Live 24! Renate-Padova, la vigilia: rifinitura pomeridiana, recuperati Diniz e Neto Pereira

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Ore 22.10 – (La Provincia Pavese) Nel giro di pochi giorni il Pavia affronterà per due volte la Giana Erminio in trasferta: prima in campionato, sabato prossimo alle 20.30, e poi o mercoledì 28 oppure più probabilmente il 4 novembre alle 15 nella Coppa Italia di Lega Pro. Per entrare nel tabellone della Coppa il Pavia dovrà appunto battere la squadra di Gorgonzola in questo turno preliminare. In caso di successo gli azzurri si andranno a giocare i sedicesimi di finale, sempre in gara secca, contro l’Alessandria (come successe nella passata stagione) il 4 o l’11 novembre. Ecco la parte alta del tabellone dei sedicesimi: Alessandria-vincente Giana/Pavia; FeralpiSalò-Cremonese; Bassano-Pro Piacenza; Cittadella-Sudtirol; Reggiana-vincente Mantova/Spal; Tuttocuoio-Lucchese; Pistoiese-Pisa; Pontedera-Santarcangelo. Nella parte bassa ci sono altri otto accoppiamenti con squadre del centro e del sud. Il Pavia aveva saltato la fase preliminare a gironi della Coppa Italia di Lega Pro perché ammessa alla competizione maggiore, quella Coppa Italia/Tim Cup che tante soddisfazioni ha dato in agosto: liquidato il Poggibonsi per 3-0, il Pavia prima ha rifilato una batosta al Latina (4-1) sul campo dei laziali che disputano il campionato di serie B, e poi al Menti di Vicenza hanno eliminato il Bologna (1-0) in una gara che è già passata alla storia del club. Con quel successo il Pavia si è guadagnato l’accesso ai sedicesimi di finale di Coppa Italia, cosa mai avvenuta prima. Il 2 dicembre a Verona (ore 18) il Pavia potrà scendere in campo per passare agli ottavi e guadagnarsi alo stesso tempo la chance di giocare la gara più prestigiosa della sua storia, al San Paolo contro il Napoli. Intanto c’è la coppa minore, quella di Lega Pro, che sarà probabilmente un’occasione per vedere all’opera i giocatori meno utilizzati in campionato. In caso di successo con la Giana come detto ci sarà l’Alessandria, che proprio assieme al Pavia è l’unica squadra proveniente dalla Lega Pro che è riuscita ad approdare ai sedicesimi di Coppa Italia/Tim Cup, dove affronterà il Palermo. Fissata anche la data della nona giornata di campionato, Pavia-Padova: si giocherà sabato 31 ottobre alle 20.30

Ore 21.50 – (La Provincia Pavese) Altri tempi. Tempi in cui la rivalità calcistica veniva celebrata anche con inventiva e sbeffeggiamenti decisamente bizzarri. Come accadde il 28 aprile del 1991, quando dal cilindro del tifo pavese spuntò un coniglio con sciarpa biancorossa portato in campo da un tifoso della curva sud prima della sfida con il Piacenza per irridere gli avversari. Quella con il Piacenza (che però non ha niente a che vedere con il Pro Piacenza che arriva domani al Fortunati) è una rivalità che era nata otto anni prima, il 16 ottobre 1983, dopo un rocambolesco 3-3, come ricorda Paolo Venturini, presente quel giorno in curva sud: «Vincevamo 3-1, poi nel finale l’arbitro diede due discutibili rigori al Piacenza. Il primo procurato da Mulinacci, che aveva fama di cascatore, e il secondo mi pare da Comba. Ricordo distintamente ombrelli che volavano (uno, pare, raggiunse l’arbitro che poi venne anche assediato per un po’ all’uscita dallo stadio, ndr). I rigori furono entrambi trasformati da Madonna». Che da allora si attirò le antipatie dei tifosi del Pavia: ancora oggi, che fa l’allenatore, viene regolarmente beccato ogni volta che una sua squadra incontra il Pavia. «Ma io di quella partita ricordo soprattutto la doppietta di Santino Pozzi – sottolinea Venturini – alla fine noi vincemmo quel campionato, il Piacenza arrivò secondo ed entrambi fummo promossi in C1». Da quel 3-3 il Piacenza si guadagnò un posto di tutto rispetto nella classifica delle avversarie più sportivamente detestate dalla tifoseria azzurra. Fino a quel 1991, anno dell’ultimo incontro in campionato tra le due squadre (poi le strade si divisero, col Piacenza che prese quella della B e della A). Il 1991, l’anno del coniglio. «L’idea venne a qualcuno della curva sud – dice Venturini – io ero lì ma non ricordo il nome del ragazzo che entrò in campo con il coniglio e la sciarpa biancorossa». Un coniglio vivo – detto per inciso – che poi venne liberato dopo essere stato involontario protagonista. Quanto alla gara, finì 0-0 (al Pavia, nel quale giocava anche Allegri, mancavano tanti giocatori tra cui Massara). Altri tempi, in cui si riusciva a far entrare nello stadio anche un coniglio. Mai passerebbe oggi, con i ferrei controlli all’ingresso del Fortunati. «Allora in tanti arrivavano anche in bicicletta allo stadio e parcheggiavano dentro». Impensabile, ora. «Erano partite da 3.500-4.000 spettatori». Altri numeri. «Ma dall’anno scorso l’interesse si è risvegliato – nota Venturini – certo che tra regole per l’acquisto dei biglietti,viabilità e problemi di parcheggio, e controlli rigidissimi per entrare allo stadio i tifosi vengono scoraggiati. Si dice che si vorrebbero riportare le famiglie allo stadio ma il risultato è l’opposto. Conosco tanti che in occasione della gara contro il Cittadella hanno rinunciato a entrare». Una tristezza. Altro che conigli.

Ore 21.30 – (Gazzetta di Reggio) «Questa Reggiana ha creato qualcosa che secondo me mancava: un po’ d’entusiasmo. Stanno, e da oggi stiamo, risvegliando quell’interesse che si era perso. La Reggiana è dei reggiani e la società sta riportando in auge questa grande tradizione calcistica». L’imprenditore Paolo Gottardi, titolare dell’omonimo maglificio col fratello Roberto, ieri ha ufficializzato con entusiasmo il suo ingresso nella compagine granata in Comune. «Siamo teste quadre al 100%», ha scherzato il nuovo socio. Ad accompagnarlo c’erano anche Gianni Perin di BiTecnology, a sua volta nuovo entrante, oltre al consigliere Gianfranco Medici. Il sindaco Luca Vecchi ha aperto le porte del Municipio per sottolineare quanto «nel progetto della dirigenza ci sia un interesse pubblico, oltre che sportivo, per tutta la città». Gli ospiti hanno ricambiato l’ospitalità regalando al “padrone di casa” una maglia granata numero uno. La presentazione del nuovo socio è stata velata dalla tristezza per la scomparsa dell’ex presidente granata Clarfiorello Fontanesi, cui è andato il ricordo commosso dei presenti. IMPRONTA LOCALE. Gottardi ha rilevato il 4% della società, così come ha da poco fatto anche BiTecnology. Con Gottardi prosegue dunque il progetto di dare una forte impronta locale alla squadra. Tra l’altro i componenti della compagine societaria sono legati da vincoli d’amicizia e di parentela. «Il presidente Compagni è un amico di famiglia da tempo – ha detto Paolo Gottardi – mentre Medici è mio cugino, perché le nostre madri sono sorelle. Amicizia e famiglia sono valori importantissimi. Con queste premesse ci siano sentiti tutelati e quando ci hanno chiamato abbiamo risposto positivamente». I due fratelli seguivano già la squadra e d’ora in poi, hanno detto, lo faranno in modo ancora più assiduo. SCELTA DI CUORE. Gli imprenditori che stanno investendo nella squadra dicono che non lo fanno per un ritorno economico, che nel breve periodo difficilmente potrebbe esserci. «Perché oggi la società di calcio che guadagna di più è quella che perde meno» ha spiegato Medici. «La nostra è prima di tutto una scelta di valori – ha proseguito Gottardi – qui ci sono in ballo tradizioni e il nome di una squadra alla quale ogni reggiano è legato. E’ una cosa che stiamo facendo col cuore, siamo reggiani da sempre e la famiglia ha pensato di dare un contributo piccolo in questa avventura». Il sindaco Luca Vecchi, che si è rallegrato del fatto che la Reggiana «è uscita da un ciclo economico problematico ed ha iniziato bene il campionato»ed ha voluto elogiare la nuova era inaugurata da Stefano Compagni «con il quale abbia parlato spesso di calcio giovanile e di investimenti sul Mirabello». Il primo cittadino ha sottolineato il clima di collaborazione attuale, contrapponendolo «all’ostilità tra diversi ambienti che si è verificata in passato e ha ridotto la capacità di cooperare. Questa città può fare tanta strada nella misura in cui ognuno fa la sua parte, con un dialogo rispettoso e fruttuoso. E questo vale per ogni ambito». TUTTI A SALO’. Dirigenza e sindaco hanno ribadito l’importanza che sia stato revocato il divieto di trasferta a Salò, dove si prevede che la curva ospite, con capienza di 300-400 posti, sarà riempita dai tifosi granata che hanno già organizzato qualche pullman. La società ha ribadito la sua volontà di dare il proprio contributo affinché le partite siano solo una grande festa e la punizione inflitta a tutto l’ambiente, per gli eccessi di un gruppo ridotto di supporter a Mantova, era stata vissuta come una palese ingiustizia. Così si è lavorato, in particolare con la questura di Brescia e in sinergia con la dirigenza del Salò, per fare in modo che il provvedimento dell’Osservatorio per lo sport fosse revocato. Quella di domani è una sfida al vertice, con la Reggiana che si trova a due punti dalla prima in classifica e i bresciani appena un punto sotto. I granata nella precedente trasferta si sono imposti con un netto 2-0, ma il Mantova in questo momento è tutt’altra cosa rispetto al FeralpiSalò.

