Live 24! Samb-Padova, la vigilia: ultimi test a Castel di Lama

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Ore 22.40 – Lega Pro girone B, fischio finale: Parma-FeralpiSalò 1-2.

Ore 22.10 – (Gazzetta di Mantova) Dopo l’amara sconfitta di Macerata oggi pomeriggio il Mantova riprenderà gli allenamenti in vista della gara in programma sabato (ore 20.30) al Martelli contro il Bassano, nella quale la squadra dovrà necessariamente porre un freno alla caduta libera che l’ha vista totalizzare un solo punto. Mister Prina già al termine della sfida nelle Marche aveva detto che uno dei principali obiettivi settimanali sarebbe stato il recupero di tutti gli infortunati e su questo fronte qualche buona notizia sembra arrivare. Innanzitutto, da oggi si riaggregherà al gruppo Siniscalchi, che ha saltato le ultime partite a causa di un grosso ematoma alla coscia. Da mercoledì, invece, dovrebbero tornare pienamente a disposizione dell’allenatore Bandini e Zammarini, entrambi reduci da lievi distorsioni al ginocchio. A tutto ciò va ovviamente aggiunto il pieno recupero di capitan Caridi, che già a Macerata ha giocato quasi un tempo prendendosi qualche rischio (veniva da uno stiramento ai flessori) e che da sabato potrà essere anche schierato dall’inizio. Restano invece da valutare le condizioni degli attaccanti Maccabiti e Boniperti. Il primo, vittima di un leggero stiramento, avrà probabilmente bisogno di un’altra settimana per tornare in campo. Boniperti, dal canto suo, continua ad avvertire dolore all’addome, proprio nella zona in cui l’anno scorso è stato operato per un’ernia. Per questo verrà sottoposto domani a risonanza magnetica, in modo da individuare con certezza l’origine dei problemi che gli impediscono di allenarsi.

Ore 22.00 – (Gazzetta di Mantova) Il caso delle fideiussioni rilasciate a una ventina di società di Lega Pro fra cui il Mantova e ad alcuni club di B dalla società Gable Insurance, che si trova in gravi difficoltà economiche, fa ancora discutere. Dopo l’inchiesta dell’Espresso, che ha denunciato il fatto che nel calcio sono state accettate garanzie prestate da una società già in crisi, che poi si è ritirata dalla Borsa di Londra, è adesso il “Sole 24 Ore” a rincarare la dose. In un articolo riporta parte della lettera dell’avvocato Carlo Catenaccio con cui rassegna le dimissioni dal Collegio dei revisori della Lega Pro: «Il silenzio della Lega su tali temi (…) mi ha lasciato allibito e mi determina a pendere le distanze poiché non intendo proprio essere annoverato nella categoria degli sprovveduti». In realtà la Lega Pro, attraverso Gravina, aveva fatto presente che la Gable era autorizzata a operare dall’Ivass (Istituto di Vigilanza per le Assicurazioni) e dunque le sue fideiussioni non potevano essere respinte. E aveva aggiunto di aver chiesto ulteriori chiarimenti all’Ivass, ricevendo rassicurazioni. Il “Sole” riporta invece la risposta dell’Ivass che dice «questo istituto non detiene una banca dati delle polizze assicurative e per appurare la validità dei singoli contratti, la Lega deve necessariamente rivolgersi alle imprese emittenti».

Ore 21.50 – (Gazzetta di Mantova) Nonostante la crisi tecnica, che vede la squadra terzultima in classifica, con un solo punto (e un solo gol) totalizzato nelle ultime 5 partite, in casa Acm a preoccupare maggiormente è sempre la querelle societaria. «La scorsa settimana abbiamo invitato il Mantova a rispettare una scadenza per la presentazione dei documenti relativi alla cessione di quote dello scorso 5 agosto – spiega il presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina -. Se domani (oggi per chi legge, ndr) non riceverò una risposta soddisfacente, mi limiterò a passare tutto nelle mani della Figc, che agirà poi attraverso la Procura federale». E avvierà un “processo” che al Mantova potrebbe costare l’impossibilità a iscriversi al prossimo campionato. Come sempre, però, in Viale Te si scherza col fuoco e si arriva a fissare a oggi un incontro a Roma fra l’ala bresciana del club (rappresentata dal presidente Sandro Musso) e quella capitolina, con Marco Claudio De Sanctis nelle vesti di mediatore. Le trattative avviate finora hanno portato sul tavolo – stando a indiscrezioni – un paio di opzioni principali: il Mantova torna ai bresciani e i romani restano in minoranza, oppure i romani tengono la maggioranza e Musso si dimette, lasciando loro oneri e onori. Nel mezzo potrebbero spuntare altre “mediazioni”, magari anche di natura economica, ma qui si entra nel campo delle ipotesi. Ciò che è certo è che se in giornata non si troverà una soluzione il Mantova finirà “alla sbarra” rischiando grosso. Anche perché va ricordato che questa norma della Figc è nuova (varata nel 2015) e non è mai stata applicata, per cui non esiste giurisprudenza in merito. Non solo: l’altra certezza è che entro lunedì 17 ottobre vanno pagati contributi e Irpef delle mensilità di luglio e agosto (a grandi linee 170mila euro) per evitare penalizzazioni in classifica. E, per essere in regola con il codice di autoregolamentazione della Lega Pro (in caso contrario vengono sospesi i contributi alla società), bisognerebbe versare anche gli stipendi netti e l’Inps della mensilità di settembre, raddoppiando quindi la cifra necessaria. Totale, alla grossa, 350mila euro. Chi pagherà queste scadenze? E chi sarà fra sette giorni il proprietario/presidente del Mantova? Semplici domande che i tifosi si fanno senza trovare risposta. E che magari cominciano a farsi anche i giocatori biancorossi. A tal proposito, va detto che sabato, al ritorno da Macerata, il presidente Musso si è fermato all’autogrill insieme alla squadra e ha parlato a calciatori e staff tecnico con toni piuttosto duri. In sostanza, il numero uno di Viale Te ha detto che farà di tutto per risolvere i problemi societari, ma ha fatto presente a tutti che non è il solo a giocarsi tanto e ha detto di pretendere un’immediata inversione di tendenza da parte della squadra.

Ore 21.35 – Lega Pro girone B, termina il primo tempo del posticipo: Parma-FeralpiSalò 1-2.

Ore 21.30 – (Gazzetta di Modena) Il Modena oggi riprenderà gli allenamenti allo Zelocchi: oltre al campo, massima attenzione andrà prestata alle notizie che arriveranno dagli accertamenti ospedalieri ai quali si sottoporrà Antonio Marino, uscito in stampelle dal Braglia dopo la sfida con il Sudtirol. Il difensore di Mazara del Vallo era stato costretto a lasciare il terreno di gioco alla mezzora dopo uno scontro di gioco con Gliozzi, attaccante degli altoatesini, che gli aveva provocato un movimento innaturale del ginocchio sinistro. Le sensazioni del dopogara non erano positive, la speranza è che l’infortunio possa non essere così grave. Nella trasferta di sabato a Lumezzane, prossima tappa dei canarini, toccherà dunque ancora ad Aldrovandi affiancare Cossentino al centro della difesa, anche perché non ci saranno altri centrali disponibili a causa della squalifica di Zucchini dopo l’espulsione dalla panchina rimediata sabato. Un altro a dire il vero ci sarebbe, cioè Accardi, ma in questo momento il palermitano è diventato titolare sulla corsia destra della retroguardia e non ha senso venga spostato da lì. Alla ripresa degli allenamenti andranno valutate le condizioni di Diakite, dolorante ad un ginocchio, e Basso. Ancora out Besea, Salifu ed Osuji. POSTICIPO Questa sera si completa l’8ª giornata con il posticipo del “Tardini” tra Parma e FeralpiSalò, vero big match tra due formazioni distanziate di un solo punto nelle zone più nobili della classifica. Domani, invece, sarà la volta dei recuperi delle gare della 1ª giornata rinviate: alle 14,30 Sambenedettese-Padova, alle 18,30 Albinoleffe-Maceratese.

Ore 21.20 – (Gazzetta di Modena) La vittoria è arrivata. Con la forza della disperazione, con un’incornata di un difensore, Alberto Cossentino, che ha infilato la porta del Sudtirol al 91’ quando ormai stava per scatenarsi una contestazione pesante da parte degli irriducibili tifosi della Montagnani che non riescono a resistere al richiamo dei gialli. Poco più di duemila spettatori in tutto ad animare un Braglia demoralizzato che hanno provato ad incitare una squadra che sembrava indirizzata ad andare incontro all’ennesimo squallido flop. Tifosi che di fronte al non gioco dei gialli e a una prestazione priva di emozioni, spettacolo e tiri in porta, hanno fischiato l’undici di Pavan e iniziato a contestare Caliendo con un’insistenza finora sconosciuta e anche il sindaco Giancarlo Muzzarelli per l’inerzia attribuita all’Amministrazione comunale di fronte all’agonia del Modena Calcio. Perchè di agonia si tratta se il momento attuale della società e della squadra lo si guarda dall’occhio del popolo geminiano, più appropriato il termine eutanasia se invece si analizza l’atteggiamento di Antonio Caliendo e di una proprietà che non ha più nulla da offrire al calcio cittadino e che nemmeno sembra intenzionata a cedere la mano facilmente. Ma nella storia del Modena, anche nei momenti più duri, c’è sempre il colpo d’ala del Canarino e il gol di Cossentino è giunto provvidenziale a frenare la discesa verso gli inferi, a rimpinguare la classifica e a riportare un sorriso all’interno del gruppo addolcendo le lacrime dei tifosi. Che, nonostante la retrocessione, avevano aperto un certo credito nei confronti del Modena di Pavan. Oltre 5mila persona col Parma, 400 nella prima trasferta di Salò, quasi seimila con la Reggiana dopo il primo successo stagionale a Teramo. Ma la squadra ha sempre toppato proprio quando era il momento di investire su quel credito, offrendo prestazioni indecenti. Un calcio inguardabile com’è stato anche lo spettacolo offerto col Sudtirol fino al gol di Cossentino. Dicono che le vittorie siano la miglior medicina per guarire e quella col Sudtirol, giunta dopo sei mesi di astinenza al Braglia, deve cambiare anima alla squadra di Pavan. Il quale ha un compito: dare un gioco ai suoi uomini, creando una manovra offensiva finora inesistente che sta divorando un po’ tutti i suoi interpreti dal centrocampo in su. Anche senza fenomeni, qualcosina di meglio si può fare ed è doveroso offrirlo.

Ore 21.10 – (Gazzetta di Modena) Un gol per il Modena, per Pavan e per se stesso. Alberto Cossentino non potrà mai dimenticare la gara con il Sudtirol e l’incornata con la quale ha deciso l’incontro al 91’, capace di trasformare i fischi già pronti a piovere dagli spalti in un urlo di gioia. Il difensore palermitano, 28 anni compiuti il 10 settembre, non ha solo evitato al Modena l’ennesima figuraccia al “Braglia”, facendo esultare i tifosi per un successo casalingo dopo quasi sei mesi, ma si è fatto anche un bel regalo: da un po’ di tempo, troppo tempo, non si sentiva protagonista in un campionato professionistico, a dispetto di quanto la sua carriera giovanile facesse sperare. Dalla discesa alla risalita, a volte basta poco: un gol ad esempio, ma non solo, quando di mestiere ti occupi di non far segnare gli avversari. Così, non appena è arrivata l’occasione giusta, Cossentino ha scelto di prendere l’ascensore: in luglio, quando non ha esitato un secondo ad accettare la chiamata del ds Pavarese nonostante da pochi giorni fosse già pronta la sua nuova avventura in serie D dopo quella con la Torres, nel Rieti, e poi sabato, quando sull’ascensore è salito per svettare più in alto di tutti e correggere in rete il cross di Giorico con un perfetto colpo di testa. Tutto questo alla seconda gara consecutiva con la maglia gialloblù, dopo sei giornate trascorse da punto interrogativo tra squalifica e panchina, regalando un po’ di respiro proprio a chi aveva deciso di dargli fiducia, ovviamente Pavan. Una bella sorpresa, non solo per il gol ma per la concretezza con la quale ha svolto le sue mansioni ordinarie di difensore centrale, la cosa più importante in un momento nel quale il Modena rischia di perdere per lungo tempo quel leader della retroguardia che aveva trovato in Marino. Ribattezzato “Ibra” dai tifosi, per la sua acconciatura con chignon che tanto ricorda Zlatan, Cossentino si gusta la sua rinascita tra i professionisti. Con una storia tutta da raccontare, a quasi dieci anni dal giorno del suo debutto in Europa League con il Palermo per sfidare ad Istanbul il Fenerbahce e a poco meno dal suo esordio in A, sempre con la squadra della sua città, al San Paolo di Napoli. Non è riuscito ad essere profeta in patria, pur essendo stato nel giro delle nazionali giovanili e campione d’Italia con la Primavera nel 2009, ha girato in lungo ed in largo l’Italia (Trieste, Novara, Gela, Andria, Reggio Emilia, Aversa, Sassari), è finito dalla serie A alla D: dieci anni dopo, a Modena, per “Ibra” Cossentino è iniziato il tempo del riscatto.

