Live 24! Renate-Padova, il giorno dopo: rigore sbagliato e prova incolore, è un pareggio che brucia come una sconfitta

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Ore 21.10 – (La Provincia Pavese) E’ soddisfatto non solo della vittoria ma anche della prestazione mister Marcolini e lo sottolinea nel dopopartita. «Mi sento di fare i complimenti ai miei ragazzi perché oggi hanno interpretato la gara nella maniera giusta, perfetta – sottolinea il tecnico azzurro –. Nel primo tempo non abbiamo avuto occasioni clamorose, però, l’atteggiamento, la riconquista della palla avveniva sempre velocemente e la volontà di creare l’azione è avvenuta sempre in maniera ottimale. Poi bisogna fare i conti anche con gli avversari e il Pro Piacenza nel primo tempo ha coperto bene gli spazi e non era facile sfondare il loro muro. Sono le classiche partite che se le riesci a sbloccare poi prendono una piega diversa e così è stato». L’atteggiamento ha fatto insomma la differenza. «Magari giocando così qualche volta può anche non vincere, ma sicuramente di partite ne perdi pochissime – ribadisce Marcolini –. Contro una squadra bravissima nelle ripartenze e che ha sempre creato tantissime occasioni nelle gare che ha disputato noi, invece, non gli abbiamo concesso nulla». Una vittoria che mette alle spalle qualche mugugno dopo quella ottenuta con l’Albinoleffe. «Tecnicamente avevo detto che ero contento della partita di Bergamo tatticamente eravamo stati ben compatti e quadrati. Non sempre si può essere belli e concreti, però alla fine se riusciamo ad essere equilibrati – spiega l’allenatore del Pavia -. E’ stata una settimana un po’ particolare perché c’era la soddisfazione per la vittoria, ma anche un po’ di scontentezza per averla raggiunta solo all’ultimo minuto. All’interno dello spogliatoio eravamo sereni ma con la voglia di dimostrare quello che veramente sappiamo fare. E questa sera l’abbiamo fatto non accontentandoci fino alla fine». Fa eco alla soddisfazione di Marcolini quella di Alessandro Malomo. «Siamo partiti finalmente con l’atteggiamento giusto, ci avevamo lavorato in settimana, e abbiamo messo la giusta aggressività contro un Pro Piacenza che ci attendeva – spiega il difensore del Pavia – bravi ad essere pazienti anche nel non scoprirci troppo alla ricerca del gol. Anche nell’intervallo ci siamo detti di non dover andare all’arrembaggio ma di continuare come stavamo facendo che il gol sarebbe arrivato e così è stato. E dopo l’1-0 tutto è diventato più facile. Vista l’esperienza con l’Albinoleffe abbiamo continuato dopo il vantaggio per chiuderla subito. Un passo in avanti? Anche tre…– scherza Malomo – abbiamo fatto tante vittorie ma oggi si è visto quel bel gioco che in altre occasioni era mancato».

Ore 20.50 – (La Provincia Pavese) Andava vinta così, la partita con il Pro Piacenza: continuando a produrre gioco, con dinamismo e ritmo, aspettando il varco giusto nel muro avversario. Il Pavia alla fine ha avuto ragione e si è messo in saccoccia una vittoria rotonda, 3-0, maturata nel secondo tempo, quando la strada per il successo è stata aperta da un’incornata su angolo di Siniscalchi e quindi è stata messa in discesa da un Bellazzini tornato al gol di pennello, e cioè con la sua specialità (la punizione dal limite), e infine da Cesarini aiutato da un tocco di Sall. Non era semplice superare le due linee strette allestite da mister Viali per tentare di sbarrare il passo al Pavia: difesa di fatto a cinque, più che a tre, con Maietti, Carrus e Aspas ad aumentare la densità pochi metri più avanti. Difficile per tutti trovare spazi e infatti il Pavia fatica parecchio ad arrivare negli ultimi metri. Sembra facela al 13’, aggirando il bunker rossonero da destra, ma sul cross di Ferretti, che s’era allargato, Cesarini e Bellazzini non trovano la deviazione vincente sotto porta per pochi centimetri. Ci prova La Camera su punizione da posizione impossibile ma la palla soffia sopra la traversa ed esce. L’unica capatina di un Pro Piacenza tutto arroccato dietro è la parabola maligna di Carrus da venticinque metri che si abbassa costringendo Facchin all’unico intervento della gara, indirizzando la palla oltre la traversa con le dita. Al 29’ Ghiringhelli viene anticipato sul triangolo in area chiesto e ottenuto da Cesarini e proprio alla scadere la gittata da destra a sinistra di Abbate, salito fino alla trequarti, pesca Ferretti che dal vertice dell’area piccola di testa mette fuori: forse la migliore occasione dei primi 45’ per il Pavia. Poche chance, dunque, ma conforta il piglio della squadra – la stessa schierata a Bergamo a parte il rientro di Bellazzini per Carraro – un piglio che si vede subito a inizio ripresa. Cesarini e Ferretti creano pericoli e poi Malomo lanciato con un delizioso colpo di tacco centra ancora per Ferretti che è un passo più indietro della traiettoria della palla. Cesarini sfiora l’incrocio di sinistro dando l’impressione che prima o poi il gol arriverà. E arriva tre minuti dopo, al 15’, con Siniscalchi che ben appostato in area sull’angolo di La Camera gira a rete nell’angolino alla destra di Fumagalli. L’altro, quello alla sinistra del portiere, lo prenota invece Bellazzini una decina di minuti più tardi, al 26’. Può battere la punizione (procurata da uno slalom di Cesarini) dalla sua posizione preferita, un’occasione troppo ghiotta per rimanere a bocca asciutta: e Bellazzini timbra il cartellino con la sua parabola perfetta disegnata con una facilità disarmante. La gara è già chiusa perché il Pro Piacenza non è in grado neanche lontanamente di rimetterla in discussione. Così l’opera si completa al 36’ quando Cesarini, con l’aiuto involontario di Sall, di nuovo manda Fumagalli a raccogliere la palla in rete e si conferma così al comando della classifica dei marcatori del girone con la quinta rete. Il Pavia, dal canto suo, sale al secondo posto agganciando il Bassano e rimanendo a -2 dal Cittadella. Niente male.

Ore 20.30 – (Gazzetta di Reggio) Il protagonista assoluto del match tra Feralpi e Reggiana è stato Vasile Mogos, autore della rete che ha sbloccato la contesa dopo nove secondi. «Noi proviamo sempre questi schemi durante la settimana, sia a destra che a sinistra, ma sicuramente abbiamo avuto un pizzico di fortuna. Io mi sono ritrovato la palla lì e ho calciato senza pensarci, di prima intenzione. Mi è arrivata sul destro e l’ho calciata di esterno, il portiere non l’ha vista ed è entrata». Questo è stato il primo gol stagionale dell’esterno destro (difensore e/o centrocampista) granata: «Sono contento perché mi sono già sbloccato. Praticamente ho riempito la casella delle reti segnate, quindi per quest’anno posso definirmi a posto. Speriamo di continuare su questa strada». La rete-lampo di Vasile Mogos è stata doppiamente pesante per i bresciani. Il romeno infatti la scorsa stagione militava nelle file del Lumezzane, grande rivale della FeralpiSalò. Per i gardesani quindi è arrivato il dispiacere di subire un gol da un ex rossoblù: «Ne avevo fatti alcuni belli anche la scorsa stagione, con la maglia del Lume. Di testa, da fuori area e su punizione. Sinceramente credo di aver un buon senso del gol. Quando mi trovo lì davanti, non conta con quale parte del corpo tocco la sfera. L’importante è solo buttarla dentro». Il giocatore analizza così il match:«La partita chiaramente è stata condizionata dal nostro gol iniziale. Dopo l’ 1-0 è stata in discesa per noi. L’abbiamo avuta in pugno praticamente dall’inizio. Poi l’espulsione e il rigore ovviamente ci hanno favorito ancor di più. Soprattutto in difesa abbiamo avuto la possibilità di gestire la gara senza soffrire più di tanto. Con il terzo gol poi il match si è chiuso. A quel punto il mister ci ha chiesto di amministrare, facendo girare la palla, con l’obiettivo di far stancare i nostri avversari». Il secondo tempo è stato diverso: «L’episodio di Bruccini ha cambiato un po’ la gara, si è ristabilita la parità numerica e i nostri avversari hanno iniziato a crederci di più. Noi però siamo stati bravi a non perdere la testa, continuando a giocare senza commettere errori. Il fatto di non aver subito gol è stato fondamentale per mantenere il risultato inalterato fino al novantesimo, dove siamo arrivati con tre gol di vantaggio».

Ore 20.10 – (Gazzetta di Reggio) La Reggiana sbanca il Turina di Salò grazie ad una prova praticamente perfetta. Dopo quattro precedenti negativi, finalmente i granata riescono a superare la formazione bresciana. Grande soddisfazione per il tecnico Alberto Colombo, che si gode i tre punti: «Con un’ottima partenza abbiamo fatto sì che il match divenisse facile», analizza il trainer granata. «Non era mai capitato che facendo subito uno schema, questo portasse immediatamente al gol, dopo nove secondi». «Abbiamo in repertorio tre o quattro di queste situazioni, che proviamo durante la settimana, e questa ha dato i suoi frutti. Non capiterà spesso durante la stagione, ma questa volta è successo. Passati dieci minuti è arrivata l’espulsione e con il rigore ci siamo portati sul 2-0. Poi con saggezza abbiamo tenuto in mano il match, amministrandolo per il resto del primo tempo, cercando di colpire al momento giusto. Faccio i complimenti ai miei ragazzi, anche se in questa partita siamo stati favoriti dagli episodi capitati all’inizio». Tanti gli aspetti positivi: «Nei primi dieci minuti abbiamo dato un buon ritmo alla gara. L’abbiamo interpretata benissimo, contro una squadra tosta che lotta minimo per la conquista dei play off. Partire così significa che in queste settimane abbiamo fatto buoni passi in avanti, anche a livello di personalità. Nel secondo tempo abbiamo gestito comunque bene, in una partita che comunque era già indirizzata. Dovevamo stare attenti, perchè se avessimo subito un gol, in dieci contro dieci, il match si sarebbe riaperto e saremmo andati in apprensione perdendo la lucidità». Tra i migliori in campo c’è stato Frascatore, che nelle scorse settimane era stato un po’ criticato per alcune prestazioni non all’altezza: «L’ho visto in grande crescita. E così Mogos. Sugli esterni abbiamo davvero fatto bene in questa partita. Paolo è stato preziosissimo sia in fase difensiva che in quella offensiva. Speriamo che questa prestazione gli serva per sbloccarsi. Tutti noi sappiamo che ha davvero grandi mezzi, ma soffre per qualche lacuna a livello psicologico. Dopo questa vittoria secondo me avrà più sicurezza e fiducia nei propri mezzi. Ha talento da vendere e può puntare a categorie superiori. Arma? Data la stazza tutti si aspettavano che avesse grande abilità nel gioco aereo. Invece è un giocatore completamente diverso da quello che si pensava. Il rigore? Sinceramente ho visto che Rachid in allenamento aveva un’alta percentuale di errore, quindi ho scelto Bruccini, che mi è sembrato più in palla». La Reggiana deve rimanere concentrata: «Ora non dobbiamo montarci la testa, si fa presto a tornare coi piedi per terra. I tifosi possono sognare, è giusto, perché siamo in un’ottima posizione di classifica, ma noi no. Bisogna fare un passo alla volta senza esagerare, crescendo ogni partita. Ora dobbiamo concentrarci sulla Cremonese. Sarà una gara tosta e non potremo concederci troppe disattenzioni».

