Live 24! Padova, quinto giorno di “vacanze di Natale” e prime voci di mercato

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Ore 21.00 – (Il Piccolo) L’Unione Triestina 2012 accelera i tempi. Contrariamente a quanto era stato previsto in un primo momento, già questa mattina la squadra tornerà al lavoro. La volontà è smaltire in fretta panettoni e spumanti, ma soprattutto velocizzare il processo di integrazione dei nuovi arrivati e possibilmente, così pare, accogliere già nuove pedine, che comunque potranno essere ufficializzate solo a gennaio. C’è da ricostruire una squadra in pochi giorni e la costanza del lavoro assieme è fondamentale. Nel progetto del tecnico Doardo e del suo staff c’è anche l’idea di fare in questi giorni una sorta di minipreparazione sul fronte fisico-atletico: un richiamo per i pochi che sono rimasti, ma soprattutto un lavoro specifico per chi arriverà dalla Lega Pro e probabilmente non avrà ancora una buona condizione. C’è da mettere benzina nelle gambe per cui si lavorerà intensamente fino al 31 dicembre e si riprenderà subito dopo Capodanno. Il 6 gennaio riparte già il campionato.

Ore 20.30 – (Il Piccolo) Nella prevedibile disfatta di Venezia, nella quale si sono visti appena tre dei tanti nuovi arrivi annunciati in casa dell’Unione Triestina 2012, ha comunque spiccato la prestazione di Emanuel Abrefah, centrocampista nato 24 anni fa in Veneto, a Thiene, da genitori ghanesi, e in possesso della doppia nazionalità. E proprio dalle sue origini Abrefah confessa di aver ereditato la passione per il calcio: «Era quasi inevitabile per me, vengo da una famiglia di calciatori: i miei zii erano anche in nazionale, ma anche mio padre giocava a pallone. Per questo ho iniziato fin da piccolo, nei settori giovanili di varie società venete, soprattutto del vicentino, in cui mi sono sempre trovato bene». Ultimamente, però, Abrefah giocava in Valle d’Aosta, ma prima c’è stata anche un’esperienza affascinante in Repubblica Ceca, con il Viktoria Pilsen: «Dei procuratori mi hanno portato in Repubblica Ceca ed è stata un’esperienza fantastica: mi sono ritrovato nel calcio vero, in mezzo a calciatori di spessore, che giocavano nelle coppe europee. Una volta risolti i problemi di tesseramento, ho giocato delle partite con la formazione under del Viktoria ma anche con la prikma squadra. Ho cercato di dimostrare il mio valore, ma soprattutto ho cercato di imparare il più possibile da questi giocatori. Un’avventura indimenticabile, ho fatto quattro mesi lì poi sono rientrato per fine prestito». Ed eccolo in Valle d’Aosta, dove con il Charvensod ha militato tra serie D ed Eccellenza: «Il primo anno sono arrivato che erano ultimi a sette punti dalla penultima, la salvezza sembrava un miracolo e invece con me e altri nuovi innesti la squadra ce l’ha fatta senza problemi. Quella volta ho dato davvero il meglio di me. Sono tornato in Veneto, aspettavo delle decisioni, ma poi a inizio stagione sono stato richiamato in Valle d’Aosta: ora ho lasciato la squadra a 28 punti, in ottima posizione, un tranquillo centroclassifica». Poi, una decina di giorni fa, arriva la chiamata per la Triestina. E Abrefah in fretta e furia fa le valige: «A Trieste non potevo assolutamente dire di no. In Valle d’Aosta erano dispiaciuti ma non hanno messo bastoni tra le ruote. Trieste è Trieste, arrivo in una piazza importante, con una maglia che ha fatto la storia del calcio italiano. Certo per me non sarà facile, ma ho un grande entusiasmo e tanta voglia di dimostrare e di fare bene. Per me è anche una grande occasione di rilancio, e non c’è piazza migliore per poterlo fare». Ma come potrà essere utile all’Unione Abrefah? Lo spiega lui stesso: «Sono un centrocampista di corsa, uno che non molla mai fino all’ultimo secondo, un combattente, che fa molta quantità. La posizione in campo dipende poi dal mister e dal modulo. Finora in carriera ho giocato mezzala nel 4-3-3, mentre nel 4-4-2 giocavo in mezzo al campo. La salvezza? Non è certo un’impresa impossibile. La società ci ha chiesto una salvezza tranquilla e dovremo essere bravi noi a suon di risultati a raggiungerla. Lavoreremo ogni giorno per farlo, partiamo a una base di 19 punti per cui ritengo che l’obiettivo sia raggiungibile».

Ore 20.00 – (Corriere delle Alpi) Marta Bettina salterà le prime tre sfide del 2016. Il giovane attaccante del Belluno, classe 1998, è stato fermato per tre giornate, dopo l’espulsione rimediata in trasferta contro la Liventina, partita vinta per 2-1 grazie alle reti di Simone Corbanese e Marco Duravia. Il comunicato riporta che il giocatore gialloblù avrebbe colpito, a gioco in svolgimento ma con il pallone lontano dall’azione di gioco, un calciatore avversario con un pugno alla schiena. Rosso diretto. «Ho fatto un fallo ingenuo, stupido, ma sicuramente non era da rosso diretto – spiega il giocatore del Belluno – riconosco il mio errore e chiedo scusa nuovamenta alla società e ai miei compagni; un fallo ingenuo, stupido, ma sicuramente non era da espulsione. Quando il direttore di gara mi ha mostrato il cartellino mi ha detto subito che avevo alzato il gomito nello scontro, ma nel referto ha scritto che avrei dato un pugno sulla schiena all’avversario. Questo non lo capisco. Ci tengo a rinnovare le scuse a tutti, non volevo fare male a nessuno. Ricorso? Il presidente Perissinotto mi ha detto che non si può fare niente». Come valuti il percorso del Belluno in questo primo girone di andata? «Siamo partiti lenti con quei numerosi pareggi – commenta Alessandro – ma quando abbiamo cominciato a vincere siamo riusciti ad infilare un bel numero di successi. Era solo questione di amalgamarsi bene. Nonostante la partenza difficile abbiamo mostrato a tutti di che pasta che squadra siamo e dove possiamo arrivare». Un 1998 spesso titolare. Marta Bettina si è guadagnato un posto in squadra allenamento dopo allenamento, convincendo sempre di più Roberto Vecchiato e il suo vice Ivan Da Riz. «Quando ho iniziato con la prima squadra ad agosto speravo di poter giocare, ma non pensavo avrei fatto tutte queste presenze. Le ho giocate praticamente tutte. Sono molto contento. Il mio ruolo? Mi piace fare la punta, con capitan Corbanese è più facile, ti insegna sempre qualcosa, in partita e anche in allenamento». 34 punti in 19 partite. Andrebbe bene ripetersi nel girone di ritorno? «Certo che andrebbe bene, ma sinceramente speriamo di poterne fare anche di più. Le voci di mercato? Non so niente, quello che so è quello che leggo sui giornali. Non mi ha chiamato nessuno per ora. Obiettivo personale per maggio? Sono a due reti in campionato, sarebbe bello arrivare a cinque…». I gialloblù stanno meritatamente godendosi le vacanze. La squadra di piazzale della Resistenza tornerà a lavorare alla Gol Arena il 28 dicembre, fino al 31, poche ore prima del nuovo anno. Mercoledì 6 gennaio sarà la volta della prima di ritorno in casa del Tamai.

Ore 19.30 – (La Provincia Pavese) Giornate di festa anche per i giocatori del Pavia calcio che dopo la seduta mattutina del 23 dicembre si ritroveranno dopo quattro giorni di riposo solamente domani pomeriggio per un’intensa prima parte di settimana lavorando con doppi allenamenti martedì e mercoledì. Sul fronte dirigenziale, rimane alta l’attenzione per il mercato invernale che si aprirà ufficialmente martedì 5 gennaio per chiudersi alle ore 23 del 2 febbraio. I trasferimenti potranno essere depositati quindi in quelle date ma le trattative sono partite da tempo. Il consulente tecnico azzurro Antonino Imborgia in piena collaborazione con il nuovo mister Fabio Brini sta scandagliando il mercato di serie B e Lega Pro in tutti i reparti. Per la difesa il Pavia sta pensando a Thomas Manfredini in uscita dal Vicenza dove al suo posto potrebbe arrivare Martino Borghese, nome accostato agli azzurri nelle scorse settimane. Il trentacinquenne centrale difensivo del Vicenza (a cui è legato fino al 30 giugno 2017), è stato a Pavia negli ultimi mesi ed operato al tendine d’Achille al San Matteo dal professor Zanon lavorando poi al C.O.R.S.A.( Consorzio per la Riabilitazione Sportiva Agonistica) che ha come struttura operativa il Campus Aquae. Manfredini è pronto ora a tornare in campo da gennaio e il Pavia ha pensato a lui esperto calciatore con tante stagioni in serie A tra Udinese, Atalanta e Genoa. Il suo nome si aggiunge a quelli di Padella e Lucioni, i due centrali che mister Brini ha avuto alle sue dipendenze lo scorso anno a Benevento. Chi lascerà il Pavia, per approdare in prestito alla Pro Patria, sarà Emanuele Anastasia, classe ’96 a cui Marcolini ha offerto spazio nel girone d’andata nonostante l’affollata concorrenza nel reparto offensivo. Destinato a lasciare la Salernitana e la serie B è il centravanti Umbero Eusepi che è tra gli obiettivi del Pavia, ma obiettivo anche di Benevento e Pisa. Sempre sul fronte attaccanti non è un mistero che ci sia stata un’offerta dal Catanzaro per Mattia Marchi. L’ex punta del Sud Tirol piace anche al Mantova e potrebbe essere inserita in uno scambio che porterebbe l’esterno Valerio Foglio in via Alzaia. I virgiliani non disdegnerebbero neppure un ritorno di Stefano Del Sante, altro calciatore in lista di partenza dal Pavia e che è stato accostato anche come pedina per movimenti con formazioni del girone C di Lega Pro tra cui il Benevento. Sempre sull’asse Pavia-Mantova si potrebbe parlare di Marco Martin altro elemento che non rientrerebbe più nei piani azzurri.

