Live 24! Padova, è il giorno del “rompete le righe”: chiusura mesta dopo il quarto posto stagionale…

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Ore 20.00 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) I tempi saranno stretti, le consultazioni sono previste per i prossimi giorni. C’è da aspettarsi che, anche quest’anno, a Bassano il toto allenatore andrà avanti per alcuni giorni, anche se in questo momento la panchina giallorossa risulta vacante. In un primo momento sembrava che si dovesse attendere il ritorno di Stefano Rosso dagli Stati Uniti, ad oggi previsto per metà del mese di giugno, per tirare le somme. Ma non sarà così. Ci potrebbe volere poco più di una settimana, per arrivare al prescelto, l’idea base è quella di annunciare il nuovo tecnico giallorosso per il 3 giugno. Per il momento ci sono soltanto rumors, come quelli che accostano Mario Petrone al club di Renzo Rosso. L’allenatore campano è stato visto e fotografato sabato a Reggio Emilia accanto al dg Werner Seeber, in occasione della partita valevole per il secondo turno dei playoff contro la Juve Stabia. I rapporti con la proprietà sono buoni, ma non sembra essere la pista più calda. L’ipotesi su Carlo Sabatini, già valutato in passato, è stato accantonata, mentre non trovano conferme le voci di ieri che ipotizzavano che fosse finito nel mirino del Bassano Antonio Filippini. L’identikit del profilo cercato porta a un tecnico ancora giovane, ma già con una certa esperienza. […]

Ore 19.30 – (Giornale di Vicenza) Se Renzo e Stefano Rosso vogliono nuovamente un Bassano rock, allora la scelta del chitarrista Antonio Filippini in panchina è certamente quella giusta. Il problema semmai è che l’allenatore rocker piace a tanti. Bresciano, 44 anni da compiere il 3 luglio, Antonio Filippini è gemello di Emanuele con cui ha compiuto la medesima trafila calcistica a sgobbare in mezzo al campo condividendo quasi sempre le stesse squadre (Brescia, Lazio, Treviso, Palermo e Livorno in A, con la variabile Bologna per Emanuele). Entrambi hanno poi intrapreso il percorso di tecnico cominciando nelle giovanili vicino a casa (a Brescia e al Feralpi Salò). Poi Antonio, quello nel taccuino dei giallorossi, due anni fa ha preso da subentrante un Lumezzane agonizzante trascinandolo alla salvezza senza spareggi dopo una straordinaria rimonta e nonostante il ko col Bassano al Mercante. Conferma a furor di popolo la scorsa estate per chi al debutto su una panchina professionistica aveva così bene impressionato e nuova partenza sprint (2-1 al Bassano a settembre), eppure inspiegabile esonero da parte della società dopo poche settimane. Col senno di poi (e pure con quello di prima), gran pensata visto che i valgobbini senza di lui sono a un passo dalla retrocessione in D e se non vincono domenica il playout a Teramo ci vanno sparati. Il sogno neppure tanto segreto di entrambi è quello di allenare tutte e due la stessa squadra («Ma nessuno vuole fare da secondo all’altro»). Se Bassano non arrivasse ad Antonio potrebbe sempre ripiegare sul gemello Emanuele che ha appena vinto i playoff di D coi lombardi del Ciliverghe Mazzano, in lizza per il ripescaggio in Lega Pro. In ogni caso Antonio Filippini è nel mirino del Brescia in B che ha pensato a lui per rilevare il partente Gigi Cagni. Ma all’emergente Filippini pensano in parecchi: Bassano e Arezzo in terza serie. In coda c’è poi la Triestina, praticamente sicura di essere recuperata tra i professionisti. Naturalmente Brescia per ovvi motivi affettivi e non solo di categoria superiore è in vantaggio nella corsa al trainer, ma se non altro Bassano è davanti ad Arezzo e Triestina nelle preferenze di Antonio. Quanto a Mario Petrone, invece, è in cima nelle preferenze dei tifosi che l’hanno avvistato nei giorni scorsi in città, ma è nel taccuino pure del Padova. Curiosamente gli ex giallorossi vanno via come il pane nell’habitat biancoscudato, visto che lo stesso Tonino Asta è nel mirino. […]

Ore 19.00 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) E ora i playoff diventano un affare per sole grandi firme. Gli ottavi di finale che sono stati disputati in contemporanea mercoledì sera hanno scremato il gruppo, tagliando fuori dal salotto buono della Lega Pro le piccole città e i paesi. Sono rimasti solamente prestigiosi capoluoghi di provincia, belle città e nomi importanti, per un vero giro d’Italia del pallone, che trasforma la fase finale della stagione in un vero e proprio torneo nazionale. Il Pordenone rappresenterà la città più a Nord rispetto a tutte le altre, nonché la meno popolosa tra quelle rimaste in corsa verso la promozione in B. Scendendo di qualche grado di latitudine ecco Alessandria, capoluogo dell’omonima provincia al centro del triangolo Milano-Torino-Genova. Segue Parma, con la sua storia di serie A e il suo blasone, che però condivide il primato regionale con i nemici storici della Reggiana. L’altra regione più rappresentata è la Toscana, con due squadre che hanno centrato i quarti di finale dei playoff: Lucca e Livorno. […]

