Live 24! Padova, ultimo giorno di riposo prima della ripresa degli allenamenti

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Ore 22.20 – (Il Piccolo) Un programma di lavoro sul campo intenso, con una sola minipausa a Capodanno, abbinato a un frenetico lavoro sul mercato per cercare di portare giocatori di livello e ricostruire una rosa ora ridotta ai minimi termini, per renderla competitiva per la salvezza: le festività dell’Unione Triestina 2012 non sono certo di ozio. I giocatori e lo staff tecnico hanno già esaurito il bonus di vacanze, durate appena tre giorni, 24, 25 e 26 dicembre. Già da ieri infatti la squadra è tornata al lavoro. L’obiettivo è di far arrivare già in questi giorni alcuni dei nuovi elementi che potranno eventualmente essere ufficializzati da gennaio. Lo stesso tecnico Doardo è chiaro sull’identikit: giocatori dalla Lega Pro che abbiano qualità, che inevitabilmente stanno giocando poco nelle squadre di appartenenza. Con queste premesse, probabile che arrivino giocatori non in perfetta forma, ma che tra qualche settimana possano davvero permettere quel salto di qualità di cui la Triestina ha bisogno se vuole togliersi al più presto dalle posizione calde della classifica. Pertanto la squadra ha iniziato una mini preparazione, un lavoro tipo quelli che si svolgono a inizio anno durante il ritiro ma in miniatura, e ovviamente a tappe forzate. Un lavoro che ha nel mirino una squadra in buona condizione attorno a metà gennaio, anche se fino a quel periodo si saranno giocate altre due partite. Ogni giornata prevede doppi allenamenti prima del brevissimo rompete le righe di Capodanno. Quindi si tornerà subito al lavoro perché giovedì 6 gennaio è già campionato, con la trasferta in casa della Liventina. Poi domenica 10 l’esordio casalingo della Triestina dell’era Favarato, nello scontro diretto contro l’Abano.

Ore 22.00 – (Il Piccolo) La scelta dell’Unione Triestina 2012 di affidare la panchina a Paolo Doardo, un tecnico che stava allenando i più piccoli del Cittadella, ha destato ovviamente parecchie perplessità. Doardo, come è nata questa scelta certamente anomala e per certi versi coraggiosa Chiamiamola pure inusuale? La premessa comunque è che io non ho allenato solo i più piccoli, ma ho fatto tutta la trafila del settore giovanile, compresi Allievi e Giovanissimi, con un lavoro soprattutto di selezione fatto per molti anni al Vicenza, poi anche al Real Vicenza e al Cittadella. Con quali risultati? «Credo che nel settore giovanile i risultati si misurino dalla crescita dei ragazzi e dalla mentalità, più che sui punteggi numerici. In dieci anni di lavoro col Vicenza, dal gruppo degli Allievi tanti sono approdati in alto e ben tre sono andati alla Juve, giusto per citare un dato. Se invece rimaniamo ai risultati numerici, ho un’alta percentuale di campionati vinti, ma ripeto, il giudizio su questo tipo di lavoro si misura in un’altra maniera». Resta il fatto di una scelta inusuale… È oltre un anno che mi chiedono di lavorare con i più grandi, Favarato me l’aveva chiesto già per l’Union Quinto, ma non avevo accettato. Poi è saltata fuori l’occasione di Trieste e l’ho presa al volo, pur sapendo di una situazione non semplice. Comunque attorno a Favarato ci sono diversi consulenti di mercato che già mi conoscono, proprio per aver portato giocatori nei professionisti. Insomma c’è fiducia e stima nei miei confronti e anche loro hanno spinto per questa scelta, che ovviamente sembra azzardata. Ma lo dirà solamente il campo. L’impatto di Venezia è stato durissimo, anche se prevedibile. Tre giorni prima sono stati svincolati 20 giocatori, abbiamo giocato con quasi tutta l’under più qualche nuovo innesto, per cui sapevamo le difficoltà e non siamo sorpresi. Ma è stato un test utile? Un buon banco di prova, soprattutto per i giovani. Maggiori sono le difficoltà, meglio si vedono le loro reazioni. Dalla Riva, che conosco per averlo avuto nel Vicenza prima che andasse nel settore giovanile dell’Inter, può essere rivalutato: voglio riproporlo nel ruolo che credo più adatto per lui, come esterno alto. Il contesto in cui lavorerà a Trieste è un po’ complicato: che impressione si è fatto? Dipenderà dalla società: il primo segnale è stata una trasferta impeccabile, da squadra professionistica per logistica e abbigliamento, un messaggio importante per i giocatori. La società insomma deve cercare credibilità, attraverso i risultati e la costruzione del settore giovanile. Anzi, inizialmente ero stato contattato proprio per questo, poi si è aperta la porta della prima squadra. Cosa serve alla Triestina per una salvezza tranquilla? Stiamo correndo per agire sul mercato dei professionisti e valutando molti nomi, alcuni hanno risposto positivamente. Saremo un cantiere aperto, per una ventina di giorni non avremo ancora una nostra identità. L’idea è di puntare su giocatori di qualità che magari in Lega Pro giocavano poco, ma dovremo portarli in condizione in fretta. Comunque il nostro girone è abbordabile, la speranza è di guadagnare una salvezza tranquilla. Che impronta tattica pensa di dare alla squadra? Il modulo dipenderà dai giocatori che arrivano. Come mia idea farei il 4-3-3, ma bisognerà adattarsi alle situazione. A Venezia col 4-4-2 siamo andati in difficoltà sui loro tagli, con il 5-4-1 eravamo più stabili. Sarà importante la duttilità, con un modulo adattato al materiale a disposizione ma anche all’avversario.

Ore 21.40 – (Corriere delle Alpi) Il Belluno torna al lavoro. La squadra gialloblù dopo quattro giorni di riposo assoluto è tornata in campo per smaltire pranzi e cene natalizie. Mister Vecchiato ha richiamato tutti sull’attenti e guiderà gli allenamenti fino al 31. Il primo giorno del 2016 sarà ancora di riposo per i gialloblù, che torneranno a lavorare alla Gol Arena il 2 gennaio. La prima partita del girone di ritorno si gioca mercoledì 6 gennaio, in casa del Tamai. L’ex giocatore e capitano storico del Belluno, Simone Brustolon, oggi in forza ai pordenonesi, non sarà sicuramente in campo per l’infortunio subito al ginocchio a inizio stagione. Simone Quarzago è invece pronto per la Sampdoria. A gennaio il giovane centrocampista del Belluno effettuerà un provino di tre giorni con il settore giovanile doriano, dopo quelli con Hellas Verona e Udinese.

Ore 21.20 – (Corriere delle Alpi) La Lega Pro è possibile. Parola di Gianpiero Perissinotto. Il presidente del Belluno non si è nascosto nell’intervista a tutto campo di fine anno, svelando il progetto della società di tornare tra i professionisti. Ovviamente non si parla di questa stagione, e probabilmente neanche della prossima, ma l’idea di base c’è e l’accordo tra il presidente e i suoi vice, Livio Gallio e Sergio Carbonari, è stato ormai stilato da tempo. «Il progetto è a medio termine, ma l’idea è quella di tornare tra i professionisti. In questo momento sarebbe anche fattibile provare a salire, ma poi la situazione non sarebbe gestibile. Ci mancano le forze economiche, inutile girarci intorno: per affrontare il professionismo servono almeno due milioni di euro, praticamente quattro volte quello che spendiamo adesso. Sono convinto, però, che Belluno meriti il palcoscenico della Lega Pro, ma per tornarci dobbiamo lavorare ancora tanto. Prima di tutto bisogna trovare ancora qualche amico che entri nella nostra grande famiglia e che ci dia una mano. Bisogna rafforzarsi, a livello economico la società ha bisogno di qualcosa di più». Prima i soldi, chiaro. Il secondo passo da fare? «Rinforzare ancora il settore giovanile. Abbiamo bisogno che cresca ancora, è fondamentale avere i giovani. Se guardiamo la squadra che abbiamo adesso, la maggior parte dei giocatori vengono dal nostro settore giovanile e l’idea è proprio quella di farli crescere qui. Poi bisogna cercare di agganciarsi in modo produttivo e con prospettive concrete a una squadra di serie A, per avere la possibilità di scambio di giocatori e farli venire da noi. Sono troppo ottimista? Lo sono di natura, ma fortunatamente non sono l’unico all’interno della società, lo siamo tutti nel consiglio». Gennaio sarà il mese delle conferme. Non solo sul campo: si parlerà anche di quelle di mister Vecchiato e del direttore sportivo Augusto Fardin? «Devo ovviamente parlarne con il consiglio, non decido certo da solo, ma per quanto mi riguarda non ci sono mai stati dubbi: sono confermatissimi entrambi, fosse per il sottoscritto li farei firmare adesso. Lo ripeto, è una considerazione assolutamente personale, ma non dimentichiamoci che per sposarsi bisogna essere in due, nel senso che dovremo sentire anche loro cosa ne pensano, anche se non so dove possano trovare una società come la nostra. Scherzi a parte, la verità è che ci vogliamo molto bene, c’è grande fiducia e stima reciproca, le basi per proseguire ci sono tutte. Gennaio sarà il mese delle conferme, è vero, quindi ne riparliamo tra qualche settimana». I giovani, da diversi anni ormai, si stanno rivelando una garanzia, hanno sempre fatto molto bene e lo stanno facendo alla grande anche quest’anno, ma quale è il giocatore che è piaciuto di più in questi primi cinque mesi al presidente? «Sicuramente Alessandro Marta Bettina, è stata la sorpresa più bella di questa stagione. Mi dispiace molto per le tre giornate che ha preso contro la Liventina, è un ragazzo d’oro, lavora la mattina e si allena il pomeriggio. È davvero un grande, per l’espulsione pazienza, sono cose che succedono». La promessa di Masoch e Bertagno. Sabato sera ha festeggiato con l’amico Gianluigi Della Vecchia, la moglie Monica e i giocatori Bertagno e Masoch. Tra un bicchiere e una fetta di panettone c’è stata anche la promessa del terzo posto? «Se i ragazzi non arrivano terzi pagheranno una cena a tutti i dirigenti, ormai la promessa è stata fatta. E poi mi piacerebbe tanto andare a vincere a Venezia, vorrei che la squadra mi facesse questo regalo. Sono sicuro che possiamo farcela. La reazione dei ragazzi? Hanno abbassato lo sguardo entrambi, ma io sono certo che Masoch segnerà un gol». Cosa vuol dire fare il presidente del Belluno? «È una bellissima esperienza, sono orgoglioso di esserlo, siamo una società di amici. Stare qui è un vero piacere, il gruppo è fondamentale e i ragazzi stanno bene da noi. La nostra è davvero una bella realtà, consolidata. Ho tanta fiducia per il futuro. Tra due o tre anni mi piacerebbe salire di categoria. Perchè ho aspettato così tanto a fare il presidente? Mia moglie non voleva, poi sono riuscito a convincerla». Il presidente ha l’ultima parola sul mercato: chi arriva e chi va via? «Non dovrebbe succedere niente di grosso, in un senso e nell’altro. In uscita spero proprio di no, in entrata credo che non abbiamo bisogno di nessuno». Simone Quarzago piace alla Sampdoria e farà un provino. «Non posso dire niente con certezza, ma mi auguro possa rimanere qui con noi ancora per quest’anno, questione di qualche mese, così può maturare senza troppe pressioni». Ruben D’Incà sembrava sulla lista dei partenti, era ciroclata la voce che avesse chiesto di andare via. In questa stagione ha visto poco il campo, ormai l’infortunio al ginocchio è alle spalle, ma non riesce a scalare le gerarchie di mister Vecchiato. «È vero, sta giocando poco, ma è stato lui stesso a chiedere di rimanere con noi. Aveva più di un’offerta in serie D. La sua volontà di rimanere dimostra ancora una volta che qui al Belluno si sta davvero bene. Siamo piccoli, ma allo stesso tempo grandi». Facciamo un bilancio sulla stagione: 34 punti in 19 partite sono tanta roba. «Il bilancio lo reputo molto positivo, il gruppo è molto bello e sono convinto che possiamo crescere ancora. Crescere non solo nel gioco, ma anche con gli obiettivi, è una promessa. Vogliamo sempre cercare di puntare più in alto. L’anno scorso siamo arrivati quarti, per questo campionato l’asticella è sul terzo posto». Cosa le è piaciuto e cosa non le è piaciuto fino ad ora? «Mi devo ripetere, ma la cosa che veramente mi è piaciuta di più e secondo me ha fatto la differenza è il gruppo, è davvero unito. Non saprei invece dire qualcosa che non sia andato bene. L’unica nota negativa sono i numerosi pareggi a inizio stagione, troppi: senza quelli saremmo un paio di posizioni più avanti, ma ormai ci siamo messi alle spalle quelle partite. Il Belluno guarda avanti, pensa al futuro». Un Belluno che continua a sfornare giocatori di categoria. Come ha sottolineato il presidente Perissinotto durante l’intervista, il Belluno negli ultimi anni ha portato dal proprio settore giovanile molti giocatori in prima squadra. Alcuni per vari motivi si sono allontanati dai colori bellunesi per qualche tempo, ma poi sono tornati alla base con ottimi risultati. Stefano Mosca, Yari Masoch, Sebastiano Sommacal e Simone Corbanese sono i pilastri bellunesi di questa squadra. Anche i giovani portieri Davide Solagna e Gabriele Brino hanno giocato in gialloblù prima di giocare qualche anno in giro per il veneto e rientrare alla base. Marco Duravia, di Montebelluna, è ormai considerato un bellunese essendo alla sua quarta stagione con la maglia gialloblù. A metà campo Mike Miniati è del settore giovanile del Belluno e prima di partire verso il San Donà Jesolo aveva disputato, all’età di 17 anni, due stagioni tra il 2009 e il 2011 contribuendo a due salvezze importanti. Simone Bertagno e Ruben D’Incà, bellunesi a tutti gli effetti, sono cresciuti calcisticamente lontani dal capoluogo di provincia, ma ora sono rientrati alla base e in maglia gialloblù hanno trascinato la squadra nelle ultime stagioni.

