Live 24! Alessandria-Padova, il giorno dopo: pareggio d’oro in casa dei campioni d’inverno

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Ore 21.10 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Quella di ieri giornata in cui si sono fatti passi avanti per il ritorno in biancorosso di Federico Moretti, mentre per Osarimen Giulio Ebagua l’accordo, che sembrava molto vicino, non è stato concluso a causa del rifiuto di Stefano Pettinari di andare al Como. L’attaccante romano, come reso noto ieri, è tentato dalla proposta della Ternana e ha preso tempo bloccando il trasferimento di Ebagua al Vicenza. L’attaccante nigeriano ha definito l’accordo con la società berica in attesa di capire le intenzioni di Pettinari che si è preso il weekend per una decisione definitiva. Qualora Pettinari confermasse il rifiuto, il Como prima di cedere Ebagua dovrà acquistare un altro attaccante, allungando i tempi dell’accordo.
Passi avanti che dovrebbero essere decisivi, quelli compiuti per il ritorno in biancorosso di Federico Moretti. Il Latina ha dato l’ok al centrocampista genovese che oggi potrebbe firmare l’intesa col Vicenza che lo acquisterà con la formula del prestito con diritto di riscatto. Il caso del giorno però è quello che riguarda Antonio Cinelli, in scadenza di contratto col Vicenza a giugno 2016. «Radiomercato» l’ha accostato al Chievo Verona, società con la quale avrebbe trovato un’intesa triennale dal giugno. La notizia ha molto infastidito l’ambiente berico, anche perché la società berica stava trattando col Cagliari la cessione dell’ex laziale, trattativa che il presunto accordo con il Chievo di fatto cancella. «Cinelli non ha firmato con nessuno – sottolinea Danilo Caravello, procuratore del capitano del Vicenza – Le notizie uscite sono imprecise perché il Chievo si è interessato al giocatore, come il Bari, il Novara, e il Cagliari con il quale avevo anche avuto dei contatti, ma che poi non ho più sentito». Caravello nega quindi un accordo tra Cinelli e il Chievo, anche perché i regolamenti non lo permetterebbero. L’articolo 95 del Noif, il regolamento della Figc che disciplina la concorrenza in fatto di trattative, impedisce per i calciatori in scadenza di contratto a fine stagione (quindi nel giugno del 2016) prima del 31 dicembre contatti e trattative dirette o tramite terzi con altre società. Solo a partire dal 1 gennaio sono consentiti i contatti e le trattative tra calciatori e società, nonché la stipula di accordi preliminari, purchè la società che intenda concludere un contratto con un calciatore deve informare per iscritto la società di appartenenza di quest’ultimo, prima di avviare la trattativa con lo stesso. «A tutti quelli che mi chiedevano di Cinelli ho sempre detto che fino al termine del mercato dovevano rivolgersi al Vicenza – precisa Caravello – e fino ad oggi ribadisco che Cinelli non ha firmato per nessuno. Il mio assistito ha un contratto con il Vicenza fino alla fine della stagione, non capisco perché non possa concludere il campionato con la maglia biancorossa. All’estero per esempio giocare con il contratto in scadenza non è un problema, ma adesso parlerò con il Vicenza e vedremo di lavorare per trovare la soluzione migliore per il mio assistito». Vista la situazione pare molto probabile che Cinelli lascerà la compagine berica nel mercato in corso, anche se prima il Vicenza dovrà acquisire un sostituto. Sabato prossimo il campionato di Serie B riprende con la prima giornata del girone di ritorno. I biancorossi giocano al «Menti» (ore 15) contro il Modena.

Ore 20.40 – (Gazzetta di Mantova) La Sdl sta trattando «con tre cordate diverse» per rafforzare il “progetto Mantova”. E tutte e tre potrebbero entrare nel capitale dell’Acm con quote di minoranza. A spiegare la ratio dell’operazione in atto («ancora in embrione e non è detto che vada in porto» precisa il presidente Sandro Musso) è il patron del gruppo bresciano Serafini Di Loreto. «Il nostro intento, dall’inizio, è quello di ottenere risultati di rilievo con il Mantova e di rendere nel medio periodo il club capace di camminare sulle sue gambe, a prescindere da chi sarà alla guida. Per tre anni la Sdl sarà al timone, ma poi potrebbe anche cedere il testimone: a patto che il Mantova abbia una proprietà in grado di ambire a grandi traguardi. Il nostro approccio al calcio, con bilanci risanati, gestione impeccabile e capacità di muoversi in ambito “politico” non è sfuggita a molti investitori. Così abbiamo avuto diversi colloqui con gente disposta ad affiancarci: alcuni li abbiamo scartati perché non siamo a caccia soltanto di soldi ma di partner che abbraccino la filosofia del progetto Mantova. Con altri stiamo discutendo e altri li incontreremo a breve. L’assetto ideale che immagino per Viate Te? Un terzo del capitale in mano alla Sdl, un terzo ai soci mantovani e un terzo a nuovi soci. Ma, se Bompieri, Tirelli e Giovanardi dovessero avere altre intenzioni, le quote degli altri partner potrebbero aumentare». Spiegate le intenzioni, vediamo di spiegare come si sta muovendo nel concreto la società. Un approccio c’è stato con Pietro Migliori, amministratore delegato di Bricocenter, il cui figlio Nicolò si allena da ieri con il Mantova. Il ragazzo ha 19 anni ed è un esterno destro che arriva dalla squadra spagnola San Fernando, dopo esperienze nel Gubbio e nella Ternana. Sarà tesserato ma non contrattualizzato, così potrà giocare in prima squadra ma non occuperà un posto nella lista dei 24 calciatori utilizzabili imposta dalla Lega Pro. L’altro approccio è in atto con il padre di Andrea Giannarelli, il 19enne che da un paio di giorni si allena con il Mantova e che verrà tesserato con le stesse modalità di Migliori. Giannarelli senior è infatti un consulente finanziario di alto livello che potrebbe convogliare nel progetto Mantova alcuni imprenditori. Detto delle due piste calde, che potrebbero anche concretizzarsi fra febbraio e marzo, c’è poi da segnalare quella che porta alla terza “cordata”, la più suggestiva. In Viale Te, infatti, parlano soltanto di «imprenditori esteri» e non aggiungono altro neppure sotto tortura, ma pare che un ruolo nell’operazione l’abbia Alessandro Altobelli. Nulla di più facile, dunque, che gli «investitori» arrivino dal Qatar, dove “Spillo” lavora come commentatore.

Ore 20.20 – (Gazzetta di Mantova) Il mercato del Mantova riprenderà vigore da martedì, quando potrebbero andare in porto alcune operazioni. In primis la cessione di Gavazzi al Pordenone e lo scambio con il Pavia, con la partenza di Foglio e l’arrivo del difensore Andrea Cristini e della punta Mattia Marchi, che sembra più propenso del terzino Martin ad accettare la destinazione Mantova. Se così sarà, l’Acm per la fascia sinistra farà rotta sul 22enne Matteo Liviero, mancino scuola Juventus che nel Lecce ha trovato poco spazio (6 presenze). In lista di partenza restano poi Puccio (Catanzaro?), Beretta e Longo, quest’ultimo seguito dal Messina.

Ore 20.00 – (Gazzetta di Mantova) «A Bergamo per noi ci deve essere un nuovo inizio». Con queste parole Ivan Javorcic presenta lo scontro diretto che attende il Mantova domani sera (ore 20) all’Atleti Azzurri d’Italia con l’Albinoleffe. Il tecnico croato non scioglie le riserve sulla formazione («lo farò soltanto dopo la rifnitura di oggi pomeriggio»), ma conferma che da domani l’Acm andrà in campo con il nuovo modulo 4-3-1-2. «Finalmente abbiamo a disposizione 5 attaccanti e dunque c’è la possibilità di adottare un sistema di gioco in grado di metterli nelle migliori condizioni per incidere». Al di là dei protagonisti, ciò che conta per Javorcic è comunque lo spirito ritrovato dal gruppo nel corso di questa lunga sosta natalizia: «A livello mentale ci ha sicuramente fatto bene staccare la spina dopo tante difficoltà – spiega il mister -. Inoltre, abbiamo potuto recuperare giocatori importanti e ne sono arrivati due dal mercato che potranno darci una grossa mano. Se li farò giocare subito? Può darsi, devo ancora decidere. Le gare dopo la sosta – aggiunge Javorcic – sono sempre un’incognita per tutte la squadre, ma mi sento di dire che in questo periodo abbiamo lavorato benissimo e che dal gruppo colgo segnali incoraggianti. C’è uno stato d’animo diverso, c’è grande voglia di reagire. Per questo sono molto carico e fiducioso». L’allenatore biancorosso non sottovaluta comunque le insidie del match: «L’Albinoleffe è una buona squadra, ha giocatori di spessore soprattutto in attacco e a metà campo. Meriterebbe una classifica migliore di quella che ha, evidentemente ha dei problemi che noi dovremo essere bravi a metttere in evidenza. Il Mantova ha assoluto bisogno di un evento positivo che rappresenti una svolta, ci serve una vittoria». La squadra si allenerà oggi pomeriggio e domani mattina partirà per Bergamo. Probabile formazione (4-3-1-2): Bonato; Lo Bue (Scalise), Trainotti, Carini, Scrosta; Zammarini, Dalla Bona, Raggio Garibaldi; Caridi; Tripoli (Momentè), Anastasi.

Ore 19.30 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Alessandria e Cittadella 32, Bassano 31, SudTirol 29, FeralpiSalò 28, Pavia 27, Pordenone e Reggiana 25, Cremonese, Cuneo e Padova 23, Pro Piacenza 22, Giana Erminio 21, Lumezzane 19, Mantova e Renate 15, AlbinoLeffe 11, Pro Patria 7.

Ore 19.20 – Lega Pro, fischio finale: Pro Patria-Renate 0-1.

Ore 19.10 – (Messaggero Veneto) Una vittoria fondamentale, la seconda consecutiva lontano dal Bottecchia, un respiro di sollievo per i ramarri, che scavano un solco sicuro dalla zona rossa e accorciano le distanze dalla vetta. Mister Tedino è al settimo cielo e dispensa solo parole d’orgoglio per il suo gruppo. «Avremmo firmato per avere 25 punti alla fine del girone d’andata – ammette –, sono veramente soddisfatto del nostro cammino fino a questo punto della stagione. Ora non ci si può accontentare, adagiare su questo bel traguardo». Il 2-1 sulla Giana è arrivato dopo un primo round di alto livello dei ramarri, che con personalità e ottime trame hanno costruito il doppio vantaggio. «È stata una vittoria sofferta su un campo difficilissimo, contro una squadra organizzata e complicata da affrontare – commenta Tedino –. Primo tempo quasi perfetto: abbiamo palleggiato e fatto il nostro gioco, siamo andati sul doppio vantaggio e avremmo potuto già chiuderla nei primi 45’. Nella ripresa sono usciti loro, ma abbiamo gestito con maturità il risultato e meritato i tre punti». Il tecnico esalta ancora una volta la forza della sua rosa in una trasferta complicata, senza i due top player, Pederzoli e De Cenco. «Questa squadra negli ultimi due mesi ha avuto una situazione infortuni devastante, quasi tutti per traumi – spiega –. Oltre a De Cenco e Pederzoli, anche Martignago e Cosner sono giocatori importanti che sono mancati in questa trasferta. Nonostante ciò, il grande pregio di questa squadra è l’aver sempre dimostrato di avere gli attributi, di superare le difficoltà senza perdere la propria identità. Di ciò sono orgoglioso». Parole di elogio anche per i singoli, in particolare per i due interni della linea mediana. «Buratto sta maturando partita dopo partita – commenta Tedino –, è il polmone della squadra: corre tantissimo e bene, pressa con i tempi giusti e si fa anche trovare in zona gol, vedi l’assist a Filippini». Super anche Mandorlini, al rientro a pieno regime, Tedino si gode il suo gioiello. «Tutti gli allenatori sarebbero contenti di avere un giocatore come lui». Proprio il centrocampista neroverde, autore della seconda rete, esprime la sua gioia nel post gara. «Sono molto contento, finalmente sono ritornato in condizione e ho aiutato la squadra in questa grande prestazione. Siamo soddisfatti del nostro cammino ma dobbiamo sempre fare attenzione: la partita sembrava già chiusa, invece siamo calati alla distanza e se vogliamo diventare una squadra importante questo non deve accadere». In chiusura, una dedica speciale per questi tre punti da parte della società a Willy, lo storico cuoco neroverde che sta lottando nella sua battaglia più importante.

