Live 24! Padova, dal campo alla scrivania: iniziano due intense settimane di pianificazione della prossima stagione

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Ore 23.00 – Qui Selvazzano Dentro, questo l’intervento di Carmine Parlato: “Siamo in un luogo che conosco molto bene perché quando giocavo venivo qua in ritiro! La squadra dell’anno prossimo? Il dottor Bonetto ha già dato un segnale importante, chiunque venga qua deve avere le qualità che hanno avuto i miei ragazzi quest’anno! E sono riusciti a riportare l’entusiasmo nel cuore dei tifosi, il che era uno dei miei due obiettivi oltre ovviamente a conquistare la promozione in Lega Pro. Il fair play? Andare a lamentarsi delle decisioni arbitrali a partita finita non ha senso, e se sbagliano in serie A figuriamoci in serie D… Il Padova quest’anno ha dimostrato che si può lavorare e che si possono raggiungere risultati importanti con umiltà e serietà”.

Ore 22.40 – Qui Selvazzano Dentro, questo l’intervento di Roberto Bonetto alla serata organizzata dal Panathlon: “Inizialmente questa serata era stata programmata per giovedì, ma l’avevamo anticipata perché speravamo di essere impegnati a Macerata per le Final Four… Associazioni come la vostra sono fondamentali per il territorio, perché col vostro aiuto svolgete un ruolo davvero importante anche per i nostri giovani. In mattinata abbiamo fatto una riunione ed abbiamo deciso che nella prossima campagna acquisti dovremo acquistare solo giocatori con determinate caratteristiche e valori morali e comportamentali. Il rapporto con la tifoseria? In venti partite abbiamo portato più di centomila persone allo stadio, abbiamo un pubblico magnifico che si è comportato bene praticamente sempre. Gli imprenditori che ci aiutano sono solo della provincia? Forse quelli cittadini hanno paura dell’esposizione mediatica… Noi non ne abbiamo avuta, così come gli 80-90 sponsor che ci danno una mano. Per quanto riguarda i nuovi soci sono arrivati dalla provincia, ma magari i prossimi arriveranno dalla città… La priorità del prossimo anno? Cercheremo di lavorare per portare ancor più pubblico allo stadio ed ancor più variegato. Il settore giovanile? Quest’anno il 30% del budget è stato destinato proprio al settore giovanile, segno che ci crediamo e che puntiamo molto nei nostri giovani. Dare la possibilità a 500 bambini e ragazzini di giocare a calcio è bellissimo. L’impiantistica? C’è allo studio la possibilità di costruire un centro sportivo nell’area di Padova Ovest, il Comune è proprietario di 125.000 metri quadri su quell’area e sono convinto che in due anni si possono costruire cinque-sei campi, una foresteria e quant’altro. Spero che il nostro sogno possa diventare realtà…”.

Ore 21.30 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) C’è chi può muoversi, conoscendo a grandi linee quale sarà il colore del futuro. C’è invece chi ha chiuso un ciclo, senza sapere come, se e quando se ne aprirà un altro. Il secondo caso è quello della Sacilese, che non può nemmeno pensare a un abbozzo di mercato. Il primo è quello di Tamai e Fontanafredda: lì si muove qualcosa. Capitolo Tamai, si pensa alle punte. Come già anticipato, Riccardo Zambon e Federico Furlan viaggiano verso altre destinazioni. C’è un reparto da rifondare e già spuntano i primi nomi. Il primo in agenda è quello di Mattia Baldrocco. L’attaccante mestrino, classe 1991, piace a De Agostini e può liberarsi dal Delta Porto Tolle. Un primo contatto c’è già stato, ne seguiranno altri. Ma Baldrocco non è l’unico nome che potrebbe far parte del nuovo Tamai. Nel mirino c’è anche l’uomo dell’impresa, l’eroe del playout che ha salvato la Triestina in Trentino. Sì, proprio Daniele Rocco sarebbe entrato nel radar delle Furie rosse. Il biglietto da visita? Dodici gol nella stagione regolare, un degno sostituto di Zambon e Furlan. Si muove anche il Fontanafredda, che come il Tamai avrà bisogno di rinforzi per il reparto avanzato. Due le piste da seguire: una porta a Matteo Giglio, trequartista ex Sanvitese e Tamai; l’altra a Davide Diaw (stesso passato), oggi alla Virtus Corno. In casa rossonera c’è però da risolvere la “grana” del direttore sportivo. Carlo Casagrande pare infatti vicino al Treviso.

Ore 21.10 – (Messaggero Veneto) Tamai e Fontanafredda stanno già lavorando in vista della prossima stagione. Tanto che continuano a spuntare i nomi in cima alla lista della spesa. Ai mobileri piacciono Mattia Baldrocco (classe ’91) e Daniele Rocco (’90), attaccanti rispettivamente di Delta Porto Tolle e Triestina; i rossoneri hanno nel mirino invece Matteo Giglio (’91), jolly offensivo del Montebelluna e Davide Diaw (’92) punta della Virtus Corno. Per ora solo manifestazioni d’interesse e qualche primo contatto. Certa è la volontà di entrambe: cambiare i riferimenti del reparto offensivo. E’ ormai sulla bocca di tutti, già da tempo, che a Tamai è finito il tempo di Federico Furlan (’86) e Riccardo Zambon (’88) così come a Fontanafredda si abbia intenzione di rinunciare a Lauro Florean (’81) e, secondo indiscrezioni, anche ad Alfonso Gargiulo (’94). Così rientrerebbero nei piani gli attaccanti nominati sopra. Difficile per le “furie rosse” arrivare a quei due obiettivi: sia Baldrocco sia Rocco potrebbero rimanere dove sono; ancor più il bomber della Triestina, dopo essere diventato l’eroe di una città, visto l’incredibile gol di rovesciata valso la salvezza domenica a Dro. Più facile il compito del Fontanafredda: Giglio, nonostante un’annata da 13 gol che lo porterebbe a puntare più in alto, potrebbe voler avvicinarsi a casa (è di Cordenons); Diaw potrebbe voler tornare in serie D, dopo essere tornato in Eccellenza. Si vedrà nelle prossime settimane. Sembra piuttosto sicura la volontà del Tamai di confermare il reparto arretrato – col dubbio Faloppa, nel mirino del Belluno – così come quella del Fontanafredda di rinunciare a capitan Malerba (’90) dopo aver scelto di puntare nuovamente su Nastri (’92) e Ortolan (’90).

Ore 20.50 – Qui Selvazzano Dentro: in corso presso il ristorante “La Piroga” la serata del Panathlon Padova dedicata ai Biancoscudati. Presenti l’amministratore delegato Roberto Bonetto, l’allenatore Carmine Parlato, Michael Salvadori, il dirigente accompagnatore Pierino D’Ambrosio e l’addetto stampa Massimo Candotti.

Ore 20.30 – (Gazzettino, edizione di Treviso) Si è conclusa nel migliore dei modi la stagione del Giorgione, una salvezza ottenuta “in extremis” ai playout ma una salvezza che davvero è importante non solo per allenatore e squadra ma anche per una società che ora può guardare ad un futuro più roseo. Orfeo Antonello, presidente del sodalizio castellano, il giorno dopo la vittoria ottenuta sul Kras Repen ripercorre i momenti di una stagione dove, assieme a tutto il gruppo societario, davvero si è messo in gioco, rischiando ma ottenendo quei risultati sui quali pochi credevano. Iniziare un campionato con ben 14 giocatori alla prima esperienza in D poteva davvero essere visto come un azzardo. «Ora posso dirlo – spiega Orfeo – è stata una stagione strepitosa, abbiamo puntato sui giovani e i giovani ci hanno ripagato con successi incredibili a livello di settore giovanile, gli allievi, la Juniores, i giovanissimi, e con una salvezza importantissima per quanto riguarda la prima squadra, un’annata da ricordare dove nonostante i tanti problemi che ci sono siamo riusciti a raggiungere il traguardo prefissato ad inizio stagione». Con un simile settore giovanile diventava importante ottenere la salvezza, quasi un obbligo. «Sì, in questi giorni abbiamo assistito ai tanti successi delle squadre giovanili e sarebbe stato, per certi versi, un dramma sportivo retrocedere con la prima squadra». Pochi ad inizio campionato avrebbero scommesso sulla squadra di Paganin. «Lo so, ma noi ci credevamo, sapevamo delle difficoltà e quando a luglio abbiamo incontrato Antonio eravamo consapevoli delle difficoltà che ci potevano essere, eravamo consci del pericolo che si andava a correre ma la scelta fatta alla fine ha dato i suoi frutti, avevamo deciso di puntare tutto su questi giovani e, dopo una stagione con tanti alti e bassi ma alla fine entusiasmante, abbiamo raggiunto il traguardo. Diamo il giusto merito all’allenatore e ai ragazzi che, come noi, hanno sempre creduto nella salvezza e sono riusciti a raggiungerla in extremis ma con pieno merito». Guardiamo avanti, questo progetto giovani continua ancora con Paganin? «Da parte nostra c’è la voglia di proseguire su questa strada e c’è la voglia di continuare con Antonio Paganin. Ne abbiamo già parlato la scorsa settimana e ci parleremo ancora, ci sono ancora tante cose da valutare e da concordare per la prossima stagione, ci sono le esigenze del mister e le esigenze della societààlasciamoci un pò di giorni di riposo e dopo vedremo, intanto godiamoci questa meritata salvezza».

