Live 24! Cuneo-Padova, il giorno dopo: il treno playoff scappa, serve un miracolo

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Ore 22.10 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Cittadella 65, Bassano 55, Pordenone 53, Alessandria 52, FeralpiSalò 49, Padova e Pavia 45, Reggiana 44, Cremonese 43, SudTirol 40, Giana Erminio 35, Lumezzane e Renate 32, Pro Piacenza 31, Cuneo 30, Mantova 23, AlbinoLeffe 19, Pro Patria 7 (-3 punti di penalizzazione).

Ore 22.00 – Lega Pro girone A, fischio finale: AlbinoLeffe-Pro Piacenza 0-4, Cittadella-Bassano 0-2, Pavia-Alessandria 0-2.

Ore 20.50 – Lega Pro girone A, fine primi tempi: AlbinoLeffe-Pro Piacenza 0-2, Cittadella-Bassano 0-0, Pavia-Alessandria 0-0.

Ore 20.40 – (Gazzetta di Reggio) Uno striscione minaccioso, con insulti ai giocatori, è comparso nella notte sulla rete del campovolo, all’altezza della rotonda di via Agosti e via dell’Aeronautica. Il messaggio, dove si prospettano conseguenze ai giocatori, non è stato firmato. Ieri mattina la Digos si è recata sul posto per ritirare lo striscione e avviare le indagini del caso. Questo episodio resta comunque isolato rispetto al clima generale che si respira in città, anche se ovviamente non va sottovalutato. Ai campi ieri mattina nessuno si è presentato per contestare e i tifosi si sono limitati a esprimere la loro delusione sui social network. «Alzi la mano chi, ad inizio anno, riteneva questa squadra meno forte di quella dell’anno scorso – ha scritto su Facebook un tifoso -. Arma 60 gol negli ultimi 4 anni; Nolè in doppia cifra nel Bassano; centrocampo e difesa confermati. L’unica incognita erano i due esterni, rivelatisi poi inferiori a Migna e Andreoni. Sono accadute cose strane durante l’anno: Vavassori desaparecido, cessioni strane, Angiulli su tutti, spogliatoio non idilliaco. La delusione è immensa, e la partita di stasera riassume un anno sciagurato». Uno dei bersagli è l’ex dg Raffaele Ferrara e lo sponsor Pietro Vavassori. A Ferrara viene comunque riconosciuto di aver allestito una bella squadra nella stagione precedente. Qualcuno se la prende con i singoli giocatori e Arma, con la sua scarsa vena realizzativa, è uno dei più citati. Ma c’è anche chi lo difende: «Arma il prossimo anno tornerá a fare 18 gol in un’altra squadra e noi continueremo a insistere su un 3-5-1-1 con 2 attaccanti lasciati davanti con le spalle girate». Alcuni tifosi imputano anche al mister qualche scelta sbagliata, ma nel complesso la maggioranza è con Colombo. «Per il resto cosa doveva fare? – si chiede un tifoso -. Ma chi cavolo aveva in panchina? Dei nazionali? Non mi risulta. Abbiamo una rosa ridicola dai. Non ci sono cambi in nessun reparto».

Ore 20.20 – (Gazzetta di Reggio) La Reggiana è tornata da Pordenone con la magra consolazione di averci provato, disputando un ottimo primo tempo e trovando anche un gol nei minuti iniziali che pure la moviola fatica a chiarire se fosse in fuorigioco. Ma l’1-0 finale le dà la consapevolezza di essere ormai tagliata fuori dal discorso dei play off. Da adesso fino all’epilogo dell’8 maggio per i granata restano altre cinque sfide da onorare e quasi tutte saranno gare di cartello perché verranno incrociate le strade di Cittadella, Pavia, Alessandria e Bassano, ovvero le corazzate del girone che sono ancora in ballo per un obiettivo, perciò è logico attendersi la massima concentrazione visto che il cantiere della Reggiana del futuro parte proprio dalle macerie di oggi. Probabilmente non mancheranno ulteriori polemiche e prese di posizioni sulla ripartizione delle responsabilità di questa annata deludente però la risposta della squadra al “Bottecchia”, dopo essere stata nuovamente pungolata, è stata quella giusta… almeno finchè le gambe hanno tenuto. D’altronde nessuno aveva mai messo in dubbio la professionalità dei giocatori durante i match di campionato ma è ovvio che con un organico di giocatori contati da gennaio non si poteva pensare di pretendere la luna visto che in campo sono scesi quasi sempre gli stessi undici. Oggi la truppa di Colombo si ferma per il giorno di riposo, dopo aver svolto la seduta defaticante in palestra nella mattinata di ieri (dove ai campi nessuno ha contestato), e riprenderà ad allenarsi in via Agosti domani pomeriggio alle ore 15 dove si inizierà a studiare la capolista Cittadella: l’avversaria di domenica prossima al Città del Tricolore (ore 15) questa sera, con una vittoria sul Bassano, sarebbe praticamente in Serie B. Bartolomei dovrebbe finalmente unirsi al gruppo poi saranno valutate le condizioni di Pazienza, Zucchini e De Biasi che da alcuni giorni lavoravano al differenziato. Tra i reduci Alessandro Spanò dovrebbe aver smaltito il malanno che lo aveva debilitato alla vigilia, quindi occhi puntati su Minel Sabotic che aveva zoppicato durante la partita.

Ore 20.00 – (Gazzetta di Reggio) «Faremo a tempo debito un’analisi approfondita su quello che è andato bene o male, ma è chiaro che ci aspettavamo tutti dei risultati migliori. Sapevamo che il nostro girone è molto difficile ma non possiamo negare che pensavamo di poter far meglio e che la squadra quest’anno fosse più forte. Alla fine però è sempre il campo che dà i verdetti. Nel corso della stagione si sono sommate alcune difficoltà ed è andata così». Il presidente Stefano Compagni ieri mattina si è recato in via Agosti, dove la squadra ha svolto una seduta dopo il ko di Pordenone. Il numero uno granata ha così voluto dare un segno tangibile del fatto che la società si aspetta che tutti continuino ad impegnarsi fino alla fine. In Friuli si è chiuso il discorso play off. Un bilancio della stagione? «Il bilancio lo faremo a maggio. Mancano ancora cinque gare importanti, con squadre di vertice. Dobbiamo onorare il campionato, cercare di arrivare il più in alto possibile, anche per ringraziare i tifosi del grande affetto che ci hanno mostrato. Mi dispiace che non abbiamo avuto le soddisfazioni che aspettano da tanto tempo». Insomma, chiede di dare il massimo nelle ultime gare. «Sì, anche perché i calciatori sono pagati per questo, sono professionisti e devono conquistarsi la riconferma sul campo, anche quelli che hanno un contratto più lungo». Il problema quest’anno è stato l’attacco. Alla fine è quello l’aspetto cruciale. «E’ un problema che ci portiamo dietro dall’inizio dell’anno. La fase difensiva invece è andata molto bene. Ma ovviamente non basta». A livello di staff quali sono le novità in arrivo? «Stiamo mettendo a punto dei piccoli ritocchi nell’organigramma. Abbiamo scelto dei professionisti seri ai quali affidarci. Il nome del direttore sportivo, come ho detto a Pordenone, lo faremo quando sarà possibile, perché i campionati sono ancora in corso e non mi sembra corretto annunciarlo ora. E’ chiaro che se potessimo averlo già a disposizione saremmo contenti anche noi». Giancarlo Corradini proseguirà la sua esperienza di coordinatore tecnico? «Giancarlo ci sta dando un grosso aiuto. E’ una persona di una levatura importante, un conoscitore di calcio con relazioni importanti». Quest’anno il budget era stato programmato in previsione dell’ingresso di Vavassori, che poi ha fatto retromarcia. Per la prossima stagione sarà ridotto? «Del budget stiamo discutendo adesso. Mettiamo insieme i numeri e facciamo le valutazioni, perché dobbiamo stare molto attenti alle cifre. Se guardiamo cosa succede in Lega Pro e serie B vediamo che di società che navigano nell’oro non ce ne sono molte. Nella prossima stagione in Lega Pro ci sarà una rivoluzione e alcuni club non si presenteranno al via. Noi lavoriamo con grande attenzione al bilancio, per non fare il passo più lungo della gamba». Dunque l’attenzione ora è rivolta al futuro? «Il fatto che lavoriamo già alla prossima stagione non vuol dire che il campionato è finito. Anzi. Anche perché in Lega Pro non si sa mai quello che potrebbe accadere e dunque avere un piazzamento finale il più alto possibile è importante». Questo è il suo primo anno da presidente. A Pordenone, dopo la partita, ha detto che in futuro alzerete un muro intorno alla squadra. Troppi spifferi negli spogliatoi? «Volevo dire che non permetteremo più certi atteggiamenti. Anche il nuovo direttore sportivo è d’accordo che bisogna evitare che si spii dal buco della serratura. C’è un po’ troppa invasività e dobbiamo porvi rimedio perché non fa bene alla squadra. Le discussioni interne devono restare tali e soprattutto ci devono essere regole molto chiare per tutti».

Ore 19.40 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Come leoni “fuori” dalla gabbia. La parte più difficile del match vinto (1-0) con la Reggiana per Bruno Tedino, Mauro Lovisa e Adalberto Zamuner è stato il post-partita. Tecnico, presidente e preparatore, tutti squalificati, non hanno potuto raggiungere gli spogliatoi e far festa con Stefani e compagni. In tre, fuori, nello spiazzo fra sala stampa e palazzina neroverde ad allungare le orecchie per sentire almeno la soddisfazione dei loro ramarri. GABBIOTTO INFERNALE – «Non solo il post partita – Tedino il giorno dopo può finalmente parlare -, tutta la serata è stata per me una sorta di pena del contrappasso. È stata dura assistere alla partita chiuso nello gabbiotto accanto allo speaker a scontare un momento di rabbia (definito dal giudice espressione blasfema) a cielo aperto ad Alessandria. Senza poter essere d’aiuto alla squadra». Tedino ha comunicato con Marchetto con un paio di WApps per chiamare i cambi e dare un suggerimento. «In realtà – riprende il tecnico – c’era poco da comunicare. Avevamo già concordato tutto e, in ogni caso, Carlo e Andrea (Toffolo, ndr) sanno benissimo da soli cosa fare. Lavoriamo insieme 5 ore il giorno. Era più che altro – sorride, a squalifica scontata – un modo per sentirmi partecipe di ciò che stava maturando». MENO SEI – Nove punti in 6 partite, aveva chiesto Tedino alla vigilia della sfida di sabato sera per arrivare ai playoff. Ora ne restano 6 da conquistare in 5 partite, 3 delle quali al Bottecchia. Si può dire che è fatta. «È stata una vittoria importante – spiega Tedino – perché ha eliminato una concorrente. Ma – non abbandona l’usuale prudenza – abbiamo altre 5 finali da giocare. A cominciare da quella di sabato (17.30) con la Feralpi. Non possiamo mollare di un centimetro». VINCENTE NON BRILLANTE – Stefani e compagni più concreti che belli. «Sì – ammette Bruno -, sono usciti tutti stremati. È stata una partita difficilissima. Nella prima mezzora abbiamo patito perchè con otto palleggiatori nelle file avversarie non era facile recuperare palla alta e ripartire. Abbiamo comunque creato le nostre occasioni: il rigore ignorato su Strizzolo, il palo colpito da Mandorlini, la chance capitata sul piede sbagliato a Cattaneo solo davanti al portiere e ovviamente il gol di Pasa. Grazie invece a una straordinaria prestazione collettiva in fase di contenimento – gongola il tecnico – Tomei ha dovuto svolgere solo lavoro di ordinaria amministrazione». STRIZZOLO COME TEX – Grande Strizzolo, “solo contro tutti” come nei fumetti anni ’70 del mitico ranger di Bonelli e Galeppini. Ancora troppo poco invece da Martignago (impiegato dall’inizio) e Beltrame (subentrato nella ripresa), che dovrebbero essere le forze fresche per il finale di stagione. «Non è facile – li giustifica Tedino – entrare in gioco e integrarsi subito in una squadra che paga il logorio più mentale che fisico del filotto d’inizio anno. Sono uomini però che ci torneranno sempre più utili nello sprint da qui all’8 maggio». Sabato di nuovo in panca per un’altra sfida di cartello con la FearlpiSalò del “mulo” Maracchi. «Non vedo l’ora», sorride Tedino.

