Live 24! Teramo-Padova, -3: il 3-5-2 non si tocca, ma De Risio non ce la fa

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Ore 20.20 – (Gazzettino, edizione di Belluno) «Ma avete presente chi sono?». A pochi giorni dal primo derby di stagione Gianmarco Brotto, che ha indossato le maglie di entrambe le sponde del Piave, si ferma un attimo e con la sincerità e la schiettezza che lo contraddistingue, prima di parlare di Union Feltre-Belluno, una partita speciale, pone una domanda a chi gli sta chiedendo conto dei gol che non arrivano.  «Io rispetto il parere di tutti – assicura l’attaccante gialloblu in un momento non proprio felicissimo del suo Belluno – e giornali e giornalisti possono tranquillamente avere la propria visione delle cose. Chiedo soltanto: secondo voi se il Belluno avesse voluto un attaccante da 20/25 gol, avrebbe preso me? Non ne ho mai fatti così tanti in una stagione in tutta la mia carriera; dovreste conoscermi, sapere che tipo di giocatore sono». Il gol però ti mancherà, oppure no?  «Certo, su questo non ci piove, sono un attaccante; ma non è un’ossessione. Devono arrivare i risultati, quelli sì. Comunque è vero, se c’è una cosa che sta mancando al Belluno è proprio qualcosa negli ultimi 20 metri, quindi mi chiamo in causa. Detto questo in noi le motivazioni sono altissime, stiamo lavorando e continueremo a lavorare affinché l’ultima fase del gioco sia più concreta. A volte forse è meglio giocare meno e tirare di più». Come valuti il momento della squadra? «L’unica partita toppata è stata quella con la Pievigina, per il resto abbiamo disputato buone prestazioni che presto ci porteranno ai risultati, a una serie di vittorie, ai gol. Con l’Este abbiamo fatto bene fino alla tre quarti, poi – ripeto – qualcosa è mancato. Se io sono calato? Sono loro che rispetto al primo tempo hanno stretto le linee, si sono abbassati e io e il Cobra abbiamo perso la profondità. Comunque sì, sicuramente sono stato anche io meno incisivo rispetto alla partenza. Tornando al Belluno noi, lo staff, lo spogliatoio siamo tutti carichi, non è cambiato nulla rispetto alla vigilia del campionato. Mi domando d’altronde come si possa smarrire tutto quell’entusiasmo iniziale dopo appena cinque giornate».  Il campionato è davvero più difficile quest’anno? «Credo siano salite qualità e organizzazione di tutte le squadre, dunque puoi vincerle o perderle tutte. Noi però abbiamo gli strumenti e le motivazioni per vincerle tutte, queste cinque giornate non hanno cambiato nulla». Ora è tempo di un derby che tu hai giocato anche a parti inverse. «Sì, c’ero anche quel giorno del famoso 4-1. I punti in palio però restano tre; sicuramente è una partita sentita, ci sarà gente e le motivazioni saranno altissime. Secondo me sarà una bella partita, aperta». Il Belluno è costretto a vincere?  «Costretto no, ma è molto importante che lo faccia». Ora davanti in classifica ci sono loro. «Io la classifica non la guardo. Non so se sia un bene o un male, ma è così. La guarderò a Natale negli ultimi due mesi. Sì, loro oggi sono davanti, ma con in divario che in un derby si recupera». Andreolla dice che finirà 2-1 per l’Union Feltre. «E io spero proprio che Andreolla si sbagli».

Ore 19.50 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Da un big match all’altro. Sabato il Pordenone (che oggi alle 15 si allena al De Marchi) andrà a difendere il primato a Bassano. Cresce la febbre del sabato sera (l’inizio del match è programmato per le 20.30) fra il popolo neroverde, che seguirà Stefani e compagni anche al Mercante con pullman organizzati e mezzi privati. La prevendita è già in corso. Soliti i punti di acquisto dei tagliandi: Bar Libertà di viale Libertà 67 a Pordenone e Caffè Nogaredo di via Sclavons 194 a Cordenons. La prevendita terminerà alle ore 19 di venerdì. I residenti in Friuli Venezia Giulia potranno acquistare i biglietti soltanto se in possesso della Tessera del tifoso. La Virtus Bassano aderisce al programma «Invita due amici allo stadio». Questi i prezzi: tribuna ospiti (coperta) 12 euro; autorità 55, tribuna centrale 18 (under 4), numerata 12 (ridotto 10, under 2), scoperta 12 (under 1). Le riduzioni valgono per donne, over 65, ragazzi dai 20 ai 25 anni. I ridotti per under sono riservati ai ragazzi dai 6 ai 20, quelli giovani a chi ha dai ai 25 anni. Ingresso gratuito per gli under 6. I ticket si possono acquistare anche online (prezzo intero più diritti di prevendita), previa registrazione, da http://www.ticketland1000.com, con modalità print at home (stampa a casa).

Ore 19.20 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Dopo la grande impresa, il Pordenone si lancia alla rincorsa di un tabù. È già corsa verso il Bassano, squadra ostica che in terra veneta rappresenta quasi una bestia nera per i ramarri. Nel calcio professionistico, infatti, il Pordenone al Mercante ha sempre e solo perso. Due i precedenti disputati fino a oggi: il primo si è giocato nella stagione 2014-15, al ritorno tra i pro dei neroverdi. Ramarri che uscirono sconfitti 1-0. Con lo stesso risultato “cadde” l’anno scorso il Pordenone di Tedino. A segnare il rigore decisivo fu Gianvito Misuraca, oggi centrocampista tutto cuore e classe a disposizione del ramarro. In totale, tra i professionisti si contano 4 sfide: 3 vittorie del Bassano e una sola del Pordenone (l’anno scorso al Bottecchia, con straordinaria tripletta di Caio De Cenco). Per ritrovare un successo pordenonese al Mercante bisogna tornare al 2001: era la stagione poi culminata con la conquista della C2. Il Pordenone si impose 1-0. Quella di sabato, poi, sarà la partita degli ex. Una vera e propria truppa, quella che oggi gioca tra i ramarri ma che in passato ha vestito la maglia dei vicentini: Berrettoni, Cattaneo, Pietribiasi, Misuraca e Semenzato. Proprio il terzino Semenzato nel post-gara di Venezia-Pordenone ha parlato della sua esperienza in Veneto: «Lì mi sono abituato a giocare al vertice e ho vissuto tre anni splendidi. Non sarà facile. Stanno facendo bene ed è un ambiente in cui si riesce a lavorare come si deve».

