Live 24! Reggiana-Padova, il giorno dopo: col Pro Piacenza si gioca domenica alle 17.30

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Ore 21.00 – (La Provincia Pavese) «Partite come quelle che abbiamo giocato contro il Chievo sono dei banchi di prova. E perdere ci sta, anche se dà comunque fastidio. Noi giochiamo per fare il risultato comunque». Dario Biasi si è goduto una giornata di riposo in famiglia a casa, a Verona. Sugli spalti i piccoli hanno fatto tifo per il papà, logicamente. Un papà che è cresciuto sportivamente sull’altra sponda veronese, quella dell’Hellas, nella quale ha giocato per cinque anni tra la serie A e la B. Biasi sa quindi che differenza c’è a giocare in Lega Pro o una categoria superiore: «La differenza la fanno i particolari. E non puoi distrarti un’attimo – spiega -. Contro il Chievo non abbiamo fatto fare un tiro in porta, tenendo gli attaccanti lontani dall’area ed è bastato un calcio d’angolo preparato bene con uno schema e siamo andati sotto di una rete». L’amichevole di sabato è stata caratterizzata da un gioco tosto. I veneti hanno colpito duro. Anche lo stesso Biasi: «Alla caviglia, ma sto bene, sono uscito nel secondo tempo come era programmato». Il tema della condizione di salute di Dario Biasi è significativo. L’anno prima dell’arrivo al Pavia – la stagione 2013/14 – aveva avuto parecchi guai fisici. «Mi avevano impedito anche di fare una preparazione adeguata. Così lo scorso anno era stato più difficile partire, rispetto ad ora». Il Biasi visto nelle tre partite ufficiali disputate – contro Poggibonsi, Latina e Bologna – ha dimostrato uno stato di grazia quasi assoluta. Non è un caso che il Pavia in 270 minuti abbia incassato solo una rete (a Latina). «Io mi sento bene, grazie a una preparazione completa – dice – ma quest’anno c’è tutta la squadra che aiuta a difendere». Insomma, a Dario Biasi l’impronta che sta dando mister Marcolini piace. Ma adesso scalpita perché il campionato inizi. «Sono due mesi che ci alleniamo, il rinvio dovuto alla regolarizzazione della Pro Patrianon ci voleva – commenta – abbiamo tutti voglia di giocare». In casa del Chievo Verona capolista in Serie A, proviamo a chiedere al centrale del Pavia quale squadra delle due veronesi andrà meglio. «Sono entrambe forti», si schernisce, ma lei tifa Hellas, chiediamo. «Il Chievo è una realtà importante», chiude diplomatico. Uno che ha giocato in A, sa come dribblare, non solo in campo.

Ore 20.40 – (La Provincia Pavese) Marcolini, le dico questo proverbio in pavese «Al pusè bon di russ/l’ha masà so madar in dal puss». «Cioè”? Il più bravo dei rossi, ha ucciso sua madre nel pozzo. Dicono che i rossi sono cattivi. «Io non sono cattivo». Fa niente. Da lei ci aspettiamo la giusta cattiveria, il lavoro che l’attende non è facile. «Ci proviamo, ma ci sono avversarie ben attrezzate». Non cominciamo a cercare scuse. Lei è chiamato a portare il Pavia in serie B. Non glielo hanno detto i cinesi? «Ho parlato con il dottor Wang e con il presidente Zhu, mi hanno fatto un’ottima impressione. La squadra è forte, sono contento». Così mi piace. Non si sopportano più gli allenatori che danno la colpa alla rosa troppo scarsa. «Comunque il nostro girone sarà difficile, difficilissimo». Vede, cominciamo con i però. «No, va bene. Lo dichiaro ufficialmente. Il Pavia non è secondo a nessuno». Mai nessun ci fermerà, come dice un coro dei tifosi… «Con noi, vedo otto squadre di buon livello, Alessandria, Cremonese, Mantova, Feralpi, Cittadella, Sudtirol, Reggiana e Bassano». Facciamo un passo indietro. Così diciamo qualcosa del suo passato. «Padre e nonno calciatori. Da quando ho mosso i primi passi, ho dato calci a quello che avevo intorno. La trafila nei giovanissimi di alcune squadre liguri, poi a 14 anni il passaggio al Torino». Da Savona a Torino da solo, a 14 anni… «Vivevo in collegio, si giocava e si studiava. I miei genitori mi hanno lasciato andare con la promessa che avrei preso il diploma». L’ha preso? «Ragioniere, all’istituto Someiller di Torino». Se non avesse fatto il calciatore sarebbe andato a lavorare in banca? «Non ci ho mai neanche pensato. Ho fatto il calciatore e basta». Ha realizzato il suo sogno.. «Ma ero bravino in tutti gli sport, potevo anche fare il tennista». Sempre con il mancino? «No, mancino solo con i piedi». Lei è entrato nel club di chi ha fatto gol da centrocampo. Fra gli altri ci sono Stankovic, Maradona e Beckham. «Era il 2011. E’ stato il mio ultimo gol in serie A. la ciliegina sulla torta di una carriera della quale sono orgoglioso. Era Chievo-Bologna, in porta c’era Viviano. L’ho visto fuori dai pali e ho tirato». Poi la carriera in panchina: Lumezzane, Real Vicenza e ora qui. Si ispira a qualcuno dei suoi allenatori del passato? «Soprattutto a Ichini, Mandorlini e Colantuono. Uomini dal carattere molto forte. Ma ho avuto anche altri, voglio ricordare Fascetti, Pioli, Di Carlo e Delio Rossi». Delio Rossi l’ha appena battuto in Coppia Italia. «Ci siamo abbracciati prima e dopo la gara. Con lui ho un ottimo rapporto». Buona carriera, ma con un rimpianto: non essere riuscito a giocare con Roby Baggio… «Guardi, era davvero il mio sogno. Non ce l’ho fatta. A un certo punto sembrava che volesse venire a Vicenza, la sua città, quando anch’io giocavo lì. Ma eravamo in serie B». Perché Roby Baggio? «Da piccolissimo era juventino». Poi a 14 anni è andato al Torino, me l’ha già detto. Lei ha una figlia di 14 anni. Se le dicesse che lascia la famiglia per seguire la sua passione sportiva, che cosa fa? «Ora i tempi sono cambiati». Non faccia così, cerchi di essere più moderno.. «La lascerei andare, come hanno fatto i miei genitori con me. Però le direi che è difficile vivere da sola». A proposito, perché non porta a Pavia la sua famiglia? La città è bella e siamo brava gente, glielo assicuro. «Per ora stanno a Verona, i ragazzi vanno a scuola». Per la prima volta vedo un allenatore con i tatuaggi nel braccio. Che cosa c’è scritto? «Roberta e Diego, i nomi dei miei figli, ma in cinese». Se li è fatti fare per far piacere a al presidente Zhu e al suo vice Wang e? «No (sorride), sono precedenti». Non porta qui la famiglia perché spera di arrivare presto al Real Madrid, per fare un trasloco in meno? «Ora siamo qui, un passo per volta. E cerchiamo di salire di categoria». Guardi, glielo ripeto. Qui è tutta gente tranquilla. Mai un’invasione, mai un lancio di oggetto in campo, neanche un pomodoro. Però quest’anno c’è un’aria frizzantina, anche i pavesi, che non sono delle teste calde, si sono messi in mente di poter vincere il campionato. Cosa vuole, non vediamo la Serie B dal 1954… «La squadra c’è. Poi, sa come è il calcio. E’ sempre una palla che rotola e 22 ragazzi che le corrono dietro». Non sia banale. Chiudiamo qui e le pago un caffè. Se lo ricorda il proverbio? «Il rosso che butta la madre nel pozzo»? Ecco. Essere cattivi vuol dire veder rotolare la palla, ma poi buttarla in porta. «Promesso».

Ore 20.10 – (Alto Adige) La festa biancorossa è una esplosione di emozioni contenute. Parecchio anche. A cominciare da quelle di mister Stroppa che invita tutti alla moderazione nonostante l’esaltante exploit. “E’ chiaro che sono soddisfatto – dice il tecnico biancorosso – ma preferirei distinguere due momenti: da una parte sono contento perché ho avuto la reazione caratteriale che mi è piaciuta, dall’altra, invece, non sono così contento perché una squadra come la nostra che gioca quel calcio dev’essere più cinica e cattiva”. Il mister punta gli accenti sul primo tempo, largamente dominato dai biancorossi ma che ha fruttato solo una rete. Quella che ha deciso il match. “Non abbiamo sofferto grandi situazioni ma non siamo stati altrettanto bravi a sfruttare la gran mole di gioco prodotta soprattutto nel primo tempo. Dopo una frazione del genere non si può vincere per uno a zero…per un episodio. Vabbè è la prima partita e diciamo che ci può anche stare, ma dobbiamo lavorare e migliorare. L’atteggiamento è stato quello giusto, la squadra sa soffrire e lavorare assieme” Era questo l’Albinoleffe che si aspettava? “Si anche se hanno cambiato modulo per questa gara. Sono una squadra pericolosa e con Soncin ed i nuovi acquisti hanno sicuramente qualcosa in più. Siamo stati bravi noi a rendergli la vita difficile. Fare risultato a Bergamo non è impresa da poco”. Riflettori puntati sul match winner Pierluigi Maritato che esce dallo spogliatoio salutato dalle pacche amichevoli distribuite dai compagni. “Sono felice – dichiara l’attaccante – per tanti motivi. In primo luogo perché il gol era da un po’ di tempo che mi mancava, poi, ovviamente, un perché è servito per i tre punti. Ho fatto soffrire la difesa bergamasca? Fa parte delle mie caratteristiche: stare in mezzo all’area facendo salire la quadra. Dedico il gol alla mia famiglia ed anche alla ragazza (Rossana, ndr) che presto verrà su a Bolzano”. Stanco ma felice Giacomo Tulli che mantiene un profilo basso. “E’ una bella soddisfazione – dice l’abruzzese – che segna un buon inizio. Bisogna continuare così perché siamo sulla strada giusta. Nel primo tempo abbiamo creato molto ma poco precisi in fase di finalizzazione”. Forse il più contento di tutti nel gruppo biancorosso è proprio il presidente Baumgartner e ci spiega anche il perché. “Da quando sono presidente dell’Alto Adige questa è la prima volta che vinciamo la partita d’esordio. Quindi per me si tratta di una doppia vittoria!” Dalla statistica alla cronaca il passo è breve… “Ho visto una buona squadra – commenta il massimo rappresentante biancorosso – che ha saputo giocare a viso aperto, rischiando poco e controllando il gioco. Nel primo tempo non abbiamo saputo sfruttare le occasioni, potevamo anche fare qualche gol in più, mentre nel secondo tempo abbiamo controllato senza affanni”. Cosa l’ha colpita di più della squadra? “La solidità ed il modo con il quale ha affrontato la gara. Stroppa ha messo bene la squadra in campo ed ognuno ha saputo assolvere bene il suo ruolo. I vari reparti si sono aiutati e ciò ha permesso di permettere poco all’avversaria”. Bassoli è stato uno dei tanti protagonisti in biancorosso. “Eravamo venuti qua per fare una bella partita – dice il difensore – ci siamo giocati le nostre carte e siamo riusciti a portare a casa un risultato magnifico frutto della cattiveria e la determinazione”.

Ore 20.00 – (Alto Adige) Che Alto Adige! I biancorossi di Stroppa stappano lo champagne per brindare al successo nella prima di campionato. Tre punti ottenuti in trasferta al cospetto di un Albinoleffe che è rimasto annichilito dalla forza del collettivo espresso da Coser e compagni. E si diciamolo, la vittori di misura non rende merito alla prestazione dei biancorossi che, soprattutto nel primo tempo, hanno saputo giganteggiare mantenendo costantemente il pallino del gioco. La rete realizzata su rigore da Maritato per certi versi non dice tutta la verità, perché i biancorossi avrebbero sicuramente meritato una migliore capitalizzazione di un gioco che espresso a testa alta sin dai primi minuti di gara. Pronti via e l’Albinoleffe tenta il primo affondo su traversone dalla destra che Brega prova ad indirizzare verso la porta con una sforbiciata che termina alta. Da questo momento in poi l’Alto Adige sale in cattedra spegnendo la luce dei padroni di casa. Al 5’ Maritato lavora un gran pallone e detta il passaggio in area per Tulli, il cui sinistro ravvicinato viene respinto da Amadori. Passano due minuti e i biancorossi vanno sfiorano la marcatura su cross dalla sinistra di Crovetto che trova la di Maritato per il sinistro di Furlan respinto di piede dall’estremo difensore bergamasco. L’Alto Adige ha in mano le redini del gioco ed al 17’, su palla respinta dalla difesa bergamasca, c’è il tiro al volo di Bertoni la cui parabola diventa un assist per Fink che di prima libera un proietto che si perde di poco a lato. E’ un monologo biancorosso e al 23’ Crovetto duetta al volo con Fink, per poi andare alla conclusione che gli viene deviata sul fondo. Un minuto più tardi, Bassoli inventa un sinistro al volo la cui parabola a spiovere sorvola di un niente la traversa. Al 28’ Fink esplode un bolide di destro dai 25 metri che va fuori di poco. La superiorità altoatesina viene premiaia alla mezz’ora. Angolo di Tulli intercettato di mano da Checcucci, l’arbitro che decreta il calcio di rigore trasformato con freddezza da Maritato per il meritatissimo vantaggio biancorosso. Finale di tempo di marca locale con il gran tiro al 42’ di Brega respinto di pugni da Coser e con Soncin che in girata acrobatica manda il pallone a lambire il palo. Si riparte con l’Albinoleffe che prova a spingersi in avanti, rendendosi pericoloso al 7’ su incursione di Cremonini stoppata dall’uscita tempestiva di Coser. Alto Adige arretra il baricentro ma controlla sempre a dovere, rendersi ancora insidiosa con destro al volo di Bertoni, respinto in qualche modo da Amadori. L’estremo dell’Albinoleffe al 20’ si attarda nel rinvio e per poco Maritato non ne approfitta. Al 33’, su mischia conseguente un calcio d’angolo, Tulli insacca ma l’arbitro annulla per posizione dubbia dello stesso Tulli. Da qui in avanti succede poco o nulla. L’Alto Adige a corto di fiato si limita a gestire la gara controllando senza affanni le velleitarie offensive dell’Albinoleffe. Al triplice fischio la giusta esultanza in campo dei protagonisti in biancorosso, artefici di un successo forse insperato alla viglia ma certamente legittimato da una prestazione convincente. Domenica al Druso ci sarà un’altra “nobile” avversaria come il Mantova. Occasione per la Stroppa band di ribadire quanto fatto vedere in terra orobica, sarebbe il giusto toccasana per fidelizzare immediatamente una tifoseria che vuol essere affascinata. E questo alto Adige disegnato da mister Stroppa charme ne ha da vendere!

