Live 24! Padova-Pordenone 0-0, muro friulano, attacco sterile: la vittoria sfugge ancora

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Ore 22.00 – (Il Piccolo) Alle dieci del mattino il tam-tam dei social avverte: «Lotti si è dimesso». Fino a venerdì sera si era capito che era stanco e provato ma non c’era stato alcun segnale. Per settimane ha fatto da cuscinetto. Ha preso schiaffi a destra e a manca. Avrebbe dovuto fermarsi prima. Ma nella vita succede. Succede poco spesso nell’ambiente calcistico invece che un fatto così capiti nella mattina di una gara. Era successo a Legnago, prima di un match decisivo con l’esonero di Gagliardi. Quella volta era stato Pontrelli a decidere. E Lotti pronto a catapultarsi in auto da Trieste. Questa volta Pontrelli ha subito l’effetto da lui provocato nell’ultimo mese. «Per me è stato un fulmine a ciel sereno» – dice Pontrelli a fine gara. Il bravo Lotti, stimato da tutti anche per la gentilezza e la sensibilità, evidentemente è esploso. E adesso, ammesso che quello della conduzione tecnica sia il problema principale? «Parlerò con lui domani. Lotti non sarà più l’allenatore. Ne troviamo subito un altro» dice il presidente che come noto non si perde d’animo. Nelle ultime settimane, lo sanno tutti, c’è stato più di un contatto con Rossitto. Ma è possibile che in queste condizioni l’ex dell’Unione (che ha vissuto già il delirio Mbock-Mehmeti) dica di sì? Le vie del calcio sono infinite. Senza giocatori, senza certezze per il futuro (con un fallimento che potrebbe stare dietro l’angolo) con un mercato che eventualmente si riaprirà appena tra un mese chi può accettare questa sfida? «I giocatori meritano tutti un applauso per quello che oggi hanno fatto vedere soprattutto con la reazione nella prima parte della ripresa – commenta Pontrelli – ma dalla panchina ho capito che manca loro la condizione atletica. A dicembre si interverrà sul mercato». Le condizioni generali non sono ideali per allenarsi. Anzi. Ma soprattutto non ci sono i giocatori sufficienti per tirare avanti per quattro match. «Ci arrangeremo» dice. E le vicende societarie? «Questa sarà la settimana decisiva per chiudere con il gruppo romano di cui vi ho parlato domenica scorsa. Come ho già detto presto me ne tornerò a Roma». Pontrelli continua a tergiversare ma ormai non può più sfuggire da una realtà che in campo e fuori è ingestibile. Il popolo del “Pontrelli-vattene” sta per raggiungere il suo obiettivo. O no?

Ore 21.40 – (Il Piccolo) «Scusi ma chi allena questa Triestina e perché non c’è l’alabarda sulla maglia?». È una storia lunga, troppo lunga e contorta per spiegarla a un simpatico tifoso dell’Union Ripa, che quarant’anni fa ha fatto il servizio militare in via Cumano. E sarebbe difficile spiegarlo anche a quei trecento tifosi cadorin-veneti di Seren del Grappa che hanno accolto l’Unione come fosse la Triestina. È una storia semplice invece da spiegare quella che si è vista in campo e finita 2-1 per i padroni di casa. L’Unione-fantasy o brancaleone di Pontrelli è arrivata all’appuntamento ai piedi del Grappa dopo le epurazioni (tralasciando il tecnico Masitto e il diesse Pinzin) di undici giocatori (i più esperti) e con il tecnico Lotti rimasto a casa non per cacciata, nè per dimissioni ma perché (così è stato riferito) non ce la fa più sul piano fisico e nervoso a sopportare la pressione di un ambiente allo sbando. Il presidente che, assieme al preparatore dei portieri (ieri mister ufficiale) Roncelli, dirige in campo il riscaldamento e poi si siede in panchina è grottesco e non digeribile per chi ha ancora la Triestina nel cuore. Sono rimasti in 14, più il figlio del presidente che non gioca da una vita per problemi fisici e gli juniores Del Bello e Rovtar che forse avrebbero meritato un battesimo in panca più serio. Ma questa volta, a differenza del match del Rocco contro il Montebelluna, i giocatori hanno avuto la forza e la dignità di affrancarsi da quel ruolo di armata Brancaleone che la società ha costruito soprattutto nell’ultimo mese. Perché ieri sul prato di Rasai i protagonisti dell’Unione fantasy (o da fantascienza) hanno dato tutto e anzi avrebbero meritato almeno il pareggio. Cambia poco, ma quelli in campo, hanno evitato di fare una figuraccia. Senza la posizione troppo avanzata di Di Piero sul primo gol, e un’ottima parata di Salsano su punizione velenosa di Baggio, il rirultato sarebbe stato diverso. Perché La Fenadora, contro uno schieramento difensivo-fantasy (con il centrocampista Di Dionisio a fare da centrale), ha fatto due tiri in porta e due gol. E l’Unione nella ripresa, oltre alla rete di Proia, ha per mezz’ora messo pressione ai padroni di casa nella loro area. Poco importa nella situazione attuale dell’Unione. Però certi valori dei ragazzi pur sballottati si sono visti. E va reso loro merito. Più fantasy l’avvio di partita con Spadari a fare da laterale sinistro, solo due punte senza profondità davanti (Baggio e Santoni), Proia defilato a centrocampo e Migliorini centrale. Impossibile giocare così. E infatti il gol arriva al 23’ con una conclusione a scendere di Caridi dai 20 metri che supera un Di Piero abbastanza colpevole. Nella ripresa il tecnico ombra (Roncelli) e quello vero (Pontrelli) cambiano le carte in tavola con Spadari a centrocampo, quattro in difesa e soprattutto una punta più verticalizzante come Giordani. Numeri di Andjelkovic gigante della difesa e di Baggio che fa vedere di essere un giocatore vero (e finora ha giocato pochissimo). Su una sua giocata arriva al 7’ il pari di Proia, altro ragazzo che coniuga capacità tecniche al carattere. Ma l’Unione non regge più di mezz’ora il ritmo e al 23’ arriva un gol un po’ balordo (Di Piero ci mette qualcosina di suo) grazie al baby Savi. Match praticamente chiuso. Entra Pontrelli Junior. Non gioca da una vita, non si allena per problemi fisici, è arrivato da Roma giovedì. L’ingresso in campo al posto di Di Dionisio non comporta nulla nè nel bene, nè nel male (ultima e unica sostituzione possibile). «Ho voluto dare un’iniezione di fiducia al ragazzo» ha detto Pontrelli alla fine della partita. Come papà si può capire ma è la fotografia di questo scorcio di storia alabardata che sta per arrivare all’epilogo. Troppa improvvisazione da parte di tutti (Pontrelli in primis), prima ancora delle pur evidenti difficoltà finanziarie. Un plauso ai ragazzi che ieri hanno lottato contro tutto e tutti, sul resto meglio stendere un velo pietoso. Con il Montebelluna l’Unione 3.0 (da fantascienza in negativo) era arrivata al capolinea. Ieri il pullman (e non quello che ha portato i giocatori a Seren) ha strisciato il guard-rail. C’è da cambiare molto e in fretta. Ammesso che ci sia ancora tempo.

Ore 21.20 – (Corriere delle Alpi) Il Belluno crea tantissimo e porta a casa una vittoria meritata. Al triplice fischio i ragazzi allenati da Vecchiato mettono così in tasca tre punti importanti dominando per tutti i 90’ la Sacilese e segnando quattro gol. L’unico neo della partita sono stati i due gol subiti nel primo tempo, il secondo dei quali assolutamente evitabile. «I ragazzi hanno veramente creato tanto in questa partita», commenta l’allenatore Roberto Vecchiato, « è stata una gara emozionante e il Belluno ha fatto vedere cose davvero egregie. Peccato aver subito quei due gol nel primo tempo. La prima rete è stata bella, ma forse potevamo uscire prima sul tiratore: la responsabilità è di tutti. Il secondo gol è stato invece un nostro regalo, l’azione è partita da rimessa laterale, non mi era mai capitato di prendere un gol del genere. La sfera è rimasta là in area e un nostro giocatore è anche scivolato. A parte questi due tiri, però, la Sacilese non ha più concluso verso la nostra porta. I due gol danno ovviamente fastidio. Il Belluno però ha lottato tanto e alla fine ha meritato di vincere questa partita. La Sacilese? Abbiamo dimostrato di stare meglio noi tenendo sempre in mano il pallino del gioco». Si vince e si segna anche senza Corbanese. Sembra incredibile, ma il Belluno ha centrato tre vittorie consecutive senza il proprio bomber, fermo ai box per un problema muscolare. La speranza però è di poter vedere il “Cobra” in campo mercoledì nel turno infrasettimanale contro il Monfalcone. La sua presenza in attacco rimane fondamentale per la squadra. «Senza di lui siamo costretti a giocare in maniera diversa», continua Vecchiato, «il merito di questa vittoria va al gruppo che sta bene ed è stato capace di creare tanto. Le tre vittoria una svolta? Non so dirlo, ogni domenica è un banco di prova diverso, quindi è difficile sbilanciarsi. In questo momento preferisco pensare solo a mercoledì. Recupero gli squalificati Duravia e Bertagno e valuterò le condizioni di Corbanese e quelle di Farinazzo. Pellicanò? Ha iniziato a correre da poco e potrebbe tornare in gruppo tra una settimana; e magari tra quindici giorni si potrebbe rivedere il campo».

Ore 21.00 – (Corriere delle Alpi) Il tris è servito. Il Belluno infila a spese della Sacilese la terza vittoria consecutiva tra campionato e Coppa. I ragazzi di Vecchiato sono andati in vantaggio dopo due minuti con il gol di Miniati su punizione ma sono stati raggiunti poco dopo dal gran gol di Rigutto. La rete di testa di Yari Masoch alla mezzora ha portato ancora in avanti i gialloblù, che però si sono fatti beffare poco dopo dal gol di Guizzo (ma in questo caso la rete è stata un regalo del Belluno che si è fatto infilare su rimessa laterale). Nel secondo tempo i padroni di casa non hanno più rischiato nulla e hanno chiuso i conti con la rete di Farinazzo e quella su rigore di Acampora. Vecchiato deve fare i conti con numerose assenze. Per squalifica rimangono in tribuna Duravia e Bertagno; stessa sorte per Pellicanò e Solagna che non sono arruolabili per infortunio. Capitan Corbanese si accomoda in panchina per il problema all’adduttore che si porta dietro dal match contro la Triestina. In porta gioca Brino, in difesa la linea a quattro è formata da Pescosta e Mosca sulle fasce, mentre al centro ci sono Sommacal e Calcagnotto. Davanti alla difesa giocano Masoch e Mike Miniati, davanti guida l’attacco Acampora supportato dal tridente formato da Farinazzo, Marta Bettina e D’Incà. La partita si mette subito molto bene per il Belluno che, al 2’ va in vantaggio con la punizione dalla distanza di Mike Miniati: la palla rimbalza a terra davanti al portiere ospite e si insacca sul secondo palo. In questo frangente però non è esente da colpe il numero uno biancorosso Andretta. La gioia dei padroni di casa però dura poco, perché Rigutto con un gran tiro dal limite dell’area beffa Brino sul secondo palo e pareggia i conti. Il Belluno continua a spingere e al 28’ trova di nuovo il meritato vantaggio con l’altro mediano, Yari Masoch, che raccoglie il calcio d’angolo battuto di Miniati e di testa insacca il 2-1. Bello ed efficace lo schema su calcio d’angolo che, al secondo tentativo, porta al gol vincente i gialloblù. Il 2-1 del Belluno però dura ancora una volta poco, perché al 35’ i gialloblù si fanno infilare in maniera piuttosto ingenua da rimessa laterale. La palla arriva sui piedi di Guizzo che da centro area è libero di stoppare e sparare di potenza sotto la traversa. Grave in questo caso l’errore della difesa del Belluno, che prima perde il contrasto aereo e poi lascia libero di tirare l’attaccante della Sacilese. Nel finale di tempo Mosca sfiora nuovamente il vantaggio con una bella sgroppata sulla sinistra, coronata da un sombrero su un avversario e da un tiro di controbalzo che finisce però alto di pochissimo. Si va al riposo sul 2-2. Il secondo tempo riparte all’insegna del Belluno, con Mosca che sulla sinistra fa quello che vuole: ma il suo tiro si stampa sul palo esterno. Davanti i gialloblù però sanno come far male alla Sacilese, e al 10’ st si portano ancora una volta in vantaggio con Farinazzo. L’esterno offensivo del Belluno, dopo un primo tempo piuttosto anonimo, si riscatta con una bella accelerata sulla sinistra che termina con un tiro potente e preciso sotto la traversa che non lascia scampo ad Andretta. Al 36’ Mosca segna con una grande punizione il poker per il Belluno, ma l’arbitro annulla perchè il terzino avrebbe dovuto calciare di seconda. Al 44’ ci pensa comunque Acampora a chiudere i conti grazie al rigore guadagnato da Pescosta.

