Reggiana-Mestre, Zironelli: “A Padova dovrebbero fare un monumento a Beccaro e Sottovia! E potevo allenare il Biancoscudo, ma…”

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Mauro Zironelli, è stato di parola. Alla faccia di chi aveva ipotizzato chissà quale rilassamento da parte del Mestre nel recupero di Reggio Emilia… «Sa cosa le dico? Che a Padova dovrebbero farci un monumento. Non tanto a me, quanto ai padovani che ho in squadra e che sono andati a segno mercoledì: Beccaro e Sottovia. E poi Zecchin, e con lui gli “ex” Perna e Favaro. E mancava Neto Pereira…». Eppure quella frase pronunciata domenica, a Portogruaro, dopo lo 0 a 0 con il Vicenza aveva scatenato malumori. «Perché chi non mi conosce parla e scrive a vanvera. A dire la verità, sono stati più i social ad alimentare questa polemica, ma, ripeto, si è costruito un castello in aria, e non ce n’era motivo. Basterebbe sapere che in Serie D ho schierato 34 formazioni diverse, cambiando addirittura 8/11 da una gara all’altra, mentre l’altroieri ne ho avvicendati sei. In rosa considero tutti, ma proprio tutti, titolari e riserve. E gioca chi sta meglio. I padovani non lo sapevano? Peggio per loro…». Ma li ha fatti felici, perché fermare la Reggiana lanciatissima in casa è stata un’impresa. «Ci chiamano l’ammazzagrandi per qualcosa, o no? A quelle che sono lì, in alto, abbiamo portato via tanti punti: 6 su 6 a Reggiana e Bassano, 4 alla FeralpiSalò e al Pordenone, 3 alla Sambenedettese. Siamo quarti in classifica, e per una neo-promossa è un risultato eccezionale. Adesso siamo anche l’attacco più forte, con quelli del Padova e della Feralpi». Vorrebbe delle scuse, allora? «Ma nooo!! Solo che, prima di uscirsene con certe affermazioni, bisognerebbe informarsi. In queste ore sono stato tempestato di messaggi di amici padovani, soprattutto ristoratori e titolari di bar e locali pubblici, tifosi pronti ad offrirmi pranzi e cene in segno di ringraziamento. Potrei mangiare a sbafo per un anno (e ride, ndr). Eh sì, abbiamo fatto proprio un bel regalo a Bisoli e ai suoi ragazzi».

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Per chiudere, ci racconti come mai, contattato dal vice-presidente Edoardo Bonetto, non chiuse la trattativa con il Padova l’anno della D.«Perché ero in parola con la Sacilese e per me la parola è sacra. Mia moglie me ne disse di tutti i colori per aver rifiutato quella proposta. Di più: consigliai io ai dirigenti di prendere Parlato, che a Pordenone era andato in rotta con patron Lovisa».

(Fonte: Mattino di Padova, Stefano Edel. Trovate il resto dell’articolo sull’edizione odierna del quotidiano)




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