Ore 19.40 – (Gazzetta di Mantova) Per la prima volta da quando è tornato in Lega Pro il Mantova fa bottino pieno e il segnale per i dirigenti bresciani è tutt’altro che trascurabile. Serafino Di Loreto lo capta da un dialogo fra tifosi e ribadisce il suo ottimismo per l’annata: «Questa col Renate era una partita davvero difficile, lo sapevamo bene e anche per questo abbiamo cercato di organizzare un’atmosfera con i fiocchi. Il Mantova ha sofferto ma è uscito vincitore e questo è un segnale importante in prospettiva. C’è ancora da lavorare, ci sono aspetti da migliorare nel gioco ed il mister sa perfettamente come fare a migliorare la situazione. Ringrazio i ragazzi per il loro impegno e lo splendido pubblico del Martelli, un lusso per la Lega Pro. Domenica cercheremo la conferma a Bolzano». Il presidente Sandro Musso ha sofferto per l’andamento della partita ma alla fine gioisce per il successo dei biancorossi: «Loro sono una buona squadra – sottolinea – ma noi abbiamo lottato con grande impegno e determinazione su ogni pallone, forse anche il debutto è stato avvertito in maniera importante ed ha finito con il pesare sul rendimento generale. È stato il successo del carattere e delle qualità indiscutibili di un fuoriclasse come Gaetano Caridi. Ho visto tanta voglia di fare da parte dei ragazzi, con questo impegno faremo bene anche col Sudtirol, avremo un’altra partita dura da affrontare». Il patron Bruno Bompieri rafforza la sua convinzione nelle qualità della squadra: «Ci siamo divertiti – spiega – perchè è questo è davvero un bel Mantova. Con squadre come questo Renate è lampante che si debba soffrire sempre, ma ho visto davvero un grande spirito di gruppo e come sempre un Caridi da applausi». Il ds Alfio Pelliccioni ha visto la conferma del suo pronostico: «Boldini – spiega il dirigente biancorosso – è un tecnico esperto e ha preparato il Renate in modo da metterci in difficoltà specialmente a metà campo, loro ci sono quasi riusciti a irretire il nostro gioco ma poi abbiamo saputo prendere le misure in maniera efficace ed è arrivata la splendida azione di Momentè che ha servito Caridi, il quale ha confermato di essere come il vino. L’età per lui è un dettaglio». Il team manager Paolo Musso ha sentito sbriciolare la cucitura posteriore dei pantaloni mentre planava sulla schiena di un Maspero gongolante, dopo la rete di Caridi: «Poco male – dice fra il serio e il faceto – certo l’emozione di andare a vincere la partita d’esordio è sempre un evento molto importante per una squadra. Ora continuiamo su questa strada, convinti di avere le carte in regola per portare a casa altre soddisfazioni per i nostri tifosi». Spillo Altobelli si è divertito: «Il Mantova ha vinto perché ci ha creduto di più ed anche ha un Caridi che in queste categorie può fare la differenza. Se un osservatore lo vedesse senza sapere quanti anni ha, lo porterebbe in serie A».

Ore 19.30 – (Gazzetta di Mantova) Passano gli anni ma Gaetano Caridi non tradisce mai. È suo il primo – decisivo – gol in campionato dei biancorossi, un destro di prima intenzione di precisione chirurgica. Infilatosi dritto nell’angolino, quando la lancetta dell’orologio non lasciava più molte speranze per il successo dell’Acm. «Quello è un genere di tiro che mi riesce particolarmente bene – ci scherza su Don Tano -, così come fa sempre piacere ricevere l’affetto dei tanti tifosi accorsi per il nostro esordio. Sono fiero del calore del nostro pubblico. Non era un impegno facile, il Renate è squadra tradizionalmente ostica e allo studio degli avversari avevamo dedicato davvero tanto tempo in settimana. Sapevamo che non la squadra di Boldini non è il Milan, contro il quale avevamo tutto da guadagnare ed era paradossalmente più facile far bella figura. Questa è la Lega Pro, nessuno regala niente. Ad ogni modo abbiamo dato dimostrazione di che pasta siamo fatti». Per il fantasista alla fine i tre punti sono meritati: «Magari non siamo stati perfetti ma abbiamo comunque creato 3-4 buone palle-gol. Loro si abbassavano tutti insieme, facevano pressing e ripartivano. Spero che questo successo sia il primo di una lunga serie e cercheremo il bis domenica a Bolzano». Il quasi omonimo Filippo Carini è orgoglioso per aver mantenuto imbattuta la difesa virgiliana: «Alla giornata inaugurale c’è sempre tanta smania di mostrare le proprie qualità, per qualsiasi formazione. Ecco perché non si può mai sapere come andrà a finire, il debutto stagionale nasconde sempre parecchie insidie. I rischi sono stati ridotti al minimo, nonostante la pericolosità degli attaccanti del Renate ed è sempre un segnale positivo quando non si subiscono reti».

Ore 19.20 – (Gazzetta di Mantova) La pazienza che aveva predicato nel presentare la partita contro il Renate alla fine è stata premiata e mister Riccardo Maspero, con il filo di voce che gli è rimasto dopo aver urlato per tutta la gara, può presentarsi in sala stampa con un volto più disteso: «Sapevamo che la partita era difficilissima – inizia il tecnico – ed il campo lo ha confermato in pieno. Anche perché il Renate si è difeso con molto ordine, uscendo dalle situazioni delicate senza sbagliare praticamente nulla, al contrario di noi che abbiamo commesso parecchi errori. Siamo stati lenti, sia in difesa che a centrocampo e più in generale non abbiamo giocato come sappiamo. Perché? Probabilmente perché i ragazzi sentivano molto la partita ed avevano una voglia matta di regalare a questo splendido pubblico i primi tre punti per cominciare al meglio il campionato. Alla fine, con fatica, ma sono arrivati e questa e la cosa che ci fa più felici». Maspero pur evidenziando i problemi incontrati dalla sua squadra ci tiene però a sottolinearne anche i meriti: «La cosa che mi è piaciuta – prosegue – è che anche in mezzo alle difficoltà il Mantova ha continuato a creare gioco e non ha mai rinunciato a vincere. Abbiamo battuto un’infinità di calci d’angolo, prendendoci qualche rischio in contropiede per cui nella ripresa ho preferito mettermi con la difesa a quattro. Credo sia stato il successo del cuore, della volontà e della generosità, che sono andate al di là dei problemi oggettivi che abbiamo incontrato. Ed il nostro coraggio è stato premiato, grazie anche al sostegno del pubblico che nei momenti più delicati ci ha sostenuto, spingendoci anzi in avanti alla ricerca della vittoria. Quando parlo di dodicesimo uomo intendo proprio questo: è vi garantisco che dal campo questo incitamento lo abbiamo avvertito in maniera tangibile». Che poi il gol del successo sia arrivato grazie all’ennesima perla di Tano Caridi, dopo una prestazione altrettanto super, non è un caso: «Fin dal primo giorno che sono qui ho detto che Caridi è un valore aggiunto a questo gruppo – sottolinea l’ex Pavia – del quale lui è diventato un punto di riferimento importante nello spogliatoio. E nell’intervallo mi sono rivolto proprio a Tano, chiedendogli di trascinare i suoi compagni a questa importante vittoria. Il suo valore tecnico non lo scopro certo io e la sua carriera parla per lui: a me però, sinceramente, interessa quello che sta facendo adesso per questa squadra e me lo tengo stretto».

Ore 19.10 – (Gazzetta di Mantova) Il Mantova deve sudare le proverbiali sette camicie per aver ragione del Renate, ma alla fine centra l’obiettivo di debuttare in campionato con un successo davanti al suo pubblico. La differenza alla fine la fa la maggior qualità del reparto offensivo biancorosso, che sull’asse Momentè-Caridi costruisce il gol vittoria a dieci minuti dal termine di un match sostanzialmente equilibrato. Maspero conferma il consueto 3-4-1-2 e conferma l’undici schierato contro il Milan, sostituendo soltanto Scalise con Gonzi. Il collega Boldini presenta invece un Renate con il 3-5-2. Si comincia sotto i riflettori come tre giorni prima contro i rossoneri, ma bastano pochi minuti per rendersi conto che, quando si comincia a giocare per i tre punti e contro squadre sulla carta meno titolate, in campo si vede un altro sport. Gli spazi si restringono, gli avversari si schierano quasi tutti a difendere dietro la linea della palla e non disdegnano interventi ruvidi, puntando poi a ripartire negli spazi. Ogni leggerezza allora può essere fatale e se ne rende conto subito Gavazzi, che si fa rubar palla (4’) da Ekuban sulla trequarti e poi lo stende mentre sta per involarsi verso la porta. L’arbitro grazia il difensore biancorosso: soltanto un giallo. È il preludio di un primo tempo sofferto, nel quale il Renate crea più di un grattacapo ai biancorossi. E soprattutto riesce a intasare il centrocampo, impedendo al Mantova di manovrare con la consueta fluidità. I raddoppi su Caridi sono costanti, le fasce ben presidiate. L’Acm, pur correndo qualche rischio (Napoli coglie prima l’esterno della rete di testa e poi fallisce un’occasione davanti a Bonato, entrato al 21’ per l’infortunato Pane), trova comunque il modo di andare vicina al vantaggio. Gonzi manca di un niente il bersaglio dal limite, Caridi si vede deviare un corner un tiro a botta sicura, poi Castelli è miracoloso su Sereni e infine Ruopolo sbaglia di poco il diagonale. La pressione dei biancorossi, dopo un primo quarto d’ora abbastanza incolore, è costante, ma non frutta il vantaggio. Così nell’intervallo Maspero decide di utilizzare l’artiglieria pesante: fuori Ungaro, dentro Momentè. Ma è ancora il Renate a colpire per primo, con Ekuban che vola via in velocità, entra in area e spara per fortuna sull’esterno della rete. I biancorossi si scuotono, provano ad alzare il ritmo e a spingere con veemenza, ma creano poco o nulla dalle parti di Castelli. Mentre gli ospiti sono sempre insidiosi e con Napoli pungono un paio di volte. Insomma, le cose non girano come dovrebbero e allora Maspero prova un cambio tattico: dentro Di Santantonio per Gonzi (20’) e Mantova che passa al 4-3-1-2. La palla buona per il vantaggio capita proprio al neoentrato Di Santantonio (29’), messo da Caridi davanti al portiere, seppure in posizione decentrata: sul diagonale del centrocampista francese, però, Castelli respinge in tuffo. I minuti passano, il risultato non si sblocca e nel Mantova comincia a serpeggiare un po’ di nervosismo. Poi, quando la gara sembra scivolare verso un pari scialbo, ecco il guizzo vincente. Momentè salta un avversario e innesca Caridi, che al 35’ (come le sue primavere…) fa secco Castelli e manda in visibilio il Martelli. La reazione del Renate c’è e nell’area di Bonato corre qualche brivido, ma al triplice fischio la festa è tutta biancorossa. Bene così.

Ore 18.50 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) «Pederzoli ti cambia la vita». Lo avevano ripetuto in tanti al De Marchi, prima di tutti Tedino e il suo vice Marchetto, alla notizia dell’ingaggio dell’ex ascolano. Non arriverà a tanto, Alex, ma cambiare una partita è nelle sue potenzialità. Ha provato a farlo subito, alla prima, al Garilli di Piacenza. Fantastica la punizione da 25 metri che aveva dato il vantaggio ai neroverdi. «Sì – ammette il giocatore, originario proprio di Piacenza -, l’ho calciata bene. Sono stato anche fortunato – sfodera un’inattesa modestia – perché tante volte colpisci la palla mezzo centimetro più sopra o più sotto e non va dove vorresti tu». Questa volta sì e ha tolto la ragnatela dal “sette” alto di Fumagalli. Peccato non sia bastata a fare bottino pieno. «Già – concorda Pederzoli -. Siamo contenti della prestazione, non tanto di andar via da Piacenza con un solo punto. Comunque dopo questa prova – è fiducioso – possiamo guardare al futuro con positività, anche se non siamo ancora al cento per cento. Sono certo – conclude – che se non perderemo entusiasmo e umiltà ci divertiremo e faremo divertire la gente». Al Garilli, Matteo Tomei si è divertito sino al 78′. Poi c’è stata quell’incomprensione con Pasa che ha fatto saltare il banco neroverde. «Avevo chiamato la palla – racconta il numero uno -, ma Simone l’ha toccata e mi ha messo fuori tempo. Così Cristofoli ha avuto via libera. Ho cercato di recuperare e io sono convinto di aver preso il pallone – garantisce Matteo -, ma capisco che la dinamica dell’azione possa aver tratto in inganno l’arbitro. Credetemi, però – afferma -: quello non era rigore». Il tiro dal dischetto di Alessandro era imparabile? «Ha battuto forte e centrale – risponde Matteo -. Io avevo scelto di buttarmi». Un’uscita comunque azzardata. «No – ribatte il portiere neroverde -. È stato solo un infortunio. Nel primo tempo ne ho fatte di più coraggiose, un paio anche di testa. Fanno parte del mio repertorio».

