Live 24! Padova-Reggiana, -3: confermato Brevi anche per lunedì sera

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Ore 21.20 – (Il Piccolo) Il meteo non promette nulla di buono in questi due giorni, ma niente paura, sotto la Tribuna Pasinati si sarà al coperto e si farà comunque festa all’insegna dell’Unione e dei suoi tifosi. Tutto pronto infatti per “Siamo una cosa sola”, la kermesse organizzata da Triestina Calcio e Curva Furlan che si svolgerà oggi e domani allo stadio Rocco, appunto nella zona della tribuna Pasinati. L’entrata è gratuita e si potrà accedere sia da piazzale Atleti Azzurri d’Italia che da via Valmaura. Una due giorni all’insegna di tornei, divertimento, solidarietà, conferenze e documentari, il tutto con l’accompagnamento degli stand enogastronomici e di tanta musica: c’è di tutto e di più, dunque, per alimentare il legame fra i tifosi e la Triestina. Gli alabardati, che continuano la preparazione per la sfida di domenica al Rocco contro il Calvi Noale (inizio ore 15), continuano tra l’altro a essere protagonisti di tante iniziative durante la settimana: ieri i dirigenti, i giocatori e lo staff tecnico sono stati ospiti al Rocco degli Atleti Azzurri d’Italia, invitati dalla presidente della sezione di Trieste Marcella Skabar Bartoli, alla mostra fotografica e videoteca “Luca Vascotto”. E oggi, dopo l’apertura degli stand enogastronomici alle 18, sarà proprio la prima squadra della Triestina a essere protagonista alle 19 del torneo di shoot out “Trofeo Valmaura” assieme alla squadra femminile, al Centro di coordinamento e alla Curva Furlan. Alle 21 le premiazioni e soprattutto l’asta benefica delle maglie indossate durante la sfida a favore dell’ospedale infantile Burlo Garofalo. Dalle 21.30 in poi musica anni 80/90 con DJ Sergio. Domani giornata ancora più intensa: alle ore 17 si parte con la conferenza “La Triestina si fa conoscere ai giovani”, che si svolgerà nella sala stampa del Rocco e sarà aperta a tutti gli studenti e ai professori di scuole elementari, medie, superiori e università. Dirigenti della Triestina, giocatori alabardati e portavoce del tifo cercheranno di trasmettere ai più giovani il significato di appartenenza alla squadra della propria città. Alle 18 l’apertura degli stand e aperitivo alabardato con il buffet offerto dalla Triestina. Alle 19 l’altro evento molto atteso, ovvero la presentazione del docufilm “Torneranno gli anni belli”, con le storie, i luoghi e la vita degli ultimi 10 anni della Curva Furlan: ci sarà un dibattito con i protagonisti e la proiezione di un video promo sul film. Naturalmente sarà anche possibile acquistare il Dvd del docufilm, che sarà in vendita a 15 euro durante la serata e anche il giorno dopo nel banchetto del materiale all’interno della Curva. Chiusura in bellezza dalle ore 20 in poi con “Il Pub sugli spalti”, con tavoli e DJ set per tutta la sera.

Ore 21.20 – (Corriere delle Alpi) Tutti pronti. Ad eccezione di Giuseppe Granara, che ha un turno di squalifica da scontare dopo il doppio giallo di sabato scorso, mister Vecchiato stavolta potrà contare sulla rosa al completo contro l’Arzignano. Completamente recuperato Simone Corbanese, costretto ad entrare a partita in corso anche se non è proprio bastato per sorridere. Sarà probabilmente l’occasione del saluto a Giovanni Pescosta, anche se fino a dicembre potrebbe magari succedere di vederlo ancora qualche volta in panchina. Intanto il gruppo ha voglia di risollevarsi, soprattutto prima che la classifica inizi a farsi ancor più bruttina di quello che è. Simone Bertagno, uno di quelli che più ha fatto bene contro l’Union, prova a suonare la carica. «Ci stiamo preparando al meglio. C’è unità e abbiamo voglia di toglierci al più presto dalla posizione che occupiamo. Qualcuno magari ha potuto pensare che il mister sia in discussione ma sinceramente questi pensieri ci fanno fare delle grandi risate». Mister carico. Bertagno è uno di quelli che conosce meglio Roberto Vecchiato. Facile quindi che abbia il polso della situazione relativamente alla propria guida tecnica. «Io lo vedo concentrato, non preoccupato. È vero che avendo trascorso parecchie stagioni al suo fianco ho modo di conoscerlo più di altri, ma tutti ci siamo accorti della sua carica. Poi chiaro, non è contento di come stanno andando le cose, ma così come non lo siamo noi. Ci sta preparando al meglio per affrontare una squadra temibile come l’Arzignano». A questo punto, paragonando anche con l’inizio difficoltoso di quest’anno con quello dello scorso (alla sesta giornata i gialloblù avevano 7 punti, appena due in più di adesso ma con solo una sconfitta all’attivo), sono più i “meriti” di un campionato decisamente più complicato oppure i demeriti del team gialloblù? «Un mix secondo me. Nel senso che è indubbio il valore di un torneo che ha aumentato le sue difficoltà e nel quale basta un dettaglio o un episodio per perdere, vedi il derby, ma allo stesso tempo ci stiamo rendendo conto che dobbiamo assolutamente dare tutti qualcosa in più. Lo sappiamo». Una cosa che viene esclusa è il calo drastico di motivazioni dopo le ultime tre grandi stagioni terminate tutte con il quarto posto e i play-off. «No, non credo sia questo il problema. Ogni anno bisogna essere bravi ad azzerare tutto quanto. Molte squadre si sono rinforzate e quindi si riparte sempre. Siamo consci del momento non bello che stiamo attraversando e, credetemi, stiamo lavorando per cercare di ottenere un altro tipo di risultati. Le potenzialità le abbiamo e restiamo convinti di poterci rialzare molto presto».

Ore 21.00 – (Il Centro) Problema in attacco in casa Teramo. L’attaccante brasiliano Jefferson si avvia verso il secondo forfait consecutivo. L’ex giocatore del Latina, che sembrava aver smaltito l’affaticamento al flessore accusato nel riscaldamento pre-Padova, è di nuovo ai box per un fastidio al bicipite femorale. Jefferson, salvo improvvisi miglioramenti della vigilia, salterà la difficile trasferta di domani (ore 16,30) sul campo del Venezia. L’assenza quasi sicura del brasiliano, dunque, va a creare il ballottaggio tra Croce e Petrella per una maglia al fianco di Marco Sansovini. Il tecnico Federico Nofri sembra orientato a proporre il 3-5-2 fin dal primo minuto. Possibile il rientro tra i titolari di Di Paolantonio, sull’out sinistro, e la conferma di D’Orazio nel trio difensivo; non è da escludere il rilancio di Petermann, in cabina di regia, con Bulevardi e Ilari ai suoi lati (resta fuori Steffè?). Ha qualche chance d’impiego il terzino Sales, ex del Venezia, segnalato fisicamente in crescita. Non resta che leggere la lista dei convocati, attesa al termine della rifinitura di stamani, per scoprire se Jefferson è definitivamente out e se il trequartista Carraro (ancora acciaccato) partirà con la squadra. «Ci aspetta una gara difficilissima», dice Nofri, «e bisogna cercare di interpretarla bene. Contro squadre come il Venezia si deve giocare in modo importante, provando a limitare le fonti di gioco. Voglio un Teramo non solo attento sul piano difensivo, ma che sappia essere anche propositivo e più preciso nella finalizzazione. L’obiettivo è di fare punti e di allungare la striscia positiva in corso da quattro giornate. La nostra classifica resta deficitaria e abbiamo la necessità di risollevarci. In questo momento dobbiamo pensare alla salvezza, ma il cammino è lungo e si può ancora ambire a ben altre posizioni». La sfida di domani mette a confronto Nofri con un illustre collega: l’ex milanista Pippo Inzaghi. «Ammiro l’umiltà di Inzaghi, che ha scelto di rimettersi in gioco scendendo in Lega Pro. Ripartendo dal basso», sottolinea l’allenatore del Teramo, «si cresce in maniera meno affrettata e si può migliorare. Non è detto che un ex grande giocatore possa essere subito un grande tecnico. Ci vuole il tempo». Sul fronte Venezia, l’esperto difensore Maurizio Domizzi, 36 anni, non dovrebbe recuperare. Possibile, in attacco, l’inserimento dello spagnolo (di passaporto svizzero) Geijo al posto dell’ex biancorosso Stefano Moreo. Da valutare, nel reparto arretrato, l’eventuale convocazione del centrale Malomo, alle prese con fastidi alla caviglia.

Ore 20.40 – (Gazzetta di Modena) C’è il modenese Riccardo Barbuti sulla strada del Modena. L’attaccante 24enne è il punto di riferimento offensivo del Lumezzane, un giocatore al quale anche il neo tecnico De Paola sembra pronto a dare fiducia. Nato a Sassuolo il 12 marzo 1992, è cresciuto nel Montale, squadre del paese in cui ha sempre vissuto, e ad 11 anni è approdato nelle giovanili del Modena, prima di essere ceduto al Sassuolo: con i neroverdi si è messo in luce nella Primavera di Mandelli tanto da guadagnarsi il debutto in B a 19 anni, con Gregucci in panchina, proprio in un derby con il Modena. A Lumezzane dalla scorsa stagione, ha segnato 4 gol in 25 presenze, dopo le esperienze sempre in Lega Pro con Barletta, Aprilia, Pordenone e Torres.

Ore 20.20 – (Gazzetta di Modena) Cinquanta e cinquanta: sono queste le possibilità, ovviamente in termini percentuali, di vedere in campo Cossentino domani a Lumezzane. Il difensore anche ieri ha svolto un allenamento differenziato con il preparatore atletico Pantaleoni, tornando a lavorare con la palla seppur senza forzare i ritmi: il fastidio al flessore della coscia sembra essere diminuito, ma soltanto oggi verranno sciolti gli ultimi dubbi. Nel caso in cui non riuscisse a recuperare, Accardi si sposterebbe al centro della retroguardia per fare coppia con Aldrovandi e sulla destra ritroverebbe posto Calapai, con Minarini confermato a sinistra. Popescu e Braccioli resterebbero gli unici difensori a disposizione per la panchina. In mezzo al campo sarà ancora Laner a fare da spalla a Giorico, con Basso pronto a tornare titolare come esterno mancino opposto a Schiavi. Tulissi verrà impiegato nel tandem d’attacco assieme ad uno tra Bajner e Ravasi, perché anche Diakite continua a lavorare a parte e difficilmente potrà essere impiegato. Per la trasferta di Lumezzane saranno sicuramente fuori causa in sei: gli infortunati Marino, Osuji, Salifu, Besea, Sakaj e lo squalificato Zucchini.

