Live 24! Mantova-Padova, -3: allenamento pomeridiano, si prova l’undici anti-virgiliani

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Ore 22.10 – (Il Piccolo) Un risveglio tardivo dell’Unione Triestina, ed è da questo aspetto che parte l’analisi del tecnico Doardo al termine della partita persa al “Comunale” di Montebelluna. Un problema di approccio, che segna un passo indietro rispetto alla brillante gara vinta domenica scorsa. «Serviva un approccio diverso all’inizio, secondo me siamo entrati in campo meno determinati di domenica, e spero non sia stata una questione di appagamento rispetto alla gara vinta con il Belluno. Era una partita alla nostra portata ma ci siamo svegliati troppo tardi, nell’ultimo quarto d’ora quando abbiamo messo in campo l’intensità giusta e c’erano i margini per raddrizzarla, ci sono state un paio di occasioni. Dovevamo farlo prima». Eppure in avvio la squadra sembrava avere il pallino del gioco, almeno nel primissimo scorcio. «Forse abbiamo avuto la presunzione di avere in mano la partita e pur andando in svantaggio avevamo quella sensazione di potercela fare, dopo lo svarione del 2-0 è diventata difficile». Si poteva rivedere in altro modo l’assetto tattico in funzione delle assenze, in particolare nel tridente offensivo? «Indubbiamente alcune assenze pesano, penso a Giordani che sta attraversando un ottimo momento di forma, e Bradaschia che può dare in campo quel pizzico di imprevedibilità in attacco. Ma a prescindere dalle assenze potevamo fare un risultato positivo. Avevamo studiato la partita al fine di mantenere un certo equilibrio dietro, eppure abbiamo preso il gol con la difesa schierata. Dobbiamo reagire subito, mi sono reso conto di quanto i ragazzi abbiano sentito positivamente l’influsso del pubblico nelle ultime partite in casa, si caricano in modo positivo. Un vero peccato fare una grande partita contro la quarta e tre giorni dopo trovarsi a mani vuote. Il Montebelluna ha alcune buone individualità come l’autore del primo gol Fasan, uno dei migliori giovani della categoria, ma nel complesso era alla portata». All’orizzonte due partite consecutive in casa che valgono doppio… «Con i pareggi si fa poca strada, bisogna puntare a vincerle tutte, e la vittoria con il Belluno ci dava maggior sicurezza per cercare i tre punti anche qui a Montebelluna. Domenica contro il Ripa e dopo la sosta contro la Sacilese dovremo cercare di vincere. Siamo sempre lì, assieme a molte squadre, e ci manteniamo in corsa per la salvezza».

Ore 21.50 – (Il Piccolo) Il Comunale di via Biagi non è un gran palcoscenico per la Triestina versione serie D. In due stagioni una sconfitta (costata l’esonero a Costantini) e un pari risicato un anno fa. Pari che ieri sarebbe stato una manna. E invece è arrivata una sconfitta. Sacrosanta fino a 15’ dalla fine. A quel punto l’Unione ha osato e ha rischiato di insaccare il pallone del pari con Piscopo all’87’. Ma il 2-1 finale è figlio di un atteggiamento che sta agli antipodi delle tre vittorie casalinghe e soprattutto di quella di domenica con il Belluno. Poca grinta e una certa presunzione nell’affrontare un match nel quale l’importante era non farsi scavalcare in classifica dai locali. Proprio le caratteristiche che avevano fatto apprezzare l’Unione del tandem Doardo-Milanese sono venute meno. Ma non basta l’approccio troppo leggero a spiegare una battuta d’arresto che si è consumata in terra veneta. Il tecnico Doardo non ha potuto schierare davanti nè lo squalificato Giordani, l’uomo più in forma in questo periodo, nè l’infortunato Bradaschia che è il giocatore con il maggior bagaglio tecnico. Il tecnico avrebbe potuto non insistere nella scacchiera di partenza con un modulo a tre punte (pur con Cornacchia arretrato) sapendo di non avere gli uomini migliori a disposizione? Forse sarebbe stato più prudente ma se in extremis fosse arrivato il pareggio nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. In campo, ed è quello che conta, ha pesato nella gestione della gara l’incapacità della punta centrale di aiutare la squadra a salire (lavoro che fa Giordani e non il poco mobile Cucchiara) e sono mancati i guizzi di Bradaschia che Cornacchia non può imitare. Eppure l’inizio della gara sembrava confortante. L’Unione sta con costanza nella metà campo avversaria ma non punge anche se Skerjanc si dà da fare sulla destra. Il Montebelluna gioca da squadra che deve salvarsi, i due esterni d’attacco arretrano lasciando solo davanti l’ariete e vicebomber del girone Zecchinato. Lanci lunghi e via e l’Uione casca nel tranello. Il centravanti veneto viene fermato da un tackle di Piscopo che vale un gol all’8’ e al 20’ arriva la rete. Fantinato pesca di tacco Fasan che a sinistra si fa beffe di Crosato e infila Vezzani. La Triestina perde le distanze e i centrocampisti non riescono a fare filtro. Zecchinato (28’) potrebbe raddoppiare ma Vezzani si supera e mette in angolo. L’Unione non tira una volta nello specchio della porta avversaria. Brutto segno. Si riparte sugli stessi ritmi e i padroni di casa trovano il gol sicurezza. Di Dionisio scivola a centro area, Fantinato fa fuori tutta la linea difensiva e batte comodamente Vezzani (12’). Il match è virtualmente chiuso. Doardo getta nella mischia il vivace Fantina e Loperfido ma soprattutto nel finale fa avanzare Di Dionisio a centrocampo con la linea difensiva a tre (Crosato, Piscopo e Dalla Riva). Il Montebelluna subisce la pressione e proprio Di Dionisio trova di punta la rete su assist di Skerjanc. Finalmente gli alabardati prendono coraggio anche se mancano solo 2’ più recupero. La difesa veneta si salva in extremis su un ottimo cross da destra di Abrefah. E un minuto più tardi Piscopo è fortunato su un rimpallo con il portiere Rigo in uscita ma la palla esce di un soffio sulla sinistra della porta sguarnita. Cala il sipario su uno spettacolo piuttosto povero che però il Montebelluna capitalizza al massimo. Alla Triestina non resta che voltare pagina. Ci sono due partite al Rocco contro Ripa e Sacilese. Ora veramente l’Unione non può sbagliare.

Ore 21.20 – (Corriere delle Alpi) La doppietta di Marco Farinazzo stende il Dro. Con due gol molto belli, soprattutto il secondo, il fuoriquota del Belluno, ex Legnago, ha messo al tappeto la squadra trentina che nel finale ha subito il tris di Marco Duravia. La seconda rete del giocatore gialloblù è arrivata direttamente dall’assist dal fondo di Davide Solagna. «Duravia mi ha detto di attaccare lo spazio e sono partito subito – spiega Farinazzo – la palla mi è arrivata dal rinvio, ho rubato il tempo al difensore e dopo un rimbalzo ho tirato subito verso la porta colpendo il palo e facendo gol. La prestazione della squadra penso sia stata positiva, ci siamo riscattati dopo la brutta partita di domenica contro la Triestina. In particolare nel secondo tempo siamo partiti bene, siamo riusciti ad aprici bene sul campo e abbiamo fatto la differenza». È’ ancora possibile il terzo posto? «Ovviamente cercheremo di arrivarci, ma sarà il campo a parlare a fine stagione. Con i due gol di oggi tocco quota sei reti, uno in più di quelli messi a segno lo scorso anno con la maglia del Legnago. L’obiettivo adesso è provare a raggiungere la doppia cifra, traguardo possibile, in fondo oggi ne ho fatti due. Dedico i due gol a Renato Mannaggia, mentre per l’esultanza con la mitraglietta devo ringraziare un mio amico di Montagnana che me l’ha insegnata». «Abbiamo messo in campo una grande prova di carattere – commenta a fine match il numero uno del Belluno Gianpiero Perissinotto – non è stata una partita bellissima, ma era quello che ci voleva dopo Trieste. Il Belluno si è dimostrato cinico, soprattutto nel secondo tempo, e ha centrato il risultato con il minimo sforzo. L’importante oggi era vincere. Il terzo posto? Io ci credo, come tutti. Il campionato in ogni caso è già molto positivo come sta andando. L’importante è centrare i playoff».