Ore 18.30 – (Messaggero Veneto) Era tornato a seguire il “suo” Pordenone in trasferta dopo una lunga assenza: l’ultima gara seguita lontano dal Bottecchia risale allo scorso gennaio, al “Penzo” di Venezia. Per questo Mauro Lovisa sognava un debutto diverso. Invece ha assistito a una gran partita dei suoi, coincisa però con un solo punto rimediato anche per colpa dell’arbitro. Ed è su quest’ultimo, su Sozza di Seregno, che il presidente del Pordenone si scaglia a fine gara, subito dopo aver visto le immagini del penalty regalato alla Pro. «Incredibile – tuona il massimo dirigente neroverde –: ha assegnato un rigore inesistente. Le riprese televisive confermano che Tomei ha toccato soltanto il pallone. Sono arrabbiato, molto. Non voglio rivedere arbitraggi come la scorsa stagione. Non meritavamo un epilogo così, anche perché abbiamo fatto una grande partita. Siamo arrivati a Piacenza per vincere, giocando con personalità. Invece stiamo tornando a casa con un punto per colpa di una decisione sbagliata». Le immagini confermano l’errore dell’arbitro. Tuttavia non è stata solo colpa di questa decisione. Anche Lovisa lo riconosce: «Abbiamo sbagliato troppi gol – ammette – e quindi, alla prima disattenzione, siamo stati castigati. Comunque andiamo avanti a lavorare e a seguire il gruppo tutti assieme: la squadra ci farà divertire. Sono tornato in trasferta proprio per questo, per passare un bel pomeriggio». Peccato per il penalty, appunto. E a riguardo non può mancare l’intervento di Matteo Tomei, il portiere neroverde. Anche lui sottolinea l’evidenza: «Ho toccato il pallone – spiega in sala stampa –: purtroppo è andata così, con una decisione inaspettata dell’arbitro». Il suo intervento fuori dai pali, in occasione del rigore, non ha però convinto tutti: Tomei la motiva così. «Ho visto un pallone filtrante, ho chiamato l’uscita a Simone (Pasa, ndr), che però non mi ha sentito – racconta –. Il suo tocco mi ha messo fuori tempo, io poi ho recuperato Cristofoli, toccando però il pallone». Per tutti, ma non per il direttore di gara. «Peccato – allarga le braccia il portiere –. Io ho provato a parare il rigore, perché Alessandro lo conosco bene: gli ho fatto qualche finta, lui ha scelto di calciare centrale e ha segnato. Nove volte su dieci è gol, battendo il penalty così». Un tiro che William Viali, allenatore della Pro Piacenza, ringrazia di aver avuto a disposizione. «Non so se c’era il tocco di Tomei – afferma –: so solo che il 99 per cento delle volte, in questi casi, fischiano la massima punizione. Mi prendo il punto, anche se devo sottolineare la buona prestazione del Pordenone».

Ore 18.20 – (Messaggero Veneto) Bruno Tedino entra in sala stampa al Garilli e riconosce subito le proprie colpe: «Abbiamo sbagliato troppi gol». Va dritto ai problemi dei suoi, senza cercare alibi, il tecnico del Pordenone: potrebbe appellarsi all’evidente errore dell’arbitro, preferisce invece guardare l’altro lato evidente, ovvero lo scorso cinismo in fase di finalizzazione. «E’ così, inutile girarci attorno – attacca subito il trainer neroverde –. Siamo arrivati tante volte davanti al portiere, concretizzando però nulla: il mio compito ora sarà migliorare questo aspetto. Perché l’abbiamo pagato a caro prezzo. Dobbiamo capire che se si sbaglia così tanto ci può anche stare il gol dell’avversario. Abbiamo commesso un solo errore in fase difensiva, e purtroppo siamo stati castigati». Brucia, questo epilogo. Sono due punti persi, più che uno guadagnato, ma Tedino guarda poi le buone cose di questa gara. «Preferisco sorvolare sulla direzione arbitrale, anche perché ci sarebbe un rigore su Stefani da segnalare – afferma –. Mi concentro sulla prestazione: siamo stati pericolosi, abbiamo giocato con personalità, soffrendo solo nel finale di primo tempo. Nella ripresa abbiamo gestito: poi è arrivato quel neo sulla grande prestazione». Sconsolato anche Alex Pederzoli, autore del gol e migliore in campo. «Un punto che non ci lascia del tutto soddisfatti – conferma il regista del Pordenone –. Tuttavia, posso dire che, andando avanti di questo passo, faremo bene: ora bisogna avere pazienza, siamo un gruppo e non si può avere subito il 100 per 100». Chiusura sulla sua punizione: «Ho avuto la fortuna di calciarla bene – spiega con umiltà – ed è finita sotto l’incrocio. Peccato non sia valsa i tre punti».

Ore 18.10 – (Messaggero Veneto) Quasi noiosa, la ripetitività del calcio. Passano gli anni, ma alcune macro-situazioni si ripropongono sempre identiche. E quindi: il Pordenone gioca, trova subito il gol, dimostra personalità. Contiene la voglia di rimonta della Pro Piacenza ma sbaglia tanti, troppi gol. E così, nel momento in cui la furia avversaria sembra scemare, incassa la rete del pari su rigore. Il penalty è inesistente, come confermano le immagini di Sportube e il frame che pubblichiamo, ma l’uscita di Tomei – e conseguente “frittata” con Pasa – lascia perplessi. I “ramarri” tornano così dall’Emilia con un solo punto, beffati e arrabbiati con se stessi, oltre che con l’arbitro. Nella prima giornata di Lega Pro, la squadra di Tedino rimane col cerino in mano e recrimina: l’imprecisione in fase offensiva, in primis, pagata con il gol subìto al primo errore difensivo. Il penalty non c’era, Tomei ha calciato la sfera, ma il direttore di gara non ha avuto dubbi. Una partenza ad handicap che lascia l’amaro in bocca. Gagliardi. Sì, perché se è vero che un punto al “Garilli” va visto positivamente – in molti faticheranno qui –, per come è andata la partita non si può tornare a casa i del tutto soddisfatti. Il Pordenone parte col piglio giusto all’esordio in campionato. Pare ormai rodato, il 4-3-3 di Tedino. Cambia un solo interprete rispetto a domenica scorsa (Berardi per Baruzzini), la squadra si muove quasi a memoria: Pederzoli comanda le operazioni in mezzo, Cattaneo sulla destra inizia già a velocità Eurostar, Stefani e Pasa non hanno alcuna perplessità là dietro, neppure quando Piana, al 7’, manda alto di testa. La Pro è insidiosa: stesso modulo, 4-3-3, con il terzetto offensivo davvero temibile. Alessandro, il friulano Cristofoli e Rantier possono procurare grattacapi. Per fortuna del Pordenone, proprio Rantier crea un problema, ma alla propria squadra: al 7’, su una ripartenza, la punta di casa tocca la sfera con la mano. Si è ai 25 metri dalla porta difesa da Fumagalli. La punizione per Pederzoli sembra praticamente un rigore: busto inclinato, destro magico e palla all’incrocio. E’ lo 0-1, il primo gol in assoluto del campionato. Un gran inizio perfetto, da parte del Pordenone. Ma è il prosieguo a esaltare: Alessandro dà qualche accelerata, ma sono carezze, perché il team di Tedino propone e gioca costantemente nell’area avversaria. Non finalizza, però. Come al 15’, quando De Cenco manda a lato una rovesciata. L’errore più pesante al 23’: sempre il brasiliano il protagonista. Ruba palla, s’invola, ma invece di calciare serve Berardi, che conclude su un difensore. La Pro fiuta il pericolo e alza il ritmo. Trova però Tomei: prodigioso il suo intervento al 24’ su un tiro di Russo in area. Poi Rantier, al 26’ e al 30’, sbaglia due gol. Ordine. Il Pordenone soffre, ma si difende con intelligenza e con un grande ordine. Ed è così che passa indenne la sfuriata dei rivali, tanto da arrivare al secondo tempo galvanizzato, convinto di portare a casa i tre punti. La ripresa parte infatti nel migliore dei modi. Gli emiliani, dopo 5’ di alto livello, si sgonfiano. I neroverdi «si difendono giocando», dirà poi Tedino: possesso palla, ritmo basso, un torello inscenato nell’altra metà campo. Quindi alza il ritmo, ma arrivano gli errori: al 26’, su un contropiede, Mandorlini serve Cattaneo che, tutto solo a centro area calcia piano; poi Strizzolo, entrato per De Cenco, si gira in area e “spara” sul portiere avversario. Brutte avvisaglie, tornano i fantasmi dell’anno scorso. E così al 34’ palla in profondità sulla sinistra della Pro per Cristofoli, Tomei chiama l’uscita, Pasa non lo sente, l’ex Sacilese s’invola verso la porta. L’estremo neroverde recupera, spazza in angolo, ma per l’arbitro colpisce il giocatore, che frana al suolo. E concede il penalty. Alessandro va sul dischetto e realizza. Poi è forcing neroverde, l’arbitro nega un rigore su un mani Stefani. Finisce 1-1 e ai ramarri resta una rabbia grande così.

Ore 17.50 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Matteo Serafini ha sbloccato la partita con un gol dal dischetto, spiazzando il portiere avversario: «Ho deciso di firmare per il Venezia perché è una piazza importante – racconta – La mia priorità era quella di rimanere vicino a casa per la famiglia e perché ho due bambini piccoli. A Venezia ho raggiunto anche un ex compagno di squadra, Giampaolo Calzi. Il club mi ha cercato per l’uomo e per l’esempio: dovrò riuscire ad aiutare anche i più giovani. Cercherò di far capire l’importanza di una buona alimentazione e di non mollare mai durante una partita».
A 37 anni Serafini può ancora dire la sua: «Sarà una stagione piena di novità. A questa età è importante riuscire a dosare le energie. L’anno scorso ho giocato 40 partite su 42. I numeri ci sono tranne che sulla carta d’identità. Magari ci saranno attaccanti che faranno più gol di me, ma io cercherò di curare tutti i dettagli per farmi trovare sempre pronto». Detto dall’unico uomo al mondo capace di realizzare una tripletta a Gianluigi Buffon possiamo crederci. Intanto il campionato è iniziato con un rigore realizzato con un’esecuzione perfetta. Chiari i concetti espressi dal direttore sportivo Giorgio Perinetti: «Abbiamo creduto in questo progetto che ci è stato presentato. Dobbiamo credere assolutamente in questo progetto di crescita. Ero preoccupato all’inizio perché venivamo da tanti problemi dell’anno passato. Non era facile per nessuno accettare questa sfida. Ringrazio chi ha deciso di darci fiducia come i giocatori che hanno firmato e i dirigenti che si stanno impegnando al massimo. Sono molto felice per le persone che abbiamo scelto. Un gruppo di ragazzi che ha voglia e tante persone perbene. Punto tanto sul senso di appartenenza di chi è rimasto. Vincere non è mai facile in nessuna categoria, non si vince mai da soli. Se tutte le componenti funzionano, si possono raggiungere i traguardi sperati. Quando parlo di componenti mi rivolgo anche alla tifoseria. Speriamo di arrivare a festeggiare qualcosa di importante al termine della stagione».

Ore 17.30 – (La Nuova Venezia) Paolo Favaretto, coach del Venezia, naturalmente soddisfatto per quanto espresso dai suoi nel match vinto 3-0 contro il Dro. I temi della discussione sono gli stessi da giorni: «Prima gara di un tour de force, non siamo in condizione ottimale. Il nostro lavoro è in piena evoluzione. Siamo un cantiere aperto. Stiamo lavorando, abbiamo trovato subito sintonia con l’ambiente e con il direttore sportivo Giorgio Perinetti e non potrebbe essere altrimenti considerando il passato di questo professionista». Tribuna dei tifosi ospiti gremita: «Dal primo all’ultimo minuto in questo campionato avremo bisogno del loro aiuto. Sarà importante riuscire a coinvolgere la gente di Venezia, tornare a fare appassionare tutti di questa squadra. L’ultima volta in Serie D facemmo 1500 abbonati. Dobbiamo ritrovare l’entusiasmo di quei giorni. Per farlo occorre non illudere nessuno e giocare bene». L’obiettivo è la vittoria, partire quindi con tre punti può aiutare l’ambiente ad aumentare la consapevolezza nei propri mezzi: «Si deve pensare soprattutto a ripartire. L’intento della proprietà che sta facendo tutto il possibile è quello di terminare in alto. La dimostrazione ulteriore è arrivata negli ultimi giorni con il regalo che Perinetti è riuscito a farci con Barreto, uno che fino a poco tempo fa giocava in Serie A». Favaretto non ha nessuna intenzione di sottovalutare questo campionato: «È un vantaggio l’assenza dell’Altovicentino? Il mio dovere è quello di guardare a chi c’è, non a chi manca, e vedere ad esempio la Triestina ci fa capire le difficoltà del campionato. Tra le avversarie mi vengono in mente Sacilese, Belluno, Virtus Vecomp e Mestre. Credo che in questo momento sia fondamentale guardare a noi, crescendo sempre di più». Favaretto ha parlato per cinque minuti anche con il tecnico del Dro, Massimiliano Caliari. «Concetti semplici e chiari, questo Venezia può vincere su ogni campo e in casa punta a fare il pieno facendo valere il fattore campo. In questa settimana l’obiettivo è quello di aumentare il numero di abbonati».