Ore 20.40 – (Il Centro) Avanti a piccoli passi. La svolta definitiva tarda ad arrivare, ma in casa Teramo ci si aggrappa alla serie positiva in corso da quattro giornate (cioè da quando in panchina c’è Nofri) per guardare al futuro con moderato ottimismo. La classifica, in questo momento, non autorizza voli pindarici. Sabato, alle 16,30, è in programma la dura trasferta sul campo del Venezia di Pippo Inzaghi e servirà un Teramo all’altezza della situazione per uscire indenni dallo stadio Penzo. Il pari dell’altroieri contro il Padova, da accettare positivamente vista la forza della rosa avversaria, ha fatto emergere alcune considerazioni sui biancorossi. Una di queste è di natura tattica: la squadra sembra esprimersi meglio con il 3-5-2 rispetto al 4-4-2, i due moduli sui quali Nofri ha lavorato finora. Lo si era già notato nel secondo tempo di Santarcangelo, nel giorno del debutto del tecnico umbro. Il centrocampo ha bisogno di qualità e geometrie e con l’ingresso di Di Paolantonio (fondamentale il suo recupero) e l’accentramento di Petrella le cose sono nettamente migliorate. La sensazione è che Nofri ricorrerà al 3-5-2 in pianta stabile con il rientro di Carraro (già convocato per il Padova) e la crescita di Petermann. In attacco serve un cambio di passo. Se non segna Sansovini, a secco da due gare, si fa fatica a buttarla dentro. Preoccupa il digiuno di Croce (a bersaglio solo nella trasferta di Pordenone, un mese fa) e contro il Padova si è fatta sentire l’assenza di Jefferson, spalla ideale di Sansovini. Le condizioni dell’attaccante brasiliano, bloccato da un affaticamento al flessore nel riscaldamento pre-gara, sono da monitorare attentamente in vista del Venezia. Il Teramo deve poi migliorare sulle palle inattive: i tanti calci d’angolo sprecati col Padova hanno fatto storcere il naso ai tifosi, presenti in buon numero al Bonolis (1.834 spettatori, migliore afflusso stagionale). Cresce sempre di più, invece, la fase difensiva. Nelle ultime due sfide interne la porta di Rossi è rimasta inviolata. Con l’avvento di Nofri le reti subite sono state appena due, in quattro gare, mentre sotto la gestione di Zauli i gol al passivo erano stati addirittura otto (nelle prime quattro giornate). Verso Venezia. A proposito dell’impegno di sabato nella tana del Venezia, questo il parere di Alessandro Di Paolantonio: «Si va lì con grandi stimoli e con il coltello tra i denti. E’ una gara che aspetto da tempo. Non vedo l’ora di giocarla. La serie positiva deve darci la carica per affrontare il Venezia senza timori». Di Paolantonio parla anche della sua condizione fisica: «Adesso sto bene. Non è stato facile stare fuori un mese. Sto ritrovando corsa e fiato. Ringrazio il mister per lo spazio avuto nelle ultime partite. Quando gioco a sinistra sono nel mio ruolo ideale, ma se devo adattarmi in altre zone del campo non mi tiro di certo indietro. Il pari con il Padova? Va accolto con il sorriso. In un campionato così equilibrato è importante muovere la classifica». Il Venezia non attraversa un momento brillante. La squadra di Inzaghi ha perso nove giorni fa a Pordenone, cedendo il primato in classifica ai friulani, e ha pareggiato l’altroieri contro la Sambenedettese (in rimonta da 0-2) nel primo dei due impegni di fila tra le mura amiche. I recuperi. Il girone B di Lega Pro si appresta a vivere un martedì importante per la classifica. Sono in programma domani i due recuperi della prima giornata: Sambenedettese-Padova (ore 14,30) e Albinoleffe-Maceratese (18,30). In caso di successo, la Samb di Ottavio Palladini si isserebbe al primo posto in solitaria. Stasera, sempre per l’alta classifica, interessante posticipo tra Parma e Feralpi Salò.

Ore 20.10 – (Gazzetta di Reggio) Dopo il successo di sabato sera e due settimane in cui i giocatori non hanno avuto un attimo di respiro a causa del fitto calendario di impegni, il mister della Reggiana, Leonardo Colucci, ha concesso alla truppa un meritato riposo. I ragazzi, infatti, si ritroveranno ai campi di via Agosti per riprendere la preparazione per il match col Padova (Lunedì 17 in diretta Rai alle ore 20.45) domani pomeriggio. La ripresa degli allenamenti servirà a dare indicazioni importanti al mister, soprattutto per quanto riguarda le condizioni di Ettore Marchi. La Reggiana ha bisogno dell’attaccante, che pur non avendo ancora segnato in campionato è decisivo con i suoi movimenti per tutto il reparto offensivo. Marchi era già sceso in campo qualche minuto a Lumezzane, ma era ancora dolorante per la botta alla caviglia sinistra rimediata nel derby di Modena. Lo staff granata conta di riavere Marchi a disposizione per la partita dell’Euganeo.

Ore 20.00 – (Gazzetta di Reggio) La Reggiana non ha una squadra titolare. O se vogliamo sono tutti titolari. Nella Reggiana di mister Leonardo Colucci il solo Mattia Lombardo non è ancora sceso in campo. «Verrà anche il suo turno», ha assicurato l’allenatore sabato a fine partita. Una frase non di circostanza, perché il giovane centrocampista, classe 1995, gode della stima di tutto l’ambiente. Zero minuti anche per Bryan Mecca, che però è un classe ’99 e avrà tempo per mettersi in mostra. Su 26 giocatori in rosa l’allenatore ne ha già schierati 21. Questo significa che non esiste una gerarchia di squadra già consolidata e che l’allenatore sta testando e sfruttando le qualità di tutti. Daniele Pedrelli e Alessandro Cesarini non hanno ancora giocato solo perché infortunati: sono infatti due pezzi pregiati del mercato estivo sui quali ci sono grandi aspettative. Il primo è in teoria il titolare della fascia sinistra, mentre il fantasista dovrebbe giocare sulla destra del tridente offensivo, dove ora si è ritagliato un posto da inamovibile il talentuoso Jacopo Manconi. A proposito di Manconi, bomber della squadra con quattro reti, il classe 1994 è l’unico ad essere sempre sceso in campo dal primo minuto, insieme al portiere Perilli. L’attaccante, in prestito dal Novara, è stato sostituito tre volte (sabato all’85’). Comprensibilmente Colucci non si è mai voluto privare della sua freschezza e imprevedibilità. Soltanto altri tre giocatori possono dire di essere sempre stati impiegati nella Reggiana di questa stagione, anche se non in tutte le gare dall’inizio. Sono Bovo, che con i 638’ disputati è il giocatore maggiormente rimasto in campo (dietro a Perilli, 720’), Angiuli e Guidone. L’esordio stagionale del difensore Trevor Trevisan, in più con la fascia da capitano, è indicativo della filosofia di gruppo di Colucci. Il centrale non è ancora al 100% e al suo posto poteva essere schierato Sabotic e Spanò. Evidentemente però l’allenatore ci tiene a recuperarlo completamente e ha anche voluto premiare il suo atteggiamento nello spogliatoio dandogli la fascia da capitano. Così come ha voluto concedere alcuni minuti al reggiano Erik Panizzi. Una menzione speciale la merita Simone Calvano, indicato come giovane promessa da quando a 17 anni Seedorf lo volle al Milan. Nella Reggiana il centrocampista sta dimostranto di avere ottime qualità, come ha dimostrato nel derby di Modena e sabato con il Fano.

Ore 19.50 – (Gazzetta di Reggio) L’importante era vincere. Concetto che in casa granata , a caldo ed a freddo, hanno ripetuto un poco tutti. A cominciare da allenatore e direttore sportivo. A giudizio di Andrea Grammatica, a parte i 3 punti, il match con il Fano e complessivamente la giornata, in attesa del Parma, ha detto soprattutto 2 cose. La prima. Per la Reggiana l’importante è sbloccare il risultato, prima lo si fa e meglio è perché «poi abbiamo le qualità per consolidare e, come quasi tutte le alter squadre del girone, ma in pratica il discorso vale ad ogni latitudine, soffriamo negli spazi affollati, facciamo fatica contro formazioni arroccate dietro con tanti giocatori dietro la linea della palla». La seconda considerazione di Grammatica. «Questo è un torneo molto equilibrato, io ragiono ancora nell’ottica dei 2 punti e questo, basta leggere la classifica, mi dice che nel nostro girone ci sono diverse squadre costruite per vincere, che sarà una corsa lunga e dura, non mi preoccupa a questo punto essere secondi o quarti, l’importante è stare nel gruppo di testa ed avere la consapevolezza di poterci stare pur essendo una delle formazioni più giovani». Quali margini di miglioramento ha la Reggiana? «Tanti, dobbiamo , ed il match con il Fano lo ha detto, migliorare nella gestione della partita in determinati momenti senza contare che ci sono un paio di giocatori ancora fuori, altri non al meglio della condizione, quantità e qualità non ci mancano per prenderci e regalare delle soddisfazioni». A proposito, dopo i due pareggi con Lumezzane e Sant’arcangelo l’ambiente era un po’ depresso, forse in maniera eccessiva… «Non direi, forse qualche malumore qua e là si è avvertito, i rumor sono arrivati, ma all’esterno, all’interno non più di tanto, c’era, questa sì, un poco di delusione e rammarico perché sapevamo che due successi ci avrebbe consegnato lo scettro del comando, ma forse è meglio così, non eravamo pronti, per così dire, a salire sul trono». Si è spiegato il motivo della scelta di Trevisan ed il gran ruotare dei difensori centrali, in fin dei conti Sabotic e Spanò hanno sempre fatto bene… «Guardate che se non avesse avuto problemi fisici probabilmente avrebbe debuttato anche prima, si tratta di scelte tecniche dell’allenatore su cui non mi permetto di mettere becco, quel che posso aggiungere è che Trevisan ha qualità umane e tecniche importanti nello spogliatoio». Qual è il vero ruolo di Sbaffo? «Lui si arrabbierà, ma l’ho detto il giorno della presentazione: in questo campionato ha le qualità per giocare in ogni ruolo del rombo, può stare davanti alla difesa, fare la mezzala, ruolo che in carriera ha ricoperto maggiormente, od agire da trequartista». Si aspettava la Reggiana seconda in classifica a questo punto della stagione? «Ripeto, primi o quarti ad ottobre conta poco, sappiamo di avere, per quantità e qualità, un organico da primi posti, ma anche che ci sono squadre con forse maggior qualità individuale e che siamo in una fase di processo, che dobbiamo migliorare senza esaltarci più di tanto per una vittoria o deprimerci se ogni tanto rallentiamo, non voglio usare una frase fatta, ma i conti si fanno a primavera inoltrata, è lì che si vincono o si perdono i campionati».

Ore 19.20 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Il Pordenone ha un mese per dare nome e cognome al suo campionato. All’orizzonte, infatti, ci sono 30 giorni di partite contro squadre che possono essere definite alla portata, ma che in realtà sulla carta sono inferiori ai ramarri di Bruno Tedino. Il ciclo terribile, che prevedeva le due sfide casalinghe contro Parma e Venezia seguite dalla trasferta di Bassano è alle spalle. Il Pordenone l’ha superato rimanendo, seppur in condominio, al primo posto in classifica. Adesso inizia teoricamente la discesa: sarà compito degli uomini di Tedino affrontarla nel modo più sicuro possibile. Si inizia dal prossimo weekend, quando al Bottecchia arriverà il Santarcangelo. I romagnoli sono distanti solo tre punti, ma fuori casa hanno vinto un’unica volta, alla seconda di campionato. L’ultima sfida contro una squadra d’alta classifica l’hanno persa malamente a Bassano (4-0). Tra due settimane, poi, andrà in scena la sfida in trasferta contro il Sudtirol. L’anno scorso la vittoria dei ramarri segnò il prosieguo della striscia vincente che permise d’inseguire il sogno playoff. Oggi il Sudtirol è una realtà diversa, che naviga ai margini della zona playout. È gara da vincere. A seguire, al Bottecchia arriverà l’Ancona. Blasone, nome, ma organico che non prevede la corsa alla vittoria finale. Ci si attenderà uno stadio nuovamente pieno e pronto al risultato pieno. Il 5 novembre il mese si concluderà con la trasferta di Lumezzane, campo tabù che quest’anno si dovrà provare a sfatare. Trenta giorni per dare un volto chiaro al campionato.

Ore 19.10 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Lui è uno dei pochi a essersi salvato dal negativo giudizio non universale di Bassano del Grappa. Emanuele Berrettoni, però, non la mette sul personale e pensa al risultato di squadra. «La sconfitta non ci sta – ribatte -, per come è andata la partita. È stata una gara sfortunata per diversi episodi, quanto meno contestabili. E non solo quello: penso pure alla gestione di tutto il confronto. Comunque non ne usciamo ridimensionati». Bicchiere mezzo pieno? «Quest’ultima partita ci dà certezze importanti – risponde -. Per come la squadra ha giocato, creato e fatto complessivamente, per me è stata una buona prestazione. Siamo ulteriormente in crescita». Gara scorbutica, perché? «È stata particolarmente nervosa, vero, soprattutto nel secondo tempo, a causa di certi episodi valutati con misure diverse nelle sanzioni arbitrali, in una sfida che nel primo tempo non era così nervosa. Abbiamo perso molto tempo, forse si poteva far meglio in questo». Lei ne esce come uno dei migliori. «Personalmente sto bene. Da tanto tempo non mi sentivo così – prosegue Berrettoni -, ma sono contento perché vedo che la squadra tutta sta bene e cresce quotidianamente. Sappiamo quello che vogliamo e seguiamo l’allenatore. Con una società solida alle spalle, davvero siamo una bella realtà. Il discorso sul primato rimane valido? «Fino all’ultima giornata, con un girone equilibrato – osserva -. Dobbiamo star lì, crederci, sognare non costa niente. L’inizio di campionato nostro dice questo: non abbiamo demeritato contro nessuno. Il torneo si risolverà sugli episodi, dobbiamo essere pronti. Ripartendo bene con il Santarcangelo, che non è la Maceratese. I romagnoli sono una compagine quadrata e tosta, che si chiude bene. Sarà un test duro. Non c’è la Pro Patria dell’anno scorso, tutte le volte ci sarà da sudare. Mi aspetto che il Pordenone faccia il Pordenone, che si giochi come sappiamo, con il nostro calcio offensivo, mettendoci quel pizzico di cattiveria in più”. Rischio calo di pubblico? «Spero che la bolla non si sgonfi – conclude -. Da più di un anno la squadra sta facendo risultati importanti. Penso che la gente si identifichi in questo e riempia lo stadio anche sabato. Non siamo stati ridimensionati a Bassano, mi aspetto che il tifo ci dia una mano per ripartire subito bene tutti assieme».