Ore 18.30 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) A chi era dedicata quella frase sibillina e polemica? L’indirizzo dell’esternazione di Rachid Arma sembra portare non lontano dagli uffici del Centro sportivo De Marchi. Senza però notizie ufficiali. Quel pensiero, espresso dal bomber dopo la vittoria al Bottecchia sulla Giana, «dedicato a chi dà fastidio il fatto che io sia musulmano», resta un peso che finisce per gravare sul successo. Comunque, non arrivano altri commenti diretti. Lo stesso attaccante, all’immediata richiesta di spiegare la critica, ha preferito non aggiungere altro. Il gesto d’inginocchiarsi e piegarsi a terra dopo aver segnato, finito elevando le braccia al cielo, non era né casuale né orientato verso la Mecca. […] C’è chi sussurra che l’episodio sia successo dopo l’andata, davanti agli spogliatoi di Gorgonzola, completo di botta e risposta. L’impressione è che il futuro di Arma al Pordenone sia ancora di poche settimane. Annunciato ufficialmente a fine giugno 2016 dopo le esperienze con Reggiana e Pisa, ha un contratto biennale, quindi sarebbe legato al club neroverde sino al giugno 2018. Si sa che i contratti valgono se tutte e due le parti vogliono che siano rispettati, vedasi caso Mandorlini durante il ritiro, come l’ipotesi futuribile per mister Tedino. Pertanto non è affatto da escludere che Rachid Arma non sia più un attaccante dei ramarri nel prossimo campionato, indipendentemente dai motivi di fede.

Ore 18.00 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) I lupi della Sila sulla strada dei ramarri verso il concentramento delle finali a quattro di Firenze (13-17 giugno). Così ha deciso l’urna della Lega Pro, dalla quale ieri pomeriggio è uscita la pallina del Cosenza, abbinata a quella del Pordenone. Gara uno si giocherà mercoledì 31 maggio (20.30), al Bottecchia. Il ritorno domenica 4 giugno, in orario ancora da stabilire. In caso di parità nel doppio confronto non peserà più la miglior posizionata in classifica al termine della regular season, come nelle precedenti fasi. Si giocheranno invece due tempi supplementari di 15′ ciascuno ed eventualmente si batteranno i calci di rigore per decidere la qualificata alle semifinali. La vincente dovrà poi scontrarsi al Franchi in semifinale con chi avrà avuto la meglio nel quarto che opporrà Parma e Lucchese. Sono stati evitati per il momento i quattro top team: Parma, Alessandria, Lecce e Livorno. Tutto sommato quindi è andata bene, anche se i risultati dei sedicesimi e degli ottavi hanno dimostrato che la predestinazione dei club che vantano storia, blasone e potenza economica non sempre è garanzia di successo. Uno di questi non arriverà di certo a Firenze, visto che il sorteggio di ieri costringerà a scontrarsi nei quarti Lecce e Alessandria. Gli altri due abbinamenti sono appunto Parma-Lucchese e Livorno-Reggiana. I cosentini sono detti anche Bruzi (Brutia me genuit, ovvero La Bruzia mi generò, è la frase riportata originariamente sullo stemma del Cosenza). Secondo una delle ricostruzioni storiche, sarebbero stati bruzi i soldati della Decima Legio Fretenis, comandati da Ponzio Pilato, che hanno crocifisso Cristo sul Calvario. Così sostengono e rimproverano loro, fra gli altri, i vicini di Lucania e Puglia. Bruno Tedino, a volte, dà proprio l’impressione di sentirsi un po’ martire, ma in questo caso pare intenzionato a non salire sulla croce. «Il Cosenza afferma è squadra esperta e fortissima in attacco. Del resto, quando arrivi fra le prime otto tutti gli avversari sono temibilissimi. Noi però puntiamo a salire ancora più in alto, al concentramento di Firenze, sapendo che dovremo mantenere umiltà, spirito di sacrificio e coraggio. Avremo l’handicap di dover affrontare gara due in trasferta, ma se vogliamo stupire ancora dobbiamo essere in grado di superare ogni difficoltà». […]

Ore 17.30 – (Messaggero Veneto) L’entusiasmo in città per il Pordenone ha toccato picchi mai raggiunti. Mercoledì sera, in occasione della gara con la Giana Erminio, i tifosi si fatti sentire come forse mai prima. Durante la partita e anche dopo, nell’anti-stadio: i giocatori, che passavano per andare a salutare i familiari sono stati accolti come delle divinità, con Luca Cattaneo coinvolto da parte degli ultras nel lancio di un coro. La comunità si sente forte grazie ai risultati sportivi della squadra di calcio: un sentimento, nato nel 2013-2014 con la vittoria del campionato di serie D, che si sta rafforzando sempre di più. Vista la lontananza della prossima trasferta e l’orario in cui si gioca, è nata da parte dei supporter neroverdi l’idea sui social network di allestire un maxischermo in piazza XX Settembre per assistere nel cuore della città la partita di ritorno col Cosenza, in programma alle 20.30 di domenica 4 giugno. Sempre ieri, il profilo Facebook del Pordenone è stato invaso da messaggi e commenti relativi al momento d’oro che sta vivendo la squadra, approdati ai quarti di finale dei playoff di Lega Pro dopo una chiusura di stagione regolare sulle gambe. Si parla di poco altro, in città, tanto che sembra di essere tornati ai livelli di Pordenone-mania al maggio dell’anno scorso, quando il gruppo di Tedino stava preparando le semifinali della post-season al cospetto del Pisa (poi perse). […]