Ore 21.10 – (Gazzetta di Reggio) «La serie B? Non faccio promesse, staremo a vedere. Fino ad ora abbiamo ottenuto i risultati sperati e cercheremo di proseguire su questa strada per provare a far meglio dello scorso anno». Misurato, sorridente, pacato, mister Colombo ha così risposto alla pungente provocazione con cui Mauro Del Bue ha presentato l’altra sera al Panathlon reggiano, riunito a Reggio Children, la delegazione granata. Pienamente chiarito invece il capitolo “rigori”. «Un conto è provarne a decine in allenamento, un altro tirarne uno in gara. E’ un problema emotivo». E poi: «Sì, c’è una graduatoria di tiratori di penalty preparata negli spogliatoi, ma in campo possono mutare le gerarchie. Noi speriamo solo che ce ne concedano altri». Intuibile, da queste sintetiche anticipazioni, il clima sorridente e sereno che ha avvolto l’incontro al quale hanno partecipato le autorità reggiane, dal prefetto ai comandanti della guardia di Finanza e dei carabinieri e nel corso del quale sono stati inseriti cinque nuovi soci. Si tratta di Vania Toni (maratoneta e assessore a Cavriago) prima donna nel Panathlon, quindi il tennista Giorgio Saccani, il fondista Mario Martinelli, il tennista Giorgio Saccani, il dirigente della Folgore Rubiera Tiziano Pattacini e il presidente (da 50 anni) della Galileo e (per 15) del Circolo tennis di Albinea Fernando Margini. La serata, aperta dal presidente del Rotary Roberto Rabitti ha registrato la presenza del vice presidente della Reggiana Calcio, Sisto Fontanili (che ha portato i saluti del presidente forzatamente assente per motivi di lavoro Stefano Compagni), dell’ad granata Guido Tamelli che ha evidenziato anche l’impegno della società rivolto al settore dei giovanissimi, del calciatore Parola ormai diventato lo “zio buono” dei giovani neo arrivati,, del vice allenatore e del preparatore atletico. Significativi i contributi al dialogo assicurati dal governatore dei panathlon il ferrarese Giorgio Dainese e dall’ex presidente della società calcistica reggiana Federico Spallanzani. Curiosamente da quasi tutti è venuto un ricordo della prima gara vissuta in diretta dagli spalti o dalle finestre che si affacciavano al mitico stadio Mirabello.

Ore 20.50 – (Gazzetta di Reggio) Non solo punti importanti per la classifica. Domani la Reggiana a Salò è chiamata anche a sfatare un tabù. Quattro partite, finora, con la Feralpi e altrettante sconfitte. Michele Serena, allenatore del Salò, però, non sembra davvero farci caso. «A parte che le casistiche, e mentre lo dico mi consenta di toccare ferro, sono fatte per essere smentite, non mi preoccupo dei precedenti, troppe diverse le situazioni e le squadre – spiega l’allenatore del Feralpisalò -. Io so che la Reggiana è un’ottima squadra, che gioca bene a calcio, che ha elementi importanti e di sicuro valore e di questo in ultima analisi io mi debbo occupare e non dei numeri passati». Coma arriva a questa partita la sua squadra? «Tutto sommato ci arriviamo bene, abbiamo fuori tre-quattro ragazzi e anche domenica abbiamo fatto fatica ad arrivare a 18, ma sono soddisfatto. Abbiamo già affrontato quasi tutte le squadre che vanno per la maggiore, adesso vedremo la Reggiana, ma direi che per prestazioni e classifica siamo in linea con gli obiettivi iniziali». Il Salò punta ai play off o a un campionato tranquillo? «All’inizio della stagione il presidente ha detto apertamente che si correva per un posto nei play off, allora, a dire il vero, si parlava di ritorno alla formula antica, con quattro squadre ammesse, poi è rimasto come il campionato scorso, ma l’obiettivo non muta. Parlare di campionato importante vuol dire provare a giocarsela sino all’ultimo per un posto nell’appendice che vale la B». Tatticamente come gioca? «Ho sempre schierato le tre punte, quindi orientativamente diciamo un 4-3-3». Pensa di cambiare qualcosa per il match con la Reggiana? «No, anche perché non ne vedo il motivo, massimo rispetto per i granata ma non tale da dover snaturare il nostro gioco, Anzi, le dirò di più, che in partenza non firmo per un pareggio. Magari a fine gara saremo contenti di aver raccolto un punto, ma io in partenza vado sempre in campo per vincere». A proposito, finora il Salò non ha ancora vinto a casa propria e ha raccolto di più in trasferta, un fatto episodico oppure si esprime meglio quando non è obbligato a fare la partita? «E’ puramente episodico, dipende anche dagli avversari e da come ti gira, noi cerchiamo sempre di fare un calcio propositivo e non speculativo». Dove si può decidere il mach di domani? «Come quasi sempre negli episodi, credo che sia noi che la Reggiana siamo in grado di costruire azioni da goal, chi riuscirà ad essere più cinico sotto porta la spunterà, non vedo una delle due capace di mettere l’altra sotto sul piano della manovra». Teme qualcosa o qualcuno in particolare della Reggiana? «Il collettivo, l’ho seguita il campionato scorso e in un paio di occasioni quest’anno, è una squadra importante, che gioca buon calcio, grande palleggio e con giocatori come Siega e Giannone che mi sono sempre piaciuti, Arma per la categoria è un lusso. Non conoscevo Maltese, sabato mi ha davvero impressionato, ma mi pare inutile fare dei nomi, sono tutti conosciuti ed esperti del torneo. D’altra parte mi pare non nasconda di puntare in alto, al vertice, magari alla promozione diretta e so che Ferrara e Colombo non sono certo dei fanfaroni».

Ore 20.30 – (Gazzetta di Reggio) Rifinitura in via Agosti per Spanò e compagni prima della partenza per Salò dove domani – il fischio d’inizio sarà alle ore 17.30 – la Reggiana è attesa dal Feralpisalò. Assodato che il 3-5-1-1 verrà riproposto, dopo gli ottimi risultati nei due match nel quale è stato impiegato, nell’undici titolare non ci saranno stravolgimenti con Nicholas Siega pronto a tornare trequartista per lasciare la fascia destra al rientrante Vasile Mogos. Maggiori preoccupazioni arrivano invece dall’infermeria che resta affollata: Paolo Bartolomei, ad esempio, dovrà aspettare l’ecografia alla gamba di martedì per sapere se il recupero è completato; per Raffaele Nolè invece la risonanza magnetica è in programma oggi e, se non insorgeranno ulteriori complicazioni, il giocatore tornerà in gruppo a fine mese. Sottoposto ieri a un esame strumentale, arriva il semaforo rosso per Yuri Meleleo: la risonanza ha evidenziato una leggera distorsione al ginocchio destro, prima di ipotizzare una data di rientro verrà interpellato il dottor Rocchi. Max Pesenti e Stefano Barilli, impegnati con il lavoro differenziato, fanno passi da gigante e si prevede possano tornare presto con il gruppo. Da valutare le condizioni di De Nicola che nell’allenamento di ieri è stato colpito da un’involontaria ginocchiata alla coscia sinistra.

Ore 20.10 – (Gazzetta di Mantova) Due giorni di premiazioni per Gaetano Caridi, che domenica scorsa a Cuneo ha giocato la 300esima partita di campionato con la maglia del Mantova. Oggi, dopo seduta di rifinitura mattutina, il capitano biancorosso sarà premiato dal Centro di Coordinamento «a nome di tutti i tifosi – spiega il presidente Rinaldo Pizzi – e di tutti i club che fanno riferimento al Ccmc». Domani, invece, prima del riscaldamento che precederà la gara contro il Lumezzane (dunque attorno alle 14.15-14.20), Caridi riceverà invece una targa dalla società di Viale Te. La dirigenza, inoltre, ha fatto preparare per Don Tano una maglia speciale, che avrà sulla spalla sinistra il numero 301 e che il capitano indosserà proprio nella gara contro il Lumezzane. Per Caridi quella in corso è l’undicesima stagione in biancorosso: con 301 presenze è terzo nella lista dei recordman del Mantova (Spinale 375, Bellodi 333) e con 54 gol è secondo soltanto a Ciccio Graziani (80) per numero di reti segnate.

Ore 19.50 – (Gazzetta di Mantova) Arrivano una buona e una cattiva notizia per mister Riccardo Maspero alla vigilia della gara contro il Lumezzane: Matteo Momentè è tornato ad allenarsi dopo l’attacco febbrile e dunque sarà a disposizione per guidare l’attacco biancorosso insieme a Francesco Ruopolo; il difensore Filippo Carini si è invece infortunato alla caviglia e non potrà giocare. Carini ieri mattina è stato portato in ospedale e le lastre a cui è stato sottoposto hanno escluso lesioni ossee; nei prossimi giorni dovrà però essere una risonanza magnetica a escludere complicazioni legamentose. Tornando al campo, Maspero ha ormai quasi deciso l’undici titolare da opporre domani al Lumezzane. I nodi da sciogliere restano soltanto due e riguardano i nomi dei centrocampisti centrali: Puccio sembra favorito per una conferma e potrebbe ricomporre con Raggio Garibaldi la coppia di Cuneo; in lizza ci sono però anche Dalla Bona (che ieri ha subìto un pestone, ma recupererà di sicuro) e il giovane Lombardo. Per quanto riguarda il resto, salvo sorprese nella rifinitura di questa mattina è già tutto deciso. Il modulo tattico sarà il 4-4-2: davanti a Bonato agirà una difesa composta dai terzini Trainotti e Sereni e dai centrali Gavazzi e Scrosta; gli esteserni di centrocampo saranno Caridi a destra e Foglio a sinistra; in attacco si vedrà all’opera il tandem Ruopolo-Momentè, finora schierato soltanto nel secondo tempo della vittoriosa gara interna contro il Renate a causa dei piccoli acciacchi accusati dalle due punte. Per la gara con il Lumezzane sono stati acquistati finora 128 biglietti. Il Mantova Point sarà aperto oggi e domani dalle 9.30 alle 12.