Ore 18.50 – (Messaggero Veneto) Il Pordenone festeggia il Natale in ritardo: a Gorgonzola cancella la sconfitta interna col Pavia, che aveva un po’ rovinato il clima delle Feste al De Marchi, e incassa punti di platino in chiave salvezza, con i play-off che tornano a materializzarsi nei sogni dei tifosi: i ramarri aprono il 2016 nel migliore dei modi e chiudono il girone d’andata a 25 punti, girando ad appena 7 lunghezze dalla vetta. Da stropicciarsi gli occhi. Sì, anche perché la vittoria sul campo della Giana Erminio non è certo frutto del caso, degli episodi favorevoli. Vero che i padroni di casa lamentavano le assenze di due stelle del calibro di Bruno e Gasbarroni, vero però che anche Tedino se la passava tutt’altro che bene, privo del bomber De Cenco, dello squalificato Pederzoli e di una schiera di infortunati (Cosner, Marchi, Martignago, Pavan e Savio). Assenze cui il tecnico neroverde sa ovviare schierando una formazione furba, corta, mobile, grintosa, che in attacco non dà punti di riferimento, con un Filippini che sembra nato per il fare il “falso nueve”, bravissimo a svariare su tutto il fronte. E con un Cattaneo finalmente ritrovato, letale con le scorribande sulla fascia destra e sempre capace di assist al bacio con il mancino a rientrare. Da rivedere, invece, Pasa in cabina di regia: il talento ce l’ha e non sfigura, tuttavia non è facile a 21 anni improvvisarsi in un ruolo così delicato. La Giana Erminio non ci capisce nulla e, dopo un avvio in cui tenta vanamente di fare la voce grossa, va sotto già al 12’: Cattaneo riceve palla sulla corsia preferita, evita un difensore e crossa morbidissimo sul secondo palo per Buratto, sponda perfetta per Filippini che dalla parte opposta non fallisce sotto porta. Gol da applausi, che non placa la fame del Pordenone: al 28’ ancora Cattaneo lavora un pallone sulla destra, affonda e vede l’inserimento di Mandorlini, servendolo con un tocco in orizzontale. Perfetto stop a seguire e, un passo dentro l’area, destro chirurgico all’angolino. Padroni di casa frastornati, increduli. E due minuti dopo la difesa biancazzurra si salva in extremis sul contropiede del duo Cattaneo-Valente. Al 33’ uno scivolone di Bonalumi sotto l’incessante diluvio di Gorgonzola manda De Agostini a puntare a grandi falcate la porta di Sanchez, ma la sua conclusione termina alta. La prima, vera chance per la Giana arriva al 37’ quando Cogliati sfugge a Stefani e all’esordiente Ingegneri, De Agostini lo insegue e lo tiene “largo”, Tomei di piede sventa il suo diagonale. Nella ripresa ci si aspetta la sfuriata dei lombardi, ma il Pordenone non si disunisce e rimane sempre corto e attento. Così la Giana, su un campo ormai impraticabile, la butta in caciara e col fisico riesce a costruire un momento di forcing solo intorno al 20’, quando, su angolo di Augello, Biraghi di testa sembra trovare lo spiraglio giusto: Tomei resta pietrificato, Buratto però spazza sulla linea. Seguono un paio di altre azioni pericolose della Giana, col portiere neroverde un po’ in difficoltà. Ma il numero uno dei ramarri è nuovamente decisivo al 37’, parando con un balzo felino una botta ravvicinata ancora di Biraghi. Nulla può, invece, sulla conclusione di Perna, lasciato liberissimo dalla difesa ospite in piena area al secondo minuto di recupero. Il gol riapre in qualche modo la partita, ma a chiuderla definitivamente ci pensa l’arbitro, che un giro di lancette dopo fischia tre volte. E sancisce l’ennesima impresa di un Pordenone più forte dei problemi che continuano a tormentarlo.

Ore 18.20 – (Gazzetta di Reggio) Il primo ad arrivare in sala stampa è uno dei migliori in campo della Reggiana al Mercante, Federico Angiulli. Il centrocampista non ci sta a sentir parlare di una Regia «troppo remissiva nel secondo tempo». È arrabbiato il classe 1992, è arrabbiato per una sconfitta arrivata quando ormai pregustava un punto che avrebbe mosso la classifica, è arrabbiato perché la sconfitta è arrivata non a seguito di un’azione da gol pulita, lineare, ma grazie ad una giocata da fenomeno da parte del capitano giallorosso, Simone Iocolano: «Ormai mancava pochissimo – rimarca Angiulli – dispiace perché un punto a Bassano tutto sommato non sarebbe stato da buttare e perché siamo comunque stati autori di un buon primo tempo, giocato alla pari con i nostri avversari. Nel secondo tempo ci siamo schiacciati troppo, c’erano troppi metri da coprire, ricorrevamo troppo ai lanci lunghi e non riuscivamo a ripartire». Angiulli usa parole morto forti nel giudicare la trasformazione della Reggiana tra primo e secondo tempo. Interrogato a proposito la mezzala non usa giri di parole, né fa ampio ricorso alla diplomazia indicando nelle indicazioni del tecnico Colombo il primo motivo in cui ricercare la trasformazione in negativo: «Io non ci sto a sentir parlare di Reggiana remissiva. Noi abbiamo eseguito quanto ci è stato indicato. Il mister ci ha chiesto di evitare di subire le ripartenze del Bassano e quindi di abbassarci. Però quando ti copri e basta alla lunga paghi. Abbiamo tenuto un atteggiamento da squadra provinciale, che pensa quasi esclusivamente a difendersi. Ma noi non siamo così, non è c’è questo nel nostro dna, la nostra miglior difesa è l’attacco. Per carità, ci siamo difesi bene infatti Perilli non ha compiuto una parata e senza la magia di Iocolano eravamo qui a parlare di un punto guadagnato, però alla lunga stare in bunker è sfiancate. Potevamo essere più bravi a prendere qualche fallo, a far respirare la squadra ed invece la loro difesa molto alta e brava a chiudere ogni spazio dava la possibilità ai centrocampisti giallorossi di pressarci subito, recuperare palla e ricominciare a farla girare». Inevitabile le domande sul mercato. «Io non sento nessun odore di serie B, io e il mio procuratore non sappiamo niente e sinceramente non credo nemmeno di aver disputato una stagione fin qui memorabile da meritarmi un salto del genere. Finché sono qua penso esclusivamente alla Reggiana, se poi dovesse arrivare un’offerta irrinunciabile ci penseremo».

Ore 18.00 – (Gazzetta di Reggio) La Reggiana perde lo scontro diretto di Bassano del Grappa dimostrando di non aver la sciato definitivamente alle spalle il periodo negativo nonostante il successo sull’AlbinoLeffe e il pareggio stretto con l’Alessandria, prima della sosta, facessero presumere il contrario. In casa granata c’è da lavorare, soprattutto per quanto riguarda un reparto avanzato che vede Arma troppo sottotono per essere vero, un Nolé troppo abulico e troppo poco trascinatore, un Giannone che a dispetto delle sue qualità è entrato in campo con un atteggiamento che definire pessimo è poco. A Bassano non ha funzionato nemmeno l’atteggiamento del secondo tempo mentre la fase difensiva, anche grazie al centrocampo, si è confermato un vero e proprio punto di forza. Alberto Colombo fatica quasi a parlare, cerca di glissare ma pare d’accordo con chi sostiene di aver visto una «Reggiana tra le più brutte del campionato». L’allenatore vorrebbe al più presto rivedere il confronto, almeno quanto presto vorrebbe dimenticare le troppe cose che non gli sono piaciute. Un dato è particolarmente significativo, ossia il possesso palla. La Regia è una delle formazioni che ha il miglior dato sul possesso palla di tutto il girone, a Bassano nel secondo tempo la proporzione è stata 75% per i padroni di casa e un 25% per Maltese e compagni: «Difficilmente noi sbagliamo certe partite, anche nelle gare che abbiamo perso o pareggiato in precedenza eravamo stati sicuramente più padroni del campo e del gioco. Chi parla di ottimo primo tempo e di pessima ripresa non mi trova d’accordo. La sensazione che avevo io è che anche nel primo tempo non fossimo la solita Reggiana bensì una squadra troppo lunga e predisposta a subire troppe pericolose ripartenze. Vedevo un Bassano più ordinato, più compatto, potenzialmente più pericoloso. Noi abbiamo sbagliato troppe scelte, gli spazi per far male gli abbiamo avuti ma, guardando ai dati, il loro portiere non è pressoché mai dovuto intervenire nemmeno nella prima frazione. Nella ripresa, invece, siamo letteralmente scomparsi dalla partita, si è verificato il timore che palesavo nei giorni scorsi riferito alla ripresa dopo la sosta. Abbiamo commesso troppi errori anche tatticamente, ci siamo abbassati troppo senza poi avere la forza per ripartire. Mi sembrava quasi che puntassimo a portare a casa il punto. Invece è arrivato il giustissimo gol di Iocolano. Dobbiamo fare ammenda e guardare avanti. Se ho chiesto io di giocare più bassi e coperti? No, se qualcuno ha capito così ha travisato il mio messaggio. Noi non eravamo brillanti, perdevamo tutte le seconde palle, disimpegnavamo troppe volte centralmente. Io ho semplicemente chiesto a Nolé ed Arma, per evitare tutta una serie di situazioni tattiche che ci penalizzavano, anche per merito dei movimenti della loro punta centrale, di evitare di pressare alto ma di aspettare più in linea con i centrocampisti». Il discorso si sposta sui singoli, in particolare Nolé ed Arma ma anche Mogos, Bruccini, Maltese: «Dopo una partitadel genere è assurdo soffermarsi sui singoli. Mercato? Stanotte non riusciremo a dormire, figurarsi fare delle valutazioni dopo una partita del genere. Per i valori che esprime questo campionato, ogni partita ha lo stesso coefficiente di difficoltà dei playoff, non ho mai visto una cosa del genere, e se non saremo attrezzati a tutti i livelli potremmo soffrire molto».

Ore 17.40 – (Gazzetta di Reggio) Il fortino della Reggiana crolla a due minuti dal novantesimo, quando il Bassano trova la vittoria grazie ad un eurogol di Iocolano. Il bunker di Alberrto Colombo regge fino a quel momento, anche per demeriti e sfortuna dei locali che sprecano diverse occasioni colpendo anche una traversa ed un palo. Troppo rinunciataria però questa Reggiana, la stessa che prima della sosta aveva fermato sul pari e con largo merito la lanciatissima Alessandria: se nel primo tempo aveva quantomeno cercato di pungere in contropiede, nella ripresa ha badato sostanzialmente a mantenere il risultato di parità, non facendo i conti con la classe del capitano della squadra veneta. Davanti a Perilli, il trio formato da Spanò, Sabotic e Frascatore, supportato da Mogos e Siega sugli esterni, ha dovuto faticare non poco per arginare gli attacchi dei locali ma ha disbrigato tutte le pratiche, considerato che il gol giallorosso è nato da un’invenzione e non da un errore dello schieramento difensovo granata. Bruccini, Maltese e Angiulli a centrocampo hanno cercato di tenere compatta la squadra, ma a Nolè ed Arma sono arrivati pochissimi palloni giocabili; tanto che al termine di novantacinque minuti di gioco si conterà un solo tiro nello specchio della porta. LA PARTITA. Il Bassano prova ad imporre ritmo alla gara fin dalle prime battute: già al 2′ Candido approfitta di una palla persa di Bruccini e s’invola verso Perilli, costringendolo al primo intervento della sua gara. Al 4′ arriva la risposta della Reggiana, ma il tiro dal limite di Nolè (parato da Rossi in due tempi) resterà un fuoco di paglia. L’unico a riprovarci, in due occasioni, è Angiulli, ma il centrocampista né al 6′ né al 31′ riesce ad inquadrare lo specchio della porta. Meglio riesce a fare il Bassano, che poco prima della mezz’ora con un tiro di Iocolano dall’interno dell’area chiama Perilli al secondo intervento di giornata. L’ultima ora di match si gioca soltanto nella metà campo granata, al punto che la Reggiana non riuscirà più a concludere verso la porta di Rossi. Già nel finale della prima frazione i locali mostrano segnali di crescita, ma se al 41′ Iocolano non riesce a deviare in rete un cross dalla destra di Falzerano, al 46′ sugli sviluppi dell’ennesimo calcio d’angolo Barison calcia addosso a Perilli da pochi passi. Nella ripresa la pressione del Bassano aumenta da subito. Colombo prova a gettare nella mischia Giannone al posto dell’ex Nolè (applaudito dal pubblico veneto), ma al 16′ è ancora il Bassano a sfiorare il gol con Candido che, da posizione favorevole, calcia alto su cross del solito Falzerano. La Reggiana viene poi salvata, due volte, dai legni: al 21′ Misuraca raccoglie una verticalizzazione di Candido ma colpisce la traversa mentre al 32′ un tiro da fuori del subentrato Voltan scheggia il palo alla sinistra di Perilli. Nel frattempo Colombo manda in campo anche Bartolomei al posto di Maltese, un cambio che non evita il gol locale che arriva grazie ad un colpo di genio di Iocolano: è il 43′ quando il capitano, entrato in area, lascia partire un destro che finisce all’incrocio dei pali beffando Perilli. Loi per Bruccini è l’ultima mossa di Colombo, in ogni caso tardiva considerato che fino a quel momento i suoi avevano badato sostanzialmente a difendere un altro pareggio contro una diretta concorrente. Così, dopo quattro minuti di recupero il Bassano può festeggiare un successo che avvicina i veneti al primato, mentre la Reggiana torna a perdere dopo due pareggi ed una vittoria, allontanandosi nuovamente dalla zona play off.

