Live 24! Padova, settimana importante a livello societario tra cda ed iscrizione alla Lega Pro

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Ore 21.40 – (Il Piccolo) È passato un mese dalla vittoria di Dro. Eppure la città deve fare i conti con un altro post campionato travagliato per la prima espressione calcistica triestina. È stato così negli ultimi quattro anni e anche le vicende di questo mese di giugno non smentiscono la tradizione. Non c’è da stupirsi quando una società non ha radici solide e profonde e quando troppe occasioni capitate in passato per rilanciare l’Unione sono state sciupate. I tifosi organizzati hanno tolto il marchio alla società e soprattutto il loro meritorio attaccamento, decisivo finora nei momenti più difficili, alle vicende dell’Unione. Un fatto nuovo tra i marosi della storia recente. Un fatto che non può non avere conseguenze. Lunedì scorso le Fiamme Gialle hanno visitato la sede dell’Unione Triestina 2012. È un’azione conseguente a un esposto depositato da una rappresentanza dei tifosi nelle prima settimana di maggio. Se dall’analisi dei documenti da parte degli investigatori emergeranno illeciti (o ipotesi di reato) da parte dell’attuale dirigenza la giustizia farà il suo corso. Se al contrario il procedimento non ascriverà responsabilità all’attuale gestione, Pontrelli avrà un titolo da poter esibire. Nel frattempo, per sua stessa ammissione, Giorgio Zanmarchi (e quindi il gruppo da lui rappresentato) non è riuscito a centrare il piano A (cioè prendere la Triestina) e nemmeno quello B (cioè acquisire l’Ufm) con un progetto indubbiamente interessante per il territorio ma indigesto ai monfalconesi. Adesso tocca a Marco Pontrelli. E il tempo stringe. A giorni il presidente deve onorare i compensi arretrati di una parte consistente di quei giocatori che in modo rocambolesco hanno evitato la retrocessione. Il proprietario dell’Unione 2012 deve poi rispondere con i fatti a molte domande. Quante sono le perdite al 30 giugno? Di quanto è stato eroso il debito pregresso ed eventualmente a quanto ammonta quello accumulato nella sua gestione? Intende provvedere a una ricapitalizzazione della società per dare solidità patrimoniale alla stessa? Qual è il progetto sportivo e su quali basi finanziarie può essere sostenuto? Tutti quesiti ai quali Pontrelli è chiamato a rispondere a breve (con la relativa documentazione) alla città rappresentata dalle sue istituzioni (sindaco, presidente del consiglio comunale, capigruppo). Perché una parte dei tifosi organizzati ha legittimamente congelato (o sepolto) la Triestina e, fatto ancor più pesante per presente e futuro, la sua passione per la squadra. Ma c’è un’altra parte della città che aspetta certezze su una società che comunque al momento ha il diritto a partecipare alla D. Per i tifosi organizzati, proprietari del marchio, la Triestina del cuore non c’è più. Formalmente e moralmente hanno ragione. Ma una realtà esiste e, a meno di intoppi, ha titolo per scendere in campo al Rocco. Facciamo un esempio d’attualità su un’altra disgrazia (ben più pesante) triestina: le Coop Operaie non ci sono più ma i negozi continueranno a funzionare per i cittadini. La città vuole sapere e capire che ne sarà dell’Unione 2012. Pontrelli scopra le carte. Ora o mai più.

Ore 21.20 – (Il Piccolo) Se Zubin è il sogno da inseguire per aggiudicarsi un attaccante di grande esperienza della categoria ed esperto in promozioni, l’Unione Triestina 2012 insegue anche punte più giovani, interessanti anche in prospettiva. Anzi, sotto questo aspetto forse ci sono anche maggiori speranze. Ecco perché oltre all’esperto giocatore del Padova, Pontrelli sta puntando in maniera decisa su Antonio Baggio, un giocatore classe 1993 che nell’ultima stagione è stato la punta di diamante del Giorgione. La conferma di un possibile approdo a Trieste arriva direttamente dall’agente del giocatore, Andrea Zamprogna. «Sì, in effetti c’è stato un avvicinamento, non lo neghiamo: stiamo valutando in effetti la Triestina perché è una piazza importante con grandi tifosi, ed è un’opzione che stiamo tenendo in grande considerazione. Non nascondo che le parti si piacciono, vedremo se poi l’affare si concretizzerà perché fino al 30 giugno il ragazzo è legato ancora da un contratto». Il giocatore comunque non resterà sicuramente al Giorgione: è stato il capocannoniere della squadra, ma poi sembra che il rapporto con l’allenatore non sia stato esattamente idilliaco, da qui l’ormai certa volontà di cercare nuove avventure. Ma la Triestina 2012 non è l’unica società a inseguirlo. «Ci sono stati ammiccamenti anche da altre società di serie D e dalla Lega Pro – afferma Zamprogna – e se arriva qualche offerta dalla categoria superiore è ovvio che la si prende in considerazione: di sicuro cerchiamo la migliore soluzione per il ragazzo, che non vuol dire guardare all’aspetto economico, ma alla soluzione ideale per la sua continua crescita. A noi la soluzione Trieste piace, vediamo se davvero si vuol puntare in alto come si dice». Antonio Baggio è un giocatore molto tecnico che fa bene l’attaccante esterno, ma può giocare anche da seconda punta o trequartista. Nel settore giovanile del Cittadella ha fatto bene segnando una valanga di gol, ma la sua grande specialità sono i calci piazzati: su punizione è infatti micidiale e non a caso parecchie reti sono arrivate proprio così. Oltre a Baggio e Zubin, la Triestina 2012 non ha smesso di continuare a guardare con attenzione al Padova, dove interessa sempre il centrocampista Nichele che è in uscita. Ma tornando al fronte offensivo c’è anche una pista rumena: si sta discutendo per un prestito dalla Dinamo Bucarest di Robert Vaduva, attaccante che compirà 23 anni a settembre, che in Romania ha giocato spesso in Liga II e lo scorso anno vanta una presenza anche in Liga I con la Dinamo.

Ore 21.00 – (Il Piccolo) Emil Zubin all’Unione Triestina 2012? Sicuramente non un’operazione semplice, anzi, ma di certo non impossibile. Il bomber croato reduce da una stagione in cui si è diviso fra Pordenone e Padova, festeggiando alla fine la promozione in Lega Pro con i biancoscudati, a settembre compirà 38 anni ma ha ancora tanta voglia di giocare. Nella sua lunghissima carriera ha realizzato grappoli di gol ovunque, salendo fino in C1 con il Lumezzane, poi in C2 con Biellese, Carpanedolo, Ivrea, Bassano e Itala San Marco. Quindi negli ultimi anni serie D con Unione Venezia e Pordenone, poi negli ultimi mesi a Padova: pertanto è reduce da due promozioni consecutive. Ma esiste davvero per lui nell’immediato futuro una possibile soluzione Trieste? Al momento il bomber non la esclude affatto: «Premetto – dice Zubin – che io non ho avuto nessun incontro diretto con il presidente Pontrelli, ma so bene che c’è stato un contatto, diciamo un primo sondaggio con il mio agente. Quindi è evidente che un interesse per me c’è, vediamo ora come maturano le cose perché è ancora tutto in stand by». Già, perché è ovvio che Zubin nella Lega Pro e in una conferma a Padova ci spera ancora: «So che in questi giorni sono iniziati i rinnovi, ma sinceramente ancora non lo so cosa vogliono fare con me, questa settimana sarà sicuramente decisiva». Pertanto l’abboccamento annunciato da Pontrelli ha ancora qualche speranza di poter diventare realtà, anche perché lo stesso Zubin non nega di essere affascinato da una possibile approdo a Trieste: «Io la disponibilità la darei – afferma l’attaccante – ammetto che ho sempre seguito la Triestina e ho sempre sperato di arrivarci un giorno, anche perché questo mi permetterebbe di giocare vicino casa. Però se lo faccio, devo avere la sicurezza di una società ben solida e con le basi giuste. So bene che nella stagione passata ci sono stati dei problemi, che non posso giudicare da lontano. Ho sentito che ora ci sono certe ambizioni: ecco, se c’è davvero un progetto serio e valido e un buon budget a disposizione per fare una buona squadra, posso pensarci, altrimenti no perché fra l’altro questi sono gli ultimi anni della mia carriera». Detto questo, a prescindere da come andrà a finire, Zubin confessa di seguire sempre le sorti della squadra alabardata e di essere dispiaciuto per come è precipitata negli ultimi anni: «Sto vicino a Trieste, è ovvio che ho sempre cercato di informarmi sulle sorti della Triestina e mi dispiace veramente che sia in serie D: la piazza e i tifosi non meritano certo queste categorie e spero che le sorti possano risollevarsi al più presto». Dal canto suo, nonostante l’età che avanza, Zubin sente di poter dare ancora molto, come del resto testimoniano anche le sue ultime stagioni da protagonista: «L’età non mi pesa: devo dire che anche se farò presto 38 anni, non li sento addosso. E poi, a prescindere dall’età che uno ha, credo che sia sempre il campo il giudice vero».

Ore 20.40 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Il Fontanafredda ha svoltato, cambiando obiettivo per il centro della difesa. Piaceva Visintin del Cjarlins Muzane, ma i dubbi sulle sue condizioni fisiche hanno prevalso sull’istinto che portava al ritorno del centrale protagonista della salita dall’Eccellenza. E allora i rossoneri hanno virato su Luca Beghin, l’ex difensore della Sacilese che piace tanto al tecnico Maurizio De Pieri. I primi contatti sono già stati avviati nelle ultime ore, con il Fontanafredda che proverà a convincere il difensore a vestire il rossonero nella prossima stagione, e a prendere in mano le chiavi della difesa al fianco di Malerba. Trattativa non facile, ma alla fine l’affare si può concludere. LA PUNTA – Fontanafredda scatenato sul mercato, e alla ricerca di un’altra punta. Non i fuoriquota di cui la società parla da tempo, bensì un numero nove d’esperienza in grado di reggere il peso dell’attacco. Zambon e Paciulli, infatti, potranno, per così dire, girare al largo, ma per impostare il reparto avanzato serve il classico numero nove. Per averlo, però, bisogna aspettare che si muovano le cosiddette «grandi» del campionato. Quello che resta, insomma, può diventare gradito al Fontanafredda. E attenzione al rientro in scena di Davide Diaw, che dopo un primo rifiuto da parte della Virtus Corno è rientrato nel radar del Fontanafredda. GIOVANI – Preso il giovane del Pordenone Marchini, si punta alle altre formazioni Berretti di Legapro. Ad esempio al Venezia, dove il Fontanafredda sta guardando per rinforzare centrocampo e attacco. In mediana gli occhi sono sui giovani come Callegaro, Battistella, Manetti e Piccolo, mentre per l’attacco si sondano Riccardi e Marton. Si tratta di giovani classe 1997, che possono affiancarsi a De Martin (’96), nel caso in cui l’ex Padova venisse confermato in rossonero. TAMAI – Si sta complicando, ma resta possibile, l’affare che porta a Lauro Florean. Di mezzo, però, c’è il Liapiave, formazione del vicino Veneto, che nelle ultime ore sembra aver superato di slancio le «Furie». A metà settimana si conoscerà il destino dell’ex Pordenone e Fontanafredda. Tamai che cerca sempre il giovane Righini. SACILESE – Settimana decisiva anche in riva al Livenza, con la cordata Mazzarella che dovrà scoprire definitivamente le sue carte. Intanto è vivo il rebus legato al prossimo allenatore biancorosso, con Marchetto diretto al Pordenone. C’è l’ipotesi Rossitto, ma tutto dipenderà, come detto, dai piani della società. Spagnoli, attaccante classe 1994, sembra sempre più vicino al Sudtirol in Legapro. Favret si avvicina alla Luparense. Da decifrare il futuro di Baggio, Beccia e Boscolo Papo. Il loro destino dipenderà dai piani dell’Altovicentino, la società che due settimane fa li aveva contattati.