Ore 21.00 – (Corriere delle Alpi) Il Belluno è tornato. Sono bastati tre giorni ai gialloblù per spazzare via la delusione patita sul campo della Triestina e piazzare un tre a zero al Dro che non ammette repliche. Non è stata la partita più bella dell’anno, sicuramente, ma i gialloblù sono riusciti a portare a casa un successo meritato, soprattutto con un secondo tempo cinico. «Nella prima frazione di gara si vedeva che eravamo un po’ contratti, avevamo ancora le scorie della sconfitta di domenica – commenta il vice allenatore Ivan Da Riz, ieri in panca al posto dello squalificato Vecchiato – una prestazione come quelle contro la Triestina per fortuna succede una volta in tre anni, siamo stati bravi a riscattarci subito. Dopo il vantaggio abbiamo preso fiducia e abbiamo mostrato anche belle cose in campo, legittimando il risultato». Il terzo posto è ancora possibile? «La matematica dice di si, quindi bisogna crederci – continua Da Riz – stiamo facendo un’ottima stagione e la media punti è la migliore di questi tre anni con Roberto in panchina. Pescosta in panchina? Il ragazzo è giovane e sta tirando da inizio stagione, è giusto che riposasse. Tutti i ragazzi che sono scesi in campo hanno fatto bene». Continua il sogno azzurro di Simone Quarzago. Il giovane gialloblù è stato chiamato ancora una volta dalla nazionale under 17 della Lega Nazionale Dilettati. Il ragazzo partirà lunedì per Trento, e starà via una settimana, per partecipare al torneo Beppe Viola di Arco. Alla manifestazione parteciperanno squadre importanti come Milan, Juventus e Verona. Le semifinali si giocheranno domenica 13 marzo. Con questa chiamata Roberto Vecchiato dovrà fare a meno del suo gioiellino per il derby casalingo del 12, contro il Ripa Fenadora. «Questa chiamata è motivo di orgoglio per lui e per la società – continua Da Riz – il ragazzo si impegna ed è molto bravo, in estate lo avevamo preso per fare il settore giovanile ma si sta meritando la prima squadra. Complimenti a lui e merito a chi quest’estate è andato a prenderlo, lo fa giocare e quindi lo valorizza».

Ore 20.40 – (Corriere delle Alpi) Marco Farinazzo piazza una splendida doppietta, Marco Duravia firma il tris e il Belluno stende un Dro mai pericoloso. Nel turno infrasettimanale il Belluno riscatta la brutta prestazione contro la Triestina e conquista tre punti importanti, che lo lanciano all’inseguimento dell’Este e gli fanno aumentare il vantaggio sulla Virtus Vecomp, bloccata in trasferta dal Mestre. Non è stata una partita brillantissima, ma i gialloblù, dopo un primo tempo contratto, ma segnato dalla rete di Farinazzo, sono rientrati dagli spogliatoi con maggiori sicurezze, trovando prima il raddoppio ancora con Marco Farinazzo e il terzo gol poi con la punizione chirurgica di Marco Duravia. Il cinismo davanti alla porta di Sommacal e compagni è stato fondamentale. Il Dro ha cercato di contrastare i gialloblù ma ci è riuscito solo nei primi 20’. Mister Vecchiato osserva la sua squadra dalla tribuna, al suo posto c’è Ivan Da Riz. Il vice sceglie Davide Solagna tra i pali, in difesa rimane fuori Giovanni Pescosta e la linea a quattro è formata da Paolo Pellicanò e Nicola Calcagnotto al centro mentre sulle corsie esterne ci sono Sebastiano Sommacal a destra e Stefano Mosca a sinistra, che torna titolare ventisei giorni dopo l’operazione al menisco. A centrocampo c’è Simone Bertagno in cabina di regia, supportato da Mike Miniati e Marco Duravia. In avanti bomber Corbanese guida l’attacco insieme ai fuoriquota Marco Farinazzo e Alessandro Marta Bettina. Yari Masoch è fuori dai giochi per squalifica. In avvio il Dro tiene bene il campo. Il primo sussulto però è per il Belluno, al 10′, con l’iniziativa di Marco Farinazzo che si incunea sulla destra, sbeffeggia il suo marcatore con un tunnel, e punta l’area crossando in mezzo ma la palla viene intercettata da un difensore e bloccata da Chimini. Al 21′ il Belluno comincia a spingere e la rete arriva dalla sinistra, con l’incursione di Stefano Mosca che mette in mezzo rasoterra; il “Cobra” lascia sfilare la sfera raggiunge Marco Farinazzo, che è bravo ad arrivare prima del suo marcatore sulla palla e con un potente sinistro infilare la palla sotto la traversa. Alla mezz’ora il Dro si fa vedere in avanti con una punizione insidiosa che viene salvata in angolo dai difensori di casa. Nel secondo tempo i gialloblù spingono ancora: da rimessa laterale di Mosca che attraversa l’area di rigore, Corbanese fa passare ancora la palla, e ancora Farinazzo prova a buttarla dentro, questa volta di testa, ma Chimini blocca senza troppi problemi. Sul capovolgimento di fronte prova dalla distanza Ruaben, ma colpisce male e la palla finisce di molto alta sopra la traversa. I gialloblù sfiorano il raddoppio con il colpo di testa di Pescosta, ben pescato in area da Duravia, ma Chimini in uscita respinge con un miracolo. Alla mezz’ora il Belluno è padrone del campo e affonda il secondo colpo, ancora con Farinazzo. Il gol è un capolavoro. L’esterno offensivo del Belluno riceve palla sulla sinistra direttamente dal rinvio di Solagna e da fuori area lascia partire un esterno sinistro che sbate sul palo interno e finisce in rete, senza lasciare scampo al numero uno del Dro. Il tris dei gialloblù non tarda ad arrivare e il timbro arriva da parte di Duravia. Quarzago guadagna una punizione al limite dell’area. Sulla sfera si presenta ovviamente il centrocampista di Montebelluna che prende la mira e buca Chimini sul suo palo, facendo passare la palla a destra della barriera. E nel finale Giovanni Pescosta sfiora il poker.

Ore 20.10 – (La Provincia Pavese) Se la gode tutta, Alessandria e l’Alessandria, la serata storica di San Siro: la spettacolare carica dei quindicimila tifosi (con tanti bambini, piccoli atleti delle scuole calcio, famiglie intere arrivati con mezzi propri oltre ai 60 pullman allestiti per la trasferta), e poi quella coreografia che rimarrà impressa nella memoria. Un popolo di appassionati che, come orgogliosamente nota il club grigio, poche tifoserie persino di serie A sarebbero capaci di mobilitare. Un esodo annunciato, comunque, visto che già per la gara d’andata a Torino si erano mossi in ventimila. «E’ stata un’emozione indescrivibile – ha detto il presidente dell’Alessandria, Luca Di Masi – abbiamo vinto contro squadre più blasonate, dallo Spezia passando da Palermo e Torino e abbiamo coronato questo percorso con la presenza di 15 mila tifosi a Milano. Una cosa bellissima per la società, per la città e per i tifosi. Abbiamo goduto di ogni momento vissuto in questa Coppa Italia». La sconfitta pesante ma inevitabile con il Milan è scivolata via leggera, come era giusto che fosse perché il risultato di questa semifinale di Coppa Italia era ciò che meno contava. senza dimenticare che l’Alessandria fino al vantaggio rossonero ha messo in mostra un ottimo calcio, sfiorando in diverse occasioni il gol. L’attenzione mediatica che si è giustamente scatenata su questo club di Lega Pro capace di far fuori in sequenza Palermo, Genoa e La Spezia fa anche aumentare il rimpianto per il Pavia, che nel suo percorso iniziale in Coppa Italia aveva piazzato dei colpi storici (eliminando prima il Latina e poi il Bologna) e che avrebbe avuto la possibilità di vivere la sua serata storica se al quarto turno non avesse perso al 90’ e immeritatamente con il Verona. Vincere al Bentegodi avrebbe significato andarsi a giocare a Napoli, al San Paolo, l’accesso ai quarti di finale. Un’occasione persa anche sotto l’aspetto economico: approdare agli ottavi avrebbe fatti scattare un premio di 250 mila euro, somma alla quale l’Alesaandria ha potuto aggiungere i 500 mila euro per il raggiungimento dei quarti e il milione per la conquista della semifinale dell’altra sera. Un bel gruzzolo che assieme agli incassi delle gare ha fruttato al club grigio oltre 2 milioni di euro. Un contributo sostanzioso alla dispendiosa gestione del campionato di Lega Pro, che come è noto per tutti i club è a perdere, stanti i ricavi enormemente inferiori alle spese da affrontare. A maggior ragione per quelle società che, come l’Alessandria (ma lo stesso vale per il Pavia, rivale nel girone) hanno impegnato tanti soldi per allestire squadre in grado di puntare alla promozione: i grigi nella passata stagione hanno avuto costi per 6,2 milioni e perdite per 4,5, e quest’anno il campionato è anche più oneroso vista la grande campagna acquisti (solo Bocalon e Fischnaller sono costati quasi 900 mila euro, a gennaio si sono aggiunti i 400 mila euro per Iocolano) e dunque i 2 milioni e passa serviranno a rendere meno pesante il «rosso». Una mano la darà anche l’incremento (per le imprese di Coppa) del merchandising , terreno sul quale l’Alessandria da un po’ di tempo si muove bene (l’anno scorso ha fruttato circa 100 mila euro): per esempio le sciarpe commemorative per le gare di Palermo, Genova e Milano sono andate letteralmente a ruba.

