Live 24! Tanti auguri di buona Pasqua a tutti i nostri lettori!

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Ore 20.00 – (Il Piccolo) La difesa della Triestina merita la salvezza, l’attacco invece è quasi da retrocessione diretta. Detta così è magari un po’ brutale, ed è ovvio che dare tutte le colpe a un reparto è un’analisi troppo superficiale, però i numeri dell’Unione a sei turni dalla fine individuano in maniera abbastanza decisa pregi (pochi) e difetti (molti) di questa ennesima stagione tribolata. Cominciamo dalle note più dolenti, da un attacco purtroppo maledettamente sterile. Finora la Triestina ha messo a segno 33 reti e nella classifica dei reparti offensivi è malinconicamente terzultima perché peggio hanno fatto solamente Dro (27) e Sacilese (33). Insomma, hanno segnato più dell’Unione anche due squadre che attualmente sono dietro in classifica, ovvero Ufm (35) e Fontanafredda (34), ma soprattutto le altre rivali Montebelluna, Liventina, Levico e Union Ripa hanno realizzato una decina di reti in più. E per capire quanto pesa questo dato, basta andare all’ultimo mese e alle ultime cinque partite, nelle quali la Triestina ha segnato solo 3 gol dei quali 2 allo scadere e per giunta ininfluenti (quello di Di Dionisio nella sconfitta di Montebelluna e il raddoppio di Skerjanc contro il Belluno): decisamente poco per chi deve scavare a qualsiasi costo punti salvezza. Del resto, questo è il risultato di un attacco continuamente dilaniato fin dall’inizio da epurazioni, punizioni, movimenti rocamboleschi di mercato e partenze e arrivi a getto continuo. Trovare continuità in queste condizioni per una squadra con già tanti problemi, è dura. Qualcuno potrà pensare che con i grossi calibri di inizio torneo (Zubin, Kabine e Zanardo), andava meglio, ma è una supposizione smentita dai numeri: la media gol a partita dell’Unione è sempre rimasta in pratica la stessa, solo qualche decimale in più di una rete a match (1,18 nelle prime undici giornate, 1,06 dopo). Caso mai, più che dell’attacco, il problema è che poco dopo se ne sono andati anche altri uomini che avevano dato una mano in zona gol come Proia, Migliorini e Santoni. Fatto sta che a tenere su la baracca è soprattutto la difesa. Per carità, sono sempre numeri preoccupanti perché 50 reti sul groppone non sono poche, ma almeno, rispetto alle rivali per la salvezza, il dato è più positivo. Qui sono di più infatti le squadre che hanno fatto peggio oltre alla derelitta Sacilese (81 gol al passivo): ci sono Giorgione (61), Liventina (55), Montebelluna (53), Fontanafredda (52), e anche Ufm e Dro sono praticamente alla pari (49). Ma soprattutto bisogna ricordare che la Triestina ha subito ben 11 reti in due partite, le due batoste con Venezia e Mestre. Con la capolista c’era poi appena stato un cambio totale di formazione con una ventina di svincolati. Tolte queste due sbandate, insomma, la difesa della Triestina è ancor più da ampia salvezza diretta. E che il reparto arretrato in questi mesi abbia subito molti meno scossoni dell’attacco, non può ovviamente essere solo un caso.

Ore 19.30 – (La Provincia Pavese) Riprenderà dopodomani, martedì pomeriggio, alle ore 15 la preparazione del Pavia, dopo questo week-end pasquale di riposo in cui i giocatori hanno fatto ritorno a casa. Martedì è attesa anche la comunicazione ufficiale della squalifica da parte del giudice sportivo di Alessandro Marchi, che salterà l’atteso posticipo della dodicesima di ritorno previsto per lunedì 4 aprile alle ore 20 allo stadio Fortunati contro l’Alessandria, attualmente quarta in classifica con 49 punti, quattro in più del Pavia (42). Come il Pavia anche i grigi in questi giorni si sono concessi un periodo di riposo. Mister Angelo Gregucci ha ridato appuntamento ai suoi giocatori martedì pomeriggio alle 16. Dopo la gara con l’Alessandria il Pavia giocherà, poi, in trasferta a Mantova domenica 10 aprile alle ore 15. Per le ultime tre giornate di campionato, dalla quindicesima alla diciassettesima di ritorno, la Lega Pro ha, inoltre, disposto che le gare abbiano contemporaneamente inizio in ogni singolo girone. In ognuno dei tre raggruppamenti ci saranno giornate e orari diversi di gioco che verranno ufficializzate nelle prossime settimane.

Ore 19.10 – (La Provincia Pavese) Qualche mese fa, all’ultima sua apparizione sulle tribune del Fortunati il presidente del Pavia aveva ribadito che se non si fosse centrato l’obiettivo promozione sarebbe comunque rimasto alla guida della società e il progetto di portare in alto la sua squadra non sarebbe cambiato di una virgola. E alla vigilia di Pasqua il patron cinese del Pavia Xiadong Zhu, dalla sua Shanghai, lo ha ribadito in occasione degli auguri pasquali fatti sul sito della società a tutti i tifosi azzurri. In poche righe arriva da mister Zhu anche un’altra precisazione importante sulla compagine societaria. Il patron del Pavia ribadisce «l’assoluta solidità economica del club e la sua volontà di investire con sempre maggior forza e passione in un progetto a cui crede fortemente». Zhu ha, anche, smentito con fermezza le voci di un possibile ingresso in società di nuovi soci. Nomi ufficialmente non ne ha fatti ma non è un mistero che questa precisazione si riferisce alle voci, che circolavano da qualche settimana, del ritorno in società, con l’acquisto di azioni, anche se in minima percentuale, degli ex soci della gestione Zanchi, Alessandra Pedron e Marino Vernocchi, che con il presidente dell’Accademia Pavese Ezio Panigati, avevano lasciato il loro pacchetto complessivo del 6% di quote (2% a testa) alla nuova proprietà cinese, durante il passaggio di proprietà dell’estate 2014. La Pedron si era occupata all’epoca degli Zanchi del settore giovanile, nel quale giocavano anche i suoi due figli. Proprio un eventuale ritorno, si vociferava, poteva riportarla direttamente nella gestione del vivaio. Con lei si era ipotizzato anche il rientro in società dell’imprenditore di Motta Visconti, Marino Vernocchi, il cui figlio Marco, dopo essere cresciuto nelle giovanili azzurre e debuttato in Prima Divisione, ha vestito la maglia del Sancolombano (serie D) e poi quella dell’Accademia Pavese. Club che ha lasciato nel mercato di gennaio per tornare nel calcio professionistico alla Pro Patria (Lega Pro). Vernocchi ha un passato da vicepresidente del Cesena e proprio tra la società romagnola e il Pavia aveva fatto da collante con una collaborazione che aveva portato diversi giovani dai bianconeri alla maglia azzurra. Tra questi il nome che tutti i tifosi ricordano è quello di Emanuele Giaccherini, attualmente al Bologna e calciatore della nazionale di Antonio Conte, che lo aveva voluto ai tempi della sua guida alla Juventus. Per gli ex soci minoritari della gestione Zanchi, però, mister Zhu ha chiuso ufficialmente la porta.

Ore 18.40 – (Gazzetta di Reggio) In attesa di conoscere il nome del nuovo direttore sportivo, chi gode della piena fiducia societaria è Alberto Colombo. L’allenatore granata ha ricevuto più volte parole dolci da parte del presidente Stefano Compagni, nonostante la squadra abbia deluso le aspettative di inizio stagione. La matematica non condanna ancora i granata, ma la strada per raggiungere i play off promozione è sempre più in salita, considerando sia i cinque punti che separano la Reggiana dal quarto posto, sia il calendario tremendo che aspetta Parola e soci. La fiducia a oltranza di Compagni nei confronti del trainer, tuttavia, non è figlia dell’ostinazione del presidente. Tantomeno dei meriti del mister che, caso più unico che raro nel mondo del calcio, ha “fatto fuori” l’uomo mercato, Raffaele Ferrara, salvando se stesso. La fiducia (forzata?) della società, dicevamo, è figlia soprattutto della scelta maturata in estate di chiamare all’ultimo minuto l’ex allenatore della Pro Patria, “risarcendolo” con un contratto biennale che, di fatto, non è mai stato ufficializzato alla stampa. Colombo è stato allenatore granata in pectore durante l’ultima estate, firmando un biennale con scadenza 2017 (così come tutto lo staff tecnico) in tutta fretta, proprio alla vigilia dell’imminente partenza per il ritiro di Castelnovo Monti. Il progetto tecnico per la prossima stagione, quindi, non potrà che partire da un dialogo costruttivo tra Alberto Colombo (i tifosi lo criticano, ma molti ancora ne riconoscono le qualità) e il nuovo direttore sportivo. Siega è un pretoriano dell’attuale mister, Bruccini idem, così come Parola, giocatori in scadenza di contratto. Ma quello che i tifosi si augurano più di tutto è di non rivivere una nuova guerra fredda tra allenatore e ds.