Ore 17.20 – (La Nuova Venezia) Buona la prima per il Venezia che si impone per 3-0 in terra trentina contro il Dro, in una partita mai messa in discussione. Questa squadra sembra già essere attrezzata per poter vincere il campionato, alla luce di quanto visto in questo esordio e considerando le assenze pesanti. Insomma, un match senza storia tra una formazione attrezzata per vincere e un’altra costruita velocemente dopo il ripescaggio. Manovra fluida e veloce, capacità di tenere in pugno la partita e quel guizzo di fortuna che non guasta mai, vedi la traversa del Dro ad inizio ripresa: ci sono tutti gli ingredienti al posto giusto. Primi 15 minuti di studio per le due formazioni, poi la gara si accende soprattutto per merito del Venezia che inizia ad attaccare. Prima occasione al 15′ con Fabiano che da lontano prova il colpo della domenica, ma la sfera termina alta. Serafini apre per Innocenti a destra poco dopo, la conclusione si spegne sul fondo. Poco dopo la difesa del Dro, ancora in difficoltà, lascia un enorme spazio a Gualdi che non riesce a mettere in mezzo la sfera con i compagni di squadra ben piazzati per poter ricevere il passaggio. Ci prova anche Acquadro in questo festival delle occasioni da rete per il Venezia, senza troppa fortuna. Tuttavia il gol è nell’aria e arriva grazie ad un rigore concesso dall’arbitro per il fallo di mano di Colpo: Serafini non fallisce l’appuntamento con il primo gol della stagione. Il Venezia continua ad attaccare e potrebbe raddoppiare subito, ma lo stesso Serafini non riesce a schiacciare nel migliore dei modi, sfuma così una buona occasione. Gualdi ci prova nuovamente, ma non inquadra comunque lo specchio della porta. Si gioca ad una porta sola e al 39′ arriva il raddoppio con Fabiano che realizza a seguito di un’azione insistita e con una difesa del Dro da rivedere. In questo modo le due squadre rientrano negli spogliatoi con il Venezia avanti di due reti e la possibilità per il Dro di rientrare in partita solo grazie ad un gol da realizzare nei primi 20 minuti di gioco della ripresa. La squadra di casa capisce quindi di dover dare qualcosa in più perché ormai non c’è più nulla da perdere. Così i trentini avanzano il proprio baricentro e tentano il tutto per tutto. Al 18′ è Colpo a prendere in pieno la traversa, ed è l’episodio che sprona il Venezia a non rischiare nulla cercando il terzo gol. Per Innocenti al 24′ è un gioco da ragazzi realizzare con una conclusione precisa il tris decisivo. Ormai il Dro è fuori dalla gara ed il suo unico obiettivo è quello di limitare i danni. Si mette in mostra Chimini con due buoni interventi: prima si tuffa bene in uscita bassa su una punizione di Calzi e successivamente dice di no ad una conclusione di Carbonaro. I cambi danno la possibilità ad altri giocatori di mettersi in mostra in vista dei successivi incontri. Non accade più nulla fino al termine della partita e i tre minuti di recupero servono al Venezia per mettere in mostra le abilità del palleggio e una tecnica superiore agli avversari. Vittoria strameritata, con questa prova di forza anche le avversarie del raggruppamento sono costrette a prendere nota di una compagine costruita per vincere. Forte in tutti i reparti, il Venezia può ambire al trionfo finale.

Ore 16.50 – (Gazzettino) «È un pareggio che mi soddisfa, per le difficoltà che abbiamo incontrato. Dobbiamo ancora migliorare». Sono le parole di Massimiliano De Mozzi al termine della gara, nella quale l’Abano ha dovuto fare i conti con un avversario che ha chiuso gli spazi. «Abbiamo trovato una squadra in salute che ha corso molto ed è organizzata: si chiudeva per poi ripartire. Nei primi venti minuti della ripresa li abbiamo chiusi nella loro area, poi però ci siamo fatti prendere un po0 troppo da questa situazione con gli interni di centrocampo che sono saliti troppo. Non è stata una partita spettacolare, ma combattuta fino in fondo. Portiamo a casa un pareggio giusto». Al tecnico è piaciuto soprattutto il comportamento del pacchetto arretrato. «Davvero molto bene, Thomassen e i tre giovani stanno facendo grandi cose». Una parola in più per Federico Cuccato, classe 98, all’esordio in serie D e protagonista di un’ottima partita al fianco di Thomassen. «Una prestazione superlativa considerata la sua età, Ma anche con lui è bene andare gradualmente e lasciargli il tempo di crescere per acquisire esperienza».

Ore 16.40 – (Mattino di Padova) L’Abano porta a casa un punto dalla trasferta di Castelfranco contro un Giorgione che cresce grazie al giusto mix di giovani ed esperti e che rischia di portarsi a casa il bottino pieno. È di Gusella al 13′ del secondo tempo l’occasione più ghiotta: messo davanti alla porta da Gazzola, però, si fa sorprendere dall’uscita a valanga di Rossi Chauvenet. La sorpresa nei padroni di casa è il giovanissimo Gushi, prolevato dagli Allievi e sbattuto subito in prima squadra. Il giovane kosovaro (classe ’98) dimostra subito personalità e piglio giusto e nonostante la condizione fisica non al top, prova addirittura a far sognare il pubblico castellano, tentanto un coast to coast soffocato dai difensori avversari soltanto in vista dei 20 metri. Ogni buon campionato si costruisce dalla difesa e Paganin ha plasmato la squadra proprio con l’intento di offrire agli avversari meno opportunità possibili. La fase difensiva comincia dall’attacco, con Podvorica e Gazzola a infastidire il nascere dell’azione avversaria, poi un centrocampo forte di mastini come Giacomazzi e Vigo a rompere le scatole e a filtrare. Infine la difesa, dove Dotti e Eberle coprono bene le fasce e il duo duo centrale Vio- Fontana può concentrarsi sulle punte senza trovarsi in affanno. Così il Giorgione nel primo tempo rischia poco. E nel secondo tiene botta. Il tecnico dell’Abano De Mozzi alla fine fotografa così la partita: De Mozzi: «Giorgione molto organizzato, ci hanno pressato molto nel primo tempo, nel secondo hanno abbassato il ritmo e siamo usciti noi». Il tecnico di casa invece finisce in ospedale dopo uno scontro fortuito con Bortolotto a 5’ dalla fine. Testa contro zigomo, ma niente di rotto.

Ore 16.20 – (Gazzettino) Un pareggio che accontenta tutti, anche perché sul gioco e la manovra dei giallorossi si vede già la mano del tecnico: Andrea Pagan, allenatore dell’Este, esordisce con un punto che mette d’accordo atestini e veneziani. «Alla fine è il risultato più giusto – ammette l’ex clodiense – peccato, perché credo che abbiamo dormito un pò troppo in occasione del momentaneo vantaggio del Calvi. Che tra l’altro è arrivato nel nostro momento migliore dall’inizio della gara». «Loro – continua Pagan – sono stati molto bravi a fare densità a centrocampo e con questa tattica ci hanno costretti a cercare troppo spesso il lancio lungo dalla distanza come soluzione di gioco». Il gioco ha portato al pareggio quasi immediato: «Siamo stati comunque bravi a pareggiare quasi subito il conto – conclude il tecnico – ma nella seconda frazione di gioco ci siamo allungati un pò e alla fine abbiamo fatto qualche cambio, perché alcuni giocatori, soprattutto fra i più giovani, stavano soffrendo in modo evidente la mancanza del ritmo partita».

Ore 16.10 – (Mattino di Padova) La domenica della vecchia guardia. Este e Calvi Noale, Coraini e Dell’Andrea, uno a uno. Al Nuovo Stadio si vedono tanti, anzi tantissimi, volti nuovi tra giovani, giocatori in cerca di rilancio e grandi colpi di mercato: alcuni già in campo, altri in panchina ad attendere la propria mezz’ora di gloria. A decidere il risultato sono però due trascinatori, senatori o come dir si voglia. Ragazzotti che un annetto con le rispettive maglie l’hanno già fatto: Stefano Coraini e Alberto Dell’Andrea, appunto. Due gol, tra l’altro, che meritano più di un replay: schema e deviazione beffarda per il bomber del Calvi, classico tiro al limite (e dal limite) tra la prepotenza e la pazzia per la punta dell’Este, anche perché il suo diretto avversario, quel Marco Fortin che fino a una decina di anni fa si faceva prendere a sassate da Del Piero, Ibrahimovic, Kakà e altri nobili del calcio, non è di certo un portiere che si fa sorprendere dalla distanza, in Serie D, e a 41 anni. Duelli a parte, le due squadre si affrontano senza alcuna ansia da esordio. L’Este preferisce le soluzioni palla a terra, anche se l’azione più pericolosa arriva da un lancio lungo che Mastroianni controlla prima dell’intervento risolutivo di Fortin (10’). Una dormita fotonica degli uomini di Pagan, tuttavia, propizia il vantaggio dei biancazzurri: corner calciato rasoterra da Longato, inserimento a centro area di Dell’Andrea e deviazione perfetta che accarezza il palo alla destra di Lorello prima di insaccarsi dalla parte opposta (19’). Il vantaggio a sorpresa del Calvi Noale costringe i padroni di casa al cambio di marcia: iniziano a salire pure i terzini. Ed è proprio da una discesa convinta sulla destra di Tiozzo che arriva l’occasione per il pareggio. Mastroianni si divincola bene a ridosso dell’area piccola, Fortin fa ancora meglio deviando sopra la traversa. Il portiere noalese può solo tentare il tuffo disperato al 30’, quando Coraini manda in soffitta ogni timore reverenziale e libera il sinistro da 25 metri. Lo stesso Coraini, allo scadere, fallisce la mira sul cross di Arvia corretto da Mastroianni. Il Calvi Noale torna a galoppare nella ripresa: prima Mason poi Siega non intimidiscono troppo Lorello. Ci riesce invece l’ivoriano Meite, così bravo da sfruttare l’unica cincischiata generale della retroguardia atestina (gol a parte). Per un pelo, un’incomprensione tra portiere e colleghi non costa l’1-2. Un mezzo pasticcio lo combina Caraceni, sponda Calvi Noale, in piena area di rigore. Il difensore atterra Mastroianni, ma l’arbitro, già deciso a concedere il penalty, deve ricredersi su segnalazione del guardalinee: la palla era già uscita. L’ultima azione degna di nota è del neo entrato Marcandella: l’imbeccata per Coraini viene fermata ancora una volta da Fortin.

Ore 15.50 – (Gazzettino) A fine gara Pasa è contento del risultato, ma non nasconde che arrivare alla vittoria non è stato semplice: «È stata la partita dura che ci aspettavamo con una squadra giovane, che ha fatto una buona partita – spiega il tecnico – Loro hanno molti giocatori rapidi e un centravanti che ci hanno messo davvero in difficoltà. Siamo stati bravi a tener duro, da squadra esperta e tosta. Una volta andati in vantaggio, soprattutto nel secondo tempo, siamo andati un pò meglio, siamo riusciti a portare a casa la partita, ma soffrendo. Abbiamo iniziato con due punte vicine, Brotto e Paganelli, cercando di trovare più pronfondità e tenere la palla avanti. Poi con la partita aperta abbiamo inserito Giglio: Matteo è molto bravo negli spazi. Tutti comunque a livello di abnegazione, impegno, agonismo, hanno fatto la loro parte». La Luparense San Paolo parte con il piede giusto: «Ci saranno altre partite così. Noi abbiamo sbagliato tanto, dobbiamo ancora migliorare e lo sappiamo. Le vittorie comunque aiutano anche a lavorare meglio, più concentrati. In settimana cominceremo a pensare al derby con il Giorgione».

Ore 15.40 – (Mattino di Padova) La Luparense non stecca il debutto assoluto in Serie D. Nonostante un primo turno col botto, contro una Sacilese che non avrà i pezzi da novanta dell’anno scorso ma vanta comunque un organico competitivo per la categoria. I “lupi”, però (e manco a dirlo), non hanno paura, e dimostrano di non essere perfetti novellini dopo neanche due giri d’orologio, quando Brotto serve Beccaro ma l’ex di turno non riesce a concretizzare. Potrebbe costare cara, invece, l’incomprensione tra Murano e Faggin: l’attaccante della Sacilese Villanova, però, colpisce in pieno la traversa. Al 22’ capita l’episodio che decide la partita: Brotto, lanciato dalla difesa, si ritrova un’autostrada ma viene atterrato poco prima della conclusione. Per l’arbitro è rigore, per Beccaro una faticaccia buttarla dentro, visto che l’estremo di casa Andreatta indovina la traiettoria ma non riesce a smanacciare. Nella ripresa la Sacilese morde che è un piacere: il colpo di testa di Craviari (55’) fa venire i brividi a Murano (e non solo), mentre il neo entrato Barattin conclude da fuori centrando la schiena di De March. La Luparense, dal canto suo, torna in cattedra grazie al dinamismo di Giglio, buttato nella mischia da Pasa. Al 29’, però, è ancora Barattin a ringalluzzire il pubblico anche se la sua conclusione è sbilenca. Non va meglio a Brotto nel recupero: l’ex bomber dell’Union Ripa La Fenadora spara alto. «È stata una partita molto tosta, contro una squadra che ha giocato bene» commenta nel post-gara il tecnico Daniele Pasa. «Siamo stati bravi ad andare in vantaggio e poi a tenere duro. La vittoria di oggi premia l’impegno e l’abnegazione dei ragazzi».

Ore 15.20 – (Gazzettino) «Vincere all’esordio è stata una bella soddisfazione, ci tenevamo a partire con il piede giusto». È soddisfatto Antonio Andreucci per il risultato e la prestazione della sua squadra. «Siamo partiti un pò contratti soffrendo nei primi quindici minuti, poi abbiamo preso le misure all’avversario fallendo nel primo tempo qualche occasione in ripartenza che potevamo chiudere meglio. Nella ripresa abbiamo preso in mano la partita creando occasioni per segnare, e riuscendo a concretizzare con gli ingressi di Michelotto e Radrezza che hanno dato una spinta alla squadra». I biancorossi hanno dimostrato personalità. «I ragazzi sono stati bravi, sono rimasti tranquilli e hanno creduto sempre di fare bene. In difesa siamo rimasti concentrati, in attacco non sempre le scelte sono state puntuali, è un aspetto sul quale dobbiamo lavorare. Dobbiamo essere più concreti, ma è anche vero che siamo solo all’inizio». Nella ripresa Poletti è stato costretto al cambio. «Ha preso una buca procurandosi una piccola distorsione alla caviglia, non dovrebbe essere niente di particolare».