Ore 19.30 – (Gazzetta di Mantova) Quella di domani con il Lumezzane è vista nell’ambiente biancorosso come la gara della verità e il presidente Sandro Musso alla vigilia non nasconde che «la società ora aspetta fatti concreti». Il che significa una vittoria scacciacrisi «o almeno un pareggio che torni a muovere la nostra classifica e che dia un segnale di inversione di tendenza». Il “2”, invece, non è contemplato, perché «è assolutamente necessario non perdere». In caso contrario, infatti, la crisi si inasprirebbe e perfino l’immensa fiducia in mister Maspero potrebbe vacillare. Ma a questo nessuno in casa Mantova vuole pensare. Tantomeno il presidente Sandro Musso, al termine di una settimana snervante seguita al ko di Cuneo e alla vigilia di una partita che per la Sdl ha anche un sapore particolare: «Vincere per noi sarebbe doppiamente bello – spiega il numero uno di Viale Te -, perché si tratta di un piccolo derby, dopo quello sfumato con il Brescia». Derby fra bresciani a parte, ciò che conta è ovviamente che il Mantova dia un segnale di riscossa: «Dal secondo tempo di Bolzano in poi – spiega Musso -, la squadra secondo me ha vissuto una continua involuzione. È come se contro il Sudtirol si fossero perse le certezze che si stavano costruendo dopo la Coppa Italia e il vittorioso debutto in campionato contro il Renate. Nel secondo tempo di Cuneo, domenica scorsa, spero che si sia toccato il punto più basso e che adesso si cominci a risalire la china». Le condizioni, secondo Musso, ci sono tutte: «Ci siamo spesi molto nei primi giorni di questa settimana, passando ore ad analizzare prima con il mister e poi con i giocatori i problemi della squadra. La reazione di Maspero alle nostre pressioni ci è piaciuta, perché è stata decisa e schietta. E allo stesso modo abbiamo apprezzato l’atteggiamento dei giocatori. Il mister ha anche dimostrato di non essere un integralista, accettando di mettere in discussione il modulo di gioco. E tutti insieme abbiamo fatto quadrato, ripromettendoci di lavorare ancora più sodo di prima. Adesso, però – sottolinea Musso – servono dei fatti concreti sul campo, perché non è che si possa parlare all’infinito». Ciò che dal presidente all’ultimo dei tifosi si augurano è ben espresso da Musso: «In questo momento ci serve una vittoria come il pane. Magari anche giocando malissimo, con un colpo di fortuna, con una deviazione di stinco di Caridi come mi raccontano accadde all’epoca di Di Carlo… Insomma, abbiamo bisogno di un episodio che ci aiuti a sbloccarci». Oltre a questo, il presidente si augura di avere una risposta caratteriale dalla squadra: «In questa categoria la differenza la fanno la grinta, la fame, il nerbo. E noi invece siamo troppo buoni: è ora di tirar fuori tutta la cattiveria agonistica che abbiamo».

Ore 19.10 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) «Alex Pederzoli, grande protagonista e “faro” della manovra biancorossa nella fausta stagione 13-14, nella quale il Sudtirol arrivò sino alla finalissima playoff contro la Pro Vercelli». Così il sito ufficiale degli altoatesini ricorda sul web e sembra rimpiangere un po’ l’ex biancorosso Alex Pederzoli, oggi cervello del ramarro, che con la società di Bolzano collezionà ventidue presenze. L’altro ex altoatesino (della stagione 03-04 quando in serie C2 la squadra perse la finale dei play-off contro la Cremonese), oggi sulla panca del Pordenone, è Bruno Tedino. Entrambi, ciascuno a modo suo, cercheranno domani di far valere al Bottecchia (inizio alle 14) la vecchia legge dell’ex. PRECEDENTI – Quattro sono stati gli incontri già disputati fra i professionisti fra Pordenone e Sudtirol. Le prime due risalgono appunto alla stagione 03-04 in C2. All’andata i neroverdi guidati da Italo Giorio (prossimo segretario generale della Sacilese Academy) si imposero per 2-1 grazie alle reti di Daniele Pasa (papà di Simone) e di Temporini. Nel ritorno al Druso vinsero gli altoatesini con lo stesso risultato (doppietta di Zecchin e ancora gol di Pasa). Il secondo doppio confronto ebbe luogo la scorsa stagione. Il Sudtirol vinse 2-0 al Druso (gol del pordenonese Martin e di Fischnaller). Il Pordenone rispose con il 2-0 al Bottecchia (doppietta di Maccan). PARITÀ – L’equilibrio del passato si prolunga nel presente. Le due formazioni sono infatti appaiate al sesto posto a quota 10. Chi vincerà domani potrà di diritto puntare alla zona playoff. Anche per questo si prevede un buon afflusso di pubblico. La segreteria della società neroverde ha comunicato che i cancelli del Bottecchia, saranno aperti alle 12.30, la biglietteria centrale di via Stadio sarà attiva dalle 11. DERBY SERALE – La sfida Pordenone-Bassano si giocherà al Bottecchia sabato 31 ottobre, con fischio d’inizio alle 20.30. LOVISA JUNIOR – Grande impresa dei Giovanissimi nazionali. I ragazzi di mister Bezerra hanno sfoderato una super prestazione ad Arzene con l’Hellas Verona, una delle big del campionato. Il grande carattere, l’intensità e la qualità del gioco espresso dai ramarrini sono stati premiati dal successo (2-1) ottenuto all’ultimo minuto. In gol Lovisa (su rigore) e Comisso. Domenica il campionato si ferma per la sosta.

Ore 18.50 – (Messaggero Veneto) Da una parte una “cooperativa” del gol, dall’altra un’oligarchia. Mettendoci un pizzico di fantasia, la si può vedere anche così. Sebbene Tedino e Stroppa siano seguaci di una comune filosofia calcistica, sinora è il gruppo neroverde ad aver meglio attuato i dettami del proprio allenatore, almeno per quanto riguarda la coralità della manovra offensiva. Lo dicono i numeri. Il Pordenone è una delle squadre dell’intera Lega Pro ad aver mandato più uomini in rete: ben 7, con il brasiliano De Cenco che capeggia (2 gol) il folto gruppo che comprende De Agostini, Mandorlini, Pasa, Pederzoli, Strizzolo e Cattaneo. Dall’altra parte, solo tre firme, con l’ex ariete del Vicenza, Maritato, mattatore (3 reti su 5, 2 su rigore), seguito dal talento del Sassuolo, Gliozzi, e dall’ex Ancona, Tulli, entrambi con un sigillo. Cosa può aver influito su questa diversità? Un ruolo non marginale spetta al calendario, sinora più impegnativo per l’Altoadige, mentre il Pordenone ha goduto della “vendemmia” (4 gol) con la super traforata (20 reti in 6 giornate) difesa della Pro Patria.

Ore 18.30 – (Messaggero Veneto) Ultimi dubbi di formazione: Tedino li scioglierà stamattina al termine della rifinitura in programma al De Marchi. Ieri buone notizie. Marchi si è allenato col gruppo e potrebbe essere regolarmente in campo con l’Alto Adige. Per il resto, ancora a parte ma ormai prossimo al rientro il difensore Ingegneri. Mentre non sarà della partita l’acciaccato Castelletto. L’allenatore dovrà risolvere pure il solito rebus nel tridente offensivo, con Strizzolo, De Cenco, Finocchio e Valente a contendersi due maglie. In porta confermatissimo Matteo Tomei, che ieri ha ricevuto un attestato di stima da parte dei tifosi del fan club Caffè Nogaredo (“Orgogliosi di averTomeI”, il testo dello striscione esposto) dopo le polemiche seguite al match con la Cremonese. Infine, resi noti data e orario del big-match casalingo con il Bassano: sabato 31 ottobre alle 20.30.

Ore 18.10 – (Messaggero Veneto) Due allenatori in panchina, un maestro sullo sfondo. La gara tra Pordenone e Alto Adige in programma domani (alle 14) vivrà anche della sfida tra Bruno Tedino e Giovanni Stroppa. Tecnici che in un modo o nell’altro debbono ringraziare uno dei loro colleghi più innovativi e rivoluzionari, calcisticamente parlando, ovvero Arrigo Sacchi. Il mister di Fusignano, noto per i trionfi con il Milan e per aver condotto la nazionale maggiore a un passo da un titolo mondiale, rappresenta un ispiratore comune. Insomma, al Bottecchia si annuncia un bel derby tra “sacchiani”, sulla carta a tutto vantaggio dello spettacolo. La chiamata. Se l’attuale trainer neroverde può fregiarsi di avere allenato nel club Italia, precisamente le under 16 e 17, lo deve proprio a Sacchi, cui Tedino ha più volte manifestato pubblicamente la sua gratitudine per la chiamata azzurra arrivata nel 2013. Allora, l’ex allenatore rossonero ricopriva la carica di coordinatore delle nazionali giovanili tricolori, ruolo che ha lasciato l’anno scorso per motivi di stress e fu proprio lui, assieme al vice Maurizio Viscidi (già estimatore dell’allenatore neroverde ai tempi in cui allenava a Treviso), a voler puntare su Tedino, considerato un vero e proprio scopritore e valorizzatore di talenti, pur senza essersi mai seduto sulle grandi panchine di serie A e B. Un inno alla gavetta e alla competenza fatta sui campi di provincia, che ha proprio in Sacchi, partito dalla Seconda categoria emiliana per arrivare sul tetto del mondo col Milan, uno degli esempi più illustri. Maestro. Il legame tra il tecnico altoatesino e Sacchi è ancor più forte. Stroppa gli deve la maggior parte delle sue fortune da calciatore, considerato che fu proprio l’allenatore di Fusignano a farlo debuttare in serie A con la maglia del Milan nel 1989, per poi lanciarlo addirittura in una semifinale di coppa dei Campioni (col Bayern Monaco) e nella finalissima di coppa Intercontinentale a Tokyo, in cui proprio Stroppa segnò uno dei 3 gol con cui i rossoneri piegherono l’Olimpia Asuncion. Diventato allenatore, il mister dell’Altoadige è maturato nel settore giovanile (Primavera) del Milan, club in cui le opinioni di Sacchi, si sa, hanno avuto e hanno un peso nelle scelte a tutti i livelli. Vocazione e numeri. Di “sacchiano” non c’è soltanto il passato dei due allenatori. Il presente parla per entrambi di un credo calcistico votato più al collettivo che al singolo. Intensità e organizzazione sono autentici capisaldi. Senza considerare quella mentalità per cui non ci debbano essere differenze tra casa e trasferta o in base al nome dell’avversario. Basti pensare che il Pordenone sinora ha equamente suddiviso il suo pingue bottino (5 punti al Bottecchia, altrettanti fuori) e che l’Alto Adige ha ottenuto il massimo in 2 trasferte su 3. Oltretutto su campi difficili come Bergamo e Padova. Ora il test Pordenone.

