Live 24! Padova, inizia una settimana di lavoro intensissimo: corsa e sudore per prepararsi alla Lega Pro

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Ore 22.30 – (Il Piccolo) Banconote (false) da 50 euro, ortaggi marci e alcuni petardi, uno dei quali finito a bruciacchiare il terreno di gioco in sintetico. E alla fine danni valutati in circa 15mila euro. Il blitz di un gruppo di ultras della Triestina – una ventina o poco più di persone – è stato compiuto attorno alle 10 di ieri mattina al campo di Prosecco. In campo, i giocatori dell’Unione Triestina 2012 stavano svolgendo il terzo allenamento stagionale dopo quelli d’esordio di sabato mattina e pomeriggio agli ordini del neo tecnico Cristiano Masitto. I contestatori sono arrivati al grido di «Pontrelli vattene» e hanno lanciato frutta e verdure marce e i petardi, il tutto accompagnato da fotocopie di banconote da 50 euro interrompendo così per qualche minuto l’allenamento. La scena si è svolta sotto gli occhi anche degli agenti della questura (già sabato una pattuglia aveva seguito il primo allenamento della squadra per vigilare contro eventuali contestazioni), agenti che hanno provveduto a fotografare e a riprendere i fatti, fotografie e video che saranno ora esaminati con attenzione. In Questura ieri pomeriggio hanno fatto sapere che secondo i primi accertamenti sarebbero stati commessi reati perseguibili solo a querela di parte (il danneggiamento del prato con un fumogeno) e che quindi gli approfondimenti seguiranno una volta formalizzata la denuncia, peraltro già preannunciata da parte del presidente del Primorje, la società che ha in gestione l’impianto di Prosecco. Del resto, hanno riferito in Questura, i protagonisti del blitz erano tutti volti noti del mondo ultras cittadino. Va aggiunto che ieri mattina non era presente all’allenamento il presidente della società Marco Pontrelli, ovvero il principale bersaglio della contestazione, che aveva lasciato Trieste nel primo pomeriggio di sabato, subito dopo l’incontro avuto in municipio con il sindaco Cosolini, incontro che aveva richiesto lo stesso Pontrelli per spiegare al primo cittadino la situazione della società dopo le notizie di una richiesta di fallimento – poi rientrata – emersa la scorsa settimana. Pontrelli è stato quindi raggiunto ieri mattina nella propria abitazione di Roma da una telefonata ieri mattina dai propri collaboratori. «Non ho più parole» si è limitato a commentare. «Preoccupazione per la situazione creatasi da parte dei giocatori e del tecnico? Ma no, questa è una squadra di uomini veri…» Dopo l’incursione degli ultras (che sabato, al raduno di questa squadra che non riconoscono come loro e alla quale è stato inibito l’utilizzo del simbolo, l’amata alabarda, sul petto, non si erano presentati avvolgendola in un’indifferenza alla fine rivelatasi solo apparente, visti i fatti di ieri), la squadra nel pomeriggio ha cambiato sede di allenamento, trasferendosi a Domio. In realtà però il cambio era stato già previsto alla vigilia, perché l’impianto di Prosecco ieri pomeriggio era occupato dalla società che l’ha in gestione, il Primorje, per una festa interna del club carsolino.

Ore 22.10 – (Gazzettino, edizione di Belluno) Convincere, vincere, strabiliare. Il climax è a firma Gabriele Brino, nuovo portiere del Belluno classe 1997, ma ben più navigato dei 18 anni che la sua carta d’identità racconta. Non vi basta? Eccone un altro: salvezza, playoff, vittoria. Gabriele è così, pronto e sicuro, come da istruzioni per l’assemblaggio di un ottimo portiere. Felice di aver detto «no grazie» al Belluno due anni fa e felicissimo di avergli detto «sì» oggi; pronto a giocarsi la maglia numero 1 e pronto pure a sedersi in panchina se Davide Solagna saprà fare meglio di lui. Poi gli obiettivi, per i quali sottoscrive la dichiarazione dell’amministratore delegato Paolo Polzotto (che con il marchio Ital-Lenti, azienda di famiglia, sponsorizza anche la società): «Questa è una squadra fatta per vincere – esordisce Gabriele, in una domenica dedicata a prendere fiato prima dell’inizio della vera fatica – lo zoccolo duro è stato confermato e ormai lavora insieme da tempo. Tre anni fa, quando ero qui e ogni tanto mi allenavo con la prima squadra, c’erano già tantissimi dei miei compagni di oggi. Questo è un buon segno. Detto questo avanzeremo passo dopo passo: salvezza, playoff e poi si vedrà». Chi parte tra i pali? «Chi se lo meriterà. Deciderà la meritocrazia, come è giusto che sia. Oggi siamo al 50 e 50, tutto ciò che ci guadagneremo sarà il frutto di come lavoreremo da qui in avanti, senza graduatorie. Chi andrà in porta la domenica vorrà dire che avrà fatto meglio dell’altro in settimana. Conosco Solagna, così come conosco Righes. Andiamo d’accordo e Barbazza (il preparatore dei portieri, ndr) saprà come farci crescere. È uno che chiede molto, ma sa anche premiarti con un “bravo” quando è giusto». I primi giorni come sono andati? «Caldo a parte bene. Ottimo impatto, buone sensazioni anche dal punto di vista fisica. Rispondo bene ai carichi di lavoro, ma ora viene il bello». Barbazza pretende, Vecchiato? «Se sono qui è per lui e per il ds Fardin. Mi sembra equilibrato, calmo, carismatico. Sa dare una forma e un carattere alla squadra». Come sei tornato al Belluno? «Già due anni fa Fardin mi chiese di restare, per provare a giocarmi le mie carte in serie D. Allora però preferii fare una scelta di vita diversa: Bassano. Via di casa, in una società professionistica. Sono felicissimo della scelta, perché sono stati due anni splendidi, in cui sono cresciuto molto come persona e come portiere. Loro mi avrebbero voluto confermare, portiere della Berretti e terzo portiere della prima squadra per il terzo anno, ma questa volta ho deciso di fare il percorso inverso. Volevo nuovi stimoli, nuove sensazioni. Dalla serie D mi hanno chiamato anche altre squadre, ma io sono cresciuto con questi colori. So che mister e ds mi hanno sempre tenuto in considerazione in questi due anni e questa volta la cosa è andata in porto. È la mia città, sono orgoglioso della mia scelta». Difficile dire «no» al Bassano… «Aver giocato lì due anni, avendo la fortuna e immagino anche la bravura di meritarsi di restare in un gruppo che ha sfiorato la serie B, è stato splendido. Sono convinto però che da ’97 questo sia l’anno giusto per dimostrare chi sono. Spero di strabiliare». Corbanese-Bertagno-Calcagnotto. È questa la spina dorsale? «Sì, e farò di tutto per essere il quarto, là dietro. Senza smania di impormi, ma con tantissima voglia di farcela». Il tuo portiere di riferimento? «Buffon. Banale forse, ma è così. Per il carattere e per la tecnica è il migliore». Squadra del cuore? «Il Belluno».

Ore 21.50 – (La Provincia Pavese) Tanti annunci, pochi fatti. Con risvolti anche bizzarri, come i progetti di acquisizione di un casinò e una squadra di calcio a Malta o l’idea di far nascere un villaggio di bungalow per turisti cinesi attorno al Fortunati e creare locali per slot machine in città. Massimo Londrosi, replicando al Pavia, parla anche del presidente del Pavia Xiaodong Zhu. «Il 4 giugno in piazza della Vittoria era euforico, aveva detto persino di voler portare il Pavia in Europa – ricorda l’ex dg e ds azzurro – ma la realtà è che finora ha parlato di tante cose senza realizzare nulla: dalla residenza per anziani a Trivolzio all’acquisizione della ex caserma dei carabinieri a Pavia e di un hotel in provincia, dalle quote della Serravalle all’ingresso tra i soci della Cantina La Versa. A parte il Pavia calcio, i contatti con la realtà locale si sono risolti in un niente di fatto. La proprietà cinese ha rifiutato ogni sponsor e dopo pochi mesi ha mandato via inspiegabilmente Giovanni Meazza, uno degli artefici del loro arrivo a Pavia e che all’inizio è stato prezioso, anticipando pagamenti che hanno permesso l’avvio di attività operative della società». Poi ci sono quelle idee bizzarre subito stoppate: «Zhu aveva in mente di costruire un villaggio di bungalow attorno allo stadio per ospitare i famosi centomila turisti cinesi che non si sono mai visti – dice Londrosi – l’ho fermato, così come ho subito bloccato il progetto di acquistare dei locali in città per metterci slot machine». Un pallino, quello del gioco d’azzardo, che rispunta, stavolta con obiettivo Malta. «Il 12 giugno grazie ai miei contatti accompagno il presidente, che viene ricevuto dal presidente della federcalcio maltese e dal segretario generale – racconta l’ex dg – Zhu aveva detto di voler acquistare il Pembroke, club appena promosso in A, che gioca alla Valletta e ha un centro sportivo che interessa Zhu perché è in una zona turistica e può essere lottizzato per fare delle foresterie. Il 24 giugno da Malta arriva l’invito a formalizzare una proposta, Zhu mi chiede la disponibilità di occuparmi anche del club maltese ma alla fine mi informa che non se ne fa niente. Sempre a Malta punta a rilevare un hotel con casinò per fare dell’isola la “Macao del Mediterraneo” e pure stavolta gli metto a disposizione i miei contatti maltesi. Ma anche questa trattativa finisce in niente». Sempre in piazza della Vittoria Zhu aveva annunciato l’inaugurazione del negozio con il merchandising del Pavia, che però deve ancora aprire. «Come mai? Il Pavia è in ritardo nel pagamento della cauzione per l’affitto».