Ore 19.50 – (La Provincia Pavese) Ieri mattina, accompagnati dai professori Carlo Berizzi e Tiziano Cattaneo, i venti studenti di Ingegneria Edile e Architettura hanno fatto un primo sopralluogo allo stadio Fortunati. Nell’arco dei prossimi mesi presenteranno sei idee (tanti sono i loro gruppi) per il nuovo stadio del Pavia calcio. La società rvuole (e deve) rinnovare lo stadio. La capienza attuale è inferiore ai 4mila posti. Ci sono problemi di parcheggi, di accesso e di sicurezza a causa della vicinanza del Naviglio. Nell’ottica di elaborare un progetto vero, da sottoporre al Comune, la società ha accolto favorevolmente la proposta della facoltà di Ingegneria attraverso quello che viene definito il “percorso italo-cinese”. Si tratta di un corso misto, con dieci studenti italiani e dieci cinesi (oltre agli eventuali Erasmus) che da sei anni dà ottimi risultati. Il progetto prevede un anno di studio a Pavia, e uno a Shanghai. Il direttore generale ha spiegato le esigenze della società. Il «Pavia stadium» dovrà avere una capienza minima di 10mila posti (per la serie A sale a 20mila) . «Dovrà avere anche una serie di servizi. In particolare il piano regolatore consente lo sviluppo di servizi legati allo stadio e in generale allo spot», ha detto il direttore generale della società azzurra Nicola Bignotti. Il vicepresidente David Wang ha più volte sottolineato di pensare a uno stadio economicamente sostenibile, che non rappresenti un costo per la società. «In generale – aveva spiegato Wang – noi pensiamo che lo stadio debba fornire risorse alla società». E ieri mattina Bignotti ha spiegato qualche dettaglio in più: «A fianco dello stadio dovranno esserci un albergo e ristoranti. Oltre a diversi negozi, ma solo relativi all’ambito sportivo». Il direttore generale ha poi detto che avranno spazio palestre, un cinema e altri servizi rigorosamente attinenti allo sport. La sfida di portare idee nuove per lo stadio è stata colta volentieri dagli studenti di Ingegneria. «Sarà l’occasione di mettere le idee dei ragazzi a disposizione della città – spiega Carlo Berizzi . Oltre agli studenti italiani e cinesi, ci sono anche polacchi e turchi che sono qui nell’ambito dei progetti Erasmus». Il professor Cattaneo spiega che gli studenti seguiranno le indicazioni di massima fornite dalla società, ma si dovranno attenere a tutte le disposizioni tecniche fornite dalle autorità. E non sono poche, perché la facciata del Fortunati, ad esempio, è vincolata dalla soprintendenza dei Beni architettonici. Ci sono limiti legati alla vicinanza del Naviglio pavese e altri imposti dal ministero dell’Interno. Nei loro elaborati gli studenti prenderanno in considerazione anche le aree vicine. In particolare quello della Falegnameria (in vendita) e quello del Poligono di tiro. «I ragazzi non avranno vincoli di budget – spiega il professor Berizzi -. Nel senso che potranno spaziare e sognare. Va però detto che teranno in considerazione tutte le tematiche progettuali. Non va dimenticato che lo stadio si inserisce in una determinata area ambientale, il parco della Vernavola, che va salvaguardato».

Ore 19.20 – (Gazzetta di Reggio) Nella gara vinta dai granata col FeralpiSalò è tornato in campo Dejan Danza. Il giovane talento di proprietà della Pro Vercelli, che vive una stagione avara di minuti, ha ricevuto l’ovazione dal pubblico al suo ingresso in campo e questo lo ha reso felice. Quella di sabato è stata una giornata piena di ricordi per il giocatore mantovano che al fischio finale è volato a San Siro per un Milan-Torino di serie A che l’anno scorso lo vide protagonista, sempre con colori granata, di una tripletta a Donnarumma nel campionato Primavera. «Bei ricordi quelli – rimarca il centrocampista di Ostiglia – anche se gli segnai tre rigori quindi è stato più facile ma la soddisfazione aumenta adesso che Donnarumma sta facendo benissimo in serie A, da molto giovane. Ammetto di essere contento per lui». Pensa di incrociarlo di nuovo? «Noi giovani speriamo di arrivare il più in alto possibile perciò dobbiamo continuare a lavorare». E’ pronto a dare il suo contributo in questo finale di stagione? «Sto bene e lavoro per integrarmi sempre meglio col gruppo perché se arrivasse la vittoria anche a Cremona sarebbe una grande cniezione di fiducia». Quindi per Danza tutto è ancora possibile? «Siamo partiti con un obiettivo importante e dopo aver attraversato alcune difficoltà è tempo di rialzarsi assolutamente». Dalla panchina come ha visto i suoi compagni col FeralpiSalò, dopo una settimana molto tribolata? «Hanno indirizzato bene la partita perché i tre gol iniziali hanno spianato la strada: bravi noi a cercarli ma questo conferma anche che siamo una squadra forte che non deve più abbassare la testa e che, anzi, già da sabato deve pensare a prendersi altri tre punti». Quale sarà il segreto per scardinare la difesa della Cremonese? «Dovremo mettere in campo tutta la nostra cattiveria perché questi tre punti sono troppo importanti in ottica play off e, visto che questa squadra ha le possibilità per ottenerli, dovremo stare ben attenti di non cadere in altri passi falsi». Sugli spalti sarà gemellaggio ma per lei sarà un derby? «Ricordo all’andata i tifosi che si intonavano cori a vicenda ma io penserò soltanto vincere». A proposito di tifosi: ha sentito l’ovazione di sabato al suo ingresso in campo? «Mi vogliono bene e non so come mai dal momento che mi hanno visto giocare poco, ma ne sono felice». E’ quello di sabato il suo ruolo? «Mi adatto dove decidono i mister infatti l’anno scorso ho giocato spesso da mezzala ma quando sono davanti alla difesa mi sento nel ruolo più congeniale. Invece non sono portato per giocare dietro al centravanti perché fatico a trovare la posizione partendo spalle alla porta e come modulo di gioco prediligo il 4-3-3 perché da mediano è molto più facile trovare gli esterni alti nei lanci lunghi anche se cerco di adattarmi a tutti gli schemi». Nel mercato di gennaio però stava per andarsene… «Avevo richieste, anche importanti, dalla serie B ma parlando col direttore mi sono convinto a restare perché ero e sono considerato un giocatore importante». Come ha vissuto il distacco da Raffaele Ferrara? «Avevo un buon rapporto con lui ed il suo staff e mi è dispiaciuto. Quando succedono queste cose c’è un po’ di scombussolamento ma ora si deve andare avanti». A proposito dei suoi pochi minuti giocati finora: il ds della Pro Vercelli Massimo Varini, reggiano doc, ha dichiarato al nostro giornale che rispetterebbe una scelta tecnica ma sarebbe deluso se vi fossero solo motivazioni comportamentali. «L’ho letto e sono dispiaciuto perché io arrivo per primo ed esco per ultimo dagli allenamenti, lavoro sempre al 100% e sa anche che sono una persona per bene. Sono state scelte del tecnico, che accetto, e spero che le sue parole siano state dette per stimolarmi». Giocare sempre di sabato le fa sentire ugualmente profumo di serie B? «Per me il giorno è indifferente».

Ore 19.00 – Notizie da Reggio Emilia: sicuramente out Bartolomei, De Biasi e Frascatore, in dubbio Mignanelli, verso il recupero Mogos, Nolé, Rampi e Siega.

Ore 18.30 – Fabrizio De Poli parla del reintegro di Bucolo avvenuto in data odierna in via ufficiale: “Il mister ha ritenuto di dare un’altra chance al ragazzo – racconta a Tmw – e la società ha avallato questa sua scelta. Tutto dimenticato, sì è una chance in più che abbiamo deciso di concedere al ragazzo. A giugno? Da qui a giugno ci sono tre mesi, Bucolo dovrà meritarsi l’eventuale conferma, niente è precluso”.