Ore 19.50 – (Gazzetta di Reggio) Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza ma tre indizi fanno una prova. La Reggiana vince e convince,onora la memoria dell’ex presidente Clar Fontanesi col terzo successo consecutivo e lancia un chiaro segnale al campionato: l’equilibrio che sta dominando il girone A potrebbe essere spazzato via dalla corazzata di Colombo. Ancora una vittoria, la seconda esterna senza subire reti, unica squadra ad essere ancora imbattuta ed una solidità pazzesca in tutti i reparti: sono questi gli ingredienti sui quali Colombo sta costruendo il successo. Il pareggio di qualche ora prima del Bassano ha contribuito a rendere ancor più bella una giornata in cui è praticamente impossibile trovare qualcosa di negativo. Secondo posto in classifica, a due punti dalla vetta occupata dal Cittadella. La Reggiana continua a fare la voce grossa, suon di risultati e prestazioni. La partita non è mai stata in discussione, merito di un vantaggio nato al primo minuto di gioco (Mogos) e ad una serie di eventi che hanno poi delineato il resto del match. La strada spianata dal gol lampo ha reso i giochi forse anche fin troppo semplici, la determinazione con la quale però la Reggiana è sempre stata in partita per tutti i novanta minuti dev’essere il viatico per i prossimi impegni: mai una disattenzione, nonostante il doppio vantaggio già al decimo minuto con la realizzazione del rigore di Bruccini. E così il tabù Feralpisalò è stato sfatato: nei precedenti quattro incontri la Reggiana ne era sempre uscita sconfitta. Stavolta l’approccio perfetto alla partita, le disattenzioni dei bresciani e soprattutto l’atteggiamento della Reggiana si sono dimostrati elementi decisivi per invertire la tendenza. A proposito di statistiche: la Reggiana oltre che ad aver conquistato il nono punto nelle ultime tre partite, continua ad avere la miglior difesa dell’intera Lega Pro. Solo due i gol concessi dai granata che, con un rendimento esterno da urlo, si candidano per le posizioni nobili. Ci aveva provato Pinardi a rovinare i numeri della Reggiana, invece il rigore è andato a latoo. Il coraggio col quale la Feralpisalò torna dagli spogliatoi serve a cambiare un po’ l’inerzia di una gara che la Reggiana aveva praticamente chiuso già al 24’ con il quinto gol personale di Arma; l’orgoglio dei ragazzi di Serena mette un pizzico di tensione ai granata: ristabilita la parità numerica per il rosso a Bruccini, la Feralpi torna a mettere faccia nella metà campo reggiana. Un gol annullato, errori di misura (Settembrini colpisce il palo al 63′) e la stanchezza figlia di una gara giocata a lunghi tratti in dieci porta con sé le ultime energie alla Feralpisalò. La Reggiana resta lassù, nelle posizioni che contano con i numeri a darle sempre più ragione.

Ore 19.30 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Quando a ora di cena, ieri sera, si sono completati gli incontri del girone A di Lega Pro, il rammarico per la vittoria sfumata al Bottecchia diveniva ancora maggiore per i tifosi del Pordenone. Già la rabbia non era poca, la delusione poi si dilatava come le distanze in graduatoria. TERZI – A guardare gli scalini della classifica, i neroverdi sono terzi. Il primato rimane proprietà del Cittadella a quota 17, superata di misura la Giana Erminio (9) con una rete del lesto Schenetti. L’impegno supplementare di mercoledì, contro la Pro Patria, non ha evidentemente tolto troppe forze ai veneti primatisti. Sul secondo gradino, due passi indietro, c’è un terzetto composto da Reggiana, Pavia e Bassano. Il pari casalingo dei vicentini con l’Alessandria ha permesso l’aggancio della Reggiana, che ha superato il Feralpisalò e del Pavia, capace di chiudere la giornata con il successo sulla Pro Piacenza. 3-0 per tutte e due le vincenti. Feralpisalò e Alessandria sono proprio i club che stanno insieme al Pordenone sul terzo livello, però con ben quattro lunghezze di distacco. Insieme al Sudtirol che già affiancava i neroverdi. È questo poker di punti il maggior divario fra tutti gli scaglionamenti attuali in classifica generale. RISCHI – La Cremonese ricomincia a tallonare un passo dietro, dopo la vittoria sull’Albinoleffe. Nel giro di tre punti alle spalle dei pordenonesi, inoltre, ci sono il tris a 9 con Giana Erminio, Lumezzane (prossimo avversario di cui riferiamo a parte) e Padova. Terminando con il Mantova a otto punti. Intanto è meglio guardarsi alle spalle, considerate tutte le concorrenti che potrebbero approfittarne. Con il Lumezzane bisognerà evitare la possibilità di franare dalla parte sinistra a quella destra della classifica.

Ore 19.10 – (Messaggero Veneto) «Non so se un rigore del genere sarebbe stato dato a Napoli, o ad Acireale: a Pordenone, che è una città tranquilla, gli arbitri non si fanno problemi». Bruno Tedino entra in tackle in sala stampa. L’allenatore neroverde non digerisce il pareggio e, soprattutto, il modo in cui è maturato. Ci è voluto del coraggio, per prendere una decisione simile: Pasciuta da Agrigento ne ha avuto, anche se il trainer non è d’accordo sulla scelta. «Peccato, perché abbiamo disputato una grandissima gara». Nervoso. E’ dura entrare in sala stampa e commentare un epilogo così crudele: uno dei più bei Pordenone mai visti al Bottecchia, raggiunto da un Alto Adige che non meritava il pari. «La mia squadra è uscita bene da questo match – attacca Tedino –. Abbiamo sorpreso l’avversario partendo col rombo, e siamo arrivati a chiudere il primo tempo avanti 2-0. Poi, nella ripresa, ci abbiamo messo del nostro: è giusto dire anche questo. A pochi secondi dal 50’ non siamo riusciti a gestire due palloni sulla loro metà campo, siamo stati ingenui. Prima con Mandorlini abbiamo sciupato il gol del 3-0. E’ un punto figlio di una grande prestazione con all’interno però degli errori – continua il tecnico –. Sotto questo profilo dobbiamo migliorare». Dalla tribuna qualcuno non era d’accordo con i cambi effettuati. Tedino spiega così le sue decisioni: «Se li ho fatti perché credevo di aver vinto? Non scherziamo – afferma –. Sono stati i giocatori a chiedermi di uscire: erano stremati. Ho inserito Valente perché è un velocista, Strizzolo per un pari-ruolo (De Cenco), Berardi per avere centimetri nelle palle alte. Sicuramente hanno reso meno rispetto alle altre volte, ma si è pareggiato anche per altri errori: non dovevamo concedere il cross del 2-1, per esempio. Comunque – chiude Tedino – ripartiamo dalla prestazione. Ripeto: la squadra ha disputato un gran match». Gli altri. Giovanni Stroppa, allenatore dell’Alto Adige, riconosce: «Un pareggio che vale come una vittoria – afferma –. Il Pordenone ha fatto un match di spessore. Poi ha sbagliato il gol del 3-0 e, forse, in quel momento in noi è scattato qualcosa. Ci abbiamo creduto. I cambi hanno quindi fatto la differenza». Onesto sul rigore: «Dal campo mi è sembrato evidente, però non ho visto le immagini: potrebbe anche non essere giusto». Nel veleno della coda sono così passati in secondo piano la prestazione e lo strepitoso gol di Caio De Cenco, bomber che già nelle amichevoli aveva fatto vedere reti in acrobazia. «Forse il più bello della mia carriera – spiega –: per come stava scendendo il pallone, la rovesciata era l’unica soluzione per colpire la sfera. Ho subito avuto la sensazione che andasse a buon fine. Peccato però che la rete non sia servita per il successo». De Cenco è a 3 reti in 7 match: la proiezione finale è da doppia cifra. «Sono contento per me, ma in particolare per Francesco (Finocchio, ndr) – chiude il centravanti –. Aveva bisogno anche lui di segnare e di sbloccarsi. C’è bisogno di tutti per fare bene».

Ore 18.50 – (Messaggero Veneto) Una nuova, incredibile beffa. Che fa – se possibile – ancora più male di quella subita la settimana prima, sempre in casa, contro la Cremonese. Il più bel Pordenone della stagione, dopo avere letteralmente annichilito il quotato Alto Adige grazie a un primo tempo di straordinaria intensità chiuso strameritatamente in vantaggio per 2-0, si fa fregare negli ultimi minuti di una ripresa giocata in assoluto controllo: un gol subìto all’87’ in inferiorità numerica, mentre Strizzolo è a bordo campo a farsi medicare un taglio alla testa, e uno incassato su rigore dubbio al 95’, ovvero all’ultimo istante del fin troppo abbondante recupero concesso dall’arbitro al termine di una direzione francamente indisponente nella ripresa. Punti persi. Due punti gettati al vento e un risultato che lascia incredulo il pubblico del Bottecchia. E la classifica, pur ottima per una squadra che punta alla salvezza, comuncia a essere davvero bugiarda nei confronti dei ramarri. Resta comunque la sensazione netta di avere un grande futuro davanti: la rabbia agonistica, la condizione fisica, ma anche e soprattutto il gioco fluido, a uno o due tocchi, le posizioni ricoperte a memoria dai giocatori di Tedino, è tutta roba di alto livello. Il pubblico si diverte, applaude e canta “Serie B, serie B”: forse è eccessivo, ma qui c’è materiale per pensare davvero in grande. Via il magone, dunque, e pronti a voltare pagina: quest’avventura in Lega Pro sta diventando un romanzo avvincente, sempre più diverso dal noisoso film drammatico della scorsa stagione. Cineteca. Il Pordenone parte al piccolo trotto. Il 4-3-1-2 che Tedino schiera per contrastare il centrocampo a 5 dei bolzanini fatica un po’ a trovare le giuste misure all’arrversario e Cattaneo trequartista sembra un po’ smarrito tra le linee. Ma pian piano i neroverdi ingranano e i biancorossi, squadra solida, muscolare e compatta, cominciano a non capirci più nulla. Così, dopo una punizione pennellata da Pederzoli e parata in tuffo da Miori, al 28’ arriva lo strepitoso vantaggio dei padroni di casa: Cosner fugge sulla fascia destra e cross in mezzo per la semirovesciata da cineteca di De Cenco, che gonfia la rete e fa esplodere il Bottecchia: tre minuti di applausi per il brasiliano. Sulle ali dell’entusiasmo Cattaneo e compagni volano. Disimpegni di prima, portatore di palla costantemente aggredito, intensità e concentrazione. Al 36’ ancora su piazzato Pederzoli dai 20’ metri costringe Miori a un’altra super-parata con l’aiuto del palo. Dopo 4’ minuti ecco il raddoppio: Stefani avvia un rapidissimo contropiede stoppando un’offensiva di Maritato e lancia con un magico esterno la corsa di De Cenco. L’attaccante lotta come un leone e costringe Miori all’errato disimpegno. La conclusione è deviata, ma la sfera arriva al liberissimo Finocchio, che da due passi insacca a porta vuota. Tripudio in tribuna e in gradinata per una squadra mai vista così cinica e spietata. Sciupo. Nella ripresa il Pordenone controlla agevolmente. All’8’ Finocchio sfiora il tris, al 10’ Tomei effettua il suo primo intervento per neutralizzare una conclusione angolata di Tulli. Al 21’ lo scatenato Cattaneo manda praticamente in porta Mandorlini, che a tu per tu con Miori non trova il pertugio giusto. I sudtirolesi comunque non mollano e negli ultimi cinque minuti danno inizio a un forcing d’orgoglio. Berardi, in campo per Cattaneo, non riesce a sviluppare lo stesso volume di gioco nelle due fasi, Strizzolo in attacco fatica a tenere palla. Così al 40’ Pasa deve sbrogliare una mischia salvando sulla linea. E al 42’, mentre Strizzolo è fuori causa, Fink dopo un paio di finte riesce a crossare dal fondo a sinistra e trova in area piccola il neoentrato Gliozzi, che, liberissimo, segna di testa da due passi. Penalty generoso. Si arriva ai 5’ di recupero e proprio all’ultimo giro di lancette Strizzolo perde palla sulla trequarti offensiva, riparte l’azione dell’Alto Adige e su un lungo cross dalle retrovie si avventa Kirilov, marcato da Stefani. Contatto testa contro testa, il biancorosso cade e all’arbitro non pare vero di indicare il dischetto tra l’incredulità e i fischi dei tifosi neroverdi. Il capitano dei locali fatica a realizzare che sia accaduto davvero. Sul dischetto va Gliozzi, Tomei intuisce ma non ci arriva. E il direttore di gara – quasi pago per l’epilogo – non fa neppure riprendere da centrocampo. Fischia tre volte e Tedino come una furia piomba in campo. Ma ormai la frittata è bell’e cotta.

