Padova, Bergamin: “Adesso si torna alla normalità, servirà equilibrio nel bene e nel male. E i giocatori dovrebbero venire da noi perché…”

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Fonte: Gazzettino, Andrea Miola

Il 15 giugno di un anno fa non c’era ancora la piena consapevolezza dei problemi societari che avrebbero portato il Padova alla mancata iscrizione al campionato. Presidente Giuseppe Bergamin cosa stava facendo in quel momento? «Vivevo male la situazione che si era creata dopo la retrocessione e per l’indagine della Finanza, ma il tutto sempre nell’ottica del tifoso. Ero convinto che la squadra, dopo tante peripezie, si sarebbe iscritta, ma nella giornata decisiva, quella dell’aereo che doveva partire in extremis per Roma, ho ritenuto di dovere fare qualcosa». E poi è cambiata la sua vita. «Sicuramente ho una cosa in più da fare che ritengo importante e che mi ha riempito di più la settimana. Ho meno tempo libero, che sfruttavo soprattutto per rilassarmi, ma si tratta di un impegno che mi regala soddisfazioni e ripaga i sacrifici». Ora la fermano e la ringraziano per strada. «Mi piace stare in mezzo alla gente e mi viene naturale perché non mi sento diverso dall’interlocutore di turno».

Ha il timore che questa splendida annata possa abituare la piazza troppo bene? «Ci ho pensato: non può ripetersi tutto. È stato un anno da ricordare, ma adesso si torna alla normalità e occorre operare in modo oculato, senza un entusiasmo esagerato, ma con lo stesso spirito. Ci saranno difficoltà e serve equilibrio nel bene e nel male, sperando che il lavoro porti risultati e permetta di mantenere questo rapporto con l’ambiente. Credo che in tutte le componenti, tifosi compresi, ci sia l’intelligenza per risintonizzarsi e capire la realtà prossima, ma noi faremo la nostra parte e non ci sentiamo certo vittime sacrificali». E sono arrivati tre nuovi soci: «Poliero avrà un ruolo importante nel settore giovanile, Salot darà una mano a Bonetto sul fronte amministrativo e in qualche modo ci aiuterà pure Tosetto che è quello con meno tempo a disposizione». A lei riuscirà a fare una vacanza? «Magari una settimana me la prenderò, devo ancora decidere quale». Facendo ancora un passo indietro, è arrivato il difficile momento del distacco da quei giocatori che non saranno confermati. «Per me quel gruppo è come una famiglia e sono affezionatissimo a ognuno».

«Anch’io in certe situazioni ho avuto il magone, ma fa parte del gioco non è mio compito lasciare andare o tenere un giocatore e bisogna tutti usare la razionalità. Auguro a ognuno il meglio». Nella futura Lega Pro la concorrenza si preannuncia agguerrita. «Sarà un bel campionato, per il blasone delle società e per i valori tecnici importanti che ho visto nelle varie gare. C’è da fare una squadra con caratteristiche per potere competere. Vorrei un Padova con giocatori che s’impegnano fino in fondo, che dimostrano di meritare questa maglia, con voglia di lavorare ed equilibrio nel gruppo, cosa che vale anche per società, dirigenti e staff. Un buon ambiente, poi, e questo dipende da tutte le componenti, aiuta perché la squadra è di tutti». Oggi la firma della convenzione con il Comune per la gestione triennale dell’Euganeo e dell’Appiani, presupposto importante per l’iscrizione in lega Pro. E non solo. «Ci attendono due settimane importanti e intense – spiega – per costruire la base del Padova, sia con le conferme che con la ricerca di qualche giocatore».

«Perché dovrebbero venire da noi? Perché la città è importante e non solo per la storia. La piazza, seppure un po’ umorale, sembra indirizzata sulla strada giusta e regala stimoli importanti». E perché il Padova paga regolarmente gli stipendi, di questi tempi cosa non indifferente. «Questa è una delle condizioni che danno l’idea di una società che rispetta le regole». Ha parlato di programma triennale per la serie B, possibilmente da anticipare. Cosa dovrà succedere il prossimo anno, promozione a parte, per giudicare la stagione positivamente? «Che ci sia alle spalle una società più strutturata e con consistenza organizzativa ed economica per proseguire il progetto con tranquillità. Sul campo invece il Padova dovrà dimostrare di essere di questa categoria e creare presupposti per qualcosa in più. Non mettiamo limiti alla provvidenza». Non manca un pensiero per la squadra juniores, sconfitta sabato nella finale per il titolo tricolore. «Non sono deluso, ma dispiaciuto per i ragazzi e per il tecnico Grandini che sono stati bravi e sfortunati».




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