Ore 18.00 – (Gazzetta di Mantova) «Noi ci crediamo e tutti insieme, grazie anche alla spinta che sanno darci i tifosi, ci salveremo». La “promessa” è firmata da Mattia Marchi, che domenica a Lumezzane ha segnato il secondo gol consecutivo in maglia biancorossa ma non ha potuto gioire come avrebbe voluto: «Quando è andata dentro la palla del 2-2 – ricorda l’attaccante ex Pavia – ho attraversato tutto il campo per correre dai nostri tifosi: era una liberazione, recuperare due gol fuori casa in uno scontro diretto non è cosa da tutti i giorni. Ma poi è arrivato il 3-2 del Lumezzane e la delusione è stata grandissima». Marchi spiega così quegli ultimi minuti di gara: «In quel momento eravamo tutti davvero convinti di poter vincere la partita, invece è arrivata la beffa. Questo ci insegna che non dobbiamo più finire in balìa degli eventi, col senno di poi si può dire che sarebbe servita maggiore freddezza. Anche perché conquistare un punto sarebbe stato importante. Ma va anche detto che quella voglia di vincere dimostrata in campo resta una cosa positiva, un segnale che questa squadra ha grande carattere e voglia di tirarsi fuori dai guai». A Lumezzane l’altra cosa che non ha funzionato è stata la fase difensiva: il Mantova, oltre a subire tre gol, ha rischiato in diverse altre circostanze. «È vero – risponde Marchi -, ma non è un problema della difesa. Tutti, a partire da noi attaccanti, siamo stati meno efficaci in fase difensiva rispetto alla gara con il Cuneo. Eravamo tanto propositivi quando avevamo palla, ma meno attenti in fase di non possesso. E questo è un aspetto da migliorare». Per contro, finalmente, il Mantova ha cominciato a segnare con regolarità. Merito anche di Marchi… «A livello personale il mio obiettivo è di fare di più per la squadra. Una corsa in più, una lotta col difensore in più, un gol in più… Non è importante ciò che arriverà, l’unica cosa che conta è la salvezza. Retrocedere sarebbe una cosa bruttissima, è come se una ditta in cui sei impiegato fallisse perché tu lavori male. Sarebbe un fallimento per tutti ma io non credo che finirà così. Questo è un gruppo molto unito – sottolinea l’attaccante – che lavora sodo tutta la settimana e che ha valori importanti. Sono convinto che ne verremo fuori». Per farcela, bisognerà cominciare a far punti domenica contro il Padova: «È un’ottima squadra, che spera ancora di agganciare i playoff, ma per noi questa deve essere una finale. Non possiamo fare tabelle o conti, l’unico modo per non disperdere energie è affrontare una gara per volta, come fosse l’ultima della stagione. E così dovremo fare domenica». Aiuterebbe magari un terzo gol di Marchi… «Chissà, dicono che non c’è il due senza tre… Ma baratterei tutti i gol del mondo per la salvezza, questa è la verità».

Ore 17.40 – Notizie da Mantova: ai box Beretta, Trainotti e Ruopolo (operato ieri al ginocchio, stagione finita per lui), mister Javorcic prova a recuperare almeno per la panchina Cristini, Di Santantonio e Zammarini mentre si attende il transfert dalla Germania per completare il trasferimento dell’attaccante Mattia Maggio.

Ore 17.10 – (Messaggero Veneto) Il magic moment del Pordenone lo si respira tra i tifosi e anche tra la gente in città. Perché i neroverdi stanno avvicinando sempre più persone allo stadio e, in particolare, diventando una vera mania per alcuni. Il coro “Anche stasera festa verdenera”, nato l’anno della promozione dalla D alla Lega Pro, è ormai diventato un motivetto che si sente nei bar e negli uffici: qualcosa ormai entrato nella pelle di molti, grazie allo straordinario periodo del gruppo di Tedino. Un altro riflesso della straordinaria cavalcata è dato dai “mi piace” della pagina Facebook ufficiale del club: più di 11 mila e si viaggia verso i 12 mila, una cifra quasi pari a un club molto più blasonato come il Mantova. Per cercare di coinvolgere ancora di più la città, il Pordenone, per il match di domenica col Lumezzane, farà entrare le donne a soli 5 euro (in tribuna laterale e gradinata) e regalerà una mimosa a ognuna di loro. Intanto la squadra prosegue nel suo lavoro in vista dell’incontro col “Lume”. Ieri doppia seduta, a parte solo Beltrame, Marchi e De Agostini; oggi allenamento sul campo sintetico di Casarsa (alle 14.30). Una scelta, quest’ultima, voluta dal presidente Lovisa e fatta per continuare a mantenere ottimi i rapporti col club gialloverde.

Ore 16.50 – (Messaggero Veneto) Frequentare le zone alte della classifica, in particolare di una categoria importante come la Lega Pro, ti fa conoscere in tutta Italia e contribuisce a “ingrassare” le casse sociali. Il super-Pordenone fa ricco il club. Il valore della rosa, rispetto a inizio, è infatti triplicato: lo si evince dal portale Transfermarkt, vera e propria “bibbia” per tutti gli operatori del settore. Da circa 1 milione di euro si è passati a oltre 3 milioni, considerando i giocatori ingaggiati quando praticamente non avevano valore e che invece oggi sono molto ben quotati, e la valorizzazione dei “gioielli”. E soprattutto grazie alla bassa età media del gruppo, che dimostra l’intelligenza e la lungimiranza nelle scelte di mercato. Per la precisione, i portieri (età media 25 anni) oggi valgono complessivamente 200 mila euro, i difensori (25 anni) 900 mila, i centrocampisti (23,45 anni) 1,58 milioni, gli attaccanti (26 anni) 525 mila euro. Totale: 3,2 milioni. I “ramarri” possono quindi pensare aanche a qualche plusvalenza se alcuni giocatori saranno ceduti a fine stagione, magari in categorie superiori. Non è un caso, infatti, se ai vari Strizzolo e Buratto a breve sarà rinnovato il contratto sino al 2018 (è in scadenza quest’anno). Discorsi inimmaginabili la scorsa estate, con la società appena ripescata e priva di giocatori, vista la retrocessione che aveva di fatto liberato tutti. Il consulente di mercato Zamuner ha allestito una rosa che, data in mano a Tedino, è decollata di valore, tecnico ed economico. Simone Pasa, per fare qualche esempio, vale ora 275 mila euro, esattamente come Luca Cattaneo: pochi mesi fa i due avevano una quotazione di 250 mila euro. Sono loro i gioielli della squadra, dal punto di vista finanziario. C’è una differenza, però, tra i due. Il primo è ancora di proprietà dell’Inter ed è in neroverde in prestito, Cattaneo è invece di proprietà – avendo siglato un biennale. Buratto è passato da 75 mila a 100 mila. Mandorlini, elemento sempre di proprietà, hanno incrementato la sua quotazione da 100 a 125 mila; Tomei è “decollato” passando da 100 a 150 mila, De Agostini da 100 a 125 mila: non è un caso se, anche a loro due, la società sta pensando di allungare il contratto (sinora annuale). Il valore di Strizzolo è rimasto uguale alla scorsa estate (100 mila) ma è destinato ad aumentare vista la crescita del centravanti e i suoi ultimi gol.Le cifre si riferiscono a quotazioni di mercato: non è detto che, se i giocatori dovessero essere ceduti, saranno venduti a quel prezzo. Ma è interessante vedere come, nel corso della stagione, sia aumentato il loro valore e che la società potrà beneficiare di questo. Era difficile da prevedere, una crescita del genere, anche se qualcuno poteva averla pronostica: Tedino, nel corso degli anni, ha lanciato e rimesso in pista giocatori, facendo guadagnare le società per cui ha lavorato. E, per questo motivo, non ci sarebbe da sorprendersi se il tecnico entri nel mirino di qualche club importante.

Ore 16.20 – Qui Guizza: termina l’allenamento.

Ore 16.10 – Qui Guizza: grande intensità nella partitella, in campo anche Cunico e Petkovic.

Ore 15.50 – Qui Guizza: partitella in famiglia, carte mischiate.

Ore 15.30 – Qui Guizza: schemi anti-Mantova, confermato il 4-4-2 ma provate diverse soluzioni in difesa e a centrocampo.

Ore 15.10 – Qui Guizza: Biancoscudati in campo per l’allenamento, pioggia intensa e vento gelido.