Ore 18.50 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) «È un campionato emozionante. Il girone B è molto equilibrato. Tante squadre possono vincerlo. Ci stiamo provando anche noi». Parole di Luca Cattaneo. Pronunciate senza presunzione, come è nel suo carattere, ai margini dell’Italian Sport Awards a Pontecorvo. MIGLIOR GOL – Il fantasista ha rappresentato il Pordenone al gran galà dello sport italiano, ribattezzato “La notte dei campioni”, che ha riunito la crema del calcio di serie A, B e Lega Pro nel piccolo centro laziale. «Veleno» ha riportato a casa due riconoscimenti: quello per il miglior gol di tutta la C (realizzato al volo contro l’Albinoleffe) e quello riservato a Mauro Lovisa (impossibilitato a partecipare per un piccolo problema fisico), presidente top di Terza serie. I PREMIATI – Durante la serata riconoscimenti sono stati consegnati ai tecnici Rolando Maran e Roberto Stellone, ai calciatori Federico Dionisi, Daniel Ciofani, Sergio Pellissier, Stefano Sorrentino, Francesco Acerbi, Roberto Gagliardini e Rolando Mandragora. Come miglior presidente della serie A è stato scelto Carlo Rossi del Sassuolo. Premiati anche il ds clivense Luca Nember e l’arbitro Daniele Orsato. Per la B l’Oscar è andato al Crotone e al tecnico Serse Cosmi, “maestro” di Caio De Cenco. Per la Lega Pro, oltre a Lovisa e Cattaneo, premiati Antony Iannarilli (Pistoiese, portiere top), Fabio Lucioni (Benevento, difensore) Romeo Papini (Lecce, centrocampista), Andrea Ferretti (Pavia, attaccante), Luca Tremolada (Arezzo, miglior giocatore), Saveriano Infantino (Matera, bomber). ALLA “VELENO” – Si è parlato tanto durante la serata del Pordenone e non pochi hanno indicato nella formazione di Tedino, libera da obblighi e condizionamenti, la favorita alla promozione. Un nuovo Sassuolo, squadra alla quale i ramarri sono accomunati anche per i colori sociali. Tanta simpatia e apprezzamento per Luca Cattaneo e per i suoi eurogol. Qualcuno ha definito la rete del milanista Manuel Locatelli al Sassuolo domenica a San Siro «un gol “alla Veleno”». UNO PER TUTTI – Ovviamente felice Cattaneo. «Orgoglioso per questo premio – commeta Luca -, che condivido con tutti i compagni. Così come quello per il nostro grandissimo presidente, che rappresenta tutta la società. Il primato in classifica? Siamo solo all’inizio. Arriviamo da un’ottima stagione, ma credo di poter dire che siamo ancora una sorpresa proprio perché ci stiamo ripetendo. Vogliamo restare tali sino in fondo, anche se dobbiamo confrontarci con club di grandi tradizioni».

Ore 18.20 – Queste le dichiarazioni rilasciate al termine dell’allenamento odierno da Giorgio Zamuner: “De Risio? Ha ancora male alla caviglia, c’è stato un riacutizzarsi del problema il che significa che non ce l’avremo a disposizione sabato e molto probabilmente anche martedì, quindi vediamo se riusciamo a recuperarlo per il posticipo con la Reggiana. Mazzocco? Niente di preoccupante, è stato fermo a scopo precauzionale. Monteleone? Dalla prossima settimana dovrebbe rientrare in gruppo. Neto Pereira? Ha iniziato a lavorare in piscina”

Ore 17.50 – Nella settimana che precede Teramo-Padova, Padovagoal ha raggiunto per una breve intervista Emerson Borges, in netta ripresa e in crescita di condizione nelle ultime settimane. La punizione contro il Mantova: “L’ha tirata Dettori perché in allenamento da quella posizione sono tutte sue. Io avrei potuto tirare di potenza, ma c’erano nove uomini in barriera e Francesco ha provato il tiro a giro. L’avevo vista dentro, peccato…”. Il rigore di Altinier con la Maceratese: “Il rigorista è lui, il prossimo lo tirerà ancora Cristian perché anche i più grandi rigoristi hanno sbagliato dal dischetto. Può capitare, ma lui li sa calciare, un errore non cambia le cose. Sono andato a rincuorarlo quando è uscito dal campo perché so come si sentiva, invece si vince e si perde in undici”. Il ruolo di centrocampista centrale: “L’ho già fatto a Livorno e tanti anni fa a Lumezzane, se il mister vuole io ci sono. Ma è vero, come dice lui, che la difesa sta andando bene e subiamo pochissimi gol, per cui magari non è il caso di toccare adesso quel reparto. Adesso poi tornerà Filipe che ci darà una mano”. La condizione: “Mi sento sempre meglio, sto tornando ai miei livelli. Sapevo che avrei dovuto pagare dazio a inizio stagione, lo scorso anno sono stato fermo cinque mesi e nel finale di stagione sono stato escluso per scelta tecnica, visto che il Livorno aveva deciso di non rinnovarmi il contratto. Sono fortunato perché è stato l’unico infortunio grave che ho avuto in carriera, per cui adesso sto riprendendomi quello che ho perso per strada”. Il gioco che non c’è: “Abbiamo cambiato tanti giocatori e abbiamo cambiato pure il modulo. Per me le difficoltà dipendono da questo, ma sono sicuro che ce la faremo e dimostreremo il nostro valore. Sappiamo di aver giocato non bene ultimamente e sappiamo che i tifosi in questo momento non sono contenti. E’ normale, ma a cominciare da Teramo cercheremo di dare una svolta al nostro campionato”