Ore 19.00 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Intanto i danni sono limitati. Se la sconfitta di Bassano farà male, si capirà meglio fra una settimana. Al Bottecchia arriverà il Santarcangelo e con i romagnoli non si dovrà ballare il liscio. Intanto si sa che una vittoria vale, come uno stop può costare, tre punti. Nel raggio di quella lunghezza, da 16 a 13, ci sono 8 squadre nel girone B di Lega Pro. Stasera non si può escludere che possa inserirsi la nona, visto che alle 20.45 si affronteranno il Parma (che ne conta 12) e la FeralpiSalò (già conteggiata a quota 13). Nel frattempo, dopo il primo stop esterno stagionale, nell’ambiente neroverde si mantengono segnali di serenità e ottimismo. BINARIO – Né triste e neanche più solitario. Il primato è per due, intanto, perché si è affiancato il Gubbio al Pordenone. Forse è solo momentaneamente archiviato l’onere di reggere l’andatura meglio di chiunque altro, per la squadra di Tedino. Aspettando di vedere che non si formi un triangolo, possibile nel caso di vittoria dei leoni del Garda stasera. Umbri e neroverdi si sono già incontrati all’andata, a fine agosto: ne scaturì un pareggio, alla prima del Bottecchia. Rimediò un rigore pordenonese trasformato al 92′ da Arma. Il binario, fredde parallele della vita, torna buono restare sulla canzone. Perché non è finita. Mettendoci pure dentro il Parma, delle 9 antagoniste in lotta potenzialmente immediata per il primato il Pordenone ne ha già affrontate 4. Resta da misurarsi ancora, partendo dal basso, con il Santarcangelo che dunque arriverà sul Noncello sabato (18.30), con la FeralpiSalò che ospiterà Stefani e compagni l’11 dicembre e con la Sambenedettese il 18 dicembre, ancora in casa, a chiudere il girone d’andata. La Reggiana sarà invece di scena al Bottecchia già il 12 novembre (16.30). MIGLIORI A SECCO – Arma non segna ancora, ma rimane il miglior attaccante del girone, con i 7 gol già realizzati. Così come la squadra neroverde, pur lasciando lo stadio Mercante con lo zero nel computo delle reti a favore, mantiene il miglior risultato realizzativo: 15 centri. Sono 2 in più dello stesso Bassano e della FeralpiSalò. Anche fuori casa vale la miglior posizione per concretezza, eguagliata da quella della Samb (da tenerne conto per dicembre). Per quanto riguarda le gare interne, il successo del Bassano di sabato ha consentito ai giallorossi di mettersi in evidenza sulle reti segnate a domicilio, arrivando a 9. Guardacaso 2 in più del Pordenone proprio dopo lo scontro diretto, comunque meglio di tutti. Urge ritrovare fortino di nome Bottecchia. BESTIA NERA – La trasferta di Bassano da tre anni non porta utili al bilancio neroverde. Due indizi fanno un sospetto, tre potrebbero essere una prova. Stavolta ha influenzato anche la direzione di gara, contestabile in almeno due episodi: un possibile fallo di mano da sanzionare a Barison al limite dell’area nel primo tempo, così come sul gol annullato a Pietribiasi per sospetto fuorigioco nel finale. Si sa che il fischietto è normalmente una variabile «impazzita», a tutti i livelli. Ci sono volte in cui gira a favore, due giorni fa pare proprio di no. Cedere al nervosismo è una debolezza che può costare cara e lasciare strascichi per la partita successiva. La forza e la consapevolezza suggerirebbero altre soluzioni. Dopo lo scivolone con il Parma, per esempio, è arrivata la riscossa a Macerata.

Ore 18.40 – (Messaggero Veneto) L’autore del grande gol con cui il Bassano ha blindato la vittoria è un friulano Doc. Michael Fabbro, classe ’96, è infatti nativo di San Daniele. Cresciuto nelle giovanili del Milan, con due annate nella Primavera rossonera (un anno con Filippo Inzaghi), l’attaccante è dalla scorsa stagione con i vicentini. Tre reti per lui nel campionato 2015-2016, già due nel corso dell’attuale Lega Pro. L’ultima, appunto, un gioiello. «La più bella della mia carriera – afferma in sala stampa al Mercante –. Mi dispiace aver fatto gol al Pordenone, che è la squadra della mia terra, ma attualmente sono un giocatore del Bassano e devo pensare soltanto al bene del mio team e dei miei compagni». Pungente e sempre propositivo, almeno nel match col Pordenone, Fabbro si candida a una stagione da protagonista. E, chissà, magari è l’ultima in Lega Pro. Un giocatore di 20 anni con queste caratteristiche può fare gola a molte società di categoria superiore: sarebbe un altro friulano che spicca il salto in B dalla Lega Pro.

Ore 18.30 – (Messaggero Veneto) Dopo il ko col Parma il Pordenone incassa un’altra sconfitta da capolista, stavolta col Bassano. Tuttavia nessuno in casa neroverde fa drammi, a cominciare dal giocatore di riferimento dal punto di vista tecnico, vale a dire Emanuele Berrettoni. «Non soltanto non usciamo ridimensionati – afferma il numero 10, ex di turno –: dopo questa gara siamo ancora più convinti delle nostre potenzialità». La gara. Quella del Mercante è stata una partita aperta e vibrante. Si sono affrontate due squadre forti, non a caso i giallorossi dopo il successo sono saliti al secondo posto a un punto dai “ramarri”. Dopo un primo tempo di leggero predominio locale, lo stesso Bassano ha trovato il gol con merito con una gran conclusione dalla distanza. Quindi ha legittimato il vantaggio con un bella rete da parte di Fabbro, sulla quale Stefani poteva fare qualcosa di più. Nel finale, nell’arrembaggio neroverde, è stato annullato un gol a Pietribiasi, altro ex di turno: la prodezza del “Condor” sembrava regolare tranne per il direttore di gara. La condotta di quest’ultimo è stata contestata da parte del Pordenone, che lamentava anche un rigore a suo favore nel corso del primo tempo. Fiducioso. Nonostante il verdetto negativo, e il primato non più solitario (ora coi neroverdi c’è il Gubbio), Berrettoni mantiene alta la fiducia. «Abbiamo disputato comunque un buon match – afferma l’attaccante – e non c’è da fare nessun dramma per la sconfitta, per quanto sia un risultato che nessuno vuole incassare: rimaniamo comunque primi in classifica. Se abbiamo subìto l’ansia per aver affrontato la gara da capolista? Non scherziamo, in altri lavori ci sono questi problemi, non nel nostro. A ogni modo abbiamo ancora più consapevolezza dei nostri mezzi dopo questo match». Sull’arbitraggio Berrettoni glissa con eleganza: «Diciamo che il direttore di gara non ha avuto una giornata molto positiva, ma non cerchiamo alibi. Continuiamo a lavorare e a pensare che il campionato è lungo e noi possiamo stare lassù, anche se ci sono almeno altre cinque squadre che possono vincere». Intanto stasera è in programma Parma-FeralpiSalò alle 20.30. La ripresa. Di certo il Pordenone deve migliorare il rendimento difensivo: sono dieci sinora i gol subiti, terzultimo reparto del girone. E’ chiaro che una squadra che ambisce a salire deve fare qualcosa di più sotto questo profilo, a meno che non sia capace di segnare valanghe di reti. Tedino lavorerà su tale aspetto da oggi, quando la squadra alle 15 riprenderà a lavorare al De Marchi. Solito schema settimanale per arrivare alla partita col Santarcangelo, in programma sabato al Bottecchia alle 18.30: doppia seduta domani (10 e 15), mercoledì e giovedì pomeridiano (alle 15), quindi la rifinitura del venerdì a porte chiuse (alle 10).

Ore 18.00 – (Giornale di Vicenza) È una cosa grande il Bassano che sdraia il Pordenone, sino a sabato re solitario del campionato, con un pieno 2-0 che oltre a chiudere i ramarri in scatola impedendogli di ripartire, consegna al torneo una squadra la cui maturità tattica e non solo tecnica è in continua lievitazione. Ma se l’exploit di sabato va ascritto nella galleria delle grandi imprese virtussine, vale la pena ripercorrerle le emozioni più suggestive di questo triennio di sussulti giallorossi.BASSANO-SANTARCANGELO 2-1 (2013): È il duello deciso dall’inzuccata di Maistrello al 90′ che regala la leadership in C2 agli uomini di Petrone lanciandoli sotto Natale al titolo d’inverno, alla Lega Pro Unica e spingendo la famiglia Rosso a non mollare ma anzi a raddoppiare.BASSANO-MESSINA (2-0/2-1, 2014). Il doppio gancio del Soccer Team che vale una storica double, campionato Supercoppa con Berrettoni che segna 3 dei 4 gol della finale in due atti.TIM CUP CON ASTA: Il Bassano se la gode un mondo a proceder da monello: prima elimina 2-1 il Vicenza al Menti in Coppa Italia (Cattaneo e Stevanin), poi il Livorno all’Ardenza (4-2 con Iocolano, Maistrello, Bizzotto e ancora Stevanin). E da matricola della Lega Pro piega il Monza 2-1 sotto Natale (Pietribiasi e Iocolano) e capisce di potersela giocare persino per la B. La conferma arriva a marzo nel 3-2 all’Alessandria di D’Angelo (Cattaneo e Pietribiasi), sino al 2-1 al Renate (doppietta di Furlan) che proietta la Virtus a +7 dal Novara a 2 giornate dal termine. La B pare dietro l’angolo, ma 3 giorni dopo vengono restituiti 5 punti al Novara che sale in cadetteria.PLAYOFF, CROCE E DELIZIA: Bassano rinasce improvvisamente agli spareggi: la Juve Stabia è eliminata ai rigori e così la Reggiana condannata dai penalty dopo le due parità del doppio confronto in semifinale. La B riappare all’orizzonte, il Como in finale, quarto di rincorsa spazza via il sogno in modo rocambolesco. A giugno poi tolgono altri 2 punti al Novara. Ma è tardi e c’è puzza di bruciato.SOTTILI EQUILIBRI. Altro giro, altra corsa e Bassano già ad ottobre va a comandare (2-0 al Cuneo firmato Falzerano e Misuraca), poi a gennaio il Citta ingrana la quinta e non lo si ferma più, ma ad aprile i giallorossi passano perentori al Tombolato nel covo della capolista (0-2 griffato sempre Misuraca/Falzerano). Il Padova stecchito nel derby (2-1) non basta. Il Lecce sbarra la corsa promozione e con la nuova rivoluzione in panca i boys Diesel prima schienano allo spasimo la big Reggiana al debutto (2-1 con graffio di Fabbro al 94′) eppoi fanno a fette Pordenone primo della classe. La sensazione è che tutte quelle che agognano la B dovranno fare i conti col Bassano prima o poi.

Ore 17.30 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Infermeria piena al Taliercio, dove il Venezia da questo pomeriggio volterà pagina iniziando a pensare al match di sabato 15 al Penzo con il Teramo (ore 16.30). Contro la Sambenedettese, infatti, all’assenza di capitan Domizzi (problema all’adduttore, oggi altri esami clinici per valutare strategia e tempi di recupero) si sono aggiunte quelle di Malomo e Fabiano, finiti ko nella rifinitura pre partita di venerdì. Malomo si è procurato una distorsione al piede; più serio l’infortunio di Fabiano che, proprio l’altro ieri, era atteso al ritorno in panchina dopo un mese ai box per la botta al ginocchio subita a Mantova: stavolta a fermare il fantasista milanese è stata una frattura del perone che lo costringerà ad almeno un altro mese e mezzo di assenza. Contro il Teramo tornerà a disposizione il centrocampista sloveno Stulac che sabato ha giocato 15′ nella sconfitta per 1-0 della Nazionale Under 21 slovena in Lituania. Nessuna cattiva notizia in arrivo dal giudice sportivo, poiché sabato Bentivoglio ha incassato solo la sua seconda ammonizione (prima invece per Fabris) per essersi arrampicato sulla rete della curva sud esultando dopo aver segnato il 2-2.

Ore 17.20 – (Gazzettino, edizione di Venezia) «È una follia lamentarsi dell’arbitro dopo aver giocato contro una squadra che ha preso quattro pali». Dopo aver parato di tutto sul campo Davide Facchin ha fatto altrettanto nel post Venezia-Sambenedettese, rispedendo al mittente le pesanti lamentele marchigiane contro l’arbitro Giua di Olbia. «In partenza non avrei firmato per il pari, poi è chiaro che averlo raggiunto va bene, visto che al 77′ eravamo sotto 2-0. Le mie parate? La più importante quella di piede su Sorrentino: se avessimo subìto il 3-1 la gara sarebbe finita lì. Potevamo perdere o vincere, non ci sono stati tatticismi: la Samb ci ha messo in difficoltà e ha grossi meriti, ma sui due rigori assegnatici non possono esserci dubbi. E da questa prima fase di campionato con tanti scontri diretti esce un Venezia forte e che si giocherà il primo posto». Dal portierone, che ha ampiamente riscattato la mezza incertezza costata il ko a Pordenone, ai due rigoristi di giornata. Per la maggiore precisione la prima voce è di Alex Pederzoli che dribbla eventuali discussioni con Ferrari per tirare il primo penalty. «Figuriamoci, dobbiamo calciarli o io o lui e non c’è problema. Nel primo tempo abbiamo avuto possesso palla e fatto parecchi cross, con un po’ di imprecisioni però oltre al rigore c’è stato anche il palo di Ferrari. Nel secondo invece abbiamo incassato un uno-due pesante, ci siamo rialzati con pieno merito, ne è venuta fuori una bella partita e penso sia riduttivo fermarsi agli episodi arbitrali. Fatichiamo a segnare? Non sono preoccupato, a mio avviso bisogna essere molto contenti del Venezia di queste prime 8 gare, perché avere già un gioco e caratteristiche precise non è poca cosa per una squadra tutta nuova». Prestazione agrodolce per Nicola Ferrari, battagliero e generoso ma fermato prima dal palo e poi dalla traversa. «La mia rincorsa «strana»? Di rigori ne ho tirati e segnati tanti di importanti, purtroppo stavolta ho preso la traversa ed è una questione di centimetri. Dispiace perché mancano i gol di noi attaccanti, ma contro la Samb credo abbiamo dato l’impressione di poter far male in ogni momento. Non capisco le polemiche avversarie, per noi sembrava una partita stregata, quindi il bicchiere è mezzo pieno perché presi i due gol molte squadre avrebbero preso l’imbarcata anziché rimetterla in piedi anche grazie a super-Facchin».