Ore 20.20 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Cosa farà la Sacilese? La risposta arriverà in settimana. Oggi Maurizio Mazzarella riferirà a Presotto e Nadal gli esiti dell’incontro avuto sabato a Trieste con il gruppo capeggiato dall’imprenditore croato interessato a entrare nel calcio triveneto. Se le proposte di cui è latore l’avvocato piaceranno al presidente biancorosso e alla «first lady» entro venerdì le due parti si incontreranno. Altrimenti il ds Denis Fiorin avrà via libera per costruire una Sacilese giovane stile Montebelluna. L’EST CHE AVANZA – Non tutte le precedenti iniziative di imprenditori dell’est Europa hanno avuto successo. I triestini rabbrividiscono al ricordo del kossovaro di Hamdi Mehmeti. A Venezia aspettano da mesi i soldi del russo Jurij Korablin. «Questa – blocca subito Mazzarella – mi sembra però gente seria che ha già un nome in Croazia, interessi economici in Friuli Venezia Giulia e porterebbe anche giovani giocatori croati da far crescere in zona per poi lanciare nel calcio che conta. Del resto – precisa – a Sacile, oltre a Presotto e Nadal, non c’è nessuno che tiri fuori un euro. Lo sanno gli attuali propietari, lo sa in sindaco che ha provato a sensibilizzare gli operatori economici liventini e ora l’ho capito anch’io che mi sono dato da fare in loco prima di aprire alle proposte d’oltre confine. Se poi le parti si piaceranno bene, altrimenti amici come prima». Tra l’altro dopo che Carlo Marchetto ha ricomposto la coppia con Bruno Tedino (oggi a colloquio con Mauro Lovisa) la Sacilese è rimasta anche senza allenatore. «La mia proposta – ribadisce l’avvocato – è Fabio Rossitto, bandiera del nostro calcio». PRIMA LE RICONFERME – Piano, ma a Tamai si muovono. «Siamo partiti – afferma Stefano De Agostini – dal gruppo già a disposizione la scorsa stagione. I nostri primi »acquisti” sono stati Petris, Faloppa, Peresson, Colombera, Brustolon, Ursella, Sellan, Bozzetto: lo zoccolo duro. Adesso non abbiamo abbiamo fretta. Manca un mese al ritiri, due a inizio campionato”. Persi Federico Furlan e Zambon, si è ipotizzato l’arrivo di Florean e Paladin per l’attacco. «Sono giocatori che tecnicamente potrebbero interessarci, ma loro come altri, giovani o vecchi, per venire qui – avvisa il tecnico – devono entrare nello spirito del Borgo». SCOMMESSA PACIULLI – Decisamente più attivo il Fontanafredda protagonista del colpo di questa prima parte di mercato: Ricky Zambon. «È un giocatore – racconta Maurizio De Pieri – che ho fortemente voluto. Il Fontafredda riparte da la lui e dal riconfermato Malerba. Saranno i nostri pilastri». In entrata anche Paciulli e Bianchini. «Il primo – afferma il tecnico rossonero – è la mia scommessa di quest’anno. L’anno scorso furono Tonizzo e Alcantara. Credo – sorride con soddisfazione – di averle vinte. Sono felice pure per l’arrivo di Bianchini (classe ’97, dal Pordenone), centrocampista forte fisicamente che dovrebbe costituire un’ottima coppa con Tonizzo. Le nostre priorità ora sono trovare un difensore esperto da affiancare a Malerba e un portiere affidabile». Non solo soddisfazioni, De Pieri ha anche qualche rimpianto. «Mi dispiace – ammette – perdere Vicario (rientrato all’Udinese, ndr) e Gargiulo (tornato alla Juve Stabia). Ci hanno dato una grossa mano per la conquista del decimo posto, impresona per una matricola come noi».

Ore 20.00 – (Messaggero Veneto) Due attaccanti sono stati ingaggiati, un fuoriquota pure. Si è trovato l’accordo per confermare alcuni dei giocatori presenti la scorsa stagione. Il Fontanafredda, in poche parole, è a buon punto, tanto da concentrarsi ora sull’obiettivo di questa parte centrale di mercato, il difensore e l’altra punta. Spuntano due nomi a proposito: sono rispettivamente Luca Beghin, classe ’86, l’ultimo campionato a Este, e Davide Diaw (’92), centravanti della Virtus Corno. Per ora le trattative sono in fase embrionale, in settimana dovrebbero, se non concludersi, quantomeno decollare. Obiettivi. La squadra, a grandi linee, ha già i suoi tasselli: si è trovato l’accordo per la conferma con Frison (’95), Roveredo (’92) e Malerba (’82) per la difesa; con Ortolan (’90), Nastri (’92) e Tonizzo (’90) per il centrocampo. In attacco sono stati ingaggiati Paciulli (’87, dal Chions) e Zambon (’88, dal Tamai). Tra i fuoriquota sta per arrivare Bianchini (’97) del Pordenone, mentre dovrebbe rimanere anche Alcantara (’96), pezzo pregiato del reparto giovani. Così, giunti a questo punto, ci si butta su due importanti pezzi, il difensore centrale e la punta. Beghin e Diaw, appunto. Sono loro i nomi che piacciono. E per i quali si comincia a trattare. Il primo alzerebbe il livello del reparto arretrato: ha giocato due anni in C2 (con la Sambonifacese) e ben 8 in serie D tra Sambo, Legnago, Este, Arzignano e Sacilese. In quest’ultima ha disputate le due stagioni di Parlato. Diaw in Interregionale c’è stato, ma come fuoriquota: prima alla Sanvitese (tre stagioni) poi a Tamai (1). Da due tornei è il punto di forza della Virtus Corno. La si metta così: il primo è una certezza, il secondo è una scommessa. Per quanto quest’ultima si possa tranquillamente vincere, date le potenzialità del giocatore. Importante. Si entra dunque in una settimana importante per la costruzione della squadra. Trovati quei due “famosi”? tasselli, si dovrà poi individuare i restanti fuoriquota e, in particolare, il portiere: Vicario (’96), infatti, è destinato all’Altovicentino. O, qualora saltasse l’affare con i bianconeri, difficilmente rimarrà, visto l’ottimo campionato disputato. Non sarà semplice individuare il suo sostituto, anche se Massimo Barbieri, che sta curando il mercato, conosce benissimo il pianeta giovani del Friuli. Per come sinora ha lavorato, a ogni modo, è un Fontanafredda che sta mettendo le basi per un’altra, tranquilla, salvezza. Lo scorso campionato, da matricola, allestendo una squadra intelligente e senza fare spese folli, ha ottenuto la permanenza in categoria con un paio di giornate d’anticipo, senza peraltro mai cadere in zona play-out. Ora può ripetersi. E sarebbe il vero capolavoro, perchè tutti sanno che riconfermarsi in serie D è la missione più difficile da portare a termine.

Ore 19.40 – (Messaggero Veneto) In attesa di una risposta. Il Tamai aspetta un cenno da Lauro Florean, primo obiettivo per l’attacco: l’ex Fontanafredda, classe ’81, dovrà comunicare a breve la sua decisione. È ancora indecisa, la punta. A farlo tentennare le due proposte avute dall’Eccellenza veneta, quella da parte del Liapiave e, soprattutto, quella del Passerella. Sinora, a proposito, la squadra di Stefano De Agostini non ha portato a casa alcun giocatore. Nessuna preoccupazione, visto che si è a metà giugno, soltanto una constatazione: al momento sono arrivate le (numerose) conferme nel reparto arretrato e a centrocampo. Hanno dato il loro “sì” a rimanere Peresson, Brustolon, Faloppa, Colombera, Petris, Ursella e Davide Furlan. Oltre a Florean, si cercano una punta, un mediano e i fuoriquota: in questo senso piacciono Minisini (’97) e Righini (’97), centrocampisti del Pordenone e del Lumignacco, oltre che Di Bon (’97), sempre dei cugini neroverdi. In settimana sono attese novità.

Ore 19.20 – (Messaggero Veneto) La Sacilese, dopo tanti giocatori, potrebbe perdere anche il suo tecnico. Carlo Marchetto, infatti, è il vice-allenatore scelto dal presidente del Pordenone, Mauro Lovisa, qualora il ct della nazionale Bruno Tedino decidesse di sposare la causa neroverde. Oggi Marchetto va a colloquio con la dirigenza liventina: potrebbe essere il giorno della separazione ufficiale, visto che in giornata anche il suo “head coach” Tedino s’incontra con i vertici neroverdi. Nel frattempo, la famiglia Presotto, proprietaria del club, deve ancora decidere se passare la mano: al momento l’ipotesi più probabile è quella di rimanere in sella. Le due cordate che si sono proposte, una capeggiata dall’avvocato Maurizio Mazzarella, non hanno convinto del tutto. Possibile dunque che si vada verso lo status quo, magari con un programma di netto ridimensionamento. Intanto hanno salutato gran parte dei giocatori della scorsa stagione, accasatisi tra Altovicentino e Porto Tolle.

Ore 19.00 – (La Provincia Pavese) Prima di partire per le meritate vacanze Andrea Soncin da capitano del Pavia ha accolto sabato mattina il nuovo mister Michele Marcolini, che è stato suo compagno di squadra ai tempi dell’Atalanta. Si sono salutati con un caldo abbraccio sulla terrazza della Motonautica Pavia e hanno scambiato qualche parola prima della presentazione del nuovo tecnico azzurro. «Abbiamo un bel ricordo insieme perché abbiamo ottenuto con l’Atalanta la promozione dalla B alla A – ricorda Soncin – quindi ci conosciamo da qualche tempo. Che tipo è il nuovo mister? Da compagno le caratteristiche che aveva erano quelle di un uomo pulito, equilibrato che sapeva sempre trovare le parole giuste». Ora Michele Marcolini sarà allenatore di Soncin che lo ha visto in questo nuovo ruolo da avversario alla guida del Real Vicenza. «Dove ha fatto un ottimo lavoro – ribadisce il capitano del Pavia – soprattutto nella prima parte di stagione qualcosa di straordinario, il Real Vicenza era stato anche in corsa per i primissimi posti. Un campionato più che positivo in questa stagione, che lo ha messo in luce in Lega Pro dopo la prima esperienza a Lumezzane». E dopo qualche settimana dalla conclusione, come è giudicato invece il torneo disputato dal Pavia? «C’è il rimpianto di aver buttato via qualcosa perché avevamo costruito qualcosa di importante – ribadisce Andrea Soncin – Poi ci sono stati dei limiti che sono emersi e che non ci hanno purtroppo portato ad ottenere il massimo. Quali? Forse un insieme di cose, da limiti fisici a quelli di personalità. Il momento chiave è stato quello in cui in tre trasferte abbiamo raccolto solo due punti e non siamo riusciti a ottenere quei risultati che ci avrebbero potuto far fare in quel momento il salto di qualità. E poi la differenza proprio di rendimento tra il Pavia in casa e quello in trasferta si è pagata ed è quello su cui bisogna lavorare per il futuro». Proprio guardando alla prossima stagione l’obiettivo serie B è dichiarato da parte della società e l’ambiente è motivatissimo. «C’è la consapevolezza di programma e poi di voler disputare un gran campionato – dice il centravanti azzurro – da parte di tutti società, staff tecnico, giocatori e tifosi. La proprietà è stata molto chiara sul traguardo che si vuole ottenere. C’è la voglia di provarci anche se non sarà facile perché ci aspetterà un girone con molte squadre blasonate e che punteranno anche loro allo stesso obiettivo. Sicuramente ci sarà l’entusiasmo da parte della città di vivere un sogno e con la squadra una comunione di intenti per coronarlo». E che campionato si aspetta personalmente Andrea Soncin ? «Mi metto come sempre a disposizione della squadra – ribadisce il capitano del Pavia – e ovviamente del nuovo mister. Ho anch’io voglia di fare qualcosa di importante dando il mio contributo al campionato del Pavia».