Ore 17.20 – (Gazzettino, edizione di Venezia) «Sambenedettese e Teramo, due gare di fila al Penzo sono l’ideale per un riscatto da Venezia». Non vede l’ora di tornare in campo un Alessandro Malomo che fatica parecchio a digerire la sconfitta di Pordenone. «È arrivato il primo ko ma non per questo fa meno rabbia, anzi – mastica amaro il difensore romano -. Dispiace nel primo tempo abbiamo fatto molto bene creando tanto, nel secondo meno perché ci siamo allungati ma a Pordenone il Venezia ha ribadito di essere forte. Sotto quest’aspetto non è cambiato niente». Malomo al Bottecchia è tornato titolare da esterno destro di difesa: l’impressione è che l’ex Pavia si trovi più a suo agio al centro, dove sabato contro la Sambenedettese – ore 16.30 – con ogni probabilità sostituirà capitan Domizzi (si attende l’esito degli accertamenti muscolari) accanto a Modolo. «Io mi trovo bene in entrambe le posizioni, ho corso tanto a conferma che sto crescendo dopo aver superato alcuni problemi ai tendini. A Pordenone l’errore è stato quello di far avanzare troppo facilmente Semenzato consentendogli il tiro, poi Facchin non sarà stato perfetto ma lui è fortissimo, è il miglior portiere con cui ho giocato, quindi non cerchiamo problemi dove non ci sono. Qualche errore e un po’ di sfortuna, l’unica ricetta è insistere nel lavoro». Nella Sambenedettese mancheranno per squalifica il difensore Radi e il centrocampista Lulli, quest’ultimo autore del momentaneo 2-1 nel match pareggiato con il Parma davanti ai 6.000 spettatori del Riviera delle Palme. «La Samb è una buona squadra, tuttavia non me l’aspettavo così in alto – ammette Malomo -. Noi siamo secondi, loro terzi e ci separa un solo punto, ingredienti ideali per rifarsi subito. Doversi confermare o potersi riscattare è il bello del calcio. Per come è andata a Pordenone poi, il doppio turno casalingo va benissimo e rappresenta un’occasione da sfruttare al massimo». Lunedì sera nel posticipo della settima giornata il Gubbio ha battuto 2-1 in rimonta a Bergamo l’AlbinoLeffe, agganciando Sambenedettese e FeralpiSalò al terzo posto, a -1 dal Venezia e a -3 dal Pordenone.

Ore 16.50 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) «Una battuta d’arresto non toglie le nostre sicurezze». Il ko a Pordenone è in archivio e la squadra lavora per smaltire le scorie lasciate dalla prima sconfitta stagionale e dalla perdita della cima della classifica nel girone B di Lega Pro proprio contro la squadra ora capolista. «Sul piano del morale siamo forti, sappiamo che dobbiamo lavorare ancora molto, ma un passo falso ci può stare» commenta il difensore del Venezia Alessandro Malomo. La squadra sta preparando la sfida di sabato al «Penzo» contro la Sambenedettese (7. giornata del girone d’andata), altro big match di questo avvio di stagione. «Non ci aspettavamo di trovare la Samb così in alto, ma per noi questo conta poco. Li avevamo affrontati in precampionato, ma in estate si capisce ancora poco dei reali valori di una squadra. Però la qualità di alcuni giocatori si conosceva già. Per quanto ci riguarda – aggiunge il difensore arancioneroverde – vogliamo subito rifarci dalla sconfitta, approfittando dei due turni casalinghi consecutivi». Dopo la Samb, il sabato successivo arriverà a Sant’Elena il Teramo e la società da ieri ha aperto la prevendita per entrambi gli appuntamenti. La squadra è al lavoro sui campi del «Taliercio» e ieri all’appello mancava solo Domizzi che, sabato a Pordenone, era uscito anzitempo per un dolore all’inguine. Per lui il programma settimanale prevede terapie e salterà la partita con la Samb. In ripresa invece Fabiano che sta provando ad allenarsi con il gruppo. Ieri al «Taliercio» c’erano le telecamere di Sky Sport e il presidente Joe Tacopina ha rimarcato una volta di più di voler portare il Venezia ai vertici del calcio italiano. «Non ho sogni, ma obiettivi che voglio raggiungere – ha detto – Molto semplici: voglio una grande squadra e Venezia può essere il top». Il presidente Tacopina è poi partito per Londra dove, oggi e domani, parteciperà allo «Sport business summit» organizzato dal Chelsea allo Stamford Bridge che riunisce presidenti e dirigenti delle società più importanti al mondo, di calcio, ma non solo. Rientro in città venerdì, in tempo per assistere alla sfida del «Penzo».

Ore 16.20 – Qui Guizza: termina l’allenamento.

Ore 16.00 – Qui Guizza: partitella in famiglia.

Ore 15.40 – Qui Guizza: schemi in corso.

Ore 15.20 – Qui Guizza: ancora assente De Risio, lavorano a parte Mazzocco e Monteleone.

Ore 15.00 – Qui Guizza: Biancoscudati in campo per l’allenamento.

