Crac Padova, le cifre e la tempistica dell’accordo Comune-vecchia società

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Fonte: Corriere del Veneto, Davide D’Attino/Mattino di Padova, Luca Preziusi/Gazzettino, Nicoletta Cozza

«Spero e credo che il Padova potrà disputare la prossima stagione non solo in una categoria più alta della serie D, ma anche con il nome e con il simbolo che spettano alla squadra della città. Io, in proposito, sono molto fiducioso e mi auguro che chi di dovere mantenga gli accordi che abbiamo preso». Parola del sindaco Massimo Bitonci che, ieri mattina a Palazzo Moroni, ha prima incontrato l’avvocato Simone Perazzolo, uno dei legali del «vecchio» Calcio Padova 1910 (quello, per intenderci, guidato prima da Marcello Cestaro e poi da Diego Penocchio), e poi ha fatto approvare dalla giunta il patto siglato con gli ultimi titolari del club di viale Rocco. Dal punto di vista del municipio, prima di entrare nel merito del documento sottoscritto dalle parti, l’obiettivo era e resta duplice: recuperare una parte dei soldi che, da diverso tempo, l’Acp 1910 deve al Comune e, soprattutto, entrare in possesso del nome e del simbolo della «vecchia» società, per poi concederli in comodato d’uso gratuito a quella nuova, la Biancoscudati Padova, guidata da Giuseppe Bergamin e Roberto Bonetto. Intanto nei prossimi giorni, una volta espletate tutte le formalità e salvo colpi di scena al momento difficili da prevedere, a fronte del piano di ristrutturazione, la vecchia società verrà messa in liquidazione e i creditori pagati con accordo transattivo. «Quello che, come Comune, abbiamo firmato, è un accordo che ci soddisfa — spiega Bitonci — ma, se dovessimo accorgerci che qualcuno ci sta prendendo in giro, non esiteremmo un secondo a fare marcia indietro e a presentare, come già minacciato nei giorni scorsi, istanza di fallimento».

«Ecco perché, nell’aderire al cosiddetto piano di ristrutturazione del debito presentatoci dagli avvocati di Cestaro e Penocchio, abbiamo voluto fissare una scadenza. Il patto, in sostanza, sarà valido fino al 30 settembre prossimo. Ciò significa – evidenzia il sindaco — che, se entro quella data non si sarà passati dalle parole ai fatti, cioè la concreta restituzione del nome e del simbolo e con il pagamento della prima tranche dei soldi che ci devono, chiederemo il fallimento. Con tutte le conseguenze negative che esso comporterebbe». Palazzo Moroni, come si legge nella delibera stesa dall’assessore allo Sport, Cinzia Rampazzo, vanta un credito di circa 320mila euro, frutto di affitti ed utenze non saldati per l’utilizzo degli stadi Euganeo ed Appiani. E il Calcio Padova, oltre alla cessione del nome, del simbolo e dei «memorabilia» (coppe, trofei, cimeli, foto e materiali d’archivio) si sono impegnati, grazie al concordato preventivo accordato loro dal tribunale, a versare nelle casse del Comune un totale di 150mila euro in tre rate da 50mila euro ciascuna: la prima entro 180 giorni dall’omologazione dell’accordo, la seconda entro 18 mesi e la terza e ultima entro 36 mesi. Da registrare, intanto, le dichiarazioni fatte sempre da Bitonci, l’altra sera in diretta tivù a Tv7 Triveneta: «Contatti con Cestaro? Dallo scorso anno non ne ho voluti più avere, perché mi sono sentito umanamente offeso dopo la sua mancata fideiussione. Ha fatto promesse che poi si sono rivelate falsità. Da cittadino, spero e soprattutto chiedo che venga fatta una verifica sulla passata gestione per vedere chiaramente cos’è realmente successo nelle stagioni scorse».

