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Il diluvio di reazioni istituzionali, fino alle più alte sfere regionali, testimonia in modo incontrovertibile la portata di quanto accaduto ieri mattina a Padova. Quando si è chiusa un’epoca, quella di Joseph Oughourlian e se n’è aperta un’altra, quella di Alessandro Banzato. Non potete immaginare quante volte in questi anni io abbia sperato che Banzato si decidesse a fare questo passo che alla fine ha deciso di compiere. Telefonate, messaggi, inviti (non sono certo stato il solo). Per quello che l’ho conosciuto, un personaggio che ha tutto per lasciare il segno su questa città. Imprenditori come lui sono un bene per il mondo del calcio, non solo per quello padovano, perchè, come Andrea Gabrielli, come Renzo Rosso, come Mauro Giacca, mescolano alla capacità manageriali per le proprie aziende, anche la passione. Componente fondamentale totalmente assente negli anni dell’era Oughourlian. Un calcio da burocrati, calcolato, ragionato, respirato, fatto di fredde cifre e basta, privo di tutto quello che fa innamorare il tifoso. E infatti Oughourlian se ne va senza avere rimpianti, al di là di quello che ha detto in conferenza stampa, perché la verità è che non vedeva l’ora di liberarsi del Padova da oltre tre anni e mezzo, da quella finale persa a Palermo che gli aveva fatto dire basta. Sì, anche quando in giro per messi si diceva che “la vendita del club era pura fantasia”, che il sottoscritto era il cazzaro di turno e si ipotizzavano mirabolanti scalate alla A con improbabili passerelle condite di imbeccate stucchevoli quanto imbarazzanti per chi sa leggere oltre le righe. Nella sua uscita di scena, poi, non mi è proprio piaciuto il passaggio su Roberto Bonetto. Trattato come un pezzente senza meritarlo, quando la sua scelta di abdicare per il bene del club è stata accompagnata da una presenza l’anno successivo come socio al 10% con versamento di 300mila euro e da uno sponsor di maglia con altri 150mila. Sarà pur vero che, come ha detto Oughourlian, ha raccolto le suppliche di Bonetto (“venne a dirmi che non aveva più soldi e mi chiese un aiuto”), ma è altrettanto vero che se il finanziere franco armeno,  quando era socio di minoranza, avesse messo mano al portafoglio, avrebbe risparmiato molti più soldi di quelli che successivamente ha speso, preservando quella categoria che poi ci ha messo ben sei anni a riconquistare. Sinceramente il suo congedo mi è parso ricco di salamelecchi poco credibili nei confronti della città di Padova, che di fatto Oughourlian avrà visto cinque volte in sei anni, con apparizioni sempre più diradate, a testimonianza di un totale disinteresse per il suo investimento (dopotutto lo ha detto lui stesso, “sono diventato proprietario quasi per caso”), con progressiva rottura con il Comune di Padova (stiamo ancora aspettando i famosi rendering per il centro sportivo), con il Comune di Teolo, con il Comune di Noventa, con parte della città, con gli ultras, con Appartenenza Biancoscudata. Il tutto mentre dal cilindro, dopo aver cercato inutilmente Domenico Toscano, il suo dirigente oggi lodato estraeva Matteo Andreoletti, una vera pietra preziosa che è il motivo principale per il quale oggi il Padova è in Serie B, distante dalla zona calda dopo una grande promozione. Ce ne si renderà conto quando Andreoletti, giovanissimo allenatore con una capacità eccezionale di lettura delle partite e con altrettanta capacità di gestire le relazioni e la comunicazione, lascerà questo club. Oughourlian lascia il club in Serie B, un grazie gli va detto, ma ci fermiamo qui perché altro non sentiamo. Oggi per Padova è un giorno felice e lo sarà ancora di più se Banzato riuscirà a porre rimedio a quell’intollerabile tossicità che ha animato i rapporti con le componenti che girano attorno al club da anni a questa parte. Un clima irrespirabile, alimentato e fomentato ad arte, che ha precisi responsabili e che si spera che il nuovo patron contribuisca a dissipare, portando vera aria nuova. Di Banzato potrei dire oggi tantissime cose, ma la verità è che oggi comincia una nuova era anche per lui e che il cammino è appena cominciato. Si immagina un grande futuro per Padova: potrebbe essere davvero la volta buona per qualcosa di grande. Benvenuto e in bocca al lupo di cuore.




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About Dimitri Canello

Direttore responsabile del sito web Padovagoal. Nato a Padova l'11 ottobre 1975, si è laureato nel marzo del 2002 in Lingue Orientali con la specializzazione in cinese. Giornalista professionista dal settembre 2007, vanta nel suo curriculum numerose esperienze televisive (Telemontecarlo, Stream Tv, Gioco Calcio, Sky, La 7, Skysport24, Dahlia Tv, Telenuovo, Reteazzurra, Reteveneta, Telecittà), sulla carta stampata (collaborazioni con Corriere dello Sport, Tuttosport, Corriere della Sera, Repubblica, Il Giornale, World Soccer Digest, Bbc Sport online, Il Mattino di Napoli, Corriere del Veneto) e sui media radiofonici (RTL 102.500, Radio Italia Uno)

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