Ore 19.20 – (Messaggero Veneto) Vittoria importante quella maturata sabato sera al Bottecchia e, percorrendo un’assonanza tennistica, sabato prossimo inizierà un match al meglio dei cinque set, tre dei quali verranno disputati sul “centrale” di Pordenone. Considerando che due delle prossime tre partite interne verranno giocate contro Cuneo e Giana Erminio, sulla carta nettamente inferiori ai ramarri, il teorico match-ball per i playoff potrebbe già concretizzarsi proprio sabato nello scontro diretto contro la Feralpi Salò. Tornando alla gara contro gli emiliani, tutto secondo il copione immaginato da mister Tedino alla vigilia, ovvero una partita difficile contro un’ottima squadra che ha scaricato tutta la propria verve agonistica nel primo tempo aggredendo ogni zona del campo mettendo in difficoltà il centrocampo del Pordenone, impedito nella costruzione delle consuete trame di gioco. Un primo tempo decisamente difficile, dunque, per i padroni di casa, che, sostenuti dalla consueta solidità difensiva, hanno avuto la pazienza di attendere il naturale calo fisico degli ospiti per poi uscire con le proprie qualità legittimando una nitida vittoria. Ad arricchire l’evento del Bottecchia, ospite d’onore della serata, Daniele Molmenti, oro olimpico a Londra 2012 di canoa. Nonostante gli intensi impegni di preparazione alle prossime olimpiadi di Rio de Janeiro, il campione pordenonese segue assiduamente le gesta dei ramarri in questa sorprendente stagione. Invitato a “portare bene” in cabina stampa, Daniele con la sua innata simpatia condita da un raffinato umorismo ha sostenuto la squadra esultando al gol di Pasa: «La Reggiana – ha detto – si è dimostrata una squadra davvero forte che grazie all’intensità agonistica ha impedito al Pordenone di esprimersi per tutto il primo tempo. Poi il calo inevitabile ha permesso ai ragazzi di venir fuori e meritare la vittoria. Quindi grande merito a tutti, anche se mi sarei aspettato qualcosina di più da Stefano Beltrame quando è stato chiamato in causa nella ripresa. Ora dobbiamo stare vicini ai ragazzi in questo finale di stagione, perché questo gruppo sta costruendo qualcosa di davvero importante».

Ore 19.00 – (Messaggero Veneto) Il Bottecchia sta diventando un fortino. Saranno già scattati gli scongiuri, in casa neroverde, considerato che sabato prossimo la squadra gioca di nuovo in casa con la FeralpiSalò, ma ai dati non si sfugge: il Pordenone non perde in via Stadio dallo scorso 20 dicembre, dal ko (immeritato) per 2 a 0 col Pavia. Da lì in poi 16 punti sui 18 disponibili, un ruolino di marcia che fa ben capire come il team di Tedino sta costruendo soprattutto tra le mura amiche il miracolo playoff. Il primo risultato risale a metà gennaio con la Pro Piacenza, alla vittoria per 1-0 con gol di Finocchio: quindi i tre punti con Mantova (1-0), Pro Patria (3-0), il pareggio col Lumezzane e, infine, i successi importantissimi con Padova (2-1) e con la Reggiana (1-0). Delle cinque gare che mancano tre sono da giocare al Bottecchia: un aspetto che regala dosi di fiducia alla truppa neroverde, che riprende oggi gli allenamenti (alle 15 al De Marchi, tutti a disposizione). Domani ci sarà la solita doppia seduta, quindi lavoro pomeridiano in attesa dello scontro con la FeralpiSalò, in programma sabato pomeriggio con inizio alle 17.30.

Ore 18.40 – (Messaggero Veneto) È vero che bisogna pensare a se stessi e non guardare ai risultati delle rivali. Ma stasera, il Pordenone, forte del successo con la Reggiana, osserverà con molta attenzione le sfide che completano il quadro della sestultima giornata di Lega Pro. E tiferà, oltre che per il Cittadella, soprattutto per l’Alessandria, che se supera il Pavia estrometterebbe di fatto un’altra rivale playoff e porterebbe così la lotta a sole quattro squadre (per tre posti disponibili): i ramarri, il Bassano, i grigi e la FeralpiSalò, ieri vittoriosa ma “eliminabile” sabato nello scontro diretto al Bottecchia. Il quadro. Il team di Tedino, superando i granata, ha fatto un grande passo in avanti in chiave post-season. Sono tornati – almeno sino a stasera – secondi in classifica e hanno messo pressione alle rivali, obbligate a vincere per tenere il passo. Come detto, le gare di stasera rappresentano un importante crocevia per il finale di stagione. C’è Cittadella-Bassano, con i granata che cercheranno di vincere per andare a più 15 sull’inseguitrice neroverde: se così sarà, solo la matematica li separerà dal ritorno dopo una sola stagione d’assenza in serie B. Un risultato del genere sarebbe quello desiderato dal Pordenone, che manterrebbe così il ruolo di vicecapolista. Ma l’incontro da seguire maggiormente sarà quello di Pavia, con i locali all’ultima spiaggia per rientrare nel giro che conta: se l’Alessandria stasera vince fa calare il sipario anche sui lombardi, dopo che è già calato su Padova (ieri 1-1 a Cuneo) e Reggiana. Forte. Insomma, se tutto gira per il verso giusto il Pordenone sabato può ritrovarsi con i playoff assicurati. Ipotesi difficile, ma comunque da considerare. Al di là dei calcoli, a ogni modo, c’è da dire che i neroverdi hanno dimostrato in questo turno di essere un gruppo vivo, che ha solo avuto qualche problema di risultato (i ko di Bassano e Alessandria): la vittoria con la Reggiana ha messo in evidenza lucidità nella gestione del match, qualità necessaria adesso, visto che la squadra ha un momento di leggera flessione atletica. Stefani e soci hanno sofferto i granata nel primo tempo, soprattutto il loro atteggiamento tattico; non si sono però disuniti e, con pazienza, hanno trovato il gol-vittoria a un quarto d’ora dalla fine (il colpo di testa di Pasa). Sabato prossimo si dovrà fare così, anche se i “ramarri” partono già leggermente avvantaggiati: hanno il fattore campo dalla loro e, inoltre, la Feralpi che si presenterà priva dei due difensori Tantardini e Ranellucci, squalificati, mentre Pinardi è in dubbio (ieri il regista è uscito subito nella gara col Mantova). Si entra in una settimana fondamentale in ottica playoff e il Pordenone c’è ed è favorito per conquistare un posto al sole.

Ore 18.20 – (Gazzetta di Mantova) “One man show”, ovvero Aimo Diana in sala stampa. Appena arriva i giornalisti locali riportano al tecnico della Feralpisalò le dichiarazioni di mister Prina e lui non ci sta: «Io credo che la prospettiva dalla quale abbiamo visto l’episodio del rigore sia la stessa. E da lì si è visto la maglia di Tortori allungarsi parecchio. Già in precedenza ci era stato assegnato e poi tolto un altro rigore: al di là del fatto che avesse ragione o meno, soltanto in Lega Pro accadono episodi così. Per me il rigore c’era ed in ogni caso lo chiariranno le immagini: fossi in Prina piuttosto avrei pensato di più a vincere in 11 contro 10». Alla domanda «però avete faticato parecchio per vincere», Diana si alza di scatto, si dirige verso il cronista bresciano e gli urla: «Macchè faticato. Abbiamo vinto e sono felice». Abbandonando la sala stampa. Nel frattempo arriva il presidente Giuseppe Pasini a riportare un po’ di calma: «È vero, non è stata una partita brillante come altre volte, contro un Mantova che ha dimostrato più aggressività di noi. Ma non abbiamo mai rinunciato a vincere, anche in inferiorità numerica, e siamo stati premiati». Passa anche Loris Tortori per dichiarare che «i falli su di me c’erano entrambi, sia quello del rigore prima dato e poi tolto, sia quello decisivo. Non l’avesse concesso sarebbe stato scandaloso». C’è gloria anche per l’ex portiere Andrea Bavena: «Ci tenevo a far bene contro il Mantova – dice – perché non lasciai una buona immagine di me in quella stagione. Ma auguro di cuore ai biancorossi di salvarsi». In chiusura torna Aimo Diana che dopo essersi chiarito con il cronista lancia parole pesanti: «Abbiamo giocato meglio altre volte ma non si può vincere sempre 3-0. Forse abbiamo accusato il primo caldo ma ci abbiamo creduto fino alla fine».

Ore 18.10 – (Gazzetta di Mantova) Samuele Sereni ha un diavolo per capello e la chioma dell’esterno sinistro biancorosso è quanto mai folta. La sua rabbia è rivolta al direttore di gara (Vincenzo Fiorini da Frosinone), agli episodi ed a tutto quanto di negativo ruota attorno a questa stagione disgraziata: «Non c’è niente da dire – commenta amaro in sala stampa dopo la sconfitta maturata in zona Cesarini sul campo della FeralpiSalò – perché credo che la partita sia stata sotto gli occhi di tutti. Fischiarci contro un rigore del genere significa toglierci la un pezzetto di vita perché per noi ogni partita è quella della vita. Non c’era niente – continua arrabbiato il terzino sinistro dell’Acm – anzi probabilmente aveva commesso fallo lo stesso attaccante della FeralpiSalò. Avevamo preparato la gara alla perfezione ed in campo tutto questo divario tra una squadra quinta in classifica e noi che siamo terzultimi proprio non si è visto. La mia occasione? E’ la dimostrazione di un anno in cui gira tutto storto: ho calciato a botta sicura, stavo già esultando, ero convinto di aver fatto gol, poi ha preso chissà quale deviazione ed è uscita a lato». Sereni tira un attimo fiato poi tira nuovamente fuori le unghie: «Sono tanto deluso per questa sconfitta nello stesso modo in cui sono certo che a fine stagione ci salveremo. Questo potete metterlo nero su bianco. Continuiamo a lavorare sodo come stiamo facendo, se saranno playout li giocheremo alla morte e vi assicuro che in un modo o nell’altro conquisteremo questa salvezza». Anche ieri Sereni è stato tra i migliori in campo del Mantova e, oltre al gol sfiorato nel primo tempo, si è reso protagonista di una prestazione tutto cuore, come ormai capita da diverse settimane.