Ore 17.00 – (Messaggero Veneto) Una frase che ha fatto scalpore, e che ha anche un po’ rovinato il clima di festa nell’immediato dopo-partita con la Giana Erminio, gara vinta brillantemente dal Pordenone e valsa il passaggio ai quarti di finale dei playoff di Lega Pro. «Dedico il gol a chi dà fastidio che sia musulmano», le parole pronunciate da Rachid Arma, tornato a segnare dopo mesi d’astinenza. Parole pesanti, alle quali però il bomber non ha voluto aggiungere altro.Nella giornata di ieri sono circolate numerose voci sulla causa di una simile uscita e sui destinatari della frase stessa. Si è parlato anche dello sfogo di qualcuno dopo il gravissimo attentato di Manchester. Il presidente Lovisa, in merito, si è limitato ad affermare che per la società il caso è chiuso, che Arma deve pensare a giocare e a fare gol e che l’episodio non avrà strascichi.Ecco, al di là di tutto l’importante è proprio questo: che l’episodio non abbia strascichi e che il centravanti sia in grado di affrontare con la dovuta serenità le prossime due partite (ed eventualmente le successive): il Pordenone per la doppia sfida al Cosenza recupererà Burrai, che ha scontato i tre turni di squalifica, ma non avrà ancora Berrettoni. È dunque fondamentale avere Arma al massimo della forma, fisica e mentale. […]

Ore 16.30 – (Messaggero Veneto) Alcuni tifosi neroverdi pensano che il sorteggio sia stato benevolo, visto che si sono evitate Parma, Alessandria e Lecce. Tuttavia l’avversario che il Pordenone si trova di fronte non è per nulla uno sparring-partner. È una squadra forte, costruita per vincere, il Cosenza. Sulla carta, almeno in campionato, ha raccolto meno di quanto si aspettava, concludendo al settimo posto con 55 punti e tredici sconfitte. Tuttavia nella post-season la squadra rossoblù si è scatenata: ha mandato fuori la Paganese senza alcun problema (2-0, doppietta di Mungo) e spedito a casa il Matera, che aveva chiuso la regular season al terzo posto e aveva raggiunto la finale di coppa Italia (persa poi col Venezia). Successo per 2-1 all’andata (Blondett e Statella i marcatori) e 1-1 al ritorno, questo ha detto il doppio confronto con i lucani. Come si è visto, nei playoff il Cosenza ha sfruttato alla perfezione il fattore-campo, lo stadio cioè intitolato al grande Gigi Marulla, scomparso prematuramente a 52 anni a causa di un infarto. […] La squadra gioca con il 4-4-2 e ha in Domenico Statella il suo punto di forza: classe 1988, ala destra, ex serie B con Bari e Pro Vercelli, è reduce dal suo miglior campionato dal punto di vista realizzativo (12 gol). Occhio anche ad Alain Baclet (’86), punta, reduce da 24 reti nelle ultime due stagioni e giocatore che il Pordenone ha incontrato nel 2014-2015 quando giocava con la Pro Patria.

Ore 16.00 – (Messaggero Veneto) Sarà il Cosenza la rivale sulla strada del Pordenone verso le final four del Franchi e la serie B. La squadra di Tedino giocherà con i calabresi i quarti di finale di Lega Pro, in programma nella doppia sfida di andata e ritorno: gara-1 il 31 maggio al Bottecchia e il ritorno al Marulla il 4 giugno (entrambi i match alle 20.30). Questo l’esito del sorteggio, tenutosi ieri nella sede della terza serie a Firenze. Se i neroverdi dovessero avanzare, incontrerebbero in semifinale (da disputarsi il 13 o il 14 giugno) la vincente dell’incontro Parma-Lucchese (tutte e due le partite alle 20.30). La finale, lo si ricordi, è in calendario il 17 giugno e l’intera final four si disputerà allo stadio Franchi di Firenze. […] A rappresentare la società a Firenze ieri c’erano il dirigente Pasquale Morlino, l’addetto stampa Marco Michelin e il segretario generale Francesco Rosanda. Ha marcato visita il presidente Mauro Lovisa, che ieri aveva annunciato la sua presenza nel capoluogo toscano in diretta tv. Ha seguito in streaming il sorteggio Bruno Tedino, tecnico neroverde. “Il Cosenza – ha detto – è una squadra molto esperta e fortissima davanti. Ci dispiace non poter giocare la seconda in casa, ma se vogliamo stupire ancora dobbiamo superare anche questa difficoltà. Siamo nelle otto squadre più forti e puntiamo ad arrivare ancora più in alto, sapendo che dovremo avere umiltà, spirito di sacrificio e coraggio”. Per il Pordenone sarà la prima volta nella sua storia al cospetto dei rossoblù: un’altra novità in questo biennio che ha riscritto i quasi 100 anni di esistenza del club di via Stadio.

