Italia-Inghilterra, il padovano Lorenzi con il Biancoscudo nel cuore: “Padova primo amore, Mancini ha riportato la voglia di tifare”

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Marco Lorenzi, padovano, residente a Londra e sugli spalti a Wembley nel giorno della vittoria sulla Spagna. Come vive la città l’attesa per Italia – Inghilterra?

«Ho 35 anni e vivo nella City da otto. Sono Marketing Manager in un’azienda chiamata Simplestream. che fa servizi video e OTT per broadcasters, sport, media. Io risiedo a Camberwell, Sud-Est della città e mi trovo benissimo. Questa finale era il massimo che potessi volere».

Andrà a Wembley?

«Sto provando a comprare il biglietto, ma le richieste sono tantissime e non sarà facile spuntarla (aggiornamento, il biglietto è stato acquistato! ndr). Sono riuscito ad assistere a Italia – Spagna grazie al programma “Fan first”, una sorta di diritto di prelazione concesso ai tifosi per entrare allo stadio a prezzo agevolato. Ho speso 85 euro, stavolta il prezzo supererà i 110-120 euro nella migliore delle ipotesi. Ma il costo del biglietto può arrivare anche a 600 sterline. L’atmosfera è stata bellissima, per me è stata una liberazione dopo un anno di lockdown duro».

Rispetto alla pandemia che sensazioni ha avuto nell’entrare allo stadio?

«Devo dire che un po’ di timore c’era, vedendo all’improvviso tutta quella gente accalcata dopo mesi di restrizioni. È stato strano, lo ammetto. E qualche timore l’ho avuto. Ho tenuto la mascherina in fila per entrare, poi l’ho tolta al mio posto».

C’erano controlli?

«Scarsi, devo dire. Se ti alzavi in piedi venivi stoppato dagli steward. Se, invece, toglievi la mascherina, nessuno ti diceva nulla».

Per entrare allo stadio, cosa serve?

«Io sono vaccinato con la prima dose di Pfizer. Chi non aveva ancora il certificato vaccinale con le due dosi doveva avere un tampone negativo nelle 48 ore precedenti. Da ultimo c’era anche la possibilità della prova di immunità naturale raggiunta con un precedente contagio».

Torniamo alla partita. Con la Spagna è stato immortalato a Wembley con una sciarpa del Padova.

«Il Padova è il mio primo amore. L’Italia è il secondo. Non a caso sono andato allo stadio con entrambe le magliette. È stato uno spettacolo impressionante, sentire pulsare il cuore di Wembley assieme agli altri italiani mi ha emozionato».

Come sta vivendo la comunità inglese l’attesa?

«Sono scottati da tanti anni di delusioni e quindi c’è molta prudenza. Ma l’altra sera, dopo la vittoria con la Danimarca, i caroselli sono andati avanti fino alle tre del mattino».

La vita sta tornando alla normalità?

«Piano piano, anche se in molti hanno paura che il virus torni a colpire».

E gli italiani a Londra?

«Mi auguro saremo almeno in 15mila. Lo stadio sarà ovviamente per larga maggioranza inglese, ma qui c’è tantissimo entusiasmo. Mancini ha riportato la voglia di tifare, speriamo ci regali la gioia più grande».

Fonte: Corriere del Veneto



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