Sono passati trent’anni dall’ultima volta che il Padova ha giocato in Serie A. Era la primavera del 1996, e da allora la città ne ha viste di tutti i colori: Serie B, Serie C, la ripartenza dal basso e il ritorno tra i cadetti. Eppure chi c’era a metà anni Novanta ricorda ancora la radiolina accesa e il cuore in gola. Nell’autunno del 1994 quasi nessuno credeva in quella squadra, data per spacciata dopo un avvio da incubo. Se all’epoca fossero esistite le migliori app scommesse, la salvezza biancoscudata sarebbe finita dritta tra le sorprese più clamorose della stagione. Furono due campionati in cui Padova tornò a sedersi al tavolo delle grandi e regalò ai suoi tifosi alcune delle pagine più emozionanti della sua storia recente.
Il ritorno dopo 32 anni: la notte di Cremona
Tutto comincia nella stagione 1993-94. In Serie B il Padova di Mauro Sandreani, romano ed ex difensore della Roma, chiude al quarto posto con 43 punti, appaiato al Cesena. Il regolamento dell’epoca non lascia alternative: serve uno spareggio, in campo neutro. Si gioca a Cremona il 15 giugno 1994 e la partita parte nel peggiore dei modi. Al 7′ segna Dario Hubner e il Cesena sogna. Ma il Padova non si scompone: Cuicchi pareggia al 18′, Coppola firma il sorpasso nella ripresa. Finisce 2-1 e i biancoscudati tornano in Serie A trentadue anni dopo l’ultima volta, la retrocessione del 1962 arrivata senza più Nereo Rocco in panchina.
Quella squadra non aveva nomi da copertina, ma un gruppo solido e ben costruito. Tra i pali c’era Adriano Bonaiuti, in attacco l’esperienza di Giuseppe Galderisi, e poi gente come Nunziata, Franceschetti e Longhi. Proprio quella solidità sarebbe servita l’anno successivo.
Lalas, Vlaovic e lo spareggio del Franchi
L’estate del 1994 porta a Padova un personaggio destinato a diventare simbolo di quell’epoca: Alexi Lalas. Difensore americano reduce dal Mondiale giocato in casa, capelli rossi, pizzetto e chitarra sempre a portata di mano. Ancora oggi è ricordato come il primo vero calciatore a stelle e strisce della Serie A. A ottobre arriva anche la sua serata: il Padova batte 2-0 il Milan e Lalas segna il suo primo gol in Italia. La città impazzisce.
Il campionato, però, è tutt’altro che una passeggiata. Era il primo con i tre punti a vittoria, e l’avvio dei biancoscudati è difficile, tanto che in molti li danno già per spacciati. La squadra di Sandreani invece risale e chiude a quota 40, al pari del Genoa. Anche stavolta niente scontri diretti né differenza reti: si va allo spareggio. Il 10 giugno 1995 al Franchi di Firenze apre le marcature Goran Vlaovic al 19′, il Genoa trova il pari e l’1-1 resiste anche ai supplementari. Si va ai rigori. Bonaiuti respinge il tiro di Marcolin, sbaglia anche Galante e il Padova si salva. Quella sera scesero in campo Bonaiuti, Balleri, Coppola, Franceschetti, Cuicchi, Lalas, Kreek, Nunziata, Galderisi, Longhi e Vlaovic. Ancora oggi resta l’unico spareggio salvezza in Serie A deciso dal dischetto.
L’ultimo valzer e un ricordo che resiste
La seconda stagione, il 1995-96, ha un sapore diverso. Sandreani resta in panchina e in rosa arrivano volti nuovi, tra cui un giovane Stefano Fiore, che negli anni successivi si sarebbe preso Parma, Lazio e la Nazionale. Il trascinatore in attacco è Nicola Amoruso, autore di 14 gol e ottavo nella classifica marcatori. Non basta. Il Padova chiude all’ultimo posto con 24 punti, frutto di sette vittorie, 41 reti segnate e 79 subite. Il 12 maggio 1996 cala il sipario e i biancoscudati retrocedono insieme a Bari, Torino e Cremonese.
Da allora la Serie A non si è più vista all’Euganeo. In quegli anni, però, Padova aveva già lasciato un segno anche altrove: nel suo vivaio era cresciuto Alessandro Del Piero, passato dalle giovanili biancoscudate tra il 1988 e il 1993 prima di volare a Torino. Una storia che i tifosi raccontano ancora con orgoglio.
Trent’anni dopo, quei due campionati restano un punto fermo nella memoria di chi segue il Padova. Non tanto per i risultati, quanto per le emozioni: la rimonta di Cremona, il gol di Lalas al Milan, i rigori di Firenze. Sono serate che una città non dimentica e che, a ogni nuova stagione, tornano in mente come metro di paragone. E come promemoria di cosa può diventare l’Euganeo quando il Padova torna a contare davvero.
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