Ore 15.30 – (Gazzettino, edizione di Venezia) «Il triplete? Sarebbe qualcosa di unico, vogliamo essere i primi a centrarlo in Europa prima che lo faccia la Juventus». Anche alla vigilia degli ultimi 90′ della stagione Pippo Inzaghi spinge il suo Venezia a puntare al massimo. Domani contro il Foggia (ore 16.30) il Penzo non sarà il National Stadium di Cardiff, ma ugualmente la Supercoppa di Lega Pro stuzzica l’appetito per provare a chiudere con un altro trionfo. «Siamo costretti a battere il Foggia, ma quello che può essere un handicap sono certo che ci spingerà a fare la partita, come sempre la motivazione del tecnico lagunare . Giocare davanti al nostro pubblico può fare la differenza, dalla Puglia saliranno numerosi (circa 480 sui quasi 2000 biglietti venduti finora, ndr) e mi auguro che gli arancioneroverdi riempiano lo stadio perché proprio non possiamo essere da meno». Un’incognita è la sosta di quasi due settimane dopo il successo per 2-1 a Cremona. «Pure lì i miei giocatori sono stati sorprendenti, una volta ancora hanno dimostrato di non aver mai mollato di un centimetro. Sarà così anche domani, dobbiamo far leva sulla gioia di poter essere gli unici ad anticipare la Juve vincendo la terza competizione alla quale partecipiamo». […]

Ore 15.00 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) Pillole di giornata dal quartier generale arancioneroverde: 2100 biglietti venduti per Venezia-Foggia, ben 477 per il settore ospite, una degna cornice per la finale di Supercoppa in programma sabato alle 16,30 allo stadio Penzo, che potrebbe regalare il terzo trofeo stagionale a Pippo Inzaghi. I rumors sull’allenatore accostato ancora con insistenza al Sassuolo, la voglia di Superpippo di chiudere al top la stagione, varie ed eventuali a un giorno dall’ultimo match. «Sarebbe bellissimo regalare il terzo trofeo ai nostri tifosi — spiega Inzaghi nell’antivigilia del match — vogliamo mettere la ciliegina sulla torta a questa cavalcata. Affrontiamo una squadra fortissima come il Foggia ma cercheremo di fare l’ultimo sforzo e di chiudere alla grande, dopo che abbiamo già vinto campionato e Coppa Italia». E ancora: il futuro di Giorgio Perinetti che rimane legato a un prolungamento contrattuale recapitato nei giorni scorsi sul tavolo del ds, ma soprattutto alle decisioni del presidente Joe Tacopina, del quale si attende l’arrivo a Venezia a metà della prossima settimana per programmare nei dettagli la prossima stagione. Perinetti e Inzaghi vogliono conoscere le intenzioni del presidente, per capire di conseguenza come muoversi. […]

Ore  – (La Nuova Venezia) Un’altra festa dei tifosi arancioneroverdi con il passaggio dei giocatori al club Alta Marea, l’altra sera all’F30, il locale ai piedi del ponte di Calatrava, a due passi dalla stazione di Santa Lucia. Tante foto, tanti autografi e grande disponibilità da parte dei portieri Vicario e Facchin, dei difensori Modolo e Zampano, dell’attaccante Falzerano, accompagnati dall’ “ambasciatore” Paolo Poggi, che ha sempre un rapporto speciale con i tifosi. […]

Ore 14.30 – (La Nuova Venezia) Il count-down verso l’ultimo appuntamento della stagione è scattato: domani allo stadio Penzo arriva il Foggia, per l’atto finale della Supercoppa di Lega Pro. Il Venezia prova a conquistare un altro trofeo. Inzaghi ha solo Malomo indisponibile, ritorna Galli, che ha scontato a Cremona il turno di squalifica. «Proveremo a conquistare anche la Supercoppa di Lega Pro» parole di Pippo Inzaghi nella conferenza stampa di ieri , «ma con leggerezza. La nostra stagione è già straordinaria con la conquista della Serie B e della Coppa Italia, ma è sempre belle festeggiare, soprattutto se si gioca davanti ai nostri tifosi». Buona la risposta dei tifosi con circa duemila tagliandi venduti, anche se 477 sono stati acquistati dai sostenitori rossoneri. Il Venezia avrà un solo risultato a disposizione per aggiudicarsi il trofeo. «Dovremo fare noi la partita, ma questo non mi preoccupa, l’abbiamo sempre fatto dall’inizio della stagione. Il Foggia? Credo che sia con il Parma la squadra più forte che il Venezia abbia trovato quest’anno sulla sua strada. Il Foggia cercherà il double, dopo aver vinto il campionato, noi lo abbiamo già centrato, proveremo a fare il triplete, magari precedendo di qualche giorno la Juventus. Sarebbe fantastico». […] La trasferta negli Stati Uniti implica una modifica del programma del precampionato, a cominciare dalle date e dalle sedi del ritiro. Non sarà infatti possibile ritornare a Piancavallo, non potendo conciliare date e presenze. «Nel giro di una settimana riusciremo a definire il programma nei dettagli» spiega il direttore generale Dante Scibilia, «peccato perché Piancavallo era una bella soluzione. Comunque abbiamo tre-quattro località che stiamo verificando». In ballo ci sarebbero Sappada, Moena e Pinzolo.