Ore 14.40 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Le prime parole della conferenza stampa di presentazione di Pierpaolo Bisoli, nuovo tecnico dei biancorossi, sono del direttore sportivo Antonio Tesoro che dedica anche un giusto saluto a Franco Lerda. «Come sempre quando viene esonerato un allenatore c’è grande dispiacere perché paga per tutti ed è chiaro che invece le colpe di questa situazione non sono solo sue – spiega Tesoro – Ora dobbiamo ripartire e, per farlo, serve parlare poco e cominciare a vincere le partite. Purtroppo quando le cose vanno male accade questo». Il ds non parla dell’ultimo posto del Vicenza nel campionato di Serie B, ma spiega il perché dell’esonero: «Sono dispiaciuto perché Lerda l’ho portato io. Con lui abbiamo gioito la scorsa stagione per la grande impresa di una salvezza tanto importante quanto difficile che ci ha permesso di dare ossigeno a una società che probabilmente se fosse retrocessa in Lega Pro ora non sarebbe nel calcio che conta. Per questo credo che Vicenza debba essere orgogliosa del suo lavoro anche se, quando nel calcio i risultati non arrivano, bisogna voltare pagina e abbiamo ritenuto che Pierpaolo Bisoli fosse la scelta migliore». Il nuovo allenatore del Vicenza, che ha firmato un accordo di un anno con opzione per il secondo, si è presentato contento della chiamata e pronto ad affrontare una situazione difficile. «Il momento è complicato, ma non drammatico – precisa Bisoli – Con il lavoro, l’entusiasmo e un po’ di tranquillità si può svoltare. Ovvio che servirà tempo, pazienza, però sarà necessario remare tutti nella stessa direzione. Se ho accettato di venire ad allenare a Vicenza è perché credo nella possibilità di fare bene e perché ritengo che la rosa sia tecnicamente valida. Ho grande considerazione della storia e del blasone di Vicenza, è una piazza importante che mi stimola moltissimo. Sono stato qui da giocatore e allenatore, conosco le attese del pubblico, sono qui per dare il massimo e anzi conto di poter restare a lungo per costruire qualcosa di importante». Quello che conta però è il presente con una squadra in difficoltà, con soli 5 punti in sette partite in cui ha subito ben 13 gol segnandone solo 4. «La mia idea è che il Vicenza è una squadra con valori importanti, bisogna saperli tirare fuori – sottolinea il nuovo allenatore dei berici – Il gruppo ha tanti giovani interessanti che bisogna saper aspettare e che hanno bisogno di consolidarsi. La rosa è all’altezza di un campionato lungo e difficile come la Serie B. Conosco molto bene Rizzo e Fabinho che ho allenato lo scorso anno a Perugia oltre a Giacomelli che ho lanciato quand’era giovanissimo a Foligno dove abbiamo sfiorato la promozione. E giocatori come Benussi, Zaccardo, Signori e Raicevic sono importanti per la categoria. Anche se ora la cosa più importante sarà valutare la loro condizione e la loro adattabilità al gioco che ho in mente. Bisognerà poi anche risolvere i problemi che ci sono e, visto che mi hanno chiamato per questo, sono consapevole che ci sarà da lavorare molto. Però questa è una cosa che non mi spaventa». Al «Menti» sabato il Vicenza affronterà il Cesena, compagine con cui il nuovo allenatore dei biancorossi ha conquistato una promozione in Serie B e due in Serie A. «Sarà una sfida particolare – sottolinea Bisoli – Spero a Vicenza di rivivere le gioie che ho vissuto a Cesena e sabato darò il massimo per far vincere i biancorossi. Non sarà facile, in pochi giorni non si potrà cambiare completamente lo stato delle cose. Però quella che scenderà in campo sarà una squadra a cui cercherò di imprimere il mio credo calcistico. Spesso mi spacciano come difensivista, ma se questo significa vincere le partite 1-0 va benissimo. Quello che conta è fare punti e, per riuscirci, bisogna prendere meno gol. Finora il Vicenza ne ha subiti 13 in sette gare: troppi, così si retrocede e noi invece vogliamo restare in Serie B».

Ore 14.10 – (Giornale di Vicenza) Nel tempo in cui anche alla partita di calcetto del giovedì sera, pur di non perderci una birra, si fa finta di non vedere un tocco di mano, irrompe Cristian Galano. Che di mestiere fa l’attaccante non del giovedì sera, ma in Serie B. E che sabato, nel bel mezzo della tempesta (non solo atmosferica) di Entella-Vicenza ha fatto una cosa che nel campionato cadetto non si era ancora mai vista. Almeno non dal 15 gennaio scorso, giorno in cui la Lega di B aveva deciso di far debuttare l’istituzione del «cartellino verde»: quello che premia i buoni, i giocatori che compiono gesti non ordinari, ma speciali ed esemplari. E Galano è il primo tra i buoni: l’attaccante stavolta non ha giocato in velocità ma in onestà, suggerendo al direttore di gara che la decisione presa era sbagliata.«NON È ANGOLO». I fatti: si sta giocando l’ottavo minuto del secondo tempo di Entella-Vicenza, con il punteggio fermo sul 2-1. È forse il momento in cui i biancorossi danno l’illusione di essersi risvegliati dal torpore del doppio svantaggio, tanto che si trovano in fase offensiva. La conclusione del Vicenza finisce sul fondo e l’arbitro Marco Mainardi concede il calcio d’angolo ai biancorossi, complice una presunta deviazione della difesa ligure. L’Entella accenna una piccola protesta, ed è lì che Galano dribbla le consuetudini. Si volta verso Mainardi e gli dice una cosa del tipo: «Hanno ragione, non c’è deviazione». L’arbitro rettifica il calcio d’angolo e ringrazia Galano, che riceve anche il “cinque” da un avversario. A fine gara, Mainardi ha compilato l’apposito modulo consegnandolo nelle mani del delegato di Lega presente al campo. COSE SEMPLICI. «Questo primo Cartellino Verde assegnato a un nostro calciatore – ha commentato ieri il presidente di Lega Andrea Abodi – rappresenta un momento simbolico di grande valore. Il nostro impegno per un calcio vero, pulito, corretto e credibile ha bisogno anche di questi esempi che dimostrano la capacità di coniugare agonismo e rispetto, attraverso la collaborazione con gli arbitri». Un gesto che va di pari passo con il dato riguardante il numero di espulsioni: il più basso delle ultime sette stagioni, con un -48,5% rispetto allo scorso campionato e addirittura un -58% della stagione 2014-15. E poi, chi conosce un po’ Galano non avrebbe di che stupirsi. Forse il più timido e riservato di tutta la rosa biancorossa, è lo stesso ragazzo che lo scorso anno – quando l’amico e compagno Bellomo si ruppe il crociato – fece i bagagli e si trasferì da lui, per aiutarlo nelle cose più semplici. Come il gesto di sabato scorso.