Ore 18.20 – (Gazzetta di Reggio) Ancora pochi giorni e sarà aprile, il mese in cui verrà annunciato – stando alle parole del presidente Stefano Compagni – il nuovo direttore sportivo. La nuova figura dirigenziale erediterà il lavoro svolto nell’ultimo anno e mezzo da Raffaele Ferrara, che copriva il ruolo di direttore generale, dato che come direttore sportivo ci sarebbe già Italo Federici. Blindati. Approfittando della pausa pasquale, diamo un occhio alla situazione contrattuale dei giocatori granata, dalla quale emerge un dato: la Reggiana ripartirà da un nucleo numericamente importante di calciatori. Sono infatti undici i granata che hanno assicurata almeno un’altra stagione all’ombra dei ponti di Calatrava. Nel caso di Perilli, Maltese, Sabotic e Spanò (i due difensori classe ’94 hanno rinnovato ad ottobre) l’anno in cui ci si dovrebbe salutare è addirittura il 2018. Giocatori praticamente blindati. Pecora nera del gruppo, Antonio Letizia, giunto nel mercato invernale e fresco di un anomalo contratto (per la durata) a cifre importanti fino al 2019. Ancora uno. In questo elenco di giocatori in cassaforte, ci sono i biennali (scadenza 2017) firmati in estate. Giocatori dal curriculum impegnativo che, tuttavia, sono stati i primi a deludere le aspettative. Ci sono Bartolomei e Mogos, giunti in estate con la nomea uno di regista e l’altro di ala e, col tempo, rivelatisi più intenditore e centrocampista esterno col vizio del gol. Hanno un altro anno di contratto anche Nolè e Arma, attaccanti di razza con un pedigree che molte squadre di Lega Pro invidiano alla Reggiana. Con l’avvento del nuovo ds e la conferma di Alberto Colombo (ne parliamo qui a fianco) bisognerà capire se questi ultimi faranno ancora parte del progetto tecnico e se saranno, soprattutto, ripresentabili dopo una stagione fatta di luci e tante ombre. Completano l’elenco De Biasi e Panizzi, difensori di “contorno”. In partenza. Terminata questa deludente stagione, un grazie e (forse) un arrivederci verranno riservati a chi, nel giugno prossimo, vedrà scadere il proprio rapporto di lavoro con la Reggiana. Parliamo di Rossini, Rampi (che all’epoca firmò un triennale), del baby Ceccarelli e di Pazienza, arrivato nel mercato di riparazione. Fanno parte della comitiva i calciatori in prestito e cioè Frascatore (Roma), Mignanelli (Pescara), Danza (Pro Vercelli), Zucchini (Modena), Silenzi (Inter) e Loi (Cagliari). I primi tre stanno facendo bene, ma nonostante i tentativi della società di far loro vestire il granata anche nella prossima stagione, verranno girati a squadre di categoria superiore alla Lega Pro. Rinnovi. Abbiamo tenuto per ultimi i nomi più altisonanti, coloro che hanno fatto la storia della Reggiana anche nell’ultima stagione sfortunatamente conclusa a Bassano. Parola, Bruccini e Siega sono in scadenza e, senza proposte di rinnovo, a giugno cambieranno casacca. Pur senza una figura di riferimento qual era Raffaele Ferrara, la Reggiana si starebbe ovviamente muovendo per farsi trovare pronta all’avvio della prossima sessione estiva di mercato. Stando ai ben informati, con Nicholas Siega saremmo ai dettagli per il rinnovo del contratto. Per gli altri due, la volontà del club granata (che si sta avvalendo delle prestazioni di Giancarlo Corradini come responsabile dell’area tecnica) sarebbe quella di un altro anno di contratto. Parola non ha mai nascosto di volersi avvicinare a casa, ma potrebbe accettare. Bruccini idem, anche se non mancano gli estimatori. Al nuovo ds il compito di sbrogliare questa matassa. In attesa, soprattutto, di conoscere le risorse economiche da investire. Dici poco…

Ore 17.50 – (Gazzetta di Mantova) Mentre Sandro Musso è impegnato a salvare il salvabile nel Mantova, il patron biancorosso Serafino Di Loreto è sempre più preso dal ruolo di presidente della Calcio Servizi Spa, con l’obiettivo di rilanciarla e di assicurare così ai club di Lega Pro maggiori risorse e servizi. «I progetti che stiamo portando avanti sono molti – spiega Di Loreto -, dalla biglietteria unica nazionale alla ricerca di un partner-sponsor per il nostro campionato, fino a una tesera sanitaria del tifoso e alla ridefinizione dei diritti tv». Partendo da quest’ultimo punto, l’anno prossimo la trasmissione delle gare su internet dovrebbe diventare a pagamento: «Sì – conferma Di Loreto -, l’intenzione è quella di ridiscutere gli accordi anche in base al nuovo format del campionato, che vedrà playoff allargati (fino alla decima classificata, ndr) e dunque un “campionato nel campionato” appetibile per tv e sponsor. Come Lega Pro registriamo per la trasmissione delle gare circa un milione di contatti a settimana: dunque basterebbe un prezzo simbolico, diciamo di un euro, per avere risorse da investire per migliorare il servizio e anche per alleviare la situazione economica dei club». Per quanto riguarda la biglietteria unica nazionale, invece, «stiamo vagliando una nuova piattaforma, più efficace e anche meno costosa. L’intenzione è poi quella di cercare anche una partnership con Poste Italiane e presto io e il presidente Gravina avremo un incontro al riguardo». Altra idea è quella della “tessera sanitaria del tifoso”: «L’idea è una convenzione con un grosso operatore privato del settore, che garantirebbe servizi gratuiti e altri superscontati agli abbonati delle squadre di Lega Pro. Ci stiamo lavorando».

Ore 17.30 – (Gazzetta di Mantova) Ieri mattina i biancorossi si sono allenati per oltre un’ora agli ordini di mister Prina, che al termine della seduta ha dato il “rompete le righe” per le festività pasquali. I giocatori avranno due giorni liberi e il Mantova riprenderà martedì con una doppia seduta (mattino e pomeriggio) gli allenamenti in vista della gara in programma domenica 3 aprile (ore 15) a Salò contro la FeralpiSalò. Ieri sono rientrati in gruppo anche Masiello e Beretta, reduci dai rispettivi infortuni, per cui in vista del prossimo impegno di campionato l’allenatore biancorosso dovrebbe poter contare su quasi tutta la rosa. Il quasi è doveroso perché martedì Di Santantonio (che era già diffidato) verrà sicuramente squalificato per una giornata dal giudice sportivo in seguito all’ammonizione subita contro il Cittadella. Dopo la ripresa di martedì, la squadra svolgerà altri due allenamenti mercoledì e una seduta al giorno fino a sabato, quando Prina dirigerà la rifinitura e poi porterà tutti in ritiro nella cittadina bresciana.