Ore 21.30 – (La Provincia Pavese) Non piacerà a chi tiene al Pavia quello sta per leggere. Seminerà dubbi e inquietudini in chi credeva che la svolta cinese di un anno fa aveva davvero aperto un’era nuova, di successi e futuro radioso per il calcio azzurro. Perché, da come la tratteggia l’ex direttore generale e sportivo Massimo Londrosi, la società che da un lato sprizza euforia e sbandiera la volontà di arrivare niente di meno che dalla Lega Pro in A e poi in Europa, solleticando le fantasie dei tifosi, è la stessa che intanto deve subito sfoltire la lunghissima lista di creditori da mesi in attesa di essere pagati. E sempre meno disposti ad aspettare ancora. E’ la società alla quale la Covisoc (l’organo di controllo dei club di calcio) ha chiesto di chiarire la provenienza dei bonifici disposti per pagare stipendi e contributi a calciatori e dipendenti. E che deve fronteggiare il recente crollo alla Borsa di Hong Kong della quotazione della Suncorp guidata dal presidente azzurro Zhu e che nelle intenzioni dovrebbe incorporare lo stesso Pavia calcio. Si dirà che Londrosi ha il dente avvelenato perché il 13 luglio la proprietà cinese lo ha mandato via, all’improvviso, e dopo la sua richiesta di essere reintegrato lo ha denunciato alla procura accusandolo di aver preso iniziative non concordate che hanno danneggiato il club. «Chiariamo – dice Londrosi – intanto agivo in base ai poteri speciali conferiti dall’amministratore delegato Wang il 15 luglio 2014, e comunque mi sono sempre mosso nel rispetto del budget e delle direttive societarie. Ci sono centinaia di email e messaggi scambiati con Wang tramite WeChat che confermano come la proprietà era informata di tutto e fino al licenziamento ero pienamente operativo: il 12 luglio ero a pranzo con la squadra e la sera stavo completando il budget degli stipendi della rosa. Solo il 15 luglio, dopo la notifica, ho appreso che il 10 luglio il Pavia mi aveva revocato i poteri. Eppure il 29 giugno, all’atto dell’iscrizione al campionato, ero stato tesserato dalla società come dg e ds. E per tre volte in precedenza mi era stato promesso dal presidente Zhu il rinnovo per un anno del mio contratto in scadenza il 30 giugno. Ero tranquillo. D’altra parte se non avevano più fiducia in me, perché mi hanno fatto allestire la squadra per la nuova stagione? La denuncia alla procura mi pare la reazione isterica e scomposta alla mia causa di lavoro, nel tentativo di dimostrare di aver subito un danno. In realtà ci sono stati dei fatti accaduti che hanno dato fastidio alla società e all’ufficio legale (che fa capo ad Alessandro Rampulla, ndr)». Ovvero? «Un problema, più volte da me segnalato, che la società si trascina da tanto, quello del pagamento dei creditori – dice Londrosi – e che da gennaio era diventato sempre più pressante. Ai debiti risalenti ancora alla gestione Zanchi e che la nuova proprietà cinese si era accollata all’atto d’acquisto della società (e che avrebbe dovuto saldare entro ottobre 2014, ndr) si erano aggiunti gli altri. Per un totale che oggi è pari a circa 540 mila euro. Di questi 242 mila sono urgentissimi, nel senso che sono già arrivati al livello di proposta di decreto ingiuntivo o solleciti anche tramite legali. Sono tutti relativi alla normale gestione, dal pagamento della società che fornisce gli steward al benzinaio, dal pagamento di parcelle a procuratori di calciatori e ai professionisti che hanno curato il passaggio di proprietà dagli Zanchi, alle fatture di ditte per lavori fatti». Ancora il 17 giugno Londrosi scrive a Wang insistendo: «La nostra amministrazione puntualmente ha inviato a Zhu l’elenco da pagare, ma lui non autorizza mai il pagamento. La situazione sta diventando insostenibile anche perché alcuni di questi fornitori minacciano di rivolgersi al tribunale mentre altri minacciano di denunciare tutto ai giornali. Si sta rovinando l’immagine della società». Per l’ex dg è l’ulteriore conferma che il club è stato sempre al corrente di tutto. «Il 3 giugno ho ricevuto dalla proprietà il budget per la rosa dei 24 calciatori per la nuova stagione – dice Londrosi – e il 12 luglio ho inviato la comunicazione: esclusi i giocatori da cedere siamo a 2 milioni e 661 mila euro, meno dei 3 milioni fissati dalla proprietà». In precedenza, a maggio, Londrosi aveva invitato la società a rispondere alla Covisoc, che chiedeva di sapere se i bonifici degli stipendi partiti da una serie di società asiatiche per pagare gli stipendi fossero davvero riconducibili al presidente Zhu. «La mia richiesta li ha seccati, ma era la Covisoc a insistere», dice Londrosi. Che conclude: «Posso avere fatto errori, ma ho la coscienza pulita. Ho trovato una società azzerata, con appena quattro giocatori. Ho creato un patrimonio di giocatori di valore, tutti a costo zero eccetto Pederzoli e Malomo. Ho ottenuto la riapertura dei distinti, fatto eseguire lavori di ristrutturazione dello stadio, rivitalizzato un settore giovanile sfiduciato, preso accordi con l’azienda ospedaliera. Ho bloccato il prestito gratuito di Ferretti in Cina, che inizialmente avrebbe dovuto fruttare 100 mila euro, e preso accordi per prolungare i contratti di talenti come Cesarini e lo stesso Ferretti. Sarebbero questi i danni?».

Ore 21.10 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) «Intanto presentiamo la domanda; poi vedremo quello che succederà». Lovisa vuole la Lega Pro ed è pronto, insieme ai suoi soci, a pagare per ottenerla. Il presidente però non nasconde la speranza che, vista la situazione di crisi delle società aspiranti alla terza serie, la supertassa di mezzo milione a fondo perduto possa essere ridotta o addirittura cancellata. Oggi, ultimo giorno valido per presentare le domande di ripescaggio, Orenti (diretto in Lega Pro a Firenze) e Brendolini (diretto verso gli uffici Figc di Roma) consegneranno la documentazione richiesta corredata da fideiussione e assegni circolari. Intanto ad Arta Terme, dove i ramarri si sono trasferiti ieri pomeriggio, inizia ufficialmente il ritiro precampionato. Sedute alle 9.30 e alle 16.30 al centro sportivo Zuliani. IPOTESI RIAMMISSIONE – «Da quello che mi hanno detto – racconta Lovisa – siamo in tre a presentare regolare domanda di ripescaggio: noi, Albinoleffe e Seregno (proveniente dalla Lega D, ndr). I posti disponibili sono almeno una decina. Siamo tranquilli. Anche il nuovo commissario Tommaso Miele ci conosce, ha acquisito informazioni e sta parlando bene di noi». I posti potrebbero addirittura aumentare se le società alle quali il procuratore federale Stefano Palazzi ha riconosciuto la responsabilità oggettiva o diretta per le partite truccate venissero retrocesse d’ufficio. Si tratta in Lega Pro di Vigor Lamezia, Savona e Torres (quest’ultima era nello stesso girone del Pordenone). I più ottimisti parlano di riammissione dei neroverdi senza bisogno di ripescaggio, con conseguente risparmio della supertassa che dovrebbe essere restituita. IPOTESI RIVOLUZIONE – D’altra parte è stata ipotizzata la presentazione in massa della domanda di ripescaggio da parte delle aventi diritto senza presentazione della supertassa. Ovviamente la Figc respingerebbe le domande e le società ricorrerebbero al giudizio del Coni. Le graduatoria (che oggi vedrebbe il Pordenone al terzo posto) in tal caso potrebbe essere stravolta. «In ogni caso – confida Lovisa – saremo comunque nel lotto». Re Mauro guarda anche al futuro della Lega Pro. «È da dicembre – ricorda – che denuncio l’irregolarità del campionato dovuta a situazioni economiche strane: squadroni fatti con giocatori mai pagati. Da qui, oltre che da un problema strettamente morale, nascono le gare truccate o vendute. Il disagio e il malessere erano avvertibili da tempo. La sfiducia a Macalli e il commissariamento ne sono la prova più evidente. Il governo del calcio – spiega Lovisa – è progressivamente finito nelle mani di chi con il calcio ha poco a che fare. Deve tornare nelle mani dei presidenti, di chi spende di tasca sua per gestire le società. Sono convinto – esprime il suo ottimismo re Mauro – che dopo le elezioni del nuovo consiglio (previste prima dell’inizio del campionato in programma il primo fine settimana di settembre, ndr) la situazione cambierà radicalmente. Per questo è importante restare in Lega Pro».

Ore 20.50 – (Messaggero Veneto) Tra mercato e lavoro sul campo: la prima settimana di ritiro ad Arta Terme si dividerà così, per il Pordenone, praticamente come la maggior parte delle squadre di Lega Pro. Poche, anzi pochissime, hanno già completato la squadra. Ai “ramarri”, come detto i giorni scorsi, mancano ancora 3 centrocampisti di qualità, un centravanti da 15-17 gol, un difensore centrale e un attaccante esterno. Per quest’ultimi due ruoli, siamo in dirittura d’arrivo: attesi a breve in Carnia Paolo Marchi (’91), centrale del Como, così come Riccardo Cocuzza (’93), ala del Renate. Per Gualdi (’92) dell’Ascoli, mediano top-player, c’è ancora una distanza tra domanda e offerta, che si può colmare. Per il bomber bisogna aspettare . Intanto il gruppo è partito per Arta con 21 giocatori. Primo allenamento nel pomeriggio di ieri, da oggi doppia seduta fino a sabato.

Ore 20.30 – (Messaggero Veneto) Facce nuove, tante. Dallo staff tecnico ai giocatori, passando anche per parte della dirigenza. Un denominatore comune: concentrazione e carica ad alti livelli, perché quest’anno non si può sbagliare. Il Pordenone è partito ieri per il ritiro di Arta Terme, con la consapevolezza di affrontare una stagione determinante per la storia della società. Quello, cioè, di dimostrarsi un complesso da Lega Pro: lo scorso campionato ha decretato la retrocessione, sul campo i “ramarri” sono scesi in D. Una caduta che, in particolare, è costata la domanda di ripescaggio con gli annessi 500 mila euro, somma da versare a fondo perduto e necessaria per mantenere la categoria. Movimenti del genere non se ne possono più fare: sia per lo sforzo economico, sia perché lo vieterà il regolamento (dal 2016 vietate le riammissioni). Insomma, parte l’annata della verità per il Pordenone. Ripescaggio. Innanzitutto, per fare chiarezza, si può dire che è ormai certo che il club neroverde disputerà la serie C. Il Consiglio Federale, salvo clamorose sorprese, darà la sua comunicazione in questo senso il 4 agosto, giorno in cui è in agenda la riunione. Intanto oggi la società cittadina effettuerà gli ultimi adempimenti: il nuovo segretario della società, Davide Brendolin, sarà a Roma in Figc per consegnare a mano – in assegni circolari – i 500 mila euro necessari per il ripescaggio, mentre uno dei tre soci di minoranza, Maurizio Orenti, si troverà a Firenze per depositare in Lega Pro i documenti relativi alla fideiussione. Dopodiché, si aspetterà. «E’ un bell’esborso – ha dichiarato proprio Orenti alla presentazione dell’annata – ma la proprietà lo considera un’investimento: nei confronti di noi stessi, della città, dei giovani del vivaio e del movimento calcistico interregionale». Lavori. Già, perché il Pordenone partito venerdì scorso, è l’unico club di Lega Pro tra Friuli e Veneto Orientale. Serve andare a Padova per trovare il “collega” più vicino. I neroverdi, dunque, anche per questo motivo non vogliono disperdere il patrimonio che stanno per acquisire nuovamente. Per farlo, si è fatto un repulisti: dell’anno scorso sono rimasti i soli Buratto e Careri. «Nuovo ciclo» – l’ha definito il presidente Lovisa, un vento che comincerà a soffiare in maniera decisa da oggi. Scatta il ritiro di Arta Terme ed è in questi giorni, in Carnia, che si metteranno le basi il Pordenone 2015-2016 da Lega Pro. Qualche giocatore manca – dai 5 ai 6 elementi – ma l’attuale rosa ha già qualche pezzo importante, da elementi da rilanciare (Finocchio, Filippini) ad assolute certezze per la categoria (Stefani, Tomei, De Agostini), passando per quei 8 giovani del proprio vivaio di prospettiva da inserire per “legge” nell’organico. A Tedino e al suo staff il compito di assemblarli: loro sono una delle grandi garanzie per questo secondo viaggio di fila in serie C. L’obiettivo da conquistare lo conoscono, si chiama salvezza: da adesso non si scherza.