Ore 21.00 – (La Provincia Pavese) Oggi pomeriggio alle 14,30 dopo quattro giorni di riposo torneranno al lavoro i giocatori del Pavia agli ordini di mister Brini. Il lavoro di questa settimana prevede poi per martedì e mercoledì doppie sedute: alle 10 e alle 15. Poi nuovo stop da giovedì 31 dicembre a sabato 2 gennaio. Ci si ritroverà al Fortunati nel pomeriggio di domenica 3 gennaio per il primo allenamento 2016. Si proseguirà poi lunedì 4 con due allenamenti. La settimana proseguirà poi regolarmente. Martedì 5 aprirà poi ufficialmente il mercato invernale e da quella data si potranno tesserare già nuovi calciatori. Il campionato di Lega Pro tornerà riprenderà sabato 9 e domenica 10 gennaio per l’ultima d’andata. Il Pavia concluderà la prima parte di stagione al Fortunati domenica 10 ospitando alle ore 15 la Feralpisalò e sarà il debutto ufficiale per mister Brini. Gli azzurri saranno in campo il 17 gennaio, per la prima di ritorno, giocando alle 14 a Busto Arsizio con la Pro Patria, fanalino di coda del girone A. Due derby lombardi in cui il Pavia cercherà di riprendere la corsa play off.

Ore 20.40 – (Gazzetta di Reggio) Feste natalizie terminate per la Reggiana che nel pomeriggio di ieri si è ritrovata con un giorno d’anticipo sul previsto per la mancata vittoria contro l’Alessandria che avrebbe regalato a tutti un giorno di vacanza in più come premio. Più che altro si deve parlare di un risveglio muscolare nella nebbia di via Agosti, infatti a dominare sono stati gli esercizi fisici alternati a corse e qualche movimento col pallone. Per la tattica l’appuntamento è alla prossima settimana quando si inizierà a preparare la difficile sfida del “Mercante” col Bassano ( 9 gennaio ore 17.30). Tutti coloro che erano acciaccati o che avevano avuto problemi negli ultimi tempi, hanno pienamente recuperato a partire da Andrea Parola che ha affrontato senza problemi anche la breve partitella finale. GLI ASSENTI. Solo in quattro sono mancati all’appello, sebbene la società confermi che tutti gli assenti disponessero di un permesso: del bomber Rachid Arma si sapeva che gode di qualche giorno in più per la licenza matrimoniale, mentre le assenze di Luca Giannone, Daniel Di Nicola e Yuri Meleleo potrebbero avere il sapore di un allontanamento. Il fantasista napoletano in questi giorni ha ribadito ad amici reggiani la volontà di restare in granata almeno fino alla fine della stagione ma, non sentendosi pienamente coinvolto nel progetto, potrebbe optare per una realtà del sud anche per cercare nuovi stimoli. Catania? E’ una destinazione a cui è stato accostato negli ultimi giorni. Discorso diverso per gli altri due giovani visto che Di Nicola è in prestito dal Pescara ma l’imminente arrivo di Daniele Mignanelli, proprio dal club abruzzese per di più nello stesso ruolo, lo spingerà a trovare una soluzione diversa da Reggio alla ricerca di minuti; Meleleo aveva qualche problema al menisco operato ed ora dovrà decidere se rimanere ad allenarsi con la prima squadra, rischiando poche apparizioni in campionato, o se chiedere di andare a giocare altrove. Oggi è il giorno dell’arrivo del “Migna”, bloccato ieri dalla convocazione di Oddo a Latina col suo Pescara, anche se l’ufficializzazione del prestito avverrà solo a finestre di mercato aperte. Sono , tanti i tifosi che non vedono l’ora di riabbracciare uno degli idoli dello scorso anno. Per gli uomini di Colombo oggi doppia seduta: ore 10 al Fit Village, ore 14.30 in via Agosti.

Ore 20.20 – (Gazzetta di Mantova) Ad una settimana dall’inizio effettivo del calciomercato della Lega Pro le avversarie del Mantova nel girone A non perdono tempo in attese e delineano i rispettivi obiettivi. Particolarmente attivo è il Padova, che starebbe addirittura tentando di convincere l’ex bomber biancoscudato Davide Succi, il quale potrebbe ritrovare il suo primo allenatore nel calcio di C2, ovvero Rino Lavezzini che lo guidò alla Poggese 2001 e che ora è il secondo di Bepi Pillon, che ha preso il posto dell’esonerato Carmine Parlato. Oltre a questa trattativa c’è ale porte uno scambio con la Juve Stabia, alla quale tornerebbe il centrocampista Giandonato mentre in biancorosso arriverebbe De Risio, collega di reparto. La Reggiana sta tentando di accordarsi con l’Ascoli per la punta Leonardo Perez, classe 1989, mentre la Feralpi Salò ha scelto di giocare lunedì prossimo un’amichevole alle 15 al campo San Michele di Calvisano contro la Calvina, che milita in Promozione. L’Albinoleffe intanto ha ripreso ieri pomeriggio al centro sportivo di Zanica gli allenamenti in vista della partita di lunedì 11 gennaio, che avrà inizio alle 20,30.

Ore 20.00 – (Gazzetta di Mantova) È confermata per domani la riunione fra i dirigenti biancorossi e mister Ivan Javorcic, per fare il punto sulle trattative avviate dal ds Alfio Pelliccioni ed imprimere l’accelerazione necessaria a realizzare le prime operazioni. I contatti da perfezionare riguardano in particolare il Pavia con la cessione dell’esterno Valerio Foglio e l’arrivo dell’attaccante Mattia Marchi o del difensore Andrea Cristini, classe 1994 di 1.90 x 78 kg. Perde quota, invece, l’ipotesi del ritorno dell’attaccante Stefano Del Sante, per il quale la società azzurra vorrebbe disporre anche nel girone di ritorno. Complice la difficile situazione della società (in liquidazione) da Carrara potrebbero arrivare novità importanti riguardo all’attaccante Saveriano Infantino, classe 1986, 1.88 per 80 kg di peso forma che è in gialloblù da un paio di mesi dopo un lungo duello con la Torres. Fra le altre opzioni di trattativa di cui si parla da qualche giorno una delle principali è quella legata al centrocampista Lo Bue del Lecce, che potrebbe passare in biancorosso con la cessione di Gabriele Puccio. Da non sottovalutare anche l’interessamento per il centrocampista Pietro Tripoli, dell’Ascoli.

Ore 19.40 – (Gazzetta di Mantova) Cinquantuno giorni dopo l’infortunio tendineo alla coscia sinistra che lo obbligò ad uscire a Bassano, il capitano biancorosso Gaetano Caridi ritorna ad allenarsi con i compagni dopo avere svolto da circa un mese una preparazione di tipo differenziato per riportare la gamba nelle migliori condizioni. «Sto bene – dice – non vedo l’ora di ricominciare al 101%. Non svolgerò subito le sedute per intero, d’intesa con lo staff medico in questi primi giorni cercheremo di evitare ancora alcuni movimenti ma posso dire che ci siamo». Bandiera del Mantova con più di 300 partite giocate in biancorosso, don Tano rifiuta di prendere in considerazione l’ipotesi che il Mantova sia Caridi-dipendente: «L’infortunio del 7 novembre a Bassano è un capitolo chiuso – sottolinea – ora sto riprendendo la condizione. Farò di tutto pur di non vedere più a lungo il Mantova in questa posizione di classifica. Non esiste che una squadra come la nostra, con le potenzialità che si ritrova, debba rimanere ancora nelle zone playout o addirittura più giù. Il Mantova anche senza di me ha saputo far bella figura come a Cittadella, a Pavia e a Piacenza. È vero che sono arrivate anche delle battute d’arresto importanti, però affrontavamo squadre più attrezzate di noi per l’alta classifica. No, non credo proprio che il Mantova sia Caridi-dipendente. Sono arrivato a quasi 36 anni giocando e divertendomi ma questa squadra ha giocatori che valgono più del sottoscritto. Sapete cosa c’è? Che a volte non siamo riusciti a tirare fuori tutto il carattere e ci siamo autocondannati ad un risultato negativo. Io credo nei valori di questo gruppo, come credo fermamente nella bontà del lavoro del mister e sento che ci porterà presto fuori dalla crisi». Caridi non si pronuncia ufficialmente ma la sua sola presenza al “Centrale” legittima le speranze dei tifosi di rivederlo in campo lunedì 11 a Bergamo: «La scelta compete al mister e da parte mia farò il possibile per esserci. La mia professione è quella del calciatore e voglio tornare a giocare al calcio perchè, naturalmente a parte l’amore per la mia famiglia, il calcio e il Mantova sono la cosa più bella che ho. Se Javorcic giudicherà il sottoscritto all’altezza di giocare a Bergamo sarò regolarmente in campo, intanto penso a prepararmi al meglio. Poi si vedrà». Oggi i biancorossi torneranno in campo alle 11 e alle 14,30. Domani e mercoledì programma identico, giovedì e venerdì riposo. Non sono previste amichevoli, Javorcic conta di valutare anche le condizioni degli acciaccati Carini, Ruopolo, Pane, Anastasi e Beretta.