Ore 17.20 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Servono 87 minuti al Bassano per scardinare la difesa della Reggiana. Poi capitan Iocolano inventa un euro-gol alla Del Piero e i giallorossi danno il benvenuto al nuovo anno con una vittoria fondamentale (1-0). Meglio di così non poteva andare. Il Cittadella cade in casa contro il SudTirol, l’Alessandria non va oltre il pari col Padova e la squadra di Sottili si porta a -1 dalla coppia in vetta. Al «Mercante» si trovano davanti le due squadre che hanno animato la semifinale playoff della scorsa stagione. La prima del 2016 coincide con l’ultima del girone di andata e Sottili si affida alla freschezza del giovane Fabbro come terminale offensivo, supportato da Falzerano e Candido con capitan Iocolano a dare il solito apporto qualitativo. L’esperto Pietribiasi parte dalla panchina contro la difesa emiliana, sin qui la più solida del girone. Proprio il baby talento si rende subito pericoloso in avvio di gara: pochi secondi e si trova a tu per tu con Perilli, ma il rasoterra viene bloccato. Dall’altra parte gli emiliani si fanno vedere con l’ex Nolè (applauditissimo) e con Angiulli entrambi protagonisti di tiri dalla distanza che Rossi controlla senza troppe difficoltà. Dopo le fiammate iniziali, le formazioni prendono le misure: il Bassano prova spesso a lanciare Fabbro, gli ospiti controllano e cercano spazi nelle ripartenze. Manca sempre l’ultimo passaggio e le sole occasioni degne di nota sono alcuni calci da fuori che non inquadrano lo specchio della porta.
Sul finale di tempo l’occasione più ghiotta della frazione è sui piedi di Iocolano, che tutto solo a porta sguarnita manca la deviazione su assist di Falzerano.
Nella ripresa il tema della partita non cambia. I padroni di casa fanno la gara, la Reggiana si difende con ordine e sfrutta le ripartenze. L’impressione è che per sbloccare il match serva il classico episodio. I calci d’angolo a ripetizione battuti dai giallorossi non portano a molto e quando anche il Bassano arriva in condizione di segnare l’imprecisione diventa protagonista. Come al 16esimo del secondo tempo quando Candido da due metri mette alto il tap-in su cross dal fondo di Falzerano. Nell’ultimo quarto d’ora Sottili getta nella mischia Pietribiasi e Voltan. L’ex Padova entra subito in partita scheggiando il palo con un bolide dal limite. Il forcing virtussino non porta a molto allora serve un’invenzione del giocatore più talentuoso. Mancano 2’ allo scadere, Iocolano estrae dal cilindro la perla piazzando la palla all’incrocio da posizione defilata. Un’autentica magia dal sapore di alta classifica.

Ore 16.50 – Lega Pro girone A, fischio finale: Pavia-FeralpiSalò 2-2, Pro Piacenza-Lumezzane 1-0.

Ore 16.30 – (Gazzettino) È amaro il titolo di campione d’inverno conquistato dal Cittadella (in coabitazione con l’Alessandria) perchè arriva dopo il secondo ko di fila al Tombolato. Festeggia invece – e ne ha tutte le ragioni – il Sudtirol che concede il bis dopo il blitz all’Euganeo e torna in piena corsa nella lotta per le prime posizioni. Venturato temeva particolarmente il ritorno al calcio giocato dopo la sosta natalizia. Ed è stato buon profeta. La squadra granata ha pagato soprattutto le disattenzioni in fase difensiva dove l’assenza dei due centrali titolari (Scaglia squalificato, Pascali infortunato) si è fatta particolarmente sentire. Ma anche nello sviluppo dell’azione la manovra è apparsa meno fluida del solito, senza contare che la scelta di puntare in attacco sul neo acquisto Bonazzoli al fianco di Litteri non ha prodotto i risultati sperati, anzi. La fisicità dei due giocatori ha reso un po’ troppo prevedibili le geometrie offensive e favorito il compito della retroguardia ospite, molto attenta sempre a tenere la linea alta. E dire che la partita era iniziata nel migliori dei modi per il Cittadella. Dopo neanche un minuto Chiaretti ha infatti firmato il gol del vantaggio raccogliendo la corta respinta di un avversario su cross basso di Paolucci. Bravo il brasiliano ad addomesticare il pallone con il destro e a calciare di prima intenzione con il piede mancino, trovando lo spiraglio giusto per battere Miori. Dopo il vantaggio i granata hanno badato principalmente a gestire il risultato. La tattica ha funzionato fino a quando una verticalizzazione per Tulli (28’) ha messo i brividi a tutto lo stadio e fatto capire che il Sudtirol voleva giocarsi fino in fondo la partita. Il numero 11 degli ospiti ha prima dribblato il portiere in uscita e poi si è allargato sulla sinistra per evitare il ritorno di Salvi, quindi ha calciato a colpo sicuro ma nel frattempo Alfonso era rientrato tra i pali e quasi d’istinto è riuscito a deviare millimetricamente la sfera sulla traversa. La truppa di Stroppa ha cominciato a prendere più coraggio. E in avvio di ripresa lo stesso Tulli ha trovato il guizzo per acciuffare il pareggio. L’1-1 non ha modificato l’atteggiamento troppo morbido dei granata. E il Sudtirol ne ha subito approfittato per sfiorare il sorpasso con Kirilov: bravo nell’occasione Alfonso a sventare la minaccia. Nulla però ha potuto il portiere di casa sul destro radente di Cia (10’) dopo un’azione insistita sulla destra che la difesa di casa non è riuscita colpevolmente a disinnescare. Il doppio schiaffo ha svegliato il Cittadella che al 16’ ha trovato la rete del 2-2: angolo di Paolucci, batti e ribatti in area e staffilata vincente di Litteri. A quel punto nessuna delle due squadre ha dato l’impressione di accontentarsi del pareggio. Venturato, che in precedenza era stato costretto a sostituire Paolucci (problema muscolare) con Lora, ha tolto Benedetti e inserito Minesso, passando a un più offensivo 3-5-2. E il pallone per cambiare il volto alla gara è capitato sui piedi di Lora che da posizione favorevole ha però alzato la mira. A pescare il jolly è stato invece Stroppa mandando in campo l’attaccante Gliozzi che al 39’ si è conquistato il rigore (ingenuo e forse anche inutile il fallo di Salvi, poi espulso) e ha trasformato con freddezza il tiro dal dischetto, condannando il Cittadella alla sconfitta.

Ore 16.20 – (Gazzettino) Amaro inizio del 2016 per il Cittadella che perde l’ultima partita del girone di andata con il Sudtirol, dopo essere passato in vantaggio nei primissimi minuti. Il tecnico granata Roberto Venturato spiega questo match dai due volti: «Nel primo tempo abbiamo giocato con l’atteggiamento corretto per affrontare un avversario con temperamento e qualità come il Sudtirol. Siamo stati propositivi trovando subito il gol del vantaggio e abbiamo rischiato poco. Si sarebbe potuto anche fare di più in fase offensiva, oltre a gestire la palla, ma non siamo riusciti a verticalizzare. Nella ripresa, invece, abbiamo preso gol subìto commettendo un grave errore e anche la seconda rete si poteva evitare. Loro sono stati più bravi di noi attaccando gli spazi in profondità e dando ritmo e intensità al gioco, mentre noi non siamo riusciti a farlo». L’allenatore non trova spiegazione su questa incapacità dimostrata nei confronti di una concorrente di alta classifica. «Il Cittadella finora nei confronti diretti ha sempre saputo produrre qualcosa di importante. Questa volta non ci siamo riusciti e bisogna capire i motivi per porre rimedio». E guarda avanti: «Non possiamo essere contenti, ora la rabbia deve farci trovare il piglio giusto per ripartire come abbiamo fatto in questo campionato sapendo proporre il nostro gioco e gestire la partita. Il campionato è ancora lungo e noi dobbiamo ritrovare i nostri equilibri». Sui singoli, Venturato si limita a precisare: «Credo che a Cremona De Leidi sia stato il migliore in campo. Sulle fasce Salvi e Benedetti finora hanno fatto bene. Bonazzoli aveva disputato quattordici partite a Siena e con questo campo pesante poteva darci una mano e tenere palla davanti. Ho fatto le scelte tenendo conto che il Sudtirol ha giocatori alti dietro. Evidentemente in campo non siamo riusciti a fare ciò che era nelle nostre intenzioni. Dobbiamo capire ciò che non ha funzionato nel secondo tempo». Daniel Cappelletti è chiaro: «Abbiamo fatto nella ripresa esattamente il contrario di ciò che ci eravamo detti durante l’intervallo. Il gol preso a freddo non ci ha favoriti ed è arrivato anche il secondo. Siamo riusciti a reagire e pareggiare, ma il rigore e l’inferiorità numerica hanno compromesso il risultato. Non ritengo si tratti di un calo fisico, ma è una questione mentale. Ero contento del primo tempo, ma nella ripresa siamo andati sotto. Paolucci e Benedetti erano acciaccati, ma ciò non basta per giustificare la sconfitta». Sull’episodio del rigore, conclude: «Ero vicino, ma la dinamica non è facile da spiegare. Alfonso stava per prendere il pallone quando c’è stato contatto fra Salvi e Gliozzi». Filippo Lora è entrato a metà della ripresa e sul 2-2 ha avuto la palla buona su assist di Litteri per portare in vantaggio i granata. «Potevo fare meglio – ammette il centrocampista di scuola Milan – ho provato ad anticipare il pallone perchè il campo era bagnato e mi sono trovato sbilanciato calciando alto». Sulla partita, continua: «Stavamo vincendo e invece abbiamo perso malamente. L’avversario ha saputo approfittare di un nostro calo. È doverosa una analisi per trarre le giuste considerazioni. Dopo l’intervallo avremmo dovuto essere più concentrati e convinti nei nostri mezzi».

Ore 16.00 – Lega Pro girone A, fischio finale: Cuneo-Cremonese 0-0. Finiti anche i primi tempi delle sfide iniziate alle 15.00: Pavia-FeralpiSalò 1-1, Pro Piacenza-Lumezzane 0-0.

