Cosenza-Padova, Cappelletti: “Dobbiamo capire che queste sono partite che devono avere un solo esito!”

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L’unica certezza porta il nome di Daniel Cappelletti che contro il Carpi ha dovuto guidare una linea difensiva inedita e decisamente giovane. «Sono successe situazioni piuttosto strane – racconta – perché Trevisan è stato male per una cosa un po’ particolare, Contessa si è subito infortunato, così come Ravanelli che l’aveva sostituito. Simili scenari ti tolgono qualcosa a livello psicologico perché sembra che tutti giri contro. I meccanismi sono poi ovviamente più oliati quando si gioca con i soliti compagni, ma credo che la nostra risposta sia stata discreta e non abbiamo corso grandi rischi». Non è però bastato per evitare un ko che non aiuta la testa dei giocatori. «Nello stato d’animo, nel modo in cui si entra in campo e per l’ambiente esterno che un po’ comunque condiziona, piaccia o no, siamo dipendenti dai risultati. La medicina migliore dunque è andare a Cosenza e vincere. Dobbiamo capire che queste sono partite che devono avere un solo esito e in cui non si deve giocare facendo troppi pensieri e calcoli sui punti dell’avversario, sulla classifica o altro».

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Nel frattempo è cambiato il tecnico. «Mai quattro anni fa, quando Foscarini mi allenava a Cittadella, avrei immaginato una simile situazione. Conoscendolo già, sono un po’ avvantaggiato perché so com’è e quali comportamenti pretende dai suoi giocatori. Spero di potere essere di aiuto ai compagni nel trasmettere le sue idee». Quale tra le sue doti può fare meglio al Padova? «La tranquillità è la sua qualità migliore in nostro soccorso, purché poi noi non si esageri su questo fronte. Bisoli, lo conosciamo tutti, è uno che non molla un centimetro anche in allenamento, sempre pronto a rimarcare l’errore e che tiene, a modo suo, sempre sul pezzo. Secondo me, visto il momento di difficoltà, avevamo bisogno di un po’ di serenità». Cappelletti però non potrà più agire a centrocampo come piacerebbe a lui. «Foscarini mi ha detto subito che mi vede più come difensore. Così ho giocato sempre con lui e, vista la rosa ampia, forse è meglio per gli equilibri del gruppo non spostare troppe pedine. Questi mesi in mediana, però, sono stati gli unici in cui mi sono veramente divertito. Un ruolo che mi piace e soddisfa molto e mi fa sentire più valorizzato, mentre dietro sono maggiormente frenato».

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(Fonte: Gazzettino, Andrea Miola. Trovate il resto dell’articolo sull’edizione odierna del quotidiano)

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