Ore 15.10 – (Mattino di Padova) Buona la prima. Sul campo non facile dell’Union Ripa Fenadora la neo promossa Campodarsego passa di misura con un gol realizzato a tre minuti dal termine. E dire che l’avvio di gara dell’Union era stato tanto micidiale quanto sterile, con due occasioni di Madiotto e Savi neutralizzate in calcio d’angolo. Già al decimo inizia però, senza tanta convinzione all’inizio, a farsi vedere il Campodarsego: prima Aliu e Piaggio sono chiusi bene da Salsano e poi Cacurio cerca di sfruttare, senza riuscirci, un corto contropiede. Si rivede il Ripa Fenadora, con Savi che entra bene in area ma perde il tempo per la conclusione potente e l’estremo ospite neutralizza. Al ventesimo il pallino del gioco inizia a passare nelle mani degli ospiti: Favero prova l’azione personale sulla sinistra, salta tre avversari, ma arrivato al limite dell’area non ha più forza per il tiro. Dalla parte opposta Guzzo cerca Malacarne nell’area piccola dove però Merlano anticipa tutti. Il Ripa Fenadora sembra aver ritrovato spazio in avanti ma cosi facendo offre più libertà al Campodarsego e subito Favero dalla fascia crossa per Aliu ben contrastato in angolo da Salvadori. L’Union risponde con un doppio tentativo di Gjoshi. Con le squadre allungate fioccano le occasioni. Ma solo a inizio ripresa il Campodarsego si butta con decisione in attacco. L’Union regge il primo urto. Poi il tecnico Andreucci sfodera un doppio cambio decisivo. Dentro Radrezza e Michelotto e proprio quest’ultimo concretizza a tre minuti dalla fine regolamentare venti minuti di supremazia del Campodarsego. Che reclama anche un rigore alla mezz’ora e sfiora il raddoppio al novantesimo con Raddrezza.

Ore 14.50 – (Gazzettino) Fa tutto il Cittadella, nel bene e nel male. E alla fine conquista meritatamente i tre punti, correndo però qualche brivido di troppo nel finale. Artefice del successo granata la nuova giovanissima coppia del gol targata 1996: Jallow firma il primo gol, Bizzotto realizza il raddoppio. Entrambi si dimostrano imprendibili per gli avversari, anche se hanno sulla coscienza un paio di occasioni sciupate malamente. Colpa quasi di sicuro dell’età, ma i numeri li hanno e bene ha fatto Venturato a lanciarli dall’inizio della mischia, tenendo in panchina l’acciaccato Coralli e l’ultimo arrivato Litteri, ancora indietro di condizione. Il Cittadella ha tenuto saldamente in mano la partita fino a dieci minuti dal termine, sfiorando anche il terzo gol. L’imponderabile è però successo al 38’ della ripresa, quando una punizione per nulla irresistibile di Ruggiero ha colto di sorpresa il portiere di casa Vaccarecci. Il Cuneo è così tornato in partita e i tifosi granata hanno rivisto i fantasmi dell’anno scorso, quando più volte la squadra aveva vanificato tutti negli istanti finali delle gare. I piemontesi hanno anche avuto l’opportunità di acciuffare un insperato 2-2, ma per fortuna Corradi ha alzato la mira da posizione favorevole. E il Tombolato ha potuto tirare un sospiro di sollievo. Il Cittadella ha cercato sin dall’avvio di aggredire la partita, puntando soprattutto sull’arma della velocità. È però mancata la spinta sulle corsie esterne. Schenetti a destra ha fallito subito una buona opportunità per un errato controllo e poi si è estraniato dal gioco, rientrando nel vivo del match soltanto parzialmente nel secondo tempo. Quasi involuto Minesso che sulla fascia opposta non ha mai trovato i tempi dell’azione. Il primo pericolo è stato così di marca ospite, con una bella giocata di Banegas che ha trovato la difesa del Cittadella impreparata. A cambiare il corso alla gara sono state poi le micidiali accelerazioni di Bizzotto e Jallow che hanno frantumato la difesa ospite. Come è stato nell’occasione dell’1-0 (19’): Bizzotto ha saltato sullo stretto tre avversari, si è fatto una ventina di metri palla al piede e poi ha liberato davanti alla porta Jallow che dopo aver addomesticato la sfera ha preso di mira e di destro in corsa non ha dato scampo a Tunno. Il diciannovenne del Gambia ha ricambiato il favore al 9’ della ripresa ma Bizzotto si è fatto chiudere la strada dal portiere. Lo stesso Bizzotto non ha però sbagliato quattro minuti più tardi su assist di Salvi. Va detto però che la rete è stata viziata da un blocco irregolare di Paolucci su Gorzegno non ravvisata dal modesto arbitro Bertani. Quando ormai la partita sembrava chiusa, è arrivato come detto l’errore di Vaccarecci. Il Cuneo ha trovato vigore, mentre il Cittadella si è impaurito. Ma il 2-1, tra qualche patema d’animo, è andato in archivio.

Ore 14.40 – (Gazzettino) Il Cittadella doveva vincere per lasciare subito l’impronta sul campionato, e così è stato, anche se poteva evitare le sofferenze degli ultimi dieci minuti di partita. Manuel Iori concorda: «Abbiamo fatto il nostro dovere, che era quello di portare a casa i tre punti. Analizzando la partita possiamo dire di avere dominato per quasi tutto il tempo, e potevamo incrementare il nostro vantaggio. Dei minuti finali invece dobbiamo essere arrabbiati, non si può concedere all’avversario la possibilità di riaprire una gara fino ad allora segnata, con il rischio poi di pareggiarla. Se Corradi non calciava alto, infatti, avremmo buttato via due punti. Ci sta, è un percorso di crescita che dobbiamo intraprendere durante la stagione, ma sono rammaricato per quei dieci minuti finali, dobbiamo lavorarci su per evitarli nelle prossime gare». Il Cuneo non è apparso affatto sprovveduto: «Dietro hanno sofferto, ma davanti se la cavano bene», spiega Iori, che poi analizza il finale di partita: «Ci siamo abbassati, cercando le verticalizzazioni invece di tenere il possesso palla. Forse la smania di cercare un gol in più ci ha lasciato scoperti in un paio di circostanze. Era la prima partita, dobbiamo crescere e alla ripresa degli allenamenti dovremo analizzare per bene i nostri errori. Il Cittadella parte da una buona base ma deve restare con i piedi per terra, e non fare regali agli avversari come successo con il Cuneo». Ecco Lamin Jallow, uno dei protagonisti dell’incontro: «A Cittadella mi trovo bene, è una realtà più piccola di Verona, dove giocavo, più a misura d’uomo. Sto imparando l’italiano anche grazie al sostegno e all’aiuto di Venturato». Particolare il “balletto” dopo il gol dell’1-0: «La coreografia l’avevo preparata con un mio amico, Kevin, che gioca a Siena, l’abbiamo inscenata con Paolucci e Iori». Sulla partita: «Era importante partire bene, perché il Cittadella vuole vincere il campionato e tornare in serie B».

Ore 14.30 – (Gazzettino) Contano i tre punti, ma la vittoria del Cittadella sul Cuneo avrebbe potuto essere più rotonda. L’analisi del tecnico granata Roberto Venturato punta subito su ciò che deve essere migliorato: «Abbiamo tenuto bene il campo per ottanta minuti creando gioco e occasioni da gol senza rischiare. Nel finale dovevamo stare più attenti, si sa che il calcio non perdona e queste situazioni sono pericolose. Dobbiamo migliorare l’aspetto mentale mantenendo la concentrazione per 95 minuti. L’errore che abbiamo commesso ci ha fatto andare in affanno. È fondamentale avere il controllo della situazione per l’intera partita». Tante occasioni da gol non sfruttate, oltre alle due reti realizzate, sono però indice di una squadra in salute. Riprende Venturato: «Gli aspetti positivi sono tanti, per cui la squadra c’è e sa farsi valere». L’errore del portiere Vaccarecci, che ha condizionato il finale di gara, pesa sul risultato, mentre sui gol non realizzati è più facile passarci sopra, in particolare quando si vince. Il tecnico osserva: «Ho visto cose buone e aspetti da migliorare; è su questi ultimi che dovremo lavorare maggiormente». Sulla scelta di Jallow al posto di Coralli, conclude Venturato: «Durante la settimana Coralli ha avuto un piccolo problema muscolare, perciò non l’ho rischiato. Jallow ci dà profondità. Poter scegliere per un allenatore è una fortuna». Il presidente Andrea Gabrielli sottolinea la prova dei granata: «Il Cuneo mi ha ben impressionato, ha entusiamo e competitività. Il Cittadella ha dimostrato di essere in grado di fare bene. Abbiamo creato tante occasioni, dobbiamo certamente diventare più concreti per non correre certi rischi».
Corradi al novantesimo ha calciato alto la palla del possibile pareggio. «Sarebbe stata una grande beffa – sottolinea il presidente – ma sappiamo come è il calcio. Magari l’anno scorso una partita così non l’avremmo vinta». Gabrielli poi aggiunge: «Venturato ha messo in campo una squadra molto ringiovanita che è in grado di far vedere un bel calcio. Litteri non giocava da tanto tempo, può solo migliorare». Il finale del presidente è sui tifosi: «Considerando gli sforzi che abbiamo fatto, ho visto pochi abbonati. Alla copertura della tribuna est e all’abbassamento dei prezzi non ha corrisposto una risposta adeguata di pubblico. Fra tre settimane giocheremo di nuovo al Tombolato e mi aspetto una maggiore consistenza di abbonati. Sono convinto che vedranno un bel calcio».

Ore 14.10 – (Mattino di Padova) E adesso provate a fermarli. La prima gara di campionato sorride a un Cittadella formato baby, vittorioso 2-1 contro il Cuneo grazie soprattutto alla straripante freschezza della sua inedita coppia d’attacco. Jallow e Bizzotto, 37 anni in due, sono gli assoluti protagonisti di una gara dominata dai granata per 80 minuti, prima dell’inspiegabile blackout finale che ha riportato in partita un Cuneo fin lì annichilito e che per poco non comprometteva quanto di buono fatto in precedenza. In ogni caso il successo è assolutamente meritato e lancia la formazione granata, se ancora qualcuno avesse qualche dubbio, nel lotto delle favorite. Largo ai giovani. Sono due le novità rispetto alla formazione ipotizzata alla vigilia. E riguardano due esclusioni eccellenti. In attacco, infatti, non c’è Coralli, sostituito da Jallow, con Venturato che mischia le carte anche dietro, rilanciando Paolucci a centrocampo al fianco di Iori, facendo così scalare Pascali in difesa al posto di Scaglia. Nonostante gli infortuni, la rosa a disposizione del tecnico di origine australiana si conferma ricca, di qualità e anche piuttosto duttile. A maggior ragione dopo la conferma di Pellizer, in predicato di tornare in serie B fino all’ultimo giorno di mercato e invece rimasto sotto le mura, anche se “spogliato” della fascia di capitano. A guidare i compagni c’è infatti Manuel Iori, il figliol prodigo tornato la scorsa estate, e subito eletto leader di una squadra che ha grande voglia di riscattare gli incubi dello scorso campionato. E in campo, tutto ciò, si nota fin dalle prime battute. Il Citta aggredisce la partita, tiene la palla e appena può cerca di scatenare la velocità dei suoi uomini offensivi. E ci vogliono appena una manciata di minuti prima che il pubblico del Tombolato scopra il talento di Lamin Jallow. Al 7′ l’attaccante gambese riesce ad andare a segno da centro area con un destro radente, ma l’arbitro annulla per un fuorigioco millimetrico. Ma l’appuntamento è solo rimandato. È il 19′ quando Bizzotto mette il turbo, si allarga sulla destra, salta in velocità un avversario e mette il pallone al centro per l’accorrente Jallow. L’ex Chievo stoppa e scarica un destro vellutato dai dieci metri che si insacca sotto l’incrocio. Azione da applausi, festeggiata dall’autore del gol con un balletto stravagante che riesce che coinvolge anche i divertiti Paolucci e Iori. E a divertirsi sono anche gli spettatori granata che ammirano una squadra vivace, ben organizzata e trascinata dalla rapidità dei due giovanotti davanti. Quando partono palla al piede Bizzotto e Jallow sono imprendibili, soprattutto per una difesa impacciata come quella piemontese. Nel giro di tre minuti, a cavallo del 29′, il Citta sfiora il raddoppio, prima con il solito Jallow che si fa ipnotizzare da Tunno, quindi con Schenetti, che non riesce a ribadire in fondo al sacco un delizioso assist di Iori. E il Cuneo? L’unica azione pericolosa, in avvio di gara, porta la firma di Banegas, che calcia alto da posizione defilata. Per il resto qualche discreta trama offensiva, ma tanti sbandamenti arretrati. Show e paura. Il Citta lo capisce e parte in quarta anche a inizio ripresa. All’8′ Jallow guida un contropiede velocissimo, tarda a servire Paolucci, ma alla fine trova Bizzotto, che spara addosso al portiere in uscita. Poco male, visto ciò che accade 4 minuti dopo: Salvi è un treno sulla destra, va sul fondo e mette al centro un pallone arretrato che pesca ancora Bizzotto. Il numero nove riscatta l’errore precedente e insacca sotto la traversa. Tutto molto bello e partita che sembra finita. Il Citta amministra e il Cuneo non sembra avere la forza per pungere. Almeno fino al 38′ quando Ruggiero calcia una punizione dal vertice sinistro dell’area avversaria. La palla sfila in mezzo a una selva di gambe e rimbalza davanti a Vaccarecci che, forse ingannato dalla traiettoria, buca l’intervento permettendo ai piemontesi di rientrare in partita. Il Citta trema, Litteri e Jallow non riescono a concretizzare due facili contropiede fino al novantesimo, quando Corradi si inventa uno slalom alla tre quarti campo, arriva in area ma calcia alto. Il pubblico tira un lungo sospiro di sollievo ma al triplice fischio applaude in maniera convinta.