Ore 17.10 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Né la difesa, che per la prima volta ha concesso due reti agli avversari, né gli attaccanti che hanno nuovamente rinviato l’appuntamento con il gol. E tantomeno le polemiche contro l’arbitro sollevate dai dirigenti avversari. Dopo il 2-2 in doppia rimonta con la Sambenedettese al ds Giorgio Perinetti interessa solo capire il perché dell’approccio soft del Venezia (anche) contro i marchigiani. Il dirigente lagunare è assolutamente sereno nella sua analisi, ma la volontà di confrontarsi subito con il presidente Tacopina, mister Inzaghi e i giocatori l’ha spinto a declinare (per ora) l’invito della Federazione albanese ad assistere dal vivo alla continua crescita della Nazionale allenata dal trevigiano De Biasi. «A ritmi bassi siamo più scontati e prevedibili, i picchi che invece possiamo raggiungere mettendoci tanta intensità l’abbiamo visto nel secondo tempo. A quella velocità poche squadre possono tenere il passo del Venezia, per questo non c’è motivo di avere troppa paura o timori reverenziali. L’approccio era stato migliore a Pordenone, stavolta siamo tornati in noi sotto di due gol. Eppure la determinazione c’è ad ogni allenamento, basta vedere che abbiamo perso Malomo e Fabiano in partitella». La Sambenedettese ha protestato per i due rigori e per il 2-2 con mano galeotta di Bentivoglio. «Bentivoglio si è buttato dentro e se tocco c’è stato credo che l’involontarietà sani il difetto. I primi rigori ci sono arrivati solo all’ottava giornata, quello su Marsura è sacrosanto, quello su Geijo si può discutere, ma da qui a gridare allo scandalo ce ne passa. Il calcio toglie e dà, l’abbiamo visto noi ad Ancona e comunque dalla D alla Lega Pro il salto di qualità degli arbitri è evidente». Nel finale Facchin ha salvato almeno il 2-2. «Bravo lui che d’altra parte è lì per quello, potevano vincere entrambe le squadre ma il Venezia ha fatto più della Samb colpendo tre pali e una traversa. Con Domizzi non avremmo preso due gol così ma succede, ora abbiamo trovato un assetto a due punte che segneranno senz’altro. Geijo, non scherziamo, è un grande giocatore, ci mancherà Fabiano ma abbiamo Tortori e Edera. Fino a gennaio la rosa è questa, e dopo gennaio sarà ancora questa». Venerdì la squadra ha regalato agli ultras lo striscione “VeneziaMestre 1987”, esposto al Penzo. «Un gesto simbolico perché con i tifosi si sta instaurando una bella unione. Questa squadra si fa amare per carattere e attaccamento senza tirarsi mai indietro. Una compattezza fondamentale».

Ore 17.00 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Macchè sfida a due tra Parma e Venezia per conquistare l’unica poltrona che garantisce la promozione diretta in serie B: sarà invece una grande lotta. Questa Lega Pro è zeppa di squadra ambiziose e ben costruite, schierate in campo in maniera più che valida, dotate di buone idee: tant’è che dopo otto giornate sono ben otto le squadre raccolte in un fazzoletto, che sgomitano per confermarsi al vertice. È vero che siamo appena all’inizio e la stagione è lunghissima, ma vista buona parte di queste pretendenti alla promozione c’è da dire che molte possono tranquillamente confermarsi anche strada facendo. Cerca di farlo anche il Venezia nonostante da due giornate le cose non gli girino molto bene.
È passato dalla vetta della classifica, con possibilità di mantenerla anche con un semplice pari a Pordenone (non arrivato), alla terza o quarta posizione (in base a come finirà il posticipo di stasera tra Parma e Feralpi). La squadra di Pippo Inzaghi sabato al Penzo ha recuperato una gara che sembrava compromessa – dopo aver gettato il possibile vantaggio sbagliando un rigore – recuperando dallo 0-2 contro la Sambenedettese ma confermando la difficoltà a trasformare in gol il volume di gioco che viene creato. La sterilità dell’attacco lagunare – sabato con all’attivo una traversa sul rigore sbagliato e due pali – si conferma di gara in gara e indubbiamente preoccupa la tifoseria. Se a ciò si aggiunge che sabato la difesa lagunare ha traballato un po’ troppo davanti ai marchigiani – e le modalità con le quali ha subìto i due gol sono lì a dimostrarlo – i pensieri per il tecnico crescono, specie alla luce di una prima frazione giocata con ordine e attenzione, ma con un ritmo sin troppo blando. Grinta e gol sono attesi al più presto in casa-Venezia.

Ore 16.40 – (La Nuova Venezia) La brutta notizia era nell’aria e ieri in tarda si è presentata puntuale: Frattura composta del perone sinistro per Gianni Fabiano. Tempi di recupero stimati dai medici del Venezia , circa un mese e mezzo, naturalmente se tutto procederà senza contrattempi. L’incidente si è verificato negli ultimi minuti dell’allenamento di venerdì pomeriggio, uno scontro fortuito con un compagno di squadra e subito la sensazione di qualcosa di serio. Fabiano, al quale già da ieri stanno arrivando messaggi di incoraggiamento da colleghi e amici, in primis la società stessa, era candidato al rientro proprio contro la Sambenedettese, probabilmente ripartendo dalla panchina, dopo l’infortunio rimediato a Mantova in uno scontro con il portiere avversario, alla seconda giornata di campionato. Tra l’altro, è proprio di Gianni Fabiano il primo gol realizzato in campionato dal Venezia, quello dell’1-0 sul Forlì.

Ore 16.30 – (La Nuova Venezia) Numero 1 di maglia e di fatto, l’uomo di questo inizio ottobre in casa Venezia si chiama Davide Facchin e di professione fa il portiere: grande nel secondo tempo di Pordenone dopo la papera del primo tempo ma riscattata, eccome, in versione Superman con la Sambenedettese, quando ha impedito ai marchigiani non solo di fare la terza rete ma ha consentito ai suoi compagni di continuare a credere e completare la rimonta dopo lo 0-2 rimediato nei primi dieci minuti dopo la pausa. Il 29enne portiere sandonatese si sta dimostrando il migliore nella categoria nel suo ruolo, una sicurezza per tutta la squadra e sta replicando quanto dimostrato lo scorso anno a Pavia. L’altro ieri ci ha messo una pezza almeno quattro volte, parando pure quello che sembrava non parabile. «Non so che voto mi darei per quanto fatto nella partita con la Sambenedettese» dice «per fortuna non è il mio mestiere. So solo che fossimo andati sull’1-3 sarebbe finita». E per evitare l’1-3, Facchin, di scuola milanista, prima ha dovuto respingere di piede un rasoterra ravvicinato di Sorrentino, poi volare alla sua sinistra per mettere in angolo una punizione di Berardocco. In quel momento il Venezia era in piena trance agonistica, dopo che Pederzoli aveva messo dentro il rigore dell’1-2 e al Penzo si respirava aria di rimonta. Sui due gol marchigiani, invece, nulla ha potuto fare: nel primo, Sabatino era solo in mezzo all’area e di nuca ha pescato l’angolino, difficile da prendere anche per Super Facchin, nel secondo, la conclusione di Tortolano è stata toccata da Cernuto in modo decisivo. «L’avrei bloccata» spiega il portiere del Venezia «perché mi sarebbe arrivata in mano. Invece quel tocco involontario del mio compagno mi ha messo fuori causa». Buon per il Venezia avere come ultimo baluardo una sicurezza del genere, anche se le troppe occasioni capitate a Pordenone e Sambenedettese, in entrambe le occasioni soprattutto nella ripresa, devono far riflettere. Nelle prime otto gare di campionato, gli uomini di Inzaghi hanno già affrontato quattro formazioni d’alta classifica: nell’ordine, Reggiana, Parma, Pordenone e Sambenedettese, equamente divise tra casa e trasferta. Bottino cinque punti con due pari, una vittoria e una sconfitta. Che Venezia ne esce? «Siamo una squadra forte» analizza in conclusione Facchin «ci giocheremo i primi posti. Siamo dalla prima giornata nell’alta classifica e ci resteremo, la squadra ha qualità per essere protagonista. Con Reggiana e Sambenedettese, due partite in casa, con un pizzico di fortuna si poteva anche vincere».

Ore 16.00 – (Giornale di Vicenza) Francesco Benussi incassa i complimenti anche del tecnico del Cesena, Massimo Drago: «Ha fatto il fenomeno, compiendo alcuni interventi eccezionali che ci hanno impedito di segnare, come avremmo meritato per il gioco espresso – dice l’allenatore della formazione romagnola -. Purtroppo ci sta capitando abbastanza spesso: in molte partite costruiamo diverse occasioni da rete, arriviamo alla conclusione tirando anche bene, ma il portiere di turno è in giornata di grazia». Non basta, dunque, al tecnico bianconero il punto conquistato al Menti: «Sarei ipocrita se dicessi di essere soddisfatto – ammette – perché la prestazione straordinaria di Benussi ci ha negato i tre punti. Però sono contento di quello che hanno dimostrato in campo i miei giocatori, dobbiamo proseguire a lavorare con questa determinazione ed intensità». Quanto allo spettacolo non particolarmente esaltante, Drago sottolinea l’equilibrio che caratterizza il campionato cadetto: «I valori sono sempre più livellati, spesso sono i dettagli a decidere l’esito di una partita: ecco perché spesso gli incontri magari sono meno belli, ma più combattuti».Anche il giovane centrocampista Mattia Vitale, appena diciannovenne, si è visto negare un gol da Benussi: «Bisogna fargli i complimenti per come ha respinto il mio diagonale – riconosce -. Magari avrei anche potuto stoppare il pallone, ma ho visto lo spazio per tirare al volo e ci ho provato: purtroppo, come altri miei compagni oggi, la reattività del portiere avversario ci ha impedito di conquistare quella vittoria che fuori casa stiamo cercando con grande determinazione».

Ore 15.50 – (Giornale di Vicenza) A uno che di nome fa Francesco viene spontaneo chiedere miracoli. Benussi, ieri, ne ha fatti diversi e ha salvato il risultato. Senza le sue parate – l’ultima su Cascione, soprattutto – il Vicenza sarebbe probabilmente uscito sconfitto.Benussi, è stato insuperabile.Era finito anche per il portiere il momento delle chiacchiere. Dieci gol subìti in sei partite sono tanti. Sono contento di averlo fatto e peccato non essere riusciti a vincere, perchè la nostra prestazione di squadra andava coronata con una vittoria.Qual è stato l’intervento più difficile?Il colpo di testa di Cascione era da distanza ravvicinata ed è stata una parata difficile perchè mi è stato richiesto di essere immediato e reattivo.Peraltro mancavano pochi istanti alla fine della gara…Sì, sono stato bravo a restare in partita. In quei momenti è importantissimo l’aspetto mentale. Mancava poco al termine ed era fondamentale esserci.Si è visto un Vicenza più agguerrito rispetto ad una settimana fa, anche se andrebbero aggiustate tante cose.La prestazione è stata positiva e credo che i singoli giocatori abbiano dato un segnale di ripresa in termini di atteggiamento e voglia di dimostrare che le critiche, quelle che giustamente ci stanno piombando addosso – possiamo ribaltarle.Mai un gol al Menti: è un dato imbarazzante.Non abbiamo fatto gol nemmeno ieri purtroppo, ma arriverà il momento in cui anche i nostri attaccanti saranno decisivi. Intanto siamo tornati a non prenderli.Dal punto di vista tattico cos’ha cambiato Bisoli?In pochi giorni abbiamo lavorato un aspetto difensivo importante. In pratica col nuovo assetto riusciamo a coprire meglio l’area di rigore, creare maggiore densità, e avere un’efficacia diversa in fase difensiva.E nell’atteggiamento?Di sicuro Bisoli ci ha dato la scossa psicologica, dicendoci che peggio dell’ultimo posto in classifica non si poteva fare. Ci ha convinti che bisogna ripartire dall’atteggiamento. Dispiace per Lerda, che ha pagato per tutti, e il suo esonero è stata la soluzione più rapida. Noi tutti sappiamo di aver dato meno di quello che potevamo. Che vi fa pure faticare parecchio in allenamento…Con tutte le flessioni che ci fa fare in allenamento abbiamo male alle braccia!Sta convivendo con un problema al ginocchio sinistro. È grave?È un po’ infiammato ma va tutto bene.Adesso vi aspetta il Pisa.Deve esserci d’esempio. Nonostante i numerosi problemi che stanno affrontando e hanno affrontato nelle scorse settimane, sono riusciti a fare gruppo, unirsi e ottenere ottimi risultati.