Ore 18.00 – (Gazzetta di Mantova) Quando a Filippo Carini in sala stampa viene chiesto un commento sull’episodio del rigore il difensore accenna ad un sorriso beffardo: «Potremmo stare qui a discutere per ore – afferma – e sicuramente da parte bresciana continuerebbero a sostenere che era fallo mentre da parte nostra il contrario. Io dico che ci sono le immagini che parlano chiaro: si commenta da solo, se questo è calcio di rigore bisognerebbe concederne almeno 15 a partita. Cosa mi ha detto l’arbitro? Che avrei trattenuto l’attaccante avversario (Tortori, ndr) per la maglia. Già in precedenza ne aveva fischiato uno ampiamente fuori area, per fortuna poi il guardalinee lo ha corretto. Ma sostenere che quello che ha concesso dopo sia clamoroso è quantomeno eccessivo». Amarezza dettata anche per l’andamento della gara: «Quando perdi senza che gli avversari ti facciano un solo tiro in porta – chiude Carini – la rabbia ti assale. Siamo stati sempre superiori e ricordo almeno tre occasioni nitide per noi tra il primo ed il secondo tempo. Gli episodi continuano a dirci male ma sono convinto che giocando così verranno dalla nostra parte». Silvano Raggio Garibaldi invece era nei pressi di Tortori sul rigore prima concesso e poi trasformato in punizione dal limite: «Io non ho toccato nessuno – dice il centrocampista – e anche l’avessi fatto eravamo ampiamente fuori area. Resta la grande delusione per avere perso una partita che abbiamo sempre avuto in mano noi unita però alla consapevolezza che stiamo crescendo, gara dopo gara. Nelle ultime partite abbiamo dimostrato di essere sempre più squadra, anche se purtroppo i risultati sono sempre negativi. Ma questa è la strada giusta».

Ore 17.50 – (Gazzetta di Mantova) «Questa è una beffa. Ci è stato fischiato contro un rigore ridicolo. L’arbitro ha gestito in maniera pessima gli episodi». L’allenatore del Mantova, Luca Prina, non le manda certo a dire al termine del match perso in zona Cesarini dai biancorossi sul campo della FeralpiSalò. «Nonostante tutto ci salveremo – dice ancora Prina – Partite come questa, giocate bene, regalano sicurezza alla squadra. Perdere così fa male al morale? Ora siamo incazzati e va bene così, ci salveremo». Per quanto visto durante il match i biancorossi non meritavano il ko. «La sconfitta è indubbiamente immeritata – commenta l’allenatore ex Virtus Entella – Certo, facciamo fatica a segnare, ma i gol importanti dovremo farli ai playout. Siamo stati bravi a sfruttare la superiorità numerica ma non abbiamo finalizzato». Secondo il mister «il nostro percorso continua. Ora il Mantova è diverso e l’atteggiamento è quello giusto». L’ottimismo non manca, insomma, nonostante le prime tre partite sulla panchina del Mantova abbiamo portato ad altrettante sconfitte con zero gol realizzati. Dopo aver analizzato l’andamento della partita, Prina torna sul direttore di gara, Vincenzo Fiorini di Frosinone: «Per farvi capire il livello di preparazione dell’arbitro – racconta l’allenatore – vi dico solo che durante l’appello negli spogliatoi non mi ha neanche riconosciuto. Per carità, io non sono chissà chi, però questo episodio dice molto…». Ad onor del vero va detto che il rigore che ha portato al gol di Guerra tanto contestato dal clan biancorosso, rivisto su Sportube, ci può stare. Carini trattiene Tortori che si lascia cadere. Il fallo c’è. Non è clamoroso ma c’è. Riguardo alla gestione dalla panchina del match di ieri, l’unica critica che si può muovere a Prina è di non aver inserito una punta da affiancare a Marchi, se non negli ultimi minuti quando è stato buttato dentro Beretta. Dalla tribuna, per dirne una, più di un tifoso mantovano si è chiesto il motivo del mancato impiego di Falou Samb, visto che la Feralpi era in dieci dalla fine del primo tempo. «Falou si è allenato a singhiozzo – è la risposta di Prina – e non ha ancora capito cosa cos’è Mantova e cosa vuol dire la salvezza per il Mantova. Falou non è un fattore – rincara la dose Prina – È una risorsa per questa squadra come lo sono tutti gli altri giocatori».

Ore 17.40 – (Gazzetta di Mantova) «È stato un ottimo allenamento in vista dei playout». È questo il commento a caldo del patron Serafino Di Loreto al termine dell’ennesima sconfitta stagionale del Mantova. Lo 0-1 arrivato a pochi minuti dal termine a Salò contro la Feralpi non sembra scoraggiare più di tanto i vertici societari, già proiettati agli spareggi per rimanere in Lega Pro. Certo, il rammarico c’è. Eccome. Perché dispiace perdere dopo aver tenuto più che dignitosamente il campo contro una squadra in lotta per i playoff. I biancorossi hanno fatto la partita, favoriti anche dalla superiorità numerica per oltre 50 minuti ma ancora una volta hanno dimostrato molti, troppi limiti in fase di costruzione e finalizzazione della manovra. «È la terza partita consecutiva in cui facciamo vedere di non essere inferiore a squadre che sono nella parte nobile della classifica – dice Di Loreto – Se giochiamo così gli spareggi ci salveremo sul campo». Vista la precisazione finale, la domanda sorge spontanea: esiste un piano B per mantenere la categoria anche in caso di un’eventuale retrocessione al termine dei playout? «Mantova per storia e bacino di utenza si salverà» risponde Di Loreto. Quindi i biancorossi alla peggio verranno ripescati? «Sì», prevede il numero uno della Sdl. «Il gioco ora c’è – pensa positivo il patron del Mantova – e anche dal punto di vista mentale la squadra sta bene. Con Prina in panchina la reazione c’è stata, questo è sotto gli occhi di tutti. Lo ripeto: se giochiamo così contro le squadre forti del girone faremo molto bene anche ai playout dove incontreremo una squadra che di sicuro non è più forte della nostra». A fine partita ha parlato anche uno dei soci mantovani presenti allo stadio “Turina”, Giambattista Tirelli: «Ora possiamo dirlo, siamo ai playout. La squadra oggi (ieri, ndr) ha lottato, si sono anche viste delle buone individualità, ma alla fine non ce l’abbiamo fatta nonostante la superiorità numerica. Una cosa è sicura – continua Tirelli ripetendo quanto detto poco prima da Di Loreto – ai playout non incontreremo una squadra più forte della nostra». Tirelli poi ha detto la sua su un eventuale ripescaggio post retrocessione: «Sì, abbiamo buone possibilità di essere ripescati».

Ore 17.30 – (Gazzetta di Mantova) Il Mantova continua a farsi del male e sciupa a Salò forse l’ultima occasione per continuare a sperare nella salvezza diretta. I biancorossi, contro avversari quotati ma in evidente giornata no, giocano un buon match, a tratti dominandolo, ma non riescono a trovare il gol. Neppure avendo il vantaggio di giocare in 11 contro 10 per più di un tempo. E nel finale subiscono anche la beffa, perdendo a causa di un rigore contestatissimo ma tutto sommato non scandaloso. Al “Lino Turina” le due squadre trovano il primo caldo vero della stagione. Prina ripropone il 5-3-2, rilancia in difesa Trainotti e sostituisce a metà campo Di Santantonio (squalificato) e Zammarini (non al meglio) con Longo e Gonzi. La FeralpiSalò, priva di Bertolucci e Settembrini, perde prima della gara il portiere Caglioni (mal di denti) e schiera nel consueto 4-3-3 fra i pali l’ex biancorosso Bavena. Dopo appena 8 minuti di gioco i verdeazzurri di mister Diana devono fare a meno anche del regista Pinardi, toccato duro a metà campo. A sostituirlo è l’altro ex di giornata, Quadri. In campo, comunque, fin dai primi minuti si capisce che c’è soltanto il Mantova. I padroni di casa giocano sotto ritmo, arrivano sempre secondi sulla palla e sbagliano anche le cose più semplici. Nei primi venti minuti i biancorossi hanno due ottime occasioni da rete con Caridi e Sereni, che però non centrano il bersaglio. Al 23’ si fa male Caridi (sospetto stiramento) e mister Prina butta dentro al suo posto Tripoli. La squadra forse accusa psicologicamente il colpo, fatto sta che nella fase centrale del match la FeralpiSalò si fa vedere per le prime volte dalle parti di Bonato, pur senza impegnarlo. Nel finale di tempo, poi, ecco l’episodio che sembra poter indirizzare il match: Tantardini rifila una gomitata in pieno volto a Gonzi, che lo stava pressando e viene espulso. La FeralpiSalò dopo l’intervallo rientra comunque in campo con gli stessi dieci uomini: Diana cambia soltanto modulo, passando al 3-4-2 e utilizzando come esterni di metà campo gli attaccanti Bracaletti e Tortori. Anche Prina non cambia nulla ma il Mantova, pur con tanti difensori in campo, spinge con convinzione. Marchi prima sfiora il palo di testa, poi con un’altra zuccata trova l’angolo basso ma anche la grande risposta di Bavena. Diana allora si copre un minimo con il centrocampista Fabris per Bracaletti. Ma è ancora il Mantova a sfiorare il gol con Scalise, che non centra la porta da ottima posizione. L’impressione è che con un attaccante in più in area i biancorossi potrebbero vincerla, ma Prina non cambia uomini: il mister passa però al 3-4-3, utilizzando da attaccanti esterni Gonzi e Tripoli. Poco prima della mezzora, poi, grande brivido per il Mantova: l’arbitro concede un rigore per fallo di Raggio Garibaldi su Tortori ma poi si ravvede su indicazione del guardalinee Fabbro e assegna una punizione dal limite. La gara s’infiamma, Prina butta dentro Zammarini (che sfiora subito il gol) per Scalise e poi Beretta per Longo, colto da crampi. Un minuto dopo questa sostituzione, però, Carini tiene per la maglia in area Tortori e l’arbitro fischia il rigore. Dal dischetto Guerra spiazza Bonato. È il 42’ ed è una mazzata tremenda. Il Mantova prova comunque a reagire, ma riesce soltanto a trovare un colpo di testa con Sereni, sul quale Bavena blocca in due tempi. Poi arriva il triplice fischio di Fiorini di Frosinone e la FeralpiSalò festeggia una vittoria insperata, mentre i biancorossi ingoiano l’ennesimo boccone amaro della stagione.

Ore 17.00 – (Mattino di Padova) Soddisfazione a metà. Dopo la gara, il tecnico dell’Abano Karel Zeman si gode la vittoria sul Tamai ma tira le orecchie ai suoi giocatori per il primo tempo, in cui sono apparsi decisamente sottotono: «Anche se la matematica non ci dà ancora certezze oggi (ieri, ndr) era importante fare risultato» sottolinea il Boemo Jr. «La vittoria è fondamentale per la classifica ma non sono contento della prima parte del match: a mio parere non è stata affrontata con l’atteggiamento giusto». Nei primi 45 minuti è mancato qualcosa in fase offensiva: «Sì, nella prima parte del match non ho visto combinazioni d’attacco e la forza necessaria per mettere in difficoltà i nostri avversari» aggiunge Zeman. «Nella ripresa, fortunatamente, i miei ragazzi hanno mostrato qualcosa in più e sono riusciti a capitalizzare le occasioni create».