Ore 13.40 – (Giornale di Vicenza) Al centro tecnico Morosini di Isola, dove ai piedi delle colline di solito regna un bucolico silenzio, ieri pomeriggio tenevano compagnia il rumore del martello pneumatico, che agiva a poche centinaia di metri, e l’umano martello Pierpaolo Bisoli. Il nuovo allenatore del Vicenza, che a partire dalle 15.20 ha diretto il primo allenamento, non è stato in silenzio un attimo («domani sarò senza voce, ma perchè non sono allenato…». E come un martello, per tutta la durata della seduta, ha insistito, provando ad inculcare ai giocatori le sue idee. Calcistiche, ma soprattutto psicologiche. «Ragazzi, abbiate fiducia nei vostri mezzi». «Dai che col Cesena si deve vincere». Il primo Bisoli è tutto carota («bravi», «un bell’allenamento», «se si vince, i miei premi sono una pizza offerta a tutti oppure un giorno di riposo») e bastone («sveglia, che siamo ultimi», «chi perde la partitella fa quaranta flessioni»).Il tecnico emiliano ha fatto lavorare la squadra per un’ora e mezza ad alta intensità. D’Elia ha svolto tutta la prima parte con il gruppo eccetto la partitella. Per Zaccardo, Rizzo e Giacomelli, l’allenamento è stato differenziato e basato essenzialmente sulla corsa. Gli altri biancorossi – a parte Raicevic, assente perchè impegnato con la nazionale montenegrina, salterà il match col Cesena – hanno svolto dapprima esercitazioni atletiche (che sono proseguite anche nella parte centrale dell’allenamento), per poi dedicarsi al possesso palla a due tocchi. La partitella conclusiva, disputata su campo ridotto, ha messo in rilievo una prima disposizione tattica che Bisoli potrebbe adottare domenica col Cesena: 4-4-2 e, in particolare, un centrocampo a rombo con un vertice basso ed uno più alto (ieri, da una parte, Bellomo ha giocato davanti alla difesa e Signori nella posizione leggermente più avanzata). Per quanto riguarda gli interpreti, comunque, è un po’ presto per dare indicazioni credibili. Bisoli infatti, assegnando le casacche, ha specificato che non significavano il posto dal primo minuto ed è pure normale, visto che l’allenatore avrà bisogno di qualche giorno per studiare il materiale a disposizione. In gol sono andati Galano, Vita e Orlando. Oggi è in programma una doppia seduta a Isola.

Ore 13.10 – (Giornale di Vicenza) Saluti e grazie a Franco Lerda. Buon lavoro e in bocca al lupo a Pierpaolo Bisoli. Il calcio è così. Il primo a pagare è l’allenatore. Così ieri è toccato al direttore sportivo Antonio Tesoro presentare il nuovo tecnico biancorosso che è stato chiamato, dopo appena sette giornate, a rivitalizzare un Vicenza che i numeri condannano. Non è passata una settimana dall’ultima conferenza stampa del dirigente biancorosso che ha precisato: «Visto il momento è meglio parlare poco e fare più fatti altrimenti si rischia di rendersi ridicoli e questo non è il mio obiettivo». Antonio Tesoro, che mercoledì aveva dichiarato che Lerda non era in discussione, ieri è ripartito proprio dall’ex tecnico: «Come ben sapete Lerda l’ho portato io a Vicenza segnalandolo al presidente Pastorelli, con Franco ho condiviso più percorsi tra cui quello entusiasmante dell’anno scorso che ci ha portato a raggiungere una salvezza difficile, gli si deve essere riconoscenti per il lavoro che ha svolto». Si rifà ad un’immagine usata proprio da Lerda per spiegare il suo esonero: «Franco si paragonava ad un imbianchino, evidentemente quest’anno il colore che ha dato è stato più tenue». Quindi l’ammissione sincera: «Non per colpa solo sua, perchè ritengo che quando qualcosa non va bene tutte le componenti ne debbano rispondere».Quindi Tesoro gira pagina e racconta: «Ho contattato Bisoli domenica alle 18.45, era a Cesenatico, alle 20.45 era già qui». Per aver scelto di affidarsi a lui fondamentali i colloqui avuti. «Ci ha saputo trasmettere grande energia, ha condiviso il progetto, crede nella squadra, ha un ottimo curriculum: insomma è la scelta migliore per il bene Vicenza».

Ore 12.40 – (Giornale di Vicenza) Una vita sotto le stelle e una vita da mediano. Il nuovo allenatore del Vicenza incrociò la sua carriera con quella del mitico Roberto Baggio, a Brescia, nel campionato 2000/2001. «Un giocatore immenso – ricorda oggi Bisoli – è stato un onore per me il mio ultimo anno di serie A poter scendere in campo al sua fianco». Racconta quasi divertito il tecnico biancorosso: «Io ero un po’ il suo guardaspalle, nel senso che andavo a recuperare la palla e appena l’avevo la passavo a lui che sapeva cosa farne, insomma un compito anche abbastanza facile». Com’era giocare al fianco di un campione così? «Bellissimo, non faceva mai pesare la sua grandezza, ricordo che quando arrivavamo in un qualsiasi posto ad aspettarlo c’erano sempre migliaia di persone, ma Roberto non se ne vantava».La vita dei campioni non è solo luccichii e Bisoli ricorda di Baggio la volontà ferrea: «Aveva avuto grandi problemi fisici, ma la classe era intatta, all’epoca eravamo un po’ avanti con l’età, lui aveva 32 io 34 anni, però con la grande cultura del lavoro superava tutto».

