Padova, Appartenenza Biancoscudata: “Questa sì che è prevenzione (o repressione?)”

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Riceviamo e pubblichiamo da Appartenenza Biancoscudata

Certamente!

QUESTA SI CHE E’ PREVENZIONE (O REPRESSIONE?)
In queste settimane, chi ama il calcio a Padova e in Italia si sta facendo una domanda semplice e scomoda: fino a che punto possiamo accettare che, in nome della sicurezza, il tifo organizzato venga di fatto confinato in casa?
Come Appartenenza Biancoscudata vogliamo provare a mettere in fila i fatti, le norme e le conseguenze concrete per migliaia di tifosi che non hanno mai creato problemi, ma che oggi si vedono negato il diritto più elementare: seguire la propria squadra, in casa e in trasferta.
Venezia e Cesena: due trasferte cancellate all’Euganeo
Il caso più recente è quello di Padova–Cesena di lunedì 8 dicembre.
Su disposizione delle autorità di pubblica sicurezza, è stato imposto il divieto totale di vendita dei biglietti per il settore ospiti dello stadio Euganeo ai tifosi romagnoli.
Lo stesso comunicato che annuncia il divieto di trasferta per i cesenati introduce anche un’ulteriore stretta “in casa nostra”: i tifosi del Padova residenti fuori dalla provincia possono acquistare biglietti solo se in possesso della tessera di fidelizzazione (Calcio Padova Card).
Pochi giorni prima, era toccato al derby veneto Padova–Venezia: l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive e il CASMS hanno indicato quell’incontro come “a rischio”, spingendo verso il divieto di trasferta per i tifosi arancioneroverdi, poi formalizzato dalla Prefettura di Padova.
Non si è trattato di un semplice contingentamento: per il derby, il settore ospiti dell’Euganeo è stato chiuso ai residenti nelle province di Venezia e Treviso, misura che ha colpito indistintamente tifosi con e senza precedenti.
Di fronte a queste decisioni, la tifoseria organizzata biancoscudata ha scelto una forma di protesta clamorosa ma pacifica: 20 minuti di silenzio a inizio partita, prima contro il Venezia e poi anche contro il Cesena, per denunciare l’ennesima gara senza tifosi ospiti.
È il paradosso del nostro calcio: stadi moderni, protocolli sempre più complessi, ma curve vuote ogni volta che una partita viene ritenuta “a rischio”.
Dopo Padova–Catania: un settore ospiti blindato (e sempre più caro)
Per capire il contesto, bisogna tornare alla famosa Padova–Catania del 19 marzo 2024, finale d’andata di Coppa Italia Serie C.
Ricordiamo i (non) scontri, dato che si è trattato di una invasione di campo, che si sono verificati quel giorno all’Euganeo, con un’invasione di campo dei tifosi catanesi, decine di arresti e numerosi Daspo.
A firmare i nuovi provvedimenti e le ulteriori misure repressive è stato il Questore di Padova, Marco Odorisio, che da allora ha dettato una linea di massima rigidità.
Dopo quei fatti, per rendere ancora più “sicuro” il settore ospiti dell’Euganeo sono stati richiesti:
interventi strutturali in Curva Nord e nel settore ospiti, con rinforzo delle recinzioni e modifiche agli spazi;

nuovi lavori all’Euganeo su seggiolini e barriere, dichiaratamente finalizzati ad innalzare gli standard di sicurezza in vista anche di partite “a rischio” come il derby col Venezia;

incremento di steward, controlli di prefiltraggio e filtraggio, telecamere e dispositivi di sicurezza aggiuntivi, con costi ulteriori a carico della società.