Ore 17.50 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Buone notizie dall’infermeria per il Venezia, Barreto migliora e da martedì tornerà finalmente in gruppo. Domani però l’asso brasiliano non sarà della partita contro la Calvi Noale al Penzo (ore 15) in un inedito derby lagunare che opporrà il team capolista, quello arancioneroverde, alla sorprendente terza forza del girone C (a -5 dalla vetta). Il 2-2 di Abano ha lasciato in eredità la squalifica per due turni di capitan Serafini, quindi in attacco toccherà a Maccan con Carbonaro favorito su Innocenti e Fabiano trequartista. In mediana Gualdi e ballottaggio Calzi-Soligo, mentre per Callegaro rientrerà il titolare Acquadro (’96) appena convocato dalla Rappresentativa di serie D per il raduno di lunedì e martedì a Pomezia.
In difesa davanti a Vicario confermati i terzini Ferrante-Galli, Beccaro in mezzo farà coppia con uno tra Cernuto e Modolo. Turno di riposo oggi per la Juniores (reduce dallo 0-6 con la Luparense) che tornerà in campo nell’infrasettimanale di mercoledì prossimo a Campodarsego anticipando così la trasferta della prima squadra di domenica 25 in casa della vicecapolista.

Ore 17.30 – (Gazzettino, edizione di Venezia) E’ quasi un atto di fede, sportivamente parlando s’intende, dar credito a Joe Tacopina, nuovo presidente italo-americano del Venezia Football Club, quando parla di serie A con vista Europa nel giro di 3-4 anni e soprattutto di nuovo stadio in terraferma. In un non lontano passato con analoghe promesse su questi schermi è apparso Maurizio Zamparini, mentre il fallimento del progetto di Yury Korablin è storia di ieri. «Altri anni, altri uomini», ribatte pronto l’avvocato ex campione di wrestling. E mentre parla si capisce che l’atto di fede è un all inclusive nel quale sta dentro anche il feeling immediatamente instauratosi tra il nuovo boss arancioneroverde e il sindaco Brugnaro, con la benedizione che quest’ultimo ha evidentemente dato all’operazione “americani in laguna”. Tacopina, che è businessman pratico, ha capito al volo che il rapporto col primo cittadino può essere l’inizio e la fine di tutto e infatti non perde occasione per esternare la sua ammirazione per Brugnaro, «un imprenditore alla Bloomberg che ha rivoltato New York come un calzino». Da parte sua il sindaco, uomo d’affari che ha saputo cogliere in ogni declinazione le potenzialità di un club sportivo, forse comincia a pensare che Tacopina può essere l’uomo giusto per inseguire l’araba fenice e realizzare lo stadio in terraferma. Del resto un imprenditore come il leader di Umana – che va sul pratico e detesta le liturgie dei politici – deve aver molto apprezzato un “collega” che parla di stadio di proprietà, di marketing aggressivo sul brand Venezia e soprattutto che ragiona in termini di club metropolitano. Come dire che la “Grande Venezia” da anni vagheggiata da Brugnaro potrebbe essere a trazione sportiva.

Ore 17.10  – (Gazzettino, edizione di Venezia) Il presidente Joe Tacopina l’ha indicato come colui che ha saputo stuzzicarlo, spingendolo a prendere in considerazione la possibilità di continuare a fare calcio in Italia cambiando nuovamente città. Il «lui» in questione è l’avvocato Alessandro Vasta, 50enne veneziano, professionista dello studio legale internazionale Tonucci & Partners, già decisivo nell’acquisizione della Roma da parte degli americani.
«Non datemi meriti più grandi di quelli che potrei avere – minimizza sorridendo -. Diciamo che qualche mese fa si è aperto un canale e ciò che ho fatto è stato mettere al corrente Joe Tacopina che la squadra di calcio della mia città era sull’orlo del baratro». E l’avvocato newyorkese da subito ha tutt’altro che scartato la possibilità di arrivare in laguna dopo Roma e Bologna. «A convincerlo è stato il fascino di Venezia, credo che a Tacopina sia sembrata in qualche modo un’ingiustizia che una piazza mondiale perdesse la sua squadra di calcio. Non ci conoscevamo, ovviamente io sapevo chi era e ho pensato che l’entusiasmo con cui ha risvegliato Bologna sarebbe stato un toccasana anche qui». Una bella differenza comunque passare da una serie A appena riconquistata al sommerso della serie D. «La categoria è questa, speriamo ancora per poco, Tacopina lo sa bene ma ciò non l’ha spaventato. Anzi – sottolinea Vasta – il primo passo è stato allestire una società professionistica, in primis nell’organizzazione interna che servirà per ottenere i risultati che tutti vogliamo anche sul piano del coinvolgimento. I tifosi devono tornare, e torneranno, a sostenere i colori arancioneroverdi che rappresentano la città». ul campo l’inizio è stato esaltante e domenica scorsa, per la gara non certo di cartello con la Liventina, al Penzo il pubblico si è raddoppiato rispetto alle magre degli ultimi anni. «Speriamo che quei 2.000 spettatori tornino già domani con la Calvi Noale. Siamo sulla buona strada, merito di un grande ds come Giorgio Perinetti che ha costruito la squadra. Il campionato però non è già vinto, sarà bello condividere emozioni con i tifosi».

Ore 16.50 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Molte le domande dei lettori ai quali il presidente Joe Tacopina ha risposto con simpatia. Benedetto: dopo Roma e Bologna ora Venezia: quanto tempo è intenzionato a fermarsi? «È l’ultima fermata perchè voglio portare a termine quello che ritengo il progetto più ambizioso. Roma e Bologna sono state tappe del mio percorso che mi hanno insegnato molto». Giuliano (Mirano): perchè non ha scelto un nome tipo Unione Venezia che maggiormente rappresenta la tifoseria? «Perchè è il nome della vecchia squadra ora in liquidazione. Venezia è un brand conosciuto nel mondo ma che nel contempo raggruppa entrambe le due città Venezia e Mestre. E per me pari importanza hanno, tant’è che la maggior parte del mio tempo la trascorro a Mestre dove abbiamo la sede e dove la squadra si allena». Jacopo (Marghera): la risalita è indipendente dalla costruzione del nuovo stadio? «Spero che le due cose possano procedere assieme ma il progetto squadra è indubbiamente quello al quale teniamo di più». Giuseppe (Dolo): se arriva subito in Lega Pro cambia allenatore? «È una domanda da fare al ds Perinetti. Ma perchè cambiare se ci fa promuovere?» Giulia (Fossalta di Piave): ha iniziative in programma per agevolare i tifosi dell’hinterland? «Ci stiamo interessando con le aziende di trasforti per agevolare i nostri fans a raggiungere il Penzo». Cristiano (Mestre): esistono squadre che hanno lo stesso nome, non potete avere l’esclusiva? «Non conosco altri team con il nome Venezia. Noi siamo la squadra indicata con una lettera dal sindaco Brugnaro alla Federazione quale rappresentante delle due città: il nostro marchio è registrato». Paolo (Venezia): Aprirà un Venice-corner a Venezia per sviluppare il marchandising? «Sì al più presto perchè credo in queste iniziative, decisive per mantenere la società». Francesco (Mestre): parteciperà alle feste dei tifosi? «Sempre quando mi inviteranno: perchè sono una componente determinante per il successo, devono essere il 12. uomo in campo».

Ore 16.30 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Serie A e poi Europa in uno stadio nuovo. Con una squadra che sappia finanziarsi in maniera eguale con i proveniti della tv, quelli della commercializzazione di marchio e marchandising e infine quelli provenienti dagli incassi del botteghino. Joe Tacopina, nuovo presidente del Venezia Fc, ha rinnovato le promesse formulate in occasione della presentazione alle città di una settimana prima, aggiungendo qualche novità tipo la volontà di effettuare ogni estate una tournée estiva negli States o in Asia, oltre a precisare che un’immediata serie B si giocherebbe al Penzo e il nuovo stadio (obiettivo realizzarlo in tre anni) sarà di 28mila posti tipo Juventus Stadium. Tacopina, avvocato nativo di Brooklyn ma figlio di genitori romani, si è presentato (assieme alla responsabile della comunicazione Veronica Bon) in tutta la sua semplicità e simpatia nella sede de Il Gazzettino per rispondere alle domande del direttore Roberto Papetti, del capo dell’edizione di Venezia Tiziano Graziottin e di Alberto Francesconi e Luca Miani. Oltre a quelle dei lettori. – Per anni si è parlato di nuovo stadio oltre che di serie A. Ma ben poco si è visto: perchè gli sportivi dovrebbero crederle? «Intanto perchè quello che dico lo faccio – afferma Tacopina – e poi perchè ci sono tempi diversi e persone diverse. Io sono differente da chi mi ha preceduto, ho grandi volontà e posso contare sull’appoggio di un business-man come il sindaco Luigi Brugnaro che il nuovo stadio lo vuole poichè molto importante: per la città e per la necessità di adeguarsi ai tempi». – Nuovo stadio per far volare il Venezia. «La serie A e poi l’Europa sono il progetto che vogliamo realizzare: spero in due anni e mezzo ma anche se ci sarà da impegnarsi di più siamo pronti a farlo. Stadio da 28mila solamente per il calcio in zona aeroporto con area commerciale e hotel attorno: un biglietto da visita ottimo per questa città. Ma anche per la Regione Veneto: al più presto conto di incontrare il Governatore Luca Zaia per parlargli di questo. Ma il Penzo – romantico e affascinante – sarà utilizzato almeno sino alla serie B e poi vorrei mantenerlo attivo con delle amichevoli e delle altre manifestazioni». – La scelta di approdare in laguna dopo Roma e Bologna? «Perchè in Italia ci sono grandi potenzialità essendo i team calcistici sottovalutati a livello economico. C’è la possibilità, cambiando la mentalità di reperimento degli introiti, di far decollare anche il Venezia utilizzando settori sinora non sviluppati. Per questo al più presto apripremo uno store a Venezia per commercializzare i nostri prodotti e il marchandising sarà uno dei punti di forza della nostra filosofia. Inoltre effettueremo delle tournée estive nel mondo: negli States e in Asia dove Venezia è molto considerata e amata, ad anni alterni. Il tutto assieme a Giorgio Perinetti, il diesse che anche Antonio Conte mi ha consigliato, al quale ho affidato il compito di trasformare il mio progetto in realtà». – Il rapporto con i tifosi? «Venezia e Mestre devono essere unite nei colori arancioneroverdi per puntare in alto. I nostri fans vengono da stagioni senza soddisfazioni e vanno ripagati. La squadra rappresenta le due città e i tifosi sono ben distibuiti». – Domenica c’è il derby con la Calvi. «Speriamo ci sia una bella risposta dei tifosi e il ritorno al succeso». – Joe Tacopina quali sport ha praticato? «Come tutti i giovani statunitensi football e hockey, ma poi giocavo a calcio per la strada con i miei amici: è sempre stato la mia passione. Ma sono state anche campione newyorchese di lotta grecoromana, il vero wresling non quello della tv, nel 1984».