Ore 18.30 – (Gazzetta di Mantova) Aveva promesso una stagione da 15 reti al suo arrivo a Mantova, Matteo Momentè, ma i numeri di cui è accreditato il bomber di Jesolo erano rimasti misteriosamente chiusi in un cassetto. Almeno sino a ieri: colpa di un ritardo di condizione («È al 65% delle sue possibilità» ha sancito al riguardo Sandro Musso) e delle difficoltà di una squadra che per ingranare ha bisogno dei suoi gol. «Per questo ho festeggiato la prima gioia personale di questo campionato con un gesto liberatorio – sorride l’attaccante -, per togliermi di dosso le tensioni si un periodo senza dubbio poco felice. La differenza nella ripresa l’hanno fatta soprattutto la nostra determinazione e la voglia di vincere messa in campo, superiore alle gare precedenti. Con un giocatore del calibro di Ruopolo è un piacere fare reparto, quale attaccante non vorrebbe essere al suo fianco? Mentre il mio gol è nato da una sapiente ripartenza di Caridi, io ho solo sfruttato al meglio lo spazio creatosi e concluso l’azione con quel diagonale finito in rete». Elogiato pubblicamente dal presidente dell’Acm, Daniele Dalla Bona confessa l’importanza di un successo che può rivelarsi scacciacrisi: «Negli ultimi tempi c’eravamo inceppati, ora speriamo che sia arrivata la svolta decisiva. Nella ripresa è stata offerta una prestazione di buon livello, la partita l’ha vinta il gruppo e per tale intendo anche la società ed il mister. Non potevamo essere soddisfatti del nostro rendimento nel primo tempo, poi c’è stata una positiva reazione d’orgoglio. Dobbiamo ripartire da qui, dalla fame che ci ha portato a lottare su ogni pallone. I tre punti ci aiutano ad uscire da una settimana emotivamente tosta, vissuta con la poca serenità di chi non si dimostra all’altezza».

Ore 18.10 – (Gazzetta di Mantova) «A fine partita mi sono commosso. Ho visto la partita con vicino il figlio di Serafino (il patron Di Loreto, ndr) che a un certo punto mi ha chiesto: “Ma è vero che se perdiamo non possiamo uscire dallo stadio prima di mezzanotte”?». Sandro Musso è provato dopo il successo interno del Mantova sul Lumezzane. Ma anche visibilmente sollevato dopo una settimana tirata. «Alcune situazioni sono difficili da comprendere dall’esterno – dice il presidente – È vero che abbiamo commesso errori tecnici e come società, ma ricordiamoci che non molto tempo fa questa squadra poteva finire in Eccellenza. Un tumore maligno non si cura in due mesi: oggi (ieri, ndr) il mister ha dimostrato di essere adeguato al nostro progetto, i giocatori hanno reagito alla grande, da Ruopolo a Momentè fino al tanto criticato Dalla Bona. Ora andiamo a Padova e cerchiamo di fare bene, ma servono tempo e pazienza per trovare continuità». C’è spazio anche per una valutazione prettamente tattica: «Mi sembra chiaro – ammette Musso – che con il 4-4-2 la squadra sia più serena rispetto alle ultime uscite». Ieri in panchina, non lontano da Maspero c’era il patron Di Loreto: «Volevo dare un segnale – spiega il patron biancorosso – L’intenzione era dimostrare la mia vicinanza alla squadra: direi che effettivamente qualcosa è scattato». Soddisfatta anche la vecchia guardia della dirigenza. «Bella partita – commenta Bruno Bompieri – A dir la verità il Lumezzane non mi è sembrata una grande squadra, ma questa può essere la partita della svolta. Malumori in settimana? Sì, ma solo da parte dei tifosi, come è normale che sia quando la squadra va male». Giambattista Tirelli ha visto una buona reazione nel secondo tempo «dopo una prima frazione un po’ così, che sinceramente non mi è piaciuta. Ora – conclude uno dei soci mantovani – speriamo in una serie di risultati positivi». Tira un sospiro di sollievo anche il direttore generale Gianfranco Bernasconi: «Quella di oggi (ieri, ndr) è stata una reazione importante da parte dei ragazzi, così come di tutto l’ambiente. Finalmente passeremo una settimana tranquilla – scherza il dg – Nei giorni che hanno preceduto la partita ci siamo guardati tutti negli occhi, abbiamo parlato molto per capire come uscire da un momento difficile. Lo spirito di squadra in campo si è visto».

Ore 17.50 – (Gazzetta di Mantova) Difficile per ora poterla considerare la vittoria della svolta, anche se mister Riccardo Maspero ci spera tanto. Per il momento però può essere certamente considerata la vittoria della liberazione: dalle paure di scivolare in una situazione quasi senza via di uscita, con il rischio fondato di dover ricorrere a scelte drastiche. «Questo gruppo lo vedo tutti i giorni da tre mesi a questa parte – attacca Maspero – e so ciò che può dare sia sotto l’aspetto professionale che quello umano. Sapevamo che ci serviva un successo che potesse dare una svolta, ma eravamo anche consapevoli che il Lumezzane era una squadra organizzata, abile a metterci in difficoltà con le ripartenze. Al di là della qualità, ci voleva una prova di carattere ed i giocatori dovevano fare vedere quello che sono davvero in grado di poter esprimere. Sono contento perché posso dire ad alta voce di aver ritrovato la mia squadra». Maspero ripercorre le tappe della sua settimana più difficile da quando è al Mantova: «Abbiamo parlato molto – prosegue – li ho quasi confessati uno per uno, insieme alla società che ci è stata vicinissima tutti i giorni e non ci ha mai fatto mancare il suo supporto. Volevamo cercare di capire insieme dov’era l’errore, perché atleti che avevamo fermamente voluto io ed il ds Pelliccioni non stavano rendendo secondo le aspettative. Questo successo è un po’ la nostra piccola rivincita. Come voto darei 10 a tutti ma una citazione particolare la voglio spendere per Dalla Bona, molto criticato nelle ultime settimane e che ha sfoderato una prova encomiabile per corsa e determinazione, trascinando tutti i compagni». Il tecnico biancorosso ora si aspetta conferme: «Con il 4-4-2 abbiamo coperto meglio le zone di campo, ma anche in precedenti occasioni i ragazzi hanno dimostrato di sapersi adattare a più moduli. Vorrei che questi tre punti contro il Lumezzane siano un punto di partenza, non di arrivo: se lo meritano la società ed i tifosi, che con il loro incontro in settimana ci hanno fatto capire quanto ci vogliono bene». Chiusura sugli episodi che hanno spianato la strada al successo: «Abbiamo avuto un pizzico di fortuna sui pali, ma per quanto riguarda Bonato anche in precedenza aveva mostrato il suo valore. Zammarini? Se finora ha giocato meno è perché nei momenti delicati è preferibile puntare sull’esperienza. Ma so di avere 24 giocatori sui quali posso contare sempre ed il successo mi rende particolarmente felice proprio per questo».

Ore 17.30 – (Gazzetta di Mantova) Nemmeno il tempo di vedere svuotarsi l’infermeria che alcuni biancorossi sono usciti malconci dal confronto con il Lumezzane, costretti a marcare visita a causa di noie muscolari. È il caso di Gaetano Caridi, che oggi verrà sottoposto ad accertamenti per un dolore al flessore della coscia destra; in più, nel dopo gara al capitano dell’Acm sono stati applicati otto punti di sutura all’avambraccio destro, per un profondo taglio riportato finendo addosso ad un rotor pubblicitario, dopo uno scontro con un avversario avvenuto sotto la curva Te. Come lui anche Samuele Sereni attende il risultato di un’ecografia per una sospetta lesione muscolare alla coscia sinistra; il mancino è stato sostituito nell’intervallo. In settimana è prevista una visita ortopedica dal dottor Zanini per Filippo Carini, sofferente per una distorsione ad una caviglia. La squadra torna ad allenarsi nel pomeriggio per preparare la trasferta di sabato (ore 15) all’Euganeo di Padova. Dovrebbe rientrare regolarmente in gruppo i Di Santantonio, ai box per un paio di giorni per una contusione al piede subita in allenamento ma andato in panchina ieri.

Ore 17.10 – (Gazzetta di Mantova) Il Mantova torna alla vittoria un mese e mezzo dopo il debutto in campionato contro il Renate e scaccia tutti i fantasmi che si stavano addensando sul clan biancorosso e sulla panchina di Riccardo Maspero. Il 2-0 al Lumezzane, firmato Ruopolo-Momentè, sa di liberazione e arriva al termine di un match in cui l’Acm ritrova finalmente compattezza difensiva e mette in campo la determinazione e il carattere che società e tifosi chiedevano. Non la partita del secolo, insomma, ma comunque un buon punto di partenza su cui provare a costruire qualcosa di buono, magari insistendo sul nuovo modulo tattico 4-4-2. Si comincia, davanti a poco più di duemila spettatori bagnati dalla pioggia, con il Mantova schierato da Maspero con la formazione annunciata: il dubbio a metà campo è risolto in favore di Dalla Bona (in ballottaggio fino all’ultimo con Puccio), in prima linea per la prima volta giocano dall’inizio Ruopolo e Momentè. Il Lumezzane risponde con un accorto 4-1-4-1 e fa subito capire di esser venuto al Martelli per difendersi e ripartire negli spazi. Caridi e compagni partono a razzo, andando due volte alla conclusione nei primi 120 secondi di gioco, ma poi cominciano a faticare, non trovando spazi nella compatta difesa avversaria. Al primo break, peraltro, il Lumezzane rischia di segnare (palo da fuori area di Cruz) e questo non aiuta a rassicurare i biancorossi, comprensibilmente un po’ sotto pressione. Il gioco sulle fasce non decolla, alle punte non arrivano palle giocabili e i minuti scorrono via nella noia. Finché un paio di lampi di Caridi avviano due ripartenze, che portano al tiro in area prima Ruopolo e poi Foglio, ma la mira è clamorosamente sbagliata. Nell’intervallo Maspero deve sostituire l’infortunato Sereni e indovina la mossa della giornata: dentro Zammarini a fare l’esterno destro di metà campo, con Caridi spostato sull’out sinistro e Foglio arretrato terzino. I biancorossi trovano subito maggiore vivacità su entrambe le fasce, vanno più volte alla conclusione (rischiando anche su un contropiede di Barbuti) e si vedono annullare un gol di Caridi per fuorigioco molto dubbio. Al 16’, infine, l’Acm trova il meritato vantaggio con Ruopolo, innescato da un ottimo Zammarini, bravo e furbo (per onesteà forse c’era fallo) a rubar palla in area al terzino Russu. Mister D’Astoli a quel punto capisce che non c’è più nulla da difendere e inserisce la punta Sarao per il mediano Di Ceglie, passando al modulo 4-4-2. Il Lumezzane sfiora il pari su corner, ma la zuccata di Belotti trova un Bonato in vena di miracoli. E subito dopo (29’) il Mantova trova il raddoppio con Momentè, lanciato da Caridi che nella circostanza s’infortuna e lascia il posto a Ungaro. Dall’altra parte entrano anche Bacio Terracino e Pippa, mentre nel finale Beretta rileva Momentè. Ma la gara ormai è andata e nel recupero Bonato (dopo che il Lumezzane non aveva restituito una palla calciata fuori dal Mantova per soccorrere un infortunato) nega la rete a Pippa (dopo un palo di Russini) con un intervento straordinario. La squadra può tornare a correre sotto la Te, con in tasca tre punti preziosissimi.