In pratica, Calcio Padova è stato obbligato a investire somme ingenti per adeguare ancora una volta l’impianto e il settore ospiti alle richieste delle autorità. Eppure, nonostante queste spese e queste “messe a norma”, la risposta sembra essere sempre la stessa: vietare la trasferta agli ospiti.
Ci chiediamo: se il settore ospiti è stato reso ancora più sicuro, perché non viene usato?
A cosa è servito questo ulteriore giro di vite se, alla prima occasione delicata, la soluzione resta semplicemente chiudere i cancelli?
Il paradosso della Tessera del Tifoso
Tutto questo avviene in un Paese dove da oltre dieci anni esiste la Tessera del Tifoso, introdotta ufficialmente con la direttiva del Ministero dell’Interno del 2009 (la cosiddetta “direttiva Maroni”).
Secondo il Ministero e le Prefetture, la tessera doveva essere:
uno strumento di sicurezza, perché rilasciata solo dopo i controlli della Questura;
un lasciapassare che consentiva ai titolari di accedere anche alle partite considerate a rischio, evitando proprio i divieti generalizzati di trasferta;
Oggi, però, la realtà è ben diversa:
per Padova–Cesena, nessun tifoso romagnolo ha potuto acquistare un biglietto per il settore ospiti, tessera o non tessera;

per Padova–Venezia, il settore ospiti è stato di fatto precluso ai tifosi residenti in intere province, indipendentemente dal loro curriculum personale e dal possesso di titoli di fidelizzazione.

Nel frattempo, il sistema stesso ha “declassato” la tessera a mera fidelity card, utile più per accumulare punti e sconti che per garantire un reale diritto alla trasferta, come riconoscono anche analisi critiche provenienti dal mondo del tifo e della cultura sportiva.
Risultato: lo Stato e le società hanno spinto per anni i tifosi verso uno strumento presentato come “chiave” per la libertà di movimento, ma oggi, anche con tessera, si continua a colpire indiscriminatamente intere comunità di tifosi con divieti collettivi.
In Serie B metà delle gare ha restrizioni
Quello che succede all’Euganeo non è un caso isolato, ma parte di un quadro nazionale sempre più restrittivo.
Nella stagione in corso, l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive continua a segnalare numerose partite “a rischio”, suggerendo divieti di trasferta e limitazioni territoriali, soprattutto in Serie B.

Nel solo 15° turno di Serie B 2025/26, una ricostruzione della stampa specializzata rileva che circa metà delle gare sono state soggette a restrizioni per i tifosi ospiti, con divieti, vendite limitate o obbligo di residenza in specifiche aree.

Già il Rapporto Annuale 2023 dell’Osservatorio segnalava un aumento dei provvedimenti di divieto di trasferta emessi dai Prefetti, soprattutto in occasione di derby e partite considerate “sensibili”, parlando esplicitamente di una crescita delle misure restrittive verso le tifoserie.
Insomma qua siamo di fronte a tifosi “ostaggio” di CASMS, Osservatorio, Prefetti e Questori, in un sistema dove è sempre più facile vietare una trasferta che investire in prevenzione, dialogo e gestione evoluta dell’ordine pubblico.
Sicurezza o repressione? La domanda che poniamo alle istituzioni
A chi si siede ai tavoli a prendere queste decisioni chiediamo:
è coerente chiedere a una società come il Calcio Padova investimenti importanti per adeguare il settore ospiti, e poi non usare mai quel settore nei momenti più importanti della stagione?
è giusto che chi ha fatto sacrifici economici, tempo, chilometri, e ha sempre seguito le regole si trovi oggi escluso “a monte”, per semplice residenza geografica?

Da cittadini prima ancora che da tifosi, non possiamo evitare una domanda di fondo:
questo tipo di repressione generalizzata è ancora compatibile con i diritti costituzionali di libertà di circolazione e di riunione pacifica, o stiamo accettando un’eccezione permanente in nome della “paura”?
Oggi a pagare sono i tifosi del Venezia, del Cesena, del Mantova, del Brescia e di tante altre piazze: domani sarà qualcun altro.
Nel frattempo, gli stadi si svuotano, il clima si inasprisce, il calcio perde quella componente popolare e di identità collettiva che lo ha reso, per decenni, molto più di un semplice spettacolo televisivo.
Come Appartenenza Biancoscudata continueremo a contestare queste scelte con gli strumenti che abbiamo: informando cittadini e tifosi e tenendo alta l’attenzione sul tema.
Ma alle istituzioni – dall’Osservatorio al Questore, dai Prefetti alla Lega – vogliamo porre un’ultima domanda chiara, alla luce dei fatti:
Il futuro del calcio italiano è fatto di settori ospiti vuoti e trasferte vietate, oppure di responsabilità individuale, impianti sicuri e tifosi trattati come CITTADINI, non come un problema da eliminare?




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