Ore 20.10 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Quella di riconfermarlo nel ruolo di responsabile del settore giovanile è stata praticamente la prima mossa del nuovo Venezia a stelle e strisce. Mattia Collauto da un lato sospira di sollievo, dall’altra fatica a nascondere la soddisfazione per lo scampato pericolo. «Personalmente sono molto felice, carico e motivato, perché ad un certo punto era tutto fuorché scontato poter pensare di dare continuità al lavoro svolto lo scorso anno – ammette l’ex capitano arancioneroverde – Qualche ragazzo l’abbiamo perso, ma fortunatamente il patrimonio di ragazzi è stato toccato poco ed è bello poter dire che la nuova proprietà vuole che il progetto di un grande settore giovanile vada avanti». Collauto anticipa alcune novità per il 2015/16. «Tra gli allenatori accogliamo volentieri Mauro Mayer (jesolano, ex difensore del Modena e del Venezia in Lega Pro1, ndr), con lui ho giocato con questa maglia e so quanto ci tenga e possa darci una mano anche per le esperienze che ha maturato nei vivai di Modena e Sassuolo. Mayer guiderà gli Allievi, mentre Andrea Turato allenerà gli Juniores nazionali. Punteremo molto sull’attenzione alla metodologia di lavoro che seguiranno direttamente Nicola Marangon e Riccardo Bovo». La Scuola Calcio, invece, sarà sempre targata Venezia Soccer Academy con Pulcini e Primi Calci curati dal presidente Alessandro Piovesan e dal responsabile dell’attività di base Marco Funes. «Lo scorso anno avevamo fatto esordire sei Berretti in Lega Pro, Dell’Andrea è andato al Padova ma i vari Chin, Marton, Scanferlato, Callegaro, Seno, Bonaldo e qualche altro andranno in ritiro e potranno farsi vedere dal nuovo allenatore per la serie D». Questo ad oggi il quadro degli allenatori delle giovanili arancioneroverdi: Juniores nazionali Andrea Turato (promosso dopo il campionato vinto con gli Allievi regionali), Allievi Mauro Mayer, Giovanissimi Riccardo Bovo e Fabio Piazza, Esordienti Simone Collauto e Riccardo Nardo, Pulcini Francesco Beltramelli e Alessio Chiarin; preparatori dei portieri Federico Bee, Daniele Modonese e David Miotto; addestramento tecnico Giorgio Zannier; coordinamento metodologico Nicola Marangon e Riccardo Bovo.

Ore 19.50 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Confortati dalle premesse, ma prudenti in attesa dei primi fatti. Scottati da anni di delusioni, i tifosi arancioneroverde incrociano le dita facendo però intendere di essere pronti a dare fiducia al nuovo corso americano del Venezia. «Un dirigente del calibro di Perinetti non si sarebbe rimesso in gioco senza precise sicurezze – osserva Angelo Torresin (Centro Coordinamento) – e il suo arrivo penso sia già una bella garanzia. La curiosità di conoscere James Daniels sta già suscitando un fermento positivo nell’ambiente: si respira finalmente un’aria diversa. L’allenatore? Rivedrei volentieri Di Costanzo o Cunico. Nomi e colori? Moriremo arancioneroverdi». «La nuova proprietà sembra avere possibilità finanziarie importanti, ora siamo curiosi di vedere come si muoverà – spiega Gino Zandiri (Ultrasessantenni) – Con Korablin più di prestiti e contratti annuali non si facevano, speriamo che Perinetti cominci a seminare per il futuro. Per il tecnico non mi dispiacerebbe un ritorno di Cunico, ma chissà che non si scopra un nuovo talento come fece all’epoca Zamparini affidandosi a uno Zaccheroni che nessuno conosceva. I tifosi devono esserci, non ci saranno più scuse».  Un tasto, quest’ultimo, caro anche ad Alvise Sclisizzi (Curva Sud). «Penso che si possa far rinascere l’entusiasmo anche in serie D. Molto dovrà fare la società costruendo una squadra forte e proponendo iniziative. Sarà importante che il presidente Daniels si faccia vedere e sentire, abbiamo ben presenti i danni fatti da Korablin con la sua assenza e menefreghismo. C’è fiducia anche perché in pochi giorni, e senza vederlo, di “JD” sappiamo già più di quanto non abbiamo saputo in 4 anni del russo. Finalmente sembra si tratti di un progetto innanzitutto sportivo, speriamo solo che tra un anno il nome torni Unione Venezia». «Ci vorrà una struttura competitiva a 360 gradi perché la concorrenza del Mestre, in termini di richiamo della gente in uno stadio più comodo, credo si farà sentire – prevede Luciano Romor – Per la panchina ci vorrebbero Di Costanzo o Bellotto, però lasciamo lavorare un Perinetti che certo non è venuto qui per rovinarsi la buona reputazione».

Ore 19.30 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Subito l’allenatore: Perinetti inizia a comporre il mosaico del nuovo Venezia. È a dir poco nevralgica la scelta del primo tecnico arancioneroverde dell’era-americana firmata James Daniels. Non a caso il neo ds Giorgio Perinetti ha fatto intendere che oggi, dopo un paio di giorni di riflessione, ci sarà giocoforza la fumata bianca. Due i profili in ballo, un tecnico di categoria superiore a lui già noto, oppure un veneto che conosca l’ambiente: in questo caso il mestrino Paolo Favaretto (reduce da una parentesi in Lega Pro col Real Vicenza) è decisamente favorito per il ritorno in arancioneroverde rispetto a Enrico Cunico e Diego Zanin (che nel 2014/15 si sono alternati all’Altovicentino, secondo in D dietro al Padova). «Appena avrò scelto spiegherò i motivi e la responsabilità sarà mia, quella del mister è sempre una decisione non facile, però siamo in ritardo e occorre partire – spiega Perinetti – D’altra parte la serie D è già stata saccheggiata da tempo, mi riferisco in particolare ai giovani delle fasce imposte dalla normativa». Il regolamento prevede l’obbligo di schierare per 90′ in tutte le gare ufficiali di campionato (inizio il 6 settembre) e Coppa Italia (al via il 23 agosto) un giovane classe 1997, due 1996 e un 1995. «Di buono c’è che un Venezia in fase di completa rinascita fa gola a molti, allenatori e giocatori, tanto che sono stato contattato da gente che lo scorso anno era in Lega Pro e anche in serie B. È chiaro che elementi di categoria superiore arriveranno e avranno il loro peso in un campionato che sarà molto combattuto come la serie D». Oggi il ds Perinetti dovrebbe ufficializzare la scelta di Piancavallo (non Sappada) per il ritiro che inizierà nel week end, con primo allenamento previsto per sabato 1 agosto. Intanto i dirigenti Alessandro Vasta e Dante Scibilia riprenderanno in mano la documentazione necessaria a chiedere l’ammissione in sovrannumero alla serie D: il termine per presentare la richiesta è fissato per lunedì 3 agosto, ma il Venezia intende muoversi con largo anticipo così da avere tutto il tempo per sistemare eventuali “sbavature”. Il 4 agosto il Consiglio federale ufficializzerà l’ammissione del club presieduto da James Daniels che subito dopo provvederà a versare alla Figc 300 mila euro a fondo perduto e 35 mila tra fidejussione e tasse d’iscrizione.

Ore 19.10 – (La Nuova Venezia) Quella di oggi potrebbe essere la giornata delle prime ufficializzazioni da parte del nuovo Venezia Football Club. Si attende infatti che la società faccia il nome del nuovo allenatore e indichi la sede del ritiro precampionato. Due aspetti fondamentali in questa fase di rincorsa alla partecipazione al prossimo campionato di serie D. Il direttore sportivo Giorgio Perinetti sta lavorando a pieno regime per chiudere queste prime due partite, e se ormai sembra certo che il Venezia dell’era statunitense avrà in panchina un tecnico veneto, con Paolo Favaretto che sembra essere in questo momento in pole position, ancora più facile è che la squadra vada in ritiro a Piancavallo. La località montana friulana è piaciuta parecchio al dirigente del Venezia, dopo il sopralluogo fatto di persona sabato pomeriggio. Attrezzature sportive in ottime condizioni e albergo appena ristrutturato a due passi dal campo. Poi, non ci sono al momento altri club in preparazione, così da garantire alla squadra la possibilità di lavorare in piena serenità in vista dei prossimi impegni. Perinetti attualmente è però alle prese con un altro problema, e non di poco conto: costruire una rosa all’altezza di una club che vuole puntare subito alla promozione in Lega Pro. «Non sarà facile, me ne rendo conto» concorda il direttore sportivo del Venezia, «e questo perché molti giocatori di categoria hanno già trovato una sistemazione. Per questo stiamo monitorando anche la Lega Pro, dove la situazione è piuttosto complicata e molti bravi giocatori rischiano di trovarsi senza una squadra. In questo quadro di incertezza si potrebbero trovare molte soluzioni utili alla nostra causa. La speranza è di poter avere un buon numero di giocatori già in ritiro il primo d’agosto, e in velocità completare il gruppo per garantire al futuro allenatore la possibilità di lavorare al meglio». Sul fronte dirigenziale il Venezia si presenterà invece la prima settimana di agosto. La data non è stata ancora fissata, ma potrebbe essere un giorno tra il 4 e il 6, nel quale il presidente Daniels e gli altri rappresentanti della cordata statunitense raggiungeranno Venezia per fare le cose in grande stile. «Ci tengono molto e vogliono esserci di persona» garantisce Perinetti, «quindi staranno attenti ad ogni possibile dettaglio. Ci sarà una conferenza stampa nella quale il presidente spiegherà tutto: dal perché è stata scelta Venezia e i dettagli del progetto sportivo che intende portare avanti con gli altri soci. Probabilmente ci saranno anche altre sorprese, ma ora non posso proprio dire di più». Detta così, vien da pensare a qualcosa di veramente importante, da far sognare i tifosi arancioneroverdi e una piazza che, calcisticamente parlando, ne ha viste veramente di tutti i colori negli ultimi dieci anni. Ma a parlare poi dovrà essere il campo, con un imperativo che sembra scandito a chiare lettere nei desideri della nuova dirigenza, cioè vincere.