Ore 20.40 – (Gazzetta di Reggio) La marcia di avvicinamento al posticipo Reggiana-Cuneo (fischio d’inizio domani sera alle ore 20 al Città del Tricolore, in diretta su RaiSport)è caratterizzato per Bruccini e compagni soprattutto dalle incognite sulla linea difensiva. Anche ieri il tecnico granata ha lungamente provato nel reparto arretrato sia la soluzione a tre che quella a quattro ma molto dipenderà dalla disponibilità o meno di Alessandro Spanò. Il giovane centrale difensivo, uscito malconcio nell’allenamento di venerdì, ieri era presente ai campi ed ha seguito da vicino la lezione tattica di Alberto Colombo ma ha lavorato solo in modo differenziato; comunque si tratta solo di preservarlo in questi giorni per la partita di lunedì alla quale, restando così le cose, dovrebbe partecipare. L’ipotesi difesa a quattro, con Parola e De Biasi centrali, rimane l’alternativa per sopperire ad un eventuale forfait di Spanò. A proposito di Parola e dell’infallibile mira della jella: per l’esperto giocatore pisano ci sono stati momenti di paura, per un pestone al piede destro ricevuto in uno scontro di gioco durante la partitella finale, ma lo spray magico del fisioterapista Remigio Del Sole lo ha prontamente rimesso in piedi: sarebbe stata la clamorosa beffa in una settimana in cui il reparto difensivo ha già visto Minel Sabotic dover ricorrere ad un intervento chirurgico (menisco) e Spanò arrancare sempre per un problema al ginocchio. Sabotic ha fatto visita ai compagni, con tanto di stampelle e confermato che i tempi di recupero si aggireranno sulle tre settimane. Ha lavorato in disparte Nolè, solo palestra per Meleleo e Danza che lo staff medico spera di recuperare per la partita di Coppa del 18 con la Spal. Difesa a parte non ci saranno altre novità nel resto dell’organico col ritorno in campo dal primo minuto di Luca Giannone, largo sulla destra o alle spalle di Rachid Arma a seconda del modulo che verrà adottato. Stamattina alle 11 la rifinitura in via Agosti. LE ALTRE. Intanto le principali avversarie sembrano aspettare la Reggiana: ieri hanno pareggiato Cittadella e Pavia, mentre il Bassano ha ceduto in casa (0-1) al Mantova. Battere il Cuneo significherebbe tornare al comando solitario.

Ore 20.20 – (La Provincia Pavese) A Luca Ghiringhelli per poco non è riuscito di ripetere il gol vittoria dello scorso anno col Renate: «Nei primi venti minuti abbiamo faticato, anche per il campo non bello e loro che erano molto chiusi e aggressivi – dice l’esterno destro del Pavia nel dopo gara – invece abbiamo fatto un buon secondo tempo, almeno come atteggiamento, e forse avremmo meritato più noi. Purtroppo non siamo riusciti a sbloccarla per qualche episodio, tra l’occasione mia e i due gol annullati a Cesarini. Io ho dovuto affrettare il tiro perché avevo due avversari vicini». Michele Marcolini non può essere soddisfatto di prestazione e risultato, ma cerca di cogliere gli aspetti positivi: «E’ stato un primo tempo di sofferenza – esordisce – loro mantenuto ritmi molto alti e facevano molta densità, difendendo spesso in sette o otto e lanciando lungo agli attaccanti. Ci hanno messo in difficoltà soprattutto all’inizio, ma è chiaro che bisogna fare una partenza migliore di quella di oggi e avere voglia di ribattere colpo su colpo. Nella ripresa ho cercato di cambiare, dando più profondità alla squadra con Anastasia. E’ andata meglio e le occasioni da gol le abbiano avute noi, mentre Facchin è rimasto quasi inoperoso. E’ stato un secondo tempo in crescendo ma non si può essere contenti fino in fondo». Non è la prima volta che il Pavia trova difficoltà del genere: «Patiamo un po’ le squadre che cercano meno la manovra e più la foga, che giocano molto in verticale e sulle seconde palle. Dobbiamo migliorare in questo, riconquistavamo palla ma poi la perdevamo subito». Solo un cambio nella ripresa: «La squadra non ha mai sofferto, mantenendo sempre alta la pressione. Ho schierato Bellazzini trequartista per aumentare la pressione sulle loro ripartenze, ma il Renate è stato bravo a mantenere i ritmi alti». Diversa la chiave di lettura di Simone Boldini, mister del Renate: «Per un’ora e un quarto siamo stati anche superiori a una squadra come il Pavia non c’entra nulla con questo campionato, poi siamo calati. Gli azzurri comunque lotteranno con il Cittadella per la vittori finale».

Ore 20.00 – (La Provincia Pavese) Non era quello di una settimana fa, che aveva convinto contro il Padova. E’ stato invece un Pavia sbiadito, che ha provato a spingere solo nell’ultima parte di gara, ma con scarsi risultati a parte una grande occasione capitata sui piedi di Ghiringhelli. Ne viene fuori uno 0-0 che rispecchia fedelmente quello che si è visto in campo, e cioè ben poco. Marcolini cambia ancora posizione a Bellazzini, stavolta affiancandolo a Cesarini come trequartista alle spalle di Ferretti. L’effetto però è che il Pavia, schierato con il 3-4-2-1, si trova in inferiorità numerica a centrocampo e tenta di saltare il nutritissimo pacchetto avversario con lanci lunghi – con Siniscalchi spesso nell’imprevisto ruolo di play arretrato – alla ricerca delle tre bocche di fuoco. Operazione non semplice, di fronte a un Renate attento a chiudere gli spazi e cercare subito le sue due punte. Solo quando la palla arriva a Ferretti il trio d’attacco azzurro (ieri ancora in maglia rossa) riesce a imbastire qualcosa di buono e a dare l’impressione di poter fare male in attacco. Solo l’impressione però, perché in tutto il primo tempo di occasioni per il Pavia non ce ne sono. Ne ha invece un Renate più brillante ed efficace, soprattutto al 10’ quando potrebbe sbloccare la gara: punizione dalla destra che Ekuban spizza costringendo Facchin a un allungo complicato, sulla respinta c’è Malgrati che scheggia la traversa. Tra il 26’ e il 28’ la squadra di Boldini porta altri pericoli nell’area azzurra, e al 43’ su un inserimento di Di Gennaro ai danni di Cesarini (forse falloso) una palla vagante rischia di diventare un assist perfetto per Ekuban, contrato al momento di concludere. Si chiude il tempo con ben cinque ammoniti, tre del Pavia e due del Renate, francamente troppi . Bisogna cambiare e Marcolini lo fa al 12’ della ripresa mettendo Anastasia per Bellazzini, con l’intento di dare più verve all’attacco (pericoloso solo al 5’ con una fuga di Cesarini per Ferretti, anticipato), e sfruttare la velocità del baby azzurro. Ma a doversi preoccupare subito dopo è il Pavia, prima con Facchin costretto a uscire su Valotti e poi su un diagonale per la verità più che abbondante di Ekuban. La gara comunque continua ad avere modesti contenuti tecnici, si gioca a fiammate e soprattutto cercando il lancio in verticale, spesso fuori misura. Una smanacciata di Facchin al 21’ arriva a Napoli, che da ottima posizione manda fuori la girata. Poi al 34’ Ghiringhelli va a un passo dal bissare il gol (vittoria) dello scorso anno: spinge in porta sulla torre di Ferretti, ma Castelli in qualche modo si salva. Il Renate cala e il Pavia tenta il forcing: per due volte l’assistente chiama il fuorigioco appena prima che gli azzurri con Cesarini mettano la palla in rete. Assalto vano: sfuma l’occasione di scavalcare il Cittadella.

Ore 19.40 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata dopo le partite odierne: Cittadella 21, Pavia 20, Reggiana 19, Bassano 18, Alessandria 17, Cremonese 16, FeralpiSalò, Pordenone e SudTirol 15, Giana Erminio, Lumezzane e Padova 13, Mantova 11, Cuneo e Pro Piacenza 10, Renate 8, AlbinoLeffe 7, Pro Patria 0.

Ore 19.30 – Fischio finale: AlbinoLeffe-FeralpiSalò 1-5.

Ore 19.20 – (Gazzetta di Mantova) La seconda sconfitta consecutiva, prima interna per il Bassano che veniva dalla batosta di Pordenone, é piuttosto pesante in casa veneta ed il tecnico gialorosso Stefano Sottili si fa attendere oltre mezz’ora prima di presentarsi in sala stampa. Quando arriva prova ad analizzare allo stesso tempo la prestazione della sua squadra è quella dei biancorossi: «Dal punto di vista generale – attacca – mi aspettavo una reazione diversa da parte dei miei ragazzi alla sconfitta di Pordenone. Sotto il profilo dell’impegno non ho nulla da imputare alla mia squadra, di sicuro però so che a livello qualitativo possiamo fare molto meglio. Contro il Mantova abbiamo cercato la conclusione soprattutto dalla distanza ed in tutta onestà non gli abbiamo creato grossi pericoli. Ecco perché, in definitiva, possiamo dire che il Mantova non ha rubato nulla: poteva finire anche in parità ma gli ospiti hanno sfruttato la loro occasione ed hanno vinto con merito». E rispetto alla squadra di Javorcic mister Sottili prosegue: «Non li avevo visti così male nemmeno contro la Giana Erminio – conclude – solo che contro di noi hanno attuato molto meglio la fase difensiva. Ci hanno chiuso bene gli spazi e si sono creati i presupposti per le ripartenze. Alla resa dei conti hanno costruito solo un paio di occasioni: una l’hanno sprecata e l’altra invece sono stati bravi a sfruttarla». Delusione anche da parte del centrocampista veneto Mattia Proietti: « Una partita sostanzialmente equilibrata nella seconda frazione. Noi non siamo stati capaci di costruire azioni pericolose mentre il Mantova in contropiede ha saputo creare le condizioni per riuscire a scardinarci e a conquistare una vittoria di grande importanza. Del resto era chiaro che non s’è ancora visto il valore della squadra che oggi ci ha battuto».

Ore 19.00 – (Gazzetta di Mantova) Gara senza sussulti, successo goduto senza eccessi. Dal clan biancorosso e dal suo presidente Sandro Musso, insaccato per quasi tutti i 90 minuti nella poltroncina della tribuna centrale a fianco di Bruno Bompieri e di Sergio Fincatti. Quest’ultimo a masticare un chewing gum dietro l’altro, l’ex patron a consumare il solito carico di sigarette e il numero uno dell’Acm a disimpegnarsi con i sigari, almeno sino ai minuti di recupero, quando dalle sue labbra spunta una sigaretta. La sofferenza c’è ed è composta: sono gli occhiali sulla fronte a muoversi costantemente testimoniando un nervosismo interiore mascherato per quel che si può. Il fitto conciliabolo all’intervallo è con Bompieri, che poi si attarda a riprendere la posizione ad inizio ripresa. Ma quando Gonzi fallisce un gol che pareva fatto il buon Bruno è già al suo posto, incredulo, mentre Musso sussulta: «Ma come ha fatto a sbagliarlo?». Ancora una manciata di minuti e questa volta Gonzi non perdona, sul prezioso assist di Zammarini. Bompieri esulta a braccia alzate, Musso scaramanticamente conserva l’aplomb e non fa una piega, pur tradendo un mezzo sorriso. I minuti scorrono, le chiacchiere tra i due s’infittiscono, con Fincatti piuttosto defilato. Al fischio finale, con la certezza dei tre punti in tasca, i primi della stagione in corso ottenuti lontano dal Martelli, Musso e Bompieri si danno la mano con fierezza, scambiandosi un abbraccio. Poi lasciano immediatamente la tribuna con passo spedito e senza concedere dichiarazioni, mentre anche l’imprenditore locale Renzo Rosso, che la scorsa estate aveva tuonato contro i vertici del calcio italiano per la questione dei ripescaggi, abbandona a capo chino la sua poltroncina nella tribuna del Mercante. Concentrati e grintosi i biancorossi in campo, non meno determinati i 65 tifosi che hanno sostenuto l’Acm durante l’intero incontro. Dapprima invitando i giocatori ad un cambio di rotta e a mostrare gli attributi, infine ripagando i propri beniamini con il coro “vi vogliamo così”. Ed è così che, in assenza di dichiarazioni ufficiali, è legittimo credere che i vertici dirigenziali dell’Acm sognassero di chiudere una settimana difficile, caratterizzata dalla necessità di recuperare gioco e risultato. Ora che l’emorragia di sconfitte è stata fermata non resta che proseguire su questa strada. Ritrovando nel frattempo anche il sorriso. E magari anche la voglia di parlare, che nel calcio certo non fa mai male.