Ore 18.40 – (La Provincia Pavese) Manca un altro esterno sulla fascia sinistra, un centrale di difesa e un attaccante del livello del bomber Andrea Ferretti, se questi effettivamente prenderà la via della Cina. Poi l’organico del Pavia 2015-2016 dovrebbe essere più o meno completo. Non manca tanto, dunque, per vedere delineata la squadra che sarà chiamata a lottare per la serie B. In difesa, dove Facchin a meno di clamorose offerte sarà ancora il portiere, si parte da tante conferme. Mister Michele Marcolini punta ancora sul 3-5-2, un modulo peraltro simile a quello adottato a lungo da Riccardo Maspero nella stagione passata, e i centrali di difesa dovrebbero tutti restare: Biasi, Abbate, Andrea Cristini, Malomo e Marino. A questi si dovrebbe aggiungere un sesto elemento. Piace Michele Rigione, ex Catanzaro, ma il difensore sta valutando diverse soluzioni, mentre non trova alcuna conferma il presunto interessamento per Luca Tedeschi in uscita dal Cosenza. A centrocampo c’è da completare il quadro sulle corsie laterali. A destra il titolare è Ghiringhelli, con Cardin come rincalzo, sulla fascia opposta con l’arrivo imminente di Martin dell’Alto Adige c’è da prendere un altro esterno, dal momento che né Sereni né Sabato sembrano più rientrare nei piani. In mezzo invece l’arrivo di La Camera, che mister Marcolini vede come play al centro del reparto, sembra preludere alla partenza di Pederzoli. Le mezzali dovrebbero essere Rosso e Bellazzini, con le alternative rappresentate da Marco Cristini, Carraro (che può essere impiegato anche da play) e, per ora, Carotti (dato però in partenza). Davanti la situazione è in evoluzione perché molto dipenderà dal possibile trasferimento nella serie A cinese del capocannoniere Ferretti. In questo caso arriverebbe un altro attaccante di pari livello, come ha confermato lo stesso Marcolini durante la conferenza stampa di presentazione. Tra i papabili resta Di Carmine della Juve Stabia, che però spera in una chiamata dalla serie B. E’ molto vicino, intanto, l’ingaggio di Del Sante, forte di un bel campionato alla Vigor Lamezia (10 reti all’attivo), un po’ come Ferretti che veniva da alcuni campionati tutt’altro che esaltanti ed è letteralmente esploso. Ci sono poi i confermati Cesarini, uno degli uomini chiave, il capitano Soncin e un Marchi sul quale si punta tanto. E pur considerando le uscite di Cogliati (in scadenza e «condannato» da un modulo che in pratica taglia fuori un attaccante con le sue caratteristiche) e di Grbac, siamo già a quattro giocatori per due maglie (dando per fatta la partenza di Ferretti) senza considerare il possibile impiego dello stesso Bellazzini anche in attacco. Nonostante questo, il mercato del Pavia quanto all’attacco non si fermerà alla quasi sicura acquisizione di Del Sante.

Ore 18.20 – (Gazzetta di Mantova) Le possibili novità societarie e il futuro ancora da tutto da scrivere non sono l’unico aspetto sotto i riflettori in casa rossoblù. L’attenzione resta alta anche sul lato tecnico. I primi tasselli andati a posto sono quelli dell’allenatore e del direttore sportivo, con Alessio Delpiano ed Erminio Gizzarelli pronti a proseguire la loro avventura a Castiglione. Nei giorni scorsi, poi, la società ha dato il via alla prima serie di colloqui con alcuni elementi cardine della rosa protagonista della cavalcata della passata stagione. La vecchia guardia ha risposto presente, dimostrando grande fedeltà al progetto rossoblù. Le prime conferme sono, dunque, quelle di De Angeli, Lombardi, Cristofoli, Chiarini e Bignotti, basi solide dalle quali ripartire.

Ore 18.00 – (Gazzetta di Mantova) Cinque opzioni sul piatto e un nemico, il tempo, che scorre inesorabile. Quella che si apre oggi è una settimana decisiva per il futuro del Castiglione. Ai due possibili scenari trapelati nei giorni scorsi, sparizione della prima squadra con la prosecuzione dell’attività giovanile o ingresso di nuovi sponsor per rimpolpare il budget, se ne sono aggiunti altri tre. Una collaborazione con un club professionistico di primo livello, la cessione di una parte delle quote e la vendita del pacchetto di maggioranza. Queste ultime tre situazioni si sono sviluppate negli ultimi giorni. Sono arrivate proposte serie, ma il tempo potrebbe essere un ostacolo insormontabile. «Ci sono piste solide, concrete e di grande prestigio – conferma il presidente Ernesto Valerio -. Il problema è la tempistica, restano 3-4 giorni. Mercoledì o al massimo giovedì ci riuniremo e prenderemo una decisione definitiva». Ad avvicinarsi, però, solo realtà di fuori provincia, il territorio è rimasto sordo agli appelli. «L’unica grande azienda locale che ha confermato il suo impegno è la Sterilgarda di Nando Sarzi, che ringrazio pubblicamente. Dalle altre, nonostante l’impegno del sindaco, non sono arrivate risposte». Proseguire da soli pare troppo impegnativo: «Mancano 350.000 euro, un quarto del budget. Dispiace che il peso sia sempre sulle spalle dei soliti soci. Partire con un buco simile ci lascia perplessi, per questo, per dare continuità al progetto, la società sarebbe anche disposta a valutare la cessione del pacchetto di maggioranza». Chi si è avvicinato negli ultimi giorni, ha trovato una società solida: «Abbiamo già perfezionato la prima parte dell’iscrizione e la fideiussione è pronta. Il rammarico più grande, però, è sempre la mancata risposta del territorio. Basterebbe l’ingresso di un nuovo main sponsor o di un pool di imprenditori, con piccole quote o come sponsor, per proseguire con tranquillità. Peccato che questa, al momento, sia l’opzione meno probabile».

Ore 17.40 – (Gazzetta di Mantova) Oggi o mai più. Stamani, per l’ennesima volta in 4 mesi, i soci mantovani Bruno Bompieri, Giambattista Tirelli e Carlo Giovanardi si confronteranno con i responsabili della Sdl Centrostudi Spa per definire i termini della cessione della maggioranza del Mantova. E stavolta non ci sarà più tempo per rinvii o tentennamenti: nel giro di 24-48 ore bisognerà andare dal notaio per il passaggio delle quote, perché poi giovedì si dovranno pagare gli stipendi di marzo e aprile ai tesserati (circa 200mila euro) e martedì 30 si dovranno versare i contributi (altri 200mila) e l’Iva (ulteriori 200mila), pagare l’iscrizione al campionato (60mila) e presentare la fideiussione da 400mila euro. A sentire i protagonisti, nella riunione in programma a Mazzano, nella sede del gruppo bresciano, non dovrebbero esserci sorprese. Ma intanto è stato spostato di 24 ore l’incontro previsto per oggi a mezzogiorno in via Roma con il sindaco Mattia Palazzi. «Vogliamo presentarci con un piano dettagliato – spiega il legale dell’Acm, Carlo Pegoraro -, anche in considerazione di ciò che ha detto il primo cittadino alla riunione con i tifosi». Già, i tifosi, che avevano in programma di presenziare stamani all’incontro della dirigenza con il sindaco e che dovranno a loro volta rimandare l’appuntamento, incrociando le dita affinché dal vertice societario non scaturiscano sorprese. «Invito tutti i tifosi – dice al proposito il capo storico della curva Te, Massimo Marchetti – a venire martedì, quando sarà ufficializzato l’orario dell’incontro con il sindaco». Oggi, intanto, ci sarà da scrivere la parola fine sulla trattativa. Che in realtà era data per chiusa già giovedì sera, dopo l’incontro fra Bompieri, Musso e Serafino Di Loreto. Da allora cos’è cambiato? Poco o nulla, ma resta da risolvere un punto fondamentale: «Noi rispetteremo l’accordo fatto da Bompieri – spiega Giambattista Tirelli -, anche se il budget è stato rivisto al rialzo e dovremo trovare il modo di farvi fronte. Ciò che è essenziale, però, è che la Sdl o un suo rappresentante rilevi la maggioranza delle quote del Mantova. E che il gruppo bresciano non si limiti, come ha ventilato, a fare lo sponsor lasciando il 100% della società nelle nostre mani». Al proposito, Sandro Musso appare pronto a rispondere sì: «Se il problema è questo, credo che non ci saranno sorprese. La Sdl, direttammente o indirettamente, rileverà la maggioranza del Mantova. L’accordo per noi è già fatto, giovedì sera ci siamo stretti la mano con Bompieri e dunque non vedo perché ci dovrebbero essere problemi. Vi assicuro – aggiunge – che mi spenderò in ogni modo per scrivere la parola fine su questa storia. Ne sono talmente convinto che ho passato gli ultimi due giorni, qui in Sardegna, a lavorare per il futuro del Mantova. Ho avuto colloqui con Galliani, con Javier Zanetti e con altre persone del mondo del calcio, allacciando rapporti e dando per scontato il nostro ingresso alla guida del Mantova. Figuriamoci se abbiamo intenzione di non concludere l’acquisto…». A seguire con apprensione l’evolversi della vicenda c’è sempre Nicola Di Matteo, al momento ancora presidente in carica e proprietario della maggioranza del Mantova: «Mi stanno facendo preoccupare – dice Di Matteo – perché io sono ancora responsabile per la società. Spero che domani (oggi per chi legge, ndr) i mantovani e la Sdl chiudano davvero, altrimenti bisognerà fare in fretta qualcos’altro. La proposta mia e di Belfanti è sempre valida: se i soci mantovani chiudono la stagione e assicurano una sponsorizzazione per il prossimo campionato, possono anche uscire dalla società e lasciare tutto nelle nostre mani. Ma questa – conclude – è un’opzione che scatterà soltanto se la Sdl non entrerà nell’Acm».

Ore 17.20 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) «Io sono legato al Club Italia fino al 30 giugno. Poi ogni decisione spetterà ai vertici federali. L’esperienza in azzurro mi ha riempito di grande orgoglio. A me però piace fare l’allenatore, il che significa vivere di continuità nel lavoro e costruire qualcosa di intrigante dal punto di vista aziendale con una società con un proprio progetto giovani. Se qualcuno volesse avvalersi di me per un tipo di lavoro sulla falsariga di quello che ho portato avanti in questi anni in Nazionale, sarebbe una grande soddisfazione». È il Tedino-pensiero, espresso qualche giorno fa a www.tuttomercatoweb.com. A VOLTE TORNANO – Dopo il secondo passaggio di Fabio Rossitto eccoci a un passo dal secondo passaggio in neroverde di Bruno Tedino. Oggi il tecnico della Nazionale azzurra under 17 dovrebbe trovarsi con Mauro Lovisa per definire il suo ritorno in neoverde dopo 15 anni (insieme a quello di Carlo Marchetto già suo assistente nel quadriennio a Jesolo e San Donà). Il condizionale è d’obbligo vista la frequenza con cui cambiano direzione i venti al De Marchi e il diverso tono fra le dichiarazioni del presidente («Tedino sarà il nuovo tecnico e Marchetto il suo secondo») e quelle dell’allenatore che ha condizionato il suo sì a un progetto neroverde ambizioso. In alternativa sempre Sormani e Glerean. IL PRECEDENTE – Bruno Tedino è stato a Pordenone per due stagioni dal 1999 al 2001. Erano i tempi in cui Ettore Setten (presidente) aveva grandi progetti per i ramarri. A portarlo al Bottecchia fu Mauro Gibellini. Gli venne allestita una squadra di grande spessore con Simone Motta centravanti (17 gol). Non andò bene. I ramarri chiusero al quinto posto. A conquistare la C2 fu il Sudtirol (dove poi andarono Gibellini, Motta e successivamente Tedino che venne esonerato in corsa). Ancora più forte la compagine neroverde 2000-2001. Con Infanti fra i pali, Pasqual (sì, quello della Fiorentina e della Nazionale), Rigo, Sandrin, Trangoni in difesa, Baiana, Barassi, Calvio, Cunico, Greco, Novello, Pasa, Perugini e Striuli a centrocampo, Pedriali, Soave, Frazzica e Soncin in attacco. Uno squadrone che però buttò via il primato perdendo al Bottecchia (1-3) con il Thiene che operò il sorpasso e venne promosso. SUCCESSO CERCASI – Tedino non è stato molto fortunato nemmeno nelle altre piazze in cui ha operato: Treviso, Conegliano, Montebelluna, Venezia, San Donà, Pistoiese, Sangiovannese e Jesolo. Infine l’esperienza con le giovanili azzurre, l’eliminazione di maggio dell’under 17 dall’Europeo e la sconfitta nello spareggio con la Croazia che ha escluso l’Italia dal mondiale di categoria. Dalla sua parte la legge dei grandi numeri. Prima o poi qualcosa vincerà. Chissà, magari proprio a Pordenone.