Ore 20.00 – (Gazzetta di Modena) Alberto Cossentino ha regalato al Modena tre punti vitali, segnando in extremis contro il Sudtirol la rete che ha permesso ai canarini di ritrovare la vittoria casalinga dopo quasi sei mesi. Il difensore palermitano con il vizio del gol – già 8 in carriera – si è rivelato una risorsa preziosa per permettere alla squadra di sbloccarsi in un momento di enorme difficoltà in fase realizzativa, ma diventerà ancor più fondamentale nel suo ruolo ora che un grave infortunio al ginocchio ha tolto dai giochi per almeno quattro mesi l’altro centrale di esperienza in rosa, quella garanzia che rispondeva al nome di Antonio Marino. Un affaticamento muscolare al flessore della coscia, però, rischia di fargli saltare la trasferta di Lumezzane e di ridurre al lumicino le scelte di Pavan sugli uomini da schierare nel reparto arretrato. Cossentino, un problema che non ci voleva. «Sì, soprattutto in un momento di piccola emergenza come quello che stiamo vivendo. Spero comunque di riuscire a recuperare e lo stesso auguro agli altri miei compagni acciaccati, perché quella di Lumezzane sarà una gara fondamentale, che potrebbe darci la spinta giusta se riuscissimo a trovare un’altra vittoria». Quante possibilità di recupero ci sono? «Devo valutare di giorno in giorno, di certo dopo questi ultimi allenamenti ne saprò di più». La difesa ha già perso una colonna come Marino. «Una perdita molto importante. Dispiace sia per il giocatore che per la persona, ora dovremo tutti provare a dare qualcosa di più per vincere questa emergenza». Contro il Sudtirol è arrivata la vittoria che tanto mancava, ma è servito un tuo gol. «Siamo un gruppo nuovo e molto giovane, che pian piano sta imparando a conoscere la categoria e ha ampi margini di crescita. Ognuno prova a fare del suo meglio, in questo momento non riusciamo a concretizzare ma sono sicuro che presto arriveranno anche i gol delle punte, perché vedo come lavoriamo durante la settimana. Dobbiamo stare tranquilli, ma vi assicuro che non siamo mai scesi in campo con la paura di non riuscire a fare gol. La vittoria, come accade sempre, ha dato un grosso aiuto a livello morale, è stata una boccata d’ossigeno molto importante e ci ha dato ancora più voglia di vincere». Col 4-4-2 vi trovate meglio? «Il mister ha ritenuto opportuno cambiare modulo, anche per via di una piccola emergenza a centrocampo, e tutti ci siamo adattati bene così come avevamo fatto in precedenza con il 4-3-3. Penso che nelle ultime due gare abbiamo fatto bene, in difesa ovviamente non cambia nulla. Ciò che conta, al di là del modulo, è però lo spirito con il quale si scende in campo. Serve sempre l’atteggiamento giusto». A Lumezzane c’è una bella occasione per confermarsi. «Sentiamo l’importanza di questa partita, dobbiamo dare continuità al nostro cammino ed abbiamo l’opportunità di portare a casa un’altra vittoria. Non sottovaluteremo il Lumezzane, squadra che conosce bene la categoria e che avrà ulteriori stimoli dopo il cambio di allenatore, anche se alle loro vicende abbiamo guardato poco: a noi interessa il campo. Servirà massima concentrazione, come nelle ultime due gare».

Ore 19.40 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) «Nei programmi c’era la B entro due anni, ma possiamo raggiungerla anche prima». L’ha dichiarato a RaiSport Franco Fedeli, presidente della Sambenedettese, nuova capolista del girone B. Un primato ottenuto grazie alla vittoria (2-0) a spese del Padova nel recupero della prima giornata. PRIMI CON MERITO – Il passionale patròn dei marchigiani conferma anche nei giorni successivi il suo concetto. «Questo primo posto – afferma infatti a tuttolegapro – è meritato, visto il gioco che stiamo esprimendo. Se all’inizio mi avessero detto che dopo 8 giornate saremmo stati primi, avrei pensato a una presa in giro. A detta degli esperti le favorite erano altre: Venezia, Parma, Reggiana, lo stesso Pordenone. Del Venezia e del Parma dicevano che erano autentiche corazzate per la Lega Pro. Ma con il Venezia abbiamo fatto 2-2 soltanto perché loro hanno sognato un gol con la mano. Il Parma (2-2 anche con i ducali) ha pareggiato negli ultimi minuti, su di rigore. Dovremmo essere – somma Fedeli – almeno 4 punti più in alto». PROTAGONISMO – Il presidente è un torrente in piena. «Prima – riprende – ci sottovalutavano. Ora tutti ci rispettano. Però il cambiamento c’è stato solo all’esterno, tra noi non è cambiato nulla. Io ho detto ai ragazzi sin dall’inizio che voglio fare il protagonista, non il comprimario. Ho anche assicurato loro che per vincere non basta aver un bel nome sulla maglia. A contare sono gli stimoli, la determinazione, la tattica e, ovviamente, anche un briciolo di fortuna. L’obiettivo per questa stagione resta un posto playoff – conclude -. Ma è solo quello minimo». SCONTRO DIRETTO – Sambenedettese e Pordenone si incontreranno la prima volta il 18 dicembre al Bottecchia. La seconda sarà nelle Marche (7 maggio 2017), all’ultima della stagione regolare. Magari varrà qualcosa d’importante, sia per l’una che per l’altra.

Ore 19.20 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Mirko Stefani a un giorno di distanza da Pordenone-Santarcangelo scrive il manifesto del «Tedinismo». E lo difende anche contro la statistica, che vede la sua squadra al terzultimo posto del girone quanto a gol subìti (10). Il capitano prepara così la sfida di domani alle 18.30 contro il Santarcangelo, analizzando i dati – certo – ma staccandosi dagli stessi per parlare di filosofia, materia che spesso con i numeri ci fa a pugni. «È vero – dice Stefani -, la statistica dice che abbiamo preso tanti gol, ma la stessa statistica dice anche che la FeralpiSalò (appaiata al Pordenone, ndr) ne ha preso solo uno in meno. Il nostro modo di giocare, che si basa sulla possibilità di segnare una rete in più degli altri, ci ha portato al secondo posto in classifica. Quindi, non demoralizziamoci per qualche gol subito e manteniamo la nostra mentalità». Come dire: se non giocassimo figli del «Tedinismo» rischieremmo di perdere più partite, magari subendo meno reti, ma non trovando la porta altrui. «Giusto invece analizzare la sconfitta di Bassano – prosegue Stefani -, contro una squadra che per modulo e caratteristiche ci ha messi in difficoltà. Contro il Santarcangelo sarà un’altra storia». Squadra che arriverà a Pordenone più “bassa”, quella romagnola: «Ci saranno gli spazi più intasati – conferma il capitano -. Noi dovremo partire da intensità e umiltà». Il ciclo tremendo intanto è alle spalle. «Abbiamo meritato sia le sconfitte che le vittorie – conclude il centrale trentino -. I punti che abbiamo oggi in classifica sono quelli giusti, né più né meno. Ai tifosi dico di riempire lo stadio anche domani».

Ore 19.00 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) «Il presidente? Sì – conferma Bruno Tedino -, è venuto a trovarci e ha parlato con i giocatori». Mauro Lovisa aveva preannunciato la sua visita dopo la sconfitta (0-2) di Bassano. «A me – continua il tecnico – fa sempre piacere quando si confronta con noi. È uno che di calcio ne mastica parecchio e sa toccare i tasti giusti. Ha fatto un discorso costruttivo che, come sempre, è entrato nella testa dei ragazzi». AMMUCCHIATA – La Virtus, bestia nera dei ramarri, ha stoppato l’accenno di fuga del Pordenone. Ora nelle posizioni avanzate, nello spazio di 2 soli punti, ci sono ben 7 formazioni. Le guida la Sambenedettese che, vinto il recupero con il Padova (2-0), ha scavalcato neroverdi, Bassano e Gubbio. «L’ammucchiata – riprende Tedino – non è una sorpresa. Almeno non lo è per me. È dall’inizio che cerco di far capire quanto difficile ed equilibrato sia il girone B. Noi siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto sino a oggi, siamo fieri di essere in questo gruppo di testa e faremo di tutto per restarci. La Samb? Non è un caso che si trovi davanti, è una squadra di ottimo potenziale, con un presidente ambizioso. In casa la seguono in 10 mila. Fa parte delle potenziali candidate alla promozione. La sorpresa – ammette l’allenatore – è il Gubbio. Come per me è una sorpresa che Parma e Padova non si trovino fra le prime. Anche loro però – aumenta l’incertezza – hanno tutto il tempo per recuperare». TURNOVER – Al Mercante qualche giocatore ha denunciato un po’ di stanchezza. Fra questi anche Stefani, che è sempre stato fra i migliori. «Mi spiace per lui – sorride Bruno -, ma gli toccherà tirare ancora la carretta. In questo momento non possiamo rinunciare al capitano. Marchi sta riprendendo, ma non è pronto. Lo proveremo probabilmente nel match di Coppa di martedì con il Sudtirol. Contro il Santarcangelo qualcosa – annuncia Tedino – cambierò comunque, sia davanti che dietro». Uomini e forse anche schieramento. Ma è troppo presto per parlarne. I ramarri si alleneranno oggi alle 15 e domani pomeriggio (sempre alle 15, ma a porte chiuse). Poi il tecnico trarrà le sue conclusioni. PUBBLICO – Il Santarcangelo non ha il fascino del Parma o del Venezia, ma Tedino si aspetta comunque una buona affluenza di supporter, complice lo stadio aperto ai settori giovanili di tutte le associazioni sportive cittadine. «I romagnoli – afferma – arrivano dal successo (2-0) sul Lumezzane. Saranno carichi. Avremo bisogno di sentire tutto il calore dei nostri tifosi, già determinante per la vittoria con il Venezia».