Ore 19.20 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) «Chiederò subito una tavola rotonda con i rappresentanti di serie A e B, per capire se ci considerino o meno». Sono state le prime parole di Mauro Lovisa, appena eletto consigliere di Lega nelle votazioni del 22 dicembre. Detto e fatto: la proposta di re Mauro è stata abbracciata da Gabriele Gravina, neopresidente della stessa LegaPro, che alla vigilia di Natale ha dichiarato: «Pretenderemo che venga istituito un tavolo con le altre leghe, al quale sedersi con pari dignità». La «stagione dell’ipocrisia», come Gravina ha più volte definito la gestione precedente, sembra essere veramente finita. Presidente e nuovo Consiglio entreranno in attività già dal primo giorno del nuovo anno, anche se il passaggio ufficiale di consegne dovrebbe avvenire il 6 gennaio. L’incarico era previsto a termine, con nuove elezioni entro 8-9 mesi. COLLABORAZIONE – «Dobbiamo trovare – spiega Gravina, eletto a larga maggioranza – una modalità d’interscambio fra le le tre leghe professionistiche. Fare parte di un sistema significa collaborare. Basta con gli scontri. Servono riunioni, tavoli di concertazione, bisogna sentire tutti e farsi ascoltare. Il calcio italiano – sostiene – va riformato e ogni comparto deve dare il suo contributo al processo delle riforme. La Terza serie in questo processo può essere determinante. Non va scordato che proprio dalla vecchia C sono partite riforme importanti, come quella dei 3 punti per la vittoria o l’istituzione di playout e playoff». RITORNO A 60 SQUADRE – Fra gli obiettivi immediati del massimo dirigente federale c’è il ritorno a 3 gironi da 20 squadre ciascuno. Si tratta di un’inversione di tendenza rispetto alla gestione Macalli-Lotito, che ha ridotto la scorsa estate l’organico di Terza serie a 54 società e ipotizzava addirittura nel lungo termine la riduzione da tre a due gironi. Gravina toglierà poi la “supertassa”, ovvero il mezzo milione di euro che il Pordenone ha dovuto pagare la scosa estate per risalire. «Il blocco dei ripescaggi – ha dichiarato a Tuttolegapro.com, il sito di riferimento – non esiste. La delibera che stoppa il reintegro di club in C è nulla, perché non è mai stata inserita in un comunicato ufficiale. Il format è a 60 squadre». PRESIDENTI E TIFOSI – Gravina ripropone un altro concetto caro a Mauro Lovisa: la lega dei presidenti. «Lo so – ammette – che tanti dei nuovi consiglieri hanno poca o nessuna esperienza a livello di governance istituzionale. Può essere un vantaggio. Sarà un Consiglio di presidenti che porterà in discussione i problemi reali della categoria e ne proporrà le soluzioni». Il massimo dirigente non trascura i supporter, componente essenziale del movimento. «Recentemente – rivela – sono venuto a contatto con l’azionariato diffuso, ovvero con i tifosi che possiedono quote di società. In Consiglio ci sarà anche chi conosce bene questo fenomeno, che potrebbe essere esteso a parecchie situazioni». TASK FORCE ANTI SCOMMESSE – Negli ultimi giorni sono sorti nuovamente sospetti su movimenti anomali nelle puntate su gare di LegaPro, anche in seguito a risultati piuttosto sorprendenti maturati sul campo. «Metteremo insieme – promette Gravina – una task force di esperti in materia per prevenire e combattere il calcio-scommesse».

Ore 19.00 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Due estremi tracciano la linea di galleggiamento. Dieci punti nelle prime 6 giornate hanno rappresentato la partenza sprint del Pordenone, equivalente al miglior avvio stagionale anche per lo stesso Bruno Tedino come allenatore. Sette invece sono quelli raccolti durante il sestetto più recente d’incontri. Uno e un terzo (1,33), starebbe dicendo la media matematica. Ed è proprio “uno e un terzo” quello che nel complesso fin qui hanno racimolato Filippini e compagni, con 22 punti nei primi 16 incontri. MEDIA SALVEZZA – Fosse confermato questo ruolino di marcia, i ramarri non troverebbero difficoltà a centrare la salvezza diretta, senza soffrire ai playout e dover pensare a un prolungamento rischioso di stagione. Anche guardando al 2014-15 i conti sono simili. Con la media di 1,33 nelle 38 gare si piazzò la Cremonese, raccogliendo 50 punti e terminando ottava su 20. Attualmente, chi si assesta oltre il punto e mezzo di media può guardare ai playoff (Sudtirol e Pavia 26, FeralpiSalò 27, Bassano 28). Con i due punti si fanno conti per il primato (Cittadella 32, Alessandria 31). DIVERSITÀ – Gli elementi che hanno contraddistinto la differente raccolta fra prime e ultime 6 gare della squadra di Tedino vanno ricercati su molteplici piani. Il primo è certamente il calendario. Cominciare con Pro Piacenza (1-1), Albinoleffe (1-0), Mantova (1-1), Renate (0-0), Pro Patria (1-4) e Cremonese (1-1) non è come finire con Alessandria (1-1), Reggiana (1-4), FeralpiSalò (2-1), Cittadella (1-3), Cuneo (1-0) e Pavia (0-2). Zero sconfitte nel primo raggruppamento stagionale, contro la metà delle sfide perse dell’ultima parte. Il secondo fattore è facilmente rappresentato dalla condizione fisica generale del gruppo dei ramarri, che non può essere ottimale e stabilizzata dal 6 settembre al 20 dicembre. Poteva rappresentare un handicap iniziale l’allestimento della rosa strada facendo, anche a ritiro di Arta Terme in corso. Si è mostrato tale più a lungo andare che allo start.

Ore 18.40 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Il profilo non è proprio quello pacioccone di Babbo Natale. Anche le facce che si è visto attorno ultimamente non devono aver avuto di certo la bonarietà del simbolo commerciale natalizio. Sicuramente Alex Pederzoli è uno che calcisticamente si fa notare, nel bene come nel male. BANCA – Nel bene, quando gioca alla sua maniera, come sa fare solo lui nell’organico neroverde. Uno a cui passare la palla per «metterla in banca», si diceva una volta. Perché è quello da cui ti aspetti il massimo rendimento delle giocate. Come se i palloni fra i suoi piedi si tramutassero in buoni fruttiferi ad alto tasso di rendimento. Tedino ha utilizzato il regista in tutte le 14 gare in cui era disponibile. Per le altre due, vedere il paragrafo sotto. Solo Cattaneo, Pasa, Stefani e Tomei (16 su 16), con De Cenco (15), hanno fatto meglio. Vanta anche due segnature e in tale computo solamente De Cenco (8) e Filippini (4) lo superano. BUCO – I record di Pederzoli, però, sconfinano anche nel male. Sulla sua scheda personale sono già stati registrati 10 cartellini gialli e 2 rossi. Questi ultimi si commisurano alle assenze già marcate. Restano da scontare le 2 giornate conseguenti all’espulsione contro il Pavia (l’applauso tradotto nel comunicato come «comportamento irriguardoso verso l’arbitro»). Per meglio comprendere il contesto, i pordenonesi secondi classificati quanto a cartellini gialli in campionato sono De Cenco e Valente: 4. L’esterno ex Legnago è pure l’unico altro espulso. Sul piano del rendimento, al di là della giustizia sportiva, giostrando a breve raggio davanti alla difesa e illuminando poco la situazione, in alcune partite ha fatto tornare in mente un ex da cui ci si attendeva molto. A più di qualcuno in tribuna è sembrato di vedere l’Andrea Migliorini della scorsa annata non nelle sue giornate migliori. Un paragone che già sappiamo quali facce provocherà.

Ore 18.20 – (Messaggero Veneto) Stanno per terminare le vacanze per i giocatori neroverdi. Domani mattina, dopo una settimana di stop, la squadra riprenderà a lavorare al De Marchi. Si suderà anche domani e alla vigilia di Capodanno, per poi il rompete le righe di una giornata, per permettere di smaltire le “fatiche” per i feteggiamenti. Quindi sabato 2 nuovamente tutti in campo e il via alla quattro giorni di ritiro a Bibione per preparare la ripartenza in campionato, sabato 9 gennaio sul campo del Giana Erminio. I ragazzi di Tedino si stanno quindi godendo le ultime ore di libertà. Il bomber Caio De Cenco, dal suo profilo Facebook, ha postato le foto delle sue ferie in Brasile, a San Paolo, nella città natìa. Qui è con Clara, la sua compagna, lungo la spiaggia di Praia de Costa. L’attaccante “auriverde” godrà di ulteriori giorni di pausa rispetto ai compagni, visto che rimetterà piede in Italia sabato giusto in tempo per aggregarsi al gruppo in partenza per il ritiro nella località marittima veneta. Gli altri giocatori neroverdi hanno tutti scelto l’Italia per rigenerarsi. Mandorlini ha optato per la montagna dell’Alto Adige (Vipiteno), Careri, dopo essere rientrato a Bologna, ora è già nuovamente in Friuli e si gode le ultime ore di relax a Sauris; Finocchio e Cattaneo, invece, sono rimasti nelle loro città d’origine, rispettivamente Reggio Emilia e Porlezza (sul lago di Como). Il bresciano Filippini (nella foto) ha invece trascorso i giorni liberi a Pordenone: il fantasista ha ormai instaurato un rapporto speciale con la sua nuova città e i suoi abitanti, tanto da non muoversi se non per fare una puntatina veloce dalle sue parti per salutare parenti e amici.

Ore 18.00 – (Messaggero Veneto) Il segreto di squadre che fanno punti, e divertono, spesso è l’allenatore. Tra queste c’è sicuramente il Pordenone. Più dei giocatori, sicuramente fondamentali, il migliore dei neroverdi della prima parte di stagione è il suo tecnico, Bruno Tedino. A lui, assieme al suo staff, va il voto più alto dei ramarri. Ecco il pagellone di fine anno. Eccellente. È il giudizio per lavoro svolto dal trainer del Pordenone. Mai, come in questo torneo, si vede la mano del condottiero. Non sono tanto i risultati, a premiare Tedino, quanto il modo in cui li ha raggiunti: ha dato un’identità precisa alla squadra, facendola giocare con un preciso vestito tattico (il 4-3-1-2), ma dando al contempo grandi prove di versatilità: memorabile il primo tempo di Mantova giocato col 3-5-2, buono il match col Renate disputato col 4-4-2. È riuscito a trasmettere dei principi di gioco ai suoi in pochissimo tempo, considerato che il gruppo si è radunato a fine luglio e molti elementi sono arrivati ad agosto inoltrato; ha dato una determinata organizzazione, dote con cui ha vinto a Cuneo in emergenza. Ha infine migliorato giocatori: è il caso di De Cenco, mai stato così prolifico tra i “pro”. L’ha aiutato la società, mettendogli a disposizione un buon materiale, ma lui ci ha messo del suo, dimostrando intelligenza e in particolare estrema competenza. Tedino è un patrimonio della società. Ottimo. Tra i giocatori, sugli scudi quattro elementi: De Cenco, Pederzoli, Stefani e Pasa. Sono stati loro i punti di forza del gruppo. Il primo con i gol, otto; il secondo per leadership e gestione della squadra in mezzo; gli ultimi due per la solidità e la capacità di far cominciare l’azione dal reparto arretrato. Molto bene Cattaneo e Filippini. Il primo, da settembre a metà novembre, è stato devastante; il secondo ha iniziato a esserlo proprio nel momento di calo del suo compagno d’attacco. Positivi. Li si cita in ordine sparso: Tomei, Mandorlini, Berardi, Buratto, De Agostini, Boniotti e Cosner. Portiere, centrocampisti e difensori hanno dato il loro, positivo, contributo, pur senza eccellere. Alcuni si hanno fatto bene da ottobre in poi (Tomei, De Agostini, Buratto), altri prima, come Mandorlini, che da novembre non si è di fatto più visto a causa di un infortunio. Da rivedere. Sono quelli che hanno giocato meno, o per problemi fisici o per scelte del tecnico: è il gruppo dei Marchi, Finocchio, Strizzolo, Valente. Nel 2016 possono solo alzare la qualità delle loro prestazione. Praticamente non giudicabili gli altri, di fatto scesi in campo poco (Gulin, Savio, Martignago, Castelletto, Baruzzini) o mai, addirittura: sono D’Arsiè, Careri, Talin, Ingegneri, Pavan e Pignata. Col nuovo anno dovrebbero trovare spazio.

