PADOVA – Novanta minuti di partita. Poi anche due ore di attesa per tornare a casa. Allo Stadio Euganeo il vero problema, per molti tifosi, comincia quando l’arbitro fischia la fine. Il deflusso dall’impianto continua a trasformarsi in un imbuto ingestibile: parcheggi bloccati, file interminabili, auto ferme senza indicazioni chiare. Una situazione che si ripete praticamente a ogni gara con buona affluenza e che, secondo chi frequenta lo stadio abitualmente, non può più essere considerata un episodio isolato. E non è tutto, perché le isole spartitraffico, installate da qualche tempo, non hanno fatto che rallentare ulteriormente anche il traffico in entrata allo stadio. Il vero incubo, però, resta il deflusso: “Siamo rimasti fermi quasi due ore senza muoverci. Nessuno che spiegasse cosa stava succedendo”, racconta un tifoso.
“Paghiamo il biglietto, sosteniamo la squadra, ma alla fine veniamo abbandonati nel traffico”, aggiunge un altro. La sensazione diffusa è quella di un’organizzazione che non riesce – o non vuole – affrontare strutturalmente il problema. Migliaia di persone riversate contemporaneamente sulle stesse direttrici stradali, con una gestione che appare insufficiente rispetto ai numeri. E la frustrazione cresce. Non solo per il tempo perso, ma per la percezione di indifferenza: “Non chiediamo privilegi, ma un piano serio. È possibile che nel 2026 non si riesca a organizzare un deflusso ordinato dopo una partita?” Il tema della viabilità attorno all’Euganeo non è nuovo. Da anni si parla di criticità logistiche, ma per i tifosi poco o nulla sembra essere cambiato. Nessuna comunicazione chiara su eventuali correttivi, nessun confronto pubblico strutturato con chi vive il problema ogni settimana.
Eppure lo stadio rappresenta un punto centrale della vita sportiva cittadina. Ogni partita porta movimento, economia, entusiasmo. Ma se l’esperienza si chiude con lunghi minuti, a volte pre, di traffico e nervosismo, il rischio è che la passione venga logorata da una gestione inefficiente. Il calcio dovrebbe unire. Oggi, a Padova, divide anche nel traffico. La domanda resta aperta: chi si assumerà la responsabilità di affrontare davvero e una volta per tutte il problema?
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