Ore 19.00 – (Gazzetta di Reggio) La Reggiana riprende oggi gli allenamenti alle 14.30 in via Agosti. La truppa di Alberto Colombo sarà poi impegnata da domani a mercoledì in tre giorni di doppie sedute, alla mattina dalle 10 e al pomeriggio dalle 14.30. I giocatori dopo la sosta natalizia devono dunque riprendere il ritmo e la concentrazione in attesa dell’ultima gara del girone d’andata il 9 gennaio a Bassano. Giovedì 31 e venerdì 1 i granata potranno godere di altri due giorni per i festeggiamenti di Capodanno. Poi da sabato 2 si torna ad allenarsi senza più distrazioni. Dal 2 gennaio riapre anche il calciomercato, che durerà tutto il mese. L’orientamento della società è quello di piazzare i colpi necessari subito, in modo da poter andare a Bassano e poi ancora in trasferta a Padova con la squadra già definita, visto che si tratta di impegni molto importanti.

Ore 18.30 – (Gazzetta di Reggio) «Proveremo a prendere Perez, un giocatore che in Lega Pro piace a tutti e che anche noi riteniamo bravo. Vediamo se accetta di scendere di categoria e se l’Ascoli lo cederà. Noi ci proveremo». Il direttore generale della Reggiana Raffaele Ferrara conferma che la squadra è alla ricerca di un attaccante di peso, per poter dare qualche alternativa in più a mister Alberto Colombo nella seconda parte della stagione. Il mercato in uscita dei granata per ora ruota intorno al nome di Pesenti, che deve decidere se accettare la corte della Pro Patria. L’attaccante si è preso qualche giorno per riflettere, ma i bustocchi non hanno molto tempo, visto che già a gennaio ci saranno sfide importanti in chiave salvezza, a partire da quella del 10 contro il Renate. La Pro Patria ha anche chiesto Castellana, per il quale ci sono offerte anche dal Santarcangelo, che milita nel girone B della Lega Pro. In proposito Ferrara spiega la linea della società sui giovani come Castellana. «Per i classe 95 e 96 valutiamo dei prestiti per farli crescere». La Reggiana ha raggiunto un accordo anche per il ritorno dell’esterno sinistro Daniele Mignanelli, che arriverà in prestito gratuito, con diritto di riscatto per i granata ma solo in caso di promozione in serie B (clausola voluta dal Pescara). Il giocatore, che oggi è tra i convocati nella sfida che gli abruzzesi giocheranno a Latina, arriverà a Reggio domani per aggregarsi al gruppo. Il terzino, che sarà in ferie da martedì al 2 gennaio, sarà presentato ufficialmente all’apertura del calciomercato. Per quanto riguarda il mercato in uscita un altro giocatore che potrebbe andare via è Giannone. «Ovviamente quelli che hanno avuto meno spazio si stanno guardando intorno – conferma il dg Ferrara – e Giannone è uno di questi, così come Pesenti». Per Angiulli invece pare non siano ancora arrivate le offerte ufficiali da parte di altre società e dunque al momento non viene dato tra i partenti. Il mercato della Reggiana appare comunque chiaro, almeno per quanto riguarda i ruoli che si stanno cercando. «La necessità con il modulo a tre difensori – prosegue Ferrara – era l’esterno e ci siano mossi con Mignanelli. Adesso in difesa e sulle fasce siamo abbastanza a posto». Come detto, si cerca invece una punta e del resto nelle ultime gare la squadra ha faticato a trovare la via del gol, prima perché non venivano create occasioni, poi invece per gli errori sotto porta. Perez è sicuramente il candidato ideale a sopperire ai limiti visti fino ad ora. L’attaccante è nato a Mesagne, in provincia di Brindisi, ha passaporto italiano ed argentino, ha 26 anni ed è alto un metro e 87 centimetri. Perez ha giocato, tra le altre squadre, al Cittadella, al Pisa e al Genoa. All’Ascoli quest’anno è stato utilizzato in 14 partite, giocando 904 minuti e segnando due reti. All’Ascoli, dalla stagione 2014, ha giocato 27 gare e segnato 12 reti. Accettera il trasferimento alla Reggiana? «Noi ci proviamo, altrimenti guarderemo anche altrove», dice Ferrara. L’arrivo di un attaccante non significa una bocciatura per Arma: il marocchino non è in un momento brillante ma per lunghi tratti del campionato ha tirato la carretta da solo e si è fatto apprezzare per il grande spirito di sacrificio. Il ritorno di Mignanelli è una notizia che fa piacere ai tifosi, dato che il terzino è sempre piaciuto al pubblico granata. Nei giorni scorsi anche mister Alberto Colombo non aveva nascosto il suo apprezzamento per il giocatore, che a Pescara non ha trovato molto spazio, anche per alcuni problemi a una caviglia, che ora si spera siano stati risolti.

Ore 18.00 – Serie B: rinviata per nebbia Perugia-Vicenza.

Ore 17.30 – Costerà quasi sicuramente carissima l’ennesima sconfitta subita da Bortolo Mutti dal momento del suo arrivo sulla panchina del Livorno. Anche oggi è arrivato un pesante ko per 2-1 a Lanciano che, di fatto, scrive la parola fine sul l’avventura dell’ex allenatore del Padova sulla panchina amaranto. Mutti non ha mai vinto, conquistando appena due pareggi e ben sette sconfitte, facendo crollare le quotazioni della squadra dalla zona playoff a quella playout. Al suo posto, dato per scontato a questo punto l’esonero, ci sono due opzioni: l’ex allenatore del Varese Bettinelli oppure il ritorno di Panucci. A breve la decisione.