Ore 18.40 – (Gazzetta di Mantova) Ha il sorriso stampato sul viso, ma non si scompone di un millimetro. Mister Ivan Javorcic ha trovato la sua prima vittoria come tecnico del Mantova. Lo ha fatto in un campo ostico per i biancorossi: solo sconfitte per l’Acm al Mercante negli ultimi anni. Bisogna dirlo a bassa voce, ma forse una mezza svolta è arrivata: «Sono molto contento, i ragazzi vanno elogiati per quanto fatto in campo – afferma il mister – soprattutto perché abbiamo avuto tanta sfortuna con Momentè e Puccio infortunati, con Caridi che dopo poco è dovuto uscire e con tanti giocatori non ancora al meglio. È uscito il carattere, l’attenzione e il grande attaccamento alla maglia che tutto il gruppo ha». A chi chiede al tecnico croato un commento sui singoli arriva una secca risposta: «Mi è piaciuto l’atteggiamento di tutti, nessuno escluso – commenta Javorcic – il merito di questo successo è tutto loro. Va riconosciuto il valore umano e tecnico di questi giocatori. Contro il Bassano c’è stato cuore, generosità ma anche idee di gioco. Con un gruppo così compatto anche i più giovani riescono ad esaltarsi». Il riferimento è ovviamente a Gonzi e Zammarini che di fatto hanno deciso il match con quell’azione fulminea a metà ripresa. Il Mantova torna a vincere e stavolta sa di liberazione: «Sono solo 90 minuti di campionato, adesso tocca pensare alla prossima gara. Sono soddisfatto perché la settimana è stata positiva, abbiamo lavorato bene. Avevo buone sensazioni alla vigilia e sono contento che la squadra sia riuscita ad esprimersi come sa. Non dimentichiamoci che abbiamo giocato in casa di un Bassano che ha ottime individualità e una squadra che in casa ha sempre fatto bene». Proprio per questo motivo il fatto di aver rischiato poco o nulla non fa che impreziosire il colpaccio del Mercante: «Era una prova importante per reggere l’urto – conferma Javorcic – e inoltre era difficile perché quando dopo pochi minuti ti viene a mancare un riferimento come Caridi tutto rischia di complicarsi. Mi ripeto: va dato merito a questi ragazzi che in un momento complicato hanno tirato fuori l’anima. Io sto iniziando a conoscerli: c’è ancora del lavoro da fare e non abbiamo risolto nulla, ma la strada è quella giusta. Quello che ho visto stasera (ieri per chi legge, ndr) è tanta roba». La speranza è che la “tanta roba” vista a Bassano non sia solo un lampo nella stagione biancorossa, ma la luce della ripresa.

Ore 18.20 – (Gazzetta di Mantova) Il Mantova risorge dalle ceneri e piazza il colpaccio a Bassano, sul campo di una delle favorite del campionato. Il successo firmato Gonzi arriva al termine di un match in cui i biancorossi giocano con cuore e grinta, ma soprattutto per la prima volta da squadra vera. Tatticamente organizzata e compatta in ogni fase dell’incontro. Al “Mercante” si comincia con le due squadre schierate secondo i moduli annunciati. Javorcic propone i biancorossi in versione “albero di Natale” con il 4-3-2-1. Le novità sono i rientri di Carini in difesa e capitan Caridi in attacco, ai quali cedono la maglia Gavazzi e Zammarini. Sottili risponde con il collaudato 4-2-3-1, che propone come terminale offensivo l’ex di turno Pietribiasi. I padroni di casa partono a razzo e dopo appena venti secondi vanno al tiro con Pietribiasi, per fortuna contrato in area dalla difesa biancorossa. Il Bassano spinge soprattutto a destra, con un Falzerano in grande spolvero che costringe agli straordinari Scrosta. Passata la sfuriata dei primi dieci minuti, comunque, il Mantova dimostra di esserci in pieno. Finalmente in campo si vede una squadra organizzata, che difende compatta, pressando collettivamente quando è possibile e che riparte bene negli spazi, cercando affondi centrali con Caridi e Gonzi e trovando spazio a destra con gli inserimenti di Scalise e Di Santantonio. La gara è bella, aperta e con continui capovolgimenti di fronte. Il Mantova va al tiro con Caridi e Gonzi ma le occasioni migliori le ha il Bassano con Pietribiasi prima (21’) e Iocolano poi (27’). Nelle circostanze, però, Bonato si conferma numero 1 di buona affidabilità e salva la baracca. Nell’azione successiva si fa male Caridi (sospetto stiramento) e Javorcic butta dentro Zammarini, che si fa subito apprezzare per un paio di buone giocate. Il finale di tempo è caratterizzato da tre ficcanti contropiede di Gonzi, che va al tiro e trova il portiere Rossi pronto a rispondere. All’intervallo si va dunque sullo 0-0 e con la certezza di aver visto in campo un Mantova tosto e credibile, pronto a soffrire di fronte alle incursioni di un Bassano d’alta classifica ma neppure lontano parente della squadra lenta, smarrita e tatticamente allo sbando della prima parte del torneo. Nella ripresa ancora una volta il Bassano parte forte e al 4’ Bonato è provvidenziale su Candido. Ma il copione si ripete e, passata la sfuriata, è il Mantova a venir fuori e a farsi preferire nel palleggio. E non solo, perché Gonzi fallisce una clamorosa occasione a tu per tu con Rossi e poco dopo Ruopolo non riesce a concretizzare un magistrale contropiede di Zammarini. Il Bassano è in difficoltà e mister Sottili corre ai ripari inserendo Voltan e Germinale al posto di Falzerano e Pietribiasi. Javorcic invece butta dentro Foglio per Di Santantonio. È il momento clou del match e il Mantova piazza la zampata vincente sull’asse Zammarini-Gonzi, con il biondo folletto che stavolta (25’) non sbaglia di fronte a Rossi. Sottili butta dentro anche Fabbro per Candido ma ormai la frittata è fatta. Il Mantova controlla bene e nel finale, per contrastare l’assalto avversario, Javorcic passa al 5-4-1 con Sereni al posto di Gonzi. I biancorossi non rischiano nulla e tornano a festeggiare con i tifosi tre punti d’oro.

Ore 18.00 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Rimettersi in moto dopo uno 0-3 non è semplice. E lo si capisce vedendo come il Bassano abbia difficoltà a fare anche le cose più semplici con il Mantova. L’impasse dura qualche minuto, poi il meccanismo inceppato si rimette in moto lentamente. Si riparte dalle cose semplici, per poi piano piano tentare le giocate che hanno portato in alto la squadra. Ma non basta: Gonzi colpisce, al Mercante esce l’1-0 e per i giallorossi è notte fonda. E dire che col Mantova di questi tempi, non dovrebbe essere difficile proporsi a livelli quantomeno discreti, ma i valori tecnici a disposizione di Javorcic ci sono. E prima o dopo dovranno per forza di cose emergere. Sul taccuino del primo tempo: tap-in di Pietribiasi sventato in angolo da Bonato su cross di Stevanin (20’), infortunio per Caridi (28’), ingresso sulla scena di Zammarini, tiro cross di Iocolano smanacciato in angolo da Bonato, serie di percussioni sulla sinistra dello scacchiere giallorosso. Stop. Per il resto tanta paura (nel Mantova) e tanta confusione (nel Bassano). Il tutto produce uno spettacolo tutt’altro che irresistibile al Mercante, che prosegue pure nella ripresa. Poi, quasi all’improvviso, al 25’ ecco arrivare il vantaggio del Mantova: Zammarini appoggia per Gonzi, che si inserisce e salta con un lob perfetto Rossi in uscita. Nell’occasione completamente sorpresa la coppia centrale Barison-Bizzotto, ma anche il centrocampo non fa filtro e apre una voragine in cui il Mantova è pronto a infilarsi. Lo svantaggio non scuote il Bassano che, anzi, si arrocca ancor più nei propri difetti. Javorcic toglie l’autore del gol e inserisce Sereni per un un finale di contenimento, Sottili sgancia Voltan, Germinale e Fabbro, ma solo quest’ultimo produce qualche movimento visibile in superficie. Per il Bassano è crisi. E quell’1-0 faticosissimo con la Pro Patria era il primo campanello d’allarme da ascoltare con attenzione, senza farsi ingannare dal risultato positivo.

Ore 17.40 – Daniel Niccolini (difensore Padova): “Sono contento per la mia prestazione e per aver dato una mano alla squadra. Abbiamo giocato bene, ci é mancato il gol, ma arriveranno. La società ci ha chiesto una prestazione importante e l’atteggiamento è stato giusto. Ci manca un rigore credo netto, sulla palla salvata sulla linea credo non fosse entrata tutta. Non pensavo di arruvarci, ma adesso pensiamo a Cremona”

Ore 17.30 – Daniele Corti (centrocampista Padova): “Venivamo da una brutta sconfitta a Pavia, siamo stati bravi a ricompattarci dopo quello che è successo. Ci sono stati molti passi in avanti, soprattutto nel primo tempo abbiamo giocato molto bene. Il Pordenone è un’ottima squadra, non era facile venire fuori da questa situazione, ma noi ci siamo riusciti bene. Gli episodi? Del rigore non parlo, dal campo sembrava netto, ma sbagliano gli arbitri e sbagliamo anche noi. Il gol non gol non saprei, dalla mia posizione era difficile capire”

Ore 17.20 – Sala stampa, Parlato, allenatore Padova: “Cosa è mancato? Oggi volevamo un po’ tutto, una squadra più libera con la testa e che facesse gioco e finalizzasse, il fatto di aver mancato nella fase realizzativa e di spaccare la partita può essere un motivo. Dobbiamo tenerci stretto questo punto, contro un’ottima squadra. Nel complesso abbiamo fatto una partita di grande abnegazione  spirito di umiltà. Poi un po’ di imprecisione e la bravura di Tomei hanno fatto il resto. Recriminazioni sui rigori? Preferisco non entrare nella questione, se no staremmo qua a parlare fino a stanotte. Preferisco non giudicare l’operato dell’arbitro, perché tanto alla fine non conta niente e non si può rifare la partita. Il Padova diverso in casa? I ragazzi l’impegno ce lo mettono sempre. La categoria non ti permette di lasciare niente al caso. Oggi finché non hanno cambiato modulo, noi potevamo finalizzare molto di più. Abbiamo tenuto il campo, devo essere contento, tenendomi stretto il risultato anche se la fase realizzativa lascia un po’ l’amaro in bocca. Dobbiamo usare questo atteggiamento sempre, anche fuori casa. Petrilli? Ho scelto Altinier e Aperi per come si era messa la partita, cambiando giocatori che avevano lo stesso ruolo. La posizione di Bearzotti? Doveva tamponare costantemente Pederzoli, fino a quando la stanchezza non l’ha portato a un cambio. Lui deve migliorare molto sulla fase finalizzativa. E’ uscito uno 0-0, tenendocelo stretto, consapevoli che bisogna fare di più per vincere. Ramadani? Si è espresso molto bene e ha fatto in modo di portare il suo contributo alla squadra. Voglio dedicare questa partita a Simone, la prossima volta faremo di tutto per regalartene tre”.

Ore 17.10 – Sala stampa, Tedino, allenatore Pordenone: “Il Padova ha fatto un’ottima partita, noi abbiamo avuto un atteggiamento scadente, con un brutto impatto alla partita. Nel secondo tempo noi abbiamo cambiato atteggiamento, loro sono stati meno pressanti e qualcosa abbiamo costruito. Loro ci hanno fatto male sul piano del pareggio, soffrendo per la prima mezzora. Oggi eravamo spenti, sopratutto con alcuni giocatori che hanno fatto bene di recente. Abbiamo pagato caro le troppe verticalizzazioni. Nella ripresa abbiamo fatto meglio e questo è un punto guadagnato. In settimana abbiamo avuto tante defezioni e difficoltà, ma c’è stata voglia di restare in piedi, quindi prendiamo le cose positive. Non è che si possa venire a Padova e pensare di vincere così”.

Ore 16.50 – FISCHIO FINALE ALL’EUGANEO: PADOVA- PORDENONE 0-0.

Ore 16.40 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Pasquale Marino è ovviamente soddisfatto, sia per il risultato che per la prestazione dei suoi. «Sono contento perché abbiamo vinto e convinto – spiega il tecnico del Vicenza – e anche perché il non vincere in casa era diventato un po’ un problema. La squadra ha giocato riuscendo a mettere in pratica tutto quello che proviamo in allenamento in settimana, ha dato una prova di maturità. Non abbiamo mai sofferto, andando a segno con due belle reti nel primo quarto d’ora, cosa che ci ha consentito di gestire il match prima del rigore di Vita». La scelta di schierare l’ex monzese nel tridente offensivo è stata azzeccata. «Parlare dei singoli sarebbe ingeneroso – sottolinea il tecnico – abbiamo giocato bene di squadra, questo è stato possibile perché tutti hanno interpretato al meglio il loro ruolo. Sono contento anche per la gestione della ripresa quando eravamo già in vantaggio 3-0, abbiamo tenuto il controllo del match andando a sfiorare più volte il quarto gol». Felice anche Alessio Vita che su rigore ha segnato il terzo gol del Vicenza. «Sono molto contento, tutti abbiamo disputato una buona gara e abbiamo meritato la vittoria — dice — sono felice di aver segnato il primo gol con la maglia del Vicenza. Ho battuto il rigore senza problemi, del resto a Monza ne ho battuti tanti e ho sempre segnato. E’ andata bene anche dal punto di vita atletico, ho superato gli infortuni di inizio stagione che mi hanno frenato».