Ore 16.40 – (Mattino di Padova) Tra l’Abano e la salvezza c’è solo la matematica. Parlare di pericolo-playout per i ragazzi di Karel Zeman è esagerato, perché dopo la vittoria col Tamai, acciuffata grazie alle reti di Gnago e Bortolotto sul “neutro” di Este, l’ipotesi post-season da brividi sembra piuttosto remota. I 44 punti parlano chiaro, sebbene nelle retrovie ci sia tanto equilibrio quanta bagarre. I neroverdi mettono a segno un bel colpo, liquidando la sesta forza del campionato nella ripresa. Da rivedere, in vista del quintetto finale (le sfide con Mestre, Fontanafredda, Belluno, Ripa e Este) l’approccio ai primi 45 minuti, costato caro a Levico due settimane fa ma non ancora cambiato del tutto. Anzi, il torpore aponense si trascina pure al Nuovo Stadio almeno fino al 18’, quando la punizione insidiosa di Caridi fa venire un coccolone a Peresson, salvato dal fischio dell’arbitro per un fuorigioco ai confini della mischia. Fusciello e Gnago, poco dopo, non sfruttano una mezza papera in disimpegno dell’estremo pordenonese mentre il solito Caridi, al 27’, ispira la zuccata di Pramparo che finisce fuori. Sono solo tre, in sostanza, le azioni degne di nota. Troppo poche per una formazione votata all’attacco come quella neroverde, decisamente più pimpante a inizio ripresa, nonostante il tiro di Sellan (51’) propiziato da un’uscita piuttosto insicura di Bettin. Non ha problemi, dall’altra parte, Peresson sull’incornata di Bortolotto (58’). Il Tamai non fa granché, ma si fa vedere in avanti con l’assolo di Perfetto, fermato all’ultimo da Pramparo. Il salvataggio dello stopper è come l’acqua gelida al mattino per l’Abano, che si porta in vantaggio al 63’: palla larga per De Cesare, assist del mediano e inserimento da gattone di Gnago. 1-0. L’Abano insiste e neanche 3’ più tardi Gnago lancia Fusciello in profondità, bloccato in qualche modo da Peresson. Fa un pasticcio, invece, Bozzetto su Bortolotto, provocando un rigore che il fantasista di casa non ha problemi a realizzare (78’). Gli ospiti tornano alla carica all’81’ con una conclusione rabbiosa dalla distanza di De Poli, quasi telecomandata all’incrocio dei pali. Bettin può solo guardare. Non succede altro fino all’86’, quando Gnago prende palla a centrocampo e va a fare meta nell’area avversaria, sparando su Peresson. Il Tamai, complice l’inferiorità numerica per l’espulsione di Kryeziu (doppia ammonizione), non ha la forza per imbastire l’assalto nei minuti di recupero, facilitando così la gestione del risultato da parte dei termali.

Ore 16.20 – (Mattino di Padova) A fine gara si è preso ben volentieri i gavettoni dalla squadra: Stefano Zarattini sta ricevendo le soddisfazioni che nella prima parte di stagione erano mancate. «Sono molto contento», le parole del patron della Luparense, «perché stiamo attraversando un momento positivo che ci ripaga degli sforzi fatti per costruire questa squadra. Due mesi fa questa partita l’avremmo persa: siamo stati bravi a crederci per due volte, dopo essere finiti sotto. Ci siamo tolti il peso della zona playout, da quando ne siamo usciti abbiamo cominciato a volare. I playoff adesso sono più vicini, non abbiamo nulla da perdere e crederci non costa nulla». Furibondo, invece, il tecnico del Levico: «L’arbitro ha sbagliato e condizionato pesantemente il risultato», tuona Marco Melone.

Ore 16.00 – (Mattino di Padova) La sesta perla arriva come meno te l’aspetti: la Luparense supera 3-2 tra le mura amiche i trentini del Levico, e lo fa con un’incredibile rimonta nel quarto d’ora finale. Matteo Giglio, uno dei pezzi pregiati della rosa di mister Cunico, entra nella ripresa e decide la gara con una doppietta che rilancia le ambizioni playoff dei Lupi. Il Belluno batte la Virtus Vecomp e il quinto posto si avvicina a sole tre lunghezze, con cinque gare ancora da giocare. Ma il match non è stato una passeggiata: la Luparense, dopo aver sfiorato il gol con Beccaro al 10′ (bravo Nervo a dire di no alla punizione del capitano rossoblù) e con Baggio all’11’, è finita sotto alla prima sortita offensiva trentina: al 29′ il calcio d’angolo battuto da Tessaro con una traiettoria beffarda ha attraversato tutto lo specchio della porta prima di appoggiarsi sul secondo palo e in rete, senza che Rossetto potesse fare alcunché. I Lupi ci hanno messo diversi minuti a riprendersi dallo shock, ma al 39′ sono riusciti a pervenire al meritato pareggio: micidiale il contropiede orchestrato da Sottovia e finalizzato da Beccaro, che ha timbrato il suo diciassettesimo centro stagionale battendo Nervo con un destro all’angolino. Nella ripresa, dopo che prima dell’intervallo Sanavia si era divorato la rete del sorpasso calciando a botta sicura colpendo in pieno Michieli, e che Nervo, ancora lui, al 6′ era riuscito a dire di no il destro violento di Sottovia, il Levico ha messo ancora una volta la freccia: ancora su calcio d’angolo, stavolta al 23′, è stato Sanavia a perdersi Tobanelli, bravo a svettare e a battere Rossetto per la seconda volta. Nel finale, però, la Luparense ha trovato in Matteo Giglio, subentrato in corso d’opera, l’apriscatole di cui aveva bisogno. Al 32′ il nuovo pareggio ha portato la firma dell’ex Montebelluna, freddo nel calciare il penalty concesso per un fallo (per la verità, molto dubbio) di Tobanelli su Sottovia. Al 40′, infine, è arrivata anche la rete del clamoroso sorpasso: lancio a tagliare di Sottovia, nell’inusuale veste di rifinitore, e diagonale all’angolino di Giglio che regalato la sesta vittoria consecutiva ai rossoblù.

Ore 15.40 – (Mattino di Padova) «Siamo stati poco cattivi e incisivi in fase offensiva». Il tecnico dell’Este Andrea Pagan commenta così la sconfitta in terra trentina, che interrompe l’imbattibilità dei giallorossi nel girone di ritorno: «Una sconfitta può capitare anche se avremmo potuto fare qualcosa di più sotto porta» aggiunge il mister atestino. «La prestazione, ci tengo a dirlo, non è da buttare via perché i ragazzi ci hanno creduto fino alla fine. Siamo stati poco precisi negli ultimi 20 metri e, soprattutto nel primo tempo, non abbiamo creato problemi agli avversari». Il risultato di Dro avrà qualche ripercussione in classifica: «Sfortunatamente il nostro passo falso ha coinciso con le vittorie delle nostre dirette avversarie. Ora siamo a +5 dalla quarta e a -5 dalla seconda ma non dobbiamo abbatterci».

Ore 15.20 – (Mattino di Padova) Una domenica storta e “dannosa” per l’Este. In Trentino i giallorossi interrompono la striscia positiva di 24 risultati utili consecutivi con un 1-0 che fa male più alla classifica che al morale: le vittorie di Campodarsego e Belluno su Montebelluna e Virtus Vecomp, infatti, riportano i giallorossi sulla terra, ora a -5 dai “cugini” dell’Alta padovana e a +5 dai gialloblù. Alla compagine allenata da Cristian Soave, invece, basta una disattenzione difensiva degli ospiti e un’attenta gestione del vantaggio per portare a casa la vittoria. Il Dro riesce comunque a impegnare Lorello in più occasioni: come al 5’, quando Proch, protagonista assoluto del match, innesca Tessaro che viene fermato dal portiere atestino. Lo stesso Tessaro prova la conclusione due minuti più tardi, senza troppa fortuna. L’Este ha un sussulto al 16’: Marcandella prima riesce a sfondare sulla destra, poi a servire al centro Mastroianni, il cui destro è leggermente impreciso. Al 21’, invece, è ancora la formazione di casa a far paura con una sventagliata di Colpo per Proch che spara su Lorello, strepitoso nella respinta. Il capitano dell’Este, alla mezz’ora, può solo inveire, perché da una disattenzione dei colleghi scaturisce la rete decisiva di Proch, favorita dall’assist di Amassoka, altrettanto bravo ad aggiustare il “ponte” di Bertoldi sulla punizione di Colpo. Il Dro rischia pure di chiudere la pratica al 40’ con il rasoterra di Kostadinovic. Nella ripresa è ancora Lorello a tenere in piedi l’Este: l’estremo padovano si oppone al solito Proch al 51’ mentre al 64’ riesce ad anticipare Tessaro sull’ennesima iniziativa di Proch. Il portiere di casa Chimini, invece, deve superarsi su Arvia, servito da Marcandella. Al 73’ tocca al neoentrato Coraini: il centravanti semina il panico sulla destra e poi cerca Mastroianni, stoppato da Kostadinovic. L’Este insiste ma il Dro risponde per le rime: al 76’ è ancora Proch a sfruttare la profondità, ma anche stavolta Lorello è perfetto nell’intervento. Per il Dro c’è un’ultima opportunità con Gili, che non riesce a trovare il tap in sul tiro-cross di Bertoldi.

Ore 15.00 – (Mattino di Padova) Una volta sotto le docce, l’allenatore del Campodarsego Antonio Andreucci si mostra sereno e raggiante. «Un risultato che non fa una grinza, seppure ottenuto contro una squadra che ha lottato a lungo per il pareggio visto che non eravamo riusciti a chiudere subito. Per cui sono soddisfatto, volevo un determinato atteggiamento dopo la pausa pasquale e ne ho avuto riscontro. Chiedo comunque ancora molto alla squadra, è questo il momento in cui emerge il temperamento dei giocatori perché bisogna lottare fino all’ultimo». Un pizzico di rammarico invece per il collega Gianfranco Fonti, che certo non ha sfigurato con il suo Montebelluna: «Abbiamo avuto tre buone palle gol che potevano cambiare il corso della partita, peraltro contro un avversario di tutto rispetto. Poi è giunto il 2 a 0 che ci ha tagliato le gambe».