Ore 17.10 – (Gazzetta di Mantova) In questa storia ci sono volti che si intravedono appena. E tiri in porta che forse sono stati deviati in calcio d’angolo dal portiere avversario, o forse sono finiti sul palo (e chi può dirlo con certezza da lassù, da dietro la porta!). Lo sfondo di questa favola è umido, di quell’umidità che ti si attacca alle ossa come un cane rabbioso quando sente l’odore di una bistecca. In questa storia, che è un romanzo d’amore viscerale e romantico, i protagonisti sono il fumo di sigaretta, la nuvola colorata generata da un fumogeno e la nebbia della Pianura Padana. Novembre 1975. In un freddo mercoledì sera – siamo in viale Te – un gruppo di tifosi sta per cambiare la storia del tifo mantovano. Gli Arditi, gruppo che dal 1968 segue le sorti dell’Acm dai Distinti, e sempre pronto a sostenere la squadra anche in trasferta, decide di spostarsi in un altro settore del Martelli: di fatto nasce quella sera la curva Te per come la conosciamo oggi. Tutti i presenti alla riunione in bocciofila, dopo una serata in cui sono perite sul campo un centinaio di stizze, si dicono d’accordo con la proposta del leader degli Arditi, Leandro, figura leggendaria dell’epoca (di mestiere faceva il posteggiatore sul sagrato della chiesa di San Maurizio). Il tifo biancorosso, quindi, ha da poco spento quaranta candeline. Ai pionieri Arditi, a metà anni Settanta, si aggregano gli Ultras, seguiti da altri gruppi organizzati, come i Commandos e i Panthers prima e le Brigate Biancorosse poi. Il 1982 è un anno importante: i gruppi ultrà si unificano sotto il nome di Cuct (Commando Ultrà Curva Te) che resiste fino al 1986. Dopo la retrocessione in C2, irrompono i Virgilian Kaos che insieme alla Vecchia Guardia (ex Ultras, Commandos e Arditi) guidano la Curva Te. Nel 1993 a Lunetta nascono gli Sconvolts che di fatto, con Virgilian Kaos e Vecchia Guardia, guidano la curva per vent’anni. Altri gruppi da segnalare in questi anni sono Psyco, Banda Lambrusco, Tranquil Group, Skegge Gonzaga, Viking Asola, Alcoolica Bagnolo, Alcoolica Bozzolo, Nord-Kapp Casaloldo, Legionari, Demoni e Bad Manners. Con la macchina del tempo facciamo ora una fermata al 2006, non certo un anno qualsiasi per i tifosi biancorossi (Torino, Urbaino Cairo: tre parole che in questo contesto non vogliamo approfondire, ci guasterebbero l’umore). È l’anno in cui il tifo organizzato viene unificato sotto il nome di Ultras Mantova, esperienza che termina nel 2009, quando la Curva Te si scioglie per motivi interni. Veniamo ora ai giorni nostri: dopo il fallimento della società e la ripartenza dalla serie D, ecco le forze fresche: il movimento ultrà mantovano riprende vita con un gruppo di ragazzi, provenienti dai diversi gruppi della curva (Psyco, Pensiero Fisso, Banda Lambrusco e Gioventù Bruciata), che si riconosce sotto il nome di Ultras Mantova 1975. Poco dopo a loro si aggregano anche i Virgilian’s Kaos e gli ex componenti dei gruppi Sconvolts e Lunetta formando un unico gruppo. Intanto La “Sezione”, in contrasto con la tessera del tifoso e con alcuni esponenti della Curva dopo l’unificazione, si sposta nei Distinti. Oggi, esattamente come quarant’anni fa, la Curva Te è il cuore genuino e popolare del tifo mantovano. È chiaro che in una storia tanto lunga non sono mancati momenti di tensione tra i vari gruppi che si sono via via avvicendati sui gradoni (e poi sui tubi innocenti) della Te, ma sarebbe inutile tornare su fatti che ormai sono stati sorpassati dalla storia. Una menzione, quando si parla di tifo al Martelli, non può mancare anche per realtà come Club dal Platan e Centro di Coordinamento, altri due attori protagonisti di un sogno biancorosso che non è mai finito. E che anzi continua, anche oggi, con uno stadio che ogni due settimane registra circa 2.100 presenze, a fronte delle 2.300 di una squadra come l’Alessandria che sembra destinata a raggiungere la promozione in serie B. L’Acm, nonostante la stagione fin qui pessima e il quartultimo posto in classifica, sa che potrà sempre contare sul calore di una piazza unica. Che non ha mai lasciato sola la squadra, anche nei tanti momenti bui degli ultimi quattro decenni. Tanti auguri, Curva Te. Cento di questi giorni. E… forza-vecchio-cuore-biancorosso.

Ore 16.40 – (Gazzetta di Mantova) Quasi certamente martedì pomeriggio, a conclusione della seduta di allenamento, i dirigenti biancorossi si incontreranno con mister Javorcic per definire la realizzazione delle prime mosse di mercato del Mantova, che ha un posto disponibile per gli acquisti prima di dover toccare la quota di 24 effettivi. Scontata la conferma per i tre estremi difensori (Bonato, Pane e Albertoni) l’obiettivo delle trattative dovrebbe cominciare a posarsi sul settore difensivo, nel quale già qualche giorno fa si è parlato dello scambio con il Lumezzane per i centrali Gavazzi e Belotti; a metà campo il primo candidato a lasciare la maglia biancorossa resta Valerio Foglio, che a causa di vari acciacchi non è riuscito a convincere la dirigenza. Al suo posto potrebbe giungere il laterale del Sudtirol Martin, ma non è da escludere un’operazione che porti in biancorosso un attaccante fra Stefano Del Sante e l’ex Cremonese Mattia Marchi. Per il centrocampo piace molto il trequartista dell’Ascoli Pietro Tripoli, 28 anni, che è attualmente ai margini della rosa bianconera. Sempre con riguardo al centrocampo l’altro grande interessamento del ds Alfio Pelliccioni, che si muove in sintonia con il tecnico croato, è relativo al centro campista Lo Bue del Lecce, per il quale potrebbe profilarsi uno scambio con Gabriele Puccio. Per l’attacco la pista principale sembra essere sempre quella che porterebbe Momentè alla Pistoiese ma resta da vedere se la punta accetterà il trasferimento. L’alternativa resta Pietribiasi (Bassano).

Ore 16.10 – (Gazzetta di Mantova) Le statistiche Acm non lasciano dubbi e dicono mpòto sul momento no dei biancorossi. Medie da brivido. I numeri del girone d’andata (il giro di boa verrà effettuato a Bergamo lunedì 11 gennaio contro l’AlbinoLeffe) svelano che il rendimento dei due allenatori alternatisi sulla panchina virgiliana differisce di poco. Maspero ha vinto e perso di più (1 punto a partita in 8 gare) del suo successore, Javorcic ha pareggiato 4 partite su 8 ma il suo rendiconto non torna (0,875 punti per gara). Eloquente la resa dei 22 giocatori impiegati nei 16 turni di campionato: secondo le pagelle della Gazzetta sono solo 6 i biancorossi a raggiungere la sufficienza, due dei quali non indicativi (il portiere Pane, infortunatosi all’esordio e il difensore Longo, all’opera nel solo primo tempo a Padova). Di fatto si salvano la sorpresa Bonato (partito per fare la riserva, è il migliore con 6,22) e il bomber Ruopolo (se la cava con 6,11). Sufficienza risicata per Zammarini e Carini, più di tutti deludono invece Momentè, Anastasi, Foglio, Gavazzi e Sereni. Presenti e assenti. Tra le righe Maspero e Javorcic l’hanno sempre sottolineato: fra le difficoltà tecniche venute a galla in modo preoccupante nell’ultimo mese, sono le assenze a giocare un ruolo fondamentale nel cammino dei biancorossi. Infortuni che hanno impedito ai due tecnici di lavorare su moduli, schemi e distanze soprattutto in allenamento. Così gli unici sempre presenti risultano essere Bonato e Dalla Bona (con minutaggio maggiore per il portiere), mentre Raggio Garibaldi ha saltato una sola gara per squalifica. Poi vengono Ruopolo e Trainotti, punti fermi di una squadra che per centrare l’obiettivo salvezza nel 2016 dovrà superarsi. Solo 8 presenze e 482 minuti in campo per Tano Caridi, la cui assenza prolungata pesa come un macigno sul cammino dell’Acm. Il gol, questo sconosciuto. Solo 14 reti all’attivo, decisamente poche per l’idea offensiva di gioco con cui questo gruppo era stato creato la scorsa estate. L’arrivo di Javorcic ne ha arretrato l’assetto ma il problema rimane. Senza i gol dell’acciaccato Ruopolo (5) la situazione sarebbe disastrosa. Solo due reti vengono dal centrocampo e altrettante dalla difesa (con Carini, che è addiruttura il secondo marcatore della squadra insieme a Momentè). Una curiosità: in metà torneo nessun biancorosso è stato espulso. Ma la Coppa Disciplina, si sa, non fa classifica.

Ore 15.40 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Ottavo posto in classifica a doppio senso. Il piazzamento del Pordenone risulta identico sia nella graduatoria generale, che in quella degli spettatori per la partite casalinghe. Dalle statistiche di stadiapostcards.com, i neroverdi si piazzano poco sopra la metà delle 18 squadre. La media indica 986 spettatori, spalmati fra gli 8 incontri al Bottecchia, per un totale di 7 mila 885. La gara interna che ha fatto staccare più biglietti è stata quella con il Cittadella: 1300 tagliandi emessi. Il minimo lo tocca quella con il Sudtirol (700), vicina a quella con il Renate (733). Chi guida la speciale classifica del botteghino riesce a quadruplicare i numeri dei ramarri. In testa c’è la Reggiana, con 35 mila 479 spettatori per una media di 4 mila 435. Seguono Padova (33.176, 4.147), Cremonese (21.189, 2.649), Mantova (19.156, 2.395) e Alessandria (18.428, 2.304). Altri club del Triveneto si trovano al sesto e settimo posto. Sono quelli meglio piazzati in classifica, primo e terzo, il Cittadella (15.000, 1.875) e la Virtus Bassano (9.500, 1.188). Peggio di tutti, nella disaffezione del pubblico, stanno piazze calcistiche di nome: sedicesimo è l’Albinoleffe (4.539, 567), seguito da Lumezzane (3.050, 381) e Renate (2.340, 293).