Ore 17.00 – (Messaggero Veneto) Una delle garanzie richieste da Tedino è, naturalmente, il fatto di disputare la Lega Pro. Ebbene, il Pordenone, al momento, sembra avere discrete possibilità di farcela. Sono molti i posti potenzialmente vacanti e, inoltre, sembra che la cifra richiesta per l’iscrizione (600 mila euro) sarà ritoccata verso il basso: perlomeno è questo ciò che, ieri, ha scritto il Corriere dello Sport-Stadio, sempre molto attento alla vicende della serie C. Sono almeno otto i club che il quotidiano bolognese ritiene a rischio iscrizione: Grosseto, Pisa, Monza, Benevento, Juve Stabia, Casertana, Varese e Mantova, tutti alle prese con problemi di natura economica. Se a questi, poi, si aggiungono le varie società implicate nell’inchiesta “Dirty soccer” (L’Aquila, Torres, Vigor Lamzia, solo per citarne alcune), si può dire che il Pordenone ha grandi chance. In ogni modo, a livello ufficiale, non si saprà nulla prima del 17 luglio, data dell’apposita riunione del Consiglio federale.

Ore 16.40 – (Messaggero Veneto) Il Pordenone ha scelto Bruno Tedino come nuovo allenatore. Liquidato con una nota stringata l’amatissimo (dai tifosi) Fabio Rositto, adesso la palla passa al commissario tecnico della nazionale under 17, che oggi è chiamato a dare una risposta. E’ in programma in giornata, infatti, l’incontro tra Tedino e la società. Il presidente neroverde, Mauro Lovisa, ha accelerato, confidando che sarà lui il nuovo condottiero. Il ct azzurro però rimane prudente: aspetta il colloquio e chiede precise garanzie. La situazione. Sì, perché l’allenatore, pordenonese d’adozione, non avrebbe ancora mai affrontato il discorso con i vertici del club. E, di sicuro, prima di dire “sì” intende avere chiarezza soprattutto sul progetto tecnico (giovani del posto da valorizzare in Lega Pro), così da poter senza remore abbandonare la nazionale – con cui è sotto contratto fino al 30 giugno – e rifiutare le offerte di Maceratese e Juve Stabia. Tedino vuole in primis essere certo di allenare in Lega Pro (servono dunque garanzie sul ripescaggio) e, appunto, sul progetto. La prospettiva di lavorare soprattutto con i giovani, al trainer, piace molto. Una garanzia precisa c’è già, per Tedino: la presenza come nuovo direttore sportivo di Giorgio Zamuner, professionista che conosce e stima molto. Il contorno. L’allenatore degli azzurrini oggi ascolterà le proposte e dirà la sua. Avrà delle esigenze precise e ben definite: allena da quasi 30 anni, non si accontenta del primo club che passa, anche se è quello della sua città e anche se lo conosce per averci lavorato a fine anni 90. Dopodiché si affronteranno i discorsi relativi allo staff. Sotto questo profilo, Lovisa ha dichiarato di volere lo storico vice di Tedino, Carlo Marchetto, nella passata stafgione alla guida della Sacilese. Marchetto stesso, però, non ha mai parlato con la dirigenza neroverde, anzi: oggi è atteso a colloquio al XXV aprile per definire la sua situazione con il club liventino. Entra di sicuro nello staff della prima squadra Andrea Toffolo, ex tecnico del Tricesimo. Il suo ruolo sarà definito precisamente una volta scelto il main trainer. Giocatori. Restano ancora in piedi le piste che portano a Ezio Glerean e ad Adolfo Sormani. A ogni modo, è più chiara la questione guida tecnica. Altrettanto vale per quella relativa ai giocatori: oltre a Gianni Careri, il portiere eroe della gara con l’Albinoleffe, già sicuro della conferma, potrebbero rimanere i centrocampisti Andrea Migliorini (’88), Federico Maracchi (’88) e Daniele Mattielig (’80), quest’ultimo col ruolo di “chioccia” vista la sua indubbia esperienza. Anche capitan Denis Maccan (’84) va verso la permanenza. Il resto è ancora tutto da definire. Questa settimana, a ogni modo, dovrebbe essere quella decisiva per concludere col mister. O per cominciare a cercarne un altro.

Ore 16.20 – (Gazzettino, edizione di Venezia) La prospettiva di ripartire (forse) dalla serie D, come nel 2009, non entusiasma gli ultras della Curva Sud che sabato hanno animato il Penzo con il 1. Torneo dei Bambini. «A meno che questo ennesimo passo indietro non serva davvero per ripartire puliti e per non ripetere più gli errori che hanno portato di nuovo in questa situazione – commenta Fedro – Il problema è serio perché stavolta nessuna sa cosa stia succedendo, se e cosa stia facendo Korablin, quindi la paura di perdere tutto c’è. Il sindaco Brugnaro con i suoi contatti può dare una grossa mano. A mio avviso sarebbe ora e tempo di ripartire col VeneziaMestre». Filippo Dabalà invece non chiude ancora del tutto le porte a Korablin. «Si comporta male da mesi, ma magari pagasse e iscrivesse la squadra alla Lega Pro. Mantenere la categoria professionistica sarebbe importante per non demoralizzare ulteriormente la tifoseria. È chiaro comunque che, ad iscrizione avvenuta, Korablin dovrebbe cambiare registro ed essere presente come non lo è più da troppo tempo. Dovessimo ricominciare dalla D avrebbe solo con una proprietà italiana». Più che arrabbiato Patrick si dice deluso dalla condotta del patron russo. «Il rischio di svuotare definitivamente il Penzo è reale dopo troppi fallimenti societari. Purtroppo nessuno ha vigilato e controllato il comportamento di Korablin, altrimenti non saremmo qui a temere l’ennesimo colpo di spugna e di nuovo la serie D». «Qualcosa di buono da cui ripartire c’è ancora – sottolinea Luca Marchesini – e mi fa piacere che ci sia stata una grande risposta sabato al Penzo, una giornata di sport e amicizia che può essere un punto di partenza per ricostruire dalle basi una società in cui il rapporto con i tifosi sia solido e imprescindibile». «Qui vorremmo una situazione finalmente e semplicemente «normale», invece sembra di chiedere la luna – si rammarica Riccardo Castagna – A parole si fa presto a dire ci vogliono i tifosi, per richiamare i vecchi e conquistarne di nuovi bisogna rimboccarsi le maniche e siamo felici che la dirigenza e il sindaco Brugnaro sia intervenuti con entusiasmo alla nostra festa. Questa è stata la miglior risposta alla rabbia per l’assenza di notizie da parte di Korablin. Non è così che ci si comporta, tanti o pochi meritiamo rispetto».

Ore 16.00 – (Gazzettino, edizione di Venezia) C’era chi ha vissuto gli anni d’oro della grande ascesa zampariniana, chi invece le illusorie rinascite dell’ultimo decennio. «Il Venezia riparta dai veneziani» è il coro unanime degli ex arancioneroverdi che sabato al Penzo hanno risposto all’amarcord della Curva Sud. «Dai Poletti a Korablin sembra purtroppo che la situazione si stia ripetendo, seppur in maniera diversa perché almeno i Poletti si facevano trovare – sottolinea Andrea Seno, ds lagunare fino all’arrivo dei russi nel 2011 – È chiaro come nel calcio sia sempre più difficile investire, però penso che il sindaco Brugnaro possa esser l’unico grazie alle sue conoscenze nell’ambiente imprenditoriale a poter formare un pool di finanziatori. Una volta ripartiti senza proclami, perché non ragionare di un’unica grande polisportiva con quel modello che oggi è la Reyer?» Dal VeneziaMestre di fine anni ’80 il veneziano Massimiliano Rosa spiccò il volo verso la Juventus. «Pur essendo uscito dal calcio amo ancora tutte le piazze in cui ho giocato, quindi spero che Venezia non faccia la fine del Padova un anno fa. Se non fosse possibile salvare la Lega Pro mi auguro si riesca a ripartire con gente seria proprio com’è riuscito ai biancoscudati». Un’esperienza ricordata da “Miri” Rosa, che Matteo Nichele ha appena vissuto da giocatore: «Il fatto che alla guida del Padova siano arrivati dei padovani è stato decisivo e anche a Venezia bisogna andare in questa direzione. Si tratterebbe di persone che lo farebbero solo per amore e non si sognerebbero mai di prendere in giro i loro concittadini». Deluso per la situazione attuale Pippo Vianello, in campo dal 2009 nell’allora neonata Unione Venezia del compianto patron Enrico Rigoni. «Dispiace vedere la preoccupazione nei volti dei tifosi che ci sono sempre stati, anch’io oggi sono uno di loro e non è facile convivere sempre con il timore che la propria squadra non ci sia più, né ripartire ogni volta come se niente fosse. Bisogna puntare su Collauto, Marangon e i veneziani». Manolo Gennari era invece stato protagonista nel rilancio Marinese-Poletti. «È il momento di puntare su qualcuno del posto che possa dare credibilità a un progetto che, prima che sbandierare rincorse alle grandi platee, deve trovare solidità e continuità». Non del tutto sorpreso per la brutta piega della gestione russa Davide Scantamburlo. «Korablin non ha mai detto di essere innamorato di Venezia e del calcio, lui era venuto dichiaratamente per costruire lo stadio e non essendo decollato quel progetto era forse inevitabile arrivare prima o poi a questo punto. Come tutti spero anch’io che attorno ad un uomo di sport come il sindaco Brugnaro, premesso che non gli si può certo chiedere la luna, si riesca a riunire una cordata d’imprenditori cittadini».

Ore 15.40 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Settimana decisiva per il Venezia orfano da mesi di notizie e denari da Yury Korablin. Martedì 30 giugno scadrà il termine per iscriversi alla Lega Pro 2015/16, ma già entro giovedì 25 occorre saldare gli stipendi (più contributi e ritenute) di marzo e aprile. Un mancato adempimento non sarebbe ancora fatale, poiché pagando entro il 30 giugno (con 46 mila euro di tasse e la fideiussione da 400 mila), si incorrerebbe “solo” in una penalizzazione. La sopravvivenza del club sembra appesa a un filo, e non perché Korablin non possa ricomparire in extremis come gli anni scorsi (stavolta però serve più di un milione di euro), quanto per il silenzio assordante che durando da febbraio (mentre gli ultimi euro versati in cassa risalgono a marzo) ha spinto dirigenti e dipendenti a denunciare il mancamento percepimento degli stipendi da 4 mesi. Il dg Dante Scibilia da settimane spiega di non aver mai ricevuto alcun mandato a vendere la società da Korablin (ci sta pensando o lavorando dietro le quinte?), fermo restando che nessun papabile acquirente è uscito pubblicamente allo scoperto. Il tutto mentre il Tribunale di Venezia, su richiesta del collegio sindacale del club arancioneroverde, sta verificando l’«erosione del patrimonio» da parte del socio unico Yury Korablin in vista di un possibile scioglimento e messa in liquidazione della società. Da parte sua il sindaco Luigi Brugnaro ha assicurato che «un minuto dopo l’eventuale non iscrizione del Venezia in Lega Pro lavorerò per coinvolgere uno o più imprenditori interessati a fondare un nuovo Venezia che possa essere ammesso in sovrannumero in serie D», scendendo quindi di fatto un solo gradino rispetto alla Lega Pro e ponendo fine al contempo all’era-Korablin. Per questa operazione bisognerà formalmente attendere l’esclusione ufficiale dell’Fbc Unione Venezia (la Covisoc si pronuncerà il 10 luglio, con il 14 e il 17 come tappe per i ricorsi) dopodiché Brugnaro e Scibilia si potranno rivolgere a Figc e Lnd per chiedere l’ammissione in serie D dell’ipotetico nuovo Venezia nel frattempo costituito con i soldi di nuovi finanziatori.