Ore 16.20 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) E alla fine la vittoria arrivò. Alla sesta gara disputata davanti al proprio pubblico, i biancorossi finalmente riescono ad uscire vittoriosi dal Menti. Tre punti importantissimi per la classifica, per il morale e per sfatare quello che rischiava di diventare un incubo. Vittoria limpida, al termine di una partita in cui il Vicenza ha dominato in lungo e in largo, concedendo pochissimo ad un avversario giunto alla quinta sconfitta di fila e che onestamente poco poteva sperare dal cambio di allenatore giunto in settimana. Avversario troppo debole? Quando si vince pare sempre tutto facile ma il merito del Vicenza è stato quello di iniziare fin dal primo minuto con la giusta mentalità e con la determinazione di chi vuole a tutti i costi la vittoria. Continua l’emergenza infortuni in casa biancorossa: ai soliti lungodegenti (Brighenti, Manfredini e Pozzi, quest’ultimo purtroppo ancora un autentico oggetto misterioso), e ai già noti Gagliardini, Pazienza e Galano, da ultimo si è aggiunto pure il giovane Pinato che però, anche se non al meglio, almeno e’ in panchina. Poco importa, ormai Marino e la squadra ci hanno fatto l’abitudine. Difesa confermata, con Sampirisi che ad oggi è il partner ideale di Mantovani, sulle corsie esterne Laverone e D’Elia. Tutti confermati anche in mezzo al campo, con Urso nel ruolo di regista e Sbrissa e Cinelli ai lati. L’unico cambio, obbligato per l’infortunio di Galano, in avanti con Marino che preferisce Vita a Gatto: scelta azzeccata visto che l’ex Monza risulterà essere il migliore in campo. Solo sette minuti per il vantaggio: azione sulla corsia di destra, Vita lancia Laverone in sovrapposizione, cross sul primo palo per l’accorrente Cinelli che gira di prima intenzione alle spalle di Lanni. Azione scolastica, peraltro ben eseguita, che la dice tutta sulle difficoltà dell’avversario. L’Ascoli replica al 14’ con un calcio di punizione di Grassi che si stampa sull’incrocio di pali; un minuto più tardi Mantovani anticipa all’ultimo istante Berrettoni pronto a calciare a rete da ottima posizione. La gara dell’Ascoli è tutta qui. Al 17’ il raddoppio dei biancorossi; azione ancora sulla destra, cross di Laverone per lo stacco imperioso di Raicevic che di testa insacca. Un paio di occasioni per il tris fallite da D’Elia, clamorosa la seconda, che si trova a calciare con quello che non è il suo piede. Al 43’ il tris: azione di Vita che va a conquistarsi palla con caparbietà, Antonini lo stende e l’arbitro, a due passi, non può che concedere il penalty. Dal dischetto lo stesso Vita, che trasforma in tutta sicurezza: 3-0 e sono passati solo 43 minuti di gioco, «pratica» Ascoli di fatto archiviata, con la ripresa che nulla aggiunge alla trama del match del Menti. Da segnalare una leggerezza di Sbrissa che rischia di rimettere in partita gli avversari, poi show del Vicenza che gioca con la testa sgombra e offre spettacolo. Vanno vicini al poker Giacomelli, ancora Vita e Gatto con una progressione conclusa con un tiro secco dal limite terminato di poco a lato. Finisce 3-0 e il Menti riassapora il gusto dolce della vittoria.

Ore 16.00 – (Mattino di Padova) Vince in rimonta la Calvi, 2-1 sulla Luparense ed è il settimo successo stagionale. A Noale arriva la Luparense San Paolo, formazione in ripresa dopo uno stentato avvio di campionato, soprattutto da quando sulla panchina, da un mese a questa parte, siede Enrico Cunico. Sfida piena di insidie per la Calvi Noale che gioca senza tre fuori quota sempre tra i titolari come Taddia e Rumor e il capocannoniere della squadra Siega. Spazio allora a Giacomo Marton e Alessandro Zuin, entrambi classe 1997. Ma la partenza è tutta dei padovani, che mettono pressione alla mediana biancazzurra e giocano con intensità i primi dieci minuti in cui si rendono pericolosi in varie occasioni. Al 1’ la deviazione a centro area di Giglio è parata a terra da Fortin. Al 5’ è un perfetto diagonale di Rizzato che chiude Paganelli pronto alla battuta. Infine al 10’ il meritato vantaggio con Sanavia che dalla destra mette in mezzo un ottimo traversone per Giglio che supera Fortin, complice anche una deviazione di Griggio. Colpita a freddo la Calvi reagisce con veemenza e mette alle corde un’ottima Luparense. Prima Viola suona la carica e al 13’ ci prova dal limite, centrale per Murano. Poi al 16’ pareggia dopo un perfetto contropiede avviato sulla destra da Zuin che lancia in area Meite, bravo a sbilanciare il suo diretto avversario e a mettere al centro per Viola, il cui sinistro è imparabile per Murano. Sulle ali dell’entusiasmo la Calvi è pericolosa ancora al 27’ con Viola e al 30’ con Meite il cui destro è fuori di un soffio. Il primo tempo si chiude con Fortin che al 44’ si supera sulla doppia conclusione prima di Giglio poi di Paganelli. Nel secondo tempo, dopo un inizio più blando, ci crede più di tutti Viola che al 20’ sfiora il vantaggio e al 21’ si procura il corner dalla cui battuta nasce il gol di Caraceni. A questo punto Soncin rinforza il centrocampo inserendo un altro ’97, Francesco Gregorio al posto di un più offensivo Rizzato e Livotto per la punta Zuin. La Luparense non riesce più a rendersi pericolosa e alla fine pesa l’espulsione di Bandiera nel concitato finale.

Ore 15.40 – (Mattino di Padova) Se può diventare la specialità della casa lo dirà solo il tempo. Ma, a quanto pare, l’asse Maldonado-Mastroianni funziona a meraviglia. Due dei tre gol rifilati al Giorgione scaturiscono proprio da un cross tagliato del primo per il secondo, abile a eludere le marcature in entrambe le occasioni. Il tris, però, arriva grazie all’invenzione di Marcandella, che mette il sigillo sulla giornata terribile del portiere della squadra ospite (ed ex di turno) Bevilacqua. Una vittoria meritata, quella dell’Este, e senza alcun tipo di riserva. Il Giorgione, invece, gioca per venti minuti e poi scompare. Il primo brivido, se così si può definire, lo provoca la girata di Marcandella sul traversone dalla destra di Caporali (22’). Cinque minuti più tardi l’occasione per i giallorossi è più netta: Maldonado trova il corridoio per Marcandella che sfila via a Bevilacqua e si fa respingere sulla linea da Maran. Il tentativo di retropassaggio sgangherato di Vigo per Bevilacqua diventa un assist per Mastroianni che non riesce a sistemare la mira prima del pallonetto. E ancora, al 35’ il tandem Maldonado-Mastroianni inizia a creare problemi alla retroguardia rosso-stellata con un duetto niente male, stroncato dall’intervento di Vigo. Il solito Mastroianni segna l’1-0 poco dopo: calcio di punizione dalla sinistra di Maldonado, inserimento di Mastroianni e zuccata da due passi. Tale e quale è il gol del raddoppio, sempre di Mastroianni, al 6’ della ripresa: altro calcio piazzato battuto da Maldonado e sfondamento centrale dell’ex bomber della Clodiense. L’uno-due atestino stende il Giorgione che batte comunque un colpo con Gazzola, che impegna Lorello dalla distanza (53’). Gli ospiti, però, esagerano con gli arrembaggi offensivi e si fanno sorprendere in contropiede da Caporali che a tu per tu col portiere va in confusione e spara tra le braccia di Bevilacqua (54’). A differenza del collega sponda Giorgione, al 55’ Lorello chiude anzitempo la giornata lavorativa opponendosi alla bordata di Podvorica, ultima scintilla della compagine trevigiana. I giallorossi chiudono la saccoccia a ridosso del 90’ con Marcandella che fa tutto da solo e infila Bevilacqua dai 16 metri. Ha detto. Il tecnico dell’Este Andrea Pagan: «Abbiamo iniziato un po’ contratti ma i ragazzi hanno gestito benissimo la partita, non posso che essere contento. Mercoledì ci aspetta una sfida difficile con la Virtus Vecomp (terza in classifica). Noi, però, vogliamo allungare la serie positiva».

Ore 15.20 – (Gazzettino) Nervi a fior di pelle nell’immediato dopo gara con Massimiliano De Mozzi che al triplice fischio lascia la sua panchina per dirigersi verso quella del Campodarsego puntando dritto Attilio Gementi. Volano parole grosse e dopo qualche minuto la situazione sembra tornare alla normalità. In realtà negli spogliatoi va in scena il secondo atto del fuoriprogramma con il tecnico aponense che invita il direttore generale a uscire per un chiarimento a quattro occhi, che però non arriva. Il tutto davanti a giocatori e dirigenti che intervengono per calmare le acque, e davanti anche a tre carabinieri che assistono alla scena. Passa una ventina di minuti prima che De Mozzi si presenti ai cronisti per fornire la sua versione. «Gementi parla troppo degli altri e dovrebbe pensare alla sua squadra, soprattutto parla troppo in giro di me e dell’Abano senza conoscere la situazione. Le persone che godono e non si comportano in maniera professionale nei confronti di chi è un po’ in difficoltà per i risultati come noi, non mi piacciono». Così Gementi. «Hanno visto tutti il siparietto che ha fatto De Mozzi, ha dell’incredibile. Non è nel mio stile parlare degli altri, ciò che dice è pura fantasia. Auguro all’Abano di risollevarsi velocemente in classifica, anche contro di noi ha dimostrato di avere i mezzi per poterlo fare. Faccio un in bocca al lupo al presidente Gildo Rizzato, al direttore sportivo Andrea Maniero e a tutta la società aponense». Il dopo gara non finisce qui, con l’arbitro che comunica di avere messo a referto per entrambi l’espulsione a fine gara per scorrettezze reciproche. Lunedì o martedì il giudice sportivo comminerà le squalifiche, dato che mercoledì c’è il turno infrasettimanale di campionato.

Ore 15.10 – (Mattino di Padova) Il Campodarsego in vetta per una notte. Nell’attesissimo derby tra Campodarsego e Abano, la spuntano con un gol di scarto i padroni di casa i quali si confermano essere la squadra rivelazione del campionato. E si godono il momentaneo primato a quota 28 punti, in attesa della performance del Venezia di oggi con il Tamai. Il primo tiro in porta è di Radrezza dopo appena sei minuti, con una girata respinta in angolo da Ruzzarin. Su cross dal corner stacca Gal, ma è sopra la traversa. Altro corner poco dopo il quarto d’ora, altra incornata stavolta di Piaggio, ma l’esito non cambia. Più pericoloso è lo stesso Piaggio un minuto dopo, quando di piatto finalizza uno schema su punizione: Ruzzarin è attento e respinge. Si fa vedere anche Buson, che calcia a lato. Attorno alla mezzora l’Abano mette un po’ di paura ai padroni di casa, approfittando di qualche calcio lungo. Ma le occasioni più ghiotte restano in mano a questi ultimi, con l’assist di Radrezza per Aliù: conclusione sporca del centravanti, ma che fa guadagnare un altro corner. In avvio di ripresa la prima occasione è ancora del Campodarsego, con il solito Piaggio. È sempre lui a sfruttare uno sbagliato disimpegno della difesa e a far partire un diagonale ravvicinato, che fa provare qualche sussulto ai neroverdi ospiti. Dall’altra parte tenta attorno al quarto d’ora Segato su punizione, ma è fuori misura. Chi si aspetta un cambio di passo da parte degli aponensi rimane deluso, perché proprio al 21’ passano in vantaggio i biancorossi di casa: galoppata di Aliù fino a fondo campo, cross basso su cui la retroguardia ospite non riesce a intervenire, Radrezza accorre nell’area piccola e da due passi ribatte in rete. La replica di Segato con una botta dalla distanza invece non impensierisce gli avversari, che quasi sfiorano il raddoppio con lo stesso Aliù con una conclusione dal limite dell’area. Più convinto il tentativo del compagno di squadra Bortolotto, che si accentra la palla ma non inquadra la porta seppure di poco. Negli ultimi venti minuti l’Abano alza il proprio baricentro alla ricerca del pareggio. Ci riesce per poco con il nuovo acquisto Fusciello, bravo a inserirsi in area ma che spara addosso a Merlano una volta giunto a due passi. Non va meglio neppure al compagno di squadra Creati, che si aggiusta bene la palla ma conclude troppo centralmente. Qualche brivido per la tifoseria casalinga per la presa incerta di Merlano su un’azione da calcio d’angolo, senza però conseguenze di alcun genere. E al triplice fischio dell’arbitro la festa è solo del Campodarsego. Hanno detto. Antonio Andreucci: «Anche stavolta dico bravi ai ragazzi. Alla vigilia sono stato costretto a qualche riassetto, vista l’indisponibilità in attacco di Cacurio, ma tutti hanno interpretato bene la gara e hanno voluto vincerla, È stato uno scontro intenso e acceso, come ci si aspetta sempre da un derby. L’importante è non dormire sugli allori, mercoledì c’è subito un altro impegno». Il collega aponense Massimiliano De Mozzi è comprensibilmente di altro umore, reduce peraltro a fine partita da un vivace battibecco con un dirigente del Campodarsego. «Nel primo tempo la mia squadra non mi è piaciuta: troppo chiusa e incapace di proporsi in avanti. Meglio nel secondo, siamo cresciuti gradualmente e ci siamo resi pericolosi soprattutto verso la fine e abbiamo pure sfiorato il pari. Gol, che se fosse venuto, secondo me non sarebbe stato del tutto ingiusto».