Ore 15.40 – (Giornale di Vicenza) L’italiano? Lo perfezionerà. La fase difensiva? La rivedrà. Intanto, però, Petar Zivkov ha esordito come meglio non poteva. Diligente per tutti i 90′, velenoso con i suoi cross dalla sinistra (uno, al bacio, che Galano non ha sfruttato a dovere), chi l’ha visto in campo ha pensato che questo ragazzo di 21 anni avesse già un po’ di esperienza alle spalle. E invece no. «Era il mio debutto assoluto in serie B, perchè prima, al massimo, ho giocato in D. E sono molto contento di com’è andata – le parole del mancino nato a Vienna ma con doppia nazionalità austro-serba – peccato non essere riusciti a segnare, speriamo di sbloccarci presto». Bisoli è arrivato da pochi giorni. Giusto qualche allenamento, il tempo di vedere Zivkov e i suoi compagni all’opera, per decidere che meritava subito fiducia. «Questo mi ha fatto molto piacere, perchè mi ha dato la possibilità di scendere per la prima volta in campo tra i professionisti: era il mio sogno fin da bambino. Sarò sempre pronto a sfruttare la mia occasione, dovrò essere bravo a convincere il mister».L’ultima squadra in cui Zivkov ha giocato è il Rapallo Bogliasco. Quali differenze ci sono rispetto alla B? «Un salto enorme. Qui, ci sono altri ritmi e giocatori». Deluso da questo inizio del Vicenza? «La partenza è difficile ma ci riprenderemo. Il gruppo mi piace, i tifosi sono fantastici e la piazza è prestigiosa. Me ne aveva parlato a lungo Tommaso Lelj, col quale condividevo l’abitazione nella passata stagione quando ero al Rapallo Bogliasco». Zivkov ieri deve aver avuto il sole dentro quando ha saputo che avrebbe esordito. I suoi primi mesi in biancorosso, infatti, non sono stati per nulla semplici. «Mi sono infortunato dopo tre giorni che ero in ritiro ad Andalo. Però col tempo mi sono ripreso bene, anche grazie all’aiuto del preparatore. Ora sto bene, ormai è un mese e mezzo che lavoro con la squadra». Cosa deve attendersi Bisoli? «Il mio lavoro è crossare e un mio pregio è la corsa. Il ruolo per me è un po’ nuovo, perchè ho sempre fatto l’esterno ma giocando come quinto. Così, le cose cambiano, ma ci sono».

Ore 15.30 – (Giornale di Vicenza) Il direttore sportivo Antonio Tesoro è davvero soddisfatto a fine partita perchè sottolinea: «Era gara delicata contro una squadra dai valori importanti, costruita per centrare i playoff». Il dirigente biancorosso ammette: «Ovvio non siamo guariti, ma siamo sulla buona strada, i segnali di crescita ci sono, questa gara deve essere il punto da cui ripartire». Tesoro sottolinea il momento che più gli è piaciuto dei 90′ del Vicenza: «La prima mezz’ora, fino a quando cioè siamo riusciti a tenere alti i ritmi». Pareggio a reti bianche che soddisfa perchè si è fermata l’emorragia dei gol subiti, ma nemmeno stavolta è arrivata la prima rete al Menti. La riflessione anche in questo caso è positiva: «Rispetto alla prestazioni precedenti c’è una differenza sostanziale: prima c’era una sterilità offensiva fin dalla costruzione dell’azione, stavolta invece ne abbiamo create quattro, certo sprecate malamente, ma così c’è meno rammarico». Tesoro guardando al futuro prossimo ha una certezza: «Quando arrivi a vedere lo specchio della porta prima o poi la mira si aggiusta, ovvio la speranza è che i nostri attaccanti, Galano, Raicevic, lo stesso Fabinho, ci riescano in breve tempo e non dimentichiamo che stiamo aspettando il rientro di Giacomelli». Il dirigente biancorosso è convinto che il Vicenza abbia le potenzialità per tirarsi fuori dal fondo classifica. «Intanto non siamo più ultimi ma penultimi, perchè il Trapani ha perso. Adesso comunque la classifica conta relativamente, perchè ci sono molte formazioni raggruppate in pochi punti, invece sono contento perchè stavolta ho visto la squadra con una sua identità».

Ore 15.20 – (Giornale di Vicenza) Sorride sempre Pierpaolo Bisoli durante la conferenza stampa di fine partita, ma si percepisce che è pronto a ringhiare per difendere la prestazione dei suoi giocatori. Così scandisce subito: «Sono molto soddisfatto, abbiamo giocato alla pari contro una grande».Gara equilibrata?Sì, abbiamo creato quattro belle occasioni da gol così come il Cesena ha preso la traversa e nel finale è stato bravissimo il mio portiere. Caso mai mi spiace che quando perdiamo di intensità ci creiamo dei problemini.Avere due belle occasioni da gol, come quelle capitate a Galano, ma sprecarle fa rabbia.Intanto gli ho chiesto di fare un lavoro molto dispendioso poi il problema del gol è sempre individuale, sarei preoccupato se non avessimo creato occasioni, anzi neanche mi aspettavo che contro una delle squadre più forti del campionato i ragazzi riuscissero ad averne così tante e così limpide.A dire il vero il Cesena non è parso in buona forma.Evidentemente il mio Vicenza ha giocato una grande partita.Insomma sta dicendo che si è partiti col piede giusto?Sì e questo mi fa ben sperare, i conti li tireremo a Natale.Sulle ripartenze siete sembrati macchinosi e lenti.Su questo pesa anche il fatto che si era ultimi in classifica, non è facile giocare con la paura, ovvio quando sei in alto riesci ad essere più spregiudicato. Eppure un ragazzo come Zivkov ha fatto bene, ma tutti sono riusciti ad applicare quanto provato in allenamento.Non avete preso gol.È un bel punto di partenza visto che fino ad ora ne avevamo incassati 14, un po’ tanti. Non aver fatto passare una squadra forte come il Cesena conta molto, aiuta a trovare un’identità e poi sono felice perchè ho visto che il pubblico ha apprezzato.Infatti a fine gara ha portato la squadra, applaudendola, sotto la curva.I tifosi lo meritavano perchè avevano dimostrato di aver compreso i progressi visti in campo e i giocatori perchè si erano ben comportati. Ma se ci sarà da prendere fischi allora andrò avanti io.Come mai ha cambiato panchina?Perchè voglio stare più vicino possibile ai tifosi.Quando Di Piazza è uscito ha avuto un gesto di stizza.Sì, gli ho chiesto subito se era verso se stesso o per la sostituzione e lui mi ha giurato che era nei suoi confronti. Gli credo.

Ore 15.10 – (Giornale di Vicenza) Il Menti si conferma – ahinoi – un fortino. Nel senso che dalla sera del 27 agosto, quando segnò (e vinse) il Carpi, nessuno ha più fatto gol nello stadio cittadino. Ora, delle vicende degli altri possiamo anche bellamente fottercene. Di quelle del Vicenza no. Non è bastato cambiare il manico. Pierpaolo Bisoli ha preso il posto di Franco Lerda, ma alla fine ci si ritrova a fare le solite considerazioni: 0-0 con un Cesena abbastanza male in arnese, consueta difficoltà in fase di realizzazione, Benussi che salva il risultato con alcuni interventi da applausi. Che dire? Che non ci si poteva aspettare miracoli da uno che è qua da pochi giorni. Che un punto comunque muove la classifica e che non è il tempo di fare i difficili. Ma anche che i problemi restano. Perchè, in larga misura, sono strutturali.Il 4-3-1-2. Allora, Bisoli arriva, cambia modulo e qualche faccia. Dietro, da terzino sinistro, debutta Petar Zivkov. Non ci si attendevano miracoli da lui e in effetti non ne ha fatti. In mezzo rombo con Urso play, Galano vertice alto, Siega a destra e Signori a sinistra. Risultati? I soliti: gli uomini sono quelli, i rifornimenti per le punte latitano. Davanti l’inedita coppia Fabinho-Di Piazza, un tandem a bassissimo tasso di incisività, con l’ex giocatore dell’Akragas che dopo la sostituzione ha pure una reazione visibilmente stizzita. Ma va così: basti dire che il primo (e unico) corner del Vicenza arriva al 20′ della ripresa… Occhio però, restiamo della solita idea. Non sarebbe giusto buttare la croce addosso a questi ragazzi, che sostanzialmente fanno quello che possono. Al momento non resta che raccattare più punti possibile, su qualsiasi campo. Sperando che la finestra di mercato arrivi presto.Più Cesena, però… Premesse poco incoraggianti, dunque. Ma la classifica non mente quando parla male dei romagnoli. Anche i bianconeri pungono poco. E poi resta da capire perchè l’ex Cinelli giochi a destra… Ma poco importa. All’8′ Balzano calcia dal lato destro dell’area e spedisce di poco a lato. Tre minuti dopo Ligi, altro ex, commette un errore e la palla finisce a Galano. Il Robben della Capitanata entra in area da sinistra e da buona posizione non trova lo specchio della porta. Al 13′ Di Piazza ha una bella palla ma viene fermato per fuorigioco. Passano dieci minuti e Rodriguez, di testa, mette fuori di poco. Laribi poi ci prova dalla distanza al 25′ e al 27′, ma in entrambi i casi spedisce a lato.Se ti incarti non vale. Tra il 34′ e il 37′ si ha una plastica dimostrazione di quante e quali siano le difficoltà offensive del Vicenza: prima di Piazza ha un buon pallone sul lato destro dell’area ma esita troppo e l’azione sfuma, poi Galano potrebbe calciare dal fronte opposto ma si incarta al momento del tiro. La prima vera, bella conclusione arriva al 40′: Di Piazza calcia da destra e la palla esce di poco sul primo palo.La paura. Al 44′ Zivkov per mettere in angolo rischia l’autogol. Un minuto dopo il Cesena va vicino al gol: Laribi calcia dal limite (da destra) e colpisce la traversa; sulla ribattuta arriva Cascione che tira, ma Benussi è bravo a chiudere a terra.Tre davanti. La ripresa si apre con Laribi che di testa mette di poco a lato (6′). Nel frattempo Bisoli prova a cambiare le carte in attacco: Galano viene spostato in mezzo mentre sui lati agiscono Fabinho e Vita. Cambia tutto ma non cambia niente. E non cambierà neanche quando in campo entreranno i centimetri di Cernigoi.E intanto… Al 15′ Galano calcia dal limite ma trova un altro giocatore sulla sua strada. Doppio, ottimo intervento di Benussi tra il 17′ e il 18′: il portierone prima dice di no a Ciano e poi si oppone a Vitale che calcia con forza dal lato sinistro dell’area.Occasioni. Il Cesena crea, ma il Vicenza non sta a guardare. E così al 20′ Balzano, di testa, anticipa Galano in ottima posizione. L’ex barese è ancora protagonista al 29′, quando un suo colpo di testa finisce fuori. Un minuto dopo Pucino sbroglia una brutta situazione in area mentre al 31′ Signori calcia alto una specie di rigore in movimento. Brividissimo al 42′: testa di Cascione da due passi, Benussi salva il risultato. Due minuti dopo Vita spreca da ottima posizione. E si resta così. Come a una sagra con i Bisoli senz’arna.

Ore 14.40 – (Mattino di Padova) Cenerentola del girone? No grazie, risponde il Cordenons. Al sesto tentativo si scrive la storia: dopo quattro sconfitte e un pareggio, i granata battono un Abano irriconoscibile e vincono la loro prima partita in Serie D. Lo fanno ribaltando gli scenari previsti, con una prova di forza e di qualità, con Zubin e Maccan protagonisti. Aspettando l’arrivo di Baggio a rinforzare la difesa in settimana. Così, nell’ultima sfida “casalinga” prima del rientro all’Assi, i ragazzi di Mian battono un colpo alle dirette concorrenti per la salvezza. Il Cordenons c’è, sta prendendo confidenza con il nuovo mondo ed è pronto a giocarsi le sue carte. Per informazioni chiedere all’Abano, che fino a ieri non aveva mai perso, e che per buona parte del match è stato messo all’angolo. Gara spettacolare dall’avvio, il primo brivido è sulla schiena degli uomini di Mian. Al 9′ Ferrante conclude dal limite, Grubizza si fa sfuggire il pallone dalle mani ma riesce a recuperare. La risposta granata non si fa attendere: angolo di Mattielig, Guizzo raccoglie e spara a un millimetro dal palo. Sulla scia dell’occasionissima ecco il gol. Minuto 17, altro piazzato di Mattielig, Giacomazzi svetta sul secondo palo e timbra l’1-0. Ma il vantaggio friulano dura poco: Busetto batte veloce una punizione dal limite, Nobile centra in area piccola, Berto in spaccata insacca il pareggio aponense. Tutto di nuovo in equilibrio, partita frizzantissima zeppa di opportunità. Il Cordenons manovra bene, funziona la mediana Mattielig-Bozic, allo sloveno manca brillantezza ma la qualità è indiscutibile. Perfetto, lasciato libero in area dalla distratta difesa dell’Abano, incorna a lato da ottima posizione al 23’. Nel finale di frazione, ping pong di occasioni: prima Cottignoli è decisivo sulla zuccata di Maccan, poi Bison calcia fuori di poco. Ritmi fisiologicamente ridotti nella ripresa. Al 13′ un lampo gira la partita dalla parte granata: cross di Pederiva dalla sinistra, Maccan come un falco anticipa tutti e tocca in rete. L’Abano sbanda, il Cordenons sulle ali dell’entusiasmo firma il tris con la punizione di Zubin. Destro al bacio sul palo lontano, portiere di pietra. I padovani si gettano all’assalto per ricucire lo strappo, Grubizza è provvidenziale su Ferrante. Nella giornata perfetta, i granata sono anche baciati dalla dea bendata al 33′, quando il piazzato di Nobile si stampa sul palo pieno. Al 44′ Ferrante accorcia le distanze con la complicità di Grubizza e fa tremare le gambe a Zubin e compagni. Il fortino regge gli ultimi infiniti cinque minuti di recupero. Abano sconfitto.