Ore 15.10 – (Gazzettino, edizione di Venezia) «Salire in Lega Pro sarà il primo passo per non rallentare il presidente Tacopina nella realizzazione delle sue idee». Guarda con ambizione al 2016 Giorgio Perinetti, ds di un Venezia chiamato a ribaltare l’attuale gerarchia che, nonostante i 44 punti in 19 giornate, lo vede a -1 dal Campodarsego. «La competitività dei padovani dà ancora più valore al nostro rendimento – traccia un bilancio il dirigente lagunare -. Qui il 22 luglio non c’era nulla e in ritiro era andata una squadra «abbozzata». Oggi invece commentiamo un girone di andata da 44 punti con quel pizzico di rammarico per qualche vittoria persa in modo rocambolesco». Per Perinetti due i bocconi amari. «L’esonero di Favaretto è stato deciso davvero a malincuore, però Favarin ha portato quella scossa di cui c’era bisogno in quel momento. Poi l’addio di Barreto, un fulmine a ciel sereno soprattutto dopo che l’avevamo rimesso in piedi». Tra gli aspetti più temuti c’era l’impatto degli under. «Bravi, da Vicario in giù si sono fatti trovare pronti e questa è una soddisfazione. Certo, la presenza di giocatori di esperienza sta dando loro l’aiuto che serve per «reggere» in una piazza come Venezia. Tra i senior una menzione per i veneziani Soligo e Busatto, simboli della disponibilità di un gruppo vero. Un plauso anche a Carbonaro che sta trovando quella continuità che non aveva ancora avuto». L’avvio del ritorno propone una partenza agevole. «Dobbiamo ripartire agguerriti già contro il Dro (mercoledì 6 gennaio ore 14.30 al Penzo, ndr) e nella sosta inseriremo meglio Marcolini, Lattanzio e Volpicelli, elementi di categoria presi non a caso. Il mercato? Ho l’accordo con una società professionistica per un giovane attaccante under, se accetterà da gennaio avremo più opzioni tattiche per i senior, altrimenti faremo con i nostri giovani della juniores che si stanno ben comportando. Cessioni? Se qualcuno mi dirà di sentirsi escluso vedrò di accontentarlo: non vogliamo gente scontenta». Un auspicio di Giorgio Perinetti per il 2016? «Il Venezia deve lasciare la serie D e tornare in un calcio difficile ma più «praticabile». Manterremo la promessa fatta al presidente Tacopina e ai tifosi, abbiamo tutto per fare almeno due punti in più del Campodarsego». Dopo la sosta natalizia la squadra riprenderà domani pomeriggio al Taliercio.

Ore 14.50 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) Mercato chiuso? Così pare, anche se la finestra di gennaio potrebbe sempre far balenare qualche occasione last-minute. A Venezia, però, il più è stato fatto. Numericamente la rosa è al completo in ogni reparto, forse soltanto in difesa qualcosa potrebbe accadere, ma in uscita. Operazioni comunque di secondo piano, nulla a che vedere con il gran via vai di dicembre: «Il nostro mercato è assolutamente chiuso – spiega il ds Giorgio Perinetti –, abbiamo fatto tutte le operazioni che ci eravamo prefissati e non abbiamo alcuna necessità di intervenire. Il mercato è imprevedibile e certezze assolute non ne ha nessuna, ma diciamo che in linea di massima il più è stato fatto. Se poi qualcuno, magari perché penalizzato dal nuovo modulo, dovesse chiedere la cessione, allora prenderemmo in considerazione la richiesta. Ma al momento non mi sembra». Nei prossimi giorni è in carnet un programma di allenamenti molto duro impostato da Giancarlo Favarin in vista della ripresa del campionato, il prossimo 6 gennaio al Penzo contro il Dro. E l’occasione per Perinetti è propizia per ribadire che la scelta di cambiare allenatore è stata doverosa, oltre che corretta: «Favaretto l’ho scelto io – spiega – per questo il fatto di essere stato costretto a esonerarlo sicuramente ha rappresentato una sconfitta per il sottoscritto. Ma sottolineo il fatto che non è stato il ko con l’Este a determinare il cambio, bensì una serie di situazioni che si sono sovrapposte. A un certo punto nello spogliatoio servivano altri toni, serviva una personalità di un certo tipo e Favarin racchiudeva tutti questi elementi. Il suo staff peraltro lo conosco molto bene, Langella è stato anche un mio giocatore per cui tutti i pezzi sono andati a posto. E devo dire che sono molto contento». Il Campodarsego non molla: «È la sorpresa assoluta di tutta la Serie D, non soltanto del nostro girone – precisa Perinetti – ma abbiamo un girone intero per mettere insieme due punti più di loro. Sono fiducioso che ce la possiamo fare».

Ore 14.30 – (La Nuova Venezia) Un tempo c’erano i video di Yuri Korablin, esperienza durata una manciata di settimane, e poi il silenzio assoluto. Il primo video, rivolto ai tifosi, di Joe Tacopina è carico di entusiasmo, ma non potrebbe essere altrimenti conoscendo il numero uno del Venezia, e senza tanti sottotitoli. Il presidente arancioneoverde, rientrato a New York sabato scorso, ritornerà a Venezia la prossima settimana, ma non si è dimenticato dei tifosi ai quali ha inviato un messaggio di un minuto. «Voglio ringraziarvi per l’affetto e il supporto che ci avete dato in questi mesi», ha esordito Joe Tacopina, sforzandosi di parlare in italiano avendo alle spalle la bandiera del Venezia Football Club, «abbiamo vissuto giornate entusiasmanti per i risultati ottenuti. Non sono mancati nemmeno i giorni difficili, ma come una vera famiglia siamo rimasti uniti, abbiamo stretto i denti e insieme li abbiamo superati. Ora siamo tornati, più forti che mai, e tutti insieme conquisteremo la Lega Pro». La seconda parte del video è propositiva e chiusa dagli auguri. «Siamo tutti parte dell’inizio di qualcosa di speciale, di un team e di un progetto che nei prossimi anni avranno l’attenzione del calcio italiano e del calcio europeo. Vi aspetto il 6 gennaio al Penzo per iniziare insieme un grande girone di ritorno. Buon Natale, buon anno e Forza Venezia». Ultimi giorni di riposo per la truppa di Giancarlo Favarin che si ritroverà domani pomeriggio al Taliercio per iniziare a preparare la sfida dell’Epifania al Penzo contro il Dro (3-0 nel match d’andata in Trentino), una sola amichevole fissata, mecoledì 30 dicembre a Martellago contro il Real di Eccellenza. Gennaio e febbraio saranno due mesi intensi di partite dopo che la Lega Nazionale Dilettanti ha modificato le date di alcune giornate a causa della Viareggio Cup: dieci gare tra il 6 gennaio e il 28 febbraio, giorno da segnare in rosso sul calendario in quanto proporrà la sfida diretta a Sant’Elena contro il Campodarsego. E il Venezia ha come primo obiettivo quello di presentasi al faccia a faccia con i padovani avendo già effettuato il sorpasso. Oltre al match con il Dro, saranno due gli appuntamenti infrasettimanali per il Venezia: mercoledì 10 febbraio a Motta di Livenza con la Liventina, mercoledì 2 marzo a Levico Terme. Il campionato terminerà domenica 8 maggio. Lunedì 4 gennaio apre invece il mercato dei professionisti con trattative e passaggi che si protrarranno fino al 2 febbraio, al Venezia dovrebbe arrivare un attaccante under.

Ore 14.00 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Il 2015 non è ancora terminato, il calciomercato invernale non è ancora cominciato, ma i rumors impazzano. E pure con i retroscena non si scherza: da Palermo rimbalza la notizia che il venezuelano Arteaga, meteora del Parma e nuovo acquisto rosanero, prima di firmare con il club guidato da Maurizio Zamparini, fosse stato proposto proprio al Bassano. Una settimana prima, l’attaccante venezuelano era stato offerto da alcuni intermediari al club di Rosso. La risposta è stata un «no grazie» che fa riflettere, soprattutto perché continuano a trapelare conferme sul fatto che, nonostante l’infortunio di Domenico Germinale, il direttore generale Werner Seeber non sia intenzionato a sostituirlo. La ragione è semplice, visto che il ritorno di Tommy Maistrello, a sua volta infortunato nell’ultima parte della scorsa stagione e l’esplosione di Michael Fabbro, portano con sé una buona dose di certezze per il reparto offensivo giallorosso. Che può contare pure su Stefano Pietribiasi, che non dovrebbe avere bisogno neppure di Mattia Marchi in uscita da Pavia e che registra le dichiarazioni entusiaste di Fabbro al portale calciomercato.com. Il giovanissimo scuola Milan ha segnato due gol consecutivi contro Renate e Padova e sta confermando tutte le sue qualità emerse già nella Primavera rossonera: «L’obiettivo di tutti è arrivare in Serie B – evidenzia Fabbro – è da due anni che fluttua nell’aria e speriamo che questo sia l’anno buono per farcela: lo meritano i ragazzi. I giocatori qui hanno voglia e hanno poco, non come in Primavera che eravamo viziati: a 17-18 anni avevamo già sponsor e stipendi alti, tanti qui magari giocano con le scarpe bucate, è tutta un’altra realtà rispetto alla Primavera e merita qualcosa in più della Lega Pro». Fabbro è arrivato a Bassano con il timbro di qualità di Filippo Inzaghi: «È vero – ammette – Inzaghi mi ha aiutato e insegnato tanto. L’anno scorso ha avuto molte difficoltà in prima squadra ma non darei la colpa a lui: non è stato aiutato come doveva ed è stato abbandonato. Aveva poca esperienza, andava seguito di più e non lasciato da solo».