Ore 17.40 – Emiliano Bonazzoli è a un passo dal Cittadella. L’ex attaccante del Padova ha rescisso con il Siena e sembra in dirittura d’arrivo il suo accordo con il club granata. Il Cittadella aveva cercato nelle ultime ore anche Saveriano Infantino della Carrarese, inseguito da almeno cinque squadre fra Serie B e Lega Pro fra cui il Padova.

Ore 17.20 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Di una cosa possiamo essere certi: nel 2015 di Michele Serena, non sono sicuramente mancate emozioni. Dal subentro ad Alessandro Dal Canto, arrivando alla chiamata della FeralpiSalò in LegaPro, passando per il ritrovato derby tra Venezia e Mestre, con i suoi ragazzi a militare nelle due sponde opposte, arrivando al fallimento societario e la ripartenza. Se dovesse fare un bilancio di questo anno solare, quale sarebbe? «Non credo di potermi lamentare, sono successe cose belle e meno belle, che ho accettato con la giusta serenità». Lasciata la laguna, Venezia ha visto un momento di rilancio per quanto riguarda il calcio, con la nuova proprietà a porre obiettivi importanti e con il Mestre a cercare di creare un progetto vincente. «È una situazione che può solo far bene, ed abbiamo visto cosa può portare, ovvero più di 4000 persone al Penzo in un mercoledì di nebbia, frutto dell’interesse e della curiosità per questa partita. Mi auguro che ambedue possano portare avanti i propri progetti». Mentre i suoi figli, Riccardo e Filippo, giocano uno a Mestre e l’altro nelle giovanili del Venezia… «Da questo punto di vista mi mantengo neutrale, facendo quello che devono fare i papà. Sono molto felice del fatto che possano fare quello che gli piace, con passione, impegno». Il derby è stata una partita resa possibile dal fallimento del Venezia, preceduto dal periodo nel quale si è seduto sulla panchina del Venezia. Cosa le è restato di questi mesi? «Per me è stata una grandissima esperienza, sportivamente terminata nel migliore dei modi ad Alessandria in una situazione davvero difficile, con De Franceschi costretto da gennaio ad operazioni per ammorbidire le casse mentre tutti, dallo staff alla dirigenza, si sono compattati per cercare di portare a termine la stagione. Quei mesi mi hanno lasciato davvero molto, li porterò sempre con me, e ringrazio tutti, dai tifosi ai giocatori, per averci aiutato. Peccato che non sia servito». Da qui, il passaggio alla FeralpiSalò, un’esperienza che si è chiusa con netto anticipo rispetto quanto preventivato. «Ci ho messo una pietra sopra, ma a dirla tutta, non so ancora spiegarmi il perché del mio esonero. Adesso sono fermo fino a giugno, ed in questo periodo, continuerò ad aggiornarmi, godendomi la famiglia. Poi, valuteremo quello che, e se, verrà». Nel frattempo il Venezia ha trovato, e consolidato, una nuova forma, grazie al lavoro della società che ha costruito una squadra dalle grandi ambizioni. «Servono poche cose per capire che la dimensione del Venezia è più grande di quella in cui si trova ora. Partendo dalla rosa, formata da una maggioranza di giocatori che l’anno scorso giocava in LegaPro o in serie B, arrivando a Giorgio Perinetti. Se una persona della sua esperienza e del suo calibro è venuta qui, vuol dire che il progetto è davvero solido e grande. Il girone d’andata è stato straordinario, e nonostante il Campodarsego meriti di stare lì, sono sicuro che alla fine subirà un calo che il Venezia non avrà, e che varrà il campionato».

Ore 17.00 – (Gazzettino, edizione di Venezia) BARRETO 4 (5 presenze) – Scommessa persa, tutti i dubbi suscitati dalla sua discesa dalla serie A alla D si sono rivelati fondati. Purtroppo, perché a soli 30 anni con la giusta testa e condizione avrebbe potuto dominare. Si è arreso spiazzando per primo suo «papà» Perinetti. CARBONARO 7.5 (18 presenze, 9 gol) – Straripante sul piano della corsa, decide il derby col Mestre nella nebbia. Favarin lo «disciplina» spostandolo da prima punta e lui risponde con due doppiette. Ad oggi insostituibile. FABIANO 8 (16 presenze, 4 gol) – Trascinatore che crea gioco, serve assist e segna quando serve. Il top lo dà da trequartista, ma anche largo a destra ha tutto per continuare a fare il «marziano» in questa categoria. INNOCENTI 7 (13 presenze, 4 gol) – Preziosa alternativa a Carbonaro, va a segno 4 volte e da esterno a destra nel nuovo modulo è sembrato avere una marcia in più nel puntare l’uomo. MACCAN 7 (12 presenze, 4 gol) – Riserva di lusso, accetta il suo ruolo e quando entra si rende sempre utile, prendendo botte, con le sue sponde e battendo da solo con una tripletta la Calvi Noale. SERAFINI 8 (15 presenze, 11 gol) – L’uomo dei tre gol a Buffon, prima punta coi piedi da fantasista, mostra tutto il suo repertorio. Cala a metà girone, complici due espulsioni da «debuttante», ma il riscatto non tarda anche grazie a Favarin che lo ringiovanisce usandolo da «numero 10». GLI ALTRI – Agli ultimi arrivati Lattanzio e Volpicelli il compito di ribaltare le gerarchie in un attacco che va a mille. FAVARETTO 7.5 – Difficile rimproverare qualcosa a un allenatore da 34 punti in 15 gare. Ai primi scricchiolii ha forse insistito troppo su un 4-3-1-2 ormai studiato dagli avversari, così l’unico ko con l’Este gli è costata la panchina. La totale abnegazione alla causa non è bastata. FAVARIN 7 – Buon impatto al ritorno a Venezia con 10 punti su 12 conquistati. Il 4-2-3-1 si sta rivelando un toccasana, soprattutto per gli attaccanti che sono ri-esplosi tornando ad esprimere le loro qualità tecniche nettamente superiori (e non di poco) alla media della serie D.

Ore 16.40 – (Gazzettino, edizione di Venezia) ACQUADRO 7 (15 presenze) – Faticatore occulto, da mezzala nel 4-3-1-2 di Favaretto si vede di più potendo inserirsi, nel 4-2-3-1 deve badare (e lo fa) più a far legna per coprire i quattro attaccanti. CALLEGARO 6.5 (11 presenze) – Aveva esordito già in Lega Pro, unico tra i baby del vivaio a spuntare la riconferma. Ricambia la fiducia della società, in crescita sul piano della convinzione e personalità. Per lui anche la soddisfazione di una rete in Coppa Italia a Villafranca. CALZI 7 (14 presenze, 2 gol) – L’ex Pro Patria meriterebbe un voto più alto per i picchi di qualità e intensità (6 ammonizioni) garantiti alla squadra. Come nel caso di Serafini le due espulsioni gli tolgono ritmo e continuità, finisce «sorpassato» da Soligo ed ora c’è anche Marcolini. Nell’ultimo periodo del 4-3-1-2 era tra i più in difficoltà, il nuovo schema potrebbe giovare anche a lui. GUALDI 7 (15 presenze, 4 gol) – Grande partenza, da centrocampista sale e diventa un attaccante aggiunto. Perde lo spunto prima dell’addio di Favaretto, ora con il centrocampo a due sembra destinato ad avere poco spazio. Resterà? MALAGÒ 6.5 (7 presenze, un gol) – Titolare lo scorso anno in Lega Pro al Real Vicenza, primo acquisto estivo ma per lui poche apparizioni prima di capire di doversene andare, suo malgrado, per non buttare una stagione. Il gol da tre punti a Fontanafredda pesa ma non salva la sua seconda esperienza a casa. SOLIGO 7 (15 presenze, un gol) – Investito dei gradi di co-capitano con Serafini, torna in arancioneroverde a 36 anni mettendo al servizio del «cuore» 12 stagioni tra i professionisti. Parte da riserva di Calzi, senza fiatare sgobba fino a veder aumentare la sua importanza nell’undici titolare. GLI ALTRI – Una presenza prima di fermarsi per un problema al polpaccio per il «cavallo di ritorno» Marcolini, già promosso in Lega Pro col Venezia di Favarin nel 2012. Solo un gettone per i baby Cangemi e il «figlio d’arte» Seno in un centrocampo che con l’arrivo di una punta under potrebbe anche ricorrere ai due vecchi.

Ore 16.20 – (Gazzettino, edizione di Venezia) VICARIO 7 (19 presenze, 11 gol subiti) – Considerati i suoi predecessori under nel triennio 2009-2012 in serie D, stavolta al Venezia è andata di lusso. Unico errore a Tamai, qualche brivido di troppo con la palla tra i piedi, ma in area comanda lui anche per personalità. BECCARO 7 (14 presenze) – Importante in quella che è la miglior difesa del campionato con le briciole di appena 11 reti concesse agli avversari. Paga più di Cernuto il pieno recupero di Modolo, col dentro-fuori dal campo il suo rendimento un pò ne risente. CERNUTO 7.5 (16 presenze) – Uomo della continuità con il vecchio Venezia, dopo due campionati di Lega Pro riparte dalla D. Lo fa alla sua maniera confermandosi affidabile, tra i centrali è quello che gioca di più eppure ha una sola ammonizione subita. FERRANTE 7 (17 presenze, 2 gol) – Parte a mille, pendolino che può arrivare in area. Due gol pesanti nei 2-1 di Monfalcone e sulla Virtus Vecomp, poi rallenta e resta sulle sue senza mai rischiare davvero di perdere la corsia di destra. GALLI 6.5 (16 presenze) – Meno appariscente di Ferrante, a sinistra fa sempre la sua parte senza sbavature. A volte sembra avere un po’ il freno a mano tirato, peccato perché nel dai e vai ha qualità utili nei cross dalla fascia. LUCIANI 6.5 (7 presenze) – Il suo momento arriva tardi, ha la prima chance da titolare contro la Calvi Noale e la sfrutta, iniziando ad insidiare i pari ruolo. A beneficiarne è la competitività perché Favarin anche tra i terzini under può scegliere. MODOLO 7 (11 presenze, un gol) – La zuccata vincente con la Triestina all’ultima di andata lo ripaga (in parte) per il lavoro a testa bassa per superare i problemi fisici. In estate Perinetti gli ha affidato la leadership del reparto arretrato, il buon Marco si dà da fare. GLI ALTRI – Una sola (buona) da titolare per il centrale Busatto, due flash invece per Di Maio. Il primo innesto decembrino, Taddia, deve ancora esordire: a fargli posto Cantini che ha giocato solo in coppa come Davide Modolo e il vice-Vicario D’Alessandro, passato al Siracusa e sostituito dall’ex Sacilese Andreatta. Solo qualche convocazione per i portieri Bortolin e Boyadzhiev.