Ore 15.50 – (Mattino di Padova) Partiamo dalla nota positiva, visto che è una sola e si fa presto a liquidarla: il Cittadella resta in vetta insieme all’Alessandra nonostante la sconfitta subita dal Sudtirol. Il pareggio del Padova in casa dei piemontesi regala il primo posto agli uomini di Venturato, che hanno gli stessi punti dei rivali, ma devono cedere lo scettro di campioni d’inverno all’Alessandria in virtù della differenza reti (in questo caso non vale lo scontro diretto dello scorso 31 ottobre vinto dai granata). Stop. Per il resto, il diluvio del Tombolato lascia negli occhi più di un motivo di rammarico. Contro il Sudtirol di Giovannino Stroppa i granata durano un solo tempo. Nella ripresa si concretizza l’inatteso crollo, figlio di un evidente calo nella tensione mentale. Ecco così arrivare la seconda sconfitta casalinga consecutiva dopo quella con la FeralpiSalò. Un k.o. in rimonta che ha molti padri: da una difesa inedita che si è fatta sorprendere dalle rapide verticalizzazione altoatesine; alla condizione precaria dei giocatori della catena di sinistra, formata da Benedetti e Paolucci, non a caso entrambi costretti a uscire anzitempo; dall’esperimento Sgrigna in cabina di regia: il giocatore non ha perso palloni ma non ha nemmeno fatto il filtro necessario davanti alla retroguardia che solitamente offre Iori; alla scelta di Bonazzoli, subito mandato in campo accanto a Litteri, una decisione dettata anche dal terreno pesante, ma che non ha pagato, visto l’apporto limitato offerto alla manovra dal centravanti mantovano, mai servito dalle fasce per sfruttare le sue doti. E si arriva infine all’ingenuo rigore regalato nel finale da Salvi, che ha trattenuto Gliozzi facendosi espellere: Alfonso era già sul pallone, l’intervento, che ha portato al 2-3, era del tutto evitabile. Chiaretti illude. Pronti via e il Citta è già in vantaggio. Gran parte del merito è di Chiaretti che, rientrato da meno di una settimana dalle vacanze in Brasile, mostra di essersi ricaricato a dovere. È lui a rubar palla sulla trequarti avversaria e a lanciare Schenetti sulla destra: il pallone messo in mezzo dal numero 7 granata è respinto in qualche modo dalla difesa e arriva proprio al fantasista carioca, che stoppa la sfera appena dentro l’area e di sinistro trafigge Miori. È il quarto gol stagionale per lui, il primo realizzato al Tombolato. Di fatto, però, la gara non si sblocca e di occasioni se ne vedono poche. Gli uomini di Venturato tengono bene il campo. La difesa, reparto sotto osservazione viste le contemporanee assenze di Scaglia e Pascali, nella prima frazione regge, con Cappelletti e De Leidi attenti e bravi ad accorciare. C’è una sola sbavatura, con Tulli che ruba il tempo a Salvi e s’infila in area, ma nel tentativo di dribblare Alfonso perde troppo tempo e permette al portiere di tornare fra i pali e deviare sulla traversa la successiva conclusione. Il crollo. La ripresa è una fotocopia a parti invertite. Perché il Citta lascia la testa nello spogliatoio, mentre il Sudtirol spinge e passa. Dopo appena 45” è ancora Tulli a infilarsi indisturbato nella retroguardia di casa e a superare Alfonso in diagonale. Passano neanche 10 minuti ed è Kirillov a intrufolarsi sul centrosinistra, e a offrire a Cia il pallone che porta al sorpasso biancorosso. Ma pure in questo caso la domanda è sempre la stessa: dov’era la difesa granata? La reazione c’è, per quanto blanda. Paolucci, al volo, su assist del vivace Litteri, trova il corner da cui poi giunge il 2-2 degli uomini di casa, siglato in mischia, dopo un furioso batti e ribatti, proprio dall’ex bomber della Ternana, al settimo sigillo stagionale. Escono Benedetti e Paolucci, acciaccati, e Venturato sperimenta un 3-4-1-2 inusuale, con Minesso e Schenetti esterni. C’è spazio ancora per un’azione pericolosa per parte, senza che Lora e Gliozzi trovino il bersaglio, ma la gara pare incanalarsi verso un pareggio in grado di accontentare entrambe le contendenti. Non è così: Salvi trattiene Gliozzi in area. Rigore trasformato dallo stesso attaccante. 2-3. Il Citta resta in vetta, ma c’è poco da festeggiare. E per una volta bisogna ringraziare i cugini del Padova.

Ore 15.40 – (Mattino di Padova) Roberto Venturato esce dallo spogliatoio quando la partita è finita da quasi un’ora. Ma alla squadra non ha ancora detto nulla. Della seconda sconfitta casalinga consecutiva parlerà alla ripresa degli allenamenti, quando avrà (probabilmente) sbollito la rabbia per una gara analizzata subito dopo il fischio finale assieme al suo staff. E che ha avuto un andamento opposto a quello preparato. «Nel primo tempo eravamo anche partiti forte», spiega il tecnico granata. «Dopo il gol potevamo anche essere più propositivi e cercare di affondare, invece di gestire solamente la partita. Ma nel complesso abbiamo fatto bene, rischiando anche poco. Nella ripresa mi aspettavo che aumentasse la nostra aggressività, invece abbiamo subito gol su una palla banale. Un errore grave che ha condizionato il nostro atteggiamento. Loro sono stati più bravi, hanno fatto quello che dovevamo fare noi, con ritmo e intensità. Anche il secondo gol subito potevamo evitarlo. Ci siamo messi a 5 in difesa per contenere i loro giocatori più rapidi, ma dopo aver trovato il pareggio un altro errore ci ha condannato». Ancora una volta al Cittadella manca la continuità di prestazione per l’intera partita. Un difetto che, se in altre occasioni non era stato fatale, questa volta è costato la partita. «Io credo che nel complesso, finora, abbiamo fatto gare importanti. In quest’occasione potevamo fare meglio, dobbiamo cercare di capire cosa non è andato e trovare la soluzione. Occorre avere rabbia e determinazione per riprendere con caparbietà quello che è stato il filo conduttore della stagione. Tutti abbiamo colpe, io per primo, ma dobbiamo mantenere l’equilibrio visto che manca l’intero girone di ritorno». Si rimprovera qualche scelta di formazione? Molti sono rimasti stupiti dalla presenza di Bonazzoli dal primo minuto». «Bonazzoli ha fatto 14 partite nel girone d’andata e contro il Sudtirol poteva essere utile, visto il campo pesante, per tenere palla. In più loro hanno difensori molto alti e per questo volevo avere due centravanti che facessero salire la squadra. Dovevamo stare alti ma non ci siamo riusciti, nonostante ci avessimo lavorato in settimana». Hanno pesato molto le assenze in difesa? «No, visto che De Leidi a Cremona era stato tra i migliori in campo e Salvi e Benedetti hanno sempre giocato. La prima gara dell’anno nuovo riserva sempre insidie e noi abbiamo sbagliato completamente l’approccio nella ripresa». È preoccupato per questo? «Credo che dovremo riflettere con attenzione e risolvere velocemente ciò che non va nella testa e nelle cose che facciamo. Dobbiamo accettare la sconfitta e capire ben presto perché è arrivata».

Ore 15.30 – (Mattino di Padova) Sul 2-2 ha avuto l’occasione per cambiare volto alla partita. Quel gol sarebbe stato il giusto premio dopo tanti sacrifici e tante panchine. Invece Filippo Lora, entrato nella ripresa al posto dell’infortunato Paolucci (vittima di un risentimento muscolare all’inguine destro), ha visto la palla appoggiatagli da Litteri salire sopra la traversa. «Stava correndo via e ho provato ad anticipare la conclusione, ma l’ho colpita col corpo all’indietro ed è finita alta» spiega il centrocampista granata. Un episodio che non modifica la disamina della partita. «Il Sudtirol è un’ottima squadra, che sa giocare bene ed è ben attrezzata. Ma c’è stato un nostro calo di concentrazione» ammette Lora. «Non è la prima volta che si verifica, dobbiamo capire cosa fare per evitare che riaccada». La sconfitta non cambia i programmi di Venturato: il gruppo resterà a riposo oggi e domani e tornerà ad allenarsi martedì.

Ore 15.10 – (Corriere del Veneto) Un buon inizio, poi il calo sempre più netto e il crollo nel finale. Che pesa e che regala il meritato successo al SudTirol. Mai doma, la squadra guidata da Giovanni Stroppa, capace di espugnare pure il «Tombolato» dopo aver già violato l’«Euganeo» alla quinta giornata del girone di andata (ieri si giocava l’ultima giornata). Così gli altoatesini rafforzano il loro sesto posto in classifica con cui si erano presentati alla partita di ieri, in attesa che la giornata di campionato si completi oggi. Finisce 3-2, il Cittadella cade, ma è ugualmente campione d’inverno. Pesano parecchio le assenze a Roberto Venturato che vede crollare i suoi dopo un buon primo tempo e che si prende le responsabilità della sconfitta. «La chiave della partita è tutta nell’inizio del secondo tempo – spiega l’allenatore granata – Siamo partiti e dopo 30-40 secondi abbiamo subito preso gol perdendo una palla banale che ha condizionato l’atteggiamento della squadra. Credo che il Cittadella abbia sempre fatto partite importanti fino ad oggi. Poi nel secondo tempo potevamo fare meglio è vero, dobbiamo capire perché è successo quello che ci ha portato a perdere la partita. Ora dobbiamo mantenere la rabbia di questo insuccesso come carica per poter conquistare risultati positivi nelle prossime partite. Abbiamo tutti delle colpe, in primis io, ora dobbiamo mantenere equilibrio ed essere propositivi». Una lettura equilibrata, quella di Venturato, che rispecchia l’andamento del match e quanto accaduto nel corso dei novanta minuti. Tutto d’un fiato. Vantaggio granata al 2’, con un’azione personale di Chiaretti che indovina l’angolo giusto. Il SudTirol pareggia a inizio ripresa con un bello spunto tecnico di Tulli, poi Cia completa la rimonta col sorpasso per 2-1 degli altoatesini al 9’ della ripresa approfittando di un clamoroso svarione collettivo della difesa del Cittadella. I granata, però, non ci stanno, Litteri in mischia firma il 2-2. Poi, ecco la beffa: al 38’ Salvi stende Gliozzi in area, fallo su chiara occasione da gol e calcio di rigore. Sul dischetto lo stesso Gliozzi che non sbaglia e trasforma il definitivo 3-2: «Un peccato aver iniziato male il secondo tempo – sottolinea Daniel Cappelletti del Cittadella – entrambi i gol sono arrivati dalla mia parte e il mio rammarico è quello di non essere stato “cattivo” come magari dovevo essere. Il rigore non è mai colpa del singolo, ma è dato da una serie di situazioni che si concatenano».

Ore 14.50 – (La Provincia Pavese) Il weekend in campo rallenta le trattative sul mercato che riprenderanno a pieno regime da stasera. In casa Pavia l’attenzione rimane concentrata sul reparto di centrocampo dove ci sarà un profondo intervento. Un mediano di quantità a fianco del neo arrivato Giuseppe Pirrone è uno degli obiettivi di mercato della società. In contemporanea si lavora per due esterni. Rimane valida la pista Valerio Foglio con il quale c’è un accordo con il Mantova e la volontà del giocatore di approdare al Pavia. In cambio Andrea Cristini è pronto al prestito fino a giugno in maglia biancorossa, mentre manca una seconda pedina da inserire in quest’operazione, come vuole il Pavia. Dopo il no definitivo al suo trasferimento a Mantova di Mattia Marchi, che a questo punto potrebbe rimanere fino a giugno a Pavia, rimane da valutare l’ipotesi Martin. Secondo le voci che arrivano da Mantova le due società si dovrebbero reincontrare martedì per trovare un’eventuale soluzione. Per il centrocampo smentito da Pavia l’interesse per giocatori giovani come Alessandro Mastalli, 19enne tornato al Milan dopo un’esperienza non fortunata al Lugano di Zeman, o per esperti come l’ex Palermo e Genoa Mario Alberto Santana, che da svincolato si è allenato nelle scorse settimane con la Pro Patria. Sul fronte attacco il Pavia è in stand by in attesa di novità da Nando Sforzini, che per ora attende una chiamata dalla B per rimanere in categoria (ci sarebbe un’ipotesi Salernitana). In caso, invece, di discesa in Lega Pro il discorso con gli azzurri è più che avanzato. Influenzato e non convocato oggi il secondo di Facchin, Gianmarco Fiory (al suo posto il dodicesimo sarà Andrea De Toni), che secondo radiomercato sarebbe nel mirino dell’Aquila.

Ore 14.30 – (La Provincia Pavese) Un avversario ostico fuori casa, tanti giocatori fuori tra infortuni (ultimo Alessandro Marchi) e squalifiche (Malomo) e nuovi non ancora pronti. Il debutto di Fabio Brini sulla panchina del Pavia non si preannuncia dei più facili oggi con la Feralpi (ore 15), ma lui pare non scomporsi. «E’ vero, i problemi ci sono – dice l’allenatore azzurro – ma sono certo che chi andrà in campo farà bene anche se non sarà impiegato nel suo ruolo naturale». Brini sembra escludere l’impiego, almeno nella formazione di partenza, dei tre nuovi arrivi Grillo (peraltro già fermo da qualche giorno), Manconi e Pirrone, tutti arrivati dalla B: «Quando si prendono giocatori da altri campionati, con soste diverse rispetto alla Lega Pro, si sa che non sono pronti. Metterli subito in campo vuol dire rischiare. Avranno un’altra settimana di lavoro. Qualcuno magari verrà in panchina e comunque ho ancora tempo per decidere». Il centrocampo è ridotto ai minimi termini – visto il forfait di Marchi che si è aggiunto a quelli di Marco Cristini, Bellazzini, mentre Carraro non è ancora disponibile – e quindi è stato nuovamente convocato La Camera che a questo punto dovrebbe fare coppia con Pavan in mezzo. Dietro invece i due centrali dovrebbero essere Biasi e Siniscalchi. Per gli esterni alti del 4-4-2 Brini potrebbe affidarsi a Grbac e Martin, forse a piedi invertiti (il mancino Martin sulla destra e viceversa), in attacco come al solito Cesarini e Ferretti. Il mister si attende altri interventi di mercato («Ci sono ancora operazioni da fare») e sembra apprezzare quei giocatori «in grado di interpretare più ruoli, in modo da cambiare assetto tattico eventualmente durante la gara». Nonostante le assenze mostra fiducia: «Ho trovato una squadra motivata, partecipe, che aveva voglia di lavorare e questo è importante per l’allenatore. Del lavoro fatto in queste settimane usufruiremo pian piano». Di fronte ci sarà una FeralpiSalò priva del bomber Romero, ex azzurro, ma che si presenta al Fortunati con un ruolino di marcia impressionante in trasferta: 6 vittorie e 2 pareggi. «E’ una squadra concreta, che sa quello che vuole – dice Brini – e lascia pochi spazi». E’ la gara che chiude l’andata, poi inizierà il ritorno «che è sempre un’altra musica: rispetto all’andata ci saranno più squadre che baderanno al risultato». Intanto il ko del Cittadella e la frenata dell’Alessandria danno al Pavia la possibilità di salire a -3 dalla vetta.