Ore 20.10 – (Tribuna di Treviso) Sofferta, e per questo ancora più bella: la salvezza del Giorgione è realtà. Una formazione zeppa di giovani, in gran parte dal Bassano e con poca esperienza in serie D, è cresciuta sotto l’abile guida tecnica di Antonio Paganin e del suo staff. L’avvio incerto (2 punti in 4 match), le prime vittorie su ArziChiampo e Triestina, l’exploit di fine 2014 culminato con il capolavoro di Valdagno, il crollo di marzo, lo sprint primaverile, la frittata con il Ripa. È il film di una regular season vissuta tra alti e bassi, da cui il gruppo si è sempre risollevato. Il successo nel playout con il Kras Repen rappresenta la ciliegina sulla torta di un’annata forse irripetibile a Castelfranco, alla luce del contemporaneo approdo alle fasi nazionali di tutte le giovanili. Non può essere un caso: in via Rizzetti si è seminato bene e con coraggio. «Una stagione così non ce l’aspettavamo, la passione e il lavoro di allenatori e dirigenti è stato premiato», osserva il presidente Orfeo Antonello, «I successi del vivaio hanno dato una spinta alla prima squadra. Forse potevamo salvarci prima dei playout, a volte ci siamo cacciati nei guai, ma sapevamo che con una rosa giovane e rifatta ci potevano stare alcune difficoltà. Alla squadra darei un 8 in pagella, e un 9 a capitan Gazzola per quanto dato sia in campo che fuori: spero rimanga. La nostra intenzione è di confermare Paganin: il mister può avere buone offerte, è giusto che si prenda una pausa di riflessione. In ogni caso, penso che la collaborazione con il Bassano possa continuare anche in sua assenza, l’organico potrebbe subire poche variazioni». Mister Paganin: «Avevamo la missione di portare la nave in porto sana e salva: obiettivo raggiunto con grande determinazione e senza rubare nulla. Lo abbiamo fatto in una piazza storica come Castelfranco, percependo che il pubblico ha apprezzato. Allenare i giovani è entusiasmante, hanno grandi margini di miglioramento». Sul futuro: «Mi prendo dieci giorni di pausa, l’ho fatto anche a Bassano e per me è la prassi. A prescindere dagli interpreti, è importante che il progetto giovani continui e i risultati del settore giovanile fanno ben sperare»

Ore 19.50 – (Corriere delle Alpi) Una salvezza tranquilla, limitando le spese. È quello che il Ripa Fenadora ha chiesto al nuovo ds Marcello Bizzotto, al lavoro per costruire la squadra per la prossima stagione. Senza fretta, però. «Mi hanno domandato di fare una squadra giovane e di puntare a una salvezza tranquilla, riducendo i discorsi economici per stare tranquilli anche su quel piano», dice il neo ds neroverde. Ora la priorità è la scelta dell’allenatore, con Renato Lauria in pole position. Ad affiancare l’allenatore della Juniores nazionale, ci dovrebbe essere Paolo Zanon, mister dell’Eurocalcio Cassola, molto conosciuto da Bizzotto. Mentre sembra essere arrivata al capolinea anche l’avventura di Mauro Fin, un’altra delle facce storiche della compagine feltrina in questi anni. Obiettivi. Consolidarsi in D e puntare sul settore giovanile, a cui verrà data sempre più importanza. «Darò il massimo», dice Marcello Bizzotto. «A parte il Marano con cui ho fatto un’esperienza abbastanza limitata, sono sempre stato abituato a lavorare in squadre dove ci si salvava con mezzi economici contenuti. Il presidente mi ha domandato questo». Attenzione all’aspetto economico. «La società vuole contenere un po’ i costi, però allo stesso tempo mantenere bene la categoria e avere sempre un bel ruolo in serie D», aggiunge il nuovo direttore sportivo del Ripa Fenadora. «Proverò a fare questo, è una bella sfida, stimolante». Primo impatto. «Ho avuto una bella impressione della società, che è seria e c’è un bell’ambiente, sano e serio allo stesso tempo. Tutti me ne hanno sempre parlato bene», racconta il vicentino Bizzotto, che approda all’Union dopo essere stato l’artefice della scalata dell’Eurocalcio Cassola fino alla serie D in quella società poi divenuta Eurotezze. Successivamente ha operato con Thiene e Marano. «Trovo un ambiente come quelli di una volta, lo stesso che ho vissuto all’Eurocalcio, dove si può fare un calcio sano, divertendosi. La prima impressione è stata ottima. Queste sono le cose che mi hanno convinto: la serietà e l’entusiasmo di una società che vuole anche programmare per il futuro, senza strafare, ma facendo le cose per bene». Mercato. «Per il momento è ancora prematuro, andiamo con calma», commenta il nuovo direttore sportivo del Ripa Fenadora. «Ci vuole tempo. Non ci sono indicazioni particolari da parte della società, se non quella di contenere i costi facendo una squadra per una salvezza più tranquilla possibile e se la raggiungiamo divertendoci un po’, è tutto di guadagnato. Questo è l’obiettivo».

Ore 19.30 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Mica c’è fretta: il calcio mercato rossonero di solito parte a giugno inoltrato. Aspettando che prima comincino a definirsi altri contatti, ovvero a non definirsi altri contratti, nei club più “disponibili” che operano nel raggio di 20 chilometri. No giocatori, no mister ancora. Per avere un Maurizio De Pieri allenatore del Fontanafredda anche nel 2015-16 cosa manca? «Manca di andare oltre una chiacchierata iniziale. Ci reincontreremo – risponde l’attuale guida rossonera -: non è in 5’ che si trova un accordo. È giusto sedersi a un tavolo per dirsi tutto quel che di bello c’è stato e anche le cose che non vanno. Ora è tutto stabile. In settimana ci ritroveremo: sono spesso in sede per organizzare il camp estivo. La società deve decidere, fare le proprie riflessioni. Poi ci confronteremo. Non è che dobbiamo fare la telenovela estiva, solo che ci deve essere un’unione di intenti, in modo che tutti portino il loro mattone per fare un altro campionato buono». Quanto manca per restare con Alcantara e soci? «Lo scorso anno siamo andati dentro una cosa più grande di noi, senza rendercene conto, dettata dalla vittoria e dall’entusiasmo – risponde De Pieri -. La prossima sarà la stagione più difficile. Dobbiamo riflettere se siamo strutturati per fare questa categoria o no. Certo, si sa che nella vita si può andare in Formula Uno con un team da Formula Tre: non è vietato. Quando parlo di team, tra l’altro, non parlo solo di squadra». Via Renzo Nadin, non è arrivato Carlo Casagrande. Si allargano i poteri del mister? «Ho letto che Malerba e Florean sarebbero già via – precisa -. Create problematiche di cui non abbiamo bisogno, dobbiamo ancora fare un colloquio con i ragazzi. Chiaro che la figura di Nadin va sostituita, così come ne servono altre, per il bene della società e non solo mio». Ci sono nuove prospettive per De Pieri? «Anche nel calcio non conta ciò che si è fatto. A oggi non ho ricevuto una telefonata da un’altra squadra, dalla Terza categoria alla serie A». Quindi, l’accordo? «Se già una società non ha economicamente la possibilità di avvicinarsi agli altri club di categoria, ancora di più bisogna essere organizzati e strutturati per far ciò che gli altri sbrigano velocemente – conclude -. Dobbiamo trovare una soluzione alternativa. Se le cose dovessero funzionare, l’accordo si troverebbe entro un termine logico».

Ore 19.10 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Nel Borgo dei miracoli non si vuole soffrire ancora. Furie rosse non può rimanere un appellativo obsoleto, basato sul passato. Se maggio si è dimostrato lento negli sviluppi, adesso bisogna accelerare per definire nel migliore dei modi il Tamai del prossimo futuro. BASI – A inizio settimana è stato definito l’allenatore, confermando Stefano De Agostini. Tentennamenti, dubbi e perplessità sono stati sgombrati dal campo, nel segno della continuità. Com’è nel Dna del Tamai. Al primo passo importante ne stanno seguendo altri, sotto il segno della collegialità. Delle basi del nuovo Tamai hanno parlato insieme De Agostini e il presidente Elia Verardo. Saltati gli appuntamenti dei giorni scorsi per impegni del dirigente, entro la prima metà della settimana se ne riparlerà concretamente. Intanto finiscono anche playoff e playout, disimpegnando organici a cui si sta guardando per pescare. COLLEGIO – La piramide ha un vertice, che è il presidente. Sotto non c’è un tenutario di arrivi e partenze. Le manovre invece saranno condotte in team. Dopo la prima discussione fra presidente e mister, che in parallelo ha visto uscire notizie di altrui interessamenti a giocatori base dei rossi (Faloppa e Furlan più di altri sono cognomi scritti su più taccuini di operatori del mercato), si passa ad approfondire l’analisi. Sempre tenendo conto di ciò che Tamai può fare: mai promesse oltre gli impegni sostenibili. All’analisi sui giocatori faranno seguito i colloqui con gli stessi, partendo dal fatto che sono tutti liberi di decidere, ma che per trequarti si punterà alla conferma. Dopo la verifica interna, saranno sentiti i diretti protagonisti. TEAM – Alla coppia Verardo & De Agostini si uniranno in queste fasi le persone più vicine alla conduzione della squadra: l’accompagnatore ufficiale Paolo Pegolo, il ds in pectore Edio Pignat e il dirigente Mauro Narder. Stabilito il da farsi, poi ognuno proseguirà con i propri compiti specifici. A metà settimana, dunque, sarà tracciata la fisionomia della squadra futura. Punti di domanda ce ne sono, soprattutto per i nomi che meno hanno risposto presente. Per esempio, che l’estate scorsa la squadra sia stata costruita attorno a una coppia d’attacco (Zambon – Furlan) che non avrebbe sostenuto il peso stagionale è uno dei punti di divergenza.