Ore 15.20 – (La Nuova Venezia) Pochi movimenti in Lega Pro, non tutte le panchine ancora occupate con la data del 30 giugno che preoccupa qualche altra società, oltre all’FBC Unione Venezia. Due i giocatori sotto contratto, Elia Legati e Andrea Raimondi, terminato nel mirino di Brescia e Pavia, tutti gli altri sono in scadenza di contratto oppure erano in prestito. Il primo ad accasarsi è stato il portiere Stefano Fortunato ad Arezzo, il prossimo annuncio riguarderà Tommaso Bellazzini , fantasista toscano vicinissimo all’ambizioso Pavia che ritenterà la scalata alla serie B dopo essere uscito al primo turno nei playoff. Michele Serena, che sarà raggiunto a Salò da Davide Zanon e dal preparatore atletico Ballò, punta a ricostituire sul lago di Garda il tandem d’attacco che ha ben figurato al Venezia: la trattativa con il Benevento per assicurarsi il prestito di Simone Guerra, suo giocatore anche a La Spezia, è ben avviata, ma accanto a lui potrebbe esserci anche Giuseppe Greco. Due giocatori sui quali il tecnico punta anche alla FeralpiSalò. Tra i giovani Federico Varano e Mattia Zaccagni hanno fatto ritorno rispettivamente all’Atalanta e al Verona: il primo è seguito dal Cesena, retrocesso in serie B, il secondo potrebbe inizialmente partire per il ritiro con il Verona, visto che Mandorlini apprezza le sue qualità, anche se c’è una richiesta del Latina. Non dovrebbe aver problemi a trovare una squadra in Lega Pro Simone Magnaghi, il centravanti che era arrivato in prestito dall’Atalanta e che è un po’ perso per strada dopo un ottimo avvio di stagione. Gennaro Capogrosso è nel mirino della neopromossa Robur Siena, il Teramo neopromosso in B si è fatto avanti con il Milan per ottenere il prestito di Edmund Hottor, poco fortunato nella sua esperienza veneziana. Infine Riccardo Bocalon: il centravanti veneziano, cartellino dell’Inter e ultima stagione al Prato, è finito nel mirino del Lanciano, in aggiunta ad altri club di Lega Pro. Curiosità per un altro ex: Andrea Marconi, che festeggiò con il Venezia la promozione in Prima Divisione due anni fa, è riuscito a centrare con il Como il quarto salto di categoria consecutivo, visto che bisogna aggiungere le promozioni con Pergocrema e Pro Vercelli.

Ore 15.00 – (La Nuova Venezia) Che Korablin abbia i soldi oppure no, a questo punto ci interessa poco. E non staremo neanche con il batticuore ad aspettare, o soprattutto a sperare, che all’ultimo momento, con una magia degna di Silvan, il signore venuto dalla Russia li tiri fuori dal suo cilindro e li butti sul tavolo della Lega Pro. Perchè se succede una cosa del genere, e poi dobbiamo vivere una stagione di patemi, umiliazioni e penalizzazioni, allora è meglio chiudere subito. Venezia, gli sportivi veneziani e soprattutto la bandiera di un club glorioso che gioca le sue partite allo stadio Penzo, hanno una dignità, meritano rispetto e negli ultimi tempi, anche pre-Korablin, rispetto ne hanno ricevuto poco dai dirigenti di turno. Korablin, che avrà pregi e difetti come tutte le persone di questo mondo, non si è dimostrato un buon dirigente di società di calcio. Ha avuto anche parecchia sfortuna, è capitato nel momento sbagliato, tra crisi economica e calcio da ricostruire, tra problemi politici e rapporti delicati tra il suo Paese e il resto dell’Europa, banche comprese, problema Mose, infinita storia dello stadio e via andare. Ma ha pensato di far calcio in un modo sbagliato: senza comunicazione, senza contatto con la realtà circostante, senza organizzare un gruppo di lavoro con precisi punti di riferimento suoi a disposizione di chi oltrettutto doveva lavorare per lui. Deve essere l’unica società di calcio al mondo, il Venezia, nella quale un direttore generale non riesce a parlare con il presidente. No, niet, nel calcio non può funzionare così. Può anche darsi che il nome di Venezia sia stato per lui un buon veicolo di credito in Russia, ma qui è rimasta gente a lavorare in sede senza prendere lo stipendio, e questo non va bene. E poi mettiamoci anche uno sgradevole senso di superiorità ai confini dell’arroganza: perchè non si può parlare con il presidente? Chiedere spiegazioni? Capire come procede lo sviluppo delle sue idee, che – per chi non lo ricorda – si sono presentate al pubblico, un po’ d’anni fa, con promesse di progetti per lo stadio, per la cittadella dello sport e altre chiacchiere. Diciamo che Korablin non si è rivelato un grande dirigente anche perchè, val la pena ricordarlo, in questi anni di soldi ne ha messi, al centro sportivo lavori ne sono stati fatti, la società era tra i dilettanti al suo arrivo e bene o male è ritornata in una categoria più dignitosa. Ma se prima metti sostanza e poi chiudi i rubinetti in questa maniera, non ci vuole un genio per capire che anche gli sforzi precedenti finiscono vanificati. Non si offenda comunque, il patron russo, che almeno qualcosa di buono – prima – ha fatto: la storia recente della società di calcio cittadina conferma che negli ultimi quindici anni è stato tra i dirigenti che hanno causato meno danni. E i precedessori venivano dal Veneto, da Genova o dal Trentino. Intanto giovedì ci sono altre scadenze da rispettare, in attesa del “game over” di martedì 30 giugno, quando potrebbe spuntare il cartellino rosso al Venezia per il campionato di Lega Pro. Dobbiamo credere in qualcosa? Sperare in qualcuno? Farci prendere in giro ancora? Ognuno la pensi come vuole. Anche l’idea di ripartire dalla D può andare bene, per l’affamato un pezzo di pane vecchio è meglio del digiuno. Ma si risolve qualcosa? Fare la D costa qualcosa e non poco. O ci sono basi vere e solide, o rischiamo di ritrovarci a dire, scrivere, leggere, tra un po’ le stesse cose. Speriamo di sbagliare, ma qui il calcio è alla fine.

Ore 14.40 – (Giornale di Vicenza) Poco più di una settimana al 30 giugno. E la situazione societaria rimane in stand by: Lino Diquigiovanni, presidente del Real Vicenza, qualche giorno fa ha chiarito che al momento non c´è nessuna trattativa in corso. Nel frattempo, però, arriva l´addio di una pedina fondamentale del Real della scorsa stagione, Salvatore Bruno. Il bomber biancorosso, autore di 16 gol, ha fatto le valigie. Destinazione Gorgonzola, dove vestirà la maglia della Giana Erminio.Dopo una grande stagione al Real Vicenza, la Giana Erminio. Contento?«Sono molto contento, in questo mese ho ricevuto offerte da squadre anche molto più blasonate. Ma l´ambiente della Giana mi è sembrato l´ideale per me. Ho fatto una scelta globale guardando sia l´aspetto calcistico che le necessità della mia famiglia».Due società, il Real e la Giana, che come storia un po´ si somigliano…«Sì, in poco tempo hanno fatto un cammino strepitoso, risalendo dalle categorie dilettantistiche fino ad arrivare ai professionisti. A Vicenza mi sono trovato bene, c´era un ambiente familiare, anche con i ragazzi, eravamo un gruppo bellissimo, mi spiace lasciarli. Anche alla Giana ho trovato, anche se ci siamo visti poco, un bel clima, ed è proprio quello che cerco».Infatti lei aveva detto che sarebbe rimasto volentieri al Real Vicenza…«Sì, sarei rimasto molto volentieri, mi sono trovato bene. Come ho già detto in un´altra intervista, una delle annate più belle per me. Dal punto di vista calcistico, ma soprattutto dal punto di vista umano. Anche la mia famiglia e i miei due bimbi si sono trovati molto bene a Vicenza. Comunque io avevo percepito che qualcosa non andava, quest´anno ho fatto sedici gol e con me non hanno mai parlato di rinnovo. Di solite le società, se hanno intenzione di continuare, uno che ti fa 16 gol non se lo lasciano scappare così».A Vicenza la situazione è difficile. Che farebbe Lei al posto di Diquigiovanni?«Beh, la prima cosa che farei è parlare con i giocatori. Si sentono, soprattutto i più giovani, spaesati. Più di uno in questo periodo mi ha chiesto consiglio su come comportarsi. È una brutta situazione, per tutti. Capisco anche il presidente Diquigiovanni, continuare a Vicenza senza avere nessun tipo di riscontro da parte del pubblico, sarebbe dura. E alla fine bisogna anche cercare di capire chi investe soldi e tempo nel calcio. Poi io mi auguro che il Real Vicenza possa continuare ad esistere, sarebbe un vero peccato che morisse tutto così».Ha seguito tutta la vicenda che da un mese a questa parte sta tenendo con il fiato sospeso tutto il Real Vicenza? Come pensa andrà a finire?«Io credo che alla fine Rino Dalle Rive comprerà il titolo del Real Vicenza. Non ho assolutamente parlato con nessuno, non mi hanno detto nulla dalla società. È un´idea che mi sono fatto io in quest´ultimo periodo».

Ore 14.20 – (Giornale di Vicenza) E adesso il Bassano si aggrappa a WS, che poi all´anagrafe fa Werner Seeber, il direttore generale chiamato a rivestire di nuovo i panni del rocciosissimo stopper che fu (anche in giallorosso) per arginare l´assalto di club e procuratori che sono tutti planati verso i pezzi pregiati della collezione virtussina. Sia chi è in scadenza, sia chi è legato al Soccer Team almeno sino al 2016, è finito nel mirino di diversi sodalizi di B e dei più ambiziosi di Lega Pro. La situazione si presenta delicata per diversi fattori: chi è a fine contratto potrebbe essere allettato dall´ipotesi di un salto di categoria o comunque di un accordo molto più vantaggioso dal punto di vista economico scegliendo di monetizzare altrove l´annata boom vissuta da queste parti. Qualcuno di quelli vincolati alla società di via Piave invece, potrebbe chiedere di essere ceduto a fronte di un´offerta irrinunciabile (ma dovrà esserlo anche per le casse della Virtus, altrimenti non se ne farà nulla). E allora valutiamo caso per caso la situazione dell´organico virtussino: sono vincolati al Bassano sino al 2016, Iocolano, Cenetti, Proietti (lui sino al 2017), Stevanin, Davì, Nolè, Zanella e Maistrello. Tornano alle rispettive basi per fine prestito, Grandi e Ingegneri al Cesena, Casarini e Spadafora al Savona, Cortesi all´Atalanta. Sono invece in scadenza il prossimo 30 giugno: il portiere Rossi, poi Toninelli, Semenzato, Priola, Bizzotto, Furlan, Cattaneo e Pietribiasi. Rientrerà dal Savona la punta, Munarini, mentre dal Padova tornerà anche il difensore Bortot. Di questi in scadenza, Seeber è molto avanti con i lavori per trattenere e prolungare l´intesa con Rossi, Pietribiasi e Cattaneo che in questo momento paiono quelli più vicini al rinnovo. Inoltre il general manager altoatesino sta facendo il possibile rinegoziare l´accordo anche con Nicola Bizzotto per il quale si profila un braccio di ferro col neopromosso Padova che vuole a tutti i costi Bizzo, al centro di una corte serratissima da parte dei biancoscudati che non perdono di vista neppure Priola, Furlan e Iocolano. È inoltre fattibile pensare di poter allungare il contratto con Toninelli, Semenzato e lo stesso Priola, più arduo riuscirci con Furlan che gode di parecchi estimatori, pure se la volontà del club sarebbe quella di mantenere anche lui nella rosa della stagione che verrà. E mentre Iocolano è nei desideri di molti club (ma potrebbe partire solamente nel caso di una ricca chance al piano di sopra e dietro corposa contropartita economica), il tecnico designato alla successione di Asta, Stefano Sottili, aspetta di incontrarsi con la proprietà per ricevere l´investitura ufficiale. Il timoniere fiorentino non vede l´ora di tuffarsi nel mondo giallorosso, per il Bassano ha lasciato perdere due importanti offerte giunte da due realtà della Lega Pro, vuole solo il Soccer Team, quel tipo di profilo, di carica e di personalità che i comandanti virtussini apprezzano più di ogni altra cosa.