Ore 18.40 – (Messaggero Veneto) Allarme rientrato. Tedino e i tifosi neroverdi possono tirare un bel sospiro di sollievo. Dopo la botta rimediata mercoledì, che l’aveva costretto ad abbondonare anzi tempo la seduta, ieri Emanuele Berrettoni si è regolarmente allenato con i compagni. E, salvo colpi di scena, sarà in campo domani con il Santarcangelo. La sua presenza dovrebbe consentire al tecnico neroverde di tornare a giocare con il trequartista alle spalle di due punte, vista l’intenzione di schierare in attacco Pietribiasi al fianco di Arma. Ai box soltanto l’infortunato Buratto, rispetto a Bassano non dovrebbero esserci altre novità. Chi sta trovando meno spazio, potrebbe avere un’opportunità nella gara di coppa Italia in programma martedì al Bottecchia con l’Alto Adige. Prima, però, luci sul match di domani (alle 18.30). I cancelli dello stadio saranno aperti alle 17, mentre la biglietteria centrale sarà attiva dalle 15 sino al termine del primo tempo. Chiusa la biglietteria ospiti: da Santarcangelo, al momento, non sono previsti arrivi.

Ore 18.20 – (Messaggero Veneto) Anche fuori dal campo è sinonimo di equilibrio. Lo stesso che trasmette alla difesa neroverde. E che gli consiglia di non abbattersi per la sconfitta di Bassano, ma nemmeno di illudersi di avere vita facile nei prossimi appuntamenti, sulla carta più abbordabili. A cominciare da quello di domani con il Santarcangelo al Bottecchia (a seguire Alto Adige, Ancona e Lumezzane). Il capitano del Pordenone, Mirko Stefani, alla vigilia del match con i romagnoli predica fiducia e prudenza al tempo stesso. «La caduta di Bassano – esamina il difensore neroverde – potrebbe rivelarsi salutare, se sapremo trarne i dovuti insegnamenti. Per non commettere gli stessi errori quando affronteremo altre squadre con gamba e qualità. È stata una sconfitta strana, perché dopo un avvio timoroso, siamo andati via via in crescendo. Ma il risultato nel complesso non si può definire bugiardo». Intensità. E il Santarcangelo che avversaria sarà? «È una squadra costruita bene in tutti i reparti. Ha un portiere (Nardi) che è una sorta di play, essendo molto bravo anche con i piedi. Quindi penso all’esperienza di Sirignano in difesa e di Dalla Bona in mezzo, e alla pericolosità di Cori e Cesaretti in attacco. Servirà la massima attenzione». Per cercare di riprendersi il primato, serve pure una vittoria. «Non dimentichiamoci – osserva Stefani – che non siamo partiti con l’obiettivo di vincere il campionato. Certo, io e i miei compagni vogliamo rifarci in fretta. E se ci metteremo la giusta intensità possiamo riuscirci». Mentalità. Unita, magari, a un pizzico di maggiore attenzione nelle retrovie, visti i 10 gol subiti in 8 giornate, che fanno di quella neroverde la terza difesa più battuta del torneo. Sotto quest’aspetto, Stefani conferma le disamine dei giorni scorsi: «È un fatto di mentalità: la nostra è provare sempre a fare un gol in più dell’avversario. Giocando con questa propensione, è normale che si possa lasciare un po’ di spazio alle ripartenze dei rivali. In questo momento le statistiche contano poco. Anche se alla lunga chi vuole stare in alto deve provare a subire il meno possibile». Appello. Il Pordenone lassù c’è già. Non più primo, ma secondo a un punto, fa poca differenza. Ci sono i presupposti per restarci? «Noi ci crediamo – risponde Stefani –, ma questo girone è talmente equilibrato da non consentire previsioni. Come ha detto il mister, ogni partita è uno scontro diretto. Per cui, anche con il Santarcangelo mi attendo il sostegno del Bottecchia. Ne avremo bisogno».

Ore 18.00 – (Gazzetta di Mantova) E se vi dicessimo che la società di Viale Te, che da anni annaspa in Lega Pro fra ripetute crisi, è in realtà potenzialmente più solida di quelle di mezza serie A? No, non si tratta di un sogno o di una presa in giro, ma di una realtà scritta con i numeri. Quelli che non mentono, che non possono essere smentiti, che lasciano pochissimo margine all’interpretazione. E che magari acuiranno la sofferenza dei tifosi, i quali da più di un lustro anelano a una stabilità che non sembra arrivare mai. Che Bompieri, Tirelli e Giovanardi vantassero imperi economici di tutto rilievo è noto da tempo, così come non rappresenta una sorpresa lo scoprire che il vulcanico Serafino Di Loreto se la cava altrettanto bene o quasi. Fa impressione, però, tradurre questa consapevolezza in cifre e soprattutto rapportarla ai numeri dei presidenti di serie A pubblicati di recente dal Venerdì di Repubblica. Facendolo, infatti, si scopre che i soci di Viale Te fatturano più di De Laurentiis e Cairo e una volta e mezzo ciò che fattura il patron della Roma Pallotta. Ancora più eclatante è il confronto con altri Paperoni che da decenni fanno il bello e il cattivo tempo nel massimo campionato. La base economica del Mantova, sempre in termini di fatturato, vale infatti quasi tre volte Zamparini (Palermo) e Pozzo (Udinese) e più di sei volte Lotito (Lazio) e Campedelli (Chievo). E il confronto diventa addirittura impietoso con i presidenti di Empoli, Sampdoria e Pescara, che appaiono in coda alla classifica dei “ricchi” della categoria. Insomma, dati alla mano (vedi tabella), i soci di Viale Te devono “inchinarsi” soltanto di fronte a dieci presidenti di serie A, mentre con i fatturati delle loro aziende si mettono tranquillamente alle spalle gli altri dieci. Qualcuno potrebbe obiettare che parlare di fatturato non è la stessa cosa che puntare l’indice sugli utili di un’azienda. Ma questo dubbio si può facilmente spazzare via, perché i gruppi dei soci biancorossi sono tutti in buona salute e producono risultati positivi. Bruno Bompieri è il re degli allevatori suinicoli privati italiani e ha costruito nel settore un vero impero, che gestisce insieme al figlio Marco. Giambattista Tirelli ha invece sempre più successo nel campo della moda e il suo gruppo è in costante crescita, a livello nazionale e internazionale. In piena fase di sviluppo è anche l’attività di Carlo Giovanardi, leader nel campo dei tessuti tecnici e di recente protagonista di una partnership con un grande gruppo francese per dare l’assalto al mercato estero. Serafino Di Loreto è noto invece per la sua Sdl, che si occupa di anatocismo bancario, ma ha in realtà molteplici attività, fra le quali l’ultima riguarda il lancio di un kit rivoluzionario per l’ efficientamento a ossidrogeno per motori benzina e diesel. Infine il presidente Sandro Musso, oltre a occuparsi della Sdl, possiede un’azienda che opera nel campo dell’abbigliamento. Ce n’è abbastanza per capire che in realtà l’Acm ha in organigramma gente in grado di fare la differenza. Finora, però, è mancata la volontà di applicarsi nel calcio come nelle proprie aziende. Costruendo cioè un programma pluriennale, con budget attendibili da affidare a manager competenti e in grado di far fruttare gli investimenti portando a casa risultati concreti. Già, risultati. Perché, se è vero che il sistema Lega Pro condanna una società a perdite costanti (che potrebbero comunque essere limitate con una seria attività di marketing), è anche vero che alla lunga queste potrebbero rivelarsi un investimento proficuo in caso di scalata delle categorie. Chissà che di fronte a certi numeri in Viale Te non ci si faccia un pensierino.

Ore 17.40 – (Gazzetta di Mantova) I giorni passano, la fumata bianca non arriva. E, per chi segue da tanto le vicende biancorosse, il segnale non è incoraggiante. L’accordo che negli ultimi giorni sembrava fosse stato raggiunto fra i soci bresciani Musso e Di Loreto e quelli romani De Sanctis, Folgori e Barberis non è ancora stato ratificato, il che induce a pensare che ci sia qualcosa che non quadra. «L’accordo non c’è ancora – si limita a dire Sandro Musso, come sempre avaro di parole -, stiamo lavorando per raggiungerlo. Nel frattempo possiamo ribadire soltanto che il Mantova non subirà penalizzazioni in classifica. Aggiungo che la speranza è di arrivare presto a un’intesa scritta perché così non si può più andare avanti». Sul fronte romano, invece, Marco Claudio De Sanctsi risulta irraggiungibile per la Gazzetta. Fin qui, dunque, le parole (o i silenzi) dei protagonisti. Dalel quali si deduce che entro lunedì verranno pagati quantomeno Irpef e contributi delle mensilità di luglio e agosto, per evitare che i controlli Covisoc portino penalizzazioni in classifica. Per quanto riguarda gli stipendi netti di settembre, che dovrebbero essere pagati secondo il codice di autoregolamentazione della Lega Pro ma il cui mancato versamento porterebbe “soltanto” alla sospensione dei contributi, è tutto da vedere. Già, perché è immaginabile che nessuno sborserà centinaia di migliaia di euro finché non sarà chiarito di chi è la proprietà del Mantova. L’accordo su cui si stava lavorando prevedeva, a quanto è dato sapere, il ritorno della maggioranza a Musso e Di Loreto e la permanenza di De Sanctis al 18% con deleghe all’area tecnica e al marketing. Se ne parla da giorni, ma evidentemente le parti sono ancora distanti. Ieri ci sarebbero stati contatti telefonici e lo stesso dovrebbe avvenire oggi. Un incontro potrebbe concretizzarsi invece fra sabato e lunedì. L’auspicio è che sia risolutivo, ma visto l’andazzo c’è di che dubitare.

Ore 17.20 – (Gazzetta di Mantova) Anche quest’anno il Bassano, come consuetudine, senza dichiarare ambizioni di promozione è riuscito a costruire una squadra in grado di puntare in alto. Il tutto svecchiando la rosa (età media 24 anni), lasciando partire elementi importanti ma rimpiazzandoli bene. Nuovo è anche il mister, il 45enne Luca D’Angelo, reduce da un buon settimo posto con la Fidelis Andria, che applica un 4-4-2 leggermente diverso dai moduli degli anni scorsi (4-2-3-1) ma che in questo inizio di stagione sta dando buone soddisfazioni. Il Bassano è settimo con 15 punti, a sole due lunghezze dalla sorprendente capolista Sambenedettese: solo una sconfitta a Lumezzane (2-1), per il resto quattro successi e tre pareggi. Tra i 12 nuovi innesti il portiere Bastianoni (’91, ex Catania), gli esterni di difesa Formiconi (’89) e Crialese (’92), entrambi prelevati dalla Cremonese, mentre come quarto di sinistra a centrocampo è arrivato il 26enne Minesso dal Cittadella, autore già di 4 gol. Inoltre il tecnico D’Angelo si è portato da Andria l’attaccante Grandolfo, classe ’92, ex promessa del Bari in A (tre reti realizzate): in più come punta “di scorta” dalla Pro Piacenza è stato acquistato il francese Rantier (’83), una vita tra B e C. Il resto del gruppo era già all’altezza, con i difensori Bizzotto (’90), il regista Cenetti (’89), gli esterni Falzerano e Candido e la promettente punta Fabbro (’96). L’attacco (13 reti) è dunque temibile e la difesa (6 reti subite) si fa rispettare. In trasferta però il Bassano finora non ha entusiasmato: un successo ad Ancona (2-1), due pareggi a Teramo e Modena e una sconfitta a Lumezzane.