Ore 17.10 – (Gazzetta di Mantova) In vista del rush finale del campionato (ed eventuali playout), il presidente Sandro Musso assicura che la società «non lascerà nulla di intentato per salvare il Mantova», ma aggiunge anche di essere «pressoché certo che in ogni caso l’anno prossimo faremo la Lega Pro». Il numero uno di Viale Te, in un’intervista a tutto tondo, parla poi anche di tanti altri temi, fra i quali gli errori commessi e le idee per il futuro. Presidente, a sei turni dalla fine per il Mantova si fa a dir poco grigia… «Purtroppo la situazione è questa e bisogna prenderne atto, ma faremo di tutto per salvarci. E lo spirito che ho visto in campo nel primo tempo contro il Cittadella mi sembra quello giusto per venirne fuori. Umiltà, impegno, grinta, determinazione e pressing sono le armi per annullare il gap tecnico che abbiamo con le altre squadre». È soddisfatto quindi dei primi frutti del lavoro di mister Prina? «Molto. Lo vedo motivato, coraggioso e “cattivo” al punto giusto per riuscire a tirar fuori il massimo dai ragazzi. Mi rendo conto che avremmo dovuto prenderlo prima, ma a questo punto meglio tardi che mai». Da qui a fine campionato a cosa realmente può puntare il Mantova? «Al massimo che riusciamo a ottenere. È ovvio che recuperare 8 punti in 6 giornate per salvarsi senza spareggi in questo momento appare difficile. Bisognerebbe almeno guadagnare una posizione in classifica, per avere un vantaggio negli eventuali playout. Noi comunque puntiamo al massimo e stiamo facendo ogni sforzo, anche economico con ritiri e quant’altro possa servire, per riuscirci. Capisco che sono sforzi disperati e tardivi, ma bisogna provarci». Parla come un dirigente che ha davvero tanti rimpianti. Quali sono? «La verità è che siamo arrivati impreparati a questa avventura. Siamo entrati in una piazza e in un mondo (quello professionistico) che non conoscevamo, senza avere le competenze e l’esperienza necessarie. Quand’è così, cominci ad ascoltare le tante persone che si propongono per consigliarti e finisci per creare ulteriore confusione. Mi spiace molto, ma è andata così e ne sono consapevole». Quale lezione ha tratto allora da questa annata? «Innanzitutto che per fare calcio qui e a questi livelli serve uno staff dell’area tecnica affidabile, scelto con grande accuratezza, al quale affidare la gestione sportiva e con il quale confrontarsi. Dopo questi otto mesi, sono certo che tornando indietro almeno metà degli errori commessi non li rifarei». Ok, adesso però guardiamo avanti. Rischia di passare alla storia come il primo presidente che retrocede in D sul campo in 105 anni di vita del Mantova. Che ne pensa? «Che questo non succederà. Noi vogliamo salvarci sul campo e faremo di tutto, fino all’ultima giornata e anche negli eventuali spareggi, per evitare la retrocessione. Comunque vada a finire, comunque, sono pressoché sicuro che il Mantova l’anno prossimo sarà ancora in Lega Pro». E il riferimento è ovviamente alla promessa del presidente Gravina di riportare il format del campionato a 60 squadre. Allora andiamo oltre. Come immagina Musso il futuro dell’Acm? «Con una società in cui Sdl non rimanga da sola, innanzitutto. A tal riguardo parleremo con i soci mantovani, pur sapendo che sono stanchi e continueremo a cercare nuovi partner, anche se al momento di concreto non c’è ancora nulla». Ma che tipo di Mantova avrebbe in mente? «Bisogna ripartire da un anno zero, perché quello in corso non lo è stato, con un progetto di 2-3 stagioni. Immagino una squadra giovane, costruita attorno a 5-6 elementi esperti e di valore, che possa far tornare il pubblico a divertirsi. E che sia la base per costruire qualcosa nel tempo. Inoltre, mi piacerebbe investire di più sul vivaio, perché anche lì c’è tanto da fare». Ai tifosi cosa vuol dire, per concludere? «Che ora ho capito che Mantova è una grande piazza, che giustamente non perdona l’improvvisazione e che merita campionati ben diversi da quello che stiamo facendo. Noi proveremo a riscattarci».

Ore 16.40 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Parlare apertamente di un “problema rimonte”, sarebbe forse eccessivo. In fondo si sta sempre e comunque commentando una squadra ancora al terzo posto in classifica, che è andata ben oltre le più rosee previsioni d’inizio anno e che ha ancora nelle sue mani la possibilità di giocarsi un posto in serie B. Ma c’è un dato che merita attenzione: quasi sempre, quando finisce sotto di un gol, alla fine la squadra di Bruno Tedino perde la partita. Qualche volta di troppo, invece, è accaduto il contrario, con i neroverdi in vantaggio e successivamente rimontati. Un’allergia alle rimonte da compiere, quindi, e una propensione – seppur tenue – a subire il ritorno degli avversari. Un esempio del primo aspetto lo ha fornito la partita di Alessandria. Dopo la rete di Marconi, infatti, c’erano a disposizione più di venti minuti, ma il Pordenone non è riuscito praticamente mai a rendersi pericoloso. Lo stesso è accaduto a Bassano, quando la rete di Misuraca su rigore ha spaccato la partita, senza causare una veemente reazione neroverde. Sono già due casi, recenti, ma non sono gli unici. È accaduto, ad esempio, anche contro il Pavia al Bottecchia, con i lombardi a segno due volte e il Pordenone fermo al palo. Stesso discorso valido per Lumezzane-Pordenone, finita 2-0 per la squadra bresciana. Solo due volte i ramarri sono riusciti a rimontare uno svantaggio: è accaduto contro l’Alessandria all’andata (poi la gara finì in pareggio) e contro il Lumezzane al ritorno (altro punticino dopo il gol in apertura di Sarao). Troppe, invece, le rimonte subite dai neroverdi. Una storia iniziata all’andata contro il Mantova (vantaggio neroverde con Strizzolo e pareggio di Carini), e proseguita poi contro Cremonese e Südtirol in casa (due pareggi). Rimonta completa, invece, quella della Feralpi, in grado di ribaltare l’iniziale 0-1 neroverde. Lo stesso è accaduto contro il Cittadella, con il Pordenone inizialmente in vantaggio e poi sommerso dalle tre reti granata. Un aspetto, questo, che nella corsa playoff dovrà essere curato.

Ore 16.20 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) I ramarri riprendono domani alle 15 la preparazione al De Marchi in vista della gara di sabato in vera notturna (inizio alle 20.30) con la Reggiana. Sarà la prima di due sfide consecutive in casa importanti, ma non fondamentali per l’accesso ai playoff. La seconda sarà quello del sabato successivo (inizio alle 17.30) con il Feralpisalò. TUTTI UNITI – Fondamentale invece sarà l’approccio al match con la Reggiana. Ad Alessandria il Pordenone ha mostrato segni di usura comprensibili dopo quasi sette mesi giocati a livelli nemmeno ipotizzabili lo scorso agosto. A mente fredda, comunque vada a finire, la stagione 2015-16 va archiviata fra le “top 5” della storia neroverde. Ora dirigenza e popolo neroverde annusano il profumo dei playoff. Tedino e i suoi ragazzi sono chiamati a un ultimo sforzo. Tutti però (e tutti insieme) devono dare loro una mano. OBIETTIVO – Tedino non fa tabelle, ma afferma: «Ci servono 10 punti per arrivare a quota 60». Dopo aver affrontato Reggiana e Feralpisalò al Bottecchia, i ramarri andranno in trasferta ad affrontare la capolista Cittadella, ospiteranno il Cuneo, andranno a Pavia e chiuderanno in casa con il Giana Erminio. Dieci punti si possono fare. Nove potrebbero bastare. REGGIANA NEL MIRINO – Importante sarà non perdere con la Reggiana. Due sconfitte di fila potrebbero creare ansia nello spogliatoio e in sede. Per questo (come con il Padova) e per il fatto che anche dall’Emilia sono attesi tanti tifosi, sarà importante l’apporto dei supporters neroverdi. PREVENDITA ATTIVA – Prevedendo appunto un massiccio afflusso di pubblico la segreteria della società neroverde raccomanda di acquistare i tagliandi in prevendita per avere la garanzia di assistere all’importante sfida di sabato e di recarsi allo stadio per tempo per evitare le code che si formeranno agli ingressi. I punti vendita sono il bar Libertà a Pordenone e il Caffè Nogaredo a Cordenons.

