Procuratore nel mondo del calcio: opportunità o causa di tutti i mali?

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Il procuratore sportivo: croce e delizia degli allenatori e dei direttori sportivi, fonte spesso privilegiata, anche se non scevra da tranelli, del giornalista sportivo. Più odiato che amato nell’ambito del calcio professionistico, il procuratore come categoria professionale è spesso additata come la principale piaga del calcio moderno. 

Anche se a ben guardare, proprio ai procuratori si deve lo status dei calciatori professionisti che attualmente vantano ingaggi inimmaginabili anche solo vent’anni fa quando questo tipo di professionista che cura il contratto di prestazione professionale del giocatore ha iniziato ad affermarsi. Il più famoso di tutti è senz’altro Mino Raiola, il grande fautore di carriere fantastiche, ed anche di assoluti colpi di mercato precocissimi (basti pensare al tanto chiacchierato affaire Donnarumma e fratello blindato in porta al Milan ancora da minorenne). 

Ma quanti sono i procuratori sportivi in Italia? Secondo statistiche ufficiose negli ultimi dieci anni sono passati da 500 a 1500. Un triplicarsi di questo tipo di professionista che spesso nasconde, assieme a casi di fulgida serietà, anche parecchia improvvisazione che rischia di stroncare, più che dare il la giusto, a tante carriere specie nel calcio non di prima fascia. 

Come i calciatori, anche i procuratori aspirano ad arrivare al top, e questa aspirazione ha generato un business nel business fatto di corsi di preparazione e master a pagamento, test e titoli di sorta non sono stati comunque necessari per alcuni dei maggiori procuratori al mondo, che rappresentano un specie di ideale per chi ambisce a questo tipo di vita per metodi e rapidità d’accesso alla professione. Jorge Mendes, per esempio, incarna perfettamente lo stereotipo del procuratore di successo: peso massimo della categoria, nel giro di pochi anni è passato dall’aprire una videoteca a Lisbona a diventare manager di Cristiano Ronaldo e José Mourinho. Si stima abbia racimolato attorno agli 85 milioni di euro solo nella sessione estiva di calciomercato di due anni fa, tra commissioni e altro.

Ma a che serve un procuratore sportivo? Cosa fa, concretamente?

Lo spiegava recentemente Claudio Pasqualin, forse il più noto procuratore in Italia, a Vice.com: “Ci sono due versioni della storia. C’è la definizione scolastica, per esempio, che è: procuratore sportivo è la persona che, avendone le competenze, presta la sua opera di consulenza e assistenza nell’attività di ricerca del miglior contratto professionale del proprio assistito e di tutti gli aspetti extra sportivi, da quello fiscale a quello mediatico. Di recente però la situazione è degenerata in un parabola grettamente mercantile e a questa figura—che era il consulente a tutto campo—si è sovrapposta quella del mediatore, che opera in modo diverso: per esempio, vantando relazioni importanti coi club, è in grado di spingere il calciatore verso squadre più di suo gradimento piuttosto che altre, cosa che un tempo non era nella norma”




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