Ore 17.00 – (Gazzetta di Mantova) A 24 ore dalla sfida in programma domani (20.30) al Martelli contro il Bassano mister Luca Prina sembra aver ormai già scelto l’undici titolare. Le ultime riserve cadranno stamani, dopo la tradizionale seduta di rifinitura al Te, sul prato del “Dante Micheli”, ma il Mantova che si appresta a sfidare la quinta forza del campionato è praticamente pronto. E le novità rispetto all’ultima, amara trasferta saranno moltissime. A partire dal modulo tattico, visto che Prina sta provando costantemente il ritorno al 3-4-3 con il quale il Mantova aveva iniziato la stagione. La virata verso il 3-5-2 era arrivata dopo il ko di Bergamo contro l’Albinoleffe e in concomitanza con l’assenza di alcuni attaccanti (Caridi e Marchi in primis, ma anche Boniperti), ma adesso sembra scoccata l’ora del ritorno al tridente. Un tridente comunque atipico, visto che l’eclettico Zammarini potrebbe essere utilizzato da attaccante esterno a destra, con il rientrante Caridi dall’altra parte e Marchi a fungere da boa centrale. Zammarini (recupero lampo dopo le noie al ginocchio) e capitan Caridi saranno due dei “volti nuovi” rispetto alla gara di sabato scorso. Ma le novità non finiscono certo qui. In difesa, davanti all’inamovibile Bonato, riprenderà infatti il suo posto Siniscalchi, con al fianco Cristini e Carini. Un rientro importante, quello del regista difensivo, anche per la sua bravura nell’impostare l’azione offensiva. Sulla fascia destra, infine, tornerà Bandini, dopo aver saltato la trasferta marchigiana a causa di una lieve distorsione al ginocchio. Per il resto, il centrocampo vedrà la conferma dei mediani Salifu e Raggio Garibaldi, nonché quella dell’esterno sinistro Bandini. Insomma, rispetto allo 0-1 di Macerata, il Mantova domani si presenterà in campo contro il Bassano con un modulo tattico diverso e quasi mezza squadra (4 giocatori di movimento su 10) cambiata. E soprattutto con due elementi come Siniscalchi e Caridi, che per tasso tecnico e personalità sono davvero difficili da sostituire. Prina, che dovrà continuare a fare a meno di Boniperti (proseguono gli accertamenti per capire la natura del suo dolore addominale) e Maccabiti (stiramento muscolare), potrà inoltre tornare a contare su una panchina vera. Sabato scorso, infatti, il mister ha dovuto rischiare nella ripresa i convalescenti Caridi e Ruopolo non avendo altri atleti a disposizione. Mentre questa volta potrà gestire i cambi con meno affanno, avendo a disposizione valide soluzioni in tutti i reparti. L’auspicio è che tutto ciò basti, contro una big del torneo, per tornare a fare risultato e a muovere una classifica che vede attualmente i biancorossi al terzultimo posto, in piena zona playout.

Ore 16.30 – (Giornale di Vicenza) Maledetto il giorno in cui ho segnato. Si può mandare il diavolo la domenica nella quale si debutta da titolare in A con una scintillante tripletta? Si può eccome se ti chiami Francesco Grandolfo, 3 reti a neppure 19 anni col Bari a Bologna.Paradossalmente quella prodezza è stata nociva per me poiché ha alzato enormemente il livello delle aspettative nei miei confronti. Ed ero troppo giovane e non ancora pronto per assorbire quell’onda d’urto. Ci è voluto tempo per tornare alla normalità. Ma non smetto un giorno di sperare di rivedere la A. Se a 24 anni mi accontentassi di stare in Lega Pro dovrei fare un altro mestiere.Intanto 3 gol li ha già segnati col Bassano e tutti pesanti…Sono partito bene nonostante non avessi svolto la preparazione estiva col prof. Dal Monte perché sono arrivato ad agosto inoltrato. Ma più passano i giorni più mi sento meglio. All’inizio cercavo la semplicità, ora che è salita la condizione rincorro anche le mie giocate e oso di più. Ma non faccio promesse sulle reti da segnare. Lo scorso anno ad Andria ne ho realizzate 9 tra campionato e Coppa prima di fermarmi per noie fisiche. Ora voglio solo stare bene.Bassano dove può arrivare?Non ci poniamo limiti, siamo nel mucchio delle squadre di qualità e la forza di questo gruppo è che si respira grande positività, tutti si aiutano. Però Mantova domani sera è già un passaggio importante: loro non possono sbagliare e noi se vogliamo dare seguito alla prestazione col Pordenone dovremo andarci con l’atteggiamento della grande.Un attaccante si giudica dal bottino, eppure le sue partite migliori le ha fatte quando non ha segnato…Mi piace essere utile ai compagni, lavoro per la squadra ma so che le punte si valutano in base a quanto insaccano e non mi illudo che per me sia diverso.Lei è andato in gol con qualunque partner offensivo…Esatto, mi trovo a mio agio con tutti. La differenza semmai è che la vera sterzata l’abbiamo compiuta sul piano della mentalità, rispetto agli inizi sono cresciute consapevolezza e convinzione in noi stessi.Con Fabbro coinquilino di appartamento come procede?Più che io preciso e lui no come sostiene Michael, diciamo che io non seguo il suo disordine, sennò sarei perso… (E ride).Riso patate e cozze, specialità barese, quanto le manca?Tanto. Ma per tutto il resto Bassano è la scelta ideale: serietà, tifosi appassionati senza ossessioni, c’è tutto per fare benone. Son proprio contento di aver scelto questa squadra.

Ore 16.00 – (Gazzettino, edizione di Venezia) «Sappiamo di dover vincere, ma senza assilli proprio perché ritrovare i tre punti è molto importante». Pippo Inzaghi non nasconde l’importanza della sfida che domani opporrà al suo Venezia – ore 16.30 – un Teramo nella zona calda della classifica (7 punti contro i 15 degli arancioneroverdi). «Non mi preoccupo degli avversari perché quando vengono in casa nostra tutti pensano a chiudersi e ripartire. A me piuttosto interessa che la squadra faccia sempre la sua prestazione, perché questo è il primo presupposto, poi è chiaro che puntiamo a una gara d’attacco per segnare il prima possibile, ma, ripeto, senza frenesie». Sabato scorso contro la Sambenedettese il Venezia non ha del tutto convinto nell’approccio e ha cambiato passo sullo 0-2 fino ad ottenere il pari. «Mah, io firmerei subito per avere sempre un palo e un rigore in tutti i nostri primi tempi, come è successo con la Samb. Dal punto di vista offensivo siamo reduci dalla miglior prova del nostro campionato, difensivamente commettiamo ancora qualche errore perché siamo alla ricerca dei giusti equilibri. Poi è chiaro che schieriamo con quattro attaccanti, cosa che faremo anche contro il Teramo giocando al Penzo, quindi va messo in preventivo di poter concedere qualcosa». Domani in avanti possibile staffetta Geijo-Moreo accanto a Ferrari, con Marsura e Fabris sulle fasce; in regia solita coppia Pederzoli-Bentivoglio, in difesa davanti a Facchin ballottaggio Baldanzeddu-Luciani a destra, con Garofalo a sinistra e coppia di centrali obbligata. «Con Modolo ci sarà di nuovo Cernuto, Domizzi non lo rischierò per fargli recuperare bene per Modena – il bollettino di Inzaghi dopo il penultimo allenamento, seguito a bordo campo dal presidente Joe Tacopina -. Malomo invece è sfortunato, ha preso una pallonata sulla caviglia già dolorante, oggi vedrò se potrà venire in panchina. Il clima è sempre ottimo e io sono tranquillissimo, ogni tappa è fondamentale a prescindere. Il campionato è molto equilibrato proprio come prevedevo, non mi aspettavo le difficoltà di Parma e Padova ma mancano diversi mesi per i verdetti».

Ore 15.40 – (La Nuova Venezia) Malomo forse, Domizzi no: la vigilia del match con il Teramo elimina quasi tutti i dubbi di Filippo Inzaghi. «Domizzi potrebbe anche rischiare, ma non vale la pena, ho valide alternative. Cernuto si è ben disimpegnato contro la Sambenedettese, così Domizzi sarà pronto per Modena. Malomo? Non è seguito dalla buona sorte in questo periodo, ha preso una pallonata alla caviglia infortunata, se mi darà garanzie nella rifinitura, ci sarà. Altrimenti resterà a casa». Il tecnico arancioneroverde vuole andare sul sicuro, tutelare al massimo i suoi giocatori. «Dobbiamo assolutamente vincere contro il Teramo» spiega Inzaghi «senza però andare in campo con l’ansia dei tre punti. Tornare alla vittoria sarebbe molto importante, noi dobbiamo ripetere la gara offensiva offerta contro la Sambenedettese, che reputo la migliore dall’inizio del campionato, cercando però di commettere qualche errore in meno nella fase difensiva, dove abbiamo rischiato un po’ troppo proprio per il desiderio di arrivare alla vittoria». Il Teramo ha cambiato passo con l’avvicendamento in panchina di Lamberto Zauli (un punto in quattro gare, 3 reti realizzate e 8 subite) con Federico Nofri (6 punti in quattro partite, 4 reti realizzate e 2 subite), finora imbattuto con due pareggi (1-1) in trasferta a Santarcangelo e Bolzano, reduce dallo 0-0 casalingo contro il Padova. Domani il Teramo, squadra dove ha giocato nella passata stagione Stefano Moreo, potrebbe abbandonare il 4-4-2 e presentarsi al Penzo con il 3-5-2. «Vedremo, io penso soprattutto al Venezia» ribatte Pippo Inzaghi, «sicuramente sarà una squadra, al di là del modulo, che si chiuderà, che non ci concederà spazi per poi ripartire». Classifica compattata nel girone B, con la Sambenedettese in testa e poi sei squadre racchiuse in un punto, un po’ più lontano il Parma. «Sta succedendo quello che mi aspettavo, ho sempre detto che in questo girone c’erano almeno dieci squadre potenzialmente da primato, più o meno sullo stesso livello. Qualcuna è partita con maggiori difficoltà, vedi Parma o Padova, però siamo tutte là. Il campionato si vince negli ultimi tre mesi, io sono contento dei risultati finora ottenuti, e ancor di più delle prestazioni, quando troveremo l’equilibrio giusto tra le due fasi, sarà più difficile per chiunque affrontarci». Oggi pomeriggio la rifinitura al Taliercio.

