Live 24! Padova-Bassano pareggio nel derby. Grave infortunio per Niccolini, tibia ko

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Ore 21.40 – (La Provincia Pavese) «Questi giocatori mi hanno fatto il miglior regalo di Natale che potessi ricevere: è stata una settimana bellissima». Mister Stefano Rossini da domani torna ad allenare la sua Berretti, ma a Pordenone ha dimostrato di essere un ottimo allenatore, guidando alla vittoria una squadra che aveva tante defezioni. Il Pavia giunto in Friuli ha dimostrato quella cattiveria che mancava da tempo. «E’ una soddisfazione anche personale – dice Rossini – questi ragazzi mi hanno fatto sentire importante, anche se tutti sapevano che ero a tempo. E, come dico spesso, la partita è stato lo specchio dell’allenamento. In settimana abbiamo vissuto un crescendo continuo. E qui a Pordenone abbiamo fatto la partita che dovevamo fare». Rossini fa un’analisi della situazione del Pavia: «Questa squadra aveva una scarsa autostima, non solo nei singoli, ma anche nel gruppo. Avevo chiesto una partita di sacrificio, e nella fase di non possesso abbiamo giocato la partita che avevamo preparato. Ma è nella fase di possesso che il Pavia può crescere parecchio. Se riesce a inanellare qualche risultato positivo vedrete che migliorerà sotto questo aspetto». E’ stato difficile motivare una squadra in pochi giorni? «Il calcio è anche divertimento. E se ci si diverte si rende anche di più. Ripeto: in fase di possesso questo Pavia può fare molto di più». Rossini ha l’aria soddisfatta nel dopo partita. «Facchin? Ha fatto tre-quattro interventi decisivi. Ma il portiere fa parte della squadra, lo sappiamo». Anche La Camera è stato un elemento decisivo: «Sì. Ho chiesto subito alla società se potevo impiegarlo. E Giovanni si è dimostrato un professionista e un uomo vero: ha sfoderato una prestazione di grande sacrificio. Mi è piaciuto lui, come mi sono piaciuti altri. E sono molto soddisfatto».

Ore 21.20 – (La Provincia Pavese) Il Pavia porta a casa tre punti e tanta fiducia da Pordenone. Al Bottecchia segna, stringe i denti, rischia e nella ripresa ritrova il gol di Ferretti che punisce senza appello i ramarri neroverdi. Grazie anche a un immenso Facchin che dà il meglio di sé neutralizzando su tutti un Caio De Cenco vitalissimo, ma impreciso. Un bel regalo di Natale per gli azzurri e per il mister provvisorio Stefano Rossini (da domani torna a occuparsi della Berretti), osservato con tutta la squadra dalla tribuna dal futuro allenatore del Pavia, Fabio Brini. Si vede subito che c’è in campo un Pavia diverso rispetto a quello visto nelle ultime settimane. Grinta, maggiore precisione e, soprattutto, squadra corta. Il 4-4-2 messo in campo da Rossini è una formazione d’emergenza (con Alessandro Marchi che per una botta al piede allunga la lista degli assenti). A centrocampo si rivede La Camera che forse indossa per l’ultima volta la maglia azzurra. Il regista fa un lavoro prezioso nell’impostazione di gioco. Al suo fianco c’è un leggero Pavan, con Ghiringhelli e Grbac esterni. E proprio dai piedi di La Camera parte la palla del vantaggio al 23’ del primo tempo. Punizione dalla destra, palla in mezzo all’area e Malomo vola più alto di tutti: 1-0 per gli azzurri. Il Pordenone reagisce subito, incitato dal pubblico. L’ultima parte del primo tempo sarà un autentico assedio davanti alla porta di Facchin che si salva in ogni modo. Al 30’ De Cenco incoccia di testa superando Siniscalchi, ma è un servizio per il portiere azzurro ben piazzato. Due minuti dopo Marino rischia l’autogol con un disimpegno a due passi dalla porta. Al 34’ ancora il “pavese” De Cenco mette di poco a lato dalla porta difesa da Facchin. Il Pavia fa fatica a ripartire. Al 44’ un intervento di Marino è provvidenziale. Nella ripresa il Pavia cerca di avanzare il baricentro. Al 6’ il solito De Cenco spara ancora tra le braccia di Facchin. La Camera prova il destro dalla distanza al 7’ grazie a un assist preciso di Ghiringhelli, gran parata di Romei. All’8’ entra Mandorlini tra i neroverdi per rafforzare il centrocampo. E’ lì il gioco. Ma al 16’ arriva il colpo del ko degli azzurri, con Ferretti conclude mettendo a sedere il portiere Tomei: contropiede di Cesarini che lancia Grbac, il croato vede libero Ferretti e rifinisce: è il 2-0 per il Pavia. Al 19’ ci prova Pederzoli su punizione. Nell’angolo basso si allunga ancora Facchin. Al 23’ rischio: Ghiringhelli commette in area uno dei pochi errori della partita e serve involontariamente De Cenco che, in rovesciata tira in porta. Facchin si supera. Pochi secondi dopo Pederzoli fa un fallo a metà campo, applaude ironicamente l’arbitro che non ci pensa due volte: rosso diretto. La superiorità numerica pavese dura poco, però, perché Malomo quattro minuti fa un fallo inutile vicino all’angolo: seconda ammonizione e cartellino rosso. Il Pordenone ci prova ancora. Al 30’ altra grande parata di Facchin che replica al 33’ chiudendo miracolosamente su Filippini. Per i neroverdi la porta è stregata. Il Pavia invece rivede la luce.

Ore 21.00 – (Messaggero Veneto) Si sapeva che il calendario avrebbe riservato un finale di 2015 piuttosto impegnativo e così è stato. Quattro partite, Feralpi, Cittadella, Cuneo e Pavia, peraltro affrontate con un organico incompleto, che hanno riservato tre sconfitte e una vittoria. Tre punti su dodici disponibili che rappresenterebbero uno score negativo se non venissero valutate le prestazioni di spessore che i ragazzi di Tedino hanno saputo offrire in gare dall’elevato coefficiente di difficoltà. Al cospetto di un avversario che ancorché in crisi di risultati ha dimostrato di possedere una qualità di organico da squadra di prima fascia, è stata la classica partita nata male. Una di quelle partite che, se rigiocata, non perderesti mai. Un Pordenone che cerca come di consueto di condurre il gioco articolando al meglio il proprio canovaccio ma che poi sugli sviluppi di un fallo a favore non fischiato incassa la prima rete. I ramarri tuttavia non mollano e continuano a proporre il proprio gioco ma sotto porta mancano d’efficacia. Nella ripresa la musica non cambia, il Pordenone continua a spingere ma vuoi per imprecisione o per la bravura del portiere avversario il gol non arriva e la più comune legge del calcio lo condanna a subire il raddoppio. La “ciliegina sulla torta” la mette Pederzoli che colleziona la sua seconda espulsione dimostrando oltre a tanta sapienza calcistica anche alcuni limiti caratteriali. Pazienza, questo passaggio a vuoto probabilmente rientra a “budget”, nell’ambito di un percorso difficile che è quello che caratterizza la Lega Pro, ma questo Pordenone aveva iniziato a “viziarci” e le aspettative di conseguenza hanno fatto presto a crescere. Archiviato il 2015, il pubblico, che anche ieri ha applaudito i ramarri nonostante la sconfitta, dovrà attendere il 9 gennaio quando il campionato riprenderà con la trasferta di Gorgonzola contro la Giana Erminio. Sarà l’occasione per un immediato riscatto. Così la pensa Azdren Llullaku, attaccante albanese che milita nella serie A rumena, allenato da Tedino a Jesolo: «Un risultato che penalizza il Pordenone eccessivamente. Credo che sia una squadra in cui l’impronta di Tedino appare netta, dove i ragazzi cercano sempre di giocare la palla con i tre attaccanti che fanno molto movimento».

Ore 20.40 – (Messaggero Veneto) Non si attacca agli episodi, anzi: di fatto li sorvola. Semplicemente Bruno Tedino entra in sala stampa sì rabbuiato, ma anche intellettualmente onesto nell’analizzare la sconfitta del suo Pordenone. Che si riassume, in estrema sintesi, in un solo concetto: «Il Pavia è stato più cinico: ha concretizzato le uniche palle-gol che ha avuto – afferma il tecnico del Pordenone –. Noi invece non l’abbiamo fatto e abbiamo perso». Quindi, dopo tante sviolinate, il rimprovero. «Davanti dobbiamo fare di più: non possiamo pensare che sia De Cenco l’unico deputato a fare gol». Tedino, l’azione della prima rete del Pavia è stata viziata da un fallo di mano. Cosa ne pensa? «Il fallo di mano è stato evidente, clamoroso. E per questo ho protestato così vivacemente con l’arbitro, comportamento che non sono solito tenere. Ma non possiamo però dire di aver subìto gol per questo errore: l’abbiamo incassato perché Malomo è stato molto bravo a staccare sopra a tutti e a incornare la palla in rete». Avversari spietati: gol alle uniche occasioni prodotte. Il Pordenone invece ne ha sciupate tante. «Il Pavia è stato più bravo di noi. Ha fatto una gara umile, ha chiuso molto bene gli spazi e ha tolto la profondità ai nostri attaccanti. Noi abbiamo un po’ sofferto questo aspetto. Dovevamo occupare maggiormente l’area e non l’abbiamo fatto. Sono stati più cattivi di noi negli ultimi 16 metri, dove noi abbiamo peccato. Ecco, è sotto quest’aspetto che dobbiamo crescere». Tedino, chiede ai suoi attaccanti di fare di più in zona-gol allora? «Sì. Sotto l’aspetto dell’impegno e della qualità non posso dire nulla a tutti. Però in area di rigore serve fare qualcosa di più. Facchin è stato bravo, ci ha negato diversi gol, però ripeto: oltre a De Cenco aspetto le reti degli altri attaccanti. Basta trovare una maggiore cattiveria. Il lato positivo c’è, comunque. Creiamo molte palle-gol, segno che la squadra è viva: ripartiamo da lì». Un episodio importante è stata l’espulsione di Pederzoli: come la commenta? «Intanto credo che non sia stato l’ago della bilancia della nostra sconfitta. Abbiamo perso per altri motivi. Certo, il suo gesto non ci stava, anche perché ci ha lasciato in dieci. Ma il primo a saperlo è lui, inutile dica altro». A livello di risultati l’ultimo mese si è registrata una flessione, anche dovuta agli infortuni. La sosta è benedetta? «Ci alleniamo lunedì (domani, ndr) e martedì, poi dal 23 al 28 ci riposeremo. La pausa arriva al momento giusto: ci permette di rifiatare, di recuperare qualche effettivo e di lavorare duramente per migliorare ancora».

Ore 20.20 – (Messaggero Veneto) Una squadra conclude a rete, ma trova di fronte un grande portiere oppure calcia fuori dallo specchio. L’altra tira in porta e segna. Risultato: Pordenone 0, Pavia 2. C’è poi l’espulsione a Pederzoli, quella a Malomo, qualche errore arbitrale. Ma alla fine è tutta qua la sfida del Bottecchia, la gara tra neroverdi e biancazzurri che chiudeva il 2015 del girone A. Ai “ramarri” rimane in mano un pugno di mosche e nient’altro: la squadra di Tedino crea ma non fa gol, quella ospite invece costruisce due palle gol e ne capitalizza altrettante. Non riesce così alla squadra cittadina il regalo di Natale ai suoi tifosi, quella vittoria in casa che manca dallo scorso 1º novembre. Riesce, invece, a far resuscitare il Pavia, che arrivava da 6 gare senza successi e con un allenatore – Stefano Rossini della Berretti – che oggi lascerà il posto al nuovo tecnico, Fabio Brini. Per lui il bilancio alla guida del team sarà di un match e tre punti, senza peraltro brillare. Anche questo è il calcio. Attendista. Si parta da qui: proprio perché il suo è un interregno, in cui è bene non inventare nulla, Rossini porta al Bottecchia un Pavia intelligente, accorto tatticamente. Consapevole anche di avere numerosi infortunati, schiera i suoi con un 4-4-2 scolastico, con i primi due reparti molto attaccati in fase difensiva, per limitare la profondità al Pordenone. Davanti lascia Ferretti e Cesarini, liberi di inventare. La squadra di Tedino è così costretta a fare la partita. Prova a farlo col 4-3-3 di sabato scorso, con l’ex De Cenco al posto di Martignago, ma fatica perché non trova spazi. L’avversario la attende e non c’è la solita fluidità di manovra. Morale: un tiro di Cattaneo – parato da Facchin – e null’altro, nei primi 20’. La partita però si sblocca al 23’, in un’azione viziata da un evidente fallo di mano di La Camera. Punizione dalla destra dello stesso regista – “scongelato” dopo due settimane fuori-rosa -: palla al centro dove Malomo stacca sopra tutti e di testa insacca. É lo 0-1 e per il terzino è il secondo gol ai “ramarri”, dopo quello segnato lo scorso marzo a Pavia. La reazione. La rete scuote il Pordenone e alleggerisce la tensione agli ospiti, che cominciano a concedere qualcosa. E qui inizia il bombardamento dei neroverdi. Ci provano tutti: Pederzoli (tiro alto dal limite, al 24’), De Cenco in due circostanze, una di testa al 30’ e l’altra al 34’ con una girata; quindi Cattaneo di sinistro dal limite dell’area (36’). Il risultato è chiaro, il gol non arriva. Ed è così che termina il primo tempo e ricomincia la ripresa. Al 6’, infatti, solo una grande parata di Facchin nega il gol a De Cenco, ancora pericoloso con un tiro al volo innescato da Filippini. Il Pavia risponde con un bel tiro di La Camera (deviato da Tomei) e, poco più tardi, trova il gol. Ripartenza micidiale di Grbac, che scende sulla sinistra e mette un bel pallone per Ferretti: il portiere neroverde esce e poi ci ripensa, il bomber del Pavia non ha pietà e segna lo 0-2. La fine. E la gara di fatto finisce qui, a livello di risultato. Sì, perché c’è dell’altro: al 25’, dopo una gran punizione deviata da Facchin, Pederzoli applaude ironicamente l’arbitro e rimedia il “rosso” diretto (rimedierà due turni di squalifica). Anche il Pavia rimane in 10 poco dopo – espulso l’autore dello 0-1 Malomo – ma regge all’assalto neroverde, contraddistinto da altre tre limpide-palle gol (firmate De Cenco-De Agostini) su cui ancora Facchin dice la sua. Non c’è niente da fare, la porta è stregata: per i neroverdi è meglio pensare al 2016.