Ore 14.00 – (Giornale di Vicenza) Come va con le panchine delle altre 21 squadre della prossima stagione di serie B?Intanto diciamo che una di queste, il Parma, non sa ancora se giocherà o meno in serie cadetta perché tutto dipende dalla soluzione della vicenda societaria che ha portato al fallimento in tribunale.CONFERME. Sono 9 i club che ripartiranno con lo stesso allenatore, anche se con qualche distinzione.Intanto due sono neopromosse, il Teramo e il Como, che proseguiranno rispettivamente con Vivarini e Sabatini che hanno firmato il salto di categoria.Poi ci sono quelle che hanno confermato il tecnico che però era subentrato nel corso dell´ultima stagione e sono cinque. Apre la fila il Pescara che andrà avanti con Oddo, chiamato proprio alla vigilia dei playoff. Poi ecco il Bari che si affiderà ancora a Nicola, il Latina che continuerà con Iuliano, il Livorno che dà fiducia a Panucci, pure lui entrato in scena nel finale dello scorso torneo e infine il Trapani, dove resterà Cosmi.In definitiva le squadre dove rimarrà lo stesso allenatore che aveva già cominciato la scorsa stagione sono due: lo Spezia e la Pro Vercelli, dove rispettivamente Bjelica e Scazzola faranno il bis.NOVITÀ. Hanno cambiato soprattutto le formazioni che puntano al bersaglio grosso nel prossimo torneo. Intanto quelle retrocesse dalla serie A (Parma a parte per i motivi già detti). Il Cagliari ha scelto Rastelli (che era ad Avellino) e il Cesena Drago (che era a Crotone). Nutrirà ambizioni probabilmente anche l´Avellino, semifinalista ai playoff nell´ultimo campionato: in Irpinia va Tesser. E naturalmente correrà per la promozione dopo una stagione fallimentare il Catania con Marino alla guida.Novità anche a Perugia, altra squadra che ha giocato i playoff: la squadra umbra sarà allenata l´anno prossimo da Bisoli. Infine il Crotone, dove la panchina toccherà a Juric per continuare il lavoro già svolto bene da Drago.VACANTI. Ci sono poi i club che non hanno ancora deciso chi allenerà la squadra. Oltre al Vicenza, Modena, Novara, Salernitana e Ternana. Due sono state appena promosse dalla Lega Pro: in Piemonte potrebbe andare Baroni, in Campania Simone Inzaghi o Torrente.Il Modena sta valutando diverse opzioni come la Ternana e in una delle due società potrebbe sistemarsi Gautieri, uno dei nomi circolati con maggiore insistenza.

Ore 13.40 – (Giornale di Vicenza) Federico Moretti resta un giocatore del Vicenza, Nicolò Brighenti andrà a giocare al Catania, dove nella prossima stagione allenerà Pasquale Marino. Tutti i tasselli dell´operazione, compresa una contropartita economica a favore del club di via Schio nell´ambito della trattativa riguardante i giocatori, sono andati a posto.Previsione rispettata dunque, anzi in anticipo sui tempi che lo stesso diesse Paolo Cristallini aveva previsto quando aveva detto al nostro giornale che Vicenza e Catania si erano presi un paio di giorni per riflettere.Invece i pezzi del mosaico si sono incastrati nel modo giusto e quindi forse già oggi o comunque nelle prossime ore il Catania potrà ufficializzare l´arrivo sulla panchina di Pasquale Marino, subito dopo che sarà stata formalizzata la rescissione del contratto con il Vicenza, ormai però definita nella sostanza.Dunque si risolve la situazione che aveva tenuto bloccati i due club in questa settimana, in attesa che Marino sciogliesse il suo vincolo con il Vicenza per potersi legare al Catania. Ora la società di via Schio potrà muoversi liberamente per scegliere il successore del tecnico di Marsala, anche se, com´è ovvio, già nei giorni scorsi ci sono stati contatti con i possibili candidati alla guida della squadra biancorossa.Con il Catania la svolta è arrivata nel weekend per quanto riguarda i due giocatori. Moretti, in prestito dalla società rossoazzurra dall´estate scorsa con diritto di riscatto a favore del Vicenza e di contro-riscatto per il Catania, rimarrà in biancorosso; Brighenti invece sarà ceduto al club siciliano, anche se nel caso del difensore manca ancora il suo consenso, semplicemente però perché fino a ieri sera non c´era stata la possibilità di un contatto diretto fra il centrale e il responsabile dell´area tecnica del Catania.L´intesa fra le due società prevede come detto anche un conguaglio sui 400 mila euro a favore del Vicenza, che in parallelo si è accordato con Marino per la risoluzione consensuale del contratto che sarebbe scaduto solo nel giugno 2016.I prossimi giorni diventeranno dunque decisivi per la scelta del nuovo allenatore del Vicenza, con il quale concordare le operazioni di mercato, rimaste ovviamente ferme in attesa che si sbloccasse la questione-panchina. Abbiamo parlato ieri di una rosa di quattro candidati: Devis Mangia, Mimmo Di Carlo, Franco Colomba e Angelo Gregucci.Non è detto però che non spunti un nome a sorpresa, anche perché, delineata la rosa dei possibili successori di Marino, bisognerà parlare di programma e di contratto e misurarsi con richieste ed esigenze di chi potrebbe sedersi sulla panchina del Vicenza nella prossima stagione.Comunque sia, ci sarà ancora un cambio in panchina, così come è successo spesso da una stagione all´altra nel corso dei dieci anni e più della attuale gestione del club di via Schio.

Ore 13.20 – (Gazzettino) Entrano nel vivo le trattative per allestire gli organici in vista della stagione 2015-2016. ABANO. La novità arriva sul fronte delle uscite, dove l’esterno Damiano Franceschini ha salutato tutti per accasarsi alla Correggese. «Ha scelto una strada diversa – spiega Massimiliano De Mozzi – ma non è un problema. La sorpresa è stata l’averci detto che preferisce andare a fare il comprimario in una grande squadra piuttosto che essere protagonista da noi. Di sicuro non possiamo trattenere chi non vuole restare, cercheremo altre vie». Nello stesso ruolo era stato sondato Marco Beccaro, che si è accasato però al Delta Porto Tolle. «Avendolo allenato al Real Vicenza gli avevo chiesto come era la sua situazione, ma si era trattato solo di un sondaggio», spiega De Mozzi. La società cerca un difensore centrale, un centrocampista e due attaccanti con questo identikit. «Gente con le motivazioni giuste che ritenga Abano una prima scelta». Agli ingaggi al momento dei giovani Ruzzarin (portiere) e Tescaro (esterno), si aggiungono le conferme di Ballarin, Bortolotto, Barichello e Antonioli. Quanto agli infortunati dell’anno scorso (ginocchio), Bilato è a posto, mentre Maniero sarà pronto verso fine agosto. Fissata la data d’inizio preparazione: venerdì 14 luglio. Primi tre giorni di lavoro ad Abano, mentre da lunedì 17 luglio a sabato 1 agosto i neroverdi effettueranno un mini ritiro sulle colline imolesi. CAMPODARSEGO. Venerdì il direttore generale Attilio Gementi ha comunicato il divorzio con Rej Volpato e Andrea Lucchini, e si è tuffato alla caccia di due attaccanti che si sposino bene con il 4-3-3 e con l’unica punta confermata Aliù. «Ho in piedi due trattative che mi piacciono molto e che l’allenatore ha condiviso, spero di poterle chiudere la prossima settimana». Il Campodarsego è alla ricerca anche di un difensore centrale e dopo i nomi di Colman Castro e Faloppa usciti nei giorni scorsi, stando ai rumors sarebbe molto vicino Mattia De Checchi dell’Union Ripa La Fenadora, anche se Gementi smentisce: «Mi è stato fatto il suo nome, ma non l’ho mai sentito. Stiamo facendo altre valutazioni». Per il centrocampo resta in piedi l’ipotesi Cavallini. Dal prestito al Bassano rientrerà l’esterno mancino Edoardo Favero, classe 1996. ESTE. Oggi alle 18 in sede saranno presentati i primi due acquisti. Top secret i nomi, ma si tratta di un’attaccante classe 1990 e di un difensore centrale; riguardo a quest’ultimo si dovrebbe trattare di Luca Tiozzo, che Andrea Pagan aveva alla Clodiense. Con i giallorossi tornerà a giocare il centrocampista Andrea Tessari, che dopo essere passato alla Spal e al Poggibonsi aveva dovuto interrompere l’attività per motivi di salute. «È un ragazzo sul quale puntiamo tanto», afferma il vice presidente Stefano Marchetti. Confermati Coraini, Favaro e Scotton, resta in bilico la posizione di Lelj, dato come possibile partente da radio mercato. «Attendiamo la sua risposta entro questa settimana. Ci teniamo che rimanga visto che è la nostra bandiera, siamo fiducioso. Se così non fosse, andremo sul mercato». Sul fronte uscite, l’Este si conferma per i giovani un trampolino di lancio: dopo Lasagna al Carpi un anno fa, è ora il turno del difensore Bagatini Marotti, classe 1995, che è passato ufficialmente al Trapani in serie B. «È un ragazzo d’oro, se lo meritava. Per noi è grande motivo d’orgoglio essere riusciti anche quest’anno a fare arrivare un giovane in cadetteria». Strada dei professionisti che imboccherà quasi certamente anche Rubbo, corteggiato soprattutto da Rimini e Pro Piacenza.

Ore 13.00 – (Mattino di Padova) Una cosa è certa: in casa di Este, Abano e Campodarsego qualcosa bolle in pentola. Tra trattative interne (riconferme e svincoli) e colloqui sottotraccia con mediatori e giocatori, gli entourage delle tre padovane di serie D stanno ricaricando le pile prima di buttarsi a capofitto sul mercato, quello vero, che inizierà ufficialmente il primo luglio. Este. Sta lavorando su più fronti il nuovo allenatore Andrea Pagan, con l’obiettivo di tenere i big della passata stagione: il capitano Tommaso Lelj e il portiere Alessandro Lorello saranno i punti fermi del “nuovo” Este, mentre il giovane stopper brasiliano Tulhão ha già preso la strada di Trapani con la speranza di emulare Kevin Lasagna, protagonista con il Carpi in serie B. L’Este, però, dovrebbe ufficializzare il sostituto in giornata: si parla di un veterano ma sul nome le bocche restano cucite. Nel frattempo, è stato riconfermato pure Andrea Tessari: l’ex capitano della Primavera del Padova sarà il faro del centrocampo di Pagan, in coppia con Lelj. La giornata di oggi potrebbe essere decisiva pure per l’annuncio del nuovo fantasista: non sarà Mazzetto che, a sorpresa, ha prolungato con la Clodiense, anche se non è escluso il colpo di coda. Abano. D’altra parte, le strette di mano di fine giugno lasciano il tempo che trovano. Lo sa bene Andrea Maniero, direttore sportivo dell’Abano, che sta cercando (e trovando) certezze tra i protagonisti della stagione d’esordio in serie D. A portare la fascia di capitano sarà ancora Paolo Antonioli, esperto difensore classe 1977. Il giocatore aveva manifestato la volontà di lasciare il calcio giocato per inziare ad allenare, ma la “voglia di campo” ha avuto la meglio. Con lui rientreranno pure Andrea Bilato e Nicola Maniero. Il baby mediano della Juniores Michael Trovò entrerà in pianta stabile in Prima squadra, mentre Paolo Zanardo, Michele Ianneo ed Enrico Da Ros sono stati svincolati. Campodarsego. È stata la settimana degli addii pure a Campodarsego: Andrea Lucchini e Rey Volpato non faranno parte della rosa. Volpato resterà in Eccellenza (Adriese) così come Lucchini (Luparense). Il ds dei biancorossi Attilio Gementi, che sta cercando di portare a casa un esterno d’attacco e un’altra punta, ha riportato a Campodarsego il giovane Edoardo Favero, già protagonista con la Nazionale dilettanti Under 16 e con la Berretti del Bassano. Per quanto riguarda la porta, reparto al momento sguarnito, sta tornando calda la pista Merlano.