Ore 14.00 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) L’atteso comunicato con cui i vertici di Vi. Fin. avrebbero dovuto spiegare lo stato delle cose in cui si trova il Vicenza, non c’è stato. Nel club continua a regnare l’incertezza sul futuro visto che non è ancora noto se a dirigere le operazioni sarà ancora l’attuale presidente Alfredo Pastorelli o se la palla passerà agli altri soci con il massimo dirigente di Vi.Fin. Marco Franchetto in testa. Non è da escludere nemmeno l’ipotesi che il club di via Schio possa essere ceduto, ma i tempi sono molto ristretti con i problemi legati al monte debitorio esistente. Il presente continua a portare grandi preoccupazioni ai tifosi, che però lunedì sera (ore 20,30) al Menti potranno festeggiare i vent’anni dalla conquista della Coppa Italia. «Sembra ieri — sottolinea Gigi Brivio, il portiere della squadra guidata da Francesco Guidolin — e invece sono trascorsi vent’anni… Un successo che abbiamo costruito a tappe e che ha preso concretezza dopo la vittoria nel turno eliminatorio contro il Milan di Savicevic e Roberto Baggio. Il giorno dopo ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che ci toccava il Bologna e che ce la saremmo potuta giocare. Ci abbiamo creduto passando il turno nella gara di ritorno con un gol di Cornacchini all’88’, poi in finale contro il Napoli abbiamo dato tutto quello che avevamo. Al ritorno il nostro pubblico ha fatto il resto, un’atmosfera da pelle d’oca, con un incitamento e un sostegno che ci hanno spinto all’impresa». Un successo storico per Vicenza che consentì ai biancorossi di disputare nella stagione successiva la Coppa delle Coppe ma anche l’ultima conquista di un trofeo importante da parte di una provinciale. «Proprio così — sottolinea Brivio — e questo dà ancora maggior importanza alla nostra vittoria. Eravamo un gruppo compatto, spesso si sottolinea che eravamo uomini veri fuori dal campo e anche questo è vero. Ma a me piace evidenziare che qualche dote ce l’avevamo anche come giocatori. Grande merito è stato della società, del presidente Dalle Carbonare e soprattutto di mister Guidolin, che ha in seguito dimostrato di essere uno degli allenatori migliori». […]

Ore 13.30 – (Giornale di Vicenza) Li chiameremo “sommersi”, perché sono quei giocatori in orbita Vicenza dall’inizio della stagione, passati senza lasciare traccia. Almeno non con la maglia biancorossa. E dire che probabilmente, non tutti, ma più di qualcuno sarebbe stato utile alla causa. Anche perché via da Vicenza c’é chi davvero si é messo in mostra. É una stagione, ahimé, fatta anche di rimpianti…Andando con ordine, troviamo Mario Piccinocchi, regista scuola Milan, classe 1995, ingaggiato a giugno di due anni fa, da svincolato, e subito girato in prestito al Lugano di Zeman nella SuperLeague (l’equivalente della serie A). […] E Piergiuseppe Maritato? Qui sono dolori. Prestato alla Lucchese a metà stagione 2015/16, ha rescisso col Vicenza prima di passare al Livorno in Lega Pro. Sotto la guida di Claudio Foscarini, Pier, come affettuosamente lo chiamano ancora a Vicenza, ha segnato quest’anno 8 gol, più uno ai playoff. Con gli amaranto, l’attaccante si sta giocando la promozione in serie B al pari di Lucchese, Alessandria, Reggiana, Parma, Pordenone, Lecce e Cosenza. Punta centrale leggera ma agile, abile sulle palle alte, Maritato non ha avuto fortuna con la maglia biancorossa: 29 presenze e 9 reti in tutto e una stagione, quella iniziata in B con Gianni Lopez e proseguita con Pasquale Marino, rovinata dalla rottura del legamento crociato del ginocchio dopo appena 4 partite. Anche se a Vicenza non ha lasciato propriamente il segno, Maritato ha sempre avuto un ottimo rapporto con la tifoseria e la città, tanto che anche sui social non perde occasione di far sentire il proprio attaccamento ai colori biancorossi nei momenti più difficili. Uno come lui, se non altro per allungare la panchina, avrebbe fatto comodo. […]

Ore 13.00 – (Giornale di Vicenza) Al mercato “di riparazione” di gennaio il Vicenza si presenta con due dati sui quali riflettere: la squadra ha chiuso il girone d’andata con 25 punti, metà di quelli che servono per salvarsi, ma ha segnato la miseria di 16 gol, appena 3 più del Trapani staccatissimo sul fondo. La chiave di lettura è chiara: nonostante le grosse difficoltà di inizio campionato, l’organico attuale non richiede stravolgimenti enormi per essere adeguato alla salvezza, ma l’attacco non sta funzionando a dovere e va senz’altro rinforzato. Il nome che circola con insistenza da fine dicembre è quello di Sergio Floccari, centravanti in uscita dal Bologna. A retrocessione ormai conclamata, nella sua ultima conferenza stampa, il ds biancorosso Antonio Tesoro rivelerà che la disponibilità di massima con il giocatore si ottiene, ma al momento di perfezionare l’intesa le valutazioni economiche e il parere del tecnico Pierpaolo Bisoli fanno ricadere la scelta su Giulio Ebagua: un ritorno in biancorosso per l’attaccante che l’anno scorso aveva contribuito alla salvezza con 5 gol, ma non si era poi accordato con il Vicenza a giugno, quando aveva chiesto un importante contratto pluriennale. Inutile girarci attorno: dopo il mancato ingaggio di Granoche in estate, sarà questo il bivio del mercato che più di ogni altro influirà sulle sorti della stagione. Floccari infatti favorirà la promozione in serie A della Spal con 7 gol, mentre Ebagua per l’ormai tristemente arcinota pubalgia si limiterà a 3 reti in 1.022 minuti, dei quali solo i primi 270 senza avvertire il dolore per l’infiammazione, poi necessariamente sedato con dosi massicce di antidolorifici. […]

