Bassano, Stefano Rosso attacca tutti: “Macalli un dittatore. Ci offrono tanti club, ma non investiamo in qualcosa di poco chiaro”

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Tante accuse verso il calcio italiano. Stefano Rosso, presidente del Bassano Virtus, non le manda a dire in un’intervista a Repubblica: “Ogni estate, da vent’anni, qualcuno ci propone di prendere un grande club, di investire i soldi in club di Serie A e B. Rispondiamo ‘no, grazie, ci basta il Bassano’. Non investiamo in cose poco chiare, nel calcio italiano non vediamo progetti seri o manager in grado di gestire una delle industrie più importanti del Paese. Non ci sono né in Federcalcio né in Lega né tra i presidenti delle società. I problemi? Ho l’impressione non interessino nessuno, vedo molta  attenzione per le poltrone, il potere e poca per risolvere i mali del nostro calcio. Il problema degli stadi dovrebbe essere stato risolto da anni, come quello della sicurezza. Le uniche strade per far diventare il calcio un business. Cambiare? Se ne parla e basta. Poi si fanno norme tutte contro la prima regola dello sport: aggregare e far divertire la gente. E più si sale di categoria e più diventa peggio. Siamo arrivati in Lega Pro e lo stadio è diventato un lager. Stadi nuovi e di proprietà sono indispensabili per ripartire. Ma anche allenamenti, musei, feste: bisogna vivere la squadra 7 giorni su 7, per cerare business non bastano 90 minuti”.
Una stoccata arriva anche al presidente della Lega Pro: “Macalli? L’ho incontrato in qualche assemblea di Lega quando ancora ci andavo, poi ho capito che era tempo perso. Mi sembrava un piccolo dittatore che parlava con i suoi sudditi. Mi aspettavo riunioni serie, invece c’era Macalli che prometteva milioni ma non si sapeva da dove sarebbero arrivati né come sarebbero stati distribuiti. Io a gennaio non so ancora quanti contributi mi spettano dalla Lega. E Tavecchio non mi sembra tanto diverso”. In chiusura una battuta sul suo team: “A Bassano problemi non mancano, ci abbiamo messo un anno per ottenere i permessi per riaprire il bar dello stadio a nostre spese. Ma se le cose dovessero cambiare…”.




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