Ore 12.20 – (Giornale di Vicenza) Bruno Giorgi ha lasciato un segno profondo sia nel cuore dei tifosi biancorossi, sia in quello di Pierpaolo Bisoli che lo ha avuto come allenatore a Cagliari prima nel 93/94 e poi nel 95/96, quando il tecnico emiliano subentrò a Trapattoni portando i sardi alla salvezza. Questo il suo ricordo. «Avevamo un rapporto eccezionale, non per nulla siamo nati entrambi il 20 novembre, prima di tutto era un grande uomo. Io non avendo avuto un papà lo avevo trovato in lui». Bisoli descrive la personalità di Giorgi con pochi tratti efficaci: «Persona pragmatica, di altri tempi, tutto d’un pezzo, legatissimo alla famiglia. Non guidava la macchina e dunque lo accompagnava la moglie. La figlia scrisse la prima canzone degli Europe».Poi il ricordo di come era Giorgi professionalmente. «Curava tutto, dalla preparazione atletica alla tattica, faceva gli allenamenti, come noi, con il giubbotto dei pesi». La carriera di Bisoli ebbe un impulso positivo grazie al maestro Giorgi: «Feci due anni molto buoni che mi permisero di propormi ancora su palcoscenici importanti».

Ore 12.00 – (Giornale di Vicenza) “Sono uomo di montagna”. “Oggi mi vedete in giacca ma poi basta”. “Io non vendo fumo, non dirò mai abbiamo perso 4-0, ma abbiamo giocato bene”. Tre fermo immagine scattati dallo stesso Pierpaolo Bisoli per presentarsi. E prima di sottoporsi al fuoco di fila delle domande dei giornalisti, a cui ha risposto con prontezza e usando un linguaggio schietto, ha voluto salutare il collega Franco Lerda, sottolineando che l’esonero dell’allenatore fa parte del mondo calcio che brucia tutto in fretta e che ci è passato pure lui. Domanda secca: stando alla sua esperienza la prima cosa da fare in questa situazione?Non una ma tre: grande lavoro, grande tranquillità e un po’ di entusiasmo. Certo il momento è critico, siamo ultimi in classifica, ma la serie B è molto lunga. Ho avuto la fortuna di vincerlo due volte questo campionato, ma ho preso in mano situazioni anche più difficili di questa e ne siamo venuti fuori. Ha visto giocare il Vicenza, che idea si è fatto?È l’unica squadra di serie B che non ho visto, ma conosco molti giocatori di quelli che ci sono, tre di loro li ho pure allenati: Rizzo, Fabinho e Giacomelli. Se ho accettato di venire è anche perchè sono convinto che questa squadra ha dei valori e non merita l’ultimo posto, certo sarà un percorso difficile, perchè in B non è concesso sbagliare troppo, ma ce la faremo. Il Vicenza era nel suo destino: lo scorso anno col suo Perugia chiuse proprio al Menti, domenica esordirà contro il Cesena con cui nel 2014 aveva centrato la promozione in serie A.Eh sì, spero siano segnali positivi e di rivivere le gioie che ho raccolto a Cesena, così come ricordo che l’anno scorso eravate molto più felici voi per aver conquistato la salvezza che noi che venivamo da un decimo posto. Ma ora è il tempo di pensare solo al Vicenza tanto che sono due notti che non dormo, sono così, vivo le cose h24. Si rende conto che i tifosi hanno tante aspettative?Certo se ho accettato è anche perchè sapevo di venire in una grande piazza, l’entusiasmo che ho visto qui spero di ritrovarlo vorrà dire che stiamo facendo bene, non sono venuto a svernare, ma perchè credo nel progetto che mi è stato prospettato. Per ora sono arrivate solo delusioni.I momenti bui si superano tutti assieme, a partire dalla società che è in cima alla piramide; poi ricordiamoci che i giocatori non sono uomini invincibili, hanno le loro fragilità. Ci sono molti giovani in questa squadra.È nostro compito valorizzarli, ma i giovani bisogna saperli aspettare perchè devono fare errori per crescere e di solito li fanno sulla pelle del tecnico. Conosce bene Fabinho che era con lei a Perugia, ma qui è ancora un oggetto misterioso.A Perugia 8 vittorie e lui era sempre in campo, è importante, ma bisogna saperlo prendere, salta l’uomo con facilità. Per dirvi la fiducia che ho in lui: ad Avellino aveva un’autonomia di 20′, tolsi un suo compagno lo feci entrare, passammo in vantaggio e lo ritolsi. Ritrova anche Rizzo e Giacomelli.Rizzo è l’ignorante, tra virgolette, che tutti vorrebbero avere, perchè è uomo squadra. Giacomelli l’ho lanciato ‘dalla finestra’ quando aveva 15 anni al Foligno, si vedevano già allora le sue qualità. Che modulo pensa di schierare?Conta far rendere al meglio i giocatori, dunque cambio spesso e per questo mi etichettano come confusionario, pazienza. La definiscono anche un difensivista.Di sicuro preferisco vincere all’ultimo minuto per 1-0 e magari con un gol di mano che perdere. Ho visto tante partite fino ad ora e spesso sono venuto via alla fine del primo tempo, bel gioco se ne vede poco in giro. Alla fine non ci si ricorda di come si è giocato, ci si ricorda che si è vinto. Si dice che lei studi molto l’avversario.Lo studio sì e adatto la squadra, ma non per paura di chi ho di fronte, anzi per metterlo ancor più in difficoltà.