Ore 16.50 – (La Nuova Venezia) Partiamo dalla fine. Mancano pochi minuti al novantesimo, Fabiano calcia un angolo dalla sinistra, in mezzo all’area Maccan si fa largo e con il mancino fa secco Fortin. Tutto lo stadio applaude, l’attaccante del Venezia è festeggiato da tutta la squadra, persino da Vicario giunto fino a metà campo, e dopo si porta a casa il pallone, tradizionale premio per chi firma tre gol in una partita, oltre che in questo caso giusto riconoscimento per chi ha steso la Calvi Noale da solo la squadra avversaria. «Sono un attaccante, ho segnato i gol, ma devo ringraziare i miei compagni per il lavoro che hanno fatto» dice in sala stampa Maccan «perché sul primo gol è stato bravo Soligo, sul secondo Calzi e sul terzo Fabiano. Poco prima del 3-0, mi ero detto che se fossi stato bravo a liberarmi dal blocco in area avrei provato a battere a rete: mi è venuta spontanea, è andata bene». E persino Fortin gli ha fatto i complimenti a fine partita: per uno che ha bazzicato, tra l’altro, la serie A e si è allenato con Gianluca Pagliuca, mica l’ultimo arrivato, le parole di stima non possono che far piacere. Denis Maccan è senza dubbio l’uomo del giorno: l’ultima tripletta è “vecchia” di due anni fa con la Pro Piacenza. «E la penultima… con i Pulcini» ride davanti ai giornalisti «ma contro la Calvi Noale siamo stati tutti bravi. L’importante è farsi trovare pronti e se vogliamo vincere il campionato, bisogna contare sull’apporto di tutti. Ciascuno si sta dando da fare, capire il proprio ruolo e avere una concorrenza una leale fa bene. Sapevamo che avremmo dovuto affrontare una partita difficile, anche perché arrivavamo da tre impegni in sette giorni. Ma abbiamo fatto un ottimo incontro». Maccan è stato il pericolo uno della difesa in maglia arancione e, come qualsiasi tripletta che si rispetti, ha la sua dedica. «Va al mio figlio Nicolas e alla mia compagna Valentina» aggiunge «e mi porto a casa il pallone». Fa strano, però, vedere un Venezia in versione schiacciasassi e avere “solo” quattro punti di vantaggio sull’immediata inseguitrice Campodarsego e cinque sulla terza Virtus Vecomp Verona. «È un campionato un po’ strano» osserva l’attaccante ex pordenonese «perché si pensava che alcune squadre fossero più avanti, ma avere il Campodarsego a ridosso è senz’altro da stimolo per noi. Mi auguro non si arrivi all’ultima giornata per decidere la vittoria finale». Tra i protagonisti del Penzo anche Evans Soligo. «Arrivavamo da Abano dove abbiamo giocato in un terreno pesante» dice il centrocampista «ma contro la Calvi siamo stati bravi, interpretando bene la partita. I risultati stanno riportando entusiasmo tra la gente, si sta risvegliando una passione un po’ impolverata. La dedica è per l’avvocato Alessandro Vasta, per la perdita del padre». Chiusura con Daniel Beccaro, che con il passare dei minuti si è un po’ alla volta ripreso dopo gli svarioni di inizio gara. «Non mi ero accorto di avere vicino l’avversario» spiega « Favaretto è stato bravo a preparare bene questa partita».

Ore 16.30 – (La Nuova Venezia) «Una tripletta fantastica!». Il presidente del Venezia a fine partita sottolinea l’exploit di Denis Maccan che ha regalato la vittoria alla squadra. Joe Tacopina esalta il lavoro del gruppo e del tecnico Favaretto, e aggiunge: «Di una partita del genere posso solo che essere soddisfatto. Abbiamo vinto, ottenuto tre punti meritati, dimostrando di essere i più forti in questo campionato. Con la Calvi è stata una sfida da alta classifica, però si è visto che se giochiamo sempre come sappiamo e possiamo fare, concediamo pochissimo agli avversari. Il 3-0 nel calcio è un risultato significativo». A fine partita Tacopina è stato in spogliatoio per congratularsi con Maccan e con tutti gli altri giocatori, e poi con i dirigenti per il grande logo steso a centrocampo prima che si giocasse l’incontro. E mercoledì sera in Piazza San Marco arriveranno le telecamere di Sky per intervistarlo su questo grande momento del Venezia e il suo nuovo progetto in laguna. «Il Venezia sarà protagonista nella serata di Champions League della Juventus» spiega il presidente, «è un momento importantissimo per noi, e poter avere tutta questa visibilità è fondamentale per il futuro. Giovedì rientrerò negli States perché ho parecchio lavoro da fare sia nel mio studio legale che per il marketing del club. Ma tornerò appena possibile, penso per il derby contro il Mestre. Una partita da non perdere».

Ore 16.10 – (La Nuova Venezia) Faccia più distesa rispetto a sette giorni fa, dopo il 2-1 con la Liventina. In mezzo il pari, sinora unico, di Abano ma Paolo Favaretto dopo il tris alla Calvi si presenta a fine gara con il volto sorridente e di chi sa di avere in mano una squadra forte ma sempre da tenere in tensione. «Sono soddisfatto della prestazione» dice l’allenatore del Venezia «e a parte i primi 30” di gioco, abbiamo tenuto bene il campo, concedendo poco e avendo diverse occasioni». Mancava Serafini ma ci ha pensato Maccan a risolvere la partita, a dimostrazione della bontà della rosa di cui dispone. «Il gruppo sta crescendo» continua il tecnico «oggi ha giocato Modolo. Giocatore importante per noi, Gualdi era fuori ma ha giocato bene Soligo. Gli avversari ci studiano, stiamo cercando di variare le nostre soluzioni con l’obiettivo di sorprenderli». Dopo nove gare, di cui vinte otto e una pareggiata, il Venezia ha “appena” quattro punti di vantaggio sul Campodarsego. «Siamo alla nona gara» aggiunge Favaretto «e ho sempre detto che alla decima avremmo avuto le idee più chiare. Il torneo è lungo e non così facile come si prospetta».

Ore 15.50 – (La Nuova Venezia) Dopo il mezzo passo falso di Abano, il Venezia riprende la sua corsa vittoriosa e non fa sconti alla Calvi Noale. A fare la differenza ci ha pensato Maccan con una tripletta da applausi: per la splendida fattura delle reti, giusto mix di opportunismo e tecnica, e per l’impegno profuso in tutto l’arco della partita. Per contro la Calvi è apparsa troppo timorosa, abile nel pressing ma capace di finalizzare solo una volta nello specchio della porta avversaria, per di più in zona recupero nella ripresa. Troppo poco per impensierire questo Venezia di fronte al pubblico del Penzo. Tris. Per la seconda tripletta della carriera Maccan ha scelto l’occasione giusta per essere l’assoluto protagonista del match. Tre reti come tre pugni da ko che hanno tolto il fiato agli avversari. In settimana il direttore generale Scibilia si era augurato una grande prestazione del giocatore, ma forse non pensava fino a questo punto. Al 15’ il primo acuto su assist di Soligo dalla sinistra, con tocco al volo di fronte a Fortin e palla nel sacco. Al 38’’ della ripresa, su millimetrico lancio di Calzi il raddoppio, anticipando con la punta del piede al limite dell’area il portiere in uscita disperata. Chiusura al 39’ con una perla: corner di Fabiano e tiro al volo di collo pieno sinistro in area, che Fortin non vede neppure passare verso l’incrocio dei pali. Pressing. L’arma scelta da Soncin per cercare di mettere i bastoni tra le ruote del Venezia è stata il pressing. Ci è riuscito nel primo tempo, spendendo però molte energie. Il 4-4-2 schierato in avvio, in fase di attacco diventava 4-2-4 con Meite e Dell’Andrea a dar man forte a Viola e Siega. Dopo 5’ per poco il gioco non riesce, ma Viola solo davanti a Vicario spara in curva Nord. La squadra di Favaretto più volte cede alla tentazione di passarsi il pallone nelle retrovie, e puntualmente va in affanno. Buon per lei che Soligo e Calzi hanno una marcia in più, e che Beccaro e Modolo imbavagliano Siega e Viola per vie centrali. Fino all’intervallo la differenza la fa il primo gol di Maccan, ma è il raddoppio a tagliare le gambe alla Calvi, che nella ripresa allenta la presa concedendo più manovra ai padroni di casa. Cambio. Favaretto cerca geometrie diverse con il 4-2-3-1 e la squadra rifiata. Carbonaro è attivissimo ma non ha molta fortuna, però c’è Maccan che chiude la partita nel finale. Fortin non se la passa comunque bene, dovendo salvare allo scadere anche su Gualdi lanciato da solo verso la sua porta. Se un appunto si può muovere nei confronti della Calvi, è la poca grinta vista nell’arco dei 90’, troppo poco se si vuol strappare punti a questo Venezia, perché non sempre possono esserci strane congiunzioni astrali come quelle allineatesi mercoledì scorso ad Abano. Fuga. Quella che il Venezia tenterà domenica a Campodarsego. L’occasione buona per scavare il solco nei confronti di una delle due ultime inseguitrici in classifica. Forse il pareggio di Abano ha fatto bene al gruppo di Favaretto, alleggerendo la pressione dopo sette vittorie di fila. Ma il cammino verso la promozione in Lega Pro è ancora molto lungo.

Ore 15.30 – (Mattino di Padova) Massimiliano De Mozzi non si dà pace. «È una sconfitta pesante per la classifica», spiega il tecnico dell’Abano. «Questo è un campionato dove ci sarà maledettamente da soffrire. Bisogna però continuare a crederci e non mollare mai. Dobbiamo rimanere sereni». Sugli sviluppi del match: «Abbiamo creato 20 occasioni da gol e potevamo vincere almeno 4 o 5 a 2. Già in 11 contro 11 stava giocando una sola squadra, l’Abano. Bisogna imparare a metterla dentro, perché se non fai gol perdi e resti a bocca asciutta. Dobbiamo stare uniti e sereni consapevoli che prima o poi il vento girerà dalla nostra parte». Di umore opposto Mauro Tossani, coach della Liventina. «Abbiamo ottenuto 3 punti importantissimi, in inferiorità numerica. Nel primo tempo siamo stati bravi a sfruttare le occasioni. Nella ripresa ci siamo chiusi bene, concedendo poco».

Ore 15.20 – (Mattino di Padova) Il momento di gloria dell’Abano è già terminato. I neroverdi di Massimiliano De Mozzi incappano in una sconfitta alla vigilia imprevista, che fa svanire in un battibaleno le luci della ribalta che si erano accese dopo il fantastico 2-2 strappato alla capolista Venezia pochi giorni fa. Allo Stadio delle Terme fa festa la Liventina, che passa per 2-1, nonostante abbia giocato un’ora piena in inferiorità numerica per l’espulsione di Fornasier. Ora per i neroverdi è zona playout e domenica prossima quella con il Montebelluna sarà già una sfida delicatissima. Botta e risposta. Avvio di gara molto equilibrato. Abano in campo con il modulo 4-3-1-2 e tanto entusiasmo dopo il pareggio ottenuto mercoledì scorso nel turno infrasettimanale contro la corrazzata Venezia. I neroverdi sono ben messi in campo, anche se la Liventina risponde colpo su colpo. La formazione di Massimo Tossani agisce sorniona e al primo vero acuto della partita passa in vantaggio. Al 18’ è Soncin con una botta dai 25 metri a trovare l’angolo basso alla destra di Ruzzarin, che pare farsi trovare disattento sulla conclusione del numero 4 ospite. L’Abano incassa il colpo per almeno 5’, ma poi comincia a guadagnare metri in campo. Al 29’ la punizione di Ballarin dal limite dell’area viene messa in corner da Bettin. Sono le avvisaglie del gol del pareggio che arriva dopo appena 120 secondi. Munarini va via sulla destra, entra in area e viene steso da dietro da Fornasier. È rigore e seconda ammonizione per il difensore trevigiano. Dal dischetto Barichello non sbaglia e riporta la gara in equilibrio. Beffa Last minute. Il primo tempo pare volgere verso un finale tranquillo, con l’Abano pronto a organizzarsi, in virtù della superiorità numerica, per una ripresa in grande stile e invece al secondo dei due minuti di recupero arriva il nuovo vantaggio della Liventina con un colpo di testa di Fantin che dentro l’area beffa con un pallonetto sul secondo palo Ruzzarin. Un gol che pesa come un macigno nella ripresa, con i neroverdi di Massimiliano De Mozzi che non riescono mai a cambiare ritmo alla gara. Centrocampo lento e palle giocabili col contagocce per le due punte Barichello e Munarini. Non bastano le palle gol di Creati (49’), Barichello (79’) e un paio di cross messi in mezzo da Zattarin per riprendere una gara che l’Abano avrebbe potuto fare sua probabilmente con un pizzico di determinazione in più. In casa neroverde si prospetta una settimana di duro lavoro e di riflessioni (solo tecniche?).

Ore 15.00 – (Mattino di Padova) Il tecnico dell’Este Andrea Pagan, nel post-gara, non usa mezzi termini per commentare la prestazione della sua squadra: «È un copione già visto» afferma. «Costruiamo tanto ma negli ultimi 20 metri manca cattiveria, lucidità e voglia di arrivare prima degli avversari. Insomma, invece di concretizzare ci perdiamo». L’Este è la squadra che ha pareggiato di più con sei “ics” in nove partite. «Stiamo iniziando a buttare via troppi punti. Abbiamo messo sotto la Triestina per larghi tratti ma avremmo pure potuto perdere se Lorello non ci avesse messo una pezza all’80’ con un vero e proprio miracolo. Questi sono punti persi che poi non si recuperano più. Non abbiamo ancora capito che questo campionato nessuno regala nulla. Voglio vedere una svolta già domenica prossima con l’Union Ripa La Fenadora».

