Mantova-Padova, Parlato: “Emozione per noi e per la nostra città, perché si torna nel calcio professionistico!”

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Il tempo degli esperimenti è definitivamente finito. Da oggi, con la ripresa degli allenamenti fissata alle 17 ai campi della Guizza, il Padova comincia a fare sul serio: venerdì, tra quattro giorni, a Mantova comincia la stagione ufficiale con i primo impegno in Coppa Italia contro i virgiliani, alle 20.30. E per Carmine Parlato è tempo di primi bilanci: le cinque amichevoli disputate in poco più di venti giorni avranno permesso al Padova di arrivare prono al primo appuntamento stagionale? Per ora, a parlare sono i numeri: 27 gol fatti, solo due subiti, cinque vittorie su cinque e moltissimi dei nuovi innesti ad aver già dimostrato di poter recitare un ruolo da protagonisti. All’indomani del 3-0 rifilato all’Abano, con un Giandonato in grandissimo spolvero inserito, in un centrocampo a tre, nella sua posizione ideale, il tecnico biancoscudato traccia il primo bilancio al termine della prima fase di preparazione: «Abbiamo finito il primo ciclo di partite che era in programma dall’inizio del ritiro», spiega il tecnico partenopeo, «e tutto sommato abbiamo fatto un ottimo lavoro sotto il profilo della condizione».

«Alcune partite sono riuscite a darci segnali importanti e, allo stesso tempo abbiamo visto anche alcuni dei ragazzi che non conoscevamo. Siamo al cinquanta per cento del lavoro, ma fino ad ora è stato fatto bene. E c’è stata anche qualche sorpresa». A cominciare dal 4-3-2-1 contro l’Abano, che nemmeno l’anno scorso si era mai visto… «Era l’ultima amichevole prima della Coppa e ho voluto cercare di forzare anche quest’altra variante tattica. In questo modo mi sono fatto un’idea della situazione, sono varianti la cui possibilità di funzionare si può capire solo con le prove sul campo. Alcune cose sono andate bene, altre meno: dobbiamo cercare di trovare alternative diverse, e contro l’Abano è andata bene». Era questo il livello al quale voleva portare la squadra, a questo punto dell’estate? «Non siamo al cento per cento, ed era calcolato: la preparazione è stata basata sul campionato, arrivando al top della condizione adesso avremmo pagato qualcosa tra un mese. Però è chiaro che adesso arriva la Coppa e dovremo farci comunque trovare pronti: nei prossimi giorni cercheremo di avere gambe un po’ più libere».

Con l’Abano si è visto un grande Giandonato. È stata una crescita vera o è stato aiutato dal modulo? «La differenza l’ha fatta principalmente l’aspetto fisico: Manuel ha lavorato moltissimo prima di arrivare in ritiro con noi, ma gli mancava naturalmente la brillantezza che si ottiene con le partite. Più passa il tempo più la sua struttura fisica ne trae beneficio. Mettendolo come regista nei tre mediani, in ogni caso, lui è più presente a livello tecnico-tattico, ma allo stesso tempo c’è un dispendio di energie enorme, e infatti nel secondo tempo la stanchezza s’è fatta sentire». Comincia la strada verso Mantova. La Coppa parte dove lei era stato capitano… «Ma l’unica emozione è rivedere questa società e la nostra città tornare nel calcio professionistico. Mantova per me è stata una tappa importante, ma siamo grandi e vaccinati per darci da fare senza lasciarci trasportare». E poi continuerà col Pordenone: un inizio dalle emozioni forti. «Sarebbe stato più emozionante giocare in trasferta, del “Bottecchia” conosco ormai ogni angolo. A Pordenone ho ancora tanti amici ed estimatori, cercherò di salutarli tutti. Il Pordenone però non è giudicabile: è stato appena ripescato, è partito tardi e deve completare l’organico». Oggi, però, si attendono risposte dal ginocchio di Amirante. È preoccupato per le sue condizioni? «Possiamo soltanto sperare».

(Fonte: Mattino di Padova, Francesco Cocchiglia)

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