Venezia, Perinetti: “Calzi alla Pro Patria? Rimane con noi, sono tutti intoccabili. E sull’inchiesta…”

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«La Pro Patria mi ha chiamato per Calzi e ho risposto che non lo tratto, figuriamoci Serafini». Il ds Giorgio Perinetti chiude a doppia mandata lo spogliatoio del Venezia, spegnendo sul nascere le voci di possibili partenze da qui alla chiusursa del calciomercato (2 febbraio). «Nessun giocatore mi ha chiesto di andarsene e quindi non c’è un solo motivo di fare operazioni in uscita – assicura il dirigente lagunare -. Sono tutti intoccabili, compreso Gualdi che con il passaggio al 4-2-3-1 è stato forse il giocatore più penalizzato. È chiaro che tutti, nomi illustri compresi, hanno accettato la situazione e il rischio di finire in tribuna. La priorità è che il Venezia abbia l’organico più forte e profondo possibile per giocarsi al massimo le sue chance di salire in Lega Pro». Mentre il Giudice Sportivo non ha sanzionato Venezia e Virtus Vecomp per le intemperanze dei tifosi a fine gara, al Taliercio mister Favarin continua a preparare la trasferta di domenica in casa della Luparense (ore 14.30). Perinetti invece, è contrariato per il suo coinvolgimento nell’inchiesta «Fuorigioco» per un’operazione di mercato risalente al 2009 quando lavorava a Bari. «Un’assurdità totale pensare che avrei dato qualcosa a qualcuno per evadere 8 mila euro. Una cifra a dir poco irrisoria per un club di serie A, tanto quanto i 12 milioni dell’intera inchiesta rispetto al miliardo annuo che il calcio porta nelle casse dello stato italiano. Il tutto poi per un giocatore come Paro che non ha quasi messo piede in campo per gli infortuni. E in ogni caso chi doveva controllare a Bari era il mio successore Garzelli». Mentre a Perinetti (assistito dai legali arancioneroverdi Vasta e Daminato) sono già stati sequestrati preventivamente gli 8 mila euro in questione, è assodato che il Venezia non c’entra e non rischia nulla. «Ho già spiegato tutto anche al presidente Tacopina (oggi in arrivo da New York, ndr). Sa che ho ragione e che pretendo di andare di persona a parlare in tribunale. Spiegherò come si sono svolte le cose, sono una «pulce» e non credo di dover subire alcuna sanzione».

(Fonte: Gazzettino, edizione di Venezia)




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