Ore 18.50 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Non c’è ancora l’ufficialità da parte della società ma è quasi sicuro che Andrea Pagan siederà ancora sulla panchina della Clodiense. La conferma del tecnico chioggiotto l’aveva fatto intendere nei giorni scorsi il direttore generale della società lagunare, Mauro Boscolo Gallo. «Non vedo perché ci dovremmo privare di Pagan, visto che in questi due anni ha lavorato molto bene», aveva dichiarato il dirigente lagunare. Pagan aspetta la decisione della dirigenza lagunare ma si intuisce che il matrimonio con la Clodiense continuerà. «La scorsa settimana ho avuto un incontro con la società ed abbiamo capito che c’è sintonia tra di noi – ammette Pagan – Dobbiamo risolvere alcune aspetti ma credo che ci sia la volontà di continuare ancora insieme». Da definire la conferma dello staff tecnico e di alcuni giocatori. «Il merito dell’ottimo campionato da poco concluso lo devo, oltre ai giocatori, anche alle persone che hanno lavorato con me, Edrik Tiozzo, Dario Penzo ed Ivano Rossetti – dice Pagan – Sarebbe importante poter contare sulla conferma di alcuni giocatori, tassello importante per poter iniziare il prossimo campionato con una certa tranquillità». La società è propensa alla riconferma di molti giocatori che hanno fatto bene nel passato campionato e che sono proprietari del loro cartellino. Oltre alla conferma di capitan Davide Berto, Davide Gioachina, Moretto, ai giovani Cigna, Matteo Nata, Riccardo Gnolo (tutti di proprietà della società), il tecnico lagunare si augurerebbe che potessero rimanere Francesco Tiozzo (rinnovo del prestito con il Venezia), Casagrande, Mazzetto, Piaggio, Pelizzer, Mastroianni ed il bomber Santi. «Sarà la società a decidere – commenta Pagan – ma sarebbe importante poter contare sull’ossatura dello scorso anno che è stata molto affidabile. Avere un’asse centrale importante e poi magari completare con un difensore ed un centrocampista di esperienza».

Ore 18.30 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Ancora terza e nuovamente stoppata dai secondi, nella circostanza l’Altovicentino. La Sacilese chiude la stagione 2014-15 fotocopiando i responsi precedenti, con una grande reazione di squadra dopo che già venerdì in sede la proprietà aveva ribadito la propria volontà di disimpegno futuro. L’alternativa è la squadra giovane, a costi limitatissimi. PARTITA VECCHIA – «Domenica la squadra ha fatto come mercoledì. È tornata a giocare – afferma Denis Fiorin – il calcio che abbiamo sempre voluto e cercato. Un’altra perla. Non voglio parlare dell’arbitro e del conciliabolo con l’assistente, ma certo la partita è girata dall’espulsione a metà primo tempo di Mboup. Comunque li abbiamo fatti soffrire tanto, giocando davvero bene». Finisce sempre così? «Quanto all’Altovicentino – risponde il direttore sportivo della Sacilese – rimango dell’idea che sia uno sperpero di denaro assurdo. Con così tanti e tali giocatori, è un delitto che non facciano due passaggi consecutivi. Meglio prendere una Juniores, allora. Era una loro caratteristica già prima dell’arrivo di Diego Zanin, con Cunico erano impostati così. Contro di noi a inizio gara ho visto che si sono schierati a 5 in difesa: ci temevano, evidentemente. Poi hanno cambiato. Anche nei due confronti in campionato non hanno mai giocato a pallone, né tanto meno hanno mostrato di esserci superiori. Ci sono state solo invenzioni di giocatori importanti: in 12 di ore di allenamento alla settimana non so cosa facciano». PARTITA NUOVA – «Non abbiamo ancora parlato, non so cosa succeda», vorrebbe tagliare corto Fiorin sul futuro biancorosso. «Secondo me – riprende – la proprietà, giustamente occupata in pensieri di salute molto più importanti del calcio, comunque deve pensare alternativamente a cosa fare. Per esempio, iniziare un programma di squadra basata sui giovani, tipo Montebelluna o Clodiense». Con Fiorin o senza? «Se rimangono loro per me è una cosa – conclude il ds -, se arrivano altri devo valutare. Comunque sia, la Sacilese può sempre essere una società-trampolino, sia per giocatori che per allenatori».

Ore 18.10 – (Messaggero Veneto) A Valdagno, al termine di una gara epica, affrontata per buona parte con un uomo in meno, potrebbe non essersi conclusa soltanto l’avventura della Sacilese nei play-off. Il rompete le righe di quest’anno in casa biancorossa ha una valenza più netta rispetto al passato. Un passato glorioso, ricco di soddisfazioni, che ha visto una famiglia portare i colori liventini ai vertici della serie D e concedersi due stagioni nei professionisti. L’attuale proprietà, però, sta valutando il da fare sul futuro: il presidente Gian Paolo Presotto e la moglie Lidia Nadal, artefici di un progetto che ha rilanciato anche a livello giovanile la Sacilese, creando uno dei bacini più floridi (e anche più corteggiati dai grandi club) della regione, starebbe pensando di passare la mano. Scenari. Nulla è deciso. Ma l’ipotesi è concreta, al punto da lasciare spazio a diversi scenari. Il primo, forse più difficile, è rappresentato da una nuova proprietà, che subentri in toto a quella attuale. In questi giorni si è ventilato l’interesse di alcune cordate. Trattative in fase embrionale, di certo non agevolate dalla contingenza economica. La famiglia Presotto, se del caso, intende cedere a mani affidabili, non certo a qualche improvvisato “avventuriero”. Anche per questo, alla fine potrebbe decidere di restare in sella, con un orizzonte ben preciso: creare una squadra di giovani, perlopiù provenienti dal settore giovanile, sul modello fortunato del Montebelluna. La terza via, come spesso capita, sarebbe di compromesso: il nuovo acquirente si occuperebbe esclusivamente della prima squadra, mentre la gestione attuale continuerebbe a coltivare il vivaio. Partenze. Comunque sia, pare certo che i “big” che hanno portato la Sacilese anche quest’anno ai piedi del podio siano destinati a salutare le sponde del Livenza, arricchendo il prossimo mercato estivo: da bomber Sottovia a capitan Favret, passando per un giovane di prospettiva come Spagnoli, l’estro di Beccia, l’affidabilità di Baggio, Boscolo Papo e Manucci, la classe di Beccaro. Discorso diverso per la guida tecnica: Carlo Marchetto, che avrebbe meritato di diritto la conferma in una situazione “normale”, potrebbe anche accettare di ripartire con un gruppo giovanissimo da plasmare. Il tutto coordinato dall’abile ds Denis Fiorin, mentre nello staff societario potrebbero esserci new entry, sacrificando figure che hanno contribuito a scrivere pagine tra le più belle della quasi centenaria storia biancorossa.

Ore 17.50 – (Trentino) Serviranno giorni, se non addirittura settimane, al Dro per metabolizzare l’incredibile sconfitta di domenica. Brucia ovviamente il risultato, che ha sancito la retrocessione della formazione di Manfioletti in Eccellenza, ma soprattutto il “come” è maturato l’1 a 3 che ha permesso alla Triestina di espugnare il campo di “Oltra” e di mantenere la serie D. Il presidente Loris Angeli, che a fine partita si è chiuso in sede e ha affrontato in solitaria il “post partita”, si lascia andare esclusivamente ad alcune confidenze, ma preferisce rimandare ad altro momento ogni commento ufficiale riguardo all’operato del direttore di gara (Mansi della sezione di Nocera Inferiore) e del collaboratore “numero due” (Fantino di Savona), quest’ultimo decisivo in occasione delle espulsioni del giuliano Piscopo e del trentino Bazzanella. A fine partita Angeli ha fatto sapere che quella contro la Triestina è stata la sua ultima partita da presidente del Dro dopo 33 anni ai vertici della società del Basso Sarca: parole dette “a caldo” dopo un’incredibile delusione o il “presidentissimo” droato ha veramente intenzione di chiamarsi fuori? Il “moviolone” della sfida playout è impietoso nei confronti del Dro, penalizzato in maniera evidente dalla terna arbitrale che, con alcune decisioni che hanno dell’incredibile, hanno di fatto condannato la compagine gialloverde alla discesa in Eccellenza. Nessuna partigianeria, ma le immagini dell’incontro, riproposte più volte dalla Rai e da Trentino Tv, hanno certificato come la squadra di Manfioletti si stata defraudata della vittoria. L’episodio maggioramente “incriminato” dell’incredibile partita di “Oltra” è quello relativo al gol annullato a Bertoldi al 94′, ovvero al quarto minuto di recupero della seconda frazione. La rete messa a segno dal centrocampista droato, che dal dischetto aveva firmato il momentaneo pareggio dei trentini qualche minuto prima, risulta assolutamente regolare dopo lunga e approfondita analisi e il fischio del direttore di gara è semplicemente inspiegabile. La “giacchetta nera” ha motivato la propria decisione a Manfioletti e ai giocatori droati con un “c’è stato un fallo in mezzo all’area”, ma l’unica infrazione commessa nei sedici metri triestini in quella circostanza è stata l’evidente carica perpetrata ai danni di Bertoldi che, nonostante la trattenuta di un avversario, è riuscito ad insaccare con un pregevole colpo di testa in tuffo. Il Dro, in quel momento, sarebbe stato salvo quando mancavano solamente trenta secondi al fischio finale.

Ore 17.30 – (Il Piccolo) I due giocatori di maggior qualità della Triestina alla fine sono stati decisivi per la vittoria di Dro. Proia e Rocco, quando tutti boccheggiavano nei supplementari, hanno avuto l’istinto killer che contraddistingue i più bravi. Ma mentre il centrocampista laziale ha avuto una stagione di buona continuità il bomber, arrivato a dicembre con un avvio sprint per due mesi, si era perso. Undici gol segnati nelle prime dieci gare poi il buio. E la conseguenza è stata quella di vedere in campo una Triestina incapace di vincere. Normale un calo di forma anche per un ragazzo che vale più della serie D, che ha sempre segnato in carriera caterve di gol e che soprattutto è venuto a Trieste perché si sente legato alla maglia alabardata. Ma il periodo-no durante la gestione pre-allontanamento di Ferazzoli è diventato buio con l’arrivo di Gagliardi. «Deve imparare i movimenti da attaccante» diceva il tecnico calabrese. Nelle ultime due partite decisive, senza Gagliardi in panca, Daniele ha segnato quattro gol. Non può essere un caso. Pontrelli, dopo aver commesso un grave errore a chiamare Gagliardi, ha saputo in extremis ravvedersi riportando Ferazzoli, ricucendo con la punta e forse anche giocandosi la carta “stravagante” del maxi-ritiro a Marina di Ravenna. Sono dettagli non irrilevanti ma il fatto più importante è che le intuizioni e i colpi di Rocco hanno condotto per mano la Triestina alla salvezza. Il monfalconese è un ragazzo senza fronzoli, vede la porta e uno così a Trieste, anche per l’attaccamento, non si vedeva dai tempi del giovane Godeas. Guai a farselo sfuggire.