Ore 13.30 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Contro il Perugia il Vicenza di Pasquale Marino chiude un 2015 da Giano bifronte: molto positivo fino a giugno, quando la compagine berica ha sfiorato la serie A, ma negativo nella seconda parte, con i biancorossi nei bassi fondi della graduatoria. Contro il lanciatissimo Perugia il Vicenza cerca di trovare un risultato positivo prima della sosta e del mercato, che dovrebbe cambiare non poco l’organico a disposizione di Marino. «A Perugia dovremo raschiare il fondo del barile per trovare le ultime energie prima della sosta che servirà per ricaricarci e riprendere il lavoro. Al Curi dovremo dare tutto quello che abbiamo e deve bastare per fare una grande partita. Di sicuro giocheremo con le solite tante assenze, per cui non potrò operare delle scelte tecniche, ma adesso non dobbiamo pensare alla stanchezza perché servono i punti e per ottenerli bisogna essere più cattivi, più concreti e più attenti nelle situazioni di gioco». I numeri parlano di un Vicenza che dopo la vittoria sull’Ascoli è franato all’indietro, non riuscendo più a sviluppare il calcio chiesto ed insegnato da Marino. «Abbiamo perso continuità di rendimento nell’ultimo periodo, ma non penso che le partite con Cesena, Salernitana e Brescia siano state negative – precisa il tecnico dei berici -. Anche contro il Latina il possesso palla è stato a nostro favore e le prime occasioni sono state nostre. Subito il gol per un nostro errore si è rischiato, la squadra ha risentito del gol quasi dimenticandosi come si gioca. L’aspetto psicologico è da migliorare, la reazione caratteriale si è vista solo nella ripresa e questo non va bene, ma sarebbe stato più grave se non ci fosse stata». In vista di Perugia la bella notizia è che tra i convocati si rivede Brighenti, dopo l’infortunio patito contro il Como a settembre. «Brighenti è tra i convocati perché voglio fargli riprendere il clima partita e mi fa piacere averlo con noi – spiega Marino –. La sua condizione sta migliorando e credo che lui sarà pronto per la prima partita di gennaio. Con noi viene anche Pozzi che si è allenato regolarmente negli ultimi giorni e pertanto è disponibile e pronto se ci sarà bisogno». Considerata la forza dell’avversario, è un Vicenza che dovrà contare sull’aiuto di tutti, in un match contro una squadra in salute e in grande rimonta. «Il Perugia è una squadra forte e organizzata – sottolinea Marino – è stata costruita per un certo tipo di campionato. Hanno migliorato l’organico rispetto allo scorso anno e nutrono ambizioni di tornare in serie A. Hanno individualità importanti come Ardemagni e Di Carmine, esterni veloci e altri d’esperienza. Una squadra che era partita male ma che ora si è ripresa mostrando il suo valore. Ai miei ragazzi chiedo l’ultimo sforzo prima della sosta».

Ore 13.00 – (Gazzettino) Ultimo giorno di riposo per il Cittadella: domani è già tempo di smaltire il panettone natalizio in campo, perché alle 14.30 è prevista la ripresa degli allenamenti. Il programma durante la sosta invernale prevede allenamenti pomeridiani, e due amichevoli, mercoledì 30 dicembre con il Camposarsego, domenica 3 gennaio con l’Abano, entrambe alle 14.30. L’ultima gara del girone di andata è in calendario sabato 9 gennaio, al Tombolato alle 15 con il SudTirol. Alla ripresa dei lavori saranno da verificare le condizioni di Iori e Litteri, entrambi usciti nel corso della partita di Cremona.

Ore 12.40 – (Gazzettino) In vetta alla classifica alla fine del 2015 grazie al controsorpasso di domenica scorsa sull’Alessandria, il Cittadella ha guardato le avversarie dall’alto per buona parte del torneo. Già virtualmente primo (dovendo ancora recuperare la sfida poi vinta con la Pro Patria, alla sesta giornata) la compagine granata ha conquistato la testa solitaria della graduatoria il 18 ottobre, superando di misura la Giana Erminio e approfittando del pareggio a reti bianche tra Bassano e Alessandria. Sette giorni dopo il ko sul campo dell’Albinoleffe ha rilanciato al comando l’undici vicentino insieme alla Reggiana, ma è bastata una settimana per rimettere le cose a posto con il successo sull’Alessandria. Per un mese e mezzo nessuna novità fino alla sconfitta interna del 13 dicembre con il Feralpi a cui è seguito l’ultimo colpo di coda per ora decisivo. Questo il film della prima parte del campionato granata, con un predominio che trova supporto anche nei numeri e nella circostanza di non avere mai tradito le attese negli scontri diretti con le favorite della vigilia: successi in casa con Alessandria e Reggiana, esterno con il Pavia e un buon pareggio nel derby a Bassano. Quella allenata da Venturato, insieme all’Alessandria, è la squadra che in assoluto ha vinto di più (nove volte) e insieme al Bassano quella che ha perso di meno (2). Quattro i successi esterni, solo il Feralpi ha fatto meglio (sei) e nel complesso il Cittadella sta rispettando alla lettera la media inglese. A livello di punti ha ottenuto qualcosa di più in casa (cinque vittorie e due pareggi, a fronte di quattro successi e tre pareggi lontano dal Tombolato), ma analizzando il campionato in termini di reti segnate e subite si registra una perfetta parità, con undici marcature all’attivo e sette al passivo sia sul proprio terreno di gioco che in campo avverso. Quattro volte su sedici l’attacco è rimasto a secco e in altrettante occasioni è maturata una vittoria per 2-1, il risultato più frequente nei match finora disputati. Entrambe per 2-0, invece, le sconfitte rimediate. Iori e colleghi vantano poi due importanti strisce di risultati utili: sette consecutivi a inizio stagione, con quattro vittorie di fila, e un ulteriore filotto di sei gare senza sconfitte prima del ko con il Feralpi. Ventidue i giocatori schierati e ben undici di loro sono andati a segno, con Litteri che comanda la classifica cannonieri granata a quota sei. Tra le curiosità, il Cittadella è la seconda formazione per numero di calci d’angolo battuti (83 per una media di 5,19 a gara) preceduta solo dal Feralpi (92), figurando al tempo stesso al quinto posto tra quelle che ne hanno subiti di meno (53, media 3,31). E a proposito di medie, quella relativa all’età della rosa (27 anni precisi) non sorride molto alla compagine dell’Alta. Organici meno giovani solo per Padova (27,1) e per il Pavia (27,5). Un ultimo dato, quello che riguarda l’affluenza al Tombolato, fa sicuramente sorridere la società murata. Le otto gare finora disputate hanno visto infatti una cornice di pubblico sicuramente incoraggiante, nonostante la recente delusione di una retrocessione: 15.000 precisi gli spettatori presenti, con una media di 1.875 tifosi a gara che vede il Cittadella al sesto posto del girone, precedendo Pavia e Bassano.

Ore 12.20 – (Mattino di Padova) Qual è l’unica squadra del girone A di Lega Pro capace di viaggiare in perfetta media inglese? La domanda può sembrare retorica ai tifosi del Cittadella, che hanno trascorso il Natale guardando tutti dall’alto. E in effetti lo è: la capolista si è tenuta sin qui in linea con la media introdotta negli anni ’30 dalla Football Association, quella che presuppone che, per vincere un torneo, i risultati utili siano la vittoria in campo proprio e il pareggio in quello avverso. E con 32 punti raccolti in 16 giornate capitan Iori e compagni sono a… zero. Tutti gli altri hanno fatto peggio. Doppio podio. Ne ha incassati 17 al Tombolato, frutto di 5 vittorie, 2 “x” e un solo capitombolo (lo 0-2 subìto dalla FeralpiSalò): un ruolino di marcia che pone gli uomini di Venturato al secondo posto in un’ideale classifica limitata alle solo le prove interne, dietro all’Alessandria (19 punti, 6 successi, un pari e un k.o.) e davanti al Bassano (15). Contando tre punti per la vittoria, i granata sarebbero a -7 rispetto alla media inglese. Pareggiano, però, il conto considerando il loro cammino esterno, che contempla 4 affermazioni, 3 pareggi e un unico stop (che ancora brucia, in casa dell’Albinoleffe). A conferma di un’invidiabile continuità nel rendimento, il Citta è l’unica squadra sul podio sia prendendo in considerazione le gare interne che quelle esterne. In trasferta comanda in scioltezza la già citata Feralpi, a quota 20 (6 vittorie, 2 pareggi e nemmeno una sconfitta), con Reggiana e Citta alle spalle, con 15. Che costanza! Si parla spesso di approccio alle partite. Ebbene, continuando a curiosare nei numeri di questa stagione, si può affermare che il Citta raramente lo sbaglia, ma può migliorare. Se si considerassero infatti solo i risultati dei primi 45’ di gioco, la squadra granata sarebbe terza con 29 punti, dietro all’Alessandria, a quota 32, e al Pordenone (31). Iori e soci sono però, pure in questo caso, i soli in grado di issarsi due volte sul podio. Già, perché se si guarda al rendimento dei secondi 45’ il Citta si piazza secondo, con 27 punti, alle spalle della solita, pazza Feralpi (33) e davanti al sorprendente Mantova (25). Giusto a ribadire che questa squadra raramente incappa in cali di tensione: non a caso dalle scorribande di Pavia e Cremona, passando per il 2-1 nello scontro diretto con l’Alessandria, proprio gli ultimi minuti di gioco hanno regalato il sorriso alla compagine del presidente Gabrielli. Anche in questo caso, tuttavia, a colpire è soprattutto la continuità nel corso dello stesso match e delle diverse gare disputate. Che sia questo il segreto del primato in classifica?