Ore 11.30 – (Gazzettino) Lamin, chi se lo ricorda? Jallow doveva ritornare al Cittadella dopo il raduno estivo, Maran e il Chievo avevano dato la parola. Ma il mancato rientro non è dipeso da loro, bensì dallo zampino del procuratore del gambiano. È arrivato, invece, Michael Cristian Kouamè, presentato come un giovane di prospettiva, di un anno più giovane e, si diceva, con maggiore talento anche se forse meno velocità. Due scampoli nel finale di partita in casa con il Novara e a Trapani hanno sciolto ogni dubbio. La gazzella della Costa d’Avorio ha convinto tutti, entrando nel vivo del gioco e facendo volare con un tiro “alla Chiaretti” il portiere del Novara. Sabato in terra siciliana ha bruciato in velocità la difesa di casa dimostrando di non essere da meno di Jallow, ma soprattutto ha rubato palla in modo astuto ed elegante al portiere del Trapani servendo poi su un piatto d’avorio a Litteri l’assist per il raddoppio. «Ci ho creduto – spiega Kouamè – del resto mi dicono sempre di andare su ogni pallone e io cerco di farlo. Ho letto il movimento del portiere e l’ho anticipato, non mi è neppure venuto in mente di tirare in porta perchè ho subito visto che Litteri era libero». Michael è un ragazzo semplice, si spiega con un buon italiano e si muove leggero, essenziale, efficace. Vede il gioco e ne anticipa gli sviluppi. Ecco come è arrivato in Italia. «In Costa d’Avorio ho conosciuto Akassou, un ivoriano che aveva giocato nel Prato. È stato lui a segnalarmi al presidente della formazione toscana toscana, che è venuto a vedermi all’opera e nell’ottobre 2013 mi ha portato in Italia. Non potevo giocare subito nel Prato, per cui sono stato sei mesi in Eccellenza nella Sestese. Poi sono andato nella Primavera del Sassuolo, ho giocato nel Prato in Lega Pro e sei mesi nella Primavera dell’Inter. Quest’anno sono venuto a Cittadella. Qui mi trovo molto bene, alloggio vicino allo stadio (appartamentino attiguo al bar, ndr) e passo il tempo libero con i compagni di squadra, Scaglia, Iori, Schenetti e Pascali più di tutti. Non ho hobby particolari, mi piace seguire le partite di calcio e di basket e cimentarmi alla play station». Il suo esordio in serie B non lo ha sorpreso: «L’allenatore mi dice sempre di tenermi pronto. In allenamento seguo i suoi consigli impegnandomi al meglio per metterli in pratica. Guardo anche “i grandi” (i compagni di squadra, ndr) perchè da loro mi piace imparare il più possibile». Buona tecnica nei movimenti, visione di gioco, scatto, tiro, assist. Sulle sue qualità precisa: «Andare in velocità mi appassiona più di tutto». Quanto al suo futuro, Kouamè svela il suo sogno nel cassetto: «Migliorare sempre più e chissà … un giorno essere chiamato nella nazionale della Costa d’Avorio».

Ore 11.10 – (Gazzettino) La squadra ha ripreso ieri la preparazione in vista della partita casalinga di sabato alle 20.30 con il Frosinone. Lavoro a parte per Lora, che sta smaltendo un fastidio muscolare alla schiena. Intanto stasera alle 20 “Da Godi” a Fontaniva il Centro di coordinamento si riunisce per i dettagli e la lotteria della “Festa del tifoso granata” di martedì 18 ottobre in Villa Rina. Le adesioni si raccolgono nelle sedi dei club.

Ore 10.40 – (Gazzettino) A Teramo dovrà andare in tribuna dato che è stato squalificato una giornata. Se l’aspettava? «No, perché non ho detto frasi irriguardose come è stato scritto. Può essere che l’arbitro abbia sentito altre persone che gridavano e sono stato espulso io. Mi dispiace non poter essere in panchina, ma non è un grande problema. Prepariamo comunque bene la partita e in campo andrà Bergamo. Piuttosto che perdere un giocatore è meglio che stia fuori uno dello staff». Rivedendo il pareggio con il Mantova, qual è il suo giudizio? «Come avevo detto a caldo non siamo stati bravi a muovere la palla velocemente. Al di là di tutto non è stata una bella partita, senza grande intensità da ambo le parti. Noi forse abbiamo creato qualche situazione da gol in più, ma non con una manovra fluida. Potevamo essere più cinici e determinati perché se riesci a sbloccare partite del genere, poi l’avversario si apre e puoi giocare più in scioltezza. Anche se dobbiamo senz’altro migliorare nella fluidità della manovra».A oggi c’è una cosa che le dà più fastidio? «Forse ci manca qualche punto e purtroppo non siamo riusciti a lavorare con la rosa al completo. Non è un alibi, soltanto un dato di fatto».

Ore 10.30 – (Gazzettino) Già ieri il tecnico ha iniziato a preparare la sfida sul piano tattico: sagome disposte con il 4-4-2 che è il modulo utilizzato dal Teramo, biancoscudati con il 3-5-2 con Sbraga in difesa (fuori Cappelletti) e Filipe in regia. «Filipe non l’abbiamo mai avuto. Su sei gare ha fatto solo uno spezzone con l’Albinoleffe e poi ha accusato un problema. Essendo fuori dal 28 agosto, non si può pretendere da lui la luna. Importante è recuperarlo, come anche De Risio, per avere più alternative». De Risio, tra l’altro, che ieri non si è allenato perché ha avvertito ancora un po’ di dolore alla caviglia. Filipe il tassello giusto a centrocampo? «La mia fiducia nei ragazzi non è solo a parole, ma è confermata dai fatti dato che più o meno tutti hanno esordito. Poi è normale che ciascun giocatore ha le sue caratteristiche e Filipe in quel ruolo ha già fatto molte partite e magari è più pronto di Gaiola che ha fatto solo un anno da professionista ed è normale che deve crescere e sbagliare».

Ore 10.20 – (Gazzettino) «Se sono sempre convinto che il Padova possa ambire alle prime posizioni? Sì, vedo tante altre partite e il Padova è dentro a quel gruppo di sei-sette formazioni con un organico importante. Fondamentale è avere più giocatori possibile a disposizione per poter scegliere. Io ho fiducia e l’ho dimostrata ai ragazzi impiegandoli nei loro ruoli e nei momenti giusti. Credo che la squadra alla lunga abbia ancora grandi margini di miglioramento. Come in tutte le cose bisogna però avere la giusta pazienza e il giusto equilibrio per continuare a lavorare». Pensa positivo Oscar Brevi, fermamente convinto delle potenzialità del suo Padova. L’auspicio è che già sabato a Teramo la squadra possa ritrovare i tre punti. Si giocherà su un terreno sintetico. «Loro hanno un po’ più di familiarità con il campo, però dovremo adattarci in fretta. Non abbiamo preventivato di allenarci sul sintetico perché con un solo allenamento non c’è adattamento a livello neuro-muscolare. E non avendo certezze sulle risposte che possiamo avere sotto questo aspetto, è meglio non farlo dovendo giocare anche martedì».