Ore 14.40 – (Mattino di Padova) Il Campodarsego torna alla vittoria contro il malcapitato Montebelluna, ma va detto che la gara è stata sostanzialmente equilibrata. Il risultato, ovviamente, mantiene inalterata in classifica la distanza dalla capolista Venezia, pure vittoriosa contro il Fontanafredda, e dà conferma di una maggiore solidità in campo. Si parte con un’occasione nei primissimi minuti per i padroni di casa, con la punizione di Zecchin che però non raggiunge alcun compagno. Ci prova poco dopo Radrezza su azione dalla bandierina, ottiene solo un altro angolo. Sul rovesciamento di fronte, pasticcia la difesa dei Gabbiani ma poi riesce a liberare. Montebelluna di nuovo in avanti con il cross di De Vido per Zecchinato, la cui incornata va sopra la traversa. È però il Campodarsego a passare in vantaggio al quarto d’ora, con il lancio di Zecchin che taglia la retroguardia ospite: s’intrufola con prontezza Kabine, che arpiona il pallone e batte Rigo. Il Montebelluna incassa e reagisce, con un’azione avviata ancora da De Vido, seguita dalla punizione di Fantinato che Merlano blocca senza difficoltà. Dopo la mezzora tornano pericolosi i biancorossi di casa, Buson perde l’attimo decisivo per crossare o tirare direttamente e il possibile 2 a 0 sfuma. Ecco quindi il passaggio di Radrezza per Kabine, appoggio a propria volta per Pelizzer che tira, ma si fa ribattere da un attento Bressan. Ma ormai il primo tempo è finito. Al rientro dagli spogliatoi si fiondano in avanti i trevigiani alla ricerca del pari, con pressing a tutto campo e tanto lavoro sulle fasce. Tuttavia il Campodasego c’è e si fa vedere con un’incursione in area su assist di Aliù. Dall’altra parte attenti a Zecchinato, il quale al 20’ colpisce al volo da distanza ravvicinata: provvidenziale intervento di Gal che manda in angolo per l’ennesima volta. Lo stesso Zecchinato riprova pochi minuti più tardi, ma senza esito. Il Campodarsego cerca allora di colpire in contropiede con Zecchin. La conclusione più bella è però del neoentrato Michelotto, che dalla distanza costringe Rigo a tuffarsi e a salvare in corner. Dalla successiva azione dalla bandierina arriva il raddoppio: prende palla Radrezza, cross dalla sinistra per Aliù che anticipa il portiere e mette in cassaforte il risultato. La rete spezza le residue speranze di rimonta del Montebelluna, che lascia campo libero agli avversari. Tanto che Radrezza nel finale cerca il tris, dopo aver ricevuto palla dal solito Aliù; bel tiro, ma che finisce di poco sopra la traversa.

Ore 14.10 – (La Provincia Pavese) «Mi tegni pral Pavia. Comunque vada». Ieri pomeriggio i tifosi della curva sud hanno provato il maxi striscione che sancisce la pace con la squadra. La partita di questa sera contro l’Alessandria (ore 20 al Fortunati, diretta tv su Raisport e internet su Sportube.tv) è troppo importante per la classifica e per l’orgoglio di una città che ancora spera il miracolo della Serie B. «Per un calciatore questa è una delle partite più belle – sintetizza mister Rossini, da tre settimane allenatore del Pavia – c’è uno stadio e le motivazioni giuste per are la prestazione e per riavvicinare i tifosi alal squadra. Perché i tifosi ti aiutano se vedono che ci sono l’accanimento e la volontà giuste». Rossini ha visionato diverse partite dell’Alessandria: »E’ una squadra delle più forti del girone, sia a livello di singoli, sia di gruppo. Il punto di forza? Lavorano molto bene sulle catene esterne. ma noi ci siamo preparati. Dobbiamo essere pronti a ogni eventualità. Ricordo sempre a tutti che una partita dura 96 minuti, e in questo lasso di tempo può succedere di tutto. L’importante è dare prova dell’ulteriore prova che possiamo dire la nostra. Fin’ora – conclude Rossini – abbiamo fatto un piccolo gradino, possiamo farne un altro. Ma l’importante è non retrocedere». Le motivazioni, dice Rossini, ci sono: «In questi casi, casomai è non averne troppe. D’ora in avanti sono quasi tutti scontri diretti, non ci possiamo nascondere». Questa sera al Fortunati è atteso il presidente Xiadong Zhu, che vedrà la partita con Luca Di Masi, patron dell’Alessandria. Nello sky box sono attesi anche prefetto Erminia Cesari, il rettore Fabio Rugge, il sindaco Massimo Depaoli, oltre a dirigenti della Lega Pro. Un paio di dubbi sull’undici iniziale che mister Rossini proporrà questa sera. Il primo è legato alle condizioni di Manconi che sabato si era fermato e ieri si è allenato regolarmente. In caso non si volesse rischiarlo dal 1’ l’alternativa è l’impiego al suo posto di De Silvestro. Facchin in porta e Cesarini e Ferretti sembrano le certezze intoccabili. A centrocampo il posto dello squalificato Marchi sarà preso dal maltese Muscat al cui fianco agirà ancora Cristini. Lo schieramento difensivo è legato, invece, a valutare come si vorrà affrontare il tridente dei grigi. Il rientrante Malomo dovrebbe giocare da centrale con Biasi, con Ghiringhelli e Grillo laterali. In caso di scelta di un marcatore puro in fascia a destra potrebbe essere spostato Malomo e Dermaku rimanere titolare a fianco di Biasi. Per il resto l’ossatura della formazione che ha fatto molto bene a Bassano non dovrebbe essere stravolta anche per dare finalmente continuità a una squadra che dall’inizio della stagione ha cambiato moltissimo.

Ore 13.40 – (Giornale di Vicenza) Ora va meglio, ma all’inizio e anche dopo c’era da strabuzzare gli occhi per l’incredulità. E d’accordo che i social sono l’amplificatore anche di chi non abbonda alla voce grano salis, tuttavia gli strali che sul web hanno seppellito il Citta travolto 4-1 in gara uno di finale di Coppa Italia giovedì sera a Foggia hanno del fantascientifico. Ma come? C’è una squadra che ha piallato il campionato e che, male che vada, staccherà il ticket per il balzo in serie B con un mese di anticipo e qualcuno trova il modo di storcere il naso? Eppure è andata davvero così con la rete che ha fatto da contenitore al malumore montante di parte della tifoseria granata che in un attimo ha messo sul banco degli imputati il tecnico Venturato e la sua truppa, dimenticando in un istante la poderosa e fragorosa cavalcata di 11 vittorie di fila. E si ha il coraggio di obiettare se la capolista viene sbiancata in finalissima di Coppa. È dovuto intervenire il leader difensivo Pascali con un post su Facebook a riportare l’ordine e la calma tra i supporter. A parte che, nonostante il 4-1 rimediato in Puglia (risultato bugiardo nella forma, minimo il 4-2 era meritatissimo) la rivincita al Tombolato è più in ballo di quanto si possa pensare, quanto accaduto nell’ex isola felice padovana è un campanello d’allarme della deriva pericolosa che sta prendendo l’atteggiamento di troppi appassionati verso il calcio e lo sport in generale: se si mette in discussione un club che ha disputato uno stagione esemplare e che diventerà memorabile per un ruzzolone che non inficia minimamente il traguardo primario che verrà tagliato in pompa magna, allora siamo sulla luna, perché queste valutazioni fanno a pugni con la logica. Del resto, proprio il portiere del Cittadella, l’ex biancorosso Alfonso, 15 giorni fa aveva rivelato alla stampa il suo stupore dinanzi ai mugugni degli aficionados per uno sbiadito 1-0 interno sull’Albinoleffe che sanciva tra l’altro la decima vittoria. «Ma cosa vuole di più la gente?» si interrogava il n. uno della prima della classe. Lui aveva colto il primo malessere, che poi è deflagrato con la débacle di Coppa. È accaduto a Cittadella, ma può succedere dappertutto. Ormai le aspettative sono spropositate, vincere non basta, è necessario stravincere e pure quello diventa ordinario. Non ci siamo.

Ore 13.20 – (Giornale di Vicenza) Sulla scorta del film proiettato all’andata, con uno strapotere giallorosso non sintetizzato dal risultato di parità, in tanti allora vagheggiavano il braccio di ferro del Tombolato come una sorta di resa dei conti con vista sulla B. Invece non ci sarà alcun regolamento stasera: il Cittadella è già in volo al piano di sopra e deve solo comunicare le coordinate per l’atterraggio, mentre il Bassano, damigella d’onore virtuale, sta comunque fabbricando una stagione incantevole, tenuto conto che l’anno seguente di un’impresa sfiorata, in tanti ci lasciano le penne ed è cara grazia se poi non precipitino di sotto. Anche se in ogni caso non ci saranno i crismi della promozione ufficiale, nell’habitat granata mirano al bersaglio grosso per fare comunque una botta di festa con la propria gente e non risvegliare gli incredibili sbuffi dei maigoduti di cui parliamo qui a fianco. Insomma, avrebbe più bisogno il Bassano di qualche balsamico puntaccio: brutalizzato in malo modo dal Pavia a domicilio dopo aver imboccato la via della felicità con 5 vittorie una sommata all’altra, il Soccer Team è tornato sulla terra e ora vorrebbe non finirci per terra. Il solo fatto di poter interrompere con un pari l’inarrestabile progressione dei cugini conferirebbe sembianze irreali alla notte giallorossa. Però qua è indispensabile affrescare l’impresa per riappropriarsi del secondo posto subaffittato (si spera provvisoriamente) al Pordenone.TESTA SGOMBRA. «È la forza del Cittadella che sa di poter puntare a vincere senza correre rischi concreti – avverte Sottili – perché anche in caso di ko il loro vantaggio rimarrebbe smisurato. È la condizione migliore per preparare le partite, perché la testa è più libera. Noi, al contrario, non ci dovremo dimenticare né oggi, né mai della lezione che ci ha inflitto il Pavia. E cioè che se allentiamo il livello dell’attenzione, chiunque ci può fare la pelle. Lo choc di quella sbandata mi pare alle spalle, i ragazzi l’hanno metabolizzato, tuttavia è bene tenere a mente gli errori di quella sera. Eppoi c’è assoluta urgenza di ricominciare a fare punti altrimenti potremmo compromettere la nostra rincorsa al secondo posto e la rimonta di febbraio e marzo e non mi pare proprio il caso». LA SQUADRA. Cenetti e Fabbro appiedati per squalifica, Candido in bilico: ieri sera il tecnico ha svolto sotto la luce dei riflettori la rifinitura abolendo per stamane il consueto risveglio muscolare delle partite serali. «Preferisco concedere qualche ora di riposo in più, dopo la sosta pasquale il gruppo ha lavorato tanto e con profitto», spiega il Pelatone. Davì rileverà Cenetti in mediana, poi ballottaggi Momentè/Pietribiasi, Stevanin/Semenzato, Martinelli/Barison e Piscitella/Candido, coi primi favoriti. Bassano dovrà indossare lo smoking per non sfigurare.

Ore 13.00 – (Gazzettino) «Una sconfitta non ci deve togliere le certezze dimostrate nelle gare precedenti, ma anzi ci deve rendere consapevoli che siamo chiamati sempre a fare prestazioni di alto livello». Così il tecnico Stefano Sottili, alla vigilia del derby del Tombolato, ma con la mente ancora rivolta al clamoroso ko interno per 4-1 rimediato nell’ultimo turno con il Pavia. «Con il Cittadella – riprende l’allenatore – dobbiamo tornare subito a fare risultato perché chi ci insegue in classifica sta correndo e bisogna sfruttare al massimo gli scontri diretti che potrebbero avvantaggiarci nella nostra corsa. Andremo al Tombolato consapevoli delle armi a nostra disposizione, contro una formazione che sta meritando alla grande il primato». Così sulla propria squadra, ancora in piena corsa per il secondo posto e i play off: «Dopo la cessione del nostro capitano Iocolano per una cifra davvero importante, il gruppo merita i complimenti perché tutti si sono maggiormente responsabilizzati, facendosi carico di quello che doveva essere il nostro percorso insieme». Prima di cadere con il Pavia, il Bassano aveva ottenuto cinque vittorie di fila e 20 punti su 24 disponibili nelle ultime otto gare. Confermato questa sera il consueto 4-2-3-1, con Davì che dovrebbe prendere il posto di Cenetti (squalificato) davanti alla difesa insieme a Proietti e con il terzetto Falzerano-Misuraca-Candido alle spalle della punta Pietribiasi. Partirà dalla panchina l’ex Piscitella, fermato dal giudice sportivo pure Fabbro.