Ore 11.50 – (Gazzettino) Suggestiva potrebbe essere l’idea di puntare sul ritorno di Succi. Anche in questo reparto sono da monitorare altre situazioni, come quella di Cucchiara al quale finora non è stata mai concessa una possibilità di mettersi in mostra. Il centrocampo non sarà la priorità del momento, ma qualcosa andrà fatto anche qui. Intanto c’è da chiarire la situazione relativa a Giandonato che ha due anni di contratto, ma attualmente figura come l’ultima scelta dato che con il Bassano gli è stato preferito per uno spezzone di gara anche Ramadani, altro giocatore che potrebbe fare le valigie. Dall’entourage del centrocampista ex Juventus trapela però che il giocatore non ha alcuna intenzione di cambiare aria. Non è sul mercato Corti, ma la sua situazione va seguita dato che con la Giana Erminio ha riportato una microfrattura al coccige che l’ha costretto a saltare la gara con il Bassano e probabilmente lo renderà indisponibile con l’Alessandria. «Non c’è preoccupazione, ma era previsto un nuovo controllo a distanza di quindici giorni dal primo».

Ore 11.40 – (Gazzettino) Quanto ai nomi, sono circolati in questi giorni quelli del padovano Salviato, che è fuori lista con il Bari e che Pillon ha allenato ai tempi del Livorno, e di Pesoli che è in scadenza di contratto con il Pescara e che già all’epoca del diesse Foschi era stato accostato ai biancoscudati. Secca però la smentita di De Poli: «I giocatori con i quali sto cercando di parlare sono altri». Il centrale sarà la priorità, ma nel corso del mercato è lecito attendersi altri movimenti in entrata e in uscita: tra quest’ultimi l’argentino Gorzelewski che dopo essere rimasto alla Guizza per tutta la prima parte di stagione, quasi certamente non sarà tesserato. Riguardo alla punta, stando ai rumors circolano nomi come quello di Ebagua del Como e di Infantino, sul piede di partenza dalla Carrarese che è avvolta da una crisi finanziaria. Anche in questo caso smentita di De Poli: «Sono giocatori che non stiamo seguendo. Il profilo ideale? Un elemento che sappia attaccare gli spazi e finalizzare».

Ore 11.30 – (Gazzettino) «La priorità è prendere un difensore centrale e un attaccante il prima possibile, già il 4 o 5 gennaio. La società è al corrente di quello che dobbiamo fare». Più chiaro di così non potrebbe essere Fabrizio De Poli, che punta a rinforzare la rosa a disposizione di Bepi Pillon già in vista della ripresa del campionato, ossia la trasferta in programma sabato 9 gennaio con l’Alessandria. Gli infortuni di Niccolini (stagione finita) e di Amirante con tanto di risoluzione del contratto per la punta, costringono il club a sfruttare subito la finestra di mercato (apertura lunedì 4) per correre ai ripari. Anche perché il pareggio con il Bassano ha messo a nudo i limiti di una rosa che ha mostrato di avere una panchina corta. Un difensore, dicevamo. Il diesse ne traccia l’identikit: «Cerchiamo un centrale che sia rodato e che ci dia garanzie».

Ore 11.20 – (Gazzettino) «Ho conosciuto persone fantastiche come il presidente Bergamin e il direttore De Poli. È stata un’emozione giocare per il Padova. I tifosi sono stati sempre con me, volevano che rimanessi ancora, ma qualcuno in società non ha voluto. Tornerò all’Euganeo, i ragazzi della Fattori mi hanno già invitato a vedere una partita con loro». Dieci gol nel passato campionato, più quello nella poule scudetto: il ricordo più bello? «La doppietta al debutto all’Euganeo con il Ripa Fenadora, e la doppietta nella vittoria in trasferta con il Belluno». Come vede il Padova in Lega Pro? «È una squadra tosta. Ha avuto un periodo così così, ma nelle ultime partite è tornata a essere in palla e che con un paio d’innesti potrà dire la sua anche per vincere il campionato. Mi dispiace solo non esserci». Amirante in forma avrebbe fatto comodo a questa squadra. «Sono convinto che avrei potuto fare benissimo. Sono incazzato con il destino, solo quello mi può fermare. Sono giovane e ho voglia di continuare a giocare». Un flash di De Poli: «A malincuore abbiamo dovuto risolvere il contratto, ma Savio ha fatto benissimo con noi e senza il problema al ginocchio poteva dire la sua anche in Lega Pro».

Ore 11.10 – (Gazzettino) «Qualche mese fa ho fatto un intervento di stabilizzazione, ma non è servito. A gennaio devo rifarmi il crociato e spero in agosto di poter fare la preparazione con una nuova squadra. Piacenza e Reggina mi hanno cercato in questi giorni, ma ho detto subito che non sono in grado di giocare e il discorso è morto lì. Anche perché se potessi giocare, sarei rimasto al Padova». Eppure nella trasferta persa con il Pavia, Amirante è stato al centro di un caso: sostituzione al posto di Petrilli con pochi passi in campo, salvo essere subito richiamato in panchina dato che non era stato inserito nella lista dei giocatori consegnata alla Lega. «In quelle due-tre settimane stavo un po’ meglio, ero riuscito ad allenarmi con i compagni e Parlato aveva deciso di portarmi via. Poi quando l’allenatore ti chiede di entrare, qualsiasi giocatore accetta. Ma dopo quella partita mi hanno detto che dovevo fermarmi». Un anno al Padova comunque da ricordare, essendo stato tra i protagonisti della cavalcata in Lega Pro. «Il mio bilancio è super positivo, ho vinto un campionato e sono stato benissimo».

Ore 11.00 – (Gazzettino) «Spero che con il Padova sia solo un arrivederci. Sono stato benissimo, ora voglio solo pensare a operarmi il ginocchio per tornare a giocare». Sono le prime parole da ex biancoscudato di Salvatore Savio Amirante che si trova a casa a Genova dopo aver risolto il contratto con il club di viale Nereo Rocco il giorno della vigilia di Natale, a distanza di un anno dal suo ingaggio (18 dicembre 2014). «È stata una decisione condivisa con la società. In estate avevo firmato un contratto al minimo, eravamo d’accordo che sarei rimasto se il ginocchio fosse stato meglio. Ho giocato l’ultima partita con il Cuneo nella poule scudetto della stagione scorsa segnando un gol, ma già allora sentivo di non stare bene. Si pensava che fosse solo un’infiammazione, invece non sono più riuscito a risolvere il problema. Anche prima del ritiro avevo lavorato molto, ma la situazione non era migliorata e avevo avvisato la società». Si tratta dello stesso ginocchio operato più volte in passato tanto da costringerlo ai box per quasi tre anni, ora finirà ancora sotto i ferri.

Ore 10.50 – (Gazzettino) Natale in famiglia per i giocatori biancoscudati, in attesa di riprendere la preparazione martedì pomeriggio alla Guizza. Del terzetto di brasiliani, soltanto uno è andato in patria. Si tratta di Neto Pereira che ha preso l’aereo mercoledì per raggiungere il Mato Grosso dove si trova la sua famiglia: il suo rientro a Padova è previsto qualche giorno più tardi rispetto ai compagni, vale a dire domenica 3 gennaio 2016. Natale padovano invece per Diniz e Fabiano che insieme a mogli e figli sono rimasti in città. Soffermandoci su qualche altro biancoscudato, Giandonato è rientrato nella sua Chieti, Ilari a Roma, mentre Aperi e Bucolo sono partiti la sera stessa della cena di Natale organizzata dalla società al ristorante Al Tezzon per raggiungere i loro familiari in Sicilia. Giorni di relax nella sua abitazione a Mantova per Altinier che si dedicherà tempo pieno alla moglie e alla neonata Melita, mentre Cunico e famiglia trascorreranno qualche giorno di vacanza in montagna a Moena. Petrilli ha trascorso i giorni di Natale a Salerno, per poi trasferirsi a Torino, mentre Petkovic è andato a casa in Serbia.