Ore 15.10 – (Giornale di Vicenza) A Pisa c’è una torre che pende. E il Vicenza, in difesa, ha una torre che domani dovrà dare il proprio contributo perchè le cose vadano dritte.Andrea Esposito è nato a Galatina, nel Salento, dove splende il sole. Quello che non sta vedendo a Vicenza in questo primo scorcio di campionato, perchè i risultati fino a questo momento non hanno dato ragione nè alla società nè ai giocatori. Il difensore, però, è ottimista.Esposito, siete pronti all’appuntamento con i tre punti?Per noi la partita di domani sarà fondamentale, perchè l’ultima vittoria, che è anche l’unica, l’abbiamo ottenuta quasi un mese fa contro la Salernitana.Il Pisa naviga tra i problemi ma ha una classifica nettamente migliore della vostra…Affrontiamo una buona squadra, che nonostante i problemi societari sta riuscendo a lasciarsi tutto alle spalle, si batte con determinazione contro tutte le avversarie. Sarà dura per noi, ma abbiamo bisogno di questi tre punti.È inutile girarci attorno: 6 punti in 8 gare…Sono pochissimi, lo capiamo bene. Il momento è delicato, perchè dopo le prime giornate non siamo riusciti ad ottenere i risultati che volevamo e questo dispiace, anche perchè la classifica non rispecchia i nostri valori.Quali sono le cause?Di sicuro anche l’esonero di Lerda, che ha pagato per tutti, non ha giovato. Però noi siamo sul pezzo, stiamo lavorando, cercando di sistemare le cose che non vanno. Vogliamo uscire quanto prima da questa situazione, basta una vittoria per recuperare un po’ di terreno e ripartire.In questa prima parte lei non ha potuto esprimersi al meglio.Un piccolo infortunio mi ha fermato, non avevo svolto il ritiro con la squadra e al Latina ero un po’ ai margini. Era normale che patissi all’inizio, ora però mi sento bene e dal punto di vista personale posso dire che è stata una partenza positiva. Ho ancora molti margini per migliorare la mia condizione e giocando con continuità raggiungerò presto un livello più alto.Contro il Cesena è arrivato un punto prezioso.Abbiamo disputato una gara equilibrata. Di fronte avevamo una squadra che si trova nella nostra situazione ma ambisce a traguardi più importanti. E ripensandoci, con un pizzico di fortuna e qualche episodio a nostro favore, avremmo potuto sbloccare il match e portarlo pure a casa. L’importante è stato comunque muovere la classifica.Dicevamo che il Pisa sta rendendo nonostante i problemi…Stanno facendo qualcosa di straordinario e riesco a capire abbastanza la situazione, perchè la stessa cosa era successa a me a Bologna, quando ero in A. Il presidente era sparito, fino a dicembre siamo sempre rimasti a metà classifica. Magari queste situazioni portano a cementare il gruppo, che quando scende in campo si lascia tutto alle spalle.Che allenatore è Bisoli?Ha iniziato subito con il piede giusto, l’impatto è stato positivo. Già lo conoscevo, avendolo affrontato parecchie volte da avversario.Cosa vi sta chiedendo?Di fare maggiore densità, restare più compatti. Il reparto difensivo ha sofferto ultimamente, abbiamo tanti infortuni. Ma la fortuna è che formiamo un grande gruppo: non ci sono titolari e chi gioca dà il meglio. Se sono io o Bogdan a scendere in campo, non ha valore; tutti siamo indispensabili per il Vicenza.Scusi, come la mettiamo invece con i gol da fare?Anche domenica abbiamo creato diverse palle-gol, dovremo solo sfruttarle meglio. Sono fiducioso. Intanto non abbiamo subìto col Cesena.In questo momento delicato, è arrivato l’augurio di Roberto Baggio…Mi sono emozionato, e così anche i miei compagni. Non era un messaggio atteso e per questo è stato ancora più bello. E poi Baggio è sempre Baggio.Non è a Vicenza da molto, ma avrà capito che la piazza è calda e qui si chiede un certo tipo di calcio.Porto con onore la R sul petto. Quando non giochi nel Vicenza, fatichi a capirne il significato. Ora che vesto la maglia biancorossa, sento il valore della tradizione e capisco quanto è bello giocare qui.

Ore 14.40 – (Alto Adige) Marco Martin per 6 stagioni è stato il pendolino instancabile dell’FC Alto Adige, chilometri e chilometri macinati sulla fascia, 159 presenze complessive e un posto speciale nel cuore del pubblico bolzanino che generalmente stenta ad affezionarsi a chi passa da queste parti. Ragazzo d’oro col sorriso sempre stampato in faccia ha lasciato il segno fuori e dentro al campo, considerato a ragione il miglior terzino sinistro che abbia mai calcato l’erba del Druso. La sua esperienza a Bolzano si era momentaneamente interrotta nel gennaio 2012, quando rispose alla chiamata in serie B del Pescara di Mister Zeman, parentesi non molto fortunata a livello personale, con una sola presenza dovuta a due infortuni ravvicinati che lo avevano tenuto lontano dal campo per diverso tempo. Dal mare Adriatico è rientrato tra le montagne altoatesine per altre due stagioni, poi l’addio con destinazione Pavia e gli ultimi sei mesi della stagione 2015/2016 passati in prestito a Pordenone. Questa estate la telefonata del Cittadella che aveva appena staccato il biglietto per la serie B e la consapevolezza che quella fosse un’opportunità – probabilmente l’ultima – da prendere al volo. Marco, è arrivato a Cittadella e si è subito preso il posto da titolare: quali sono gli obiettivi stagionali per la sua squadra capolista? «Mi sono trovato fin da subito molto bene, il gruppo è rimasto per la maggior parte composto dagli elementi della passata stagione e i “vecchi” della squadra hanno fatto di tutto fin da subito per far sentire a proprio agio i nuovi arrivati. Siamo partiti alla grande, nessuno si sarebbe aspettato di essere al primo posto dopo otto gare. Da neopromossi ovviamente puntiamo alla salvezza, ma giocheremo partita per partita e più avanti vedremo cosa dirà la classifica». A Pescara ha avuto la soddisfazione della promozione in serie A e l’onore di avere compagni del calibro di Verratti, Immobile, Insigne. A causa dei problemi fisici, però, non è riuscito a mettersi in mostra. Cosa le è rimasto di quella esperienza e si aspettava a 29 anni di poter avere una seconda chance in serie B? «Al di là degli infortuni Pescara ha lasciato il segno, perché oltre al valore dei calciatori con cui dividevo lo spogliatoio ho avuto la possibilità di essere allenato da Zeman ed è stato qualcosa di veramente eccezionale, era un vero maestro. Dopo quella breve avventura – devo dire la verità – ero convinto che la mia carriera sarebbe proseguita sui binari della Lega Pro e pensavo che i mesi a Pescara fossero stati solo un’occasione isolata che non si sarebbe più ripresentata. Credevo di aver perso il treno, insomma. Per fortuna ho fatto molto bene l’ultima parte di campionato della passata stagione a Pordenone e complice il fallimento del Pavia, questa estate mi sono svincolato. Ho ricevuto la chiamata del DS del Cittadella Marchetti e non ci ho pensato due volte». Ha vissuto per sei anni tra Bolzano e Termeno. Cosa le ha lasciato dentro questa regione? Le piacerebbe concludere la sua carriera all’Alto Adige? «Ho sempre detto che per me Bolzano è una seconda famiglia, la mia seconda casa. Inoltre sono ancora in contatto con gli “anziani” della squadra ma posso dire in generale di aver lasciato molti amici in Alto Adige. Personalmente mi auguro di concludere la mia carriera il più tardi possibile, ma sarebbe bello finire proprio all’Alto Adige». Si è sposato con Federica la scorsa settimana e aspettate anche un bambino… «Diciamo che mi sono dato molto da fare nell’ultimo periodo (ride ndr). Io e Federica ci siamo sposati con rito civile, vista l’imminente nascita di Francesco che è prevista per l’11 dicembre. Poi penseremo ad una cerimonia come si deve».

Ore 14.10 – (Gazzettino) Carlo Pelagatti, difensore centrale ex Ascoli e Catania, finora ha giocato in questo campionato cinque volte, di cui tre da titolare, sostituendo sempre Manuel Pascali. L’infortunio capitato sabato scorso all’ex Kilmarnock lo mette in pole position per fare coppia con Scaglia nelle prossime partite. «Non esiste un vice-Pascali -sostiene Pelagatti-, sono state pure coincidenze quelle capitate finora. A Perugia non so se toccherà a me, l’allenatore ci considera tutti titolari e fino all’ultimo ci tiene all’erta sia per l’undici che scenderà in campo, sia per chi subentrerà dalla panchina. Non si può dare niente per scontato».
Gli umbri sono lanciati da tre vittorie nelle ultime gare e saranno un ostacolo non facile da superare. «Abbiamo studiato per bene il Perugia – riprende il ventisettenne nato ad Arezzo- e sappiamo che è una buona squadra che sta vivendo un momento di grande entusiasmo. Noi lo affronteremo con la solita mentalità propositiva cercando la vittoria». L’ex granata Samuel Di Carmine, 14 gol in maglia granata e una doppietta nell’ultima partita con l’Avellino, sarà un brutto cliente. «Lo conosco bene -precisa Pelagatti-, giocava nella Primavera della Fiorentina e io in quella dell’Arezzo. Ha buone qualità, ma oltre a lui c’è Rolando Bianchi e nel Perugia vanno forte gli esterni, Guberti in particolare. Credo che dovremo stare attenti al Perugia nel suo insieme. Sarà una partita fra due squadre in forma». Conterà quindi dall’atteggiamento con il quale il Cittadella scenderà in campo. Sulle due sconfitte rimediate, dice: «Questa settimana abbiamo analizzato per bene la partita con il Frosinone. Sono stati bravi a sfruttare i nostri errori, perchè la nostra prestazione è stata buona. Certo, non bisogna dare la possibilità all’avversario di castigarci. Con il Brescia invece abbiamo regalato il primo tempo, ma se fossimo andati sul 2-1 nella ripresa l’esito sarebbe stato diverso». Sul campionato: «Il Verona si sapeva essere il favorito, le altre due retrocesse, Carpi e Frosinone, stanno risalendo. Le vere sorprese sono le quattro neo promosse». Ieri per i granata ultimo allenamento, oggi alle 11 partenza in pullman per Perugia, dove all’arrivo sarà effettuato solo un “risveglio muscolare”.  Domani alle 15 la partita con arbitro Marco Serra di Torino.