Ore 16.00 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Una squadra sola è al comando: il Cittadella. Prendiamo a prestito la famosa frase pronunciata nel giugno del 1949 dal giornalista Mario Ferretti per raccontare la fuga di Fausto Coppi nella Cuneo-Pinerolo. I granata di Venturato dopo il successo di Mantova (1-0), undicesimo di fila, a 6 giornate dal termine vantano 13 punti di vantaggio sulla seconda, il Bassano. Per la promozione manca solo il conforto della matematica. Alle loro spalle si lotta per un posto playoff. Vi accederanno le seconde e le terze dei tre gironi e le due migliori quarte. Misuriamo stati d’animo e speranze delle concorrenti, avversarie del Pordenone, terzo con 50 punti. BASSANO 52 – Clamorosamente strapazzati dal Pavia (1-4) davanti al loro pubblico i giallorossi reagiscono. «Non va dimenticato – ha detto mister Sottili – quanto fatto sino a ora. La sconfitta ci servirà da lezione. I ragazzi hanno apprezzato i tifosi che ci sono stati comunque vicini». ALESSANDRIA 49 – Esaltati dal successo sul Pordenone (1-0) i grigi puntano alto. «Ai ramarri – ha detto il match winner Michele Marconi – non abbiamo concesso nulla, dando segnali di miglioramento. Siamo pronti per la volata». FERALPISALÒ 46 – Aimo Diana è amareggiato per il pareggio (1-1) a Lumezzane. «Quando il migliore in campo è il portiere avversario – ha affermato il tecnico – c’è poco da fare. Mancano però ancora sei partite e tutto può succedere». PAVIA 45 – I “cinesi” hanno dimostrato il loro vero volto a Bassano. Pesa però l’ipotesi penalizzazione (3 punti per violazione della clausola compromissoria). Il presidente Zhu riscalda l’ambiente promettendo nuovi investimenti. REGGIANA 44 – Prossima avversaria dei ramarri. «Difesa di ferro – racconta la Gazzetta di Reggio -, attacco ritrovato. La bella stagione sarà alleata di Nolè (suo il gol dell’1-0 con la Pro patria) e soci». PADOVA 44 – Nel turno prepasquale i biancoscudati hanno praticamente “eliminato” dalla corsa la Cremonese (2-1) ritrovando morale dopo la sconfitta di Pordenone. In amichevole hanno battuto 7-0 la Piovese (doppietta di Finocchio, ndr). Ci crede il neoacquisto Luca Baldassin: «Arriveremo ai playoff per dare un senso concreto a quanto fatto sin qui».

Ore 15.30 – (Messaggero Veneto) Non è un Pordenone che sta male, anzi: è soltanto un po’ in flessione dal punto di vista dei risultati. Ben venga, da un lato, questa sosta, che permette ai “ramarri” di riposarsi e soprattutto a Bruno Tedino di ritrovare l’intera rosa. Al rientro, infatti, il tecnico riavrà De Agostini (pur non al meglio) e potrà contare su forze fresche come quelle di Martignago, Beltrame e Marchi – potenzialmente delle armi per il finale di stagione. La situazione. Marzo è stato chiuso un po’ sulle gambe da parte dei neroverdi, un calo normale dopo un gennaio e un febbraio da re: nei due mesi precedenti nessuno era andato forte come la squadra di Tedino. Nell’ultimo periodo, considerato il gioco dispendioso, alcuni elementi non hanno reso al top, o perché arrivavano da mesi di inattività e si sono fermati dopo un grande inizio (Martin) oppure perché sono sempre stati impiegati: i vari Pasa, Stefani e Cattaneo, per fare dei nomi, non hanno praticamente mai saltato un match. Oppure, uno si è dovuto fermare per infortunio e, una volta tornato, non ha inciso come ha spesso fatto: è il caso di Filippini. Le armi. Nessun allarme, a ogni modo, perché è impensabile andare a tutta velocità lungo l’arco dell’intera stagione. Detto ciò, è ora importante che altri giocatori possano dare il loro contributo, professionisti ingaggiati nel mercato per offrire un cambio di passo alla squadra. É dunque giunta l’ora dei vari Martignago e Beltrame, che sinora non hanno potuto mettere le loro qualità al servizio della squadra. Tedino punta tanto su questa coppia, perché giovane e con un motore da categoria superiore: nella sua visione di calcio, attaccanti del genere, che permettono alla squadra di ripartire, di attaccare la profondità e di avere un alto indice di pericolosità, possono far decollare le azioni del Pordenone. Già si sono potute ammirare in parte le qualità di Martignago nei match con Padova e Alessandria: alcune “sgasate” hanno creato apprensione nella retroguardia avversaria. I recuperi. Importanti, allo stesso tempo, saranno i rientri di Marchi e De Agostini. Per quanto più indietro dei compagni del reparto offensivo, i due difensori potenzialmente allargano la rotazione della terza linea, che negli ultimi mesi ha ruotato attorno a Stefani e, a turno, a Pasa e Ingegneri. Soprattutto Marchi, assente da ottobre, è mancato a questa squadra, considerate le sue caratteristiche da marcatore puro. A ogni modo questo è il passato. Il presente dice che Tedino ha a disposizione l’intera rosa e, inoltre, ha armi fresche per il rush finale. Non è poco.

Ore 15.00 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Ultima boccata d’ossigeno prima di tentare lo scatto decisivo verso la Lega Pro. Sei giornate separano il Venezia dall’agognato e immediato ritorno nel calcio professionistico, con un primo posto confortante ma con un vantaggio (5 punti sul Campodarsego e 7 su un Este in costante ascesa) che ancora non consente di mollare la presa. «Fontanafredda ed Este saranno le gare più importanti della stagione – riconosce mister Giancarlo Favarin – una più fondamentale dell’altra. Per questo durante la prima settimana della sosta, che senza dubbio avrei preferito non ci fosse, abbiamo lavorato intensamente sul piano atletico e del carico muscolare. Serviva mettere un po’ di benzina per un rush finale nel quale non potremo sbagliare nulla». Giovedì a Rovigo lo 0-1 contro i pari categoria del Delta, secondo ko dopo quello con l’Altovicentino (2-4) in test evidentemente un po’ indigesti al Venezia. «Tra le due amichevoli c’è stata una differenza abissale, stavolta sul piano dell’atteggiamento non ho nulla da rimproverare anche perché sapevo che saremmo stati poco brillanti considerato il notevole lavoro fisico. In mezzo poi c’è stato il 2-2 nel derby col Mestre, una buona prova nonostante qualche errore che abbiamo pagato facendoci rimontare due volte».  Martedì la ripresa della preparazione al Taliercio: domenica al Penzo (ore 15) contro il Fontanafredda mancheranno Soligo in mediana e Serafini in avanti, oltre allo stesso Favarin punito per due giornate. «Tutte le restanti sei partite saranno degli scontri diretti, il Fontanafredda è penultimo ma questa è semmai un’aggravante perché farà l’impossibile per uscire indenne dal Penzo. Noi non potremo sbagliare, poi andremo a far visita a un Este che oltre a non essere assolutamente fuori dai giochi è la squadra che ha meno da perdere arrivando di rincorsa». Alla ripresa di martedì pomeriggio al Taliercio dovrebbero rientrare in gruppo Taddia e Calzi. Da martedì in vendita i mini abbonamenti per le ultime tre gare: info su www.veneziafc.club.

Ore 14.40 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) Ultima sosta prima del rush finale. Il Venezia ricarica le pile in vista delle prossime sei giornate, quelle decisive per la stagione. «Abbiamo messo altra benzina nel serbatoio, lavorando duramente. Dopo Pasqua non ci fermeremo più e non ci sarà più tempo per lavorare», osserva mister Giancarlo Favarin che ha concesso ai suoi giocatori tre giorni di vacanza. Da martedì gli arancioneroverdi si ritroveranno per preparare la sfida casalinga del 3 aprile con il Fontanafredda e poi, una dietro l’altra, le rimanenti cinque giornate. L’obiettivo è staccare definitivamente il Campodarsego, che insegue a 5 punti, anche se è difficile in questo momento prevedere quando si riuscirà a tagliare davvero il traguardo della promozione in LegaPro. «Diciamo che dopo le prossime due partite potremo tirare una riga e capire meglio come staranno le cose», analizza il tecnico arancioneroverde, pensando al big match con l’Este successivo al Fontanafredda. La squadra padovana in stagione ha perso una sola partita, lo scorso 14 ottobre con il Belluno ed è imbattuta da 24 giornate. Attualmente è staccata di 7 lunghezze dalla vetta e non è il caso di rimetterla in gioco. «E’ questo lo scontro più importante che ci attende», avverte Favarin che mancherà per squalifica proprio fino alla partita con l’Este. Il derby con il Mestre è infatti costato al tecnico arancioneroverde due turni di stop, dovuti al forte diverbio avuto con il «vice» arancionero Ivan Galante tra primo e secondo tempo. «Mi dispiace molto mancare per le prossime due partite, anche se confido nella qualità e nell’esperienza dei miei giocatori, oltre che del mio vice Langella. Certo, era meglio esserci». Del duro faccia a faccia con Galante, Favarin si pente ma fino ad un certo punto: «La sua è stata una provocazione troppo esagerata per non fare qualcosa», dice ricordando di aver reagito dopo alcune frasi provocatorie indirizzategli nel corso del primo tempo. «A mente fredda, adesso, dico che avrei fatto bene a contare fino a dieci prima di partire… Ma non è nel mio carattere». Favarin in tribuna per due giornate, mentre con il Fontanafredda salteranno Serafini e Soligo, due punti cardine del gioco arancioneroverde. «Due assenze pesanti, dispiace che manchino. Ma sarà l’occasione per gli altri di far vedere le loro qualità». Rientrerà però Acquadro che ha chiuso l’esperienza in Rappresentativa e a centrocampo potrebbe affiancare Marcolini, mentre davanti c’è solo l’imbarazzo della scelta. Sosta pasquale anche per Mestre, Calvi Noale e Clodiense. Dopo il derby, la squadra arancionera ha esonerato mister Luca Tiozzo, che aveva annunciato il suo addio a fine stagione e ora è tornata sotto la guida di Francesco Feltrin: domenica prossima sarà a Monfalcone. La Calvi, che ha appena riconfermato mister Giovanni Soncin, sarà in trasferta con la Liventina, mentre la Clodiense sarà impegnata in casa con il Ravenna.