Ore 14.50 – (Gazzettino) Il Cittadella ha perso due punti a dieci minuti dal termine della partita, ma Roberto Venturato, nel computo finale della partita, ci mette anche il “peso” degli avversari, che nella seconda parte dell’incontro hanno attaccato a testa bassa alla ricerca del pareggio. «Bene il Cittadella dei primi venti minuti – spiega il tecnico -. Abbiamo avuto un paio di occasioni importanti con Litteri, appena ci siamo allungati il Lumezzane ci ha messo in difficoltà, anche nel primo tempo. Tutto sommato nei primi 45 minuti abbiamo fatto bene, chiudendo pure in vantaggio». Nella ripresa, invece, è cambiato tutto: sono emersi i valori, le caratteristiche del Lumezzane: «Lo sapevamo. L’aggressività e la grande voglia di combattere in campo rappresentano i punti di forza della squadra di D’Astoli che l’ha fatta da padrone nel secondo tempo». Riconosciuti i meriti del Lumezzane, il Cittadella poteva sicuramente fare meglio: «Si poteva tenere di più il pallone, e cercare la profondità in alcune circostanze. Non ci siamo riusciti. Una volta subito il pareggio il Cittadella ha cercato di prendere il mano nuovamente la partita, e ha pure creato qualcosa di buono». Venturato pretende comunque di più dai suoi: «Siamo una squadra che deve tenere più possesso e creare qualcosa di più». Eppure l’ingresso in campo dagli spogliatoi dopo l’intervallo non pareva lasciar presagire l’arrembaggio del Lumezzane: «Nei primi minuti siamo rimasti abbastanza alti, dovevamo continuare così anche dopo il rigore fallito. È un aspetto sul quale migliorare, sicuramente». Due punti persi? «Il Cittadella deve sempre provare a vincere – ammette Venturato – ma in campo si sono pure gli avversari. Il Lumezzane ha fatto una buona gara, e ci ha messo in difficoltà in alcune circostanze». Sul cambio di Chiaretti: «Mi sembrava in difficoltà a livello fisico. Ho cercato di dare più peso, più supporto al centrocampo magari sfruttando le ripartenze. Il Cittadella in quel momento faticava a metter giù il pallone, a rendersi pericoloso, per cui ho pensato a portare a casa il risultato con un centrocampista in più. A volte bisogna guardare al sodo, magari rinunciando a qualcosa a livello qualitativo per dare più sostanza alla squadra». Sull’assenza di Pascali e sul cambio di Litteri: «Il difensore si è bloccato nel riscaldamento, non l’abbiamo rischiato, Litteri ha un’infiammazione all’anca, non è una cosa grave, ma quando ha sentito una fitta ha preferito uscire».

Ore 14.40 – (Gazzettino) Un punto e tanti rimpianti. Il Cittadella torna dalla trasferta di Lumezzane con la consapevolezza di aver perso l’occasione di imprimere il proprio marchio al campionato, raccogliendo invece un pareggio che alla fine i padroni di casa hanno meritato. Guardando i lati positivi, si può dire che quindici giorni fa era andata decisamente peggio nella gara con l’Albinoleffe (più debole come squadra rispetto a quella di D’Astoli), questa volta invece si dà continuità ai risultati, aspetto essenziale per raggiungere qualsiasi traguardo. Nel concreto, però, il Cittadella visto nel secondo tempo di Lumezzane ha azzerato tutto quanto di buono espresso nei primi 45 minuti della partita, quando sembrava che l’incontro fosse davvero nelle mani dei ragazzi di Venturato. Il tecnico rischia Litteri, in forte dubbio alla vigilia, non c’è invece Pascali che pure era stato inserito nelle distinte delle due formazioni: per il difensore un problema nel riscaldamento pre gara, al suo posto gioca Cappelletti. A fare da spalla a Litteri c’è Minesso, autore del gol partita con l’Alessandria. Il Cittadella comincia in maniera decisamente convinta: al 12′ Chiaretti dal limite scaglia il sinistro e il pallone si stampa sulla traversa, poco dopo Iori imbecca alla perfezione Litteri che scatta tutto solo, sinistro al volo e parata a terra di Furlan. Due nitide occasioni, zero gol. Quando sbagli nel calcio rischi di pagare il conto, e al 22′ anche il Lumezzane sfiora la rete: Russini supera Salvi ed entra in area, il piatto destro è bloccato dall’attento Alfonso, che si ripete – questa volta di piede – sulla conclusione ravvicinata di Terracino. La partita è ricca di emozioni, veloci sono le ripartenze da una parte e dall’altra, al 25′ Russini perde palla sull’attacco di Litteri, il sinistro dell’attaccante granata finisce sul fondo. È l’ultima azione del giocatore, sostituito alla mezz’ora da Coralli. Quando sembra che il primo tempo sia indirizzato sullo 0-0, il Cittadella passa in vantaggio: dagli sviluppi di un corner, Bobb conquista palla anticipando Rapisarda che, in ritardo, affonda il tackle sul giocatore. Rigore, Iori non sbaglia. Riparte molto più deciso il Lumezzane nella ripresa, e al 5′ usufruisce del penalty per l’intervento di Cappelletti su Baldassin. Dal dischetto Barbuti centra la traversa, poi ribadisce in rete di testa ma il pallone non è stato giocato da nessuno, quindi il gol è giustamente annullato. L’occasionissima sfumata accende ancora di più gli animi dei giocatori di casa, che continuano a premere. Venturato con il Cittadella che sta soffrendo passa al 4-4-2, Sgrigna e Coralli coppia d’attacco, ma al 35′ il Lumezzane pareggia: Barbuti serve a centro area Sarao, sinistro nell’angolino dove Alfonso non può arrivare. Il pareggio subìto risveglia il Cittadella: dapprima il tiro-cross di Schenetti è fuori dalla portata dell’accorrente Coralli, poi lo stesso centravanti, cadendo, colpisce debolmente sul cross di Bobb, facile la parata di Furlan. Nel finale l’incomprensione tra Salvi e Alfonso, in uscita: Potenza grazia i granata.

Ore 14.20 – (Mattino di Padova) Il Lume si accende nel momento in cui si spegne il Citta. Allo stadio Saleri capitan Iori e compagni giocano soltanto un tempo “da capolista”, per poi abbassare troppo il proprio baricentro, subendo l’aggressività dei padroni di casa. Da qui parte la disamina post-partita di Roberto Venturato. «Nel secondo tempo più che una partita è stata una battaglia, in cui l’aggressività l’ha fatta da padrona. Noi avremmo dovuti essere più bravi nel tenere palla e ripartire, invece non siamo stati in grado di farlo e il Lumezzane ci ha colpito», commenta il tecnico granata. «E poi siamo incappati nell’ennesima ingenuità difensiva, concedendo un gol come quello che abbiamo subìto, in seguito ad una rimessa laterale. Sono errori che una squadra come la nostra non dovrebbe commettere». Anche perché, dopo un rigore sbagliato, in genere l’avversario accusa il colpo, mentre l’impressione è che stavolta sia stato il Cittadella ad impaurirsi. «Sì, avremmo dovuto approfittare di quella situazione. È evidente che dobbiamo ancora migliorare sia nella capacità di gestire le partite, sia nella concentrazione da mantenere per tutti i 90’». Il calo del Citta è coinciso con l’uscita dal campo di Litteri, che, pur in una giornata non particolarmente brillante, riusciva a fare reparto da solo, permettendo alla squadra di salire. L’attaccante, però, alla vigilia era in forse: è stato un azzardo mandarlo in campo? «Litteri ha un’infiammazione all’anca che gli causa dolore, ma non è un problema muscolare. È un tipo di problema in cui conta anche la sua capacità di metabolizzare la situazione. Finché è stato in campo ha fatto bene, poi ha accusato una fitta e ha chiesto il cambio, ma non è un infortunio particolarmente grave». E Pascali? Il suo nome era nell’elenco dei giocatori consegnato in tribuna-stampa ad inizio partita, invece al suo posto, nell’undici titolare, si è visto Cappelletti. «Manuel ha avvertito un indurimento muscolare pochi minuti prima dell’inizio della partita, nell’ultima parte del riscaldamento. Per questo ho inserito Daniel. Valuteremo alla ripresa la sua condizione». La sostituzione di Chiaretti è ormai una costante in questa stagione: quello contro il Lumezzane è stato il settimo incontro di fila in cui il trequartista brasiliano ha iniziato senza terminarlo. Ma qui era sembrato uno dei pochi a poter tener viva la partita. «L’ho visto in difficoltà dal punto di vista fisico e ho cercato di dare maggior supporto ad un reparto, quello di centrocampo, che aveva bisogno di energie fresche. Visti i problemi del secondo tempo, abbiamo pensato a portare a casa il risultato, cercando di gestire l’incontro. Chiaro che per riuscirci, però, avremmo dovuto avere dalla nostra un possesso palla diverso». Venturato concederà, oggi, il giorno di riposo ai suoi uomini, che torneranno a lavorare al Tombolato da domani pomeriggio, per preparare la partita di Coppa Lega Pro in cartellone mercoledì alle 15, contro il Sudtirol, nell’impianto di via Gabrielli. Intanto, incassa i complimenti di Giancarlo D’Astoli, mister del Lumezzane: «Abbiamo affrontato una squadra ricca di giocatori di qualità. In più ci siamo trovati sotto nel punteggio e, a quel punto, era tutt’altro che semplice riuscire a rimediare. Invece abbiamo pure rischiato di vincere…», le sue dichiarazioni post-gara. Dal punto di vista tattico, D’Astoli ha precisato: «Avevamo iniziato il match pensando di pressare il Cittadella molto in alto, ma abbiamo visto che quest’idea non pagava. Così abbiamo arretrato il nostro baricentro di una decina di metri, riuscendo a ripartire efficacemente».

Ore 14.10 – (Mattino di Padova) Il Lumezzane, sin qui, non aveva mai pareggiato. Avere imposto il nullo alla capolista, alla fine, ha avuto quasi il sapore del successo per la squadra di Giancarlo D’Astoli, ed in effetti è come se, invece di un punto, i rossoblù della Val Trompia ne avessero messi in saccoccia tre. E allora si capisce bene, guardando sull’altra sponda, come il risultato finale sia qualcosa più di una mezza delusione. Il Cittadella ha buttato al vento una vittoria che aveva in mano, anche grazie ad un colpo di fortuna (il rigore del possibile pareggio fallito da Barbuti in avvio di secondo tempo), e lo ha fatto incappando nella solita ingenuità difensiva, che sembra essere diventata una costante per una squadra che ha numeri e qualità per veleggiare con il vento in poppa, non per incappare in improvvise “secche” nella sua navigazione. Da una rimessa laterale, a dieci minuti dallo scadere dei tempi regolamentari, la palla è arrivata a Barbuti, che ci ha creduto, l’ha lavorata intelligentemente quasi sulla linea di fondo del campo e ha messo al centro dell’area, dove Sarao, uno dei ricambi a cui aveva attinto D’Astoli dalla panchina, ha girato al volo imparabilmente sul primo palo. Il rigore di Iori. Costretto a rinunciare all’ultimo momento a Pascali – acciacco muscolare accusato durante il riscaldamento, al suo posto Cappelletti – e con Minesso preferito a Jallow in avanti, accanto ad un Litteri tormentato da problemi all’anca ma comunque presente, il Citta è entrato in gara con il piglio giusto, prendendo subito il comando delle operazioni. E le occasioni sono arrivate, ad insidiare la porta bresciana: prima un sinistro da fuori area di Chiaretti che ha impattato sulla traversa (12’), poi, su lancio millimetrico di Iori (altra grande partita del regista), proprio Litteri ha aspettato un po’ troppo prima di battere a rete, consentendo a Furlan di abbrancare in qualche modo la sfera diretta all’angolo (16’). Senz’altro superiori , i granata, nella parte iniziale della sfida, ma non è che il Lumezzane sia rimasto a guardare. E Alfonso è stato bravo due volte, prima a chiudere lo specchio della porta a Rossini, imbeccato tra le linee da Baldassin (22’), poi a respingere di piede il diagonale di Bacio Terracino (23’). Dopo la mezz’ora Litteri ha alzato bandiera bianca, per il dolore alla gamba destra, e Venturato ha gettato nella mischia Coralli (prova negativa, purtroppo, la sua). Detto di un altro ottimo intervento di Alfonso su punizione di Tagliavacche (39’), ecco la prima svolta del match maturare al 42’: angolo di Minesso, Cappelletti ha reclamato il penalty per una spinta, mentre il pallone arrivava a Bobb sulla sinistra dell’area; Rapisarda ci ha messo del suo e ha sgambettato il centrocampista gambiese. Rigore netto, che Iori ha trasformato con un preciso rasoterra sulla destra del portiere. Poco dopo il Lumezzane ha invocato a sua volta gli estremi della massima punizione per una spallata di Donazzan a Bacio Terracino (47’), sulla quale l’arbitro ha sorvolato. Dal penalty fallito all’1-1. Nella ripresa, dopo un buon avvio, il Citta ha smesso di giocare, abbassandosi inspiegabilmente troppo nella sua metà campo. Risultato: fallo da rigore (un po’ dubbio, a dire il vero) di Cappelletti su Baldassin dopo 5’, con Barbuti che ha calciato dal dischetto sulla traversa interna, palla che è schizzata davanti ad Alfonso e poi lo stesso Barbuti, commettendo fallo su Scaglia, ha messo dentro (giusto l’annullamento). Pressione aumentata con il passare dei minuti da parte della squadra di casa e granata, anche per un’affrettata (a nostro avviso) sostituzione di Chiaretti, sempre più in difficoltà.Così, al 35’ è maturato l’1-1 già descritto. Poi, negli ultimi minuti, una buona opportunità sprecata da Coralli (su cross di Bobb, da ottima posizione ha calciato debolmente sul portiere) e una mezza “frittata” di Salvi che poteva costare il 2-1 di Potenza (tiro sull’esterno della rete, con Alfonso sorpreso dall’errore del compagno). In conclusione, nulla di grave sulla rotta prestabilita (anche se la Reggiana domani sera può insediarsi da sola in vetta) ma il disappunto per ciò che poteva essere, e non è stato, ci sta tutto. Il Citta è da primi posti, deve però evitare “regali” che gli potrebbero costare caro alla lunga.