Ore 16.00 – Su Neto Pereira: “È convocato, sarà dei nostri”.

Ore 15.57 – Sullo schema: “Qualunque modulo scelga non ha importanza, ciò che più conta è che la squadra giochi in grande compattezza”.

Ore 15.53 – Sul Renate: “Padova più forte sulla carta? Bisogna dimostrare la propria forza sul campo, non sulla carta… Dobbiamo giocare con fame e determinazione per ottenere una prestazione importante. La loro è una squadra molto giovane ma ben allenata, ma più che a loro penso a noi e mi aspetto un Padova affamato”.

Ore 15.50 – Arriva Parlato. Sul Padova: “Stamattina mi è capitata in mano una sciarpa con scritto “Se non la ami quando perde non amarla quando vince”, e penso che queste parole racchiudono tutto. Ci dev’essere massima fiducia e consapevolezza nei propri mezzi, ma dobbiamo uscire dal campo ancor più stremati rispetto alle ultime partite”.

Ore 15.20 – Qui Guizza: termina l’allenamento.

Ore 15.00 – Qui Guizza: partitella a campo ridotto, provato nuovamente il 4-3-3.

Ore 14.40 – Qui Guizza: Biancoscudati in campo per la rifinitura. Regolarmente in gruppo Diniz, mentre Neto Pereira come da programma lavora a parte forzando per provare a recuperare in vista di domani.

Ore 14.20 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) «A dream»: la sua prima settimana in laguna nella veste ufficiale di presidente del Venezia Fc è come un sogno. Ma Joe Tacopina, ospite ieri in redazione al Corriere del Veneto , non si lascia avvolgere dall’atmosfera romantica della città. Anzi, è lui a travolgere come un ciclone l’ambiente arancioneroverde: in ufficio ha fissato una lista di 200 cose da fare e, dice, è «arrivato al punto 6». E Tacopina ha chiaro un obiettivo: riportare il Venezia in serie A: «Per me ci possiamo arrivare in due anni e mezzo», dice rispondendo alle domande dei giornalisti delle redazioni sport e cronaca. Presidente, come è nata l’idea di acquisire il Venezia? Lo scorso gennaio Yuri Korablin, allora presidente dell’Unione Venezia, disse di essere stato contattato da lei e da Joey Saputo per la vendita della società. E’ così? «No, è falso. Non ho avuto nessuna conversazione con Korablin. Non so da dove sia uscita questa cosa. Allora mi stavo occupando solo di riportare il Bologna in serie A. Solo dopo ho iniziato a pensare al Venezia: è un progetto eccitante, è quello che a mio avviso ha più potenziale tra quelli in cui sono stato coinvolto. Perché è una città con una storia importante e deve avere una squadra e uno stadio all’altezza». A proposito dello stadio, lei ha dichiarato fin dall’inizio che viene prima il progetto sportivo, ma che lo stadio rientra nei suoi programmi. Non a caso si vocifera che tra i suoi soci via sia anche un costruttore di impianti sportivi. Fino ad oggi, però, da Zamparini in poi, nessuno è riuscito nell’impresa. «Non ho dubbi che lo stadio si farà. Ci vorranno fondi privati, con gli sponsor, fondi pubblici con il Credito sportivo. Sono stato contattato già da molti architetti al riguardo, ad esempio da Matt Rossetti, che ha realizzato la Red Bull Arena di New York. Sarà un grande impianto, vicino all’aeroporto, che darà visibilità a tutti gli sponsor che parteciperanno alla realizzazione. Non ho dubbi, ci riusciremo, ora è diverso. C’è il sindaco Brugnaro, che è prima di tutto un imprenditore, ci supporta. Lo faremo prima di quanto ci si immagini». Uno stadio da serie A, e la squadra? Arriverà presto in serie B? «Serie B? Io voglio la serie A e l’Europa. Sembra solo un sogno, ma sono qui per questo. Porto rispetto alle altre categorie, ma noi le attraverseremo per arrivare in serie A. Ho chiamato il ds Giorgio Perinetti per questo, lui è un dirigente importante e Venezia è una città da serie A. Quando ci arriveremo? Non si può dire ora, il calcio è imprevedibile. Ma speriamo di essere in Lega Pro la prossima stagione e poi in serie B quella dopo. Per me saliamo subito in serie A, mentre Perinetti è più cauto. Quel che penso io è che in due anni e mezzo saremo in A». Come è stato accolto da Venezia? Cosa le è piaciuto? «Amo questa città ed è un onore per me rappresentarla. Sono orgoglioso di portare questo logo (dice mostrando lo stemma del Venezia Fc sulla t-shirt, ndr ) e ho detto ai giocatori che devono esserne fieri. Sento in città un’energia nuova, tante persone chiamano per ringraziarmi. Nel mio iPhone c’è una foto che guardo spesso: è quella di piazza San Marco piena di tifosi e bandiere arancioneroverdi per la promozione in serie A. La prendo come spunto e vorrei che si realizzasse di nuovo». Quell’euforia si è spenta da un pezzo. Come riavvicinare i tifosi al Venezia? «So che in questi anni i tifosi hanno sofferto. Il modo per riportarli allo stadio è avere una buona squadra in campo e fuori. Li ho già incontrati, sono a loro disposizione perché rispetto e apprezzo quello che hanno fatto. Dobbiamo lavorare insieme e migliorare ogni settimana. L’ho detto anche al sindaco Brugnaro: sono a disposizione per la città». Intende dire che sosterrà dei progetti o delle iniziative del Comune? «Certo. L’ho fatto anche a Bologna, con il Teatro Comunale, indipendentemente dal mio ruolo calcistico. Lo farà sicuramente anche qui». Verrà spesso a Venezia? Come gestirà il lavoro da fare a distanza? «Ci sono tante persone fantastiche che lavorano in questo club: un team da serie A. Io sarò qui molto spesso, sono capace di lavorare 24 ore su 24 per il Venezia. Stiamo già parlando dei giocatori per il prossimo anno e per quello dopo. L’importante è che i tifosi ci sostengano e tornino a credere nel Venezia. Se ci crederemo diventerà contagioso».

Ore 14.00 – (La Nuova Venezia) Disco verde per Victor Barreto: l’attaccante brasiliano da martedì sarà di nuovo in gruppo, guarito e pronto a dare il suo contributo al Venezia dopo le due apparizioni con Virtus Verona e Luparense. Cantini e Cangemi ritornano nella lista dei convocati, Favaretto dovrà forzatamente fare a meno di Matteo Serafini nelle due partite d’alta classifica contro Calvi Noale e Campodarsego. In difesa ritorna Beccaro, con Modolo e Cernuto a giocarsi la seconda maglia di difensore centrale. L’assenza forzata di Serafini rilancia al centro dell’attacco Denis Maccan, sei presenze e un gol contro la Sacilese nelle prime 8 partite avendo saltato per squalifica l’esordio a Dro e rimanendo in panchina con la Virtus Verona. «Sono pronto, se dovesse toccare a me». Difficile che Favaretto faccia una scelta diversa visto che nel settore offensivo l’ex Pordenone è l’unico attaccante d’area, molto di più di Serafini, nato centrocampista e portato a retrocedere per smistare palloni e assist, come accaduto con Carbonaro ad Abano. «Abbiamo caratteristiche diverse» spiega Maccan, «il mio raggio d’azione è soprattutto in area di rigore. Per tutti gli attaccante basta avere pazienza perché questa squadra costruisce tante occasioni ogni partita. Devo farmi trova pronto sotto porta». Dopo aver interrotto ad Abano la striscia di vittorie, il Venezia si trova di fronte la piacevole sorpresa della Calvi Noale. «Il nostro cammino è stato finora positivo, può capitare di pareggiare», dice Maccan, «tutti avrebbero firmato per un ruolino del genere prima del campionato». Prossimi avversari saranno Calvi Noale e Campodarsego, le uniche insieme alla Virtus Verona in grado finora di restare in scia alla truppa di Favaretto. «Decisive? No, solo importanti. Siamo solo all’inizio della stagione, dopo la partita di Campodarsego resteranno altre 28 partite». Intanto il Monfalcone ha esonerato Zoratti e affidato la squadra ad Andrea Zanuttig, lo scorso anno al Vesna.

Ore 13.40 – (La Nuova Venezia) Una settimana per prendere possesso del Venezia, saggiare le potenzialità del territorio e scoprire da vicino squadra, tifosi e stadio. Dalla presentazione di venerdì scorso all’hotel Ca’ Sagredo ad oggi, di acqua sotto i ponti sembra esserne passata già parecchia, ma di sicuro il presidente Joe Tacopina sembra avere saldamente le redini del club tra le mani, e anche le idee chiare su quel che si deve fare. Ha vissuto tutti di un fiato questi primi sette giorni tra Venezia, Mestre e Abano ma assicura: «Tutto è stato assolutamente perfetto, e il progetto che stiamo portando avanti ha delle grandi potenzialità. C’è un pubblico splendido, l’unica cosa finora negativa è stata mercoledì ad Abano, quando l’arbitro non ha visto uscire la palla che ha portato al 2- 2. Ma andiamo avanti lo stesso sereni. Non c’è davvero stato nulla che non mi sia piaciuto in tutto quel che ho fatto o visto in questi giorni». Inevitabile un passaggio dedicato allo stadio Penzo, come il presidente lo ha potuto vedere domenica scorsa. «È romantico e unico al mondo, dall’alto hai una vista a 360° semplicemente unica, ma non è molto pratico e sicuramente è vecchio. Abbiamo bisogno di uno stadio che corrisponda alle nostre esigenze e al club che deve rappresentare. Parleremo ancora con il sindaco Brugnaro, ma è logico che nel futuro ci si deve immaginare uno stadio adeguato con hotel, negozi e divertimenti. Intanto andiamo avanti così con le migliorie che si potranno fare al Penzo, come ai posti a sedere o agli spogliatoi. Poi è nelle mie intenzioni creare una fans-zone all’interno, uno spazio in cui si respiri un’atmosfera familiare, dove mangiare, ascoltare musica e anche acquistare gadget del club. I nostri tifosi arrivano da anni di sofferenze e delusioni, e senza tifosi noi non esisteremmo. Poi penso a eventuali eventi speciali, magari si organizzeranno cene e incontri, ma per ora sono soddisfatto di quel che ho visto e conosciuto. Voglio però che ogni settimana si faccia un passo avanti, che ci sia qualcosa di nuovo e il sistema migliori dentro e fuori dal campo». E tra sorrisi e ambizioni, rimarcando la volontà di far risalire presto il Venezia in serie B e quindi in serie A, Tacopina aggiunge: «Stiamo lavorando 23 ore al giorno, ma non c’è problema perché stiamo ripartendo da zero. Ho la fortuna di avere al mio fianco collaboratori eccezionali, e so anche che di lavoro da fare ce n’è ancora molto. Tutto nell’ottica del crescere e per riportare i tifosi allo stadio e ad amare questa squadra. E’ importante che il presidente di una società di calcio agisca così e non pensando che sia una compagnia privata. Voglio vivere questa città, voglio diventare anche io un veneziano per quel che è possibile, e come ho detto chiaramente anche al sindaco Brugnaro: cercherò di portare in città nuovi investitori e di fare tutto quel che potrò per Venezia e il Venezia che ho la fortuna di presiedere».