Ore 12.40 – (Gazzettino) Il Pordenone ha vinto nell’anticipo di sabato con la Reggiana, così anche in caso di successo stasera al Tombolato il Cittadella non potrà ancora festeggiare la matematica promozione in serie B, ma è chiaro che il Bassano costituisce forse l’ultimo scoglio che si frappone tra i granata e un traguardo che quasi si tocca con mano. Proprio su quel “quasi” Roberto Venturato cerca di focalizzare l’attenzione alla vigilia del derby: «È vero che siamo vicini alla meta, ma mancano ancora sei partite e bisogna affrontarle tutte con grande impegno, serietà e determinazione, a cominciare da quella con il Bassano. Il risultato per il quale ci siamo impegnati in questi mesi è lì a un passo, ma non è ancora stato raggiunto. Il Cittadella ha fatto grandi cose in questa stagione, ora è il momento di raccogliere i frutti del lavoro». Venturato è uno che non si accontenta, e lo ribadisce ancora una volta: «Credo che il Cittadella possa e debba migliorare ancora in questo finale di campionato. Sembrano parole banali dette in questo momento, ma io credo che una squadra possa crescere, sempre, e chiedo un altro passo in avanti, anche a livello motivazionale». Il tecnico granata guarda poi all’avversario «È una delle gare più difficili dell’intera stagione. Il Bassano sta facendo bene da anni, ha dimostrato di essere una delle squadre migliori, gioca per vincere in casa e in trasferta. Ha cambiato allenatori, giocatori, ma la bontà del gruppo resta immutata, ha valori tecnici di rilievo. All’andata ci ha messo in difficoltà, ha grandi qualità anche fisiche e un allenatore preparato. E alle spalle c’è una società forte». Venturato cerca di tenere il freno a mano tirato, ma alla fine pure lui capitola sul discorso-promozione e loda il gruppo: «La soddisfazione di riuscire a vincere il campionato è immensa, non vanno sminuiti i meriti di una squadra che sta facendo cose straordinarie. Il Cittadella sta disputando un girone di ritorno di altissimo livello, e c’è riuscito perché ha sempre grande fame, in ogni partita». La squadra ha cannibalizzato il torneo, sono i numeri a testimoniarlo, con undici vittorie di fila, record assoluto per la categoria. «Tutti quando affrontano la prima della classe tirano fuori il meglio di sè, per noi invece è una responsabilità importante, per questo non mi accontento mai e dico ai miei giocatori di alzare sempre l’asticella». L’andata della finale di Coppa Italia può avere lasciato qualche scoria a livello fisico e mentale? «A Foggia abbiamo commesso degli errori all’inizio che hanno complicato la gara, nella ripresa ho visto il Cittadella che volevo che però non è riuscito a raddrizzare la partita. In questi giorni abbiamo cercato di raccogliere le energie per affrontare al meglio un impegno gravoso quale lo ritengo quello con il Bassano. Stiamo abbastanza bene fisicamente». Giovedì il Cittadella ha perso la prima partita del 2016, con un pesante passivo: la sconfitta può lasciare il segno anche in ottica campionato? «Perdere non fa mai bene, la voglia di vincere ce l’avevamo anche a Foggia ma non ci siamo riusciti. Ci sono anche gli avversari in campo. Per il ritorno di Coppa ci penseremo più avanti, adesso c’è il Bassano, è un’altra storia». Tra i convocati tornano Paolucci e De Leidi, non c’è invece Bonazzoli che ha una costola fratturata. Ballottaggio tra Schenetti e Zaccagni, in attacco pochi dubbi: giocheranno Chiaretti, Litteri e Jallow.

Ore 12.20 – (Mattino di Padova) La raccomandazione è una sola: meglio acquistare i biglietti in prevendita, per evitare code alle casse. A sabato i biglietti staccati erano più di 1.200 ed è difficile stabilire quanti siano stati comprati da sostenitori granata e quanti da quelli vicentini, in quanto, non essendo necessaria per questa partita la tessera del tifoso, ognuno può accomodarsi in qualsiasi settore del Tombolato (curva ospiti esclusa, lì la Tessera serve). I tagliandi si possono acquistare online nelle rivendite Ticketone e, oggi, nella sede del Cittadella, aperta dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17, con i botteghini dello stadio a disposizione dalle 18. L’impressione è che, contando i 1.147 abbonati granata, si possano superare le tremila presenze. QUI BASSANO. «Affrontiamo una squadra che nel girone di ritorno ha compiuto un percorso netto, vincendo tutte le gare e stabilendo il record di 11 affermazioni consecutive in Lega Pro. Ha un organico di qualità e un mister che ha avuto la capacità di ruotare con continuità i propri giocatori. Il Cittadella sa di poter festeggiare la promozione a breve, non ha grandi pressioni, né l’assillo di dover vincere la gara a tutti i costi e quindi sarà più libero mentalmente», ha sottolineato ieri Stefano Sottili, allenatore del Bassano, in sede di presentazione della partita. «Dall’altra parte però ci siamo noi», ha aggiunto, «che abbiamo bisogno di vincere per riprendere il nostro cammino interrotto 7 giorni fa con il Pavia e perché vogliamo cercare di mantenere la seconda posizione fino alla fine del campionato.Formazione? Momentè da martedì è tornato ad allenarsi in gruppo e Candido ha ancora qualche problema che valuteremo nelle ultime ore». A Sottili mancheranno sicuramente il centrocampista Cenetti e l’attaccante Fabbro, entrambi squalificati.

Ore 12.00 – (Mattino di Padova) Comunque vada a finire, la festa è rinviata. Ci ha pensato il gol di Pasa, che ha deciso in favore del Pordenone la sfida con la Reggiana, a impedire che Cittadella-Bassano, in cartellone stasera alle 20 al Tombolato, possa essere la gara della promozione matematica della truppa granata in Serie B. Una vittoria degli uomini di Venturato, infatti, porterebbe il Citta a 68 punti, a +15 sui friulani, con cinque giornate davanti e lo scontro diretto (decisivo in caso di arrivo alla pari) ancora da disputare. Poi è vero che il 3-1 ottenuto all’andata al Bottecchia sembra in grado di evitare inverosimili sorprese a capitan Iori e soci, ma, appunto, la ratifica della matematica ancora non ci potrà essere oggi. E prima, in ogni caso, occorre superare i “cugini” del Bassano, la rivale che ha saputo mettere più in difficoltà la capolista. Venturato lo sa bene. «I giallorossi ormai da diversi anni stanno dimostrando di essere una delle realtà più attrezzate della categoria. Nel corso delle stagioni hanno cambiato diversi giocatori, mantenendo, però, un’intelaiatura importante. Il Bassano ha qualità fisiche, tecniche e tattiche, può contare su valori assoluti in tutti i reparti e anche sulla possibilità di mutare fisionomia a gara in corso: che giochino Piscitella, Candido o Falzerano sono tutti elementi di qualità», sottolinea il tecnico di Atherton. «E poi, Misuraca ha giocato in categorie superiori, Davì è fra i migliori centrocampisti della Lega Pro, la difesa è una delle più solide. È una squadra che sa stare alta rimanendo compatta e sa essere pericolosa sui calci da fermo». La pesante sconfitta di Foggia in Coppa, la prima del vostro 2016, può lasciare strascichi? «Perdere non fa mai piacere, ma, lo sapete tutti, nel calcio ci stanno anche gli avversari e i ko. Allo Zaccheria, nel primo tempo, abbiamo commesso errori che ci hanno penalizzato, e nel prosieguo del confronto non siamo stati bravi a sfruttare le occasioni create. La sconfitta, però, ci dà carica e motivazioni ulteriori». In questi giorni si è discusso molto sul massiccio turnover operato in Coppa: col senno del poi rifarebbe tutte le sue scelte? «Rimango fermamente convinto delle scelte fatte. La nostra rosa ha 25-26 giocatori determinanti. Ognuno ha le capacità per potersi comportare benissimo indipendentemente dalle mie decisioni. Io cerco di mettere in campo sempre le formazioni migliori e anche a Foggia credo che la nostra fosse una squadra competitiva». In campionato, intanto, manca l’ultimo passo. «Mancano sei partite da affrontare con serietà e voglia di provarci. L’obiettivo è lì davanti a noi, dobbiamo mantenere la concentrazione di sempre per raccogliere i frutti del lavoro svolto negli scorsi mesi. Non va sminuito quanto fatto sinora, ma per rimanere a grandi livelli non bisogna mollare mai». Ha seguito Pordenone-Reggiana? Si aspettava un… favore dagli emiliani? «Il Pordenone ha confermato anche sabato sera quanto vale. Conta su un allenatore molto bravo come Tedino, che stimo molto e che ha saputo dare un gioco e una mentalità vincente ai suoi uomini. Ci stava il pareggio della Reggiana, ma i friulani non hanno rubato nulla». Pochi dubbi sull’undici in campo stasera. Tornano fra i convocati Paolucci, dopo il rientro a Foggia, e De Leidi. Si ferma invece Bonazzoli che, come hanno stabilito gli accertamenti medici, ha riportato la frattura di una costola, causata da un colpo ricevuto nella gara di giovedì in Puglia.

Ore 11.30 – Le pagelle del Padova (Gazzettino, Andrea Miola): Favaro 6; Bucolo 6 (Cunico 6.5), Sbraga 6.5, Fabiano 5.5, Favalli 6; Ilari 5.5 (Petrilli 6), Mazzocco 6, Baldassin 5.5, Finocchio 6; Altinier 5.5 (Sparacello 6), Neto Pereira 7.

Ore 11.20 – (Gazzettino) La squadra guadagna due punizioni dal limite e cinque calci d’angolo e proprio su un corner battuto da Finocchio al 25′ Tunno è autore di un’altra grande parata sull’incornata di Mazzocco indirizzata sul primo palo. Nella ripresa cresce il Cuneo e al 10′ sfiora il vantaggio Corradi che, servito sul secondo palo da Ruggiero, sbaglia mira da ottima posizione. Non sbaglia invece Chinellato che, imbeccato in profondità da Corradi, brucia sul tempo Fabiano, ne rintuzza il ritorno e supera Favaro con un preciso diagonale. Pillon opera allora un doppio cambio, inserendo Patrilli e Sparacello al posto degli spenti Ilari e Altinier. Favalli impegna il portiere dal limite (16’) e poco dopo Mazzocco calcia a lato dalla lunga distanza, ma il pericolo maggiore è per Favaro con una conclusione ancora di Corradi che esce di poco alla sua destra. Entra Cunico per Bucolo e il Padova a trazione decisamente anteriore alla mezz’ora reclama per un fallo di mano in area non sanzionato su tiro di Sparacello, ma due minuti dopo arriva il pareggio a opera di Neto Pereira che, magistralmente servito da Cunico, supera il portiere e depone la palla in porta. La vittoria resta però solo un’illusione, unita alle proteste a tempo scaduto per un errato fuorigioco che ferma un’azione pericolosa di Cunico.

