in conformità ai canoni dei club professionistici, ma tornerà anche a chiamarsi Calcio Padova ad 11 mesi di distanza dalla mancata iscrizione alla terza serie. L’ok al cambio di denominazione è giunto ieri dalla stessa Lega Pro, che ha la sede a Firenze, la quale ha anche però precisato che per motivi burocratici l’attuale nome – Biancoscudati Padova – rimarrà tale sino al 30 giugno, giorno di chiusura del bilancio. La domanda di iscrizione al prossimo campionato, da presentare prima del 20 giugno corredata di indicazione del campo di gioco e fidejussione da 400 mila euro, verrà quindi inviata a Firenze sotto il nome di “Biancoscudati Padova Spa”, mentre dal 1º luglio tornerà ufficialmente la denominazione storica della squadra della città. Per il logo, invece, bisognerà attendere: è probabile che a settembre ci si presenti con quello attuale, a cui verrà tolta la dicitura “Biancoscudati”.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Il direttore sportivo De Poli annuisce: «Lo facciamo innanzitutto per sentirci sempre più parte di Padova e del suo territorio. Dal punto di vista tecnico è un’opportunità molto importante. Nell’ambito della formazione tecnica di base sono convinto che il calcio a cinque sia meglio di noi. Si insegnano giocate in spazi più ristretti e che necessitano di velocità di esecuzione e di rapidità. Sono più bravi di noi a creare calciatori con una tecnica di base». La sinergia tra le due realtà rappresenta un progetto unico nel panorama italiano, come ha ricordato anche Antonio Dario, vice-presidente della Divisione Nazionale Calcio a 5, presente all’Euganeo assieme al responsabile veneto Antonio Peron. «Il futsal può rappresentare la scuola elementare della crescita di un calciatore. In Brasile e Spagna s’inizia molto spesso nel futsal e non a caso parliamo di due nazioni che hanno il più alto tasso tecnico di tutto il mondo nel calcio a 11».

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Con tre obiettivi principali: offrire ai giovani atleti una doppia formazione tecnica, con la possibilità di interscambio fra calcio a 5 e a 11; formare tecnici che apprendano entrambe le metodologie; imbastire tavoli di confronto tra i dirigenti di entrambe le società. Per fare questo il Calcio Padova C5, che fino a quest’anno sotto l’effige “Vertigo” vantava una cinquantina di tesserati, metterà in piedi le formazioni Giovanissimi, Allievi e Juniores, e diverse Scuole Calcio dislocate in tutta la provincia. Mente del progetto è Mattia Arisi, direttore generale di Padova Calcio a 5, che ad inizio anno bussò alla porta di Giorgio Molon, sentendosi rispondere: «Ci stavo pensando anch’io». Per il responsabile del settore giovanile biancoscudato, infatti, è un’occasione unica: «C’è grande possibilità di interscambio a livello tecnico tra i due sport, possiamo andare lontano».

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Non è una polisportiva, ma un progetto più strutturato e ad ampio respiro. E che punta forte sul brand Calcio Padova. È stata presentata ieri mattina all’Euganeo la partnership fra Biancoscudati Padova e Vertigo Calcio a 5, la quale, a partire dalla prossima stagione, si chiamerà Calcio Padova C5, proprio come la società di calcio a 11, che nei prossimi giorni riacquisirà il nome originale. Insomma, in parole povere, il Padova avrà un proprio gemello nella serie C1 di calcio a 5, dopo la promozione dalla C/2 ottenuta in quest’ultima stagione. Si sfrutteranno, soprattutto come veicolo d’immagine, nome, colori e fascino biancoscudato. Ma, a differenza di altre polisportive vere e proprie (una su tutti la Lazio, che milita in serie A in entrambe le discipline), l’accordo ufficializzato ieri poggia le proprie basi sul settore giovanile.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) Ieri pomeriggio, intanto, è arrivato un altro addio, dopo quello di Davide Sentinelli. Tutto confermato quanto già trapelato e cioè che Michael Salvadori non farà parte della rosa della prossima stagione. Salvadori ha incontrato con il suo agente Stefano Barattin nel primo pomeriggio, nella sede di viale Nereo Rocco, il ds Fabrizio De Poli e l’allenatore Carmine Parlato. «La società — spiega Barattin — ci ha confermato che Salvadori non verrà inserito nella rosa del Padova della prossima stagione. Michael era molto dispiaciuto e amareggiato, era convinto di avere fatto il massimo per meritarsi la riconferma, ma dobbiamo rispettare le decisioni della società». Salvadori adesso potrebbe finire a Cosenza o a Venezia, se dovesse essere risolta la situazione societaria. Fra i nomi più caldi in entrata continua a essere molto calda la pista che porta a Pietro Arcidiacono (Martina), mentre la società ha visionato in diverse occasioni anche l’attaccante del Delta Porto Tolle Fabio Lauria (ex Cuneo, Matera, Venezia). Per ora non ci sono trattative avviate, ma è un giocatore da tenere davvero in considerazione. Conferme anche sull’interesse per il centrocampista del Benevento Carlo De Risio, classe 1991, 22 presenze nell’ultimo campionato con la maglia del Martina.