Ore 14.40 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Alla vigilia del match, Pasquale Marino l’aveva definita la partita più importante della stagione, lasciando chiaramente intendere che sarebbe stato fondamentale vincere e allungare in classifica sulla Pro Vercelli. Ma il Vicenza non ce l’ha fatta, sprecando un altro rigore in casa e venendo, al termine della gara, pesantemente contestato dai tifosi biancorossi, arrabbiati e delusi per una stagione condita da troppe amarezze. Con la Pro Vercelli il Vicenza è parso in chiara difficoltà, una squadra preoccupata e allo stesso tempo incapace di una reazione. «Ho visto il Vicenza un po’ spento — ha sottolineato al termine del match l’ex Pasquale Luiso — e allo stadio si respira grande tensione e questo è l’aspetto che più mi preoccupa di più. Marino è un ottimo allenatore e credo che grazie alla sua esperienza il Vicenza ne verrà fuori, anche perché per valori tecnici la squadra ha tutti i mezzi per uscire da questa situazione. Però per farlo bisognerà ritrovare un po’ di serenità e di entusiasmo, orgogliosi di indossare la maglia biancorossa. Una società gloriosa come il Vicenza non può retrocedere, i tifosi devono capire che nel caso il prezzo più salato lo pagherebbero loro: tutti insieme si può superare il momento di grande difficoltà». Parole di un ex attaccante che a Vicenza ha scritto pagine importanti della sua carriera, rimasto attaccato ai colori biancorossi. Unità e compattezza è il concetto evidenziato anche dal direttore generale Andrea Gazzoli, che di campionati giocati per non retrocedere ne ha vissuti tanti. «E’ vero – conferma Gazzoli – la mia carriera mi ha visto impegnato più volte in situazioni di questo titpo da calciatore e da dirigente, la cosa più importante è trovare lo spirito giusto e l’unione delle forze. Se si riesce a fare questo le difficoltà si riescono ad affrontare, in caso contrario è molto più dura». Martedì sera il Vicenza ci ha provato ma è sembrato cozzare contro un muro. «È una stagione nata storta, anche martedì gli episodi non ci hanno aiutato. Brighenti si procura un taglio al sopracciglio, sta fuori perché perde sangue e, con l’uomo in meno, subiamo gol. Nella ripresa si è giocato in una metà campo, loro non riuscivano a ripartire ma noi perdiamo D’Elia e poi sbagliamo un rigore che avrebbe potuto cambiare il match. Commettiamo tanti errori ma non ce ne va dritta una». L’episodio del rigore però non è stato gestito al meglio con Galano ed Ebagua che si sono contesi l’esecuzione, poi fallita dal centravanti nigeriano. «Può succedere, anche se non dovrebbe. Ricordo un episodio analgo nel 2008 quando con il Viareggio perdemmo a Viterbo sbagliando un rigore al 90’. Il rigorista era Fusi ma Di Paola volle battere a tutti i costi e sbagliò sia il tiro che la ribattuta: una sconfitta che ci condannò ai play out, poi vinti, proprio contro la Viterbese». Ricordato questo episodio del passato, Gazzoli torna ad evidenziare l’aspetto per lui più importante. «Per salvarci l’ambiente si deve coalizzare, lo deve fare per il bene del Vicenza – sottolinea il dirigente dei berici – capisco che i tifosi vengono da anni difficili ma è giusto ricordare che un’eventuale retrocessione sarebbe un danno per tutti».

Ore 14.10 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) Un rigore sbagliato e uno realizzato. Il raddoppio al momento giusto, tre punti che valgono come oro in saccoccia e il Campodarsego tenuto a distanza. I numeri del mercoledì di campionato del Venezia sorridono agli arancioneroverdi, che dopo aver superato i padovani domenica nel big match in laguna aggiungono un altro tassello verso la promozione in Lega Pro. La capolista del girone C centra la vittoria a Levico (0-2) dopo una partita chiusa e sofferta, contro un avversario tenace che riesce a rintuzzare per buona parte del match la forza veneziana. Decisivo per la vittoria Matteo Serafini. Il capitano prima si fa parare un rigore a metà ripresa, poi però non sbaglia al secondo tentativo spianando la strada agli arancioneroverdi che sul finale raddoppiano con Innocenti. Peccato solo che i padovani vincano 1-0 con la Liventina (anche loro su rigore), non consentendo la fuga alla squadra del presidente Tacopina. Dopo il successo sul Campodarsego e le conseguenti vertigini da alta classifica il tecnico arancioneroverde lascia riposare Lattanzio, mandando in campo Maccan come terminale offensivo del 4-2-3-1 supportato da Innocenti e Volpicelli sugli esterni. Il piglio con cui il Venezia approccia alla gara è più aggressivo, con gli uomini di Favarin a dettare il gioco ma senza trovare un varcho offensivo. I padroni di casa erigono una diga difensiva impossibile da scardinare per tutta la prima frazione. Poche le azioni degne di nota: al 17’ una punizione di Calzi esalta Nervo che trova il tempo giusto dell’uscita e blocca, al 30’ Serafini pesca Maccan che serve Innocenti, il cui tiro-cross sfiora la porta. Allo scadere il capitano tenta una sassata di destro dal limite con il tiro che manca di un soffio l’incrocio. A inizio ripresa è il Levico ad affacciarsi per la prima volta dalle parti di Vicario, con un tiro-cross di Baldo che non procura grattacapi al portiere veneziano. L’episodio sveglia i lagunari, che in pochi minuti sfiorano il gol con un colpo di testa ravvicinato di Maccan e poi trovano una rete annullata dall’arbitro. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, l’attaccante colpisce il palo di testa, ne nasce una mischia rocambolesca risolta da Modolo che infila in gol, ma il guardalinee ravvede un fallo e annulla. Inutili le proteste veneziane, che non portano a ripensamenti. Qualcosa però è scattato nella testa e nelle gambe e l’impressione è che un episodio possa mutare il match. Dopo l’ennesimo corner battuto da Volpicelli, Maccan viene atterrato in area e il direttore di gara decide di concedere il penalty. Sul dischetto si presenta Serafini che si fa però ribattere il tiro da Nervo, momentaneo eroe trentino del match. Il Venezia non si perde d’animo e alla mezzora capitalizza il secondo episodio a suo favore. Il neo entrato Carbonaro controlla un assist filtrante, tenta il clamoroso pallonetto su Pancheri che tocca di mano. L’arbitro tentenna un attimo, prima di concedere il secondo rigore della partita. Ancora una volta Serafini si trova a tu per tu con Nervo. Stavolta la punta è più fredda e insacca. E quasi allo scadere il Venezia chiude il match con il raddoppio di Innocenti, bravo a insaccare di testa da posizione ravvicinata. La festa veneziana è così completa, non fosse per la notizia che arriva da Campodarsego con la vittoria dei biancorossi su rigore al 93’, lasciando immutato il +3 in classifica. E domenica altra sfida decisiva per gli arancioneroverdi di Giancarlo Favarin, che ospiteranno allo stadio Penzo il Tamai.

Ore 13.50 – (La Nuova Venezia) Un rigore sbagliato e uno realizzato. Nel bene e nel male protagonista ieri è stato il capitano di turno, Matteo Serafini, che da tre anni non falliva l’occasione dal dischetto. «Meno male che ho avuto la seconda opportunità per segnare», ammette il bomber arancioneroverde, «l’ultima volta mi era successo a Sant’Arcangelo di Romagna, e anche lì ebbi un altro rigore in seguito. Il primo l’ho anche calciato bene, solo che Nervo si è mosso in anticipo, quel tanto che è bastato a intercettare il pallone. Forse avrei potuto aspettare un attimo, come ho fatto dopo, ma l’importante è aver vinto la partita». E nel corso della sfida contro il Levico, Serafini ha fatto spesso valere i gradi di capitano. «Anche gli arbitri sono umani e possono sbagliare qualcosa, giusto quindi che mi sia messo davanti ai compagni che protestavano e rischiavano di innervosire il direttore di gara. È’ il ruolo del capitano. Peccato per il gol di Modolo, perché sembrava regolare, ma l’aver fatto tre punti in una partita che non riuscivamo a sbloccare è un segnale forte. La cavalcata è ancora lunga, però a questo punto c’è un incontro in meno da affrontare». Il secondo gol è arrivato da Giacomo Innocenti, sempre più decisivo nel Venezia di Favarin. «Un gol prezioso per me e per tutta la squadra», osserva l’esterno sinistro, «il primo tempo non è stato brillante, da parte nostra, ma credo sia stato dovuto all’aver speso molte energie domenica contro il Campodarsego. Dopo il gol annullato e il rigore sbagliato, ho pensato che la partita fosse stregata. Non ci siamo persi d’animo e abbiamo trovato le azioni giuste per vincere. Si vede che il lavoro settimanale si trasferisce in modo positivo in campionato». Fabrizio Ferrante rassicura invece sul suo infortunio. «Ho sentito molto dolore alla spalla sinistra, mi sono spaventato perché è la terza volta che mi faccio male in questa stagione. Stavo rientrando bene e ci sono ricascato, speriamo non sia nulla di grave. La squadra? Puntiamo sempre a vincere e si vede; oggi forse abbiamo peccato un po’ di presunzione. Dobbiamo sempre pensare che la partita che ci attende è quella decisiva». Marco Modolo racconta invece l’azione del primo rigore e quella del gol annullato. «Il rigore c’era, mi hanno tirato giù, e sul gol non ci ho francamente capito molto. Dal mio punto di vista era regolare, non so come abbiano potuto fischiare un fuorigioco con due difensori del Levico vicino alla linea di porta. Ad ogni modo è stato un bene riprendere in mano la situazione e andare a vincere la partita con un avversario che si chiudeva sempre dietro». Infine Paolo Carbonaro, ancora una volta decisivo nel procurarsi il secondo rigore per il Venezia. «Pancheri l’ha presa nettamente con la mano, e sono rimasto stupito nel non sentire subito il fischio arbitrale. Per fortuna l’aveva ben visto il guardalinee. Giocando ogni tre giorni è dura essere sempre brillanti, ma il Venezia sta crescendo».