Ore 13.50 – (Mattino di Padova) Carlo Pelagatti, è pronto? «Beh, dovete chiederlo al mister, se giocherò io a Perugia. Lo sapete anche voi che negli allenamenti ci mischia sempre e non si capisce mai chi sarà schierato», sorride il 27enne difensore centrale aretino, all’antivigilia della gara che il Cittadella disputerà domani pomeriggio in Umbria e che sarà diretta dal signor Marco Serra di Torino, designato ieri. «Nel reparto siamo coperti e c’è anche Simone Pasa, che non ha ancora avuto modo di mettersi in mostra, ma che sicuramente avrà le sue occasioni». Ogni volta in cui è mancato Pascali (che dopo lo stiramento rimediato contro il Frosinone dovrà restare ai box per almeno un mese), Venturato ha sempre chiamato in causa lei, a tutti gli effetti più “marcatore” rispetto a Pasa. E di uno che sappia controllare bene gli attaccanti avversari ci sarà bisogno allo stadio Curi, visto che davanti vi troverete la squadra più in forma del momento, reduce com’è da tre successi consecutivi. «Il Perugia non ha iniziato benissimo il campionato, ma, dai video, abbiamo visto che, anche quando non ha vinto, ha sempre espresso un bel gioco. In più adesso ha dalla sua l’entusiasmo per i risultati che ha cominciato a raccogliere». I tifosi granata sono colpiti soprattutto dall’avvio di campionato di Samuel Di Carmine, che sotto le mura è rimasto per due stagioni, siglando anche 14 gol, ma non convincendo del tutto. «Lo conosco da un bel po’ di anni, perché quando io giocavo nella Primavera dell’Arezzo lui era in quella della Fiorentina e ci siamo incrociati spesso. Si vedeva che aveva i mezzi per sfondare, anche se poi, andando avanti, ha pagato il fatto di essere un po’ altalenante nel rendimento. E comunque è uno che ha giocato per la maggior parte del tempo in Serie B, non è l’ultimo arrivato». In ogni caso, non sarà il solo elemento da tenere d’occhio domani. «Certo che no. Nello scorso turno è rimasto in panchina, ma non dimentichiamo che il Perugia può contare su un certo Rolando Bianchi, che ha segnato molto in Serie A. In fascia c’è Guberti, che, scontata la squalifica per il calcioscommesse, è tornato a mettere a disposizione la sua esperienza, e poi in mezzo al campo c’è Dezi, giovane promessa in prestito dal Napoli, che ha i mezzi per affermarsi». Bucchi schiera i suoi uomini con il 4-3-3: dopo le sofferenze patite contro Brescia e Frosinone, incrocerete un altro tridente pericoloso… «Contro il Frosinone abbiamo commesso errori, ma nel complesso abbiamo disputato una buona gara, che non meritavamo di perdere. Li abbiamo analizzati e abbiamo capito che dobbiamo stare più attenti, perché in Serie B non ti perdona nessuno». Questo Cittadella non conosce mezze misure: è l’unica squadra della categoria a non aver mai pareggiato. Lo spirito baldanzoso ha fruttato il primo posto, ma con il Frosinone vi è anche costato il secondo gol dell’incontro. In Umbria potrebbe cambiare qualcosa nel vostro atteggiamento? «Non credo proprio. La nostra mentalità rimane la stessa: vogliamo essere propositivi e fare la partita, in casa come in trasferta, anche se poi occorre sempre capire come si evolve il match e sapersi adeguare». Stamattina Iori e compagni partiranno per Perugia alle 11, in pullman. Non è previsto l’allenamento di rifinitura, ma una seduta di stretching è in programma direttamente in loco nel tardo pomeriggio.

Ore 13.30 – (Corriere del Veneto) L’infortunio di Manuel Pascali, che salterà la partita di domani a Perugia, obbliga Roberto Venturato a una nuova rivoluzione in difesa. Al posto dell’ex Kilmarnock viene naturale pensare che toccherà a Carlo Pelagatti affiancare Filippo Scaglia al centro della difesa. «Sinceramente non so se giocherò io al posto di Pascali — evidenzia Pelagatti — perché di solito il mister mescola le carte e non ci fa capire nulla circa le sue intenzioni. Io sono pronto: se toccherà a me cercherò di dare il massimo per aiutare la squadra. Il Perugia è un avversario orgoglioso e molto attrezzato, in particolare Di Carmine lo conosco bene, quando ero alla Primavera dell’Arezzo lui era in quella della Fiorentina e si vedeva che aveva mezzi importanti. Toccherà a me marcarlo? Non so, come dicevo dipenderà dalle scelte del mister». Ieri altra seduta di allenamento in vista del Perugia. I possibili cambiamenti di formazione dovrebbero riguardare la difesa, con l’impiego di Pelagatti al posto di Pascali, il centrocampo dove Schenetti scalpita per una maglia e l’attacco dove Strizzolo insidia Arrighini. Possibile conferma per Pedrelli, che ha disputato un’ottima partita con il Frosinone e che si gioca il posto con Salvi, rientrato a pieno regime dopo la nascita del figlio avvenuta sabato scorso.

Ore 13.00 – Queste le dichiarazioni rilasciate da Giorgio Zamuner al termine dell’allenamento odierno: “Qual è la situazione? Allo stato attuale si prepara la partita con la Reggiana con mister Brevi, che ha una chance importante per mettere a tacere tutte le voci che sono uscite finora. Ci saranno novità nelle prossime ore? No. Perché non ci si è mossi prima? Perché in questi giorni abbiamo fatto tutte le valutazioni del caso e non bisogna agire in maniera frettolosa. Petrone e Serena? Quando le cose non vanno nel verso giusto è normale sondare altre piste qualora si decidesse di cambiare, ma come fanno tutte le società in questa situazione. Oscar Brevi sa che la proprietà non è contenta e sa di avere un’occasione importante, così come sa che se la “canna” potrebbe essere l’ultima. Abbiamo incontrato dei possibili sostituti? L’avete scritto voi… Ma è normale che per cautelarsi ci si possa muovere di conseguenza. Io in discussione? Non dovrebbe essere così, ma tra virgolette possiamo dire di sì perché le scelte le ho fatte io e sono convinto che possiamo uscirne con Oscar Brevi. Cosa mi aspetto dalla tifoseria padovana? È intelligente e preparata, e quindi mi aspetto che ci appoggerà e ci sosterrà fino al novantesimo, quantomeno dalla Tribuna Fattori. Poi al fischio finale ci applaudiranno se abbiamo fatto bene o in caso contrario ci fischieranno. Di certo mister Brevi lo sa che probabilmente non verrà accolto col tappeto rosso o coi petali di rosa che scendono dalle tribune… La conferma di Brevi una mia vittoria? No, anche la proprietà condivide ciò. Quando abbiamo preso questa decisione? Ieri sera. Anche i giocatori hanno le loro responsabilità? Ovviamente ne hanno alcune! Ma quella di lunedì sera potrebbe essere la situazione ideale per tirar fuori qualcosa in più, anche perché sanno benissimo che stanno indossando la maglia del Padova. Non serve però caricarli, perché la partita con la Reggiana si prepara da sé…”.

Ore 12.50 – (Gazzetta di Reggio) Andrea Bovo, il centrocampista nativo di Mestre arrivato a Reggio in estate ha collezionato185 presenze con la maglia del Padova e lunedì sera giocherà contro il suo passato. La Reggiana è guarita? «Non credo fosse molto ammalata. Due passi falsi con squadre che si chiudono possono capitare. Stavolta sono arrivati i tre punti». Con Andrea Bovo schierato come regista. «Il nostro mister interpreta il modulo con grande elasticità e dinamismo, indipendentemente dalla posizione, pretendendo più attenzione ed una squadra ordinata tatticamente. Chi sta sulla mediana deve saper fare tutto». Lunedì c’è la gara di Padova: cosa significa per lei? «L’emozioni di tornare nello stadio che fu casa mia per cinque anni e mezzo. Lì ho vissuto momenti positivi come la promozione in Serie B e la delusione in un play off perso per la Serie A. Tante gioie che mi hanno portato a diventare padovano di adozione e quando ci sono tornato mi è sempre stata riservata grande accoglienza. Al fischio d’inizio però si penserà solo a giocare». Stesso discorso vale per il suo collega Trevisan? «Siamo due ex che vorranno onorare l’impegno al meglio». Un Padova in crisi di risultati che avversario sarà? «È sempre pericoloso affrontare squadre in periodi così così perché ci metteranno qualcosa in più per uscirne ma, da parte nostra, verrà preparata cercando di imporre i nostri tempi di gioco con la massima intensità perché se andiamo forte siamo difficili da affrontare per chiunque». La chiave tattica? «Aggredirli coi tempi giusti tutti insieme e sviluppare le trame offensive provate in settimana». Teme qualcuno di loro in particolare? «Madonna e Mandorlini sono gli unici con cui ho giocato ed il primo sull’esterno sa fare bene entrambe le fasi. Gli altri li ho sfidati e credo sia una squadra ben attrezzata e con individualità importanti, ora singhiozza un po’ ma va rispettata». Stavolta sarà una trasferta in uno stadio vero. «Ci siamo abituati perché a Reggio giochiamo sempre in un grande stadio e la cornice può contare appena scendi in campo ma poi devi saperti isolare». Reggio e Padova vivono analoghe situazioni con vicini di casa ingombranti come Sassuolo e Cittadella in categorie superiori. «A Padova come qua non manca nulla. Magari questo dualismo potrebbe essere un esempio per stimolarci».