Ore 11.10 – (Gazzettino) Un pareggio sostanzialmente giusto, ma dal sapore della sconfitta per il Padova che a Cuneo rischia di dire definitivamente addio al sogno dei play off a cinque giornate dal termine della stagione regolare. In terra piemontese servivano i tre punti e l’undici di Pillon, poco cinico nel primo tempo e in sofferenza per parte della ripresa, non è riuscito a trovare l’acuto vincente, anche dopo avere rimesso la gara sui binari della parità con Neto Pereira, il tutto condito da vibranti proteste per un paio di controverse decisioni arbitrali nella ripresa. Non tutto è ancora perduto, ma i destini in chiave promozione sono inevitabilmente legati alle disgrazie delle concorrenti, in particolare dell’Alessandria, attualmente quarto, impegnato questa sera a Pavia e ospite all’Euganeo all’ultima di campionato. Assenti Diniz, Dionisi, Anastasio, De Risio e Corti, Pillon è costretto a ridisegnare la squadra dalla cintola in giù. In mediana spazio all’inedita coppia Mazzocco-Baldassin, con Bucolo adattato nel ruolo di laterale di destra. Avvio di gara pimpante e locali subito alla ricerca del vantaggio con una potente conclusione dalla lunga distanza di Bonomo su cui Favaro si fa trovare pronto. Ben più difficile l’intervento di Tunno che al 7′ respinge con ottimo riflesso la conclusione dalla zona del dischetto di Neto Pereira destinata all’incrocio dei pali. Sul successivo angolo Fabiano mette alto di testa. Fino all’intervallo il Padova tiene in mano le redini del gioco, controlla senza difficoltà le sortite avversarie, frutto specialmente di veloci ripartenze, ma un po’ per le condizioni del terreno di gioco tutt’altro che eccelse e un po’ per i meccanismo poco oliati a centrocampo, fatica a creare situazioni di superiorità numerica sulle fasce e a fornire palloni giocabili ai due attaccanti.

Ore 11.00 – (Gazzettino) «Con il lavoro fatto in questo periodo si è creata un’impronta di squadra, i giocatori sono cresciuti bene e dunque l’impianto c’è. L’importante è completare l’organico per renderlo competitivo al cento per cento. Restare a Padova? Si sa quanto sono legato a questa piazza, la disponibilità mia ci sarà sempre, vediamo». Il presidente Giuseppe Bergamin torna sulle scelte arbitrali: «Un po’ arrabbiato lo sono e più che una bella partita è stata una battaglia. Meglio la ripresa, mentre fino all’intervallo siamo stati un po’ timidi, ma quello che mi disturba è che potevamo portare a casa i tre punti se certe decisioni non ci avessero penalizzato. Il Cuneo ha giocato alla morte è stato aggressivo e il risultato penso serva più a loro. Avremmo dovuto andare in vantaggio noi per risolvere la gara». Ci saranno proteste in Lega? «Ne avevo già parlato con il presidente. Gli arbitri sono questi, una sera li ho visti tutti assieme e sono dei ragazzi. Non credo ci sia gran differenza tra uno e l’altro, il livello è questo e non penso che protestare porti dei risultati». E adesso? «Era fondamentale ottenere i tre punti, ora dobbiamo vincere tutte le prossime partite, sperando che qualcosa di buono ci venga riconosciuto». Marco Cunico si è dimostrato subito decisivo. «Peccato – commenta – che non sia riuscito a fare la rimonta completa. I play off? Il risultato mentalmente un po0 ci rallenta, ma se le vinciamo tutte ci caschiamo dentro. Sappiamo che era ed è difficile, ma ci proviamo e l’obiettivo è quello di arrivare all’ultima partita con l’Alessandria a tre punti da loro per giocarcela». Un flash del brasiliano Neto Pereira, autore del gol del pareggio: «Ci servivano i tre punti e non è andata come volevamo, però dobbiamo andare avanti e crederci perché c’è ancora una piccola possibilità».

Ore 10.50 – (Gazzettino) Le proteste per le due discusse decisioni dell’arbitro e la consapevolezza di non avere disputato una prova particolarmente brillante sono il leit motive delle analisi a fine gara. Ma nessuno ha voglia di ritenere ancora chiuso il discorso play off. «È mancato il guizzo finale – esordisce il tecnico Pillon – non abbiamo fatto una grandissima partita, ma in un campo piccolo e con tante buche non era facile giocare e solo gli episodi potevano decidere. Abbiamo avuto occasioni con Mazzocco su palla inattiva e con Neto su cui il portiere ha fatto un miracolo e poi con Fabiano di testa. Peccato perché la squadra ha dato tutto quello che poteva e, pur con qualche problema, ha risposto bene sotto l’aspetto dell’impegno». Poi aggiunge: «Dispiace anche per le scelte dell’arbitro, specialmente sul rigore e sull’ultimo fuorigioco inesistente di Cunico che mi ha detto che se non veniva fermato faceva gol. C’è dunque rammarico». Da rivedere il Padova della ripresa: «Abbiamo avuto qualche difficoltà iniziale e preso un gol che dovevamo evitare stando più attenti. Abbiamo pareggiato e ci abbiamo creduto senza riuscirci». Crede nei play off? «Dipende molto dalla partita tra Pavia e Alessandria (posticipo di questa sera, ndr). Se i piemontesi vinceranno penso sarà poi difficilissimo riprenderli. Noi continuiamo sulla nostra strada, mancano cinque partite e quindici punti». Avete iniziato a programmare il futuro? «In questo periodo eravamo impegnati nella rincorsa ai play off a cui credo ancora anche se dobbiamo vincere più gare possibili e non mollerò nulla fino alla fine. Per il futuro bisogna incontrarsi con la società e finora non si è fatto, ma credo ci sia già una grande base».

Ore 10.30 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “Cinque gare alla fine, tutte da vincere. Un’impresa praticamente impossibile”) È noto che il 4-4-2, per essere ottimizzato al meglio, ha bisogno di un continuo sviluppo della manovra sulle fasce: ebbene, a sinistra questo è successo, più volte e con efficacia, a destra molto, ma molto meno. Inevitabile pagare dazio se schieri Bucolo terzino (e se l’è cavata, anche meglio del previsto), ma non se proponi uno come Marco Ilari, che dovrebbe sbranare la fascia e fare la differenza. Nella ripresa il Padova ha spinto di più sull’acceleratore, ma si è scoperto troppo ed è stato punito su una ripartenza dei piemontesi: l’unica tattica che poteva adottare la squadra di Fraschetti, consapevole del gap patito nei confronti dei biancoscudati. Una volta sotto, ed effettuati i cambi che le circostanze imponevano (con il ricorso anche al trequartista), Neto Pereira & C. hanno rimesso in piedi il match, timbrando il cartellino con un pareggio che non muta granchè la loro situazione di classifica. Si sono svegliati tardi? Una domanda non peregrina, la stessa che ci eravamo posti a Pordenone, sempre riferendoci all’ultimo quarto d’ora, quando avevano cinto d’assedio l’area dei friulani, ma senza arrivare al 2-2. Le motivazioni sono importanti, per non dire fondamentali, nello sport come nella vita: e di motivazioni ne dovrà trovare tante Pillon per convincere i suoi giocatori a non mollare la presa. Cinque successi su cinque, appunto, o si è fuori. Come scalare una montagna alta 8.000 metri con grado di difficoltà massimo. Se uno ci crede, perché precludersi l’impresa?

Ore 10.20 – (Mattino di Padova, editoriale di Stefano Edel dal titolo “Cinque gare alla fine, tutte da vincere. Un’impresa praticamente impossibile”) Mancano cinque giornate alla fine della stagione regolare, sul piatto ci sono 15 punti. Sommati ai 45 che oggi ha in saccoccia il Padova, fanno 60. Una quota considerata dai più come sicura o quasi per garantirsi l’accesso ai playoff che valgono il pass per la Serie B. Certo, azzardare un quarto posto come obiettivo possibile per i biancoscudati, con l’Ancona oggi a quota 49 nel raggruppamento di centro (esattamente i punti che ha l’Alessandria prima di scendere in campo stasera a Pavia) e con il Cosenza a 51 in quello meridionale (in questo momento la più sicura di qualificarsi), non è il massimo, ma più che una sensazione possiamo parlare ormai di certezza man mano che ci avviciniamo al traguardo: la seconda migliore delle quarte uscirà proprio da un testa a testa fra le squadre dei gironi A e B. E lì bisogna provare ad inserirsi. Come? Facendo l’en plein di risultati. Il tifoso ha il diritto di pretendere che la squadra di Pillon insegua sino in fondo l’obiettivo, ma l’impresa è titanica, per non dire quasi impossibile. Con il Cuneo, avversario decisamente inferiore per tasso tecnico complessivo e qualità dei singoli, il Padova è andato a corrente alternata, come se la pressione di dover centrare la vittoria a tutti i costi gli creasse dei problemi: nei primi 45’ l’impegno c’è stato, nulla da dire, così come è stata marcata la supremazia territoriale, ma su alcuni aspetti della manovra si è tornati indietro. È mancata la profondità, la capacità in attacco di effettuare i “tagli” e gli inserimenti giusti, smarcando un uomo davanti al portiere. Inutile avere il predominio delle azioni se poi non c’è chi la butta dentro.

Ore 10.10 – Le pagelle del Padova (Mattino di Padova, Stefano Edel): Favaro 6.5; Bucolo 6 (Cunico 7), Sbraga 6.5, Fabiano 5, Favalli 6; Ilari 5.5 (Petrilli 6), Mazzocco 5.5, Baldassin 6, Finocchio 6.5; Neto Pereira 7, Altinier 5 (Sparacello 6). 

Ore 10.00 – (Mattino di Padova) La musica, purtroppo per il Padova, non è cambiata nella ripresa: ancora ritmo troppo basso, poca “cattiveria” agonistica e difficoltà nei disimpegni. Così, dopo un pericolo portato da Ruggiero, la cui conclusione al volo, nell’area piccola, si è persa sul fondo (10’), al 13’ il Cuneo è passato in vantaggio: Corradi, poco oltre la metà campo, ha lanciato benissimo Chinellato, che, inseguito vanamente da Fabiano (la difesa in quel momento era alta), ha galoppato verso la porta, si è spostato sulla destra e ha battuto Favaro con un diagonale chirurgico sul palo opposto. La reazione dei biancoscudati? Tre buone occasioni, capitate sui piedi di Favalli (il cui sinistro è finito tra le braccia di Tunno, 16’), di Mazzocco (conclusione da dimenticare dal limite dell’area, 19’) e di Neto Pereira (staffilata di destro dai 18 metri alta di un niente, su imbeccata di Favalli, 28’). Cunico, colpo di genio. Reclamato il rigore (che forse c’era) per un “mani” di D’Iglio su girata di Sparacello all’interno dei 16 metri (30’), Pillon ha tolto dalla naftalina Cunico, sperando in un colpo di genio. Che è arrivato, neppure un minuto dopo il suo ingresso, con una giocata da vero trequartista: palla scodellata oltre i difensori per lo scatto micidiale di Neto Pereira, che ha evitato Tunno e depositato nella porta sguarnita (32’). Alla fine, lo stesso Cunico è stato fermato dall’assistente Zinzi per un fuorigioco molto dubbio mentre stava per segnare. Beffa evitata, ma risultato che suona come una quasi condanna. Appellarsi agli dei del pallone, a questo punto, è doveroso. Chissà che si… commuovano.