Ore 14.50 – (Mattino di Padova) Un copione già visto, trito e ritrito. Lo ha detto poco dopo il fischio finale lo stesso mister dell’Este Andrea Pagan. E forse, a questo punto, è il pensiero comune. Al mitico “Nereo Rocco” di Trieste, la formazione atestina mette in saccoccia un altro pareggio, il sesto in nove partite. Eppure, anche contro la Triestina, come in altre occasioni (Belluno a parte), i giallorossi non giocano male: anzi, a tratti divertono pure, ma c’è quel difettuccio di fabbrica, la mancanza di verve in fase offensiva, che sta diventando un tormentone. I vari Ferrara, Marcandella, Coraini, Niselli e Mastroianni, che vengano schierati in coppia, trio o quartetto, sembrano, almeno per ora, troppo leggerini sotto porta. I cinque attaccanti, che pure avrebbero qualche alibi visto che in campo non ci vanno da soli, devono però fare i conti con una statistica che ha ben poco di confutabile: stiamo parlando dei sette gol fatti, che significano il secondo peggior attacco del girone (Dro e Monfalcone ne hanno segnati solo uno in meno di Este e Sacilese). Ciò che preoccupa in via Monte Cero è la sindrome del tentativo: non c’è mai quella certezza, forse nella stessa testa degli “aspiranti” bomber, di cacciarla dentro. Un esempio? Un passaggio filtrante di Caporali che ispira, appunto, solo il tentativo di Mastroianni (25’). Non fa testo la punizione di Rosina al 26’ che finisce alta, mentre Ferrara, imbeccato da Marcandella alla mezz’ora, se non prova almeno conferma il trend negativo. Nella ripresa la Triestina si fa sentire: con Santoni, fermato da Guagnetti (50’) e Zottino, il cui tiro viene bloccato da Lorello (55’). Ma è all’82’ che l’estremo ospite deve togliere qualche imbarazzo ai suoi colleghi deviando in angolo una punizione dal limite di Proia provocata da un fallo a dir poco ingenuo di Tiozzo. Due minuti più tardi, invece, Mastroianni allunga un pallone interessante ma nessuno dei compagni riesce a trovare la deviazione vincente. Il match, complice una Triestina tutt’altro che intraprendente, si trascina fino al 90’. Il triplice fischio, che arriva dopo 3’ di recupero, non può fare altro che emettere l’ennesima diagnosi: l’Este, oltre alla pareggite, si è preso il mal d’attacco.

Ore 14.30 – (Mattino di Padova) Abbracci, panini, selfie e cori. Dopo la gara, i giocatori del Campodarsego non trattengono la gioia per la vittoria nel derby e il secondo posto solitario. Anzi, chiamano nello spogliatoio il presidente Daniele Pagin e lo festeggiano con pacche sulle spalle, foto, cibo e canti di rito: «Questi ragazzi mi stanno regalando un sacco di soddisfazioni» afferma il patron. «Anche oggi (ieri, ndr) hanno giocato una grande partita. Ho visto una squadra tosta, compatta e che sa esprimere un gran gioco». I biancorossi, dopo nove giornate, sono ancora imbattuti: «Dico la verità, non me lo sarei mai aspettato» aggiunge Pagin. «Io puntavo a salvarmi anche se ero consapevole di avere una squadra competitiva. Ma qui, oltre ai valori tecnici, c’è il gruppo». Domenica prossima, allo stadio “Gabbiano”, arriva la capolista Venezia, l’altra imbattuta del girone: «Sarà una partita storica per la città di Campodarsego e per la nostra società. Per carità, è un peccato vedere una squadra come il Venezia in Serie D anche perché ha un organico di categoria superiore che probabilmente “ammazzerà” il campionato lasciando agli altri solo le briciole, ma siamo felici di arrivare all’ appuntamento da protagonisti. Ce la giocheremo, ne sono sicuro». Si gode i tre punti pure il tecnico dei biancorossi Antonio Andreucci: «I ragazzi hanno disputato un’ottima partita» commenta. «Non posso che essere soddisfatto della prestazione dei miei. Oltre al palleggio, ho visto anche delle ottime giocate, fra tutte il gol di Cacurio». Non è dello stesso avviso l’allenatore della Luparense Enrico Cunico, che recrimina per un rigore negato sul finire del primo tempo: «Probabilmente con l’1-1 la partita sarebbe cambiata» puntualizza l’ex trainer dell’Altovicentino. «In più, abbiamo avuto altre due occasioni con Giglio e De March che non siamo riusciti a concretizzare. C’è da dire, però, che noi siamo stati un po’ ingenui in occasione del primo e del terzo gol. È un peccato, perché la squadra ha dato tutto contro avversari già rodati e ben organizzati in tutti i settori del campo. Nelle partite più tirate alcuni dettagli fanno la differenza e noi dobbiamo migliorare proprio nell’attenzione ai particolari». Il presidente della Luparense Stefano Zarattini, invece, allarga le braccia: «È andata male» dice. «Abbiamo avuto delle occasioni per segnare e dalle nostre riprese sembrerebbe che il fallo di Poletti su Benucci forse dentro l’area e non fuori come segnalato dal guardalinee. Alla fine il Campodarsego è stato più bravo di noi nella gestione del risultato meritando di vincere. Resta un buon primo tempo che ci fa ben sperare in vista della prossima partita con la Liventina».

Ore 14.20 – (Mattino di Padova) Neanche i Lupi fanno paura al Campodarsego. C’è poco da fare: i ragazzi di mister Antonio Andreucci hanno il cuore impavido. Non è bastata a fermare i biancorossi l’ottima Virtus Vecomp nel turno infrasettimanale, e non ha fatto troppo male nemmeno una Luparense in netta ripresa. Al “Gianni Casèe” di San Martino di Lupari, bisogna dirlo, pure gli episodi aiutano la marcia del «Campo» che riesce a riconfermare così il secondo posto solitario in vista della sfida casalinga contro i “leoni” del Venezia, prossimi avversari. Davanti a uno stadio gremito, Andreucci e Cunico schierano le migliori formazioni: il tecnico di casa deve rinunciare a Nichele e si affida alla corsa del giovane Benucci mentre il collega toscano lascia in panchina a sorpresa il tornante Arthur preferendogli il buon Favero. Il 4-3-3 del Campodarsego, almeno nelle prime battute, funziona meglio anche se è la Luparense ad accarezzare il vantaggio al 7’: Beccaro lancia sulla sinistra Paganelli che si libera con le cattive di Bedin (una mezza gomitata per arginare il tentativo di tackle dell’ex Padova) e poi piazza il traversone per Giglio, in ritardo di un soffio. Il Campodarsego, alla prima occasione buona, punisce i Lupi: è il 13’, infatti, quando Radrezza batte una punizione insidiosa che fa perdere la trebisonda alla retroguardia rossoblù, permettendo così a Poletti di insaccare di testa. Beccaro e compagni non demordono e fanno visita a Vanzato al 18’: l’acrobazia di Paganelli (ispirata dal cross di Faggin) però, finisce alta di poco. Insomma, entrambe le formazioni fanno gioco, se le danno di santa ragione sotto l’occhio vigile dell’arbitro Amadio e divertono. Sul finire del primo tempo, invece, capita il più classico degli episodi: Poletti atterra Benucci appena dentro l’area (il contatto avviene proprio sulla linea), il fischietto ascolano dà rigore, ma poi cambia idea su consiglio del guardalinee. La Luparense non riesce a sfruttare a dovere il calcio piazzato e non sortisce alcun effetto nemmeno il tentativo di simulazione di Beccaro (ammonito) pressato nell’occasione da Favero. Il Campodarsego raddoppia all’inizio della ripresa: al 50’ Radrezza apre bene per Cacurio, che scambia con Piaggio e poi beffa Bazzicchetto con una parabola tanto lenta quanto bella.Gli uomini di Cunico riaprono la partita 4′ più tardi con Antonello, bravo a chiudere uno schema su calcio d’angolo. Sempre da calcio piazzato arriva un altro brivido: stavolta De March, servito di sponda, usa il piattone ma la retroguardia ospite riesce a sbrogliare a Vanzato battuto. Il 3-1 del Campodarsego si concretizza all’80’ con Tanasa che, liberatosi dalla marcatura, ha tutto il tempo di stoppare e correggere in rete il corner di Cacurio.

Ore 14.00 – (Gazzettino) La quarta vittoria di fila regala al Cittadella il primato solitario in classifica, ma battere la Giana Erminio è stato più duro del previsto. I granata hanno costruito il successo con un primo tempo autoritario. Meritato il vantaggio firmato da Schenetti, ma sarebbe stato più giusto andare all’intervallo sul 2-0. Nulla faceva però presagire quello che è poi accaduto nella ripresa: la truppa di Venturato ha di colpo quasi smesso di giocare, pagando in parte anche la fatica del recupero di mercoledì in casa della Pro Patria e regalando il pallino del gioco agli ospiti, che in più occasioni sono andati vicini al pareggio. Il Cittadella ha stretto i denti e con qualche sofferenza di troppo è comunque riuscito a tagliare felicemente il traguardo.
La squadra di casa ha un po’ faticato all’inizio a trovare gli spazi per affondare i colpi sia per la propria incapacità di alzare il ritmo delle giocate e sia per l’atteggiamento assai difensivo degli avversari, tutti schierati in fase di non possesso dietro la linea del pallone ad eccezione dell’esperto attaccante Bruno. Quando però si è accesa la luce di Chiaretti la pericolosità offensiva del Cittadella è subito lievitata e la squadra milanese ha cominciato a sbandare. Bellissima l’accelerazione centrale del brasiliano (18’): doppio dribbling e tocco esterno a liberare Schenetti, cross radente ad attraversare l’area piccola e scivolata di Litteri che solo per una questione di centimetri ha mancato l’impatto con la sfera. Da applausi anche la verticalizzazione di Iori (26’) e il taglio in area a dettare il passaggio di Schenetti, girata quasi a colpo sicuro di quest’ultimo e provvidenziale chiusura in uscita di Sanchez. Al terzo tentativo (32’) il Cittadella ha raccolto i frutti della propria superiorità. Bravo il giovane Jallow a lavorare sulla sinistra un pallone non facile da addomesticare, assist al centro per Chiaretti la cui voleè ravvicinata è stata respinta con bravura dal portiere, come un fulmine è arrivato Schenetti che in perfetta coordinazione ha fatto partire un bolide che si è infilato alle spalle di Sanchez. Che nella ripresa sarebbe stata un’altra musica lo si è intuito quasi subito. In avvio Bruno ha messo i brividi ad Alfonso con una sventola al volo fuori di poco, poi è stato Marotta a minacciare la porta dei granata, quindi ancora Bruno ha mancato di un soffio lo specchio della porta con una conclusione a rientrare assai pregiata sul piano balistico. Gli ospiti hanno preso sempre più fiducia, attaccando soprattutto sulla corsia di sinistra, mentre i granata non stati più capaci di ripartire con la necessaria lucidità. Neppure i cambi voluti da Venturato sono serviti a mutare il copione della gara e tranne un’opportunità sprecata da Coralli il Cittadella non è mai riuscito a rendersi pericoloso. La Giana Erminio ha così cercato fino all’ultimo di acciuffare il pareggio. Al 42’ è stato Rossini ad avere tra i piedi il pallone del possibile 1-1, ma il suo orribile destro in corsa è finito quasi in curva. E il Tombolato ha potuto tirare un sospiro di sollievo.