Ore 14.20 – (Mattino di Padova) Vincenzo Italiano contro Luigi Fresco, è stato come il giovane che tenta di spodestare il vecchio. Il tecnico siciliano non ha sfigurato contro una delle icone del calcio veneto ed anzi ha qualche rammarico: «Purtroppo abbiamo avuto bisogno di andare sotto per svegliarci. Come in Coppa, quando l’andata finisce 0-1 e poi si imposta il ritorno sulla reazione. Dopo aver agguantato il pareggio, abbiamo svolto un buon pressing sulla loro trequarti campo, ci è mancata soltanto l’intuizione finale per vincere la partita. Nel secondo tempo abbiamo avuto qualche grattacapo con le volate di Mensah, non ho mai visto un giocatore tanto veloce e guizzante, però era un rischio ragionato per tentare di prenderci i tre punti».

Ore 14.10 – (Mattino di Padova) Secondo pareggio consecutivo per la Vigontina San Paolo che, davanti ai 250 spettatori convenuti al Comunale di Busa, impatta contro la Virtus Vecomp. I veronesi passano per prima in vantaggio, già al quinto minuto, grazie ad un rigore conquistato (sgambetto di De Biasi) e trasformato da Alba con un beffardo cucchiaio. Preso lo schiaffo, i padovani si destano e celermente si scatenano alla cerca del pareggio, griffato al 26′ da Michelotto su pregevole assistenza del solito noto Scandilori. Il meglio accade nel primo tempo, dopo il thè caldo si assiste al pressing dei locali che però si ingolfa negli ultimi diciotto metri, mentre gli ospiti si appoggiano alle sgroppate dell’imprendibile Mensah che, quando spalanca la falcata, poderosa (non di meno elegante), sembra la Primavera del Botticelli: non tocca l’erba. Cacurio, a tempo scaduto, ha la buona occasione per far saltare lo stadio, ma la conclusione ravvicinata è centrale e Gottardi non crolla. Vincenzo Italiano ha buona creta tra le mani e la sua squadra ne rispecchia virtù e vizi. La Vigontina San Paolo è squadra mordace, a tratti livorosa; scatena rappresaglie e non disdegna momenti di ragionevolezza, rende il meglio di sé dopo aver subito un’offesa, raddrizzando i torti subiti, ma non appare ancora pronta a cagionarli. I due imberbi terzini, Rigon e soprattutto la “Freccia Nera” Scandilori, possono sognare un futuro lontano dai campi di periferia, Episcopo unisce le virtù del guerriero alle grazie del danzatore e Rumleanschi è il muro sul quale piangono gli avversari. La sensazione è che però manchi qualcosa nell’undici in grado di assorbire totalmente gli umori del mister siciliano: i dodici gol subiti (ben quattro su rigore!) portano come corollario la poco invidiabile media di due gol a partita. Il centravanti Scarpa (94′) scatena facili ironie sul proprio nome e Casagrande guarda troppo lo specchietto retrovisore anziché il parabrezza (obiezione inappuntabile: «Se quelli davanti non si muovono…»). In classifica, la Vigontina San Paolo, alla terza partita utile consecutiva, resta fuori di un’incollatura dalla quota playout (sei punti), mentre la Virtus Vecomp (undici) si accomoda agevolmente nel trenino playoff, che risulta sempre trainato dalla Triestina (sedici), società di grande blasone. Domenica prossima la Vigontina San Paolo va nel Pordenonese, lo scontro in calendario è col Tamai che, nel girone, precede i padovani di due punti. I friulani si fanno chiamare le “furie rosse”, alla Vigontina il compito di testarne la veridicità in una partita che si annuncia molto combattuta e dall’esito incerto.

Ore 13.50 – (Gazzettino) Il Campodarsego fa valere anche con il Montebelluna la legge del Gabbiano (sempre vinto) e si rilancia. «Volevamo dare continuità ai risultati in casa – sottolinea Enrico Cunico – ma non è che in trasferta andiamo con un atteggiamento diverso. Il problema era un po’mentale, soprattutto non dare quella pressione che si avverte nell’aria, nel senso di dover per forza vincere già 2-0 all’inizio perché siamo il Campodarsego. Dobbiamo fare un buon campionato e non darci quella pressione che ci può bloccare come ho visto in certi momenti». Sotto 1-0, la squadra ha reagito. «Siamo stati bravi perché dopo il loro vantaggio non ci siamo disuniti, abbiamo avuto una grande reazione e dopo il 2-1 ho visto tutta un’altra squadra perché era libera di testa. Spero che i ragazzi abbiano capito che non dobbiamo guardare alla classifica e alla Triestina, ma solo a noi stessi. Sono convinto che questa squadra possa dare molto di più perché siamo al 70-80 per cento». Nel primo tempo sembravate un po’ contratti. «Vero, avevamo qualche timore perché venivamo da una sconfitta pesante. Avevamo le distanze lunghe, non riuscivamo ad accorciare, avevamo paura di attaccare di più per non lasciare spazi dietro. Una volta fatto il 2-1 si è vista una squadra che aveva il pallino del gioco e poteva fare quello che voleva. Spero che questa sia la svolta». Prima di questa gara, solo un gol su azione. «Sapevamo che Aliù prima o poi si sarebbe sbloccato, ma dobbiamo arrivare al gol attraverso il gioco». Sul 3-5-2. «È il modulo giusto in questo momento, la squadra sta prendendo fiducia e una certa identità. Poi si può variare durante la partita, ma Bedin dietro dà tranquillità ed esperienza in più, e a centrocampo abbiamo siamo più aggressivi». Eroe di giornata Aliù: «Sono molto contento. Anche se nelle ultime gare ero rimasto fuori, sono stato sempre sereno e pronto a dare una mano alla squadra. I gol? Ho fatto il movimento, e Lauria prima e Radrezza poi mi hanno visto. Sono giocate che proviamo e sono venute bene. Adesso spero di continuare».

Ore 13.40 – (Mattino di Padova) Grande prova di carattere del Campodarsego che, dopo la débacle dell’altra domenica, torna alla vittoria ai danni del Montebelluna. Le note positive riguardano in primis il centravanti Aliù che rompe il digiuno di gol e conferma le doti tecniche e fisiche, proiettando i suoi al terzo posto. Padroni di casa subito in avanti grazie a buon lavoro lungo le fasce, senza però riuscire a concludere. Dall’altra parte segna Baggio, ma l’arbitro annulla per fuorigioco. Al quarto d’ora i trevigiani ci provano con la triangolazione tra Savi e Baggio, ma ottengono solo un calcio piazzato; non ha fortuna neppure il bel tiro di Fasan poco oltre il sette. Milan respinge la battuta a rientrare di Lauria dalla bandierina. Altro angolo per il Campo alla mezz’ora, bella idea del solito Lauria ma Buson manca l’aggancio. Ci prova dalla distanza Pignat su ponte di Severgnini, sopra la traversa. Ritenta Lauria su assist di Aliù, Milan c’è e neutralizza in corner. Di nuovo Aliù che si beve mezza difesa, ma al momento di crossare non trova pronto Callegaro; azione quasi speculare qualche minuto dopo, con Severgnini che riprende palla e passa di nuovo per Callegaro: aggancio mancato. Al rientro dagli spogliatoi il primo tiro in porta è sempre dei padroni di casa, con la punizione dal limite di Lauria, ben calibrato ma centrale. A distanza di un minuto bello spunto per Sanavia, gli manca la cattiveria giusta. Dopo una percussione in avanti del Montebelluna, si impegna pure Aliù con un colpo di testa all’indietro che non inquadra la porta. Sul rovesciamento di fronte, i trevigiani guadagnano il loro primo corner: sulla battuta, Dal Compare anticipa Lebran e insacca. I biancorossi di casa replicano con un’incornata di Buson, nessun rischio per Milan. Perlomeno finché Aliù agguanta il pari al quarto d’ora: pallonetto di Lauria a scavalcare la difesa, l’attaccante si gira magistralmente nell’area piccola e segna. Dopo pochi minuti lo stesso Lauria ribalta il risultato, grazie a un vistoso errore di marcatura degli avversari. Poco dopo la mezzora Aliù concede il bis sul filo del fuorigioco grazie a un ottimo lancio di Radrezza: il suo destro al volo non lascia scampo a Milan. Attenzione dall’altra parte al neoentrato Meloni, con due rasoterra che sfiorano il poker. Che arriva, ma viene annullato per fuorigioco.

Ore 13.20 – (Il Piccolo) Detto, fatto. Nello scacchiere tattico di Andreucci al Comunale di Este c’era solo una novità sostanziale rispetto all’undici titolare che aveva steso l’Alto Vicentino la settimana scorsa, l’impiego di Bradaschia nel ruolo del trequartista e l’avanzamento di Serafini sulla linea d’attacco assieme a França. L’ex giocatore del Venezia, autore della doppietta che ha steso i giallorossi patavini, non si è fatto attendere all’appuntamento con il gol, reti che il brizzolato numero 10 dedica con sentimento al 42.mo compleanno del fratello Gionata. Serafini, mossa proficua lo spostamento in attacco? «Molto bene. Questa variante era una possibilità che stavamo da tempo valutando con l’allenatore, una alternativa volta a sorprendere gli avversari. È andata bene, negli ultimi anni avevo sempre giocato un po’ più avanti, qui mi è stato chiesto di giocare più dietro per dare una mano e del resto siamo tutti a disposizione. Siamo quattro attaccanti di qualità, a disposizione dell’allenatore che poi decide come posizionarci in base alle caratteristiche dell’avversario di turno. Sicuramente anche Dos Santos troverà il suo spazio, finora quando è entrato ha sempre fatto la differenza». È una Triestina che parte arrembante fin dai primi minuti. Per Serafini un ottimo segnale: «Un fattore importante, in questa categoria soprattutto c’è a prescindere un po’ di sudditanza nei nostri confronti. Se riusciamo a sfruttare questa situazione possiamo metterci da subito sui binari giusti e possiamo di conseguenza avere la possibilità di gestire le partite. L’atteggiamento è fondamentale». L’Este non si è rivelata un avversario comodo. Serafini conferma: «Este è un campo difficile, reduce da un grande campionato nella passata stagione. Aveva già battuto l’Alto Vicentino e ottenuto risultati contro avversarie quotate, corre molto. Metterà in difficoltà tutti, soprattutto su questo campo»”. Una Triestina che accende l’entusiasmo dei tifosi e il bomber di giornata commenta: «Dobbiamo ringraziare i nostri tifosi, spero che possano vedere il loro stesso attaccamento in noi. Noi portiamo sul campo questi colori e questa maglia storica, ci teniamo ad onorarla. Loro lo fanno, e sono certo che il movimento piano piano crescerà».

Ore 13.10 – (Il Piccolo) Tre trasferte, nove punti. Un dato che rafforza le sensazioni di questo primo scorcio di stagione, una Triestina volenterosa ed efficace in trasferta quanto in casa. Un bottino complessivo di cinque vittorie e un pareggio che prima d’ora solo Buffoni con la Triestina ’82-’83 targata De Falco-Ascagni era riuscita a racimolare. Antonio Andreucci riesce con i suoi ragazzi a scardinare anche la tradizione negativa che faceva dell’Este una bestia nera per la Triestina, finora mai vittoriosa nei quattro precedenti in campionato contro gli atestini. La fotografia da parte del tecnico lucchese al termine dell’incontro: «Sapevamo quanto fosse difficile un campo come quello di Este, e tale si è infatti rivelato. Siamo partiti bene e abbiamo avuto la bravura di passare subito in vantaggio con Serafini, il gol ci ha messo in una condizione buona, però abbiamo dovuto confrontarci con una squadra che faceva dell’agonismo e della grinta la sua arma migliore, come preventivato. L’Este – continua Andreucci – ci ha contrastato bene, noi abbiamo messo sul piatto della bilancia una maggiore tecnica e credo sia il fattore che ci ha consentito di avere ragione di questa partita». Le cose che le sono piaciute meno di questa partita? In campo ci sono anche gli avversari, ci sono momenti della partita come ad esempio nella fase centrale del primo tempo in cui abbiamo concesso qualche spazio di troppo all’avversaria, forse perché pensavamo di gestire la partita con maggior facilità. Il calcio non è così, sappiamo che tutti contro di noi ci provano e danno qualcosa in più. L’Este secondo me darà filo da torcere a tutti. Il cambio di ruolo tra Bradaschia e Serafini possiamo consideralo un esperimento riuscito? Viste le caratteristiche dell’avversario avevamo deciso di liberare un po’ di più Serafini in avanti, e si è dimostrato per l’occasione l’uomo gol che è. Ha dato risposte positive, cogliendo al meglio le due occasioni che gli si sono presentate. Le grandi del campionato corrono tutte in questa giornata, è la prova di un campionato che si preannuncia, o si conferma, livellato? La classifica in questo momento ha un valore relativo, siamo appena alla sesta partita. Penserei piuttosto al Calvi Noale, che arriva a Trieste domenica prossima, e la nostra filosofia deve essere di affrontare una partita alla volta.