Ore 14.20 – (La Nuova Venezia) Il terzino goleador ci ha preso gusto: prima la zampata nella partita derby con la Calvi Noale, con quella deviazione decisiva di Griggio che gli ha tolto la paternità del gol sui tabellini dei giornali, poi le due reti, stavolta tutte sue, contro Tamai e Mestre, che sono servite per sbloccare il risultato e riportarlo tra i protagonisti di questa corsa del Venezia. Luigi Luciani si gode questo momento positivo, da dieci partite (21 punti conquistati) è il “padrone” della fascia destra, finora sono 18 le presenze per il difensore di San Severo. «Proviamo spesso i calci piazzati, nelle ultime partite è andata bene. Bisogna farsi trovare al posto giusto, e avere anche un briciolo di fortuna» spiega il difensore pugliese. «Più vicini alla promozione? Lo saremo quando avremo il conforto della matematica. Bisogna ritornare alla vittoria già dalla prossima partita contro il Fontanafredda. Il punto preso nel derby con il Mestre è prezioso, strappato contro una buona squadra, poi il derby è un contesto particolare, quindi va bene così». Ultima sosta, ora per Pasqua, poi la volata finale in sei tappe. «Noi siamo davanti, ma dobbiamo insistere, non correre il rischio di vivere sui cinque punti di vantaggio. Prima chiudiamo la pratica e meglio sarà, intanto prendiamoci i tre punti contro il Fontanafredda mettendoci alle spalle un’altra partita. Sarebbe molto bello conquistare la promozione e poi andare a giocarci lo scudetto dilettanti». Sei tappe, si diceva: dopo la partita in casa, domenica 3 aprile contro un Fontanafredda che pare destinato al ritorno in Eccellenza, il calendario arancioneroverde prevede l’insidiosa trasferta di Este, poi in casa contro il Belluno, la trasferta sul campo della Ripa fenadora, l’ultima al “Penzo” il 1° maggio contro il Giorgione e infine, ultima di campionato, al “Rocco” di Trieste. Intanto la società lancia i miniabbonamenti per assistere alle ultime tre gare casalinghe con. Da martedì 29 marzo sarà in vendita il miniabbonamento che consentirà di vedere le ultime tre gare interne al costo di due. La promozione è valida fino alle 18.30 di sabato 2 aprile. I prezzi dei miniabbonamenti sono i seguenti: 10 euro curva sud, 30 euro tribuna laterale e 50 euro tribuna vip. Sarà possibile acquistare i miniabbonamenti negli uffici della sede, in viale Ancona 43, da martedì a venerdì (9.30-12.30 e 15-18) e nelle seguenti agenzia Vela: Piazzale Roma (tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30), Tronchetto (tutti i giorni dalle 8.30 alle 18), Lido, Piazzale Santa Maria Elisabetta (tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30), Mestre, via Verdi 14/D (da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 18.30, sabato dalle 8 alle 13.30), Dolo, via Mazzini 108 (da lunedì a sabato dalle 8.30 alle 18.30) e Sottomarina, Viale Padova 22 (tutti i giorni dalle 8.30 alle 18.30). Il Venezia ritornerà ad allenarsi martedì pomeriggio, contro il Fontanafredda non ci saranno gli squalificati Soligo e Serafini, oltre al tecnico Favarin.

Ore 13.50 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Ad Ascoli doveva essere la partita della svolta e pur tra tanti episodi contestati, la truppa guidata da Franco Lerda è tornata alla vittoria. «Ci sono state due partite – ha sottolineato il tecnico dei biancorossi – fin che siamo stati in undici abbiamo dominato del match, segnando due reti e rischiando nulla. Poi, in dieci, è chiaro che abbiamo dovuto cambiare la nostra impostazione rischiando per la verità solo nei minuti finali del primo tempo, in cui abbiamo subito il loro gol. Nella ripresa però ci siamo difesi con ordine meritando la vittoria». Un successo che concede al Vicenza maggiori speranze di salvezza anche se la strada è ancora lunga. «Ma questo lo sapevamo – precisa Lerda – abbiamo ottenuto un successo importante e ne servono tanti altri. Peccato per l’espulsione di Ebagua ma contro il Livorno recupereremo Raicevic. La cosa più importante è stato lo spirito di squadra, la voglia di lottare. Anche dal punto di vista atletico abbiamo evidenziato miglioramenti, non era facile correre fino al 94’ giocando per oltre un’ora con l’uomo in meno. Ora la concentrazione e l’attenzione vanno al Livorno, altra gara che non possiamo sbagliare».

Ore 13.30 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Pasqua di resurrezione. Quando meno te l’aspetti, nonostante un autolesionismo a dir poco sconcertante, riecco il Vicenza. Che batte l’Ascoli 2-1 in dieci contro undici per oltre un’ora e torna a sperare nella salvezza dopo una crisi che pareva senza uscita. Quasi tre mesi senza una vittoria, con una caduta libera che aveva portato all’esonero di Pasquale Marino e l’ingaggio di Franco Lerda e che in settimana aveva certificato il cambio della guardia anche dietro la scrivania, con l’arrivo di Antonio Tesoro nel ruolo di direttore sportivo. I tre punti del Del Duca, che arrivano dopo oltre sessanta minuti giocati in inferiorità numerica, sono strameritati e sarà il caso di non sottilizzare troppo sulla qualità del gioco espresso. Perché quando c’è da mettersi in trincea indossando l’elmetto, prima di tutto va preservato il risultato. Protagonista del pomeriggio Giulio Ebagua: due gol e un’inspiegabile harakiri con due gialli in pochi minuti che spianano la strada all’espulsione. Poteva rovinare tutto, l’ex Como, che gioca 20 minuti da urlo e poi va in cortocircuito: invece va di lusso, perché la squadra in dieci contro undici resiste, serra le fila e ottiene una vittoria che vale triplo. Risucchia l’Ascoli, permette il sorpasso sul Livorno, fa rimanere in scia alla Pro Vercelli e trascina al ribasso pure il Modena. Insomma, meglio di così, alla vigilia, era difficile immaginare. Lerda sceglie il 4-2-3-1, il suo modulo prediletto dopo essere partito all’esordio con la difesa a cinque per tentare di arginare la valanga Cagliari. Nel primo tempo, come detto, fa tutto Ebagua. L’ex centravanti del Como, titolare anche per l’assenza di Raicevic in Nazionale, apre le danze dopo appena quattro minuti. Punizione battuta da D’Elia, stacco imperioso a centro area e palla in rete, con la difesa avversaria in netto ritardo. L’Ascoli prova a reagire e al 7’ va vicinissimo all’1-1 con Bianchi, il pallone finisce fuori di poco e Benussi in qualche modo si salva. Ma è il Vicenza a raddoppiare al 24’: clamoroso errore in disimpegno della difesa marchigiana, Ebagua recupera palla e tira, traiettoria potentissima anche se non pare troppo angolata, Lanni è in ritardo e il 2-0 è scolpito su pietra. A quel punto non ci sarebbe praticamente più nulla da dire ma Ebagua decide di autoflagellarsi, facendosi espellere per doppia ammonizione alla mezzora. Rosso sacrosanto e poco dopo (36’) arriva pure il 2-1 firmato da Milanovic, che sfrutta la sponda di Petagna e batte un incerto Benussi. Il Vicenza rischia il contraccolpo e l’ex Petagna con un tiro a giro sfiora nel finale di tempo il 2-2. Nella ripresa ci si aspetta l’assalto dell’Ascoli e invece, nonostante la superiorità numerica, gli uomini di Mangia si inceppano. Lerda tocca il meno possibile i dieci in campo, arriva qualche cambio solo nel finale quando ormai le energie sono al lumicino. Non ci sono grandi occasioni da segnalare, anzi è il Vicenza ad andare vicino al 3-1 con Galano. Nel finale arriva la notizia del ko del Livorno, un regalo di Pasqua inatteso. Difficile dire se la rimonta si completerà nelle prossime settimane ma la resurrezione del sabato Santo del Vicenza, quantomeno, fa tornare a sperare i tifosi biancorossi.