Ore 10.30 – (Mattino di Padova) «Ci ha aiutato tantissimo, ha dato una mano alla squadra e alla società a raggiungere una grande promozione. E, al di là delle sue qualità, che per me lo rendono un giocatore importante, anche di categoria superiore, si è sempre comportato benissimo: personalmente è stato il professionista più serio passato in questa squadra in un anno e mezzo. Ma era da tempo, ormai, che ne parlavamo con lui e il suo procuratore: siamo arrivati, a malincuore, alla decisione di interrompere il rapporto. È una cosa che ci dispiace, Amirante è un ottimo giocatore, ma questa “tegola” continua non lo ha aiutato. Da parte mia, oltre ad un grande rispetto nei suoi confronti, va un grosso “in bocca al lupo” affinchè possa presto tornare a giocare».

Ore 10.20 – (Mattino di Padova) La decisione era nell’aria, ma è stato comunque un brutto colpo. L’addio a “Savio” Amirante, uno degli eroi della promozione dalla Serie D, è stato tanto inevitabile quanto doloroso. «Sono enormemente dispiaciuto che sia finita così», il commento del direttore sportivo Fabrizio De Poli. «È in momento in cui non ha nemmeno la certezza di poter continuare a giocare e, siccome penso che stia pensando di operarsi ancora al ginocchio, abbiamo deciso consensualmente di risolvere il contratto che lo legava al Padova. Siamo tutti dispiaciuti per ciò che è successo, non tanto per la società, quanto perché quello che più di tutti sta subendo le conseguenze di questa situazione è proprio lui, “Savio”». Un giocatore, che, un anno fa, era arrivato a Padova dalla Lavagnese da perfetto sconosciuto, e che in pochissimo tempo, a suon di gol, aveva dimostrato di essere un giocatore di livello assoluto, uno dei veri “colpi” della passata stagione.

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) Ha un rimpianto particolare? «Quella famosa serata di Pavia, quando dovevo entrare ma fui fermato sul più bello. Il rimpianto maggiore è non essere riuscito a fare centro in Lega Pro, una rete da dedicare a chi credeva in me, come il presidente Bergamin e il direttore De Poli, e magari anche a chi in società, già a giugno scorso, non mi avrebbe voluto tenere». Il momento più bello? «A Legnago non c’ero, erano già cominciati i problemi al ginocchio. Quindi direi l’esordio con l’Union Ripa, la prima doppietta all’Euganeo, un momento che non dimenticherò mai. Ma anche la partita di Belluno: quella, sì, fu veramente “mia”». I tifosi su internet hanno scritto: “Guarisca, e poi torni qui”. «Eh, magari! Tornerei di corsa. Auguro al Padova di salire il prima possibile, perché questa gente non merita la Serie C. È stato un anno fantastico, e non smetterò mai di ringraziare tutte le persone che ho incontrato. Probabilmente non ci giocherò più, ma a Padova tornerò di sicuro: i tifosi mi hanno invitato a vedere una partita dalla Tribuna Fattori, non mancherò di certo».

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Cosa è emerso? «Mi sono fatto visitare dal professor Zorzi, ed è stato davvero un brutto Natale perché, oltre all’addio al Padova, ho saputo che mi devo operare di nuovo. Lo specialista mi ha detto che con un crociato così non posso giocare: nemmeno lui si è spiegato come abbia potuto scendere in campo per tutta la scorsa stagione con un legamento del genere. A gennaio, il prima possibile, tornerò a Verona e andrò sotto i ferri. Quindi rimarrò a Genova fino a che non sarò pronto per tornare a giocare». Non si rassegna, quindi? «Io devo riuscirci, devo tornare a tutti i costi a giocare, perché il calcio è la mia vita e lasciarlo è impossibile. Tanto più a soli 31 anni». La sua esperienza a Padova si è conclusa dopo un anno. Bilancio? «Un’esperienza stupenda, nella quale sono tornato a sentirmi giocatore. Alla Lavagnese i miei gol li facevo, ma è giocando all’Euganeo, davanti ad una tifoseria che ti segue ovunque, che ti senti davvero importante. Non c’entrano i soldi o tutte le “cagate” (testuale, ndr) che si credono: la cosa più bella è segnare un gol, e sentire l’emozione che sale con l’esplosione dello stadio e del calore della gente. Per questo non dimenticherò Padova».

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Mentre tutti si preparavano al cenone di Natale, su Salvatore Amirante si è abbattuta la “scure” più temuta. Giovedì 24 dicembre sono arrivate due notizie che probabilmente, in cuor suo, si aspettava, ma che non avrebbe mai voluto ricevere. La prima: dovrà operarsi di nuovo al ginocchio, per sistemare definitivamente quel legamento crociato che da anni lo tormenta. La seconda: il Padova, com’era prevedibile, non potrà più contare su di lui. La risoluzione consensuale del contratto che legava l’attaccante ligure ai biancoscudati è arrivata proprio alla vigilia di Natale, con un comunicato ufficiale diramato in serata dalla società di viale Nereo Rocco. «Sinceramente me l’aspettavo», confessa il giocatore da Genova, dove sta trascorrendo queste festività, «ed è puntualmente successo ciò che temevo. Quando a giugno il Padova mi ha proposto di rimanere, dopo la promozione, ero d’accordo che, se il ginocchio non fosse guarito del tutto, mi sarei fatto da parte. Così è stato, anche se a malincuore». La mattina del 24 aveva un consulto a Verona, da uno specialista.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Nessuno degli altri biancoscudati, visti i pochi giorni a disposizione, ha deciso di passare le vacanze in qualche meta esotica: oltre a Neto, solo Petkovic è andato all’estero, raggiungendo i genitori e le sorelle in Serbia per il pranzo di Natale. Tutti a casa. Per gli altri feste in famiglia. Rosario Bucolo e Sebastiano Aperi, dopo la tradizionale cena natalizia al “Tezzon” hanno intrapreso un lungo viaggio in auto che li ha portati sino alla loro Catania: visto il lungo tragitto, torneranno a Padova il 29 e ad allenarsi solo mercoledì 30. Capitan Cunico, dopo aver trascorso il Natale a casa, è andato in montagna, a Moena, con la famiglia. Feste a casa, nel Lazio, per Dionisi e Ilari, mentre Petrilli è rimasto nella sua Torino e Mazzocco è andato dalla famiglia a Feltre. Mister Pillon, invece, non si è mosso dalla sua casa di Preganziol. Ancora poche ore, dunque, e poi di nuovo in campo: martedì pomeriggio la ripresa alla Guizza, il 30 dicembre doppia seduta, infine appuntamento anche la mattina di San Silvestro.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Ancora due giorni di sosta e di relax, poi si tornerà al lavoro. Dopo la cena di Natale svoltasi a Camposampiero, il Padova da martedì scorso è ufficialmente in vacanza e ci rimarrà fino al 28 compreso. I giocatori e lo staff ne hanno approfittato per riposarsi e trascorrere le festività in famiglia, e solo martedì pomeriggio riprenderanno ad allenarsi alla Guizza. Non tutti, però: i più lontani rientreranno solo nei giorni successivi. A Padova i brasiliani. In città, praticamente, sono rimasti – a sorpresa – solo due dei tre brasiliani. Marcus Diniz e Fabiano hanno trascorso qui le feste con le rispettive famiglie. Non altrettanto ha fatto, invece, Neto Pereira, che mercoledì scorso è partito per il Brasile, raggiungendo la sua città natale, nel Mato Grosso, e i genitori: vista la lunga distanza, la società gli ha concesso di rientrare in Italia domenica 3 gennaio. L’attaccante approfitterà quindi di una decina di giorni di riposo (e del clima decisamente più mite) per recuperare al meglio dalla leggera elongazione muscolare rimediata contro il Bassano, così da essere disponibile già per la ripresa del campionato, sabato 9 gennaio, ad Alessandria.

