Padova-SudTirol, Cunico: “Non salvo proprio nessuno! E’ successo qualcosa che ancora non mi spiego…”

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Il giorno dopo la prima sconfitta casalinga in campionato da quando Carmine Parlato siede sulla panchina biancoscudata, la delusione tra i giocatori è forte. Marco Cunico, il capitano del Padova che sabato contro il Sudtirol è incappato in una vera e propria débâcle, non cerca scuse. «Sono coincisi due fattori principali», osserva. «Da un lato la loro grande partita sotto tutti i punti di vista, dato che non hanno sbagliato nemmeno un passaggio o un controllo, e dall’altra la nostra prestazione sottotono. E mi riferisco a tutti, non salvo proprio nessuno. Il Sudtirol è stato perfetto, noi no. E l’aspetto più strano di questa gara è che sapevamo esattamente che loro avrebbero giocato in quel modo». Cosa intende dire? «Che l’avevamo preparata bene, eravamo consci del fatto che avremmo incontrato una squadra fisica, con gamba, che dopo due sconfitte sarebbe sicuramente arrivata all’Euganeo arrabbiata. Eravamo concentrati, pensavamo di essere in partita, e invece lo sono stati nettamente loro più di noi».

Che spiegazione si dà, allora? «Non lo so, è qualcosa che fortunatamente capita di rado. L’avversario per i primi 45 minuti ha avuto una supremazia netta, non possiamo dire, come si usa in casi del genere, che “abbiamo sbagliato la partita”. È successo qualcosa che ancora non mi spiego, e che forse capirò dopo aver rivisto la gara. Dico solo che, da quando sono qui, quella con il Sudtirol si va aggiungere alla gara di Mogliano, l’unica, vera brutta partita disputata sino a sabato». Come mai anche Marco Cunico è andato così in difficoltà? «È dipeso dal fatto che non ho ricevuto un solo pallone giocabile, in una zona nella quale, vista la grande densità in mezzo al campo, avrebbe dovuto esserci un discreto spazio di manovra. Mi è mancato un po’ proprio il pallone per dialogare con Altinier, abbiamo fatto fatica a costruire un’azione degna di tal nome, e quando prendevamo palla, ci trovavamo sempre con la pressione avversaria addosso».

Parlato ha detto che forse è stato sbagliato il modulo. È d’accordo con questa tesi? «Da tecnico lui ne sa sicuramente più di me, io dal campo ho avuto l’impressione che, comunque avessimo giocato, loro ci avrebbero messo sempre sotto. In ogni caso, se due squadre non utilizzano sistemi speculari, ci sono punti di forza e di debolezza sia per l’una che per l’altra: il Sudtirol poteva sfruttare la superiorità numerica a centrocampo, noi qualcosa in più con le punte esterne. Loro ci sono riusciti, noi no: questo, per me, significa solo che hanno giocato meglio, non che il modulo fosse sbagliato». È possibile che, visto quanto sta pesando l’assenza di Neto, in alcuni reparti il Padova abbia la coperta un po’ corta? «Qui c’è un altro discorso da fare: ora a noi manca Savio Amirante, e non ne stiamo parlando solo perché in questo inizio di stagione siamo stati abituati a rinunciarvi. Il fatto è che per noi lui sarebbe importantissimo, la squadra ce l’ha, ma non può ancora utilizzarlo. La nostra è una compagine di ottimo valore, che in un modo o nell’altro può sopperire a qualunque assenza, l’importante è che non manchi un certo tipo di intensità».

Sabato andate a Cittadella: è un bene che il derby arrivi dopo una sconfitta così? «Quando si viene da una sconfitta, inconsciamente si ha più voglia di rivalsa, e quindi maggiori motivazioni. Il fatto che adesso ci tocchi affrontare una partita diversa dalle altre, visto che andiamo a Cittadella, l’aumenta sensibilmente (la voglia di rivalsa, ndr). Nonostante la brutta figura, i tifosi al termine dell’incontro di sabato ci hanno applaudito, e di certo non per farci i complimenti: io l’ho interpretato come un volerci dire che ci sono, che sono vicini a noi, e quindi per cancellare la sconfitta mi piacerebbe davvero tanto regalare loro una soddisfazione. Ma sappiamo che non sarà facile: andiamo ad affrontare un avversario di assoluto valore».

(Fonte: Mattino di Padova, Francesco Cocchiglia)

 




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