Ore 14.10 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Turnover sì ma la qualità della prestazione, e soprattutto il risultato, non dovranno cambiare. Nella seconda giornata di ritorno il Venezia vicecapolista fa visita – ore 14.30 – alla cenerentola Sacilese (ultima con appena 7 punti, reduce da 9 ko di fila) e il tecnico Giancarlo Favarin vuole scongiurare sul nascere ogni sciagurata ipotesi di rilassamento. «Guai a dare troppo per scontata la gara odierna – afferma infatti l’allenatore arancioneroverde -. Affrontiamo una squadra tutta nuova, non la conosciamo e il fatto che arrivi da una lunga serie di sconfitte dev’essere per noi un campanello d’allarme, uno stimolo per indirizzare subito il match sui binari a noi più congeniali». Quest’ultimo è l’obiettivo di sempre di un Venezia che, dopo le goleade contro Giorgione e Triestina, mercoledì scorso ci ha messo un’ora per piegare la resistenza del Dro. La quarta vittoria di fila ad ogni modo è arrivata confermando il -1 dal Campodarsego. «Abbiamo portato a casa altri tre punti al termine di una sfida difficile. È chiaro, ora confidiamo anche nel fatto che l’Este renda la vita dura al Campodarsego, ma prima di tutto siamo noi a non poter sbagliare nulla a Sacile». Come previsto in terra friulana ci saranno parecchie novità di formazione… «Direi che è il momento, ho una rosa di 24-25 titolari e molti oggi avranno una grande possibilità che sono certo vorranno sfruttare al massimo. Negli allenamenti vedo grande qualità e fame. Tutti vogliono giocare, sta a me guardare il capello e capire chi può dare un quid in più al Venezia». Dal primo minuto esordiranno Volpicelli e Lattanzio, con il primo già decisivo contro il Dro entrando in corsa. «Darò una bella «sforbiciata» alla formazione perché voglio che ogni giocatore si senta responsabilizzato e parte dell’ingranaggio di un Venezia che vuole solo vincere».

Ore 14.00 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) Ecco la parolina magica: turnover. Giancarlo Favarin è pronto a giocarsi le sue carte, anche se sul tavolo non si scopre. Non scopre i suoi assi nella manica, lascia solo intuire quello che potrebbe accadere, senza però sbilanciarsi più di tanto. Oggi si gioca a Sacile alle 14.30, la Sacilese (ultima in classifica) sembra un ostacolo facile da superare, ma è bene non dare nulla per scontato a che in un campionato sui generis come quello di Serie D. L’occhio va anche a quello che accadrà a Este, perché prima o poi la matricola terribile Campodarsego dovrà per forza fermare la sua folle corsa imbattuta. Fra le due contendenti c’è un solo punto e il Venezia vuole tornare in testa. «Magari potrebbe essere la volta buona che arrivino buone notizie da Este – sorride Favarin – ma non ci contiamo più di tanto. Se mai dovesse essere, ne saremo felici, ma prima di tutto dobbiamo vincere noi. Poi se il Campodarsego non si fermerà, c’è sempre lo scontro diretto del “Penzo” in febbraio… ». L’Este è terzo in classifica, la Sacilese non può fare paura. In mezzo agli ultimi allenamenti, qualche indicazione sul possibile turnover arriva. Chi potrebbe giocare e chi potrebbe restare fuori? I dubbi restano. Probabilmente ci sarà spazio per Ferrante, magari per Calzi, forse per Volpicelli, Lattanzio e Chicchiarelli. Potrebbe stare fuori Serafini per un attacco più rapido? Per ora risposte non ce ne sono. Qualcosa, comunque, l’allenatore lo dice. «Ci sarà qualche rotazione – ammette – adesso vedremo quante e riguardanti chi. Abbiamo giocato a metà settimana, ho una rosa importante e che mi offre ottime garanzie anche nei ricambi. Dovremo fare attenzione a tante cose, questa secondo me è una partita anche più difficile delle altre. Anche la più difficile, per certi versi». Favarin sottolinea l’importanza della vittoria col Dro. «Quando si torna a giocare dopo le feste le prime uscite sono sempre un’incognita, soprattutto la prima partita – spiega il tecnico – Magari non è stata la nostra miglior prestazione, ma sono contento che siamo riusciti a portare a casa il risultato. Psicologicamente ci voleva, è stato un passo avanti che ci dà forza e morale sotto tutti i punti di vista. Il campionato è lungo, ogni partita d’ora in avanti assume un’importanza fondamentale, anche perché stiamo facendo una corsa a due col Campodarsego». I convocati ieri pomeriggio da Favarin: Andreatta, Bortolin, Vicario, Luciani, Ferrante, Beccaro, Cernuto, Modolo, Taddia, Galli, Calzi, Soligo, Acquadro, Callegaro, Gualdi, Chicchiarelli, Innocenti, Lattanzio, Maccan, Serafini,Volpicelli. La Sacilese non può fare paura. Però in settimana si è mosso qualcosa relativamente al mercato dei friulani. Il club, che ha ridotto il proprio budget e che ha ringiovanito la rosa già in estate, ha comunicato di aver tesserato Djily Thiam (attaccante senegalese) e Julian Wajnsztejn (centrocampista argentino con passaporto polacco). I tesseramenti dei due nuovi giocatori si aggiungono a quelli di Tiziano Slongo e Michael Bottone, già impiegati dal tecnico a San Martino di Lupari. Difficile capire se i due nuovi arrivi saranno in panchina. Decisione finale solo stamattina, dopo un ultimo provino.

Ore 13.50 – (La Nuova Venezia) Vincere, non c’è altra soluzione. Venezia a Sacile, i tre punti sono d’obbligo tra la “macchina da gol” di Favarin e l’ultima della classe, che ha già un piede in Eccellenza, con una squadra costellata di giovani rinforzata dopo la fuga generale da alcuni innesti di esperienza. Ancora troppo poco per poter reggere, sulla carta, alla forza d’urto del Venezia, anche se Favarin ha annunciato una rotazione tra i suoi giocatori. Occhi a Sacile e orecchie a Este, dove sarà impegnata la capolista Campodarsego: il Venezia sogna il sorpasso. Turnover deciso a tavolino, ma alcune assenze anche forzate, a Marcolini e Di Maio non al top, si sono aggiunti Fabiano e Carbonaro, non al meglio della condizione, rimasti a casa insieme a Busatto e Cangemi. Lattanzio e Volpicelli dovrebbero partire dall’inizio, l’assenza di Carbonaro potrebbe spianare la strada al ritorno di Maccan, a meno che Favarin non opti per Chicchiarelli, schierando Calzi e Soligo insieme a centrocampo. Idem per la difesa, anche se la coppia Modolo-Cernuto dovrebbe essere riconfermata: ballottaggio Ferrante-Luciani a destra, Galli-Taddia a sinistra. Quanta alla Sacilese, stagione con grandi rivoluzioni, tanto è vero che nessuno nell’undici di partenza odierno era in campo a San Donà a inizio settembre (0-4). Due avvicendamenti societari, l’ultimo a fine dicembre con l’arrivo di una cordata laziale, tre allenatori (Bisoli, Siletti e adesso Lombardi), un via e vai di giocatori nemmeno fosse la stagione di Roma Termini, gli ultimi per puntellare una rosa “green”, come Slongo e Bottone, che hanno già esordito mercoledì a San Martino di Lupari, come il centrocampista Julian Wajnsztejn, argentino con passaporto polacco, e l’attaccante senegalese, classe 1997, Dijy Thiam, che dovrebbero esordire proprio contro il Venezia. Sacilese ultima in classifica, un filotto aperto di nove sconfitte consecutive, una sola vittoria all’attivo (1-0 ad Abano, 20 settembre, gol di De Martin) e la zona playout lontana 11 punti con 50 reti già incassati, quasi quanti ne ha realizzato (45) il Venezia. Così in campo ore 14.30. Sacilese (3-4-3): 1 Nutta; 5 Vecchio, 6 Slongo, 3 Castellano; 2 Pederiva, 4 Bianchini, 8 Wajnsztejn, 7 Barbui; 10 Thiam, 9 De Martin, 11 Bottone. A disposizione: 12 Uccheddu, 13 Montagner, 15 Impaliazzo, 16 Caldarelli, 17 Cavriari, 18 Dullius, 19 Zuliani, 20 Possamai. Allenatore: Stefano Lombardi. Venezia (4-2-3-1): 1 Vicario; 2 Ferrante, 5 Modolo, 6 Cernuto, 3 Galli; 4 Calzi, 8 Acquadro; 11 Lattanzio, 10 Serafini, 7 Volpicelli; 9 Maccan. A disposizione: 12 Andreatta, 13 Luciani, 14 Beccaro, 15, Taddia, 16 Soligo, 17 Callegaro, 18 Gualdi, 19 Chicchiarelli, 20 Innocenti. Allenatore: Giancarlo Favarin. Arbitro: Gentile di Seregno.

Ore 13.30 – (Gazzettino) Un derby tutto da gustare. L’appuntamento clou della seconda giornata di ritorno va in scena oggi alle 14.30 allo stadio di Este per la super sfida tra i giallorossi, terza forza del campionato, e il Campodarsego che comanda la classifica. Tra le due compagini ci sono 11 punti di differenza, in realtà entrambe stanno disputando un campionato straordinario. L’Este è imbattuto a domicilio dove ha vinto le ultime sette partite ed è stata l’unica squadra capace di battere (fuori casa) il Venezia, mentre il Campodarsego non ha mai conosciuto la sconfitta (record condiviso con il Parma) e in trasferta si è aggiudicato 25 punti su 27 disponibili. Insomma, lo spettacolo è assicurato. Ecco Andrea Pagan, che sconterà l’ultimo dei due turni di squalifica (in panchina andrà Tiozzo): «È una partita con un fascino particolare essendo un derby d’alta classifica, e questo fa onore alla provincia di Padova. Il Campodarsego sta disputando una stagione strepitosa e merita i complimenti, ma anche noi stiamo facendo molto bene e questa sfida sarà una bella vetrina, da affrontare comunque con il giusto equilibrio. Ho visto i ragazzi molto sereni e carichi, ho tutti a disposizione e potrò schierare la formazione migliore». Dopo avere battuto il Venezia, i giallorossi ci tengono a un altro scalpo illustre. «Conosciamo il nostro potenziale, ce la giocheremo fino all’ultimo minuto come è stato con il Venezia. Dobbiamo essere all’altezza dell’appuntamento e sono molto fiducioso. Non ci saranno tatticismi, andremo in campo per vincere e per consolidare il nostro terzo posto. Mi auguro che i tifosi possano vedere un grande spettacolo». In casa Campodarsego sono recuperati gli influenzati Poletti e Pelizzer, quindi tutti a disposizione. Così il tecnico Antonio Andreucci: «Sarà un bel derby, nel quale conterà l’aspetto tattico. L’Este è bene allenato, ha giocatori che hanno già assaggiato la Lega Pro e se ha una classifica ottima è perché possiede un organico propositivo, quindi un grande merito va anche a loro. Quanto alla mia squadra, sta ottenendo risultati ottimi e se fuori casa abbiamo fatto finora sempre bene è dovuto al fatto che abbiamo avuto maggiori spazi a disposizione per sviluppare al meglio il nostro gioco». La vittoria in rimonta di mercoledì è stata un’ulteriore iniezione di fiducia. «Abbiamo giocatori che possono subentrare in corsa e spaccare la partita. Dobbiamo essere bravi anche con l’Este a crearci le situazioni per fare risultato». LUPARENSE SAN PAOLO. È di scena a Castelfranco per il derby con il Giorgione. In palio punti salvezza. «La squadra non è ancora brillante – sottolinea Enrico Cunico – ma i tre punti di mercoledì hanno dato fiducia al gruppo. Anche se è reduce da una sconfitta, il Giorgione è vivo e ci precede di due lunghezze, quindi va preso con le pinze. Prima di tutto è importante non perdere, fermo restando che andremo come sempre in campo per vincere. Il successo ci consentirebbero il sorpasso in classifica». ABANO. Affronta in trasferta la Triestina rinfrancato dal primo successo della gestione Karel Zeman. Anche al “Nereo Rocco” sono in palio punti salvezza. «Come ho detto ai ragazzi giochiamo in uno stadio che è da considerare come la Scala del calcio per questa categoria – sottolinea l’allenatore neroverde – e la vittoria con una diretta concorrente vale doppio. La squadra che passa per prima in vantaggio potrebbe riuscire a spuntarla. Dopo il successo ottenuto mercoledì il morale dei ragazzi è più alto rispetto a prima, si respira un’aria diversa che vogliamo mantenere il più a lungo possibile».