Ore 20.00 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Cittadella 32, Alessandria 31, Bassano 28, FeralpiSalò 27, Pavia e SudTirol 26, Reggiana 25, Cremonese, Cuneo, Padova e Pordenone 22, Giana Erminio 21, Lumezzane e Pro Piacenza 19, Mantova 15, Renate 12, AlbinoLeffe 11, Pro Patria 7.

Ore 19.40 – (Gazzetta di Mantova) La società è pronta – come afferma il presidente Sandro Musso a fine gara – «a cambiare mezza squadra» per cercare di evitare la retrocessione. E sul mercato il ds Alfio Pelliccioni e altri collaboratori dell’Acm si stanno già muovendo a caccia delle pedine giuste. I rinforzi dovrebbero arrivare in tutti i reparti: due terzini, almeno un centrocampista e un paio di attaccanti. C’è già un discorso in atto con il Lecce per il 26enne laterale destro Francesco Lo Bue, che in Puglia finora ha trovato poco spazio (4 gare) ma che l’anno scorso ha collezionato 26 gare in B con il Trapani. A Lecce potrebbe andare in cambio Gabriele Puccio. Per la fascia sinistra, invece, si ipotizza uno scambio con il Pavia: a lasciare Mantova sarebbe Valerio Foglio, mentre in biancorosso approderebbe il 28enne Marco Martin, atleta con alle spalle tanti tornei nel Sudtirol (l’anno scorso 31 gare e 2 gol) e che in questa stagione ha collezionato finora 12 presenze. Per il centrocampo c’è stato un approccio con il Bassano per il 26enne Giacomo Cenetti, finora 10 presenze in campionato. I fari sono poi puntati sull’attacco. E qui l’Acm sta tentando di riportare in biancorosso il 30enne Stefano Pietribiasi, autore di 29 gol nelle ultime due stagioni con il Bassano. Già in estate Pietribiasi aveva detto no all’Acm per motivi familiari (la moglia aspettava un bambino), ma Viale Te adesso ci sta riprovando. Il “Condor” finora con il Bassano ha giocato 12 partite segnando un solo gol. Altro nome caldo sul taccuino biancorosso è quello del 28enne Pietro Tripoli, che nella scorsa annata ha giocato 31 partite fra Pistoiese e Ascoli (sempre in Lega Pro) segnando in totale 5 gol. In questa stagione, invece, Tripoli è rimasto fermo, pur facendo parte della rosa dell’Ascoli in B. Per quanto riguarda le uscite (a fine gennaio le squadre dovranno ripresentare in Lega una lista di 24 giocatori e soltanto quelli saranno utilizzabili da lì in avanti), in partenza dovrebbero esserci oltre ai già citati Puccio e Foglio anche Momentè, Beretta e forse Fabio Gavazzi. Per quest’ultimo è arrivata una richiesta ufficiale del Lumezzane che offriva come contropartita il 30enne difensore Mauro Belotti. A Matteo Momentè si è interessata invece la Pistoiese, ma il bomber avrebbe rifiutato l’eventuale trasferimento in Toscana. Momentè potrebbe invece approdare al Bassano qualora l’affare Pietribiasi andasse in porto. Per Moreno Beretta, infine, potrebbe profilarsi uno scambio con il Santarcangelo, che sarebbe pronto a far tornare a Mantova il 22enne Alessandro De Respinis (all’attivo soltanto 6 presenze finora nel club romagnolo). Va ricordato che il mercato aprirà ufficialmente i battenti il 4 gennaio e chiuderà lunedì 1 febbraio alle ore 23. Ma i giocatori, con nulla osta del club di appartenenza, possono eventualmente allenarsi con la nuova squadra a cui sono destinati già a dicembre.

Ore 19.30 – (Gazzetta di Mantova) Il direttore sportivo del Mantova Alfio Pelliccioni a fine partita esordisce in maniera piuttosto spiazzante: «Oggi (ieri, ndr) abbiamo fatto male. Forse Maspero non aveva tutti i torti…». La sua dichiarazione, come al solito, non ha nulla di casuale. Il ds pensa di aver individuato i responsabili dell’ennesima figuraccia stagionale del Mantova, incapace di superare al Martelli il fanalino di coda Pro Patria (e a dirla tutta i bustocchi sono stati avanti fino all’89’, quando Momentè ha riportato il risultato in pareggio dopo l’acuto al 49’ di Capua). «Ci sono alcuni giocatori che devono cambiare aria – calca la mano Pelliccioni – Chi sono? Di sicuro non i giovani». È impensabile chiedere al ds di fare la lista dei “cattivi”, ma le indicazioni sono piuttosto chiare: «Sono alcuni di quelli arrivati quest’estate». Quindi, chi volesse compilare la lista dei possibili partenti in vista del mercato di gennaio, ha gioco facile: esclusi i giovani e chi già l’anno scorso indossava la maglia biancorossa, non rimangono troppi calciatori. Non se ne andranno tutti, certo, ma qualcuno di loro sì.

Ore 19.20 – (Gazzetta di Mantova) Dopo lo 0-4 uscito sulla ruota del Martelli a 51 anni dall’ultimo precedente, questo Mantova ha rischiato di aggiornare un altro primato negativo. Il gol di Momentè ha infatti evitato in extremis il quarto ko casalingo consecutivo, evento che non si verifica dalla primavera del 1991 (sconfitte con Casale, Empoli, Pro Sesto e Varese, era l’Acm guidata da Carpanesi e rassegnata alla retrocessione in C2). Di declassamento, tra i biancorossi, non vuol sentir parlare Roberto Zammarini: «Credo nella salvezza, nonostante tutto. Sapevamo che non sarebbe stata una gara agevole e alla prova dei fatti abbiamo incontrato delle difficoltà ad arrivare in zona gol. Se siamo incorsi in tanti errori in fase d’impostazione è solo perché col passare dei minuti, sotto di una rete, abbiamo provato a velocizzare il gioco, snaturando il nostro gioco. Dobbiamo pensare a migliorare, ora prendiamoci questa settimana di stop cercando di allontanare pensieri negativi. E poi sotto con il lavoro, perfezionando quei dettagli che alla fine fanno la differenza». «Nello spogliatoio si sono vissuti momenti migliori – inquadra la situazione del dopopartita il portiere Francesco Bonato – ma abbiamo fatto e faremo tutto il possibile per rialzare la testa. Capua ha trovato il gol della vita, da una ripartenza, in mezzo a due dei nostri, con un colpo d’esterno che prende velocità e diventa imprendibile. Peccato, era una sfida da vincere, dopo la buona prova di Piacenza». Andrea Trainotti va al nocciolo della questione: «Non siamo contenti, noi per primi. Capisco l’insoddisfazione dei tifosi e la loro, seppur civile, protesta. La Pro ha trovato un pari senza quasi passare mai la metà campo».

Ore 19.10 – (Gazzetta di Mantova) Non si arrende Ivan Javorcic. E tira dritto. Nonostante il pareggio strappato all’89’ tra le mura amiche con il fanalino di coda Pro Patria e la contestazione dei tifosi davanti al Martelli, l’allenatore del Mantova si presenta in sala stampa con la consueta sicurezza, ammette i limiti della squadra, ma non molla: «Sarà una battaglia fino alla fine, ma ci salveremo». Qualcuno potrebbe dire che il ritornello è il solito, lo stesso sentito dopo le altre prestazioni negative in casa (una su tutte lo 0-4 con l’Alessandria del 7 dicembre). «Non c’è serenità – dice il mister – Oggi le abbiamo provate tutte per vincere la partita, ma al momento siamo questi: abbiamo preso gol sull’unico loro tiro in porta e poi recuperare non era facile, con loro che si difendevano compatti, tutti dietro. È vero che abbiamo molti limiti, ma la partita dovevamo vincerla noi». «Ho a disposizione due attaccanti – continua la sua analisi l’allenatore biancorosso – Ruopolo ha un problema al ginocchio e anche Momentè non è al meglio: devo per forza gestirli. Da quando sono al Mantova, su 36 allenamenti, non ho quasi mai avuto a disposizione tutti gli attaccanti della rosa. I ragazzi hanno dato tutto, quando gli infortunati torneranno a disposizione sono sicuro che i risultati arriveranno». Gennaio è alle porte ed è chiaro che l’Acm voglia intervenire pesantemente sul mercato, come confermato ieri dalla dirigenza. «Io spero che il nostro primo acquisto sia Ruopolo – premette Javorcic – Anche oggi (ieri, ndr) ha dimostrato di essere importante sia dal punto di vista tecnico che per quanto riguarda la personalità con cui affronta i momenti difficili. Per il resto, ho piena fiducia nel direttore sportivo Pelliccioni, con cui sono in contatto quotidiano. Io sono l’allenatore: il mio compito è segnalare cosa manca alla squadra, ma poi mi fermo lì. Quello che devo fare in prima persona è gestire il gruppo che ho a disposizione: fino ad oggi i giocatori sono questi, se ci saranno acquisti e cessioni gestirò i nuovi, è il mio lavoro». Javorcic dice la sua anche sulla contestazione dei tifosi, che hanno avuto un confronto davanti allo stadio con il presidente Sandro Musso: «Loro hanno tutto il diritto di contestare, noi siamo persone di calcio e quindi dobbiamo saper sopportare questo tipo di pressioni».