Ore 18.50 – (La Nuova Venezia) Quattordici anni al timone del Venezia non si dimenticano e Maurizio Zamparini lo sa bene. Sfide esaltanti in serie A, con due promozioni e altrettante retrocessioni poi in B. Grandi campioni in maglia arancioneroverde, da Maniero a Recoba a Taibi, il Penzo pieno e la città protagonista nel calcio che conta. L’addio, quel trasferimento a Palermo con armi e bagagli ormai ha fatto storia. Dopo l’ultimo campionato il Venezia ha ammainato la bandiera per la terza volta in dieci anni e l’ex presidente rimarca un concetto: «È quasi normale. A Venezia è difficile fare calcio e l’ho pagato sulla mia pelle. Nelle serie inferiori, poi, non si hanno grandi rientri economici per i diritti televisivi. Abbiamo visto che il problema è anche di altre piazze, si pensi a Varese. Ma la Lega Pro deve darsi una sistemata perché di gente con i soldi ne è rimasta poca nel calcio». Perché a Venezia è più difficile fare calcio? «Perché non c’è un bacino di utenza adeguato e manca uno stadio da riempire di conseguenza. Ci ho provato a suo tempo e mi è andata malissimo. A Palermo invece il calcio si può fare e a grande livello. In laguna non c’è appeal». Lo stadio “mancato” a Tessera resta la spina nel fianco? «Lo volevo fare ma evidentemente ho sbagliato ad avere quella idea, e con ogni probabilità sto poco simpatico ai politici. Ma è normale: sono pulito e non do un ritorno economico…». Ha seguito le vicende del presidente Korablin? «Korablin l’ho conosciuto di persona a Mosca. Mi è sembrata una brava persona, si aspettava altre coperture economiche per il suo progetto, e che alla fine queste gli siano venute a mancare in Russia. Forse si è trovato senza i mezzi per sostenere l’operazione». Dai rubli il Venezia ora conterà sui dollari statunitensi. «Se si sono mossi gli americani significa che forse la cosa è seria e che il fascino di Venezia ha colpito ancora una volta. Guardi, le dico solo una cosa: quando stavo per prendere il Venezia mi trovavo a Istanbul in Turchia. Si parlava del Venezia e la gente credeva che fosse in serie A, ma in realtà era in C. Venezia è un nome nel mondo, che conoscono e amano tutti». Però ha salutato per trasferirsi a Palermo… «Volevo cedere tutto e l’ho fatto, portandomi dietro giocatori per un valore di 21 milioni, denaro che è arrivato poi al Venezia e che ho lasciato ripianando ogni debito e cedendolo a Dal Cin per zero euro. Ma è finita male». Ora nel Venezia Football Club c’è Giorgio Perinetti. «Se c’è lui significa prima di tutto che il progetto è serio, altrimenti non si sarebbe mai messo in questa avventura. Evidentemente sa che si può lavorare per dare un futuro concreto alla squadra. La sua esperienza nel mondo del calcio può essere già una garanzia per i tifosi veneziani». Una parola su Perinetti dopo averlo avuto a Palermo? «Semplicemente unico». Venezia ha un nuovo sindaco, il presidente della Reyer. «Allora dico questo: i politici e la politica sono il vero cancro dell’Italia. Vorrei che tutti questi personaggi venissero estromessi e che al loro posto ci fossero professionisti veri e imprenditori che hanno fatto qualcosa per il nostro Paese. Uno di questi è Brugnaro. Servono persone concrete, non quelle che fanno promesse che poi non mantengono. Per Venezia di sicuro è stato un bel passo avanti, e ce ne sarebbe bisogno in tutta Italia». Quindi Venezia potrebbe ambire ad avere uno stadio? «Non lo so, bisogna che qualcuno riprovi a farlo». Le capita mai di ripensare al “suo “Venezia? «È inevitabile. Il momento più esaltante per me rimane la prima promozione in serie A. Giornata indimenticabile, il coronamento di un sogno inseguito per anni. Poi ci sono tanti giocatori che vedi e incontri ancora con piacere. Basta pensare a chi ho messo in panchina a Palermo come allenatore (Beppe Iachini, ndr)». Che ricordo ha di Venezia e del Venezia? «Un bel ricordo e mi auguro che gli altri lo abbiano di me». Recenti blitz in laguna? «Abitando in Friuli, certamente. L’ultima è stata con la mia famiglia lo scorso anno per un pranzo. È sempre piacevole, i vecchi gondolieri e i vecchi tifosi si ricordano ancora di me quando mi incontrano, i giovani meno, ma è normale». Quando vedremo una sfida Venezia-Palermo? «Sono sincero: entro uno, massimo due anni, dirò addio al mondo del calcio. Ormai ho una certa età, e sto già cercando chi mi sostituisca al Palermo. Poi, se il nuovo Venezia partirà dalla serie D, la vedo dura che ci si possa affrontare entro un paio di anni». Un’amichevole al Penzo? «Se qualcuno mi invita…».

Ore 18.30 – Qui Pieve di Cadore: termina l’allenamento.

Ore 18.00 – Qui Pieve di Cadore: partitella in corso.

Ore 17.40 – Qui Pieve di Cadore: tempo variabile, dopo la pioggia è arrivato il sole.

Ore 17.20 – Qui Pieve di Cadore: lavoro sul possesso palla. Sessione in piscina per Aperi, Petkovic ed Amirante.

Ore 17.00 – Qui Pieve di Cadore: allenamento pomeridiano in corso.

Ore 16.40 – (Gazzettino) Stagione già iniziata per le nostre rappresentanti di serie D. ABANO. Terzo allenamento ieri mattina al Ceron, mentre oggi è fissata la partenza per il ritiro bolognese a Castel del Rio. Gli ex biancoscudati Segato e Thomassen, e l’attaccante Munarini sono gli innesti di maggiore spessore che inducono a pensare a un campionato da protagonista, anche se il presidente Gildo Rizzato preferisce mantenere un profilo basso: «L’obiettivo principale resta la salvezza, poi vediamo di toglierci delle soddisfazioni. Abbiamo cercato di operare al meglio sul mercato grazie anche alla collaborazione del nostro socio nonchè vice presidente dell’Alì, Pietro Canella. Sulla carta i presupposti sono buoni, poi però decide sempre il campo. Oltre al risultato, mi interessa che i ragazzi mettano in mostra un bel calcio: non avremo molti tifosi, ma ci tengo che si divertano a vedere giocare la squadra». Ultimo arrivato nel gruppo è l’attaccante classe 1990 Pereira. «Me l’ha consigliato un mio cliente in Argentina – spiega Rizzato – È un ragazzo che ha giocato a buoni livelli nel suo Paese e anche un anno in Colombia, ed è venuto all’Abano per mettersi in mostra anche se ci vorrà un po’ di tempo prima che arrivino i documenti». CAMPODARSEGO. Oggi la squadra raggiungerà il ritiro di San Vito di Cadore, dove si allenerà nella stessa struttura che ha ospitato il Vicenza. «La società ci ha dato una grande mano organizzando questo ritiro nel quale potremo prepararci al meglio – esordisce Antonio Andreucci – Oltre a lavorare sul campo, sarà una settimana importante per conoscerci meglio e fare gruppo». L’altro ieri è andata in scena la prima partitella in famiglia. «Mi è servita per capire meglio le caratteristiche dei nuovi, l’impressione è stata positiva e possiamo lavorare con tranquillità. Nei giorni scorsi abbiamo gettato le basi per il lavoro che ci attende in quota: aumenteremo i carichi con doppie sedute giornaliere e inizieremo a prepararci sul piano fisico, tecnico, tattico e mentale per affrontare le partite che contano». Il soggiorno nelle Dolomiti terminerà domenica, giorno nel quale è in programma a Pieve di Cadore l’amichevole con il Padova. Intanto è stato ingaggiato il terzino destro classe 1997 Arthur Francis dal Bassano. ESTE. Primo test in famiglia (durata un’ora) sabato al Nuovo Comunale che ha soddisfatto Andrea Pagan: «Ho avuto delle buone indicazioni. Nei giorni precedenti avevamo lavorato su due-tre concetti che sono stati interpretati bene. Sono state molto di più le note positive di quelle negative. Naturalmente c’è ancora molto da lavorare, ma sono soddisfatto». Ieri è stata concessa una giornata di riposo, oggi la squadra tornerà a lavorare sul campo amico, dove giovedì affronterà in amichevole il Legnago, e nei prossimi giorni si aggregheranno anche Favero e Migliorini. Dalla prossima settimana tutti in ritiro a Tambre d’Alpago. Sul fronte del mercato, manca ancora qualche innesto. «Ci servono un paio di giovani e un attaccante di esperienza, per il quale stiamo valutando alcuni profili. Se ci saranno le condizioni giuste, ci ragioneremo. Anche se in organico abbiamo già due punte importanti come Mastroianni e Coraini, e due giovani promettenti come Marcandella e Niselli». Al ritorno da Tambre d’Alpago i giallorossi si alleneranno a Galzignano, che sarà il quartiere generale per tutta la stagione. «Abbiamo firmato il contratto – spiega il vice presidente Stefano Marchetti – Ringraziamo il comune di Galzignano per la disponibilità e l’assessore allo sport Fabrizio Brugin per averci affiancato nella fase di accordo».

Ore 16.20 – (Mattino di Padova) Pochi giorni per il rodaggio e poi tutti in ritiro. È questo, in soldoni, il programma delle tre squadre padovane di Serie D, che, tra martedì e venerdì, sono tornate in campo. Test fisici, tattica, partitelle e qualche sgroppata a secco: non è stata una passeggiata per i giocatori di Este, Abano e Campodarsego, radunatisi sotto un caldo infernale, che, secondo i meteorologi, nei prossimi giorni dovrebbe concedere una tregua. Este. I giallorossi resteranno al Nuovo Stadio fino a venerdì. La partenza per il ritiro di Tambre d’Alpago, invece, è prevista per sabato: una decina di giorni tra l’hotel “All’Alba” e gli impianti sportivi della piccola località bellunese e poi subito in campo per le amichevoli. Nel frattempo, il tecnico Andrea Pagan sta cominciando ad imporre la sua idea di calcio. La rosa è stata ampiamente rinnovata ma il mister chioggiotto, abituato alle rivoluzioni nei suoi trascorsi lagunari, ha già dimostrato di avere l’animo impavido. Sul campo, per ora, di corse sfiancanti non se ne vedono. D’altra parte, non c’è tempo da perdere e, se alla parte fisica (indispensabile) si può abbinare quella tattica, meglio sfruttare la possibilità. Per quanto riguarda il mercato, si sta valutando qualche manovra in uscita: potrebbe essere ceduto il centrocampista Filippo Mario, corteggiato dal Loreo (Eccellenza), oltre a qualche giovane del ’96 e del ’97 della Juniores. Campodarsego. Stamattina, per Maurizio Bedin e compagni la sveglia suonerà molto presto. Alle 7.30 i biancorossi partiranno per San Vito di Cadore. Il Campodarsego alloggerà all’Hotel “Park des Dolomites” e sosterrà gli allenamenti (in doppia seduta) nello stesso centro sportivo che ha ospitato la preparazione del Vicenza. Giovedì, alle 16, ci sarà la prima amichevole, contro una rappresentativa locale, e domenica (sempre alle 16) il derby con il Padova a Pieve di Cadore. L’altroieri, a Reschigliano, è andata in scena la prima partitella in famiglia: la formazione in maglia rossa ha battuto 2-1 i colleghi in maglia bianca grazie alle reti di Grasjan Aliù e del nuovo acquisto Raffaele Cacurio. Su rigore ha accorciato le distanze Andrei Tanasa. La società ha annunciato pure un altro acquisto: si tratta di Arthur Francis, terzino destro, classe 1997, proveniente dal settore giovanile del Bassano. Abano. La compagine aponense è stata l’ultima a tornare a sgobbare. Max De Mozzi ha radunato i suoi venerdì scorso per una “tre giorni” (venerdì pomeriggio, sabato e domenica mattina) di test agli impianti “Ceron” di Selvazzano Dentro, ma già oggi il gruppo partirà per il ritiro di Castel del Rio, paesino arroccato sulle colline imolesi. Quest’anno il lavoro verrà impostato sullo sprint: De Mozzi non vuole ripetere gli ultimi campionati “in salita” e vorrebbe innescare il turbo fin dalla prima giornata. Servirà freschezza, dunque, alla truppa neroverde, che ha tutta l’intenzione di riconfermarsi tra le prime forze della categoria.