Ore 13.50 – (Corriere del Veneto) Una giornataccia per Roberto Venturato a Lumezzane. Rischia (sbagliando) Litteri e dopo 33 minuti il centravanti (che pareva out alla vigilia) alza bandiera bianca, non indovina i cambi e vede ancora una volta il suo Cittadella arenarsi contro un avversario di medio-bassa classifica. Capitano anche i pomeriggi come quelli del Saleri e Venturato ha già dimostrato di saper rimediare e ripartire. Dopo tante partite azzeccate, ci sta anche un passaggio a vuoto. Solo a giochi fatti si capirà se il pareggio di Lumezzane toglierà al Cittadella la testa della classifica, conquistata sette giorni fa battendo al fotofinish l’Alessandria. In attesa della concorrenza, l’1-1 del Saleri non fa una grinza. Nel primo tempo la partita è scoppiettante: sul taccuino la traversa di Chiaretti con un forte tiro dal limite all’11’ e il diagonale a lato di Litteri al 24’. A proposito del centravanti: alla vigilia sembrava non dovesse giocare e probabilmente l’azzardo di schierarlo nonostante gli acciacchi costa caro, visto che al 33’ deve uscire. Nel finale di frazione il Cittadella passa: segna Iori su calcio di rigore concesso al 42’ per atterramento di Bobb. Decisione corretta e trasformazione impeccabile dal dischetto del capitano granata. Di rigori ce n’è pure uno per il Lumezzane a inizio ripresa. Baldassin viene steso in area, Barbuti spiazza Alfonso ma colpisce la traversa. Sulla ribattuta il centravanti mette dentro ma il gol è da annullare. Il Lumezzane non si arrende e al 34’ segna Sarao con una prodezza balistica che beffa Alfonso: «Nel secondo tempo è stata una partita da battaglia – ammette Venturato – dovevamo tenere e ripartire. Litteri? Ha un’infiammazione all’anca che gli causa dolore, non è un problema muscolare e lui si sentiva di giocare, poi in campo ha sentito dolore e si è fermato».

Ore 13.30 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Venezia a Tamai per restare imbattuto ma soprattutto per tornare subito a correre, dopo aver rallentato con i pareggi in bianco di Campodarsego e con il Levico al Penzo. Questo pomeriggio (ore 14.30) in casa delle «furie rosse» friulane inizia per gli arancioneroverdi un trittico di gare impegnativo, con il derby col Mestre di mercoledì a Sant’Elena (ore 20.30) inserito tra due trasferte, quella odierna a Tamai e tra sette giorni a Fontanafredda. E per uno zero da cancellare in fretta (quello dei gol segnati nelle ultime uscite) ce n’è un altro che Guglielmo Vicario spera invece di prolungare. «Sono al mio secondo campionato in prima squadra e ancora non mi era capitato di mantenere la mia porta inviolata per tre partite – ammette il 19enne portiere lagunare -. I minuti di imbattibilità sono 271’e potevano essere di più senza il 2-2 subito all’89’ad Abano, rete peraltro irregolare visto che il pallone era uscito oltre la linea di fondo. Comunque è acqua passata, l’obiettivo è continuare così sul piano difensivo perché da qui si costruiscono le vittorie». Anche perché quella di tornare a vincere è una necessità di classifica. «Lo vogliamo fortemente, ci aspettano tre gare in otto giorni e puntiamo a fare più punti possibile, da qui fino a Natale. Sia a Campodarsego sia con il Levico la prestazione del Venezia c’è stata, con una mole di gioco sempre importante tante occasioni create. Peccato non averle sfruttate a dovere, però può capitare e credo sia solo una questione di lucidità che i miei compagni sono sicuro ritroveranno presto». Al Tamai mancherà per squalifica il suo miglior giocatore, l’attaccante Diaw, assenza che a Vicario non dispiace di certo. «Per me è quasi un derby, essendo io di Udine e avendo già giocato a Tamai lo scorso anno col Fontanafredda, purtroppo perdendo 2-1. Quello che affrontiamo oggi è un team collaudato, da diverse stagione l’ossatura dei vecchi rimane più o meno quella cambiando di volta in volta i giovani. Per noi sarebbe meglio che le nostre avversarie non badassero solo a chiudersi, ma ci sta ed è una sfida in più per noi. Dovremo stanarli per batterli e sappiamo di avere tutto per centrare il successo».

Ore 13.10 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) Lo «spezzatino» del dodicesimo turno di serie D gioca un brutto scherzo al Venezia che perde, almeno per 24 ore, la vetta della classifica del girone C. Ad operare il sorpasso è la matricola Campodarsego, che nell’anticipo di ieri pomeriggio ha battuto l’Abano per 1-0 (gol di Radrezza), ritrovandosi proiettata in cima al gruppo a 28 punti. Uno in più degli arancioneroverdi. Una condizione del tutto nuova e inaspettata per il Venezia, che oggi si presenterà a Tamai senza quel titolo di capolista che sembrava indelebile e indiscutibile. Invece sono bastati due pareggi (Campodarsego e Levico) per rimettere tutto in discussione. «È fisiologico che qualcuno potesse rimanere in corsa con noi. La questione va vista sul lungo periodo. I campionati si vincono a gennaio-febbraio», riflette mister Paolo Favaretto che scuote i suoi: «Vogliamo fortemente vincere. Sembra strano, visto che tra campionato e Coppa veniamo da 10 vittorie e 3 pareggi. Ma in questo momento c’è in noi un grande desiderio di vittoria. Sarebbe davvero importante vincere a Tamai perché darebbe un segnale forte al campionato», aggiunge il tecnico che però non recrimina sui due pareggi consecutivi. «Il percorso fatto fino a qui è comunque positivo, ma ora è davvero il momento di riprendere la corsa». Difficile immaginare alla vigilia che una neo promossa come il Campodarsego potesse mantenere il passo degli arancioneroverdi con 8 vittorie, 4 pareggi e nessuna sconfitta. Ma dietro incalzano pure Virtus Vecomp (che ieri ha battuto il Fontanafredda) e Calvi Noale, entrambe a -3 rispetto al Venezia, chiamato oggi a non sbagliare. «Affrontiamo una squadra che è la quinta forza del campionato, viene da quattro risultati utili consecutivi e in casa finora non ha mai perso, subendo appena quattro gol», avverte il tecnico. Reduce dal 2-2 con la Luparense, la squadra di mister Agostini oggi dovrà fare a meno però del suo capocannoniere, Diaw, che all’attivo ha 5 gol, ma anche parecchi cartellini gialli, tanto da doversi fermare. Tutti presenti gli arancioneroverdi, anche se Barreto non figura tra i convocati neppure stavolta, tenuto a riposo precauzionale. «A Tamai dovremo essere guerrieri, si gioca su un altro campo stretto, dove il pallone rimbalza male. Ma al di là di queste situazioni – conclude Favaretto – noi andiamo là per una grande prestazione».

Ore 12.50 – (La Nuova Venezia) Primato perso, almeno per una notte: il Venezia, scavalcato dal Campodarsego (ieri 1-0 sull’Abano), deve riprendersi subito la leadership, anche perché sul collo sente pure il fiato di Virtus Vecomp e Calvi Noale risaliti a -3. Tamai apre la settimana che porta alla partita con il Mestre (“Ci penseremo da domani mattina”, rilancia Paolo Favaretto) e alla trasferta di Fontanafredda. Tamai campo ostico e avversario complicato, che finora in casa non ha mai perso ed è in serie positiva da quattro partite. Gli arancioneroverdi comunque non hanno mai perso a Tamai, due vittorie e un pareggio nei tre precedenti. «Il Tamai è una realtà consolidata in serie D» spiega Favaretto, «e anche in questa stagione è stata allestita una squadra che può puntare alle posizioni alte della classifica. Non per niente è imbattuta in casa, dove ha subito solo quattro gol e battuto la Virtus Verona. Mancherà Diaw, l’attaccante più pericoloso, però ha tante soluzioni per andare a segno e giocatori di esperienza». Il Venezia arriva da due pareggi. «In Coppa Italia abbiamo vinto con la Triestina, e sono 10 successi in 13 partite» osserva il tecnico, «una vittoria darebbe però un bel segnale». Favaretto ha già vinto a Tamai con il Venezia. «Sì, grazie alla doppietta di Volpato. Ricordo bene quella partita, era stanchissimo e tutti pensavano lo cambiassi, invece rimase in campo e ci regalò il gol del successo». Il Tamai è guidato in panchina dall’ex centrocampista arancioneroverde Stefano De Agostini (11 presenze nella stagione 1996-1997), senza il bomber Diaw (5 reti), squalificato, ma a San Martino di Lupari è tornato al gol Paladin, a secco dalla doppietta della seconda giornata con il Mestre, in difesa ritorna dalla squalifica il terzino destro Bozzetto. Probabili formazioni. Tamai (4-4-2): 1 Peresson; 2 Bozzetto, 5 Furlan, 6 Faloppa, 3 Bignucolo; 7 Kryeziu, 4 Giacomini, 8 Concas, 10 Petris; 9 Sellan, 11 Paladin. A disposizione: Carniel, Perin, Ursella, Righini, Tuan, Danieli, Milan, De Poli, Perfetto. Allenatore: S. De Agostini. Venezia (4-3-1-2): 1 Vicario; 2 Ferrante, 5 Modolo, 6 Cernuto, 3 Galli; 7 Acquadro, 4 Calzi, 8 Gualdi; 10 Fabiano; 9 Serafini, 11 Carbonaro. A disposizione: D’Alessandro, Di Maio, Luciani, Beccaro, Soligo, Callegaro, Malagò, Innocenti, Maccan. Allenatore: P. Favaretto. Arbitro: Pedretti di Lòvere.

Ore 12.30 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) È arrivata. Finalmente. La partita che tantissimi aspettano da una settimana. Molti da tre mesi. Qualcuno da un anno e mezzo. Padova-Pordenone, in programma alle 15 all’Euganeo, non è una sfida come tutte le altre. Non può esserlo. Anche se i maggiori protagonisti fanno finta di niente. Ci sono più “eroi” neroverdi della promozione e dello scudetto 2014 nel Padova (Parlato, Niccolini, Bearzotti e Dionisi) che nel Pordenone di oggi (Lovisa e Buratto). C’è la vecchia querelle della conferma subito rinnegata del mister. C’è la motivazione del taglio data allora e ripetuta in settimana da re Mauro: concezioni diverse del modo di fare calcio. In mezzo a tutto questo, suo malgrado, c’è Bruno Tedino, che la società vorrebbe veder vincere quacosa d’importante come il predecessore, ma giocando meglio di Parlato. La seconda parte del compito sembra raggiungibile, visto il gradimento del popolo neroverde per il Pordenone di oggi. Per la prima parte del compito, tuttavia, il tecnico di ieri per lui può essere un termine di paragone ingombrante. FIDUCIA NEL TIFOSO – «Mi sembra scontato – esordisce Tedino – che gli sportivi pordenonesi restino legati a chi ha vinto l’ultimo campionato della storia dei ramarri. Oltretutto, Parlato e gli altri tre ex hanno confermato di saper fare il proprio mestiere, vincendone subito un altro a Padova. Io però credo – puntualizza – che il tifoso neroverde ricordi volentieri i protagonisti di ieri, ma sia contento se vince il gruppo di oggi. Premesso questo – Tedino torna all’attualità -, siamo consapevoli di andare a giocare contro una squadra di grande blasone che ha una buona organizzazione, in uno stadio storico, in mezzo a un pubblico altrettanto importante». INFERNO E PARADISO – Vero, ma è anche vero che i biancoscudati sono dietro in classifica (Pordenone a quota 14, Padova a 12) e arrivano dalla sconfitta (0-2) di Pavia, con strascico di polemiche per il caso della sostituzione-non sostituzione di Amirante, oggi assente per infortunio. «Questo – replica Tedino – è un campionato talmente equilibrato che basta vincerne due di fila per essere alle porte del paradiso e perderne altre due per essere sulla soglia dell’inferno. Oggi stiamo davanti noi. Non per questo dovranno mancarci umiltà, spirito di sacrificio e aggressività che ci hanno permesso di fare parecchie buone prestazioni e quache buon risultato. Oltretutto – rivela – arriviamo da una settimana difficile. Oltre a Marchi e Mndorlini si è fermato anche Strizzolo. Gulin e Talin hanno avuto problemi. Ci siamo allenati a intermittenza». TUTTI CONFERMATI – Dovrebbero quindi scendere in campo gli stessi 11 che hanno “rullato” l’ex capolista Virtus Bassano, con Tomei fra i pali; Boniotti, Stefani, Pasa e De Agostini in difesa; Buratto, Pederzoli e Berardi a centrocampo; Finocchio e De Cenco (particolarmente temuto dal clan biancoscudato dopo la tripletta alla Virtus) in prima linea. Cattaneo potrà alternarsi fra le posizioni di esterno d’attacco e di trequartista dietro le punte. Arbitrerà Giosuè Mauro D’Apice di Arezzo, coadiuvato da Rugini e Li Volsi. MAXI SCHERMO – Un gruppo di tifosi seguirà i ramarri sul pullman organizzato dai fan del Club caffè Nogaredo. Altri arriveranno all’Euganeo con mezzi propri. Per chi resterà a casa, la società neroverde metterà a disposizione il maxi schermo della sala conferenze del De Marchi.