Ore 12.40 – (Gazzetta di Reggio) Il presidente della Lega Pro Gabriele Gravina nelle prossime elezioni dovrà vedersela contro un avversario inaspettato, quell’Alessandro Barilli che è stato numero uno della Reggiana e uno degli esponenti di rango della vecchia governance della lega. Proprio per questo Alessandro Barilli rappresenta un temibile avversario, anche se lo stesso Gravina è fiducioso del lavoro svolto fino ad oggi. Com’è oggi la situazione della lega? «Credo che oggi ci sia una lega matura, cosciente e consapevole di quello che è stato fatto in passato e di quelli che sono i progetti per il futuro». Le elezioni sono confermate per il 24 ottobre? «Aspettiamo la decisione del Tribunale Federale che avverrà nella giornata di oggi considerato l’ennesimo ricorso che è stato presentato in seguito all’assemblea ordinaria che si è svolta nel mese di settembre. Personalmente non vedo i presupposti perché debbano essere rinviate». Si aspettava la candidatura di un avversario? «Sono molto sereno per il lavoro svolto e per la consapevolezza che la Lega Pro ha acquisito. La possibilità di scegliere è un sintomo di democrazia, quindi ora si tratta solamente di una scelta da parte delle società». Conosce il suo avversario Alessandro Barilli? «Ci siamo incontrati e abbiamo sempre avuto un rapporto educato. Abbiamo posizioni politiche differenti poichè lui faceva parte di un consiglio di Lega che io ho screditato, però credo anche che alcuni punti dei nostri programmi siano affini». Ci sono società che le hanno già manifestato il sostegno? «Ci sono molte società che hanno approvato il lavoro svolto fino ad oggi e che per questo mi hanno già manifestato il loro appoggio. Quello che ritengo però fondamentale è che in molti provano grande dissenso nei confronti di quello che è stato il passato della Lega Pro». Vede in Barilli un ritorno alla vecchia governance? «L’ha dichiarato lui stesso che ci sono già stati molti amici che gli hanno manifestato appoggio e, considerato che lui stesso sosteneva la vecchia governance, essendo stato anche consigliere, è normale che sia così». Quali sono i punti di forza del suo programma? «Credo che in questi mesi la Lega Pro sia diventata uno strumento di sintesi che consente alle società di gestirla direttamente. Stiamo portando avanti tantissimi progetti mirati a migliorare il futuro di questa lega». Alessandro Barilli ha dichiarato che serve più attenzione sui giovani? «Dov’è la novità? È inserito anche nel mio programma e io stesso ho introdotto quest’anno il blocco sugli over». Si ritiene oggi in vantaggio? «Credo che sia normale che sia così, anche perchè c’è una notevole differenza di consenso tra il lavoro svolto da questa lega negli ultimi mesi rispetto a quanto fatto in passato dalla vecchia governance». Si avvicina una data importante per le società con le prime scadenze dei pagamenti, siete preoccupati? «Siamo preoccupati in generale, perchè sappiamo che i presidenti stanno facendo enormi sacrifici. Non abbiamo la bacchetta magica e proprio per questo motivo dobbiamo individuare un metodo sicuro per identificare le società che sono in grado di reperire le risorse necessarie per affrontare il campionato».

Ore 12.15 – Qui Guizza: termina l’allenamento.

Ore 12.00 – Qui Guizza: viene data fiducia al 3-5-2.

Ore 11.40 – Qui Guizza: partitella in corso sotto ad un autentico diluvio universale.

Ore 11.20 – Qui Guizza: mix di lavoro atletico e col pallone.

Ore 11.00 – Qui Guizza: Biancoscudati in campo per l’allenamento, guidato da Oscar Brevi.

Ore 10.50 – (Gazzettino) Summit naturalmente incentrato sul sempre più possibile avvicendamento tecnico, tanto che poi appunto nel pomeriggio è decollata la trattativa con Petrone, con il quale c’era stato un primo contatto l’altro ieri. Intanto, sempre ieri restava in attesa di una risposta anche Michele Serena, che si era visto mercoledì sera con il presidente Bergamin e il diggì Zamuner. Un incontro nel quale si era parlato di diverse questioni, il che lasciava pensare che potesse essere percorribile anche la pista di un ritorno del tecnico veneziano, che a Padova ha lasciato un buon ricordo nonostante si fosse ritrovato a vivere l’esperienza più buia della vecchia società biancoscudata culminata con la retrocessione in Lega Pro e la sparizione del club.  Tra le altre soluzioni si era pensato anche a un profilo più di appeal per i tifosi come Eugenio Corini (sotto contratto con il Chievo fino a giugno 2017), ma l’aspetto economico dell’eventuale operazione ha tagliato le gambe a qualsiasi approfondimento.

Ore 10.40 – (Gazzettino) Quella di ieri è stata una giornata particolarmente convulsa, scandita dal tam tam delle voci sulla guida tecnica della squadra e iniziata a metà mattinata con la ripresa degli allenamenti alla Guizza. A dirigere le operazioni sono stati Brevi e il suo staff, sotto gli occhi di Zamuner appostato a bordo campo, spesso tra l’altro occupato al telefono. Un allenamento comunque più lungo del solito se si considera che è durato quasi un paio d’ore, al termine del quale il direttore generale si è intrattenuto per mezz’ora insieme al tecnico. Top secret il contenuto della conversazione, dopo la quale mentre Brevi si è fermato al ristorante del centro sportivo al pari dei colleghi dello staff, Zamuner ha lasciato l’impianto dato che aveva appuntamento con il presidente Bergamin, e via telefonica anche con l’amministratore delegato Roberto Bonetto che si trova in Indonesia per motivi di lavoro e farà rientro a Padova lunedì in tempo per assistere alla sfida con la Reggiana in programma in notturna.

Ore 10.30 – (Gazzettino) Manca l’ufficialità, ma Oscar Brevi sembra essere a un passo dall’addio al Padova. Il candidato forte per rimpiazzarlo è stato individuato in Mario Petrone, con il quale dovrebbe essere andato in scena ieri pomeriggio un incontro a Milano con il presidente Giuseppe Bergamin e il direttore generale Giorgio Zamuner. Nell’occasione sarebbe stato raggiunto un accordo di massima con l’allenatore napoletano: contratto con scadenza a giugno 2018, e la presenza di un’opzione per la stagione successiva nel caso il Padova dovesse ottenere la promozione in serie B. A questo punto resterebbe da sciogliere il nodo dell’attuale rapporto che lega ancora Petrone con l’Ascoli (contratto fino a giugno 2017), dopodiché ci sarebbero tutti i presupposti per poter sposare la causa biancoscudata. Tra l’altro Petrone era stato già sondato da Zamuner come uno dei papabili ad approdare all’ombra del Santo, e conosce a fondo i giocatori in rosa, tra i quali in passato ha già allenato Altinier all’Ascoli ed Emerson ai tempi della Nuorese. Con il suo arrivo la squadra quasi certamente cambierebbe anche disposizione tattica in campo: non più difesa a tre, ma a quattro.

Ore 10.20 – (Gazzettino) Dieci punti in otto partite, frutto di due vittorie, altrettante sconfitte e quattro pareggi. Dal 2000 a oggi solo in due occasioni il Padova aveva raccolto un bottino più basso. È successo nella stagione 2001-02 in cui la squadra in C1, guidata da Franco Varrella e fresca di promozione, collezionò solo quattro pareggi. Inevitabile il cambio in panchina, con l’arrivo di Pierluigi Frosio e la successiva conquista di una tranquilla posizione di metà classifica. È invece andata decisamente peggio nel torneo di B 2013-14, finito con la retrocessione in Lega Pro e la mancata iscrizione al campionato. Per il Padova, allenato da Dario Marcolin, sei sconfitte un pareggio e un’unica vittoria, 3-2 con il Varese al debutto del suo sostituto Bortolo Mutti, per un totale di quattro punti.