Ore 16.00 – (Gazzettino) La 5. Festa del tifoso granata ha rinnovato a Lavarone il tradizionale calore della tifoseria del Cittadella nei confronti dei propri beniamini in ritiro nella località trentina agli ordini del neo allenatore Roberto Venturato. In una giornata baciata dalle favorevoli condizioni atmosferiche, oltre 400 sportivi sono arrivati nell’altopiano con tre pullman e molte auto private, mentre un congruo numero di villeggianti si è unito sul posto per il pranzo magnificamente preparato dal comitato della sagra di Ca’ Onorai, ben diretto dal dinamico Roberto Zanon, responsabile del club Granata Cittadellese. Molti i volontari che hanno collaborato in questa festa, coordinati da Lamberto Tellatin del Centro coordinamento club granata e da Federico Cerantola, responsabile marketing della società. Il programma prevedeva la partenza alle 8 dallo stadio Tombolato con colazione a Lavarone a base di panini e pizza, quindi passeggiata libera al lago o nei dintorni con ritrovo per il pranzo seguito da un favolosa lotteria. Quindi la partita amichevole con la squadra palestinese Al Ahli Club di Hebron ha rappresentato il fiore all’occhiello per conoscere il nuovo Cittadella che si appresta ad affrontare il campionato di Lega Pro con la ferma intenzione di risalire nella cadetteria. Margherita Gabrielli, anche a nome del presidente Andrea, del fratello Piergiorgio e della sorella Mariangela, ha affermato nel saluto di apertura: «Sarà un campionato difficile, ma questa considerevole presenza a Lavarone rafforza la volontà di lottare tutti uniti per tornare dove eravamo. Il completamento della copertura delle tribune est favorirà la presenza dei tifosi nelle partite di campionato, per cui sono fiduciosa nel raggiungimento del nostro obiettivo». Il direttore generale Stefano Marchetti ha aggiunto: «Vedere tanta gente, nonostante la retrocessione dell’ultimo campionato, è la dimostrazione di un fede vera e di valori importanti. Dobbiamo ripartire compatti per riconquistare la serie B». Il neo sindaco di Cittadella, Luca Pierobon, che sostituisce Giuseppe Pan nominato nella Giunta della Regione, ha precisato: «È la mia prima uscita ufficiale nella nuova veste. Siamo orgogliosi della squadra, un grazie particolare alla famiglia Gabrielli». Con lui c’era anche l’assessore Paolo Vallotto. Il sindaco di Lavarone, Isacco Corradi, ha espresso l’auspicio di un favorevole campionato: «Siamo felici di avervi qui da oltre dieci anni, il nostro è un sodalizio solido».

Ore 15.40 – (Gazzettino) Festa per i tifosi, molto meno per il Cittadella che paga un conto davvero salato nell’amichevole con i palestinesi dell’Al Ahli. Sospetta frattura del perone per il giovane Xamin, si teme uno stiramento all’adduttore per Sgrigna, distorsione alla caviglia per Jallow. A questi va aggiunto l’infortunio capitato durante l’allenamento al portiere Alfonso: anche per quest’ultimo potrebbe esserci uno stiramento. La vittoria e la buona prestazione del Cittadella passano così in secondo piano.Venturato schiera dall’inizio Cappelletti, arrivato in ritiro venerdì dopo le Universiadi vinte in Corea del Sud. Subito in evidenza il giovane Jallow, conclusione di poco a lato, nella circostanza l’ex Primavera del Chievo è costretto ad uscire per una distorsione alla caviglia, al suo posto Xamin. Abbandona il campo anche Sgrigna dopo un quarto d’ora: contrasto ruvido in mezzo al campo e immediata richiesta di intervento dei sanitari. Il giocatore è portato a braccia negli spogliatoi da un paio di compagni. Gli subentra Gerardi. Il Cittadella passa in vantaggio al 20′: spizzata di testa di Pellizzer e tocco vincente sottomisura di Coralli. Proteste dei palestinesi per un tocco di mano di Cappelletti sul tiro di Shaaban, l’arbitro lascia correre. Il 2-0 è un gran gol di Minesso, con una girata al volo sul secondo palo che strappa gli applausi dei quattrocento tifosi presenti. In evidenza anche il giovane Xamin al 37′, il portiere devia in angolo. Il terzo centro del Cittadella al 41′: discesa di Minesso e cross in area deviato, al limite dell’area arriva Busellato che calcia in corsa, tocca il portiere ma non evita il gol. Allo scadere entrataccia di Wridat su Xamin, ne nasce una mini rissa sedata a fatica dall’arbitro. Venturato cambia diversi giocatori in avvio di ripresa. Gerardi nell’area piccola si mangia il 4-0 di testa sul cross perfetto di Salvi. Pregevole incursione in area di Amato (19′), diagonale di poco a lato. L’Al Ahli prima accorcia le distanze con Mresat, quindi Hamada fissa il risultato sul 3-2. Roberto Venturato a fine partita parla degli infortuni: «Purtroppo usciamo malconci dalla partita. L’atteggiamento sin troppo aggressivo della squadra avversaria ci è costato caro, non è il caso di affrontare gare amichevoli con tanta foga agonistica. In questo momento perdere giocatori è sempre penalizzante, speriamo di non dover subire altri contrattempi durante la preparazione». Passano in secondo piano le indicazioni avute dalla gara. «Ho visto un buon Cittadella per tutto il primo tempo e buona parte della ripresa – spiega Venturato – La squadra cerca il possesso del pallone e lo fa girare bene, più velocemente possibile. Inoltre sto chiedendo ai giocatori di restare uniti e compatti nelle due fasi, quando si difende e quando si attacca. Tutti si stanno impegnando per mettere in pratica ciò che viene provato durante gli allenamenti. Le indicazioni positive che posso trarre dalla partita sono tante, a livello tecnico e tattico, ma soprattutto è nell’atteggiamento che il Cittadella mi è piaciuto».

Ore 15.20 – (Mattino di Padova) «In una giornata positiva per la prestazione offerta, purtroppo dobbiamo fare i conti con infortuni pesanti. In particolare ci preoccupa quanto accaduto a Xamin, a cui siamo vicini. In questa fase della stagione l’aggressività vista nella formazione palestinese è del tutto fuori luogo». Roberto Venturato non può che partire da qui nella sua analisi post-gara. C’è una certa soddisfazione, «perché inizio a vedere una squadra compatta, che ha il giusto atteggiamento e prova sempre a tenere il possesso palla». Ma c’è pure la rabbia per aver perso tre giocatori importanti, in attesa di ulteriori accertamenti clinici. Ed è il medico sociale Ilario Candido a fotografare la situazione: «L’infortunio di Jallow, una lieve distorsione, è quello che preoccupa meno. Domani (oggi, ndr) effettueremo ulteriori accertamenti su Sgrigna e Xamin, ma per quest’ultimo la prima diagnosi porta a pensare ad una frattura al perone. Anche Alfonso, bloccato da un affaticamento muscolare in mattinata, sarà sottoposto ad ecografia». A fine partita Xamin ha ricevuto le parole di conforto di tutti i compagni, che si sono fermati con lui uscendo dallo spogliatoio. «Ho capito subito che era un infortunio serio», le sue tristi parole. In tutto, oltre 400 tifosi hanno partecipato alla “Festa del tifoso” raggiungendo la località Bertoldi con 4 pullman e numerose auto. Prima della gara hanno pranzato in tendone, accolti da Margherita Gabrielli, sorella del presidente Andrea, dal d.g. Stefano Marchetti, da Luca Pierobon, sindaco reggente di Cittadella, e da Isacco Corradi, primo cittadino di Lavarone.

Ore 15.00 – (Mattino di Padova) Note liete e meno liete. Nella prima categoria rientra la vittoria per 3-2 ottenuta a spese dei palestinesi dell’Al Ahli Hebron, davanti agli oltre 400 sostenitori granata saliti a Lavarone per partecipare alla “Festa del tifoso”. Un risultato che dà ulteriore morale alla truppa di Roberto Venturato dopo la straripante affermazione sugli amatori del Lovadina alla prima uscita e il pareggio a reti bianche contro il Chievo. Tra le note amare ci sono, invece, gli infortuni. Il primo, dopo nemmeno un minuto di gioco, ha riguardato il nuovo acquisto Jallow, vittima di una distorsione alla caviglia che si è procurato dopo una conclusione violenta indirizzata verso la porta di Alshweiki. Il secondo al quarto d’ora, ed è un intoppo che preoccupa, con Sgrigna che si è accasciato al suolo ed è stato sollevato a braccia e trasportato fuori campo: per lui sospetto stiramento all’adduttore. Il terzo è il peggiore: la probabile frattura al perone del giovane Davide Xamin, dopo un’entrata assassina del palestinese Wridat. Il prezzo, elevato, per una partita che, di amichevole, ha avuto davvero ben poco. Vedere per credere i tanti interventi decisi, spesso ben oltre il limite del regolamento, della formazione di Cusin, e la rissa scoppiata a fine primo tempo proprio sull’intervento del tutto fuori contesto su Xamin, con Zeidan che, nel successivo parapiglia, si è beccato pesantemente con Coralli. A quel punto l’arbitro ha deciso di mandare tutti nello spogliatoio, senza estrarre cartellini, decisione che, se in palio ci fossero stati i tre punti, difficilmente avrebbe preso. Ma tant’è. Meglio parlare dei gol, il primo dei quali siglato sotto misura da Coralli, al 20’, dopo un calcio d’angolo spizzato di testa da Pellizzer. Il secondo è arrivato su una pregevole girata al volo di Minesso, ad incrociare. Il terzo con una nuova volée, stavolta indirizzata a bersaglio da Busellato, in ribattuta, e sempre dopo una percussione da sinistra dell’attivissimo Minesso. Due indicazioni appaiono evidenti. L’input a giocare di prima, quando possibile, dato da Venturato ai suoi uomini e la direttiva impartita ai difensori: il pallone non si butta via, a costo di correre qualche rischio in disimpegno, come capitato a De Leidi a metà della prima frazione, quando, nel tentativo di anticipare Zeidan, ha servito un comodo assist a Shaaban. Non a caso, il primo gol palestinese è arrivato proprio su un’ingenuità in fase di rilancio di Vaccarecci, schierato titolare in porta al posto dell’acciaccato Alfonso, andato a “servire” Mresat, autore del 3-1, alla mezz’ora della ripresa. Le marcature più allentate hanno favorito anche il 3-2 finale, un “tap-in” vincente del vivace Hamada sulla respinta di Mattiuzzi, subentrato a Vaccarecci. È arrivata comunque una vittoria, ma l’umore non può essere positivo visto il bollettino medico a fine giornata: oggi sono attesi gli accertamenti medici su Sgrigna e Xamin. A chiudere il ciclo delle amichevoli penserà poi la sfida con il Napoli di mercoledì 29, alle 17.30, a Dimaro.