Ore 14.00 – (Mattino di Padova) Buona la prima, ma «le partite durano 95 minuti». Mister Roberto Venturato si tiene stretto il risultato: il suo Citta poteva dilagare e si è ritrovato a soffrire nel finale. «Abbiamo giocato 80 minuti molto bene, non rischiando praticamente niente», attacca il tecnico, «ma quando ne mancavano 10 alla fine ci siamo ficcati in una situazione di sofferenza: bisogna stare attenti, gli avversari non perdonano mai». La soddisfazione c’è: «Sono contento perché è stata una prestazione importante, ora sappiamo che bisogna lavorare sulla concentrazione senza concedere situazioni di gioco facili». Venturato dispone di una rosa ampia e ieri non ha avuto esitazioni nei cambi, la sua filosofia di gestione dei calciatori è lineare: «È chiaro che alla fine gli allenatori sono pagati per scegliere e io sono gratificato dalla possibilità di avere a disposizione tanti giocatori che posso cambiare in base alla forma fisica. Nel corso della stagione, che è lunga, cercherò di mettere in campo sempre la formazione migliore». Il gol subìto nel finale servirà da lezione, Venturato ne è convinto: «Una squadra che vuole stare al vertice della classifica deve avere sempre la determinazione di non subire reti». «È una vittoria strameritata, ma occhio al Cuneo, squadra ostica»: questa la lettura del match da parte di capitan Manuel Iori. «Noi abbiamo portato meritatamente a casa il risultato, senza ombra di dubbio, ma il Cuneo ha dimostrato di essere una squadra di tutto rispetto, credo che in tanti faranno fatica a imporsi su questa formazione, in certi momenti hanno cambiato marcia mettendoci in difficoltà». Iori si coccola la nuova rosa granata: «Mi piace la personalità della nostra squadra, dobbiamo migliorare in concretezza, abbiamo sbagliato diversi gol facili, nelle prossime settimane si deve lavorare sulle finalizzazioni. Bisogna migliorare nella chiusura delle azioni». Il duo d’attacco ha dimostrato di avere i numeri: «Jallow e Bizzotto tecnicamente sono molto forti e in generale ho visto una vera squadra; ora teniamoci stretti questi tre punti, sono importanti e fanno bene al morale, abbiamo la spinta giusta per correggere le cose in cui siamo mancati». Secondo il direttore generale, Stefano Marchetti, «si poteva andare tranquillamente sul 4-0, perché per 80 minuti abbiamo dominato. Quindi mi arrabbio per la tensione dei minuti finali. Ma anche questa è una tappa di un percorso di crescita: abbiamo concesso un gol banale, negli ultimi 10 minuti si è abbassato il baricentro e siamo stati penalizzati. Quindi avanti», sprona Marchetti, «la squadra è buona, bisogna lavorare ancora con i piedi ben piantati a terra e tenere alta la concentrazione». «Abbiamo lottato come una squadra, very good»: è decisamente soddisfatto Lamin Jallow, che racconta di trovarsi davvero bene a Cittadella, «una bella città, più piccola e normale rispetto a Verona». Dal Chievo ha portato la danza con cui ha festeggiato: «Mi piace la dance». E pure segnare.

Ore 13.50 – (Mattino di Padova) Problemi simili anche a 30 chilometri più a nord di Padova. Il presidente del Cittadella Andrea Gabrielli sorride per la vittoria dei suoi ma storce un po’ il naso per i pochi abbonamenti (meno di mille) sottoscritti finora. «Le tessere stagionali sono ancora troppo poche, soprattutto in confronto agli sforzi che ha fatto questa società. Abbiamo costruito la copertura della gradinata est e allestito una squadra competitiva, mi auguro che gli sportivi cittadellesi possano stringersi attorno a questa squadra che ha bisogno di sostegno e di passione. Ci sono ancora tre settimane di tempo per abbonarsi, non dico che le tessere debbano raddoppiare ma quasi». Sul campo la squadra è piaciuta al numero uno, a parte lo sbandamento finale: «Negli ultimi minuti ho tremato, forse lo scorso anno una gara così l’avremmo persa. Mi piace però questo Cittadella e non era facile cominciare bene contro una squadra ottima come il Cuneo».

Ore 13.30 – (Gazzetta di Reggio) Esordio in campionato anche per il neo presidente Stefano Compagni. Il primo tifoso granata è tutto sommato soddisfatto del pareggio col Padova. «Siamo partiti con l’handicap del gol subìto dopo un minuto di gioco però allo stesso tempo abbiamo reagito bene. Siamo mancati nella solita nostra intensità, anche se avevamo di fronte una squadra sicuramente tonica, con delle buonissime individualità. In sostanza, potevamo vincere come potevamo anche perdere… Questo pareggio deve servire per mantenere i piedi piantati a terra (sorride, ndc)». E non è il primo a sottolineare questo concetto, leggasi intervista a mister Colombo. Anche se compagni ci tiene a sottolineare un aspetto: «E’ vero che non sarà una passeggiata per nessuno vincere questo campionato, Reggiana in primis, però è anche vero che gli altri troveranno sicuramente un’altra Reggiana». Un dato positivo, che va oltre il risultato sportivo sono i quasi cinquemila spettatori presenti sulle tribune del Città del Tricolore. Un dato eccezionale che fa contento il presidente: «Come prima di campionato sono davvero tanti – commenta Compagni -. Cosa mi aspetto dalla Reggiana in questo campionato? Obiettivamente mi aspetto che i nostri giochino con tanta intensità, perché quando il nostro centrocampo spinge e fa vedere la grinta che ha dimostrato l’anno scorso, possiamo fare male un po’ a tutti. Non siamo al 100% e questo in campo si è visto però in campo c’è anche l’avversario. Ricordiamoci che siamo in un girone nuovo, dove non conosciamo nessuno, però sappiamo che anche gli altri non conoscono noi. Possiamo solamente migliorare sotto questo punto di vista». Capitolo rosa. Compagni si spinge in là: «Mancano ancora un paio di giocatori. Un difensore e un attaccante? Beh, intanto abbiamo due giocatori ai box, Bartolomei e Giannone… A livello qualitativo siamo migliorati perché abbiamo più sostituti di qualità. Poi è chiaro che il campionato non sarà certo facile. La nuova finestra per gli abbonamenti? E’ un premio fedeltà. Speriamo di non scontentare troppe persone, ma il vantaggio è evidente».

Ore 13.20 – (Gazzetta di Reggio) La Reggiana stecca parzialmente l’esordio in campionato. Alla fine il pareggio le va anche bene se si considera che il portiere più impegnato è stato Perilli. Un granata che, comunque, ha motivo di gioire c’è ed è Rachid Arma che ha impiegato soltanto sei minuti per bagnare l’esordio al Città del Tricolore con la maglia granata andando in gol. «Sono – risponde il centravanti marocchino a chi gli chiede come mai abbia creduto a quel tiro un po’ sbilenco di Angiulli – io vivo su queste situazioni, sui palloni che passano in mezzo all’area per cui ci vado sempre e mi è andata bene». Sulla prestazione della Reggiana Arma è abbastanza critico. «Non abbiamo fatto una grande partita, a tratti cose buone, ma a tratti no, eravamo come squadra troppo bassa e ci manca anche un po’ di brillantezza sulle gambe». Non c’è stata troppa distanza fra lei e gli altri attaccanti? «Sì, è vero, ma ripeto, avevo il baricentro della squadra un po’ bassa, l’allenatore ce lo ha detto subito al termine della partita, dovremo lavorare di più su quest’aspetto, alzare soprattutto gli esterni». Fatto fatica là davanti sulle palle alte con la coppia di centrali del Padova. «Sì, loro erano molto forti per me anche un po’ più brillanti come condizione, nel primo tempo ci hanno davvero messo in difficoltà, nella ripresa invece sono cresciuti tanto è vero che noi fino alla fine abbiamo cercato la vittoria mentre il Padova chiaramente nell’ultima mezz’ora ha giocato apertamente per il pareggio». Arma protagonista anche di due episodi in cui l’arbitro lo ha fermato per fuorigioco millimetrico. Dal campo che impressione ha avuto? «Su quella del secondo tempo, per me, ero in posizione regolare perché quando ho tagliato ho visto chiaramente il difensore che era davanti a me; su quella del primo tempo non me la sento di giudicare, sicuramente il difensore mi ha agganciato per cui se non era fuorigioco era rigore netto». Arma preferirebbe giocare con un 4-4-2 e quindi avere un attaccante più vicino o va bene anche questo modulo con punta centrale e due esterni offensivi? «Ho giocato in passato in entrambi i moduli, sia nel 4-4-2 o nel 4-3-3 il mio compito è sempre quello di fare l’attaccante di riferimento, per cui non ho problemi; certo che avere un attaccante più vicino in determinate situazioni mi può sgravare da certi compiti e soprattutto dalla marcatura dei difensori centrali». Se la sente di promettere un certo bottino di reti? «No, vorrei farne il maggior numero possibile; il mio record alla Spal è di 18, non sarebbe male arrivarci vicino». Come valuta questo approccio con Reggio? «I tifosi sono stati splendidi e fino alla fino ci hanno incoraggiati e sospinti alla ricerca della vittoria e poi a fine gara ci hanno applaudito».

Ore 13.10 – (Gazzetta di Reggio) Anche se si tratta della prima giornata di campionato, Alberto Colombo non fa sconti alla sua squadra. «E’ stata una Reggiana prevedibile, lenta e scolastica – mette subito le cose in chiaro il tecnico granata – non abbiamo avuto il cambio di passo sia nel ritmo che nella costruzione del gioco, ma anche a livello dinamico. Troppo facili e scontati da leggere. In più tutte le seconde palle sono state a favore del Padova. Sono cosciente del fatto che è stato un brutto debutto». Niente sconti? «Abbiamo fatto male. In alcuni frangenti ho visto una squadra disordinata e senza le giuste distanze, motivo per cui abbiamo sofferto molto soprattutto nel primo tempo». San Perilli? «Devo dirgli grazie perchè ci ha tenuto a galla». Riesce a trovare qualcosa di positivo? «Ben venga questo risultato vista la prestazione che abbiamo offerto, però ci fa suonare un campanello d’allarme perchè tutti si aspettano questa Reggiana che deve partecipare al banchetto prelibato, ma bisogna esserne all’altezza. E per esserne all’altezza bisogna dimostrarlo sul campo di domenica in domenica. Perchè se l’asticella si è alzata, è anche vero che dobbiamo dimostrare di essere in grado di saltare più in alto dell’asticella. Ben venga quindi questo segnale all’inizio del campionato». Però il pre-campionato aveva lanciato messaggi positivi: cosa è successo? «E’ vero che avevamo fatto vedere cose discrete, ma quando inizia il campionato e tu pensi di essere più bravo dell’avversario, lo devi dimostrare». Gol dopo meno di un minuto, reazione della Reggiana, e a metà del primo tempo siete scomparsi dal campo: perchè questa involuzione? «Non posso dire se è un problema di condizione, certo che sono quasi due mesi che lavoriamo, e diventa stucchevole parlare o attaccarsi al problema della condizione. La realtà è che la testa fa dei brutti scherzi, e per essere forti bisogna esserlo prima di testa». Cambiare cinque giocatori può aver influito sul rendimento della squadra? «Devo dire che in generale la squadra ha dimostrato di avere poche idee ma ben confuse. Diamo tempo ai nuovi di assimilare quello che è il nostro credo calcistico. E’ anche compito dei vecchi, per militanza, far capire ai nuovi quello che noi facevamo. E’vero che i nuovi hanno caratteristiche diverse rispetto a quelli che sono andati via, però dobbiamo assolutamente trovare una mediazione». Non trova che Arma sia stato servito poco e male da Nolè e Siega che erano sempre molto lontani? «Assolutamente sì. In più non c’è stato l’aiuto delle mezzale». Sorpreso del Padova? «Sapevamo che questo sarebbe stato il loro atteggiamento. Ma quando non sai dove e come ti devi muovere, diventa tutto più complicato. Se a questo aggiungiamo un difetto cronico che è quello del giro palla dietro che è troppo lento e permette a tutte le squadre di posizionarsi, il gioco è fatto». Ultima considerazione: è una rosa che la soddisfa? «Se i risultati saranno positivi la risposta è sì, altrimenti no».

Ore 13.00 – (Gazzetta di Reggio) Partiamo dalla fine, dall’abbraccio – nonostante il pareggio – dei cinquemila tifosi reggiani. Ci eravamo lasciati con una coreografia da brivido contro il Bassano, siamo tornati allo stadio con la stessa emozione per un’altra magica coreografia della Sud che ha testimoniato in modo indiscutibile un amore per la Reggiana e uno straordinario senso di appartenenza. Non sono elementi insignificanti, anzi valgono forse più della vittoria o forse no, perché ci stava rubacchiare i tre punti ma le speranze della Reggiana si sono infrante su quel clamoroso palo colpito a sette minuti dalla fine da Angiulli. Peccato anche se bisogna ammettere: giusto pareggio. Nel primo tempo il portiere Perilli ha fatto pentole e coperchi togliendo dalla porta almeno tre palle gol. Una o due sono letteralmente delle prodezze. Un pari che va a merito più del Padova che della Reggiana ma forse non si poteva pretendere di più da una squadra che è ancora un cantiere aperto: Mogos e Nolè sono arrivati da un paio di giorni e a centrocampo non tutto è funzionato per il meglio. Se ciò non bastasse la Reggiana si è trovata sotto di un gol dopo sessanta secondi per una disattenzione, udite udite, di Spanò. Poi è andata bene che dopo sette minuti Arma ha rimesso la partita in equilibrio ma è stato in quel momento che è emerso un elemento che ha caratterizzato, per tutta la partita, la prestazione della Reggiana: la presunzione di essere già bravi e belli. Nel calcio, però, nulla è scontato e ciò che è stato fatto lo scorso anno non conta più niente e va azzerato. E’ questo il vero grave difetto messo in evidenza dai granata e che ha permesso al Padova di gonfiarsi il petto e di mettere, nel primo tempo, i brividi a Sabotic e compagni. Una patina di supponenza che dovrà essere al più presto cancellata perché in questo campionato non ti puoi permettere di pensare di essere più forte ma lo devi dimostrare sul campo mettendo nella contesa cuore e gambe. La Reggiana, dopo aver riacciuffato il pareggio, anziché aumentare il ritmo e l’aggressività è caduta in tentazione solo a strappi ha mostrato di poter dominare un Padova che ha avuto tre fiammate che hanno messo in mostra le qualità di reattività del portiere Perilli. Nella ripresa la Reggiana è stata più equilibrata e compattata ma ha prodotto pochissimo per poter vincere se non quel palo di Angiulli al 38’della ripresa. Un tiro che era destinato in fondo al sacco ma invece ha scheggiato il palo e poi è uscito sul fondo. Ci si può aggrappare a questo episodio, come a un rigore reclamato da Arma ma azzerato per fuorigioco, così come a un’altra dubbia decisione arbitrale sulla posizione di Siega. Un pareggio che deve essere accettato e far riflettere i granata perché per vincere le partite occorre mettere qualcosa in più in campo.