Ore 10.10 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “Si sono persi tre mesi e messo, evitate di sbagliare ancora”) Scelta non facile, quella a cui sono chiamati Bergamin, Bonetto e Zamuner, ma la gestione di giornate come queste sul piano della comunicazione, va detto e sottolineato con il pennarello rosso, ha lasciato e lascia molto a desiderare. E offre una chiave di lettura disarmante: la dirigenza del Padova non era assolutamente preparata ad una crisi del genere, convinta (e in alcune componenti lo è ancora) di poterne uscire al meglio con l’attuale tecnico. Lo sconcerto provato a San Benedetto martedì, e ammesso con frasi schiette sia nel dopo-gara che il giorno successivo, si sarebbe dovuto tradurre in scelte operative convinte e sicure: insomma, sul tavolo di discussione ci saremmo aspettati varie opzioni per giungere ad individuare già il giorno dopo il profilo migliore per la panchina. Niente di tutto ciò, invece. Il risultato è che si sono persi 3 mesi e mezzo, compromettendo un avvio di campionato (e prima la Tim Cup) su cui si puntava molto. Ed ecco le conseguenze che il cambio comporterà: investimenti economici superiori, nuovi interventi sul “mercato” a gennaio, idee tattiche diverse e un gruppo costretto a ripartire da zero (il che, forse, non è detto che sia proprio un problema). I tifosi sono giustamente preoccupati e delusi. Se alla B&B va riconosciuto il merito di aver creduto nella rifondazione del Biancoscudo, altrimenti il calcio alle nostre latitudini sarebbe sparito, è sulla capacità di compiere il salto di qualità, una volta approdati al professionismo, che adesso le perplessità sono giustificate. Nelle prime due stagioni tanto di cappello, in questa i limiti sono emersi subito in modo vistoso. Nessuna fretta, certo, presidente, ma perlomeno evitate di sbagliare ancora. Le “rivoluzioni”, come avete visto, spesso non pagano, anzi diventano pericolosi boomerang.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) I fatti, in ogni caso, sono questi: mercoledì sera, nei dintorni di Mestre, Bergamin e Zamuner hanno incontrato Michele Serena, 46 anni, libero da impegni e con un passato sulla panchina del Padova, purtroppo per lui sfortunato (stagione 2013/14, retrocessione dalla Serie B). Cena, lunga chiacchierata, analisi del parco-giocatori e stretta di mano, con la promessa da parte del d.g. di risentirsi il giorno dopo, vale a dire ieri. Non si è parlato di soldi, e neppure della durata del contratto, ma per il tecnico veneziano anche firmare sino a giugno non costituirebbe un problema. Nella tarda mattinata di ieri, dopo l’allenamento alla Guizza, Zamuner ha raggiunto il presidente e con lui si è spostato a Milano, dove i due si sono visti con Mario Petrone, 43 anni, ancora sotto contratto con l’Ascoli, da cui è stato esonerato nel novembre 2015. Il contatto con l’allenatore campano c’era già stato a giugno, quando si trattò di scegliere il successore di Bepi Pillon, con cui non era stata trovata un’intesa per proseguire la collaborazione. Petrone, che giustamente non vuole rinunciare ai soldi garantitigli dalla società bianconera sino a giugno 2017, aveva chiesto allora tre anni di “vincolo” con i biancoscudati, ricevendo in cambio un cortese ma fermo “no”. Ora sarebbe disposto a guidare il Padova con un contratto sino al giugno 2018, ma prima deve “liberarsi” dal legame con l’Ascoli, dove guadagna bene (circa 200 mila euro l’anno). I marchigiani, che hanno tutto l’interesse a rescindere, gli devono dunque garantire una buonuscita e, sin quando non ci sarà l’ok, Petrone non potrà ritenersi libero da impegni. Ecco, dunque, la necessità di aspettare oggi per capire che cosa succederà su questo fronte. In attesa dell’annuncio. I giorni che separano il Padova dalla partita di lunedì si riducono a tre, per cui, se è vero che, come sostiene il presidente, non bisogna giungere a «decisioni affrettate», è altrettanto certo che nel calcio, quando ti convinci della necessità di svoltare, non puoi stare molto a tergiversare. Ragion per cui anche le prossime ore saranno vissute sul filo dell’incertezza sino a quando i dirigenti biancoscudati non avranno stabilito che strada imboccare. In sintesi: Petrone è in pole position, ma se non trovasse l’intesa con l’Ascoli salirebbero prepotentemente le quotazioni di Serena. Gli altri, da D’Aversa a Torrente e Scazzola, sono fuori gioco. Prima comunque è necessario attendere la comunicazione ufficiale dell’esonero di Brevi. Il quale si ripresenterà ancora alla Guizza alle 11 per dirigere l’allenamento? Tutto, a questo punto, è possibile.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Il Padova è in piena crisi, sul campo da gioco e in società. Il suo allenatore, Oscar Brevi, è sulla graticola, per i risultati deludenti raccolti in otto giornate di campionato (2 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte, 10 punti all’attivo e decimo posto in classifica), e la proprietà del club, palesemente scontenta, è perplessa sul da farsi. Quando sembrava imminente, dopo la sconcertante prestazione di San Benedetto del Tronto, l’esonero dell’allenatore con cui si è iniziata la stagione, l’indecisione è tornata a farla da padrona nella stanza dei bottoni di viale Nereo Rocco. Emblematico il messaggio telefonico arrivatoci dopo le 21 di ieri, firmato Bepi Bergamin: «Non ci sono novità di rilievo. Come ho già detto, le decisioni affrettate possono produrre effetti negativi. Non voglio essere condizionato dalle pressioni esterne. L’attuale allenatore del Padova è ancora Brevi. Buona serata». Dunque, un’altra notte è trascorsa (e siamo alla terza) alla ricerca dell’idea migliore per provare a raddrizzare una barca che è già sott’acqua e al cui timone c’è, di fatto, un nocchiero delegittimato agli occhi di tifosi, addetti ai lavori e soprattutto giocatori. Incontri con Serena e Petrone. Quell’«ancora» del patron riferito a Brevi lascerebbe intendere che oggi dovrebbero arrivare le novità auspicate. Ovvero: esonero del mister e annuncio del nome del successore. Il condizionale è d’obbligo, però, perché il d.g. Giorgio Zamuner (come riferiamo a parte), cui spetta una parola importante in merito, continua a perorare la causa di Brevi, a cui lo lega una sincera amicizia. Gli vorrebbe concedere un’altra chance, in sostanza, quella della partita con la Reggiana di lunedì sera. Andiamo a sensazioni: Bergamin sarebbe intenzionato a cambiare, l’a.d. Roberto Bonetto (in Indonesia per motivi di lavoro), con il quale è in costante contatto, è l’uomo che gestisce la cassa, e il dover pagare un nuovo allenatore potrebbe averlo spinto a chiedere al socio storico di non agire d’impulso, ma di valutare bene tutti i pro e i contro della situazione.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) L’allenamento. La seduta sul campo centrale della Guizza è durata un’ora e trequarti: incredibilmente lunga, sia per il clima che ovviamente si avvertiva, sia perché nelle ultime settimane mai la squadra aveva lavorato così tanto: un’ora, un’ora e un quarto al massimo, era sempre stata questa la tabella seguita. Stavolta, dopo un’intensa fase di esercizi atletici, la squadra è stata impegnata prima con una fase di possesso palla, poi con una partitella a campo ridotto, senza gli unici due assenti, ovvero Neto Pereira e Dettori. Al termine tutti liberi, e appuntamento fissato per questa mattina alle 11, di nuovo al Centro sportivo di via Gozzano. Il confronto. Mentre i giocatori lasciavano il Centro, andava in scena il confronto tra lo stesso Brevi e Giorgio Zamuner. Oltre mezz’ora di discussione, a bordocampo, tra tecnico e direttore generale: ufficialmente si è parlato del match perso a San Benedetto del Tronto, del lavoro da fare e delle contromisure da attuare nel caso in cui Brevi sia ancora in panchina lunedì contro la Reggiana: argomenti ben lontani dalla possibilità di un esonero imminente. Zamuner, infatti, al presidente Bergamin, durante il viaggio avvenuto nel pomeriggio a Milano per incontrare Mario Petrone, avrebbe ribadito la propria fiducia nell’allenatore milanese e l’intenzione di dargli un’ultima chance contro gli emiliani. Il nome di chi oggi dirigerà la seduta di allenamento alla Guizza rimane comunque a tutti gli effetti un mistero.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Definirla una giornata inusuale sarebbe riduttivo. Quella di ieri è stata una mattinata paradossale, tra l’allenamento del mattino, diretto alla Guizza da Oscar Brevi come se nulla fosse successo, e il confronto con il direttore generale biancoscudato che, se possibile, ha avvolto ancora più nel mistero la già instabile situazione tecnica. Niente da dire. Come da programma, dalle 10 in poi i giocatori del Padova hanno cominciato ad arrivare alla spicciolata al Centro sportivo Geremia. E Brevi era già lì ad attenderli: un allenatore con la spada di Damocle dell’esonero pronta a cadergli in testa da un momento all’altro di fronte ad un gruppo che si stava presentando in campo dopo aver letto sui quotidiani che quello stesso mister, di lì a poche ore, avrebbe anche potuto essere sollevato dall’incarico. Bocche cucite e sguardi bassi: così è cominciata la settimana che porta alla sfida serale di lunedì prossimo con la Reggiana. Il discorso. L’unico a parlare, in fin dei conti, è stato proprio il tecnico. Era rimasto chiuso nello spogliatoio sino a pochissimi minuti prima dell’inizio della seduta, tanto che qualcuno dei presenti (pochi, visto che i tifosi si contavano sulle dita di una mano) ormai s’era posto anche il dubbio circa la sua effettiva presenza. Proprio prima che la seduta cominciasse, però, Brevi è uscito, ha radunato in cerchio i giocatori e s’è posizionato al centro del gruppo: è stato da qui che ha proferito alcune veloci parole, girandosi di tanto in tanto per guardare negli occhi, prima l’uno e poi l’altro, i giocatori della sua squadra.

Ore 09.10 – (Corriere del Veneto) La proprietà e la dirigenza di viale Rocco hanno scelto, sorprendentemente, di non esonerare subito Brevi nonostante sia chiara ormai a tutti la volontà di cambiare guida tecnica. Facendo dirigere la seduta di ieri al suo vice Andrea Bergamo, probabilmente si sarebbero evitati imbarazzi palesi ieri alla Guizza, dei giocatori e ovviamente dell’allenatore milanese. Perché nella giornata di ieri si sono diffuse voci di ogni tipo di contatti con vari allenatori. Fra cui Michele Serena, contattato nella notte tra mercoledì e ieri e che, pare, ancora essere in corsa per la successione di Brevi nel caso in cui saltasse l’accordo con Petrone. Ci sarebbe pure un nome a sorpresa, che potrebbe spuntare dietro le quinte, un po’ come fu il tentativo per Filippo Inzaghi compiuto in estate. Qualcuno ha pensato ad Andrea Mandorlini, attualmente sotto contratto con il Verona, in ottimi rapporti con il dg Zamuner e con il figlio Matteo che da quest’anno è in biancoscudato, ma non è stato possibile avere conferme in merito a questa pista. Anzi, a precisa richiesta sono arrivate soltanto smentite. Il compenso percepito all’Hellas da Mandorlini, inoltre, è tale da allontanare qualsiasi «pensiero impuro» che eventualmente possa essere balenato dietro le quinte alla proprietà. In questa situazione, bisogna soltanto attendere. Con la speranza che si faccia in fretta, perché l’Euganeo che attende la squadra lunedì sera di sicuro non sarebbe tenero con Brevi, se sarà ancora in panchina con la Reggiana. Situazione davvero complessa, non c’è che dire.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) Giornata surreale, quella vissuta ieri a Padova. Il sunto estremo: Oscar Brevi non è ancora stato ufficialmente esonerato, ha diretto la seduta mattutina alla Guizza ma in pratica non ha futuro all’ombra del Santo, neppure nell’immediato. Perché? Presto detto. Ieri, in gran segreto, il dg Giorgio Zamuner e il presidente Giuseppe Bergamin hanno ufficialmente intavolato la trattativa con Mario Petrone, già sondato ben due volte nelle ultime 48 ore. A ieri sera la situazione raccontava di un accordo raggiunto tra l’allenatore campano (reduce da tre promozioni alla guida di Santarcangelo, Bassano e Ascoli prima di essere esonerato dal club marchigiano) e il Padova. Mancava, però, ancora l’ultimo tassello fondamentale, ossia la buonuscita dall’Ascoli, club con cui Petrone è sotto contratto. Ballano circa 30-40 mila euro e l’impressione è che si farà di tutto per trovare un’intesa, con il club marchigiano che dovrebbe avere tutto l’interesse a favorire una soluzione condivisa. P

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Ore 08.30 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Maglietteveloci.it, Box Uomo, Studio Pignatelli Netstore, Birra Antoniana, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

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