Ore 13.30 – (La Nuova Venezia) La vittoria di Levico è arrivata nella ripresa, in una gara diversa da quella di tre giorni prima con il Campodarsego, con una squadra all’inizio meno brillante. L’allenatore del Venezia Giancarlo Favarin si tiene stretto i tre punti. «Non è facile tenere la concentrazione a mille», spiega, «perché con il Campodarsego abbiamo speso tanto sotto l’aspetto nervoso. Nel primo tempo abbiamo concesso qualcosa all’avversario sotto l’aspetto dell’intensità, nella ripresa il risultato è meritato». Dopo i tre cambi iniziali rispetto a domenica scorsa, Favarin ha dovuto correggere qualcosa in corsa. «Ho messo Carbonaro per allungare il Levico», dice, «e sfruttare gli spazi. Mi aspettavo qualcosa di più da Volpicelli; in questo momento ho bisogno di giocatori già pronti, non da aspettarli». Intanto continua la corsa in vetta alla classifica e se il Campodarsego ha tenuto il passo solo nel finale, Favarin guarda in casa propria. «Non faccio tabelle», commenta il tecnico, «e in questo momento forse si sta facendo sentire il peso del risultato, in alcune situazioni dovremmo avere più coraggio e ci si limita al compitino».

Ore 13.10 – (La Nuova Venezia) Ma quali rigori del freddo? Il sole splende e i monti si specchiano sul lago di Levico. Anche il Venezia, un po’ narciso, si specchia nel primo tempo sulla calma piatta di una partita che sembra amorfa. Nel secondo, però, si ricorda di essere la capolista e di dover vincere: qualche colpo d’acceleratore e via a prendersi i tre punti. I rigori allora sono quelli concessi dall’arbitro, due rigori netti per il Venezia, uno parato e uno a segno, sempre “made in Serafini”. E meno male che poi fa gol anche Innocenti, per definire il 2-0 finale e abbassare il volume sui probabili cori lamentosi di chi vede il Venezia aiutato da Dio e dagli uomini. Il blitz di Levico è qui, in un buon secondo tempo che basta al Venezia per mantenere il vantaggio sul Campodarsego, la cui vittoria allo scadere sulla Liventina (anche qui un rigore) rimbalza sulle tribune trentine proprio al fischio finale dell’arbitro Ceccon. Poca intensità nel primo tempo, da parte veneziana. Poca rabbia, forse anche qualche crepa dovuta alla stanchezza. La squadra di Favarin comanda il gioco, ma la sua è una padronanza sterile, si conta una punizione centrale di Calzi e una botta da fuori di Serafini che rimbomba sui cartelloni pubblicitari, ecco il primo tempo. Levico copertissimo, deciso a cercare l’impresa bis dopo lo 0-0 del Penzo all’andata. Quattro dietro e quattro sulla trequarti, non ci sono spazi per il Venezia, che oltrettutto non riesce a dare profondità al suo gioco. Via, all’intervallo si sbadiglia e non è colpa dello strudel o del Teroldego. Musica divesa con la ripresa, che inizia con un Maccan indavolato. Di testa, fuori, ancora di testa, palo (e sull’azione, annullato un gol di Modolo), in girata al volo, alta di un palmo, infine con un guizzo che causa la trattenuta di Filippini, quella del primo rigore. Nel quale Nervo è bravissimo, in volo sulla destra, a parare su Serafini. Il Levico si dà una scossa, cerca la porta di Vicario ma non la trova. Andreatta spara un destro con pallone che finisce nel bosco dietro la porta e spaventa, casomai, qualche scoiattolo. Il valzer delle sostituzioni porta fiato nuovo, ma non cambi tattici alla sfida. Carbonaro però è mobilissimo e al 26’ scavalca Pancheri con un pallonetto, l’esperto difensore toglie la palla con furtiva manina, la visuale migliore ce l’ha il guardalinee che sventola e non perdona: rigore bis, Serafini ha i capelli bianchi, figuratevi se si emoziona: botta dall’altra parte e gol, 1-0. Mazzata per il Levico, Dimas tenta qualcosa, ma quando la palla è indirizzata al centro c’è sempre un Modolo o un Cernuto a spazzarla via. Si arriva all’ultimo atto, minuto 39, corner da destra, assist Serafini, Innocenti mette la testa e castiga i difensori, colpevoli. Il resto è l’attesa del fischio finale, gestione della palla, il “salutate la capolista” dei tifosi arancioneroverdi arrivati fin qui. Okay, vince all’ultimo respiro anche il Campodarsego, ma si resta a +3 ed è festa lo stesso.

Ore 12.40 – (Mattino di Padova) Noale e Abano si dividono la posta con un gol a testa. Obiettivo salvezza per entrambi. Dopo la vittoria di sabato scorso a Monfalcone, la Calvi torna tra le mura amiche, in questo turno infrasettimanale di Serie D, con il dichiarato obiettivo di strappare almeno un punto ai lanciatissimi neroverdi di mister Zeman, che in questi ultimi mesi hanno tenuto un ritmo da playoff. Il quale Zeman è privo di Thomassen e Creati, due dei protagonisti del successo sul Montebelluna. Il buon momento di forma dei padovani si vede subito, perché nei primi minuti l’Abano ha il pallino del gioco in mano e crea pericoli. Al 3’ è Gnago che conclude a fil di palo alla sinistra di Fortin. Al 10’ De Cesare a pochi passi dalla porta penetra in dribbling, ma è bravo il portiere noalese ad uscire sui piedi del centrocampista strappandogli il pallone e subendo anche fallo. Un minuto dopo Fortin ha riflessi felini per respingere una conclusione potente e ravvicinata di Gnago, dopo il “liscio” in rovesciata di Bortolotto. Con il passare del tempo cala la pressione ospite e la Calvi guadagna campo. Al 19’, sugli sviluppi di un corner, Longato rimette di testa in mezzo pericolosamente e Zattarin libera in calcio d’angolo a pochi passi dalla linea. Nel secondo tempo la Calvi entra in campo con un altro piglio. I primi minuti sono un monologo biancoceleste. Al 6’ Longato si libera al limite e fa partire un sinistro che lambisce il palo, alla destra di Rossi. È il preludio al gol, che arriva al 7’: Siega si libera con un’ottima azione sulla destra e spedisce al centro per l’accorrente Meite, che insacca. Al 9’ ancora Meite prova l’azione personale, entra in area ed impegna Rossi, che respinge con i pugni. A questo punto i padroni di casa provano ad amministrare la partita, mentre l’Abano rinforza il centrocampo con Longhi. Ma forse nel momento migliore degli uomini di Soncin giunge il pareggio degli ospiti: al 26’ Gnago va in progressione sulla sinistra, palla al centro e De Cesare pareggia. Le ultime schermaglie a fine partita, con la ghiotta occasione sui piedi di Antonello allo scadere, non sortiscono effetto, sino al triplice fischio finale.

Ore 12.10 – (Mattino di Padova) Il Campodarsego torna alla vittoria contro la Liventina grazie ad un gol in extremis su calcio di rigore. Il tutto al termine di una gara equilibrata, ma condizionata dalla pesantezza del campo e dall’arbitraggio, con un (clamoroso) rigore non assegnato e un’espulsione dubbia per parte. In più, nel secondo tempo c’è stato un plateale battibecco tra l’allenatore Andreucci e Radrezza, per una sostituzione mal digerita da parte di quest’ultimo. In ogni caso, la società preferisce concentrarsi sulla classifica: 67 punti e distanza inalterata (- 3) dalla capolista Venezia, pure vittoriosa a Levico. Un penalty che grida vendetta. È subito pericoloso il “Campo” con Aliù, che, proprio su lancio illuminante di Radrezza, entra in area, si presenta da solo davanti a Rossi e viene atterrato da quest’ultimo; nel proseguo dell’azione Pelizzer viene anticipato al momento del tiro, ma il pubblico di casa reclama con forza il rigore, che è solare e che dovrebbe pure comportare l’espulsione dell’estremo difensore trevigiano: l’arbitro Meloni, incredibilmente, fa proseguire. Replica Zottino con un tiro-cross di poco a lato. I padroni di casa trovano un varco con Pelizzer, che crossa dal fondo per Aliù, ma dall’incornata scaturisce solo un corner. Più incisivo Cacurio, anticipato di fronte a Rossi, non ne approfitta lo stesso Pelizzer, che scivola al momento opportuno. Risponde Boem per la testa di Gardin, nessun problema per Merlano. Reclama anche la Liventina. Tocca poi agli ospiti invocare la concessione della massima punizione, per un intervento di Arthur su Zanetti in area, anche questo piuttosto netto. In chiusura di tempo bello spunto di Radrezza ancora per Pelizzer, che però tergiversa troppo e si fa deviare il tiro in corner. Al rientro dagli spogliatoi ancora padovani in avanti, mentre i trevigiani pungono in contropiede. In particolare con il nuovo innesto Dene, che crossa per Pagan: botta di prima parata da Merlano. L’occasione più ghiotta è comunque per il solito Aliù, che dal limite dell’area piccola fa partire un destro poderoso, senza tuttavia inquadrare il bersaglio. Ci prova pure il neoentrato Zecchin su punizione, il portiere se la cava in angolo. Più “velenosa”, invece, la punizione di Dene, pure Merlano respinge in corner. D’impeto Michelotto tenta da fuori, la gamba di un difensore devia ancora in angolo. Non va meglio neppure a Poletti, che in tuffo cerca di finalizzare un cross di Zecchin. E attenti alle retrovie, perché il tiro a girare di Vianello lambisce il palo. La tensione sale con il passare dei minuti e c’è un’espulsione per parte. Aliù affondato. Dalla successiva punizione, assegnata al Campodarsego e calciata da Bedin, nasce l’azione decisiva perché Aliù viene atterrato in area: stavolta il direttore di gara assegna il rigore. Batte Cacurio, che regala con freddezza la vittoria ai suoi. «Questione di rispetto». Nel dopo-gara mister Andreucci getta acqua sul fuoco. Sull’arbitraggio, per il quale non si esprime. E sul confronto/scontro con Radrezza. «Voleva restare in campo, ma le decisioni dell’allenatore vanno accettate: questione di rispetto per me e per i compagni. Poi ci siamo chiariti. Quanto alla prestazione, bene l’impegno generale, contro una squadra presentatasi al meglio delle proprie forze».