Ore 17.10 – (Il Piccolo) Una partita pirotecnica come talvolta lo sport e il calcio riservano. Domenica i due gol a fine overtime, con il Dro che ha seriamente rischiato di chiudere il match nel finale dei regolamentari, hanno fatto vivere una giornata storica agli eroici tifosi della Triestina. Ma passata la sbornia emotiva c’è da chiedersi quale valore possa avere il mantenimento della serie D. Da una parte i tifosi che hanno deciso (e non poteva essere altrimenti conoscendo la loro passione) di stare vicini alla squadra. Anzi sono stati i protagonisti del successo in terra trentina. Dall’altra la gestione Pontrelli che ha ottenuto l’obiettivo del mantenimento della categoria. «Via il marchio perché il presidente ha violato alcuni punti del contratto siglato ad agosto per la concessione in comodato gratuito del nome e dello scudetto alabardato». Posizione legittima e con la conseguenza che una ricucitura con l’attuale proprietà appare al momento insanabile. «Il primo obiettivo è mantenere la categoria e in due anni risanare la società sul piano finanziario» aveva dichiarato Pontrelli ad agosto quando aveva scalzato il duo Mbock-Mehmeti e aveva ricevuto l’ok per l’utilizzo del marchio. Il primo traguardo è stato raggiunto al termine di una stagione tribolata e nella quale non c’è stata crescita della struttura organizzativa dell’Unione. Il secondo (quello dell’equilibrio finanziario) al momento, nonostante le dichiarazioni pubbliche del presidente, non è ancora evidente. Al di là della comprensibile gioia di Dro, la serie D non è un granché per una piazza che fino a quattro anni fa militava in B e fa ancor più male se la memoria va ai momenti più gloriosi dell’Alabarda. La storia resta ed è importante ma è con il presente che la città deve confrontarsi. La frattura con i tifosi che si incardina tecnicamente con la revoca della concessione e materialmente con la contestazione degli ultras verso Pontrelli non sembra ricomponibile. È un problema che pesa come un macigno e l’annunciato coinvolgimento dei legali dell’Unione è una posizione di difesa di Pontrelli che sembra più una medicina da effetto placebo che una soluzione. Il presidente deve spiegare nei prossimi giorni qual è il progetto, la sua sostenibilità finanziaria e come intende chiudere le partite ancora aperte. Sia quelle ereditate che quelle maturate durante la gestione di questa stagione. Ma la sensazione è che i tifosi non staranno nemmeno ad ascoltare. Ci sono dei potenziali e seri acquirenti (quelli che il sindaco ha conosciuto) che stanno cercando strade alternative (l’incontro con i massimi vertici dell’Ufm di due settimane fa ne è una prova). Soluzioni che fanno balenare nelle menti e nei cuori dei tifosi ipotesi percorribili ma anche fantasiose. Pontrelli deve dare risposte convincenti e concrete, gli altri attori dovrebbero valutare con attenzione il presente dell’Unione. Gettare alle ortiche un risultato sportivo ottenuto con enorme sofferenza da Rocco e compagni sarebbe un delitto.

Ore 16.50 – (Gazzettino, edizione di Belluno) Uno dei quattro. Mentre l’Union Ripa della nuova coppia Giusti-Bizzotto si prepara ad annunciare il nuovo mister tenendo tutti (Renato Lauria in primis) sulle spine, il Belluno è già avanti con i lavori. Tra i neroverdi in quanto a rosa l’unica certezza è che ci sarà una mezza rivoluzione. Per esempio è stato dato l’addio a Brotto, puntando gli occhi su Sottovia per sostituirlo. In casa gialloblù invece Augusto Fardin ha giocato la quarta carta per l’attacco. Dopo aver contattato Beccaro, Furlan e lo stesso Brotto il direttore sportivo del Belluno ha cercato nelle scorse ore anche Antonio «Totò» Acampora. Classe 1989, fresco vincitore dell’Eccellenza con il Monfalcone, la punta sarebbe il nome nuovo gradito da Roberto Vecchiato: 13 gol quest’anno, ben 53 negli ultimi 4 campionati, Acampora sembra uno che il suo scatolone di gol se lo porta dietro puntuale a ogni trasloco. «Siamo ancora alle chiacchierate – assicura il ds Fardin – per lui come per Beccaro, Furlan o Brotto stiamo semplicemente cercando di capire se è possibile intavolare una discussione». La nuova punta sarà comunque una di queste quattro? «Sì, ma nessuno è in vantaggio sull’altro: 25 per cento delle possibilità a testa. A questo punto della stagione quando parli con i giovani vogliono solo la Lega Pro e quando parli con i vecchi vogliono solo soldi. Difficile andare oltre, per ora». Significa che avete scelto di lasciare andare Radrezza? «Chi lo ha detto che non possa restare anche lui?». Merli Sala? «Sta decidendo e noi aspettiamo. È combattuto: da una parte vorrebbe rimanere, dall’altra vorrebbe nuovi stimoli. L’anno scorso abbiamo aspettato Cason fino ad agosto, speriamo non vada così per le lunghe anche quest’anno. Oggi siamo al 50 e 50». Calcagnotto resta un’alternativa difficile? «L’accordo con il Real Vicenza è che se non lo riscatta torna da noi. Ma anche in questo caso vedrete che prima del 30 giugno non decideranno. Dunque aspettiamo». Pescosta e il resto del gruppo? «Tutti confermati». Anche i portieri? «No, entrambi vogliono giocare dunque facile che ne rimanga soltanto uno. E poi cercheremo un giovane».

Ore 16.30 – (Corriere delle Alpi) Il ritorno in gialloblù di Nicola Calcagnotto. Il difensore centrale è sempre di proprietà del Belluno e quest’anno era solo in prestito in Lega Pro al Real Vicenza, quindi potrebbe tornare in Piazzale della Resistenza per la prossima stagione. La conferma arriva direttamente dal direttore sportivo Augusto Fardin, che conferma un’indiscrezione che circola ormai da un mesetto. «Il ragazzo tornerà da noi al 90 per cento – spiega il ds gialloblù – perchè difficilmente verrà riscattato dal Real Vicenza. Purtroppo Nicola ha avuto una stagione sfortunata, ha fatto poche presenze, ma ha anche avuto un problema di salute che lo ha tenuto fermo diverso tempo. In ogni caso, non avremo la certezza di quello che succederà nel prossimo mese, o anche di più, perchè so che il Real Vicenza sta pensando di andare a giocare a Treviso e non credo che il suo problema principale sia il riscatto di Calcagnotto». In difesa la società gialloblù sta continuando a monitorare anche il futuro di Ivan Merli Sala, che è sempre in bilico tra il restare e il partire. A lui le offerte non mancano di certo. «Stiamo aspettando – continua Fardin – abbiamo aspettato Stefano Cason fino ad agosto, aspetteremo a maggior ragione Merli Sala. Bisogna muoversi per il mercato? Non vi preoccupate, perchè non c’è fretta e non ci faremo trovare impreparati». Il dirigente del Belluno conferma anche il contatto con il difensore del Ripa Fenadora Alberto De March. «È uno di quelli che abbiamo sentito e stiamo monitorando – spiega Fardin – ne abbiamo sentiti tanti però. In questa fase di mercato è normale fare molte telefonate, per sentire e capire alcune situazioni, magari anche sapendo che la cosa non può andare in porto». In attacco il Belluno è scatenato. Un “big” arriverà di sicuro. Le voci parlano di un possibile interesse per Totò Acampora, attaccante esterno che nelle ultime quattro stagioni ha messo a segno 53 gol in serie D. Ancora una volta Augusto Fardin non si nasconde e anzi, rilancia. «È una delle quattro punte che abbiamo contattato – spiega il dirigente del Belluno – insieme a lui abbiamo anche sentito Gianluca Brotto (quest’anno al Ripa Fenadora ndr), Marco Beccaro (Sacilese) e Federico Furlan (Tamai). In ogni caso, solo uno di questi potrà effettivamente arrivare ma bisogna sempre farsi trovare pronti e sentire più di un’opzione nella possibilità ti venga detto “no”. In ogni caso, nelle trattative ci sono sempre i soliti problemi, i soldi oppure la distanza. Vedremo più avanti, ma anche qua non sarà una cosa veloce». Fattore P. I tre fuoriquota Giovanni Pescosta, Paolo Pellicanò e Francesco Posocco hanno richieste da categorie superiori e potrebbero lasciare Piazzale della Resistenza. Solo Pescosta, però, è di proprietà del Belluno mentre Posocco è del Vittorio Veneto e Pellicanò a fine giugno avrà nuovamente in mano il proprio cartellino. «Hanno alcune richieste, ma non so se andranno in Lega Pro – conclude Fardin – ci sono tre gironi con sessanta squadre e i giocatori in giro sono tanti, non credo sia facile per ragazzi così giovani andare in questa categoria».