Ore 16.00 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Si chiude il 2015 con fallimento (a livello sportivo) e immediata rinascita. Sparisce il presidente russo Yury Korablin e approda in laguna il “number one” a stelle e strisce Joe Tacopina. Due mestrini si scambiano la panchina del Venezia ma tra Michele Serena e il suo successore Paolo Favaretto la spunta Giancarlo Favarin da Pisa. Riparte con entusiasmo dalla serie D il Venezia, che ora non si chiama più Fbc Unione ma solo Fc (dopo il nome), e con il ds Giorgio Perinetti ha scelto di ripercorrere la stessa strada che fu di Oreste Cinquini: in panchina Favarin che promosse il Venezia (sostituendo David Sassarini) e conquistò lo scudetto e in campo Matteo Marcolin, uno dei preferiti dell’ex ds lagunare… da richiamare a gran voce durante i match. Squadra allestita in corsa a estate iniziata ma sicuramente ben equipaggiata. Tantissimi giocatori di categoria superiore e di grande esperienza assieme a qualche elemento di ritorno in laguna e a dei giovani rampanti, alcuni dei quali subito in evidenza. Indubbiamente buono il mix studiato da Perinetti che però perde uno dei suoi elementi più importanti: quel Barreto sul quale il direttore del Venezia puntava moltissimo e che aveva stupito tutti per aver accettato il declassamento tra i dilettanti direttamente dalla serie A. Un’avventura durata poco e che ha lasciato un vuoto nello scacchiere lagunare e nel “cuore” di Perinetti che su Barreto ci aveva scommesso a occhi chiusi. Ma nel mentre il Venezia domina il campionato senza affanni, scrollandosi di dosso la rivale Virtus Vecomp senza problemi ma non riuscendo ad allontanarsi da un Campodarsego che anche nello scontro diretto si dimostra all’altezza degli arancioneroverdi. Lotta a due per la vetta con Venezia avanti sino all’incidente con l’Este (dove ancora giocava Marcolini): due gol in un paio di minuti nel recupero e vetta svanita. Crisi al Venezia: Favaretto traballa un giorno e subito cade (è la 15. giornata). La squadra non ha più il passo dell’avvio, non vince più con la stessa facilità. Spazio e Favarin – che poi si scoprirà essere stata la prima scelta di Perinetti in estate, quando era inarrivabile – che cambia modulo, rende la squadra più aggressiva e chiede subito rinforzi e viene accontentato. Riparte nuovamente il Venezia con dieci punti in quattro gare e arriva al giro di boa con un solo punto di ritardo sul solito Campodarsego. Tutto da giocare nel ritorno, con grande ottimismo in casa lagunare: il presidente Tacopina per primo è certo della promozione per poter gettare le basi del suo ambizioso progetto. Ma ci sono 19 avversarie da affrontare… Di sicuro adesso c’è che l’arrivo di Tacopina ha risvegliato sia l’interesse sia l’entusiasmo degli sportivi, che si erano addormentati in queste ultime annate di certo non esaltanti.

Ore 15.40 – (La Nuova Venezia) Undici reti in 13 partite giocate, quattro doppiette all’attivo con Sacilese, Luparense, Tamai e Triestina, davanti a lui, nel girone C della serie D c’è solo Zecchinato (13 gol) del Montebelluna. Matteo Serafini ha chiuso alla grande il 2015, nonostante la doppia espulsione con Abano ed Este lo abbia costretto a 4 giornate ai box. È lui la guida dell’attacco “atomico” del Venezia (43 reti realizzate), prima punta avanzata con Paolo Favaretto, adesso trequartista alle spalle di Carbonaro nella nuova sistemazione tattica di Giancarlo Favarin. «Il bilancio finora è positivo», ha spiegato il capitano arancioneroverde, «44 punti e 43 reti non sono pochi per una squadra partita da zero a inizio agosto. Finora abbiamo trovato una formazione che è andata un po’ più forte di noi, ma il Venezia ha tenuto il ritmo che ci si aspettava. Adesso dobbiamo alzare ancor di più il nostro livello perché vogliamo andare davanti al Campodarsego». Qualche rimpianto c’è. «Sono stati lasciati per strada punti pesanti, se le partite fossero terminate al 90’, il Venezia avrebbe 7 punti in più in classifica, visti i pareggi degli avversari ad Abano e Tamai, oltre alla rocambolesca sconfitta interna con l’Este. Fa parte del gioco, e poi le partite terminano quando l’arbitro rimanda tutti negli spogliatoi. Dovremo far tesoro di questo, ma ci riusciremo». Venezia che sembra aver ritrovato anche tranquillità in campo, i cartellini rossi sono scomparsi, quelli gialli diminuiti. «Non siamo mai stati una squadra fallosa o cattiva», ha spiegato Serafini, «su alcune espulsioni ci sarebbe poi molto da dire, al di là delle miei, quella di Calzi a Tamai o di Beccaro e Belluno sono state troppo penalizzanti per quanto accaduto in campo». Per la promozione in Lega Pro ormai è un duello tra Venezia e Campodarsego. «Le nove partite iniziali del girone di ritorno avranno un peso rilevante», ipotizza l’attaccante arancioneroverde, «e sono quelle che precedono lo scontro diretto a fine febbraio al Penzo. L’ideale sarebbe di presentarci alla sfida con il Campodarsego con almeno 4 punti di vantaggi: se vinciamo, “ammazziamo” il campionato; se pareggiamo, conserviamo un bel margine; se perdiamo, siamo ancora davanti». Cinque punti da limare in 9 partite, quindi, con il Venezia che proverà a sfruttare lo “scivolo” delle prime tre gare del girone di ritorno contro Dro, Sacilese e Monfalcone, mentre i padovani affronteranno Union Ripa La Fenadora, Este e Giorgione. Vacanze terminate per la truppa di Giancarlo Favarin: il Venezia riprende oggi pomeriggio la preparazione al Taliercio.

Ore 15.10 – (Gazzettino) «Ad Abano sono stato benissimo, è una grande società e avrò sempre ricordi stupendi. Sono tutte bravissime persone con le quali ho rapporti bellissimi che mi tengo stretto». Parla per la prima volta Massimiliano De Mozzi dopo il divorzio con il club aponense avvenuto qualche settimana fa. Oltre due anni alla corte neroverde accompagnati anche dai traguardi sul campo. «Abbiamo ottenuto risultati incredibili dato che si è vinto dopo trent’anni con il ritorno in serie D, campionato nel quale un anno fa abbiamo centrato i play off che è il risultato migliore di sempre dell’Abano e siamo arrivati secondi nella valorizzazione dei giovani. Questa è stata un’annata così così. Poi ciascuno fa le sue scelte, ma mi dispiace che siano state dette cose non vere, anche se non da parte della società». Il riferimento è ai dopo-gara burrascosi con Campodarsego e Mestre. «A Campodarsego i toni possono essere stati più o meno forti, ma è stato un litigio che nel calcio può capitare. Con il Mestre è stata una discussione tra me e un tesserato della loro squadra, dovevo lasciare perdere. Il nostro team manager mi ha allontanato, ma nel camminare all’indietro non mi sono accorto di uno scalino e siamo caduti per terra, ed è sembrato chissà cosa». De Mozzi va avanti: «Ritengo di essere una brava persona e lo conferma anche il fatto che al mio primo anno abbiamo vinto la Coppa disciplina in Eccellenza e che la stagione successiva siamo stati una delle squadre più corrette in serie D, mentre questa stagione non abbiamo avuto espulsioni. Ogni tanto puoi litigare, ma sono stupidate. Come mai allora non sono più lì? Probabilmente ero anche un po’ stanco mentalmente e fisicamente dopo due anni tiratissimi, di mezzo c’è stato anche il corso di Coverciano e ci sta prendersi una pausa. La società ha fatto un’altra scelta». Si aspettava l’esonero? «Sì, è giusto che una società vada avanti». Al suo posto Zeman. «Non lo conosco, ma deve poter lavorare in tranquillità. La società avrà ponderato bene la scelta». L’Abano si salverà? «Sono convinto che ce la farà, può anche ottenere qualcosa in più. I giocatori devono trovare un equilibrio con il nuovo tecnico, ma hanno qualità. Sono tutti bravi ragazzi che si sono sempre impegnati al massimo». È circolata anche voce di qualche suo screzio con qualche giocatore. «Non è vero, sono ragazzi intelligenti. Nelle ultime due mie partite abbiamo battuto Tamai e Mestre segnando cinque gol senza subirne. Se non hai la squadra dalla tua parte, non fai questi risultati».

Ore 14.40 – (Gazzettino) La storia d’amore tra Ferdinando Mastroianni e l’Este sembra un romanzo nel quale i protagonisti vanno a braccetto in un crescendo di emozioni: l’inizio stentato, i mugugni della piazza e la paura di avere sbagliato l’annata. Poi le cose cambiano, il bomber inizia a segnare e i gol arrivano a grappoli, accompagnati dai punti in classifica. Il risultato? L’attaccante ha già segnato 11 reti e i giallorossi sono saldamente aggrappati al terzo posto, in vista delle prime della classe. «Le cose stanno andando bene – ammette Mastroianni – onestamente anche un po’ sopra alle aspettative». Bravo e pure modesto: con la casacca atestina l’attaccante ha già segnato più gol di quelli che aveva racimolato nelle ultime annate in serie D e si avvia a siglare la metà del suo bottino complessivo. Fra C2 e campionato interregionale, infatti, aveva raccolto 14 reti in sei anni. E se le cose vanno come devono andare, dato che la punta si è messa a buttarla dentro con regolarità impressionante, la faccenda potrebbe diventare davvero interessante. Este è effettivamente nota nell’ambiente per aver lanciato parecchi giocatori e l’esempio di Kevin Lasagna, passato dal giallorosso alla serie A con il Carpi, è solo l’ultimo capitolo di questa saga. «Ma dal punto di vista dei gol ero tranquillo fin dall’inizio – sottolinea Mastroianni – Pagan sapeva il motivo per il quale non avevo segnato tanto l’anno scorso e quindi devo ringraziare soprattutto lui per questa situazione. Mi ha dato fiducia e lo sto ripagando con i gol. L’anno scorso segnavo meno, questo è vero, ma facevo più gioco per la squadra». Qui si apre l’eterno dilemma: meglio un attaccante che segna tanto o uno che fa segnare? «Ho sempre pensato, magari sbagliando perché un attaccante deve anche essere egoista, che nelle annate difficili bisogna comunque dare un contributo alla squadra». Da un paio di mesi a questa parte il contributo sta arrivando, eccome. Pure sotto forma di doppiette e di gol pesantissimi. «In realtà è la squadra che mi dà la possibilità di avere tante occasioni – minimizza il giocatore – io devo solo farmi trovare pronto e al posto giusto. Sto facendo bene perché il gruppo mi consente di farlo, io finalizzo quello che creano i compagni quindi il merito è anche e soprattutto loro». L’ambiente giallorosso è inoltre molto conosciuto nella categoria, che bazzica ormai da più di un decennio, per un profilo molto familiare. «Questa è una vera famiglia – ammette Mastroianni – mi trattano come un figlio e devo dire onestamente che un trattamento come quello di quest’anno non l’ho mai ricevuto. Dal presidente al vicepresidente, passando per lo staff e i magazzinieri, tutti lavorano per noi e questo si vede nei risultati in campo». Peccato che non siano state tutte rose e fiori da agosto in avanti. «Certo, avremmo potuto avere parecchi punti in più – si rammarica l’attaccante – se non avessimo gettato al vento parecchie partite all’inizio del torneo e se non fossimo partiti con il freno a mano tirato. Ma questa è una squadra giovane, se continuiamo così possiamo toglierci parecchie soddisfazioni». Già. Ma ci sono soddisfazioni e soddisfazioni. «Credo che il Venezia sia irraggiungibile – avverte infatti il bomber di stagione – sono troppo forti, troppo completi e il fatto che li abbiamo battuti non vuol dire molto. Con il Campodarsego ce la giocheremo invece fra due partite e chissà, potrebbe essere l’ennesima svolta di questa stagione».