Ore 13.20 – (La Nuova Venezia) Non è il salotto del David Lettermann Show, ma neanche quello di Marzullo. Nessuno sbadiglia, e poi è mattina. Joe Tacopina arriva un po’ in ritardo, segnale che si sta italianizzando. L’accordo, nella redazione della Nuova Venezia, è quello di parlare di tutto quello che ci salta in mente, per conoscere meglio, più da vicino l’”uomo”, più che il presidente. Del quale si è già capito come intende muoversi. Presidente, acqua alta in questi giorni? Ha preso gli stivali? «Ah ah. Per ora non ho gli stivali di gomma. Ma sarebbe una idea farli con lo stemma del Venezia. Così tifosi e anche tanti turisti li comprano. Una operazione di marketing». Nostalgia di New York? «New York è New York, ma ragazzi, sono a Venezia, la più bella città del mondo. Tutto bello, tutto perfetto, la gente mi saluta per strada. E soprattutto mi pare di essere a casa. L’Italia è casa mia e io poco alla volta voglio diventare veneziano. Glielo ho detto anche al sindaco Brugnaro». Brugnaro ama il basket… «Brugnaro è prima un imprenditore, poi sindaco, come Bloomberg a New York. Ha già capito le mie intenzioni, ho un programma che coinvolgerà e farà crescere tutta la città». Venezia dopo Roma e Bologna. Tante differenze? «Tantissime. A Roma e Bologna ho trovato squadre ad alto livello e organizzazione perfetta. Qui siamo ripartiti dalla serie D, quasi da zero. C’è proprio da costruire, ma tutto questo è stimolante e mi piace. Il Venezia in tre anni sarà in serie A». Fettuccine a Roma, tortellini a Bologna. E qui? «Un momento: fettuccine okay ma solo cacio e pepe. A Bologna meglio le lasagne. Qui divento matto (testuale, ndr) per i tramezzini. Fantastici. Numero uno al mondo, posso mangiarli a pranzo e cena». (Per evitare pubblicità gratuita omettiamo cinque-sei posti di Mestre e Venezia specialisti in tramezzini elencati dal presidente). Meglio le donne italiane oppure le americane? «Non ho capito (e ride). Vai alla prossima domanda». Nei prossimi mesi sarà pendolare Venezia – New York. «Farò quello che sarà meglio per il Venezia. In undici mesi a Bologna ho fatto 21 volte andata e ritorno negli States». Cosa ha di italiano? «Tante cose. Il cognome, i miei genitori sono di Roma, mio papà ama il calcio. Ho il sangue italiano, per questo sto bene in Italia, è la mia casa. Dell’Italia amo la cultura, la storia. Sì, potrei fare il “professore” di storia». Invece fa l’avvocato. «Giusto. Per fortuna nel mio studio trattiamo casi importanti. Attualmente mi occupo della vicenda di Chico Forti, italiano da 16 anni bloccato in Florida. Siamo in sei, nel mio studio. Per Abc tivù ho fatto un lavoro quasi giornalistico, spiegavo gli aspetti giuridici della vicenda di Meredith Kercher». Ma lei va d’accordo con i giornalisti? «Certo. Voi fate il vostro lavoro. Se io sbaglio dovete scrivere che ho sbagliato». Il Venezia farà mai allenamento a Central Park? «Il Venezia nel 2016 farà una tournee in Usa e l’anno seguente in Asia. Dobbiamo entrare in mercati nuovi. Il brand del Venezia Football Club va esportato, venderemo maglie, tute, qualsiasi cosa con il nostro logo».

Ore 12.50 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Il Vicenza di Pasquale Marino scende in campo oggi al Piola di Vercelli ancora imbattuto contro una formazione che viene da quattro sconfitte consecutive, risultati che hanno causato l’esonero di mister Scazzola, sostituito da Claudio Foscarini. Un cambio di guida tecnica che dovrebbe, nelle intenzioni della dirigenza, provocare una reazione di Marchi e compagni. «La Pro Vercelli è un avversario temibile sul suo campo, finora ha sempre giocato bene e messo in campo la giusta determinazione tanto che finora ritengo abbia raccolto meno di quanto meritava — spiega l’allenatore del Vicenza — i risultati nelle ultime quattro gare sono stati avversi, sono incappati in un filotto negativo più di risultati che di gioco, e come spesso accade nel calcio, la società ha scelto di cambiare. Probabilmente i calciatori avranno qualche stimolo in più e vorranno mettersi in evidenza davanti al nuovo allenatore, ma credo che per noi non cambi molti considerato che come detto giocare a Vercelli non è mai semplice». Marino non si preoccupa di come potrà cambiare il sistema di gioco della compagine piemontese, la sua squadra interpreterà la gara cercando di imporre il suo gioco. «Abbiamo preparato la partita con molta attenzione — spiega Marino — di certo non guardiamo la classifica, in serie B di partite facile non ce ne sono. Il Vicenza dovrà scendere in campo grintoso, determinato a dare il massimo. Da quando sono a Vicenza abbiamo sempre cercato di giocare nello stesso modo in casa e in trasferta, a prescindere dall’avversario di fronte». Cosa che finora ha portato il Vicenza ad ottenere 11 punti in sette giornate, con due vittorie e cinque pareggi. «Il calcio è fatto anche di episodi — precisa Marino — i quattro pareggi in casa sono, per come ho visto io, tutte mancate vittorie e questo significa che la prestazione la squadra l’ha sempre fatta; non a caso i portieri avversari sono stati promossi come migliori in campo. Ma come ho sempre sostenuto — continua — l’importante è che la squadra metta in campo le giuste componenti tattiche e caratteriali, e offra una prestazione positiva. Chi sostiene che sabato scorso contro il Crotone si è ottenuto “solo” un pareggio deve pensare che i calabresi nelle ultime tre partite avevano fatto dieci gol, battendo formazioni come Salernitana e Bari. Il Crotone al Menti non solo non ha fatto gol, ma ha anche creato poco a parte la traversa colpita da Martella nella ripresa. Il Vicenza invece ha certamente avuto diverse opportunità da rete, ha fallito in calcio di rigore e ai punti avrebbe senza dubbio meritato di vincere». Per Vercelli sono partiti anche Sampirisi e Raicevic, che in settimana hanno lamentato qualche acciacco che li ha costretti ad allenarsi a parte, facendo in modo che la loro presenza fosse in dubbio. «Decideremo prima del fischio d’inizio se saranno a disposizione — spiega Marino — ma se non dovessero farcela chi scenderà in campo al loro posto non farà rimpiangere gli assenti, come è accaduto in queste ultime giornate in cui siamo stati in emergenza. Finora siamo sempre riusciti a sviluppare la manovra senza risentire delle assenze, in casa e fuori. A Vercelli loro vorranno interrompere la striscia negativa, ma noi non vogliamo fermarci adesso».

Ore 12.20 – (Gazzettino) Il terzino destro classe 1998 Mattia Sanavia della Luparense San Paolo è stato convocato da Augusto Gentilini, tecnico della rappresentativa di serie D, per il primo raduno stagionale che si terrà da lunedì fino a giovedì a Pomezia. Sono quarantanove i giocatori convocati suddivisi in due gruppi, e nel primo raggruppamento composto da giovani tesserati appartenenti a squadre del centro-nord c’è proprio il terzino padovano che si allenerà con la rappresentativa nei primi due giorni della prossima settimana. L’anno scorso Sanavia era passato dal settore giovanile del San Paolo a quello del Cittadella, e al termine della stagione era tornato al club di via Canestrini per poi restare alla Luparense San Paolo a seguito del cambio di proprietà. Ecco il presidente Stefano Zarattini. «Abbiamo visto subito che era un giovane importante, tanto che ci sono già alcune squadre professionistiche che lo stanno seguendo. Ha ancora molti margini di miglioramento e sarà nostra cura farlo crescere al meglio, puntiamo molto su di lui». Anche il direttore sportivo Alberto Briaschi ne tesse le lodi. «Fisicamente è già ben messo e ha un’ottima corsa. È un giocatore interessante e al quale teniamo molto anche in vista della prossima stagione».