Ore 12.40 – Le pagelle del Padova (Gazzettino, Matteo Genovesi): Petkovic 6; Dionisi 6, Diniz 6.5, Fabiano 6, Favalli 6.5 (Anastasio 6); Corti 6.5, Bucolo 6.5; Bearzotti 5.5, Cunico 6.5 (Niccolini sv), Petrilli 7 (Ramadani sv); Neto Pereira 6.5.

Ore 12.30 – (Gazzettino) Nella ripresa lo stesso capitano biancoscudato reclama per un fallo di Sabotic in area di rigore, l’arbitro Prontera lascia proseguire. La Reggiana cala vistosamente il ritmo, si rifà vedere con costanza dalle parti di Petkovic solo nel finale di gara. Vivacità arriva dal ventenne Loi al posto di Nolè, l’ex bassanese è spento. Al 40′ Angiulli trova il palo a dire di no alla sua potente conclusione dalla distanza. Dunque il rischio del 4-2-3-1 ha pagato, perchè a centrocampo solo Corti, una vita al Varese, e l’ex Bucolo fronteggiavano Bruccini, il 36enne Parola e Angiulli. Cunico è stato fondamentale nell’impedire la regia di Parola, quattro anni fa due promozioni con il Novara. Eccellenti a sinistra Favalli e Petrilli, Neto non è una sorpresa: affonda quando deve, rallenta per far rifiatare i compagni.

Ore 12.20 – (Gazzettino) Alla prima azione, Petrilli si invola sulla sinistra, serve al centro il trentaseienne Neto Pereira che approfitta di un’indecisione di Parola per beffare in rovesciata il giovane portiere Perilli. Ha colpi da serie A, l’avrebbe strameritata con il Varese, 3 anni fa, toccò invece alla Sampdoria. Anche la stagione precedente, ma lì fu il Padova a recuperare, grazie alla classe di El Shaarawy. La Reggiana reagisce dopo cinque minuti, da un maldestro tiro di Angiulli nasce un assist al bacio per Rachid Arma, implacabile da distanza ravvicinata per l’1-1. Il match è entusiasmante, gli uomini di Parlato si rendono pericolosi al 16′ con il calcio di punizione di Fabiano (palo sfiorato) e con Petrilli da posizione troppo angolata.  Alla mezz’ora è la squadra di Alberto Colombo ad avvicinare l raddoppio, il marocchino Arma (7 squadre cambiate in un lustro) non si coordina a pochi passi dalla porta.

Ore 12.10 – (Gazzettino) Il ritorno del Padova tra i professionisti porta un’ottima prestazione, purtroppo non coronata dai tre punti. È un peccato per i biancoscudati che avrebbero meritato l’intera posta nella sfida fra grandi blasonate del girone A, vent’anni fa assieme in serie A e capaci di salvarsi una volta a testa. L’attualità parla di una squadra di Carmine Parlato sorprendentemente superiore ai granata fermati soltanto ai rigori nella semifinale playoff di maggio, contro il Bassano. Insomma, in teoria il Padova vale già la promozione. Molto in teoria, ovvio, per una proprietà transitiva che nel calcio non esiste. Il ritorno al 4-2-3-1 è stata la mossa vincente, i biancoscudati sono piaciuti, nonostante il fattore campo e le attese per la nuova proprietà emiliana.
“Unico grande amore” è l’attestato di fiducia dei tifosi granata, ma non c’è nemmeno il tempo di ammirare la splendida coreografia in Curva Sud che il Padova passa.  Prima dell’intervallo il pubblico del “Mapei – Città del Tricolore” applaude le parate di Perilli su due colpi di testa di Cunico.

Ore 12.00 – (Gazzettino) La Reggiana aveva sfiorato la promozione, anche il Padova è già da serie B? «La nostra squadra ha nomi importanti ma non basta. Dobbiamo far parlare il campo, facciamo un passo alla volta, facciamo il massimo poi vedremo». La gara di Pordenone è dimenticata? «È quel che volevamo. Ho sempre detto ai ragazzi di uscire dal campo stremati, volevamo undici leoni, li ho visti. Siamo stati aggressivi,li abbiamo morsi, senza peraltro rischiare». Come si spiega il gol subìto? «Non lo ricordo benissimo, devo rivederlo. Ho solo presente una palla lunga, rasoterra e filtrante, alle spalle di Fabiano, si poteva chiudere meglio, in effetti. C’è stato un piccolo errore, di reparto. Fossero passati altri dieci minuti avremmo gestito meglio il vantaggio. Ci resta la felicità per l’ottimo esordio in Lega Pro. Teniamo l’osso in bocca». La Reggiana lascia giocare, perciò vi siete esaltati?«Da un lato forse sì. Servono intelligenza tattica, capacità nel gestire le situazioni, sempre».

Ore 11.50 – (Gazzettino) Carmine Parlato fa il pieno di complimenti, eppure torna a Padova con un solo punto. «Fare a Reggio una prestazione simile è da tenere in considerazione, neanche, forse, ce l’aspettavamo. Siamo partiti con il piede giusto, peccato per non aver preso l’intera posta, ma alla vigilia avremmo firmato per questo risultato». È piaciuto soprattutto Petrilli, migliore in campo. «La squadra deve lavorare molto, abbiamo cambiato tanto e abbiamo bisogno di lavorare. Noi però ci siamo. Avere un atteggiamento tattico così facilitava la chiusura degli spazi, siamo stati bravi a creare quelle quattro occasioni che potevano portarci anche in vantaggio». Determinante è stato il coraggio di proporre il 4-2-3-1, con il rischio di restare in inferiorità numerica, in mezzo al campo? «Beh, abbiamo retto bene, in ogni settore. Se il campo ha offerto l’1-1, questo bisogna prendere: un punto e lo portiamo a casa. In genere il prato è sovrano, a Reggio non è stato così. La fortuna e la bravura del portiere Perilli hanno impedito il nostro successo. La prestazione è soddisfacente, con personalità, c’è stata la reazione rispetto alle ultime gare. Ci siamo ripresi alcune valutazioni immeritate. Occorre aspettare, soprattutto i giovani, nel giudicare».

Ore 11.40 – (Gazzettino) Corti è elemento da categoria superiore, il Padova può nutrire ambizioni. «È facile giocare quando hai ottimi compagni vicino. E con Neto Pereira è semplicissimo…». Primattore di giornata è l’esterno di sinistra Nicola Petrilli. «Sicuramente il gol all’inizio ci ha dato una grande mano, abbiamo tenuto testa a una squadra che farà un grande campionato, su un campo difficile e con un grande tifo. Però anche i nostri ci hanno fatto sentire in casa». I biancoscudati puntano alla seconda promozione diretta? «La Lega Pro mi mancava, ho voglia di mettermi in discussione di nuovo e in campo così ti viene tutto più facile». Tre occasioni non andate a buon fine. «Se fosse finito 3-1 o 4-1 il primo tempo non avremmo rubato niente. Nel secondo la fatica si è fatta sentire, era importante comunque prendere almeno un punto in una partita che avevamo quasi vinto. Devo cercare di sfruttare le mie caratteristiche, comunque sono felice. La conoscenza reciproca è già buona, l’abbiamo dimostrato anche a Reggio. Siamo stati uniti, dovevamo azzerare la brutta figura di domenica scorsa».

Ore 11.30 – (Gazzettino) C’è un marziano nel Padova. Si chiama Neto Pereira, già stella del Varese. A 36 anni ha ridotto la mobilità, la classe è intatta e si è vista sul primo gol. Se i biancoscudati avessero vinto, avremmo alzato i voti a tutti, anche a Petrilli, che comunque merita il 7. «Sul gol – racconta il brasiliano ex Itala San Marco – il loro difensore ha tentato di prendere la palla, non potevo fare altro e ho provato quel colpo, con il portiere fuori dai pali. È stato emozionante segnare sotto i tanti tifosi presenti. Era importante segnare subito su un campo difficile, il primo tempo è stato ottimo, meritavamo il vantaggio: la gara con il Pordenone ci è servita da lezione». In tandem con Petrilli, può dare molto. «Non è bello parlare dei singoli, tutta la squadra ha lottato e questo ci dà morale anche per il futuro. Stiamo lavorando molto, il gruppo c’è. Da solo davanti rendo meglio? Non penso sia questione di modulo, in Emilia ci siamo mossi bene tutti». Daniele Corti viene pure dagli anni eccezionali a Varese. «È andata bene – respira di sollievo -. Loro nel quarto d’ora finale hanno spinto molto, ma se portavamo a casa noi i tre punti non ci sarebbe stato nulla da ridire. Le mie caratteristiche non sono di impostazione del gioco, ma va bene così, con Bucolo mi sono trovato a mio agio. È stata un’ottima prestazione corale, anche nel quarto d’ora finale abbiamo retto benissimo e nel complesso sono stati 90 minuti più che buoni».

Ore 11.10 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “Partenza ok, non saranno delle meteore”) Dunque, Cittadella che risponde “presente”, non nascondendosi, ma gli applausi se li conquistano a pieno titolo pure i biancoscudati di Carmine Parlato, tornati imbattuti dalla (assai temuta) trasferta di Reggio Emilia. Quello del Mapei Stadium era uno dei confronti più attesi della giornata d’esordio, non solo per la rivalità tra le opposte tifoserie (sfociata in passato, purtroppo, in scazzottate e tafferugli), ma soprattutto per la storia e il blasone dei due club, che hanno scritto pagine importanti della loro storia, militando nelle serie superiori. Ebbene, possiamo dire che l’esame è stato superato a pieni voti. Il Padova ci è piaciuto, per lo spirito e il modo in cui si è proposto, giocando a viso aperto contro una buona compagine, e sorprendendola subito con un gol tanto bello quanto fortunato. Poi ha subìto il ritorno dei granata di Colombo, che hanno rimesso in piedi il match dopo pochi minuti, sfruttando una leggerezza difensiva su cui il mister dovrà lavorare sin da martedì, ma da lì in avanti ha dimostrato di sapere il fatto suo. E il mestiere e la qualità assicurati dai vari Diniz, Corti, Bucolo e Neto Pereira, apparsi già in palla, si sono dimostrati fondamentali, cancellando le ombre emerse contro il Pordenone, in Coppa. La scelta compiuta da Parlato ha contribuito a fugarle, quelle ombre, perché il tecnico ha puntato sul modulo che gli appartiene da sempre, e che l’anno scorso gli era valso la cavalcata trionfale in Serie D. A centrocampo, pur rendendo un uomo alla Reggiana (2 contro 3), Corti e Bucolo hanno fatto un figurone, e insieme a loro i compagni della trequarti (riuscita la mossa di piazzare Cunico sulla “mente” del gioco granata, Parola) hanno sorpreso i padroni di casa con azioni ariose e lo sfruttamento delle fasce, specie di quella sinistra, dove Petrilli a tratti è stato imprendibile. Certo, ogni allenatore deve avere nel suo bagaglio più sistemi di gioco, eppure l’immagine di un Padova arrembante, che attacca a viso aperto, ci convince più di quella di un Padova con il trequartista e le due punte, non per questo più rinunciatario, ma forse meno ficcante. Ci sarà spazio anche per tale sistema, e forse per altri, in futuro, ma il 4-2-3-1 va sostenuto e perseguito sino a quando dovesse risultare improduttivo. Giovedì (come spieghiamo a parte) chiude la campagna abbonamenti e ci sentiamo di sottoscrivere l’appello di Bergamin: lo zoccolo duro del tifo deve assicurare più tessere. La quota di 3.000 è il minimo garantito, anche se questa è una piazza da almeno 4.000 abbonati. Un atto di fede in più, ogni tanto, non farebbe male.

Ore 11.00 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “Partenza ok, non saranno delle meteore”) Chi ben comincia – si dice – è a metà dell’opera. E Padova e Cittadella hanno iniziato il loro cammino in Lega Pro con un pareggio in trasferta e una vittoria tra le mura del Tombolato che sono forieri di buoni auspici. Dovremmo credere che finiranno per essere entrambe protagoniste di un’annata importante, eppure l’esperienza del passato, recente e lontana, ci suggerisce di andare coi piedi di piombo. Quante squadre, partite sparate, si sono poi ridimensionate strada facendo, piantandosi pericolosamente nel momento cruciale della stagione, a primavera, quando i punti valgono doppio e ogni partita è tiratissima, in vista dell’obiettivo che ci si è prefissi di raggiungere. Ma intanto registriamo con piacere che le padovane hanno riempito il carniere, e che i granata di Venturato sono in testa alla graduatoria. Partiamo proprio da loro, retrocessi dalla serie B dopo sette tornei di fila. Il rischio, temuto alla vigilia, di un contraccolpo psicologico su giocatori che, solo pochi mesi fa, speravano di mantenere la categoria, è svanito di fronte al Cuneo, “matricola” rispettata (giustamente) dall’allenatore, ma tecnicamente inferiore a Pellizzer & C. che pure hanno superato di misura i piemontesi. Lo spessore di questo Cittadella è ovviamente superiore e a riconoscerlo sono gli stessi avversari, che avevano indicato i padovani di provincia come uno degli squadroni favoriti, insieme a Pavia, Alessandria, Bassano e Reggiana. Gli altri riconoscono la forza e le chance degli uomini di Gabrielli, ma la risposta dei loro tifosi appare, come sempre, piuttosto tiepida. Milleduecento spettatori ieri per la “prima” rappresentano un dato miserello. Si può capire la delusione per una retrocessione che ha pesato molto sulla passione della gente, ma lo sforzo profuso dalla dirigenza per allestire una rosa di livello andrebbe ripagato con più abbonamenti (c’è tempo sino a venerdì 25, due giorni prima del prossimo impegno casalingo).

Ore 10.50 – Le pagelle del Padova (Mattino di Padova, Stefano Edel): Petkovic 6; Dionisi 6, Diniz 6.5, Fabiano 5.5, Favalli 5.5 (Anastasio 5); Corti 7, Bucolo 7; Bearzotti 5.5, Cunico 6.5 (Niccolini sv), Petrilli 7 (Ramadani sv); Neto Pereira 7.5.