Ore 13.40 – (Gazzettino) La vetta della classifica bisogna sudarsela e il Cittadella ha faticato ad avere ragione di una Giana Erminio che si è dimostrata molto coriacea. Il tecnico granata Roberto Venturato è soddisfatto per l’obiettivo raggiunto: «Il risultato era importante e averlo portato a casa senza subire gol mi rende contento per la prestazione della mia squadra. Ho visto diversi aspetti positivi dal possesso palla alla gestione della partita». Tre gare in otto giorni alla fine si sono notate a livello fisico, per cui la mancata brillantezza del secondo tempo è giustificata. Riprende Venturato: «Abbiamo registrato un calo nella ripresa, ma siamo riusciti a reggere sul piano caratteriale alla perdita di capacità a livello fisico. È una dimostrazione di concretezza che dobbiamo tenerci dentro». Il primo posto in classifica è visto dal tecnico granata come «una responsabilità in più, per cui si deve aumentare il carico di lavoro, soprattutto mentale, e tenere i piedi per terra. Da martedì prepareremo la trasferta con l’Albinoleffe curando ogni aspetto perchè sarà una prova importante e difficile». Sui cambi effettuati precisa: «Jallow mi sembrava in difficoltà. Ha qualità offensive per fare di più, ho inserito Minesso come un normale avvicendamento. Litteri negli ultimi giorni ha avuto una infiammazione al tendine, ma è rientrata». Soddisfatto anche il presidente Andrea Gabrielli: «C’è da capire quanto le tre partite in rapida successione abbiano influito sul rendimento del Cittadella perchè ci tengo a precisare che la Giana Erminio è una squadra molto aggressiva e ben messa in campo, che farà un buon campionato. Ciò ha pesato sulla nostra prestazione, noi comunque siamo sempre rimasti lucidi. Mi rendo conto che il livello delle squadre di Lega Pro è più alto di quanto si poteva pensare». Sul primo posto in classifica, continua il patron granata: «Sono contento, adesso ci sarà da fare tutto il possibile per gestire al meglio la pressione che potrà esserci». Sul pubblico, conclude: «Si è fatto sentire in modo compatto e la pioggia non ha penalizzato i tifosi della tribuna est». Il direttore generale Stefano Marchetti analizza la vittoria sulla Giana Erminia: «Non era facile avendo dovuto affrontare tre partite in una settimana, ma ce l’abbiamo fatta. Abbiamo disputato il primo tempo da Cittadella, ma ritengo positiva anche la ripresa perchè la squadra ha saputo soffrire mantenendo lucidità e compattezza. Portare a buon fine il risultato anche quando ci si trova in difficoltà è un segno di grande forza di carattere. Sono tre punti fondamentali contro un’ottima squadra. Dico bravi ai nostri ragazzi». Sul primato solitario, conclude Marchetti: «È una grande soddisfazione avere raggiunto la vetta della classifica e sono contento di avere la responsabilità di mantenerla».

Ore 13.20 – (Gazzettino) Donazzan e Schenetti, sono tra i protagonisti della vittoria sulla Giana Erminio. Il primo impeccabile in difesa, il secondo da uomo-assist a Busto Arsizio diventa uomo-gol ieri pomeriggio, regalando tre punti e primato solitario al Cittadella. Nicola Donazzan si sta prendendo in questo scorcio di stagione tutte quelle soddisfazioni che gli erano mancate nell’ultimo anno, dove a causa di un infortunio ha perso gran parte della stagione: «Oltre ai guai fisici personali c’era un certo Barreca che andava davvero forte. Sommate le due cose, si spiega perché ho giocato poco. Adesso invece sto trovando una certa continuità, le cose vanno bene e sono maggiormente contento perché arrivano anche bei risultati per il Cittadella. Speriamo di continuare così perché ancora non è stato vinto niente, ma la strada giusta è quella intrapresa». Il primo posto in classifica cambia qualcosa? «Fa piacere, meglio essere davanti che dover rincorrere le altre, ma restiamo con i piedi per terra. Non eravamo scarsi dopo i due pareggio di fila, non ci riteniamo dei fenomeni adesso. Ci sono tante squadre che possono fare bene, non solo il Cittadella». Venturato ha detto che il primato in classifica responsabilizza ancora di più la squadra: «È vero, perché chi incontra la prima della classe cerca di dare sempre qualcosa in più, dobbiamo essere pronti». Ecco l’uomo-vittoria, Andrea Schenetti, tornato al gol dopo un anno: era dai tempi del Como, infatti, che il giocatore non timbrava il cartellino. «Purtroppo l’anno scorso sono rimasto quasi sempre fermo per infortunio. Ho lavorato tanto per recuperare, e sono doppiamente felice, per la squadra, prima di tutto, che ha vinto con un mio gol». Il Cittadella visto nel secondo tempo ha pagato gli sforzi del turno infrasettimanale: «L’avevamo messo in preventivo, e lo si è visto, nella ripresa siamo stati comunque bravi a non subire gol. Abbiamo concluso con la nostra porta inviolata, cosa che non capitava da qualche tempo, significa che la fase difensiva è stata fatta bene, da tutti». Schenetti è stato “convertito” da Venturato in mezzala, ruolo che sta interpretando molto bene: «Già in passato ho giocato in questa posizione, non è una novità per me. Mi trovo molto bene e mi piace».

Ore 13.00 – (Mattino di Padova) Quando si dice: il massimo risultato con il minimo sforzo. Il Cittadella si limita al compitino ma supera la Giana Erminio conquistando 3 punti preziosissimi, perché consentono agli uomini di Venturato di appropriarsi da soli della vetta del girone A, in virtù dello 0-0 tra Bassano e Alessandria, che si erano annullate nel primo pomeriggio. Il quarto successo consecutivo di capitan Iori e compagni è pure il primo della stagione senza incassare reti. E siccome i campionati si vincono anche riuscendo a cavar fuori il risultato nelle giornate meno brillanti, non c’è troppo da storcere il naso di fronte a questo 1-0 che ha permesso ai tifosi, a fine match, di intonare un coro che non si sentiva da tempo dalle parti del Tombolato: “Salutate la capolista”. GOL-LIBERAZIONE. Si parte con alcune novità nelle due formazioni in campo: nel Citta, Venturato recupera gli acciaccati Litteri e Paolucci e concede un turno di riposo a Paolucci, schierando Schenetti e Bobb ai lati di Iori. Nella Giana, che in porta schiera Sanchez al posto dell’infortunato Paleari, Bruno è l’unica vera punta, perché Rossini e Cogliati rinculano spesso a dare una mano al centrocampo. Servono 18 minuti per assistere alla prima fiammata della partita: Chiaretti, sempre lui, semina due uomini e allarga la palla sulla fascia destra per Schenetti, ma l’immediato traversone del numero 7 taglia l’area senza che ci arrivi nessuno. Poi è capitan Iori a pescare deliziosamente Schenetti a pochi metri dalla porta, ma Sanchez salva. È il preludio all’1-0, e non è un caso che lo firmi proprio il generoso Schenetti, che poi si lancia in una corsa liberatoria per festeggiare la rete. C’è da capire la sua rabbia: non segnava in campionato da più di un anno e mezzo, dal 6 aprile 2014, nel 2-2 tra Venezia e Como, quando ancora giocava nelle file lombarde. Ed è un gol che serve anche a scacciare dalla memoria una stagione maledetta come quella passata, in cui praticamente non ha visto il campo a causa di due brutti infortuni, prima al ginocchio e poi all’adduttore. SOTTO RITMO. Al cambio di campo ci si aspettava un Cittadella pronto ad approfittare degli spazi che sicuramente si sarebbero creati nel secondo tempo, per infilare in cassaforte il 2-0 e la partita. Niente di tutto questo. Sarà che era il terzo impegno del giro di una settimana e le tossine si sono fatte sentire, fatto sta che i secondi 45 minuti sono stati giocati da Iori e soci in assoluto surplace. Jallow si è più volte incaponito nel fare tutto da solo in contropiede, Schenetti e Chiaretti sono calati alla distanza: di fatto il Citta ha dato l’impressione di voler controllare il risultato. Il problema è che, se non raddoppi, anche in partite come questa corri il rischio di beccarti la beffa. Un rischio corso pure ieri sera, perché se è vero che non si ricordano interventi degni di nota del portiere Alfonso, è altrettanto vero che il diagonale a girare di Bruno al 13’ della ripresa, spentosi a lato della porta granata, qualche brivido l’ha fatto venire, così come la deviazione svirgolata da Pinto nel cuore dell’area e la conclusione alle stelle di Rossini, quando mancavano tre giri di lancetta alla conclusione. Il tutto mentre non si è potuta annotare nessuna vera occasione da gol granata degna di tal nome, ma solo diverse potenziali azioni pericolose che mai si sono concretizzate come doveva essere, per errori di misura all’ultimo passaggio. Meglio chiuderle prima, certe partite. Ma intanto, si può salutare la capolista.

Ore 12.40 – (Mattino di Padova) Non sarà stata la miglior partita della stagione, ma quella con la Giana Erminio è stata di certo una delle vittorie più importanti. Perché dopo una settimana che, in 8 giorni, ha racchiuso il derby con il Padova, la trasferta a Busto e la sfida a una delle formazioni più quadrate del girone A, quella lombarda, i 9 punti raccolti dai granata sono un risultato di assoluto valore, indiscutibile come il fatto che adesso la squadra Venturato meriti il primo posto della classifica. «Il risultato era l’aspetto più importante», ammette il tecnico granata a fine gara, «essere riusciti a portare a casa i 3 punti, senza prendere gol e soprattutto dimostrando grande compattezza per quasi tutta la gara, è un aspetto davvero positivo. Nel primo tempo abbiamo fatto vedere cose importanti, soprattutto nella fase di possesso e gestione della palla: sapevamo accelerare nei momenti giusti, siamo riusciti a creare almeno 3 nitide occasioni da gol, anche se alla fine ne è entrato solo uno. Nel secondo tempo, invece, il cambio di modulo iniziale della Giana ci ha messo un po’ in difficoltà, ma questa fase è durata solo pochi minuti e poi siamo stati bravi a riprendere le misure del campo e dell’avversario». E nel finale cos’è successo? «Siamo calati un po’ fisicamente, forse era anche prevedibile dopo una settimana del genere. Però la cosa positiva è che, mentalmente e psicologicamente, ci siamo sempre stati, e abbiamo comunque messo la giusta concretezza. Ci servirà molto: per restare in testa bisogna saper soffrire». La sostituzione di Jallow è stata indotta dai suoi errori? «Jallow ha le qualità e le capacità per fare di più. L’errore nel dribbling ci può anche stare, ma in quel frangente mi era sembrato in difficoltà soprattutto dal punto di vista fisico, quindi ho deciso di inserire Minesso: ha altrettanta gamba ed era sicuramente più fresco». Ora che siete in testa cosa cambia nella vostra stagione? «Le responsabilità aumentano, adesso bisogna fare ancora di più. La prima cosa importante è mantenere i piedi ben piantati per terra, perché siamo ancora all’inizio e ci sono tante gare da giocare. Siamo contenti stasera come lo siamo stati per tutta l’ultima settimana, ma da martedì sotto con grande serietà e umiltà in vista di Bergamo». L’UOMO PARTITA. Non segnava dall’aprile 2014 Andrea Schenetti, dai tempi in cui vestiva la maglia del Como. La rete che vale la testa solitaria della classifica lo ripaga di tanti sacrifici e gli permette di dimenticare, almeno per un momento, la sfortuna che l’ha perseguitato negli ultimi tempi: «Un gol che per me vale tantissimo», le parole del centrocampista,« dopo un anno perso per un brutto infortunio, sono molto contento di aver trovato la mia prima rete e di aver permesso così alla squadra di vincere e conquistare la testa della classifica». Nonostante la sofferenza finale, adesso il Cittadella è solitario in vetta: «Nella ripresa le tre gare giocate nel giro di una settimana si sono fatte sentire, ma siamo stati bravi a portare a casa comunque i tre punti. Siamo felici di essere in testa alla classifica, ma anche consapevoli che per rimanerci servirà tanto lavoro».

Ore 12.20 – (Mattino di Padova) È prevista per domani sera, a partire dalle 20, la tradizionale festa del Tifoso Granata, giunta quest’anno alla sua quarta edizione. Come nelle passate stagioni, domani sera la squadra di Roberto Venturato, l’intera società di via Ca’ dei Pase, con il presidente Gabrielli in testa, e i tifosi granata si ritroveranno per il consueto abbraccio collettivo presso la tensostruttura di Villa Rina a Borgo Treviso. Una festa che quest’anno sarà ancora più partecipata, visto il felice momento della prima squadra nel campionato di Lega Pro. La serata, organizzata dal Centro Coordinamento dei Club, dalla società granata e dalla Pro Loco di Cittadella, oltre alla cena prevedrà una raccolta di fondi benefica a favore del centro “Casa del Carmine”, per l’acquisto della strumentazione medica di contenimento del dolore per i malati terminali della struttura. La quota di partecipazione è fissata in 15 euro.

Ore 12.00 – Le pagelle del Padova (Gazzettino, Andrea Miola): Favaro 6; Dionisi 5.5, Diniz 5, Niccolini 5.5, Favalli 5.5; Mazzocco 5.5 (Ilari 5.5), Bucolo 5.5, Corti 6; Bearzotti 5.5 (Turea sv), Altinier 5, Petrilli 5.5 (Giandonato sv).