Ore 12.40 – (Mattino di Padova) È nata ieri mattina la Luparense Football Club. O, per meglio dire, semplicemente la “Luparense”, visto che questo sarà il nome ufficiale affiliato alla nuova matricola. Alle 11.20 l’assemblea, radunata simbolicamente all’interno del palazzetto di San Martino di Lupari che negli anni ha visto trionfare il calcio a 5 locale a livello italiano, ha deliberato in seconda convocazione la fusione tra le due realtà: Luparense Calcio a 5 e Radio Birikina Luparense da ieri sono una cosa sola. Una polisportiva nata dopo due anni di intenso lavoro diplomatico, che da quest’oggi avrà una squadra iscritta al campionato di serie A di futsal e una formazione di calcio a undici nel campionato di Prima categoria. Sempre che nelle prossime ore non giunga l’attesa svolta dall’Atletico San Paolo che potrebbe portare a San Martino un campionato ben più prestigioso. La nuova società. Di fronte a legali e commercialisti delle due società sportive, ieri mattina i soci dei due sodalizi hanno messo le firme sulla nascita della nuova entità sportiva del paese. Tra firmatari e delegati, per la Luparense calcio a 5 sono giunte quasi cinquanta firme, compresa quella del presidente Stefano Zarattini, mentre dalla parte della Radio Birikina Luparense erano presenti il presidente Orazio Gobbo, il suo vice Giuseppe Daminato e il dirigente Euganeio Castellan. Il deposito dell’avvenuta fusione avverrà oggi a Roma: la nuova società avrà i colori sociali rosso e blu, un nuovo stemma r e un progetto ambizioso. Le voci. «Era da due anni che ci lavoravo», la soddisfazione di Stefano Zarattini, che sarà anche il presidente della neonata Luparense, «Mi auguro che sia di esempio per tutte le 33 associazioni sportive del paese, a loro le nostre porte saranno sempre aperte perché il sogno è quello di una società in stile Barcellona che accorpi tanti sport sotto un unico nome. Abbiamo unito i 50 anni della Luparense e i 20 della Luparense calcio a 5, e l’abbiamo fatto per crescere e dare a San Martino di Lupari una società forte e una categoria calcistica diversa». Il futuro. È qui il nodo della questione. Il progetto prevede l’acquisizione del pacchetto di quote dell’Atletico San Paolo, per portare a San Martino l’Eccellenza (o la serie D in caso di ripescaggio). Se da via Canestrini, sede dell’Atletico, entro questa sera alle 19, partirà la richiesta alla Figc di Marghera del cambio di denominazione in Luparense San Paolo, sarà il segnale che il progetto ha un futuro. Diversamente, sarebbe un prologo poco incoraggiante: Zarattini è pronto, i designati allenatore (Pasa) e diesse (Briaschi) sono già al lavoro, ma sono i soci del San Paolo a dover prendere una decisione.

Ore 12.20 – (Gazzettino) Comincia oggi a Roma, con il raduno e la presentazione della rappresentativa azzurra, l’avventura dell’Italia alle prossime Universiadi che si disputeranno dal 3 al 14 luglio in Corea del Sud. Tra i 21 convocati del tecnico Massimo Piscedda figura anche Daniel Cappelletti, difensore del Cittadella, orgoglioso di vestire l’azzurro: «Finora sono stato qualche volta nell’Italia B. Rappresentare il proprio Paese in una competizione mondiale come quella coreana sarà tutta un’altra cosa. Penso e spero sia una bella esperienza». Che deve far dimenticare l’amarezza vissuta nella stagione appena conclusasi: «Nel calcio vinci e perdi, vivi momenti felici, altri negativi. Retrocedere con la propria squadra è davvero brutto, paragonabile forse alla delusione patita l’anno scorso, quando persi la finale play off contro la Pro Vercelli. Lì si è trattato di una partita, con il Cittadella invece abbiamo sofferto un po’ tutto il campionato». Eppure anche dalla sconfitta si può imparare qualcosa. «Tutto serve per fare esperienza, renderti migliore nella vita e nella professione». Lei comunque ha disputato una buona annata, sempre impiegato da Foscarini: se dovesse darsi un voto? «Sarebbe certamente influenzato dalla retrocessione. Quando fallisci l’obiettivo che ti eri posto non puoi mai considerarti soddisfatto. Siamo tutti colpevoli, io che sono sceso in campo più di tutti mi sento tra i più responsabili, anche se per giocare così tante partite significa che hai la fiducia dell’allenatore. Mi darei una sufficienza piena, un 6 e mezzo». Si ripartirà dalla Lega Pro, categoria che il difensore conosce bene. Il Cittadella potrà fare ancora affidamento su Cappelletti? «Direi di sì, ho un altro anno di contratto, mi sento quindi granata a tutti gli effetti». Differenze tra serie B e Lega Pro? «Tante. Tra i cadetti c’è molta più qualità, se sbagli anche un piccolo dettaglio lo paghi. Nella categoria inferiore conta tanto l’agonismo, la compattezza della squadra, dello spogliatoio. Con il SudTirol, ad esempio, eravamo un gruppo giovane, che non godeva i favori dei pronostici ma eravamo uniti, e siamo arrivati sino in fondo». Al nuovo Cittadella la qualità non sarà un difetto, se è vero che gente come Paolucci, Coralli, Sgrigna e Gerardi saranno ai blocchi di partenza. «Mantenere l’ossatura della squadra è già un vantaggio e avere così tanti calciatori di spessore sicuramente aiuta a disputare un grande campionato». Con il Cittadella ha fatto il terzino e il difensore centrale, se dovesse scegliere? «L’esterno, che mi offre più possibilità di propormi nello sviluppo dell’azione». L’ultimo pensiero di Cappelletti è sull’avventura azzurra che comincia oggi. Che sensazioni proverà nel varcare i cancelli del raduno romano? «Saranno tutte da scoprire. La prima emozione l’ho già vissuta, saltando le vacanze programmate con Chiara, la mia ragazza. Dovevamo andare in Grecia». Dovrà farsi perdonare. «Infatti. L’anno prossimo ci sposeremo, e il viaggio di nozze lo deciderà lei, io non avrò voce in capitolo…».

Ore 12.00 – (Gazzettino) Si riparte da Stefano Marchetti, ma anche dall’appoggio e dalla gratitudine della tifoseria organizzata per quanto fatto negli ultimi sette anni, indipendentemente dal verdetto dell’ultima stagione. Questo è emerso mercoledì nella riunione organizzata dal Centro coordinamento club granata al Ristorante Bar da Godi, sede dell’omonimo Club di Fontaniva, alla presenza dei responsabili dei dieci sodalizi affiliati, delle tre sezioni e di una rappresentanza della società. A coordinare i lavori Pierluigi Basso, Lamberto Tellatin e Francesco Rebellato, con ogni referente a illustrare le attività del proprio club e a pronunciarsi sul recente passato e sul futuro. «Tutti i club – si legge nel comunicato – dopo un quinquennio di lavoro collettivo, hanno confermato con sintonia e compattezza lo slancio e l’impegno per ripartire con il massimo sostegno al Cittadella nel nuovo campionato di Lega Pro, ribadendo la vera stima al presidente Andrea Gabrielli e la vicinanza alla famiglia Gabrielli che consente, nel ricordo del padre presidentissimo-fondatore Angelo Gabrielli, l’avventura nel calcio professionistico. Come sempre – prosegue la nota – la nostra linea è quella di appoggiare totalmente le decisioni e linee gestionali tecnico-amministrative societarie». Parole di stima anche per Marchetti e il vice presidente Giancarlo Pavin e un ringraziamento al tecnico Claudio Foscarini «per il notevole decennio record vissuto a Cittadella e con l’intento di organizzare un prossimo incontro di sincero abbraccio». Guardando avanti, si sta valutando l’idea di riproporre la festa del tifoso a Lavarone, durante il ritiro della squadra.

Ore 11.40 – (Mattino di Padova) Scaglia e Perez. Sono legati ai loro nomi due delle prossime mosse di Stefano Marchetti nel mercato. Per quanto riguarda Filippo Scaglia non risulta al momento esserci un accordo col Torino, con cui il difensore centrale è in comproprietà, e difficilmente sarà raggiunto prima della scadenza del 25 giugno: si fa sempre più probabile il ricorso alle buste per definire il futuro del 23enne giocatore, richiesto anche dal Lanciano, che, nel caso di un suo rientro in Piemonte, proverebbe ad averlo in prestito. Diverso il caso di Leonardo Perez, nella scorsa stagione ad Ascoli con la formula del prestito annuale con diritto di riscatto e controriscatto. In questo caso, se l’Ascoli vorrà esercitare il suo diritto non ci saranno obiezioni alla cessione da parte del Cittadella. Viste anche le parole di elogio recentemente spese dal presidente marchigiano Francesco Bellini nei confronti del 25enne attaccante di Mesagne, autore di 13 gol nella scorsa stagione, è facile pensare che non tornerà sotto le mura, anche perché con Sgrigna, Gerardi, Coralli e Bizzotto la rosa granata pare già abbastanza coperta nel reparto offensivo.

Ore 11.20 – (Mattino di Padova) Allora, Cappelletti, niente vacanze quest’anno? «Pare di no. Per la verità sarei dovuto partire proprio ieri per l’isola di Mykonos, in Grecia, assieme alla mia ragazza. E invece abbiamo dovuto disdire la prenotazione e accontentarci di tre giorni a Jesolo organizzati in tutta fretta. Almeno potrò dire di essere stato in Corea del Sud, un posto dove difficilmente sarei andato senza un’occasione del genere». Originario di Cantù, 24 anni da compiere a ottobre, un matrimonio da organizzare per l’anno prossimo con Chiara, la sua fidanzata («Nel calcio non si può mai sapere, ma l’idea è quella di portarla a vivere con me a Cittadella»), Daniel Cappelletti, terzino destro granata, è stato convocato in azzurro per partecipare alle Universiadi. Da oggi, dunque, è in raduno con la nazionale di Piscedda che, domenica 28 giugno, partirà alla volta della Corea del Sud, debuttando poi giovedì 2 luglio con il Canada. Domenica 5 l’Italia affronterà i padroni di casa e martedì 7 se la vedrà con la Cina. Due impegni abbordabili, anche se la parola Corea quando si parla di nazionale azzurra fa sempre tremare i polsi. Con lui, nelle pre convocazioni, era presente anche il centrocampista granata Alessio Benedetti, che poi non è stato confermato. Obiettivi? «Io vado sempre in campo per vincere, anche se, obiettivamente, conosciamo poco degli avversari che ci troveremo di fronte». Cappelletti che studente universitario è? «Frequento mediazione linguistica alla Statale di Milano, studiando inglese e francese. In realtà “frequento” non è il termine adatto, visto che non vado mai alle lezioni ma studio da casa e mi presento agli esami quando sono pronto. Finora, comunque, non posso lamentarmi. Mi sono sempre piaciute le lingue e ho scelto un corso di laurea dal taglio abbastanza moderno, più orientato alla pratica che alla letteratura». Torniamo al calcio: ha sentito che Marchetti resterà? «Ho seguito la vicenda leggendone in giro. Alla fine credo sia la miglior soluzione possibile per il Cittadella e non a caso mi risulta che il presidente Gabrielli spingesse in questa direzione. Io ho un altro anno di contratto che mi lega alla società e non ho mai pensato di andar via, ma so che diversi miei compagni erano in attesa di questa decisione. Se, come mi pare di capire, sarà confermata l’ossatura del gruppo, avremo già una buona base per provare a risalire in B». Con 3.600 minuti trascorsi in campo lei è stato il calciatore più utilizzato da Foscarini nella scorsa stagione: come valuta la sua annata? «A livello personale direi che sono “discretamente” contento. Dove l’avverbio va premesso, perché dopo una retrocessione è impossibile essere del tutto soddisfatti. Ma per la prima volta ho giocato con continuità in serie B, più di quanto non mi aspettassi, tenuto conto che nel mio ruolo avevo la concorrenza di Pecorini. Credo sia stato un premio al lavoro svolto, anche se devo ancora migliorare, soprattutto perché ho la tendenza a strafare, specie quando vado a cercare qualche sovrapposizione azzardata in attacco, che lascia scoperta la difesa». Statistiche alla mano è stato anche il giocatore dell’intera serie B che ha strappato più palloni agli avversari. Dica la verità: le guarda queste classifiche? «Mi teneva sempre aggiornato mio padre, che ormai è diventato un ultras del Cittadella e sta attento a queste cose. All’inizio le guardavo anch’io e mi faceva piacere, ma poi, nella seconda parte della stagione, ho preferito evitare, perché potevano distrarmi dal pensare alla squadra. Peccato che comunque sia andata a finire male».