Ore 19.00 – (Gazzetta di Mantova) Il Mantova acciuffa il pareggio all’89’ con Momentè. Il gol dell’1-1 contro il fanalino di coda Pro Patria illude per qualche minuto i tifosi presenti al Martelli, che in precedenza avevano intonato cori contro la squadra. L’assalto dei biancorossi negli ultimi minuti (sei di recupero dopo il novantesimo) non porta all’acuto che varrebbe la vittoria e, come ampiamente preventivabile, dopo il triplice fischio dell’arbitro Zanonato scatta la contestazione. Civile e durissima al tempo stesso. Giocatori nel mirino. Nel mirino ci sono principalmente i giocatori. Quando il presidente Sandro Musso esce dallo stadio per raggiungere la propria auto, viene fermato dai tifosi. Sono in tutto un centinaio quelli che davanti alla tribuna del Martelli scandiscono slogan contro la squadra. Il linguaggio è colorito e il succo è questo: i giocatori non si impegnano abbastanza, alcuni «sono scarsi». Il faccia a faccia. Musso non si nega al confronto e cerca di rassicurare i sostenitori biancorossi: «A gennaio interverremo sul mercato» assicura. Il faccia a faccia dura in tutto una decina di minuti. Le due parti sono sulla stessa lunghezza d’onda: così non si può andare avanti. Così si sprofonda in serie D. Le forze dell’ordine difendono lo stadio di viale Te come fosse un fortino, ma nel corso del movimentato pomeriggio biancorosso per fortuna non si ha mai la sensazione che la situazione possa degenerare. Tano e Ciccio. Dopo il confronto con Musso, i tifosi chiedono a gran voce di parlare con i giocatori. E poco dopo le 18 vengono accontentati: Scalise, Caridi e Raggio Garibaldi, insieme a Ciccio Graziani (idolo della curva ancor prima che allenatore in seconda) e a Musso ricevono una delegazione di ultras in zona spogliatoi. Anche in questo caso il confronto è schietto: i calciatori promettono di fare il possibile per uscire da un tunnel di cui al momento sembra difficile vedere la fine. Poi, quando il pomeriggio sta per passare il testimone alla sera, dopo qualche imbarazzo logistico (da dove fare uscire il pullman della squadra per evitare altri insulti?), la giornata di passione della società termina, con i tifosi che lasciano viale Te alla spicciolata. Cori e fischi. Durante la partita, i supporter virgiliani, specie quelli della curva Te, avevano incitato la squadra fino ad un quarto d’ora dal termine. Nonostante un primo tempo con una sola azione da gol (tiro alto di Di Santantonio su assist di Gonzi), il gol della Pro Patria ad inizio ripresa e una prestazione tutt’altro che brillante dei ragazzi di mister Javorcic (anche se va detto che il catenaccio dei bustocchi nelle ultime partite ha dato i suoi frutti, per informazioni rivolgersi alla Cremonese, battuta 1-0 la settimana scorsa dai ragazzi di mister Pala). Sereni giù. Qualche fischio si era sentito soltanto per un paio di giocate sbagliate di Scalise e Sereni e in generale per la manovra lenta e prevedibile dei biancorossi. Sempre Sereni, sostituito da Ungaro al 27’ della ripresa, si era preso la sua bella dose di fischi uscendo dal campo. Da quel momento, fino al gol di Momentè, la rabbia della curva Te era esplosa per la prima volta nel corso di un’annata che fino a qui è da quattro in pagella. La contestazione di ieri, non certo tra le più dure viste a Mantova negli ultimi anni, è comprensibile (perché civile nei toni) in una stagione nata male e che sta proseguendo peggio. I punti arrivano con il contagocce, gli acquisti di quest’estate non si sono rivelati all’altezza e la squadra denota limiti caratteriali e tecnici che fanno temere il peggio. Di Loreto e la rivoluzione. «A gennaio dobbiamo smontare mezza squadra – ha detto a fine partita il patron dell’Acm, Serafino Di Loreto – Con la Pro Patria ci servivano tre punti, ne abbiamo fatto soltanto uno, non va per niente bene. Cambiare l’allenatore? No, cominciamo dai giocatori». Il mister non si tocca. Che mister Ivan Javorcic non rischi l’esonero, lo ha confermato anche Musso. Prima di parlare con i tifosi, il presidente aveva commentato così la gara con i bustocchi: «L’allenatore non lo cambiamo. Siamo alle solite: con questa squadra, con questi giocatori, facciamo fatica e a mio avviso non può trattarsi soltanto di un problema psicologico. Evidentemente alcuni giocatori non sono adeguati ad una piazza come quella di Mantova. Anche i nostri giovani sono in difficoltà in un contesto simile, è un peccato. La situazione è imbarazzante. Sono molto dispiaciuto, non è facile». Troppi infortuni. «Ci sono troppi infortuni – ha continuato Musso – Ruopolo gioca con un ginocchio malmesso, Momentè non è al meglio, e poi abbiamo tanti giocatori fuori uso: c’è qualcosa di strano. Mi dispiace molto, è chiaro che abbiamo sbagliato nell’allestimento della rosa. A gennaio cambieremo, anche se non è facile arrivare ai buoni giocatori nel mercato di riparazione. La contestazione dei tifosi? Da un lato la capisco, ma dall’altra mi sembra chiaro che molti dei nostri giocatori non si sveglieranno neanche dopo le proteste dei tifosi, anzi, forse sarà peggio». I soci mantovani. A fine partita i cronisti avevano provato a strappare una battuta anche a due dei soci mantovani del Mantova. Se Bruno Bompieri si era limitato ad un no comment («Auguri di buon Natale a tutti» le uniche parole pronunciate), Giambattista Tirelli agli auguri aveva premesso uno stringato «Che brutta partita». Difficile dargli torto. Come è impensabile non comprendere la rabbia dei tifosi che ieri hanno lanciato un allarme che suona più o meno così: “Mantova, ora rischi davvero di finire nel baratro, datti una mossa”.

Ore 18.50 – (Gazzetta di Mantova) Il Mantova evita per il rotto della cuffia la quarta sconfitta interna consecutiva ma esce comunque fra i fischi da un Martelli stufo di assistere a prestazioni sottotono (eufemismo) dei propri beniamini e molto preoccupato dal quartultimo posto in classifica. Alla fine bisogna ringraziare Momentè, che (già con le valigie in mano per gennaio) riacciuffa al 44’ della ripresa il fanalino di coda Pro Patria, riuscito ad andare in vantaggio all’inizio della ripresa in una delle sue rarissime sortite offensive. Si comincia sotto il sole, davanti a oltre 2.300 spettatori che meriterebbero molto di più. Javorcic presenta lo stesso Mantova (4-3-2-1) che ha pareggiato nel turno precedente a Piacenza, sostituendo soltanto l’infortunato Carini con Gavazzi al centro della difesa. La Pro Patria risponde con lo stesso modulo tattico e nei primi minuti mette in imbarazzo i biancorossi. Ma è un fuoco di paglia, perché ben presto il Mantova prende in mano il pallino del gioco e i bustocchi si ritirano compatti nella loro metà campo, difendendosi con ordine e tanta grinta. I biancorossi provano a manovrare, a cambiare continuamente fronte d’attacco, ma sbattono ripetutamente sul “muro” avversario, dimostrando una pochezza qualitativa imbarazzante. E anche fragilità caratteriale, perché la palla sembra scottare fra i piedi di chi, a turno, prova a impostare l’azione. Per oltre mezzora non accade praticamente nulla di rilevante, poi Gonzi e Di Santantonio trovano l’uno-due giusto, ma il mediano francese in area conclude alto. È l’unica occasione di un primo tempo regalato alla Pro Patria, che senza sforzi va al riposo sullo 0-0. Javorcic al 36’ perde Gonzi per infortunio e lo sostituisce con Foglio, in maniera a nostro avviso poco coraggiosa ed efficace. Visto quanto accadeva in campo, era lecito azzardare un’altra punta. Mossa che arriva all’intervallo, quando il tecnico croato lascia negli spogliatoi Di Santantonio (perché?) e inserisce Momentè, passando al modulo 4-4-2 con Zammarini e Foglio esterni. Alla prima azione oltre la metà campo, però, la Pro Patria (4’) passa in vantaggio con Capua, lasciato libero di calciare da un Sereni in evidente difficoltà, che andava sostituito prima. A quel punto il Mantova reagisce con rabbia e crea subito un paio di brividi (fra i quali un gol annullato a Momentè per dubbio fuorigioco di Foglio), ma non trova il gol. Il nervosismo cresce e i biancorossi cominciano a sparare palloni in avanti, cercando almeno di creare pressione alla difesa avversaria con le due torri Ruopolo e Momentè. Quest’ultimo va un paio di volte alla conclusione, ma non basta per trovare il pari. Al 27’, allora, Javorcic butta dentro anche Ungaro per Sereni, in vista dell’assedio finale. Che arriva e produce (dopo che la Pro Patria era stata costretta a inserire il 17enne portiere Demalija) a un minuto dal 90esimo, con cross di Zamarini inzuccato da Momentè. Nei sei minuti di recupero i biancorossi cercano il miracolo, che però compie proprio Demalija deviando in corner un tiro a botta sicura di Ungaro. C’è ancora il tempo per rischiare l’incredibile beffa su errato rinvio di Bonato, poi il triplice fischio dell’arbitro arriva a metter fine a una partita davvero brutta. Che la curva Te sottolinea con fischi e cori minacciosi, prima di trasferirsi davanti ai cancelli della tribuna per una contestazione in piena regola.

Ore 18.30 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Al termine della gara la delusione di Pasquale Marino (che resta saldo al suo posto, la società non pensa all’esonero) nel dopogara è tanta. «Il commento alla partita che abbiamo giocato è fin troppo facile, si può dire che non siamo scesi in campo. Ma la cosa che mi amareggia di più è che i nostri avversari hanno dimostrato di avere più fame di noi, maggior grinta e determinazione». Marino è lo specchio della delusione e lo spiega in maniera chiara. «Non abbiamo giocato come sappiamo — sottolinea — ma adesso chi non ci crede deve stare fuori; dalla prossima giocherà solo chi ha capito la difficoltà del momento perché di questa gara non c’è niente da salvare, non resta che rimboccarci le maniche e ricominciare a fare punti». Marino esclude di potersi dimettere. «Andare via nelle difficoltà non fa parte del mio modo di pensare — spiega — in estate ci sono state delle incomprensioni ma poi sono rimasto anche perché me l’hanno chiesto i giocatori. Il momento è difficile, già domani (oggi per chi legge, ndr ) andremo in ritiro per preparare la partita contro il Latina che dobbiamo assolutamente vincere». Un ritiro deciso dalla società e considerato «punitivo» per la pessima prova fornita in campo contro l’Entella.

Ore 18.10 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Adesso la crisi è lì, sbattuta in faccia come un pugno che ti colpisce in pieno volto. Il Vicenza è nel pieno della tempesta, con una lunga striscia negativa interrotta solo dal pareggio interno contro la Salernitana. Quattro ko nelle ultime cinque partite che hanno portato i biancorossi in piena zona playout. Perde (malissimo) a Chiavari il Vicenza, conferma il momento a dir poco negativo e adesso vede traballare pure le certezze che, finora, avevano retto. Al momento Marino resta saldo al suo posto, si gioca di nuovo il 23 dicembre e alle porte c’è una partita, quella col Latina, che potrebbe rappresentare l’occasione per il definitivo riscatto. Di sicuro, però, il cammino della squadra sta preoccupando sia la società (nel bel mezzo, come noto, di un atteso cambio al vertice dove gli accordi sono stati trovati e si attendono solo le firme) che la tifoseria: ultimamente il Vicenza è prigioniero di una crisi ormai conclamata, palesando una difficoltà profonda sia sotto il profilo del gioco che sotto quello dei risultati. Certo è che quando si prefigura un cambio societario le conseguenze sono imprevedibili e non si può escludere che la squadra abbia risentito delle tante notizie che dominano la scena da qualche tempo a questa parte, con il passaggio che si dà ormai per imminente dalla Finalfa di Sergio Cassingena alla Vi.Fin presieduta da Alfredo Pastorelli. In campo nulla o quasi da salvare a Chiavari: l’Entella domina in lungo e in largo, il 4-1 finale fotografa molto bene i rapporti di forza (attuali, questo va sottolineato) che si sono visti sul terreno di gioco ligure. Aglietti è riuscito nello spazio di tre mesi a poggiare le proprie fortune su una difesa di ferro, in cui Ceccarelli è un gigante e Pellizzer è tornato ai livelli migliori della propria carriera dopo aver lasciato Cittadella. Il resto è un mix di tecnica, determinazione e di fisicità che fa la differenza nei momenti topici del match. E pensare che il Vicenza, pareggiando subito il conto con Galano su rigore, avrebbe potuto sfruttare l’onda lunga del momento, ribaltando il verdetto poi maturato nel corso della gara. Ma nemmeno l’1-1 ha regalato nuova linfa a una squadra che ha offerto, forse, la peggior prestazione della stagione: involuta, lenta, prevedibile e senza mordente, tanto da scatenare le ire di Marino nel dopogara. Nel primo tempo si capisce subito che si giocherà a viso aperto. Ad aprire le marcature ci pensa Costa Ferreira: sul cronometro sono passati appena nove minuti, Masucci lo innesca e il portoghese indovina una traiettoria davvero straordinaria su cui nulla può Vigorito. Il Vicenza prova a reagire e dopo appena quattro minuti pareggia: al 13’ Keita stende in area di rigore Galano, sul dischetto va lo stesso attaccante che non sbaglia. L’Entella, colpito all’improvviso, ha un sussulto d’orgoglio e al 31’ si vede annullare un gol regolare di Pellizzer per un fuorigioco che le immagini dimostrano non esserci. Poi Caputo sfiora il 2-1 al 35’ e a inizio ripresa firma il vantaggio su rigore (fallo di Sampirisi su Ceccarelli). L’ex Bari non si ferma e al 13’ va ancora a segno su delizioso invito di Keita che fa secco Laverone. Nel finale al 37’ chiude definitivamente il conto Masucci, che sfrutta un clamoroso passaggio errato all’indietro di Sbrissa. Sul 4-1 cala il sipario, peggior Natale per mister Marino e il Vicenza probabilmente non poteva esserci. Certo, c’è ancora il Latina per invertire la rotta ma i segnali sono tutti negativi e immaginare di dare un calcio alla crisi nello spazio di 72 ore, al momento, pare quantomeno poco probabile.