Ore 11.50 – (Corriere del Veneto) Il contraccolpo c’è stato, inutile negarlo. Il Campodarsego visto ieri contro la Liventina è solo lontano parente della squadra che ha strabiliato l’Italia del calcio per più di un girone. Ma comunque è arrivato un successo per 1-0 che vale molto, al 93’, su rigore per altro discusso, che permette ai ragazzi di Antonio Andreucci di rimanere in scia alla capolista Venezia nel momento più difficile dell’anno. Sul taccuino tante occasioni degne di nota: al 6’ Aliù viene steso in area dal portiere Rossi, ma l’arbitro non concede un penalty sembrato ai più netto. Al 14’ risponde la Liventina con Zottino che ci prova dal limite, ma Merlano para. Altre chance nitide per Cacurio e Aliù per Boem per i trevigiani. Nella ripresa il Campodarsego sparisce inspiegabilmente dalla partita, vittima probabilmente di un calo fisico piuttosto netto dopo il match di domenica al Penzo. Al 75’ Aliù reclama un secondo rigore per un atterramento ai suoi danni da parte di Cescon, ma stavolta l’arbitro pare vedere bene. Al 90’ Bortot e Boem vengono espulsi ma al 3’ di recupero Meloni di Carbonia concede la massima punizione che pare molto meno netta rispetto al rigore negato nel primo tempo. Soncin tocca Aliu e Cacurio dagli 11 metri non sbaglia facendo esplodere di gioia il Gabbiano. Difficile capire se il Campodarsego abbia finito la benzina. La luce rossa lampeggia, sta ad Andreucci fare rifornimento per arrivare alla volata finale con qualche chance concreta di compiere il ribaltone.

Ore 11.20 – (Mattino di Padova) Pur con tutte le giustificazioni del caso, resta negli occhi un primo tempo giocato a ritmi bassi dai padovani, che, dopo essere partiti bene, hanno lasciato metri all’avversario, anche perché il tridente “pesante” schierato da Venturato ha faticato a tenere alta la squadra. Al clamoroso spreco di Coralli (pescato da Xamin ad un passo dalla porta, ha calciato alle stelle), ha risposto Beghetto, scheggiando la traversa nel finale della frazione. Nella ripresa il Citta ha alzato la pressione grazie agli ingressi di Benedetti, subito nel vivo a sinistra, e Salvi, che ha permesso al baby Maniero di salire di tono sulla destra. Nel taccuino sono finiti un paio di conclusioni pericolose di Bizzotto, un salvataggio sulla linea dell’ex granata Gasparetto (che ha rilevato l’infortunato De Vitis) a respingere il diagonale al volo di Maniero e il quasi-autogol di Spighi. Ma ci sono, inoltre, una girata a lambire l’incrocio di Posocco e un contropiede gestito malissimo dallo stesso attaccante di casa, oltre alla seconda traversa della giornata spallina, colta da Spighi con una violenta botta dalla distanza. Fifty-fifty. Nel complesso un pareggio giusto, dunque, che premia il sussulto d’orgoglio del Citta. «Adesso? Essere andati in gol fuori casa è importante, ma le possibilità di accedere alla finale restano al 50% per parte», chiosa Venturato. «Avevamo tanti giovani in campo e affrontavamo una squadra forte. Non posso che essere soddisfatto, soprattutto per la reazione sfoderata nella prima parte del secondo tempo. Siamo stati bravi e corti, cercando di giocare con la palla a terra, anche se pure la Spal ha avuto occasioni. Ora pensiamo alla gara con l’Albinoleffe di sabato al Tombolato».

Ore 11.00 – (Mattino di Padova) Questo Citta non muore mai. Quando ormai già si pensava che la semifinale d’andata della Coppa Italia di Lega Pro, contro la Spal, fosse da archiviare come il secondo passo falso nel 2016 granata dopo il k.o subìto in campionato lo scorso 9 gennaio dal Sudtirol, ecco arrivare la zampata di Cappelletti, che, rispondendo all’iniziale vantaggio di Zigoni, ha regalato prospettive ben diverse alla sfida di ritorno, in programma mercoledì prossimo al Tombolato. Daniel, nel bene e nel male. Gara difficile da decifrare, quella vista ieri allo stadio Mazza di Ferrara, perché quando si stravolgono in modo così massiccio le formazioni-tipo diventa ovviamente più complicato riproporre certi automatismi di gioco. Rispetto agli undici schierati nell’ultima giornata di campionato, a Siena, Semplici ha riproposto dall’inizio i soli Branduani e Ceccaroni, anche se va detto che elementi come Di Quinzio e Zigoni non sono propriamente classificabili come riserve. Venturato si è spinto ancora più in là del collega biancazzurro, cominciando il match con tre Berretti in campo (Zonta, Varnier e Maniero) e con il giovane Xamin, che ha cercato sempre di proporsi e giocare semplice, in cabina di regia. Il protagonista assoluto, però, è stato un altro: Daniel Cappelletti. Sua l’ingenua trattenuta su Zigoni, che ha causato il rigore che ha sbloccato la partita al 17′. Suo il provvidenziale intervento in chiusura sullo stesso Zigoni, sempre mobile, che una decina di minuti dopo si era presentato a tu per tu con Vaccarecci. E suo, soprattutto, il contestato gol del pareggio, con la sfera depositata in rete a porta sguarnita, approfittando di un’uscita maldestra del sin lì encomiabile Branduani. Nell’occasione la squadra di casa ha lamentato una carica dello stesso difensore granata ai danni del portiere, ma l’impressione è che ci fosse poco da protestare, se non per la sventatezza dell’uscita dello stesso Branduani, dopo una rimessa laterale lunga di Salvi.

Ore 10.40 – (Corriere del Veneto) Nel finale di tempo prima Coralli spreca incredibilmente al 35’ l’assist delizioso di Xamin e il gol del possibile 1-1, poi è Beghetto a colpire una clamorosa traversa su punizione. La partita rimane gradevole e le occasioni fioccano: due per la Spal, entrambe con Posocco che va a un passo dal 2-0 soprattutto al 7’, tre per il Cittadella, la migliore delle quali al 22’ grazie a una grande giocata di Maniero, che trova Gasparetto a respingere il tiro al volo. Altre rocambolesche circostanze provocano prima un quasi autogol di Spighi, che al 35’ colpisce la seconda traversa di giornata per una Spal molto sfortunata. E, come spesso accade nel calcio, la beffa è in agguato. Al 43’ Branduani esce a vuoto e lamenta una carica, Cappelletti è in agguato e si fa perdonare il rigore procurato con un gol da attaccante vero. «Sono molto contento per questo pareggio — ammette il dg Stefano Marchetti — perché abbiamo giocato con molti giovani che hanno fatto molto bene, non era facile portare a casa un punto da Ferrara ma abbiamo fatto un gran secondo tempo giocando sempre nella loro metà campo. È una bellissima vetrina questa Coppa, ci permette di dare visibilità ai nostri giovani. Devo fare i complimenti davvero a tutti, perché hanno preso questo impegno con la determinazione che serviva». Insomma, tutti contenti in casa Citta, perché se la serie B resta ovviamente l’obiettivo principale la Coppa Italia è pur sempre un trofeo importante da sistemare nella bacheca di famiglia. Ora il ritorno, che si giocherà mercoledì prossimo (calcio d’inizio alle 14,30) allo stadio Tombolato. Al Cittadella per andare in finale e sognare la coccarda tricolore basterà anche lo 0-0.

