Padova-Lumezzane, Cunico: “E’ come se avessi ancora addosso il Biancoscudo. E Bergamin e Bonetto…”

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Marco Cunico, atto terzo. Domenica pomeriggio il campionato di Lega Pro si chiude con un incrocio carico di ricordi, tra il direttore sportivo del Lumezzane e il suo recente passato. Dopo aver calcato l’Euganeo prima da giocatore e poi, nei primi mesi di quest’anno, da dirigente, Cunico non sarà un semplice “ex”: a 39 anni è l’emblema della rinascita biancoscudata post-fallimento, il trascinatore in Serie D e l’uomo-simbolo del primo anno nei “pro”. E non sarà un avversario come gli altri. «È una sensazione surreale», le sue parole a due giorni dalla partita. «Tornare a Padova ti fa un effetto strano, non facilmente descrivibile: le ultime volte che sono venuto a vederlo all’Euganeo, mi sono accorto di saltare in piedi sul seggiolino ad ogni azione, come se avessi ancora addosso la maglia biancoscudata. Ora che me ne sono andato, posso dirlo: mi sento più padovano che vicentino». Com’è stata fin qui la sua prima esperienza da ds? «Una palestra in tutti i sensi, mi sono ritrovato a gestire le situazioni più disparate. Un cambio di allenatore dieci giorni dopo il mio arrivo, uno spogliatoio che ha visto tre allenatori e due direttori in un solo anno, il malumore di chi se ne voleva andare a gennaio, la necessità di fare un mercato molto diverso da quello del Padova. Soprattutto a livello di gestione, è un esercizio continuo».

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Avendo lavorato per mesi a fianco del d.g. Zamuner, ha visto nascere questo Padova. Come si spiega la sua involuzione? «La flessione è accentuata dai risultati: se con l’Ancona avessero segnato il 3-1, si sarebbe parlato di tutt’altro. Ad inizio anno, quando i primi risultati non erano eccellenti, non è che il Padova avesse accusato una flessione, doveva proprio diventare squadra. Quando si è sbloccato, ha raggiunto ciò che voleva l’allenatore, un team di carattere e sostanza. Quello di adesso, perciò, è il primo calo della stagione ed è fisiologico che in un anno possa capitare».

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Quante chance dà ad Altinier & C. di arrivare, per esempio, alla final four di Firenze? «Se riescono a passare il turno preliminare ricompattandosi, hanno grosse possibilità di giungere in fondo. Credo che alla final four arriveranno solo squadre forti, non penso che ci saranno sorprese: da un certo punto in poi saranno i valori a contare, il Padova se la può giocare con tutte». Ha vissuto questi tre anni quasi al fianco di Bonetto e Bergamin, dalla nascita della società ad oggi: che futuro vede per il club biancoscudato? «Hanno un bene comune, il Padova: sapranno loro cos’è meglio fare, ma hanno troppo a cuore questi colori per fare qualcosa che ne comprometta la crescita. Sono due persone diverse, ma molto intelligenti: non ho mai pensato che non andassero avanti insieme, ho sempre visto un binomio che ha funzionato. Sarà il tempo a dircelo».

(Fonte: Mattino di Padova, Francesco Cocchiglia. Trovate il resto dell’articolo sull’edizione odierna del quotidiano)




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