Ore 17.40 – (Gazzettino) «Cose mai mai viste su un campo da calcio». Sbotta così il patron Zarattini al termine del primo tempo della partita. La sua Luparense San Paolo è pesantemente sconfitta dall’Union Ripa sotto gli occhi di Carmine Parlato, ex tecnico del Padova, presente al “Gianni Casee” in compagnia di numerosi altri allenatori. Una partita segnata dopo appena otto minuti, con il rigore e l’espulsione di Pregnolato (al debutto) per un intervento in area giudicato falloso ai danni di Santi. L’impressione è che l’intervento sia però sul pallone. Il direttore di gara invece non ha dubbi, espelle il giocatore di casa e decreta il rigore: Santi trasforma. Grave l’errore in disimpegno di Baggio che innesca l’azione. La Luparense San Paolo reagisce, con Roveretto che apre per Sottovia, il destro dal limite è debole e centrale. Sulla ripartenza, l’Union Ripa raddoppia: ancora un errore di Baggio, questa volta intervenendo male di testa, spiana la strada per l’inserimento in area di Santi, che fredda Rossetto con un preciso destro sul palo lontano. Al 26′ Beccaro in area salta Ianneo che lo aggancia, l’arbitro ammonisce l’attaccante rossoblù per simulazione. Protesta ancora Cunico in panchina, l’arbitro lo allontana dal campo. La squadra di casa è anche sfortunata, quando al 41′ Servergnini colpisce in pieno il palo da 30 metri. Lo stesso giocatore riceve subito dopo il secondo giallo dal mediocre arbitro Pennino, che ha visto soltanto la reazione del giocatore nel tentativo di divincolarsi da Venturin, che lo tratteneva per la maglia. Rossoblù in dieci, l’Union Ripa si porta sul 3-0 con il colpo di testa vincente ancora di Santi sul corner di Venturin. La squadra di Lauria in vantaggio di tre gol e con la doppia superiorità numerica in campo, può giocare la ripresa sul velluto, siglando il gol del 4-0 al 19′ con Madiotto. C’è tempo anche per il palo di Savi alla mezz’ora.

Ore 17.20 – (Mattino di Padova) È notte fonda a San Martino di Lupari: l’Union Ripa passeggia sulle macerie di una Luparense che, a dispetto dei pesanti investimenti, chiude il girone d’andata in zona playout e si prepara ad un Natale agitato dai 4 gol presi in casa e dai nervi, saltati (dopo indubbi errori individuali) per colpa della “pittoresca” direzione di gara del signor Pennino di Palermo. AVVIO SHOCK. La partita, di per sé, ha avuto vita solamente per venti minuti. Perché l’Union Ripa già dopo il 9’ ha avuto la strada spianata da Baggio, autore di un… assist sconsiderato per Madiotto, e dal direttore di gara, che sul filtrante seguente ha ravvisato un contatto in area tra Santi e Pregnolato (intervenuto nettamente sul pallone) concedendo il penalty e cacciando lo stopper padovano. Pallone di Santi da una parte, Rossetto dall’altra. I Lupi hanno provato a riemergere anche in dieci, ma dopo aver fallito con Sottovia la chance di agguantare il pareggio al 21’, sono crollati sul ribaltamento di fronte: altro svarione di Baggio (un imbarazzante colpo di testa all’indietro) e altro destro spietato di Santi. 2-0 all’angolino, e sfida ormai segnata. FIERA DELL’ASSURDO. Da lì in poi al Ripa, che ha rischiato solo sul palo colpito da Severgnini, è bastato guardare la Luparense accartocciarsi su se stessa e sulle decisioni tragicomiche del direttore di gara. Il quale, dopo aver sventolato in faccia a Beccaro un giallo per simulazione sull’intervento scomposto di Ianneo (apparso decisamente più netto rispetto a quello precedentemente assegnato), ed aver cacciato anche l’allenatore Cunico per le successive proteste, ha spedito negli spogliatoi anche Severgnini,già ammonito, reo di essersi divincolato con troppa irruenza alla vistosa trattenuta non sanzionata di Venturin. I rossoblù, in nove uomini, a quel punto hanno capitolato definitivamente: ancora Santi, al 45’, ha spedito di testa il suo terzo pallone alle spalle di Rossetto, chiudendo anzitempo ogni (inverosimile) possibile rimonta. Nel tunnel, al rientro per l’intervallo, tra la squadra di Cunico e l’arbitro sono volate parole grosse. E quest’ultimo, per placare i bollenti spiriti di Roveretto, se l’è portato per una decina di minuti nel proprio spogliatoio per fargli la paternale. Giusto? Sbagliato? Di certo inusuale. E i Lupi sperano che adesso dopo i danni non arrivino le beffe, sotto forma di pesanti sanzioni disciplinari. RIPRESA INUTILE. Nella ripresa, quindi, l’Union s’è limitata intelligentemente a controllare la situazione. E al 19’, sugli sviluppi di un altro calcio d’angolo, ha calato anche il poker con Madiotto, pescato tra le linee da capitan Salvadori. Al triplice fischio, fortunatamente, le proteste non sono proseguite, anche per la presenza dei Carabinieri a controllare la situazione. Ma più che la forma, a far male è la sostanza: dopo la bella vittoria di Trieste, la Luparense è caduta rovinosamente. Chiudendo nel peggiore dei modi un girone d’andata deludente. HANNO DETTO. «Una gara non giudicabile». Schiuma di rabbia il tecnico della Luparense, Enrico Cunico, dopo lo 0-4 in cui a farla da padrone sono state le polemiche contro la direzione di gara. «In occasione del primo gol abbiamo commesso un errore madornale con Baggio, e questo è innegabile, ma Pregnolato aveva rimediato intervenendo sul pallone: non c’erano né il rigore, né tantomeno l’espulsione. Invece da lì la gara è cambiata, l’arbitro si è messo contro di noi e non c’è più stata partita: quando ha ammonito Beccaro per simulazione, l’arbitro in persona ha ammesso a Roveretto che il penalty ci sarebbe pure stato, ma che lui non aveva voluto fischiarlo. Da lì le mie proteste, le ammonizioni assegnate a senso unico, e la paternale che l’arbitro gli ha voluto fare nell’intervallo. La sosta arriva nel momento giusto, la useremo per lavorare e migliorare un amalgama che evidentemente ancora ci manca».

Ore 17.00 – Sala stampa, Gianvito Misuraca (centrocampista Bassano): “Merito una categoria superiore? No, io sto bene a Bassano, qui ho trovato un ambiente positivo che mi aiuta a esprimermi al meglio. É stata una partita complicata, il Padova è forte e ci ha messo sotto, è stata una partita giocata a viso aperto e il pareggio alla fine rispecchia l’andamento dei 90 minuti”

Ore 16.50 – Sala stampa, Michael Fabbro (attaccante Bassano): “Siamo operai e diamo sempre tutto, abbiamo giocato una buona partita contro un grande avversario. Nel primo tempo il Padova ci ha messo in difficoltà, poi siamo usciti noi e abbiamo meritato il pareggio. Peccato non aver vinto, volevamo fortemente i tre punti. Sono contento per il gol, il secondo consecutivo, ma speravo di vincerla”

Ore 16.40 – Sala stampa, Pillon, allenatore Padova: “La coperta corta nei cambi? La difficoltà era proprio nel reparto dietro. Ci troveremo in settimana con la società, anche alla luce dell’infortunio di Niccolini. Vedremo con i dirigenti dove porre rimedio, è normale che ci parleremo. Il calo fisico? Gli esterni spendono molto. Noi attacchiamo in dieci, e ci difendiamo in dieci, anche in momenti di difficoltà c’è bisogno di queste cose qua. Anche sulla condizione avremo modo di lavorare sulla condizione fisica. Io sono molto fiducioso, la squadra ha grossi margini di miglioramento. Nel secondo tempo ho visto cosa devo fare io e cosa non devo fare. Ora comincio a capire a 360 gradi, ci lavoreremo, c’è disponibilità da parte dei ragazzi. Pensavo di fare la cosa giusta mettendo Ramadani, ma il campo ha rivelato che non era la scelta giusta, Sette punti in tre partite? Dobbiamo essere contenti di questo e della crescita della squadra. Piano piano le cose le stiamo facendo, anche perché abbiamo affrontato una squadra che sarebbe in serie B se non ci fosse stata la cosa del Novara. Perché Anastasio? Perché in settimana l’avevo visto più tosto e più pronto. Giandonato? Oggi volevo gente di corsa e sacrificio e quelli che ho mandato in campo mi davano più garanzie. Deve anche lui mettersi in condizione di farmi pensare a lui. Neto? Speriamo sia una contrattura e non uno stiramento”.

Ore 16.35 – Sala stampa, Pillon, allenatore Padova: “Il rammarico è che in due minuti abbiamo perso due giocatori, dovendo modificare l’assetto difensivo. E’ vero che stavamo soffrendo, ma ho cercato di fare una scelta di protezione, mettendo un uomo davanti alla difesa, ma la squadra si abbassava troppo. Anche questa partita è stata importante per capire tante cose, sopratutto nelle difficoltà. Dobbiamo sistemare diverse cose. Nel primo tempo si doveva chiudere la partita nel primo tempo, loro avevano gli esterni forti. Abbiamo passato 15 minuti di confusione che ci è costato il gol, ma alla fine è andata così. Il primo tempo è stata una grande frazione, si è vista la crescita della squadra. Non abbiamo sofferto dietro ed eravamo propositivi. Loro nel secondo tempo hanno giocato bene, il pareggio è stato giusto. Mi dispiace molto per Niccolini che aveva fatto molto bene fino a quel momento. Avevano fatto tutti la loro parte”.

Ore 16.30 – Aggiornamento su Niccolini: prime notizie dall’ospedale, il difensore si sarebbe rotto la tibia sinistra e avrebbe problemi anche ai legamenti del ginocchio.

Ore 16.20 – Sala stampa, Sottili, allenatore del Bassano: “Le due squadre hanno provato a superarsi, quando una delle due squadre si è difesa è perché l’altra la costringeva. C’è rammarico da entrambe le parti per non aver concretizzato quando le azioni erano costruite. Nel secondo tempo ci siamo scrollati di dosso tardi il timore, gigioneggiavamo poco, eravamo non concreti. Il Padova ha riconquistato tante seconde palle. Abbiamo subito tanto. I due infortuni di sicuro hanno inciso nell’economia della fase difensiva biancoscudata che però è coincisa con una crescita nostra. La formazione iniziale nostra era derivata da un affaticamento di Proietti, così come Pietribiasi che non era in splendida forma. Troppe volte abbiamo lavorato in orizzontale e non in profondità, questo ci ha portato alle difficoltà nella manovra offensiva. Io so cosa può dare la squadra, quindi un pareggio non mi accontenta, mi girano le scatole quando non si fanno le cose che sappiamo. Abbiamo sbagliato approccio, ma non avrei firmato per un pari. Quando noi ci esprimiamo al di sotto dei nostri livelli rischiamo di capitolare”.

Ore 16.00 – Termina la partita: Padova- Bassano Virtus 1-1.