Ore 13.10 – (Mattino di Padova) Una partitissima in alta quota e due sfide per la continuità. Sarà una domenica fondamentale per le quattro squadre padovane di Serie D (calcio d’inizio alle 14.30): Este e Campodarsego si incroceranno al Nuovo Stadio di Este, mentre Abano e Luparense affronteranno (in trasferta) Triestina e Giorgione. Este-Campodarsego. Match clou del secondo turno sarà proprio Este-Campodarsego (arbitro Matteo D’Ambrogio di Frosinone), rispettivamente terza e prima forza del girone. Si prevede il tutto esaurito per il derby, reso ancor più intrigante dal ruolino di marcia delle squadre allenate da Andrea Pagan e Antonio Andreucci. I due tecnici, tra l’altro, sentono molto la partita: «Senza dubbio sarà una partita affascinante per tutto il calcio padovano, che può vantare due squadre di vertice in Serie D» afferma il trainer dei giallorossi (squalificato, in panca andrà il vice Tiozzo). «Il Campodarsego sta facendo un campionato strepitoso e vorrà sicuramente cercare la vittoria per tenere a debita distanza il Venezia. Anche noi, però, abbiamo raccolto ottimi risultati e vogliamo difendere il terzo posto. Sarà un derby in cui entrambe le squadre cercheranno di imporre il proprio gioco, senza aspettarsi». Sulla stessa lunghezza d’onda è il tecnico del “Campo” Tony Andreucci: «Mi aspetto una partita combattuta anche perché l’Este è cresciuto molto nel corso del girone d’andata e, visti i risultati, non ha problemi di classifica. È una squadra che fa il suo gioco e non ha paura di nessuno» avverte. «Noi faremo lo stesso e giocheremo la nostra partita come, del resto, facciamo già di domenica in domenica». Probabili formazioni: Este (4-3-3): Lorello; F. Tiozzo, Montin, Guagnetti, Colombara; Arvia, Caporali, Maldonado; Marcandella; Mastroianni, Ferrara. All. E. Tiozzo. Campodarsego (4-3-3): Vanzato; Arthur, Gal, Ruopolo, Galliot; Bedin, Pelizzer, Piaggio; Radrezza, Kabine, Aliù. All. Andreucci Triestina-Abano. Dopo la prima vittoria di Karel Zeman con il Giorgione, ecco il match della riconferma. L’Abano, al “Nereo Rocco” di Trieste (arbitro Giovanni Ayroldi di Molfetta) cercherà di togliersi altre soddisfazioni con l’Alabarda, compagine che, in questa prima parte di stagione, ne ha passate di tutti i colori, soprattutto a livello societario. Nel mercato invernale sia l’Abano che la Triestina si sono rinnovate tanto (e bene), ma capitan Ballarin & co. hanno tutta l’intenzione (e la necessità) di racimolare punti fondamentali in terra giuliana. Per quanto riguarda la formazione, in difesa dovrebbe rientrare Thomassen, pronto a far coppia con Meneghello. Abano (4-3-3): Bettin; Tescaro, Thomassen, Meneghello, Zattarin; De Cesare, Ballarin, Bortolotto; Fusciello, Gnago, Pepe. All. Zeman. Giorgione-Luparense. Vuole bissare il successo del turno dell’Epifania pure la Luparense, ospite del Giorgione al Comunale di Castelfranco Veneto (arbitro Giacomo Monaco di Termoli). Un derby a tutti gli effetti, visto che San Martino di Lupari dista appena quattro chilometri dalla cittadina trevigiana. Il Giorgione, dal canto suo, è reduce da un k.o. contro un’altra padovana, l’Abano. Per la sfida odierna, il tecnico dei Lupi Enrico Cunico dovrà rinunciare a Praticò e Dal Santo, mentre rientreranno dalla squalifica Severgnini e Pregnolato. Luparense (4-2-3-1): Rossetto; Antonello, Pregnolato, Baggio, Perosin; Cavallini, Pignat; Roveretto, Giglio, Beccaro; Sottovia. All. Cunico

Ore 12.50 – Le pagelle del Padova (Gazzettino, Pierpaolo Spettoli): Petkovic 7; Dionisi 6, Diniz 7, Fabiano 6, Favalli 6.5; Ilari 6, Corti 6.5, Bucolo 6.5, Petrilli 6.5 (Mazzocco sv); Neto Pereira 6, Altinier 6.5.

Ore 12.40 – (Gazzettino) Petrilli recupera palla sulla sinistra, cambio di gioco (rasoterra) per la corsa di Ilari che arriva in area, appoggio al centro per Altinier che con un tap-in fa centro. Davvero tutto molto bello. Il vantaggio dà ulteriore convinzione al Padova, anche se i piemontesi ora spingono ulteriormente. Marras mette un rasoterra che Fischnaller gira con il destro, provvidenziale Petkovic. Il portierone serbo si ripete due minuti più tardi, questa volta alzando sopra la traversa il tentativo di Nicco. È ancora brivido quando Fischnaller va al tiro da posizione centrale con palla a lato di poco. Intanto l’Alessandria cambia modulo: 4-2-3-1. Prima del riposo sono i biancoscudati ad andare ancora al tiro con Petrilli, Vannucchi neutralizza in due tempi. Stesso undici per il Padova nella ripresa, due cambi per i piemontesi che passano al 4-4-2. Subito Petrilli (alto), poi riprende il forcing di casa. La truppa di Pillon sembra tenere bene, ma è costretta a capitolare su un calcio piazzato (fallo di Corti). Batte Vitofrancesco, Fabiano perde Marconi che di testa insacca. Sulle ali dell’entusiasmo l’Alessandria è ancora minacciosa, provvidenziale Favalli nell’anticipo su Marconi. Il momento più difficile sembra passato e il Padova riesce a gestire meglio anche il possesso palla. Sono proprio i biancoscudati ad avere l’occasionissima per il raddoppio. Punizione di Petrilli, sponda di testa in area di Diniz per Altinier che colpisce a botta sicura, tiro troppo centrale. I padroni di casa calano vistosamente, nel finale il Padova amministra, nonostante un ultimo brivido: Bocalon segna, ma è fuorigioco. Finisce così con un pareggio prezioso e l’applauso alla squadra sotto la curva degli ultras è meritato.

Ore 12.30 – (Gazzettino) Il Padova accarezza a lungo la vittoria, ma alla fine è comunque un pareggio che fa morale e classifica. Nel primo appuntamento del 2016 i biancoscudati confermano di essere una squadra ritrovata e soprattutto in continua crescita, tanto da mettere paura a un avversario quotato come l’Alessandria che sotto la gestione Gregucci aveva sempre vinto a domicilio (sei volte). Il vantaggio firmato Altinier è un gioiello per come è stata costruita l’azione, senza dimenticare che sullo 0-0 al Padova è stato negato un rigore netto. Anche nel momento di maggiore sforzo dei locali, Diniz e compagni hanno sempre tenuto il campo a testa alta, capitolando nella ripresa sugli sviluppi di una punizione (svista di Fabiano su Marconi). Nel finale, poi, il Padova avrebbe anche potuto vincere, ma Altinier ha tirato addosso a Vannucchi. Formazione annunciata con i rientri di Dionisi in difesa e Corti a centrocampo. Pur lasciando l’iniziativa ai grigi di casa, i biancoscudati sono compatti tra le linee e appena possono ripartono dimostrando di non aver alcun timore reverenziale. Ilari e Petrilli danno una mano in copertura, Corti esce di tanto in tanto dalla linea mediana per andare a pressare Branca, playmaker dei piemontesi. Il primo affondo è dell’Alessandria e nasce per vie centrali: imbeccata di Morero per il taglio di Marras che per un soffio non controlla la sfera. Pochi secondi e sul capovolgimento di fronte innescato da Bucolo è Neto Pereira a involarsi in area rincorso da Sosa, il brasiliano copre la palla sull’intervento del difensore e termina a terra: il rigore sembra netto, ma l’arbitro lascia correre. La formazione di casa continua a premere, Morero colpisce la traversa, ma è fuorigioco. I tempi sono maturi per il gol, ma a realizzarlo sono i biancoscudati con una ripartenza magistrale.

Ore 12.20 – (Gazzettino) Otto punti su dodici a disposizione da quando è arrivato, con questa media si può andare lontano. «Non dobbiamo crearci falsi obiettivi, ma giocarcela di partita in partita. Sono già concentrato alla sfida con la Reggiana». Il rigore su Neto Pereira? «L’impressione è che ci fosse, la palla è andata dritta. Anche se alla fine il risultato è giusto». Ad assistere alla conferenza stampa dell’allenatore c’è come sempre anche il presidente Giuseppe Bergamin. «Me lo sentivo che pareggiavamo. La squadra mi è piaciuta per intensità, applicazione e ordine. Abbiamo sbagliato qualche passaggio in uscita, però con un avversario di questo calibro abbiamo fatto una bella figura, senza dimenticare che ci stava il rigore su Neto e che abbiamo avuto l’occasione per vincere. Però è stata un ulteriore dimostrazione del buon lavoro svolto da Pillon in questo periodo, i ragazzi sono stati brillanti anche sul piano fisico». Intanto, domani pomeriggio si terrà un consiglio d’amministrazione di carattere finanziario. «Stiamo cercando di dare una forza economica alla società e siccome siamo gente credibile vogliamo che ci sia prospettiva finanziaria sicura per i prossimi anni». Un flash di Altinier: «Questa partita era per noi un esame di maturità e l’abbiamo superato, siamo contenti. Potevamo anche vincere: sono più arrabbiato per quella occasione che non ho sfruttato che per il gol. Il girone di ritorno? All’andata abbiamo incontrato delle difficoltà, e nel ritorno non dobbiamo ripetere gli stessi errori». Ecco Diniz: «È un pareggio importante che ci dà morale per il prosieguo, siamo felici per la nostra prestazione. Peccato per il gol preso su punizione, la nostra linea doveva scappare prima verso la porta».

Ore 12.10 – (Gazzettino) «Alla luce dell’andamento della partita non abbiamo rubato nulla. La squadra ha fatto il suo dovere». È un pareggio che soddisfa quello raccolto al Moccagatta, e lo si capisce anche dalle parole di Bepi Pillon. Che prima di prendere parola incrocia Gregucci, con una veloce stretta di mano. «Abbiamo fatto la nostra partita – prosegue il tecnico – cercando di limitare una squadra propositiva, e sapevamo che andando in profondità potevamo metterli in difficoltà. Abbiamo fatto una gara molto ordinata, anche se abbiamo perso qualche pallone di troppo in uscita, come in occasione della punizione dalla quale è arrivata il loro pareggio. Però siamo venuti qui a giocarcela, e dopo avere preso l’1-1 la squadra non si è intimorita, anzi nel finale mi sembrava più in palla dell’Alessandria. Sappiamo che possiamo migliorare, e anche di molto, però facciamo un passo alla volta per uscire da una situazione di classifica che non è ancora ottimale». Come mai ha fatto solo una sostituzione? «La squadra era ordinata e mi piaceva come stava in campo, quindi ho deciso di non cambiare. Anche perché quando l’ho fatto nella partita precedente, non era andata bene», vale a dire nel match con il Bassano dopo l’infortunio di Niccolini. Si è chiuso il girone di andata: quale è l’obiettivo del Padova? «Sono stato chiamato in un momento di difficoltà e si è parlato di portare la squadra in acque tranquille per poi programmare qualcosa d’importante nella prossima stagione. Dobbiamo migliorare per essere competitivi e ci vuole tempo, e anche la società è sulla stessa lunghezza d’onda. Abbiamo grandi margini di miglioramento».

