Pordenone-Padova, buon compleanno presidente Bergamin! “Domenica voglio uno ‘spolveron’. E con Bonetto…”

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Presidente Bepi Bergamin, quanti sono? «Sessantaquattro anni. Ce li ho tutti, ma mi sembra di essere ancora un giovanotto. Conta lo spirito, che poi è voglia di fare, avere entusiasmo e fisico. Oltre al cervello che funziona, naturalmente…». Come vive questa giornata speciale? «Come le altre. Quando arrivi a tanti compleanni, un po’ ti abitui. Se farò festa a casa? Sì, ma meglio se sposteremo l’evento a domenica. Oggi si lavora, domani c’è la partita a Pordenone…». Tutti presenti in famiglia? «No, mia figlia Maddalena è a Parigi. Spero si ricordi di farmi gli auguri, basta una telefonata (e ride, ndr)». Che regalo si aspetta dal “suo” Padova? «Sono stato a trovare la squadra alla Guizza. Ho detto ai ragazzi: a Pordenone “dovete fare uno… spolveron!”. Come dire: vorrei assistere ad una grande partita da parte loro. Un bel risultato sarebbe il modo migliore per vivere il mio compleanno. Ci sono le condizioni per provare a vincere. Sono ottimista». Torniamo per un attimo a qualche giorno fa: non è stato un inizio di settimana facile… «No, affatto, e un po’ di fastidio in tutta sincerità l’ho provato. Ma sono comunque sereno, non mi porto dietro turbamenti particolari e neppure tensioni. In realtà, come ho già ho avuto modo di dichiarare martedì, non è successo niente».

«Queste cose (l’ipotesi, poi smentita, di un presunto accordo verbale con la famiglia Bonetto per un’uscita di scena di quest’ultima, rappresentata da Roberto e dal figlio Edoardo, dalla compagine societaria a fine giugno) fanno parte dell’ambiente, bisogna metterle nel conto. Ciò che conta, alla fine, è reagire nel modo giusto». Non le vogliamo guastare il compleanno, ma ci può sintetizzare, una volta per tutte, il tipo di rapporto con il socio storico? «Le difficoltà ci sono, ci sono state e ci saranno. Normale, le visioni tra di noi possono essere diverse. Io ragiono con il buonsenso e il buonsenso, alla fine, riporta le cose sui piani paralleli, che vanno percorsi congiuntamente. Ciò che interessa è il futuro del Calcio Padova, non i propri particolarismi. E noi dobbiamo provare a suscitare una maggiore affezione nei confronti di questo club». Siamo ad un punto cruciale della stagione. Che bilancio traccia sin qui? «Parlerei di tre fasi. La prima la definirei “perimetrale-conoscitiva”: i problemi sono saltati fuori, sia a livello di squadra che di società. La seconda è quella che chiamerei del “guardare la realtà”: c’è un momento in cui non puoi più prescindere da quanto ti scorre davanti agli occhi, e allora bisogna ricorrere ai rinforzi. Il gruppo è stato irrobustito e i buoni risultati ne sono stati la conseguenza».

«La terza fase è l’attuale. Questa è la vera squadra che auspicavamo: a parte la qualità dell’insieme, vedo una condizione fisica determinante, e che con la primavera e i campi asciutti potrebbe rivelarsi ancora più importante per le nostre potenzialità». Era un processo di crescita inevitabile? «Uno si aspetta sempre il meglio in avvio di campionato. A parte le prime quattro partite, quel processo poi si è bloccato. Adesso le cose positive sono tante e, sommate l’una all’altra, trasmettono la sensazione che il Padova vero sia proprio questo». Si lotta per un posto nei playoff. La sfida del “Bottecchia” diventa un vero e proprio spartiacque. «È un passaggio-chiave, perché, più che al quarto posto, distante solo 2 punti, bisogna puntare al terzo, e i neroverdi sono a 6 lunghezze da noi. Poi, è chiaro, si può sperare, strada facendo, sul capitombolo di qualcun altro, dato che sono molti gli scontri diretti in calendario, ma credo che le nostre fortune dipendano unicamente da noi. Ha ragione Pillon quando afferma che serve un filotto di vittorie». Lunedì è stato a Firenze, dove il presidente della Lega Pro Gravina ha riunito lei e tutti i suoi colleghi per discutere del futuro della categoria. Soddisfatto? «Ho constatato un impegno e una volontà di trasformare un sistema “bacato”, con troppi lati oscuri, in uno che dia garanzie, restituendo alle società il ruolo di protagoniste. Il progetto ci piace e lo sosterremo».

(Fonte: Mattino di Padova, Stefano Edel)

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