Ore 15.10 – (Gazzetta di Reggio) «Se dovessimo sbagliare l’approccio sarebbe un gravissimo errore vista l’importanza dell’avversario: serve la gara perfetta». Così mister Alberto Colombo sulla sfida di cartello oggi al Città del Tricolore. Un avversario che però non era partito benissimo. «Giusto. Non era partito benissimo poi ha trovato la quadratura e la convinzione nei grandi mezzi che ha, in più ha avuto un’ulteriore iniezione di fiducia con la Coppa Italia». Sfrutterete questa ubriacatura da coppa? «Non credo che abbiano la testa tra le nuvole. Sono una squadra di grande esperienza che sa quello che deve fare. In più hanno un allenatore con esperienza e che da ex vorrà fare bella figura. Per cui dovremo fare la partita perfetta». Una squadra che arriverà qui carichissima. «Sono molto carichi ed è giusto che sia così. Non capita tutti i giorni ad una squadra di Lega Pro di raggiungere i quarti di finale della Coppa Italia Tim». Con quali armi si può battere questa Alessandria? «Cercando di tenere alta l’intensità. Loro hanno giocato molto nell’ultimo periodo, e alla lunga potrebbero andare in difficoltà. Detto questo, non possiamo sbagliare nulla soprattutto in fase difensiva visto che Bocalon ha ripreso a fare gol come ai vecchi tempi, ma anche noi abbiamo delle qualità da mettere in campo. E’ vero che siamo un gradino sotto ma questo non vuol dire che non possiamo fare una grande partita». L’Alessandria però non è solo Bocalon. «Assolutamente no. In questo momento hanno “coralità” e hanno trovato un assetto perfetto dopo un inizio stentato quando, partiti da favoriti, forse hanno giocato con superficialità convinti che tutto fosse dovuto. Quando hanno capito che non era così, hanno iniziato ad inanellare un successo dietro l’altro». Nolè giocherà tra le linee: sarà un fastidio per l’Alessandria? «Nolè può dare fastidio a chiunque. Dovremo essere in grado di cercarlo e di trovarlo. Ma soprattutto dovremo essere bravi a sfruttare anche il minimo errore dei nostri avversari e a punirli subito perché difficilmente le grandi squadre ti offrono una seconda possibilità». Rientra Sabotic? «Sì, e giocherà centrale. Sia lui che De Biasi hanno la struttura per contrastare Bocalon, ma Sabotic ha un passo diverso”. Partite da sfavoriti, così come lo era l’Alessandria in Coppa Italia: può essere, per assurdo, un vantaggio? «Siamo esattamente quello che era l’Alessandria in Coppa: nulla è scontato,ma partiamo contro i favori del pronostico». Sfrutterete l’effetto sorpresa? «Cercheremo di farlo. Così come è capitato in passato ai nostri avversari quanto partivano sfavoriti». Un buon approccio significa per forza andare subito alla ricerca del gol? «Un buon approccio può mettere un po’ di timore all’avversario. Ma è logico che vanno gestiti i ritmi e i tempi della partita. Non si può partire e pensare di fare tutta la gara a cento all’ora perché è impossibile». Ha letto dell’appello dei tifosi? «Forse strada facendo un po’ di entusiasmo si è perso, e questa è l’occasione migliore per riportare entusiasmo a una tifoseria che se lo merita».

Ore 14.50 – (Gazzetta di Reggio) Vincere per avvicinarsi alla vetta. Convincere per tenere alto il morale di tutto l’ambiente, dopo le difficoltà del mese di novembre, e confermare quanto di buono si è rivisto già a partire dal secondo tempo contro il Cittadella. La Reggiana saluta oggi il pubblico di casa, alle 17.30, con la capolista Alessandria. E’ una gara da annoverare tra le classiche, con ben 39 incroci in partite di campionato, anche se negli ultimi anni le due società hanno preso strade differenti: tante battaglie soprattutto in Serie B e non è un caso che, soprattutto nella mente dei tanti tifosi “brizzolati”, sia vivo il ricordo di quello spareggio a San Siro di fine giugno ’75 che permise ai granata di restare in Cadetteria, con la famosa rete del “salvatore della patria” Sileno Passalacqua a inchiodare il risultato sul 2-1 nei minuti finali. Nel computo totale dei confronti però sono i grigi ad essere in vantaggio 17 a 12, nonostante il fattore campo sia sempre stato prevalente e questo è di buon auspicio per Bruccini e compagni. Questo Reggiana-Alessandria è senza dubbio il match-clou della sedicesima giornata del Girone A, una partita tra due squadre costruite per vincere e che arrivano da filotti positivi sebbene quello dei capolista piemontesi sia addirittura impressionante, con otto vittorie e due pari da quando in panchina siede l’ex calciatore e tecnico granata Angelo Adamo Gregucci (in pratica ha perso solo a Cittadella), senza dimenticare la stupenda cavalcata in Coppa Italia Tim dove ha già eliminato due squadre di Serie A, Palermo e Genoa sempre in trasferta, approdando ai quarti di finale. «Il mio ruolo adesso è tenere un profilo basso e fare stare tutti coi piedi per terra», naturalmente si è affrettato a dire in settimana Gregucci ma non è un mistero che, ora come ora, la sua squadra sia la candidata numero uno per il salto di categoria. Dall’altra parte però la Reggiana non sarà la vittima sacrificale perché sa che una vittoria oggi significherebbe ridurre il gap dalla vetta e ripresentarsi, dopo l’Epifania, a Bassano, con tutte le carte in regola per dire la sua fino a maggio, forse già con qualche rinforzo portato da “Babbo Natale”. Al 4-3-3 ospite, solido dietro e temibile davanti coi vari Bocalon e Marras, il tecnico Alberto Colombo risponde col collaudato 3-5-1-1. «Serve la partita perfetta», questo è il succo delle parole del trainer granata mentre mette in guardia i suoi alla vigilia. Mancheranno all’appello Parola e Meleleo infortunati ma gli altri sono convocati e tutti sono stati catechizzati in questi giorni su tempi e modi per attaccare la corazzata piemontese, perciò tutto lascia pensare che il vero protagonista di oggi sarà lo spettacolo, sperando in un bel regalo per i tifosi, dato che una vittoria alla vigilia di Natale manca da anni. A proposito di ultras, in settimana hanno chiamato a raccolta tutti gli sportivi per dare il massimo sostegno alla squadra. Gruppo Vandelli e Teste Quadre hanno lanciato appelli e lavorato per le coreografie da mettere in mostra oggi.

Ore 14.20 – (Gazzettino) Una sfida nella sfida. Cremonese-Cittadella per Roberto Venturato non sarà una partita qualunque. Lì ci ha giocato ancora in giovane età, poi ha allenato la squadra per tre anni. A Cremona ha conosciuto la moglie Rosanna e messo su famiglia, dove abita oramai da vent’anni. «A Cremona ho dato molto e ricevuto altrettanto, mi è mancata la soddisfazione del salto di categoria», confida l’allenatore. Ma il pensiero del tecnico granata in questo momento è rivolto esclusivamente al confronto in campo, tutt’altro che facile. «La Cremonese è una squadra di grande temperamento, fisicità, e anche di valore, perché in rosa ci sono elementi di qualità che possono indirizzare la partita da soli. Per noi si tratterà di un esame importante, le motivazioni da parte nostro sono tante». L’ennesimo della stagione, che arriva dopo aver perso il primato in classifica. Cambia qualcosa a livello psicologico? «L’idea è quella di essere sempre tra le prime e di giocarci poi il campionato nelle ultime sette, otto partite. È lì che conta mantenere il primato. Il Cittadella in questo momento cerca la continuità, e una crescita costante giornata dopo giornata, per cercare di migliorare, sempre». La Cremonese rientrava nel lotto delle più forti del girone, ma non sta rispettando le attese. «È arrivato un nuovo allenatore, e sono cambiati diversi giocatori. Vedo una squadra che ha forza. È chiaro che qualche pareggio in più o episodi sfortunati possono cambiare il cammino di una squadra, ma ritengo la Cremonese attrezzata per concorrere nell’alta classifica». La sconfitta con l’ultima in classifica può aver lasciato il segno. «Certamente non è salutare, ma la Pro Patria è una formazione che nell’ultimo mese e mezzo se l’è giocata con tutti. La Cremonese è stata anche sfortunata, poteva pareggiare e anche vincerla, ha preso una traversa. Gli episodi pesano, le occasioni vanno colte al momento giusto». Quella di Pea è una delle squadre che non ti lasciano giocare. «Usa grande fisicità anche sulle palle da fermo, ci sono due esterni che sanno proiettarsi negli spazi. Penso sia una scelta fatta dalla società, dall’allenatore, impostare e creare un gruppo con queste caratteristiche. Ho rispetto per la Cremonese e per il suo tecnico, uno di grande esperienza. È difficile giocarci contro, è un test per noi stessi che vogliamo superare». Rientrerà capitan Iori nella formazione iniziale. «Si è allenato con il gruppo, il giocatore è a disposizione, al pari di Lora che è stato tenuto a riposo nell’allenamento di rifinitura a causa di un leggero fastidio al ginocchio».

Ore 14.00 – (Mattino di Padova) Il passato non conta. Né per il Cittadella, che torna allo stadio Zini, teatro di quel memorabile 3-1 che regalò la (seconda) Serie B nel 2008, né per Roberto Venturato, che all’epoca era il secondo allenatore della Cremonese, con la quale poi, un paio di stagioni successive, da primo tecnico arrivò nuovamente a giocarsi la promozione. Conta il presente. E cancellare subito lo stop rimediato domenica scorsa contro la FeralpiSalò, costato la vetta della classifica. «Ma anche se non siamo più al comando, non cambia molto a livello psicologico», le parole del tecnico granata. «A me interessa soprattutto trovare continuità nella prestazione e arrivare nella migliore condizione possibile alla volata finale». Iori verso il sì. Una buona notizia c’è. Capitan Iori ieri ha svolto l’intera seduta assieme ai compagni, giocando anche la partitella conclusiva. «Per lui è stato il primo allenamento in gruppo nel corso di questa settimana, in cui ha effettuato del lavoro specifico per provare a recuperare. Se non avvertirà postumi nelle prossime ore, sarà regolarmente in campo», annuncia Venturato. Pochi, quindi, i dubbi nell’undici titolare, con Cappelletti che rileverà lo squalificato Pascali nel cuore della retroguardia, il solito ballottaggio Schenetti-Bobb per il ruolo di mezz’ala destra (con il gambiano che, in caso di forfait di Iori, prenderebbe il suo posto in cabina di regia), e con Bizzotto che potrebbe sfruttare le sue qualità nel breve per intrufolarsi nel bunker grigiorosso. Vaccarecci non è al meglio ma sarà convocato, Lora ieri è stato tenuto a riposo per un lieve indolenzimento al ginocchio ma non preoccupa, Donazzan, come previsto, è rimasto a casa a curare la pubalgia. Tanti ex, pochi spazi. Improbabile che la squadra dell’ex biancoscudato Pea lasci varchi agli ospiti. «La Cremonese ha pagato alcuni episodi sfortunati e qualche pareggio di troppo, ma la ritengo attrezzata per competere per la promozione. Sa chiudersi e ripartire, ha temperamento e molta forza fisica. Può contare su un punto di riferimento offensivo come Brighenti, molto abile anche nelle palle da fermo, ed è rapida a ribaltare l’azione, soprattutto con Maiorino. Sappiamo che sarà difficile giocarci contro e sappiamo anche che le motivazioni e l’agonismo saranno determinanti per vincere». Motivazioni che non mancheranno agli “ex”: Alfonso e Coralli (anche se solo per 5 presenze nel 2012) da una parte, il centrocampista Alessio Benedetti, che però è infortunato, dall’altra. Atmosfera elettrica. A seguire i granata, partiti ieri pomeriggio dal Tombolato, anche un pullman di tifosi e diverse auto, per quello che sarà l’ultimo impegno ufficiale del 2015 prima delle vacanze natalizie, con la ripresa prevista il 27 dicembre. Entrambe le formazioni sono reduci da un rovescio, ma l’atmosfera è sicuramente più “calda” a Cremona: allo Zini non è escluso che Pea venga fischiato e Venturato, che ha lasciato un ottimo ricordo, applaudito. Il tecnico grigiorosso pare intenzionato a proporre una gabbia per arginare Iori, dando specifiche mansioni in copertura alla seconda punta (Maiorino o Forte).

Ore 13.40 – (Corriere del Veneto) E’ la partita degli ex (Alfonso, Coralli, Venturato, giusto per citare i tre più famosi), dei dolci ricordi (sette anni e mezzo fa proprio allo Zini arrivò la promozione in B) e del riscatto (sette giorni fa fu ko per entrambe). Cremonese-Cittadella, oggi alle 17.30, chiuderà il 2015 con un verdetto non banale. Qualsiasi sia l’esito della contesa. «Abbiamo passato una settimana complicata — ammette Roberto Venturato — ma Iori sta molto meglio e si è allenato con gli altri, direi che è a disposizione. Lora, invece, ha avuto un leggero risentimento, ho preferito farlo riposare. Siamo reduci da una sconfitta e abbiamo perso la testa della classifica ma non cambia niente a livello psicologico: anche se siamo secondi l’importante è la crescita costante della squadra. Troviamo una squadra di grande temperamento e grande fisicità, anche a livello individuale. Sarà un esame importante, è una partita in cui le motivazioni sono molto alte e vogliamo chiudere l’anno bene». Venturato era il vice di Emiliano Mondonico proprio nella partita che mise in palio la B nel 2008 e che vide il trionfo granata. «Tra Cremonese e Cittadella sono sempre state battaglie — sorride Venturato — e quella in particolare. Mi impressionò la determinazione con cui ribaltarono l’1-0 che avevamo ottenuto all’andata. Oggi è diverso, la Cremonese ha cambiato molto ma vedo comunque una squadra difficile da affrontare, che può stare in alto e può battere chiunque. La sconfitta con la Pro Patria va ridimensionata, ultimamente se la sta giocando con tutti». A proposito di Pro Patria: la sconfitta col fanalino di coda ha fatto traballare per la prima volta la panchina di Fulvio Pea, che pure viene difeso strenuamente dal suo mentore Gigi Simoni. Per ora non sembra esserci rischio di esonero, anche se i risultati ottenuti sinora dall’ex allenatore del Padova sono stati tutt’altro che entusiasmanti. «Dovremo essere bravi, ordinati e attenti in fase difensiva — ammette Pea, che teme molto il Cittadella — oltre che precisi nello sfruttare gli spazi. La sconfitta di Busto ha creato rabbia, ha rischiato di rovinare il lavoro fatto fino ad ora, sarebbero stati tre punti importantissimi. È una rabbia positiva, che testimonia il valore di questi ragazzi. In settimana i miei hanno lavorato bene, siamo consapevoli del nostro valore. Lungo il cammino possono starci momenti positivi e altri negativi, chiaro, ma l’importante è non perdere mai la bussola». Capitolo formazione in casa Cittadella: quasi certamente sarà Cappelletti a sostituire lo squalificato Pascali, Iori avrà in mano le chiavi del centrocampo mentre tra Bobb e Schenetti è una volata quasi alla pari. E in attacco? Il vero rebus riguarda il partner di Litteri. Con soluzione al momento ancora ignota.