Ore 13.00 – (Gazzettino) Dopo il successo all’esordio con Israele, per l’Italia under 19 è già ora di tornare in campo oggi alle 18 all’Euganeo per la seconda partita con la Svizzera nella fase elite del campionato europeo. Gli elvetici hanno perso 4-1 con la Turchia, che insieme agli azzurrini guidano la classifica con tre punti. Così il capitano Filippo Romagna: «Per i nostri avversari sarà l’ultima spiaggia: o vincono, o sono fuori. Ce la metteranno tutta per renderci il compito più arduo possibile. Ma noi abbiamo un solo risultato in testa: i tre punti ci darebbero tranquillità e metterebbero una forte ipoteca sul passaggio visto che solo la prima si qualifica alle finali europee. Siamo un gruppo molto affiatato e insieme supereremo questa fase». Sempre oggi alle 12 la Turchia sarà di scena con Israele al Menti di Vicenza.

Ore 12.40 – (Mattino di Padova) Nel giorno di Pasqua l’Elite Round Under 19 scende in campo per la seconda giornata di partite. Dopo le nette vittorie ottenute all’esordio, l’Italia padrona di casa (venerdì aveva strapazzato Israele 4-0) e la sorprendente Turchia (vittoriosa sulla Svizzera per 4-1) sono chiamate a confermarsi a distanza in attesa dello scontro diretto di mercoledì a Caldogno, che verosimilmente metterà in palio l’accesso all’Europeo di luglio in Germania. I primi a scendere in campo saranno i turchi, che alle 12 affronteranno Israele allo stadio “Menti” di Vicenza, presso il quale sarà massiccia – come avvenuto all’Euganeo due giorni fa – la macchina della sicurezza. Alle 18 il teatro del match degli azzurrini sarà ancora una volta lo stadio Euganeo di Padova. Sulla strada della formazione allenata dal ct Paolo Vanoli, la Svizzera. «Contro Israele siamo stati bravi, abbiamo dominato il campo per tutta la partita», le parole alla vigilia del tecnico azzurro, «Ma quella contro la Svizzera è la gara più delicata: noi dobbiamo vincere, ma gli avversari cercheranno in tutti i modi di rimanere in corsa, e dovremo essere bravi». Confermate le modalità di accesso delle gare precedenti: il match sarà visibile gratuitamente dalla Tribuna Ovest di viale Rocco senza alcun obbligo di biglietto, basterà recarsi ai varchi B, C o D per poter accedere allo stadio.

Ore 12.20 – (Corriere del Veneto) Il 4-0 nella partita d’esordio contro Israele (4-0) è già alle spalle. Oggi alle 18, dopo la rifinitura con lavoro di scarico andata in scena all’Appiani ieri pomeriggio, l’Italia Under 19 di Paolo Vanoli torna all’Euganeo per il secondo match contro la Svizzera. Il capitano azzurro Filippo Romagna, difensore centrale nella Primavera della Juventus, carica la squadra. «Bisogna vincere e scendere in campo con lo spirito di venerdì — spiega — senza risparmiarci e pensando di avere davanti avversari agguerriti». La Svizzera era partita bene contro la Turchia andando in vantaggio praticamente subito, per poi crollare fino a perdere con un pesante passivo (4-1), compromettendo in modo forse determinante il cammino verso la fase finale dei Campionati Europei. «Per i nostri avversari sarà l’ultima spiaggia — conferma Romagna — o vincono oppure sono fuori: immagino ce la metteranno tutta a renderci il compito più arduo possibile. Ma noi abbiamo un solo risultato in testa: i tre punti ci darebbero tranquillità e metterebbero una forte ipoteca sul passaggio, visto che solo la prima si qualifica alle finali europee. Siamo un gruppo molto affiatato e insieme supereremo questa fase». L’altra partita in programma è quella tra Turchia e Israele, alle 12, allo stadio Menti di Vicenza. In caso di vittoria dei turchi, l’ultimo incontro a Caldogno con gli Azzurrini diventerebbe decisivo.

Ore 11.50 – (Gazzettino) Non chiamateli “vecchietti”. Alessandro Sgrigna e Claudio Coralli, a dispetto dell’anagrafica che recita 35 e 32 anni, si sentono ancora ragazzini, e a Mantova l’hanno dimostrato entrando in campo con la voglia e la determinazione di chi ha tanta fame dentro. Definiamola “voglia di riscatto”, di riprendersi quanto è stato tolto un anno fa con la retrocessione dalla serie B alla Lega Pro. E adesso il conto sta per tornare in pareggio, la promozione è davvero vicina, a un passo. Solo la matematica tiene ancora aperti certi discorsi che sembrano oramai segnati. E Sgrigna non si nasconde: «Non lo facevamo nemmeno prima. Adesso abbiamo 13 punti di vantaggio sul Bassano, giocheremo il derby già conoscendo il risultato del Pordenone. A questo punto la partita del 4 aprile potrebbe essere già decisiva per la promozione». La vittoria di Mantova e il contemporaneo passo falso delle immediate inseguitrici hanno spianato una strada che era già in discesa. «A sei giornate dal termine trovarci in una posizione di classifica così vantaggiosa è quanto di meglio potessimo sognare. È vero però che il Cittadella ha sempre puntato a vincere tutte le partite, senza calcoli, affrontandole una dopo l’altra per ottenere il massimo risultato in ogni circostanza. In casa come in trasferta, senza distinzione alcuna. Ragionando in questi termini siamo riusciti a fare undici vittorie in altrettante partite, e le altre non hanno retto il nostro passo». Dietro al Cittadella si sono avvicendate un po’ tutte le avversarie, dall’Alessandria al Bassano, dal Feralpisalò al Pordenone. «È comprensibile perché sul piano mentale è frustrante vedere che la squadra sulla quale stai facendo la corsa non sbaglia un colpo». Fin dall’inizio la truppa granata era convinta di potere disputare una stagione da assoluta protagonista. «Siamo sempre stati consapevoli della nostra forza, di poter vincere il campionato – ammette Sgrigna – Abbiamo però mantenuto un profilo basso, senza proclami com’era giusto fare, riservando il massimo rispetto per tutti. Lo spogliatoio, però, conosceva bene la propria forza, siamo un gruppo davvero affiatato, e di grande qualità». Venturato dopo la vittoria di Mantova ha ringraziato i giocatori che entrano in campo e decidono la partita. «Io, Coralli, Minesso, Cappelletti, gente che giocava con frequenza in B e non così in Lega Pro, ha sofferto nel vedere i compagni dalla panchina, ma il bene del Cittadella è la prima cosa che conta. Il tuo momento, poi, arriva: devi farti trovare pronto quando sei chiamato in causa».