Ore 11.00 – (Gazzettino) Ha un ingaggio molto pesante (120 mila euro annui) e altri due anni di contratto con l’Avellino. «Appunto, i frutti cadono dall’albero quando sono maturi, questo per dire che bisogna avere pazienza». L’arrivo di Zecchin e Schiavon rafforzerebbe la “padovanità” del club. «Sono padovani, cresciuti nel settore giovanile biancoscudato e con alle spalle anni in serie B, chi non vorrebbe giocatori così». Tra poco più di un mese (24 luglio) sarà il primo anniversario da quando lei e il presidente Giuseppe Bergamin avete preso il Padova. Come è cambiata la sua vita? «È un impegno importante, che ha tolto parecchio tempo alla mia famiglia, al mio lavoro, a me stesso, ma sin dall’inizio sapevo in quale ruolo dovevo calarmi e sono contento di ciò che ho fatto e di aver conosciuto Bergamin, condividendo le scelte. Ora responsabilità e impegno aumentano, e sono felice dell’ingresso dei nuovi soci che oltre a dare tranquillità economica, garantiscono un contributo in termini di lavoro e idee per arrivare ad essere un club ancora più professionale». Intanto, è in fase di definizione un’amichevole di prestigio durante il ritiro. «Potrebbe essere nella settimana dal 26 luglio al 2 agosto a Caorle con l’Udinese, impegni dei friulani permettendo».

Ore 10.50 – (Gazzettino) A questo punto Bonetto ci tiene a fare una puntualizzazione. «Ho letto su Facebook che qualche tifoso si è lamentato scrivendo che vogliamo giocatori in prestito senza investire. Faccio presente che se prenderemo qualche giocatore con questa formula, rappresenta comunque un investimento tenendo conto che c’è anche il diritto di riscatto e di controriscatto, attraverso il quale si realizza un utile. Noi vogliamo investire, ma in maniera oculata». Un papabile a tornare biancoscudato è il padovano Gianpietro Zecchin. «È nelle nostre mire, ma dovremo verificare determinati passaggi, ossia se il direttore e il tecnico lo ritengono adatto al nostro modulo». Non è però visto di buon occhio da buona parte del popolo biancoscudato. «Il passato è passato, e appena segnerà un paio di gol tutto sarà diverso. Conosco Zecchin da molti anni, può darsi che in passato abbia commesso un errore di gioventù. La squadra la costruisce la società e non i tifosi, anche se li rispettiamo. E se sbaglieremo un acquisto ci giudicheranno, ma solo sul piano tecnico. Noi guardiamo alle qualità dei giocatori, se possono fare bene». Altro padovano accostato ai biancoscudati è Eros Schiavon. «Se può fare bene, ben venga. Ma bisogna sapere aspettare».

Ore 10.40 – (Gazzettino) Uno “zoccolo duro” della squadra che ha vinto la serie D sarà presente anche in Lega Pro. «Parlando di progetto si presuppone anche una continuazione con ciò che è stato fatto. Avremo voluto tenere tutti, ma non era fattibile. Ripartiamo da otto-nove giocatori che il direttore e il tecnico hanno ritenuto più adatti per affrontare la Lega Pro. Saranno importanti anche nell’aiutare i nuovi a inserirsi e far capire loro cosa significa indossare la maglia del Padova». Tra le new entry circolano molti nomi. «Il direttore sa come muoversi sul mercato. Se la stagione scorsa abbiamo dovuto fare la squadra in quindici giorni, quest’anno abbiamo più di due mesi a disposizione. Cercheremo comunque di andare in ritiro con una formazione abbastanza definita, ma non dimentichiamo che certi giocatori possono arrivare ad agosto quando le loro pretese economiche si abbassano, quindi non dobbiamo avere fretta. Allestiremo una squadra importante, consona al blasone del Padova per poter dire la nostra in Lega Pro, i tifosi stiano tranquilli».

Ore 10.30 – (Gazzettino) Una domenica all’insegna del relax trascorsa sui campi del Golf Club Padova a Valsanzibio insieme agli amici, prima di tornare a tuffarsi nelle vicende biancoscudate. L’amministratore delegato Roberto Bonetto si sta occupando in prima persona delle questioni relative all’iscrizione al campionato (ne riferiamo a parte), seguendo però sempre con grande attenzione le dinamiche legate al mercato. «In settimana – svela – sarà definito anche il contratto di Thomassen. Nel primo incontro ci sono state una domanda e un’offerta, andremo a definire la differenza per chiudere il discorso». Altro giocatore in bilico è Segato. «Forse questa settimana sarà sciolto il dubbio, che è di natura tecnica. Devono essere fatte delle verifiche sul mercato, ma è un giocatore che ha fatto bene come tanti altri e da parte della società c’è l’intenzione di tenerlo, anche se le valutazioni spettano a De Poli e Parlato». Nella stessa situazione si trova Zubin. «Anche questo è un discorso che vedremo martedì, dato che a margine del cda De Poli ci metterà al corrente delle strategie di mercato».

Ore 10.20 – (Gazzettino) È una settimana fondamentale per l’iter procedurale che sta seguendo il Padova in vista dell’iscrizione al campionato di Lega Pro (30 giugno). Domani pomeriggio si terrà nella sede biancoscudata all’Euganeo un consiglio d’amministrazione per l’approvazione del bilancio previsionale della stagione 2015-2016, che dovrà essere appunto allegato all’iscrizione al campionato. Bilancio che sarà approvato dall’attuale cda in carica, ma che è stato condiviso in via informale anche dai nuovi soci Poliero, Tosetto e Salot (quest’ultimo già consigliere all’interno della società), il cui ingresso ufficiale è previsto dopo la chiusura del bilancio della stagione appena conclusa. Quest’anno, tra l’altro, i controlli della Covisoc sui bilanci delle società saranno molto più serrati (ogni due-tre mesi) durante la stagione. Tornando all’iscrizione al campionato, sempre in settimana saranno perfezionate altre due operazioni: quella relativa alla fideiussione da 400 mila euro, mentre la domanda d’iscrizione deve essere legalizzata da un notaio, passaggio che sarà compiuto nello studio notarile Doria.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Il Padova invece è al primo anno di attività e in questi giorni si appresta a chiudere il bilancio. Tutti i parametri sono stati rispettati? «Sì, a inizio stagione avevamo prefissato un budget mettendo in preventivo un piccolo extra che avremmo usato nel caso in cui ci fossimo trovati a lottare gomito a gomito per il primo posto. Così è stato in inverno, abbiamo usato questo extra, definito un “plus” di passione. E i risultati ci hanno dato ragione». È previsto l’extra anche per la prossima stagione? «Vediamo, il budget è stato concordato dai soci e credo ci possa permettere di disputare un bel campionato. Non facciamo proclami, ma puntiamo a divertirci anche l’anno prossimo». Coperta la casella mancante del marketing, cosa manca ancora alla struttura societaria? Siamo al completo, anche grazie ai nuovi soci che hanno deciso di sposare il progetto dando una mano attivamente alla società. Per loro come per noi non è previsto alcuno stipendio. Si fa tutto per passione».

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Insomma quello che ha fatto lei, da solo, nel corso della passata stagione. «Ed è stata dura. All’inizio, cercando sponsor, ho ricevuto tante porte in faccia. Tra chi non ci conosceva, non si fidava o non ci considerava. Nella stagione appena trascorsa abbiamo fatto conoscere il nostro progetto e ci sono tutte le premesse per allargare il numero di partner al nostro fianco. Innanzitutto i tre sponsor di maglia hanno confermato l’impegno, così come tutte le altre aziende contattate. La Lega Pro può dare molta più visibilità. E puntiamo anche a rafforzare la conoscenza tra i nostri sponsor in modo che possano trarre vantaggi reciproci per le proprie aziende». La Lega Pro, tuttavia, porta anche costi superiori. È preoccupato per la situazione difficile in cui versano quasi la metà delle società di terza serie? «A mio modo di vedere il sistema va riformato. Fare calcio in Italia è oneroso e le categorie minori sono tralasciate. Si pensa che portino poca visibilità ma non è così. Per realtà minori è difficile investire continuamente e credo che vadano proposti maggiori contributi e sgravi fiscali per provare ad arginare la crisi di tante società di Lega Pro».

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Le strategie estive di viale Rocco non riguardano solo la costruzione della squadra in vista del prossimo campionato di Lega Pro. La prossima stagione, infatti, sarà quella dell’assestamento della società, dopo una prima annata cominciata in ritardo, con poche basi e molte macerie da cui ripartire. Il Calcio Padova, abbandonata la denominazione Biancoscudati, punta a riprendere definitivamente il contatto con la città, i tifosi e il tessuto industriale. E la prima mossa sarà quella di ufficializzare l’accordo con una società che curerà il marketing del Padova, come conferma il vice presidente Edoardo Bonetto. «In settimana ufficializzeremo la partnership. Ci affidiamo a una società del settore e non a un singolo addetto marketing proprio perché vogliamo creare una task force. Questa società lavorerà a stretto contatto con noi, conoscerà la nostra realtà e non si occuperà solo di ricercare sponsor, ma anche di eventi, accoglienza dei tifosi e quant’altro possa farci crescere».

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Fervono i preparativi per la prossima stagione non solo a livello dirigenziale, ma anche per quanto riguarda i tifosi. Se la società sta pensando di regalare ai fedelissimi biancoscudati una giornata tutta dedicata a loro nel corso del ritiro di Pieve di Cadore, gli ultras continuano a preparare il classico appuntamento con “Appiani in Festa”. La manifestazione della Tribuna Fattori si terrà ancora a fine agosto, dal 24 al 30, e come al solito proporrà stand gastronomici e musica dal vivo. La location sarà sempre quella del parcheggio sud dello stadio Euganeo, anche se per questa edizione, la tredicesima, dovrebbe essere anche ampliato lo spazio a disposizione dei tifosi, andando a comprendere anche la parte dietro il palasport, dove alla fine della scorsa stagione si è celebrata anche la vittoria del campionato. Nel frattempo gli ultras hanno in serbo un’altra manifestazione. Si chiama “Ritorno all’Appiani”, ed è una maratona di calcio a 5, riservata ai tifosi, che andrà in scena proprio allo stadio di via Carducci, sabato prossimo dalle 9 alle 19.

Ore 08.40 – Poule scudetto, la finale: Siena-Akragas 5-3 dopo i calci di rigore. I bianconeri si laureano campioni d’Italia.

Ore 08.38 – Playout, serie D girone C: Dro-Triestina 1-3 dts, Giorgione-Kras Repen 2-1. Salvezza per Triestina e Giorgione, retrocedono Dro e Kras Repen.

Ore 08.36 – Playoff, serie D: AltoVicentino-Delta Porto Tolle 1-2, eliminata la squadra di Rino Dalle Rive.

Ore 08.34 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.32 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Box Uomo, Icone Vintage, Black Bell Tattoo, Maglietteveloci.it, Studio Pignatelli Netstore, InterBrau Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 21 giugno: domenica di relax per la società biancoscudata




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