Ore 13.20 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) Il Venezia chiude il girone d’andata al Penzo con la sfida contro la Triestina. «Vogliamo giocare un’altra partita come quella con il Giorgione. Alla fine del primo tempo la Triestina dovrà essere già in laguna», dice mister Giancarlo Favarin che si aspetta dai suoi lo spirito arrembante del 6-0 di Castelfranco. Ma il pensiero degli arancioneroverdi non sarà tutto rivolto al rettangolo verde di Sant’Elena, perché inevitabilmente si guarderà anche al match del Campodarsego, avanti tre punti e impegnato con il Mestre. Il titolo di campione d’inverno è ancora in palio e, se i padovani dovessero perdere, il Venezia potrebbe ancora impadronirsi dello scettro in caso di vittoria grazie alla favorevole differenza reti. Ma non è questa la priorità di mister Favarin: «E’ chiaro che guarderemo al risultato del Campodarsego, è naturale che sia così. Ma alla fine, se dovessero festeggiare questo titolo, sarò contento per loro. A me interessa vincere a maggio, non a dicembre». C’è tutto il girone di ritorno per annullare quei tre punti di scarto che separano il Venezia dalla vetta ed è questo l’unico obiettivo che conta. Oggi Favarin dovrà fare a meno di Denis Maccan ma anche di Matteo Marcolini, che ha dato forfait all’ultimo momento per un piccolo problema muscolare. In panchina si vedranno i nuovi innesti Taddia, Lattanzio e Volpicelli, ma in campo scenderanno quasi certamente gli undici che hanno dominato a Castelfranco. «Hanno fatto bene — conferma Favarin — ci vuole continuità». Il reparto d’attacco ora è ben guarnito, nonostante la partenza di Barreto. «Mi dispiace che sia andata a finire così. Un giocatore come Barreto l’avrei allenato volentieri e chissà se mi ricapiterà mai più. Ma se non c’erano più i presupposti, è giusto che sia andato via. Nei giorni del mercato sono girati nomi importanti, ma abbiamo preferito puntare su giocatori funzionali al nostro gioco, che possano rivestire ruoli diversi in attacco». Con un’ampia rosa a disposizione, Favarin continuerà a schierare il modulo con i quattro attaccanti in campo e forse lo confermerà anche in futuro. «All’inizio pensavo che saremmo poi passati al 3-4-3, ma molto dipende anche da dove collochiamo gli under» spiega il tecnico che, dal mercato di gennaio, potrebbe veder arrivare un under in attacco, proprio per poter giostrare ancor di più i giocatori. Chi non ha problemi di abbondanza è in questo momento la Triestina, passata nelle mani del trevigiano Silvano Favarato, anche se sotto osservazione fino a fine gennaio (un commissario verificherà tutti i conti): nei giorni scorsi ben venti giocatori sono stati messi fuori rosa e si sta correndo ai ripari con tesseramenti in extremis. Tra i tanti in uscita l’ex arancioneroverde Emil Zubin si è accasato al Monfalcone. «Non mi interessano le vicende dei nostri avversari – chiude Favarin – anzi certe situazioni di difficoltà possono portare a una reazione positiva in campo. Pensiamo a chiudere la partita quanto prima».

Ore 13.00 – (La Nuova Venezia) Leone contro Alabarda, una sfida epica e di lontanissimi trascorsi tra Venezia e Triestina, che si ritrovano in serie D. Ultimo appuntamento dell’anno, arancioneroverdi che puntano al tris con la speranza che il Mestre neutralizzi il volo della capolista Campodarsego. Giuliani che arrivano da una settimana di grandi rivoluzioni societarie, tecniche e di organico, ma che al Penzo presentano una rosa imbottita di Juniores. Le due squadre si sono già affrontate in Coppa Italia a Monfalcone (29 ottobre), finì 5-2 per gli arancioneroverdi, a segno con Serafini, Malagò (2), Callegaro e Barreto. Squadra che vince, non si tocca, soprattutto se ha segnato sei reti. Così Favarin sembra intenzionato a confermare l’undici che ha travolto il Giorgione con Carbonaro punta avanzata e il trio Fabiano, a sinistra, Serafini e Innocenti, a sinistra, a sganciarsi. Soligo (in campo con la Triestina nel 2-1 giuliano dell’ultimo precedente al Penzo in serie B nel 2004) sembra preferito a Calzi al fianco di Acquadro, mentre dietro linea confermata con Ferrante e Galli esterni, Modolo e Cernuto centrali. Esordio in panchina per il portiere Andreatta e gli attaccanti Volpicelli e Lattanzio. Una rosa impone delle scelte, fuori gioco per infortunio Maccan, che sarà pronto per il Dro alla ripresa, Favarin ritrova Calzi a centrocampo, ma sta fuori Marcolini per un problema fisico, mentre in difesa il sacrificato tra i senior è Busatto, insieme a Di Maio. Per la Triestina è stata la settimana della svolta: la cessione del club dal patron Pontrelli al trevigiano Silvano Favarato, l’arrivo di panchina di Paolo Doardo dalle giovanili del Cittadella, quarto tecnico della stagione dopo Masitto, Lotti e Roncelli, la messa in lista di svincolo di una ventina di giocatori, alcuni già partiti e altri già fuori rosa (come Zubin e Mattielig che si sono accasati nella vicina Monfalcone), il ritorno di Piscopo e Loperfido (non utilizzabile al Penzo) con tanti juniores coinvolti, sempre che non ci siano tesseramenti dell’ultima ora. A Prosecco sono infatti arrivati in prova il portieri Vezzani, il difensore Dalla Riva, i centrocampisti Albanesi e De La Fuente e il trequartista Abrefah. Così al Penzo, orre 14.30 Venezia (4-2-3-1): 1 Vicario; 2 Ferrante, 6 Modolo, 5 Cernuto, 3 Galli; 4 Soligo, 8 Acquadro; 10 Fabiano, 9 Serafini, 7 Innocenti; 11 Carbonaro. A disposizione: Andreatta, Luciani, Beccaro, Gualdi, Calzi, Taddia, Callegaro, Volpicelli, Lattanzio. Allenatore: Favarin. Un. Triestina (4-4-2): 1 Bonin; 2 Crosato, 5 Piscopo, 6 Andjelkovic, 3 Ciave; 7 Del Bello, 4 Spadari, 8 Di Dionisio, 11 Miani; 10 Giordani, 9 Volk. A disposizione: Nachmias, Farosich, Gerardini, Luongo, Cernecca, Iadanza, Corradi. Allenatore: Paolo Doardo. Arbitro: Carina Susana Vitulano di Livorno.

Ore 12.40 – (Gazzettino) La capolista Campodarsego con il Mestre al Gabbiano e il derby Abano-Este a Monteortone sono gli appuntamenti che chiudono il girone d’andata oggi alle 14.30. CAMPODARSEGO. Ha già in tasca il titolo di campione d’inverno avendo tre lunghezze di vantaggio sul Venezia e punta ad arrivare al giro di boa con l’imbattibilità intatta. Nelle ultime quattro gare interne ha sempre vinto, mentre il Mestre in trasferta ha collezionato appena 5 punti. Ma il tecnico Antonio Andreucci sa di avere davanti un avversario che può nascondere delle insidie: «Per una serie di motivi non è nelle zone di vertice, però il Mestre è squadra composta da giocatori validi per la categoria. Dobbiamo fare la nostra prestazione per cercare di strappare un risultato importante». L’obiettivo è congedarsi al meglio da un anno che è stato straordinario, con la promozione in serie D e l’attuale primato. «Di sicuro è gratificante ciò che abbiamo fatto, ho grande fiducia nella squadra dato che ha ancora margini di miglioramento. Noi non dobbiamo guardare il Venezia, ma restare concentrati su noi stessi. E finchè lo faremo, daremo il meglio». Novità sugli esterni bassi: Favero è squalificato e al suo posto giocherà Arthur, mentre Buson lamenta un problema muscolare e dovrebbe trovare spazio dall’inizio Galliot. DERBY. Classifica alla mano è un testa-coda con l’Abano a caccia di punti salvezza e l’Este che vuole puntellare il terzo posto, ma il derby è sempre una partita a sè. Tra l’altro rappresenta anche il debutto a domicilio per Karel Zeman che dopo il pareggio con il Ripa Fenadora ha potuto completare la prima settimana completa di preparazione. «La squadra ha fatto progressi nel lavoro che ho proposto, anche se poi conta metterli in pratica nella partita. Mi aspetto una bella prestazione». In un derby gli stimoli non mancano mai. «Sarà una partita complicata con la terza forza del campionato che vanta anche la seconda migliore difesa. Saremo schierati in modo speculare, vediamo chi interpreta meglio ciò che ha preparato. Il mio esordio a Monteortone? Ci tengo sempre a fare bene, non so quanti tifosi ci saranno, ma spero che con il passare del tempo vengano sempre più numerosi perché significa che è bello venire a vederci giocare». Pepe, non ancora al meglio, andrà in panchina. In casa Este (quattro vittorie nelle ultime cinque gare) si punta a chiudere con un’altra perla un girone d’andata da applausi. «In un derby la classifica si azzera – sottolinea Andrea Pagan – e l’Abano viene da un cambio di allenatore, quindi è una partita molto insidiosa. Di sicuro vogliamo chiudere al meglio la prima parte di stagione e confermarci al terzo posto. I ragazzi stanno molto bene e mi aspetto una grande partita da parte nostra». In estate siete ripartiti da zero, questo vostro exploit va oltre le più rosee previsioni. «Siamo soddisfatti di ciò che abbiamo fatto, ma non basta dato che bisogna continuare». Pagan e Zeman si conoscono già. «Abbiamo fatto insieme il corso a Coverciano nel 2012, è il primo discepolo di suo padre».

