Calcio Padova Femminile, Amidei: “Vogliamo un tifo sano, che lasci fuori dai cancelli le discriminazioni”


di Martina Bettio

La realtà del calcio femminile è forse ancora troppo poco conosciuta anche se in realtà da qualche anno ha acquisito maggiore visibilità. A questo proposito, Sara Amidei, capitano del Calcio Padova Femminile, ha sottolineato l’importanza della crescita di questo fenomeno sia a livello culturale che sociale: “È un movimento sicuramente in crescita, e l’obbligo per le società maschili di Serie A e B di avere una propria squadra femminile partecipante a una categoria di campionato giovanile è stata una spinta importante. Rispetto agli altri paesi europei, presentiamo in Italia un quinto delle tesserate, ma ci affacciamo oltre confine con un buon biglietto da visita dato dalla qualificazione ottenuta ai Mondiali di Francia del prossimo giugno”.

CALCIO PADOVA FEMMINILE – In vista della partita di domani contro l’Atletico Oristano, il capitano ha speso anche alcune parole per il club biancoscudato: “I risultati finora ottenuti non ci soddisfano, ma continuiamo a lavorare in sordina consce che la posizione che occupiamo non ci rispecchia. Siamo quasi al giro di boa e contiamo di chiudere il girone di andata con un paio di punti in più. Il gruppo ha lamentato la partenza di pedine importanti e accusato qualche infortunio di troppo, ma ha anche giovato dell’arrivo e del rientro di qualche altra compagna importante. La nostra realtà è in espansione, con un totale di quasi 200 tesserate tra Calcio Padova femminile e Calcio Padova spa. Arrivare all’allenamento e vedere il campo pieno di bambine ti fa sorridere e ti fa pensare che qualcosa sta cambiando sul serio. Alcune di noi hanno anche la possibilità di allenarle e penso che un ambiente così sia la miglior culla per il futuro. Purtroppo l’atleta femminile rimane vittima di un tabù, dagli albori non considerata nella nozione di “sportivo professionista” e nelle perpetuate discriminazioni nello sport in generale. Ci auguriamo un maggiore seguito. Vogliamo un tifo sano, che lasci fuori dai cancelli le discriminazioni, gli ululati e la mancanza di rispetto per l’avversario. Colgo l’occasione per ringraziare il neonato Club Antenore Primavera che ci dedica un supporto speciale essendo il primo dedicato anche a noi”.

POLEMICA SUPERCOPPA ITALIANA – Se da una parte pare che il movimento calcistico femminile stia crescendo, dall’altra sembrano esistere ancora dei muri da abbattere. In questi giorni, infatti, è esplosa la polemica legata alla scelta della Lega Calcio di giocare la Supercoppa in Arabia Saudita, paese che lo scorso luglio ha presentato la migliore offerta aggiudicandosi il bando. A detta del capitano “il calcio è ormai diventato un’industria e con questa decisione si è indubbiamente puntato ad una scelta d’immagine strategica non indifferente. Siamo abituati spesso a vedere il calcio anche come veicolo di trasporto di messaggi e forse in questo la Lega è venuta meno, perlomeno quanto a credibilità. Lo sdegno maggiore mi è nato leggendo il comunicato diffuso con le istruzioni per l’accesso alla partita, negato alle donne in determinati settori dello stadio. È stato triste constatare come un organo di vertice così, abbia a ciò replicato ricordando come le stesse donne fino a qualche tempo fa, in Arabia Saudita, negli impianti sportivi non potessero nemmeno mettervi piede. Per quanto riguarda la scelta del luogo, penso sia d’obbligo morale rivalutare la coerenza di certe iniziative (vedi la banda rossa sul volto lo scorso 25 novembre in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne) se poi si cedono certi valori in questo modo becero al primo che offre di più”, queste le parole di Sara Amidei, che ha infine sottolineato quanto sia importante per lei e le sue compagne la solidarietà verso il prossimo.

AVIS E CALCIO PADOVA FEMMINILE – Il Calcio Padova Femminile ha infatti sposato una causa molto nobile: ogni domenica infatti le ragazze biancoscudate scendono in campo con la maglia targata AVIS. “Grazie a Giancarlo Agostini, presidente dell’AVIS Biancoscudata, da qualche stagione abbiamo la possibilità di portare per tutta l’Italia un messaggio importantissimo. Grazie al logo AVIS che portiamo sul fronte maglia, cerchiamo infatti di sensibilizzare la campagna del dono del sangue, collaborando così ad un’attività di promozione che indipendentemente dal risultato, ci fa sempre uscire a testa alta dal rettangolo di gioco. Quando si parla di calcio, si sente spesso parlare del tifoso come il “dodicesimo uomo”, quello che con il suo contributo da fuori può incidere e fare la differenza. Mi piace pensare al gesto della donazione proprio in questi termini. In Italia il numero degli associati AVIS riesce a coprire parte del fabbisogno nazionale di sangue, ma non è sufficiente a garantire a tutti il giusto apporto. Serve qualcuno in più: il gesto della donazione è assolutamente gratuito! Nel maschile siamo sempre più abituati a vedere appesi a una maglia da gioco milioni di euro per il raggiungimento di ricavi da varie sponsorizzazioni. Noi ogni domenica nel nostro piccolo cerchiamo invece di appenderci la speranza di molti in stato di bisogno, diffondendo il messaggio che si può salvare una vita. E vi assicuro che non ha prezzo eguale”.

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