Ore 14.10 – (Gazzettino) Imbattuta nel girone di andata al pari del Parma. È un altro primato che il Campodarsego condivide nel campionato di serie D: +3 la media inglese del club biancorosso, che si è laureato campione d’inverno con un punto in più in classifica rispetto al Venezia. Stesso numero di vittorie con i lagunari (13), ma è soprattutto fuori casa che Bedin e compagni hanno fatto la differenza conquistando otto successi e un pareggio risultando la migliore difesa (5 gol). Se si guarda al quadro generale, il Campodarsego ha il terzo migliore attacco (32) alle spalle di Venezia (43) e Virtus Vecomp (35), ed è la terza migliore difesa (14) dietro a Venezia (11) ed Este (12). Intanto, per la squadra le vacanze sono terminate. Oggi pomeriggio è fissata la ripresa degli allenamenti nel quartiere generale di Reschigliano. La preparazione proseguirà domani con doppia seduta, mentre mercoledì è in programma alle 14.30 un’amichevole con il Cittadella al Tombolato. Giovedì e venerdì riposo, da sabato 2 gennaio 2016 di nuovo in campo per affinare la preparazione in vista della sfida casalinga con il Ripa Fenadora valida come prima giornata di ritorno.

Ore 13.50 – (Gazzettino) A Campodarsego si ricorderanno a lungo di questo 2015 che sta andando in archivio. Prima la promozione in serie D, poi il primato nel massimo campionato dilettanti. Una serie di successi incredibili che resteranno scolpiti nella storia del club biancorosso, e che possono essere anche migliorati nel nuovo anno ormai alle porte con un eventuale salto in Lega Pro che avrebbe del sensazionale. Le feste di Natale sono servite per ricaricare le batterie dopo tanto dispendio di energie psicofisiche, anche per il presidente Daniele Pagin che è sempre in prima linea nel seguire la sua squadra. Senza comunque fare stravizi. «Ho passato il Natale a casa in famiglia, nessun viaggio dato che già durante l’anno devo girare per lavoro. Si chiude un’annata inaspettata per i risultati che abbiamo ottenuto, ma che dà naturalmente grande piacere. È una soddisfazione a livello personale, ma anche per tutti coloro che lavorano per il Campodarsego, inclusi gli sponsor. Arrivare al giro di boa del campionato di serie D con il titolo di campione d’inverno riempie d’orgoglio, e ti rendi conto che stiamo facendo qualcosa di fantastico quando la gente ti ferma per strada per chiederti come abbiamo fatto. Anche fuori dal nostro territorio stanno scoprendo Campodarsego, una realtà di quindicimila abitanti che prima magari non era conosciuta». L’exploit di quest’anno non è comunque frutto del caso, e a livello societario è in arrivo qualche novità. «È da nove anni che sono il presidente di questa società. Ho sempre lavorato con i piedi per terra e siamo un club che poggia su basi solide. Entro marzo sarà effettuato il cambiamento della ragione sociale in società dilettantistica a responsabilità limitata, necessaria se arriverà il salto di categoria già quest’anno. E poi ci sarà l’ingresso di uno o due nuovi soci che possono dare una mano in caso di promozione in Lega Pro». Tra questi Mirko Maggiolo, titolare dell’azienda Teknos di Cadoneghe, e già coordinatore del settore giovanile. «Ha un’azienda solida e lavoriamo insieme da un anno. Mi dà già una grande mano sul piano economico, e ci tengo al suo ingresso. Ci sono anche altre persone interessate a entrare, vediamo cosa nasce. Con questo non voglio dire che cerco soci a destra e a sinistra, dato che anche da solo posso portare avanti tranquillamente la società, ma è chiaro che se entra qualcuno, si può fare di più». Pagin è un presidente tuttofare: allo stadio può capitare anche che all’intervallo della partita lo vedi mettere la musica per intrattenere gli spettatori. «Se vedo che manca qualcosa, lo faccio io senza alcun problema. Cerco sempre di mettermi alla pari con tutti i miei collaboratori». Quale è il vero segreto del Campodarsego? «Siamo una vera famiglia. Basti pensare che il vice presidente Mario Saretta è mio cognato, che mia sorella Luigina e mia moglie Anna sono le cuoche alle cene che facciamo, e del nostro gruppo fanno parte anche l’altro vicepresidente Adriano Maschio con sua moglie Monica. Senza dimenticare che un paio d’anni fa è arrivato come direttore sportivo Attilio Gementi ed è cambiato il nostro modo di fare calcio. Prima facevo tutto da solo, compreso il mercato, con il suo arrivo ho fatto un passo indietro, anche se naturalmente quando c’è da prendere una decisione dico sempre la mia opinione». Il 2016 è dietro all’angolo: cosa chiede al nuovo anno? «Vogliamo continuare su questa strada, senza svilire ciò che abbiamo compiuto finora. Alla cena di Natale con la squadra ho voluto dare un messaggio chiaro ai ragazzi: li ho ringraziati per il 2015 che è stato fantastico, e ho detto anche a loro che vogliamo arrivare primi al termine della stagione. Il Venezia è più attrezzato di noi avendo una rosa di giocatori più numerosa della nostra, però ce la giocheremo fino alla fine. E se a marzo saremo ancora in questa situazione di classifica, possiamo pensare seriamente di arrivare fino in fondo e me lo auguro che sia così. È un sogno che se diventa realtà, è fantastico».

Ore 13.20 – (Mattino di Padova) Oggi i giocatori delle quattro squadre di Serie D, prima di tornare in campo, saranno sottoposti alla temutissima “prova della bilancia”. In soldoni, i chili di troppo accumulati a Natale si trasformeranno in multe. È tempo di bilanci, invece, per i quattro presidenti: abbiamo rivolto alcune domande a Daniele Pagin (Campodarsego), Renzo Lucchiari (Este), Stefano Zarattini (Luparense) e Gildo Rizzato (Abano) ripercorrendo insieme la prima parte della stagione e cercando di capire lo stato di avanzamento dei rispettivi progetti. 1) Presidente, che Natale è stato per la sua squadra? PAGIN. A dir poco strepitoso. Il Campodarsego è, con il Parma, l’unica squadra ancora imbattuta nel panorama calcistico italiano. Non posso negare che ora stiamo veramente sognando. LUCCHIARI. È stato un Natale sereno perché abbiamo ottenuto risultati più che soddisfacenti. La dirigenza ha lavorato bene in estate e ora stiamo raccogliendo i frutti. ZARATTINI. Abbastanza tranquillo. Siamo ancora in corsa per la salvezza, che era, ed è tuttora, l’obiettivo stagionale. RIZZATO. Ammetto che sarebbe stato meglio essere più avanti in classifica ma ho molta fiducia. I mezzi per fare un buon girone di ritorno ci sono. 2) A inizio anno tutti i presidenti delle squadre di Serie D hanno parlato di un “progetto”. A che punto è il suo? P. Il primo posto in classifica ha dato al Campodarsego una certa visibilità e ha attirato l’attenzione di alcuni imprenditori. È già in atto la procedura per il cambio di denominazione sociale in s.r.l., che permetterà ai nuovi soci di avere peso nelle decisioni importanti. L. Este, da 11-12 anni, sta dimostrando che anche in provincia si può fare calcio a buoni livelli e con serietà. Abbiamo inoltre un settore giovanile che ogni anno fornisce almeno 4 o 5 giocatori alle società professionistiche. Penso che sia il massimo con le strutture e i mezzi economici a disposizione. Z. La Luparense sta iniziando a prendere le misure. Per quanto mi riguarda, la Serie D è una scuola: non mi aspettavo un impegno così importante, soprattutto dal punto di vista economico. Ma se consideriamo che pochi mesi fa eravamo in Prima categoria, poi in Eccellenza e infine in Serie D grazie al ripescaggio, posso dire con tranquillità che questi primi mesi sono stati una bella lezione. R. Ho ribadito più volte che per noi il settore giovanile è fondamentale. La squadra è in Serie D, certo, ma noi vogliamo che i giovani cresciuti in maglia neroverde siano parte integrante della rosa. Penso che, in questo senso, il progetto stia andando bene. 3) Qual è stata la più grande soddisfazione del 2015? E il maggiore rimpianto? P. Il primo posto davanti al Venezia da “matricola” della categoria è una soddisfazione enorme. Non ho motivi di rammarico, tranne l’episodio dell’esposto dell’Union Ripa dopo la prima partita contro il tesseramento di un nostro ragazzo. Le società dovrebbero aiutarsi invece di farsi la guerra su cavilli che peraltro si sono rivelati inesistenti. L. Parto dai rimpianti: non essere riuscito ad attirare l’attenzione di altri investitori e non essere riuscito a riempire il Nuovo Stadio nonostante il terzo posto. La vittoria a Venezia, invece, è stata la soddisfazione più grande. Al “Penzo” non abbiamo vinto per caso, ma con il bel calcio e la determinazione. Z. Lo scorso 5 dicembre ho ricevuto il premio di Benemerenza dalle mani del presidente della Figc Carlo Tavecchio. Ne vado orgoglioso perché è stato un riconoscimento importante per il mio impegno ventennale nel calcio. Il rimpianto più grosso è quello di aver chiesto il ripescaggio, forse perché “pressato” dalla graduatoria che ci vedeva tra le prime aventi diritto. Sarebbe stato meglio partire con calma dall’Eccellenza. R. La mia soddisfazione più grande è essere il presidente di una società che mette i giovani al primo posto. Non è un rimpianto, ma un rammarico l’esonero di mister Massimiliano De Mozzi: non è nel mio stile fare scelte dolorose a stagione in corso. 4) Quali sono i prossimi obiettivi della sua società? P. Il primato in classifica ci impone di provare a mettere i bastoni fra le ruote al Venezia. La Lega Pro non spaventa, ma dobbiamo fare i dovuti scongiuri. E, naturalmente, crescere come società. L. Prima di tutto, vogliamo portare a termine nel migliore dei modi questa stagione. Poi provare a convincere mister Pagan a restare con noi. Infine, mi piacerebbe riuscire a coinvolgere imprenditori della zona. Z. In questo momento la Luparense è ai playout, quindi la salvezza resta l’obbiettivo principale. Per il futuro mi auguro che ci sia più collaborazione con le amministrazioni comunali del territorio. Insomma, vogliamo creare una sinergia. R. La speranza è quella che la squadra riesca a tradurre in bel gioco le idee del nuovo mister Karel Zeman. Per il resto, vorrei che l’amministrazione comunale di Abano e il Consorzio delle Terme ci fossero più vicini. L’Abano calcistica ha un ottimo potenziale anche a livello pubblicitario. Potenziale che, al momento, sembra non interessare.

Ore 12.50 – L’ufficio stampa del Calcio Padova ci comunica un errata corrige riguardante gli allenamenti dei Biancoscudati: a differenza di quanto annunciato in precedenza domani Cunico e compagni si alleneranno solo al pomeriggio. Confermate invece le doppie sedute del 30 e del 31 dicembre.