Ore 10.20 – (Corriere del Veneto) A scorrere la lista delle formazioni, viene quasi da sorridere quando Roberto Venturato si infervora se gli si fa notare che giocano le cosiddette «riserve». Giusto, più che giusto dal punto di vista dell’allenatore, poco credibile dal punto di vista dell’osservatore esterno. Fatto sta che a Ferrara l’andata della semifinale di Coppa Italia contro la Spal finisce 1-1, con un gol di Cappelletti (contestato) in risposta al vantaggio firmato Zigoni su rigore concesso per fallo dello stesso Cappelletti. Insomma, il difensore granata protagonista nel bene e nel male in questo pomeriggio di Coppa al Mazza di Ferrara. In campo tanti baby (Varnier e Maniero, ma anche Xamin) e un tridente d’attacco formato da Bonazzoli (ancora una volta nullo sul piano delle azioni pericolose verso la porta avversaria), Coralli e Bizzotto. Stessa cosa nella Spal. Meglio, molto meglio, se la riforma della Lega Pro toccherà anche questo argomento, perché una Coppa così serve a poco. Se, al contrario, mettesse in palio un posto per i playoff, come si è ipotizzato, di sicuro potrebbe essere un discorso ben diverso. «Siamo venuti a giocare contro una squadra molto forte come la Spal con molti giovani sia in campo che in panchina — analizza a fine partita Venturato — e abbiamo fatto un’ottima partita. Potevamo pareggiarla prima ma siamo stati molto bravi, corti e propositivi. Sono davvero molto soddisfatto, adesso abbiamo il 50% di possibilità di passare perché il gol in trasferta pesa ma la Spal ha grandi qualità». Sul taccuino, nel primo tempo, una chance per Bizzotto e poi al 18’ il gol su rigore firmato da Zigoni, che apre le danze. Il fallo di Cappelletti, in ritardo, sembra evidente: Vaccarecci non ci arriva per un soffio nonostante intuisca la direzione del tiro.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Ancora nessuna indicazione in merito è giunta dal campo: la squadra ieri ha effettuato una doppia seduta di allenamento, al mattino e al pomeriggio, concentrando il suo lavoro sulla parte atletica e su esercizi con il pallone. Le prime sedute tattiche dovrebbero cominciare con l’allenamento fissato per oggi alle 15, ai campi della Guizza. Petkovic recuperato. Ieri pomeriggio non ha preso parte all’allenamento Favalli, che ha accusato un leggero affaticamento muscolare, tale comunque da non preoccupare per domenica. Buone notizie giungono, invece, da Petkovic, che ieri si è allenato per la prima volta insieme ai portieri e al preparatore Zancopè: dopo aver smaltito il problema muscolare che l’aveva tenuto ai box nelle ultime tre gare, il portiere serbo potrebbe tornare tra i convocati, anche se almeno per questa settimana dovrebbe essere ancora Favaro a difendere la porta del Padova.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Il problema è che il summit fra i due non c’è ancora stato, e viene da sè che, finché non si parleranno allenatore e ds, Bucolo rimarrà sospeso nel suo limbo. Il giocatore, intanto, in questi ultimi giorni sembra avvertire che il suo momento da “epurato” potrebbe presto volgere al termine: in campo lo si vede allenarsi con nuovo entusiasmo, con una presenza e un impegno decisamente superiori rispetto alle due settimane precedenti. Ma è difficile, arrivati a questo punto, che il suo reintegro – se effettivamente arriverà – sia possibile in tempo utile per la trasferta di Mantova . La scelta. In vista del match di Mantova, l’allenatore deve risolvere il ballottaggio a centrocampo. Per il posto da titolare lasciato libero da Corti, che per la lesione al legamento collaterale mediale del ginocchio destro dovrà stare fermo circa un mese, la scelta di Pillon è ristretta a Mazzocco e Baldassin: sarà uno dei due giovani ad affiancare De Risio nel consueto 4-4-2.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Il futuro di Rosario Bucolo è ancora appeso al Padova, ma almeno per ora non si registrano passi concreti in avanti, nella direzione cioè del suo reintegro in rosa. Sono passati ormai due giorni dalla ripresa degli allenamenti, momento in cui il tecnico Bepi Pillon avrebbe dovuto confrontarsi con il direttore sportivo Fabrizio De Poli e comunicare la sua decisione riguardo al centrocampista catanese. Una riammissione in gruppo che, stando alle dichiarazioni degli ultimi giorni, parrebbe possibile, ma che continua a slittare. «Non è una questione che si risolve in poche ore», aveva affermato in proposito due giorni fa il direttore sportivo, visto che, dopo il faccia a faccia tra i due principali soggetti responsabili della direzione tecnica della squadra, l’ultima parola spetta comunque alla società.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) Ieri uno dei suoi agenti, Gerry Palomba, è intervenuto al sito Tuttomercatoweb per fare il punto della situazione. Stante l’infortunio di Corti (fuori almeno un mese), Pillon ritiene tecnicamente utile il ritorno nei ranghi dello stesso Bucolo, che ieri si è allenato con il gruppo: «La società non ci ha comunicato niente di ufficiale – spiega Palomba – con Pillon è tutto a posto. Quanto avvenuto a gennaio è stato un comportamento poco felice, una leggerezza, di cui ha chiesto scusa a tutti. Adesso vive questo momento con la consapevolezza che l’impegno e il lavoro siano il modo migliore per rispondere a quanto accaduto. Credo che il problema sia l’unico posto rimasto nella lista della squadra». Insomma, ancora tutto in stand-by a pochi giorni dal prossimo impegno di campionato dei biancoscudati.

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) Una certezza, almeno al momento. L’X Factor biancoscudato continua, ma ben difficilmente porterà novità a breve per quanto riguarda il tesseramento di un ventiquattresimo giocatore. Fisayo Adarabioyo, l’attaccante in prova alla Guizza, è soltanto uno dei tanti volti transitato al quartier generale biancoscudato e quasi sicuramente è soltanto di passaggio. Solito via vai, insomma, senza che tutti questi provini in una società di Lega Pro possano davvero portare a qualcosa di concreto. Concreto, invece, sarebbe eccome un reintegro di Rosario Bucolo, che rimane molto probabile e che attende soltanto la griffe dell’ufficialità. La società sembra già orientata a concedergli disco verde, nonostante l’opposizione di De Poli, che evidentemente si è legato al dito il rifiuto del centrocampista siciliano a trasferirsi l’ultimo giorno di mercato di gennaio in una delle tre destinazioni indicate dal diesse, ossia Rimini, Lumezzane o Martina.

Ore 08.30 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Cittadella 53, Pordenone 46, Bassano 43, FeralpiSalò 41, Alessandria 40, Pavia 39, Reggiana 37, Padova 35, Cremonese e SudTirol 34, Cuneo 28, Giana Erminio 27, Lumezzane 26, Pro Piacenza e Renate 25, Mantova 22, AlbinoLeffe 15, Pro Patria 2 (-7 punti di penalizzazione).

Ore 08.20 – Lega Pro girone A, la ventiquattresima giornata: Cuneo-Pro Patria 2-1 (Chinellato (Cn) al 24′ pt e al 22′ st, Montini (Pp) al 30′ st), Padova-Renate 1-0 (Altinier (Pd) al 46′ pt), Alessandria-Bassano 1-2 (Stevanin (Ba) al 8′ pt, Mezavilla (Al) al 11′ pt, Candido (Ba) al 37′ st), Pro Piacenza-Pavia 1-2 (Ferretti (Pv) al 31′ pt, Orlando (Pp) al 42′ pt, Cesarini (Pv) al 36′ st), Reggiana-FeralpiSalò 3-0 (Spanò (Re) al 14′ pt e al 21′ pt, Siega (Re) al 23′ pt). SudTirol-Pordenone 1-3 (Strizzolo (Pn) al 32′ pt, Cattaneo (Pn) al 45′ pt, Strizzolo (Pn) al 13′ st, Spagnolli (St) al 33′ st), Giana Erminio-Cittadella 0-1 (Schenetti (Ci) al 32′ st), Lumezzane-Mantova 3-2 (Rapisarda (Lu) al 5′ pt, Sarao (Lu) al 14′ st, Gonzi (Mn) al 22′ st, Marchi (Mn) al 36′ st, Varas (Lu) al 43′ st), AlbinoLeffe-Cremonese 0-1 (Sansovini (Cr) al 6′ st).

Ore 08.10 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.00 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Maglietteveloci.it, Box Uomo, Studio Pignatelli Netstore, Birra Antoniana, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 2 marzo: doppia seduta di allenamento, rientra in gruppo Petkovic. Si ferma nel pomeriggio Favalli, ma non è in dubbio per domenica




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