Ore 12.10 – (Messaggero Veneto) La partita col Bassano, il rotondo 3-0, sono ben presenti nella mente di tanti tifosi e addetti ai lavori. Bruno Tedino, che è solito tenere i piedi per terra, mette tutti in guardia e mantiene un profilo basso per la gara di oggi col Padova. «Ripetersi sarà difficilissimo», afferma il tecnico del Pordenone. Come dire: meglio dimenticarsi, per certi versi, dei tre punti del Bottecchia; preferibile ripartire da zero e affrontare con la massima concentrazione la trasferta dell’Euganeo. «Che sarà completamente diversa da quella di coppa Italia di fine agosto – continua Tedino –: si gioca un match di campionato e la condizione fisica non è la stessa. Non sarà un incontro facile, per molti aspetti. Noi, durante questa settimana, ci siamo allenati a ranghi ridotti, con Strizzolo sempre ai box (ma convocato, ndr) assieme a Mandorlini e Marchi (non convocati, ndr). Serve fare una grande prestazione, propositiva; ma allo stesso tempo conta avere la giusta umiltà». Tedino teme l’organico e la voglia di rivalsa del Padova, che arriva da una settimana turbolenta. «Non so come si presenterà l’avversario – afferma il tecnico – se avrà un atteggiamento più o meno attendista. Certo è che dobbiamo pensare a noi stessi, a fare la partita e dimenticarsi anche del passato. Parlato ha dimostrato in neroverde le sue qualità, ma ai tifosi del Pordenone oltre a onorare il suo ricordo interessa vincere». Riguardo la formazione Tedino fa capire che darà fiducia all’undici anti-Bassano: «E’ giusto dare continuità». Dall’altra parte, l’ex di turno, cioè l’allenatore del Padova, ha parole di stima nei confronti dei ramarri. «Il Pordenone è una squadra che gioca molto bene – afferma Parlato –. Sarà un incontro tosto, ai neroverdi sono legato, ma penso al Padova: dobbiamo vincere e rialzarci dopo Pavia». A dimostrazione di quanto è delicato il match, la squadra veneta ha scelto per la prima volta in stagione di andare in ritiro. Una decisone presa dallo stesso tecnico, che non vuole fallire con la sua ex società.

Ore 12.00 – (Messaggero Veneto) Nessuno, a questa squadra, ripescata e allestita in trenta giorni, ha chiesto a inizio stagione di stare lassù. Ma considerata la vittoria col Bassano, un De Cenco capocannoniere e il gioco espresso sinora, perché non provare a rimanere nella zona play-off della Lega Pro? Il Pordenone vuole continuare a sognare e per farlo chiede strada al suo ex tecnico, Carmine Parlato, nella sfida dell’Euganeo col Padova. Non è tempo di fare calcoli, di accontentarsi di un punto in uno stadio bollente e con una squadra ferita: non è nel dna di Tedino. E non è giusto farlo, visto il momento. I “ramarri” puntano al secondo sgarbo ai veneti, dopo quello di coppa Italia. Quel pomeriggio di fine agosto se lo ricordano in tanti: prima vittoria stagionale, in trasferta, dove l’anno scorso con Zauli-Foschi-Rossitto si faticava non poco. Un segnale di rottura. Il Pordenone da allora è cresciuto ulteriormente. Quella di oggi, però, sarà una partita diversa da allora. Perché se i ramarri ci arrivano da favoriti, forti di una migliore classifica e di risultati di alto profilo, il Padova di Parlato e dei tanti ex deve rifarsi della figuraccia di Pavia, cioè da un ko per 2-0 e di un cambio “irregolare”, poi non effettuato, che ha rischiato di far saltare diverse teste in dirigenza. Ci sarà un Euganeo – e una proprietà – che attende una reazione da parte della squadra. Parlato non è a rischio: certo è che ha l’obbligo di non perdere. Quindi si prevede una squadra in campo col 4-3-1-2, col modulo del primo tempo della gara di coppa Italia, chiamata a fare grande densità difensiva, la specialità del suo allenatore. Anche perché quando va sotto non porta a casa il risultato: è successo con Alto Adige, Cittadella e Pavia, quindi 3 volte nelle ultime 5 gare. Segnali di cui Parlato ha tenuto conto. La gestione del match sarà così consegnata ai “ramarri”, che non hanno granché da perdere. E Bruno Tedino se la vuole giocare a modo suo, con il 4-3-3 pronto a trasformarsi in 4-3-1-2 e Cattaneo libero di svariare. Marchi e Mandorlini non sono del match, gioca il gruppo anti-Bassano. Con un unico obiettivo: continuare a volare.

Ore 11.40 – Probabile formazione Padova (Gazzettino): Petkovic; Dionisi, Fabiano, Niccolini, Favalli; Ramadani, Bucolo, Corti; Bearzotti; Neto Pereira, Cunico.

Ore 11.30 – (Gazzettino) «Per questo dobbiamo fare una partita di grande determinazione, umiltà e spirito di sacrificio, ma allo stesso tempo dobbiamo mettere quella cattiveria agonistica che esigo dai ragazzi. Una partita da interpretare bene – aggiunge – giocando sin dall’inizio tutti assieme e sbagliando meno possibile perché la categoria non perdona. Secondo me tutto si deciderà sulla dinamicità e sull’aspetto tattico». E a proposito di modulo, nella sfida persa in Coppa con i friulani, la squadra era partita con il 4-3-1-2 per poi passare al 4-2-3-1. Terrà conto delle indicazioni di quella gara? «Anche sulla base di quello posso fare delle scelte, ma contano la testa, l’atteggiamento e come viene interpretato il ruolo, a prescindere dal modulo. Deve tornare quella fame che serve per ritrovare continuità». Tra le possibili novità di oggi, l’esordio a centrocampo di Ramadani dal primo minuto: «È un ragazzo di grande dinamicità, in grado di svolgere entrambe le fasi e si è sempre messo al servizio della squadra, ma questo vale per tutti». Per Parlato un nuovo ritorno al passato dato che a Pordenone due stagioni fa ha vinto il campionato di serie D: «Al di là di ricordi e statistiche, oggi il cuore dice Padova e la priorità sono i tre punti».

Ore 11.20 – (Gazzettino) «Sotto l’aspetto psicologico – spiega il tecnico Carmine Parlato – questa settimana abbiamo cercato di estraniarci, ma poi solo il campo dirà se siamo veramente riusciti a staccare. La nostra priorità era quella di correggere gli errori e preparare questa partita. Ora dobbiamo concentrarci su tutte le cose che dovremo fare sul terreno di gioco». E per favorire tutto questo, dopo la seduta di rifinitura la squadra si è trasferita a Gazzo Padovano, per il ritiro a a Villa Tacchi. Mai era successo in passato in occasione di un impegno casalingo: «È stata una mia scelta. In precedenza ho sempre dichiarato che, conoscendo il gruppo, era giusto lasciare i giocatori sereni e con le loro famiglie. Con responsabilità e un po’ di buon senso da parte di tutti, attendendoci una partita importante, credo e spero che stare insieme alla vigilia possa essere utile per trovare ancora di più quella sinergia che aiuta a esprimersi al meglio». All’Euganeo arriva una delle squadre più in forma del momento, a dispetto di un Padova che viaggia ancora a corrente alternata: «Il Pordenone ha corretto gli errori dell’anno scorso, in campo lavorano tutti e undici in entrambe le fasi, molto compatti e stretti, con qualità e dinamicità».

Ore 11.10 – (Gazzettino) Il ricordo ancora fresco della sconfitta nella sfida di Coppa Italia, un avversario finora battuto una sola volta in campionato e il tris rifilato dai friulani al forte Bassano nell’ultimo turno. Ecco tre sufficienti motivi, se mai ce ne fosse bisogno, per aprire gli occhi sulle difficoltà dell’impegno di oggi del Padova, ma altrettante e ancora più forti sono le motivazioni alla base della reazione che viene chiesta alla squadra per chiudere quella che molti giudicano la settimana più difficile del nuovo corso biancoscudato. C’è infatti da mettere alle spalle il caso Amirante, con l’errore della sostituzione a Pavia che ha innescato polemiche e prese di posizione all’interno della società. E se tutto sembrerebbe essersi appianato dopo la lunga assemblea dei soci di martedì, è chiaro che solo una risposta convincente sul campo può riportare in seno al Padova una reale tranquillità, spegnendo definitivamente ogni malumore e cancellando la prestazione poco brillante di Pavia.

Ore 11.00 – (Gazzettino) UNA GIRANDOLA DI EX. I precedenti di Dionisi, Niccolini, Bearzotti, del tecnico Parlato e del preparatore atletico Marin sono ormai cosa nota, ma anche sull’altro fronte è ampia la lista dei giocatori con precedenti all’ombra del Santo. Il portiere Tomei è cresciuto nelle giovanili biancoscudate, Pederzoli e Filippini sono stati tra i protagonisti della promozione in serie B nel 2009; meno fortunata la stagione a Padova, quella della retrocessione in Lega Pro, di Simone Pasa che ha trovato comunque poco spazio. QUI TIFOSI. C’è curiosità nel vedere la risposta sugli spalti del popolo biancoscudato, in un momento poco brillante della squadra. Il dato di riferimento, con riguardo all’affluenza è quello dei 4.533 presenti nell’ultima gara interna con il Mantova. Vernice pubblica, inoltre, per il nuovo club Città di Albignasego che in tribuna est esporrà uno striscione di oltre sette metri. SCOMMESSE. Il segno 1 è quotato tra 1,95 e 2,15, la vittoria del Pordenone oscilla tra 3,35 e 3,75. Pari compreso tra 3 e 3,20.

Ore 10.50 – (Gazzettino) La formazione friulana, ripescata la scorsa estate, sta sicuramente disputando una stagione al di sopra delle attese che la vede viaggiare a ridosso della zona play off e ha confermato ulteriormente il proprio valore nell’ultimo turno con il successo per 3-0 sul Bassano. Fuori casa l’undici di Tedino ha finora ottenuto due pareggi, una vittoria con la Pro Patria e il ko, l’unico in campionato, con il Lumezzane. La fase di finalizzazione è nelle solide spalle dell’attaccante brasiliano Caio De Cenco, capocannoniere del girone a quota sei insieme a Cesarini del Pavia e Brighenti della Cremonese, ma anche dietro le cose non vanno male con i gol al passivo; solo Reggiana e Bassano hanno fatto meglio. Salvo recuperi in extremis, mancheranno ancora il difensore Marchi e il centrocampista Mandorlini, con probabile conferma della squadra che ha superato i vicentini. L’unico dubbio riguarda il modulo: 4-3-3 o 4-3-1-2, a seconda della posizione (esterno destro o trequartista) di Cattaneo.

Ore 10.40 – (Gazzettino) Nuovamente indisponibile Amirante per i soliti problemi al ginocchio, Niccolini sostituirà in difesa lo squalificato Diniz. Più di un dubbio sul resto della formazione, con possibile conferma del 4-3-1-2, ed esordio di Ramadanì in mediana al fianco di Bucolo e Corti. In avanti insieme a Neto Pereira sono favoriti Bearzotti e Cunico, con il primo a giostrare sulla trequarti e il capitano che potrebbe essere avanzato a sostegno della punta.

Ore 10.20 – Probabile formazione Padova (Mattino di Padova): Petkovic; Dionisi, Fabiano, Niccolini, Favalli; Ramadani, Bucolo, Corti; Bearzotti; Neto Pereira, Cunico.