Ore 16.10 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Nessuno gli chiede di rispettare la promessa «Serie A in 5 anni» sbandierata nel marzo 2011 quando si era insediato come padrone del Venezia. A Yury Korablin i tifosi arancioneroverdi chiedono semplicemente quella «normalità» gestionale che da almeno due stagioni a questa parte è una chimera. «Non è più possibile andare avanti in questo modo, sperando ogni mattina di leggere finalmente una buona notizia – la delusione di Andrea Vianello (Curva Sud) -. Personalmente vorrei vendesse la società, oppure si decida a cambiare registro comportandosi da vero presidente, altrimenti tanto varrebbe ripartire dalla serie D piuttosto che continuare con una non-gestione che continuerà ad allontanare la gente dal Penzo spegnendo la passione». «Per carità, oltre il calcio nella vita non è tutto, però siamo preoccupati e avviliti – così Ettore Perocco (Alta Marea) – ancora una volta a temere per quella sopravvivenza che per come vanno le cose sarebbe già positiva. Non si vede l’ombra di un progetto, il dirigenti sono costretti a “dedurre” e interpretare in qualche modo cosa potrebbe pensare e fare Korablin da Mosca. Qui nessuno gli ha mai chiesto la luna, solo idee chiare e radicamento nel territorio, basi su cui Udinese e Chievo hanno costruito i loro miracoli». Nella giornata di ieri nessuna novità per il dg Scibilia né da Mosca né dal collegio sindacale dopo l’assemblea dei soci saltata venerdì per l’indisposizione di Korablin. «Non vediamo la fine del tunnel in cui è finito un club gestito sempre all’ultimo giorno – sottolinea Franco Scappin (Nuovi Leoni) -. Chi o cosa costringe Korablin a restare qui? Se è stanco lo dica e si trovi una soluzione, vediamo se davvero qualcuno subentrerebbe o se ancora una volta sono solo chiacchiere. Abbiamo avuto esperienze peggiore ma vivacchiare per sopravvivere è triste». «Se ha esaurito soldi o voglia di fare ci basta saperlo – concorda Angelo Torresin (Unione Venezia Clubs) – e lavori a una cessione o all’ingresso di qualcuno che lo affianchi. La mancata comunicazione con i suoi dirigenti non ha giustificazioni, se quest’anno non ci fosse stato Michele Serena in panchina al Penzo non sarebbe venuto nessuno. Se non è così ci smentisca, però in fretta».

Ore 15.50 – Serie D, quarto turno playoff: l’AltoVicentino ospiterà il Delta Porto Tolle allo “Stadio dei Fiori” domenica 31 maggio.

Ore 15.30 – Poule scudetto: sorteggiate le semifinali: Siena-Castiglione (a Recanati) e Maceratese-Akragas (a Macerata).

Ore 15.00 – (Gazzettino, edizione di Treviso) Per tutta la notte e fino alle 7,30 di ieri mattina all’ingresso del municipio di Treviso appariva, in bella evidenza, uno striscione appeso da alcuni tifosi del calcio Treviso su cui si poteva leggere: «Sindaco, istituzioni, il vicentino fora dai c..». Due sole righe ma significative sulla presa di posizione della tifoseria, soprattutto quella della curva Di Maio. E da ieri anche «forzatreviso.it», sito non ufficiale del calcio Treviso, si è schierato a favore dell’ACD Treviso di Pini e degli imprenditori locali contro l’arrivo del Real Vicenza. «Della Lega Pro non ci interessa niente – si scrive in una lunga lettera – noi vogliamo solo il Treviso e difendere la sua centenaria storia, quindi allo stadio a vedere il Real Vicenza non andremo».
La stessa amministrazione comunale, la settimana scorsa, aveva espresso, con voce sommessa, l’opinione facendo capire che preferiva la cordata trevigiana per vari motivi ma, soprattutto, per la serietà delle nuove persone che sono entrate in società, per i progetti, i programmi e per poter avere, grazie all’Academy, un vivaio di circa 200 ragazzi dai 6 ai 16 anni. Insomma vorrebbe privilegiare l’aspetto sociale ed educativo e non una società che porterebbe una prima squadra a giocare al «Tenni» una volta ogni due settimane e poi se ne tornerebbe a Vicenza. Mercoledì pomeriggio intanto sarà svelato il volto del nuovo Treviso. «Niente anticipazioni -dice il presidente pro tempore Paolo Pini- ma vi posso assicurare che i veri tifosi del calcio Treviso e non quelli itineranti, saranno felici nel vedere chi si è aggiunto al gruppo esistente senza dimenticare che altri nomi pesanti e noti nella Marca e non solo, entreranno strada facendo. Noi per rispetto verso la città e i nostri tifosi, non parliamo di B o di A ma stiamo costruendo un piccolo gioiello destinato a collocarsi in un campionato importante che punta al professionismo».

Ore 14.40 – (Tribuna di Treviso) Appare sempre più evidente che parte della tifoseria biancoceleste voglia impedire il trasferimento al Tenni del Real Vicenza: lo striscione appeso ieri mattina ai muri di Ca’ Sugana rinfocola la contestazione alla cordata di Lino Diquigiovanni. Il quale crede in ciò che fa ed anzi attende la risposta dall’amministrazione comunale, che dovrebbe arrivare non più tardi di giovedì. Il programma prevede la salita della squadra almeno fino alla serie B, l’attività del settore giovanile, il coinvolgimento delle realtà minori della provincia ed altro. Solo una risposta definitivamente negativa di Manildo e Michielan potrebbe convincerlo a ritirarsi ed a tentare l’avventura in altre piazze come Trieste e Venezia. Chiaramente il clima di contestazione che sta montando non aiuta a credere che l’affare avrà una buona riuscita, lo conferma Marcello Totera, ex presidente di Acd Treviso ed attualmente impegnato in prima persona nel nuovo progetto: «Sapere che gli ultras si oppongono all’arrivo di un imprenditore che vuole fare le cose per bene non può che rattristarmi, e credo che raffreddi l’entusiasmo anche di Diquigiovanni, al quale piacerebbe una tifoseria unita: nemmeno a Vicenza quando arrivò il suo Real non si dimostrarono così ostili. Oggi cinque club della provincia si sono fatti vivi con noi per dare il loro incoraggiante appoggio al progetto di rilancio del Treviso rappresentato dall’imprenditore Diquigiovanni».

Ore 14.10 – (Giornale di Vicenza) Oggi potrebbe essere una giornata cruciale, che potrebbe segnare il the end della telenovela Diquigiovanni Corvezzo. Intanto il tecnico del Real Vicenza, Michele Marcolini, ha commentato la situazione attuale.Com´è la sua situazione con al momento?«Io ora non sono a Vicenza, ho visto il presidente Diquigiovanni prima che andassi via, abbiamo analizzato la situazione e ci siamo dati un paio di settimane per vedere gli sviluppi che ci possono essere. Ora a breve ci rivedremo e serenamente discuteremo su cosa fare quando le cose saranno a posto».Come vede lei il possibile matrimonio tra Diquigiovanni e Treviso (Corvezzo)? E come si vede lei alla guida di un ipotetico Real Treviso?«Credo che non potrebbe essere che una cosa positiva. Vorrebbe dire portare di nuovo una categoria importante in una città che ha vissuto stagioni esaltanti e che ha molta fame di calcio. Sotto questo punto di vista sarebbe un bel connubio senz´ombra di dubbio».E il comunicato della Curva Sud come lo interpreta?«Sinceramente non l´ho letto, non essendo a Vicenza non ho letto tutto. Da quello che mi dice credo che queste siano cose da valutare. Ma penso che se anche da parte di qualcuno ci dovessero essere resistenze, nel momento in cui si vede e conosce la voglia di far bene, di vincere e la serietà di Diquigiovanni, anche quei pochi dubbi potrebbero essere superati. Una piazza che è fallita probabilmente ha un po´ paura di rimanere scottata ancora con l´avvento di qualche imprenditore al di fuori del territorio. Ma potrebbe essere una questione di non conoscenza, perché poi la voglia di calcio del presidente è trascinante davvero».«Quindi lei vede positivamente tutta questa faccenda?«Mah… penso che Vicenza possa dare poco. C´è una squadra (il Vicenza Calcio) e credo che i tifosi siano tutti da quella parte. Cercare di fare un campionato importante in una piazza che ha fame di calcio potrebbe essere una cosa positiva. Poi si può vedere da diverse angolazioni, però secondo me si può far bene».E se la sede rimanesse a Vicenza e solo le partite fossero a Treviso?«Eventualmente bisognerebbe solo abituarsi al campo nuovo».Lei nel frattempo ha avuto altre proposte?«In questo periodo pour parler ce ne possono essere vari. Ma io sono uno che fino a che non ci sono contatti concreti, le chiacchierate lasciano il tempo che trovano. Credo ora sia ancora abbastanza presto, sto aspettando».Pare comunque di capire che al Real ci sarebbero i presupposti per rimanere comunque…«Con il presidente c´è un ottimo rapporto. E io credo di si, che ci siano tutti i presupposti per poter rimanere».

Ore 13.40 – (Giornale di Vicenza) È la potenza dei playoff. Scaldano i cuori, provocano sudori caldi e freddi, fanno frullare la testa che se si potesse, bisognerebbe applicarle un cartello con su scritto Chiuso per playoff. Già, ma intanto opportuno fare chiarezza su un regolamento che è mutato giusto quest´anno annullando di fatto ogni vantaggio o quasi per chi prima si è fatto un mazzo grosso così fabbricando un campionatone come il Bassano. Dunque, in garadue domenica al Mercante (alle 18, niente diretta tv), va in finale chi vince con qualunque punteggio. In caso di parità al 90´ si disputeranno ugualmente i supplementari. E in caso di ulteriore parità, verdetto ai rigori. Insomma, se fino all´anno scorso i giallorossi in caso di pareggio al termine dei tempi regolamentari si sarebbero qualificato il Bassano poggiando sul migliore piazzamento della regular season, come peraltro avviene da anni in serie B, ora l´unico benefit di cui dispongono è il vantaggio del fattore campo al ritorno. Intanto, mentre il giudice sportivo ieri ha appiedato come previsto Proietti e il granata Siega che salteranno la rivincita di domenica (tra i diffidati oltre a Bizzotto c´è adesso anche Pietribiasi), vanno annotate due prese di posizione. Da riportare il pensiero del giorno dopo di Alberto Colombo, pilota della Reggiana, il quale, dopo aver rinnovato i complimenti al Bassano, annuncia battaglia per il duello del velodromo. «Il Bassano è davvero una gran bella squadrae il pensiero del timoniere emiliano tuttavia credo che il discorso qualificazione sia aperto». Asta è d´accordo. «Proprio per questo brucia non aver vinto una partita condotta in questo modo sbuffa a 24 ore di distanza .Ecco perchè chiedo alla gente di riempire ogni spicchio dello stadio per spingerci all´impresa» Guido Davì, caterpillar della mediana Virtus la vede così. «Probabilmente avremmo meritato di più del pari analizza si è costruito di più e atleticamente stavamo meglio di loro. Ora lavoriamo per domenica e conto che il popolo giallorosso si faccia sentire». Appello raccolto da Bertoncello dei Fedelissimi. Noi ci saremo dice i tifosi vadano ad acquistare il biglietto senza aspettare domenica. Potrebbe essere tardi».