Ore 11.50 – (Gazzettino) Nella ripresa il Padova alza il proprio baricentro e con l’inserimento di Ilari torna al 4-2-3-1, con Bearzotti dietro Altinier e Petrilli riportato a sinistra. Sul piano delle emozioni cambia poco e la partita scorre lenta senza squilli fino al 22′ quando è ancora il Renate a sfiorare il vantaggio: angolo di Scaccabarozzi, Graziano sul primo palo allunga di piede la traiettoria e Teso, dopo avere bruciato sul tempo Diniz, a un metro dalla porta colpisce debole su Favaro. Parlato inserisce Giandonato al posto di Petrilli, mettendolo davanti alla difesa per dare un po’ di ordine alla manovra e poi fa debuttare Turea, ma il copione non cambia più di tanto e la gara sembra destinata a chiudersi sul nulla di fatto. Così succederà, ma con un episodio al 46′ che poteva regalare tre punti a quel punto insperati. Bucolo serve in profondità in area sulla destra Corti che, toccato da Di Gennaro, conquista di mestiere un preziosissimo rigore. Calcia Altinier alla destra del portiere, ma angola troppo e la palla sfiora il palo, soffocando in gola l’urlo di gioia dei 200 tifosi biancoscudati presenti a Meda.

Ore 11.40 – (Gazzettino) Primo tempo tutt’altro che brillante per i biancoscudati che, troppo allungati dalla cintola in giù, pur esercitando una leggera prevalenza territoriale, mostrano scarsa qualità e una certa insicurezza, con gli esterni difensivi che raramente si propongono in avanti e Petrilli a sua volta costretto a partire da dietro. Con simili presupposti, sono minimi – un tiro rimpallato di Altinier e uno spunto di Petrilli – i pericoli per la porta di Castelli. Al contrario, è il Padova che rischia di capitolare in almeno tre occasioni, sempre per l’eccessiva libertà concessa sulla trequarti ai giocatori di casa per l’ultimo passaggio. La squadra brianzola dimostra la propria scarsa concretezza offensiva (un gol nelle prime sei gare) e così al 10′ Ekuban, servito in area sulla sinistra da Valotti, calcia a lato sul secondo palo (la difesa nell’occasione sbaglia ad applicare il fuorigioco). Graziano impegna poi Favaro (21′) e due minuti dopo Ekuban serve in area, ancora sulla sinistra, Valotti che colpisce un clamoroso palo.

Ore 11.30 – (Gazzettino) Un punto, in attesa di tempi migliori, e un grande rimpianto per una vittoria assaporata a tempo scaduto e clamorosamente sfumata per un errore dal dischetto di Altinier. Per quanto si è visto in campo, i tre punti sarebbero stati effettivamente un bottino sin troppo generoso, ma preziosissimo sul piano mentale per un Padova ancora sottotono dopo le due sconfitte consecutive rimediate con Sudtirol e Cittadella. Incerta dietro, incapace di fare male davanti, la squadra è ancora lontana dagli standard mostrati nelle prime quattro partite, nonostante le novità negli uomini e nel modulo. Parlato accantona infatti, il modulo 4-2-3-1 ed esclude dall’undici di partenza capitan Cunico, rafforzando la mediana con Mazzocco e affiancando ad Altinier Bearzotti a destra e Petrilli, preferito a Ilari, sulla mancina, posizione invertita dopo pochi minuti. Dietro rientra Favalli, tra i pali confermato Favaro, ancora indisponibile Neto Pereira.

Ore 11.20 – (Gazzettino) «Ci sono però tutti i margini di miglioramento e bisogna guardare avanti con fiducia. La posizione di Parlato non è mai stata messa in discussione. Prendiamo atto delle difficoltà e cerchiamo insieme di superarle». Con Cristian Altinier il discorso cade inevitabilmente sul rigore fallito: «Avevo deciso di tirarlo lì per una serie di motivi; il portiere è molto alto per cui volevo angolarla molto, ma purtroppo l’ho chiusa troppo». Poi aggiunge: «Non so cosa ci manchi. Bisogna ritrovarsi, ma c’è stato un passo avanti, anche se loro hanno avuto qualche occasione in più». Il futuro? «Rimbocchiamoci le maniche, il lavoro sul campo conta più delle parole». Un flash di Favalli: «In certi momenti si è fatto un po’ fatica, alla fine si potevano ottenere i tre punti. C’è da dare qualcosina in più». Sulla via del ritorno, in un autogrill, gli ultras hanno avuto un colloquio con Parlato, il diesse De Poli e capitan Cunico chiedendo spiegazioni sul difficile momento che sta attraversando la squadra.

Ore 11.10 – (Gazzettino) Poi riprende: «Avere messo Bearzotti più vicino ad Altinier ha dato un piccolo beneficio, ma non tanto, e con l’ingresso di Giandonato siamo stati migliori nel palleggio, avendo in quel quarto d’ora più occasioni, tra cui il rigore, rispetto al resto della gara e questo vuol dire che la squadra ci ha creduto fino alla fine. Per l’impegno profuso i ragazzi meritavano i tre punti, ma se il campo ha dato questo verdetto, va accettato e c’è da trovare quel qualcosa che favorisca una prestazione più coraggiosa». Il rigore fallito da Altinier? «Solo chi non li tira non li sbaglia. Mi dispiace per lui e per noi». Ecco il presidente Giuseppe Bergamin: «Portiamo a casa questo punto per ripartire. Una gara non piacevole da parte nostra, ma contava un’inversione di tendenza per il morale e qualcosa abbiamo acquistato su questo fronte. Se sono preoccupato? Un pochino sì, ma si è visto che tutte le squadre sono difficili da superare e va riacquisita maggiore fiducia e convinzione nei propri mezzi, trasformando gli episodi negativi in forza. In questo campionato – aggiunge – oltre a quelle tecniche, servono qualità fisiche e di organizzazione su cui c’è da crescere».

Ore 11.00 – (Gazzettino) «Fortunati nel primo tempo sul palo del Renate, sfortunati nel finale con il rigore sbagliato. Il destino ha voluto pareggiare i due episodi, anche se il nostro forse pesa di più». Così al termine della gara Carmine Parlato sintetizza l’incontro. Poi l’analisi si allarga: «Nei primi 45 minuti la squadra era un po’ contratta, anche se c’era da parte di tutti lo spirito battagliero che volevamo insieme alla volontà di andare alla ricerca del gol. La frenesia ha portato a tanti errori di passaggio. Nella ripresa siamo migliorati sotto l’aspetto individuale e del collettivo, con alcuni cambiamenti che hanno dato alla squadra più campo in avanti». Un Padova un po’ impaurito nel primo tempo? «C’era un modulo provato solo questa settimana e dunque poca conoscenza sulle cose da fare. Però ho visto un gruppo compatto e coeso che ha sputato l’anima fino alla fine. Per il fatto di avere cambiato qualcosa si sperava di essere maggiormente a trazione anteriore, ma la fretta di andare avanti a cercare la porta avversaria ha portato a commettere molti errori. C’era da dare ritmo con maggiore qualità nel passaggio».

Ore 10.40 – (Mattino di Padova) Prima, con il 4-2-3-1, si richiedeva uno sforzo compatto alla squadra, specialmente agli esterni, sia difensivi che di attacco, sforzo che, fra il ko netto subìto dal Sudtirol e il successivo tonfo nel derby, è venuto meno inopinatamente: meno pressing, meno raddoppi, tendenza a giocare per proprio conto invece di dialogare di più con i compagni. Adesso che Parlato ha voluto cambiare, chiedendo la disponibilità del gruppo a passare al 4-3-3, il cambio di rotta non ha prodotto benefici, con prestazioni sconcertanti di alcuni singoli, compresi i protagonisti della cavalcata trionfale in Serie D. Serve, a nostro avviso, fare al più presto chiarezza: non si può pensare di essere in grado di risolvere da soli le partite, ma occorre maggiore spirito di sacrificio e meno egoismo nelle giocate. Tradotto in concreto: che senso ha partire palla al piede e cercare dribbling su dribbling, per poi tornare indietro perché altrimenti si va a sbattere sul muro difensivo avversario? Si sprecano eccessive energie in un agitarsi frenetico e senza costrutto, e quei giocatori che non hanno il carattere forte o l’esperienza necessaria per “reggere” la pressione ne soffrono inevitabilmente. Bisognerebbe tornare a fare cose semplici, unico vero antidoto contro l’involuzione subìta dalla squadra, ora sì preoccupata di sbagliare. Per riuscirvi al meglio i risultati certamente contano, ma tutti noi sappiamo quanto conti giocare a Padova: non siamo in una piazza qualsiasi, qui la fame di calcio ad alti livelli è tanta, non ci si accontenta di campionati anonimi o di seconda fascia se hai, alle spalle, una società solida e ambiziosa. Allora, per arrivare al sodo, non è il caso di fare drammi o lanciare ultimatum, sebbene il pari di ieri abbia contribuito a mettere in discussione l’idea che ci eravamo fatti all’inizio del torneo di un Padova guastafeste per molti avversari, ma neppure di tergiversare e aspettare che il “momentaccio” passi. Occorre darsi in fretta una regolata, per non correre il pericolo di farsi risucchiare nei bassifondi della classifica. Che sia una sterzata di testa o di schemi sarà il tecnico a stabilirlo, d’intesa con i giocatori, ma è necessario prendere atto che, andando avanti di questo passo, il quadro da roseo che era potrebbe sfumare verso un grigio plumbeo. I tifosi che ci mettono passione, entusiasmo e soldi (soprattutto chi va in trasferta) hanno il diritto di meritare di più.

Ore 10.30 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “Bisogna darsi in fretta una regolata perché l’involuzione è pericolosa”) Il Cittadella scappa, il Padova fatica terribilmente ad uscire dal momento-no. Eccole qui, le due facce del calcio di casa nostra in Lega Pro, con i granata di Venturato che hanno infilato la quarta vittoria di fila, recupero con la Pro Patria compreso, veleggiando con il vento in poppa e mettendosi alle spalle persino la “corazzata” Bassano, ora costretta ad inseguire staccata di due lunghezze. Niente da dire, il girone A, così come le previsioni lasciavano intendere, sta delineando le proprie gerarchie dopo sette giornate e la scala dei valori ci appare in sintonia con la qualità degli organici allestiti dai club più forti: dietro a Iori & C. ci sono infatti Reggiana, Pavia e, appunto, i giallorossi di Sottili (tutte formazioni che avevano disputato i playoff nella passata stagione), mentre a quota 11 inseguono SudTirol, FeralpiSalò, Pordenone ed Alessandria. La frattura con il resto del gruppo è già netta, e purtroppo per il Padova, illusosi con due vittorie e due pareggi a settembre, il cammino si sta complicando. Ci saremmo aspettati una decisa inversione di tendenza, nel gioco prima ancora che nel risultato, da parte della squadra di Parlato ieri a Meda, invece alla fine del primo tempo eravamo tutti sconcertati dalla pessima prestazione di Diniz & C., incapaci di trovare il bandolo della matassa e di arrivare pericolosamente dalle parti del portiere brianzolo, inoperoso o quasi. “Cosa sta succedendo?” abbiamo chiesto alla fine all’allenatore, ricevendo alcune risposte che trovate nelle dichiarazioni qui a lato, e sulle quali si può convenire, ma che non esauriscono comunque tutto. Perché da fuori un tecnico vede alcune cose, e apporta quelle che ritiene le necessarie correzioni, ma in campo ci sono i giocatori, e spetta a loro dare concretezza alle disposizioni ricevute. Ebbene il Padova, sotto questo profilo, sembra recepire poco, a livello di collettivo, ciò che predica il suo nocchiero. Trasmette all’esterno un’immagine imbarazzante di se stesso, come se si fosse dimenticato quel che di buono aveva messo in atto all’impatto con la categoria. Il discorso, per forza di cose, coinvolge il modulo, o i diversi moduli come si è visto anche nel corso della gara con i lombardi, a cui si ricorre di partita in partita.

Ore 10.20 – Le pagelle del Padova (Mattino di Padova, Stefano Volpe): Favaro 6; Dionisi 5.5, Diniz 6, Niccolini 5, Favalli 6; Mazzocco 5 (Ilari 5), Bucolo 6, Corti 5.5; Bearzotti 5 (Turea sv), Altinier 4, Petrilli 5.5 (Giandonato 5.5). 