Ore 12.20 – (Gazzettino) Contento, ma si deve fare di più per vincere il campionato. Stefano Marchetti si dice soddisfatto del cammino sin qui intrapreso dal Cittadella, però il girone è più difficile del previsto e occorre migliorare ancora. Il direttore generale, al pari del presidente Andrea Gabrielli, scinde il 2015 in due: quello segnato dalla retrocessione e quello della ripartenza, per raggiungere l’obiettivo dell’immediato ritorno in serie B. Marchetti racconta le difficoltà affrontare nel ripartire dopo l’amarezza dell’ultimo campionato: «Ancora oggi quando ci penso mi dico che siamo retrocessi immeritatamente. È stata un’estate molto dura per me, ero convinto infatti che la squadra dell’anno scorso fosse attrezzata per restare tra i cadetti e non esserci riusciti mi ha lasciato una delusione davvero grande, anche perché vivo questi momenti molto intensamente». Ma quanto è stato vicino a lasciare il Cittadella? «Ho avuto richieste, com’era successo in passato. Potevo andare in serie A, ci ho pensato tanto, come mai avevo fatto negli anni scorsi, ma dentro di me covava forte il desiderio di ripartire da qui, per vedere nuovamente il Cittadella in serie B, categoria che credo ci spetti di diritto. Io sono legato a questa società in maniera quasi indissolubile, perché c’è un rapporto speciale con le persone, con la famiglia Gabrielli, con la gente che lavora per i colori granata». Dopo la sua conferma, si è sciolto un altro nodo importante, quello del tecnico: Roberto Venturato l’aveva scelto sin dall’inizio? «È il nome che ho sempre avuto in testa, perché lo conosco, so come lavora. È una persona seria, è l’aspetto più importante per me. Ho parlato con tanti allenatori perché la guida tecnica non la puoi sbagliare, non volevo avere dubbi né rimpianti, avevo il tempo per ponderare ogni aspetto». Come giudica il girone A di Lega Pro? «Sinceramente me lo aspettavo meno competitivo. È quello più forte, ma è anche bello giocarci, e vincerlo avrebbe quindi un valore doppio». Le squadre che l’hanno sorpresa? «L’Alessandria mi piace. Oltre al valore tecnico, l’allenatore gli ha dato una mentalità vincente: giocano tutti assieme, pressano alto e le vittorie poi portano entusiasmo. Anche Bassano, Alto Adige, Pavia sono competitive. Sarà un girone di ritorno pieno di insidie e difficoltà». Il Cittadella a fine 2015 guarda tutti dall’alto: soddisfatto? «Certamente. Per la classifica, per il gruppo formato da ragazzi che si aiutano a vicenda. Credo però che per vincere il campionato il Cittadella debba fare qualcosa in più. Bisogna alzare l’asticella, fare meglio del girone di andata. Da un lato sono contento, dall’altro sono esigente e chiedo un’ulteriore crescita, un salto di qualità possibile». Tra pochi giorni si apre la sessione invernale di mercato. Ha già affrontato l’argomento con il presidente e l’allenatore? «Con loro mi sento di continuo, c’è un rapporto quotidiano. Il Cittadella ha raggiunto un suo equilibrio, c’è uno spogliatoio unito e importante, dove tutti hanno capito di poter essere protagonisti. Mi riferisco anche a coloro che giocano meno, ai quali va il mio ringraziamento più grande: so che non è facile stare in panchina, ma se vuoi raggiungere un obiettivo come il nostro devi avere una rosa di altissimo livello e omogenea. Durante il mercato starò alla finestra per capire se ci sarà l’occasione a misura da Cittadella». Intanto oggi alle 14.30 la truppa granata torna al lavoro agli ordini di Venturato dopo la settimana di vacanza natalizia. Da valutare le condizioni di Iori e Litteri.

Ore 12.00 – (Mattino di Padova) L’obiettivo è presentarsi nelle migliori condizioni alla volata finale. Roberto Venturato, tecnico del Cittadella, l’ha ribadito anche di recente: «Non credo ci saranno fughe. La corsa per il primo posto si deciderà negli ultimi due mesi». E allora vale la pena d’interpellare sull’argomento chi più di tutti può dire la sua, il preparatore atletico dei granata, Andrea Redigolo. Iori & C. riprenderanno ad allenarsi oggi al Tombolato: si lavora già per lo sprint finale? «È chiaro che sarà importante essere pronti per la fase decisiva della stagione, ma è anche vero che il calcio non è l’atletica leggera, in cui ci si allena per essere al top nell’appuntamento clou. Nel nostro sport le variabili sono molte, a partire dagli infortuni e dal modo diverso in cui ognuno risponde ai carichi». Un buon inverno non è una garanzia al riguardo? «Aiuta, ma è impossibile offrire garanzie. Lo scopo è un altro: ottenere una condizione media il più stabile possibile. In altre parole, non avere cali di rendimento nel corso del campionato». È soddisfatto del lavoro svolto sin qui? «Sì. Anche a novembre, quando siamo stati per tre partite senza vittorie, comunque non si è vista una squadra in crisi fisica. Devo anche dire che ho a disposizione un gruppo di veri professionisti: la serenità e l’impegno che si notano in ogni seduta poi si traducono nei risultati». Negli anni scorsi eravate abituati alla pausa invernale lunga imposta dalla Serie B; stavolta, invece, vi siete fermati solo per una settimana. Troppo poco? «No, credo che la settimana di sosta fosse necessaria, per consentire ai giocatori di ricaricarsi da un punto di vista mentale prima ancora che fisico, dopo aver speso molte energie. Ma fermarsi per più tempo, come accade in Serie B, comporta dei rischi: primo fra tutti quello di perdere il ritmo-partita, che poi non è così automatico ritrovare. Sono convinto che sia questo il giusto intervallo prima di ricominciare». La prossima gara è comunque in programma soltanto il 9 gennaio, con il Sudtirol. Vi preparerete in modo diverso in questi giorni? «Sì. Non avere l’assillo della partita ci permetterà di orientare di più gli allenamenti sull’intensità e sullo sviluppo della forza, aumentando le sedute dedicate a questo tipo di lavoro nel corso della settimana. Ciò non significa fare pesi in palestra ma, al contrario, svilupparla a carico naturale, lavorando con la palla e sui cambi di direzione». Sarà anche possibile usare questi giorni per recuperare gli infortunati, a partire da Iori (ricaduta del risentimento al polpaccio) e Litteri (affaticamento muscolare all’inguine), usciti anzitempo nell’ultimo match del 2015, a Cremona. «Entrambi saranno valutati oggi. In questi primi giorni si alleneranno a parte, ma contiamo di averli a disposizione per la ripresa. Iori, peraltro, avrà davanti più tempo, visto che con il Sudtirol sconterà il suo turno di squalifica».

Ore 11.40 – (Mattino di Padova) Si riparte. L’appuntamento, per il Cittadella è alle 14.30 al Tombolato, per il primo allenamento post natalizio. Dopo una settimana di riposo gli uomini di Venturato si ritroveranno per ricominciare la preparazione in vista del ritorno in campo, con l’ultima partita del girone di andata in programma sabato 9 gennaio alle 15 contro il Sudtirol. Prima disputeranno un paio di amichevoli: mercoledì, alle 14.30, con il Campodarsego, e domenica prossima, alla stessa ora, con l’Abano, sempre al Tombolato. L’unico giorno di pausa da qui al match con gli altoatesini è previsto il 1º gennaio. Questo pomeriggio saranno valutate le condizioni di Iori e Litteri, mentre tornerà finalmente in gruppo il giovane Davide Xamin, fermo dalla frattura al perone rimediata lo scorso luglio nel corso dell’amichevole con i palestinesi dell’Al Ahli Hebron. Da valutare, poi, le condizioni di Nicola Donazzan, che nelle scorse settimane ha dovuto fare i conti con la pubalgia, da cui si sta riprendendo: probabile che continui nel lavoro differenziato.

Ore 11.10 – (Gazzettino) L’impressione è che oltre al difensore centrale, serva in tempi rapidi anche un attaccante per rimpiazzare Amirante e avere entrambi già a disposizione per la trasferta con l’Alessandria. «Un difensore in più mi serve subito, se possibile anche una punta. Siamo un po’ corti, sono le due priorità». Ha già avuto Salviato al Livorno, può essere lui il difensore giusto? «A quattro gioca terzino, non centrale». Come ha ritrovato l’ambiente biancoscudato a distanza di anni? «C’è entusiasmo, una società nuova e seria che vuole fare bene. L’obiettivo che abbiamo fissato con il club è tirarci fuori da questa classifica e costruire in ottica futura sapendo che non si può avere tutto e subito». Immaginiamo che voglia legarsi a lungo al Padova. «Voglio fare bene quest’anno per continuare a costruire qualcosa d’importante nella prossima stagione. Devo dimostrare di meritarmi la fiducia della società e dei tifosi».

Ore 11.00 – (Gazzettino) I giocatori sono andati in affanno per la variazione tattica o altro? «Invece di abbassare la linea, dovevano tenerla alta, ma è solo il lavoro a darti l’intensità. Per andare bene dobbiamo pressare sempre alti, e gli attaccanti sono i nostri primi difensori». Il nuovo anno è alle porte. Le sue aspettative? «Mi auguro di ottenere risultati e di tirarci fuori da una situazione di classifica che non è ancora tranquilla. Ma sono molto fiducioso perché vedo grandi margini di miglioramento nella squadra». A gennaio si apre anche la finestra di mercato. «Ho avuto un confronto con De Poli e con la società nel quale ho espresso le mie idee. Andremo a prendere giocatori solo se possiamo migliorare la rosa e la società è stata chiara: se va fuori uno, ne entra un altro. Naturalmente ci vuole un difensore centrale dato che abbiamo perso Niccolini, poi valuteremo altre situazioni se c’è la possibilità».

Ore 10.50 – (Gazzettino) Con il Bassano nel primo tempo si è visto il miglior Padova della stagione. «L’obiettivo è migliorarci costantemente partita dopo partita. Non dobbiamo abbassare la guardia dato che non abbiamo fatto ancora niente». Però con il suo arrivo si è vista una squadra diversa. «I risultati danno autostima e aiutano a credere nel lavoro che stai facendo. La cosa che mi piace di più è vedere i ragazzi che sono impegnati a portare avanti il lavoro con grande dedizione e voglia di fare bene, e questo facilita il mio compito». Quanto manca per arrivare al Padova ideale che ha in mente? «Il 4-4-2 mi sembra il sistema di gioco più idoneo per valorizzare le caratteristiche dei giocatori che abbiamo sugli esterni e in attacco. Nel primo tempo con il Bassano mi è piaciuto come ci siamo mossi nelle due fasi, l’hanno fatto da squadra. Si è visto nella ripresa anche il rovescio della medaglia, ossia quello che non dobbiamo fare. Tra l’altro abbiamo preso il pareggio nel momento in cui stavamo tornando ai nostri livelli dopo 15-20 minuti di difficoltà, ma il calcio è anche questo».

Ore 10.40 – (Gazzettino) Ha trascorso le feste natalizie in famiglia a Campocroce di Mogliano Veneto, e ora è pronto a tuffarsi di nuovo nel lavoro al fianco della squadra. Deve ancora passare un mese dal suo approdo al Padova, eppure la mano di Bepi Pillon si è già vista nelle prime tre uscite che hanno fruttato sette punti. Il che consente di tracciare un primo mini bilancio. «Senz’altro positivo perché sette punti in tre gare sono buoni, non si poteva chiedere di più alla squadra. Abbiamo fatto anche delle buone partite, peccato per l’ultima con il Bassano perché si poteva vincere, ma sono successe tante cose. I primi sessanta minuti sono stati comunque positivi per ritmo e concentrazione e adesso attraverso il lavoro dobbiamo alzare l’intensità a ottanta minuti». Perché ottanta e non novanta? «È quasi impensabile riuscire a farlo per tutta la partita, mi accontenterei di arrivare a ottanta».