Ore 12.00 – (Gazzettino) Il difensore firmerà quasi certamente un contratto triennale, e già questa mattina alle 10 sarà alla Guizza per allenarsi con i biancoscudati. La presentazione ufficiale si terrà invece domani. Soddisfatto del nuovo acquisto Bepi Pillon, che dopo l’infortunio di Niccolini era rimasto con i soli Diniz e Fabiano come centrali di ruolo. «La società ha fatto un ottimo acquisto, è un ragazzo di prospettiva».Per avere Sbraga dalla Carrarese la società biancoscudata ha dovuto aprire i cordoni della borsa, un po’ più del previsto anche se la cifra resta top secret. «È stata una trattativa difficile – spiega il presidente Bergamin – per la situazione della Carrarese che è gestita da un liquidatore, tanto che si è prolungata molto. È un giocatore che abbiamo seguito in questi mesi, è sicuramente un ragazzo di prospettiva». Se il difensore centrale era una priorità, il Padova si è già mosso anche su altri fronti. Quando sarà il turno dell’attaccante? «È senz’altro urgente, ma dateci il tempo che ci serve per fare una scelta a ragion veduta».

Ore 11.50 – (Gazzettino) Andrea Sbraga è un nuovo difensore del Padova. L’operazione per il giocatore romano classe 1992 che era in forza alla Carrarese è stata chiusa ieri dal direttore sportivo Fabrizio De Poli, che da venerdì mattina si era recato nella città toscana per sbloccare la situazione. Insomma, il Padova è praticamente andato a prendere a casa il difensore che era richiesto anche dal Lecce, e la mossa è stata decisiva per ammissione dello stesso Sbraga. «Ero richiesto da due grandi piazze, ma il fatto che De Poli sia venuto a parlarmi di persona ha fatto la differenza. Nel calcio è giusto andare dove manifestano più interesse verso di te. Mi ha parlato dell’organizzazione societaria e della gestione del lavoro, mentre la tradizione non me l’ha dovuta spiegare, seguivo già il Padova quando era in serie B e sono amico di un ex biancoscudato, Carini. So che con il nuovo allenatore la squadra sta andando bene, spero con tutte le forze di contribuire a fare arrivare la squadra il più in alto possibile. Da parte mia garantisco impegno e quel po’ di esperienza che ho maturato fin qui. Sto bene e non vedo l’ora di mettermi a disposizione».

Ore 11.40 – (Gazzettino) Si è vissuto qualche attimo di tensione fuori dallo stadio prima del fischio d’inizio tra ultras biancoscudati e forze dell’ordine. Una volta parcheggiati pulmini e auto nel settore a loro riservato, i tifosi hanno tentato di organizzare un corteo per arrivare al vicino Moccagatta, ma le forze dell’ordine non sono state dello stesso avviso, tanto che è stata effettuata anche una carica di alleggerimento nel corso della quale comunque non ci sono stati feriti e neppure fermi. Il gruppo di tifosi ha poi raggiunto l’impianto, prendendo posizione in curva Nord. Nessun contatto si è registrato tra le due tifoserie, tra le quali non corre buon sangue: il precedente risale a qualche stagione fa quando in occasione di un triangolare estivo con Alessandria e Siena organizzato a Malles, sede del ritiro biancoscudato sotto la presidenza Penocchio, si era verificato qualche scontro tra tifosi biancoscudati e piemontesi. Ieri, invece, dentro allo stadio tutto si è limitato a sfottò e insulti reciproci. Alla trasferta di Alessandria hanno partecipato 120 tifosi del Padova, inclusi quelli dei club organizzati.

Ore 11.20 – Le pagelle del Padova (Mattino di Padova, Francesco Cocchiglia): Petkovic 7; Dionisi 6.5, Diniz 7.5, Fabiano 6.5, Favalli 7; Ilari 6.5, Corti 6.5, Bucolo 6.5, Petrilli 6.5 (Mazzocco sv); Neto Pereira 6, Altinier 6.5.

Ore 11.10 – (Mattino di Padova) Prima della conclusione del tempo i grigi si sono resi ancora pericolosi con Fischnaller (35’), mentre l’unico sussulto della squadra di Pillon è venuto da una “botta” di Petrilli da lontano, che ha impegnato Vannucchi in due tempi. Il bunker cede a Marconi. Le mosse di Gregucci dopo l’intervallo sono servite: con Marconi al posto dell’evanescente Fischnaller e, dietro, Sirri per l’infortunato Morero (taglio al labbro suturato con 5 punti) l’Alessandria ha recuperato più fisicità, specie sui cross sotto porta, e al 15’, dopo un fallo di Corti sotto la tribuna, ha ristabilito le sorti del match: punizione di Vitofrancesco e nel mucchio proprio Marconi, di testa, ha indirizzato la sfera nell’angolo. Altinier, che occasione! Al 32’, con il match tornato in perfetto equilibrio anche come batti e ribatti, il Padova ha avuto la palla-gol per vincere, fallendola con Altinier, che da due passi ha girato proprio su Vannucchi la sfera indirizzatagli da Fabiano di testa, dopo punizione di Petrilli. Ultimo sussulto, la rete annullata per fuorigioco (netto) a Boccalon, al 48’, su sponda di Marconi. In campo sono rimasti sino alla fine gli undici d’inizio gara, a parte Mazzocco, subentrato a Petrilli agli sgoccioli. Pillon ha così fatto capire che questa è la sua formazione-tipo. Una garanzia.

Ore 11.00 – (Mattino di Padova) Dal rigore negato al gol. Ci sono tante cose da raccontare di questa partita, ma non si può non partire dal clamoroso errore di valutazione del signor Strippoli in occasione di un intervento falloso in area di Sosa su Neto Pereira, lanciato da Diniz, al 14’ del primo tempo, sullo 0 a 0. Al momento di concludere a rete il brasiliano è stato toccato di netto dal centrale uruguayano: rigore apparso evidente allo stadio intero, non invece all’arbitro barese. Domanda: aveva già scontentato tutti in occasione di Bassano-Cittadella, perché continuano ad assegnargli partite così importanti? Sarebbe interessante capire chi e come giudica le prestazioni dei fischietti di Lega Pro, ma ovviamente all’Aia tutto è top secret. Il Padova, partito bene e diligente nel chiudere gli spazi e nel presidiare bene le fasce, non si è smontato, ma anzi ha insistito e al 19’ è passato: ripartenza sulla sinistra, Petrilli ha lanciato dalla parte opposta Ilari, il quale ha indirizzato prontamente sotto porta, dove Altinier è stato il più lesto ad infilare. Assalto piemontese. Da quel momento la sfida, intensa e combattuta, ha cambiato il proprio corso: sono stati i grigi a prendere in mano il pallino del gioco e ad occupare stabilmente la metà campo ospite, alla ricerca del pareggio. Fabiano ha salvato su Bocalon in angolo (23’), poi è diventato protagonista Petkovic, che ha neutralizzato una girata di Fischnaller nell’area piccola, su cross basso di Marras (28’), e ha concesso il bis su una sventola da fuori area di Nicco, inarcandosi e deviando oltre la traversa (30’).

Ore 10.50 – (Mattino di Padova) «Ce la giochiamo, senza paura», aveva annunciato alla vigilia Bepi Pillon. E al “Moccagatta” il Padova se l’è giocata proprio alla grande, uscendo imbattuto dal campo di quella che da ieri è la “regina” d’inverno (il Cittadella, che è alla pari in vetta, cede il titolo per la peggiore differenza-reti, + 6 contro + 13 dei piemontesi, criterio che vale solo al giro di boa, a fine stagione conteranno invece gli scontri diretti). Basti un dato per valutare l’importanza del pareggio strappato all’Alessandria: con Gregucci in panchina i grigi ne avevano vinte 6 su 6 davanti ai propri tifosi, ed averne interrotto la striscia positiva casalinga con un 1-1 che è parso il verdetto più giusto legittima i meriti di un gruppo (quello biancoscudato) che sta digerendo con profitto la “filosofia” del tecnico trevigiano. Il quale mette sul piatto l’ottavo punto raccolto in quattro partite, media di due a gara (come Parlato nelle quattro giornate iniziali). Un Padova tosto quello visto in azione dopo la sosta per le festività, organizzato come si deve, attento (tranne, purtroppo, nell’azione che ha fruttato la rete di Marconi) e concentrato, soprattutto convinto delle sue possibilità e compatto nel difendere, così come nello scattare in contropiede. Ci sono pareggi e pareggi, e gli ultimi due, colti contro il Bassano e la capolista, hanno uno spessore diverso proprio perché lasciano ben sperare per il futuro.

Ore 10.40 – (Mattino di Padova) La gara, però, sarebbe potuta cambiare già nel primo tempo se a Neto fosse stato concesso un rigore che era sembrato netto… «Anche dalla panchina ho avuto la stessa impressione. Ho visto il pallone andare dritto verso la linea di fondo, e per me questo può significare solo che il difensore, nell’intervenire, non può averlo (il pallone, ndr) toccato. Peccato, ma preferisco non entrare nel merito della direzione di gara». Come mai un solo cambio, e ben oltre il 90’? «Perché vedevo una squadra ordinata e che teneva bene il campo. Contro il Bassano avevo fatto due sostituzioni e le cose non erano andate per il verso giusto, quindi stavolta ho preferito non modificare un undici che mi piaceva, senza scombinare la squadra tanto per fare una sostituzione». Siamo al giro di boa del campionato. E con due punti di media a partita, come nelle ultime gare… «Non guardo questi dati, sono già con la testa alla Reggiana e non voglio creare falsi obiettivi. Giochiamocele tutte, gara dopo gara, cercando di crescere perché il nostro obiettivo è, e rimane, quello di tornare in acque tranquille. Non dimentichiamoci che questa società non ha neanche due anni di vita e l’anno scorso era nei dilettanti: dobbiamo costruire le cose un passo alla volta, per arrivare ad essere competitivi». Da oggi avrà anche Sbraga, un nuovo difensore. Soddisfatto? «Un rinforzo era necessario, dopo l’infortunio di Niccolini avevamo solo due centrali e quando, nel finale di partita, ho visto Diniz a terra, mi si sono rizzati i capelli. La società ha fatto un ottimo acquisto, Andrea è un giovane di prospettiva».

Ore 10.30 – (Mattino di Padova) Una partita si gioca sempre su due fronti. Quello offensivo, certo, ma anche quello difensivo. E Bepi Pillon, dopo l’1-1 di Alessandria, non può che essere soddisfatto. Perché i biancoscudati, da qualunque parte lo si guardi, hanno davvero messo in mostra un buonissimo calcio. Con un paio di piccoli errori che hanno determinato, alla fine, un pareggio comunque di prestigio. «Non abbiamo rubato proprio nulla», spiega in sala-stampa. «Abbiamo fatto la nostra gara con una tattica precisa: cercare di limitare una squadra che gioca molto bene, che ci avrebbe sicuramente creato difficoltà, ma provando anche a sfruttare le opportunità per far male. Sono contento perché siamo venuti ad Alessandria e ce la siamo giocata: nemmeno dopo il pareggio subìto siamo apparsi intimoriti. Anzi, direi che nel finale la squadra più in palla era proprio il Padova». Aveva chiesto di sfruttare gli spazi che gli avversari avrebbero concesso, e così è stato. «Era naturale che prima o poi accadesse. L’Alessandria gioca in maniera molto propositiva, e così facendo lascia qualche spazio per ripartire. Siamo stati bravi a far loro male proprio nel primo… buco che abbiamo trovato». Difensivamente, invece? «Abbiamo disputato una gara molto ordinata, devo dire che tutti hanno fatto bene. L’unica cosa che posso imputare ai ragazzi è che, in uscita dalla nostra area, abbiamo perso qualche pallone di troppo. Compreso quello da cui è nato il calcio di punizione che ha permesso all’Alessandria di pareggiare: la palla era nostra, e ci siamo fatti fregare».

Ore 10.20 – (Mattino di Padova) «La partita è stata molto difficile», sottolinea Marcus Diniz, il migliore in campo. «Abbiamo fatto una buona gara, tutto il reparto difensivo è stato all’altezza. L’Alessandria ha giocatori importanti, ma siamo stati bravi a rimanere sul pezzo e siamo contenti della nostra prestazione: venire qui e giocare una gara come questa non era facile. Per noi è un punto importante, il pareggio ci dà morale in vista del girone di ritorno. Peccato per il gol preso da calcio piazzato: lì eravamo almeno sette giocatori in linea, siamo scappati troppo tardi verso la porta e abbiamo perso l’uomo». E ora che si è chiusa la prima metà del campionato, è possibile anche guardarsi indietro e tracciare un primo bilancio: «Sicuramente positivo», prosegue il brasiliano. «Da quando è arrivato Pillon abbiamo portato a casa sempre punti pesanti, e sono convinto che a fine stagione potremmo arrivare ad una posizione di classifica importante». I biancoscudati torneranno in campo già questa mattina: alle 10, alla Guizza, è in programma un allenamento defaticante per chi ha giocato ad Alessandria, mentre per tutti gli altri ci sarà una seduta completa.