Ore 12.30 – (Mattino di Padova) Luca Tiozzo, 46 anni, nativo di Sottomarina, ha firmato ieri il nuovo contratto che lo legherà all’Adriese, salvatasi ai playout di Serie D dopo aver pareggiato domenica scorsa in casa (0-0) con la Ribelle. L’ex allenatore dell’Abano, che ha portato i neroverdi ai playoff, poi persi con la Triestina, dopo aver chiuso al quinto posto la stagione regolare nel girone C, era tra i più ricercati sul mercato. La corte serrata del presidente della società rodigina Luciano Scantamburlo è stata coronata da successo. […]

Ore 12.00 – (Gazzettino) Un anno fa, più o meno di questi tempi, era Stefano Marchetti che chiamava Gianluca Litteri, il centravanti protagonista della promozione in serie B, per restare in maglia granata. Adesso i ruoli si sono invertiti: è l’attaccante a invocare la conferma del direttore generale. «Marchetti per noi è fondamentale. Pure io come tutti ho sentito voci, presunti interessi che lo riguardano da vicino, ma spero non cambi società, per il bene del Cittadella». Litteri colloca l’attuale dirigente granata in primissimo piano: «Penso sia stato fondamentale per la costruzione di questa squadra, assieme allo staff tecnico che ha messo in piedi. Marchetti ha dimostrato nel corso degli anni quanto importante sia nel progetto societario, ha lavorato benissimo e non è un caso che altre realtà ne siano rimaste colpite». Un miracolo granata che ha sfiorato l’impresa memorabile: è davvero un peccato che il Cittadella non abbia potuto arrivare agli spareggi nelle migliori condizioni. «Non siamo riusciti a dire la nostra sino in fondo perché quello contro il Carpi non era il vero Cittadella, diverse le assenze, anche in avanti dove abbiamo perso Vido proprio nel suo momento migliore, era quello più in forma. Nonostante tutte le difficoltà, però, abbiamo sfiorato il pareggio nel finale di partita, mettendo in difficoltà gli uomini di Castori. E il 2-2 sarebbe stato pure meritato». Una eliminazione amara quindi: «Non eravamo al meglio, e parlo per me stesso prima di tutto perché da inizio anno ho avuto un sacco di problemi fisici. Mi sono dovuto fermare due mesi per l’ernia, e da lì in avanti ho sempre faticato. Ci mancava la frattura allo zigomo, arrivata proprio nel momento decisivo della stagione: ho perso altre tre settimane e ho giocato con la mascherina ma non era facile perché scivolava con il sudore, si muoveva di continuo». Il suo bilancio personale? «Per quanto mi riguarda, sono rammaricato perché Litteri se non è al cento per cento non rende come potrebbe e dovrebbe fare, e non ho offerto il mio contributo migliore alla squadra, ai compagni. Mi dispiace tantissimo, non sono pienamente soddisfatto della mia annata per tutti i contrattempi che ho avuto. Oramai è andata, guardiamo avanti fiduciosi». […]

Ore 11.30 – (Mattino di Padova) Stefano Marchetti non lascia il Cittadella, di cui continuerà ad essere il direttore generale o, per essere ancora più concreti, il deus ex machina. Manca solo l’ufficialità della decisione, attesa per oggi, ma la giornata di ieri è stata decisiva per sciogliere i dubbi del 53enne braccio destro del presidente Andrea Gabrielli, tentato – e non è la prima volta che accade in una carriera di ben 17 anni costruita e vissuta nell’ambiente granata – dall’offerta del patron del ChievoVerona, Luca Campedelli, che lo vorrebbe come direttore sportivo del club gialloblù, in Serie A. Nell’agenda di entrambi quella di giovedì 25 maggio era stata fissata come una data-chiave per capire se le strade del “direttore” e della famiglia Gabrielli si sarebbero divise o meno. Di buon mattino Marchetti e Andrea Gabrielli si sono incontrati. Un colloquio non lungo, perché l’imprenditore era atteso dall’assemblea di Lega B a Milano, convocata inizialmente per le 13 e slittata poi di un’ora, dove non si è raggiunto il numero legale per indicare il successore di Andrea Abodi, con il risultato che si è accentuata la spaccatura fra grandi e piccole (contrarissime alla nomina di Claudio Lotito, numero uno della Lazio ma pure proprietario della Salernitana). Che cosa possano essersi detti non è poi così difficile da immaginare: Gabrielli avrà chiesto al d.g. di restare, perché, come ha detto più volte, «il Cittadella è imprescindibile da Marchetti». È probabile che sul tavolo siano state messe delle cifre: relative al budget per la prossima stagione, agli obiettivi da raggiungere, all’organico da confermare a grandi linee con qualche ritocco (non più di 3-4 giocatori). Terminato il breve summit, i due hanno stabilito di rivedersi nel tardo pomeriggio, dopo il rientro del presidente dalla trasferta nella metropoli lombarda. E lì, nel secondo confronto, si sarebbe entrati nel vivo della questione: Marchetti resta o va via. Il d.g. sarebbe stato convinto, dalle proposte del suo interlocutore, a proseguire l’esperienza granata. Niente Serie A, dunque, e niente Chievo. Campedelli sarà informato nelle prossime ore della decisione presa, ma bisogna dire che il suo interesse per Marchetti è sempre stato solare, e che la fattibilità della trattativa era legata solo al “via libera” del Citta. In sostanza, lungi da lui l’idea di andare a mettere in difficoltà Gabrielli, che, perdendo Marchetti, si sarebbe trovato nella necessità di cercare un nuovo d.g., impossibile da reperire con le stesse caratteristiche del dirigente di Fontaniva. Quindi, senza… benedizione del club padovano, l’ingaggio non sarebbe andato in porto. […]