Ore 11.30 – (Mattino di Padova) “Vecchietto” a chi? Alessandro Sgrigna sa bene di non essere più il ragazzo che nel 2003 vestì per la prima volta la maglia granata, in prestito dal Vicenza. Ma se oggi si prova a scherzare sul fatto che dietro all’undicesima vittoria consecutiva del Cittadella ci sia stato lo zampino di due giocatori navigati come lui e Coralli – 36 anni da compiere il 24 aprile per il fantasista romano, 33 festeggiati lo scorso 1º marzo per “Ciccio” – ecco che subito puntualizza sorridendo: «Beh, magari potrete chiamarmi “vecchietto” fra un paio di stagioni, ancora non credo di esserlo, su…». E se diciamo che adesso non potete più nascondervi e dovete per forza ammettere che la promozione è in tasca, ha ancora da ridire? «Non ci nascondevamo neanche prima. Sapevamo che avremmo potuto stravincere il campionato, però non potevamo metterci a lanciare proclami all’esterno delle pareti dello spogliatoio. Tredici punti di vantaggio sono tanti, abbiamo davanti lo scontro diretto con il Bassano, da giocare lunedì 4 aprile conoscendo già il risultato del Pordenone, sappiamo che quella partita potrebbe essere decisiva. Meglio di così, a sei giornate dal termine, la situazione non poteva essere». Vi aspettavate di poter archiviare il discorso promozione con più di un mese d’anticipo sulla fine del campionato? «Noi abbiamo fatto di tutto per vincere sempre. Il Pordenone ha tenuto il passo sino ad un certo punto, ma è comprensibile che abbia un po’ mollato vedendo che dopo le sue 8 affermazioni consecutive il distacco non diminuiva. Un calo mentale ci poteva stare, anche perché noi non abbiamo mai dato cenni di cedimento». A Mantova Venturato ha tenuto a ringraziare chi ha giocato meno, ma si è sempre fatto trovare pronto. È questo il segreto dell’accelerazione operata nel girone di ritorno? «Probabilmente sì. Elementi come Coralli, Minesso o Cappelletti l’anno scorso erano titolari in Serie B e si sono ritrovati spesso in panchina nella categoria inferiore. Tutti, però, hanno saputo aspettare il proprio momento, com’è successo contro il Mantova, contro la Giana e in altre partite ancora, comportandosi da professionisti. Dietro a questo filotto-record di 11 vittorie consecutive c’è anche un po’ di fortuna, ma almeno l’80% è merito della nostra qualità». Adesso manca la Coppa Italia di Lega Pro. «Proveremo a conquistare anche quella. In Coppa abbiamo giocato con qualche ragazzino, ma i nostri giovani sono bravi e lo hanno dimostrato. Vogliamo vincere tutto». Domani la ripresa. Iori & C. torneranno ad allenarsi al Tombolato a Pasquetta, alle 15. Seduta pomeridiana anche martedì, mentre mercoledì il gruppo lavorerà di mattina, partendo poi nel pomeriggio, in treno, per Foggia. Le trasferte di Foggia e Reggio. C’è ancora qualche posto nel pullman che il Club Granata Cittadellese organizza per la trasferta di giovedì 31 in Puglia. Il costo, 50 euro, comprende viaggio, biglietto e pranzo a buffet; per le iscrizioni ci si può rivolgere all'”Ortofrutta da Lena”, in via Garibaldi a Cittadella. Sino a venerdì 8 aprile ci si potrà, invece, prenotare per la trasferta di Reggio Emilia di domenica 10, rivolgendosi al Bar Stadio.

Ore 11.10 – (Corriere del Veneto) Il sogno di qualsiasi allenatore: avere giocatori in panchina di qualità, che non protestano e non fanno scenate, né in pubblico né in privato in caso di esclusione e che sono in grado di fare la differenza una volta chiamati a rendersi protagonisti. Alessandro Sgrigna appartiene senza alcuna discussione a questa categoria. Forte, anzi fortissimo, un lusso per la Lega Pro, figuriamoci per una squadra che può permettersi di tenerlo spesso in panchina. E di estrarlo dal cilindro quando le cose non vanno come dovrebbero. Anche giovedì a Mantova, eccone un’altra dimostrazione. Dentro al posto di Chiaretti per uno spicchio di partita, Sgrigna ha dimostrato la solita impeccabile professionalità, lasciando il segno con un assist decisivo e tanti palloni gestiti nella maniera migliore. «Era una partita complicata — evidenzia il fantasista romano — è stato bello averla portata a casa grazie al contributo di tutti. Per quanto mi riguarda sono contento della vittoria, per un giocatore è il massimo quando riesce a dare un contributo decisivo. Non è facile per me, lo ammetto, non è facile per nessuno stare a guardare i compagni, ma avevamo un patto a inizio stagione. Tutti insieme dovevamo conquistare la categoria perduta e adesso ci siamo vicini. Non dobbiamo fermarci, le sorprese sono sempre dietro l’angolo, ma il fatto che potremmo già avere la possibilità di festeggiare nel posticipo di lunedì con il Bassano rende bene l’idea di quanto buona sia stata la nostra stagione». Sgrigna in estate era corteggiato dal Padova, ma aveva fatto una promessa al direttore generale granata, Stefano Marchetti. Se fosse rimasto a Cittadella lui, la missione sarebbe stata quella di tornare in serie B al primo tentativo. A giudicare dai risultati, la promessa sta per essere mantenuta: «Undici vittorie consecutive sono un traguardo straordinario — chiude Sgrigna — non è facile arrivare a certi livelli, ma noi siamo prima di tutto un grande gruppo e, se arriveremo in fondo, la nostra carta vincente sarà stata prima di tutto la coesione fra di noi all’interno dello spogliatoio».

Ore 10.40 – (Gazzettino) De Poli ha un altro anno di contratto, anche se qualche settimana fa era stata riportata l’indiscrezione di una possibile sua partenza. «Ritengo che abbiamo lavorato nella giusta direzione, e le nostre analisi saranno improntate proprio su come la gente ha lavorato e su cosa può dare per il futuro. Le scelte saranno fatte in linea con la filosofia del club. Fermo restando che un progetto tecnico dipende innanzitutto da un progetto economico-finanziario». A questo proposito di recente è uscita la notizia di un’uscita di scena a fine stagione della famiglia Bonetto. Le smentite sono arrivate, ma qualche rumors aleggia ancora sotto traccia. «Per quanto ci riguarda non ci sono argomenti di questo tipo all’ordine del giorno. Escludo che ci saranno sorprese a giugno». State vagliando comunque la possibilità di fare entrare in seno al club qualche altro socio? «Abbiamo bisogno di risorse per la gestione di un progetto importante e adeguato per la piazza. Possono arrivare da potenziali nuovi ingressi, ma anche da un progetto commerciale che coinvolga di più le forze economiche della città». Oggi è la domenica di Pasqua, e non manca un pensiero rivolto al popolo biancoscudato. «Faccio gli auguri a tutti i tifosi e alle loro famiglie. Vogliamo dare ancora delle soddisfazioni e l’auspicio è che nelle ultime sei partite si possano divertire».

Ore 10.30 – (Gazzettino) Il fatto che il Padova sia in lizza per gli spareggi promozione a Pasqua è già un bel traguardo considerato che nel corso della stagione c’è stata qualche difficoltà. «Personalmente sono soddisfatto. Abbiamo avuto un percorso un po’ tribolato dal quale ne siamo usciti con l’impegno di tutti, vale a dire società, staff tecnico e giocatori. Dobbiamo essere contenti di dove siamo: qualcuno poteva immaginare che fossimo una squadra di secondo piano, invece ce la possiamo giocare alla pari con quelle davanti». Tra gli artefici della risalita c’è anche Bepi Pillon. «Ha messo tutta la sua esperienza e serietà professionale, prenderlo è stata una scelta azzeccata. E ha dimostrato anche di essere attaccato a questa società». Avete già fatto un accenno in società sul suo eventuale rinnovo di contratto? «Dopo la partita con il Cuneo inizieremo a mettere giù le idee per il futuro. Qualche ipotesi l’abbiamo fatta, ma ci vuole una riflessione a tutto tondo. Un progetto tecnico richiede il coinvolgimento di tutte le parti».

Ore 10.20 – (Gazzettino) «Tabelle? L’unica cosa è fare 18 punti nelle sei gare che restano, pensare a qualcosa di diverso porterebbe a calcoli troppo machiavellici». Il presidente Giuseppe Bergamin indica con fermezza la rotta in vista del rush finale di campionato che vede la squadra aggrappata alla corsa play off. Un traguardo alla portata dei biancoscudati, a patto di non sbagliare un colpo. «Il Padova di adesso potrebbe essere un outsider, e il cavallo di rincorsa qualche volta vince il palio. Le possibilità sono ridotte, ma non mollare significa crederci. E può succedere ancora di tutto. La squadra ha dato segnali di essere nella condizione giusta per affrontare qualsiasi tipo di avversario, e dovremo tirare fuori il massimo in ciascuna partita».
A cominciare domenica prossima dalla trasferta con il Cuneo, che apre un trittico di sfide con compagini che lottano per non retrocedere. Ma non per questo avversari più abbordabili. «Nessuna gara sarà semplice, chi è nella parte bassa della classifica darà l’anima per tirarsene fuori mettendoci intensità e agonismo. Saranno tutte partite con lo stesso indice di difficoltà».