Ore 13.10 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Nel Vicenza di Pasquale Marino è senza dubbio l’uomo di esperienza, il giocatore che è quasi l’allenatore in campo. Thomas Manfredini ha deciso si vestire la maglia del Vicenza a gennaio, e la scelta è stata senza dubbio azzeccata. «E’ vero – conferma Manfredini – sono contento della scelta fatta, ho trovato un gruppo di uomini veri e di calciatori professionisti, un ambiente positivo dove avevo intuito si potesse fare bene. Con il direttore Cristallini avevo già avuto modo di parlare nel mercato estivo, era già una loro volontà quella di portarmi a Vicenza, ma io speravo di poter trovare spazio al Sassuolo e ho voluto restare dov’ero. A gennaio il Vicenza si è ripresentato e la stima dei dirigenti berici ha fatto si che mi convincessi; ho accettato Vicenza deciso a fare bene, consapevole di venire in una società con grande tradizione». Le cose sono andate bene e adesso vi apprestate a giocare i playoff. «Onestamente ero molto fiducioso sul valore del gruppo, ma non ero arrivato a prevedere che potessimo chiudere al terzo posto in classifica – sottolinea l’ex difensore di Atalanta, Genoa e Sassuolo – siamo riusciti a giocare un buon calcio, ad essere sempre propositivi imponendo il nostro gioco sia al Menti che in trasferta. Adesso però viene il bello, perché i playoff sono un campionato a sé in cui se si sbaglia sei fuori». Manfredini nelle ultime settimane è stato limitato da un dolore al tendine d’Achille, e la sua presenza venerdì è in forse. «Va un po’ meglio – spiega il difensore di Ferrara – contro il Frosinone non sono sceso in campo per non peggiorare la situazione, e per cercare di recuperare in questa settimana. Sto lavorando in piscina, e conto di farcela, di sicuro se ci sarà da stringere i denti lo farò». Stasera Perugia e Pescara si sfideranno in una partita secca per guadagnarsi la semifinale contro il Vicenza, e Manfredini resta alla finestra in attesa di sapere chi dovrà affrontare venerdì sera. «Di sicuro ce la guarderemo in tv sperando magari che finisca ai supplementari – sorride il difensore dei berici – venerdì noi avremo il vantaggio di aver potuto prepararci per tutta la settimana. Il Perugia viene da una lunga serie di risultati positivi, il Pescara ha mostrato più alti e bassi, ma nei play off si riparte quasi da zero e quindi può accadere di tutto». Manfredini ha vinto due campionati di serie B con le maglie della Fiorentina e dell’Atalanta senza giocare i play off, anche se l’ex atalantino sa bene cose conterà di più in queste gare. «L’aspetto più importante sarà la testa perché se si riesce a stare sempre attenti, concentrati e convinti dei propri mezzi, girano anche le gambe. E’ chiaro che a livello atletico conta aver lavorato bene nei mesi scorsi, ma da questo punto di vista non dovremo avere problemi. La compattezza, l’unione e la forza del gruppo saranno determinanti perché ci saranno dei momenti in cui potremo andare in difficoltà e ne usciremo solo se saremo uniti e compatti, come del resto siamo sempre stati. Diciamo che ce la possiamo fare, adesso spetta a noi dare tutto, e se non bastasse ancora di più».

Ore 12.50 – (Giornale di Vicenza) Occhi puntati sullo stadio Curi di Perugia: oggi alle 18,30 si affrontano il Perugia e il Pescara in uno dei due turni preliminari dei playoff, in pratica i quarti di finale del mini-torneo che alla fine designerà la squadra promossa in serie A insieme a Carpi e Frosinone.Sempre oggi alle 21 verrà disputata anche l´altra partita di preliminare, Spezia-Avellino, ma l´interesse dei biancorossi è puntato sulla gara del Curi perché è da lì che uscirà l´avversaria del Vicenza nella semifinale.I biancorossi andranno in campo venerdì 29 maggio alle 18,30 e giocheranno in trasferta la prima gara, appunto a Perugia o a Pescara. La sfida di oggi, essendo in gara unica, prevede due tempi supplementari in caso di parità al 90´, e soltanto nel caso in cui anche dopo 120 minuti di gara il risultato non fosse stato sbloccato si applicherebbe la regola che privilegia il miglior piazzamento nella classifica finale in campionato. E quindi se dopo 120´ il risultato fosse ancora in parità l´avversario di venerdì del Vicenza sarebbe il Perugia, che ha chiuso il torneo al sesto posto a 66 punti, mentre il Pescara è arrivato settimo a quota 61.Sarà l´esperto Michael Fabbri della sezione di Ravenna a dirigere una partita per la quale si prevede un grande afflusso di pubblico. Una partita che alla vigilia appare molto incerta per l´equilibrio dei valori in campo, tanto più che in campionato entrambe le partite fra le due squadre si sono concluse con l´identico punteggio, 2-2.All´andata, a Perugia, la squadra abruzzese era passata per prima in vantaggio, era stata acciuffata e sorpassata e in pieno recupero era riuscita ad agganciare i rivali con un gol di Maniero (che in gennaio è stato poi trasferito al Catania). Nella gara di ritorno a Pescara il Perugia ha restituito la rimonta, con gli interessi, visto che gli abruzzesi erano avanti di due gol ed erano pure in superiorità numerica: l´uno-due degli umbri ha fissato il finale di nuovo sul 2-2.Come finirà stasera? Dal punto di vista dell´interesse del Vicenza sarebbe meglio che finisse… ai supplementari perché 30 minuti in più nelle gambe potrebbero pesare a soli tre giorni di distanza nelle gambe della squadra che i biancorossi si troveranno davanti venerdì 29, si tratti del Perugia o del Pescara.Del resto con entrambe il Vicenza non ha mai perso in campionato ed è un´ottima premessa malgrado l´assenza di Cocco e Di Gennaro squalificati per un turno.

Ore 12.30 – (Giornale di Vicenza) «Sarebbe importante recuperare Ragusa per i playoff, se mai ci dovessimo arrivare». Era questo il ritornello ricorrente all´inizio della primavera, quando il campionato del Vicenza cominciava a far presagire prospettive inattese quanto meravigliose, mentre l´attaccante siciliano ritornava a correre dopo l´intervento al legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Adesso Tonino Ragusa è pronto per tuffarsi con i suoi compagni nei confronti diretti decisivi per la serie A.Ragusa, il terzo posto è finalmente acquisito. Ma che brividi per raggiungerlo«In effetti con il Frosinone è stata una sofferenza. Va detto che avremmo meritato di segnare e chiudere la partita ben prima, con tutte le occasioni che abbiamo creato, però non siamo stati bravi e fortunati nel concretizzarle, quindi con il loro gol tutto sembrava compromesso. Per fortuna alla fine siamo riusciti a raddrizzare il risultato e abbiamo tirato tutti quanti un sospiro di sollievo».Lei ha avuto un paio di occasioni per segnare: una bella parata di Pigliacelli e un tentativo in acrobazia malriuscito. Ci spiega quella scelta?«Ero convinto di essere in fuorigioco, ho voluto provare ugualmente il colpo ad effetto, ma non ho trovato il tempo giusto. Sul mio diagonale invece il portiere ha fatto davvero una gran parata, non credo che avrei potuto fare molto di più».Ha comunque messo lo zampino nel gol della vittoria, con un assist al volo delizioso per Di Gennaro.«Ci è riuscita benissimo un´azione che proviamo spesso in allenamento, con i movimenti e i tempi giusti: ho visto Davide solo in mezzo e quando la palla mi è partita nel modo giusto ero certo che avrebbe segnato».Di Gennaro e Cocco salteranno per squalifica la semifinale di andata: assenze pesanti.«Non sono due giocatori qualsiasi, questo è chiaro a tutti: Cocco è stato il nostro eccellente finalizzatore, Di Gennaro da regista si è espresso al meglio. Però non possiamo piangerci addosso. Anche in passato ci è capitato di avere assenze importanti, però la squadra è sempre stata lo stesso all´altezza della situazione: Marino sa come far rendere al massimo ognuno di noi, quindi non abbiamo alcun timore per l´andata dei playoff».Ci toccherà Perugia o Pescara: vede una favorita, o comunque crede che una sia più tosta da affrontare?«In questo momento una vale l´altra, e non è una frase fatta. I playoff azzerano tutto, ogni squadra arrivata fino a qui ha comunque una rosa con valori importanti, quindi l´unica cosa possibile è pensare a fare del nostro meglio».Per motivi diversi, sono due squadre che la legano a ricordi piacevoli«È vero. A Pescara ho giocato l´anno scorso e mi sono trovato molto bene, mentre a Perugia ho realizzato una doppietta con il Vicenza, all´avvio di questa stagione che per me era stato molto positivo prima dell´infortunio».Che differenza c´è, secondo lei, tra quel Ragusa e il suo potenziale attuale?«Sinceramente a livello di sensazioni io non avverto più grandi differenze. Ormai da qualche settimana mi sento veramente bene, ho ritrovato continuità e minutaggio, anche nell´ultima partita sono arrivato in fondo senza alcun problema. Probabilmente mi manca solo il gol, ed è ovvio che mi piacerebbe segnarne almeno uno nei playoff. Però questo è un fatto del tutto secondario: l´importante è che segni e vinca il Vicenza».Che atmosfera si respira in gruppo?«La vittoria in rimonta ottenuta sul Frosinone ci ha dato un entusiasmo supplementare che sarà molto importante per affrontare subito i playoff nel modo giusto. I nostri avversari, giocando in casa, avranno maggiore pressione addosso, noi invece saremo pronti a giocarcela con la voglia di continuare a stupire tutti».

