Queste le dichiarazioni di Roberto Breda nel giorno della presentazione ufficiale come nuovo allenatore del Padova: “La categoria la conosco abbastanza bene. Tutto quello che faccio è focalizzato sulla Serie B. Ci vuole capacità di fare il meglio possibile. Il Padova di Andreoletti lo scorso anno era una squadra da vedere e da ammirare. Quando vinci i campionati entri nella storia della squadra. Quando mi è stato prospettato il Padova ho visto comunque una situazione che può essere risolta. Sta a me e al mio staff togliere confusione, lavorare su cose concrete su alcuni principi. Abbiamo un margine di errore bassissimo, non voglio alibi né capri espiatori e sta ai ragazzi dimostrarmi chi è più pronto. È una bella sfida e abbiamo una grande responsabilità. Al di là delle chiacchiere ci vogliono i punti. Dobbiamo ragionare di partita in partita, dobbiamo fare il massimo per portare a casa più punti possibili. Già nei periodi precedenti penso che questa squadra ha dei valori. So il rapporto che Andreoletti aveva coi tifosi, tutti quelli che lavorano per il Padova, lui compreso, vogliono che la squadra di salvi. Il direttore mi ha scelto e io devo cercare di sbagliare il meno possibile. Ci sono due tipi di allenatori: uno come Maurizio Sarri che ha un modulo prediletto, un altro che magari è più adattabile. Rispettando le caratteristiche principali del gruppo si agevola la squadra. Ho giocato a tre, ho giocato a quattro, è un mini campionato, dobbiamo cercare di capire cosa sia meglio per il gruppo. Le prime due settimane saranno a porte chiuse. Nel massimo rispetto per il lavoro della stampa, non sarà sempre così ma non vogliamo dare alcun vantaggio agli avversari. Credo sia interesse di tutti quanti far di tutto per preservare la categoria. Ho una grandissima voglia di dimenticare Salerno, non era un discorso di campo ma non sono riuscito a incidere come avrei voluto. So di dover dimostrare qualcosa, nel calcio non ti è dovuto nulla. Anche per questo ho tanta voglia di tornare a dare il meglio di me. A prescindere dal modulo una differenza per esempio può essere il baricentro, andare a prenderli alti o bassi. Per me comandano le qualità dei giocatori più forti ed efficaci per la squadra. Sergente di ferro? Io parlo tranquillo, non mi piacevano gli allenatori che urlavano o che dicevano di tirare fuori le palle. Sono giocatori che ci tengono e sta a me tirare fuori il meglio. Ci sono momenti in cui c’è bisogno di tranquillità, non serve crocifiggere nessuno. Bisogna avere le proprie personalità, ma non serve urlare. Si possono far capire le cose in modo deciso, rispettare se stessi è il primo passo, quando si è trasparenti si fa del bene a se stessi e all’ambiente. Gomez viene da un infortunio, ha voglia di dare una mano, bisogna capire se è pronto subito dopo aver dato massima disponibilità. Non è l’unico nella mia testa c’è di essere aperto a tutti. Gomez non deve correre come un ragazzo di 20 anni, se va bene ne guadagna tutta la squadra”
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