Ore 10.40 – (Mattino di Padova) Solo soletto, in un angolo della tribuna laterale, il presidente Bergamin allarga le braccia, colme per dire: «Non ne vuol proprio sapere di andare dentro…». Rigore invocato. Nella ripresa il ritmo, anche per la condizione di entrambe le contendenti non ancora ottimale, cala sensibilmente, eppure è ancora il Padova a creare pericoli sotto la porta emiliana, e una combinazione Corti-Neto Pereira mette nuovamente il capitano in condizione di colpire, ma nell’area piccola Cunico cade a contatto con Sabotic (12’). Il Padova reclama la massima punizione, l’arbitro Prontera dice che non è così. Il dubbio resta. Palo di Angiulli. Nell’ultimo quarto d’ora, complice la stanchezza, la Reggiana spinge con decisione, costringendo gli avversari ad arretrare. L’unico pericolo per la porta di Petkovic arriva da un gran tiro da lontano di Angiulli, che centra il palo esterno alla sinistra del portiere serbo (39’). Parlato inserisce Niccolini, passando a cinque dietro, e Ramadani al 90’, e il risultato non cambia. Va bene così.

Ore 10.30 – (Mattino di Padova) L’Arma micidiale. La squadra di Colombo sembrerebbe accusare il colpo, invece, complice una leggerezza difensiva dei veneti, trova il pari dopo 6’ con il suo attaccante di maggior spessore, il 31enne marocchino ex Cittadella, Pisa e Spal. L’azione è frutto di una percussione centrale di Angiulli, che al limite dell’area scarica un sinistro in diagonale su cui il numero 11 si lancia colpendo di piatto destro al volo e bruciando di un paio di metri Fabiano. In 7’ ecco confezionato il botta e risposta che fa la sostanza di un primo tempo in cui la figura migliore la recitano indubbiamente gli ospiti, bene organizzati ed efficaci nel loro modulo offensivo, con diversi elementi in palla e una capacità di coprire il campo superiore a quella dell’avversario. Perilli, due volte no a Cunico. In cattedra sale il numero uno di casa, prima attento su una punizione di Fabiano a fil di palo (deviazione in corner, 16’), poi strepitoso nel neutralizzare, a distanza di un minuto l’uno dall’altro, due colpi di testa di Cunico, il primo su assist, sempre aereo, di Neto (44’), il secondo su imbeccata di Petrilli (45’).

Ore 10.20 – (Mattino di Padova) La rovesciata di Neto. L’effetto “Mapei stadium-Città del Tricolore”, ex “Giglio”, è affascinante: impianto senza barriere, seggiolini in ogni settore, tappeto erboso appena rizollato, visto che domani sera ospiterà l’Under 21 azzurra di Di Biagio, impegnata contro la Slovenia. Cose da Serie A, che noi a Padova manco ci sogniamo. L’undici biancoscudato è quello più prevedibile, con il ritorno al 4-2-3-1, congeniale al “verbo” tattico di Parlato. Debutto, dunque, per Bearzotti e Corti, perché Ilari è fuori per infortunio e Giandonato non ha sin qui convinto. Reggiana con il 4-3-3, e l’uomo in più a centrocampo si vede, ma non si sente. Non passa neppure un minuto, 48 secondi per la precisione, e i biancoscudati passano in vantaggio: Petrilli, sulla sinistra, insiste caparbiamente nel pressing su Spanò, sino a rubargli palla quasi all’altezza della linea di fondo e a crossare immediatamente: Parola controlla male nell’area piccola e la sfera finisce a Neto Pereira, che, spalle alle porta, azzarda la rovesciata. Ne esce un pallonetto diabolico, che scavalca l’estremo difensore e s’infila sotto la traversa.

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) Il ritorno in Lega Pro del Padova vale un mezzo sorriso. Che poteva essere una grassa risata se le due palle-gol dei primi 45’, capitate sulla testa di Cunico e sventate grazie alla bravura dell’estremo difensore della Reggiana Perilli, si fossero trasformate in moneta sonante. L’importante era iniziare bene e la “matricola”, al primo esame – e che esame! – ha dimostrato di avere le carte in regola per non recitare un ruolo marginale in un campionato tutt’altro che semplice qual è la terza serie. Bella prova di carattere e di personalità, dunque, che ha cancellato la negativa prestazione con il Pordenone in Coppa , e che dà fiducia per il futuro. Ora ci sono due gare consecutive in casa, con la Pro Piacenza e il Lumezzane. Recuperando Altinier e con una condizione che necessariamente migliorerà, le prospettive dovrebbero essere interessanti. Non diciamo due vittorie su due, ma almeno 4 punti è lecito pensare di conquistarli. O chiediamo troppo?

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Considerate anche le due gare di Coppa, è assodato che il Padova sa esprimersi meglio contro squadre che provano a giocare? «Da un lato sì, è vero. Ma dall’altro non possiamo sperare che sia sempre così: troveremo formazioni chiuse e dovremo avere l’intelligenza tattica e la pazienza necessarie per gestirle in modo diverso». Il Padova fa la voce grossa a Reggio Emilia: significa che potrà lottare per obiettivi importanti? «Quello che abbiamo visto oggi (ieri, ndr) è stato un atteggiamento da squadra importante. Non me ne voglia la Reggiana, ma il nome “Padova” oggi è di certo superiore a questa categoria: so che tutto intorno a me è pieno di gente che vorrebbe vincere subito, ma io posso solo fare in modo che questa squadra dia il massimo. Dove arriverà lo potrà dire solo il tempo, ma venire qui e fare una prestazione del genere è un aspetto che non può lasciare indifferenti. Forse la prestazione è stata anche superiore alle aspettative, perché siamo nuovi della categoria e abbiamo cambiato molto durante l’estate, ma abbiamo dimostrato che ci siamo e ci possiamo stare».

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) «Abbiamo fatto una gran bella figura», sottolinea subito il tecnico partenopeo a fine gara, «e se avessimo avuto un po’ più di fortuna, avremmo potuto anche portare anche a casa tre punti, sui quali nessuno avrebbe avuto di che eccepire. Abbiamo giocato contro una squadra importantissima, e a posteriori un pareggio qui è una gran bel risultato, la risposta della squadra è stata eccellente. La fortuna e la bravura del loro portiere ci hanno tolto due punti, ma restano un’ottima prestazione e una reazione da grande gruppo». Qual è stata la chiave della vostra gara? «Siamo partiti con l’atteggiamento e l’intensità giusti, sono contento perché ai ragazzi avevo chiesto di scendere in campo con personalità, il piglio giusto e cercando la reazione dopo la gara contro il Pordenone. Questi sono ottimi presupposti, continuiamo così». Bene il vantaggio immediato, ma sul gol dei granata cos’è successo? «Mi ricordo una palla rasoterra e Arma che sguscia alle spalle di Fabiano: sicuramente c’è stato un piccolo errore di reparto, sono cose che possono capitare. Eravamo, però, solo all’inizio, probabilmente se fossero passati altri 10 o 15 minuti non l’avremmo preso, avremmo gestito la situazione in modo migliore».

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Se il Padova fa una gran bella figura alla “prima” stagionale, su un campo difficile come quello di Reggio Emilia e contro una squadra che, sulla carta, è considerata tra le principali pretendenti al salto di categoria, non può essere solo un caso. Le premesse di Coppa Italia non erano state del tutto esaltanti: un buon pari a Mantova, macchiato da un errore costato due punti nel finale, e poi una figuraccia interna con il Pordenone. Se il vero Padova, invece, è quello visto in Emilia ieri, fidatevi che ci sarà di che divertirsi anche quest’anno: undici solido, compatto nel difendersi, veloce e ficcante in ripartenza, e con almeno tre o quattro elementi che possono davvero spostare gli equilibri. Carmine Parlato porta a casa un punto, ma la sua partita l’ha vinta in pieno: ripartire dopo lo scivolone con i friulani era un imperativo che, alla vigilia, poteva essere intralciato da una delle trasferte più dure della stagione.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Ma lì davanti, insieme a Neto, si è rivisto anche il “trenino” che l’anno scorso correva su e giù, tagliando a fette le difese della Serie D solo perché il destino gli aveva messo i bastoni tra le ruote, catapultandolo dalla Serie B ai bassifondi del dilettantismo. Nicola Petrilli si è riscoperto decisivo anche in Lega Pro: «Era una categoria che mi mancava», l’ammissione dell’esterno torinese. «L’anno scorso scendere in quarta serie è stato un sacrificio, Padova è stata una scommessa che ho vinto: ora voglio rimettermi in discussione, e l’inizio è stato soddisfacente». Suo, con un’azione di temperamento e di astuzia, l’assist che ha aperto la strada a Neto verso il gol-lampo: «Sono le mie caratteristiche, e devo cercare di sfruttarle quando ne ho l’opportunità. In questa circostanza non è stato facile, ma i nostri tifosi ci hanno fatto quasi sentire a casa».

Ore 09.20 – (Mattino di Padova) Il Padova ha portato a casa un punto d’oro, frutto di una grande prestazione collettiva. «Su un campo difficile era importante sbloccarla subito, sicuramente nel primo tempo abbiamo fatto un’ottima gara e probabilmente avremmo anche meritato di chiuderlo in vantaggio. Purtroppo non abbiamo vinto, ma questo è comunque un gran bel punto, perché la Reggiana dirà sicuramente la sua in tutto l’arco del campionato». Daniele Corti, alla prima assoluta in biancoscudato, ha stupito per la capacità di inserirsi subito nei meccanismi della squadra, E sul vecchio amico Neto, invece, ha un’idea tutta sua: «Giocare con Neto è semplicissimo, basta che gli dài la palla e lui inventa qualcosa», le parole del mediano di Cantù. «Non è la categoria, è il giocatore che fa la differenza, e lui la fa in qualsiasi campionato». Se possibile, però, Corti ha impressionato ancora di più: con una sola settimana di allenamenti alle spalle, e con una condizione fisica non certo eccellente, è riuscito a dimostrarsi comunque una spanna sopra a tutti: «È andata bene, la mia “prima” è stata molto positiva. Spero di entrare al top della condizione il più presto possibile, oggi (ieri, ndr) un po’ ho sofferto nel finale, ma con un gruppo ben assortito e ottimi compagni vicino è più semplice rendere al meglio».

Ore 09.10 – (Mattino di Padova) C’è una coppia scintillante di giocatori fuori categoria, a trascinare il Padova contro la Reggiana: facevano la differenza a Varese, caricandoselo sulle spalle e portandolo ad un passo dalla finale playoff nell’anno del Padova di El Shaarawy, e a 90’ dalla Serie A in quello successivo. Allora erano in Serie B, figurarsi se non possono spiccare un gradino più in basso: Neto Pereira e Daniele Corti, 71 anni in due ma una classe che alla squadra è servita come il pane. È stato il brasiliano, dopo soli 48 secondi, ad aprire la scena con un gol allo steso tempo da rapace d’area e da attaccante col piede fino: «Quando è arrivato il cross, con la coda dell’occhio ho visto dove stava andando il portiere», spiega Neto Pereira. «Il loro difensore ha cercato di prendere la palla, io mi sono ritrovato in una posizione nella quale potevo fare ben poco: Perilli si era piazzato sul primo palo, ho provato il colpo a sorpresa sul secondo ed è andata bene, per fortuna. È stata una bella emozione, segnare alla prima partita sotto la mia curva è stato bellissimo».

Ore 09.00 – (Mattino di Padova) Comincia oggi il conto alla rovescia per la prima in casa di domenica contro la Pro Piacenza. Un appuntamento che comporta quindi la chiusura della campagna abbonamenti: le sottoscrizioni delle tessere si chiuderanno giovedì sera. Ma visto che sabato era sorto un problema, dovuto al malfunzionamento del “cervellone” di Napoli, il sistema che sovrintende all’emissibilità delle nuove Tessere del Tifoso, e visti i disservizi generatisi per chi in quell’occasione non era riuscito a sottoscrivere l’ abbonamento, è stato deciso di prolungare la campagna di 24 ore dilatando gli orari di apertura ai tifosi della sede. Così ci si potrà abbonare oggi e domani dalle 15 alle 19, mercoledì e giovedì dalle 15 alle 21.

Ore 08.30 – Riposo per i Biancoscudati, che torneranno ad allenarsi domani pomeriggio alla Guizza.

Ore 08.28 – Lega Pro girone A, il prossimo turno (seconda giornata, domenica 13 settembre): Cremonese-Pavia, Cuneo-Alessandria, FeralpiSalò-Bassano, Lumezzane-Reggiana, Padova-Pro Piacenza, Pordenone-AlbinoLeffe, Renate-Giana Erminio, SudTirol-Mantova, Pro Patria-Cittadella

Ore 08.26 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Cittadella, FeralpiSalò, Giana Erminio, Mantova e SudTirol 3, Bassano, Cremonese, Padova, Pordenone, Pro Piacenza e Reggiana 1, AlbinoLeffe, Alessandria, Cuneo, Lumezzane, Renate, Pavia e Pro Patria o.

Ore 08.24 – Lega Pro girone A, i risultati della prima giornata: AlbinoLeffe-SudTirol 0-1 (Maritato su rigore al 31′ pt), Alessandria-FeralpiSalò 1-2 (Iunco (Al) al 38′ pt, Guerra (Fs) al 7′ st, Romero (Fs) al 25′ st), Bassano Virtus-Cremonese 1-1 (Candido (Bv) al 24′ pt, Brighenti (Cr) al 38′ st), Cittadella-Cuneo 2-1 (Jallow (Ci) al 19′ pt, Bizzotto (Ci) al 12′ st, Ruggiero (Cu) al 38′ st), Giana Erminio-Lumezzane 2-1 (Cruz (Lu) al 8′ st, Perico (Ge) al 28′ st, Bruno (Ge) su rigore al 47′ st), Mantova-Renate 1-0 (Caridi (Ma) al 35′ st), Pavia-Pro Patria rinviata a mercoledì 16 settembre, Pro Piacenza-Pordenone 1-1 (Pederzoli (Pn) al 9′ pt, Alessandro (Pp) su rigore al 34′ st), Reggiana-Padova 1-1 (Neto Pereira (Pd) al 1′ pt, Arma (Re) al 7′ pt).

Ore 08.22 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.20 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Maglietteveloci.it, Macron Store, Studio Pignatelli Netstore, InterBrau Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 6 settembre: il Padova strappa un punto sul campo della Reggiana, al vantaggio dopo 48 secondi firmato Neto Pereira risponde Arma dopo sette minuti.

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