Padova, Petrilli si racconta: “Del Piero, Ibra, l’amico Giovinco, il Biancoscudo e la dedica a papà…”

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(red. – Vi proponiamo la bella intervista realizzata da Matteo Moretto a Nicola Petrilli per GianlucaDiMarzio.com, in cui l’attaccante biancoscudato si racconta a cuore aperto tra passioni, passato juventino e presente/futuro biancoscudato… Buona lettura!)

Scaramantico proprio per niente, “non fa parte di me”. Riconoscenza e stima infinita sì, per chi gli è sempre stato accanto, anche quando si è ritrovato senza squadra, svincolato per 5 mesi. Anche quando dalla B è precipitato prima in C2 e poi in D, a 27 anni compiuti e dopo 150 partite nel professionismo. “Alla mia famiglia devo tutto, dalla mamma alla sorella”. E pensiero che va dritto al papà, suo primo tifoso da lassù: “Qualsiasi obiettivo raggiunto va a lui. E’ mancato quando avevo appena 11 anni”. 

Nicola preferisce agire d’istinto, divertirsi con un pallone tra i piedi e mangiare pasta al salmone, uno dei suoi piatti preferiti: “Ah, come la fa mamma…”. E passeggiare per Padova? Lui precisa: “Non proprio, non amo le grandi camminate su e giù per il centro della città. La mia passione è sempre stata un’altra, la pesca; quando giocavo a Crotone spesso, a fine allenamento, uscivo in barca con gli amici, fino al tramonto”. 

Facebook sì, lo usa abbastanza. “Online” più in campo che su WhatsApp, per fortuna del suo allenatore Parlato. E la foto profilo dice tutto: “Allenati in silenzio, lascia che i risultati parlino per te”. E loro che dicono? “Contro il Mantova è arrivata la mia prima doppietta in carriera da professionista! Non ho mai segnato molto a dire il vero, preferisco sfornare assist a quantità industriale. Il mio record è fermo a 3 reti fatte con la Nocerina”. Allora i risultati non parlano, cantano! L’X Factor tra dribbling, tecnica e velocità, Nicola Petrilli si racconta in esclusiva su Gianlucadimarzio.com. 

Messi o Ronaldo? “Alessandro Del Piero tutta la vita, esempio dentro e fuori dal campo. La sua ultima allo Stadium mi ha emozionato tantissimo. E poi noi ci siamo anche conosciuti, è proprio una persona fantastica…”. Conosciuti, quando? Libro dei ricordi che si apre dolcemente, Petrilli sfoglia la sua carriera: “Ho indossato la maglia bianconera della Juve dai sei ai diciotto anni: prima tutte le giovanili con Giovinco, Lanzafame e Marchisio poi Primavera fino al salto in Prima, almeno due volte a settimana. Mi allenavo con loro, campioni di livello incredibile. Buffon, Del Piero, Ibrahimovic…”. Gli scappa una risata, spontanea. “Che grande Zlatan, sembra un duro ma in realtà è davvero un simpaticone. Uno dei primi giorni arrivai agitatissimo e super emozionato. Lui mi disse: “Piccolino, non ti preoccupare: dai la palla a me”. E riuscì a sdrammatizzare quel momento lì con grande tranquillità!”. L’allenatore di quella corazzata: Fabio Capello. “Un sergente”. Nicola ci racconta: “E’ uno tosto. Non diceva mai nulla e scrutava tutto e tutti da bordo campo, con le braccia conserte. Non sopportava chi si lamentava, soprattutto dopo un fallo subito. Pensa, una volta Fabio Cannavaro entrò ruvido su Lanzafame: Davide (oggi al Perugia) cadde a terra urlando, d’istinto. E Capello lo mandò direttamente a farsi la doccia”. L’amico inseparabile, Sebastian Giovinco: “Ci sentiamo ancora! Mi manda le foto da Toronto, dice che fa un freddo allucinante ma che si trova benissimo. A Torino abitiamo vicini, ci siamo persino visti prima che partisse per il Canada”. 

Tappa successiva, Crotone. “Per 4 stagioni, due in B – uno contro Juventus e Napoli – e due in C. Mi sono trovato bene, soprattutto all’inizio (Petrilli in gol contro il Torino, all’Olimpico, in foto). Crotone è la piazza ideale per la crescita di un giovane perché lì non puoi proprio distrarsi, le tentazioni non esistono: pensi solo alla tua professione, e rendi al meglio. Poi c’è il mare, il calore della gente che ti vuole bene che vive di calcio. Ti accolgono benissimo, offrono di tutto e ti fanno sentire a casa”. E di talenti da quelle parti ne sono passati eccome: “In quegli anni ho giocato con Gabionetta, Legati, Fusco, Morleo… oggi giocano quasi tutti in B”. E poi? “Ho commesso l’errore madornale di non voler rinnovare, che non rifarei mai e poi mai. Il club mi aveva offerto il prolungamento ma io ho preferito dar retta alle parole di alcuni direttori sportivi che mi volevano portare a Siena, Bologna… . Promesse non mantenute. E così sono rimasto senza squadra”. Passo del gambero e risalita tanto ripida quanto complicata, sofferta. “Sono ripartito dalla Nocerina, in C2. Alla fine della stagione abbiamo anche vinto il campionato”.

Qualche problema fisico di troppo (pubalgia) fino all’ultima scommessa… che sta vincendo: “Padova! Certo, scegliere di ripartire dalla D a 27 anni è stato un grosso rischio ma per questa maglia l’ho corso volentieri. Mi è andata bene. Qui mi trovo benissimo, dal club ai tifosi, che forse neanche in B trovi. Ci metterei la firma per restarci non so quanti anni”. E chissà, tornare in B – a suon di gol, magari suoi! – proprio con il biancoscudo sul petto. E papà sempre nel cuore, lassù a fare il tifo per lui.




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