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) Fra oggi e domani sono in arrivo le prime sentenze. E fra conferme e nuovi acquisti, decolla il mercato del Padova. La notizia di giornata è clamorosa e riguarda una trattativa in corso che sta andando avanti sottotraccia da alcuni giorni e che potrebbe scombinare diverse equilibri sull’asse Padova-Cittadella. Il movimento riguarda Alessandro Sgrigna, su cui il ds Fabrizio De Poli ha messo gli occhi dopo la retrocessione in Lega Pro dei granata. Impossibile strappare qualche dichiarazione ufficiale ai diretti interessati, nessuno parla anche perché il fantasista romano sta aspettando di capire i programmi del presidente Andrea Gabrielli e la conferma del dg Stefano Marchetti prima di prendere una decisione definitiva sul suo futuro. Per ora c’è stata soltanto una richiesta di disponibilità. Sgrigna non disdegnerebbe di rimanere nella città murata, ma è chiaro che la chiamata del Padova cambia molte cose. Se l’affare dovesse decollare (prospettiva al momento tutta da verificare), sarebbe un segnale importante anche sul mercato. Svelerebbe in qualche modo l’intenzione della proprietà biancoscudata di costruire una squadra di primissimo livello, che quantomeno possa disputare un campionato di alta classifica.

Ore 08.40 – (Corriere del Veneto) Si è scomodato persino il vicepresidente della Federazione italiana calcio a cinque, Antonio Dario, per battezzare un progetto ambizioso e che praticamente non ha eguali in Italia. Il Calcio Padova sbarca nel calcio a cinque, grazie a una sinergia con il Vertigo, che ha già una squadra iscritta nel campionato di Serie C. Ben presto, dunque, ci sarà anche un Padova Calcio a cinque, che affiancherà l’attività della prima squadra e che potrebbe allargare la propria attività anche al calcio femminile. «Il Futsal – ha spiegato Dario – può rappresentare la scuola elementare della crescita di un calciatore. In Brasile e Spagna si inizia molto spesso nel Futsal e non a caso parliamo di due Nazioni che hanno il più alto tasso tecnico di tutto il mondo nel calcio a 11. A Padova è nato qualcosa di innovativo». L’iniziativa, fortemente voluta dal responsabile del settore giovanile Giorgio Molon e alla cui presentazione è intervenuto anche il capogruppo della Lista Bitonci, Alain Luciani, è stata apprezzata anche dal ds Fabrizio De Poli: «Sono estremamente convinto – ha spiegato De Poli – che il calcio a cinque sia una realtà molto utile per chi entra nel mondo del calcio professionistico e che ci sia molto da imparare. Stiamo valutando anche un allargamento della sinergia anche al calcio femminile».

Ore 08.38 – Poule scudetto, la finale: Siena-Akragas 5-3 dopo i calci di rigore. I bianconeri si laureano campioni d’Italia..

Ore 08.36 – Playout, serie D girone C: Dro-Triestina 1-3 dts, Giorgione-Kras Repen 2-1. Salvezza per Triestina e Giorgione, retrocedono Dro e Kras Repen.

Ore 08.34 – Playoff, serie D: AltoVicentino-Delta Porto Tolle 1-2, eliminata la squadra di Rino Dalle Rive.

Ore 08.32 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.30 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Box Uomo, Icone Vintage, Black Bell Tattoo, Maglietteveloci.it, Studio Pignatelli Netstore, InterBrau Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 3 giugno: allenamento alla Guizza per i Biancoscudati, mentre sul fronte rinnovi Salvadori non viene confermato.

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