Ore 10.30 – (Gazzettino) L’unica compagine che ha schierato giocatori meno giovani è il Pavia (27,5). Sul fronte dei calci d’angolo si registra invece un doppio primo posto in casa biancoscudata. I veneti, infatti, comandano insieme al Bassano e al Pavia la classifica delle reti realizzate sugli sviluppi di un corner (tre). Analogamente, con altre tre squadre (Bassano, Cremonese e Giana Erminio) sono gli unici a non avere subìto alcuna rete in analoga situazione. In generale il Padova è più prolifico nella ripresa (undici reti) rispetto al primo tempo (sei). La migliore striscia di risultati positivi raggiunge quota quattro, è stata ottenuta a inizio campionato ed eguagliata in tempi recenti con il pareggio con il Bassano che ha fatto seguito ai successi ottenuti con Giana Erminio e Albinoleffe e allo 0-0 di Busto Arsizio. Sempre a cavallo tra le prime quattro giornate si è infine registrata la massima imbattibilità della porta del Padova (347 minuti) difesa in tre gare da Petkovic e nella quarta da Favaro.

Ore 10.20 – (Gazzettino) Analogamente la difesa biancoscudata all’ombra del Santo è stata perforata sei volte (solo il Bassano ha fatto meglio con tre reti al passivo), ma paga in parte dazio in trasferta (nove gol e decima difesa). Il risultato più frequente con il Padova in campo è il pareggio per 1-1, maturato quattro volte (due in casa e due fuori), seguito da quello a reti bianche (tre) e dal 2-0, in un incontro a favore (con Pro Piacenza), in due contro (Sudtirol e Pavia). Tutte le gare vinte hanno sempre visto Diniz e colleghi segnare per primi, discorso valido pure per quelle pareggiate con gol, con unica eccezione l’1-1 a Cremona in cui è stato Altinier a riequilibrare il risultato di iniziale svantaggio. Ventuno i giocatori utilizzati, ma solo cinque di loro – gli attaccanti Petrilli, Altinier e Neto Pereira e i difensori Favalli e Fabiano – sono andati a segno. In questa specifica graduatoria il Padova è penultimo, con il solo Renate a seguirlo con quattro calciatori che hanno realizzato marcature. Un altro penultimo posto è quello che riguarda l’età media della squadra (27,1 anni).

Ore 10.10 – (Gazzettino) Pur viaggiando a metà classifica, su singoli aspetti e in alcune curiose situazioni, il Padova, nel bene o nel male, riesce comunque a primeggiare sulle avversarie. Quella biancoscudata, ad esempio, è la squadra che in assoluto ha pareggiato di più in trasferta (cinque volte su otto gare), primato che mantiene, in questo caso insieme ad altre cinque compagini, nel complesso degli incontri disputati che in sette occasioni su sedici si sono conclusi con il segno x. La media punti complessiva è 1,375, che sale a 1,75 nei match dell’Euganeo e scende a 1 nelle gare esterne. Tale andamento si riflette inevitabilmente nel computo delle reti segnate e subite che dimostra come il fattore campo stia rappresentando un elemento importante per il Padova. Nel primo caso si può infatti notare che dei diciassette gol all’attivo (undicesimo attacco del girone) undici sono stati realizzati in casa (quarto attacco dopo Pavia, Alessandria e Lumezzane) e solo sei in campo avverso (quattordicesimo posto).

Ore 09.50 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “Addio 2015, fra rinascite, cadute e pronti riscatti”) Della serie: se non hai gli… attributi, non vai lontano, nè in Serie A nè tantomeno nell’ultima categoria dei dilettanti. Certo, a Padova si è stati costretti a cambiare allenatore (da Parlato, magnifico condottiero della squadra che ha trionfato in D, a Pillon, saggio e navigato quanto basta per raddrizzare una nave bisognosa più che altro di una guida ferma e sicura) per ritrovare un po’ di serenità, ma il dazio del ritorno tra i “pro” andava pagato da una dirigenza che, nonostante tanto entusiasmo e passione, ha avuto bisogno, e necessita ancora, di un doveroso rodaggio. Diverso il discorso sotto le Mura, dove la continuità di gestione rappresentata dai Gabrielli, supportati dal direttore generale Stefano Marchetti, ha consentito di rimarginare le ferite dolorose inferte dalla retrocessione e di rimettere in piedi, fortificandolo, il gruppo granata, assemblando felicemente i vecchi condottieri con elementi vogliosi di rilancio o in cerca di consacrazione. Insomma, fra alti e bassi (che ci stanno), non è il caso di lamentarsi: una squadra lotta per tornar su, l’altra si è rimessa a correre dopo un brutto sbandamento. L’augurio è di trovarle ancora protagoniste, a maggio, magari per celebrare una promozione o l’accesso ai playoff.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “Addio 2015, fra rinascite, cadute e pronti riscatti”) Ultimi giorni di dicembre e poi, anche calcisticamente, c’inoltreremo in un 2016 che tutti si augurano (come sempre) migliore dell’anno che ci sta per lasciare. A dire il vero, non è che il 2015 finirà in archivio sotto la voce “negativo” per quanto riguarda le nostre due squadre che vanno per la maggiore, Padova e Cittadella. I biancoscudati, risorti sulle ceneri della vecchia società (defunta e impossibilitata perciò a chiamarsi ancora professionistica, salvata alla fine dal fallimento solo grazie ai soldi di Cestaro), si sono riappropriati in fretta di una dimensione più consona alla loro storia e al loro blasone, cancellando, con una splendida cavalcata in Serie D, l’onta della sparizione dalla geografia del pallone che conta; i granata, invece, caduti malinconicamente a maggio in Lega Pro dopo sette campionati di fila in B, si sono rimboccati le maniche, resettando tutto e ripartendo con grande umiltà ma anche con un’intatta forza di volontà, doti che hanno consentito loro di chiudere l’anno in vetta.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Il rinnovo di Neto Pereira, che un po’ a sorpresa in estate ha firmato un annuale, non dovrebbe essere molto complicato per via delle opzioni inserite nel contratto. Già più spinosa la questione Petrilli. I primi contatti tra il giocatore e la società ci sono già stati e si sta parlando di un biennale per lui. L’esterno ha messo Padova in cima alla lista dei desideri, ma ancora non c’è un accordo e per questo si continua a discutere, con qualche società di Lega Pro alla finestra. Probabile che, nelle prossime settimane, ci si sieda ad un tavolo anche con Bucolo, tra le sorprese più positive della stagione e che ha buone possibilità di strappare un rinnovo. Ramadani, invece, molto probabilmente verrà ceduto, mentre a malincuore sarà difficile rivedere ancora Niccolini (che la prossima estate sarà impegnato a recuperare al massimo dall’infortunio) in biancoscudato. Difficile anche la situazione di Aperi: ha bisogno di giocare ma non trova spazio e se viene ceduto in prestito senza un rinnovo contrattuale (al momento improbabile), rischia di essere perso a parametro zero.

Ore 09.20 – (Mattino di Padova) In avanti Davide Succi è un nome suggestivo ma poco praticabile, piacciono Cristofoli e Infantino, anche se quest’ultimo punta alla Serie B. Sicuramente arriverà un centrocampista centrale, ma dopo aver venduto uno dei mediani in rosa. La dirigenza è alla ricerca di una sistemazione per Giandonato, che ha trovato pochissimo spazio ma è forte di un contratto in scadenza a giugno 2017. De Poli sta lavorando ad uno scambio con De Risio, già trattato la scorsa estate ma poi finito alla Juve Stabia. Rinnovi. Capitolo molto caldo anche quello dei rinnovi contrattuali. Ben nove giocatori della rosa (sui 10 di proprietà) andranno in scadenza a giugno e la società si è già mossa per trattare. Anche perché, teoricamente, un giocatore con il contratto in scadenza già a febbraio potrebbe firmare con un nuovo club per la prossima stagione. Per motivi sostanzialmente anagrafici è probabile che il destino di Corti, Fabiano e del capitano Cunico si decida soltanto al termine del campionato.

Ore 09.10 – (Mattino di Padova) Non sarà un mercato di riparazione qualunque quello del Padova. Fabrizio De Poli è al lavoro già da qualche settimana su diversi fronti per provare a rimodellare la squadra secondo le esigenze di Bepi Pillon e anche per ridiscutere qualche contratto stipulato in estate, con ben 9 giocatori della rosa che andranno in scadenza a giugno. Affari. Le priorità per il direttore sportivo in questo momento sono due: un difensore centrale e un centrocampista. E il motivo è semplice: con l’infortunio di Niccolini e la rescissione contrattuale di Amirante non c’è bisogno di cedere nessuno prima di comprare. In difesa piace, nonostante le smentite, Simone Salviato, che può giocare sia da centrale che da terzino, è padovano e si libererebbe a parametro zero dal Bari, dov’è fuori rosa. Il discorso, anche per una questione di ingaggio, non è semplice e De Poli in questo momento cerca un centrale classico, preferibilmente mancino. Trevor Trevisan? Tornerebbe, ma non sembrano esserci grandi chance.

Ore 09.00 – (Mattino di Padova) Ultimo giorno di vacanze natalizie, oggi, per la maggior parte dei biancoscudati. Da domani si torna a sudare alla Guizza agli ordini di Pillon e del preparatore atletico Tafuro, che avrà così una decina di giorni di tempo anche per lavorare dal punto di vista fisico con la squadra. Appuntamento fissato nel pomeriggio, mentre il giorno dopo è in programma una doppia seduta e a San Silvestro, invece, ci si allenerà solo la mattina. Permesso di un giorno per Bucolo e Aperi, che rientreranno a Padova dalla Sicilia domani e si aggregheranno alla squadra mercoledì. L’unico giocatore, invece, che si rivedrà soltanto con l’anno nuovo è Neto Pererira, il quale, complice l’infortunio muscolare rimediato contro il Bassano, tornerà ad allenarsi il 3 gennaio. Neto, tra l’altro, è anche l’unico ad aver attraversato l’oceano per passare le festività in famiglia. Da valutare, infine, le condizioni di Corti, alle prese con una microfrattura al coccige. Molto difficile che recuperi già per la sfida con l’Alessandria in programma sabato 9 alle ore15.

Ore 08.30 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Cittadella 32, Alessandria 31, Bassano 28, FeralpiSalò 27, Pavia e SudTirol 26, Reggiana 25, Cremonese, Cuneo, Padova e Pordenone 22, Giana Erminio 21, Lumezzane e Pro Piacenza 19, Mantova 15, Renate 12, AlbinoLeffe 11, Pro Patria 7.

Ore 08.20 – Lega Pro girone A, i risultati della sedicesima giornata: Padova-Bassano 1-1 (Favalli (Pd) al 26′ pt, Fabbro (Ba) al 38′ st), Lumezzane-AlbinoLeffe 2-0 (Nossa (Lu) al 31′ pt, Sarao (Lu) al 37′ st), Cremonese-Cittadella 0-1 (Paolucci (Ci) al 38′ st), Reggiana-Alessandria 1-1 (Marras (Al) al 24′ pt, Mogos (Re) al 34′ pt), Mantova-Pro Patria 1-1 (Capua (Pp) al 5′ st, Momenté (Mn) al 44′ st), Renate-Cuneo 1-0 (Napoli (Re) al 6′ pt), SudTirol-Pro Piacenza 2-1 (Rantier (Pp) al 27′ pt, Kirilov (St) al 40′ pt, Tait (St) al 47′ st), FeralpiSalò-Giana Erminio 0-2 (Marotta (Ge) al 2′ pt, Perico (Ge) al 19′ st), Pordenone-Pavia 0-2 (Malomo (Pv) al 24′ pt, Ferretti (Pv) al 17′ st).

Ore 08.10 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.00 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Maglietteveloci.it, Macron Store, Studio Pignatelli Netstore, Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 27 dicembre: quinto giorno di vacanza per i Biacoscudati, mentre continuano a rimbalzare nuove voci di mercato.

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