Ore 09.10 – (Corriere del Veneto) Per la difesa si continuano a seguire le piste che portano a Salviato (Bari), Pesoli (Pescara), Sbraga (Carrarese), quest’ultimo prospetto decisamente interessante anche per l’età (23 anni appena) e per il probabilissimo svincolo a parametro zero che dovrebbe maturare i primi giorni di gennaio dal club toscano ormai agonizzante. Alla Carrarese piacciono pure il centrocampista Dettori (15 presenze e 4 gol) e l’attaccante Infantino, quest’ultimo però seguito da almeno sei squadre e difficilmente raggiungibile proprio per la concorrenza spietata di alcuni club di B. Categoria dove l’attaccante vorrebbe finire, considerato che a 29 anni o fa il salto oppure è destinato a chiudere con ogni probabilità la propria carriera in terza serie. Con la Juve Stabia si è intavolato uno scambio che coinvolge Manuel Giandonato e Carlo De Risio, obiettivo già inseguito in estate dal direttore sportivo Fabrizio De Poli. Trattativa non semplice, eppure al momento in fase di evoluzione. La destinazione Padova ha già ricevuto il gradimento di De Risio, mentre resta da capire se Giandonato accetterà l’eventuale trasferimento in Campania. In uscita c’è sicuramente Ramadani, che potrebbe finire al Renate o alla Pro Patria, probabile ma non certa la partenza di Anastasio. E ieri sono ricominciate a suonare le sirene bassanesi che ipotizzano un ritorno di fiamma per Giacomo Cenetti, già seguito in estate e in scadenza di contratto con il club giallorosso. Se qualche mese fa il Bassano fece muro, adesso la situazione potrebbe cambiare.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) Corre veloce, nonostante il 2015 non sia ancora terminato, il calciomercato invernale del Padova. Che registra di ora in ora novità sempre più succulente, in attesa della riapertura delle liste il prossimo 4 gennaio. E che fa deflagare la voce, rimbalzata ormai da diversi giorni da Cesena, che ipotizza il ritorno di Davide Succi in biancoscudato. Suggestione o possibilità reale? Per ora la situazione non è chiara, nel senso che ci sono elementi indiscutibili che farebbero pensare che la pista (reale?) sia destinata a scorrere su un binario morto, ma è altrettanto vero che c’è qualche elemento interessante da analizzare. Succi, 34 anni compiuti lo scorso 11 ottobre, andrà in scadenza di contratto il prossimo 30 giugno 2016 con il Cesena. Il club romagnolo è disposto a concedergli lista gratuita già da gennaio con tanto di buonuscita, il giocatore tornerebbe volentieri e le condizioni economiche per il trasferimento ci sarebbero teoricamente tutte. Bisogna capire come si comporterà il Padova, dal club di viale Nereo Rocco per ora non filtrano conferme. Nella scorsa estate Succi aveva rifiutato Ancona e Rimini, adesso potrebbe dire sì al Padova, che cerca un attaccante in grado di fare la prima e la seconda punta per sostituire Salvatore Amirante, tagliato ufficialmente alla vigilia di Natale per via di un ginocchio che continua a fare le bizze. Una decisione sofferta e dolorosa, ma che in tutta evidenza è sembrato un passaggio inevitabile. Quanto a Succi, le ragioni per il sì sono le seguenti: il rapporto con la piazza eccellente, le caratteristiche tecniche del giocatore, i costi limitati dell’operazione. Le ragioni per il no: l’età e la tendenza a non accettare cavalli di ritorno da parte dell’attuale dirigenza. Al momento le possibilità che la trattativa sull’asse Padova-Cesena decolli non sono molte, tuttavia è giusto segnalare questa possibilità.

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) Deserto del Sahara, al confine fra Marocco, Algeria e Mauritania. Qui, da oltre 40 anni vive la popolazione Saharawi, 300mila persone fuggite nel deserto con lo status di rifugiati politici. Una popolazione dimenticata dai media e dallo scacchiere internazionale delle alleanze, e che vive grazie agli aiuti umanitari delle organizzazioni internazionali. Ma che ha ritrovato il sorriso quando ha ricevuto in dono un container di materiale di supporto. All’interno c’erano magliette, calzini, pantaloncini, tute, giacche a vento (servono di notte nel periodo invernale, con la temperatura che si abbassa fino ai 2 gradi sopra lo zero), berrettini, guanti, mute intere per bambini di tutte le età dal Calcio Padova. Perché basta poco per donare il sorriso a chi non ha nulla. Un sorriso stampato su una foto di ringraziamento e raccontato dalla televisione ufficiale del club di viale Nereo Rocco: «Sono bambini che non hanno nulla – spiega Alberto Panizzolo, secondo classificato del concorso Biancoscudati nel mondo 2015 – per farvi capire il loro gioco più divertente è una ruota di un passeggino trasportato da un filo di ferro. Lo scatto che ho inviato per il concorso era di questi bambini, che impazziscono per le magliette dei calciatori. A quel punto, visto che ci occupiamo di aiutare queste persone che vorrebbero soltanto ritornare nella loro terra, ho pensato di provare a coinvolgere il Padova. Stavamo raccogliendo il materiale, fra cui pannelli solari e altri beni di prima necessità da inviare agli Saharawi e ho pensato che sarebbe stato bello far arrivare loro qualcosa per farli felici. Da parte del Padova ho trovato la massima disponibilità e adesso abbiamo un’intera nazione del deserto che tifa per il biancoscudo. Siamo riusciti a vestire intere squadre di ragazzini, siamo molto orgogliosi e speriamo che presto nasca qualche campioncino Saharawi. A Padova abbiamo fondato un’associazione, si chiama 1514 Oltre Il Muro».

Ore 08.40 – (Corriere del Veneto) Si è diviso per anni tra gli sport subacquei e la folle passione per calcio. Poi l’amore l’ha portato a Padova e la scelta è stata obbligata: football. Juan Solivellas Vidal, professione allenatore, ha il merito di aver importato all’ombra del Santo una piccola cantera spagnola. Possesso palla, pochi tocchi e i giovani talenti che volano. Il sito Youcoach.it, enciclopedia virtuale per tutti i tecnici del mondo, lo ha eletto a fenomeno del momento. Il suo primo libro, «I principi del possesso palla spagnolo» è diventato il regalo di Natale più desiderato dai tanti apprendisti allenatori che hanno acquistato l’ebook. «Sono contento del successo – spiega il 32enne -. Sto già preparando il secondo sul «torello», la base del possesso palla». Una mania, quella per il calcio, scoppiata da ragazzino e coltivata negli anni: «In Spagna si vive di pallone – racconta -, io vengo da Palma di Maiorca. Ero adatto ad allenare e ho voluto dedicarci la vita. L’amore con una ragazza padovana mi ha portato in Italia nel 2011. Prima Guizza e Albignasego, poi Cittadella, ora i Pulcini del Padova». Le sue squadre segnano caterve di gol, perdono poco grazie al tiqui taca, il famoso possesso palla: «Non c’è un gioco migliore – racconta Juan -. Alleno bene perchè prendo il meglio di tutte le esperienze. Unisco i pregi del mio paese a quelli del football made in Italy». I biancoscudati si godono il loro tecnico e dopo la rifondazione sperano di trovare nel lavoro di Solivellas un trampolino dei giovani emergenti: «La perfezione è il giusto equilibrio di attacco e difesa. Per quello non applico solo gli insegnamenti del calcio spagnolo. Tifo Real Madrid, ma con Benitez in panchina non lo seguo. In Italia non ho una squadra del cuore. Il catenaccio? Se serve a vincere, ma non pagherei per guardarlo. Ammiro il Napoli di Sarri e il suo gioco fantastico. Poi la Fiorentina. Il mio giocatore preferito? Higuain al momento, ma Zidane non ha avuto eguali».

Ore 08.30 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Cittadella 32, Alessandria 31, Bassano 28, FeralpiSalò 27, Pavia e SudTirol 26, Reggiana 25, Cremonese, Cuneo, Padova e Pordenone 22, Giana Erminio 21, Lumezzane e Pro Piacenza 19, Mantova 15, Renate 12, AlbinoLeffe 11, Pro Patria 7.

Ore 08.20 – Lega Pro girone A, i risultati della sedicesima giornata: Padova-Bassano 1-1 (Favalli (Pd) al 26′ pt, Fabbro (Ba) al 38′ st), Lumezzane-AlbinoLeffe 2-0 (Nossa (Lu) al 31′ pt, Sarao (Lu) al 37′ st), Cremonese-Cittadella 0-1 (Paolucci (Ci) al 38′ st), Reggiana-Alessandria 1-1 (Marras (Al) al 24′ pt, Mogos (Re) al 34′ pt), Mantova-Pro Patria 1-1 (Capua (Pp) al 5′ st, Momenté (Mn) al 44′ st), Renate-Cuneo 1-0 (Napoli (Re) al 6′ pt), SudTirol-Pro Piacenza 2-1 (Rantier (Pp) al 27′ pt, Kirilov (St) al 40′ pt, Tait (St) al 47′ st), FeralpiSalò-Giana Erminio 0-2 (Marotta (Ge) al 2′ pt, Perico (Ge) al 19′ st), Pordenone-Pavia 0-2 (Malomo (Pv) al 24′ pt, Ferretti (Pv) al 17′ st).

Ore 08.10 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.00 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Maglietteveloci.it, Macron Store, Studio Pignatelli Netstore, Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 26 dicembre: Santo Stefano di riposo per i Biancoscudati, mentre inizia ad impazzare il mercato.

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