Ore 14.30 – Massimo Varini, direttore sportivo della Pro Vercelli, interviene a Padovagoal per parlare della trattativa col Padova per Kelvin Matute: “Confermo che stiamo parlando per la cessione di Matute – spiega Varini (foto Fc Pro Vercelli) – al momento per quanto ci riguarda abbiamo dato l’ok al Padova, ma adesso devono trovare l’accordo col procuratore e col giocatore e mi risulta che ancora non ci sia. Aspettiamo a vedere cosa succede, per adesso la fumata bianca ancora non c’è”.

Ore 14.20 – (Gazzettino) Il raddoppio scaturisce dall’azione più bella della gara: combinazione rasoterra Azzi, Cunico e Altinier, con tocco vincente del bomber. SECONDO TEMPO. Entrano Fabiano in difesa, Bucolo e Muminovic in mezzo al campo, Turea e Neto Pereira nel reparto avanzato. La squadra mantiene costantemente l’iniziativa, con Neto Pereira e Altinier che duettano in più occasioni. Il tris nasce proprio da un’iniziativa del brasiliano che si procura il penalty, trasformato con un rasoterra da Altinier. Poi vanno a segno Bucolo con una punizione di seconda, Muminovic con un sinistro chirurgico da fuori area, Neto Pereira con un tocco vellutato e Turea. In mezzo il gol del Cadore Dolomiti: la punizione di Alex De Villa picchia contro la traversa, la palla carambola sulla schiena di Favaro ed entra in rete. TERZO TEMPO. Spazio anche per Pardo, Dionisi, Niccolini, Senkal, Ramadani, Mihailov, Mazzocco e Petrilli. La squadra mantiene la sua identità tattica e senza strafare va a segno altre tre volte: merito di Azzi (doppietta) e Petrilli.

Ore 14.10 – (Gazzettino) Un tifo comunque composto, nel senso che al di là degli striscioni appesi alla rete che delimita il campo, non sono partiti i cori che accompagnano solitamente le prestazioni dei biancoscudati. Ma non sono mancati applausi per sottolineare i sigilli e le giocate più apprezzate. Presente anche lo stato maggiore della società con il presidente Giuseppe Bergamin e l’amministrazione delegato Roberto Bonetto in testa. PRIMO TEMPO. Padova in campo il 4-2-3-1, proposto poi per tutti e tre i tempi. Favaro tra i pali; Dell’Andrea e Anastasio terzini con Gorzelewski e Diniz coppia centrale; Poesio e Carcuro davanti alla difesa; Ilari, Cunico e Azzi alle spalle di Altinier. Ricerca del fraseggio e dell’equilibrio nelle due fasi, oltre a un occhio di riguardo per le palle inattive, sono le mansioni che i biancoscudati eseguono sul campo. Gli spunti più interessanti partono inizialmente da Azzi e Ilari, propositivi sulle corsie laterali. Dopo essersi reso minaccioso più volte (Altinier scheggia anche il palo), il vantaggio biancoscudato porta la firma di Cunico che, pur essendo a terra, riesce a siglare con il mancino.

Ore 14.00 – (Gazzettino) La prima doppietta di Altinier al suo esordio con i biancoscudati e segnali di un’intesa che cresce al pari della condizione atletica. Termina con una scorpacciata di gol l’amichevole giocata a Pieve di Cadore con la rappresentativa Cadore Dolomiti, test articolato in tre tempi da trenta minuti ciascuno. In evidenza, come detto, Altinier: l’attaccante, che aveva saltato la partita di giovedì con il Verona Star, ha confermato di avere un grande fiuto sotto porta (diciassette sigilli nel passato campionato con l’Ascoli) strappando i primi applausi meritati del popolo biancoscudato. Doppietta anche per il brasiliano Azzi, e a segno sono andati anche capitan Cunico che ha aperto le danze, Bucolo, Muminovic, Neto Pereira, Turea e Petrilli. Proprio Neto Pereira ha confermato di avere colpi di grande classe, come in occasione del tocco raffinato di esterno destro che è valso il momentaneo 6-1, oltre a procurarsi il rigore trasformato da Altinier, con il quale il brasiliano ha cercato spesso il fraseggio. Il tutto sotto gli occhi di circa settecento tifosi che hanno invaso la località dolomitica per assistere da vicino alla prova dei loro beniamini.

Ore 13.50 – (Gazzettino) Soddisfatto della partecipazione dei tifosi? «È stata una bella festa, anche sabato in occasione della presentazione in piazza. L’afflusso è stato buono, hanno dimostrato ancora una volta il loro attaccamento». Mercoledì sarà presentata la campagna abbonamenti 2015-2016. «Mi aspetto una buona risposta, stiamo lavorando anche per questo. L’importante è mantenere un certo numero di abbonamenti, anche perché abbiamo voluto tutti la Lega Pro». Sulla partecipazione del popolo biancoscudato si è espresso anche Carmine Parlato: «La cosa importante di questa giornata è stata l’amore dei nostri tifosi». Il tecnico si sofferma poi sulla prestazione della squadra: «Sono soddisfatto, il lavoro sta procedendo bene e non abbiamo avuto infortuni. In questa occasione ho cercato di dare più spazio ai ragazzi che conosco meno per farmi un’idea più precisa sul loro conto, anche se per trarre delle conclusioni è presto». Mercoledì il test con il Belluno. «Sarà una gara più importante di questa, ma in questa fase non conta il risultato, bensì aumentare la conoscenza tra noi. Sono contento del gruppo, è formato da ragazzi seri». Infine un flash sul mercato: «In mezzo al campo le chiavi devono essere date a due centrocampisti che sanno aprire la porta e sistemare la casa. Non bisogna avere fretta dato che non possiamo sbagliare la scelta, anche se il tempo sta passando».

Ore 13.40 – (Gazzettino) «Ci sono un paio di nomi sui quali stiamo cercando di capire se le condizioni sono equilibrate per le nostre possibilità. Speriamo di chiudere a breve per completare la rosa». È il presidente Giuseppe Bergamin a fare il punto sul mercato con riguardo all’arrivo di due giocatori per rafforzare il centrocampo. Tra i papabili c’è anche il camerunense Matute, classe 1988, nella passata stagione alla Pro Vercelli. «È uno dei nomi, ma ce ne sono anche altri. Il direttore sportivo De Poli sta lavorando per trovare un paio di elementi che rafforzeranno il reparto, e poi ci sono da fare le valutazioni sui giocatori che sono in prova. Da quello che ho visto hanno buone qualità, ma la rosa deve essere di ventiquattro elementi». Il presidente ha seguito l’amichevole a bordo campo. «Tenuto conto del lavoro svolto in questi giorni, i ragazzi mi sembravano brillanti. Anche se le valutazioni vanno fatte più avanti, ci sono i presupposti per avere messo in piedi una squadra competitiva. Sono soddisfatto, soprattutto perché non abbiamo avuto infortuni: rispetto alla passata stagione nella quale avevamo avuto qualche problema, la preparazione è stata impostata in maniera più razionale ed è una cosa molto positiva dato che è fondamentale arrivare all’inizio del campionato con la rosa al completo».

Ore 13.30 – (Gazzettino) Presente anche il capitano della squadra Valentina Dal Pozzolo: «Essere associati al Padova è un onore, speriamo che ci dia una maggiore visibilità sulla falsa riga di quello che accade all’estero. Puntiamo a piazzarci a metà classifica nel prossimo campionato di serie B, e ci daranno una grande mano anche le ragazze della formazione Primavera». Per la quale ha parlato il capitano Giorgia Nicoletto: «Cercheremo di ripeterci vincendo per il secondo anno di fila il nostro campionato, e l’auspicio è essere d’aiuto anche alla prima squadra». Dopo la chiacchierata con i cronisti, le due squadre del Padova si sono cimentate in una partitella in famiglia sotto gli occhi del tecnico Michele Maffiani. Presenti anche il vice presidente Gianni Baldan e il diesse Valter Pepato. La prima squadra femminile vestirà Macron e parteciperà al campionato di serie B, oltre alla Coppa Italia. Sarà costituita anche una formazione di calcio a 5 che partirà dalla serie D.

Ore 13.20 – (Gazzettino) «È un sogno che si realizza dopo dieci anni, essere Calcio Padova mi dà un’emozione grandissima». A parlare è Sabina Baldina, presidente della nuova squadra femminile del Padova, nata dal connubio tra il club biancoscudato e lo Zensky. La presentazione ufficiale è andata in scena ieri pomeriggio a Pieve di Cadore, con Fabrizio De Poli a fare gli onori di casa. «Tutto è nato qualche mese fa parlando con i responsabili dello Zensky. E così dopo il calcio a 5 abbiamo voluto che fosse aggregato al Padova anche il calcio femminile per creare una sinergia con tutte le componenti sportive della città. Oltre alle fortune sportive, con questa iniziativa speriamo di dare anche visibilità al movimento delle ragazze». Tra i protagonisti del nuovo progetto il dirigente Massimo Mingardi: «Tutto il direttivo dello Zensky ha voluto fortemente questo connubio e il risultato è stato vincente. Vogliamo dare una grande spinta al calcio femminile».

