Padova, De Poli: “Speriamo di essere la mina vagante del torneo! E su Parlato e Sentinelli…”

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È la figura di unione tra i vertici societari e la squadra e ha investito nel «progetto Padova» targato Bonetto e Bergamin molto del suo futuro calcistico. Il diesse Fabrizio De Poli si racconta tra gioie, errori e speranze.

De Poli, la cosa più bella dell’anno che si chiude?
«E’ stato un 2015 importante per il Padova. Vincere un campionato è sempre difficile: a parole ci riescono in tanti ma poi è una sola squadra che trionfa. Tornare in Lega Pro è stato un successo totale, per la società e per i tifosi».

Il boccone più amaro da digerire?
«L’esonero di Carmine Parlato. Quando perdi un pezzo del progetto è una sconfitta per ogni componente».

Il cambio in panchina era davvero necessario?
«Si, andava fatto. Aldilà della stima e del rapporto personale che ho con lui».

Il giocatore per il quale ha più rimpianti?
«E’ una cosa che non ho mai detto ma se dovessi tornare indietro confermerei Davide Sentinelli. E’ stata una scelta tutta mia, all’interno di una valutazione a 360 gradi che non rifarei».

Padova trent’anni dopo, che piazza ha ritrovato?
«Una realtà diversa ma che può migliorare come potenziale sportivo. Sono convinto che i tifosi biancoscudati vogliano tornare a un certo tipo di calcio. Dobbiamo crederci tutti, loro in primis e noi come società».

Il progetto di Bergamin e Bonetto è sui tre anni, lei spera di condividerlo sino al termine?
«Qui c’è voglia di fare calcio in maniera oculata, senza spendere tanto si può fare bene. Serve progettualità a medio e lungo termine, partendo dal settore giovanile. Creare un modello stile Chievo o Empoli è fattibile».

Com’è cambiato il mercato negli ultimi anni?
«Ci sono meno soldi, è più difficile. C’è meno qualità».

E la vita del ds nei giorni caldi?
«Inizia presto e finisce tardi. Mi manca un po’ il calcio romantico dei box dove andavi a fare affari… Ora è tutto più veloce: mille telefonate e tante cose via telematica».

E’ vero che vorrebbe cambiare la modalità di ritiro estivo?
«Mi piacerebbe una prima settimana in altura e una seconda al mare. Sono convinto che il miglior allenamento si faccia in pianura».

Chi vince il campionato?
«Eh, difficile da dire. Alla fine sarà una lotta a due tra Cittadella e Alessandria, col Bassano terzo incomodo».

E il Padova?
«Può fare bene. La mia speranza è di essere la mina vagante del torneo».

Pellicanò e Sbraga saranno i primi rinforzi?
«Non sono giocatori che al momento ci interessano».

Con i giovani biancoscudati ha parlato?
«Ho sentito il pensiero di Dell’Andrea e di Anastasio. Entrambi vogliono restare qua, anche se hanno poco spazio. Cucchiara invece vuole andare a giocare».

E l’ultimo dell’anno?
«Una cena con gli amici e i familiari, prima di ritornare al lavoro».

(Fonte: Corriere del Veneto, Andrea Pistore)

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