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) «Ci sono tanti scontri diretti ed è difficile ipotizzare quale potrà essere la quota playoff, ma credo che l’Alessandria sia in grado anche di superare i 60 punti, e questo significherebbe per noi una corsa quasi impossibile». La vittoria sulla Cremonese non è bastata, perché i successi dei grigi e soprattutto del Pavia hanno rimesso entrambi in posizione di vantaggio. «Questa settimana non mi aspettavo la sconfitta del Bassano, che rimette tutto in discussione e che riporta in corsa i lombardi. Il Padova non ha molte possibilità di arrivare quarto, lo dico sinceramente, ma deve cercare di dare il massimo per fare più punti possibile, fino a che la matematica non darà la sua sentenza. Questo campionato non è stato quello dell’anno scorso, dove c’erano molta meno qualità e meno squadre da primissimi posti. Noi stiamo comportandoci bene e, comunque finisca la stagione, è gratificante vedere la squadra con una sua quadratura, che se la gioca sia con il Pordenone che con il Cittadella».

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Un raggruppamento, quindi, che, confrontato con l’unico precedente disponibile, conferma la tendenza ad una media-punti inferiore. E considerato che l’Ancona, con una proiezione matematica rispetto ai punti sin qui conquistati, all’ultima giornata potrebbe ritrovarsi intorno a quota 55, chi si classificherà intorno ai 60 punti potrebbe mettere una seria ipoteca sugli spareggi per il salto di categoria. I numeri. L’anno scorso le due migliori quarte dei tre gironi (per l’appunto, Como e Juve Stabia) hanno chiuso a 67 e 70. Ma è un dato che non deve ingannare: le squadre erano ancora sessanta, venti per ogni girone, e quest’anno perciò ogni partecipante alla Lega Pro disputa quattro partite in meno rispetto a quelle del campionato passato. È chiaro, tuttavia, che per raggiungere la fatidica quota 60 i biancoscudati da qui alla fine dovrebbero vincere almeno cinque delle sei partite rimanenti, compresa – ovviamente – l’ultima con l’Alessandria. È in tutti i sensi una montagna da scalare. Le sensazioni. «Se ve lo devo proprio dire, credo che ormai il Padova abbia poche possibilità di farcela»: parola del ds Fabrizio De Poli.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Cinque punti da recuperare sul quarto posto, l’ultimo utile per arrivare a giocarsi i playoff. Rimangono sei partite al termine del campionato di Lega Pro, e le speranze del Padova di Bepi Pillon sono riposte tutte in un filotto di vittorie da conquistare innanzitutto nelle prossime quattro, contro Cuneo, Pro Patria, Albinoleffe e Giana, per poi puntare tutto sui due scontri diretti che chiuderanno la regular season, a Bassano e all’Euganeo proprio con l’Alessandria, attualmente quarta in classifica. Ma quanti punti servirebbero, conti alla mano, per poter chiudere ai piedi del podio del girone A? Unico precedente. L’Alessandria è attualmente tra le due “migliori quarte” dei tre raggruppamenti, e per questo si giocherebbe i playoff. Dai quali sarebbe esclusa l’Ancona: anche nella passata stagione, la prima e (sin qui) unica annata in cui è stata introdotta questa formula, è stato il girone B a mandare due sole (non tre) squadre agli spareggi-promozione. Il Como di Sabatini, presentatosi come quarto del girone A ai playoff (che poi avrebbe vinto nella finalissima con il Bassano, guadagnandosi la Serie B), aveva ottenuto nelle 38 giornate più punti addirittura della Reggiana, terza nel girone B.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Sono giorni di riposo per il Padova, che da venerdì, dopo l’amichevole vinta 7-0 a Piove di Sacco, è in vacanza iper la coincidenza con le feste pasquali. Il gruppo sarà libero oggi e anche domani, giorno di Pasquetta, e si ritroverà per la ripresa degli allenamenti martedì pomeriggio, come di consueto alla Guizza. Da lì comincerà la marcia di avvicinamento alla partita che domenica disputerà a Cuneo (ore 14): per la trasferta più lunga della stagione Pillon dovrà fare a meno degli squalificati Diniz e De Risio, ma potrebbe sperare di recuperare in tempo utile Daniele Corti, che in settimana potrebbe riaggregarsi ai compagni di squadra dopo essere rimasto ai box per alcune partite.

Ore 09.10 – (Corriere del Veneto) L’uomo meno in forma Nicola Petrilli ha perso posizioni nello scacchiere e Pillon non lo considera più titolare. Dopo il rinnovo contrattuale, l’esterno torinese non ha più offerto prestazioni di alto livello, non riuscendo a incrementare il ragguardevole bottino di sette reti messo insieme sino a questo momento. Petrilli aspetta una chance, convinto di poter tornare ad essere un giocatore decisivo. Il calendario Sulla carta, il Padova ha tre partite abbordabili (Cuneo, Albinoleffe e Giana), una più complicata di quanto non appaia a prima vista (la Pro Patria al momento ha bisogno di punti) prima di una chiusura di sipario col botto. Gran finale con gli scontri diretti, che saranno decisivi solo se i biancoscudati riusciranno a fare il pieno nelle prossime quattro partite: già tre vittorie e un pari potrebbero non bastare, prima di Bassano al Mercante e dell’Alessandria all’Euganeo. All’andata uscirono due pareggi, facendo un po’ di conti Pillon dovrebbe portare a casa 16 punti per avere la ragionevole certezza di staccare il pass promozione. Tanti, forse troppi: ma nel calcio talvolta accade l’imponderabile.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) Playoff, perché no Davanti al Padova ci sono troppe squadre e, a turno, corrono tutte. Ci sono 18 punti a disposizione con sei giornate da disputare. Poche, considerato che il Padova dovrebbe scalare tre posizioni e scavalcare minimo tre squadre. La Reggiana è a pari punti, Feralpisalò e Pavia sono davanti, l’Alessandria ha 5 punti di vantaggio, il Pordenone è molto lontano e ha pure il vantaggio dello scontro diretto a favore in caso di arrivo a pari punti. E la squadra, spesso, ha dimostrato di patire il confronto con le formazioni più quotate: questo, alla lunga, potrebbe essere un handicap. L’uomo più forma Cristian Altinier ha già segnato 11 gol e, da qui a fine stagione, il suo obiettivo personale sarebbe quello di arrivare almeno a quota 15. Lo scorso anno ad Ascoli ne fece 17, molti dei quali nel girone di ritorno. Anche quest’anno l’attaccante mantocano sembra aver messo la freccia nel momento giusto e il suo stato di grazia potrebbe essere determinante nella corsa padovana.

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) Un calendario tutto sommato alla portata, ma una missione che resta complicata. Quasi impossibile, a meno che non ci sa una concatenazione tale di risultati che possa stravolgere gli attuali equilibri già a partire dalla prossima settimana. Il Padova ha un sogno chiamato playoff che continua a coltivare con determinazione. Prima della trasferta di Pordenone le possibilità di una clamorosa rimonta erano concrete ma il ko al Bottecchia unito ai successi di Alessandria e Pavia ha stravolto tutto. Rendendo la rimonta uno slalom fra mille ostacoli. Playoff, perché sì La squadra sta bene, adesso ha ricambi in ogni reparto, atleticamente scoppia di salute. Elementi da tenere in debita considerazione, assieme a un aspetto poco sottolineato sinora. Con l’arrivo della Primavera le squadre più tecniche sono sicuramente favorite e il Padova, almeno sotto questo aspetto, non ha niente da invidiare a nessuna delle dirette concorrenti alla serie B. Giocatori come Diniz, Fabiano, Sbraga, Favalli, De Risio, Petrilli, Finocchio, Neto Pereira, Baldassin e lo stesso Cunico alzano il livello generale e sono tutti favoriti dai campi asciutti. La concorrenza ha diversi scontri diretti da disputare e questo, giocoforza, costringerà a lasciare sul terreno qualche punto.

E’ successo, 26 marzo: primo giorno di riposo pasquale per i Biancoscudati.

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