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) «Mia mamma mi dice sempre di accontentarmi di ciò che faccio, lo so. Ma che volete che vi dica? Oggi è maggiore la rabbia per il gol fallito nel secondo tempo della felicità per quello siglato nel primo». Per Cristian Altinier il quinto gol stagionale, che gli permette di affiancare Petrilli e Neto in cima al trono dei bomber biancoscudati, non è abbastanza. Quella palla sporca, calciata tra le braccia di Vannucchi quando la partita poteva svoltare (forse definitivamente) a favore dei biancoscudati, gli ha davvero lasciato l’amaro in bocca. «In ogni caso, per il Padova questa gara era l’esame di maturità», le parole del bomber mantovano, «e direi che l’abbiamo passato. Abbiamo tenuto testa ad una squadra forte, e che soprattutto scende in campo dando veramente la sensazione di esserlo. Siamo alla fine del girone d’andata, e stiamo seguendo un percorso di crescita: in queste prime 17 gare abbiamo avuto delle difficoltà, ora dovremo cercare di non cadere negli stessi errori. Il primo obiettivo rimane la salvezza, ma solo strada facendo vedremo quanto riusciremo a migliorare». Le buone notizie sono arrivate anche da una retroguardia che, al cospetto del capocannoniere del campionato e di un tridente di tutto rispetto, ha saputo confermarsi solida.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) L’a.d. Roberto Bonetto non ha rivelato cifre, ma ha puntualizzato «che il difensore che volevamo è con noi, anche se ci costerà qualcosina in più di quanto preventivato. Ma è un investimento proiettato sul futuro. Non c’interessano i giocatori da 34 anni in su (chiaro riferimento a Succi, ndr)». Domani pomeriggio, in sede, è previsto alle 17.30 un Consiglio d’amministrazione per approvare alcuni importanti finanziamenti concessi da istituti di credito per garantire maggiore forza economica al club biancoscudato. Questo fa ben sperare anche per l’ingaggio di un attaccante, il 23º nome della lista, sul conto del quale peraltro a fine gara si è un po’ sbilanciato il presidente Giuseppe Bergamin: «Dateci un po’ di tempo, la prossima settimana o quella successiva avremo la punta che ci interessa». Tutti abbottonati, ma la pista dell’ex ora a Cesena sembra ormai definitivamente sfumata. Quanto alla partita, il patron ha commentato: «Sapevo che avremmo pareggiato, anche se non avevo previsto il risultato. Il Padova mi è piaciuto per intensità, applicazione e ordine. Il lavoro di Pillon si vede. Peccato per il rigore non concessoci nei primi 45’ e per l’opportunità fallita da Altinier nella ripresa».

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) «Ero richiesto da due grandi piazze, ma il fatto che il direttore sia venuto a parlarmi di persona è stato determinante». Queste le prime dichiarazioni rilasciate dal neo-biancoscudato in serata. «Nel calcio», ha proseguito, «è giusto andare dove manifestano più interesse verso di te. De Poli mi ha parlato dell’organizzazione societaria e della gestione del lavoro, mentre la tradizione non me l’ha dovuta spiegare, seguivo già il Padova quando era in B e sono amico di un ex biancoscudato, Carini. So che con il nuovo allenatore la squadra sta andando bene, spero con tutte le forze di contribuire a farla arrivare il più in alto possibile. Da parte mia garantisco impegno e quel po’ di esperienza che ho maturato fin qui. Sto bene e non vedo l’ora di mettermi a disposizione». Non è stata una trattativa semplice, De Poli, partito all’alba di venerdì, è rimasto a Carrara sino alle 12.30 di ieri, per poi puntare su Alessandria con il “sì” di giocatore e liquidatore della società toscana, in grave crisi.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Il Padova ha un nuovo difensore, il primo rinforzo del “mercato” invernale per la società di viale Rocco. Andrea Sbraga, 23 anni, centrale della Carrarese, domani sarà ufficialmente tesserato come 22º biancoscudato. Con una retroguardia ridotta all’osso per il grave infortunio occorso a Niccolini prima di Natale, nel corso del derby con il Bassano – e il giocatore toscano è finito fuori dalla lista per il campionato di Lega Pro insieme a Cucchiara, andato in prestito alla Triestina – la priorità era proprio assestare il reparto arretrato. E tra venerdì e ieri, nonostante un pesante rilancio del Lecce, il ds Fabrizio De Poli l’ha spuntata, assicurandosi le prestazioni del forte difensore romano. Atleta validissimo nel gioco aereo e con una discreta fisicità (è alto 192 centimetri), Sbraga si aggregherà ai nuovi compagni già questa mattina, alla ripresa degli allenamenti prevista per le 10 alla Guizza, in vista del match con la Reggiana di domenica 17 all’Euganeo (ore 15). La presentazione alla stampa è invece fissata per domani, in tarda mattinata.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Qualche attimo di tensione tra tifosi biancoscudati e forze dell’ordine prima del fischio d’inizio del match di Alessandria. Il tutto è avvenuto verso le 13, quando alcuni ultras della “Tribuna Fattori”, giunti con anticipo all’esterno dello stadio “Moccagatta”, si sono ritrovati davanti polizia e carabinieri schierati in assetto anti-sommossa. Il timore era che, dopo lo spiacevole precedente di tre estati fa, quando nel corso del ritiro estivo di Malles sostenitori padovani e alessandrini vennero alle mani in occasione di un triangolare al quale partecipava anche il Siena, le due tifoserie potessero cercare il contatto per una sorta di “resa dei conti”. E per questo, non appena alcuni padovani hanno cercato di riunirsi per comporre un corteo nelle strade attigue all’impianto alessandrino, sono stati respinti dalle forze dell’ordine con una carica di alleggerimento. Nessun contuso e nessun fermo, per cui alla fine l’allarme è rientrato, e tutti hanno potuto entrare allo stadio senza problemi: circa 120, in totale, i padovani presenti, di cui una quarantina dell’Aicb giunti con un pullman e gli altri, invece, con quattro pullmini e diverse auto private.

Ore 09.10 – Le pagelle del Padova (Corriere del Veneto, Dimitri Canello): Petkovic 7; Dionisi 6.5, Diniz 6.5, Fabiano 6, Favalli 7; Ilari 6.5, Bucolo 6.5, Corti 6, Petrilli 6 (Mazzocco sv); Neto Pereira 6.5, Altinier 7.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) Nella sala stampa del «Moccagatta» ad Alessandria si parla di partita, certo, ma pure di mercato. A tenere banco l’arrivo di Andrea Sbraga dalla Carrarese. «Sono molto contento di questo acquisto – spiega Giuseppe Pillon – soprattutto in prospettiva. Un difensore ci serviva come il pane, adesso andiamo avanti con fiducia dopo questo bel pareggio. Ho visto una squadra compatta, che ha saputo proporsi e fare gioco contro un avversario fra i più forti della categoria. I nostri obiettivi? La società mi ha chiesto di portare la squadra in una posizione tranquilla per poi programmare l’anno prossimo e fare qualcosa di importante». Cristian Altinier è felice per la rete, ma allo stesso tempo rammaricato per la mancata doppietta. «Sono più arrabbiato per la palla del 2-1 che per il gol. Per noi era un esame di maturità – sorride – e l’abbiamo passato. Potevamo anche vincere anche se non sarebbe forse stato il risultato più giusto. Ora si parte col girone di ritorno, stiamo facendo un percorso con Pillon. Intanto dobbiamo raggiungere la salvezza e poi potremo pensare ad altro».

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) La reazione dell’Alessandria è rabbiosa: fra il 28’ e il 30’ per due volte Petkovic si supera, prima su Fischnaller e poi su Nicco. Al 35’ ancora Fischnaller sfiora il pari con un tiro a giro, poi è Vannucchi a bloccare in due tempi il tiro di Petrilli. Nella ripresa al 15’ Vitofrancesco batte una punizione, Marconi colpisce di testa e batte imparabilmente Petkovic. Il Padova però non molla e al 31’ una punizione di Petrilli trova Diniz che, di testa, fa da torre ad Altinier. Il centravanti mantovano tira a colpo sicuro, Vannucchi d’istinto respinge. Nel finale l’Alessandria riesce a passare con Bocalon in pieno recupero, ma l’arbitro annulla giustamente per fuorigioco. Buone notizie anche dal mercato: è di ieri la notizia del controrilancio (vincente) di Fabrizio De Poli, partito in direzione Carrara per convincere il difensore della Carrarese Andrea Sbraga a firmare il contratto con i biancoscudati rinunciando alle avance del Lecce. Missione compiuta, firmato un contratto di un anno e mezzo e primo rinforzo consegnato a Giuseppe Pillon dopo l’infortunio di Daniel Niccolini. Adesso si procederà a ritoccare gli altri reparti, anche se servono delle uscite: a centrocampo è vicinissimo De Risio (Benevento), mentre per l’attacco oltre a Succi, De Cenco e Della Rocca, spunta pure Virdis, che ieri ha regalato la vittoria al Savona nell’anticipo disputato alle 14 con il Prato. L’impressione è che ci vorrà un po’ di tempo, ma adesso finalmente qualche nube inizia a diradarsi e le prospettive diventano interessanti. Se poi arriveranno in dono i playoff per la promozione in Serie B questo sarà il tempo a dirlo.

Ore 08.40 – (Corriere del Veneto) Non sarà un sole che splende come in piena estate, ma da quando Giuseppe Pillon è arrivato sulla panchina del Padova sembra proprio che sia cambiato tutto. Prima: squadra timorosa, impacciata, in difficoltà nel proporre gioco e senza un’identità chiara. Dopo: scelte chiare, anzi chiarissime, undici titolare praticamente inscalfibile, squadra viva, pimpante, che commette pochissimi errori e che gioca alla pari sul campo della seconda della classe, sfiorando il successo pieno. Se fosse arrivata la vittoria esterna, nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo, anche se alla resa dei conti il pari resta indubbiamente il risultato più giusto. Finalmente, poi, le caratteristiche dei giocatori in rosa (Altinier su tutti, ma anche Neto Pereira, Ilari e Petrilli) vengono sfruttate nel modo migliore. Il tutto fa 1-1, segna Altinier, pareggia Marconi. Poi nel finale lo stesso Altinier ha sul piede la palla per il 2-1 e Bocalon va a segno in pieno recupero facendo tremare tutti, ma la rete è annullata per fuorigioco. Alla fine il Padova nel girone A della Lega Pro raggiunge quota 23 punti, con trend crescente a metà classifica e l’Alessandria resta secondo dopo il Cittadella capolista, campione d’inverno nonostante la sconfitta casalinga col SudTirol. Questo, per ora, il quadro dell’ultima giornata del girone d’andata del campionato. Appunti sparsi sul taccuino. Avvio scoppiettante per il Padova che, dopo 19 minuti, passa con una grande azione corale innescata da Petrilli, rifinita da Ilari e conclusa in modo magistrale da Altinier, bravissimo a battere Vannucchi.

Ore 08.30 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Alessandria e Cittadella 32, Bassano 31, SudTirol 29, FeralpiSalò 27, Pavia 26, Pordenone e Reggiana 25, Padova 23, Cremonese e Cuneo 22, Giana Erminio 21, Lumezzane e Pro Piacenza 19, Mantova 15, Renate 12, AlbinoLeffe 11, Pro Patria 7.

Ore 08.20 – Lega Pro girone A, i risultati della diciassettesima giornata: Alessandria-Padova 1-1 (Altinier (Pd) al 19′ pt, Marconi (Al) al 15′ st), Cittadella-SudTirol 2-3 (Chiaretti (Ci) al 2′ pt, Tulli (St) al 1′ st, Cia (St) al 9′ st, Litteri (Ci) al 15′ st, Gliozzi (St) al 38’st), Bassano-Reggiana 1-0 (Iocolano (Ba) al 43′ st), Giana Erminio-Pordenone 1-2 (Cattaneo (Pn) al 12′ pt, Mandorlini (Pn) al 28′ pt, Perna (Ge) al 45′ st). Oggi, ore 14.00 Cuneo-Cremonese. Oggi, ore 15.00 Pavia-FeralpiSalò, Pro Piacenza-Lumezzane. Oggi, ore 17.30 Pro Patria-Renate. Domani, ore 20.00 AlbinoLeffe-Mantova.

Ore 08.10 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.00 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Maglietteveloci.it, Macron Store, Studio Pignatelli Netstore, Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 9 gennaio: il Padova esce imbattuto dal “Moccagatta”, 1-1 il risultato finale grazie alle reti di Altinier e Marconi. Ufficiale Sbraga.

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