Ore 12.20 – (Mattino di Padova) Un derby e un big match per chiudere l’anno in bellezza (calcio d’inizio alle 14.30). Abano ed Este si affronteranno oggi allo stadio delle Terme per una sfida che si annuncia tanto affascinante quanto combattuta a livello tattico. Il Campodarsego, invece, ospiterà il Mestre al “Gabbiano” per tirare l’ultima stoccata a distanza al Venezia. ABANO. La classifica grida ancora vendetta (16° posto), ma il nuovo corso targato Karel Zeman ha portato qualche buon motivo in più per tirare fuori le unghie. È stata una settimana bella tosta per i giocatori aponensi, messi sotto torchio da un tecnico che già oggi (arbitro Filippo Prior di Ivrea), vorrebbe veder funzionare il suo 4-3-3: «A differenza della settimana scorsa, ho avuto la possibilità di lavorare con la squadra tutti i giorni», sottolinea il tecnico dell’Abano. «Mi aspetto una partita a moduli speculari, contro una compagine, l’Este, che ha la seconda migliore difesa del girone. Speriamo di essere più bravi di loro e di dimostrare di aver fatto progressi rispetto alla sfida con l’Union Ripa». In difesa dovrebbero tornare titolari il portiere Alex Ruzzarin e lo stopper Dan Thomassen. Per l’attacco, invece, è in forte dubbio Vincenzo Pepe, ancora acciaccato. Nel frattempo, il centrocampista Nicola Segato, svincolato in settimana, si è accasato al Budoni, in Sardegna (Serie D). Formazione Abano (4-3-3): Ruzzarin; Tescaro, Meneghello, Thomassen, Zattarin; Caridi, Ballarin, Rampin; Bortolotto, Gnago, Fusciello. All. Zeman. ESTE. Dall’altra parte ci sarà la squadra dei “cugini” e dei …compagni di banco. È il caso di mister Andrea Pagan che conosce Zeman dal corso per allenatori professionisti di Coverciano, nel 2011: «Eravamo compagni e so bene che Karel segue l’impronta di papà Zdenek», afferma Pagan, «Ha un’idea ben precisa in testa e gli servirà tempo come, del resto, ne è servito anche a me qui a Este. Sarà una partita complicata: dovremo dimenticarci classifiche e gerarchie perché il derby è sempre fuori dagli schemi». L’Este, però, si sta godendo il terzo posto: «I ragazzi stanno lavorando bene, danno sempre il massimo. Con l’Abano sarà dura, ma vogliamo chiudere bene il girone d’andata». Non saranno della partita Jean Marc Favre e Gianluca Niselli, convalescenti dai rispettivi infortuni. Abile e arruolato, invece, il nuovo acquisto Emanuele Busetto che sarà il perno del centrocampo giallorosso. Formazione Este (4-3-3): Lorello; Tiozzo, Montin, Guagnetti, Colombara; Arvia, Maldonado, Busetto; Marcandella, Coraini, Mastroianni. All. Pagan. CAMPODARSEGO. La pazza (ma neanche tanto) idea di chiudere il 2015 da imbattuti c’è tutta. L’ostacolo Mestre separa il Campo dalla gloria (arbitro Giuseppe Trischitta di Messina). «Chiudere con un risultato positivo sarebbe il coronamento di una prima parte di stagione straordinaria», conferma il mister biancorosso Antonio Andreucci. «Il Mestre è composta da buoni giocatori e ci darà del filo da torcere». L’allenatore toscano, che dovrà scontare la seconda e ultima giornata di squalifica (al suo posto il vice Luciano Stevanato) dovrà fare a meno del terzino Edoardo Favero (fermato dal giudice). Da valutare le condizioni di Alberto Buson. Formazione Campodarsego (4-3-3): Vanzato; Arthur, Gal, Ruopolo, Galliot; Bedin, Pelizzer, Piaggio; Kabine, Radrezza, Aliù. All. Stevanato.

Ore 12.00 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Cinquanta chilometri densi di significato, tanti temi d’interesse e una partita che si annuncia scoppiettante e spettacolare. Dopo le parole, gli allenamenti e le dichiarazioni d’intenti, adesso per Padova-Bassano si fa sul serio. Si gioca oggi all’Euganeo alle 14 e l’atmosfera sarà quella prenatalizia delle grandi occasioni. Ma nessuno, questo è chiaro, è in vena di fare regali da posizionare sotto l’albero. Stefano Sottili ha tante assenze con cui fare i conti (Maistrello, Germinale, Martinelli, Cenetti giusto per citare le più importanti) e potrebbe dover rinunciare ad altri primattori, visti gli acciacchi palesati in settimana. Un derby sul filo, insomma, per la guida tecnica dei giallorossi: «Ho qualche dubbio di formazione — evidenzia l’allenatore toscano — bisognerà valutare un paio di giocatori acciaccati. Saranno out comunque Cenetti, Martinelli, Germinale e Maistrello. Ho inoltre convocato due ragazzi della Berretti che si stanno allenando con noi e stanno facendo bene: Federico Dal Monte e Gaetano Sciancalepore». Insomma, c’è fiducia come è giusto che sia ma il Padova è molto temuto dall’entourage giallorosso, soprattutto pensando al cambio di marcia innestato dopo l’arrivo in panchina di Giuseppe Pillon al posto di Carmine Parlato: «Parliamo di un’ottima squadra molto temibile sulle palle inattive — dice Sottili — Petrilli le calcia bene e inoltre dispongono di ottimi saltatori. I quattro davanti sono bravi ad attaccare gli spazi negli ultimi 20-25 metri, poi hanno un fuoriclasse come Neto Pereira che ho avuto la fortuna di allenare a Varese. Lì era una bandiera, sia per le qualità tecniche sia per la persona che è. Noi vogliamo dare continuità alla nostra striscia positiva di risultati, continuando a giocare con la stessa convinzione delle ultime gare per riuscire nell’intento di sfornare un’ottima prestazione». Pillon, a sua volta, dovrà fare i conti con le assenze di Corti e Dionisi. Al posto dell’ex Varese Mazzocco è favorito su Giandonato e Ramadani: «Ho una notte di tempo per pensarci — sottolinea Pillon — deve essere una scelta fatta con attenzione, per non stravolgere gli equilibri della squadra». La frase, apparentemente banale non lo è affatto e, anzi, contiene in realtà un indizio ben preciso. Con Giandonato in campo la squadra acquisirebbe qualità, ma sarebbe forse sbilanciata, mentre con Mazzocco gli equilibri verrebbero preservati: «È una bella verifica per testare la squadra contro una protagonista del girone A — ammette Pillon — affrontiamo un avversario con un organico importante, tanto che l’anno scorso stava per andare direttamente in B. È una squadra offensiva, con esterni rapidi e forti. Sarà una bella partita, divertente e giocata a viso aperto da entrambe, perché entrambe le squadre hanno una mentalità non conservativa, ma propositiva. Sarebbe importante continuare la striscia di risultati positiva, ma anche la prestazione conta. Voglio vedere una squadra compatta per novanta minuti, che non si disunisca nel finale come a Gorgonzola e che non faccia errori uscendo palla al piede. Ce la giocheremo fino in fondo». Insomma, sarà davvero un derby da non perdere: all’Euganeo in palio ci sono tre punti che pesano, per la classifica ma non solo.

Ore 11.40 – Probabile formazione Padova (Gazzettino): Petkovic; Diniz, Fabiano, Niccolini, Favalli; Ilari, Bucolo, Mazzocco, Petrilli; Altinier, Neto Pereira.

Ore 11.30 – (Gazzettino) Proprio Pillon subito dopo la vittoria con l’Albinoleffe aveva giustificato la scelta di Bucolo, e non Giandonato, in mezzo al campo con Corti per la necessità di avere un giocatore d’interdizione in più avendo sugli esterni gente offensiva come Ilari e Petrilli, oltre alle punte Neto Pereira e Altinier. Seguirà questa logica nella scelta anche con il Bassano? «Quando metti in campo una formazione devi guardare tutto, all’avversario e soprattutto all’equilibrio di squadra. Le scelte devono essere sempre dettate dal buon senso per cercare di vincere». Al posto di Dionisi (squalificato) sarà dirottato a destra Diniz, mentre Niccolini farà coppia al centro con Fabiano. È l’ultima gara dell’anno, immaginiamo che oltre alla continuità di risultati vogliate fare un bel regalo ai tifosi. «Sarebbe importante allungare la striscia positiva, ma conta anche la prestazione. Concentriamoci su ciò che dobbiamo fare senza avere l’ansia da risultato e giochiamocela come abbiamo fatto nelle altre due gare». A proposito di tifosi, dalle 12 alle 18.30 nell’area delle biglietterie sud i ragazzi della Fattori effettueranno una raccolta di materiale didattico, cancelleria e di svago purché nuovo o in ottimo stato, a favore dei giovani degenti della clinica pediatrica di Padova.

Ore 11.20 – (Gazzettino) Un concetto però che Pillon ha messo in chiaro sin dal suo arrivo è che il Padova deve pensare soprattutto a fare la sua partita. E allora quando gli chiediamo quale step in più si attende rispetto alle precedenti due gare, ecco cosa replica: «Voglio vedere la squadra compatta fino alla fine, il che significa non mollare mai e non disunirsi come è accaduto nel finale con la Giana. E non dobbiamo commettere gli errori in uscita che si sono visti». È alla sua terza partita. Si aspettava di trovare una situazione peggiore? «Mi aspettavo quello che ho trovato, nel senso che Parlato ha fatto un buon lavoro. Poi io cerco di trasmettere le mie idee e di migliorare la squadra non solo a livello di allenamenti, ma anche sul piano mentale di come ci si predispone alle partite. La crescita deve essere costante e tra un mese quando conoscerò perfettamente il gruppo, di sicuro miglioreremo». Passando alla squadra, resta un dubbio da sciogliere in mezzo al campo, ovvero chi rimpiazzerà Corti che non è convocato (problema all’osso sacro). Ieri nella rifinitura accanto a Bucolo è stato provato a lungo Mazzocco, che appare in vantaggio su Giandonato. L’allenatore non ha ancora sciolto le riserve: «Ci sono Giandonato, Mazzocco e Ramadani per una maglia, ho una notte per pensarci», quella appena trascorsa.

Ore 11.10 – (Gazzettino) Natale è alle porte, e il Padova vuole farsi un bel regalo nell’ultima partita del 2015. Battere una delle compagini più accreditate del campionato come il Bassano e centrare la terza vittoria consecutiva, cosa mai riuscita prima quest’anno, certificherebbe che i biancoscudati hanno intrapreso davvero la retta via sotto la guida di Bepi Pillon. Di sicuro la squadra ha fatto registrare progressi nelle due uscite con Albinoleffe e Giana Erminio, ma quella di oggi ha tutto il sapore di autentica prova del nove davanti a un avversario di altra caratura. E anche Pillon ne è consapevole: «È una bella verifica per testare la nostra squadra contro una delle protagoniste del campionato. La stagione scorsa meritava il salto di categoria, quest’anno si sta confermando agli stessi livelli e quindi sarà una bella partita che ci giocheremo come sempre». Il tecnico si sofferma sui pregi degli avversari. «Sono molto abili negli esterni, molto veloci e bravi davanti con Pietribiasi che attacca la profondità. È una squadra offensiva, pertanto sarà una partita divertente dato che sia noi e sia loro giochiamo per vincere. Punti deboli del Bassano? Proprio perché è una formazione alla quale piace attaccare, qualche volta può offrire il fianco».

Ore 11.00 – (Gazzettino) Obiettivi ambiziosi, supportati da una rosa importante che ricalca quella che nella passata stagione ha perso la promozione in B nella finale play off con il Como e confermati da un cammino finora all’altezza. Questo è il Bassano della famiglia Rosso, guidato da Stefano Sottili.
L’undici vicentino è reduce da due successi che hanno cancellato un momento meno felice che lo aveva visto a digiuno di vittorie per cinque giornate, con tre buoni pareggi con le big Pavia, Cittadella e Reggiana, ma preceduti dai ko con Pordenone e Mantova. In trasferta tre vittorie, tre pareggi e una sconfitta. Nel consueto 4-2-3-1, occhio soprattutto al reparto offensivo, pur privo della forte punta Germinale (stagione finita per rottura del legamento). I vari Falzerano, Candido, Pietribiasi, Misuraca e soprattutto Iocolano saranno clienti tutt’altro che morbidi. Partiranno dalla panchina gli ex Voltan, prodotto del vivaio biancoscudato e svincolato nel 2014 dopo la mancata iscrizione del Padova, e Bortot, ottimo il ricordo lasciato nella scorsa stagione all’ombra del Santo, oltre a La Grotteria, vice di Sottili.

Ore 10.50 – (Gazzettino) Ecco l’attesa giornata dedicata all’Appiani, con un evento che metterà sullo stesso piano, con una sorta di filo conduttore comune, le memorie del passato e le prospettive future dello storico impianto di via Carducci, il tutto accompagnato da un occhio alla solidarietà e naturalmente al calcio giocato. Appuntamento martedì a partire dalle 13, ora in cui, alla presenza del sindaco Massimo Bitonci e dell’assessore allo sport Cinzia Rampazzo, lo stadio verrà riconsegnato al Comune nella sua nuova accattivante veste, frutto della sponsorizzazione e della collaborazione di Birra Antoniana e Sunglass. Completamente risanata, consolidata e messa a norma la tribuna ovest che, grazie ai lavori iniziati a febbraio, pur rispettando le caratteristiche originali dello stadio, mostra linee attuali e moderne. I seggiolini sono disposti in modo tale da fare apparire il logo del biancoscudo e nelle pareti posteriori sono stati applicati 28 pannelli con immagini storiche dello stadio e dei suoi protagonisti, alcuni dei quali – tra gli altri Da Re e Ottoni e lo stesso tecnico Pillon – saranno presenti domani. È stato poi realizzato un parapetto di vetro che incornicia la tribuna, che migliora la visibilità del campo e regala un colpo d’occhio originale, favorito anche dall’eliminazione della recinzione laterale, con la superficie degli ex parterre ora in erba sintetica a formare un tutt’uno con il terreno di gioco. Alle 14 verrà disputata un’amichevole a scopo benefico tra Padova e Ugl Polizia di Stato il cui ricavato sarà devoluto alla Città della Speranza. I biglietti costano 5 euro e sono disponibili oggi agli ingressi dell’Euganeo, domani nella sede del Padova e martedì ai botteghini dell’Appiani. E sembrerebbe preparata dal migliore sceneggiatore l’uscita in questi giorni di due libri che celebrano il momento più alto della storia biancoscudata legata allo stadio Appiani e alla figura del Paron Rocco che verranno presentati prima dell’amichevole. Paolo Donà, già autore di importanti e ricercate pubblicazioni legate al Padova, ha scritto “Terzo posto. Tifo collection”, un testo che racconta, giornata dopo giornata, il campionato di serie A 1957-58 che vide il Padova arrivare alle spalle di Juve e Fiorentina, il tutto corredato da splendide foto inedite di ogni partita e dalle cronache dei giornali del tempo, oltre al ricordo diretto di quei protagonisti in biancoscudato (Hamrin, Brighenti, Zanon e molti altri) e di avversari illustri come Boniperti e Stacchini. È invece alla prima fatica letteraria Guido Barbato che nel libro intitolato “Vinca il migliore? Speriamo di No!” racconta nel loro complesso gli anni a Padova di Rocco, allenatore sui generis per carattere e filosofia calcistica, con le storie dei giocatori da lui valorizzati, spesso provenienti da famiglie umili e in difficoltà e con l’intera parabola che portò il Padova a diventare una squadra tra le più temute dalle avversarie più blasonate. Una pagina di storia gloriosa che tante generazioni non hanno potuto vivere e conoscere.