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Dopo il pericolo portato in avvio di gara da Bonomo, con un sinistro da lontano intercettato alla grande da Favaro in tuffo, e conseguente deviazione in angolo (3’), i veneti hanno preso il sopravvento, costringendo i biancorossi ad arretrare il proprio baricentro e a serrare le fila. Più che a destra, dove proprio non si è visto, il Padova è andato giù soprattutto a sinistra, mettendo in azione spesso Finocchio. Al 7’, su un cross di Favalli proprio da quella fascia, con respinta di Tunno, Neto Pereira in semirovesciata ha fatto gridare al gol, sventato da un gran balzo dell’estremo difensore, che ha alzato sulla traversa. Dal successivo corner di Ilari, Fabiano, solo soletto al centro dell’area, ha incornato bene, ma fuori bersaglio. Ma la palla-gol più nitida è stata quella di Mazzocco, che sempre sugli sviluppi di un angolo, stavolta di Finocchio, di testa ha girato a rete sul primo palo, vedendosi strozzare in gola l’urlo di gioia dalla respinta d’istinto del portiere, che ha letteralmente sventato l’1-0 sulla linea bianca (25’). Da lì al riposo da registrare solo la seconda azione pericolosa dei piemontesi, con un’altra “botta” di sinistro di Bonomo, deviata, che Favaro ha addomesticato senza problemi in tuffo (44’).

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) Due punti lasciati sul campo, brutto, gibboso e stretto, e uno portato a casa. Ma il risultato è giusto, il Cuneo non ha rubato nulla. È il Padova che deve mordersi le mani, e il pareggio – il dodicesimo della stagione – serve a poco nell’ottica dell’inseguimento agli spareggi-promozione. Perché se il Pavia stasera non batte l’Alessandria, ancorandola a quota 49, quarto ed ultimo posto utile per i playoff, la corsa è compromessa. Un’occasione sprecata, che in questo combattuto finale di campionato può costare molto cara a Neto Pereira & C. Poco concreti nei primi 45’. Partita non facile (e si sapeva), con i biancoscudati che nel primo tempo hanno avuto le occasioni migliori, ma più su palle inattive che su azioni manovrate. E il loro limite evidente è stato proprio quello della finalizzazione: si poteva e doveva fare di più sotto porta. Contro avversari che lottano per salvarsi – e il Cuneo aveva la ghiotta opportunità, vincendo, di avvicinare Lumezzane e Pro Piacenza – bisogna alzare di più il ritmo del gioco, il che obiettivamente non c’è stato. Certo, gli uomini contati hanno condizionato le scelte di Pillon, costretto ad inventarsi Bucolo terzino per le contemporanee assenze di Diniz (squalificato) e Dionisi (infortunato), e ad affidare la mediana a Mazzocco e Baldassin (De Risio squalificato e Corti ancora convalescente), ma davanti la squadra, pur creando, ha combinato poco.

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) In questa situazione di classifica è ancora presto per parlare di futuro e programmazione per la prossima stagione? «Finora sono stato concentrato solo sulla rincorsa playoff e lo sono ancora. Per il resto non ho ancora avuto nessun incontro con la società. Penso che sia stato fatto un gran lavoro da parte del mio staff, i giocatori sono cresciuti e abbiamo posto delle basi. C’è un impianto di gioco al quale basta apportare qualche correttivo per renderlo competitivo al cento per cento». La palla passa, quindi, al presidente Giuseppe Bergamin, che per il momento non parla di futuro, ma per la prima volta alza un po’ la voce contro gli arbitri: «Sono arrabbiato», il suo commento. «Potevamo anche vincere se non fosse stato per alcune decisioni del direttore di gara. Ho già parlato di questo con il presidente di Lega, ma gli arbitri sono questi e sono tutti molto giovani. Non c’è molta differenza tra uno e l’altro, il livello è questo e protestare ancora di più non porta risultati». Playoff svaniti? «Continuiamo a guardare gara dopo gara, giochiamo fino alla fine, augurandoci che qualcosa di buono ci venga riconosciuto più avanti». Protesta anche Edoardo Bonetto, che ci tiene, tuttavia, ad elogiare la prestazione di Cunico: «La sua immensa qualità ci ha permesso di rimettere a posto la gara», osserva il vice-presidente. «Avevamo tante assenze e l’arbitro ci ha penalizzato. Continuiamo a guardare gara dopo gara consapevoli che, comunque vada, abbiamo disputato una stagione sopra le righe».

Ore 09.20 – (Mattino di Padova) Non si rassegna Bepi Pillon. Agli errori arbitrali e alla possibilità di vedere il suo Padova ancora in lotta per agguantare i playoff. Per quest’ultima si dà ancora 24 ore di tempo, aspettando i posticipi. Per le sviste, invece, quasi non sembra più che pesci pigliare: «Qualcosa ci è stato tolto anche oggi (ieri, ndr), come con il Cittadella e come a Pordenone», rileva il tecnico nel dopo-partita. «Sono tutti errori arbitrali decisivi, arrivati in gare importanti. E anche per questo il risultato è molto duro da digerire. Il rigore a nostro favore era evidente, il fallo di mano in area netto. E poi alla fine, nell’occasione di Cunico a tu per tu con il portiere, è stato sbandierato un fuorigioco che non c’era. Marco poi ha calciato male, ma perché aveva già sentito il fischio e si era fermato. Peccato davvero». Una protesta piccata, ma anche pacata, da parte del tecnico, che non perde le speranze di raggiungere il treno che porta agli spareggi promozione. «La nostra rincorsa è stata importante, ma adesso molto dipende dal risultato del posticipo tra Alessandria e Pavia. Se dovessero vincere i piemontesi sarebbe durissima, ma noi andiamo avanti, ci sono ancora 15 punti in palio». Resta l’impressione, tuttavia, che non sia stato il miglior Padova quello visto a Cuneo. «Potevamo fare meglio nell’attaccare la profondità, ma era un campo brutto e stretto, sul quale era duro giocare palla a terra. Abbiamo avuto occasioni da palla da fermo e non siamo riusciti a sfruttarle. Partite come questa sono decise da episodi, un gol avrebbe potuto cambiare la sfida e invece abbiamo subìto una rete che non dovevamo prendere. Le assenze? Chi è sceso in campo ha dato tutto, non ho nulla da rimproverare alla squadra».

Ore 09.10 – (Mattino di Padova) Secondo Pillon l’1-1 raccolto a Cuneo serve a poco al Padova, e Neto Pereira è sulla medesima lunghezza d’onda del proprio tecnico, anche se cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno: «Però qui abbiamo perso una grossa opportunità per rientrare in corsa con le prime». È il turno poi di Marco Cunico, determinante poer arrivare al pareggio, che confessa: «Non so se ero in fuorigioco nell’ultima azione, a me era sembrato che fosse una giocata regolare, ma è inutile rimuginarci sopra. Ci abbiamo provato, peccato non essere riusciti a completare del tutto l’opera. Il pareggio mentalmente ci rallenta, ma d’altronde, se vinciamo tutte le prossime partite, possiamo restare ancora in corsa. Ci proveremo sino all’ultimo secondo dell’ultima giornata, questo lo garantisco. La partita è stata dura, anche e non solo per le condizioni del campo piccolo, con la palla che non rimbalzava bene. Loro sono più abituati a giocare su questo terreno, erano messi bene oltretutto. Eravamo preparati per disputare una partita aggressiva, ma bisogna fare i conti anche con gli avversari. Cos’è mancato per vincere? La profondità non attaccata bene. Siamo venuti meno lì, ma il Cuneo non ci ha lasciato giocare».

Ore 09.00 – (Mattino di Padova) Nell’1-1 che suggella il match tra Cuneo e Padova, ancora una prestazione di gran classe da parte di Neto Pereira. Quando la sua squadra finisce sotto, l’ex Varese si carica sulle spalle la responsabilità dell’attacco e va a confezionare, grazie anche all’assist di Cunico, il giusto pareggio. «È stata una partita equilibrata», conferma l’esperto giocatore brasiliano, «molto diversa da quella dell’andata (terminò con la vittoria cuneese per 3-1, ndr), che capitò in un periodo per noi molto complicato. Questa volta avevamo davanti un Cuneo molto agguerrito, e sapevamo che il risultato sarebbe stato importante per entrambi. Secondo me non siamo riusciti a sfruttare magari un paio di occasioni, segnatamente quelle arrivate nel finale di partita, ma il pareggio è un risultato comunque giusto. Certo, per le nostre esigenze di classifica si tratta di un pari che serve a poco, ma non mi sento ancora di dire che siamo usciti dalla corsa per i playoff. Siamo vivi e dobbiamo crederci sino alla fine del campionato. Sulla carta, ma solo sulla carta ovviamente, il calendario nelle prossime giornate ci favorisce: noi ce la metteremo tutta».

Ore 08.30 – Lega Pro girone A, la classifica aggiornata: Cittadella 65, Pordenone 53, Bassano 52, Alessandria e FeralpiSalò 49, Padova e Pavia 45, Reggiana 44, Cremonese 43, SudTirol 40, Giana Erminio 35, Lumezzane e Renate 32, Cuneo 30, Pro Piacenza 28, Mantova 23, AlbinoLeffe 19, Pro Patria 7 (-3 punti di penalizzazione).

Ore 08.20 – Lega Pro girone A, la ventinovesima giornata: Cremonese-Renate 2-0 (Scarsella (Cr) al 4′ pt, Magnaghi (Cr) al 24′ pt), SudTirol-Lumezzane 1-1 (Tulli (St) al 25′ pt, Sarao (Lu) al 44′ st), Pro Patria-Giana Erminio 0-2 (Cogliati (Ge) al 14′ st, Perico (Ge) al 38′ st), Pordenone-Reggiana 1-0 (Pasa (Pn) al 29′ st), Cuneo-Padova 1-1 (Chinellato (Cn) al 13′ st, Neto Pereira (Pd) al 32′ st), FeralpiSalò-Mantova 1-0 (Guerra (Fs) su rigore al 42′ st). Oggi, ore 20.00 AlbinoLeffe-Pro Piacenza, Cittadella-Bassano, Pavia-Alessandria.

Ore 08.10 – Se non lo hai ancora fatto, regalaci un “mi piace” e diventa fan della pagina facebook di Padovagoal a questo link. Per te tante foto esclusive e tanti contenuti imperdibili dall’universo Padova e dal mondo Cittadella lungo tutto il corso della giornata.

Ore 08.00 – Ringraziamo anche oggi i nostri sponsor Maglietteveloci.it, Box Uomo, Studio Pignatelli Netstore, Birra Antoniana, Piccolo Teatro Padova, Padovanuoto e Columbus Thermal Pool perché rendono possibile questa diretta.

E’ successo, 3 aprile: i Biancoscudati pareggiano 1-1 a Cuneo, Neto Pereira risponde a Chinellato.




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