Ore 13.10 – (Gazzettino) Sta di fatto che i due drappelli sono venuti in contatto e se le sono date di santa ragione per alcuni minuti. Anche gli ultras biancoscudati erano armati con tanto di caschi, tubi per elettricisti bianchi e ombrelli, che sono stati ritrovati a terra quando poi si sono dileguati. Nell’occasione sono stati lanciati anche dei fumogeni (anche questi abbandonati). Sono stati attimi di paura per la clientela della gelateria (erano presenti anche dei bambini) che hanno visto da vicino la scena. Pochi istanti dopo il parapiglia, nei paraggi le forze dell’ordine hanno fermato due tifosi del Padova, e nel baule della loro automobile è stato rinvenuto materiale identico a quello ritrovato per terra: sono stati denunciati non per la partecipazione alla rissa, ma perché in possesso di oggetti atti a offendere. Per loro quasi certamente scatterà il Daspo.

Ore 13.00 – (Gazzettino) È iniziata con il piede sbagliato sabato la festa del popolo biancoscudato che ha raggiunto Pieve di Cadore. Due tifosi del Padova sono stati fermati e denunciati dopo una scazzottata durata qualche minuto a Calalzo tra una dozzina di ultras biancoscudati e una ventina di giovani sostenitori della Spal che erano diretti ad Auronzo per assistere alla partita della loro squadra con il Vicenza. La zuffa è avvenuta sulla strada statale nella contrada Dalla Chiesa a Calalzo davanti a una gelateria, tanto che sugli scontri esiste anche un video girato da un testimone che è in mano ora alle forze dell’ordine. Stando alla ricostruzione dei fatti, almeno due furgoni di tifosi ferraresi, uno bianco e l’altro nero (forse ce ne era anche un terzo), si sono fermati quando hanno visto il gruppo di tifosi padovani, forse pensando che si trattasse di supporter vicentini dato che indossavano gli stessi colori bianco e rossi.

Ore 12.35 – Marco Canella, Alì: “Da sempre siamo legati al calcio Padova, abbiamo deciso di puntare sul settore giovanile, perchè siamo convinti che dietro la cultura sportiva, di condivisione, di crescita, di educazione. E’ il secondo anno che seguiamo il Padova”.

Ore 12.35 – Massimo Poliero, presidente settore giovanile del Padova: “Sul settore giovanile si investono almeno 800mila euro all’anno, lo manteniamo e lo vogliamo perché servirà per far crescere giovani talenti”.

Ore 12.30 – Giorgio Molon, responsabile settore giovanile: “D’accordo con De Poli, abbiamo puntato per la Primavera, su una persona adatta alla formazione e che racchiude in se tutte le caratteristiche che cerchiamo. Vladimiro Carraro sarà l’allenatore, ha già avuto esperienze all’Atalanta, al Venezia e ora lavorerà per noi. La Beretti avrà il raduno il 4 agosto e si allenerà al Geremia”.

Ore 12.26 – Filippo Pancolini, Unigas: “L’anno scorso sulle ceneri del Padova diversi imprenditori hanno voluto sostenere il calcio Padova, avevamo già un programma di rinnovo, questa stagione ci siamo insieme ad Alì, vogliamo essere più presenti, siamo vicini a quella che è la società che segue le giovanili. Uno degli aspetti fondamentali del progetto è importante la prima squadra, ma deve esserci un settore giovanile di supporto al futuro. Mi è piaciuto l’approccio che valorizza i giovani. Alle spalle abbiamo uno staff davvero preparato e faremo quanto nelle nostre possibilità per continuare in futuro”.

Ore 12.25 – Edoardo Bonetto, vice presidente Padova: “Ringrazio i nostri sponsor, cerchiamo un’etica vera per i giovani, per far crescere degli uomini. Per noi è una grandissima soddisfazione avere questi ragazzi che indossano la nostra maglia e che vivono il sogno di diventare giocatori di calcio”.

Ore 12.20 – Giorgio Molon, responsabile settore giovanile: “Questa è una stagione importante, che permette al vivaio biancoscudato di avere la possibilità di confronto con società di livello. Sono soddisfatto e motivato da queste nuove situazioni che si sono create, con una figura della proprietà che si dedica al settore giovanile. Questa è una cosa che accade in poche realtà, serve da stimolo per tutti. E’ un tipo di profilo che ricerchiamo nei nostri collaboratori. Vogliamo un recupero di qualità, torniamo con dieci squadre, abbiamo definito anche lo staff tecnico degli allenatori. Avremmo circa 200 tesserati. Siamo in fase di piena programmazione”.

Ore 12.15 – Massimo Poliero, presidente settore giovanile del Padova: “Le linee guida per quest’anno non sono molto diverse da quelle che siamo abituati a vedere nella nostra regione. L’obbiettivo è costruire un settore giovanile d’eccellenza, per portare in prima squadra almeno due o tre elementi ogni anno. Valorizzare i nostri ragazzi significa valorizzarli e formarli anche dal punto di vista umano oltre che tecnico. Attraverso la struttura che stiamo improntando, vogliamo dare qualcosa in più rispetto a quello che si può trovare in altre sedi. Dobbiamo formare sia la parte tecnica, sia quella umana della persona. Ci sono tanti talenti dal punto di vista tecnico che poi magari si perdono per la struttura umana. Vogliamo creare dei ragazzi e delle persone mature che possano inserirsi in un contesto lavorativo sapendo di aver fatto un percorso importante nel settore giovanile. Innovare è sempre difficile. Lo staff di Giorgio Molon e Fabrizio De Poli è fatto da persone di qualità. In questi due o tre anni di programmazione vogliamo ragionare per cambiare un po’ la filosofia del nostro settore giovanile. Ci sono una cinquantina di collaboratori tra settore giovanile e scuola calcio”.

Ore 12.00 – Qui Euganeo: tra poco inizierà la conferenza stampa di presentazione del settore giovanile del Padova.

Ore 11.40 – Qui Pieve di Cadore: lavoro col pallone alternato a quello atletico.

Ore 11.20 – Qui Pieve di Cadore: assenti Aperi, Amirante e Petkovic, che in questi giorni alternano il lavoro a parte sul campo a quello in palestra e piscina.

Ore 11.00 – Qui Pieve di Cadore: in corso l’allenamento mattutino.

Ore 10.40 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “Tolleranza zero con chi ha già preso la piega sbagliata”) È ora di dire “basta” a questo andazzo, fatto di violenze, insulti, provocazioni e frustrazioni personali che esplodono nel peggiore dei modi, occorre tolleranza zero da parte di chi deve giudicare sulla base dei rapporti a cui sono costretti Polizia e carabinieri. Ben vengano i Daspo, ma non sono ancora sufficienti. Noi vi riportiamo quanto è apparso ieri sulla pagina Facebook della Questura di Belluno a proposito degli ultimi, tristi fatti, che hanno coinvolto anche ultras padovani. È un invito a leggere, e a riflettere, perché è intollerabile che uno Stato (di diritto) come il nostro debba convivere con un cancro come quello delle aggressioni fra tifosi di calcio. Testuale: «È vero, Auronzo di Cadore non aveva mai visto in pochi giorni così tante squadre dei reparti “antisommossa”della Polizia di Stato, ma erano necessarie perché oramai le tifoserie “calde” non fanno differenza tra campionato e amichevoli, anzi… Risultato? Partite giocate nella tranquillità assoluta o quasi sugli spalti, mentre altrove o in orari diversi i tifosi “caldi” si cercavano rincorrendosi per, diciamo così, arrivare al contatto fisico… Il concorso di più forze di polizia e i servizi a largo raggio hanno impedito che alcuni accenni di schermaglie degenerassero in veri e propri scontri. Dove? A Calalzo di Cadore (dove in centro si sono incrociate due auto di tifosi avversi) e soprattutto a Pieve di Cadore, dove cittadini hanno segnalato che tifosi del Padova e della Spal stavano venendo a contatto. L’immediato intervento del Commissariato di Cortina ha evitato il peggio e il controllo di due auto con tifosi padovani ha fatto emergere materiale potenzialmente utilizzabile per fare male. Ricapitolando: 1) partita tra Spal e Vicenza ma con la presenza in zona di tifosi del Padova; 2) tifosi che addirittura non vedono la partita allo stadio preferendo “girare” in paesi vicini con l’auto piena di materiale… da stadio! Conclusioni: 1) bisogna pensarle tutte e anche di più, anche nelle amichevoli d’estate; 2) vogliamo dire grazie a tutti i nostri ragazzi delle Forze di Polizia che hanno svolto il servizio egregiamente? La Questura lo fa, e pubblica qui questo ringraziamento per far capire (ma siamo sicuri, lo sapete già) cosa c’è dietro tante partite dove “non è successo niente”». Non c’è altro da aggiungere, sottoscriviamo in toto.

Ore 10.30 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “Tolleranza zero con chi ha già preso la piega sbagliata”) È proprio vero, in Italia non ci facciamo mancare nulla, ma proprio nulla, quando si tratta di calcio estivo: si parte con lo spirito della gita, in montagna o sui laghi conta poco, tutti animati da lodevoli intenzioni, quelle di divertirci e passare ore in allegria, all’insegna del denominatore comune rappresentato dal tifo per la propria squadra del cuore; ci si avvicina alla meta spesso belli “carichi”, fra eccitazione collettiva e bevute controllate (perché, non si sa mai, con le pattuglie della Polstrada in giro ci potrebbero scappare gli alcoltest e le sanzioni sulla patente); infine, come un coniglio che spunta dal cilindro di un prestigiatore, ecco l’amara sorpresa della rissa fuori porta con i “colleghi” delle altre squadre, squadre che hanno l’unico… torto di effettuare la preparazione estiva in località vicine a quella dei nostri beniamini. Davvero un gran bello spettacolo, di cui si sono già resi protagonisti (a Castelrotto, in Alto Adige) ultrà del Bologna e dello Spezia, con botte da orbi e famiglie in fuga, e l’altroieri alcuni “fenomeni” delle tifoserie di Spal e Padova (come potete leggere sotto), lungo la statale 51 percorsa da file e file di auto di turisti diretti verso le meritate vacanze. Quadro completato da quanto è accaduto a Klagenfurt (Austria) in Udinese-Galatasaray, sempre sabato pomeriggio, con lancio in campo di fumogeni e petardi da parte di alcuni scalmanati turchi, che hanno costretto l’arbitro ad interrompere l’amichevole dopo appena 35’ di gioco. Un bell’inizio di stagione, non c’è che dire: come se non bastassero gli scandali, i rapporti con la malavita e i torbidi retroscena di partite “truccate”, ecco qua gli imbecilli da stadio che tornano a far parlare di sè. Che uno parta dalla propria abitazione con un arsenale in auto di oggetti non proprio adeguati ad una gita sul Cadore, secondo alcuni, è da ritenere una “stranezza” su cui non è il caso di soffermarsi troppo. Già, perché quando noi ci spostiamo fuori Padova siamo abituati solitamente a farlo infilando tubi elettrici, aste di bandiere, caschi, una stampella e quant’altro nel nostro bagagliaio… Ma fateci il piacere, a chi si crede di raccontarla?