Ore 11.50 – (Gazzettino) Andrea Schenetti fa il camaleonte giocando a Busto Arsizio in un ruolo diverso e risultando uno dei migliori in campo. Il guizzante cursore di fascia abile a saltare l’avversario, poco utilizzato nello scorso campionato da Claudio Foscarini per un grave infortunio, si è trasformato in mezzala nel rombo scelto da Roberto Venturato contro Pavia, Padova e Pro Patria. Sulla metamorfosi spiega lo stesso giocatore: «Fare la mezzala è un ruolo diverso, che ho già ricoperto in passato, e mi permette di essere maggiormente nel vivo dell’azione. Durante la partita posso comunque allargarmi sulla fascia e crossare in area, come è successo mercoledì scorso in occasione del gol di Litteri». Considerato il classico esterno d’attacco nel modulo 4-4-2, Schenetti contro la Pro Patria ha disputato per la prima volta l’intera partita nel ruolo di mezzala, eccellendo nel gioco veloce che gli ha permesso di andare pericolosamente al tiro e servire assist preziosi a Chiaretti, Litteri e Paolucci. «Avevamo preparato bene la partita – spiega – perchè era l’occasione importante per agganciare il Bassano. Il campo ha dimostrato che stiamo lavorando nel modo giusto e abbiamo raggiunto la maturità necessaria per imporre il nostro gioco. La Pro Patria voleva abbandonare gli zero punti in classifica, che sicuramente non merita perchè ultimamente è cresciuta parecchio». Guardando all’avversario di domani al Tombolato (ore 17,30), Schenetti è chiaro: «La Giana Erminio è una buona squadra che vorrà darci fastidio. La partita sarà difficile e noi la stiamo preparando come abbiamo fatto con le precedenti senza trasciare i particolari. Abbiamo solo un obiettivo: vincere». Con la rosa granata che ha recuperato un giocatore importante come Alessandro Sgrigna, trovare posto non sarà facile. Conclude Schenetti: «È bene avere tante alternative valide sulle quali l’allenatore possa scegliere. Il campionato è ancora lungo e c’è bisogno di tutti». I biglietti per la partita con la Giana Erminio sono acquistabili oggi in sede dalle 9 alle 12 e domani dalle 16 presso i botteghini. Arbitrerà Alessandro Chindemi di Viterbo. Le adesioni per la 4^ Festa del Tifoso Granata, martedì prossimo alle 20 nel tendone in Villa Rina, sono aperte fino alla partita di domani rivolgendosi ai vari club, costo 15 euro. Per la trasferta a Bergamo con l’Albinoleffe, il club Angelo Gabrielli granata per sempre organizza il pulman. Costo 25 euro compreso il biglietto, la partenza sarà davanti la sede dell’INPS alle 13,30 di sabato 24 ottobre. In Coppa Italia il Cittadella affronterà il Sudtirol il 4 e l’11 novembre.

Ore 11.30 – (Mattino di Padova) A girare fra gli spalti dello stadio Speroni di Busto Arsizio, mercoledì scorso, veniva da sorridere a sentire i giornalisti locali chiedere: ma volete dire che a questo Cittadella si aggiungerà anche Sgrigna? E la risposta era ovviamente affermativa: sì, Sgrigna è fuori dallo scorso luglio, ma rientrerà presto. Il “problema”, che tutti i tecnici della Lega Pro sarebbero ben lieti di dover affrontare, adesso è trovare un posto in campo al fantasista romano, il cui rientro è imminente. Alessandro, che ha ripreso ad allenarsi in gruppo da un paio di settimane, tornerà infatti fra i convocati per la gara con la Giana Erminio, in cartellone domani alle 17.30 al Tombolato, con qualche settimana di anticipo rispetto alle previsioni iniziali, dopo il grave infortunio rimediato nell’amichevole con i palestinesi dell’Al Ahli Hebron a Lavarone: la lacerazione del tendine dell’adduttore lungo della coscia sinistra. «Ovviamente dovrò ritrovare la condizione, ma ho lavorato tanto in questo periodo e sono contento di potermi almeno sedere in panchina. L’aria del campo, nelle partite vere, mi mancava», ammette il diretto interessato. Dove si vede inserito nel nuovo 4-3-1-2 adottato da Venturato? «Credo che potrei benissimo giocare da trequartista o da seconda punta, entrambi i ruoli sono adatti alle mie caratteristiche». La concorrenza, però, è agguerrita, visto che Chiaretti e Jallow, sinora titolari nei due ruoli, sono stati fra i migliori sin qui. «La concorrenza è uno stimolo. E comunque non è nemmeno il caso di soffermarsi sui singoli, perché tutta la squadra non si sarebbe potuta esprimere meglio di come ha fatto». In testa, il Citta affianca il Bassano: ritiene che il duello fra “cugini” per il primo posto che vale la promozione diretta sarà il leit motiv dell’intera stagione? «Il Bassano lì in alto non mi sorprende, perché ha mantenuto l’ossatura della squadra che tanto bene si era comportata l’anno scorso. Francamente, però, penso che sia troppo presto per lanciarsi in considerazioni di questo tipo: soltanto alla fine del girone d’andata avremo più chiaro il quadro dei valori espressi. L’idea che mi sono fatto è che almeno altre due rivali possano inserirsi nella corsa, vale a dire Alessandria e Pavia». E il Padova, che domani sarà a Meda, ospite del Renate, come lo colloca in questo quadro? «Il Padova ha una buona squadra e, anche se ha incontrato un po’ di difficoltà nelle ultime due partite, non sta facendo male. È una neopromossa e non mi risulta che in società qualcuno abbia mai proclamato: vinceremo il campionato. A Meda potrà riscattarsi, anche se non sarà facile, perché davanti si troverà un avversario molto chiuso, che poche settimane fa ci ha bloccati sullo 0-0, nonostante le numerose occasioni da gol da noi create». Cittadella sarà il punto d’arrivo della sua carriera? «Sì, l’idea è quella di chiuderla qui. Ho fortemente voluto rimanere in questa società e, adesso che è passato un po’ di tempo, posso dirlo: la scorsa estate altre realtà, fra cui Padova e Avellino, avevano mostrato il loro interesse nei miei confronti, ma ho stoppato sul nascere ogni possibile trattativa. Sono molto legato a questi colori e poi abito a Vicenza, qui vicino. Sono tornato a casa e gli ultimi anni me li godo con la mia famiglia. Voglio terminare qui la mia avventura professionale. E spero di farlo, di nuovo, in Serie B». Per Sgrigna e compagni, ieri, allenamento pomeridiano con il gruppo al completo, ad eccezione del giovane Xamin, ancora infortunato. Stamattina è prevista la rifinitura, al termine della quale Venturato diramerà le convocazioni. Intanto è uscito l’abbinamento del secondo turno della Coppa Italia di Lega Pro: i granata affronteranno in gara secca il Sudtirol al Tombolato. Da fissare data e orario, ma si giocherà o mercoledì 4 novembre (tra le sfide di campionato con Alessandria e Lumezzane) o mercoledì 11 (tra gli impegni con Lumezzane e Mantova).

Ore 11.00 – (Gazzettino) Tornando a lei, quanto le ha dato fastidio non potere scendere in campo in quest’ultimo periodo? «Molto, restare fuori è una sofferenza. Ma l’importante è stare bene per poter dare un mano alla squadra, dato che se non sei al meglio non puoi neanche essere d’aiuto». Immaginiamo che la voglia di tornare non le manchi. «Ne ho tanta, è davvero brutto restare fuori. Non vedo l’ora di rientrare per dare il mio contributo». Passando al resto del gruppo, niente seduta sul campo, eccezione fatta per i portieri, nonché per Fabiano (squalificato) e Amirante, con quest’ultimo che dovrebbe essere ormai prossimo a rientrare in gruppo. Parlato ha preferito concedere a tutti gli altri giocatori un giorno di riposo per smaltire l’intenso lavoro svolto durante la settimana, tanto più che i campi della Guizza erano pesanti. I biancoscudati si sono comunque ritrovati per la consueta seduta video, e hanno effettuato alcuni massaggi di scarico. Ha invece lasciato anzitempo il centro sportivo Diniz a causa di una forma influenzale: oggi alle 14.30 le sue condizioni saranno rivalutate in occasione della rifinitura.

Ore 10.50 – (Gazzettino) E per il Padova in cerca di riscatto dopo due passi falsi consecutivi con Sudtirol e Cittadella, la notizia di poter tornare a contare su Neto Pereira, magari anche solo inizialmente part-time, non può che essere accolta con il sorriso dato che davanti la sua assenza si è fatta sentire. «A Salò comunque la squadra ha fatto una buona partita, con Sudtirol e Cittadella invece non siamo purtroppo riusciti a esprimere quello che volevamo fare. Però questo non può dipendere da un singolo giocatore, è un discorso che riguarda il gruppo. In settimana abbiamo lavorato bene e affrontiamo la trasferta con il Renate per cercare la vittoria». A proposito della sfida in terra lombarda la squadra ha visionato ieri un video per studiare i prossimi avversari. «Non sono in una buona posizione di classifica, e quindi troveremo un avversario agguerrito. Però il Padova deve andare sempre su tutti i campi per cercare di vincere, questo è sicuro». A maggiore ragione se è reduce da due stop consecutivi e l’aspettativa è che la squadra riprenda subito il suo cammino. «Esatto, non possiamo ripetere le ultime due prestazioni e già domani si vedrà un Padova con un altro spirito».

Ore 10.40 – (Gazzettino) Mezzora di lavoro intenso personalizzato agli ordini del preparatore atletico Alan Marin tra tocchi con il pallone, corsa lineare e cambi di direzione. Salgono le quotazioni di Neto Pereira nell’ottica di un eventuale recupero in vista della trasferta in programma domani alle 15 a Meda con il Renate. Un provino decisamente positivo quello effettuato ieri dall’attaccante che è stato costretto ai box per infortunio nelle ultime tre partite (un solo punto frutto del pareggio con il Feralpi Salò), tanto più che le sue parole rilasciate a caldo prima di rientrare in spogliatoio sono all’insegna dell’ottimismo. «Abbiamo spinto di più e le sensazioni sono buone, siamo sicuramente sulla strada giusta. Domani (oggi, ndr) in occasione della rifinitura forzerò ancora di più dopodiché prenderemo una decisione, ma sono fiducioso di esserci con il Renate». Insomma, il brasiliano conta di partire oggi pomeriggio con la squadra per il ritiro pre partita.

Ore 10.20 – (Mattino di Padova) Tridente leggero in avanti, invece, dove verosimilmente agiranno Ilari, Altinier e Bearzotti: a Cunico verrà concesso un turno di riposo, almeno inizialmente, e così pure a Petrilli. Sia l’esterno torinese che il capitano non attraversano un momento di condizione particolarmente brillante, e a Meda partiranno dalla panchina. Il vero dubbio, però, non riguarda il sacrificio di qualche giocatore di livello tra i dieci di movimento: è il portiere, ormai, la vera scelta difficile, che Parlato deve ponderare attentamente. Uno contro uno. Lazar Petkovic è pronto al rientro dopo l’infortunio: sin dall’inizio della passata stagione è stato lui il titolare della porta del Padova. Alessandro Favaro, tuttavia, ha dimostrato sul campo che quel posto gli potrebbe benissimo spettare. Entrambi sono di proprietà della società di viale Rocco, un capitale importantissimo e un vero affare in prospettiva, ma questo non fa che complicare ulteriormente la scelta del mister: è una sensazione, ma potrebbe essere che sia ancora Favaro il titolare fra i pali biancoscudati.