Ore 11.00 – (Corriere del Veneto) La decisione, in cuor suo, Stefano Marchetti l’ha già presa. E cioè dire sì al Chievo, l’opzione migliore per il suo futuro che gli potesse capitare, accettando la proposta di Luca Campedelli. Un club modello, capace di lavorare come il suo Cittadella e con una struttura societaria molto simile. Dopo tanti anni a guidare i granata a traguardi impensabili, fino a sfiorare la serie A, Marchetti è pronto a compiere il grande passo, anche perché ritiene che più di così nella città murata non si possa fare. Tutto fatto, dunque? Non esattamente, perché il momento decisivo che racchiude il senso di presente e futuro del Cittadella è andato in scena ieri sera, in un faccia a faccia a cena fra il presidente Andrea Gabrielli e lo stesso Marchetti. E ancora la certezza che tutto vada come si aspetta Campedelli non c’è. Oggi si saprà. In definitiva Marchetti non vuole arrivare alla rottura con il numero uno granata e vuole che maturi uno scenario dolce, voltando pagina senza incomprensioni. Il rapporto con Angelo Gabrielli lo ha segnato nella vita, il legame che aveva col «presidentissimo» lo ha traghettato pure con il figlio Andrea. Quest’anno il capolavoro: dopo una gestione incredibile dei costi, con il monte ingaggi più basso della B, Marchetti ha guidato la squadra con Roberto Venturato al sesto posto e alla qualificazione playoff. Manca l’ultimo passaggio, quello discusso ieri sera a cena, dopo che nel pomeriggio Gabrielli ha presenziato a Milano all’assemblea elettiva per il nuovo presidente della Lega di serie B. Se il presidente capirà e non si metterà di traverso, oggi Marchetti dirà sì al Chievo. Altrimenti lo scenario potrebbe cambiare. Ma mai come questa volta, il dg dei miracoli è vicinissimo a dire addio (o forse arrivederci) al «suo» Cittadella.

Ore 10.20 – (Gazzettino) Guardando al futuro, è legato per un altro anno ai biancoscudati. «Sto bene al Padova e mi piacerebbe restare. Poi se la società penserà di fare altre cose, se ne parlerà. Al momento non c’è alcuna voce e sono qui». Immaginiamo che ci sia voglia di rivalsa. «C’è il desiderio di riportare questa piazza in altre categorie. La società ha voglia di crescere, speriamo di andare sempre più in alto». A proposito di società, resta da capire a quali equilibri porteranno gli attuali sviluppi in seno al club. «Non so niente di più di quello che leggo in questi giorni. La società faccia i suoi conti e i suoi programmi, a noi giocatori non deve interessare. Sono sicuro che il Padova cercherà di migliorarsi ancora, al di là di quello che sarà l’organigramma. La società è solida, seria e vuole fare calcio». […]

Ore 10.10 – (Gazzettino) L’eliminazione al primo turno dei play off è ancora una ferita aperta. «Ci penso ancora. E ogni volta che vedo le altre partite dei play off il rammarico torna. Purtroppo nell’ultima parte di stagione abbiamo avuto un calo, non so dare una motivazione. E’ un insieme di cose che ti fanno andare in un modo o in un altro. Resta che alla fine siamo calati, dispiace perché il Padova aveva fatto un ottimo campionato fino a quel momento». Brevi ha dichiarato che lei è stato l’unico attaccante a tirare la carretta, mentre i suoi colleghi non hanno reso secondo le aspettative. «Credo che si riferisse più agli infortuni che abbiamo avuto, e non al rendimento sul campo. E’ sempre un discorso di squadra: se un attaccante non segna vuole dire che il lavoro dei compagni non è ottimale per arrivare al gol, mentre nella fase difensiva la squadra prende gol se gli attaccanti non fanno bene il loro compito su difensori e centrocampisti. Ripeto, c’è stato un calo evidente di tutti, nelle due fasi non eravamo i soliti, e siamo usciti».