Ore 13.00 – (Il Piccolo) Due colpi da kappaò firmati da Serafini nel primo tempo. Ma due colpi che non hanno messo al tappeto i giallorossi veneti. Anche perché stavolta l’Unione nella ripresa ha mostrato un altro volto finora nascosto: la capacità di congelare una gara, impreziosita dal doppio vantaggio, anche se per la verità si è concessa qualche rischio di troppo. Ma al di là dei dettagli che il tecnico Andreucci deve ancora focalizzare (e ne ha il tempo) la Triestina a Este ha dimostrato di essere cinica e matura. La trasferta arrivava dopo una partita tirata, anche sul piano emotivo, contro l’Altovicentino. Tutti si aspettavano di capire se questa squadra ha la capacità di dare continuità ai risultati e di non sentirsi appagata. La risposta è arrivata e anche piuttosto netta. Nonostante qualche sofferenza in difesa (sulla fascia destra) è stato ancora una volta l’attacco a far pendere l’ago della bilancia dalla parte alabardata (ieri per la prima volta in verde). La scelta inedita ma razionale di Andreucci di spostare in avanti di una quindicina di metri il raggio d’azione di Serafini a duettare con França e di arretrare Bradaschia sulla trequarti è stata la mossa vincente. Non è un caso infatti se proprio l’ex Venezia abbia determinato l’esito della contesa. Ecco la sequenza che fotografa la partita del Comunale di Este. Al 3’ Bradaschia serve con precisione a destra, Turea la mette al limite dell’area e Serafini di prima intenzione fredda di destro Murano nell’angolino dove nessun portiere può arrivare. Al 22’ la punta si esibisce in un pallonetto da applausi ma la palla finisce fuori di un soffio. Al 37’ è França a salire in cattedra: il brasiliano stoppa di petto in area e serve un assist al bacio per Serafini che è pronto e freddissimo con il destro. Tre conclusioni in porta e due gol, con il cannoniere brasileiro a fare stavolta da suggeritore finale e con Bradaschia a cucire decine di palloni sulla trequarti. E l’Este? Buona squadra a suggellare il peso della prestazione di Cecchi e compagni. Perché tra il primo e il secondo gol triestino i veneti si fanno vedere. Tutte le azioni nascono dalla sinistra dove gli affondi di Boron su un Bajic in difficoltà fanno male. Volpato spreca da solo davanti a un incerto Voltolini (11’) e il compagno Faggin (giovane di ottime speranze) fa anche peggio tre minuti più tardi. L’Este ha la forza e la grinta per animare l’avvio di ripresa. Andreucci sostituisce Bajic con Crosato al suo debutto ma i padroni di casa incutono qualche timore. La fortuna aiuta gli audaci e l’Unione è fortunata al 6’ quando una stoccata di Faggin viene respinta dal palo con Voltolini battuto. L’Unione usa anche le maniere forti. Si fa anche così quando si vuole vincere il campionato. Triestina non bella ma concreta con una sola fiammata di França a scaldare le mani di Murano. Andreucci inserisce anche Frulla al posto di Bradaschia per spezzare le trame degli avversari che pressano ma si rendono pericolosi solo con un colpo di testa alto di Volpato e con una conclusione dello stesso centravanti deviata con una prodezza da Voltolini ma a gioco fermo per fuorigioco dell’attaccante. Finisce così con un due a zero meritato ma senza dominare. Ma è la terza vittoria di fila, è il tris di successi in altrettante trasferte, è la terza settimana con la Triestina in vetta alla classifica con 16 punti. Questo significa qualcosa. Anzi molto. C’è ancora da fare ma sinceramente finora si è fatto, almeno a livello di risultati, più di quanto fosse lecito sperare. Meglio così. Sotto con la prossima al Rocco contro il Calvi Noale. Per continuare.

Ore 12.40 – (Gazzettino) Facce abbastanza scure e poca voglia di commentare, nel dopo-gara in casa dell’Este. L’unico a fregarsi le mani è il cassiere, che registra alla fine quasi mille presenze, un dato che da queste parti si raggiunge in poche occasioni e merito soprattutto del massiccio arrivo di tifosi alabardati, tornati a sostenere con forza i propri colori, dopo anni di assenze e contestazioni. Chi si aspetta un Michele Florindo deluso o arrabbiato con i suoi atleti, resterà però deluso, perché l’allenatore atestino esordisce facendo i complimenti alla squadra: «Non ho nulla da rimproverare ai miei ragazzi, perché contro una Triestina di questo livello hanno lottato dal primo all’ultimo minuto, provando in ogni modo a mettere in difficoltà gli avversari. Gli alabardati non sono però solo bravi ad attaccare ma hanno dimostrato anche di essere molto solidi in fase difensiva; nonostante questo, voglio elogiare l’intensità con cui la squadra ha giocato questa partita, cercando in ogni momento di rendersi pericolosa». «A livello di errori – prosegue l’ex tecnico della Piovese – abbiamo sbagliato sul primo gol, permettendo alla Triestina di portarsi subito avanti e di fare quindi la partita. Se magari fossimo riusciti a rimanere in equilibrio più a lungo, avremmo potuto parlare di un altro esito. Sono errori che nel calcio ci stanno, abbiamo provato a porvi rimedio e questa è una delle cose che più mi sono piaciute. Abbiamo anche dovuto fare i conti con assenze di peso ma non voglio assolutamente appellarmi a questo perché chi c’era ha dato il meglio delle proprie possibilità».

Ore 12.30 – (Mattino di Padova) Due pullman stracolmi di tifosi, furgoncini, macchinate, tanta birra e panini.Tutti per la Triestina, che con il nuovo corso targato Mauro Milanese ha riavvicinato i fedelissimi, e per la vittoria, visto che gli uomini di mister Antonio Andreucci riescono ad imporsi sull’Este, segnando pure due reti con il solito Serafini. Un compito non facile, soprattutto al Nuovo Stadio, dove l’Este mostra solitamente il meglio di sé contro le big del campionato. Per carità, i ragazzi di Michele Florindo non giocano la partita della vita. O meglio, non riescono a trovare la domenica in cui tutto fila per il verso giusto. I giallorossi, infatti, incassano lo 0-1 dopo appena due minuti, anche perché a Matteo Serafini, bomber col capello a metà fra Ravanelli e Van Persie e il fiuto del gol da veterano, basta mezzo metro per indovinare il diagonale secco (su assist dell’ex Turea). E poi non riescono a “slegare” una Triestina che fa della compattezza la sua arma migliore. L’unico a trovare la chiave è Boron, che al 13′ cambia marcia sulla sinistra prima di servire al centro Volpato, poco angelico nel volo ma efficace nella deviazione. Il pallone termina comunque a lato. Passa una decina di minuti e Serafini inventa pure il cucchiaio di “tottiana” memoria, accarezzando il palo alla destra di Murano. L’Este risponde poco dopo la mezz’ora, quando Ferrara mette un bel traversone tagliato per Edoardo Faggin, che manca il pallone a due passi da Voltolini. Un’occasione mancata che costa carissima: al 36′, infatti, l’altro “vecio” Carlos França si piazza come un falco a centro area e poi offre una sponda perfetta a Serafini che di controbalzo firma il 2-0. Nella ripresa l’Este imbastisce una buona reazione, impegnando Voltolini con Faggin da fuori area (sulla respinta Ferrara svirgola) mentre, sponda Alabarda, Murano si oppone al tiro centrale di França. L’Este ha di nuovo un sussulto con il colpo di testa di Busatto sugli sviluppi di un corner (75′) e con Boron (78′), ma non riesce più a sfondare, se non quando l’ex laterale di Siena e Grosseto offre il secondo bocconcino a Volpato, abile in girata, ma fermato dall’arbitro per un sospetto fuorigioco (88′). L’Este, per assurdo, non riesce nemmeno ad accennare l’assalto finale, complice l’assetto tatticamente ineccepibile degli uomini di mister Andreucci. Il triplice fischio condanna così i giallorossi alla media classifica, dopo aver accarezzato il secondo posto appena tre settimane fa. Ora Volpato e compagni sono noni a quota 8 punti, esattamente la metà della capolista Triestina, sempre più padrona del girone C. La settimana prossima, però, battendo il Mestre, l’Este potrebbe cogliere due piccioni con una fava: ritornare a macinare punti e fare un piacere ai giuliani, pronti a prendere il largo sulle inseguitrici.

Ore 12.00 – (Gazzettino) La seconda sconfitta consecutiva al Tombolato del Cittadella non cambia le gerarchie della serie cadetta, perché il Verona impatta 2-2 con il Brescia e rosicchia un solo punto ai granata, che restano primi in classifica, mentre il Benevento finisce al tappeto. Il 3-2 che sabato sera ha premiato il Frosinone, oltretutto, è ben diverso dal passo falso casalingo con il Brescia: contro la squadra di Brocchi il Cittadella aveva sbagliato partita, questa volta invece i tre gol incassati sono stati frutto di errori, anche individuali, che si possono e si devono evitare nel prosieguo della stagione. Non a caso Stefano Marchetti fatica ad accettare certe critiche piovute addosso ai granata nel post partita con il Frosinone: «Non abbiamo visto il migliore Cittadella, ma sicuramente la prestazione è stata buona. Abbiamo perso una partita che doveva finire in parità, pagando singoli errori che alla fine hanno determinato il risultato. Per questo mi dispiace sentire giudizi negativi accomunati a quelli immediatamente successivi alla gara con il Brescia. Si tratta di due ko completamente diversi, questa volta non abbiamo sbagliato partita». Pur nella sconfitta, il diggì del Cittadella trova spunti positivi nella prestazione collettiva: «Potevamo anche vincerla, ho visto una grande reazione da parte della squadra, riaprendo un incontro che pareva segnato e che invece alla fine abbiamo rischiato di pareggiare. Ha ragione Venturato quando dice che bisogna saper leggere il 3-2 inflitto dal Frosinone, perché se guardiamo solo al risultato finale c’è poco altro da aggiungere». Perdere due partite di fila al Tombolato è un caso oppure si fatica di più tra le mura amiche? «A volte giocare in casa può comportare qualche difficoltà in più, perché se affronti avversarie come il Frosinone che giocano un tempo arroccate nella propria metà campo fatichi a trovare la via del gol. È un dato di fatto, ma ogni partita va interpretata nel modo giusto, noi invece siamo stati un po’ ingenui sabato sera: più che averla vinta il Frosinone, la partita l’abbiamo persa noi. Ho visto però anche grande cuore e una prestazione tutto sommato positiva aldilà della sconfitta. Il Cittadella mi ha confermato che merita il primo posto in classifica». I granata sembrano soffrire gli attaccanti veloci, che sanno infilarsi negli spazi, ma Marchetti precisa: «Abbiamo preso due dei tre gol su calci piazzati, in quello di Paganini non abbiamo accorciato a dovere. Mi fa male avere perso sabato perché non lo meritavamo, non siamo riusciti ad esprimere le nostre potenzialità. Detto questo, guarderemo le immagini e studieremo gli errori commessi, e poi gireremo pagina in fretta, come del resto facciamo anche dopo una vittoria». Il direttore generale del Cittadella solitamente non parla dell’arbitro, ma è un dato di fatto che La Penna di Roma non porti bene al Cittadella: otto sconfitte e una sola vittoria con il fischietto laziale, che sabato sera ha accettato senza battere ciglio le continue perdite di tempo degli avversari. «Diciamo che siamo stati sfortunati…», se la cava Marchetti.

Ore 11.50 – (Gazzettino) Una delegazione del Centro coordinamento dei club Granata, guidata da Francesco Rebellato, ha partecipato sabato scorso a Mantova al convegno sul tema “La cultura del tifo”, organizzato dalla Federazione italiana sostenitori squadre di calcio. Molto interessante la relazione introduttiva del presidente Francesco Lotito, che ha evidenziato come all’estero gli stadi siano più funzionali e frequentati da famiglie intere rispetto all’Italia. Fra le cause emerse nel corso del dibattito le procedure burocratiche per l’acquisto dei biglietti, i controlli agli ingressi, le sorprese continue e la “Tessera del Tifoso”, che «demotiva le presenze allo stadio favorendo gli abbonamenti alla pay tv» ha sottolineato Giuseppe Munafò del coordinamento Milan Club. Roberto Boninsegna, vice campione del mondo Messico 1970, ha sottolineato come «il calcio ha bisogno di un tifo sano, altrimenti perde sapore, calore e colore. L’educazione sportiva deve partire da famiglia, scuola e istituzioni per dare emozioni e relazioni di aggregazione fra persone».

Ore 11.30 – (Mattino di Padova) Chi di Brescia ferisce, di Brescia perisce. Le stesse “rondinelle” che hanno violato 3-0 il Tombolato due settimane orsono, favorendo la rimonta delle inseguitrici, ieri si sono quasi ripetute al Bentegodi, fermando sul 2-2 l’Hellas Verona. Il Cittadella rimane così in testa alla classifica della Serie B con un punto di vantaggio su Pazzini e compagni, nonostante la sconfitta incassata dal Frosinone nell’anticipo di sabato sera. Le buone notizie di un week end da dimenticare terminano, però, qui. Perché il secondo scivolone interno impone qualche seria riflessione, specie considerando i 6 palloni finiti alle spalle di Alfonso in un paio di partite. Velocità e distrazioni. Fra i due k.o. al Tombolato esistono similitudini e differenze. Nel primo caso gli uomini di Venturato (che ieri sera è stato ospite della “Domenica Sportiva”, su Rai 2, in una puntata tutta dedicata alla Serie B e alla Nazionale) sono stati messi all’angolo da un avversario aggressivo e motivato. Nel secondo, invece, hanno tenuto maggiormente il pallone (59% di possesso a 41%), tirato di più (12 conclusioni contro 11 dei ciociari) ed esercitato la propria supremazia territoriale nella metà campo avversaria per quasi il triplo del tempo (13’25” contro 5’07”), assediando il Frosinone nella ripresa. Come detto, però, fra i k.o. esistono anche similitudini, perché in entrambe le gare il Cittadella si è trovato in difficoltà contro tridenti composti da elementi rapidi e tecnici (lì Morosini, Torregrossa e Bonazzoli, qui Dionisi, Ciofani e Paganini, ben imbeccati dal terzetto di centrocampo), abili ad evidenziare le pecche di una difesa che in questo campionato si è rivelata solida quando la squadra rimane corta, ma vulnerabile quando viene presa in velocità. Pedrelli: «Persa noi». Quel che è sicuro è che già oggi, alla ripresa degli allenamenti nella settimana che porterà alla trasferta di Perugia di sabato, Venturato farà vedere e rivedere ai suoi uomini quali sono stati gli errori commessi. Perché, al di là delle sensazioni generali lasciate dal match, due reti su tre il Citta le ha subìte in seguito ad un calcio da fermo. «Ci siamo praticamente segnati gol da soli», ammette Ivan Pedrelli, il migliore del pacchetto arretrato contro il Frosinone, e non solo per l’assist offerto a Litteri. «Sul primo gol ci siamo fatti trovare impreparati su un cross da calcio d’angolo; sul secondo abbiamo perso palla a metà campo, esponendoci ad un contropiede 3 contro 3, per giunta dopo aver appena pareggiato; sul terzo, dopo neanche un minuto della ripresa, ci siamo fatti cogliere di nuovo di sorpresa da un cross, in un momento in cui non dovevamo permettercelo». «Ma la strada è giusta». «Nelle prime partite siamo stati bravi a tenere il pallino del gioco nella metà campo avversaria, ultimamente non ci riusciamo allo stesso modo, ed è questo che fa la differenza», continua Pedrelli, «perché, se perdi palla nella tua metà campo, consenti all’avversario di affacciarsi più facilmente nella tua area, com’è successo in occasione della loro seconda rete. Noi, però, dobbiamo tornare a proporre il calcio che conosciamo». Marchetti: «Voltiamo pagina». E la pensa così anche il d.g. Stefano Marchetti: «È stata una partita completamente diversa da quella giocata con il Brescia: quella l’avevamo sbagliata, questa l’abbiamo persa su episodi, errori evitabilissimi, dopo averla tenuta in mano sfoderando anche una grande reazione. Dite che soffriamo di fronte a giocatori bravi nelle incursioni? Il Frosinone nel secondo tempo si è messo tutto nella sua metà campo, qualche contropiede è normale prenderlo! Adesso? Voltiamo subito pagina. I ragazzi non meritavano questa sconfitta».