Ore 10.10 – (Mattino di Padova) Ma questo non sarà l’unico tabù da abbattere, domani pomeriggio: da quando siede sulla panchina biancoscudata, Parlato infatti non è mai andato oltre due sconfitte consecutive. Gli era successo l’anno scorso, a gennaio, fra Altovicentino e Union Pro, e sarà utile che questa mini-striscia negativa rimanga tale, senza allungarsi ulteriormente. Per riuscirci, il tecnico partenopeo si è deciso a puntare sul 4-3-3, un modulo nuovo e inedito ma che, viste le assenze e il momento di forma non particolarmente brillante di qualche giocatore, diventa necessario. Privi di Fabiano, squalificato, saranno Dionisi, Diniz, Niccolini e Favalli a giostrare in retroguardia: il centrale brasiliano ex Lecce la notte scorsa ha accusato un attacco di dissenteria, ma dovrebbe esserci. A centrocampo, spazio a Mazzocco, Bucolo e Corti: tre interditori “vecchia maniera”, utili a tamponare gli attacchi degli avversari.

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) Non certo una novità per Parlato, che già l’anno scorso aveva abituato i suoi ad allenamenti cancellati all’ultimo momento alla vigilia della rifinitura, ma che tale circostanza potesse ripetersi pure in Lega Pro non era facilmente prevedibile. «Dopo una settimana di lavoro intenso e sostenuta su campi appesantiti», ha spiegato il tecnico, «ho ritenuto che i giocatori potessero solo che trarre giovamento da un venerdì di tranquillità: abbiamo fatto la nostra analisi video del Renate, ci siamo trovati in spogliatoio, e poi tutti sono andati in piscina. Anche per scaricare la tensione». Più psicologica, che muscolare: dopo due sconfitte consecutive il Padova aveva bisogno di ricaricare le batterie della testa. E di scacciare i fantasmi che l’assenza prolungata di Neto domani porterà con sé. Spazio al tridente. Senza Neto Pereira il Padova non ha mai vinto. Tre gare, un solo punto e due soli gol realizzati: uno da calcio d’angolo, l’altro su rigore.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Un’altra domenica senza Neto Pereira. C’è poco da fare per Carmine Parlato: i problemi fisici accusati dall’attaccante brasiliano lo costringeranno anche domani, in casa del Renate, a Meda, a privarsi del suo giocatore forse più importante, colui che è capace di spostare gli equilibri e di dettare il modulo del Padova. Il recupero dal problema muscolare accusato tre settimane fa procede bene, ma non è ancora completo: solo sabato 24, con il Mantova all’Euganeo, Neto dovrebbe tornare regolarmente a disposizione. Prima di allora sarebbe un rischio eccessivo farlo scendere in campo ed è per questo che, come provato giovedì, il Padova è pronto a cambiare pelle e schieramento. Antivigilia di riposo. La squadra, a sorpresa, ieri pomeriggio non si è allenata alla Guizza.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Pavia-Padova, gara della 9ª giornata di campionato, si disputerà sabato 31 ottobre alle ore 20.30, mentre Cittadella–Alessandria si giocherà alle ore 15 dello stesso giorno, al Tombolato. Ecco il programma completo delle partite del girone A: Sudtirol–Reggiana sabato 31 alle ore 14; Cittadella–Alessandria sabato 31 alle ore 15; Feralpisalò–Renate e Mantova–Giana Erminio sabato 31 alle ore 17.30; Cremonese–Lumezzane, Pavia–Padova e Pordenone–Bassano Virtus sabato 31 alle ore 20.30; Cuneo–Albinoleffe domenica 1 novembre alle ore 15; Pro Patria–Pro Piacenza domenica 1 novembre alle ore 17.30.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Il girone B del campionato Berretti è di scena oggi con una giornata campale. Le due padovane sono entrambe in trasferta, e alle 15 a Cremona si sfidano Cremonese e Cittadella nel match che vale il primo posto: secondi in classifica i lombardi a quota 9 punti, primi i granata con un punto in più. Il Padova, ancora fermo al palo a quota zero punti, sarà di scena alle 16.30 allo stadio “Nanni” di Bellaria Igea Marina contro il Santarcangelo, reduce da due sconfitte consecutive ma con 4 punti in classifica all’attivo: per i ragazzi di Carraro l’occasione per mettere in cascina i primi punti della stagione.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) Amirante osserva con trepidazione l’andamento del campionato della squadra. «Nelle ultime due giornate purtroppo le cose non sono andate bene — ammette — ma in giro non vedo fenomeni. Per meglio dire ho visto un ottimo Cittadella e un buon SudTirol ma credo che nelle ultime due sconfitte ci siano anche nostri demeriti. La nostra dimensione? Sono e resto convinto che, con un po’ di fortuna e al completo, la possibilità di agganciare la zona playoff sia concreta. Certo, devono girare bene una serie di cose, nel calcio come nella vita ci vuole anche la buona sorte e io ne sono la testimonianza». Nel frattempo oggi è in programma la rifinitura anche per il Cittadella. Ottime chance di convocazione per Alessandro Sgrigna, che ieri ha lavorato con il gruppo e che ha mostrato segnali di ripresa. Non si esclude un ingresso per una manciata di minuti nel finale domani, al Tombolato, contro la Giana Erminio.

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) «Non voglio sbilanciarmi in alcun modo — spiega il centravanti biancoscudato — ma le sensazioni che ho sono positive. Purtroppo, però, lo erano anche in altre occasioni, per cui diciamo che le cose vanno discretamente e ci fermiamo qui, anche solo per scaramanzia». L’obiettivo di Amirante sarebbe quello di andare in panchina già contro il Mantova o, nella peggiore delle ipotesi, nella successiva trasferta a Pavia il 31 ottobre alle ore 20,30. «Per un rientro a pieno regime penso che andremo alla metà di novembre — spiega Amirante — poi è chiaro che per arrivare al top penso ai primi di dicembre. Però devo mettere benzina sulle gambe, per cui il rientro sarà graduale. La settimana prossima farò tutto il lavoro con il gruppo eccezion fatta per la partitella, poi vorrei provare ad andare in panchina per riassaporare il clima partita. Il ginocchio è un po’ gonfio, ma chi mi segue mi ha rassicurato. Dopo una lunga pausa e quando solleciti l’arto sulla forza, è normale che ci siano reazioni di questo tipo».

Ore 08.40 – (Corriere del Veneto) Gira e rigira, è sempre l’infermeria a tenere banco in casa Padova. La notizia del giorno, assai gradita, è che Neto Pereira ha qualche chance di recupero, quantomeno per la panchina, per la trasferta in programma domenica a Meda contro il Renate. Ma di notizie ce n’è pure una cattiva e riguarda Marcus Diniz, che potrebbe alzare bandiera bianca, creando un grosso problema a Carmine Parlato, che già deve rinunciare allo squalificato Fabiano. Diniz ha accusato un forte attacco febbrile e si spera che il decorso sia rapido, ma a 48 ore dalla gara e non ci sono certezze assolute. Decisiva sarà la rifinitura odierna e vista l’emergenza si farà di tutto per recuperarlo. Buone notizie anche su Salvatore Amirante, che è vicino al rientro in gruppo. L’attaccante ha lavorato sulla forza e il ginocchio risponde abbastanza bene, nonostante un certo gonfiore sintomo di una lunga inattività dopo l’intervento di pulizia in artroscopia svolto ormai quasi due mesi fa.

Ore 08.30 – Lega Pro girone A, il prossimo turno (settima giornata, sabato 17 ottobre): Ore 14.00: Pordenone-SudTirol. Ore 15.00: Bassano-Alessandria, Mantova-Lumezzane, Pro Patria-Cuneo, Renate-Padova (a Meda). Ore 17.30: Cittadella-Giana Erminio, Cremonese-AlbinoLeffe, FeralpiSalò-Reggiana, Pavia-Pro Piacenza.

Ore 08.28 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Bassano e Cittadella 14, Pavia e Reggiana 12, FeralpiSalò 11, Alessandria, Pordenone e SudTirol 10, Giana Erminio e Lumezzane 9, Padova 8, Cremonese 7, Pro Piacenza 6, Mantova 5, AlbinoLeffe, Cuneo e Renate 3, Pro Patria 0.

Ore 08.26 – Lega Pro Girone A, risultati e marcatori della sesta giornata: Lumezzane-Pro Patria 2-1 (Montini (Pp) al 7′ pt, Barbuti (Lu) su rigore al 13′ pt, Varas (Lu) al 36′ st), Cuneo-Mantova 1-0 (Cavalli (Cu) su rigore al 47′ pt), SudTirol-FeralpiSalò 0-0, AlbinoLeffe-Pavia 1-2 (Ferretti (Pv) al 19′ pt, Kanis (Al) al 31′ st, Ferretti (Pv) al 45′ st), Giana Erminio-Bassano 2-2 (Rossini (Ge) al 28′ pt, Iocolano (Bs) al 38′ pt, Romanini (Ge) al 40′ st, Germinale (Bs) su rigore al 45′ st), Pordenone-Cremonese 1-1 (Mandorlini (Pn) al 8′ pt, Forte (Cr) al 30′ st), Pro Piacenza-Alessandria 0-4 (Bocalon (Al) al 25′ pt, Boniperti (Al) al 42′ pt e al 45′ pt, Bocalon (Al) al 27′ st), Cittadella-Padova 3-1 (Iori (Ci) su rigore al 27′ pt, Altinier (Pd) su rigore al 15′ st, Pascali (Ci) al 22′ st, Litteri (Ci) al 30′ st), Reggiana-Renate 4-0 (Arma (Re) al 8′ st, Bruccini (Re) al 13′ st, Siega (Re) al 28′ st e Angiulli (Re) al 42′ st).

Ore 08.24 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.22 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Maglietteveloci.it, Macron Store, Studio Pignatelli Netstore, Birra Antoniana, Agenzia fotografica Zangirolami, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 16 ottobre: Biancoscudati tenuti a riposo a sorpresa da mister Parlato, Neto Pereira si allena intensamente a parte ma Diniz deve fare i conti con l’influenza.

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