Ore 10.10 – (Gazzettino) Sul feretro sono stati posati un cuscino di fiori a ricreare il biancoscudo, la biografia di Scantamburlo, una maglietta firmata dai ragazzi del settore giovanile, un pallone e un gagliardetto del Padova. «Per anni – hanno detto le figlie Elisabetta, Sabrina e Cinzia – con la tua Fiat 126 hai girato i campi in cerca di talenti con la tua inseparabile agendina nella quale riportavi le tue famose “ics” accanto ai giocatori più meritevoli. Tre “ics” era il voto più alto che riservavi solo ai ragazzi con una marcia in più. Oggi quell’agendina la prendiamo noi per scrivere nell’ultima pagina il tuo nome con tre “ics” come voto. Ti attribuiamo il massimo perché per noi il vero talento sei stato tu». Prima di dirigersi al cimitero, il feretro è stato portato qualche minuto all’Appiani sul cui muro era stato posto lo striscione «Ciao Vittorio… Per sempre biancoscudato».

Ore 10.00 – (Gazzettino) Una folla commossa ha dato ieri l’ultimo saluto a Vittorio Scantamburlo nella chiesa di Santa Giustina. Alle esequie ha partecipato anche un gran numero di ex biancoscudati, che devono la loro fortuna calcistica proprio al grande talent scout: Gastaldello, Rossettini, De Franceschi, Pippo Maniero solo alcuni dei nomi. Non c’era invece fisicamente Del Piero, che però era presente con una grande corona di fiori. Tra gli ex biancoscudati anche il presidente Giordani, gli allenatori Sabatini e Parlato, e il diggì granata Marchetti. A rappresentare l’attuale società il vice presidente Edoardo Bonetto, il responsabile del settore giovanile Molon, il segretario Pagliani e l’addetto stampa Candotti.

Ore 09.30 – (Corriere del Veneto) E recrimina per un episodio a suo avviso non sottolineato a sufficienza nella partita col Mantova. «Una partita di Lega Pro spesso è fatta di episodi – evidenzia – quella di sabato è stata una gara bloccata come molte in questa categoria. In questi casi possono accadere molte cose: o l’equilibrio non si spezza oppure un singolo episodio, come poteva essere il rigore netto su Altinier che non ci hanno concesso, arriva e cambia tutto. Rivedendo la partita, abbiamo creato qualche occasione in più, ma potevamo comunque essere più cinici e serve una maggiore fluidità nella manovra».Brevi non molla e, nonostante la sua panchina traballi, è convinto di poter raddrizzare la rotta di queste prime giornate. Le due trasferte a Teramo e San Benedetto del Tronto offrono una chance importante alla squadra. «Sono convinto del nostro valore – sottolinea – siamo dentro al gruppo perché abbiamo un organico importante e averlo al completo è fondamentale soprattutto quando si hanno partite ravvicinate come le prossime due. Abbiamo margini di miglioramento, ma ci vuole pazienza ed equilibrio». A tendere la mano a Brevi potrebbero esserci anche due importanti ritorni dopo altrettanti infortuni: quello di Filipe e quello di Carlo De Risio, entrambi per non al meglio della condizione. Ma Brevi smorza gli entusiasmi. «Filipe è fermo da 40 giorni – chiosa – non gli si può chiedere la luna. Lo stesso vale per De Risio che ci servirà nei prossimi impegni. Anche gli assenti hanno il loro peso, ma non vogliamo trovare alibi».

Ore 09.20 – (Corriere del Veneto) In mezzo alla tempesta, con il vento sempre contrario e con una nave che barcolla, ma non affonda e prova a tenere la rotta dritta, Oscar Brevi va avanti. L’ambiente attorno a lui ribolle come non si vedeva da tempo, nonostante siamo appena alla settima giornata d’andata del campionato di Lega Pro, che il Padova è comunque a metà classifica e deve recuperare due partite. Eppure non dev’essere facile, al di là dei demeriti nella gestione tecnica che ci sono, lavorare con un clima di pesante negatività attorno a sé. L’espulsione col Mantova, applaudita dalla Tribuna Ovest, impedirà a Brevi di sedersi in panchina sabato a Terni. «La giornata di squalifica non me l’aspettavo – ammette l’allenatore biancoscudato – Anche perché non ho avuto alcun atteggiamento irriguardoso nei confronti dell’arbitro e non ho detto nulla di offensivo. Evidentemente ha sentito le parole di qualcun altro. Ma meglio perdere un membro dello staff che un giocatore in campo, in questo caso il danno sarà inferiore. Me la guarderò dalla tribuna e il mio vice Andrea Bergamo andrà in panchina». Brevi, che si sente accerchiato ma che non lo dà a vedere almeno all’esterno, prova a rincuorarsi con la forza di volontà che non gli è mai mancata neppure da calciatore.

Ore 09.10 – (Corriere del Veneto) «Ciao Vittorio, per sempre biancoscudato». L’ultimo saluto a Vittorio Scantamburlo, scomparso sabato scorso a 86 anni, ieri. Prima con i funerali nella chiesa di Santa Giustina e poi con un giro d’onore del feretro allo stadio «Appiani». Lo scopritore di Alessandro Del Piero – assente ma che ha inviato una corona di fiori – è stato celebrato con commozione. Sulla bara un gagliardetto del Calcio Padova degli Anni ‘90, una sciarpa, la biografia, un pallone e una maglietta autografata dal settore giovanile del Padova e un cuscino di fiori dai familiari a ricreare il Biancoscudo.

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