Ore 10.00 – (Gazzettino) «Fa sempre piacere essere apprezzati da tifosi, ma sarebbe stato più bello ricevere questo riconoscimento dopo un traguardo prestigioso». Parla Cristian Altinier, premiato ieri alla Guizza per il secondo anno di fila dal club Fossa dei leoni come migliore marcatore biancoscudato (quattordici gol). Non c’è dubbio che il bomber abbia fatto il suo dovere, anche se il finale di stagione è stato amaro. «Alla fine anch’io non ho fatto il mio, si vede che serviva qualche gol in più per raggiungere quello che era un sogno di tutti. Andare in serie B sarebbe stato un grande traguardo, purtroppo non ci siamo riusciti pur avendo disputato gran parte della stagione a ottimi livelli».

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) «Il rammarico è ancora forte, purtroppo abbiamo avuto un calo nella parte finale e l’abbiamo pagato, uscendo dai playoff quando nessuno se l’aspettava. Fin lì avevamo disputato un ottimo campionato». Il tecnico Brevi, nella sua disamina di fine stagione, proprio sull’attacco ha puntato il dito, dichiarando che per troppi motivi diversi giocatori hanno “toppato” nel rendimento. Escluso, ovviamente, Altinier. «Credo sia sempre un discorso di squadra: se una punta non segna, vuol dire che c’è un problema nell’intera fase offensiva, è come dire che se la squadra prende troppi gol non può essere colpa solo dei difensori. C’è stato un calo evidente da parte di tutti, e i motivi non li abbiamo ancora capiti: le abbiamo provate tutte per ritrovarci, ma non ci siamo riusciti». […]

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) […] Ieri pomeriggio prima dell’allenamento Cristian Altinier è stato premiato dal club “Fossa dei Leoni” con una targa dedicata al capocannoniere biancoscudato, una tradizione che il sodalizio dei tifosi con sede a Cadoneghe rinnova ormai dalla sua fondazione, datata 1979: con i suoi 14 gol il bomber mantovano ha replicato l’alloro del 2015/16, che l’aveva visto primeggiare tra i goleador della squadra anche nel primo anno dopo il ritorno del Biancoscudo tra i professionisti. «Contento per il premio, ma forse sarebbe servita qualche rete in più», il rilievo amaro del centravanti per gli obiettivi sfumati. «Salire di categoria era un sogno che coltivavamo tutti, ma non ci siamo riusciti nonostante la gran parte della stagione sia stata giocata ad ottimi livelli».

Ore 09.10 – (Corriere del Veneto) La seconda soluzione vede Bergamin ancora presidente. Al momento è una soluzione meno probabile considerato che il titolare della Sunglass, in assemblea dei soci, ha annunciato che il suo impegno finanziario sarà più limitato rispetto alla stagione appena andata in archivio. Se Bergamin rimanesse il punto di riferimento del club di viale Rocco, Massimo Poliero sarebbe al suo fianco e Bonetto avrebbe due opzioni: o uscire in via definitiva dal club, o rimanere con un ruolo marginale e con una quota inferiore a quella del socio storico. In questo caso la posizione di Zamuner sarebbe da valutare ma, nell’ottica di un contenimento dei costi, non potrebbe essere ignorata la scrittura privata che prevede il rinnovo automatico in caso di quarto posto al dg. […] La terza soluzione vede in campo Alessandro Banzato. L’ad di Acciaierie Venete non ha ancora recapitato una risposta definitiva a Bergamin, con cui ci sono stati due incontri negli ultimi mesi, oltre alla messa a punto della due diligence del club. Se, a questo punto a sorpresa, Banzato dovesse acquistare il club, Bergamin potrebbe rimanere come socio di minoranza, mentre non sarebbe da escludere un’uscita di Bonetto. Molto probabile il ritorno di Ivone De Franceschi come dg. Occhio, infine, alle imminenti elezioni amministrative. I due candidati favoriti Massimo Bitonci e Sergio Giordani potrebbero avere un asso nella manica.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) Sono giorni di attesa e di fibrillazione, quelli vissuti dal Padova verso il nuovo faccia a faccia tra i soci annunciato per lunedì sera. Al momento nessuna strada può essere esclusa, perché la situazione non è chiara, né tantomeno lineare come si potrebbe pensare a prima vista. Ecco le varie opzioni e le diverse possibilità in gioco. La prima soluzione è quella con Roberto Bonetto presidente. L’attuale numero uno Giuseppe Bergamin resta come socio di minoranza, riducendo sensibilmente il suo impegno finanziario all’interno del club, Bonetto diventa presidente e azionista di riferimento con il sostegno di un altro nuovo socio, attivo nel ramo delle costruzioni edili e già vicino all’ingresso sulla scena del Padova nella passata stagione. Se maturasse questo scenario potrebbe arrivare anche l’uscita di scena di Massimo Poliero, attuale componente del cda biancoscudato e punto di riferimento del settore giovanile con la creazione dell’Academy biancoscudata. Il direttore generale sarebbe ancora Giorgio Zamuner, il budget verrebbe ritoccato in minima parte per quanto riguarda la prima squadra e verrebbero, al contrario, operati tagli più consistenti al settore giovanile e ad altri ambiti che rappresenterebbero costi vivi non più sostenibili per il nuovo corso. […]




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