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) In Coppa partì col centrocampo a tre, poi in corsa passò al 4-2-3-1 perché la squadra non girava. Sceglierà anche in base a quella gara? «Anche, le mie scelte naturalmente non potranno prescindere da ciò che era stata quella partita. Ma è l’atteggiamento, prima di tutto, che mi interessa: ognuno dovrà interpretare bene il suo ruolo a prescindere dal modulo, avere quella fame che fino ad ora troppe volte ci è mancata». Che significa per lei giocarsi una gara così difficile proprio contro la sua ex squadra? «È una partita di grandi ricordi personali, ma la mia priorità è il Padova e lo stesso dice anche il cuore. Non c’entrano le statistiche, non c’entra il mio passato: dobbiamo solo pensare ai tre punti». Le sorprese potrebbero essere Ramadani e Bearzotti. «Alban è un ragazzo di grande dinamismo, fa tutte e due le fasi e si è sempre messo al servizio della squadra. Bearzotti può far bene in qualsiasi posizione nel reparto offensivo. Ma la valutazione rimarrà sospesa fino alla fine: ho scelto il modulo, ma fino all’ultimo dovrò pensare a chi schierare. Ognuno dovrà essere pronto, nessuno escluso».

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Giocatori e staff sono in ritiro da ieri sera a Gazzo Padovano, e la tensione, per quanto nascosta, c’è: «Il ritiro è stata una mia scelta», ammette Parlato in vista della gara di oggi. «In precedenza ho sempre lasciato al gruppo la serenità della famiglia, la notte prima delle partite. Ma con un po’ di buon senso adesso ho ritenuto giusto optare per questa soluzione, ritengo che la partita sia importante, stare tutti insieme nelle ore precedenti spero che ci serva a trovare ancora maggior sinergia». Quanto è delicata questa sfida? «Sotto l’aspetto psicologico è stata una settimana difficile, abbiamo cercato di estraniarci da tutto e da tutti e solo il campo ci dirà se saremo riusciti veramente a staccarci da quello che è successo. Il Pordenone ha corretto gli errori dello scorso anno: in tutte e due le fasi tutta la squadra lavora insieme, rimangono stretti e compatti dando qualità e dinamismo alla manovra. Dovremo fare una partita di grande determinazione e sacrificio, mettendoci umiltà e cattiveria». C’è un pizzico di paura, visto il momento di forma delle due squadre? «No, ma dobbiamo affrontare la partita con grande coraggio. Conterà sbagliare il meno possibile, la gara ci chiederà la giusta interpretazione perché credo che molto si deciderà sulla tattica».

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) La settimana più convulsa dell’ultimo anno e mezzo, da quando il Padova è rinato dalla sue ceneri ripartendo dalla Serie D, per essere definitivamente archiviata ha bisogno di una cosa sola: la vittoria. I biancoscudati tornano all’Euganeo (ore 15) dopo la brutta sconfitta di Pavia, le polemiche seguite al caso- Amirante e il terremoto in società che, alla fine, non ha portato conseguenze. Ma davanti a sé, la squadra di Parlato incontra quel Pordenone che, lo scorso agosto, riuscì a macchiare con il gol di Cattaneo il ritorno all’Euganeo tra i professionisti, seppur si trattasse solo di Coppa Italia. La squadra friulana, dopo il 3-0 rifilato al Bassano sette giorni fa, è la più in forma del momento e per il Padova, chiamato ancora una volta alla reazione, sarà un pomeriggio da cuori forti. Per capire quanto sia delicata la sfida di questo pomeriggio, basti pensare alla formazione biancoscudata: mai prima d’ora si era visto il tecnico così indeciso, così ondivago nel provare prima l’uno poi l’altro modulo. Alla fine, secondo quanto provato nella rifinitura di ieri, il 4-3-1-2 potrebbe vedere a sorpresa sia l’esordio di Ramadani dal 1’, sia l’impiego di Bearzotti sulla trequarti per mettere i bastoni tra le ruote all’ex Pederzoli, che ad agosto fece ammattire mezza squadra biancoscudata.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) C’è un tabù da sfatare e una lunga serie di ex. I biancoscudati non battono i friulani in casa da 35 anni, una vera eternità. L’ultima vittoria casalinga risale alla Serie C/2 del gennaio 1980. Da allora due pareggi e una sconfitta, quella dello scorso agosto. Con Parlato, che con i neroverdi ha vinto la Serie D e lo scudetto due anni fa, ci sono gli ex Niccolini, Dionisi, Cunico e Bearzotti; nella formazione di Tedino, titolari gli ex biancoscudati Pederzoli e Pasa, mentre Filippini partirà dalla panchina. La prevendita dei biglietti chiuderà alle 12.30, le biglietterie sud apriranno i battenti alle 13.30. Il Padova poserà un mazzo di fiori sotto la Tribuna Fattori in memoria di Simone Lovison, tifoso scomparso tragicamente nei giorni scorsi.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Alla fine è mancata solo una cosa. Le pagelle di Furio Stella. Che, ne siamo sicuri, si sarebbe divertito un mondo a dare i voti a tutti i giocatori, ovviamente con il suo stile dissacrante, prendendo in giro chi, tra un chilo di troppo e una mobilità molto scarsa, si trascinava per il campo. Per il resto, la mattinata è filata alla perfezione, con il primo “Memorial Furio Stella”, andato in scena allo stadio Appiani. Non è voluto mancare nessuno alla giornata organizzata in memoria del giornalista del “Mattino” prematuramente scomparso lo scorso anno. E anche per questo siamo sicuri che, quella di ieri, è stata solo la prima tappa di un appuntamento che promette di essere ripetuto ad ogni stagione. A sfidarsi sul campo sono state una selezione di giornalisti padovani e una di dirigenti e staff del Calcio Padova. Presenti in tribuna tanti colleghi di Furio, qualche appassionato che non può dimenticare il giornalista di origine triestina, e anche il vecchio presidente del Padova Giordani. Non è mancata, ovviamente, nemmeno la moglie di Furio, Carlotta, alla quale il presidente del Padova Bergamin e il giornalista Giorgio Borile hanno consegnato una targa ricordo dell’evento. Il calcio d’inizio è stato battuto da Stefano Edel e Paolo Donà, storici amici e colleghi di Stella, e ha preceduto un commosso minuto di silenzio. Sul campo è stata battaglia vera ed equilibrata, con il Padova che nella ripresa ha provato a scappare facendo valere il maggior tasso tecnico, grazie a due reti di Capovilla e Nadalet. Per la stampa, che ha anche colpito due pali, Mihoc ha riaperto l’incontro con un gol a metà ripresa. Ma alla fine, nonostante i vani assalti dei giornalisti, il Padova ha vinto 2-1. Le formazioni. Stampa: Carraro, Barsotti, Cocchiglia, Malagoli, Spettoli, Fusar Poli, D’Attino, Cortese, Copelli, Paglia, Volpe, Canello, Vinci, Graziani, Mihoc, Calzavara. Allenatori: Borile, Edel, Ingenieri. Padova: Zancopè, Quaglia, Poliero, Capovilla, Nadalet, Zorzi, Tognon, De Poli, M. Bergamin, G. Bergamin, Pagliani, Parlato, Candotti, Pontin, Beccaro. Allenatore: Ruzzante. Arbitro: Mariano Schiavon. Reti: 4’ st Capovilla, 8’ st Nadalet, 15’ st Mihoc.

Ore 09.10 – Probabile formazione Padova (Corriere del Veneto): Petkovic; Dionisi, Niccolini, Fabiano, Favalli; Corti, Bucolo, Mazzocco; Cunico; Neto Pereira, Altinier.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) «In settimana abbiamo fatto in modo di estraniarci — ammette Parlato — e solo il campo ci dirà se sarà servito. Il ritiro? È stata una mia scelta (la squadra ha dormito a Villa Tacchi, a Gazzo Padovano ndr ), alleno dei ragazzi responsabili ma è una partita importante e, quindi, ho pensato che sarebbe stato meglio passare del tempo insieme per fare ancora più gruppo. Il Pordenone è davvero un’ottima squadra, costruita bene e attrezzata per dare fastidio a qualsiasi avversario. Lavora in undici in tutte e due le fasi e ha dinamicità e qualità. Per spuntarla serviranno spirito di sacrificio ed umiltà. Timore per questa partita non ce ne sono. Il match va affrontato con grande coraggio e facendo le cose tutti insieme, da squadra. Nonostante sia un ex il mio cuore dice solo Padova, perché abbiamo bisogno dei tre punti». Ieri nelle prove tecniche di formazione si è visto Ramadani nell’undici titolare e Parlato non ha escluso di poterlo impiegare dall’inizio. Ci sono dubbi soprattutto in attacco, dove Petrilli, Altinier e Bearzotti si giocano una maglia accanto a Neto Pereira. Dal Friuli è in arrivo un Pordenone molto agguerrito: «Veniamo da una settimana difficile nonostante la vittoria di prestigio di sabato sera — tuona il tecnico — ma vogliamo continuare a vivere questo tipo di realtà fatta di buone prestazioni e risultati. Sappiamo che è difficile andare a giocare a Padova ma con umiltà bisogna proseguire questo percorso. Il Padova è non solo squadra di blasone, dal grande tifo e di ottima organizzazione. Sarà anche un mezzo derby ed un ritrovo di tanti ex neroverdi agguerriti, ma ricordi o non ricordi i nostri tifosi saranno contenti se noi faremo risultato». E Tedino detta la sua ricetta: «Proporci con umiltà e rispetto ma con un atteggiamento importante, provare a ripeterci anche se farlo non è mai facile: abbiamo il dovere di farlo, per noi stessi, per la società e per tutto il popolo neroverde». Insomma, si annunciano 90 minuti di fuoco allo stadio Euganeo. E mai come in questo momento c’è bisogno di punti e di unità d’intenti.

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) La settimana che termina oggi trascina con sé una serie di scossoni che qualche effetto sull’ambiente biancoscudato lo devono per forza aver prodotto. Da capire se saranno negativi o meglio positivi, ma a Padova e dintorni si respira un’aria di attesa. L’impressione è che l’unico vero collante possibile, nonostante la buona volontà di tutti i protagonisti (Bergamin, Bonetto, De Poli e Parlato), siano unicamente i risultati. Soltanto le vittorie e una classifica meno tirata rispetto all’attuale potranno dissipare in modo definitivo i veleni che, inevitabilmente, circolano nell’aria. Carmine Parlato sa di essere in una posizione scomoda: nel calcio spesso quando le cose non vanno paga l’allenatore e, nonostante le rassicurazioni del presidente Giuseppe Bergamin, resta difficile pensare che se la situazione non migliorerà a breve, non ci saranno cambiamenti importanti. Anche il diesse Fabrizio De Poli rimane in una sorta di «limbo» dopo il duro ma necessario chiarimento avvenuto con l’amministratore delegato Roberto Bonetto a inizio settimana. oggi all’Euganeo arriva il Pordenone, il Padova è reduce dal tracollo di Pavia, dal «pasticcio Amirante» e da un periodo in cui i punti arrivano con il contagocce. Quattro nelle ultime cinque partite, troppo poco per sperare di allontanare i rumours. Serve una sterzata, in linea con quella avvenuta all’ultima uscita casalinga contro il Mantova. Tre punti per respirare a pieni polmoni, quindi: peccato che il Pordenone sia solo un lontano parente del Mantova visto in questo inizio di stagione. Il tecnico Bruno Tedino ha infilato una serie di risultati utili significativi, ultimo dei quali il sonante 3-0 sul Bassano, che rappresenta il miglior biglietto da visita possibile per una squadra che l’Euganeo lo ha già espugnato in agosto in Coppa Italia.

Ore 08.40 – (Corriere del Veneto) Si è chiuso sul 2-1 il primo «Memorial Furio Stella», giocato ieri tra il Calcio Padova e una selezione dei media locali. Evento organizzato da Giorgio Borile all’Appiani, in collaborazione con i vertici della società biancoscudata, per ricordare il giornalista del Mattino di Padova scomparso poco più di un anno fa per una grave malattia. Il punto più alto dell’emozione quando la moglie di Stella ha ricevuto una targa commemorativa da Borile e da Stefano Edel, strappando un lungo e commosso applauso tra colleghi e amici.

Ore 08.30 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Cittadella 21, Pavia 20, Reggiana 19, Bassano 18, Alessandria 17, SudTirol 15, Pordenone 14, Cremonese, Giana Erminio e Lumezzane 13, FeralpiSalò e Padova 12, Mantova 11, Cuneo e Pro Piacenza 10, Renate 8, AlbinoLeffe 7, Pro Patria 0.

Ore 08.20 – Lega Pro girone A, la decima giornata (7/8/9 novembre): Sabato 7, ore 15.00 Giana Erminio-SudTirol 1-2, Lumezzane-Cittadella 1-1; Sabato 7, ore 17.30 Alessandria-Pro Patria 1-0, Renate-Pavia 0-0; Sabato 7, ore 20.30 Bassano-Mantova 0-1; Domenica 8, ore 15.00 Padova-Pordenone, Pro Piacenza-Cremonese; Domenica 8, ore 17.30 AlbinoLeffe-FeralpiSalò; Lunedì 9, ore 20.00 Reggiana-Cuneo.

Ore 08.15 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.10 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Maglietteveloci.it, Macron Store, Studio Pignatelli Netstore, Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 7 novembre: rifinitura per i Biancoscudati alla Guizza, assente solo Amirante.




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