Ore 11.00 – (Gazzettino, editoriale di Claudio Malagoli dal titolo “Quando a vincere sono i rimpianti”) Il sabato di campionato per granata e biancoscudati ha prodotto soltanto un pareggio e tanti rimpianti. Si lecca le ferite il Cittadella, al secondo ko di fila al Tombolato e ancora incassando tre gol. Unica consolazione il 2-2 del Verona, che lascia la truppa di Venturato ancora in vetta. È soprattutto nell’interpretazione delle sfide casalinghe che i granata devono migliorare. D’accordo la voglia di imporre il proprio gioco, d’accordo il furore agonistico dettato dalla spinta dei tifosi, ma in qualche frangente sarebbe più opportuno tirare un po’ il freno e imparare a gestire meglio le partite. Ciò non toglie che il Cittadella meritasse almeno il pareggio in virtù di una prestazione di buona qualità. Se il Cittadella sbanda un po’ troppo in difesa ma può esibire una trazione anteriore che produce occasioni e gol, il problema del Padova è opposto. Da una parte la retroguardia è quasi invulnerabile, dall’altra l’attacco spara troppo a salve. Di sicuro l’assenza di Neto Pereira pesa nell’economia del gioco offensivo, però a preoccupare è soprattutto il momento di poca brillantezza delle punte: Altinier dopo il rigore sbagliato con la Maceratese fatica a ritrovarsi, Alfageme si fa valere sul piano del dinamismo ma continua ad avere le polveri bagnate quando è il momento di affondare i colpi, Germinale appare in ritardo di condizione e il suo contributo è ridotto all’osso. Un handicap non da poco perchè la partita di Teramo, viste le opportunità create, andava vinta senza discussioni.

Ore 10.50 – (Gazzettino) A quali condizioni? «Bisogna mollare un po’ il freno a mano. Serve un qualcosa che deve scattare dentro la squadra, il prima possibile e non a parole perché in allenamento vedo fare giocate che il sabato i giocatori non ripetono, forse per un po’ di tensione o paura dato che, a fronte di quei tifosi veri che stanno dimostrando il proprio amore, c’è anche chi critica e rumoreggia e da questi bisogna isolarsi». Domani nel recupero un importante banco di prova. «Credo nei miglioramenti graduali, ma quella a San Benedetto potrebbe essere la gara della svolta. Un campo che ho provato di persona e in cui ti senti un giocatore vero».

Ore 10.40 – (Gazzettino) Analizza la sfida in terra d’Abruzzo anche il vice presidente Edoardo Bonetto: «Ritengo si sia fatto un piccolo passo avanti sul piano del gioco e penso che l’esperienza e la personalità di Felipe, uno di quei giocatori che nei momenti più delicati si prende le responsabilità, siano servite». Poi aggiunge: «Resto convinto che il Padova abbia grandi qualità, ma deve crederci, entrare in campo con quel sangue negli occhi, quella cattiveria e quella fame da cui non si può prescindere in Lega Pro. A Teramo per tre volte abbiamo messo un giocatore davanti al portiere e in quei frangenti è mancato proprio quello. Ho visto le avversarie, nessuna mi ha stupito e dunque resto sereno e convinto che si possano raggiungere gli obiettivi prefissati».

Ore 10.30 – (Gazzettino) È anche vero che quest’anno le alternative – Alfageme, a Teramo in crescita, e Germinale – non mancherebbero. A vedere il bicchiere mezzo pieno, la difesa è rimasta imbattuta nelle ultime tre partite, sbagliando finora solo la gara di Fano, e dando l’impressione di maggiore sicurezza rispetto alle prime apparizioni. «Penso che questo rientri in un percorso normale per una squadra in grande parte nuova – spiega il centrale Michele Russo – I meccanismi vanno rodati con il lavoro settimanale e poi, quando c’è convinzione nei propri mezzi, tutto viene di conseguenza e si diventa più positivi. Sabato c’è stato l’atteggiamento giusto, con una squadra aggressiva che ha dimostrato di avere qualità, carattere e voglia di mettere in luce il proprio reale valore. I risultati non sempre sono figli della prestazione, ma a Teramo penso che abbiamo dato il segnale di un Padova in salute e voglioso, pur con ampi margini di miglioramento».

Ore 10.20 – (Gazzettino) Segnali di crescita sul fronte del gioco, la migliore difesa del girone insieme a Reggiana e Venezia, ma al tempo stesso una squadra tra le più sterili in zona gol. Il giorno dopo il pareggio a reti bianche di Teramo e alla vigilia del recupero a San Benedetto del Tronto, arrivano risposte incoraggianti dal Padova dopo la preoccupante prova incolore con il Mantova, ma resta ancora l’impressione di una compagine con ampi margini di miglioramento. L’ingresso di Filipe, in precedenza in campo solo nel primo tempo con l’Albinoleffe, ha regalato geometrie e razionalità, ha permesso di allargare il gioco sfruttando maggiormente gli esterni e di alzare il baricentro. A differenza del sabato precedente, non sono poi mancate le occasioni per colpire, ma l’attacco ha realizzato solo sei reti – una sola con Cappelletti su angolo nelle ultime tre partite – e sembra pagare a caro prezzo l’assenza di Neto Pereira, indisponibile proprio nell’ultimo trittico. Anche l’anno scorso, del resto, quando è mancato il brasiliano (quattro incontri di fila) il Padova ha pagato dazio con due sole reti all’attivo di cui una su angolo e una su rigore di Altinier che in quel lasso di tempo non è mai riuscito a colpire su azione.

Ore 10.10 – (Gazzettino) In previsione della sfida di domani a San Benedetto (ore 14.30), la squadra è rimasta in ritiro nelle Marche e si allena sul campo di Castel di Lama, in provincia di Ascoli. Ieri mattina seduta di scarico, oggi alle 15 è in programma la rifinitura. Rispetto a Teramo non si registrano rientri e defezioni per cui le scelte di Brevi saranno solo di natura tecnica o legate al recupero fisico dei giocatori utilizzati sabato. Seppure non al top dopo oltre un mese di stop, dovrebbe nuovamente partire dall’inizio Filipe, sabato in campo 70 minuti, possibili cambi dietro (con Sbraga che scalpita), sugli esterni e in avanti, ma non è da escludere che si riparta dagli stessi undici di Teramo. Quanto alla Samb, in caso di vittoria si porterebbe alla testa solitaria della classifica, mentre il Padova con un successo potrebbe rientrare nel gruppone delle prime, a tre lunghezze dalla vetta. Domani il tecnico Palladini recupera gli squalificati Radi e Lulli, gli infortunati Ntow e Di Pasquale e probabilmente il portiere Frison. Possibili novità pure in avanti, con Di Massimo o Fioretti che puntano a un posto nel tridente offensivo.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel) […] Ed eccoci al Padova. Ha preso un brodino a Teramo, si è rivitalizzato, e adesso per i biancoscudati scocca l’ora della verità. I confronti, per la classifica di chi si va ad affrontare, salgono di livello, con indici di difficoltà superiori al recente passato. Può essere un vantaggio per un Padova ancora alla ricerca di un’identità compiuta e che ha battuto il Gubbio, in vetta insieme al Pordenone? La prima risposta l’avremo domani, con il recupero della gara rinviata per il terremoto e che avrebbe dovuto inaugurare il torneo: la Sambenedettese sta bene, ha fatto un figurone a Venezia ed ha la grossa opportunità di balzare in testa da sola conquistando i tre punti. Serve una prestazione di intensità, continuità d’azione e massima attenzione. La qualità non la possiamo pretendere, vista la fatica che si sta facendo per migliorare gioco e partecipazione dei singoli alla manovra, il resto sì. Lunedì prossimo, poi, ci sarà la Reggiana all’Euganeo, quindi, a seguire, Santarcangelo fuori, Modena in casa e Bassano ancora fuori. A seguire FeralpiSalò fra le mura amiche e Parma e Venezia in trasferta. Otto partite da cui si attende una sentenza: potrà il Padova accreditarsi al tavolo delle elette per puntare alla Serie B diretta? Da qui al 28 novembre (giorno del derby al Penzo) ci si gioca tantissimo, anche per il futuro stesso della società biancoscudata.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Che gara vi aspetta domani a San Benedetto? «Difficile sulla carta, contro un avversario che sta bene e che gioca in casa, avendo la possibilità, con un successo, di andare primo in classifica. Sarà l’impegno più ostico sin qui, ma paradossalmente abbiamo vinto proprio con il Gubbio, che è in testa in questo momento. Ciò deve insegnarci a non guardare troppo la graduatoria, ma fare quello che sappiamo senza paura». Non avete mai entusiasmato, eppure vincendo anche voi potreste entrare nel gruppone di testa. «Questo dimostra che, nonostante tutto, la continuità, la capacità di rimanere sempre vivi in questa categoria pagano. Anche se le aspettative erano molto alte e qualche risultato non ci ha dato ragione, finora non abbiamo fatto malissimo. Non abbattiamoci e cerchiamo la strada giusta per diventare ancora più competitivi».

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Come interpretare il secondo 0-0 consecutivo? «Ho visto progressi, ripeto, sul piano del gioco e a livello di squadra, per cui sono convinto che, se continueremo a migliorare, anche i risultati arriveranno. Non potevamo pretendere di avere cambiamenti immediati: stiamo lavorando per diventare una squadra, nelle ultime uscite avevamo perso qualcosa che ora stiamo recuperando, ma per diventare competitivi forse ci vorrà un po’ di tempo. Anche a noi piacerebbe essere già ad un livello superiore,la strada però è quella giusta e dobbiamo continuare a crederci». Quali, invece, le note positive? «Abbiamo ritrovato un’idea di gioco, alcune giocate interessanti e abbiamo avuto diverse palle-gol: era importante tornare a farlo, dopo qualche gara in cui non ci eravamo riusciti. In più, ancora una volta abbiamo chiuso con la porta inviolata: è scontato dire che noi per primi avremmo preferito portare a casa una vittoria, ma contro il Teramo abbiamo dimostrato di esserci e questa è di sicuro un’impressione molto positiva».

Ore 09.20 – (Mattino di Padova) «Non è facile convivere con l’assenza di reti, dobbiamo cercare di creare ancora più occasioni se quello che stiamo facendo finora non basta. È un discorso di squadra, che non può limitarsi al reparto offensivo: dobbiamo cercare di migliorare le cose che stiamo facendo e sperare che sia solo un momento buio». Sabato in Abruzzo si è vista un po’ più di intraprendenza, se non altro. Forse è mancata la qualità sotto porta… «Può essere, nel senso che quando non fai gol è normale che qualche critica da muovere ci sia. Alla fine il verdetto del campo è sempre l’unico a contare, e qualcosa dobbiamo avere sbagliato per forza. La qualità forse ci manca, ma ci sono pure gare che si risolvono con due soli tiri in porta. Io sono contento innanzitutto del fatto che la squadra crei occasioni, la situazione era più preoccupante nelle ultime partite, quando non creavamo gioco, mentre a Teramo almeno abbiamo fatto un passo in avanti sotto tale punto di vista».

Ore 09.10 – (Mattino di Padova) I paradossi di un campionato incredibile. Il Padova procede a piccoli passi e i gol arrivano con il contagocce, eppure, a suon di pareggi – per di più non sempre del tutto convincenti – domani pomeriggio a San Benedetto del Tronto ha la possibilità, con una vittoria, di portarsi a tre punti dalla vetta della classifica. Nello 0-0 di Teramo, il secondo consecutivo dopo quello con il Mantova, i biancoscudati hanno evidenziato qualche progresso sotto l’aspetto del gioco, ma anche, per l’ennesima volta, la cronica difficoltà ad andare in gol. «Sicuramente il nostro problema sta diventando un po’ pesante», ammette Cristian Altinier, unico attaccante della squadra ad essere andato a bersaglio in quest’inizio di stagione.

Ore 09.00 – (Mattino di Padova) È già giorno di vigilia per il Padova, che oggi pomeriggio sosterrà a Castel di Lama, nei dintorni di Ascoli, dove la comitiva si è fermata dopo la trasferta a Teramo, la rifinitura in vista del recupero di domani (ore 14.30) con la Sambenedettese. I tifosi biancoscudati potranno acquistare il biglietto per assistere alla gara del “Riviera delle Palme” entro le 19 di oggi presso la totoricevitoria “Casa Fortuna” del centro commerciale La Corte, a Padova. I biglietti acquistati per la sfida del 28 agosto, poi rinviata, non saranno utilizzabili: in ricevitoria sarà possibile il rimborso, per poi acquistare quelli nuovi.




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