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) Squadra contratta, pasticciona, inefficace sul piano dell’interdizione e del rilancio, pochissime volte in grado di sfruttare le fasce (e l’unica volta che c’era riuscita, Petrilli aveva chiamato il portiere ad una parata non facile sul primo palo, 33’). Bisognava inventarsi soluzioni nuove, e Parlato si è giocato prima la carta Ilari (ma senza effetti concreti), successivamente quella di Giandonato, passando al 4-2-3-1 e ritornando al 4-3-3 una volta richiamato in panchina Petrilli. Graziati da Teso e poi il penalty. Il Renate nella ripresa si è divorato la palla del vantaggio (22’, angolo di Scaccabarozzi, deviazione in area di Graziano e Teso, solo davanti a Favaro, ha calciato debolmente sul portiere) e lì si è disunito, non creando più grattacapi alla retroguardia ospite. Una sfida destinata a chiudersi senza vinti nè vincitori, quando al 47’, nel secondo dei quattro minuti di recupero concessi dalla signora Silvia Tea Spinelli (niente male la sua direzione), Bucolo verticalizzava per Corti, sganciatosi in area sulla destra, il quale veniva toccato da Di Gennaro e cadeva a terra. Fallo evidente e palla sul dischetto: Altinier calciava rasoterra, debole e troppo angolato, non inquadrando neppure il bersaglio, con la sfera che si perdeva sul fondo, a lato del palo di destra di Castelli. Un punto in tre partite, e il conto sale a 9 sui 21 a disposizione. Chissà che contro il Mantova dell’ex Ruopolo, sabato 24, torni a tutti il sorriso. Ce ne sarebbe tanto di bisogno.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Di fronte ad un avversario blasonato, e reduci dalla scoppola di Reggio (4-0), non potevano permettersi di sbagliare partita. Ebbene, il loro cuore è andato oltre l’ostacolo, se è vero che sino all’intervallo, a parte un contropiede pericoloso di Altinier in avvio, rintuzzato in angolo da un decisivo recupero da Anghileri (5’), hanno dominato la scena, creando in almeno quattro circostanze le situazioni ideali per sbloccare il risultato: prima con Ekuban, il cui diagonale di sinistro in area si è perso fuori di un soffio, a lato del palo (9’), poi con Graziano, la cui conclusione a botta sicura, sempre entro i 16 metri, è stata respinta bravamente da Favaro (21’), quindi con un legno colto da Valotti, su azione del solito Graziano (24’), infine con un cross di Anghileri dalla destra che ha attraversato tutto lo specchio della porta veneta sino a quando Scaccabarozzi, in scivolata, ha impattato male, non trovando il bersaglio (38’). Si fosse andati al riposo sul 2-0, non ci sarebbe stato nulla da ridire. Moduli diversi, idee poche. Il Padova, partito con l’inedito 4-3-3 (fuori Cunico e dentro Mazzocco a centrocampo, Bearzotti preferito a Ilari in fascia), che in ripiegamento diventata un 4-1-4-1, con Bucolo davanti alla difesa e il solo Altinier in avanti, è stato costretto negli spogliatoi a rivedere tutto o quasi del suo assetto iniziale, perché era funzionato poco o nulla.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Sarebbe stato esagerato vincere. Per quello che si è visto (poco per meritare i tre punti) e perché quel rigore concesso in pieno recupero (e che c’era tutto) sembrava l’ennesima jattura contro il Renate, a coronamento di una buona prestazione da parte dei nerazzurri di Boldini (ex terzino del Milan degli anni ’70-80), anche se terribilmente deficitaria sotto porta. Il Padova torna dalla Brianza con un pareggio che, in questo momento, vale come un brodino, per la verità neppure troppo rigenerante. Dopo due sconfitte di fila (Sudtirol e Cittadella), la squadra di Parlato aveva assoluto bisogno di muovere in qualche modo la classifica e il piccolo passo in avanti contrasta con il rammarico per la grande occasione gettata al vento dal dischetto. Ma, oltre a mancare il primo “colpaccio” in trasferta (a Reggio Emilia e Salò era finita, in entrambi i casi, 1-1), c’è purtroppo da registrare un’involuzione evidente nel gioco e nella condizione psico-fisica di alcuni biancoscudati, come se la luce nelle loro teste si fosse spenta dopo i risultati in serie colti nelle quattro giornate iniziali. Primi 45’ di grande sofferenza. Quelli del Renate non sanno più a che santo votarsi: hanno 4 punti (compreso quello di ieri), frutto di altrettanti pareggi, e si ritrovano con l’attacco più sterile dell’intera Lega Pro: un unico gol in sette gare.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) «Nella ripresa si è visto qualcosa di meglio, nonostante il passaggio al 4-2-3-1 non abbia portato i frutti sperati. Quindi, per l’ultima fetta di gara, con l’ingresso di Giandonato sono tornato al 4-3-3 e ci siamo ripresi, tanto che avremmo anche potuto trovare il gol». Eppure, l’ha detto anche Parlato, il problema non sono schemi e moduli, quanto la convinzione dei giocatori. «Il gruppo è sempre compatto e non ha mai mollato, ma bisogna trovare più coraggio nelle giocate. Qualcuno ha ancora il freno a mano tirato e credo sia una questione psico-fisica. Nei ragazzi c’è sempre stato impegno, ma c’è chi riesce a smaltire lo sforzo e chi no». E da questo punto di vista il rigore sbagliato da Altinier all’ultimo minuto rischia di rappresentare un’altra mazzata: «Ho detto a Cristian che non deve preoccuparsi, i rigori li sbaglia solo chi li tira». Tra le note positive la prestazione ancora positiva del portiere Favaro: «Ha dimostrato sul campo di meritare la riconferma. È giusto che ora giochi lui, ma deve sapere che, appena molla di un centimetro, c’è un Petkovic, che ora sta bene, pronto ad entrare».

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) «Era importante invertire la tendenza, ma bisogna lavorare per arrivare a giocare meglio. Sono un po’ preoccupato, dobbiamo riacquistare convinzione. Le qualità ci sono per venirne fuori, serve un po’ più di carattere, ma io guardo avanti con fiducia». Preoccupazione, la parola più gettonata nel post-partita. Preoccupazione che sembra investire anche Carmine Parlato, il quale ha già in mente come impostare il lavoro nei prossimi giorni: «Se dopo la partita contro il Cittadella ero consapevole che avrei dovuto lavorare molto sul campo, adesso credo di doverlo fare più sulla testa dei ragazzi», le parole dell’allenatore campano. «Bisogna ritrovare la convinzione in noi e nelle giocate che facciamo». La partita contro il Renate, infatti, non ha mostrato alcun passo in avanti dal punto di vista del gioco e della pericolosità offensiva. Il Padova resta una squadra spenta e prevedibile, anche dopo il cambio di modulo presentato in Brianza: «Nel primo tempo c’è stata tanta frenesia che ha portato a troppi errori nei passaggi. La fretta di andare subito in avanti ci ha spinto a sbagliare molto in fase di appoggio».

Ore 09.20 – (Mattino di Padova) Poteva andare meglio, ma anche peggio. Sia sul campo che nell’umore generale di una tifoseria un po’ smarrita da questa involuzione biancoscudata. Se Altinier avesse calciato dentro il rigore, si sarebbe concluso tutto con una festa collettiva sotto la curva ospiti. Ma se il Renate, invece, avesse concretizzato le tante occasioni avute, il pubblico padovano avrebbe sbottato? Chissà. Per ora restano la terza prestazione negativa consecutiva e una certa delusione nei tifosi al seguito, esternata anche dal colloquio nel dopo-gara avuto dal direttore sportivo Fabrizio De Poli con un gruppo di ultras, sia fuori dallo stadio di Meda che in un autogrill lungo l’autostrada A/4 (insieme all’allenatore e al capitano Cunico). Un confronto civile, in cui i tifosi hanno espresso il loro malcontento, chiedendo una pronta reazione. Si è avvicinato ai tifosi, pur senza parlare con loro, anche il presidente Giuseppe Bergamin, che ai cronisti al seguito non ha nascosto le sue perplessità per il momento della squadra: «Direi che questo è un punto guadagnato, al termine di una partita poco piacevole», la sua analisi.

Ore 09.10 – (Mattino di Padova) «Abbiamo creato un po’ di più, ma la verità è che facciamo ancora troppo poco per poter sperare di vincere le partite. Non so spiegare il perché, di sicuro dobbiamo rimboccarci le maniche e allenarci per uscire da questa situazione». Nemmeno il cambio di modulo è servito a riportare maggiore pericolosità e a questo punto vien da pensare che l’assenza di Neto Pereira stia pesando più del dovuto. «Di sicuro Neto è un ottimo giocatore, ma si vince e si perde tutti insieme. È questione di squadra. Io da parte mia mi adatto a tutti i moduli, anche se mi trovo meglio a giocare con qualche compagno vicino. E anche in questo caso non è questione di schieramento ma di atteggiamento. Non so cosa stia succedendo, ma dobbiamo dare di più». Guardando il bicchiere mezzo pieno, il ritorno di Alessandro Favalli ha consentito quantomeno di ritrovare una difesa un po’ più quadrata e ieri il terzino è stato tra i migliori: «Non abbiamo giocato bene, quando recuperavamo palla avevamo troppa fretta di andare in avanti e rischiavamo anche di scoprirci», le parole del terzino. «Alla fine, analizzando la partita, direi che ci è andata bene con questo pareggio. Dobbiamo lavorare di più, per tornare a creare un numero maggiore di occasioni».

Ore 09.00 – (Mattino di Padova) C’era un’atmosfera molto strana poco prima che Cristian Altinier calciasse il rigore in pieno recupero. Tutto d’un tratto è calato il gelo sullo stadio di Meda. Da una parte i poco meno di 500 tifosi locali, ammutoliti dalla beffa che si stava materializzando, dall’altra i biancoscudati, che dopo aver cantato e incitato la squadra per 90’, si sono zittiti in attesa di esplodere di gioia per una vittoria insperata. E invece l’urlo è rimasto strozzato in gola, l’attaccante mantovano ha calciato male e a lato, e tutti i cattivi pensieri, dopo una nuova, brutta prestazione, sono tornati a galla. «Sbagliare un penalty all’ultimo minuto fa male», sospira il centravanti. «Mi spiace, ho tirato in maniera diversa rispetto a Cittadella perché ho pensato soprattutto ad angolarla. Il portiere era molto alto e volevo piazzarla a fil di palo, ma ho tirato male, chiudendo troppo il tiro». La vittoria, in ogni caso, sarebbe stato un premio troppo grande per un Padova che non riesce proprio a scrollarsi di dosso timori e incertezze accusati nell’ultimo periodo. «Io credo che qualcosa di meglio rispetto alle ultime due uscite si sia visto».

Ore 08.30 – Lega Pro girone A, il prossimo turno (ottava giornata, 24/25 ottobre): Albinoleffe-Cittadella, Alessandria-Renate, Bassano-Pro Patria, Cuneo-SudTirol, Giana Erminio-Pavia, Lumezzane-Pordenone, Padova-Mantova, Pro Piacenza-FeralpiSalò, Reggiana-Cremonese.

Ore 08.28 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Cittadella 17, Bassano, Pavia e Reggiana 15, Alessandria, FeralpiSalò, Pordenone e SudTirol 11, Cremonese 10, Giana Erminio, Lumezzane e Padova 9, Mantova 8, Cuneo e Pro Piacenza 6, Renate 4, AlbinoLeffe 3, Pro Patria 0.

Ore 08.26 – Lega Pro girone A, i risultati della settima giornata: Pordenone-SudTirol 2-1 (De Cenco (Pn) al 28′ pt, Finocchio (Pn) al 41′ pt, Gliozzi (St) al 42′ st e su rigore al 45′ st), Bassano-Alessandria 0-0, Mantova-Lumezzane 2-0 (Ruopolo (Mn) al 17′ st, Momenté (Mn) al 29′ st), Pro Patria-Cuneo 0-3 (Banegas (Cn) al 42′ pt, Garin (Cn) al 7′ st, Cavalli (Cn) su rigore al 14′ st), Renate-Padova 0-0, Cittadella-Giana Erminio 1-0 (Schenetti (Ci) al 36′ pt), Cremonese-AlbinoLeffe 2-0 (Bianchi (Cr) al 8′ pt, Brighenti (Cr) al 45′ st), FeralpiSalò-Reggiana 0-3 (Mogos (Re) al 1′ pt, Bruccini (Re) su rigore al 10′ pt, Arma (Re) al 24′ pt), Pavia-Pro Piacenza 3-0 (Siniscalchi (Pv) al 15′ st, Bellazzini (Pv) al 26′ st, Cesarini (Pv) al 36′ st).

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E’ successo, 18 ottobre: il Padova non va oltre lo 0-0 col Renate a Meda, pesa l’errore dal dischetto di Altinier in pieno recupero.

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