Paralimpiadi, Zanardi e Porcellato concedono il bis: arrivano un altro argento e un altro bronzo

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Ieri oro e bronzo, oggi argento e bronzo. Alex Zanardi e Francesca Porcellato decidono di esagerare e di concedere il bis alle paralimpiadi di Rio de Janeiro. Il quarantanovenne atleta padovano d’adozione ha sfiorato un altro trionfo nel giorno del quindicesimo anniversario dal suo terribile incidente automobilistico che lo privò di entrambe le gambe, fermandosi sul secondo gradino del podio nella prova in linea di handbike. Zanardi, dopo 60 chilometri di pura fatica e quattro giri da 15 chilometri l’uno, viene beffato in volata dal sudafricano Ernst Van Dyk, ma la prende bene: «Sono contento così – sorride al traguardo – lo sapevo già fino dalla mattina che sarebbe stato diverso da ieri. Ero vuoto. E quindi in quell’ultima curva non ho avuto la forza di superare Van Dyk, come in altre occasioni invece avrei fatto. Ma lo sono detto spesso: questi si chiamano Giochi Paralimpici e quindi è normale che un giorno si arrivi anche secondo. Ma sono davvero felice per questo risultato. C’è gente che lo sogna per tutta una vita e non lo ottiene mai e io che ieri ho vinto l’oro adesso ho anche un argento. All’anniversario non avevo pensato, essere qui è una cosa molto più grande di una medaglia di qualsiasi colore». Fantastica anche la prova di Francesca Porcellato, che strappa il secondo bronzo in ventiquattro ore nella road race con il tempo di 34’20”48, dietro la britannica Karen Darke (oro con 33’44”93) e all’americana Alicia Dana (argento, con 33’57”48). Alla sua decima paralimpiade, la quarantacinquenne di Castelfranco Veneto si mette al collo la tredicesima medaglia: «Sono contentissima – sorride felice al traguardo – mi godo questo trionfo. Poteva essere un oro, ma hanno accorpato le categorie. Poco importa, però, perché ho lasciato dietro di me, atlete con disabilità minori delle mie. In questo momento sono anche un po’ triste, perché con questa gara, si chiude la mia Paralimpiade di Rio. Tokyo? Intanto, pensiamo a domani e ad eliminare quel “para” davanti alle olimpiadi. Siamo tutti olimpici, come gli atleti normodotati».




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