Ore 12.00 – (Gazzettino) L’amarezza per la retrocessione in Lega Pro è un ricordo ancora fresco, ma nel calcio non puoi mai fermarti. Il presidente Andrea Gabrielli già nell’immediato dopo partita con il Perugia aveva guardato avanti, al futuro, per ripartire. Il primo passo da compiere è quello della scelta delle due figure più importanti dell’organigramma, il direttore generale e l’allenatore per la prossima stagione. Per il primo si annunciano tempi brevissimi: «Oggi (ieri per chi legge, ndr) per vari impegni non ci siamo trovati, ci sentiremo a telefono con Marchetti e penso di fare il punto della situazione con lui a metà settimana», ha confidato il numero uno del Cittadella. Il dg granata potrebbe ricalcare la scelta fatta da Foscarini, e cambiare squadra. Sembra questa infatti l’ipotesi più gettonata dopo la retrocessione maturata venerdì scorso. Il Cittadella inizierà un nuovo ciclo, ripartendo dalla Lega Pro con figure nuove. Tutto, comunque, verrà deciso nei prossimi giorni: entro fine mese si conoscerà il nome del nuovo (o confermato) direttore generale. Stefano Marchetti, tra l’altro, è un dirigente apprezzato nel mondo del pallone: i giocatori lanciati o rivitalizzati dal Cittadella sono sotto gli occhi di tutti. Da Meggiorini a Piovaccari passando per Ardemagni, Gabbiadini, Baselli… I nomi sono tanti, a Cittadella si è «forgiato» anche Rolando Maran, attuale tecnico del Chievo. Il nome di Stefano Marchetti circola nell’ambiente del Cagliari, retrocesso in serie B, che sta programmando la nuova stagione: il presidente Giulini starebbe valutando tre figure, Capozucca, Perinetti e proprio Marchetti del Cittadella. Una volta scelto il direttore, il presidente Andrea Gabrielli con la nuova figura dirigenziale penserà al successore di Claudio Foscarini, che ha lasciato la panchina granata dopo dieci anni, sette trascorsi in serie B. Il Cittadella, quand’è stato chiamato a farlo, ha sempre pescato nel proprio settore giovanile: è successo con Rolando Maran nel dopo-Glerean, così è stato per Foscarini quando Maran se n’è andato. In «pole» ci sono quindi Giulio Giacomin ed Edoardo Gorini, rispettivamente tecnico della Primavera e secondo di Foscarini. Una passo alla volta, e il nuovo Cittadella prenderà forma.

Ore 11.40 – (Corriere del Veneto) Via Claudio Foscarini e questo lo si sapeva, dentro Claudio Gorini o Giulio Giacomin in panchina. Entrambi facevano già parte dello staff di Foscarini, il primo è favorito. Il Cittadella comincia a pensare al futuro, con la consapevolezza che presto potrebbe dare l’addio anche il dg Stefano Marchetti, che nei prossimi giorni incontrerà il presidente Andrea Gabrielli. Francesco Marroccu ha detto basta con un comunicato, qualcuno sostiene che Marchetti sia in corsa per la poltrona di ds. Il suo nome è stato fatto, al momento però resta in vantaggio Giorgio Perinetti, che potrebbe convogliare in sé due figure (dg e ds) facendo di fatto risparmiare una seconda assunzione al presidente Tommaso Giulini. Marchetti è combattuto, ma dopo l’addio di Foscarini potrebbe a sua volta seguire il suo fedele compagno di avventure in questi anni. A stretto giro di posta si saprà, ma le novità potrebbero non esseere finite qui. Il capitano Michele Pellizzer farà le valigie, così come molti altri compagni di squadra. Andrea Pierobon potrebbe smettere e per lui sicuramente un posto in società ci sarà. Ma sarà rifondazione, dopo la retrocessione la formula magica dovrà essere ripensata.

Ore 11.10 – (Gazzettino) «Questo incontro è di buon auspicio anche per il futuro dato che tutte le città della regione devono essere amministrate dalle istituzioni avendo una visione completa delle realtà locali». «Ciò che abbiamo fatto è indelebile e dovrebbe essere scritto in ogni via della nostra città», la chiosa di Parlato e De Poli, rivolgendosi ai giocatori: «Ragazzi, il calcio va avanti, ma dentro di me avrò sempre un grande senso di riconoscenza nei vostri confronti». Prima del congedo, i giocatori si sono affacciati dal balcone sul Canal Grande per alcune foto ricordo con sullo sfondo Santa Maria della Salute. Poi, sempre a bordo dei due motoscafi, la squadra è sbarcata a Rialto. Passeggiata e spuntino in una cicchetteria, non senza attirare l’attenzione di alcuni passanti dato che i giocatori indossavano la divisa ufficiale, apprezzata in particolare da una signora. «Siete proprio eleganti». Dopodiché camminata per le «calli» fino a piazzale Roma e ritorno all’Euganeo in pullman.

Ore 11.00 – (Gazzettino) Ruffato ha ricordato i tempi in cui giocava terzino destro ed è stato compagno di squadra di Bergamin e del team manager Pontin alla Justinense. «Abbiamo giocato insieme molti anni, ci lega anche un rapporto di amicizia. Come padovano sono orgoglioso di ospitarvi qui. A un anno di distanza dalla scomparsa del vecchio Padova bisogna dare atto a Bergamin, a Bonetto e a tutti voi del grande lavoro che avete fatto, questa è stata la vittoria del cuore. Questa società sta facendo tornare il Padova ai livelli che gli competono, il sogno è rivedere presto i biancoscudati in serie A». La replica di Bergamin. «Lo spirito dei ragazzi è stato all’insegna del senso di appartenenza, della passione e della sportività, come società ci siamo impegnati con i nostri mezzi per dare una ventata d’aria nuova impostata sulla padovanità. Una delle cose che mi è piaciuta di più quest’anno è stato riportare le famiglie allo stadio. Il nostro obiettivo è continuare su questa strada cercando altre risorse per arrivare più in alto».

Ore 10.50 – (Gazzettino) Spedizione a Venezia ieri mattina per il Padova che è stato premiato a palazzo Ferro Fini dal presidente del consiglio regionale Clodovaldo Ruffato. A guidare la comitiva biancoscudata il presidente Giuseppe Bergamin, affiancato dal diesse Fabrizio De Poli e da Carmine Parlato con il suo staff, e giocatori presenti al completo con le eccezioni di Mazzocco e Lanzotti (motivi di studio) e Aperi (riabilitazione al ginocchio). La squadra ha raggiunto in pullman piazzale Roma, e qui è salita a bordo di due motoscafi messi a disposizione dal consiglio regionale per raggiungere palazzo Ferro Fini. Breve visita nella sede del consiglio regionale, quindi il cerimoniale vero e proprio nella sala «cuoi» (chiamata così perché è tutta rivestita in cuoio) con Ruffato che ha consegnato un bassorilievo con il leone di San Marco per ricordare l’esaltante stagione biancoscudata, una targa a Bergamin e un portachiavi che raffigura il gonfalone della Regione ai giocatori, ricevendo in cambio una maglia del Padova personalizzata, una sciarpa e un gagliardetto biancoscudato.

Ore 10.40 – (Gazzettino) Sono già iniziate le operazioni per l’iscrizione del Padova al prossimo campionato di Lega Pro. L’amministratore delegato Roberto Bonetto si sta occupando della preparazione di tutta la documentazione necessaria, e in tale ottica va visto anche l’incontro che ha avuto ieri con l’assessore Rampazzo per parlare della convenzione (tre anni) dell’Euganeo e dell’Appiani, che sarà definita la prossima settimana. Venerdì 5 giugno invece è fissato l’appuntamento dal notaio per il cambiamento della ragione sociale. Tornando a ieri, Bonetto ha incontrato anche i rappresentanti dell’associazione «Magico Padova» per fare il punto sull’azionariato popolare. Sul fronte squadra, De Poli e Parlato inizieranno a ragionare sulla rosa da allestire per la prossima stagione.

Ore 10.30 – (Gazzettino) Nel pomeriggio la vittoria nell’ultima gara ufficiale di una stagione trionfale, poi tutti a casa del presidente Bergamin, a due passi dall’Euganeo. Tra giocatori, staff tecnico, dirigenti, personale, sponsor e stampa, circa 130 i presenti, in un clima genuino e sereno con un’atmosfera da ultimo giorno di scuola. Ad accogliere gli ospiti, lo splendido colpo d’occhio del giardino in biancorosso, a partire dai palloncini segnaposto sui tavoli. Stesse tonalità, con la scritta «Padova nel cuore» per la porta da calcio allestita come quinta, per la gioia dei tanti bambini presenti. In sottofondo la musica, col padrone di casa primo protagonista al karaoke. Ottima la performance sui pezzi di Gino Paoli, forse perché favorito da baffi simili a quelli del cantautore genovese, da rivedere quella di Riccardo Cocciante. Non si tirano indietro nemmeno i giocatori. Primi Ilari e Niccolini con gli stornelli romani, poi il gruppo s’infoltisce e fa da coro al tecnico Parlato che onora le proprie origini napoletane, dando il meglio di sè su «O sole mio» e «Oi vita».
Tra un pezzo e l’altro, via alle spedizioni punitive per gettare giocatori e ospiti in piscina: prima vittima Pittarello, seguito da vari compagni e lo stesso allenatore. Poi il momento del brindisi e del taglio del dolce, ovviamente biancorosso e con scritto «Siamo stati bravi», sulle note di «We are the champions» dei Queen. Padova campione, ma non solo sul campo.