Ore 10.30 – Probabile formazione Padova (Mattino di Padova): Petkovic; Diniz, Fabiano, Niccolini, Favalli; Ilari, Bucolo, Mazzocco, Petrilli; Altinier, Neto Pereira.

Ore 10.20 – (Mattino di Padova) L’unico dubbio di formazione riguarda il sostituto di Corti. Il mediano, infatti, non ha recuperato dal problema al coccige rimediato a Gorgonzola e non è neppure stato convocato. Al suo posto il ballottaggio sembra essere ristretto a Giandonato e Mazzocco, con quest’ultimo favorito per le maggiori doti d’interdizione a metà campo. Ramadani, invece, sembra avere poche chance. «Ho un dubbio su chi schierare in mezzo, ci sono tre giocatori in lotta per una maglia, mi prendo una notte per rifletterci», nasconde le carte Pillon. «Devo cercare di capire cosa può essere più utile, sia per non soffrire sia per avere un buon peso offensivo. Bisogna ponderare tutto e poi scegliere, senza mai perdere il buonsenso». Proprio per questo non sembrano esserci dubbi in difesa su chi sostituirà lo squalificato Dionisi. Dovendo contrastare la forza sugli esterni del Bassano, il tecnico preferisce allargare Diniz e affidarsi a Niccolini e Fabiano centralmente, piuttosto che lanciare il giovane Dell’Andrea. Pillon, infine, traccia un primo bilancio a 15 giorni dal suo arrivo. «Ho trovato una squadra che fino al mio arrivo è stata ben allenata e in questo è stato molto bravo Parlato. Io cerco di dare il mio, proponendo le mie idee insieme allo staff e al preparatore. L’obiettivo è migliorare sotto tutti i punti di vista, anche sotto l’aspetto mentale. Magari tra un mese, quando conoscerò perfettamente il gruppo, miglioreranno altri aspetti».

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) «Il Bassano l’anno scorso meritava di conquistare la Serie B, poi per circostanze particolari (i punti di penalizzazione inflitti e successivamente scontati al Novara, ndr) non c’è riuscito. È una squadra offensiva con esterni molto abili e una punta come Pietribiasi brava ad attaccare la profondità. Giocano un calcio divertente, ma anche noi non siamo da meno, saremo propositivi e per questo credo possa venir fuori una bella partita». Rispetto all’anno scorso la formazione di Sottili, che ha ereditato la panchina in estate da Antonino Asta, sembra però un po’ più perforabile dietro. È così? «Non credo abbiano punti deboli particolari, tuttavia, amando attaccare, magari in certe occasioni possono prestare il fianco». Un po’ come aveva fatto la Giana Erminio la settimana scorsa, quando, una volta andata in doppio svantaggio, si era scoperta molto per cercare il pari, senza che il Padova riuscisse ad approfittarne in contropiede. «Voglio vedere la mia squadra compatta dall’inizio alla fine, che non si disunisca nel finale come a Gorgonzola. Non vorrei che commettessimo gli stessi errori e allo stesso tempo dobbiamo migliorare le situazioni che abbiamo provato. Sarebbe molto importante continuare la striscia di risultati positivi, ma non solo. Bisogna ricercare la prestazione e provare a giocare la partita che abbiamo impostato, senza farci prendere dall’ansia del risultato».

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) «Padova, adesso fammi vedere chi sei». Dopo l’en plein raccolto nelle prime due giornate alla guida dei biancoscudati, per Bepi Pillon arriva il test più impegnativo. Nell’ultimo turno del 2015 Neto Pereira & C. ospitano il Bassano, una delle grandi favorite per la promozione. Un derby inedito e allo stesso tempo anche la sfida più affascinante in programma finora all’Euganeo, visto che in questo girone d’andata il Padova ha affrontato tutte le big (dal Pavia al Cittadella, passando per la sorpresa FeralpiSalò) in trasferta. E forse anche per questo sarà importante capire non solo fin dove si potranno spingere le ambizioni di questa squadra, ma anche quanto potrà incidere un pubblico che, dopo aver metabolizzato con tristezza l’addio di Parlato, sembra aver trovato nuovo entusiasmo. La carica di Bepi. «Sarà una bella verifica per testare la squadra contro una delle protagoniste del torneo», ha esordito così mister Pillon al termine della rifinitura di ieri alla Guizza.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Dopo un paio di partite sotto tono dal punto di vista dell’affluenza, in occasione del big match di questo pomeriggio (ore 14) contro il Bassano l’affluenza all’Euganeo dovrebbe tornare ad attestarsi sulle 5mila presenze. Intanto, i ragazzi della Tribuna Fattori hanno promosso una raccolta di materiale didattico da destinare ai bambini della Clinica Pediatrica di Padova. Il materiale potrà essere consegnato dalle 12 alle 18.30 alle biglietterie sud dello stadio e al termine della partita anche squadra e società daranno un contributo all’iniziativa. Qui Bassano. La sfida tra biancoscudati e Bassano è un inedito a livello di campionato. C’è un solo precedente curioso, che riguarda il campionato di guerra d’Italia 1943/44, e che vide i biancoscudati vincere in entrambe le occasioni, 3-0 a Bassano e 7-2 in casa. Diverso lo scenario odierno, con il Bassano che gode dei favori del pronostico, nonostante due assenze pesanti. Gli infortunati Martinelli in difesa e Cenetti a centrocampo saranno sostituiti rispettivamente da Barison (scuola Padova) e Proietti. Sempre out i lungodegenti Germinale e Maistrello.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Alla fine, l’amministrazione municipale guidata dal sindaco Moreno Valdisolo si è vista riconoscere una cifra molto vicina a quella accertata dalla Consulenza Tecnica d’Ufficio richiesta, circa 197 mila euro per i danni subìti dalla struttura sportiva. Non solo: c’erano due cause pendenti fra lo stesso Comune e il Padova, una delle quali relativa alla fidejussione di un miliardo delle vecchie lire che il club di viale Rocco, con Viganò ancora presidente e poi con lo stesso Cestaro, voleva venisse restituita dall’Ente locale. La proposta avanzata dai legali biancoscudati avrebbe, dunque, potuto sanare tutto, per cui alla fine il Comune ha detto sì. I lavori eseguiti nel frattempo hanno consentito di restituire un minimo di agibilità ai campi di allenamento, ripuliti dalle erbacce che li avevano infestati, e alle strutture di servizio sotto la tribunetta, ancora inagibile. Tornando all’omologazione del piano di rientro dei debiti, va registrato il commento dell’avvocato Simone Perazzolo, che ha curato gli interessi del Padova e che si è visto confermare l’incarico anche dalla nuova società: «Ringrazio personalmente creditori e fornitori per la disponibilità registrata, visto che erano mesi che la vicenda andava avanti. Ma più di tutti ringrazio il cavalier Cestaro, la cui volontà è stata decisiva per giungere all’accordo finale».

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Il vecchio Padova, quello di Cestaro-Penocchio, ha evitato il fallimento, ma i due ex soci, oltre ad aprire i cordoni della borsa per un importo complessivo di 7,9 milioni di euro, hanno dovuto chiudere il “caso Bresseo” con un ulteriore esborso di denaro. Il che, a guardar bene i termini dell’intesa raggiunta, può essere considerato quasi un male… minore, considerato lo stato in cui il Centro Sportivo Euganeo era stato riconsegnato al legittimo proprietario, il Comune di Teolo, una volta che la Spa biancoscudata aveva cessato l’attività, uscendo dal calcio professionistico. Giovedì la giunta del Comune collinare ha approvato la delibera sull’accordo transattivo tra il Football Padova in liquidazione (così si chiama adesso l’ex Calcio Padova) e l’Ente locale, accordo che prevede l’erogazione di una somma comprensiva di 179.440 euro “a tacitazione del credito e di ogni altra eventuale ulteriore pretesa nei confronti della società”. Tale pagamento verrà così suddiviso: acquisizione dei beni mobili presenti nell’impianto e della piccola palestra allestita al suo interno, per un importo di 39.440 euro; bonifico bancario di 140 mila euro da inoltrare entro il 30 aprile 2016.

Ore 09.10 – Probabile formazione Padova (Corriere del Veneto): Petkovic; Diniz, Fabiano, Niccolini, Favalli; Ilari, Bucolo, Mazzocco, Petrilli; Altinier, Neto Pereira.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) «È una squadra offensiva, con esterni rapidi e forti. Sarà una bella partita, divertente e giocata a viso aperto, perché entrambe le squadre hanno una mentalità non conservativa ma propositiva. Sarebbe importante continuare la striscia di risultati positiva, ma anche la prestazione conta. Voglio vedere una squadra compatta per novanta minuti, che non si disunisca nel finale come a Gorgonzola e che non faccia errori uscendo palla al piede». Insomma, il «Baffo» di Preganziol chiede alla squadra di continuare a salire di condizione. «Ce la giocheremo fino in fondo, sperando di portare a casa un risultato positivo che potrebbe essere molto importante per la classifica e per il futuro». Il mercato di gennaio, in effetti, è dietro l’angolo; con tre punti in più la classifica assumerebbe tutto un altro valore e il Padova non vuole mancare al gran ballo della promozione. Le lacune in organico ci sono, sì, ma non sono troppe e possono essere corrette. E se oggi si dovesse svoltare contro una delle migliori formazioni del girone…

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) «Ho troppo dolore — ha spiegato l’ex Varese — e non sono nelle condizioni di scendere in campo». Chi, dunque, al suo posto? Pillon ha messo sul tavolo tre carte: la prima si chiama Davide Mazzocco, la seconda Manuel Giandonato, la terza Alban Ramadani. La prima sembra quella giusta per fare poker, la seconda presenta troppi rischi, la terza sembra essere stata inserita solo per fare confusione all’avversario: «Ho una notte di tempo per pensare alla scelta — sottolinea Pillon — e deve essere fatta con attenzione per non stravolgere gli equilibri di squadra». La frase, apparentemente banale, contiene in realtà un indizio ben preciso. Con Giandonato in campo la squadra acquisirebbe qualità ma sarebbe forse sbilanciata, mentre con Mazzocco gli equilibri verrebbero preservati. Fatto sta che se dovesse arrivare un successo pieno probabilmente la società potrebbe anche decidere di mettere a disposizione maggiori risorse per il mercato di gennaio al ds Fabrizio De Poli: «È una bella verifica per testare la squadra contro una protagonista del girone A – ammette Pillon – affrontiamo un avversario con un organico importante, tanto che l’anno scorso stava per andare direttamente in B».

Ore 08.40 – (Corriere del Veneto) Due aspetti che convivono uno accanto all’altro: le condizioni psicologiche (decisamente buone, dopo le ultime due vittorie contro Albinoleffe e Giana Erminio) e le assenze (piuttosto pesanti con Dionisi squalificato e Corti infortunato). Padova-Bassano, un derby che porta con sé tanti temi e tanti motivi d’interesse lungo la direttrice che collega la città del Santo ai piedi del Grappa, in 50 chilometri densi di significato. E adesso si mette in campo l’artiglieria pesante. Si gioca all’Euganeo alle 14 e l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Solo un dubbio di formazione, per Bepi Pillon, a quanto pare. Perché il tecnico trevigiano ha già provato per tutta la settimana Diniz nel ruolo di terzino destro al posto di Dionisi, con Niccolini in campo dal primo minuto accanto a Fabiano. Mentre è a centrocampo che deve essere tolto il velo sulla scelta sul sostituto di Corti, che ha alzato bandiera bianca.

E’ successo, 19 dicembre: rifinitura per i Biancoscudati, assente Corti che non viene convocato.




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