Ore 10.20 – (Mattino di Padova) Sabato sera, infine, squadra, staff tecnico e dirigenza, sono saliti sul palco di piazza Tiziano, a Pieve di Cadore, per il primo saluto ai circa 500 tifosi presenti. A fare gli onori di casa ci ha pensato il sindaco Maria Antonia Ciotti, che si è complimentata con i giocatori per la loro educazione nella prima settimana trascorsa in montagna. A raccogliere i complimenti del primo cittadino il capitano Cunico, che ha preso il microfono in mano e ha parlato a nome del gruppo biancoscudato: «Le parole del sindaco mi hanno fatto molto piacere, perché rappresenta quello che siamo: un gruppo umile ed educato. E credo che anche questo sia stato il segreto della cavalcata della scorsa stagione. Siamo tutti dei professionisti e ci comportiamo come tali, ma, detta in parole semplici, siamo una squadra “pane e salame”. Questa è stata e dev’essere la nostra forza». Il numero 10 non ha nascosto le ambizioni del Padova: «Il nostro atteggiamento dev’essere quello di provare a vincere tutte le gare senza lasciare nulla agli avversari. Può sembrare una banalità, ma è la nostra mentalità, a partire dalle amichevoli estive».

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) Neto Pereira ha mostrato che, palla al piede, sa fare di tutto, gestendo il gioco da trequartista e andando anche a finalizzare dopo un elegante slalom in area. Ottima l’impressione destata anche da Oleg Turea, veloce, tecnico ed essenziale sulla fascia. Capitolo a parte per Paulo Azzi, brasiliano nel vero senso della parola: alterna numeri d’alta scuola ad errori un po’ grossolani, ma sembra avere ampi margini di miglioramento e le sue chance di conferma sono piuttosto alte. Il centrocampo, invece, è ancora un rebus. Muminovic e Bucolo hanno fatto una buona figura, ma dei sei giocatori in prova probabilmente ne resterà solo uno, con Fabrizio De Poli pronto a rituffarsi sul mercato. L’unico gol della rappresentativa cadorina è arrivato dopo una splendida punizione di De Villa, che si è stampata sulla traversa, trovando, però, la schiena di Favaro a deviare involontariamente il pallone in rete.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Tanti striscioni appesi alle recinzioni del campo, ma pochi e sporadici cori, applausi convinti per qualche bella giocata, ma nessuna ovazione particolare. Anche se alla fine non è mancato il brindisi collettivo con l’intera squadra, radunatasi al termine della partita sotto la tensostruttura che per due giorni ha distribuito cibo, musica e birre ai tifosi. In campo. Di sicuro il Padova che sta nascendo per ora convince i suoi fedelissimi. L’impronta ereditata dallo scorso anno è ben visibile, Carmine Parlato è sempre più convinto di ripartire dal “4-2-3-1” e gli interpreti sembrano adattarsi bene al modulo. Rispetto alla prima uscita di giovedì scorso il tecnico ha cambiato ancora le carte, dando molto più spazio ai nuovi arrivati, in prova e non. È stata la prima uscita per l’acquisto più reclamizzato dell’estate, Cristian Altinier, che ha segnato una doppietta facile facile (“tap-in” sottomisura e rigore), mostrando però una buona intesa con Marco Cunico, eredità degli anni trascorsi assieme a Portogruaro. I lampi di classe più splendenti li hanno regalati, però, il vecchio e il giovane.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Il Padova diverte, si diverte e strappa applausi, regalando una nuova goleada nella seconda uscita amichevole contro la Rappresentativa Cadore Dolomiti, seppellita 10-1. Partita che ha chiuso la due giorni di “Festa biancoscudata”, macchiata dagli scontri di sabato di Calalzo, e che ha portato per la giornata di ieri quasi mille appassionati al centro sportivo di Pieve di Cadore. Una domenica che ha ricordato, per certi versi, il bagno di folla dello scorso anno ad Asiago, quando per la prima amichevole della storia della Biancoscudati Padova salirono 1500 tifosi sull’Altipiano. Ieri, tuttavia, il clima era diverso: non c’erano curiosità ed emozione per vedere la nascita di una creatura nuova e misteriosa. Il Padova e i tifosi padovani sono tornati alla normalità, l’entusiasmo ereditato dalla cavalcata vincente in Serie D non è svanito, anche se la giornata è stata caratterizzata da un clima piuttosto tranquillo.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) «Di sicuro sono contento di questo gruppo e del fatto che fin qui non ci sono stati infortuni. Ho a che fare con giocatori disponibili, ma adesso abbiamo bisogno di andare in profondità con il nostro lavoro. Sono soddisfatto della prima settimana di ritiro, e la cosa più importante è stata constatare anche in questa occasione l’amore dei nostri tifosi, accorsi in tanti». Il presidente Giuseppe Bergamin: «Ho visto elementi di buona qualità e l’assemblaggio prosegue bene. Aspetto qualche test più significativo e nel frattempo il ds sta lavorando sul mercato. Stiamo valutando 3-4 centrocampisti che farebbero al caso nostro».

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Il casting biancoscudato continua e Carmine Parlato è pronto a tirare le prime somme. Non a caso, ieri, il tecnico ha dato ampio spazio ai neo-arrivati: «Volevo farmi un’idea più ampia di loro e trarre le prime valutazioni», ha confermato il tecnico biancoscudato. «È ancora presto per le prime decisioni, ma di sicuro questa squadra non è ancora completa». Manca il centrocampo, ci sono i giocatori in prova, ma dal mercato potrebbero arrivare almeno due nomi nuovi. «Stiamo valutando chi c’è, chi potrà far parte del gruppo e chi purtroppo ci dovrà lasciare. A centrocampo abbiamo bisogno di qualcuno a cui consegnare le chiavi del gioco, è una scelta che dobbiamo fare con oculatezza, senza sbagliare ma consapevoli che il tempo scorre.

Ore 09.20 – (Mattino di Padova) «Questo è un sogno che si realizza dopo dieci anni. Non ci sono parole per descrivere la soddisfazione di potersi chiamare Calcio Padova». In rappresentanza di tutte le giocatrici, così il capitano Valentina Dal Pozzolo ha voluto sintetizzare l’importanza della partnership con il Padova: «Portare questo nome è un onore. Speriamo che questo ci permetta di avere più visibilità, la cerchiamo da parecchi anni, visto che l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri Paesi. Lo Zensky punterà a salvarsi senza troppe difficoltà in B, se poi arriverà qualcosa di più tanto meglio». Le novità non finiscono qui: lo Zensky, che finora faceva scendere in campo prima squadra, Primavera ed esordienti, dalla prossima stagione creerà anche una formazione in rosa di calcio a 5: «Ci stiamo lavorando, la squadra parteciperà alla D», la conferma del dirigente Massimo Mingardi. «Insieme al ds Valter Pepato e a tutto il direttivo abbiamo voluto fortemente raggiungere questo traguardo».

Ore 09.10 – (Mattino di Padova) Dopo il calcio a 5, il Calcio Padova arricchisce con un’altra sezione il suo progetto di espansione sempre più legato al territorio: ieri, prima dell’amichevole della formazione di Parlato, si è alzato il sipario infatti sulla squadra femminile. Si tratta dello Zensky Padova, formazione nata 10 anni fa dalla fusione di due sodalizi locali, che da quest’anno verrà affiliata al Biancoscudo e che in Serie B porterà il nome Calcio Padova sulle maglie da gioco. Le ragazze di prima squadra e Primavera si sono sfidate in un match a ranghi misti che ha fatto da prologo al pomeriggio di festa dei tifosi. «Era da qualche mese che parlavamo con lo Zensky», spiega il ds Fabrizio De Poli. «Dopo il calcio a 5, abbiamo voluto che il Padova iniziasse a dedicarsi anche al calcio femminile, e l’abbiamo fatto perché penso che sia molto importante avere una sinergia con più componenti possibili dello sport locale». Emozionata al limite delle lacrime la presidentessa del sodalizio in rosa, che, come negli ultimi anni, disputerà le gare ufficiali al campo sintetico “Vermigli”, in zona Mortise: «Per me è una grande emozione», le parole di Sabina Baldina.

Ore 09.00 – (Mattino di Padova) A 48 ore di distanza, emergono nuovi dettagli in merito a quanto è avvenuto sabato, verso le 16.30, con gli ultras del Padova e quelli della Spal protagonisti di una violenta scazzottata avvenuta lungo la statale 51, all’altezza di Calalzo di Cadore, in località “La Bella”, all’incrocio con via Dalla Chiesa. I padovani, circa una dozzina, erano fermi di fronte alla gelateria che si trova sotto il loro albergo, mentre i ferraresi viaggiavano su pullmini (dai tre ai quattro) ed erano diretti ad Auronzo, dove di lì a poco era in programma un’amichevole con il Vicenza. Secondo la ricostruzione fatta dalla Questura di Belluno, sarebbero stati proprio gli spallini a far scattare la scintilla, pensando erroneamente – viste le sciarpe bianche e rosse al collo dei veneti – di trovarsi di fronte ad una frangia del tifo berico. La reazione dei supporter biancoscudati, a quel punto, ha generato una zuffa, che con l’utilizzo di caschi, aste di bandiere, ombrelli e bottiglie ha finito per paralizzare la statale per qualche minuto. Un testimone che assisteva alla scena avrebbe registrato con il telefonino quanto accaduto, girando poi il filmato alla Polizia, che ha potuto così ricostruire la dinamica dei fatti. Due tifosi del Padova, un 28enne e un giovane sui 20, trovati in possesso nelle loro due auto di oggetti “atti ad offendere”, nella fattispecie tubi da elettricista, sono stati interrogati dalla Polfer di Calalzo e per loro il Questore di Belluno avanzerà proposta di Daspo (divieto di assistere alle manifestazioni sportive) per un periodo oscillante fra i due e i tre anni. Ben più difficile, invece, è stato risalire ai ferraresi: secondo la Polizia sembra, infatti, che i pullmini avessero le targhe camuffate e che, dopo lo scontro, non si siano diretti ad Auronzo ma abbiano fatto perdere le loro tracce. In serata in Cadore sono arrivati alcuni funzionari della Digos di Ferrara, ma non è ancora chiaro se ci siano stati analoghi provvedimenti di denuncia a carico di tifosi spallini. «È stata una semplice scazzottata», riferisce un portavoce della “ Fattori”, «un incrocio casuale tra due tifoserie. Non crediamo che ci saranno risvolti per ciò che è successo, ma, se accadesse, da parte nostra massima solidarietà a tutti».

Ore 08.30 – Padova, amichevoli estive: in programma anche una sfida con l’Udinese allo stadio “Friuli” il 5 agosto.

Ore 08.28 – Padova, il ritiro precampionato si svolgerà a Pieve di Cadore dal 18 luglio al 2 agosto.

Ore 08.26 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.24 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Box Uomo, Icone Vintage, Black Bell Tattoo, Maglietteveloci.it, Studio Pignatelli Netstore, InterBrau Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 26 luglio: il Padova vince 10-1 contro la Rappresentativa CadoreDolomiti, doppiette per Altinier ed Azzi




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