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) Il Padova già da qualche giorno è alle costole del brasiliano del Varese: il giocatore, classe ’79, avrebbe già espresso il proprio gradimento per la piazza padovana, potrebbe riavvicinarsi a casa dopo aver giocato otto anni nell’Itala San Marco di Gradisca d’Isonzo, ma sulle possibili cifre ci sarà – e parecchio – da lavorare. Prima di tutto bisognerà, comunque, attendere gli sviluppi della situazione in casa Varese: la società lombarda, appena retrocessa in Lega Pro, è nella situazione vissuta dal Padova un’estate fa. Entro venerdì si attende la risposta da una cordata italo-svizzera intenzionata a rilevare il pacchetto azionario, ma se non arriverà la “fumata bianca”, complici i 6,5 milioni di debiti nei confronti dell’erario, gli emolumenti e l’Irpef da versare entro il 25 giugno, più tutti i debiti sportivi da onorare per ottenere l’iscrizione, il Varese rischia di finire in Serie D. E in quel caso le iniziali pretese di Neto, che con i lombardi avrebbe un altro anno di contratto e cifre non alla portata del Padova, potrebbero abbassarsi notevolmente.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Archiviata la magica stagione 2014/15, il Padova guarda al futuro. All’orizzonte c’è la Lega Pro, e le grandi manovre di calciomercato sono già iniziate. I primi a sedersi al tavolo saranno i biancoscudati in “odore” di rinnovo: da Amirante a Ilari, da Petrilli a Dionisi, passando per capitan Cunico e Petkovic, tutta da valutare invece la posizione degli altri. Ma ci sono già i primi approcci anche per i possibili nuovi innesti. È soprattutto sull’attacco che si lavora in questo momento, seppure ancora sottotraccia: se per Pietro Iemmello (’92, dello Spezia) e Pietro Arcidiacono (’88, Martina) sono spuntate le prime, forti concorrenze, è un altro il vero “colpo” a cui si starebbe puntando con un deciso pressing. Si tratta di Leonidas Neto Pereira de Sousa, più noto semplicemente come Neto Pereira.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Il tecnico ha ripetuto i concetti già espressi in sala-stampa, all’Euganeo, subito dopo la partita con il Cuneo: «Ho vissuto una stagione che rimarrà indelebile nel mio cuore. Ad una parte del sottoscritto dispiace che sia finita, ma ciò che i ragazzi hanno raggiunto vorrei che fosse scritto in ogni via e in ogni posto della città, perché quest’anno è stata compiuta una vera impresa». L’ultimo a parlare è stato De Poli: «La padovanità ci è sempre stata dentro. Siamo qui a festeggiare, poi ripartiremo e mi auguro che si creino le premesse per un itinerario futuro importante. Io non sono da libro “Cuore”, ma dentro di me rimarrà la riconoscenza indelebile per ciò che avete fatto. Ora godiamoci questi ultimi giorni…». Il presidente del Consiglio Regionale ha consegnato a Bergamin un bassorilievo in oro raffigurante il leone di San Marco, più una targa con gli stemmi delle sette province venete. A tutti ha regalato dei portachiavi con il gonfalone veneto. Da parte del Padova, invece, sono arrivati una maglietta con il numero 1 e il nome Ruffato, una sciarpa e un gagliardetto. E dopo la splendida serata di domenica a casa Bergamin, vissuta dalla squadra e dagli addetti ai lavori, con canti, balli e bagni in piscina, stasera si replica alla “Piroga” di Selvazzano, dove il Padova sarà premiato alle 19.45 dal Panathlon.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) C’erano mister Parlato con lo staff tecnico al completo, il direttore sportivo De Poli, il team manager Pontin e l’accompagnatore D’Ambrosio, oltre al massaggiatoreWais Baron. Ruffato ha accolto la comitiva con grande calore, esordendo così: «Mi fa piacere, da padovano, ospitarvi qui dopo la cavalcata trionfale che avete compiuto. Dobbiamo complimentarci con questa società, perché ha lavorato con serietà e grande umiltà, in sordina. Avete fatto ritrovare entusiasmo e partecipazione da parte dei tifosi, ma soprattutto avete riportato il Padova tra i professionisti. Spero di rivedere questi colori in serie A, è un mio sogno certo, ma lo coltivo come una speranza. Ringrazio tutti, dal presidente ai magazzinieri, perché è facendo squadra e gruppo che arrivano i successi. Mi piace poi ricordare Silvio Appiani, uno dei primi capocannonieri della storia biancoscudata, morto il 20 ottobre 1915 sul Carso, e in occasione del centenario dall’inizio della Grande Guerra mi sembra doveroso omaggiarlo». Il “grazie” del patron. «È una bella cosa che le istituzioni guardino alle realtà sportive del Veneto», gli ha risposto Bergamin. «Come società nuova, ma inesperta, ci siamo impegnati per portare una ventata d’aria fresca, impostando proprio sulla “padovanità” il tratto saliente del club. Il pubblico ha apprezzato ciò che è stato fatto, riconoscendo i nostri valori. Se li manterremo anche in futuro, sono certo che faremo bene. Sono poi contentissimo di aver riportato le famiglie allo stadio. Quest’incontro è di buon auspicio per il futuro, perché servono l’aiuto ed il sostegno delle istituzioni. E ne approfitto per ringraziare ancora Parlato e De Poli per quanto fatto».

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) «L’amicizia con Bepi risale a tanti anni fa, quando eravamo avversari sui campi della provincia. Io alla Luparense, lui nella Justinense. Anche per questo sono contento che una persona così abbia rilanciato il calcio a Padova». L’etichetta di “cerimonia pre-elettorale” ce l’aveva messa, malignamente, qualcuno, dimenticandosi che Clodovaldo Ruffato, presidente uscente del Consiglio Regionale, non è neppure candidato alle elezioni di domenica prossima. Invece, da super tifoso quale è, ha voluto semplicemente chiamare a Venezia un amico che è riuscito a fare qualcosa di grande, insieme ad un gruppo eccezionale, di dirigenti, collaboratori, giocatori e tecnici. E così quella di ieri in laguna si è rivelata una delle… trasferte più gradite dai Biancoscudati nell’arco della stagione, non fosse altro perché la splendida mattinata dal punto di vista meteorologico ha fatto da cornice alla visita di uno dei palazzi istituzionali più belli della Serenissima, il Ferro-Fini, con una simpatica cerimonia in una delle sale più originali, sala Cuoi, così chiamata in quanto ha tutte le pareti rivestite in cuoio. Tre assenti più i Bonetto. Il Padova ha risposto all’invito quasi al completo, guidato dal presidente Giuseppe Bergamin, ma senza Roberto ed Edoardo Bonetto, trattenuti da impegni di lavoro. Dei giocatori mancavano Mazzocco e Lanzotti, alle prese con problemi di studio, e Aperi, che sta effettuando la rieducazione dopo l’operazione al crociato del ginocchio destro.

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) Poi ecco i nuovi soci: Massimo Poliero, Walter Tosetto e Giampaolo Salot sono pronti a firmare il loro ingresso sulla scena e la suddivisione delle quote, pur non ancora ufficiale, dovrebbe riguardare il 40% del pacchetto ed essere suddivisa nel 20% a Poliero, nel 10% a Tosetto e nel 10% a Salot. Poliero preferisce al momento non fare dichiarazioni: «Abbiamo ancora un ultimo incontro in cui dobbiamo definire diversi aspetti, poi sicuramente qualcosa dirò, perché mi pare doveroso». Poliero aveva ricevuto nelle passate settimane inviti più o meno espliciti a entrare nell’AltoVicentino e nel Real Vicenza, ma ha scelto il Padova perché convinto dalla bontà del progetto del duo Bergamin – Bonetto. Investirà risorse soprattutto nel settore giovanile, perché a quanto pare intende fare un ragionamento a lungo termine e questo particolare dimostra quanto siano serie le sue intenzioni. Anche Walter Tosetto, titolare con il fratello dell’omonima azienda di lavorazione della carne a Campo San Martino, preferisce rinviare le dichiarazioni ufficiali: «Dobbiamo sistemare ancora alcune cose – evidenzia – datemi ancora qualche giorno. Ci eravamo andati vicini qualche anno fa, ma sono scelte importanti e non sempre tutto collima». Giampaolo Salot, fondatore insieme a Luigi Rossi di Saro, società di mediazione creditizia attiva dal 1992, era già consigliere di amministrazione. Del progetto, di fatto, faceva già parte dall’estate del 2014.

Ore 08.40 – (Corriere del Veneto) Cala il sipario sulla stagione del Padova. Il successo sul Cuneo per 2-0 e il contemporaneo pareggio fra Maceratese e Siena ha, di fatto, estromesso i biancoscudati dalla poule scudetto nonostante la differenza reti favorevole per via di un cervellotico regolamento che privilegia il posizionamento nella Coppa disciplina. L’ultima stagionale di fronte al pubblico dell’Euganeo è stata seguita da una cena di gala di saluto nella residenza del presidente Giuseppe Bergamin, a cui hanno partecipato anche i tre nuovi soci che, a breve, faranno il proprio ingresso del cda di viale Nereo Rocco. Venerdì 5 giugno, come ha ricordato l’ad Roberto Bonetto, ci sarà la prima svolta dettata dal ritorno al professionismo: «Con l’ingresso di tre nuovi soci – ha chiarito Bonetto – abbiamo irrobustito la nostra base, e venerdì 5 giugno nello studio del notaio Doria cambieremo la ragione sociale della società diventando società professionistica. Se dalla Federazione arrivasse il benestare cambieremmo subito anche la denominazione tornando a chiamarci Calcio Padova Spa». Un passaggio, questo, formale finché si vuole, ma necessario per ricostruire il club irrobustendone le fondamenta.

Ore 08.38 – Playout, serie D girone C: Dro-Triestina 1-3 dts, Giorgione-Kras Repen 2-1. Salvezza per Triestina e Giorgione, retrocedono Dro e Kras Repen.

Ore 08.36 – Playoff, serie D girone C: AltoVicentino-Sacilese 4-3.

Ore 08.34 – Poule scudetto, passano il turno Castiglione, Maceratese, Siena ed Akragas.

Ore 08.32 – Poule scudetto, i risultati della terza giornata: Padova-Cuneo 2-0, Maceratese-Siena 0-0, Fidelis Andria-Akragas 0-0.

Ore 08.30 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.28 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Box Uomo, Icone Vintage, Black Bell Tattoo, Maglietteveloci.it, Studio Pignatelli Netstore, InterBrau Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 25 maggio: trasferta veneziana per il Padova, invitati presso la sede del Consiglio Regionale del Veneto dal presidente Clodovaldo Ruffato, padovano e grande tifoso biancoscudato.

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