Padova in Lega Pro con logo, marchio e trofei. Questo il sogno dei tifosi biancoscudati, che potrebbe realizzarsi grazie all’ultimatum del sindaco Massimo Bitonci che ieri, dopo aver incontrato Simone Perazzolo, (il legale del Calcio Padova 1910), ha fatto approvare in giunta l’accordo che prevede la cancellazione del debito contratto dalla società di Penocchio con l’amministrazione (circa 320 mila euro) in cambio di denaro contante e cimeli storici. Bitonci, la settimana scorsa, aveva intimato alla vecchia società, ora inattiva, di chiudere la vicenda del debito, altrimenti avrebbe presentato lui stesso istanza di fallimento in tribunale. La presa di posizione di Bitonci è stata vincente, a quanto pare. Il patto, infatti, (la delibera porta la firma dell’assessore allo sport, Cinzia Rampazzo), prevede la restituzione di una parte e dei debiti per gli affitti e le utenze mai pagati per l’utilizzo degli stadi Euganeo e Appiani in denaro. Più la restituzione del nome, del simbolo e le memorabilia (coppe, trofei). La proprietà dell’Acp 1910 si è impegnata a versare nelle casse di Palazzo Moroni 150 mila euro in tre rate da 50mila euro ciascuna. La prima entro 180 giorni dall’ufficialità dell’accordo, la seconda entro 18 mesi e infine la terza entro 36 mesi.

Bitonci, comunque, ha preteso di fissare una scadenza. Se entro il 30 settembre non sarà avvenuta la restituzione del nome e del simbolo e non sarà partito il bonifico della prima rata, sarà lo stesso Comune patavino a presentare istanza di fallimento. La speranza dell’amministrazione è che la restituzione del logo e del nome avvenga prima di settembre così da poter cedere in comodato gratuito alla Biancoscudati Padova il vecchio logo e permettere al club di iscriversi al campionato di Lega Pro con la vecchia denominazione. Sul fronte Acp 1910, l’accordo con il Comune consentirebbe di superare la soglia del 60% dei creditori e dare il via alla ristrutturazione del debito come prevede l’articolo 182bis della nuova legge fallimentare. Un lieto fine dopo una stagione amarissima? La storia del vecchio Calcio Padova, purtroppo, è ancora tutta da scrivere, a prescindere dalla riuscita o meno del piano di ristrutturazione del debito. La procura padovana sta indagando anche per una presunta evasione fiscale e una possibile distrazione di fondi da parte degli amministratori del club del presidente Penocchio. Reati penali che non si possono cancellare con un semplice concordato.

L’ultimatum di Massimo Bitonci scadrà il 30 settembre. Se entro quella data la vecchia proprietà non verserà un primo acconto per iniziare a saldare il debito di 150 mila euro, l’amministrazione comunale presenterà istanza di fallimento. Ieri, infatti, con l’approvazione di una delibera di giunta presentata dall’assessore allo sport Cinzia Rampazzo, l’amministrazione ha deciso di accogliere la proposta che prevede la cessione al Comune delle attrezzature, delle coppe e del titolo: quest’ultimo, poi, da Palazzo Moroni sarà girato in comodato gratuito anno per anno ai Biancoscudati Padova. Il sindaco, però, ha sottolineato a chiare lettere che, se la scadenza non verrà rispettata l’accordo di ristrutturazione del debito decadrà automaticamente. «Abbiamo aderito al piano che ci è stato presentato – ha sottolineato il primo cittadino – ma vogliamo che ci siano tempi certi e quindi è stata indicata una data, che sarà tassativa. Se nel frattempo la vecchia società inizierà a pagare, c’è la possibilità che il titolo venga liberato e che quindi la squadra, all’inizio della prossima stagione, possa tornare a chiamarsi “Calcio Padova”».

Il versamento del denaro verrà suddiviso nell’arco di trentasei mesi. L’avvocato Simone Perazzolo era stato incaricato dalla vecchia società di predisporre l’accordo di ristrutturazione del debito sulla base dell’articolo 182bis della nuova legge fallimentare. Il Calcio Padova spa ha un debito nei confronti del Comune di complessivi 321 mila euro, derivante da mancati pagamenti di canoni, utenze, tariffe d’uso degli impianti, che verrà coperto con le seguenti modalità: 150 mila in tre rate (una entro 180 giorni dall’omologazione dell’accordo, la seconda entro 18 mesi e la terza entro 36); la cessione all’amministrazione comunale in tempi brevi della piena ed esclusiva proprietà del marchio registrato del Calcio Padova e delle “memorabilia” (coppe, trofei cimeli e foto della società dalle origini a oggi); la cessione degli arredi, delle attrezzature e dei locali della sede che risultano ancora occupati. «La proposta – si legge nella delibera – viene accolta in quanto prevede un congruo versamento che andrà a coprire le somme dovute a titolo d’imposta e le spese vive sostenute negli impianti. Ma, soprattutto, consente di restituire alla città il marchio e tutto il materiale che narra la storia calcistica del Padova».




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